



Al Quaida , ammesso che si tratti di un attentato islamista , attacca dove i controlli sono minori ,e dove meno se lo aspettano , vedi attentati a Nairobi anni fa , oppure a Madrid nel 2003.
Il sudamerica è forse il continente meno interessato finora da fenomeni di terrorismo , quindi si ritiene che lì ci fossero meno controlli.
Per contro desta perplessità il fatto che sia stato preso di mira un aereo francese.
La Francia , da sempre , ha una politica filoaraba e generalmente distinta da quella USA.
Anche per ragioni interne , mi riferisco ai milioni di islamici che vivono in Francia.
Un attentato fine a se stesso , per mettere terrore nella gente e fare danni all'economia dell'occidente ?
Mi sembra un poco strano....
Certo che recuperare due scatole nere in fondo all'oceano a 500 chilometri dalla costa e a profondità di migliaia di metri mi sembra una cosa piuttosto difficile .....


Se siete interessati a ipotesi serie argomentate da persone che se ne intendono andate sul forum di airliners.net. Oltre 1.000 post, ovviamente, per ora suddivisi in 6 thread, ecco il link dell'ultimo
AF A332 Missing (F-GZCP) - Part 6 Civil Aviation Forum | Airliners.net
There are only 10 types of people in the world: those who understand binary and those who don't
http://openflights.org/banner/f.pier.png


"Quante persone ci sono in questa strada, un centinaio? Quante sono le persone intelligenti, sette, otto? Bene, io lavoro per le altre novantadue" Phineas Taylor Barnum
UE, mondo, futuro Michio Kaku:
https://www.youtube.com/watch?v=7NPC47qMJVg




Le ipotesi
Un sobbalzo nel vuoto: il segreto
del disastro nei «recorder» di terra
L'Airbus 330 sarebbe stato in balia di variazioni di quota incredibili e avrebbe subito una forte depressurizzazione
MILANO - Nelle «scatole nere» di terra custodite nella base operativa di Air France a Parigi potrebbe essere contenuto il segreto della tragedia o qualche elemento utile alla soluzione del mistero: stando ai dati registrati dall'Acars (il sistema che monitora i parametri inviati automaticamente dagli aerei in volo), l'Airbus 330 sarebbe stato in balia di variazioni di quota incredibili e avrebbe subito una forte depressurizzazione. Oltre ai segnali di avaria all'impianto elettrico, intorno alle 4.15 (ora italiana), il «cervello» del jet avrebbe trasmesso «dati anomali del bariometro». Vale a dire: sbalzi di quota fortissimi registrati dall'indicatore della velocità verticale. Ma anche seri problemi all'impianto di pressurizzazione: il sistema che permette di mantenere dentro la cabina dell'aereo, anche a 35.000 piedi e più di quota, un'atmosfera accettabile.
In attesa di recuperare i resti dell'Airbus 330 e le sue scatole nere, questi dati sono al momento i più preziosi. Ma ancora non svelano il mistero. «Può essere successo di tutto a bordo di quel volo», spiega Arturo Radini, ex comandante ed esperto di investigazione aeronautica. «Di sicuro i due indicatori sono compatibili con il fatto che il volo è entrato in un'area di fortissima turbolenza». Primo: «Le variazioni anomale del bariometro possono essere state causate da violente variazioni di correnti ascendenti e discendenti, tipiche di quest'area». Secondo: «I problemi di depressurizzazione possono essere stati causati da più fattori: l'avaria al sistema elettrico di cui ha parlato Air France potrebbe aver mandato in tilt anche quello di pressurizzazione; oppure la forte turbolenza potrebbe aver procurato un buco, un cedimento strutturale, la perdita di un portellone, è già successo». Oltre all'ingovernabilità dell'aereo.
Le immagini satellitari relative all'orario della scomparsa indicano che numerosi cumuli nembi torreggianti (le nubi temporalesche) si stavano sviluppando verticalmente fino ad almeno 51.000 piedi di quota ed erano nascosti in un'ampia stratificazione nuvolosa. «Ricostruendo il probabile percorso dell'aereo dall'ultima posizione comunicata in frequenza dall'equipaggio e sovrapponendolo con la situazione meteo, risulta che l'Airbus è stato per parecchio tempo all'interno di un vasto campo di cumuli nembi», afferma Flavio Sordi comandante ed esperto di sicurezza del volo. «Generalmente il sorvolo delle aree temporalesche, mantenendo un'adeguata separazione, non è pericoloso. Ma se si entra nell'area temporalesca attiva i fenomeni sono violentissimi». Chicchi di grandine grandi anche come un pugno, correnti verticali che viaggiano a oltre 200 chilometri l'ora. Ci sono poi le correnti a getto, all'estremità della troposfera, che corrono a più di 100 chilometri l'ora. E un fulmine: potrebbe aver causato un cedimento strutturale? «Assolutamente no — dice Radini —. Ma potrebbe essere una concausa». Anche perché quella della saetta, insieme all'attraversamento di un forte fronte temporalesco, è stata la prima ipotesi avanzata da Air France.
Uno scenario che, sottolineano gli esperti, potrebbe essere stato elaborato sulla base dei dati contenuti proprio nelle «scatole nere» di terra. «Il sistema Acars potrebbe aver registrato dati anomali del bariometro e problemi di depressurizzazione, certo, ma questo non ci dice quale sia stata la causa che ha dato origine alla tragedia», afferma Jocelyn Smykowski, presidente del sindacato nazionale dei piloti di linea francesi (Snpl). «La turbolenza, l'avaria elettrica, tutto è possibile e la risposta ci può arrivare solo dalle scatole nere». I resti del volo sono stati avvistati anche a 60 chilometri di distanza. Un dato che per alcuni avvalora l'ipotesi dell'esplosione: «Tra le tante questa è la meno probabile — dice Smykowski — i resti possono essere stati trasportati dalle correnti marine». Un cedimento strutturale ad alta quota, poi, potrebbe aver causato la dispersione dei pezzi. «Qualunque si riveleranno le cause, un aereo non cade mai per una causa sola, i dati forniti dall'Acars sono in questo momento fondamentali. Anche perché potrebbero essere gli unici nel caso in cui le scatole nere non venissero recuperate», afferma Davide Romano, avvocato ed esperto di incidenti aerei. «Ecco perché devono essere subito acquisiti a tutti i livelli, anche dalle famiglie dei passeggeri che devono al più presto nominare un rappresentante legale che li rappresenti». Il rischio, aggiunge, «è che le inchieste si concludano sempre con il riconoscimento dell'errore umano e le concause tecniche rimangano occulte».
Alessandra Mangiarotti
03 giugno 2009
Un sobbalzo nel vuoto: il segreto del disastro nei «recorder» di terra - Corriere della Sera


Bah, le analogie col caso Ustica cominciano a essere veramente molte.
Anche nel più grade mistero dell'aviazione civile di tutti i tempi una parte dei reperti (13 salme, arredi e bagagli) furono ritrovate 17 km a nord rispetto al punto di impatto in mare.
E, ome a Ustica, abbiamo quindi due distinte zone di recupero, una per ciò che è uscito dall'aereo al momento del disastro, in quota, e una per il punto di impatto in mare dove si trova il resto.
L'ipotesi che le correnti abbiano allontanato di ben 60 km (in in giorno!) solo una parte dei reperti non regge. Le correnti muovono tutto quello che sta sulla superficie del mare.
Se è vero che ci sono due distinte zone di recupero non si può più parlare di disintegrazione istantanea dell'aereo, ma di un danno notevole, che ha aperto un varco attraverso il quale, per effetto della depressurizzazione, sono usciti i reperti. E poi il relitto è precipitato verso il mare.
Rimarrebbe l'ipotesi che a seguito dell'ingresso in una area di eccezionale turbolenza l'aereo abbia perso un portellone (l'effetto sarebbe analogo all'apertura di un varco nella struttura) ma questo non può giustificare l'avaria elettrica. Nei casi conosciuti la perdita di un portellone anche se ha causato poi la perdita del velivolo (è il caso di un Jumbo 747 giapponese) non ha mai causato l'avaria degli impianti elettrici.


In quella zona dall'alto è possibile vedere in fondo al mare l'antica Atlantide.
canarie - Google Maps
"Se le persone corrotte si uniscono fra loro per costituire una forza, le persone oneste devono fare lo stesso"
(Lev Tolstoj)


AEREO SPARITO: LA TRAGEDIA DELL'AIRBUS E' DURATA QUATTRO MINUTI
(ASCA) - Roma, 3 giu - La tragedia dell'Airbus A330 di Air France, scomparso dai radar lunedi' con 228 passeggeri a bordo e precipitato nell'Atlantico, e' durata quattro minuti.
Secondo il quotidiano ''Jornal de Noticias'', l'esame dei messaggi automatici inoltrati dall'aereo e ricevuti nella sede della compagnia aerea di Parigi ha rivelato che i primi segni di qualche problema a bordo sono stati registrati alle 3.10 (ora brasiliana).
Quattro minuti dopo, spiega il quotidiano, l'Air France avrebbe ricevuto l'ultimo messaggio che mostrava ''dati anomali del variometro'', ovvero violenti sbalzi di quota registrati dall'indicatore della velocita' verticale.
AEREO SPARITO LA TRAGEDIA DELL AIRBUS E DURATA QUATTRO MINUTI - Agenzia di stampa Asca


ritrovati nuovi resti del velivolo a 90 km a sud dalla zona in cui erano stati trovati i primi
«L'Airbus è esploso in volo»
Le Monde: specialisti di Air France sostengono che l'aereo è esploso ad alta quota. Ma non sarebbe un attentato
«L'Airbus è esploso in volo» - Corriere della Sera
PARIGI - Ora che l'aereo scomparso è stato trovato, non resta che scoprire le cause della sua caduta. E si fa strada un'ipotesi inquietante. La grande dispersione dei rottami scoperti lascia pensare che l'Airbus A330 - in volo lunedì da Rio de Janeiro a Parigi con 228 persone a bordo - sia esploso ad alta quota. È quanto scrive il quotidiano francese «Le Monde», citando "specialisti" della compagnia Air France. Le Monde ricorda che i rottami sarebbero stati localizzati su due zone, distanti 60 chilometri l'una dall'altra, situate ad est del luogo da dove l'Airbus ha trasmesso i suoi ultimi messaggi automatici. Il quotidiano osserva che «tuttavia la pista di un attentato non è al momento presa in considerazione dalle autorità francesi, non c'è stata alcuna rivendicazione e il Brasile non è una destinazione sensibile».
INCHIESTA LUNGA E DIFFICILE - L'ipotesi di «Le Monde» arriva al termine di una giornata apertasi con il comunicato dello Stato maggiore delle forze armate francesi in cui si sottolineava che dopo il ritrovamento dei resti in mare «non c'è più spazio per dubbi» al fatto che si tratti di quelli del volo AF447. Nel corso di una conferenza stampa Paul Louis Arslanian, il capo dell'organismo di sicurezza dell'aviazione civile ha ribadito che «l'inchiesta non sarà facile, sarà lunga ma noi cercheremo di fare tutto il possibile con i mezzi a nostra disposizione». L'inchiesta, ha assicurato il capo della Bea, sarà improntata comunque alla massima «trasparenza». Alla conferenza stampa ha partecipato anche il funzionario della Bea incaricato dell'inchiesta - che è internazionale perché avvenuta in acque internazionali, ma è guidata dal paese di provenienza dell'aereo precipitato - che ha detto che l'obiettivo di massima è arrivare ad un primo rapporto entro la fine di giugno. E che sono state istituite quattro squadre di lavoro: la prima incaricata dell'operazioni di ricerca del relitto e scatole nere e le altre di raccogliere ed analizzare elementi ed informazioni sull'aereo precipitato, per individuare eventuali malfunzionamenti originari.
LE RICERCHE - Un aereo francese per la ricognizione marittima, Atlantique 2, ha sorvolato nelle ultime ore la zona dove l'aeronautica brasiliana ha individuato martedì i resti dell'Airbus A330 di Air France, a un migliaio di chilometri dalla costa brasiliana e a circa 2000 chilometri da quella senegalese. Martedì sera, il ministro della Difesa brasiliano, Nelson Jobim, aveva già affermato di non avere «alcun dubbio» che i resti trovati appartenessero al velivolo scomparso dai cieli mentre sorvolava l'Atlantico lunedì scorso, con 228 passeggeri a bordo.
Un aereo radar brasiliano ha scoperto successivamente altre quattro concentrazioni di frammenti dell'Airbus della Air France. I nuovi rottami sono disseminati in un raggio di cinque chilometri. Lo ha annunciato in televisione il colonnello Jorge Amaral, portavoce dell' Forza aerea brasiliana (Fab). L'oggetto più grande individuato dall'aereo radar ha circa 7 metri di diametro ma non è stato ancora identificato esattamente. Ci sono anche una decina di oggetti metallici ed una macchia di carburante sull'acqua lunga circa 20 chilometri. La scoperta è stata fatta grazie ad un potentissimo radar di produzione svedese installato a bordo di un Embraer R-99 della Fab, ma il bireattore brasiliano è troppo veloce per consentire un'adeguata identificazione visiva degli oggetti. Il nuovo gruppo di frammenti dell'Airbus si trova a 90 chilometri a sud dei primi segnali del disastro scoperti martedì. Si allarga così il raggio della zona in cui potrebbe essere caduto l'aereo, rendendo ancora più difficile la ricerca del relitto. Secondo il colonnello Jorge Amaral, portavoce della Forza aerea brasiliana, i nuovi frammenti sono molto a sud rispetto alla «scia» di frammenti (tra i quali una poltroncina) avvistata ieri da un C-130, quasi al limite del perimetro di 9.500 chilometri quadrati stabilito inizialmente per le ricerche. Il ritrovamento odierno potrebbe confermare inoltre che l'Airbus dell'Air France si trovava al momento dell'incidente fuori dalla rotta prevista e probabilmente più a sud, forse nel tentativo di dirigersi verso la costa brasiliana o verso l'aeroporto dell'isola di Fernando de Noronha.
03 giugno 2009