Favorevole al divorzio in ogni caso
Favorevole al divorzio, ma solo ex justa causa
Contrario al divorzio, ma favorevole al ripudio senza possibilità di risposarsi
Contrario al divorzio, ma favorevole al ripudio ex justa causa senza possibilità di risposarsi
Non so
Altro (specificare)




Pienamente d'accordo.
La famiglia, e non l'individuo, è la cellula fondamentale della società.
Il divorzio facile come c'è oggi (bastano tre anni di separazione per farlo scattare...) è uno strumento chiaramente antisociale, antinazionale (in quanto nemico della famiglia, quindi della continuità demografica della Nazione) e sovversivo.
Poi capisco che ci siano condizioni di oggettiva impossibilità di prosecuzione del rapporto matrimoniale, ma in tal caso chi è andato incontro a quel fallimento deve farsene una ragione e prendere atto di non essere tagliato per la vita matrimoniale.
Chi ha figli sa bene come sia delicata la loro crescita psicologica e quanto necessitino di stabilità, sicurezza e punti di riferimento chiari.
Niente di più deleterio di quelle situazioni in cui ci sono i figli di primo, di secondo e di terzo letto (ma ormai nemmeno, perchè di figli non se ne fanno più), l'ex marito, l'ex moglie, i nuovi compagni/compagne e relativi ex mariti e mogli...può un bambino crescere in un casino simile?
E' anche improprio ammettere la possibilità dello scioglimento del matrimonio, considerato che questo ha immancabilmente prodotto degli effetti (patrimoniali o dal punto di vista della filiazione) e come dicevano i nostri avi latini, "factum infectum fieri nequit".
Si può invece ammettere una separazione, come prima della legge Fortuna, che in caso di impossibilità di prosecuzione della convivenza dispensi i coniugi dall'obbligo di quest'ultima, fermo restando che il vincolo matrimoniale, davanti allo Stato e davanti a Dio, rimarrà per sempre. Da cui il divieto di risposarsi.
In ogni caso, tutta la legislazione in materia dovrebbe improntarsi innanzitutto sulla considerazione che chi ha messo al mondo dei figli dovrà, come coppia, assicurare la continuazione della funzionalità dell'istituto familiare nei confronti di questi ultimi, a prescindere dal permanere in vigore degli obblighi reciprochi (fedeltà, coabitazione, assistenza) tra i coniugi.
Ultima modifica di Bisentium; 06-05-11 alle 10:27






Purtroppo la mentalità individualistica ed edonistica moderna confonde due piani che devono essere separati e distinti: quello del soddisfacimento delle pulsioni, dei sentimenti e delle esigenze individuali; e quello del dovere di mantenere e salvaguardare l'istitituzione-famiglia, che si è creata.
Il fatto di non andare più d'accordo con la moglie, le beghe interpersonali, l'incontinenza erotica, le mutevoli vicende sentimentali, ben poco hanno a che vedere con l'obbligo di mantenere in piedi a ogni costo un'istituzione (a mio parere rivestente, come riconosciuto dall'antico diritto romano, una rilevanza "pubblicistica" data la sua importanza quale "seminarium Rei Publicae"), quale la famiglia, i cui scopi e il cui valore debbono necessariamente prevalere sulle esigenze egoistiche dei singoli appartenenti alla medesima.
In una parola: se i coniugi non si sopportano più sono fatti privati personali loro, si riconosca anche il venire meno di determinati obblighi reciproci quali la convivenza, ma l'istituzione-famiglia da essi creata continua ad esistere e devono assumersi la responsabilità di co-gestirla, perlomeno fino all'autosufficienza dei figli.
Senz'altro, il non aver saputo gestire un rapporto coniugale, o prima ancora il non aver saputo scegliere un coniuge adeguato, sono indici di scarsa capacità di saper fondare su basi solide anche un eventuale futuro rapporto e poichè ogni separazione è anche un danno per lo Stato, da molteplici punti di vista, viene meno quel criterio di "meritevolezza e tutelabilità" che lo Stato deve necessariamente riconoscere in sede di formazione di qualsiasi negozio giuridico, in primis quello fondamentale, nell'ambito civilistico, del matrimonio.
Da cui l'inopportunità di concedere al separato la possibilità di sciogliere il matrimonio precedentemente contratto per addivenirne ad un altro.
Ultima modifica di Bisentium; 06-05-11 alle 11:52


Concordo. Aggiungiamoci il fatto che l'attuale diritto di famiglia italiano è una porcata egualitarista, para-cripto-femminista e demo-liberal-individualista. Andrebbe completamente e totalmente riformato.
Se siamo in una situazione del genere è anche colpa di chi ha favorito l'atomizzazione della società, la formazione di nuclei sempre più piccoli di famiglie slegate le une dalle altre, con la progressiva "borghesizzazione" delle stesse famiglie. Dove sono le famiglie numerose di una volta, che a loro volta erano formate da tanti piccoli nuclei familiari, uniti da legami di parentela che erano motivo di una intima solidarietà dettata - più o meno consapevolmente - dalla consanguineità? Dov'è la figura del "pater familias" che non era semplicemente capo del proprio ristretto nucleo familiare, ma di tutti i suoi discendenti? Non parlo di ideali famiglie "aristocratiche", ma di "popolarissime" famiglie rurali e contadine.
Ultima modifica di Giò; 06-05-11 alle 11:59


vi meritate questa propaganda (tutti attori)
Ultima modifica di zlais; 06-05-11 alle 12:56
Il coro del Bunga Bunga:
Silvio: ♪fa ♪re ♪sol ♪do ♪fa ♪re ♪sol ♪do
I ministri: ♪mi ♪fa ♪fa ♪re ♪sol ♪do ♪mi ♪fa ♪fa ♪re ♪sol ♪do
Le ministre: ♪si ♪la ♪do ♪si ♪la ♪do ♪si ♪la ♪do
Il giudice: ♪si ♪fa ♪la minore ♪si ♪fa ♪la minore






Una serie di considerazione sull'argomento:
A) Le osserazioni di Bisentium e Giò91 non le considero "sbagliate", però mi sembrano non tenere conto di come, in certe circostanze, e per ragioni che non hanno nulla di sentimentale o soggettivo, ma sono puramente oggettive ed imperative, un matrimonio non solo possa, ma sia opportuno venga sciolto (e non parlo solo di separazione, ma proprio di scioglimento, o divorzio che dir si voglia).
Parimenti non vedo quale sia l'interesse della società intesa come "corpo" a precludere nuove nozze, considerato che tale nuova unione può essere vista come un fattore di stabilità, nonché potenzialmente di procreazione.
B) Due casi "pratici", uno classico ed uno moderno. Il primo è quello Romano, ben noto. Il secondo è la Germania nazional-socialista.
Questo in estrema sintesi, precisando che io ho votato per la seconda opzione partendo da presupposti assolutamente "in ordine" e per nulla sentimentali, individualistici o soggettivi (magari non saranno quelli di Santa Romana Chiesa).
L'arte di essere P.A.