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Discussione: PDL / La svolta

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    Predefinito PDL / La svolta

    Palazzo Chigi

    L’attesa di un gesto per uscire dalla «condizione di minorità»
    Il Cavaliere «vittima della generosità» e la svolta invocata dagli amici


    di Francesco Verderami

    Corriere della Sera, 20 giugno 2009


    L’ esortazione è stata pubblica e privata, perché non solo Giuliano Ferrara l’ha invitato a un mutamento radicale, a una rigenerazione. Anche Fedele Confalonieri, l’amico di una vita, confida in un «nuovo inizio».

    Serve una «palingenesi», questo è l’auspicio di chi tiene disinteressata*mente alle sorti di Silvio Berlusconi. Per*ché senza uno scatto del premier — co*me scriveva l’Elefantino sul Foglio l’al*tro ieri — si protrarrebbe un «clima da 24 luglio permanente». Ed è impensabi*le che la politica viva l’eterna vigilia di un crollo, la fine di un’era, quella berlu*sconiana, che il presi*dente della Camera nemmeno prevede. Ma non c’è dubbio che a lungo andare il clima che si respira nel Palaz*zo e nel Paese avrebbe un costo per la demo*crazia, potrebbe porta*re — come dice Gian*franco Fini — alla «sfiducia dei cittadi*ni verso le istituzioni».

    È come se la nemesi si fosse abbattu*ta sul Cavaliere: per quindici anni il suo privato ha contribuito alle sue vittorie pubbliche, e adesso lo costringe sulla di*fensiva. E mentre in passato a Berlusco*ni veniva contestato il modo in cui si proponeva agli elettori e li conquistava, ora gli viene chiesto — gliel’ha chiesto ieri il quotidiano dei vescovi, Avvenire — «un chiarimento con l’opinione pub*blica » sui suoi fatti personali.

    Tutti attendono un gesto da Silvio Berlusconi, coinvolto in una storia di fe*ste e di donnine che al momento ha mi*nato la sua immagine, non i suoi con*sensi. Al di là dei giochi di potere e di macchinazioni giudiziarie, il premier di*ce di sentirsi vittima anche di se stesso, «vittima cioè della mia generosità». È una valutazione complessiva, non per questo legata alle ultime vicende, che però riflette lo stato d’animo del Cavalie*re e anche il suo atteggiamento, le sue scelte che stupiscono, ma fino a un cer*to punto, chi lo conosce bene.

    Malgrado gli ultimi due mesi siano stati costellati da errori mediatici e di tattica politica, malgrado la sua macchi*na di voti si sia inceppata, difende i col*laboratori più stretti e le loro mosse, con la stessa foga con cui difende se stesso. Perché non è stato solo Ferrara a criticare Nico*lò Ghedini per quel concetto, «utilizzatore finale», di cui pure l’av*vocato si è scusato. Ep*pure Berlusconi — a quanti gli facevano no*tare l’errore e i rischi che determinava — ha chiesto comprensione per il pena**lista: «Poveretto, deve fare tante cose ogni giorno».

    All’indomani delle elezioni europee, aveva sottratto Adriano Galliani alle ac*cuse di numerosi dirigenti del Pdl che gli addebitavano una percentuale nella perdita di consensi, dato che a due gior*ni dalle elezioni l’amministratore del Milan aveva rilasciato un’intervista alla Gazzetta dello Sport con la quale aveva di fatto annunciato la cessione di Kaká al Real Madrid. «È un amico di vecchia data. Non vi mettete pure voi, che già in famiglia...», era stata la risposta del pre*mier: «Il fatto è che c’era una perdita nel bilancio societario e non potevo ri*pianarla io, in un momento di crisi eco*nomica come questo». Eppure Berlusco*ni sapeva quanto avesse pesato l’addio del calciatore brasiliano. Alle sole Pro*vinciali di Milano, infatti, tremila sche*de erano state annullate dagli elettori, che dopo aver barrato il simbolo del Pdl avevano aggiunto: «Questo è per Kaká».

    Tutti aspettano dal premier ciò che il premier però — almeno per il momen*to — non intende dare, perché si senti*rà pur vittima della sua generosità, «è così che mi fregano», ma si sente soprat*tutto al centro di oscure «trame», e se ora il fronte giudiziario è Bari, immagi*na se ne aprano altri a Palermo, a Mila*no, pare anche a Firenze. Non crede, al*meno così dà conto, a chi lo invita a guardare verso gli Stati Uniti, perché «con Obama abbiamo chiarito tutto, con la signora Clinton le relazioni sono eccellenti, e ho uno splendido rapporto con la presidente Pelosi».

    No, è in Italia — a suo modo di vede*re — l’epicentro del terremoto, è verso i palazzi della politica nazionale che ten*de lo sguardo, e di Massimo D’Alema di*ce oggi che «usa mezzucci». Avrà anche ragione il premier quando rigetta certe accuse dell’opposizione, perché è diffici*le immaginarlo a capo di un regime se poi non ne controlla i gangli più impor*tanti, ed è esposto in questo modo. Em*blematica è l’immagine di ieri, con Ber*lusconi che confida al telefono di non sentirsi spiato, proprio mentre è sotto l’occhio furtivo di una telecamera.

    Tuttavia per il premier resta il proble*ma di uscire da quella che Ferrara ha de*finito «l’incredibile condizione di mino*rità in cui si è ficcato». E resta il nodo di governare il Paese, di dare risposte agli interrogativi che il presidente della Ca*mera pone ormai da mesi, a partire dal*la necessità di varare una riforma dello Stato che sia condivisa dall’opposizio*ne, per passare alla costruzione di una forza, il Pdl, che secondo Fini «di fatto non è ancora nata»: «La Lega è l’unico partito vero in Italia».

    Chissà se pensa anche a «Gianfran*co » quando dice di sentirsi vittima del*la sua stessa generosità, è certo che per misurare la distanza dal «cofondatore», il Cavaliere usa l’ironia: «Gianfranco al*la Camera ha otto commessi che lo se*guono ovunque. Io a palazzo Chigi ne ho uno solo». Ma non c’è sorriso sul vol*to di Berlusconi. Non era così che imma*ginava la vigilia di un G8 molto delica*to. Dovesse superarlo senza intoppi for*se inizierebbe per lui il 26 luglio.


    Il Cavaliere «vittima della generosità» e la svolta invocata dagli amici - Corriere della Sera
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  2. #2
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    Predefinito Riferimento: PDL / La svolta

    Io ora non so come si potrebbe concretizzare questa "svolta", ieri ho auspicato un intervento rigeneratore in Parlamento, un modo per chiarire in una sede solenne la propria versione (dalla quale necessariamente non scostarsi più, una sorta di prova della verità, un atto di limpidezza definitiva da parte del Premier per chiudere la ridda di voci). Qualche altra idea? Berlusconi ha il diritto, e finanche il dovere, di smentire maldicenze e calunnie, ed è ancora nella posizione di farlo, se davvero non è mai accaduto nulla di grave, di penalmente rilevante o di compromettente, come credo e spero. Personalmente sono disposto ad offrire ancora credito ed opportunità a Berlusconi, non penso sia giusto condannare una persona per via di articoli di Repubblica e insinuazioni non comprovate da fatti concreti. Ma effettivamente sì, serve una svolta definitiva; queste polemiche stanno danneggiando Premier, PDL, Governo e paese, e non di poco. Uno scatto di reni è essenziale.

  3. #3
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    Predefinito Riferimento: PDL / La svolta

    «Disagio» dei vescovi «Su certe vicende va fatta chiarezza»
    «Avvenire» lancia il tema: c’è smarrimento


    di Gian Guido Vecchi

    Corriere della Sera, 20 giugno 2009

    ROMA — La differenza, in fondo, è solo questione di indole. C’è chi lo dice in modo più diretto, come il vescovo Domenico Mogavero, di Mazara del Vallo: «Non si può far finta che non stia succedendo niente». E c’è chi pondera un linguaggio più sfumato come Giuseppe Anfossi, vescovo di Aosta e responsabile Cei per la famiglia: «Il disagio aumenta, certo. E credo che una domanda di chiarezza possa essere posta».

    All’ultima assemblea generale della Cei, in pieno caso Noemi, il segretario generale della Cei Mariano Crociata aveva invitato a non strumentalizzare la questione morale: «Ognuno ha la propria coscienza e capacità di giudizio». Però c’è un limite oltre il quale le «questioni di coscienza » private rischiano di diventare un problema, serio, del Paese. E ormai ci siamo. L’inchiesta di Bari, le ragazze che avrebbero partecipato a feste a casa Berlusconi dietro pagamento, le accuse e le «scosse» e i gossip. «Non potevamo più stare zitti», spiegano ad Avvenire.

    Che ieri, in un editoriale firmato da Gianfranco Marcelli, capo della redazione romana, ha messo nero su bianco quel «disagio» che si va diffondendo tra i vescovi: «Il punto centrale, ci sembra, è la necessità di arrivare il più presto possibile a un chiarimento sufficiente a sgomberare il terreno dagli interrogativi più pressanti, che non vengono solo dagli avversari politici ma anche da una parte di opinione pubblica non pregiudizialmente avversa al premier».

    Berlusconi deve chiarire. «Proprio per questo clima di smarrimento crescente, è lecito domandarsi se il presidente del Consiglio abbia finora scelto la linea di resistenza migliore e i difensori più appropriati», si legge. La critica allo «stile sfoggiato » da «avvocati bravi soprattutto a moltiplicare i motivi di imbarazzo» è un’allusione a Ghedini e al suo «lessico 'mercantile' », come si legge in un altro articolo di Avvenire sulle sue «gaffes», espressioni come «utilizzatore finale» e «quantitativi gratis» di donne.

    Così il quotidiano, «se anche non fosse possibile eliminare ogni ombra, perché ad esempio su alcune questioni il bandolo della matassa è in mano alla magistratura », chiede che «si pongano almeno i presupposti per evitare ulteriori stillicidi di chiacchiere e di tempeste mediatiche ». E questo «senza illudersi che l’efficienza dell’azione di governo possa far premio, sempre e comunque, sui comportamenti privati». Alla lunga «tutto finisce per avere un prezzo » e il pericolo è che a pagare sia «non solo il debitore di turno, ma l’intero Paese».

    Ciò che scrive Avvenire non è una nota della Cei. Tuttavia il quotidiano diretto da Dino Boffo capta gli umori dell’episcopato. E infatti, pur tra varie sfumature, la richiesta di chiarimenti c’è. «Tra il livello pubblico, di governo, e quello privato e inviolabile, di coscienza, c’è un terzo piano: quello dell’immagine. I comportamenti di chi governa possono determinare maggiore credibilità oppure una delegittimazione, parziale o totale», scandisce monsignor Mogavero. «Nixon o Clinton appartengono a una cultura diversa.

    Ma certi comportamenti possono incrinare la fiducia fino a una delegittimazione di fatto ». Il vescovo di Mazara precisa: «Non sono in grado di dare giudizi. Ma questo stillicidio continuo non fa bene né all’Italia né al governo né al presidente ». Mogavero evoca pure i «passi indietro» fatti da «amministratori sotto processo» che si sono «dimessi» per non «coinvolgere le istituzioni».

    Ma ora, dice, «mi basterebbe che Berlusconi facesse una dichiarazione pubblica per fugare ogni dubbo. Che dicesse: sulla mia onorabilità, di uomo, garantisco che non è vero». Certo, «la questione morale è più ampia, non può essere la questione Berlusconi», considera l’arcivescovo di Pescara Tommaso Valentinetti. Resta il fatto che «il problema dell’esempio personale si pone per chiunque abbia un ruolo pubblico». Lo dice anche monsignor Paolo Urso: «Bisogna chiedere ha chi ha responsabilità pubbliche una coerenza maggiore, anche una battuta sciocca può squalificare l’Italia nel mondo». Il vescovo di Ragusa, però, ha un dubbio: «Credo spetti ai suoi, non alla Chiesa, chiedere chiarimenti. E il rischio è che questo polverone faccia trascurare famiglie, lavoro, immigrati, riforme: i problemi reali». C’è anche chi, come Luigi Negri, vescovo di San Marino e Montefeltro, aveva detto che chi governa si giudica dalla politica e i problemi privati «riguardano la sua coscienza e il rapporto con Dio, se ci crede». Il discorso, dice, resta valido: «Il presidente chiarisca. Ma per gli elementi di conoscenza che ho, ripeto: i problemi del Paese sono del Paese, quelli personali sono personali».


    «Disagio» dei vescovi «Su certe vicende va fatta chiarezza» - Corriere della Sera
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