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Discussione: Richiamo

  1. #21
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    Predefinito Re: Richiamo

    Citazione Originariamente Scritto da Giò Visualizza Messaggio
    Peccato che Giovanni Paolo II sia andato lì senza l'intento di convertire gli ebrei, a differenza di quanto faceva Nostro Signore. Del resto la sedicente "chiesa conciliare", come diceva Paolo VI nell'Ecclesiam suam, "non mira ad ottenere immediatamente la conversione dell'interlocutore, perché rispetta la sua dignità e la sua libertà" (sic!).
     
     
     
    Cercherò di rispondere punto per punto:
     
    - la tolleranza di un determinato male per evitarne uno maggiore aut similia può essere certamente un atto moralmente lecito, ma questo non significa legittimare il pluralismo religioso. Legittimo, infatti, equivale a moralmente lecito. Pertanto, se si parla di pluralismo legittimo sul piano religioso, non si fa altro che avallare l'idea erronea che ciascun essere umano abbia il diritto a professare liberamente, seppur entro certi limiti, il culto religioso che reputa vero, a prescindere dal fatto che lo sia effettivamente o meno. Nel caso di specie, Giovanni Paolo II l'ha fatto di fronte agli ebrei;
     
    - mi sono ben noti, così come sono noti a tanti altri "tradizionalisti", gli atti di liberalità dei Sommi Pontefici nei confronti degli ebrei, così come le diverse circostanze in cui i Papi hanno condannato, spesso con severità, le violenze arbitrarie o dei privati o dei pubblici poteri nei confronti degli ebrei, fatte col pretesto della religione. Questo non toglie che parlare di "ingiustificata limitazione della libertà religiosa" dia comunque l'impressione che ho detto, cioè l'impressione che gli ebrei abbiano diritto a professare liberamente, in foro esterno, la propria falsa fede, ancorché entro determinati limiti. Diritto che, invece, non hanno. E questa impressione si ricava facilmente dal fatto che Giovanni Paolo II non ha mai disconosciuto Dignitatis Humanae ma anzi, al contrario, ne ha sempre fatto proprio e promosso il contenuto. Infine, per concludere su questo punto, va sottolineato che, non esistendo un diritto ad aderire alla religione che si vuole, né in forma individuale né associata, parlare di ingiustificata limitazione della libertà religiosa anche in riferimento ai casi - deplorevoli e, giustamente, condannati sempre dalla Chiesa - di conversioni forzate o di violenze arbitrarie contro gli ebrei risulta equivoco e fuorviante;
     
    In grassetto ho evidenziato i concetti problematici che, a mio avviso, sostengono l'intero impianto del discorso tradizionalista classico che hai illustrato così bene: legittimità e liceità morale, diritto e libertà.
    Nella teologia morale, legittimità e liceità sono distinte, ma strettamente correlate attraverso il concetto di Legge Naturale.

    La legittimità è solitamente equivalente alla legalità. La Chiesa insegna che una legge civile è «legittima» solo se rispetta il bene comune e l’ordine morale.
    La liceità morale si riferisce invece alla conformità con la Legge di Dio e la retta ragione.

    Pertanto, in un testo che faccia riferimento a religioni e costumi, il termine «legittimo» assumerà sfumature diverse a seconda della natura del documento: se il testo è dottrinale (rivolto a Dio/alla Verità), sarà usato nel senso di conformità alla legge divina; se è pastorale (rivolto agli uomini), sarà inteso come conformità alle leggi umane.
    Anche la carità si esercita diversamente in un testo dottrinale rispetto a uno pastorale.

    «Il governo dell’uomo deriva da quello di Dio e deve imitarlo», insegna San Tommaso. Com’era il governo di Dio nell’Eden? Adamo non aveva il diritto di peccare, ma ha avuto la libertà di farlo. La Nostra Aetate non nega che «l’errore non ha diritti», ma riconosce che Dio ci ha concesso la libertà di sbagliare, ebrei compresi. Siamo in ambito pastorale: il testo non è un invito a cambiare fede, ci mancherebbe, ma a cambiare atteggiamento. In che senso, a rivolgersi alla ebraicità degli Ebrei non al loro attuale giudaismo.




    Citazione Originariamente Scritto da Giò Visualizza Messaggio
    non si fa altro che avallare l'idea erronea che ciascun essere umano abbia il diritto a professare liberamente, seppur entro certi limiti, il culto religioso che reputa vero, a prescindere dal fatto che lo sia effettivamente o meno
     
    Citazione Originariamente Scritto da Giò Visualizza Messaggio
    arlare di "ingiustificata limitazione della libertà religiosa" dia comunque l'impressione che ho detto, cioè l'impressione che gli ebrei abbiano diritto a professare liberamente, in foro esterno, la propria falsa fede
     
    A mio avviso, si avalla soltanto l'idea che ogni essere umano abbia la libertà di professare la propria fede, anche se erronea, ma non il diritto di farlo.
    Diritto e libertà sono concetti distinti: un diritto è dovuto (è una "pretesa"), mentre una libertà è voluta (è una "facoltà"). Se la si desidera, la si esercita. La libertà religiosa, ad esempio, gli ebrei l'hanno ottenuta attraverso la politica; per questo si deve ringraziare il 'Principe' e non il Papa, lo Stato e non la Chiesa.
    Quest'ultima non può far altro che riconoscere lo stato di fatto: se gli Stati permettono loro di professare pubblicamente una fede non vera, si deve rispettare la loro umanità, non la loro dottrina."

     
    Citazione Originariamente Scritto da Giò Visualizza Messaggio
    Infine, per concludere su questo punto, va sottolineato che, non esistendo un diritto ad aderire alla religione che si vuole, né in forma individuale né associata, parlare di ingiustificata limitazione della libertà religiosa anche in riferimento ai casi - deplorevoli e, giustamente, condannati sempre dalla Chiesa - di conversioni forzate o di violenze arbitrarie contro gli ebrei risulta equivoco e fuorviante
    Verso gli Ebrei vi furono limitazioni della libertà religiosa per sé, motivate da questioni politiche e sociali e non religiose — dalle vicende legate ai Monti di Pietà alle edizioni del Talmud con i testi proibiti anticristiani, fino alla grande questione dei giuramenti verso le nascenti strutture dello Stato — ma la libertà di professare la propria religione in sé non è mai stata negata. L'Inquisizione, infatti, non ha mai giudicato gli ebrei per la loro fede, benché la loro religione neghi tutti gli articoli della fede cristiana.
    La libertà religiosa in sé è sempre stata riconosciuta, pur non fondandosi sul diritto ma sull'errore e il peccato, persino quello del deicidio. Veniva perseguito l'esercizio di detta libertà quando aveva ricadute sulla società attraverso i costumi (i giuramenti), lo scandalo (i testi anticristiani del Talmud) o l'economia, cioè la libertà religiosa "per sé", per le sue estrinsecazioni in foro pubblico.

    Oggi, la legittima pluralità religiosa "per sé" è quella che lo Statuto Albertino ha introdotto, relativamente all'Italia — o le altre costituzioni in merito alle rispettive nazioni — non la Nostra Aetate.
    Si continua a difendere il Principe, attaccando il Papa! Ogni volta che si attacca un Papa si difende un Principe, così come ogni volta che si difende la Politica si ostacola il Logos divino che opera nella società.
    E ho la sensazione che vi sia la grande mano massonica che si muove dietro la critica tradizionalista al Concilio. Gli enti tradizionalisti agiscono in buona fede — un'assoluta buona fede, almeno quelli intermedi, sia chiaro! — agiscono così perché reagiscono allo scandalo del mondo moderno. Ma senza volerlo stanno difendendo il Principe che l'ha causato! Per questo bisogna superare anche la connessione Fascismo buono-Chiesa, senza per questo rigettare ciò che di buono c'è stato in quella esperienza storica, senza per questo rinnegare un'appartenenza e un sentimento — ci mancherebbe! — ma un sentimento è una cosa , altra cosa la ragione.
    Ma se non si riesce a prendere le distanze sull'oggi — cioè rinunciare a cercare di attualizzarlo — vuol dire che si è ancora dentro quell'inganno di quella che chiamo la grande bolla gnostica che ci divide tra destra e sinistra. L'idea di non potersi scollegare dal fascismo per timore di cadere nel comunismo o nel catto-comunismo è falsa: tutte le contraddizioni sono solo apparenze della grande gnosi hegeliana destra-sinistra. Quindi non ci sono contraddizioni tra Chiesa pre-conciliare e post; sono solo apparenti.

    Citazione Originariamente Scritto da Giò Visualizza Messaggio
    i vocaboli "ebraismo" e "giudaismo" sono sinonimi. È vero che ci sono alcuni studiosi che distinguono fra ebraismo e giudaismo, intendendo con quest'ultimo la configurazione assunta dall'ebraismo a partire dalla diaspora del 70 d.C. o il talmudismo, ma è arbitrario assumere tale distinzione erudita come se fosse stata "canonizzata" dalla Chiesa stessa nei suoi documenti. Basti pensare al fatto che, se si consulta la voce dell'Enciclopedia Cattolica degli anni '50 dedicata al giudaismo, si vedrà che esso viene definito esplicitamente come "religione ebraica". E, se si consulta la voce dedicata agli ebrei, si potrà notare un rimando alla voce dedicata al giudaismo per quanto concerne religione e filosofia degli ebrei. Ad ogni modo, ciò che taglia la testa al toro è lo stesso documento Nostra Aetate. Nella versione italiana del documento si utilizza la parola "ebrei" per indicare coloro che aderiscono alla religione ebraica. Nella versione francese, invece, si utilizza la parola juifs. In quella tedesca juden. In quella inglese jews. Ma cosa dice l'originale latino del testo? Iudaei. Perciò, ne consegue che, secondo la stessa mens del Concilio Vaticano II e dei Papi che ne hanno portato avanti i pretesi insegnamenti e le pretese indicazioni pastorali, quando nei documenti ufficiali si parla di ebraismo o religione ebraica non si fa altro che utilizzare un sinonimo di giudaismo, così come quando si parla di ebrei non si fa altro che utilizzare un sinonimo di giudei. E viceversa (da entrambi i lati);
    Non è mera erudizione, ma il riconoscimento di una continuità storica poiché si può affermare che il Cristianesimo sia l'evoluzione del messianismo profetico dell'Ebraismo (come sostenuto da numerosi studi storici). Di fatto, non è affatto ardito dire che l'ebraismo talmudico sta al Cristianesimo come la Riforma protestante sta al Cattolicesimo. Tale pregnanza storia si mantiene viva nelle parole, e in esse risiede un Atto efficace di Dio: un atto efficace totale nella Parola delle Scritture e parzialmente efficace nelle parole umane in quanto tali, attraverso la loro evoluzione etimologica.
    Del resto, l'uso della lingua italiana è superiore a ogni altra lingua — fatta salva quella latina — poiché l'Italia, con Roma, è la terra della Chiesa. Se nella nostra lingua permane questa distinzione tra 'ebrei' e 'giudei', vi è in ciò una provvidenza divina (come direbbe Sant'Agostino).

    Consideriamo e sviluppiamo il contrasto tra l'italiano e il latino: il termine Iudaei nasce perché i Romani conobbero gli ebrei durante la loro fase di 'giudaizzazione', caratterizzata da una tendenza etno-nazionalista e da una definizione politico-geografica. Nella Chiesa, dalle origini fino a metà del XX secolo, Iudaei è rimasto il termine standard nel linguaggio giuridico, teologico e liturgico, poiché volto a indicare il popolo che aveva rigettato il Signore. Il termine Hebraei non è mai scomparso però, ma assolveva a una funzione diversa: indicava il popolo d'Israele nel periodo dell'Antico Testamento o si riferiva alla lingua sacra (lingua Hebraica)."

    Sarebbe dunque superficiale pensare che la Chiesa si lasci trascinare dal mondo o che utilizzi questi termini come sinonimi solo perché il linguaggio comune li sovrappone. Se la Chiesa ha cambiato terminologia e predilige oggi il termine Ebrei, è perché ha scelto di rivolgersi all’anima ebraica delle radici piuttosto che ai Giudei, sebbene costoro, se credenti, siano nella quasi totalità giudei.
    Evidentemente, la Chiesa ritiene che non sia più possibile interloquire con l'ebraismo in quanto giudaismo. Dopo averci provato per venti secoli, ha preso atto che esso ha raggiunto una radicalizzazione estrema, evolvendosi nel sionismo religioso (erede del sionismo revisionista di destra).
    Per chiarezza di chi legge, va spiegato che tra l'Ottocento e il Novecento è avvenuta una trasformazione epocale: il sionismo, inizialmente condannato dai rabbini come ateo, materialista e blasfemo, è stato gradualmente assimilato tra gli anni '20 e '30 — a partire dalle comunità più laicizzate, come quella tedesca — fino a essere integrato dai rabbini stessi come parte della religiosità giudaica e dell'ebraicità.
    Si tratta di una metamorfosi incredibile e, in un certo senso, apocalittica: nella visione giudaica tradizionale, infatti, spettava solo al Messia rifondare il Regno d'Israele, e le speculazioni messianiche erano state quasi del tutto abbandonate (persino la Stella di Davide compariva raramente nell'iconografia delle sinagoghe).
    A metà dell'Ottocento, sotto l'influsso delle riforme napoleoniche, ebbe inizio la grande laicizzazione; la speculazione messianica riprese vita, identificando il Messia prima nelle idee socialiste e poi nello stesso popolo ebraico, sfociando nel XX secolo nella 'teologia dell'Olocausto' e, infine, nello Stato d'Israele. Oggi, sono gli ebrei-giudei Neturei Karta, antisionisti, a rappresentare ciò che il mondo ebraico-giudaico era, per così dire, prima di Napoleone.

    "La Chiesa, dunque, riconosce un fatto drammatico e apocalittico: il giudaismo è perduto (lascio intendere cosa ciò significhi sul piano spirituale), ma gli Ebrei non sono, e non devono essere, perduti. Da qui scaturisce l'estremo tentativo della pastorale conciliare: un vero eco del «Padre, perdona loro perché non sanno quello che fanno», con il Cristo che si fa Avvocato difensore, presso il Padre, degli indifendibili.
    In questa prospettiva, il dato peggiore non è il solo rifiuto di Cristo. Può esserci qualcosa di peggio? Sì: credere che il Messia, il Cristo, sia lo Stato d'Israele. Se rifiuti Gesù come il Cristo lasciando vuoto lo spazio a Lui destinato, la situazione è grave, ma non quanto rifiutare Gesù occupandone lo spazio di Cristo con l'idolatria del Regno di Davide. In questo secondo caso, il rifiuto iniziato duemila anni fa giunge a compimento.

    Sottolineo, in questo passaggio, la visione gradualista: il rifiuto di Gesù come Cristo è iniziato con il Sinedrio, si è consolidato con il talmudismo e si è completato nella nostra epoca con il sionismo religioso che mira a rifondare il Tempio.
    Secondo la tradizione giudaica più profonda, infatti, spetterebbe solo al Messia rifondare il Tempio, facendolo scendere già costruito direttamente dal cielo in terra.
    Questa visione soprannaturale sottolinea l'abisso che separa l'attesa messianica tradizionale dall'attivismo del sionismo religioso odierno. La Chiesa, nel suo approccio pastorale, sembra dunque muoversi su questo crinale: riconoscere l'identità degli Ebrei legata alle promesse divine, pur denunciando implicitamente la deriva di chi ha sostituito l'attesa del Logos con l'edificazione di un regno puramente politico e materiale.
    In definitiva, non vi è rottura tra la Chiesa di ieri e quella di oggi, ma un cambio di strategia davanti a un mondo che ha trasformato la speranza teologica in ideologia terrena. La 'mano massonica' che citavo prima agisce proprio qui: nel soffiare sul fuoco della contrapposizione per impedire che si scorga l'unica Verità che unisce la Scrittura alla Storia.


    Veniamo ora al tema dell'Alleanza mai revocata.

    Citazione Originariamente Scritto da Giò Visualizza Messaggio
    - Papa Francesco non ha mai fatto dell'antigiudaismo teologico. Dire che la legge mosaica non dà la vita eterna non è sufficiente perché il problema è la convinzione che l'Antica alleanza sia ancora in vigore, convinzione errata a cui Nostra Aetate ha spalancato le porte. E Papa Francesco cos'ha detto a riguardo? Che l'Antica alleanza è irrevocabile! Ma come si può sostenere l'irrevocabilità dell'Antica alleanza, se quest'ultima ha cessato di esistere confluendo nella Nuova alleanza e se il popolo eletto da Dio è, attualmente, non quello che si dice, a vario titolo, ebraico, bensì tutti coloro che si riconoscono nella Chiesa Cattolica?;

    Abbiamo Gesù che, con l'Ultima Cena, istituisce l'Eucaristia come sigillo della «nuova ed eterna alleanza». Ciò implica che l'alleanza stabilita con Abramo sia conclusa? Essa non era forse eterna?

    Papa Francesco — che esercita, eccome, un antigiudaismo teologico — quando rammenta che la Legge è stata data con Mosè e non con Abramo, ricorda implicitamente che la Legge del Sinai è stata un patto, uno Statuto, funzionale a realizzare l'obiettivo dell'Alleanza originaria. Se dunque la Legge (il mezzo) decade o si compie, l'Alleanza (il fine) trova la sua pienezza solo in Cristo."
    Infatti lo Spadafora in Cristianesimo e Giudaismo scrive: "Israele ha violato gli statuti del patto, subirà pertanto la sanzione: anche il regno di Giuda con Gerusalemme sarà distrutto; i superstiti deportati in esilio. Ma l'alleanza non può perire. Il disegno salvifico di Dio sarà realizzato dalla sua onnipotenza e infinita misericordia, mediante la conservazione e la conversione di un «resto» attraverso la tribolazione dell'esilio [...]", addirittura è più esplicito qui: "Già dopo il diluvio, con Noè, rappresentante della nuova umanità, Dio aveva stabilito un'alleanza (Gen. 9-10). Il Vecchio Testamento, preparazione al Cristo, risuona tutto dell'alleanza di Dio con Israele; l'alleanza per eccellenza; tutta la storia d'Israele è un frammento della storia divina: Dio e Israele, se così è lecito esprimersi, lavorano ad una medesima opera. I loro rapporti sono espressi e regolati dalla alleanza. È un insieme armonioso che si sviluppa e determina in un trittico: una triplice alleanza o tre forme di un'unica alleanza; ogni parte illumina più immediatamente e direttamente ciascuno dei tre lunghi periodi che le corrispondono."
    L’alleanza con Abramo (periodo patriarcale, da Abramo a Mosè); l’alleanza con Israele al Sinai (tramite Mosè); l’alleanza con Davide (e perciò con la tribù e il regno di Giuda), quale preparazione immediata al Messia». Qui il Monsignore non fa altro che seguire lo schema di Sant'Ireneo di Lione, il quale identifica le quattro alleanze universali date all’umanità: quelle di Adamo, Noè, Abramo e, infine, quella di Gesù.

    Bisogna dunque avere le "fette di prosciutto davanti agli occhi" per non comprendere in che senso l'alleanza con Abramo sia irrevocabile. È pura superficialità scambiarla per un’approvazione degli errori di Israele — errori che non appartengono solo al giudaismo talmudico, ma che costellano tutta la storia biblica dell’antico Israele. Per questo ieri sera, Venerdì Santo, la Chiesa ha pregato affinché gli ebrei — non i "giudei" in senso spregiativo — raggiungano la pienezza della Redenzione. Non si tratta di una legittimazione del giudaismo, bensì della speranza che si compia l'alleanza di Abramo, la quale era già tutta orientata a Cristo.
    Sono perfettamente consapevole che i cattolici meno istruiti credano che gli ebrei possano salvarsi nella sola fedeltà alla Legge Mosaica e, dunque, nel giudaismo nella sua forma attuale. Ma chi conosce Spadafora capisce bene cosa si intenda! Se i fedeli non comprendono che l'alleanza irrevocabile non è quella (transitoria) del Sinai, che colpa ne ha la Chiesa? Sicuramente c'è colpa della Chiesa delle parrocchie ma non della Chiesa nel Suo Sommo Pontefice.
    Che l'alleanza con Abramo fosse in vista di Cristo è evidente a chiunque legga le Scritture con attenzione; non occorre chissà quale erudizione ma solo tanta attenzione alle parole:


    Gn 13,4:

    «Alza gli occhi e dal luogo dove tu stai spingi lo sguardo verso il settentrione e il mezzogiorno, verso l'oriente e l'occidente. Tutto il paese che tu vedi, io lo darò a te e alla tua discendenza per sempre. Renderò la tua discendenza come la polvere della terra: se uno può contare la polvere della terra, potrà contare anche i tuoi discendenti.


    Gn 15,5:

    "gli disse: «Guarda in cielo e conta le stelle, se riesci a contarle» e soggiunse: «Tale sarà la tua discendenza»."


    Gn 17,4-8:

    «Eccomi:
    la mia alleanza è con te
    e sarai padre
    di una moltitudine di popoli.
    Non ti chiamerai più Abram
    ma ti chiamerai Abraham
    perché padre di una moltitudine
    di popoli ti renderò. E ti renderò molto, molto fecondo; ti farò diventare nazioni e da te nasceranno dei re
    . Stabilirò la mia alleanza con te e con la tua discendenza dopo di te di generazione in generazione, come alleanza perenne, per essere il Dio tuo e della tua discendenza dopo di te. Darò a te e alla tua discendenza dopo di te il paese dove sei straniero, tutto il paese di Canaan in possesso perenne; sarò il vostro Dio».


    Gn 22, 16-18

    «Giuro per me stesso, oracolo del Signore: perché tu hai fatto questo e non mi hai rifiutato tuo figlio, il tuo unico figlio, io ti benedirò con ogni benedizione e renderò molto numerosa la tua discendenza, come le stelle del cielo e come la sabbia che è sul lido del mare; la tua discendenza si impadronirà delle città dei nemici. Saranno benedette per la tua discendenza tutte le nazioni della terra, perché tu hai obbedito alla mia voce».


    In grassetto ho evidenziato le espressioni incompatibili con un'alleanza di tipo etnico-nazionalista. Viene detto chiaramente che la discendenza sarà come la «polvere della terra», ovvero come la totalità della terra stessa e, dunque, dell'intera umanità; lo stesso vale per il simbolismo delle «stelle del cielo».
    Gli ebrei, da soli, hanno forse originato popoli e re? Per «re» si intendono le grandi dinastie che hanno segnato la storia della civiltà umana, come quelle cattoliche dei Carolingi o degli Asburgo. L'alleanza di Abramo prevedeva, infatti, l'innesto della sua discendenza biologica in tutta l'umanità per diffondere il monoteismo e la civiltà mosaica, preparando così l'avvento del Messia.
    Il popolo ebraico stava assolvendo a questo compito attraverso le comunità sparse nel Mediterraneo antico, specialmente ad Alessandria d'Egitto: lì, la grande comunità ebraica elaborava la lettura allegorica pre-cristiana con i suoi filosofi neoplatonici e con la traduzione della Septuaginta, voluta proprio per diffondere le Scritture nel mondo ellenico.

    Questa era l'Alleanza irrevocabile. A essa si appella la Chiesa, poiché non vi sono altre vie ordinarie alla conversione; restano solo le vie straordinarie, che spettano unicamente a Dio. Pensare che Giovanni Paolo II potesse recarsi in sinagoga a puntare il dito contro i presenti intimando: «Convertitevi o perirete all'inferno», è infantile, di un'ingenuità disarmante. Più razionalmente si obietterà che avrebbe potuto non andarvi, ma si comprende il motivo del suo gesto solo se si smette di leggere l'ebraismo-giudaismo come un monolite immutabile (un grande mito del cristianesimo protestante). Al contrario, va visto come una religione che si è evoluta e radicalizzata fino a completare, oggi, il proprio rifiuto di Cristo. In passato, tale rifiuto non era totale perché, al posto del Messia, vi era un vuoto teologico occupato solo dalle idolatrie legalistiche talmudiche; oggi, invece, quello spazio è occupato dallo Stato d'Israele. È qui che il rifiuto giunge a compimento.

    È un fatto drammatico e apocalittico. Ed è allora che Pietro — di cui Giovanni Paolo II è figura — torna in sinagoga: non parla più ai 'giudei', ma agli Ebrei, cercando ciò che ancora può essere rimasto dell'alleanza originale di Abramo.
    Io la vedo così.



    Citazione Originariamente Scritto da Giò Visualizza Messaggio
    Gesù è certamente il nuovo Adamo, ma è comunque un uomo che ha avuto i natali dalla Beata Maria Sempre Vergine, cioè da una donna che discendeva dalla stirpe di Davide. Ella era etnicamente e religiosamente ebrea. Etnicamente, in quanto la sua discendenza di sangue era la stessa di re Davide che, a sua volta, discendeva da Abramo. Religiosamente, in quanto apparteneva alla comunità religiosa ebraica, ai cui riti, usi e costumi si era conformata. Per Gesù, quindi, è stato lo stesso. Non crederai mica che Cristo non avesse, nella sua natura umana corporea, geni che gli erano derivati da sua Madre? Pio XI, dicendo che Gesù Cristo prese la sua natura umana da un popolo che poi lo mise in croce, disse semplicemente questo: Dio si fece carne, assumendo la natura umana da un'ebrea, e, così facendo, assunse egli stesso, in quanto uomo, l'appartenenza al popolo ebraico. Un'appartenenza duplice: etnica e religiosa. Cosa c'è che non ti torna? Smentisco poi che questo sia un discorso gnostico aut similia. È San Tommaso d'Aquino, trattando della società, a dire che il tutto è superiore alle parti di cui è composto, mica Basilide e Valentino. Poi, che questo non vada inteso come se la società o una qualsiasi formazione sociale fossero una sostanza per me è pacifico e lo sai bene;
    Questa idea di 'popolo' mi pare strana dal punto di vista cattolico e più influenzata dalla cultura laica e razzialista della destra. I geni sono umani, non 'ebrei'. La natura di Cristo è umana; la Sua identità storica e religiosa, invece, è ebraica. Ma non si tratta di natura, bensì di cultura. Egli è ebreo perché nato da madre di religione e discendenza ebraica — Maria è discendente di Iesse, padre di Davide — ed è cresciuto nella comunità ebraica. Tra l’altro, è interessante notare che sia la teologia moderna a sottolineare l’ebraicità di Gesù, più di quanto facesse la teologia tradizionale!
    Gesù è ebreo per la cultura trasmessa da generazioni di ebrei. La discendenza è trasmissione di una tradizione culturale e religiosa; la componente biologica serve solo ad assicurare la continuità e la forza di tale tradizione. In linea teorica, Gesù sarebbe stato ebreo anche se fosse stato figlio di un pagano convertito al mosaismo.
    In epoca antica, vi fu un proselitismo ebraico: greci e romani delle classi colte conoscevano la religione mosaica e vi erano non pochi adepti. Certamente doveva esistere una grande rigorosità: prima di accogliere qualcuno come 'vero ebreo', bisognava probabilmente appartenere a una famiglia convertita da alcune generazioni e godere della stima della comunità. Se l'uomo Gesù fosse nato tra ebrei convertiti di recente, non avrebbe avuto la stessa solidità culturale. Noi stessi, dopo duemila anni, siamo ancora in parte pagani! Pertanto, la biologia dell'etnia ebraica è stata, nella Provvidenza divina, il mezzo sicuro per garantire la piena solidità della civiltà mosaica e dello spirito dei profeti e di tutto la Parola di Dio nell'Uomo-Gesù.


    Citazione Originariamente Scritto da Giò Visualizza Messaggio
    - non ho detto che la responsabilità collettiva degli ebrei nel deicidio consista in una sorta di "secondo peccato originale", che si trasmette con la generazione, ma ho detto che con il peccato originale condivide, in una certa misura, l'ereditarietà. In che senso? Nel senso che gli ebrei odierni, in quanto continuano a non accettare Cristo come Messia e Figlio di Dio e a non aderire alla Chiesa Cattolica, quale Novus et Verus Israel, sono spiritualmente eredi di coloro che, sobillati dal sinedrio, tra Cristo e Barabba scelsero Barabba. Questo è l'atavismo di cui si parla;

    Atteso che la discendenza è un fatto culturale e non meramente biologico — essendo la biologia solo la causa materiale e non certo la causa finale — si comprende perché i cristiani siano interessati ai concetti di 'discendenza' e di 'popolo'.
    Per i giudei, la trasmissione di questa eredità risiede nell'accettazione del trattato Gittin del Talmud, il quale ha recepito, convalidato e tramandato la sentenza del Sinedrio. È in questo passaggio che si gioca tale eredità, restando pur sempre entro la cornice dei principi della teologia morale cattolica riguardanti la colpevolezza soggettiva di ogni singola azione.
    Ti ringrazio per la profondità e la serietà dei tuoi contributi come sempre e spero di aver focalizzato meglio i punti di disaccordo per la nostra reciproca crescita.

    @Giò.
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  2. #22
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    Predefinito Re: Richiamo

    Citazione Originariamente Scritto da salve Visualizza Messaggio
    madonna quanto chiacchieri,
    magari avrà pure raggione, ma tu @emv riesci a seguirlo e stargli dietro?

    per leggere tutto e rispondere gli devi dedicare come minimo una giornata, rinunciando a fare altro, possibile che nella vita non pensi ci siano cose migliori da fare, che stare dietro agli sproloqui arzigoggolati di giò?
    @salve
    E che c'è vo'? Gli ho risposto in 5 minuti...
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  3. #23
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    Predefinito Re: Richiamo

    Citazione Originariamente Scritto da emv Visualizza Messaggio
    In grassetto ho evidenziato i concetti problematici che, a mio avviso, sostengono l'intero impianto del discorso tradizionalista classico che hai illustrato così bene: legittimità e liceità morale, diritto e libertà.
    Nella teologia morale, legittimità e liceità sono distinte, ma strettamente correlate attraverso il concetto di Legge Naturale.

    La legittimità è solitamente equivalente alla legalità. La Chiesa insegna che una legge civile è «legittima» solo se rispetta il bene comune e l’ordine morale.
    La liceità morale si riferisce invece alla conformità con la Legge di Dio e la retta ragione.

    Pertanto, in un testo che faccia riferimento a religioni e costumi, il termine «legittimo» assumerà sfumature diverse a seconda della natura del documento: se il testo è dottrinale (rivolto a Dio/alla Verità), sarà usato nel senso di conformità alla legge divina; se è pastorale (rivolto agli uomini), sarà inteso come conformità alle leggi umane.
    Anche la carità si esercita diversamente in un testo dottrinale rispetto a uno pastorale.

    «Il governo dell’uomo deriva da quello di Dio e deve imitarlo», insegna San Tommaso. Com’era il governo di Dio nell’Eden? Adamo non aveva il diritto di peccare, ma ha avuto la libertà di farlo. La Nostra Aetate non nega che «l’errore non ha diritti», ma riconosce che Dio ci ha concesso la libertà di sbagliare, ebrei compresi. Siamo in ambito pastorale: il testo non è un invito a cambiare fede, ci mancherebbe, ma a cambiare atteggiamento. In che senso, a rivolgersi alla ebraicità degli Ebrei non al loro attuale giudaismo.








    A mio avviso, si avalla soltanto l'idea che ogni essere umano abbia la libertà di professare la propria fede, anche se erronea, ma non il diritto di farlo.
    Diritto e libertà sono concetti distinti: un diritto è dovuto (è una "pretesa"), mentre una libertà è voluta (è una "facoltà"). Se la si desidera, la si esercita. La libertà religiosa, ad esempio, gli ebrei l'hanno ottenuta attraverso la politica; per questo si deve ringraziare il 'Principe' e non il Papa, lo Stato e non la Chiesa.
    Quest'ultima non può far altro che riconoscere lo stato di fatto: se gli Stati permettono loro di professare pubblicamente una fede non vera, si deve rispettare la loro umanità, non la loro dottrina."




    Verso gli Ebrei vi furono limitazioni della libertà religiosa per sé, motivate da questioni politiche e sociali e non religiose — dalle vicende legate ai Monti di Pietà alle edizioni del Talmud con i testi proibiti anticristiani, fino alla grande questione dei giuramenti verso le nascenti strutture dello Stato — ma la libertà di professare la propria religione in sé non è mai stata negata. L'Inquisizione, infatti, non ha mai giudicato gli ebrei per la loro fede, benché la loro religione neghi tutti gli articoli della fede cristiana.
    La libertà religiosa in sé è sempre stata riconosciuta, pur non fondandosi sul diritto ma sull'errore e il peccato, persino quello del deicidio. Veniva perseguito l'esercizio di detta libertà quando aveva ricadute sulla società attraverso i costumi (i giuramenti), lo scandalo (i testi anticristiani del Talmud) o l'economia, cioè la libertà religiosa "per sé", per le sue estrinsecazioni in foro pubblico.

    Oggi, la legittima pluralità religiosa "per sé" è quella che lo Statuto Albertino ha introdotto, relativamente all'Italia — o le altre costituzioni in merito alle rispettive nazioni — non la Nostra Aetate.
    Si continua a difendere il Principe, attaccando il Papa! Ogni volta che si attacca un Papa si difende un Principe, così come ogni volta che si difende la Politica si ostacola il Logos divino che opera nella società.
    E ho la sensazione che vi sia la grande mano massonica che si muove dietro la critica tradizionalista al Concilio. Gli enti tradizionalisti agiscono in buona fede — un'assoluta buona fede, almeno quelli intermedi, sia chiaro! — agiscono così perché reagiscono allo scandalo del mondo moderno. Ma senza volerlo stanno difendendo il Principe che l'ha causato! Per questo bisogna superare anche la connessione Fascismo buono-Chiesa, senza per questo rigettare ciò che di buono c'è stato in quella esperienza storica, senza per questo rinnegare un'appartenenza e un sentimento — ci mancherebbe! — ma un sentimento è una cosa , altra cosa la ragione.
    Ma se non si riesce a prendere le distanze sull'oggi — cioè rinunciare a cercare di attualizzarlo — vuol dire che si è ancora dentro quell'inganno di quella che chiamo la grande bolla gnostica che ci divide tra destra e sinistra. L'idea di non potersi scollegare dal fascismo per timore di cadere nel comunismo o nel catto-comunismo è falsa: tutte le contraddizioni sono solo apparenze della grande gnosi hegeliana destra-sinistra. Quindi non ci sono contraddizioni tra Chiesa pre-conciliare e post; sono solo apparenti.



    Non è mera erudizione, ma il riconoscimento di una continuità storica poiché si può affermare che il Cristianesimo sia l'evoluzione del messianismo profetico dell'Ebraismo (come sostenuto da numerosi studi storici). Di fatto, non è affatto ardito dire che l'ebraismo talmudico sta al Cristianesimo come la Riforma protestante sta al Cattolicesimo. Tale pregnanza storia si mantiene viva nelle parole, e in esse risiede un Atto efficace di Dio: un atto efficace totale nella Parola delle Scritture e parzialmente efficace nelle parole umane in quanto tali, attraverso la loro evoluzione etimologica.
    Del resto, l'uso della lingua italiana è superiore a ogni altra lingua — fatta salva quella latina — poiché l'Italia, con Roma, è la terra della Chiesa. Se nella nostra lingua permane questa distinzione tra 'ebrei' e 'giudei', vi è in ciò una provvidenza divina (come direbbe Sant'Agostino).

    Consideriamo e sviluppiamo il contrasto tra l'italiano e il latino: il termine Iudaei nasce perché i Romani conobbero gli ebrei durante la loro fase di 'giudaizzazione', caratterizzata da una tendenza etno-nazionalista e da una definizione politico-geografica. Nella Chiesa, dalle origini fino a metà del XX secolo, Iudaei è rimasto il termine standard nel linguaggio giuridico, teologico e liturgico, poiché volto a indicare il popolo che aveva rigettato il Signore. Il termine Hebraei non è mai scomparso però, ma assolveva a una funzione diversa: indicava il popolo d'Israele nel periodo dell'Antico Testamento o si riferiva alla lingua sacra (lingua Hebraica)."

    Sarebbe dunque superficiale pensare che la Chiesa si lasci trascinare dal mondo o che utilizzi questi termini come sinonimi solo perché il linguaggio comune li sovrappone. Se la Chiesa ha cambiato terminologia e predilige oggi il termine Ebrei, è perché ha scelto di rivolgersi all’anima ebraica delle radici piuttosto che ai Giudei, sebbene costoro, se credenti, siano nella quasi totalità giudei.
    Evidentemente, la Chiesa ritiene che non sia più possibile interloquire con l'ebraismo in quanto giudaismo. Dopo averci provato per venti secoli, ha preso atto che esso ha raggiunto una radicalizzazione estrema, evolvendosi nel sionismo religioso (erede del sionismo revisionista di destra).
    Per chiarezza di chi legge, va spiegato che tra l'Ottocento e il Novecento è avvenuta una trasformazione epocale: il sionismo, inizialmente condannato dai rabbini come ateo, materialista e blasfemo, è stato gradualmente assimilato tra gli anni '20 e '30 — a partire dalle comunità più laicizzate, come quella tedesca — fino a essere integrato dai rabbini stessi come parte della religiosità giudaica e dell'ebraicità.
    Si tratta di una metamorfosi incredibile e, in un certo senso, apocalittica: nella visione giudaica tradizionale, infatti, spettava solo al Messia rifondare il Regno d'Israele, e le speculazioni messianiche erano state quasi del tutto abbandonate (persino la Stella di Davide compariva raramente nell'iconografia delle sinagoghe).
    A metà dell'Ottocento, sotto l'influsso delle riforme napoleoniche, ebbe inizio la grande laicizzazione; la speculazione messianica riprese vita, identificando il Messia prima nelle idee socialiste e poi nello stesso popolo ebraico, sfociando nel XX secolo nella 'teologia dell'Olocausto' e, infine, nello Stato d'Israele. Oggi, sono gli ebrei-giudei Neturei Karta, antisionisti, a rappresentare ciò che il mondo ebraico-giudaico era, per così dire, prima di Napoleone.

    "La Chiesa, dunque, riconosce un fatto drammatico e apocalittico: il giudaismo è perduto (lascio intendere cosa ciò significhi sul piano spirituale), ma gli Ebrei non sono, e non devono essere, perduti. Da qui scaturisce l'estremo tentativo della pastorale conciliare: un vero eco del «Padre, perdona loro perché non sanno quello che fanno», con il Cristo che si fa Avvocato difensore, presso il Padre, degli indifendibili.
    In questa prospettiva, il dato peggiore non è il solo rifiuto di Cristo. Può esserci qualcosa di peggio? Sì: credere che il Messia, il Cristo, sia lo Stato d'Israele. Se rifiuti Gesù come il Cristo lasciando vuoto lo spazio a Lui destinato, la situazione è grave, ma non quanto rifiutare Gesù occupandone lo spazio di Cristo con l'idolatria del Regno di Davide. In questo secondo caso, il rifiuto iniziato duemila anni fa giunge a compimento.

    Sottolineo, in questo passaggio, la visione gradualista: il rifiuto di Gesù come Cristo è iniziato con il Sinedrio, si è consolidato con il talmudismo e si è completato nella nostra epoca con il sionismo religioso che mira a rifondare il Tempio.
    Secondo la tradizione giudaica più profonda, infatti, spetterebbe solo al Messia rifondare il Tempio, facendolo scendere già costruito direttamente dal cielo in terra.
    Questa visione soprannaturale sottolinea l'abisso che separa l'attesa messianica tradizionale dall'attivismo del sionismo religioso odierno. La Chiesa, nel suo approccio pastorale, sembra dunque muoversi su questo crinale: riconoscere l'identità degli Ebrei legata alle promesse divine, pur denunciando implicitamente la deriva di chi ha sostituito l'attesa del Logos con l'edificazione di un regno puramente politico e materiale.
    In definitiva, non vi è rottura tra la Chiesa di ieri e quella di oggi, ma un cambio di strategia davanti a un mondo che ha trasformato la speranza teologica in ideologia terrena. La 'mano massonica' che citavo prima agisce proprio qui: nel soffiare sul fuoco della contrapposizione per impedire che si scorga l'unica Verità che unisce la Scrittura alla Storia.


    Veniamo ora al tema dell'Alleanza mai revocata.




    Abbiamo Gesù che, con l'Ultima Cena, istituisce l'Eucaristia come sigillo della «nuova ed eterna alleanza». Ciò implica che l'alleanza stabilita con Abramo sia conclusa? Essa non era forse eterna?

    Papa Francesco — che esercita, eccome, un antigiudaismo teologico — quando rammenta che la Legge è stata data con Mosè e non con Abramo, ricorda implicitamente che la Legge del Sinai è stata un patto, uno Statuto, funzionale a realizzare l'obiettivo dell'Alleanza originaria. Se dunque la Legge (il mezzo) decade o si compie, l'Alleanza (il fine) trova la sua pienezza solo in Cristo."
    Infatti lo Spadafora in Cristianesimo e Giudaismo scrive: "Israele ha violato gli statuti del patto, subirà pertanto la sanzione: anche il regno di Giuda con Gerusalemme sarà distrutto; i superstiti deportati in esilio. Ma l'alleanza non può perire. Il disegno salvifico di Dio sarà realizzato dalla sua onnipotenza e infinita misericordia, mediante la conservazione e la conversione di un «resto» attraverso la tribolazione dell'esilio [...]", addirittura è più esplicito qui: "Già dopo il diluvio, con Noè, rappresentante della nuova umanità, Dio aveva stabilito un'alleanza (Gen. 9-10). Il Vecchio Testamento, preparazione al Cristo, risuona tutto dell'alleanza di Dio con Israele; l'alleanza per eccellenza; tutta la storia d'Israele è un frammento della storia divina: Dio e Israele, se così è lecito esprimersi, lavorano ad una medesima opera. I loro rapporti sono espressi e regolati dalla alleanza. È un insieme armonioso che si sviluppa e determina in un trittico: una triplice alleanza o tre forme di un'unica alleanza; ogni parte illumina più immediatamente e direttamente ciascuno dei tre lunghi periodi che le corrispondono."
    L’alleanza con Abramo (periodo patriarcale, da Abramo a Mosè); l’alleanza con Israele al Sinai (tramite Mosè); l’alleanza con Davide (e perciò con la tribù e il regno di Giuda), quale preparazione immediata al Messia». Qui il Monsignore non fa altro che seguire lo schema di Sant'Ireneo di Lione, il quale identifica le quattro alleanze universali date all’umanità: quelle di Adamo, Noè, Abramo e, infine, quella di Gesù.

    Bisogna dunque avere le "fette di prosciutto davanti agli occhi" per non comprendere in che senso l'alleanza con Abramo sia irrevocabile. È pura superficialità scambiarla per un’approvazione degli errori di Israele — errori che non appartengono solo al giudaismo talmudico, ma che costellano tutta la storia biblica dell’antico Israele. Per questo ieri sera, Venerdì Santo, la Chiesa ha pregato affinché gli ebrei — non i "giudei" in senso spregiativo — raggiungano la pienezza della Redenzione. Non si tratta di una legittimazione del giudaismo, bensì della speranza che si compia l'alleanza di Abramo, la quale era già tutta orientata a Cristo.
    Sono perfettamente consapevole che i cattolici meno istruiti credano che gli ebrei possano salvarsi nella sola fedeltà alla Legge Mosaica e, dunque, nel giudaismo nella sua forma attuale. Ma chi conosce Spadafora capisce bene cosa si intenda! Se i fedeli non comprendono che l'alleanza irrevocabile non è quella (transitoria) del Sinai, che colpa ne ha la Chiesa? Sicuramente c'è colpa della Chiesa delle parrocchie ma non della Chiesa nel Suo Sommo Pontefice.
    Che l'alleanza con Abramo fosse in vista di Cristo è evidente a chiunque legga le Scritture con attenzione; non occorre chissà quale erudizione ma solo tanta attenzione alle parole:


    Gn 13,4:

    «Alza gli occhi e dal luogo dove tu stai spingi lo sguardo verso il settentrione e il mezzogiorno, verso l'oriente e l'occidente. Tutto il paese che tu vedi, io lo darò a te e alla tua discendenza per sempre. Renderò la tua discendenza come la polvere della terra: se uno può contare la polvere della terra, potrà contare anche i tuoi discendenti.


    Gn 15,5:

    "gli disse: «Guarda in cielo e conta le stelle, se riesci a contarle» e soggiunse: «Tale sarà la tua discendenza»."


    Gn 17,4-8:

    «Eccomi:
    la mia alleanza è con te
    e sarai padre
    di una moltitudine di popoli.
    Non ti chiamerai più Abram
    ma ti chiamerai Abraham
    perché padre di una moltitudine
    di popoli ti renderò. E ti renderò molto, molto fecondo; ti farò diventare nazioni e da te nasceranno dei re
    . Stabilirò la mia alleanza con te e con la tua discendenza dopo di te di generazione in generazione, come alleanza perenne, per essere il Dio tuo e della tua discendenza dopo di te. Darò a te e alla tua discendenza dopo di te il paese dove sei straniero, tutto il paese di Canaan in possesso perenne; sarò il vostro Dio».


    Gn 22, 16-18

    «Giuro per me stesso, oracolo del Signore: perché tu hai fatto questo e non mi hai rifiutato tuo figlio, il tuo unico figlio, io ti benedirò con ogni benedizione e renderò molto numerosa la tua discendenza, come le stelle del cielo e come la sabbia che è sul lido del mare; la tua discendenza si impadronirà delle città dei nemici. Saranno benedette per la tua discendenza tutte le nazioni della terra, perché tu hai obbedito alla mia voce».


    In grassetto ho evidenziato le espressioni incompatibili con un'alleanza di tipo etnico-nazionalista. Viene detto chiaramente che la discendenza sarà come la «polvere della terra», ovvero come la totalità della terra stessa e, dunque, dell'intera umanità; lo stesso vale per il simbolismo delle «stelle del cielo».
    Gli ebrei, da soli, hanno forse originato popoli e re? Per «re» si intendono le grandi dinastie che hanno segnato la storia della civiltà umana, come quelle cattoliche dei Carolingi o degli Asburgo. L'alleanza di Abramo prevedeva, infatti, l'innesto della sua discendenza biologica in tutta l'umanità per diffondere il monoteismo e la civiltà mosaica, preparando così l'avvento del Messia.
    Il popolo ebraico stava assolvendo a questo compito attraverso le comunità sparse nel Mediterraneo antico, specialmente ad Alessandria d'Egitto: lì, la grande comunità ebraica elaborava la lettura allegorica pre-cristiana con i suoi filosofi neoplatonici e con la traduzione della Septuaginta, voluta proprio per diffondere le Scritture nel mondo ellenico.

    Questa era l'Alleanza irrevocabile. A essa si appella la Chiesa, poiché non vi sono altre vie ordinarie alla conversione; restano solo le vie straordinarie, che spettano unicamente a Dio. Pensare che Giovanni Paolo II potesse recarsi in sinagoga a puntare il dito contro i presenti intimando: «Convertitevi o perirete all'inferno», è infantile, di un'ingenuità disarmante. Più razionalmente si obietterà che avrebbe potuto non andarvi, ma si comprende il motivo del suo gesto solo se si smette di leggere l'ebraismo-giudaismo come un monolite immutabile (un grande mito del cristianesimo protestante). Al contrario, va visto come una religione che si è evoluta e radicalizzata fino a completare, oggi, il proprio rifiuto di Cristo. In passato, tale rifiuto non era totale perché, al posto del Messia, vi era un vuoto teologico occupato solo dalle idolatrie legalistiche talmudiche; oggi, invece, quello spazio è occupato dallo Stato d'Israele. È qui che il rifiuto giunge a compimento.

    È un fatto drammatico e apocalittico. Ed è allora che Pietro — di cui Giovanni Paolo II è figura — torna in sinagoga: non parla più ai 'giudei', ma agli Ebrei, cercando ciò che ancora può essere rimasto dell'alleanza originale di Abramo.
    Io la vedo così.





    Questa idea di 'popolo' mi pare strana dal punto di vista cattolico e più influenzata dalla cultura laica e razzialista della destra. I geni sono umani, non 'ebrei'. La natura di Cristo è umana; la Sua identità storica e religiosa, invece, è ebraica. Ma non si tratta di natura, bensì di cultura. Egli è ebreo perché nato da madre di religione e discendenza ebraica — Maria è discendente di Iesse, padre di Davide — ed è cresciuto nella comunità ebraica. Tra l’altro, è interessante notare che sia la teologia moderna a sottolineare l’ebraicità di Gesù, più di quanto facesse la teologia tradizionale!
    Gesù è ebreo per la cultura trasmessa da generazioni di ebrei. La discendenza è trasmissione di una tradizione culturale e religiosa; la componente biologica serve solo ad assicurare la continuità e la forza di tale tradizione. In linea teorica, Gesù sarebbe stato ebreo anche se fosse stato figlio di un pagano convertito al mosaismo.
    In epoca antica, vi fu un proselitismo ebraico: greci e romani delle classi colte conoscevano la religione mosaica e vi erano non pochi adepti. Certamente doveva esistere una grande rigorosità: prima di accogliere qualcuno come 'vero ebreo', bisognava probabilmente appartenere a una famiglia convertita da alcune generazioni e godere della stima della comunità. Se l'uomo Gesù fosse nato tra ebrei convertiti di recente, non avrebbe avuto la stessa solidità culturale. Noi stessi, dopo duemila anni, siamo ancora in parte pagani! Pertanto, la biologia dell'etnia ebraica è stata, nella Provvidenza divina, il mezzo sicuro per garantire la piena solidità della civiltà mosaica e dello spirito dei profeti e di tutto la Parola di Dio nell'Uomo-Gesù.





    Atteso che la discendenza è un fatto culturale e non meramente biologico — essendo la biologia solo la causa materiale e non certo la causa finale — si comprende perché i cristiani siano interessati ai concetti di 'discendenza' e di 'popolo'.
    Per i giudei, la trasmissione di questa eredità risiede nell'accettazione del trattato Gittin del Talmud, il quale ha recepito, convalidato e tramandato la sentenza del Sinedrio. È in questo passaggio che si gioca tale eredità, restando pur sempre entro la cornice dei principi della teologia morale cattolica riguardanti la colpevolezza soggettiva di ogni singola azione.
    Ti ringrazio per la profondità e la serietà dei tuoi contributi come sempre e spero di aver focalizzato meglio i punti di disaccordo per la nostra reciproca crescita.

    @Giò.
    Anche in tal caso cercherò di rispondere per punti:

    - nego che Giovanni Paolo II e, a monte, Nostra Aetate abbiano inteso distinguere tra libertà religiosa de jure e libertà religiosa de facto (che sarebbe oggetto di un atto di tolleranza), riferendosi soltanto alla seconda ed escludendo la prima. Nostra Aetate è un documento promulgato durante il Concilio Vaticano II e questo concilio nella dichiarazione Dignitatis Humanae ha proclamato la libertà religiosa come diritto di aderire alla religione che si reputa vera (a prescindere dal fatto che lo sia effettivamente o meno) e di professarla esternamente nei limiti dell'ordine pubblico. Inoltre, ha precisato di considerare tale diritto fondato sulla stessa dignità dell'essere umano. Giovanni Paolo II ha mostrato in più occasioni di aderire a tale concezione della libertà religiosa. Pertanto, va escluso che nel discorso del 1986 in sinagoga Giovanni Paolo II intendesse riferirsi alla libertà religiosa come una mera libertà di fatto oggetto di tolleranza;

    - nel contesto del discorso di Giovanni Paolo II, l'espressione "legittima pluralità sul piano sociale, civile e religioso" va ad indicare qualcosa che si ritiene (a monte) moralmente lecito, non soltanto legale secondo le leggi "laiche" dello Stato, che possono anche essere ingiuste (e, come insegna tutta la morale cattolica, lex iniusta non est lex). Il tenore stesso delle parole usate lo fa capire con chiarezza: il Pontefice polacco biasimò il fatto che "alla comune accettazione" di tale "legittima pluralità sul piano sociale, civile e religioso" si sia "pervenuti con grandi difficoltà". La distinzione fra documento dottrinale e d'indole pastorale non "salva" il testo del discorso pontificio perché, in ogni caso, la pastorale non solo non può contraddire la dottrina, ma nemmeno la può oscurare e rendere equivoca (altrimenti, si è decisamente in presenza di una cattiva pastorale);

    - la professione esterna del culto ebraico fu permessa in virtù di un atto di tolleranza in numerosi Stati cristiani, ma nessun Pontefice ha mai inteso riconoscere in tali atti di tolleranza il riconoscimento di un diritto alla libertà religiosa in foro esterno per gli acattolici in generale e per gli ebrei in particolare. Le limitazioni che gli ebrei subirono negli Stati cristiani, incluso lo Stato pontificio, in ambito politico, sociale ed economico furono dettate sempre da motivi religiosi. In taluni casi, certamente in modo pretestuoso, ma questo non toglie nulla al fatto che la matrice fosse quella;

    - la Santa Inquisizione non giudicò mai gli ebrei, se non una volta battezzati (vedasi il caso dei cd. marrani), per la semplicissima ragione che la giurisdizione del Tribunale si estendeva soltanto sui cristiani, non sugli infedeli;

    - nego che lo Statuto albertino abbia mai riconosciuto un diritto alla libertà religiosa in foro esterno per gli acattolici, come testimonia la lettera stessa dell'art. 1 dello Statuto. Infatti, in esso possiamo leggere: "La Religione Cattolica, Apostolica e Romana è la sola Religione dello Stato. Gli altri culti ora esistenti sono tollerati conformemente alle leggi". È vero che i liberali subito dopo la concessione dello Statuto si adoperarono per manomettere il regime di tolleranza previsto per gli acattolici e trasformarlo nel riconoscimento di un diritto vero e proprio alla libertà religiosa in foro esterno, ma questo è un discorso a parte (ci riuscirono soltanto con l'entrata in vigore del Codice Zanardelli nel 1890, a cui poi pose rimedio il fascismo anni dopo, seppur attraverso diverse tappe);

    - è un dato di fatto che, dopo la promulgazione dei documenti del Concilio Vaticano II, il Vaticano si spese per far modificare ai pochi Stati cattolici che ancora riconoscevano il cattolicesimo come religione di Stato ed al tempo stesso ammettavano gli acattolici ad un mero regime di tolleranza, ancorché legalizzata ed in taluni casi persino abbastanza ampia, la propria legislazione in senso liberale. Caso particolarmente eclatante fu quello della Spagna franchista. La colpa qui è stata quella di non aver continuato ad opporsi alla corrente, decidendo ad un certo punto di approvarla;

    - nego che criticare rispettosamente, caritatevolmente ed in virtù volontà di difendere la fede il Papa significhi necessariamente difendere un "principe" o un qualsiasi politico di questo mondo. Non mi risulta, peraltro, che, salvo qualche rarissima eccezione, ci siano politici che abbiano fatto proprie le critiche ai testi del Concilio Vaticano II e ai documenti successivi o alla riforma liturgica avviata dopo il Concilio Vaticano II;

    - riguardo all'utilizzo della parola "ebrei" e della parola "giudei", torno a ripetere che è lo stesso documento Nostra Aetate a smentire la tua tesi. Il testo latino usa iudaei, mentre il testo italiano usa "ebrei". Questo significa che per gli estensori del documento e per chi lo ha promulgato, cioè il Papa, il termine italiano "ebrei" traduce il latino iudaei. Non voglio liquidare con superficialità il tuo punto di vista, ma solo farti notare che i tuoi ragionamenti presuppongono erroneamente che quello che tu sostieni (ebrei e giudei non sono necessariamente la stessa cosa) sia anche la prospettiva di chi ha redatto prima e promulgato poi Nostra Aetate. Non è così. In generale, faccio notare che anche prima del Concilio Vaticano II si usasse nello stesso linguaggio ecclesiastico i termini latini per indicare i giudei e gli ebrei come sinonimi. Si pensi alla famosa Constitutio contra impia scripta et libros hebraeorum del 1592 che trattava proprio del Talmud;

    - riguardo all'irrevocabilità dell'Antica alleanza, la citazione di mons. Spadafora non è pertinente. La frase "l'alleanza non può perire" si situa in un contesto in cui mons. Spadafora sta cercando di spiegare che la rovina del Vetus Israel sembra implicare un totale fallimento dell'Antica alleanza, così come delle promesse e dei doni connessi ad essa. Ma l'Antica alleanza non fallisce proprio perché un piccolo resto d'Israele riconosce in Gesù Cristo il Messia ed il Figlio di Dio e nella Chiesa Cattolica la sola ancora di salvezza che l'uomo ha. L'Alleanza non perisce prima che il "piccolo resto" effettui questo riconoscimento. Perisce nel momento in cui avviene, perché in questo riconoscimento c'è la sua realizzazione ed anche il suo esaurimento. L'Antica alleanza confluisce nella Nuova che la include e la supera. Papa Francesco però, quando dice che l'Antica alleanza è irrevocabile, non parla del piccolo resto d'Israele che riconobbe Cristo. Si riferisce ai giudei non solo di oggi, ma di tutti i secoli che si sono susseguiti dopo la morte e la resurrezione di Cristo. E questo è un errore;

    - è discutibile sostenere che "l'alleanza di Abramo prevedeva (...) l'innesto della sua discendenza biologica in tutta l'umanità per diffondere il monoteismo e la civiltà mosaica, preparando così l'avvento del Messia". In realtà, le promesse divine riguardavano il fatto che il Messia sarebbe nato dalla stirpe di Abramo. Secondo l'esegesi tradizionale, quando si afferma che Abramo sarebbe divenuto "padre di una moltitudine di popoli" o si ricorre ad espressioni simili, si allude all'universalità della religione di Cristo e della Chiesa. Così come, quando è detto "Saranno benedette per la tua discendenza tutte le nazioni della terra, perché tu hai obbedito alla mia voce", ci si riferisce chiaramente a Cristo (discendente di Abramo è Cristo) e al fatto che la possibilità della redenzione sarà data a tutti i popoli della terra per mezzo di Cristo. Con ciò, comunque, non voglio dire che lo "sparpagliamento" delle varie comunità ebraiche veterotestamentarie in giro per il Mediterraneo (soprattutto nelle zone che, politicamente, erano sotto il dominio romano) non possa aver avuto una funzione provvidenziale;

    - il concetto di "nazione" implica unità d'origine e di cultura, mentre il concetto di "popolo" può intendersi analogamente in riferimento alla nazione, allo Stato o ad una collettività/società religiosa. Al momento della venuta di Cristo, nazione e collettività religiosa ebraica coincidevano. La parola "popolo" nell'Enciclica Mit Brennender sorge indica questa realtà etnica e religiosa in seno alla quale Nostro Signore nacque. Obiettare che la natura è umana e non ebraica significa non distinguere tra universale e particolare o accidentale: ogni essere umano, come tale, è uguale, ma questo non toglie che per accidens gli esseri umani si distinguano in vari modi. Con ciò non si sta pretendendo di fare l'esame del DNA a Nostro Signore o alla Madonna. Io stesso ho ammesso che, sicuramente, nel corso dei secoli il popolo ebraico dovette subire degli innesti esterni. Aggiungo e preciso che tali innesti non solo si ebbero da circostanti popoli semiti, ma anche da popoli indoeuropei o d'altra origine razziale. Ma quest'innesti non alteravano il quadro d'insieme. Comunque, non voglio rischiare di andare eccessivamente fuori tema. Il punto è che Cristo, come uomo, è discendente della stirpe di Davide. Discendenza di sangue, non solo culturale e religiosa, per quanto l'una fosse funzionale alle altre due. Del resto, lo ammetti tu stesso: "la componente biologica serve solo ad assicurare la continuità e la forza di tale tradizione";

    - non ritengo che la trasmissione di questa eredità (la responsabilità collettiva della comunità religiosa ebraica nella messa a morte di Cristo) risieda soltanto nell'accettazione del trattato Gittin del Talmud. Questo trattato avrà pure recepito, convalidato e tramandato l'iniqua sentenza del sinedrio, ma questo non significa che esso fosse o sia l'unico modo per farlo.

    Preciso infine di non aver mai sostenuto che non ci si possa "scollegare" dal fascismo perché, se no, automaticamente si scadrebbe nel comunismo o nel catto-comunismo. Ho solo detto, dimostrandolo con vari argomenti tratti dal Magistero della Chiesa e dall'operato storico di quest'ultima, che considerare il fascismo peggiore del comunismo e del socialismo non sia in linea con quanto insegnato dalla Chiesa a riguardo.
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    "Maledetto l'uomo che confida nell'uomo" (Ger 17, 5).

  4. #24
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    Citazione Originariamente Scritto da Giò Visualizza Messaggio
    Anche in tal caso cercherò di rispondere per punti:

    - nego che Giovanni Paolo II e, a monte, Nostra Aetate abbiano inteso distinguere tra libertà religiosa de jure e libertà religiosa de facto (che sarebbe oggetto di un atto di tolleranza), riferendosi soltanto alla seconda ed escludendo la prima. Nostra Aetate è un documento promulgato durante il Concilio Vaticano II e questo concilio nella dichiarazione Dignitatis Humanae ha proclamato la libertà religiosa come diritto di aderire alla religione che si reputa vera (a prescindere dal fatto che lo sia effettivamente o meno) e di professarla esternamente nei limiti dell'ordine pubblico. Inoltre, ha precisato di considerare tale diritto fondato sulla stessa dignità dell'essere umano. Giovanni Paolo II ha mostrato in più occasioni di aderire a tale concezione della libertà religiosa. Pertanto, va escluso che nel discorso del 1986 in sinagoga Giovanni Paolo II intendesse riferirsi alla libertà religiosa come una mera libertà di fatto oggetto di tolleranza;


    - nel contesto del discorso di Giovanni Paolo II, l'espressione "legittima pluralità sul piano sociale, civile e religioso" va ad indicare qualcosa che si ritiene (a monte) moralmente lecito, non soltanto legale secondo le leggi "laiche" dello Stato, che possono anche essere ingiuste (e, come insegna tutta la morale cattolica, lex iniusta non est lex). Il tenore stesso delle parole usate lo fa capire con chiarezza: il Pontefice polacco biasimò il fatto che "alla comune accettazione" di tale "legittima pluralità sul piano sociale, civile e religioso" si sia "pervenuti con grandi difficoltà". La distinzione fra documento dottrinale e d'indole pastorale non "salva" il testo del discorso pontificio perché, in ogni caso, la pastorale non solo non può contraddire la dottrina, ma nemmeno la può oscurare e rendere equivoca (altrimenti, si è decisamente in presenza di una cattiva pastorale);
    Quindi è stata intitolata Dignitatis Humanae e non Dignitatis Religiosae per ingannare i fedeli? Le parole contano.



    Citazione Originariamente Scritto da Giò Visualizza Messaggio
    - la Santa Inquisizione non giudicò mai gli ebrei, se non una volta battezzati (vedasi il caso dei cd. marrani), per la semplicissima ragione che la giurisdizione del Tribunale si estendeva soltanto sui cristiani, non sugli infedeli;
    Appunto perché la tolleranza religiosa era il presupposto.

    Citazione Originariamente Scritto da Giò Visualizza Messaggio
    - la professione esterna del culto ebraico fu permessa in virtù di un atto di tolleranza in numerosi Stati cristiani, ma nessun Pontefice ha mai inteso riconoscere in tali atti di tolleranza il riconoscimento di un diritto alla libertà religiosa in foro esterno per gli acattolici in generale e per gli ebrei in particolare. Le limitazioni che gli ebrei subirono negli Stati cristiani, incluso lo Stato pontificio, in ambito politico, sociale ed economico furono dettate sempre da motivi religiosi. In taluni casi, certamente in modo pretestuoso, ma questo non toglie nulla al fatto che la matrice fosse quella;
    Quindi c'è una religiosità in se che era rispettata e una religiosa per sé, per le sue manifestazioni che non poteva essere accettata.

    Giovanni Paolo II si riferisce alla prima, che è tema di dignità umana non alla seconda.

    Altrimenti cosa intendeva S.Tommaso - ripeto - dicendo che "Il governo dell‘uomo deriva da quello di Dio, e deve imitarlo." (II-II, q. 10, a. 11. Se si debba tollerare il culto degli infedeli)
.



    Citazione Originariamente Scritto da Giò Visualizza Messaggio
    - nego che criticare rispettosamente, caritatevolmente ed in virtù volontà di difendere la fede il Papa significhi necessariamente difendere un "principe" o un qualsiasi politico di questo mondo. Non mi risulta, peraltro, che, salvo qualche rarissima eccezione, ci siano politici che abbiano fatto proprie le critiche ai testi del Concilio Vaticano II e ai documenti successivi o alla riforma liturgica avviata dopo il Concilio Vaticano II;
    Sai che Mons. Vigano è, consapevole o meno, sostenitore di Trump che opera per uno scisma americano e che adesso sta uscendo allo scoperto.


    Se questo Papa è vero Papa, abbiamo il Santo Padre sotto attacco da parte di un anticristo oppure è solo un presidente USA che attacca un impostore vaticanosecondista? Sì, sì. No, no... Tertium non datur.

    Quello che non capiamo con la ragione ci pensera questo infausto personaggio a farcelo capire.



    Citazione Originariamente Scritto da Giò Visualizza Messaggio
    - riguardo all'utilizzo della parola "ebrei" e della parola "giudei", torno a ripetere che è lo stesso documento Nostra Aetate a smentire la tua tesi. Il testo latino usa iudaei, mentre il testo italiano usa "ebrei". Questo significa che per gli estensori del documento e per chi lo ha promulgato, cioè il Papa, il termine italiano "ebrei" traduce il latino iudaei. Non voglio liquidare con superficialità il tuo punto di vista, ma solo farti notare che i tuoi ragionamenti presuppongono erroneamente che quello che tu sostieni (ebrei e giudei non sono necessariamente la stessa cosa) sia anche la prospettiva di chi ha redatto prima e promulgato poi Nostra Aetate. Non è così. In generale, faccio notare che anche prima del Concilio Vaticano II si usasse nello stesso linguaggio ecclesiastico i termini latini per indicare i giudei e gli ebrei come sinonimi. Si pensi alla famosa Constitutio contra impia scripta et libros hebraeorum del 1592 che trattava proprio del Talmud;


    Citazione Originariamente Scritto da Giò Visualizza Messaggio
    - riguardo all'irrevocabilità dell'Antica alleanza, la citazione di mons. Spadafora non è pertinente. La frase "l'alleanza non può perire" si situa in un contesto in cui mons. Spadafora sta cercando di spiegare che la rovina del Vetus Israel sembra implicare un totale fallimento dell'Antica alleanza, così come delle promesse e dei doni connessi ad essa. Ma l'Antica alleanza non fallisce proprio perché un piccolo resto d'Israele riconosce in Gesù Cristo il Messia ed il Figlio di Dio e nella Chiesa Cattolica la sola ancora di salvezza che l'uomo ha. L'Alleanza non perisce prima che il "piccolo resto" effettui questo riconoscimento. Perisce nel momento in cui avviene, perché in questo riconoscimento c'è la sua realizzazione ed anche il suo esaurimento. L'Antica alleanza confluisce nella Nuova che la include e la supera. Papa Francesco però, quando dice che l'Antica alleanza è irrevocabile, non parla del piccolo resto d'Israele che riconobbe Cristo. Si riferisce ai giudei non solo di oggi, ma di tutti i secoli che si sono susseguiti dopo la morte e la resurrezione di Cristo. E questo è un errore;
    Ma non usa il termine giudei! Continui a considerarli sinonimi ma è sbagliato ed ecco la dimostrazione.
    Purtroppo io non ho la possibilità di leggere in latino, lingua in cui la bolla si trova disponibile online ma l'IA, che mi pare molto credibile, mi riporta:

    "Il testo latino della Constitutio contra impia scripta et libros Hebraeorum di Clemente VIII (1593) utilizza prevalentemente Hebraeus per indicare la lingua e la produzione letteraria ebraica oggetto di censura, mentre Judaeus è impiegato con una connotazione più teologica e negativa, spesso legata alla "perfidia" o alla condizione giuridica della comunità. Nel documento, il termine ebreo si concentra sugli scritti, mentre giudeo evidenzia la percezione di errore religioso [1]. La scheda bibliografica dell'edizione originale è consultabile sul portale Edit16 - ICCU.
    Puoi consultare la scheda bibliografica della prima edizione del 1593 stampata a Roma da Paolo Blado sul portale Edit16 - ICCU o approfondire la storia dei libri proibiti sul sito della Biblioteca Panizzi. "

    "1. I termini utilizzati nel testo
    Nel documento di Clemente VIII, la terminologia segue lo standard del latino curiale del Cinquecento:

    Hebraeus / Hebraicorum: È il termine più frequente. Viene usato soprattutto in senso etnico-culturale e linguistico. Il titolo stesso parla di libros Hebraeorum (libri degli Ebrei) e lingua Hebraica.

    Iudaeus / Iudaicus: Viene usato principalmente in senso religioso e dottrinale, spesso con una connotazione negativa o teologica. Si riferisce alla "perfidia" o alle credenze che la Chiesa intendeva combattere.

    2. C'è una differenza di significato?
    Sì, ma è sottile e legata al contesto:

    Ebreo (Hebraeus): Identifica il popolo e la sua produzione materiale. Quando il Papa parla di sequestrare libri o di espulsioni fisiche da un territorio, usa spesso la radice hebra- per indicare il gruppo umano e la sua lingua.

    Giudeo (Iudaeus): Viene preferito quando si parla dell'osservanza religiosa o della "cecità" spirituale (secondo la visione della Chiesa del tempo). Ad esempio, si parla di Iudaica pravitas (malvagità giudaica) o di riti giudaici. In questo documento specifico, il termine serve a marcare la distanza teologica tra il cristianesimo e l'ebraismo rabbinico (rappresentato dal Talmud)."


    Come vedi c'è una perfetta coerenza tra gli antichi documenti e i nuovi, perché è vero che la Chiesa usa i due termini per riferirsi a soggetti-concetti diversi in funzione pastorale.

    Ribadisco la mia convinzione e mi fa molto specie che in ambito tradizionalista i pensatori non se ne siano accorti. @Giò






    Citazione Originariamente Scritto da Giò Visualizza Messaggio
    - è discutibile sostenere che "l'alleanza di Abramo prevedeva (...) l'innesto della sua discendenza biologica in tutta l'umanità per diffondere il monoteismo e la civiltà mosaica, preparando così l'avvento del Messia". In realtà, le promesse divine riguardavano il fatto che il Messia sarebbe nato dalla stirpe di Abramo. Secondo l'esegesi tradizionale, quando si afferma che Abramo sarebbe divenuto "padre di una moltitudine di popoli" o si ricorre ad espressioni simili, si allude all'universalità della religione di Cristo e della Chiesa. Così come, quando è detto "Saranno benedette per la tua discendenza tutte le nazioni della terra, perché tu hai obbedito alla mia voce", ci si riferisce chiaramente a Cristo (discendente di Abramo è Cristo) e al fatto che la possibilità della redenzione sarà data a tutti i popoli della terra per mezzo di Cristo. Con ciò, comunque, non voglio dire che lo "sparpagliamento" delle varie comunità ebraiche veterotestamentarie in giro per il Mediterraneo (soprattutto nelle zone che, politicamente, erano sotto il dominio romano) non possa aver avuto una funzione provvidenziale;
    Qui i popoli e le nazioni con perfino dei re sono allegorici.



    Citazione Originariamente Scritto da Giò Visualizza Messaggio
    - il concetto di "nazione" implica unità d'origine e di cultura, mentre il concetto di "popolo" può intendersi analogamente in riferimento alla nazione, allo Stato o ad una collettività/società religiosa. Al momento della venuta di Cristo, nazione e collettività religiosa ebraica coincidevano. La parola "popolo" nell'Enciclica Mit Brennender sorge indica questa realtà etnica e religiosa in seno alla quale Nostro Signore nacque. Obiettare che la natura è umana e non ebraica significa non distinguere tra universale e particolare o accidentale: ogni essere umano, come tale, è uguale, ma questo non toglie che per accidens gli esseri umani si distinguano in vari modi. Con ciò non si sta pretendendo di fare l'esame del DNA a Nostro Signore o alla Madonna. Io stesso ho ammesso che, sicuramente, nel corso dei secoli il popolo ebraico dovette subire degli innesti esterni. Aggiungo e preciso che tali innesti non solo si ebbero da circostanti popoli semiti, ma anche da popoli indoeuropei o d'altra origine razziale. Ma quest'innesti non alteravano il quadro d'insieme. Comunque, non voglio rischiare di andare eccessivamente fuori tema. Il punto è che Cristo, come uomo, è discendente della stirpe di Davide. Discendenza di sangue, non solo culturale e religiosa, per quanto l'una fosse funzionale alle altre due.

    Qui invece popolo e nazione sono biologici, ci vedo una contraddizione.

    Su Abramo, oltre che come profezia del Cristo, quei termini sono da intendersi come veri popoli e nazioni.
    La Parola di Dio riesce a dire diverse cose a più livelli. L'uomo Abramo era certamente interessato ad avere gloria e discendenza e quella profezia gli dice: tu l'avrai se ti mescolarai portando la fede nel Dio unico, che poi sarà quella cristiana. Altrimenti che senso ha parlare di terra promessa.
    Si tratta della sintesi tra le profezie di Noè a Jafet "Dio Dilati Iafet" (la diffusione della civiltà occidentale cristiana) e di Sem "Benedetto il Signore Dio di Sem" (profezia di Cristo).

    Queste due profezie si uniscono nella profezia ad Abramo.

    Citazione Originariamente Scritto da Giò Visualizza Messaggio
    Del resto, lo ammetti tu stesso: "la componente biologica serve solo ad assicurare la continuità e la forza di tale tradizione";

    Ma ho ben presente che un'antenata di Gesù è la cananea Raab di Gerico.



    Citazione Originariamente Scritto da Giò Visualizza Messaggio
    - non ritengo che la trasmissione di questa eredità (la responsabilità collettiva della comunità religiosa ebraica nella messa a morte di Cristo) risieda soltanto nell'accettazione del trattato Gittin del Talmud. Questo trattato avrà pure recepito, convalidato e tramandato l'iniqua sentenza del sinedrio, ma questo non significa che esso fosse o sia l'unico modo per farlo.
    Il Gittin è il corrispondente esatto del Vangelo di Giovanni. Non è l'unica forma del rifiuto di Cristo, certo ma è la maggiore. Dire che non sia decisivo per l'ebraismo è come dire che non lo sia Giovanni per la prospettiva cristiana sul giudaismo.




    Citazione Originariamente Scritto da Giò Visualizza Messaggio
    Preciso infine di non aver mai sostenuto che non ci si possa "scollegare" dal fascismo perché, se no, automaticamente si scadrebbe nel comunismo o nel catto-comunismo. Ho solo detto, dimostrandolo con vari argomenti tratti dal Magistero della Chiesa e dall'operato storico di quest'ultima, che considerare il fascismo peggiore del comunismo e del socialismo non sia in linea con quanto insegnato dalla Chiesa a riguardo.


    Sono documenti storicizzati. Tutto vero ma l'insegnamento oggi ci aiuta poco, i tempi stanno cambiando, la Chiesa non produce documenti analoghi sul nostro tempo per i motivi che sappiamo ma mi duole che non si riconosca che la Chiesa sta comunque insegnando in forme diverse.

    Oggi Leone XIV ha detto "Io non ho paura dell'amministrazione americana". Tradotto: politici del mondo abbandonate la vostra codardia e scendete dal carro di Trump.

    Non precluderti quanto di enorme sta accadendo.
    Ultima modifica di emv; 13-04-26 alle 18:31
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    Predefinito Re: Richiamo

    Citazione Originariamente Scritto da emv Visualizza Messaggio
    Quindi è stata intitolata Dignitatis Humanae e non Dignitatis Religiosae per ingannare i fedeli? Le parole contano.
    Dignitatis Humanae è stata chiamata così perché, nel documento in oggetto, si afferma chiaramente che il diritto alla libertà religiosa si fonda sulla dignità della persona umana: "Questo Concilio Vaticano dichiara che la persona umana ha il diritto alla libertà religiosa. (...) Inoltre dichiara che il diritto alla libertà religiosa si fonda realmente sulla stessa dignità della persona umana quale l'hanno fatta conoscere la parola di Dio rivelata e la stessa ragione. Questo diritto della persona umana alla libertà religiosa deve essere riconosciuto e sancito come diritto civile nell'ordinamento giuridico della società". Qual è il contenuto di questa libertà secondo Dignitatis Humanae? È presto detto: "Il contenuto di una tale libertà è che gli esseri umani devono essere immuni dalla coercizione da parte dei singoli individui, di gruppi sociali e di qualsivoglia potere umano, così che in materia religiosa nessuno sia forzato ad agire contro la sua coscienza né sia impedito, entro debiti limiti, di agire in conformità ad essa: privatamente o pubblicamente, in forma individuale o associata". E poi: "(...) il diritto ad una tale immunità perdura anche in coloro che non soddisfano l'obbligo di cercare la verità e di aderire ad essa, e il suo esercizio, qualora sia rispettato l'ordine pubblico informato a giustizia, non può essere impedito". Siamo quindi di fronte ad una visione della libertà religiosa inficiata dal liberalismo, dal personalismo maritainiano e da un certo naturalismo politico-filosofico a sfondo razionalista. Il richiamo alla parola di Dio e alla ragione, presentate come cartine di tornasole in virtù delle quali intendere il concetto di dignità della persona, è vanificato dalla precisazione che per diritto alla libertà religiosa s'intende un'assenza per principio di qualsiasi forma di coercizione che non si riduca al solo rispetto dell'ordine pubblico, ancorché informato a giustizia. Questo come si traduce in termini concreti? Così: se lo Stato volesse impedire la costruzione di un luogo di culto acattolico soltanto perché acattolico, non potrebbe farlo secondo DH. Potrebbe farlo, se ciò comportasse un pericolo per l'ordine pubblico, ma nulla di più. Ulteriore esempio: se lo Stato volesse impedire ad un predicatore acattolico, soltanto perché tale, di predicare la propria falsa religione, secondo DH sarebbe illecito, a meno che non ci siano seri motivi di ordine pubblico. L'insegnamento tradizionale della Chiesa in merito, invece, così come esposto mirabilmente da Papa Pio XII nel discorso ai giuristi cattolici italiani del '53, afferma che in linea di principio lo Stato ha il diritto di impedire o reprimere qualsiasi manifestazione religiosa acattolica. Ovviamente l'esercizio di questo diritto non sarà sempre strettamente obbligatorio, anzi, in taluni casi sarà addirittura doveroso che lo Stato non lo eserciti per evitare mali peggiori: ciò non toglie che, in linea di principio, ci sia.

    Perciò sì, le parole contano ma vanno ben comprese e correttamente contestualizzate.

    Citazione Originariamente Scritto da emv Visualizza Messaggio
    Appunto perché la tolleranza religiosa era il presupposto.
    Non esattamente. Di per sé, la tolleranza si potrebbe estendere anche agli eretici. Il motivo per cui l'Inquisizione non processava gli infedeli dipendeva da una questione di giurisdizione, come ti ho detto: il cristiano battezzato è visibilmente incorporato nella Chiesa Cattolica, mentre l'infedele no. Se l'Inquisizione avesse processato anche i non battezzati, sarebbe stato come se, al giorno d'oggi, un cittadino italiano, che ha commesso un reato in Italia, venisse processato dal tribunale di uno Stato straniero pur in assenza di accordi internazionali specifici con l'Italia in tal senso.

    Citazione Originariamente Scritto da emv Visualizza Messaggio
    Quindi c'è una religiosità in se che era rispettata e una religiosa per sé, per le sue manifestazioni che non poteva essere accettata.

    Giovanni Paolo II si riferisce alla prima, che è tema di dignità umana non alla seconda.

    Altrimenti cosa intendeva S.Tommaso - ripeto - dicendo che "Il governo dell‘uomo deriva da quello di Dio, e deve imitarlo." (II-II, q. 10, a. 11. Se si debba tollerare il culto degli infedeli)
.
    Giovanni Paolo II si riferisce al diritto alla libertà religiosa in foro esterno, così come inteso in Dignitatis Humanae, concezione alla quale ha mostrato in più occasioni di aderire. In particolar modo, ricordo che nel discorso ai partecipanti al Congresso dedicato al tema del secolarismo e della libertà religiosa, tenutosi in occasione del trentesimo anniversario della promulgazione di DH, Giovanni Paolo II dichiarò: "La Chiesa non cerca né desidera vedere alcun potere terreno posto al servizio delle verità di cui è annunciatrice. Chiede solo di poter in libertà rivolgersi all’uomo" (per visualizzare il testo completo clicca qui). Un'affermazione decisamente contraria agli insegnamenti tradizionali della Chiesa. D'altronde, l'allora Sommo Pontefice era ben consapevole che tale concezione della libertà religiosa costituisse una rottura con l'insegnamento tradizionale della Chiesa in materia: "Come ho spesso avuto modo di affermare, il Concilio Vaticano II rappresentò una grazia straordinaria per la Chiesa e una tappa decisiva della sua storia recente. Dignitatis Humanae è senza dubbio uno dei testi conciliari più rivoluzionari. Suo è il particolare e importante merito di aver appianato la strada per quel notevole e proficuo dialogo tra la Chiesa e il mondo tanto ardentemente sollecitato e incoraggiato". Rivoluzionario rispetto a cosa? Ce lo spiega ex post, ma del tutto in linea con la mens del Pontefice polacco, il suo successore Benedetto XVI affermando che, "riconoscendo e facendo suo con il Decreto sulla libertà religiosa un principio essenziale dello Stato moderno", il Concilio Vaticano II ha definito "in modo nuovo il rapporto tra Chiesa e Stato moderno".

    Citazione Originariamente Scritto da emv Visualizza Messaggio
    Sai che Mons. Vigano è, consapevole o meno, sostenitore di Trump che opera per uno scisma americano e che adesso sta uscendo allo scoperto.
    È vero che mons. Viganò ha espresso in diverse occasioni il proprio sostegno a Donald Trump ma, al di là del fatto che il suo non è mai stato un sostegno acritico, non mi risulta che abbia preso posizione a favore dell'intervento militare americano ed israeliano di queste ultime settimane contro l'Iran. Al contrario, ti invito a leggere queste dichiarazioni che il cardinale Burke ha rilasciato nel corso di un'intervista a "Il Giornale" (per il testo completo vedasi qui):

    "La narrazione di uno scontro in atto è esagerata. Il Papa ha invitato tutti a lavorare per la pace, come è giusto che sia. La sua bussola è l'insegnamento della Chiesa che si trova nel Catechismo e che è stato sviluppato classicamente da Sant'Agostino. (...) Si possono avere giudizi diversi sul modo di affrontare il problema, ma non si può certo pensare che la situazione in Iran fosse buona fino agli attacchi di Usa e Israele. Credo che dal suo punto di vista anche Trump abbia come obiettivo la pace, nel senso che vuole restaurare la pace interna in Iran e anche in rapporto alle altre nazioni. Questo perché il regime rappresenta una minaccia di armamenti nucleari per vicini e no. (...) Dobbiamo pregare anche per la libertà del popolo iraniano che da troppi anni soffre per mano del regime degli ayatollah. Non possiamo dimenticarci i tanti civili uccisi in questi anni dalla repressione. Fa male vedere una grande nazione, con una ricca eredità culturale, distrutta da un regime così sanguinario".

    Il card. Burke è stato ed è tutt'ora uno dei grandi fautori dell'attuale pontificato. Fossi in te, mi concentrerei su questo tipo di dichiarazioni più che nel fare processi alle intenzioni di mons. Viganò.

    Citazione Originariamente Scritto da emv Visualizza Messaggio
    Se questo Papa è vero Papa, abbiamo il Santo Padre sotto attacco da parte di un anticristo oppure è solo un presidente USA che attacca un impostore vaticanosecondista? Sì, sì. No, no... Tertium non datur.

    Quello che non capiamo con la ragione ci pensera questo infausto personaggio a farcelo capire.
    Trump ha sbagliato ad attaccare Papa Leone XIV sia nei modi che nel merito, ma questo non significa che Papa Leone XIV su ogni cosa sia esente da critiche. Ad esempio, visto il tema di cui ci siamo occupando, condivido in concreto l'impegno del Pontefice regnante per la pace e la de-escalation, ma non posso che formulare ampie riserve sui presupposti dai quali questo impegno deriva. Infatti, il problema della guerra è la sua eventuale ingiustizia, non tanto o non solo il suo carattere fisicamente cruento.

    Citazione Originariamente Scritto da emv Visualizza Messaggio
    Ma non usa il termine giudei! Continui a considerarli sinonimi ma è sbagliato ed ecco la dimostrazione.
    Purtroppo io non ho la possibilità di leggere in latino, lingua in cui la bolla si trova disponibile online ma l'IA, che mi pare molto credibile, mi riporta:

    "Il testo latino della Constitutio contra impia scripta et libros Hebraeorum di Clemente VIII (1593) utilizza prevalentemente Hebraeus per indicare la lingua e la produzione letteraria ebraica oggetto di censura, mentre Judaeus è impiegato con una connotazione più teologica e negativa, spesso legata alla "perfidia" o alla condizione giuridica della comunità. Nel documento, il termine ebreo si concentra sugli scritti, mentre giudeo evidenzia la percezione di errore religioso [1]. La scheda bibliografica dell'edizione originale è consultabile sul portale Edit16 - ICCU.
    Puoi consultare la scheda bibliografica della prima edizione del 1593 stampata a Roma da Paolo Blado sul portale Edit16 - ICCU o approfondire la storia dei libri proibiti sul sito della Biblioteca Panizzi. "

    "1. I termini utilizzati nel testo
    Nel documento di Clemente VIII, la terminologia segue lo standard del latino curiale del Cinquecento:

    Hebraeus / Hebraicorum: È il termine più frequente. Viene usato soprattutto in senso etnico-culturale e linguistico. Il titolo stesso parla di libros Hebraeorum (libri degli Ebrei) e lingua Hebraica.

    Iudaeus / Iudaicus: Viene usato principalmente in senso religioso e dottrinale, spesso con una connotazione negativa o teologica. Si riferisce alla "perfidia" o alle credenze che la Chiesa intendeva combattere.

    2. C'è una differenza di significato?
    Sì, ma è sottile e legata al contesto:

    Ebreo (Hebraeus): Identifica il popolo e la sua produzione materiale. Quando il Papa parla di sequestrare libri o di espulsioni fisiche da un territorio, usa spesso la radice hebra- per indicare il gruppo umano e la sua lingua.

    Giudeo (Iudaeus): Viene preferito quando si parla dell'osservanza religiosa o della "cecità" spirituale (secondo la visione della Chiesa del tempo). Ad esempio, si parla di Iudaica pravitas (malvagità giudaica) o di riti giudaici. In questo documento specifico, il termine serve a marcare la distanza teologica tra il cristianesimo e l'ebraismo rabbinico (rappresentato dal Talmud)."


    Come vedi c'è una perfetta coerenza tra gli antichi documenti e i nuovi, perché è vero che la Chiesa usa i due termini per riferirsi a soggetti-concetti diversi in funzione pastorale.

    Ribadisco la mia convinzione e mi fa molto specie che in ambito tradizionalista i pensatori non se ne siano accorti. @Giò
    La tua convinzione però non è supportata dai fatti. Questo è il testo latino originale di Nostra Aetate:

    "Mysterium Ecclesiae perscrutans, Sacra haec Synodus meminit vinculi, quo populus Novi Testamenti cum stirpe Abrahae spiritualiter coniunctus est.

    Ecclesia enim Christi agnoscit fidei et electionis suae initia iam apud Patriarchas, Moysen et Prophetas, iuxta salutare Dei mysterium, inveniri. Confitetur omnes Christifideles, Abrahae filios secundum fidem (6), in eiusdem Patriarchae vocatione includi et salutem Ecclesiae in populi electi exitu de terra servitutis mystice praesignari. Quare nequit Ecclesia oblivisci se per populum illum, quocum Deus ex ineffabili misericordia sua Antiquum Foedus inire dignatus est, Revelationem Veteris Testamenti accepisse et nutriri radice bonae olivae, in quam inserti sunt rami oleastri Genti (7). Credit enim Ecclesia Christum, Pacem nostram, per crucem Iudaeos et Gentes reconciliasse et utraque in Semetipso fecisse unum (8).

    Semper quoque prae oculis habet Ecclesia verba Apostoli Pauli de cognatis eius, "quorum adoptio est filiorum et gloria et testamentum et legislatio et obsequium et promissa, quorum patres et ex quibus est Christus secundum carnem" (Rom 9,4-5), filius Mariae Virginis. Recordatur etiam ex populo iudaico natos esse Apostolos, Ecclesiae fundamenta et columnas, atque plurimos illos primos discipulos, qui Evangelium Christi mundo annuntiaverunt.

    Teste Sacra Scriptura, Ierusalem tempus visitationis suae non cognovit (9), atque Iudaei magna parte Evangelium non acceperunt, immo non pauci diffusioni eius se opposuerunt (10). Nihilominus, secundum Apostolum, Iudaei Deo, cuius dona et vocatio sine paenitentia sunt, adhuc carissimi manent propter Patres (11). Una cum Prophetis eodemque Apostolo Ecclesia diem Deo soli notum expectat, quo populi omnes una voce Dominum invocabunt et "servient ei umero uno" (Soph 3,9) (12).

    Cum igitur adeo magnum sit patrimonium spirituale Christianis et Iudaeis commune, Sacra haec Synodus mutuam utriusque cognitionem et aestimationem, quae praesertim studiis biblicis et theologicis atque fraternis colloquiis obtinetur, fovere vult et commendare.

    Etsi auctoritates Iudaeorum cum suis asseclis mortem Christi urserunt (13), tamen ea quae in passione Eius perpetrata sunt nec omnibus indistincte Iudaeis tunc viventibus, nec Iudaeis hodiernis imputari possunt. Licet autem Ecclesia sit novus populus Dei, Iudaei tamen neque ut a Deo reprobati neque ut maledicti exhibeantur, quasi hoc ex Sacris Litteris sequatur. Ideo curent omnes ne in catechesi et in verbi Dei praedicatione habenda quidquam doceant, quod cum veritate evangelica et spiritu Christi non congruat.

    Praeterea, Ecclesia, quae omnes persecutiones in quosvis homines reprobat, memor communis cum Iudaeis patrimonii, nec rationibus politicis sed religiosa caritate evangelica impulsa, odia, persecutiones, antisemitismi manifestationes, quovis tempore et a quibusvis in Iudaeos habita, deplorat.

    Ceterum Christus, uti semper tenuit et tenet Ecclesia, propter peccata omnium hominum voluntarie passionem suam et mortem immensa caritate obiit, ut omnes salutem consequantur. Ecclesiae praedicantis ergo est annuntiare crucem Christi tamquam signum universalis Dei amoris et fontem omnis gratiae".

    Questa è la sua traduzione in lingua italiana:

    "La religione ebraica

    4. Scrutando il mistero della Chiesa, il sacro Concilio ricorda il vincolo con cui il popolo del Nuovo Testamento è spiritualmente legato con la stirpe di Abramo.

    La Chiesa di Cristo infatti riconosce che gli inizi della sua fede e della sua elezione si trovano già, secondo il mistero divino della salvezza, nei patriarchi, in Mosè e nei profeti.

    Essa confessa che tutti i fedeli di Cristo, figli di Abramo secondo la fede (6), sono inclusi nella vocazione di questo patriarca e che la salvezza ecclesiale è misteriosamente prefigurata nell'esodo del popolo eletto dalla terra di schiavitù. Per questo non può dimenticare che ha ricevuto la rivelazione dell'Antico Testamento per mezzo di quel popolo con cui Dio, nella sua ineffabile misericordia, si è degnato di stringere l'Antica Alleanza, e che essa stessa si nutre dalla radice dell'ulivo buono su cui sono stati innestati i rami dell'ulivo selvatico che sono i gentili (7). La Chiesa crede, infatti, che Cristo, nostra pace, ha riconciliato gli Ebrei e i gentili per mezzo della sua croce e dei due ha fatto una sola cosa in se stesso (8). Inoltre la Chiesa ha sempre davanti agli occhi le parole dell'apostolo Paolo riguardo agli uomini della sua stirpe: « ai quali appartiene l'adozione a figli e la gloria e i patti di alleanza e la legge e il culto e le promesse, ai quali appartengono i Padri e dai quali è nato Cristo secondo la carne» (Rm 9,4-5), figlio di Maria vergine.

    Essa ricorda anche che dal popolo ebraico sono nati gli apostoli, fondamenta e colonne della Chiesa, e così quei moltissimi primi discepoli che hanno annunciato al mondo il Vangelo di Cristo.

    Come attesta la sacra Scrittura, Gerusalemme non ha conosciuto il tempo in cui è stata visitata (9); gli Ebrei in gran parte non hanno accettato il Vangelo, ed anzi non pochi si sono opposti alla sua diffusione (10). Tuttavia secondo l'Apostolo, gli Ebrei, in grazia dei padri, rimangono ancora carissimi a Dio, i cui doni e la cui vocazione sono senza pentimento (11). Con i profeti e con lo stesso Apostolo, la Chiesa attende il giorno, che solo Dio conosce, in cui tutti i popoli acclameranno il Signore con una sola voce e « lo serviranno sotto uno stesso giogo » (Sof 3,9) (12).

    Essendo perciò tanto grande il patrimonio spirituale comune a cristiani e ad ebrei, questo sacro Concilio vuole promuovere e raccomandare tra loro la mutua conoscenza e stima, che si ottengono soprattutto con gli studi biblici e teologici e con un fraterno dialogo.

    E se autorità ebraiche con i propri seguaci si sono adoperate per la morte di Cristo (13), tuttavia quanto è stato commesso durante la sua passione, non può essere imputato né indistintamente a tutti gli Ebrei allora viventi, né agli Ebrei del nostro tempo.

    E se è vero che la Chiesa è il nuovo popolo di Dio, gli Ebrei tuttavia non devono essere presentati come rigettati da Dio, né come maledetti, quasi che ciò scaturisse dalla sacra Scrittura. Curino pertanto tutti che nella catechesi e nella predicazione della parola di Dio non si insegni alcunché che non sia conforme alla verità del Vangelo e dello Spirito di Cristo.

    La Chiesa inoltre, che esecra tutte le persecuzioni contro qualsiasi uomo, memore del patrimonio che essa ha in comune con gli Ebrei, e spinta non da motivi politici, ma da religiosa carità evangelica, deplora gli odi, le persecuzioni e tutte le manifestazioni dell'antisemitismo dirette contro gli Ebrei in ogni tempo e da chiunque. In realtà il Cristo, come la Chiesa ha sempre sostenuto e sostiene, in virtù del suo immenso amore, si è volontariamente sottomesso alla sua passione e morte a causa dei peccati di tutti gli uomini e affinché tutti gli uomini conseguano la salvezza. Il dovere della Chiesa, nella sua predicazione, è dunque di annunciare la croce di Cristo come segno dell'amore universale di Dio e come fonte di ogni grazia".

    Come puoi vedere, gli estensori di Nostra Aetate non ricorrono alla distinzione che fai tu perché la parola iudaei viene tradotta disinvoltamente con la parola italiana "ebrei". E sarebbe decisamente sofistico sostenere che iudaei latino sia equivalente all'italiano "ebrei", ma non all'italiano "giudei". Siccome voglio sperare che tu non ricorra ad un espediente del genere, che oltre tutto sarebbe infondato, direi che quanto sopra è sufficiente a chiudere la questione per quanto riguarda Nostra Aetate.

    Per quanto concerne la Constitutio contra impia scripta et libros hebraeorum, ricordo che gli impia scripta et libros hebraeorum oggetto del documento pontificio di fine '500 sono proprio i testi che formano il Talmud. Se la distinzione tra ebrei e giudei dovesse fondarsi (come tu sostieni) sul fatto che i primi si limitino a non riconoscere in Gesù Cristo il Messia ed il Figlio di Dio, senza necessariamente aderire al talmudismo, mentre i secondi andrebbero oltre, aderendo agli insegnamenti talmudici, bisognerebbe prendere atto che Papa Clemente VIII non la fece affatto propria, dato che chiamò comunque hebraei i giudeo-talmudici. Cito della suddetta costituzione un estratto tradotto nel quaderno n. 832 del vol. IX de "La Civiltà Cattolica" del 1885: "Escogitando ogni giorno l'ebraica malizia sempre nuove frodi per pubblicare i perniciosi volumi e gli empii e del tutto detestabili libri loro: Noi pensando essere cosa a loro stessi esiziale ed ai cristiani pericolosa il tollerare e dissimulare più oltre questa loro nequizia, e volendo rimediarvi; dopo l'esempio specialmente di Gregorio IX, Innocenzo IV, Clemente IV, Onorio IV, Giovanni XXII, Giulio III, Paolo IV ed altri Nostri Predecessori che spesso condannarono e vietarono che si conservasse questo empio così detto Talmud ed altri simili scritti, con queste Nostre Lettere approviamo e rinnoviamo tutte e singole le Lettere a tale proposito emanate dai Nostri Predecessori".

    Citazione Originariamente Scritto da emv Visualizza Messaggio
    Qui i popoli e le nazioni con perfino dei re sono allegorici.
    Se ti riferisci a Gn 17,4-6, non vedo come le parole "popoli" e "nazioni" possano essere intese in senso allegorico. Se mai, sono i concetti di "paternità" (Gn 17,4-5) e di "fecondità" (Gn 17,6) a prestarsi ad una chiave di lettura allegorica in quanto la paternità e la fecondità di Abramo sarebbero non meramente carnali, bensì spirituali.

    Citazione Originariamente Scritto da emv Visualizza Messaggio
    Qui invece popolo e nazione sono biologici, ci vedo una contraddizione.
    Non c'è una contraddizione, bensì una coincidenza: il popolo ebraico in senso etnico-razziale ed il popolo ebraico in senso religioso sono stati la medesima realtà per secoli. La morte e resurrezione di Cristo ha infranto questo rapporto d'identità proprio perché la Nuova alleanza è aperta a tutti gli esseri umani, mentre l'Antica alleanza - di per sé - era riservata solo alla discendenza etnica di Abramo. Cristo s'è incarnato in una donna che di questa comunità faceva parte a tutti gli effetti tanto in un senso (quello etnico-razziale) quanto nell'altro (quello religioso), cioè prima di questa rottura.

    Citazione Originariamente Scritto da emv Visualizza Messaggio
    Su Abramo, oltre che come profezia del Cristo, quei termini sono da intendersi come veri popoli e nazioni.
    Poco sopra però hai detto che vanno intesi in senso allegorico...ti stai forse riferendo a passi differenti? Dovresti esplicitarlo, altrimenti il discorso rischia di diventare confuso.

    Citazione Originariamente Scritto da emv Visualizza Messaggio
    La Parola di Dio riesce a dire diverse cose a più livelli. L'uomo Abramo era certamente interessato ad avere gloria e discendenza e quella profezia gli dice: tu l'avrai se ti mescolarai portando la fede nel Dio unico, che poi sarà quella cristiana. Altrimenti che senso ha parlare di terra promessa.
    Si tratta della sintesi tra le profezie di Noè a Jafet "Dio Dilati Iafet" (la diffusione della civiltà occidentale cristiana) e di Sem "Benedetto il Signore Dio di Sem" (profezia di Cristo).

    Queste due profezie si uniscono nella profezia ad Abramo.
    Sicuramente le Scritture possono avere diversi livelli interpretativi, complementari fra loro. Fatta questa doverosa premessa, nel merito dobbiamo ricordare però che Dio non chiede ad Abramo di mescolarsi ai popoli circostanti. Anzi, le prescrizioni che, di volta in volta, rinveniamo nell'Antico testamento sono molto chiare sul fatto che al popolo ebraico non è permesso mescolarsi con altre nazioni. Si tratta di prescrizioni che non impongono una preservazione dell'omogeneità etnica in modo fine a se stesso, ma funzionale alla trasmissione della Divina Rivelazione in attesa dell'arrivo del Messia. Ma l'obbligo c'è.

    Come intendere allora le benedizioni profetiche di Noè nei confronti di Jafet e Sem? Molti esegeti vedono nella preannunciata dilatazione di Jafet l'espansione dei popoli d'origine indoeuropea e ritengono la frase "dimori nelle tende di Sem" realizzata nel dominio persiano prima, greco-macedone poi ed infine romano sui popoli semiti (e sul popolo ebraico in particolare). La mancata benedizione di Cam spiegherebbe la subalternità storica dei popoli afro-camiti, identificati nella sua discendenza, e la maledizione di Canaan si realizzerebbe nell'antagonismo dei cananei col popolo eletto. Un secondo livello di lettura, che non esclude necessariamente l'altro, interpreta Jafet come figura dei popoli non circoncisi, Sem come figura di quella parte del popolo ebraico che è rimasta fedele alle promesse fatte da Dio ad Abramo e Cam e/o Canaan come figure dell'Israele infedele o degli eretici. Secondo questa interpretazione, Noè sarebbe figura di Nostro Signore Gesù Cristo.

    Citazione Originariamente Scritto da emv Visualizza Messaggio
    Ma ho ben presente che un'antenata di Gesù è la cananea Raab di Gerico.
    Certo, ma un singolo innesto (o anche più di uno, soprattutto se diluito nel tempo) non è sufficiente ad inficiare l'omogeneità etnica di una schiatta o addirittura di un popolo intero. Del resto, Raab fu risparmiata per la sua fede e perché aiutò gli ebrei. Cosa che poi le consentì di sposare Salmon.

    Citazione Originariamente Scritto da emv Visualizza Messaggio
    Il Gittin è il corrispondente esatto del Vangelo di Giovanni. Non è l'unica forma del rifiuto di Cristo, certo ma è la maggiore. Dire che non sia decisivo per l'ebraismo è come dire che non lo sia Giovanni per la prospettiva cristiana sul giudaismo.
    Ripeto: se anche fosse la maggiore, rimarrebbe il fatto che non costituisce un elemento necessario del suddetto rifiuto.

    Citazione Originariamente Scritto da emv Visualizza Messaggio
    Sono documenti storicizzati. Tutto vero ma l'insegnamento oggi ci aiuta poco, i tempi stanno cambiando, la Chiesa non produce documenti analoghi sul nostro tempo per i motivi che sappiamo ma mi duole che non si riconosca che la Chiesa sta comunque insegnando in forme diverse.

    Oggi Leone XIV ha detto "Io non ho paura dell'amministrazione americana". Tradotto: politici del mondo abbandonate la vostra codardia e scendete dal carro di Trump.

    Non precluderti quanto di enorme sta accadendo.
    Gli atti del Magistero della Chiesa non possono essere "storicizzati", se storicizzarli significa...relativizzarli. Contestualizzarli storicamente è giusto ed anzi necessario: in questo senso, si possono storicizzare.

    Un conto poi sono i pronunciamenti definitivi del Magistero che, come tali, non sono reversibili e godono della nota dell'infallibilità, un conto, invece, sono quei pronunciamenti che presentano un carattere non definitivo per vari motivi. In quest'ultimo caso, bisogna ammettere una certa provvisorietà, che però varia a seconda del pronunciamento che si prende in esame.

    Le condanne del comunismo e del socialismo sono irriformabili e definitive, rientrano appieno nel Magistero infallibile e non possono essere minimizzate. Lo stesso non si può dire per il fascismo, che è su un altro piano. Vuoi che sia consegnato definitivamente al passato? Lo posso capire, ma allora il primo passo in tal senso è smetterla di agitarlo come uno spauracchio. Ed in questo errore mostri di cadere anche tu (seppur in buona fede), quando per Trump (sic!) ti metti a dire che il fascismo è peggio del...socialismo e della sinistra, cioè dei principali responsabili della scristianizzazione odierna.

    Trump non è fascista ed anche se volessimo trovare un nesso fra le smargiassate di Trump ed il futurismo, come tu sembri voler fare, non sarebbe sufficiente a collegarlo al fascismo, dato che il fascismo - come tu stesso riconosci - non è riducibile al futurismo (anzi, col futurismo politico il fascismo entrò in collisione sin dal 1920, quando Mussolini iniziò a maturare un'inversione di rotta sulla questione romana e sul rapporto Chiesa-Stato).

    Detto ciò, quando il mare è in tempesta, è inutile agitarsi e rincorrere le onde del mare. Per quanto difficile, bisogna mantenere la rotta. Richiede lucidità e pazienza e può provocare l'incomprensione degli altri che, presi dall'emotività del momento, invece sono tentati di reagire impulsivamente.

    Questo vale per il giudizio su Trump, ma vale anche per l'atteggiamento da tenere di fronte alla crisi che continua ad attraversare la Chiesa.

    Le recenti azioni di Trump sono sconsiderate ed espressione del lato peggiore del suo carattere, della sua personalità e della sua proposta politica. Merita il biasimo di tutti e penso che, nei fatti, stia già pagando e pagherà per questi suoi errori. Ma il fatto che Trump sia caduto, seppur per sue stesse colpe, in una trappola simile non vanifica ciò che di positivo e genuino ha rappresentanto fino ad ora, malgrado i suoi stessi limiti e difetti personali (spesso macroscopici, non c'è dubbio). Sarebbe decisamente impulsivo e per nulla razionale, d'altra parte, far finta che Papa Leone XIV non sia responsabile (assieme ad altri, ovviamente) del persistere della crisi dottrinale, liturgica e pastorale che serpeggia all'interno della Chiesa Cattolica dal CVII in poi. Se Trump attacca ingiustamente ed irrispettosamente il Papa, è doveroso sottolinearlo, stigmatizzando l'uno e difendendo l'altro. Ma l'alternativa a questo posticcio e - si spera - estemporaneo neo-ghibellinismo in salsa yankee non è la minimizzazione del Concilio Vaticano II e delle sue conseguenze, che sono la vera questione capitale nella Chiesa e, di conseguenza, nel mondo intero perché il genere umano ha bisogno della Chiesa e della sua dottrina, non delle sue adulterazioni moderniste.

    Forse questo non attirerà l'attenzione dei mass media quanto altre notizie e quanto altri problemi, ma noi non dobbiamo seguire né le logiche distorte né le presunte priorità del mondo. @emv
    Credere - Pregare - Obbedire - Vincere

    "Maledetto l'uomo che confida nell'uomo" (Ger 17, 5).

  6. #26
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    Predefinito Re: Richiamo

    Povero (ma eccellente) @emv. Hai addirittura subito un richiamo da Giò , ma la tua fede non mi pare in bilico. Anzi, sono (piacevolmente) sorpreso dalla profondità delle tue repliche e delle relative argomentazioni. Continua così, anche se la dialettica con sua eminenza assomiglia tanto a un dialogo fra chi presume di ritenersi il detentore della verità e chi invece, cerca di vedere le cose da un punto di vista meno settario ma non per questo meno convincente. Buon proseguio di discussione.

 

 
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