
Originariamente Scritto da
H.I.M.
Mi pare tu stia generalizzando, oltre a commettere l'errore di dare per scontato quale configurazione assumerà (pardon, assumerebbe, non vorrei esser tacciato di messianesimo

) la società senza stato.
Adesso non ho tempo di addentrarmi nella discussione di cosa intendi per "Principi", qui ne diamo per scontati due: l'azione umana e il NAP. Da essi ne discende tutto il resto, cioè un codice giuridico capace di stabilire con estrema chiarezza cosa è giusto e cosa non lo è.
Altri principi, per quanto condivisibili e/o affini, se non addirittura utili alla diffusione delle idee libertarie, sono giocoforza destinati a rimanere nell'ambito delle convinzioni morali soggettive, giacché la loro imposizione contraddice i due su citati.
Personalmente, sono un fautore del "tutto fa brodo", sono cioè fra coloro che sostengono le possibilità di affermazione del libertarismo debbano necessariamente passare per la via "culturale" e ritengo che per favorire questo passaggio sia indispensabile prendere spunti un po' ovunque, trattenendo ciò che è utile di una determinata filosofia o pensiero e gettando a mare tutto cioò che invece è nocivo o comunque non favorisce la formazione di un certo assetto mentale.
Quindi, per parlarci chiaro, io prenderei quasi per intero i 10 comandamenti, ma butterei interamente la dottrina sociale della Chiesa, così come posso trovare interessanti e desiderabili alcuni aspetti della common-law anglosassone e contemporaneamente ritenerne deleteri certi altri.
Per quanto riguarda il laicismo (ma vale anche per gli altri "errori" che hai individuato): sfondi una porta aperta. Nessun libertario che si possa definire tale - lasciamo perdere i derivati tossici del Pannella-pensiero - ti potrà mai dire che il laicismo sia un ingrediente fondamentale per il libertarismo, né costui potrebbe trovare nella dottrina libertaria gli strumenti per affermare la sua laicità. Al contrario, casomai ti sentirai ripetere (ricordi la discussione su POL in cui io criticavo duramente i banner sul blog di Domenico Letizia?) che essendo il laicismo un prodotto dello statatlismo - che senso avrebbe per un laico ribadire la "laicità" dello stato come valore primario, in assenza di uno... stato? - esso non ha alcuna rilevanza per la libertà se non addirittura che è dannoso.
Questo non significa però che io debba (o possa) impedire a qualcuno di essere laico. Al massimo, fossi religioso (non lo sono, ma a modo mio sono credente), potrei tentare di persuadere qualcuno a prendere in considerazione gli insegnamenti del vangelo, ma più di questo non si può fare. Pena, contraddire
il principio, quello di non aggressione che chiunque, a prescindere se lo ritenga universale, pratico, logico, insito nell'animo umano o raggiungibile attraverso la ragione, dovrebbe far proprio se vuole finalmente essere lasciato in pace.
Poi non capisco su quali basi affermi che il libero mercato sarebbe un'astrazione collettivista. Qui si è sempre sostenuto che il mercato è semplicemente la somma dell'azione individuale volontaria. Che poi esso possa assumere i contorni di una meta-dimensione ci può anche stare, ma ciò non ha nulla a che vedere con l'intenzionalità collettiva, che poi è il caposaldo di tutti i collettivismi.