Perché la resistenza agli angloamericani sbarcati ad Anzio la hanno fatta sostanzialmente i tedeschi: sono loro che hanno tenuto il fronte di Anzio per cinque mesi. L’eroico, ma poco militarmente rilevante contributo apportato dagli italiani, è consistito nell’impiego di truppe speciali quali paracadutisti e marò, per niente rappresentative del territorio nel quale si combatteva. Cosa ben diversa sarebbe stata se avessero contribuito significativamente ai combattimenti, ad esempio, decine di migliaia di soldati o di camicie nere laziali, o se vi fosse stata, dall’altra parte, una partecipazione significativa da parte delle resistenza laziale. In realtà i “resistenti”…se ne stavano chiusi nei conventi e nelle cantine, e l’unico contributo significativo da essi apportato è consistito nel criminale attentato di via Rasella, che ha colpito un battaglione formato da italiani sudtirolesi(italiani, beninteso, perché l’Itaglia, in nome del principio della nazionalità…..alla fine della prima guerra mondiale aveva preteso di annettersi territori popolati da non italiani…) ha ucciso un bambino che si trovava per strada (nessuno ne parla mai, perché potrebbe macchiare il niveo volto della resistenza…) e ha provocato l’eccidio delle Fosse Ardeatine.
Tirando in ballo la difesa di Roma ti tiri pure la zappa sui piedi, perché non puoi non conoscere un celebre scritto di Mario Tedeschi, del Barbarigo, assai significativo per giudicare rettamente Roma e i romani:
“Roma era stata per mesi alle nostre spalle, muta ed ostile. Ma, al fronte, questo era permesso anche ignorarlo. La gente, quando alla sera si chiudeva nelle case e spegneva le luci, tendeva l'orecchio ai tonfi lontani, dove eravamo noi, e cercava di capire. Capire quanto avremmo resistito ancora, perché soltanto questo importava. Per quanto tempo la città avrebbe dovuto continuare a sopportare una difesa che non voleva. Più i tonfi erano vicini, forti e continui, più la gente era lieta. Lieta della sua viltà, fra le pareti calde e le finestre ben chiuse, unita nel desiderio di cibo, che la spingeva a contare con gioia i nostri morti; non tanto per odio, quanto perché essi erano l'indice più sicuro della progressiva paralisi nostra. Roma non ci odiava né ci amava: voleva soltanto che ce ne andassimo, per poter finalmente ritrovare le "abboffate". Del resto, era pur sempre la città che pochi mesi prima, il 25 luglio del 1943, aveva salutato la caduta del fascismo inalberando cartelli con la scritta "Viva Badoglio che ci dà l'olio". Ideologie, onore militare, amor patrio, come dicono a Roma "nun sò cose che se magneno". Così era andata, ripeto, e nessuno di noi, lontano, se n'era reso conto veramente.”
“La città accolse distratta e indifferente la nostra banda cenciosa e sporca, come sempre quando i soldati vengono dalla battaglia. Se tutti quei partigiani antifascisti di cui negli anni successivi si è tanto favoleggiato fossero esistiti veramente, avrebbero potuto attaccarci e, forse, anche sopraffarci. Ma non si vide nessuno. La città era calma, i tram circolavano; Roma pensava ad altro. Pensava a quelli che ormai stavano arrivando, ragionava obbedendo alle spinte dei ventri vuoti e della paura continua.”
“Arrivammo a Maridist e trovammo la caserma già invasa da civili che stavano rubando tutto il possibile. Nella furia del saccheggio uno di loro era stato addirittura spinto giù dalle scale ed era morto; chissà se saranno riusciti a farlo passare per caduto in guerra e far avere ai suoi una pensione. Sparammo qualche colpo in aria e i saccheggiatori scapparono, ma senza allontanarsi troppo; rimasero nei pressi, come corvi, in attesa di poter ricominciare. Sapevano che dovevamo andarcene, e presto.”
“Dall'alto delle macchine urlammo loro le ingiurie più oscene che mai soldati abbiano gridato, sbattendole su quei visi pallidi, che non volevano guardarci. Tutti urlammo e imprecammo, contro loro e le loro madri, e odiammo Roma con tutte le nostre forze...”
Ecco, questo erano Roma e i romani, nel giugno del 1944.
Nel giugno del 1944, al Nord, i resistenti cominciavano a inaugurare le varie repubbliche partigiane (frutto dell’organizzazione logistica e delle battaglie svoltesi già nei mesi precedenti) che poi furono riconquistate con aspri combattimenti e rastrellamenti dai soldati della Repubblica Sociale (in un celebre discorso Mussolini disse: “Difenderemo con le unghie e con i denti la Valle del Po!”).