
Originariamente Scritto da
Giò
Come riconosci tu stesso, la nostra mente si rapporta con qualcosa di esterno ad essa. Ma come si svolge questa relazione? La nostra mente ricava dagli oggetti che conosce ciò che li connota a diversi livelli. Cioè, fa delle astrazioni. Che da tali astrazioni vengano fuori concetti o numeri, sotto questo specifico aspetto, poco cambia: è sempre dall'esterno, cioè dalla realtà extramentale, che il nostro intelletto dipende ed ottiene delle cognizioni.
Ora, che cosa ci dice la nostra esperienza in quanto soggetti conoscenti? Che siamo noi ad attribuire un contenuto a ciò che percepiamo oppure che è l'oggetto conosciuto a fornirci quegli elementi - chiamiamoli pure così in senso molto generale - dai quali ricaviamo i contenuti dei nostri concetti? Ovviamente, la seconda. Ma non perché lo dica io: tu stesso sai che è così. Tuttavia, si può fantasticare ed ipotizzare che l'osservazione di un oggetto e l'astrazione delle sue caratteristiche implichino, contrariamente a quanto risulta all'esperienza immediata, che sia la mente a conferire contenuto a ciò che rileva dall'esterno, contenuto che altrimenti non esisterebbe.
Ma su quali basi concrete si fonda un'ipotesi del genere? Semplicemente, su nessuna: non vi sono elementi che la giustifichino. Anzi, il senso comune la contraddice.
Il paragone con la teoria tolemaica è un altro paragone sballato, com'era quello delle costellazioni. La teoria tolemaica era un modello fisico-astronomico che, per quanto consolidatosi nel tempo e, per tale motivo, difficile da scalfire, riguardava pur sempre un ambito revisionabile alla luce di nuove osservazioni e di nuove elementi in quanto inerente i fenomeni fisici. Il realismo moderato, invece, è una posizione metafisico-gnoseologica che riguarda le condizioni di possibilità, le modalità ed il fondamento della conoscenza umana. In altri termini, riguarda ciò che è a monte di ogni conoscenza fenomenica particolare e la rende possibile.
Riguardo al presunto "appello all'efficacia", non sto sostenendo che l'efficacia di qualcosa sia necessariamente prova della sua verità. Perciò, non cercare di attribuirmi una sorta di argomento pragmatico-funzionalistico. Quello che sto dicendo è che, così come, a monte, va notato che i numeri sono ricavati dalle cose dal nostro intelletto, il quale astrae dagli oggetti e dalle loro qualità sensibili la quantità ed i suoi accidenti, a valle va notato che, se la stabilità e l'universalità della loro applicazione risultano intellegibili, è perché ad essi corrispondono strutture quantitative reali presenti nelle cose.
1) Non c'è bisogno di dimostrare ciò che dico perché è autoevidente. Per ipotizzare che i numeri ed i concetti siano una proiezione della mente dell'uomo sei costretto ad andare contro ciò che tu stesso esperisci. Io no.
2) Non ho detto che mi sembra inverosimile, ho detto che è impossibile.