



A me pare esagerato dire che per il trasferimento delle truppe dalla Cina alla Siberia sarebbe occorso un anno, che poi, nel caso avessero attuato questo piano, il processo di trasferimento delle truppe nipponiche non doveva per forza iniziare da giugno del '41, ma mesi prima dell'operazione Barbarossa. Se lì non erano presenti fonti acquifere, come sarebbero potuti sopravvivere centinaia di migliaia di operai e soldati (che magari li tenevano d'occhio) che lavoravano allo sforzo bellico nelle industrie lì trasferite? Se non erro la Siberia dispone di grandi risorse idriche
Questo non lo sapevo, ma anche qui mi pare un'esagerazione. Lo stesso imero Giapponese già all'epoca era un grande produttore di riso, anche senza i territori cinesi. Potevano poi trafugare molte risorse alimentari dai territori cinesi occupati prima di trasferirsi per l'attacco all'UrssInoltre se si fosse ritirato dalla Cina, avrebbe perso le forniture alimentari per la popolazione in patria, dove il riso cinese era fondamentale; lo stesso esercito in Cina viveva del riso che trovavano in loco.
Ne hanno trasferite parecchie anche in Siberia a quello che si dice. Se il Giappone avesse deciso di attaccare l'URSS al posto di Pearl Harbor molto difficilmente il governo americano di allora sarebbe stato in grado di convincere l'opinione pubblica di un intervento militare contro il GiapponeLe Industrie pesanti sovietiche furono trasferite nella zona degli urali, o in zona qualche centinaio di km ad est di Mosca, non avrebbe avuto senso portarle cosi lontano, senza poterle rifornire di materia prime, che oggi sappiamo che ci sono, ma allora non erano sfruttate
Inoltre, un attacco alll'URSS, avrebbe comunque significato guerra agli USA e all'inghilterra, e con embargo su petrolio ed acciaio non sarebbero andati lontano.
Quando hanno preso la decisione di entrare in guerra, non avevano alternative militari per fare quello che hanno fatto
"non sto mai dalla parte di nessuno, perché nessuno sta mai dalla mia.” (Cit.)


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Contrariamente alla credenza popolare, la maggior parte degli aiuti non giunse attraverso i porti artici di Murmansk e Arcangelo, bensì attraverso l’Estremo Oriente sovietico (47,1%) e il Golfo Persico (23,8%). La rotta artica, resa celebre dal romanzo Requiem per la carovana PQ-17 di Valentin Pikul, rappresentò appena il 22,7% delle consegne, di cui meno della metà provenne da Murmansk. I convogli sovietici dagli USA all'URSS non venivano attaccati pena la dichiarazione di guerra. Ci furono un paio di incidenti e niente più. . Le navi mercantili sovietiche transitarono nei mari meridionali del Pacifico senza gravi ostacoli, poiché queste acque erano controllate dai giapponesi, con cui l’URSS non era in guerra. Vedi il mio libro https://amzn.eu/d/0gBaBv4i
Militia est vita nostra super terram.
Siamo nati per soffrire e io ho soffritto molto.


L’attacco giapponese a Pearl Harbor non ridusse il timore di un attacco giapponese in Manciuria. I russi inviarono solo sette divisioni da est nel primo anno di guerra e continuarono, anzi, ad aumentare le dimensioni dei fronti dell’Estremo Oriente. Le Divisioni siberiate che avrebbero salvato Mosca nel 1941 sono solo un tanti miti legati la Fronte Orientale che rimane un argomento quasi sconociuto in Occidente. Mantenere l’estremo oriente era fondamentale anche per gli eventuali futuri rifornimenti che sarebbero arrivati con il Lend-Lease principalmente da attraverso la rotta del Pacifico.
Fino al 1943, il Giappone mantenne un’armata imponente in Manciuria, costringendo l’URSS a tenere un gran numero di truppe nell’Est, impedendo loro di essere impiegate contro la Germania. Per tutta la durata della guerra, l’Unione Sovietica mantenne poco meno di un milione di soldati schierati contro il Giappone, indipendentemente dalla gravità della situazione sul fronte occidentale. Secondo dati ufficiali, al 1° dicembre 1941, su 5.495.000 effettivi totali, ben 1.568.000, (più del 28%) si trovavano in Estremo Oriente e ai confini meridionali. Dei 4.495 carri armati in servizio, 2.541 carri armati erano dislocati in Estremo Oriente e ai confini meridionali dell’URSS; su 5.274 aerei, ve ne rimasero 2.951. Questa scelta strategica significava che, anche se il Giappone avesse deciso di attaccare, avrebbe trovato una resistenza formidabile. In effetti, le possibilità di successo di un’offensiva giapponese contro l’URSS erano estremamente basse, paragonabili a quelle di «una palla di neve all’inferno», come disse qualcuno.
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Si sopravvalutano un pò le forze e capacità giapponesi.
La loro espansione nel Pacifico fu dovuta, essenzialmente, a un disimpegno inglese e francese per concentrarsi (giustamente) sul fronte europeo.
Inoltre, anche se i giapponesi avessero attaccato la Russia cosa avrebbero guadagnato? Lande fredde, inospitali e senza risorse facili da ottenere oltre a un vero impegno militare contro un nemico che poteva, sul momento, fare a meno di difendere quei territori.
Quando gli americani decisero di impegnarsi davvero nel Pacifico, il Giappone semplicemente si è sciolto come neve al sole.






Dato che i sovietici all'epoca si trovavano in gravi difficoltà contro le "sole" potenze dell'Asse, questo pur con i consistenti aiuti da parte degli Usa e della Gran Bretagna, figurati cosa sarebbe successo se anche il Giappone si fosse unito alla Germania e ai suoi alleati in una guerra contro l'URSS bloccando per giunta anche una parte di questi aiuti che l'Unione Sovietica riceveva dagli anglo-americani
"non sto mai dalla parte di nessuno, perché nessuno sta mai dalla mia.” (Cit.)