
Originariamente Scritto da
Nibbio
Giò91, il tuo post offre numerosi spunti di dibattito. Tuttavia, a mio parere se entriamo nell'ambito della filosofia e della teoria generale del diritto la discussione, oltre a meritarsi un apposito thread, potrebbe diventare davvero infinita. Purtroppo, in questo periodo non ho molto tempo da dedicare al forum e, quindi, mi limito a contribuire in relazione alla seconda parte del tuo post.
Preciso che, in sintesi, l'ambito dei miei interventi in merito alla pena di morte può essere ricondotto al problema della legittimazione dell'uso della forza da parte dello Stato moderno, secondo una chiave di lettura essenzialmente antropologico-giuridica. Come avrai capito dai post precedenti non ritengo lo Stato moderno legittimato a comminare la pena di morte per le ragioni già esposte e da un tuo precedente post penso che su questo punto possiamo, almeno parzialmente, concordare.
Ciò non significa che lo Stato moderno non possa comminare la pena di morte - la realtà ci dimostra il contrario - ma che la sua legittimazione ad irrogare tale pena si basa sul nulla o, meglio, su quell'arido normativismo di stampo giuspositivista che tu stesso critichi e che, come ben saprai, risulta essere sempre più scollegato dalle reali esigenze del popolo. Secondo me sarebbe, quindi, paradossale e controproducente mantenere o introdurre la pena di morte in questo contesto.
Ma anche a voler tralasciare le questioni teoriche legate alla legittimazione, una norma che, sullo sfondo di questo contesto giuridico, possa efficacemente ed efficientemente regolare la pena di morte dovrebbe trovare un punto di equilibrio tra una tecnica redazionale improntata alla flessibilità (per consentire al giudice di valutare tutti gli elementi del caso concreto) ed una improntata ad un elevato indice di analicità (per evitare che il giudice possa decidere arbitrariamente). Ebbene, tale equilibrio è, perlomeno per me, praticamente impossibile da raggiungere. Ovviamente questo problema persiste nella redazione di ogni norma giuridica ma in tal caso la posta in gioco è talmente elevata e, in particolare in Italia, l'attività legislativa e giurisdizionale talmente "compromessa" che io non riterrei opportuno intervenire.
Per ora mi limito a questo. Sul decisionismo e l'istituzionalismo vi sarebbe talmente tanto da scrivere che attualmente, con il poco tempo a mia disposizione, affronterei l'argomento ancora più approssimativamente di quanto stia facendo ora.