In grassetto ho evidenziato i concetti problematici che, a mio avviso, sostengono l'intero impianto del discorso tradizionalista classico che hai illustrato così bene: legittimità e liceità morale, diritto e libertà.
Nella teologia morale, legittimità e liceità sono distinte, ma strettamente correlate attraverso il concetto di Legge Naturale.
La legittimità è solitamente equivalente alla legalità. La Chiesa insegna che una legge civile è «legittima» solo se rispetta il bene comune e l’ordine morale.
La liceità morale si riferisce invece alla conformità con la Legge di Dio e la retta ragione.
Pertanto, in un testo che faccia riferimento a religioni e costumi, il termine «legittimo» assumerà sfumature diverse a seconda della natura del documento: se il testo è dottrinale (rivolto a Dio/alla Verità), sarà usato nel senso di conformità alla legge divina; se è pastorale (rivolto agli uomini), sarà inteso come conformità alle leggi umane.
Anche la carità si esercita diversamente in un testo dottrinale rispetto a uno pastorale.
«Il governo dell’uomo deriva da quello di Dio e deve imitarlo», insegna San Tommaso. Com’era il governo di Dio nell’Eden? Adamo non aveva il diritto di peccare, ma ha avuto la libertà di farlo. La Nostra Aetate non nega che «l’errore non ha diritti», ma riconosce che Dio ci ha concesso la libertà di sbagliare, ebrei compresi. Siamo in ambito pastorale: il testo non è un invito a cambiare fede, ci mancherebbe, ma a cambiare atteggiamento. In che senso, a rivolgersi alla ebraicità degli Ebrei non al loro attuale giudaismo.
A mio avviso, si avalla soltanto l'idea che ogni essere umano abbia la libertà di professare la propria fede, anche se erronea, ma non il diritto di farlo.
Diritto e libertà sono concetti distinti: un diritto è dovuto (è una "pretesa"), mentre una libertà è voluta (è una "facoltà"). Se la si desidera, la si esercita. La libertà religiosa, ad esempio, gli ebrei l'hanno ottenuta attraverso la politica; per questo si deve ringraziare il 'Principe' e non il Papa, lo Stato e non la Chiesa.
Quest'ultima non può far altro che riconoscere lo stato di fatto: se gli Stati permettono loro di professare pubblicamente una fede non vera, si deve rispettare la loro umanità, non la loro dottrina."
Verso gli Ebrei vi furono limitazioni della libertà religiosa per sé, motivate da questioni politiche e sociali e non religiose — dalle vicende legate ai Monti di Pietà alle edizioni del Talmud con i testi proibiti anticristiani, fino alla grande questione dei giuramenti verso le nascenti strutture dello Stato — ma la libertà di professare la propria religione in sé non è mai stata negata. L'Inquisizione, infatti, non ha mai giudicato gli ebrei per la loro fede, benché la loro religione neghi tutti gli articoli della fede cristiana.
La libertà religiosa in sé è sempre stata riconosciuta, pur non fondandosi sul diritto ma sull'errore e il peccato, persino quello del deicidio. Veniva perseguito l'esercizio di detta libertà quando aveva ricadute sulla società attraverso i costumi (i giuramenti), lo scandalo (i testi anticristiani del Talmud) o l'economia, cioè la libertà religiosa "per sé", per le sue estrinsecazioni in foro pubblico.
Oggi, la legittima pluralità religiosa "per sé" è quella che lo Statuto Albertino ha introdotto, relativamente all'Italia — o le altre costituzioni in merito alle rispettive nazioni — non la Nostra Aetate.
Si continua a difendere il Principe, attaccando il Papa! Ogni volta che si attacca un Papa si difende un Principe, così come ogni volta che si difende la Politica si ostacola il Logos divino che opera nella società.
E ho la sensazione che vi sia la grande mano massonica che si muove dietro la critica tradizionalista al Concilio. Gli enti tradizionalisti agiscono in buona fede — un'assoluta buona fede, almeno quelli intermedi, sia chiaro! — agiscono così perché reagiscono allo scandalo del mondo moderno. Ma senza volerlo stanno difendendo il Principe che l'ha causato! Per questo bisogna superare anche la connessione Fascismo buono-Chiesa, senza per questo rigettare ciò che di buono c'è stato in quella esperienza storica, senza per questo rinnegare un'appartenenza e un sentimento — ci mancherebbe! — ma un sentimento è una cosa , altra cosa la ragione.
Ma se non si riesce a prendere le distanze sull'oggi — cioè rinunciare a cercare di attualizzarlo — vuol dire che si è ancora dentro quell'inganno di quella che chiamo la grande bolla gnostica che ci divide tra destra e sinistra. L'idea di non potersi scollegare dal fascismo per timore di cadere nel comunismo o nel catto-comunismo è falsa: tutte le contraddizioni sono solo apparenze della grande gnosi hegeliana destra-sinistra. Quindi non ci sono contraddizioni tra Chiesa pre-conciliare e post; sono solo apparenti.
Non è mera erudizione, ma il riconoscimento di una continuità storica poiché si può affermare che il Cristianesimo sia l'evoluzione del messianismo profetico dell'Ebraismo (come sostenuto da numerosi studi storici). Di fatto, non è affatto ardito dire che l'ebraismo talmudico sta al Cristianesimo come la Riforma protestante sta al Cattolicesimo. Tale pregnanza storia si mantiene viva nelle parole, e in esse risiede un Atto efficace di Dio: un atto efficace totale nella Parola delle Scritture e parzialmente efficace nelle parole umane in quanto tali, attraverso la loro evoluzione etimologica.
Del resto, l'uso della lingua italiana è superiore a ogni altra lingua — fatta salva quella latina — poiché l'Italia, con Roma, è la terra della Chiesa. Se nella nostra lingua permane questa distinzione tra 'ebrei' e 'giudei', vi è in ciò una provvidenza divina (come direbbe Sant'Agostino).
Consideriamo e sviluppiamo il contrasto tra l'italiano e il latino: il termine Iudaei nasce perché i Romani conobbero gli ebrei durante la loro fase di 'giudaizzazione', caratterizzata da una tendenza etno-nazionalista e da una definizione politico-geografica. Nella Chiesa, dalle origini fino a metà del XX secolo, Iudaei è rimasto il termine standard nel linguaggio giuridico, teologico e liturgico, poiché volto a indicare il popolo che aveva rigettato il Signore. Il termine Hebraei non è mai scomparso però, ma assolveva a una funzione diversa: indicava il popolo d'Israele nel periodo dell'Antico Testamento o si riferiva alla lingua sacra (lingua Hebraica)."
Sarebbe dunque superficiale pensare che la Chiesa si lasci trascinare dal mondo o che utilizzi questi termini come sinonimi solo perché il linguaggio comune li sovrappone. Se la Chiesa ha cambiato terminologia e predilige oggi il termine Ebrei, è perché ha scelto di rivolgersi all’anima ebraica delle radici piuttosto che ai Giudei, sebbene costoro, se credenti, siano nella quasi totalità giudei.
Evidentemente, la Chiesa ritiene che non sia più possibile interloquire con l'ebraismo in quanto giudaismo. Dopo averci provato per venti secoli, ha preso atto che esso ha raggiunto una radicalizzazione estrema, evolvendosi nel sionismo religioso (erede del sionismo revisionista di destra).
Per chiarezza di chi legge, va spiegato che tra l'Ottocento e il Novecento è avvenuta una trasformazione epocale: il sionismo, inizialmente condannato dai rabbini come ateo, materialista e blasfemo, è stato gradualmente assimilato tra gli anni '20 e '30 — a partire dalle comunità più laicizzate, come quella tedesca — fino a essere integrato dai rabbini stessi come parte della religiosità giudaica e dell'ebraicità.
Si tratta di una metamorfosi incredibile e, in un certo senso, apocalittica: nella visione giudaica tradizionale, infatti, spettava solo al Messia rifondare il Regno d'Israele, e le speculazioni messianiche erano state quasi del tutto abbandonate (persino la Stella di Davide compariva raramente nell'iconografia delle sinagoghe).
A metà dell'Ottocento, sotto l'influsso delle riforme napoleoniche, ebbe inizio la grande laicizzazione; la speculazione messianica riprese vita, identificando il Messia prima nelle idee socialiste e poi nello stesso popolo ebraico, sfociando nel XX secolo nella 'teologia dell'Olocausto' e, infine, nello Stato d'Israele. Oggi, sono gli ebrei-giudei Neturei Karta, antisionisti, a rappresentare ciò che il mondo ebraico-giudaico era, per così dire, prima di Napoleone.
"La Chiesa, dunque, riconosce un fatto drammatico e apocalittico: il giudaismo è perduto (lascio intendere cosa ciò significhi sul piano spirituale), ma gli Ebrei non sono, e non devono essere, perduti. Da qui scaturisce l'estremo tentativo della pastorale conciliare: un vero eco del «Padre, perdona loro perché non sanno quello che fanno», con il Cristo che si fa Avvocato difensore, presso il Padre, degli indifendibili.
In questa prospettiva, il dato peggiore non è il solo rifiuto di Cristo. Può esserci qualcosa di peggio? Sì: credere che il Messia, il Cristo, sia lo Stato d'Israele. Se rifiuti Gesù come il Cristo lasciando vuoto lo spazio a Lui destinato, la situazione è grave, ma non quanto rifiutare Gesù occupandone lo spazio di Cristo con l'idolatria del Regno di Davide. In questo secondo caso, il rifiuto iniziato duemila anni fa giunge a compimento.
Sottolineo, in questo passaggio, la visione gradualista: il rifiuto di Gesù come Cristo è iniziato con il Sinedrio, si è consolidato con il talmudismo e si è completato nella nostra epoca con il sionismo religioso che mira a rifondare il Tempio.
Secondo la tradizione giudaica più profonda, infatti, spetterebbe solo al Messia rifondare il Tempio, facendolo scendere già costruito direttamente dal cielo in terra.
Questa visione soprannaturale sottolinea l'abisso che separa l'attesa messianica tradizionale dall'attivismo del sionismo religioso odierno. La Chiesa, nel suo approccio pastorale, sembra dunque muoversi su questo crinale: riconoscere l'identità degli Ebrei legata alle promesse divine, pur denunciando implicitamente la deriva di chi ha sostituito l'attesa del Logos con l'edificazione di un regno puramente politico e materiale.
In definitiva, non vi è rottura tra la Chiesa di ieri e quella di oggi, ma un cambio di strategia davanti a un mondo che ha trasformato la speranza teologica in ideologia terrena. La 'mano massonica' che citavo prima agisce proprio qui: nel soffiare sul fuoco della contrapposizione per impedire che si scorga l'unica Verità che unisce la Scrittura alla Storia.
Veniamo ora al tema dell'Alleanza mai revocata.
Abbiamo Gesù che, con l'Ultima Cena, istituisce l'Eucaristia come sigillo della «nuova ed eterna alleanza». Ciò implica che l'alleanza stabilita con Abramo sia conclusa? Essa non era forse eterna?
Papa Francesco — che esercita, eccome, un antigiudaismo teologico — quando rammenta che la Legge è stata data con Mosè e non con Abramo, ricorda implicitamente che la Legge del Sinai è stata un patto, uno Statuto, funzionale a realizzare l'obiettivo dell'Alleanza originaria. Se dunque la Legge (il mezzo) decade o si compie, l'Alleanza (il fine) trova la sua pienezza solo in Cristo."
Infatti lo Spadafora in Cristianesimo e Giudaismo scrive: "Israele ha violato gli statuti del patto, subirà pertanto la sanzione: anche il regno di Giuda con Gerusalemme sarà distrutto; i superstiti deportati in esilio. Ma l'alleanza non può perire. Il disegno salvifico di Dio sarà realizzato dalla sua onnipotenza e infinita misericordia, mediante la conservazione e la conversione di un «resto» attraverso la tribolazione dell'esilio [...]", addirittura è più esplicito qui: "Già dopo il diluvio, con Noè, rappresentante della nuova umanità, Dio aveva stabilito un'alleanza (Gen. 9-10). Il Vecchio Testamento, preparazione al Cristo, risuona tutto dell'alleanza di Dio con Israele; l'alleanza per eccellenza; tutta la storia d'Israele è un frammento della storia divina: Dio e Israele, se così è lecito esprimersi, lavorano ad una medesima opera. I loro rapporti sono espressi e regolati dalla alleanza. È un insieme armonioso che si sviluppa e determina in un trittico: una triplice alleanza o tre forme di un'unica alleanza; ogni parte illumina più immediatamente e direttamente ciascuno dei tre lunghi periodi che le corrispondono."
L’alleanza con Abramo (periodo patriarcale, da Abramo a Mosè); l’alleanza con Israele al Sinai (tramite Mosè); l’alleanza con Davide (e perciò con la tribù e il regno di Giuda), quale preparazione immediata al Messia». Qui il Monsignore non fa altro che seguire lo schema di Sant'Ireneo di Lione, il quale identifica le quattro alleanze universali date all’umanità: quelle di Adamo, Noè, Abramo e, infine, quella di Gesù.
Bisogna dunque avere le "fette di prosciutto davanti agli occhi" per non comprendere in che senso l'alleanza con Abramo sia irrevocabile. È pura superficialità scambiarla per un’approvazione degli errori di Israele — errori che non appartengono solo al giudaismo talmudico, ma che costellano tutta la storia biblica dell’antico Israele. Per questo ieri sera, Venerdì Santo, la Chiesa ha pregato affinché gli ebrei — non i "giudei" in senso spregiativo — raggiungano la pienezza della Redenzione. Non si tratta di una legittimazione del giudaismo, bensì della speranza che si compia l'alleanza di Abramo, la quale era già tutta orientata a Cristo.
Sono perfettamente consapevole che i cattolici meno istruiti credano che gli ebrei possano salvarsi nella sola fedeltà alla Legge Mosaica e, dunque, nel giudaismo nella sua forma attuale. Ma chi conosce Spadafora capisce bene cosa si intenda! Se i fedeli non comprendono che l'alleanza irrevocabile non è quella (transitoria) del Sinai, che colpa ne ha la Chiesa? Sicuramente c'è colpa della Chiesa delle parrocchie ma non della Chiesa nel Suo Sommo Pontefice.
Che l'alleanza con Abramo fosse in vista di Cristo è evidente a chiunque legga le Scritture con attenzione; non occorre chissà quale erudizione ma solo tanta attenzione alle parole:
Gn 13,4:
«Alza gli occhi e dal luogo dove tu stai spingi lo sguardo verso il settentrione e il mezzogiorno, verso l'oriente e l'occidente. Tutto il paese che tu vedi, io lo darò a te e alla tua discendenza per sempre. Renderò la tua discendenza come la polvere della terra: se uno può contare la polvere della terra, potrà contare anche i tuoi discendenti.
Gn 15,5:
"gli disse: «Guarda in cielo e conta le stelle, se riesci a contarle» e soggiunse: «Tale sarà la tua discendenza»."
Gn 17,4-8:
«Eccomi:
la mia alleanza è con te
e sarai padre
di una moltitudine di popoli.
Non ti chiamerai più Abram
ma ti chiamerai Abraham
perché padre di una moltitudine
di popoli ti renderò. E ti renderò molto, molto fecondo; ti farò diventare nazioni e da te nasceranno dei re. Stabilirò la mia alleanza con te e con la tua discendenza dopo di te di generazione in generazione, come alleanza perenne, per essere il Dio tuo e della tua discendenza dopo di te. Darò a te e alla tua discendenza dopo di te il paese dove sei straniero, tutto il paese di Canaan in possesso perenne; sarò il vostro Dio».
Gn 22, 16-18
«Giuro per me stesso, oracolo del Signore: perché tu hai fatto questo e non mi hai rifiutato tuo figlio, il tuo unico figlio, io ti benedirò con ogni benedizione e renderò molto numerosa la tua discendenza, come le stelle del cielo e come la sabbia che è sul lido del mare; la tua discendenza si impadronirà delle città dei nemici. Saranno benedette per la tua discendenza tutte le nazioni della terra, perché tu hai obbedito alla mia voce».
In grassetto ho evidenziato le espressioni incompatibili con un'alleanza di tipo etnico-nazionalista. Viene detto chiaramente che la discendenza sarà come la «polvere della terra», ovvero come la totalità della terra stessa e, dunque, dell'intera umanità; lo stesso vale per il simbolismo delle «stelle del cielo».
Gli ebrei, da soli, hanno forse originato popoli e re? Per «re» si intendono le grandi dinastie che hanno segnato la storia della civiltà umana, come quelle cattoliche dei Carolingi o degli Asburgo. L'alleanza di Abramo prevedeva, infatti, l'innesto della sua discendenza biologica in tutta l'umanità per diffondere il monoteismo e la civiltà mosaica, preparando così l'avvento del Messia.
Il popolo ebraico stava assolvendo a questo compito attraverso le comunità sparse nel Mediterraneo antico, specialmente ad Alessandria d'Egitto: lì, la grande comunità ebraica elaborava la lettura allegorica pre-cristiana con i suoi filosofi neoplatonici e con la traduzione della Septuaginta, voluta proprio per diffondere le Scritture nel mondo ellenico.
Questa era l'Alleanza irrevocabile. A essa si appella la Chiesa, poiché non vi sono altre vie ordinarie alla conversione; restano solo le vie straordinarie, che spettano unicamente a Dio. Pensare che Giovanni Paolo II potesse recarsi in sinagoga a puntare il dito contro i presenti intimando: «Convertitevi o perirete all'inferno», è infantile, di un'ingenuità disarmante. Più razionalmente si obietterà che avrebbe potuto non andarvi, ma si comprende il motivo del suo gesto solo se si smette di leggere l'ebraismo-giudaismo come un monolite immutabile (un grande mito del cristianesimo protestante). Al contrario, va visto come una religione che si è evoluta e radicalizzata fino a completare, oggi, il proprio rifiuto di Cristo. In passato, tale rifiuto non era totale perché, al posto del Messia, vi era un vuoto teologico occupato solo dalle idolatrie legalistiche talmudiche; oggi, invece, quello spazio è occupato dallo Stato d'Israele. È qui che il rifiuto giunge a compimento.
È un fatto drammatico e apocalittico. Ed è allora che Pietro — di cui Giovanni Paolo II è figura — torna in sinagoga: non parla più ai 'giudei', ma agli Ebrei, cercando ciò che ancora può essere rimasto dell'alleanza originale di Abramo.
Io la vedo così.
Questa idea di 'popolo' mi pare strana dal punto di vista cattolico e più influenzata dalla cultura laica e razzialista della destra. I geni sono umani, non 'ebrei'. La natura di Cristo è umana; la Sua identità storica e religiosa, invece, è ebraica. Ma non si tratta di natura, bensì di cultura. Egli è ebreo perché nato da madre di religione e discendenza ebraica — Maria è discendente di Iesse, padre di Davide — ed è cresciuto nella comunità ebraica. Tra l’altro, è interessante notare che sia la teologia moderna a sottolineare l’ebraicità di Gesù, più di quanto facesse la teologia tradizionale!
Gesù è ebreo per la cultura trasmessa da generazioni di ebrei. La discendenza è trasmissione di una tradizione culturale e religiosa; la componente biologica serve solo ad assicurare la continuità e la forza di tale tradizione. In linea teorica, Gesù sarebbe stato ebreo anche se fosse stato figlio di un pagano convertito al mosaismo.
In epoca antica, vi fu un proselitismo ebraico: greci e romani delle classi colte conoscevano la religione mosaica e vi erano non pochi adepti. Certamente doveva esistere una grande rigorosità: prima di accogliere qualcuno come 'vero ebreo', bisognava probabilmente appartenere a una famiglia convertita da alcune generazioni e godere della stima della comunità. Se l'uomo Gesù fosse nato tra ebrei convertiti di recente, non avrebbe avuto la stessa solidità culturale. Noi stessi, dopo duemila anni, siamo ancora in parte pagani! Pertanto, la biologia dell'etnia ebraica è stata, nella Provvidenza divina, il mezzo sicuro per garantire la piena solidità della civiltà mosaica e dello spirito dei profeti e di tutto la Parola di Dio nell'Uomo-Gesù.
Atteso che la discendenza è un fatto culturale e non meramente biologico — essendo la biologia solo la causa materiale e non certo la causa finale — si comprende perché i cristiani siano interessati ai concetti di 'discendenza' e di 'popolo'.
Per i giudei, la trasmissione di questa eredità risiede nell'accettazione del trattato Gittin del Talmud, il quale ha recepito, convalidato e tramandato la sentenza del Sinedrio. È in questo passaggio che si gioca tale eredità, restando pur sempre entro la cornice dei principi della teologia morale cattolica riguardanti la colpevolezza soggettiva di ogni singola azione.
Ti ringrazio per la profondità e la serietà dei tuoi contributi come sempre e spero di aver focalizzato meglio i punti di disaccordo per la nostra reciproca crescita.
@Giò.





Rispondi Citando
, ma la tua fede non mi pare in bilico. Anzi, sono (piacevolmente) sorpreso dalla profondità delle tue repliche e delle relative argomentazioni. Continua così, anche se la dialettica con sua eminenza assomiglia tanto a un dialogo fra chi presume di ritenersi il detentore della verità e chi invece, cerca di vedere le cose da un punto di vista meno settario ma non per questo meno convincente. Buon proseguio di discussione.
