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  1. #1
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    Predefinito Tutto nello Stato, niente al di fuori dello Stato, nulla contro lo Stato: sacrum face

    Per chi si di definisce di "destra radicale" (anche se "destra" non ci piace così tanto), è inevitabile il confronto con un dilemma: rappresentiamo non una "parte" ideologica ma l'interesse comune. La comunità locale si incarna nel Comune, la comunità nazionale (volksgemeinschaft, dicevano gli studiati) si incarna nello Stato. Questo Stato è un po' difettoso, ma nondimeno incarna la Nazione. Ma allora, facendo politica, come si può conciliare questo punto fermo con il dover prendere voti, con il fare opposizione o maggioranza? La risposta l'ho trovata nella riflessione che propongo di seguito.

    Il peso e l'onore di un servizio nei confronti della Autorità di Governo che ci hanno voluto a quel posto, è anche una sorta di magistero devoto allo Stato. Pur in ossequio ad un ufficio fiduciario o elettivo, è bene sentire di dover servire lo Stato, e ciò significa riconoscere la sua essenza come bene supremo della comunità nazionale: una realtà che trascende le singole persone e che chiede dedizione, lealtà e misura. Agire nell’interesse generale richiede equilibrio, silenzio operativo e coerenza etica, soprattutto nei momenti in cui le convenienze suggerirebbero il contrario.
    In questo contesto, servire lo Stato significa anche custodire una tradizione di civiltà: difendere la continuità della nostra storia e dei nostri valori, affinché la modernità non diventi oblio. In un’epoca segnata dal disincanto, servire lo Stato è un atto di fede nella permanenza del bene comune, nella dignità della legge e nella possibilità che l’Italia resti sé stessa anche nel mutare dei tempi. Il Servizio allo Stato non è un mestiere: è una forma di testimonianza.
    E in effetti il concetto è chiaro. Sul palazzo della Questura di Lecce c'è una frase incisa nel marmo, forse, di altri tempi, ma per è quasi una preghiera da riportare attuale: Tutto nello Stato, niente al di fuori dello Stato, nulla contro lo Stato. Un sacrificio, nel senso romano del termine, sacrum facere, rendere sacro ciò che non lo è.
    Ma questo Stato non è e non può essere quell'informe mostro burocratico, non può essere "l'INPS più i carabinieri". Lo Stato è un modello etico di partecipazione che racchiude e deve racchiudere tutti gli appartenenti alla Nazione nel suo seno. Ormai tre anni (e due giorni) fa Ignazio La Russa si insediava come presidente del Senato. Non sono qui per farne l'elogio, ma per sottolinearne un passaggio. Nella sua allocuzione inaugurale, teneva a riconoscere come figli d'Italia i caduti degli Anni di Piombo. Ma, lungi da volerne fare una rivendicazione di parte, vedeva nell'Italia, nella madrepatria, un amorevole abbraccio filiale, che racchiudeva tanto i caduti "nazionali" (Sergio Ramelli fu il suo esempio), i caduti delle istituzioni dell'epoca (esemplificato dal commissario Calabresi), ma anche i caduti "sovversivi" come Fausto e Iaio. L'Italia, gran madre dei suoi figli senza distinzioni di colore, è la vera "famiglia" nazionale, la vera comunità, che è incarnata dallo Stato e dai suoi uomini.
    «Non ti fidar di me se il cuor ti manca».

    Identità; Comunità; Partecipazione.

  2. #2
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    Predefinito Re: Tutto nello Stato, niente al di fuori dello Stato, nulla contro lo Stato: sacrum

    Bella supercazzola.
    Non esiste alcuna civiltà da difendere incarnata nello Stato.
    Definisco il cristianesimo l’unica grande maledizione, l’unica grande e più intima depravazione, l’unica immortale macchia d’infamia dell’umanità.


    F. Nietzsche, L'Anticristo, 62

  3. #3
    Pasdar
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    Predefinito Re: Tutto nello Stato, niente al di fuori dello Stato, nulla contro lo Stato: sacrum

    Citazione Originariamente Scritto da Pestis nigra Visualizza Messaggio
    Bella supercazzola.
    Non esiste alcuna civiltà da difendere incarnata nello Stato.
    Neanche come obiettivo?
    «Non ti fidar di me se il cuor ti manca».

    Identità; Comunità; Partecipazione.

  4. #4
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    Predefinito Re: Tutto nello Stato, niente al di fuori dello Stato, nulla contro lo Stato: sacrum

    No, lo Stato è lo schifo incarnato, il rifugio dei terroni e degli inutili
    Definisco il cristianesimo l’unica grande maledizione, l’unica grande e più intima depravazione, l’unica immortale macchia d’infamia dell’umanità.


    F. Nietzsche, L'Anticristo, 62

  5. #5
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    Predefinito Re: Tutto nello Stato, niente al di fuori dello Stato, nulla contro lo Stato: sacrum

    Citazione Originariamente Scritto da Pestis nigra Visualizza Messaggio
    No, lo Stato è lo schifo incarnato, il rifugio dei terroni e degli inutili
    Senza lo Stato - in quanto società politica organizzata dotata di un'autorità di governo - tu saresti un baluba (leggasi: un selvaggio).
    Credere - Pregare - Obbedire - Vincere

    "Maledetto l'uomo che confida nell'uomo" (Ger 17, 5).

  6. #6
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    Predefinito Re: Tutto nello Stato, niente al di fuori dello Stato, nulla contro lo Stato: sacrum

    Opinione di cristiano scartata, non ha validità, il vostro Stato è un coacerbo di vecchi con il cappellino che rubano i soldi delle indulgenze e vendendo biglietti tipo museo
    Definisco il cristianesimo l’unica grande maledizione, l’unica grande e più intima depravazione, l’unica immortale macchia d’infamia dell’umanità.


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  7. #7
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    Predefinito Re: Tutto nello Stato, niente al di fuori dello Stato, nulla contro lo Stato: sacrum

    Citazione Originariamente Scritto da Pestis nigra Visualizza Messaggio
    Opinione di cristiano scartata, non ha validità, il vostro Stato è un coacerbo di vecchi con il cappellino che rubano i soldi delle indulgenze e vendendo biglietti tipo museo
    Opinione di fascista, oltre che di cristiano.

    Qua, oltre tutto, non è in questione quale Stato possa piacere a te, a me o a @Defender, ma lo Stato in generale. Si potrebbe dire: lo Stato "in astratto". Ora, è palese che, senza lo Stato, gli esseri umani possono certamente vivere ma, non potendo essere completamente autonomi ed autosufficienti, finirebbero per rimanere ad uno stato di vita selvaggio. Come diceva Mussolini (che Nietzsche lo aveva letto, ma lo aveva anche saputo ben "digerire", a differenza tua): "Non so nemmeno pensare nel secolo XX uno che possa vivere fuori dello Stato, se non allo stato di barbarie, allo stato selvaggio. È solo lo Stato che dà l'ossatura ai popoli" (Discorso dell'Ascensione, 26 maggio 1927). Se tu sei antifascista, non è un mio problema, ma solo tuo: ti consiglio di cercare di risolvertelo.
    Credere - Pregare - Obbedire - Vincere

    "Maledetto l'uomo che confida nell'uomo" (Ger 17, 5).

  8. #8
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    Predefinito Re: Tutto nello Stato, niente al di fuori dello Stato, nulla contro lo Stato: sacrum

    Citazione Originariamente Scritto da Defender Visualizza Messaggio
    Per chi si di definisce di "destra radicale" (anche se "destra" non ci piace così tanto), è inevitabile il confronto con un dilemma: rappresentiamo non una "parte" ideologica ma l'interesse comune. La comunità locale si incarna nel Comune, la comunità nazionale (volksgemeinschaft, dicevano gli studiati) si incarna nello Stato. Questo Stato è un po' difettoso, ma nondimeno incarna la Nazione. Ma allora, facendo politica, come si può conciliare questo punto fermo con il dover prendere voti, con il fare opposizione o maggioranza? La risposta l'ho trovata nella riflessione che propongo di seguito.

    Il peso e l'onore di un servizio nei confronti della Autorità di Governo che ci hanno voluto a quel posto, è anche una sorta di magistero devoto allo Stato. Pur in ossequio ad un ufficio fiduciario o elettivo, è bene sentire di dover servire lo Stato, e ciò significa riconoscere la sua essenza come bene supremo della comunità nazionale: una realtà che trascende le singole persone e che chiede dedizione, lealtà e misura. Agire nell’interesse generale richiede equilibrio, silenzio operativo e coerenza etica, soprattutto nei momenti in cui le convenienze suggerirebbero il contrario.
    In questo contesto, servire lo Stato significa anche custodire una tradizione di civiltà: difendere la continuità della nostra storia e dei nostri valori, affinché la modernità non diventi oblio. In un’epoca segnata dal disincanto, servire lo Stato è un atto di fede nella permanenza del bene comune, nella dignità della legge e nella possibilità che l’Italia resti sé stessa anche nel mutare dei tempi. Il Servizio allo Stato non è un mestiere: è una forma di testimonianza.
    E in effetti il concetto è chiaro. Sul palazzo della Questura di Lecce c'è una frase incisa nel marmo, forse, di altri tempi, ma per è quasi una preghiera da riportare attuale: Tutto nello Stato, niente al di fuori dello Stato, nulla contro lo Stato. Un sacrificio, nel senso romano del termine, sacrum facere, rendere sacro ciò che non lo è.
    Ma questo Stato non è e non può essere quell'informe mostro burocratico, non può essere "l'INPS più i carabinieri". Lo Stato è un modello etico di partecipazione che racchiude e deve racchiudere tutti gli appartenenti alla Nazione nel suo seno. Ormai tre anni (e due giorni) fa Ignazio La Russa si insediava come presidente del Senato. Non sono qui per farne l'elogio, ma per sottolinearne un passaggio. Nella sua allocuzione inaugurale, teneva a riconoscere come figli d'Italia i caduti degli Anni di Piombo. Ma, lungi da volerne fare una rivendicazione di parte, vedeva nell'Italia, nella madrepatria, un amorevole abbraccio filiale, che racchiudeva tanto i caduti "nazionali" (Sergio Ramelli fu il suo esempio), i caduti delle istituzioni dell'epoca (esemplificato dal commissario Calabresi), ma anche i caduti "sovversivi" come Fausto e Iaio. L'Italia, gran madre dei suoi figli senza distinzioni di colore, è la vera "famiglia" nazionale, la vera comunità, che è incarnata dallo Stato e dai suoi uomini.
    Nazione e Stato sono due realtà di per sé distinte, per quanto in virtù di contingenze storiche possano coincidere. L'Italia per tantissimi secoli è stata una nazione (cioè un insieme di persone che hanno coscienza di condividere unità - o quanto meno forte affinità - di origini e di cultura) e solo successivamente, peraltro in circostanze quanto meno controverse e divisive, è divenuta anche una realtà politico-statuale unitaria. Si può dire che, anche se politicamente divisa, una nazione non può comunque fare a meno dello Stato quale società politica organizzata. Infatti la nostra penisola, prima dell'unificazione risorgimentale, era comunque costellata di Stati sovrani ed indipendenti (ad eccezione del Regno Lombardo-veneto, che era una propaggine dell'Impero asburgico). In tal senso, è vero il mussoliniano "senza lo Stato non c'è Nazione": un gruppo etnico-culturale (cioè una nazione), politicamente unito o diviso che sia, non può fare a meno di essere in qualche misura inserito in una o più realtà politico-statuali.

    Fare queste precisazioni è importante perché, sotto un certo punto di vista, l'identità nazionale è più forte dello Stato nazionale unitario (che non è lo Stato in quanto tale, ma è un certa tipologia storica di Stato): altrimenti non si spiegherebbe perché un'identità nazionale italiana (checché ne dicano certuni) è esistita prima ancora dell'unificazione risorgimentale.

    Infine, ricordiamoci che il "tutto nello Stato, niente al di fuori dello Stato" deve essere inteso in senso "orizzontale" e, per così dire, perimetrale perché, altrimenti, il rischio è quello dell'assorbimento nello Stato di ogni realtà che, invece, seppur con dei limiti, ha una propria specificità e, di conseguenza, ha diritto ad un proprio spazio intangibile di (quanto meno relativa) autonomia: si tratti dei singoli individui, delle famiglie o dei corpi intermedi privati e pubblici...

    La stessa (doverosa e sacrosanta) tutela dell'identità nazionale, da parte dello Stato, deriva proprio dal fatto che lo Stato è una totalità (in senso analogico, quindi), ma non è la totalità (altrimenti la stessa identità nazionale finirebbe sacrificata allo Stato e, in concreto, alle mire di chi lo regge in una determinata contigenza storico-politica).
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    "Maledetto l'uomo che confida nell'uomo" (Ger 17, 5).

  9. #9
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    Predefinito Re: Tutto nello Stato, niente al di fuori dello Stato, nulla contro lo Stato: sacrum

    Mi sa che non lo aveva letto, un po' come te!

    Staat heisst das kälteste aller kalten Ungeheuer. Kalt lügt es auch; und diese Lüge kriecht aus seinem Munde: „Ich, der Staat, bin das Volk.“


    Traduci! O vuoi un ripassino di tetesko?
    Definisco il cristianesimo l’unica grande maledizione, l’unica grande e più intima depravazione, l’unica immortale macchia d’infamia dell’umanità.


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  10. #10
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    Predefinito Re: Tutto nello Stato, niente al di fuori dello Stato, nulla contro lo Stato: sacrum

    Citazione Originariamente Scritto da Pestis nigra Visualizza Messaggio
    Mi sa che non lo aveva letto, un po' come te!

    Staat heisst das kälteste aller kalten Ungeheuer. Kalt lügt es auch; und diese Lüge kriecht aus seinem Munde: „Ich, der Staat, bin das Volk.“


    Traduci! O vuoi un ripassino di tetesko?
    Mussolini aveva letto Nietzsche, così come (seppur molto probabilmente meno di lui) l'ho letto io.

    Ora, se sei in grado di fare 2+2, dovresti essere in grado di capire che leggere un determinato autore non significa abbracciarne acriticamente ogni frase. Ed evidentemente Mussolini ha letto Nietzsche, lo ha pure apprezzato ma ha anche deciso di effettuare un'operazione di "selezione dei contenuti", scartando ciò che riteneva caduco o erroneo e assimilando ciò che invece riteneva utile o condivisibile.

    D'altronde, se qualcuno vuole forgiare il destino di un popolo, come può pretendere di farlo senza un apparato coercitivo che garantisca il rispetto della volontà di chi decide ed ha il compito di guidare il popolo stesso?
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    "Maledetto l'uomo che confida nell'uomo" (Ger 17, 5).

 

 
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