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Il vero bersaglio di Nordio è il Consiglio superiore.
La riforma non riguarda la giustizia come servizio ai cittadini ma i rapporti tra la magistratura e gli altri poteri dello Stato. Per coglierne la portata bisogna guardare la Storia
"Il vero bersaglio della riforma della magistratura approvata ieri dal Senato è il Csm: per formalizzare la separazione delle carriere, che di fatto c’è già, non sarebbe necessario modificare la Costituzione. Con la riforma il Csm verrà sdoppiato, e ciascuno dei due Consigli avrà minor peso istituzionale, verrà privato della potestà disciplinare, verrà composto da magistrati sorteggiati e non più eletti. Quest’ultimo punto è cruciale: spezzare il nesso di rappresentatività tra la magistratura e il proprio governo autonomo significa sottrarre a quest’ultimo il contributo derivante dalla dialettica di idee, visioni e valori che si sviluppano all’interno della magistratura e privarlo del portato della riflessione collettiva che emerge dal pluralismo degli orientamenti associativi dei magistrati […] Depotenziare il Csm realizza le premesse il ritorno della magistratura verso il modello pre-costituzionale di ceto funzionariale, coordinato e sintonico con i titolari del potere politico. Nel delicato meccanismo di pesi e contrappesi che regola i rapporti tra poteri di governo e poteri di garanzia, la magistratura italiana è così destinata a perdere la connotazione antimaggioritaria – naturale riflesso della incomprimibilità dei diritti fondamentali – che l’ha caratterizzata nell’ultimo mezzo secolo. Non è un problema dei magistrati, è un problema dei cittadini".
Antonello Cosentino
Consigliere di Cassazione e membro del Csm




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