[B]di RAFFAELLA TROILI
Non è una piazza del Popolo questa pattumiera di colonnotti divelti, chiese sbaffate, macchine incendiate, cassonetti da buttare, sampietrini nel posto sbagliato. E non è Roma, il cuore più accogliente della città, questo triste salotto messo a ferro e fuoco, dove i turisti scattano foto più incredule che incuriosite mentre i romani indignati, si fermano e chiedono: «Me la fa una fotografia, che voglio ricordarmelo?».
Quando è passata la paura, monta la rabbia. E non può che salire, quando si legge quella frase “Spacca cose a caso” scritta sulla vetrina di una banca. Perché a caso si son presi di mira monumenti e istituti di credito, mercedes private e mezzi delle forze dell’ordine (hanno risparmiato solo quelli dei vigili del fuoco). A caso si son lanciati fumogeni e sampietrini, bastoni e bidoni.
Le tracce degli scontri sono ancora lì, da piazzale Flaminio a via Flaminia, passando per piazza del Popolo e arrivando fino all’Ara Pacis o via del Corso. Sedie, tavolini, cartelli stradali e semafori, fioriere e biciclette, oggetti presi a caso e rotti, devastati, sradicati.
Come i resti del banco dell’Unicef, con i volantini, le pigotte e tutto il resto: «i manifestanti l’hanno preso e tirato per aria», racconta chi era proprio lì, in quell’angolo inerme tra le due chiese gemelle di piazza del Popolo. E’ l’angolo dove la gente ora sfila per vedere il camioncino dell’Ama ribaltato e ridotto a uno scheletro nero. Altri rifiuti, ma improvvisamente Roma, via del Corso, sembra Tersigno.
La città non è più la stessa anche perché le forze dell’ordine ancora la presidiano. Sono nelle laterali e nelle piazze, negli angoli più anonimi e tranquilli e stavolta non c’è da rallegrarsene. Per giunta le luminarie appese in aria fanno luce sopra un tappeto di rifiuti, resti della guerriglia, disordine dopo i disordini.
«I soliti poteri che vogliono dividere l’Italia - s’indigna un passante che punta il dito sui centri sociali - mi faccia una foto, va». Un altro, più giovane, si avvicina a un finanziere, lo rincuora: «Stai bene, eri qui?». Lui ce l’ha con i suoi coetanei, «quelli che si sdraiano per terra, fanno questo casino, poi sono gli stessi che hanno mami e papi che gli troveranno lavoro».
Lassù al Pincio c’è qualcuno che si tampona il naso ferito, sulla salita ecco un altro tumefatto sulla fronte e spaesato nello sguardo. Si aggirano nel buio come Zombie, non sembrano contenti nemmeno loro di come è andata, stavolta.
Il disordine lasciato in giro per Roma ha deturpato la capitale e chi nella protesta ci crede davvero.
http://carta.ilmessaggero.it/sfoglia...ez=CRONACA&tt=





Rispondi Citando
