



"L'odio per la propria Nazione è l'internazionalismo degli imbecilli"- Lenin
"Solo i ricchi possono permettersi il lusso di non avere Patria."- Ledesma Ramos
"O siamo un Popolo rivoluzionario o cesseremo di essere un popolo libero" - Niekisch








Il più grande scrittore di romanzi storici di guerra del XX secolo. Attenzione: romanzi storici neorealisti, non resoconti giornalistici come qualcuno crede (offendendosi ad esempio per la descrizione di Napoli), a sfondo semiautobiografico ma sempre romanzi.


Vi dico solo che non c'entra niente con Babbo Natale




Postilla
Il genio di Malaparte (come dice il suo curatore Martellini) è ormai universalmente riconosciuto al pari di quello di L.F. Céline (al cui stile crudo e realistico ma pure iperbolico un pochettino si avvicina, senza l'argot ma con i toscanismi e senza mania antisemita e paranoie celiniane), ora che le cappe ideologiche trinariciute sono cadute, e non ce ne frega più niente, letterariamente almeno, del fatto che fece la marcia su Roma e che testimoniò falsamente pro-Dumini, anche se poi divenne frondista e oppositore, finì pure al confino ed espulso dal PNF, prese in giro il duce pur rispettandolo, che si convertì all'ultimissimo dopo aver fatto ciò che voleva, che aveva Mao in simpatia personale, che combattè con gli americani; che prese per i fondelli Togliatti (che voleva accaparrarsi quella che P. Gobetti definiva la miglior penna del regime) dal 1944 al 1957, strappando in ospedale la tessera comunista che questi gli mandò, tenendo invece la tessera del PRI, figurarsi uno che chiamava i comunisti "pederasti marxisti"...
Gli faceva comodo solo mandare qualche articolo su l'Unità e Vie Nuove, e basta; nel postumo Mamma marcia e un po' ne La pelle, si vede bene che pensava lo stesso di quello che pensava in gioventù (con Il buonuomo Lenin), ossia che i comunisti, a parte Mao con cui aveva fatto amicizia (come con i cinesi in generale) e la Macciocchi, gli facevano schifo, e la cosa era ricambiata da Moravia (che lui pure aveva aiutato e fatto lavorare ignorando le leggi razziali) Ada Gobetti, Calvino e compagnia comunisteggiante, che gli bocciarono gli articoli da Cina e Russia perché il cattivo fascista, ex amante e fidanzato della vedova Agnelli (per le malelingue nonno biologico dell'attuale Presidente della Juve), ma anche il dandy amico intimo dei ministri Galeazzo Ciano e Giuseppe Bottai (due del 25 luglio, eppure il secondo almeno considerato un superfascista fino a quel giorno), ex direttore de La conquista dello Stato (giornale degli squadristi intransigenti negli anni intorno al delitto Matteotti), l'uomo che Longanesi (l'inventore di "Mussolini ha sempre ragione" e amico del rivale di Malaparte, Indro Montanelli) definiva "così egocentrico che se va ad un matrimonio vorrebbe essere la sposa, a un funerale il morto", non poteva scrivere sui loro giornaletti trinariciuti che leccavano il deretano al mass murderer georgiano.


Vabbè, io - come noto - sono di estrema sinistra, eppure non ho problemi a riconoscere l'eccellenza letteraria di Malaparte, e più in generale dell'ideologia o delle preferenze personali dell'autore me ne batto il belino. Non generalizzare e non cadere nello stesso errore che facevano alcuni marxisti...che poi si finisce per pompare autentici cani solo perchè d'accordo/solidali con determinate loro posizioni extra-letterarie o esperienza di vita.