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  1. #91
    "Abbi Fiducia"
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    Predefinito Re: Che fine ha fatto la Sinistra?

    Citazione Originariamente Scritto da Spike Spiegel Visualizza Messaggio
    La cosiddetta sinistra è stata inglobata da un sistema partitico che gestisce la comunicazione rivolta all'elettorato come se stesse organizzando i gruppi di tifosi.

    Manca lucidità, lungimiranza e serietà e il lavoro è focalizzato solo sul risultato elettorale, perdendo di vista il fatto che la vittoria delle elezioni non è il risultato ma l'inizio del vero lavoro.

    L'allontanamento di un sempre maggiore numero di persone dal voto è legata all'imbarbarimento culturale della sinistra, che ne segna di fatto la fine.

    Oggi l'impegno culturale è controtendenza rispetto a quanto il pubblico chiede; l'elettorato lo nutri con frasi semplici, concetti di immediata digestione e scarsissima qualità. Una sorta di "junk food" mediatico per persone dal pessimo palato.

    La vera sinistra ha sempre avuto come elemento caratterizzante la ricerca sociale e l'evoluzione intellettuale dell'essere umano, perché fonda le sue radici negli ambienti più attivi e stimolanti della cultura europea degli ultimi tre secoli.
    l'anticapitalismo ha perso per incapacità di reggere al confronto così qualche filantropo globale ha tirato in pasto ai suoi orfani il circo inclusivo ora seppellito dall'uomo più ricco della storia

  2. #92
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    Predefinito Re: Che fine ha fatto la Sinistra?

    Citazione Originariamente Scritto da Spike Spiegel Visualizza Messaggio
    Dobbiamo risalire all'epoca della rivoluzione francese, è un discorso veramente ampio e articolato che è connesso alla costruzione dell'Europa moderna.

    Il progressismo di sinistra e il conservatorismo di destra si sono delineati in quel periodo e sviluppati fino a diventare oggi qualcosa di diverso, pur mantenendo la connotazione di fenomeni di destra e sinistra. Ne ho fatto cenno anche nel mio thread sulla fenomenologia del pensiero politico.

    È un discorso ampio che non posso sviscerare in così poche righe scrivendo da un cellulare.

    Mi riservo di approfondire in seguito se vuoi.
    D'accordo ti ascolto, intanto provo a cercare il tuo thread
    Socio Fondatore di AS - Alternativa Sociale

  3. #93
    "Abbi Fiducia"
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    Predefinito Re: Che fine ha fatto la Sinistra?

    Citazione Originariamente Scritto da Spike Spiegel Visualizza Messaggio
    La vera sinistra ha sempre avuto come elemento caratterizzante la ricerca sociale e l'evoluzione intellettuale dell'essere umano, perché fonda le sue radici negli ambienti più attivi e stimolanti della cultura europea degli ultimi tre secoli.
    dato il fallimento delle predizioni pseudoscientifiche di Marx alla sinistra che ha tentato di portarsi oltre questa bancarotta è occorso attingere alla cultura di destra (come ha fatto Gramsci con Gentile e come hanno fatto Foucault e Deleuze con Nietzsche e Heidegger); questo la dice lunga sulla fragilità intellettuale della sinistra, oggi stupidamente convinta che disporre di uno stuolo di elettori stipendiati dal ministero della pubblica istruzione compensi lo scacco intellettuale degli ultimi due secoli

  4. #94
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    Predefinito Re: Che fine ha fatto la Sinistra?

    Citazione Originariamente Scritto da Troll Visualizza Messaggio
    dato il fallimento delle predizioni pseudoscientifiche di Marx alla sinistra che ha tentato di portarsi oltre questa bancarotta è occorso attingere alla cultura di destra (come ha fatto Gramsci con Gentile e come hanno fatto Foucault e Deleuze con Nietzsche e Heidegger); questo la dice lunga sulla fragilità intellettuale della sinistra, oggi stupidamente convinta che disporre di uno stuolo di elettori stipendiati dal ministero della pubblica istruzione compensi lo scacco intellettuale degli ultimi due secoli
    Se proprio dobbiamo parlare di una forma di fragilità "intellettuale", anche se è più corretto utilizzare il termine "culturale", allora è della destra che stiamo discutendo e della propensione di molti suoi seguaci ad appropriarsi del lavoro di personalità del panorama culturale, che proprio di destra non sono.

    Questo è esattamente il caso di Nietzsche, che non può essere affatto definito un filosofo di destra, a differenza di Heidegger, le cui simpatie per il nazismo non erano un mistero.

    L'errore che porta ad accomunare Friedrich Nietzsche al pensiero di destra nazionalsocialista nasce da un utilizzo disinvolto di alcuni suoi scritti da parte della sorella Elizabeth, che dopo la morte del filosofo raccolse in modo piuttosto arbitrario alcuni suoi pensieri nell'opera "La volontà di potenza".
    Elizabeth Nietzsche era fortemente antisemita e negli ultimi anni di vita aderì al nazismo tant'è che ai suoi funerali, nel 1935, presenziò lo stesso Hitler.

    Gilles Deleuze organizzò un convegno, a cui partecipò anche Foucault, in cui vennero discusse e anche smontate le tesi che volevano vedere Nietzsche come un filosofo addirittura di estrema destra e, nel contempo, spiegare come il suo pensiero fosse conforme alla creazione dell'identità dell'uomo che stava culminando nei movimenti del '68, che abbandona il conservatorismo e la morale imposta dal pensiero dominante, per mettere in risalto l'individuo, libero dalle costrizioni del sistema.

    Questo, che ho espresso in estrema sintesi, consideralo solo un punto di partenza per la conoscenza della relazione tra il pensiero di Deleuze e Nietzsche.

    Caso diverso è quello che riguarda Heidegger e, siccome il pensiero filosofico non può essere trattato solo in modo "perennialista", è necessario sviluppare un'analisi sui punti di contrasto prima di affrontare le similitudini.

    Ecco che per comprendere e analizzare il lavoro di Martin Heidegger, esponente della tradizione fenomenologico-ermeneutica, devi approcciare al pensiero di Theodor W. Adorno, esponente della scuola di Francoforte e storico avversario culturale di Heidegger.

    La filosofia non rappresenta mai un cammino in linea retta del pensiero, piuttosto una gincana itra di ostacoli e trappole ma anche di eccezionali intuizioni che servono all'essere umano per elaborare la propria visione e metodologia di approccio alla vita, come individuo e non come mero ingranaggio di un sistema.
    In conclusione: puoi trovarti a abbracciare il pensiero di Adorno senza rigettare in toto le idee di Heidegger, in un processo di reale evoluzione culturale.

    @Troll

  5. #95
    "Abbi Fiducia"
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    Predefinito Re: Che fine ha fatto la Sinistra?

    Citazione Originariamente Scritto da Spike Spiegel Visualizza Messaggio
    Se proprio dobbiamo parlare di una forma di fragilità "intellettuale", anche se è più corretto utilizzare il termine "culturale", allora è della destra che stiamo discutendo e della propensione di molti suoi seguaci ad appropriarsi del lavoro di personalità del panorama culturale, che proprio di destra non sono.

    Questo è esattamente il caso di Nietzsche, che non può essere affatto definito un filosofo di destra, a differenza di Heidegger, le cui simpatie per il nazismo non erano un mistero.

    L'errore che porta ad accomunare Friedrich Nietzsche al pensiero di destra nazionalsocialista nasce da un utilizzo disinvolto di alcuni suoi scritti da parte della sorella Elizabeth, che dopo la morte del filosofo raccolse in modo piuttosto arbitrario alcuni suoi pensieri nell'opera "La volontà di potenza".
    Elizabeth Nietzsche era fortemente antisemita e negli ultimi anni di vita aderì al nazismo tant'è che ai suoi funerali, nel 1935, presenziò lo stesso Hitler.

    Gilles Deleuze organizzò un convegno, a cui partecipò anche Foucault, in cui vennero discusse e anche smontate le tesi che volevano vedere Nietzsche come un filosofo addirittura di estrema destra e, nel contempo, spiegare come il suo pensiero fosse conforme alla creazione dell'identità dell'uomo che stava culminando nei movimenti del '68, che abbandona il conservatorismo e la morale imposta dal pensiero dominante, per mettere in risalto l'individuo, libero dalle costrizioni del sistema.

    Questo, che ho espresso in estrema sintesi, consideralo solo un punto di partenza per la conoscenza della relazione tra il pensiero di Deleuze e Nietzsche.

    Caso diverso è quello che riguarda Heidegger e, siccome il pensiero filosofico non può essere trattato solo in modo "perennialista", è necessario sviluppare un'analisi sui punti di contrasto prima di affrontare le similitudini.

    Ecco che per comprendere e analizzare il lavoro di Martin Heidegger, esponente della tradizione fenomenologico-ermeneutica, devi approcciare al pensiero di Theodor W. Adorno, esponente della scuola di Francoforte e storico avversario culturale di Heidegger.

    La filosofia non rappresenta mai un cammino in linea retta del pensiero, piuttosto una gincana itra di ostacoli e trappole ma anche di eccezionali intuizioni che servono all'essere umano per elaborare la propria visione e metodologia di approccio alla vita, come individuo e non come mero ingranaggio di un sistema.
    In conclusione: puoi trovarti a abbracciare il pensiero di Adorno senza rigettare in toto le idee di Heidegger, in un processo di reale evoluzione culturale.

    @Troll
    l'idea che Nietzsche sia stato "manipolato dalla sorella" appartiene a chi non sospetta che le cose più contrarie allo spirito di umanità e uguaglianza della sinistra le ha pubblicate durante la sua vita cosciente (la sorella ha solamente assemblato la postuma "Volontà di potenza" mettendo insieme degli aforismi comunque autentici, e in ogni caso si tratta di un unico libro, con le cose più "terribili" già pubblicate negli altri libri)

    che Nietzsche tragga dalla morte di Dio la conclusione dell'infondatezza dei pregiudizi morali cari all'uomo di sinistra è evidente a chiunque lo abbia letto; gli esempi che lo dimostrano sono sterminati ma per chi casca dal pero ne raccolgo qualcuno:

    "Ma l'essenziale di una buona e sana aristocrazia è che essa si senta non funzione (che sia della monarchia o della collettività) bensi il senso e la suprema giustificazione di essa - che accolga perciò con tranquilla coscienza il sacrificio di tutta una quantità di esseri umani che per amor suo devono essere spinti in basso e ridotti a uomini incompleti, a schiavi e strumenti." ("Al di là del bene e del male", aforisma 258)

    "Anzi con l'aiuto di una religione che sottostava ai comandi delle più sublimi brame delle bestie del gregge e le lusingava, si è giunti al punto, che noi troviamo anche nelle istituzioni politiche e sociali un'espressione sempre più evidente di questa morale: il movimento democratico costituisce l'eredità dì quello cristiano. Ma il suo ritmo sembra però ancora troppo lento e pigro agli impazienti, ai malati e ai tossicomani dell'istinto nominato e lo dimostra il tumulto che diventa sempre più furioso, il digrignar di denti sempre più palese dei cani anarchici, che si aggirano oggi per le strade della cultura europea: in apparente contrasto con i laboriosi e pacifici democratici e gli ideologi della rivoluzione e ancor più con gli sciocchi filosofastri e fanatici della fratellanza, che si proclamano socialisti e vogliono la «libera società», ma in verità sono d'accordo con tutti costoro nella drastica e istintiva ostilità contro ogni forma di società diversa da quella del gregge autonomo (arrivando sino al rifiuto del concetto «padrone» e «servo» ‑ ni dieu ni maître dice una formula socialista ‑)" ("Al di là del bene e del male", aforisma 202)

    "La totale degenerazione dell'uomo giù fino a ciò che oggi appare ai babbei socialisti e alle teste vuote come il loro «uomo del futuro», ‑ come il loro ideale ‑ questa degenerazione e deprezzamento dell'uomo a perfetto animale del gregge (o come essi dicono in uomo della «società libera»), questo abbrutimento dell'uomo in bestiola con uguali diritti ed esigenze è possibile, non vi è alcun dubbio! Chi ha pensato a questa possibilità fino in fondo, almeno una volta, conosce una nausea in più rispetto agli uomini, ‑ e forse anche un nuovo compito!" ("Al di là del bene e del male", aforisma 203)

    "Tutto quanto è stato fatto sulla terra contro “i nobili”, “i potenti”, “i signori”, “i depositari del potere” non merita una parola in confronto a ciò che contro costoro hanno fatto gli Ebrei; gli Ebrei, quel popolo sacerdotale che ha saputo infine prendersi soddisfazione dei propri nemici e dominatori unicamente attraverso una radicale trasvalutazione dei loro valori, dunque attraverso un atto improntato alla piú spirituale vendetta. Questo soltanto si conveniva appunto a un popolo sacerdotale, a un popolo dalla piú compressa avidità di vendetta sacerdotale. Sono stati gli Ebrei ad avere osato, con una terrificante consequenzialità, stringendolo ben saldo con i denti dell’odio piú abissale (l’odio dell’impotenza), il rovesciamento dell’aristocratica equazione di valore (buono = nobile = potente = bello = felice = caro agli dèi), ovverossia “i miserabili soltanto sono i buoni; solo i poveri, gl’impotenti, gli umili sono i buoni, i sofferenti, gli indigenti, gli infermi, i deformi sono anche gli unici devoti, gli unici uomini pii, per i quali soli esiste una beatitudine – mentre invece voi, voi nobili e potenti, siete per l’eternità i malvagi, i crudeli, i lascivi, gl’insaziati, gli empi, e sarete anche eternamente gli sciagurati, i maledetti e i dannati!”... Sappiamo chi ha raccolto l’eredità di questa trasvalutazione giudaica... Riguardo alla mostruosa e smisuratamente funesta iniziativa che gli Ebrei hanno assunto con questa dichiarazione di guerra, la piú radicale di tutte, ricordo quanto ebbi a scrivere ad altro proposito (“Al di là del bene e del male”, p. 118) – che ha inizio cioè con gli Ebrei la rivolta degli schiavi nella morale, quella rivolta che ha alle sue spalle una storia bimillenaria e che oggi non abbiamo piú sotto gli occhi per il semplice fatto che – è stata vittoriosa..." ("Genealogia della morale", aforisma 7 del saggio primo)

    "Che gli agnelli non amino i grandi uccelli predatori non sorprende nessuno: ma non autorizza certo a rimproverare i grandi predatori per il fatto di cacciare gli agnellini. E se gli agnelli dicono tra loro: «Questi predatori sono malvagi; e chi è rapace il meno possibile, anzi chi è addirittura l'opposto, un agnello cioè, non dovrebbe essere buono?», non possiamo certo biasimare questo criterio di edificazione di un ideale, anche se i predatorì stessi considereranno la cosa con un certo scherno e si diranno probabilmente: «Noi non li odiamo affatto, questi buoni agnelli, anzi li amiamo, niente è più squisito di un tenero agnello».

    ‑ Pretendere dalla forza che essa non si manifesti come forza, che essa non sia volontà di sopraffazione, volontà di oppressione, di potere, che essa non sia sete di nemici e di resistenze e di trionfi, è tanto assurdo come il pretendere dalla debolezza che essa si manifesti come forza. Un quantum di forza è un preciso quantum di istinto, di volontà, di azione ‑ anzi non è altro che questo istinto, questa volontà, questa azione stessa, e solo la seduzione del linguaggio (e degli errori fondamentali, in essa pietrificati, della ragione) che intende e fraintende ogni agire come condizionato da un agente, da un «soggetto», può far apparire la cosa sotto una luce diversa. Così come infatti il popolo separa il fulmine dal suo baleno e considera quest’ultimo come un fare, come l’azione di un soggetto che si chiama fulmine, così la morale popolare separa la forza dalle manifestazioni della forza, come se al di là del forte esistesse un sostrato indifferente, il quale sarebbe libero di manifestare o no la forza. Ma un tale sostrato non esiste, non esiste nessun «essere» dietro il fare, l'agire, il divenire: «colui che fa» è solo un accessorio inventato dal fare ‑ il fare è tutto. Il popolo, in fondo, raddoppia il fare; quando fa balenare il lampo, si tratta di un far‑fare: l'avvenimento viene posto prima come causa e poi, la seconda volta, come effetto di questa.

    I naturalisti non si comportano diversamente, dicendo: «La forza muove, la forza produce» e via di seguito ‑ tutta la nostra scienza, malgrado tutta la sua freddezza o la sua liberazione dal sentimento, soggiace ancora alla, seduzione del linguaggio e non si è liberata dei falsi bastardi, dei «soggetti» (l'atomo, per esempio, è uno di questi bastardelli, così come la «cosa in sé» kantiana): nessuna meraviglia quindi se i sentimenti repressi di vendetta e di odio, ancora ardenti sebbene nascosti, sfruttino questa fede ai propri fini, e, in, fondo, non tengano viva più profondamente altra fede se non quella nella libertà di scelta del forte di farsi debole, e dell'uccello rapace di farsi agnello ‑ col che si conquistano il diritto di imputare all'uccello da preda il fatto di essere appunto un uccello da preda...

    Se, in preda all'astuzia assetata di vendetta, gli oppressi, gli offesi, gli afflitti, si dicono: «Fateci essere diversi dai malvagi, cioè buoni! e buono è colui il quale non violenta, non ferisce nessuno, non attacca, non fa rappresaglie, rimette la vendetta a Dio che, come noi, si tiene nascosto, che evita ogni male, e inoltre non esige molto dalla vita, simile a noi pazienti, umili, giusti», questo non significa, se lo si considera freddamente e senza prevenzioni, altro che: «Ecco, noi deboli siamo proprio deboli: è bene che non si faccia nulla per cui non si possegga forza bastante»; ma questa cruda realtà, questa accortezza di infimo rango, che anche gli insetti hanno (e infatti fingono di essere morti, in caso di grave pericolo, per non dover fare niente di «troppo») grazie all'arte falsaria e alla capacità di rinnegare se stessi propria dell'impotenza, si è rivestita degli abiti sontuosi della virtù che rinuncia, è muta, attende, come se anche la debolezza del debole, cioè la sua essenza, il suo agire, tutta la sua unica, inevitabile, non redimibile realtà, fosse una prestazione volontaria, qualcosa di voluto, di scelto, un'azione, un merito.

    Per questa specie di uomini credere in un soggetto «indifferente», libero di scegliere è una necessità, derivata dall'istinto di conservazione, di autoaffermazione, in cui ogni menzogna è solita santificarsi. Il soggetto (ovvero, per dirla più popolarmente, l'anima) è stato forse sino ad oggi sulla terra il miglior articolo di fede, perché ha permesso alla maggioranza dei mortali, dei deboli, degli oppressi di ogni tipo, quella sublime mistificazione di sé che interpreta anche la debolezza come libertà, il suo essere‑così‑e‑così come merito."
    ("Genealogia della morale", aforisma 13 del saggio primo)

    "Chi odio maggiormente tra la plebaglia dei nostri giorni? La gentaglia socialista, gli apostoli dei Ciandala che nell'operaio corrodono l'istinto, il piacere, il sentimento di gratificazione per il suo piccolo essere, che lo rendono invidioso, che gli insegnano la vendetta... L'ingiustizia non si trova mai nella disuguaglianza dei diritti, ma nella pretesa di diritti uguali... Che cosa è cattivo"? In verità ho già risposto a questa domanda: tutto ciò che è figlio della debolezza, dell'invidia, della vendetta. L'anarchico e il cristiano hanno un'origine comune..." ("L'Anticristo", paragrafo 57)

    "Che cosa è bene? Tutto ciò che accresce il senso di potenza, la volontà di potenza e la potenza stessa dell’uomo.
    Che cosa è male? Tutto ciò che deriva dalla debolezza.
    Che cosa è la felicità? Sentire che la potenza aumenta, che si vince una resistenza.
    Non soddisfazione, ma più potenza; non pace universale, ma guerra; non virtù, ma abilità (virtù nello stile rinascimentale, virtus,libera da convenzioni morali).
    I deboli e i malriusciti dovranno perire: primo principio della nostra filantropia. Inoltre li si dovrà aiutare a farlo.
    Che cosa è più dannoso di qualsiasi vizio? L'attiva pietà per tutti i deboli e i malriusciti, il cristianesimo..."
    ("L'Anticristo", paragrafo 2)

    e così via potrei anche anche avanti, per esempio con l'apologia della schiavitù nei primi libri

    in tutto questo non c'è niente di arbitrario, il fatto che Dio sia morto implica che la morale della compassione contenuta nel Vangelo è infondata, e qualcuno doveva farlo notare; è arrivato Nietzsche

  6. #96
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    Predefinito Re: Che fine ha fatto la Sinistra?

    ovviamente i "nietzschiani di sinistra" che si sono innestati sulla crisi del marxismo (vale a dire Foucault, Deleuze, Vattimo ecc.) fanno finta che queste implicazioni della morte di Dio non esistano, perché da bravi gonzi anarchici devono illudersi che l'uomo sia cattivo per colpa dell'alienazione religiosa o della divisione di classe (anziché ammettere che la religione serve a pretendere che esista una giustizia ultima sovrastante i rapporti di forza su questa terra, o che la divisione di classe è la conseguenza della "malvagità" umana e non ne è la causa)

  7. #97
    "Abbi Fiducia"
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    Predefinito Re: Che fine ha fatto la Sinistra?

    Citazione Originariamente Scritto da Troll Visualizza Messaggio
    "Che gli agnelli non amino i grandi uccelli predatori non sorprende nessuno: ma non autorizza certo a rimproverare i grandi predatori per il fatto di cacciare gli agnellini. E se gli agnelli dicono tra loro: «Questi predatori sono malvagi; e chi è rapace il meno possibile, anzi chi è addirittura l'opposto, un agnello cioè, non dovrebbe essere buono?», non possiamo certo biasimare questo criterio di edificazione di un ideale, anche se i predatorì stessi considereranno la cosa con un certo scherno e si diranno probabilmente: «Noi non li odiamo affatto, questi buoni agnelli, anzi li amiamo, niente è più squisito di un tenero agnello».

    ‑ Pretendere dalla forza che essa non si manifesti come forza, che essa non sia volontà di sopraffazione, volontà di oppressione, di potere, che essa non sia sete di nemici e di resistenze e di trionfi, è tanto assurdo come il pretendere dalla debolezza che essa si manifesti come forza. Un quantum di forza è un preciso quantum di istinto, di volontà, di azione ‑ anzi non è altro che questo istinto, questa volontà, questa azione stessa, e solo la seduzione del linguaggio (e degli errori fondamentali, in essa pietrificati, della ragione) che intende e fraintende ogni agire come condizionato da un agente, da un «soggetto», può far apparire la cosa sotto una luce diversa. Così come infatti il popolo separa il fulmine dal suo baleno e considera quest’ultimo come un fare, come l’azione di un soggetto che si chiama fulmine, così la morale popolare separa la forza dalle manifestazioni della forza, come se al di là del forte esistesse un sostrato indifferente, il quale sarebbe libero di manifestare o no la forza. Ma un tale sostrato non esiste, non esiste nessun «essere» dietro il fare, l'agire, il divenire: «colui che fa» è solo un accessorio inventato dal fare ‑ il fare è tutto. Il popolo, in fondo, raddoppia il fare; quando fa balenare il lampo, si tratta di un far‑fare: l'avvenimento viene posto prima come causa e poi, la seconda volta, come effetto di questa.

    I naturalisti non si comportano diversamente, dicendo: «La forza muove, la forza produce» e via di seguito ‑ tutta la nostra scienza, malgrado tutta la sua freddezza o la sua liberazione dal sentimento, soggiace ancora alla, seduzione del linguaggio e non si è liberata dei falsi bastardi, dei «soggetti» (l'atomo, per esempio, è uno di questi bastardelli, così come la «cosa in sé» kantiana): nessuna meraviglia quindi se i sentimenti repressi di vendetta e di odio, ancora ardenti sebbene nascosti, sfruttino questa fede ai propri fini, e, in, fondo, non tengano viva più profondamente altra fede se non quella nella libertà di scelta del forte di farsi debole, e dell'uccello rapace di farsi agnello ‑ col che si conquistano il diritto di imputare all'uccello da preda il fatto di essere appunto un uccello da preda...

    Se, in preda all'astuzia assetata di vendetta, gli oppressi, gli offesi, gli afflitti, si dicono: «Fateci essere diversi dai malvagi, cioè buoni! e buono è colui il quale non violenta, non ferisce nessuno, non attacca, non fa rappresaglie, rimette la vendetta a Dio che, come noi, si tiene nascosto, che evita ogni male, e inoltre non esige molto dalla vita, simile a noi pazienti, umili, giusti», questo non significa, se lo si considera freddamente e senza prevenzioni, altro che: «Ecco, noi deboli siamo proprio deboli: è bene che non si faccia nulla per cui non si possegga forza bastante»; ma questa cruda realtà, questa accortezza di infimo rango, che anche gli insetti hanno (e infatti fingono di essere morti, in caso di grave pericolo, per non dover fare niente di «troppo») grazie all'arte falsaria e alla capacità di rinnegare se stessi propria dell'impotenza, si è rivestita degli abiti sontuosi della virtù che rinuncia, è muta, attende, come se anche la debolezza del debole, cioè la sua essenza, il suo agire, tutta la sua unica, inevitabile, non redimibile realtà, fosse una prestazione volontaria, qualcosa di voluto, di scelto, un'azione, un merito.

    Per questa specie di uomini credere in un soggetto «indifferente», libero di scegliere è una necessità, derivata dall'istinto di conservazione, di autoaffermazione, in cui ogni menzogna è solita santificarsi. Il soggetto (ovvero, per dirla più popolarmente, l'anima) è stato forse sino ad oggi sulla terra il miglior articolo di fede, perché ha permesso alla maggioranza dei mortali, dei deboli, degli oppressi di ogni tipo, quella sublime mistificazione di sé che interpreta anche la debolezza come libertà, il suo essere‑così‑e‑così come merito."
    ("Genealogia della morale", aforisma 13 del saggio primo)
    questo l'ho riportato per intero anche se è lunghetto perché è semplicemente fantastico: gli agnelli rinfacciano ai rapaci di essere quello che sono, come se essere ciò che si è fosse una colpa (e i rapaci rispondono "ma noi non odiamo mica gli agnelli: sono così buoni")

    c'è tutto quello che c'è da dire sul piagnisteo dei sofferenti di fronte alla potenza che si dispiega

  8. #98
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    Predefinito Re: Che fine ha fatto la Sinistra?

    Citazione Originariamente Scritto da Indra88 Visualizza Messaggio
    ba, stanno li a parlare di fascismo mentre la gente serie governa e si da da fare
    Appunto, governa mantenendo le promesse sulle pensioni, la sanità, le accise, le tasse che pagano sempre i soliti, mentre per i furbi ci sono 21 condoni.
    Si vantano dell'occupazione, quando diminuiscono le ore lavorate e con stipendi minimi. Risultano occupati anche chi lavora 5 ore al mese.

  9. #99
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    Predefinito Re: Che fine ha fatto la Sinistra?

    Citazione Originariamente Scritto da Troll Visualizza Messaggio
    l'idea che Nietzsche sia stato "manipolato dalla sorella" appartiene a chi non sospetta che le cose più contrarie allo spirito di umanità e uguaglianza della sinistra le ha pubblicate durante la sua vita cosciente (la sorella ha solamente assemblato la postuma "Volontà di potenza" mettendo insieme degli aforismi comunque autentici, e in ogni caso si tratta di un unico libro, con le cose più "terribili" già pubblicate negli altri libri)

    che Nietzsche tragga dalla morte di Dio la conclusione dell'infondatezza dei pregiudizi morali cari all'uomo di sinistra è evidente a chiunque lo abbia letto; gli esempi che lo dimostrano sono sterminati ma per chi casca dal pero ne raccolgo qualcuno:

    "Ma l'essenziale di una buona e sana aristocrazia è che essa si senta non funzione (che sia della monarchia o della collettività) bensi il senso e la suprema giustificazione di essa - che accolga perciò con tranquilla coscienza il sacrificio di tutta una quantità di esseri umani che per amor suo devono essere spinti in basso e ridotti a uomini incompleti, a schiavi e strumenti." ("Al di là del bene e del male", aforisma 258)

    "Anzi con l'aiuto di una religione che sottostava ai comandi delle più sublimi brame delle bestie del gregge e le lusingava, si è giunti al punto, che noi troviamo anche nelle istituzioni politiche e sociali un'espressione sempre più evidente di questa morale: il movimento democratico costituisce l'eredità dì quello cristiano. Ma il suo ritmo sembra però ancora troppo lento e pigro agli impazienti, ai malati e ai tossicomani dell'istinto nominato e lo dimostra il tumulto che diventa sempre più furioso, il digrignar di denti sempre più palese dei cani anarchici, che si aggirano oggi per le strade della cultura europea: in apparente contrasto con i laboriosi e pacifici democratici e gli ideologi della rivoluzione e ancor più con gli sciocchi filosofastri e fanatici della fratellanza, che si proclamano socialisti e vogliono la «libera società», ma in verità sono d'accordo con tutti costoro nella drastica e istintiva ostilità contro ogni forma di società diversa da quella del gregge autonomo (arrivando sino al rifiuto del concetto «padrone» e «servo» ‑ ni dieu ni maître dice una formula socialista ‑)" ("Al di là del bene e del male", aforisma 202)

    "La totale degenerazione dell'uomo giù fino a ciò che oggi appare ai babbei socialisti e alle teste vuote come il loro «uomo del futuro», ‑ come il loro ideale ‑ questa degenerazione e deprezzamento dell'uomo a perfetto animale del gregge (o come essi dicono in uomo della «società libera»), questo abbrutimento dell'uomo in bestiola con uguali diritti ed esigenze è possibile, non vi è alcun dubbio! Chi ha pensato a questa possibilità fino in fondo, almeno una volta, conosce una nausea in più rispetto agli uomini, ‑ e forse anche un nuovo compito!" ("Al di là del bene e del male", aforisma 203)

    "Tutto quanto è stato fatto sulla terra contro “i nobili”, “i potenti”, “i signori”, “i depositari del potere” non merita una parola in confronto a ciò che contro costoro hanno fatto gli Ebrei; gli Ebrei, quel popolo sacerdotale che ha saputo infine prendersi soddisfazione dei propri nemici e dominatori unicamente attraverso una radicale trasvalutazione dei loro valori, dunque attraverso un atto improntato alla piú spirituale vendetta. Questo soltanto si conveniva appunto a un popolo sacerdotale, a un popolo dalla piú compressa avidità di vendetta sacerdotale. Sono stati gli Ebrei ad avere osato, con una terrificante consequenzialità, stringendolo ben saldo con i denti dell’odio piú abissale (l’odio dell’impotenza), il rovesciamento dell’aristocratica equazione di valore (buono = nobile = potente = bello = felice = caro agli dèi), ovverossia “i miserabili soltanto sono i buoni; solo i poveri, gl’impotenti, gli umili sono i buoni, i sofferenti, gli indigenti, gli infermi, i deformi sono anche gli unici devoti, gli unici uomini pii, per i quali soli esiste una beatitudine – mentre invece voi, voi nobili e potenti, siete per l’eternità i malvagi, i crudeli, i lascivi, gl’insaziati, gli empi, e sarete anche eternamente gli sciagurati, i maledetti e i dannati!”... Sappiamo chi ha raccolto l’eredità di questa trasvalutazione giudaica... Riguardo alla mostruosa e smisuratamente funesta iniziativa che gli Ebrei hanno assunto con questa dichiarazione di guerra, la piú radicale di tutte, ricordo quanto ebbi a scrivere ad altro proposito (“Al di là del bene e del male”, p. 118) – che ha inizio cioè con gli Ebrei la rivolta degli schiavi nella morale, quella rivolta che ha alle sue spalle una storia bimillenaria e che oggi non abbiamo piú sotto gli occhi per il semplice fatto che – è stata vittoriosa..." ("Genealogia della morale", aforisma 7 del saggio primo)

    "Che gli agnelli non amino i grandi uccelli predatori non sorprende nessuno: ma non autorizza certo a rimproverare i grandi predatori per il fatto di cacciare gli agnellini. E se gli agnelli dicono tra loro: «Questi predatori sono malvagi; e chi è rapace il meno possibile, anzi chi è addirittura l'opposto, un agnello cioè, non dovrebbe essere buono?», non possiamo certo biasimare questo criterio di edificazione di un ideale, anche se i predatorì stessi considereranno la cosa con un certo scherno e si diranno probabilmente: «Noi non li odiamo affatto, questi buoni agnelli, anzi li amiamo, niente è più squisito di un tenero agnello».

    ‑ Pretendere dalla forza che essa non si manifesti come forza, che essa non sia volontà di sopraffazione, volontà di oppressione, di potere, che essa non sia sete di nemici e di resistenze e di trionfi, è tanto assurdo come il pretendere dalla debolezza che essa si manifesti come forza. Un quantum di forza è un preciso quantum di istinto, di volontà, di azione ‑ anzi non è altro che questo istinto, questa volontà, questa azione stessa, e solo la seduzione del linguaggio (e degli errori fondamentali, in essa pietrificati, della ragione) che intende e fraintende ogni agire come condizionato da un agente, da un «soggetto», può far apparire la cosa sotto una luce diversa. Così come infatti il popolo separa il fulmine dal suo baleno e considera quest’ultimo come un fare, come l’azione di un soggetto che si chiama fulmine, così la morale popolare separa la forza dalle manifestazioni della forza, come se al di là del forte esistesse un sostrato indifferente, il quale sarebbe libero di manifestare o no la forza. Ma un tale sostrato non esiste, non esiste nessun «essere» dietro il fare, l'agire, il divenire: «colui che fa» è solo un accessorio inventato dal fare ‑ il fare è tutto. Il popolo, in fondo, raddoppia il fare; quando fa balenare il lampo, si tratta di un far‑fare: l'avvenimento viene posto prima come causa e poi, la seconda volta, come effetto di questa.

    I naturalisti non si comportano diversamente, dicendo: «La forza muove, la forza produce» e via di seguito ‑ tutta la nostra scienza, malgrado tutta la sua freddezza o la sua liberazione dal sentimento, soggiace ancora alla, seduzione del linguaggio e non si è liberata dei falsi bastardi, dei «soggetti» (l'atomo, per esempio, è uno di questi bastardelli, così come la «cosa in sé» kantiana): nessuna meraviglia quindi se i sentimenti repressi di vendetta e di odio, ancora ardenti sebbene nascosti, sfruttino questa fede ai propri fini, e, in, fondo, non tengano viva più profondamente altra fede se non quella nella libertà di scelta del forte di farsi debole, e dell'uccello rapace di farsi agnello ‑ col che si conquistano il diritto di imputare all'uccello da preda il fatto di essere appunto un uccello da preda...

    Se, in preda all'astuzia assetata di vendetta, gli oppressi, gli offesi, gli afflitti, si dicono: «Fateci essere diversi dai malvagi, cioè buoni! e buono è colui il quale non violenta, non ferisce nessuno, non attacca, non fa rappresaglie, rimette la vendetta a Dio che, come noi, si tiene nascosto, che evita ogni male, e inoltre non esige molto dalla vita, simile a noi pazienti, umili, giusti», questo non significa, se lo si considera freddamente e senza prevenzioni, altro che: «Ecco, noi deboli siamo proprio deboli: è bene che non si faccia nulla per cui non si possegga forza bastante»; ma questa cruda realtà, questa accortezza di infimo rango, che anche gli insetti hanno (e infatti fingono di essere morti, in caso di grave pericolo, per non dover fare niente di «troppo») grazie all'arte falsaria e alla capacità di rinnegare se stessi propria dell'impotenza, si è rivestita degli abiti sontuosi della virtù che rinuncia, è muta, attende, come se anche la debolezza del debole, cioè la sua essenza, il suo agire, tutta la sua unica, inevitabile, non redimibile realtà, fosse una prestazione volontaria, qualcosa di voluto, di scelto, un'azione, un merito.

    Per questa specie di uomini credere in un soggetto «indifferente», libero di scegliere è una necessità, derivata dall'istinto di conservazione, di autoaffermazione, in cui ogni menzogna è solita santificarsi. Il soggetto (ovvero, per dirla più popolarmente, l'anima) è stato forse sino ad oggi sulla terra il miglior articolo di fede, perché ha permesso alla maggioranza dei mortali, dei deboli, degli oppressi di ogni tipo, quella sublime mistificazione di sé che interpreta anche la debolezza come libertà, il suo essere‑così‑e‑così come merito."
    ("Genealogia della morale", aforisma 13 del saggio primo)

    "Chi odio maggiormente tra la plebaglia dei nostri giorni? La gentaglia socialista, gli apostoli dei Ciandala che nell'operaio corrodono l'istinto, il piacere, il sentimento di gratificazione per il suo piccolo essere, che lo rendono invidioso, che gli insegnano la vendetta... L'ingiustizia non si trova mai nella disuguaglianza dei diritti, ma nella pretesa di diritti uguali... Che cosa è cattivo"? In verità ho già risposto a questa domanda: tutto ciò che è figlio della debolezza, dell'invidia, della vendetta. L'anarchico e il cristiano hanno un'origine comune..." ("L'Anticristo", paragrafo 57)

    "Che cosa è bene? Tutto ciò che accresce il senso di potenza, la volontà di potenza e la potenza stessa dell’uomo.
    Che cosa è male? Tutto ciò che deriva dalla debolezza.
    Che cosa è la felicità? Sentire che la potenza aumenta, che si vince una resistenza.
    Non soddisfazione, ma più potenza; non pace universale, ma guerra; non virtù, ma abilità (virtù nello stile rinascimentale, virtus,libera da convenzioni morali).
    I deboli e i malriusciti dovranno perire: primo principio della nostra filantropia. Inoltre li si dovrà aiutare a farlo.
    Che cosa è più dannoso di qualsiasi vizio? L'attiva pietà per tutti i deboli e i malriusciti, il cristianesimo..."
    ("L'Anticristo", paragrafo 2)

    e così via potrei anche anche avanti, per esempio con l'apologia della schiavitù nei primi libri

    in tutto questo non c'è niente di arbitrario, il fatto che Dio sia morto implica che la morale della compassione contenuta nel Vangelo è infondata, e qualcuno doveva farlo notare; è arrivato Nietzsche
    Ciò che ha fatto Elizabeth Nietzsche a sei anni di distanza dalla morte del fratello è ciò che in tempi recenti viene chiamato "cherry picking".

    Praticamente ha confezionato un testo usando gli scritti originali del fratello per raggiungere un risultato più affine ai suoi ideali ma non perfettamente coerente con il pensiero di Friedrich Nietzsche.

    Raccogliere i pensieri di un filosofo come Nietzsche, e pubblicarli in un'opera coerente, richiede un profondo studio sostenuto da un'attenta e competente analisi del personaggio, oltre che una trasparenza intellettuale che permetta di non influenzare il risultato finale con pregiudizi e condizionamenti di chi si cimenta in questa impresa.
    Elizabeth non possedeva alcuna caratteristica per portare a termine un lavoro affidabile con gli scritti del fratello.

    Puoi anche riportare tutti gli scritti del filosofo tedesco ma nessuno di questi dimostra che sia un intellettuale di destra, come tu hai affermato quando hai insinuato che Deleuze e Foucault avessero attinto alla cultura di destra.

    Nietzsche non era di sinistra e men che meno socialista ma non puoi affatto annoverarlo tra gli intellettuali di destra.

    È una forzatura che a destra fate spesso e non ne ho mai compreso veramente la ragione di questa indebita appropriazione culturale.

  10. #100
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    Predefinito Re: Che fine ha fatto la Sinistra?

    Citazione Originariamente Scritto da Spike Spiegel Visualizza Messaggio

    Nietzsche non era di sinistra e men che meno socialista ma non puoi affatto annoverarlo tra gli intellettuali di destra.

    È una forzatura che a destra fate spesso e non ne ho mai compreso veramente la ragione di questa indebita appropriazione culturale.

    Io ricordavo che perfino Lukács lo descriveva come filosofo guida della borghesia reazionaria
    (Forse Lukács era di destra e non lo sapeva )


    L'opera di appropriazione/trasfigurazione è tutta vostra
    IDEOLOGICAL DECOMPILER
    Angine de poitrinisateur du rythme argumentatif

 

 
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