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Discussione: Bestie

  1. #21
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    Predefinito Rif: Bestie

    Chi finanzia i Black-Block?
    SINKTHEQUEEN

    I No Global non sono un movimento spontaneo, se ne è “accorto” anche il Wall Street Journal:
    ""Le proteste antiglobal sono diventate un affare da milioni di dollari. Infatti quel movimento, che ha filiali in tutto il mondo, è una vera e propria holding con tanto di capitale di rischio, management, campagne di marketing e direttori finanziari!"
    "I luttuosi fatti di Genova furono propiziati da 3mila sigle antagoniste, persino una di appartenenti al clero, e deve il suo nome Genova Global Forum al fatto di essere stata organizzata dalla holding Global Forum, finanziata da una fondazione che fa a capo al Benetton degli USA, il miliardario ecologista militante Douglas Thompkins, che finanzia la nascita dei gruppi No Global nel mondo, con mille associazioni tra cui l'Attac, una specie di holding francese guidata dalla vedova di Mitterand, con il suo network radical chic, di cui faceva parte anche l'attuale signore Sarkozy", insomma quella che in Francia chiamano gauche-caviar, sinistra al caviale!
    "Altro nome di finanziatori appartenente al Gotha della finanza internazionale, Theodore Goldsmith, cugino dei Rotschild, uno dei 12 uomini più ricchi del mondo", molto legato all'Italia, ha una sontuosa villa in Italia, nel Senese, dove riceve tutti i “compagni” nostrani.
    "Ha fondato Ecoropa, un club di miliardari che si battono per l'agricoltura organica in UE e The Ecologist, diretto dal figlio Zac, periodico di riferimento per gli ecologisti fondamentalisti."
    "Zac Goldsmith è anche leader e finanziatore del gruppo anarchico Reclaim the street, riprendiamoci la strada, che opera in USA ed in UK, collegato alla Farc, formazione paramilitare comunista colombiana riciclatasi con il narcotraffico (droga, speculazione ed ecologia, la sintesi dell’impero), nonché con i gruppi più estremisti del Black Bloc e con le EZLN, l'esercito del comandante Marcos."
    "The Ecologist è collegato con una miriade di associazioni verdi nel mondo, tra cui la californiana Ruckus, che organizza i campi d'addestramento, utilissimi stage per teppisti, s'impara a difendersi dai lacrimogeni, ad affrontare la Polizia con armi improprie tipo palle d'acciaio, a coordinarsi tramite sms spediti da ciclisti che vanno in ricognizione."
    "Ultimo nome, conosciutissimo e legato all'Italia, il miliardario Soros, grande amico di Draghi, De Benedetti e Prodi, da lui coronato con una laurea honoris causa, premio per aver guadagnato centinaia di miliardi con la speculazione sulla lira e fatto fallire imprese e lavoratori!"
    "Una delle sue fondazioni, Drug Policy, sostiene nel mondo la legalizzazione delle droghe e la Open Society, che si occupa di diffondere il liberismo nell'Est, Soros è un ebreo ungherese orgogliosamente nazista trapiantato in USA ma a pieno servizio della corona brutannica. Anche le fondazioni di Soros sono legate all'esercito di Marcos."
    In conclusione, che vogliono questi capitalisti che vanno contronatura e fanno i marxistileninisti con il portafoglio degli altri? dovrebbero essere i primi obiettivi degli anarcoidi rivoluzionari e invece li finanziano.
    La contraddizione è solo apparente, in realtà serve anche il moto di popolo per scalzare governi nemici dei loro business, per far passare messaggi anti-nucleare, che annulla il petrolio a cui sono legati, pro denatalità, anti-industria. Lo stesso accadde durante la Rivoluzione Francese, prepararono la strada per la dittatura fascista di Napoleone e per anni di guerre devastanti, i soliti utili idioti!
    Chi finanzia questi animali sono capitalisti e non industriali, i soldi li fanno con la finanza e con le rapine alle ricchezze altrui, gli scontri di piazza influenzano proprio quelle Borse che dicono di voler colpire, servono ad impossessarsi di quelle banche che dicono di combattere!
    I teppisti reclutati sfogano la loro violenza, si guadagnano il pane, visto che pare prendano 3mila euro a testa, non male per chi non ha studiato, i poliziotti, servi dei regimi, rimediano botte e ferite, la gente comune perde auto, negozi, ma che importa? Il grande capitalista eco liberista ha un cuore di pietra sotto il portafoglio ben gonfio.

    FORUM - LASTAMPA.it
    Rubano, massacrano, rapinano e, con falso nome, lo chiamano impero; infine, dove fanno il deserto dicono che è la pace.
    Tacito, Agricola, 30/32.

  2. #22
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    Predefinito Rif: Bestie

    martedì 18 ottobre 2011, 08:00
    Centri sociali? Vanno chiusi per evasione
    di Claudio Borghi


    Forse non occorre chiudere i centri sociali: basterebbe pensare che un teppista con la patente ritirata probabilmente a Roma non ci arrivava. Man mano che si scoprono le provenienze dei nuovi barbari che hanno devastato Roma e che vengono a cadere i soliti facili complottismi legati agli «infiltrati» e agli «agenti segreti provocatori» ecco che la realtà risulta, come spesso succede, molto più semplice di come si tenta di farla e si ritorna al solito problema di quelle efficienti scuole di illegalità dei «centri di disagio». Ieri su queste pagine il direttore Sallusti ne proponeva la chiusura, reazione emotivamente comprensibile ma che presta il fianco ad un'obiezione legata ad ogni tipo di proibizionismo: le leggi le seguono gli onesti, se invece vietiamo qualcosa a chi già delle leggi se ne fa un baffo è, nella sua ottica peculiare, la stessa cosa che appuntargli una medaglia sul petto. È vietato anche dare fuoco alle macchine e alle camionette, tirare sampietrini, profanare simboli religiosi, aggredire gli agenti e gli ottantenni, anche se si chiamano Pannella, eppure non sembra che la cosa li abbia fermati.
    La criminalità si nutre del proibizionismo, le riunioni sul prato diventano anche più affascinanti se costrette da un divieto ad essere tenute illegalmente in uno scantinato e nelle cantine poi rischiano di nascere idee ancora più pericolose. Però rievocare il proibizionismo potrebbe esserci utile per affrontare il problema da un altro punto di vista: Al Capone infatti, simbolo di quell'epoca, non fu arrestato per i suoi crimini più efferati (dai quali si difendeva con l'omertà e con il timore che incuteva) bensì venne rinviato a giudizio per una semplice evasione fiscale.
    Ebbene: dato che i maxiprocessi sugli scontri di piazza si rivelano ormai di desolante inutilità o peggio, a volte finiscono con il mettere sul banco degli imputati le forze dell'ordine, visto che i teppisti vengono spesso e volentieri scarcerati al volo preferendo evidentemente riservare la carcerazione preventiva per qualche vip mediaticamente più redditizio, ebbene, potrebbe essere un'idea, invece di salire di livello nello scontro, provare a scendere e concentrarsi sul rispetto della piccola legalità di base.
    Ci si riempie la bocca di «legge uguale per tutti», di rispetto delle regole e poi si fornisce una plastica impressione di «zone franche», dove tutto è concesso e dove delle persone possono allegramente progettare guerriglie a tavolino bevendo, fumando e sentendosi un bel concerto? Eh, no, se non li si vuole arrestare per le devastazioni allora proviamo a cominciare con gli scontrini e la Siae. Il cittadino onesto può pensare che tanto i violenti sono tutti a piede libero, dal borseggiatore nelle stazioni al picchiatore da stadio e che quindi quelli del 15 Ottobre non facciano differenza, ma se oltre a concentrarci sulla violenza guardassimo anche ciò che ci sta attorno, passerebbe un messaggio positivo, cioè che lo Stato si mostra intransigente anche per i piccoli doveri di tutti i giorni, a partire da quelle incombenze che si accatastano ogni mattina sulla schiena di chi tenta di fare impresa o commercio onestamente.
    L'idea di mandare un battaglione di agenti a chiedere che il centro sociale mostri il registratore di cassa può far ridere, tuttavia se vogliamo cominciare ad insegnare che la legge è, davvero, uguale per tutti allora il commerciante che si sveglia all'alba deve sapere che non è solo lui ad avere controlli, ma che la stessa cosa accade ovunque, a partire dai centri sociali. Non vietiamo nulla quindi, che di divieti ce ne sono già fin troppi, però mandiamo ogni mattina gli agenti a controllare che tutto sia in regola alla virgola. Diventerà molto più difficile per i paladini della legalità a giorni alterni argomentare contro lo stato repressore del disagio giovanile.
    Utopia? Può darsi, ma da qualche parte bisogna provare, visto che la tolleranza dà questi risultati. A proposito, ricordate la ragazza, figlia di un pm, che lo scorso settembre aggredì il segretario della Cisl Bonanni tirandogli un fumogeno? Dato che non si hanno notizie di processi «con rito immediato», si poteva cominciare a multarla per inquinamento.
    Twitter: @borghi_claudio

    Dall'Askatasuna all'Officina 99: le palestre di chi sfregia il Paese - Interni - ilGiornale.it
    Rubano, massacrano, rapinano e, con falso nome, lo chiamano impero; infine, dove fanno il deserto dicono che è la pace.
    Tacito, Agricola, 30/32.

  3. #23
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    Stato di polizia? No, di magistratura!



    10/09/2010 - 10:23

    Fumogeno contro Bonanni: è stata la figlia di un magistrato

    Le forze dell'ordine dovrebbero aver identificato la responsabile del lancio del fumogeno contro Raffaele Bonanni, segretario della Cisl, in occasione del suo intervento alla festa piemontese del PD, tenutasi nel capoluogo regionale. La principale sospettata, sulla quale pare sussistano pochi dubbi, in quanto sarebbe stata identificata dalla questura analizzando le immagini televisive, è la figlia di un magistrato e risponde al nome di Rubina Affronte.

    La ragazza, 24 anni, studentessa di psicologia a Torino, è già nota alle forze dell'ordine soprattutto per episodi di okkupazione ( volutamente con la k) di edifici, un'azione che può definirsi classica di centri sociali che basano il loro esistere sulla contestazione. La Affronte frequenta uno di questi, Askatasuna, al quale pare dedicare molto tempo e dove sembra avere molti amici, gli stessi che ora la difendono a spada tratta, spiegando che ciò che è successo alla festa democratica di Torino è un gesto che parte da una contestazione collettiva ed è quindi sbagliato personalizzare tutta la vicenda, scaricandola esclusivamente sulla ragazza.

    In ogni caso gli inquirenti hanno denunciato Rubina Affronte per "accensione e lancio di oggetti pericolosi". La stessa rimane infatti fautrice di un gesto violento, condannato praticamente dalla totalità della politica. Il centro sociale Askatasuna, il cui nome deriva forse da "Euskadi ta Askatasuna" (paese basco e libertà), l'acronimo dell'organizazzione terroristica ETA, secondo Agostino Ghiglia, vice-coordinatore vicario del PdL del Piemonte, è nell'occhio del ciclone da diverso tempo, durissime le sue parole:

    "Da anni la teppaglia del centro sociale Askatasuna e’ l’artefice delle scorribande piu’ violente ed illegali nel panorama dell’estremismo torinese: cortei non autorizzati, aggressioni alle forze dell’ordine, ai partiti politici del centro destra e ai suoi militanti, assalti a ristoranti e negozi, gestione non autorizzata di palestre e punti di ristoro, organizzazione illegale di rave, rivolte nel Cie e supporto logistico ad immigrati clandestini etc.. Bersani, quindi, farebbe molto meglio a tirare le orecchie a Sergio Chiamparino, anziche’ usare termini che tendono a sviare l’opinione pubblica dai veri responsabili dell’aggressione a Bonanni. Chiediamo per l’ennesima volta, la chiusura immediata del centro delinquenziale Askatasuna; chiusura mai richiesta formalmente per iscritto dal sindaco alle autorita’ competenti. Chissa’ che l’aggressione al segretario nazionale della Cisl, al quale va tutta la nostra vicinante solidarieta’, non possa costituire la goccia che fa traboccare il vaso della tolleranza della sinistra, da sempre lassista nei confronti degli estremisti"

    A.S.

    Fumogeno contro Bonanni: è stata la figlia di un magistrato


    I figli dei magistrati

    Non avevamo dubbio alcuno. Tra i facinorosi che hanno impedito a Bonanni di parlare sul palco dei Democratici a Torino, la lanciatrice di fumogeni era una giovane donna, senza arte né parte, e guarda caso figlia di un magistrato. Così come era figlio di un magistrato il giovane facinoroso che a Napoli nel 2001, regnante Amato, si prese un bel pattone dalla polizia e poi denunciò tutti per essere stato manganellato.
    Questi sono due esempi emblematici di quale cultura sono imbevuti coloro che dovrebbero proteggerci dal crimine, comune e politico. Se dei genitori non sono in grado di educare ai valori della tolleranza e della democrazia i propri figli, come pretendono di essere presi sul serio quando predicano, indossando la toga del magistrato, contro la classe politica?
    Forse non tutte le toghe sono così lise e mal indossate, ma io spero che il compagno Caselli, Pm a Torino, che ha avocato a sé l’indagine sull’aggressione a Bonanni, abbia meno spocchia e più buon senso, rinviando a giudizio tale Rubina Affronte (nella foto), per un reato un filino più grave di quello finora contestato, che è lo stesso di un tifoso deficiente: magari per un bel reato associativo finalizzato ad attività terroristiche.
    Il centro sociale Atakasuna di Torino è noto per essere un covo di sovversivi veri, mica la P3 di un fallito come Carboni, ma polizia e magistratura si guardano bene dal metterli tutti in galera. Poi prendere come nome una bella parola da terroristi baschi dovrebbe fare insospettire i Pm così pronti ad intercettare chiunque telefoni a Berlusconi. Intercettare dei terroristi e squadristi no?
    Ora abbiamo capito perché. Se i membri sono figli di magistrati mica possiamo rompere loro le scatole.

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  4. #24
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    Stato di polizia? No, di magistratura!



    10/09/2010 - 10:23

    Fumogeno contro Bonanni: è stata la figlia di un magistrato

    Le forze dell'ordine dovrebbero aver identificato la responsabile del lancio del fumogeno contro Raffaele Bonanni, segretario della Cisl, in occasione del suo intervento alla festa piemontese del PD, tenutasi nel capoluogo regionale. La principale sospettata, sulla quale pare sussistano pochi dubbi, in quanto sarebbe stata identificata dalla questura analizzando le immagini televisive, è la figlia di un magistrato e risponde al nome di Rubina Affronte.

    La ragazza, 24 anni, studentessa di psicologia a Torino, è già nota alle forze dell'ordine soprattutto per episodi di okkupazione ( volutamente con la k) di edifici, un'azione che può definirsi classica di centri sociali che basano il loro esistere sulla contestazione. La Affronte frequenta uno di questi, Askatasuna, al quale pare dedicare molto tempo e dove sembra avere molti amici, gli stessi che ora la difendono a spada tratta, spiegando che ciò che è successo alla festa democratica di Torino è un gesto che parte da una contestazione collettiva ed è quindi sbagliato personalizzare tutta la vicenda, scaricandola esclusivamente sulla ragazza.

    In ogni caso gli inquirenti hanno denunciato Rubina Affronte per "accensione e lancio di oggetti pericolosi". La stessa rimane infatti fautrice di un gesto violento, condannato praticamente dalla totalità della politica. Il centro sociale Askatasuna, il cui nome deriva forse da "Euskadi ta Askatasuna" (paese basco e libertà), l'acronimo dell'organizazzione terroristica ETA, secondo Agostino Ghiglia, vice-coordinatore vicario del PdL del Piemonte, è nell'occhio del ciclone da diverso tempo, durissime le sue parole:

    "Da anni la teppaglia del centro sociale Askatasuna e’ l’artefice delle scorribande piu’ violente ed illegali nel panorama dell’estremismo torinese: cortei non autorizzati, aggressioni alle forze dell’ordine, ai partiti politici del centro destra e ai suoi militanti, assalti a ristoranti e negozi, gestione non autorizzata di palestre e punti di ristoro, organizzazione illegale di rave, rivolte nel Cie e supporto logistico ad immigrati clandestini etc.. Bersani, quindi, farebbe molto meglio a tirare le orecchie a Sergio Chiamparino, anziche’ usare termini che tendono a sviare l’opinione pubblica dai veri responsabili dell’aggressione a Bonanni. Chiediamo per l’ennesima volta, la chiusura immediata del centro delinquenziale Askatasuna; chiusura mai richiesta formalmente per iscritto dal sindaco alle autorita’ competenti. Chissa’ che l’aggressione al segretario nazionale della Cisl, al quale va tutta la nostra vicinante solidarieta’, non possa costituire la goccia che fa traboccare il vaso della tolleranza della sinistra, da sempre lassista nei confronti degli estremisti"

    A.S.

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    I figli dei magistrati

    Non avevamo dubbio alcuno. Tra i facinorosi che hanno impedito a Bonanni di parlare sul palco dei Democratici a Torino, la lanciatrice di fumogeni era una giovane donna, senza arte né parte, e guarda caso figlia di un magistrato. Così come era figlio di un magistrato il giovane facinoroso che a Napoli nel 2001, regnante Amato, si prese un bel pattone dalla polizia e poi denunciò tutti per essere stato manganellato.
    Questi sono due esempi emblematici di quale cultura sono imbevuti coloro che dovrebbero proteggerci dal crimine, comune e politico. Se dei genitori non sono in grado di educare ai valori della tolleranza e della democrazia i propri figli, come pretendono di essere presi sul serio quando predicano, indossando la toga del magistrato, contro la classe politica?
    Forse non tutte le toghe sono così lise e mal indossate, ma io spero che il compagno Caselli, Pm a Torino, che ha avocato a sé l’indagine sull’aggressione a Bonanni, abbia meno spocchia e più buon senso, rinviando a giudizio tale Rubina Affronte (nella foto), per un reato un filino più grave di quello finora contestato, che è lo stesso di un tifoso deficiente: magari per un bel reato associativo finalizzato ad attività terroristiche.
    Il centro sociale Atakasuna di Torino è noto per essere un covo di sovversivi veri, mica la P3 di un fallito come Carboni, ma polizia e magistratura si guardano bene dal metterli tutti in galera. Poi prendere come nome una bella parola da terroristi baschi dovrebbe fare insospettire i Pm così pronti ad intercettare chiunque telefoni a Berlusconi. Intercettare dei terroristi e squadristi no?
    Ora abbiamo capito perché. Se i membri sono figli di magistrati mica possiamo rompere loro le scatole.

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  5. #25
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    martedì 18 ottobre 2011, 08:20
    Dall'Askatasuna all'Officina 99: le palestre di chi sfregia il Paese

    di Stefano Filippi

    In Italia i centri sociali sono almeno duecento: ma per venire censiti devono restare aperti almeno tre mesi. Dagli anarchici agli autonomi, dagli antagonisti ai no global. Ecco i posti più frequentati e violenti

    È una galassia evanescente e in continuo movimento. Li chiamiamo «centri sociali» per identificarli, ma a volte sono gruppi coagulati soltanto dai social network su internet o dai tam-tam dei telefonini. Luoghi e non-luoghi spesso trasformati in palestre di arrampicate ideologiche, cattedre di cattivi maestri che catalizzano odio e rancore alimentati dal disagio sociale. Come testimonia l’ormai tristemente noto comunicato pubblicato sabato dal sito Indymedia che a Roma invitava a «combattere» e «portare con sé di tutto per prendere e tenere la piazza» perché «da parte nostra ci sarà e deve esserci l’intento conflittuale».
    Occupano edifici pubblici abbandonati, e se vengono sgomberati ne occupano altri. Aggregano mille sigle dalle mille diverse sfaccettature: anarchici, autonomi, no-global, antagonisti, disobbedienti, tute bianche, incappucciati, insurrezionalisti, black bloc. Impossibile dire con precisione quanti siano questi centri né quanta gente li frequenti. Come rileva un libro recente che ricostruisce la presenza degli anarchici in Europa (Anarchy in the EU, Agenzia X), gli stessi sociologi «mappano» un centro sociale soltanto se resiste almeno tre mesi. È un magma sfuggente, e non può essere che così.
    Secondo le stime del Viminale, sarebbero attorno ai 10mila i giovani «okkupanti». Frequentano assiduamente i circa 200 centri sociali autogestiti censiti dai servizi di informazione dell’Interno. Che in realtà sono assai più numerosi. Il sito Wikipedia ne elenca 51 nella sola Emilia Romagna: 23 a Bologna (spiccano la Fabbrika, il Riva Reno 122, il Teatro polivalente occupato, il Livello 57), 9 a Modena, 5 a Ravenna, 4 a Parma e Forlì-Cesena, due a Reggio Emilia e Rimini, uno soltanto a Ferrara e Piacenza.
    A Roma sono una trentina. Alcuni hanno una certa storia alle spalle: il Forte Prenestino a Centocelle, il laboratorio autogestito Acrobax project che combatte il «precariato metropolitano», il Corto circuito a Cinecittà, lo Strike di Portonaccio. Il lavoro di coordinamento è sulle spalle di due emittenti, la storica Radio Onda Rossa di via dei Volsci (che ieri si scagliava contro la «caccia alle streghe» e le «perquisizioni intimidatorie» condotte con «furia repressiva») e la più recente Radio Vostok: una navicella spaziale sovietica nel nome e una stella a cinque punte nel simbolo. Radio Action è invece l’organo di Action-Diritti in movimento, un collettivo che occupa le case sfitte, raccoglie precari e migranti, e ha mandato propri rappresentanti (Nunzio d’Erme e Andrea «Tarzan» Alzetta) in consiglio comunale.
    Accanto ai siti web come Indymedia, Global Project, Isole nella rete, Anarcopedia italiana, le radio sono uno strumento fondamentale per la rete antagonista.
    In Lombardia trasmette Radio Onda d’urto e in Veneto Radio Sherwood, e con lo streaming di internet e le trasmissioni via satellite possono essere ascoltate in tutto il mondo. Radio Sherwood è la colonna sonora dei collettivi veneti: il Bocciodromo e il Ya basta! di Vicenza, il Pedro e il Gramigna di Padova (alcuni attivisti di questo centro sono in carcere dal 2007 perché sospettati di fiancheggiare il terrorismo brigatista), il Morion e il Rivolta di Mestre-Marghera, culla di Luca Casarini e Tommaso Cacciari (nipote del filosofo Massimo). Il Rivolta è un ibrido tra antagonismo e apertura alle istituzioni, dalle sue file è uscito l’assessore veneziano Beppe Caccia.
    Una trentina sono i centri sociali a Milano, guidati dal capostipite Leoncavallo, che pur di non essere sfrattato (la giunta Pisapia ha concesso recentemente un nuovo rinvio) ha pagato l’Ici e redatto un bilancio sociale, e poi il Deposito Bulk, il Micene, gli anarchici del Ponte della Ghisolfa, fino alla Cascina Torchiera, il Cox 18 di via Conchetta e il centro sociale Vittoria. Lo Spazio occupato Blackout, ha denunciato ieri l’ex vicesindaco Riccardo De Corato, occupa gli ex locali del settore parchi e giardini del comune. A Brescia è sempre in grande attività il Magazzino 47.
    Le frange più irriducibili presidiano l’Askatasuna di Torino, vero motore invisibile delle manifestazioni contro l’alta velocità ferroviaria in Val Susa assieme al centro El Paso che ha appena organizzato una serata «a sostegno della cassa antirepressione delle Alpi occidentali». Altri ritrovi «caldi» sono il centro sociale Murazzi e il Gabrio, il cui sito internet invoca il «diritto all’insolvenza» dopo aver accolto il visitatore con una «G» fatta a falce e martello e un puntino sulla «i» a cinque punte.
    Gli antagonisti liguri si raggruppano soprattutto attorno al centro sociale Zapata e al Laboratorio Buridda di Genova. A Firenze, dove ieri le forze dell’ordine hanno fermato sei anarco-insurrezionalisti con martelli e passamontagna, si segnalano i ritrovi della Riottosa occupata, di Villa Panico, l’Asilo occupato e il Centro popolare autogestito Firenze Sud. L’Officina 99 è il vanto degli antagonisti di Napoli per aver regalato alla musica italiana il complesso dei 99 Posse: tra i vari appuntamenti, la festa antiproibizionista della semina e del raccolto con mietitura di piante di cannabis. Più a sud, in Calabria, gli irriducibili hanno basi al centro sociale Cartella di Reggio Calabria e al Filo Rosso di Cosenza; in Sicilia, dove è vitale la Rete antirazzista siciliana, ci si ritrova al Laboratorio Zeta.

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  6. #26
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    Cronache
    18/10/2011 - GLI SCONTRI DI ROMA TENSIONE ANCHE IN PIEMONTE
    Ma il capopopolo alza i toni
    "Spaccare le reti è un diritto"

    Il corteo No-Tav davanti alle reti del cantiere lo scorso 30 luglio
    Perino: siamo convinti che succederà qualcosa di brutto
    NICCOLO' ZANCAN
    CONDOVE (TORINO)
    Urla l’ultima frase mentre stiamo andando via: «La Tav non si farà mai! Noi romperemo i c.. sempre!».
    Alberto Perino, 66 anni, bancario in pensione, è uno dei leader del movimento No-Tav. Abita a Condove. Villetta moderna. Un cane bianco al cancello, bandiere della pace alle finestre.

    Cosa cambia per voi dopo la devastazione di sabato a Roma? C’erano anche militanti del centro sociale Askatasuna, gli stessi che affiancano la vostra battaglia.
    «Io a Roma non c’ero. Non mi fido di quello che ho letto sui giornali. Mercoledì ci sarà un coordinamento dei comitati, giovedì ci sarà un’assemblea popolare, la gente discuterà».

    Intendete andare avanti con lo stesso programma?
    «Certo. Cosa è cambiato?»

    Per voi esiste un problema con le frange violente del movimento?
    «Bisogna capirci. Quali sono le frange violente?».

    Quelle che lanciano i sassi contro i poliziotti, per esempio.
    «Su chi lanci i sassi, dico questo: provate a stare dentro una nube di lacrimogeni e poi ditemi se vi incazzate o no. Io il 27 di giugno ero al cantiere della Maddalena, gasato come tutti. Vicino a me una signora non più giovane, persona tranquillissima, vomitando l’anima, mi ha detto: “Se avessi un mitra gli sparerei...”».

    Per lei le pietre sono lecite?
    «Sono una reazione. Giusta o sbagliata che sia».

    Non vi sembra il caso di abbassare i toni?
    «Noi in genere non facciamo azioni violente. E se per voi tagliare le reti è un’azione violenta...».

    Certo che la è. È come se annunciassimo una manifestazione per distruggere il cancello di casa sua.
    «C’è una piccola differenza: le recinzioni del cantiere sono illegali. E comunque, anche se avessero chiesto l’autorizzazione in Comune, noi le avremmo tirate giù lo stesso. Quest’opera non può essere fatta perché la gente non la vuole».

    Un dato: 321 poliziotti feriti in Val di Susa negli ultimi tre mesi. È violenza?
    «Domanderemo ai giudici, se ne hanno il coraggio, di andare a chiedere tutte le cartelle cliniche dei poliziotti che hanno marcato visita. In modo da verificare cosa si sono fatti veramente».

    L’Europa vuole la Tav, l’Italia vuole la Tav, il Piemonte vuole la Tav. Cosa risponde?
    «Perché la vogliono? Per mangiare i soldi tuoi e miei...».

    Come potete ergervi a paladini dell’unica verità possibile?
    «“I care”. Lo diceva don Milani: mi interessa. Sono denari miei».

    E cinque anni di Osservatorio per la Torino-Lione?
    «L’Osservatorio ha detto che l’opera non serve. Hanno buttato fuori i sindaci contrari. Questa sarebbe democrazia?».

    Non temete che le manifestazioni violente allontanino la gente dalle vostre idee?
    «Le persone che credono nelle nostre idee sanno benissimo che quest’opera non deve essere fatta».

    C’è un limite alla protesta?
    «Secondo noi questa battaglia deve esser vinta».

    A qualsiasi costo?
    «Con tutte le armi che abbiamo a nostra disposizione».

    Nei boschi di Chiomonte è stata trovata persino una catapulta.
    «Era un aggeggio di legno che poteva servire a fare una bella messinscena».

    Una catapulta scenografica?
    «Certo. Come adesso c’è la palizzata di Asterix».

    E se domenica qualcuno si farà male veramente?
    «Noi siamo convinti che succederà qualcosa di brutto. Perché i poliziotti faranno delle azioni incredibili, pur di non lasciarci nemmeno avvicinare alle reti del cantiere..».

    E voi?
    «Prenderemo il cantiere».

    Ma il capopopolo alza i toni "Spaccare le reti è un diritto"- LASTAMPA.it
    Rubano, massacrano, rapinano e, con falso nome, lo chiamano impero; infine, dove fanno il deserto dicono che è la pace.
    Tacito, Agricola, 30/32.

  7. #27
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    Predefinito Rif: Bestie

    Cacciari e Vattimo non bastavano.

    I vecchi rincoglioniti che istigano alla violenza si moltiplicano.
    Rubano, massacrano, rapinano e, con falso nome, lo chiamano impero; infine, dove fanno il deserto dicono che è la pace.
    Tacito, Agricola, 30/32.

  8. #28
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    Predefinito Rif: Bestie

    Preso il violento. Ci sfotte. ”L’estintore? Per il fuoco…”
    Fermato uno studente romano di 24 anni. Fotografato mentre sabato mentre tirava una bombola. Agli agenti: “La usavo per spegnere gli incendi”.

    La sua faccia è diventata simbolo degli scontri di sabato scorso a Roma. Lui a torso nudo che lanscia un estintore. Questa mattina è stato fermato. Ha 24 anni è uno studente e il suo soprannome è "Er pelliccia". E' tra i responsabili dei disordini avvenuti sabato scorso a Roma durante il corteo degli Indignati. Il giovane, che ha alcuni precedenti per stupefacenti è stato fermato sotto casa dagli agenti, guidati da Lamberto Giannini.
    Era stato immortalato da numerosi fotografi mentre, durante gli scontri del 15 ottobre scorso, impugnando un estintore, prima lo vuotava agitando l'erogatore in aria, poi lo lanciava verso le forze dell'ordine. E' stato proprio grazie a quelle immagini che la polizia scientifica è riuscita a identificare lo studente di 24 anni fermato dalla Digos a Roma e soprannominato "Er pelliccia".
    Per lui è scattato il fermo per resistenza pluriaggravata. Dopo la perquisizione nella sua abitazione, il giovane ha consegnato agli agenti alcuni dei vestiti utilizzati durante gli scontri. Alle prime domande degli agenti della Digos, si è giustificato dicendo di aver "usato l'estintore per spegnere l'incendio". Il 24enne stato anche riconosciuto da un Funzionario della Questura che si trovava nelle vicinanze del giovane, lungo la 'traiettoria di tiro' dell'estintore. Determinante è stato il lavoro del Gabinetto Regionale della Polizia Scientifica, diretto da Laura Tintisona. Una volta risaliti all'indirizzo di residenza dello studente, la Digos ha ottenuto dall'Autorità giudiziaria in tempi stretti un decreto di perquisizione, firmato dal sostituto Procuratore Tescaroli del Pool Antiterrorismo della Procura di Roma, diretto dal pm Pietro Saviotti.
    18/10/2011

    Preso il violento, ci sfotte "L'estintore? Per il fuoco..." - Scontri, Er Pelliccia, studente, resistenza pluriaggravata - Libero-News.it

    Niente imputazione di danneggiamneto, di devastazione o tentato omicidio.
    Le toghe rosse minimizzano e proteggono i loro figli.
    Rubano, massacrano, rapinano e, con falso nome, lo chiamano impero; infine, dove fanno il deserto dicono che è la pace.
    Tacito, Agricola, 30/32.

  9. #29
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    Predefinito Rif: Bestie

    Facce di merda



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  10. #30
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    Predefinito Rif: Bestie

    Citazione Originariamente Scritto da Eridano Visualizza Messaggio
    Stato di polizia? No, di magistratura!



    10/09/2010 - 10:23

    Fumogeno contro Bonanni: è stata la figlia di un magistrato

    Le forze dell'ordine dovrebbero aver identificato la responsabile del lancio del fumogeno contro Raffaele Bonanni, segretario della Cisl, in occasione del suo intervento alla festa piemontese del PD, tenutasi nel capoluogo regionale. La principale sospettata, sulla quale pare sussistano pochi dubbi, in quanto sarebbe stata identificata dalla questura analizzando le immagini televisive, è la figlia di un magistrato e risponde al nome di Rubina Affronte.

    La ragazza, 24 anni, studentessa di psicologia a Torino, è già nota alle forze dell'ordine soprattutto per episodi di okkupazione ( volutamente con la k) di edifici, un'azione che può definirsi classica di centri sociali che basano il loro esistere sulla contestazione. La Affronte frequenta uno di questi, Askatasuna, al quale pare dedicare molto tempo e dove sembra avere molti amici, gli stessi che ora la difendono a spada tratta, spiegando che ciò che è successo alla festa democratica di Torino è un gesto che parte da una contestazione collettiva ed è quindi sbagliato personalizzare tutta la vicenda, scaricandola esclusivamente sulla ragazza.

    In ogni caso gli inquirenti hanno denunciato Rubina Affronte per "accensione e lancio di oggetti pericolosi". La stessa rimane infatti fautrice di un gesto violento, condannato praticamente dalla totalità della politica. Il centro sociale Askatasuna, il cui nome deriva forse da "Euskadi ta Askatasuna" (paese basco e libertà), l'acronimo dell'organizazzione terroristica ETA, secondo Agostino Ghiglia, vice-coordinatore vicario del PdL del Piemonte, è nell'occhio del ciclone da diverso tempo, durissime le sue parole:

    "Da anni la teppaglia del centro sociale Askatasuna e’ l’artefice delle scorribande piu’ violente ed illegali nel panorama dell’estremismo torinese: cortei non autorizzati, aggressioni alle forze dell’ordine, ai partiti politici del centro destra e ai suoi militanti, assalti a ristoranti e negozi, gestione non autorizzata di palestre e punti di ristoro, organizzazione illegale di rave, rivolte nel Cie e supporto logistico ad immigrati clandestini etc.. Bersani, quindi, farebbe molto meglio a tirare le orecchie a Sergio Chiamparino, anziche’ usare termini che tendono a sviare l’opinione pubblica dai veri responsabili dell’aggressione a Bonanni. Chiediamo per l’ennesima volta, la chiusura immediata del centro delinquenziale Askatasuna; chiusura mai richiesta formalmente per iscritto dal sindaco alle autorita’ competenti. Chissa’ che l’aggressione al segretario nazionale della Cisl, al quale va tutta la nostra vicinante solidarieta’, non possa costituire la goccia che fa traboccare il vaso della tolleranza della sinistra, da sempre lassista nei confronti degli estremisti"

    A.S.

    Fumogeno contro Bonanni: è stata la figlia di un magistrato


    I figli dei magistrati

    Non avevamo dubbio alcuno. Tra i facinorosi che hanno impedito a Bonanni di parlare sul palco dei Democratici a Torino, la lanciatrice di fumogeni era una giovane donna, senza arte né parte, e guarda caso figlia di un magistrato. Così come era figlio di un magistrato il giovane facinoroso che a Napoli nel 2001, regnante Amato, si prese un bel pattone dalla polizia e poi denunciò tutti per essere stato manganellato.
    Questi sono due esempi emblematici di quale cultura sono imbevuti coloro che dovrebbero proteggerci dal crimine, comune e politico. Se dei genitori non sono in grado di educare ai valori della tolleranza e della democrazia i propri figli, come pretendono di essere presi sul serio quando predicano, indossando la toga del magistrato, contro la classe politica?
    Forse non tutte le toghe sono così lise e mal indossate, ma io spero che il compagno Caselli, Pm a Torino, che ha avocato a sé l’indagine sull’aggressione a Bonanni, abbia meno spocchia e più buon senso, rinviando a giudizio tale Rubina Affronte (nella foto), per un reato un filino più grave di quello finora contestato, che è lo stesso di un tifoso deficiente: magari per un bel reato associativo finalizzato ad attività terroristiche.
    Il centro sociale Atakasuna di Torino è noto per essere un covo di sovversivi veri, mica la P3 di un fallito come Carboni, ma polizia e magistratura si guardano bene dal metterli tutti in galera. Poi prendere come nome una bella parola da terroristi baschi dovrebbe fare insospettire i Pm così pronti ad intercettare chiunque telefoni a Berlusconi. Intercettare dei terroristi e squadristi no?
    Ora abbiamo capito perché. Se i membri sono figli di magistrati mica possiamo rompere loro le scatole.

    I figli dei magistrati | The Frontpage
    Rubano, massacrano, rapinano e, con falso nome, lo chiamano impero; infine, dove fanno il deserto dicono che è la pace.
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