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Discussione: l'alba del giorno dopo

  1. #41
    Più mercato (del pesce)
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    Predefinito Rif: l'alba del giorno dopo

    Per chiarire riporto alcuni passi di Wiki, sull'argomento:
    Crisi industriale [modifica]

    La crisi ebbe inizio dopo il fallimento della grande banca newyorkese di Jay Cooke la quale diede il via ad un'ondata di panico che si diffuse nell'economia americana e poi in tutti gli altri paesi industrializzati. Nel giro di pochi mesi la produzione industriale degli Stati Uniti cadde di un terzo per la mancanza di acquirenti mentre auentava a dismisura la disoccupazione. Presto la crisi si diffuse anche in Gran Bretagna, Francia e Germania.
    La crisi si manifestò come una forte eccedenza di offerta sulla domanda; le industrie cioè producevano molto più di quanto il mercato potesse assorbire sotto forma di consumi. Era la prima manifestazione di una crisi economica moderna. Mentre infatti le crisi dell'ancien regime si manifestavano sotto forma di carestie (quindi crisi da sottoproduzione), il nuovo tipo di crisi che il mondo andava sperimentando era una crisi di sovrapproduzione[senza fonte]. L'indice più vistoso della crisi fu la caduta dei prezzi.
    La crisi può essere spiegata per la concomitanza di tre fattori:
    progresso tecnologico
    aumento del numero di paesi industrializzati
    imposizione di bassi salari.
    Ai paesi tradizionalmente industrializzati (Gran Bretagna, Belgio, Francia) si affiancarono nuove potenze con grandi capacità produttive (come Stati Uniti e Germania) e altri paesi a più lenta e tardiva industrializzazione (Italia, Russia, Giappone).
    La situazione peggiorò ulteriormente allorché si tentò di rispondere alla caduta dei prezzi con ulteriori riduzioni salariali, le quali provocarono nuove cadute dei consumi.
    Crisi agraria [modifica]

    Le cause che portarono alla crisi agraria sono del tutto simili a quelle della crisi industriale: aumento della produzione non supportato da un'adeguata domanda e l'emergere di nuove potenze nella produzione agricola, come Stati Uniti, Australia e Argentina.
    La caduta dei prezzi e la forte concorrenza ridussero in rovina migliaia di contadini e si accrebbe in maniera preoccupante la dipendenza europea dalla produzione agricola d'oltreoceano.
    L'agricoltura ne risultò fortemente trasformata. In primo luogo il numero di occupati nel settore agricolo iniziò a diminuire costantemente. In secondo luogo l'agricoltura mondiale venne ristrutturata secondo principi di divisione del lavoro.
    Vi furono regioni, come l'Inghilterra, dove l'agricoltura assunse un ruolo marginale rispetto all'industria. In altre zone si passò alla produzione di prodotti più redditizi e che richiedevano un minor uso di manodopera. In altre aree, come la Germania o l'Italia settentrionale, si accelerò la trasformazione delle aziende agricole in senso capitalistico per far fronte alla concorrenza americana.
    Le conseguenze della crisi [modifica]

    Le risposte che le imprese diedero per far fronte agli squilibri della crisi originarono una serie di processi che mutarono il volto dell'economia.
    Si apriva una nuova fase di capitalismo, il cosiddetto capitalismo organizzato, cioè un capitalismo guidato e cosciente della necessità di superare il carattere spontaneo dei processi economici. Questa nuova via quindi contraddiceva il credo capitalista che aveva dominato il mercato fino a quel momento. Iniziò una fase in cui gli imprenditori accettavano l'intervento dello stato nell'economia.
    In primo luogo di fronte alla caduta generalizzata dei prezzi e all'inasprirsi della concorrenza, l'immediata e quasi istintiva risposta dei governi fu l'innalzamento di barriere doganali al fine di annullare o per lo meno limitare l'afflusso di merci estere.
    Contemporaneamente lo stato iniziò ad assumere un nuovo ruolo divenendo esso stesso consumatore dei prodotti nazionali (tramite commesse pubbliche) e facendo dello sviluppo industriale uno dei compiti politici di primaria importanza.
    La seconda grande conseguenza della crisi fu la creazione di monopoli (trust). Tale fenomeno fu generato dalla volontà di ridurre la violenza della concorrenza e quindi mantenere alti i livelli dei prezzi per mobilitare nuovi capitali per finanziare la ripresa. La crescita del potere delle imprese monopolistiche provocò la crescita delle dimensioni delle fabbriche e del numero di addetti.
    La tendenza alla concentrazione si manifestò inoltre con un mutato rapporto tra industria e banca. Il grande bisogno di capitali necessari per la ristrutturazione rendeva necessario per le imprese attingere fondi dal risparmio di massa. Nacque cosi la "banca mista", cosi chiamata perché funzionava sia da banca commerciale (raccogliendo i risparmi della popolazione) sia da banca d'affari (investendo nelle imprese).
    Già linkata in un post precedente
    Succede che la Camusso e Landini restino gli unici rappresentanti della sinistra italiana e, paf!, mi si cambia l'avatar glorioso. Tutto d'un tratto... FACEPALM

  2. #42
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    Predefinito Rif: l'alba del giorno dopo

    Citazione Originariamente Scritto da Zefram_Cochrane Visualizza Messaggio
    Non c'è necessariamente bisogno di centrali di approvvigionamento/distribuzione dell'energia
    Esiste l'autogenerazione, informati presso il sito del nostro movimento, magari scopri che serve a qualcosa
    certo, anche l'autogenerazione ti piove dentro casa e dentro il posto di lavoro dal nulla, senza alcuna multinazionale alle spalle.:gluglu:
    beato te che hai la pietra filosofale
    Ultima modifica di -Duca-; 02-02-11 alle 22:07
    La verità produce effetti anche quando non può essere pronunciata.

    L. von Mises

    SILENDO LIBERTATEM SERVO

  3. #43
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    Predefinito Rif: l'alba del giorno dopo

    Citazione Originariamente Scritto da -Duca- Visualizza Messaggio
    certo, anche l'autogenerazione ti piove dentro casa e dentro il posto di lavoro dal nulla, senza alcuna multinazionale alle spalle.:gluglu:
    beato te che hai la pietra filosofale
    e allora?
    Ultima modifica di Zefram_Cochrane; 02-02-11 alle 22:31
    Nè DAVANTI Nè DI DIETRO, MA DI LATO

  4. #44
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    Predefinito Rif: l'alba del giorno dopo

    Citazione Originariamente Scritto da gigionaz Visualizza Messaggio
    A quanto ne so io, la crisi di cui si parla fu in ambito di industrialismo avanzato. Inghilterra e nord Europa. E la risposta colonialista fu, appunto, quella inglese (e tedesca, belga, francese ecc, non Italiana, se non ridicolmente).

    La crisi italiana, fondamentalmente, fu legata all'arretratezza del sistema agricolo, industriale e logistico. Fu una crisi prevalentemente sui prezzi agricoli (legata all'impostazione liberista sul commercio estero e sull'importazione di beni a basso prezzo da oltreoceano). E fu combattuta dalla borghesia delle industrie agricole del nord e dalla proprietà terriera del sud, appunto, ricorrendo all'interventismo statale.

    Stessa risposta logica, ma diversa operativamente, a due problemi in gran parte differenti.

    In entrambi i casi ci fu la vittoria del capitalismo assistito e la sconfitta delle idealità liberali.
    Come ho già detto il crollo dei prezzi non provoco crisi ma invece una aumento del potere d'acquisto delle classi inferiori, quindi gli anni 70 furono di grande sviluppo sopratutto industriale dato che manodopera e capitali si riallocarono nell'industria. La crisi si ebbe sono dopo l'applicazione dei dazi.
    Dannato Barone Rosso.

  5. #45
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    Predefinito Rif: l'alba del giorno dopo

    Citazione Originariamente Scritto da gigionaz Visualizza Messaggio
    Per chiarire riporto alcuni passi di Wiki, sull'argomento:


    Già linkata in un post precedente
    Ci sono le serie storiche dei consumi che smentiscono questo, la realtà è che negli anni 70 questi crebbero costantemente, adesso non ho il libro sottomano altrimenti te le scannerizavo.
    Ultima modifica di Morfeo; 02-02-11 alle 23:07
    Dannato Barone Rosso.

  6. #46
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    Predefinito Rif: l'alba del giorno dopo

    Citazione Originariamente Scritto da morfeo Visualizza Messaggio
    Ci sono le serie storiche dei consumi che smentiscono questo, la realtà è che negli anni 70 questi crebbero costantemente, adesso non ho il libro sottomano altrimenti te le scannerizavo.
    Basta che mi dai i riferimenti bibliografici.
    Succede che la Camusso e Landini restino gli unici rappresentanti della sinistra italiana e, paf!, mi si cambia l'avatar glorioso. Tutto d'un tratto... FACEPALM

  7. #47
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    Predefinito Rif: l'alba del giorno dopo

    Citazione Originariamente Scritto da gigionaz Visualizza Messaggio
    Basta che mi dai i riferimenti bibliografici.
    S. Fenoaltea, L'ECONOMIA ITALIANA DALL'UNITA' ALLA GRANDE GUERRA (Roma-Bari: Laterza, 2006)
    Dannato Barone Rosso.

  8. #48
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    Citazione Originariamente Scritto da morfeo Visualizza Messaggio
    S. Fenoaltea, L'ECONOMIA ITALIANA DALL'UNITA' ALLA GRANDE GUERRA (Roma-Bari: Laterza, 2006)
    Many thanks
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  9. #49
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    Predefinito Rif: l'alba del giorno dopo

    Citazione Originariamente Scritto da Zefram_Cochrane Visualizza Messaggio
    e allora?
    e allora è una ridicolo dire che si usa il petrolio per gli interessi e bla bla bla, e le multinazionali bla bla bla...

    se ci fosse il modo di costruire la pietra filosofale di energia autrorigenerante ogni abitante del pianeta ne vorrebbe una, il business e il fatturato che ne seguirebbero starebbero al petrolio come l'industria delle lampade elettriche sta all'industria delle candele.

    insomma, a sentire te con il capitalismo non saremmo mai passati dalle candele alle lampade elettriche, perchè agli inizia dell'800 l'industria delle candele era molto più potente del laboratorio del povero pazzo incompreso che ha scoperto la lampadina.
    insomma, roba da fare ridere i polli.
    Ultima modifica di -Duca-; 03-02-11 alle 02:54
    La verità produce effetti anche quando non può essere pronunciata.

    L. von Mises

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  10. #50
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    Predefinito Rif: l'alba del giorno dopo

    Citazione Originariamente Scritto da gigionaz Visualizza Messaggio
    Certo. Quel che dici è condivisibile.
    Ma allora perchè il periodo in esame (la depressione 1873 ecc ecc) viene chiamato proprio con quel nome?
    Non ne ho idea, c'e' anche chi e' convinto che il new-deal porto' benessere...
    A parte tutto, non ricordo i miei studi di storia economica cosi approfonditamente, e se guardi su internet c'e' una gran confusione al riguardo... tanto che si chiama crisi un periodo di crescita del pil, ma riduzione dei prezzi, il che ha perfettamente senso, purche' non lo si chiami crisi.

    Perchè, ma concordo che sia una risposta parziale, l'eccesso di beni prodotti portò inevitabilmente (in regime di monetazione aurea e non potendo quindi inflazionare) ad una diminuzione dei prezzi, che portò di conseguenza licenziamenti (e quindi diminuzione ulteriore della domanda)
    Se la riduzione dei prezzi e' dovuta ad aumenti di produttivita', cioe' l'imprenditore produce di piu' a parita' di costi, egli continua a realizzare profitto vendendo pero' piu' beni, e aumentando di conseguenza il potere d'acquisto dei salariati: un circolo virtuoso nel quale le persone non prendono piu' stipendio, ma progressivamente, a parita' di consumi, scoprono che a fine mese gliene rimane in tasca di piu'... e generano domanda di ulteriori beni, per soddisfare nuovi e piu' elevati bisogni.
    Non ci sono affatto licenziamenti a catena, ma al limite si ingenera un turnover piu' elevato dovuto alla necessita' di riqualificare la manodopera. Si assiste ad esempio a riduzione di posti di lavoro nelle semplici e faticose operazioni manuali agricole, ma ad un aumento nelle imprese che costruiscono macchine agricole.
    Ultima modifica di ciddo; 03-02-11 alle 10:44

 

 
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