
Originariamente Scritto da
cireno
Non è per gioco che ho postato un racconto di Veneranda. Volevo con quello significare che il dialogo-dibattito con Troll anche se apparentemente interessante non portava a niente, ferme come sono le convinzioni di Timor, di Troll e le mie sul tema.
Troll è convinto che i soldi, quelli che lui possiede, siano l’origine della sua felicità e sembra leggere nell’opposizione di Timor e mia a questa sua certezza una bella dose di invidia.
Io, ripeto, sarà per presunzione ma non ho mai provato, nella mia vita, invidia per nessuno: ho ammirato certamente personaggi che hanno dato risalto all’Arte: sono un fanatico della musica classica e amavo Franco Ferrara, un grandissimo direttore; vivo nell’Arte contemporanea e amo artisti come Burri, come Rothko ma certamente non ho invidia ma, come ho detto, semplice ammirazione.
I soldi servono ma non danno la felicità. Un economista credo americano, ma non sono sicuro, di nome, se non ricordo male, Esterlin, ha sostenuto la tesi, che io condivido, che esista una felicità influenzata dal denaro, quindi legata a piaceri immediati, come una vacanza di lusso o una nuova automobile importante, una felicità che l’economista ha definito emotiva per distinguerla dalla felicità che deriva dalla realizzazione di uno scopo o dalla crescita personale che lui ha definito benessere eudaimonico e io penso, anzi sono convinto, che sia proprio così e cioè che la felicità non può nascere dal possesso
Ecco allora il mio racconto di Veneranda, che esprime chiaramente il vuoto di insistere su qualcosa che non è modificabile.
Comunque, anche se del tutto inutile, il trialogo con Timor e Troll è divertente e a me non dà i conati di vomito constatare che esistono persone che fanno dell'avere il loro orizzonte di vita, anche se scuoto la testa davanti a tanta pochezza esistenziale