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Discussione: l'Indipendensa

  1. #241
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    Predefinito Re: l'Indipendensa

    La mozione indipendentista al congresso federale della Lega
    di MARIO BORGHEZIO

    Quello che pubblichiamo qui di seguito è il testo della mozione indipendentista depositata dall’europarlamentare Mario Borghezio in vista del congresso federale della Lega Nord, in programma sabato e domenica prossimi al Forum di Assago.

    Ora la battaglia decisiva: secessione!
    Il Governo del “grigiocrate” Monti almeno questo avrà avuto di buono. Aver fatto aprire gli occhi a tanti padani più o meno dormienti, obbligandoli a scegliere fra due opzioni: continuare a pagare sempre nuove tasse allo Stato-moloch o scegliere quella strada di libertà che per noi si chiama in un solo modo: secessione!
    Infatti il popolo padano, uso a lavorare e produrre – fino ieri anche a risparmiare - piuttosto che ad elaborare teoremi politici, è stato portato dalla crisi e dai pessimi medici che avrebbero dovuto curarla ad un tale punto di esasperazione da non avere
    alternative. La realtà economica e sociale risulta così chiara da non poter più consentire manovre soporifere da parte della nomenclatura di potere. Un potere un tempo politico, oggi anche tecnocratico, ma sempre asservito a Roma ladrona.
    Sono diventati potenzialmente rivoluzionari i ceti medi, i piccoli artigiani e commercianti, i piccoli proprietari di casa, per non parlare di esodati, giovani diplomati e laureati senza lavoro e, ultimamente, persino terremotati del nord, lasciati
    a se stessi.
    C’è un consapevolezza nuova della totale inaffidabilità del ceto politico parassitario che ci ha colonizzati da Roma e che ci tiene sotto il tallone di uno statalismo burocratico, vampiresco, clientelare e per molti aspetti mafioso. I padani non possono attardarsi ulteriormente in generiche proteste e sfoghi improduttivi di stampo qualunquista. Devono imboccare con coraggio e
    determinazione la via di uscita. Un grande pensatore politico, Gianfranco Miglio, aveva indicato con incredibile capacità profetica la via della secessione. Per coloro che non hanno dimestichezza con la sua ampia produzione scientifica al
    riguardo, è bene ricordare a tutti quali sono, in estrema sintesi, i termini politico-giuridici della questione:
    1° la piena ed assoluta legittimità di quella che non esitiamo a definire la “via maestra” per la nostra libertà, secondo la “teoria della giusta causa”, cioè il diritto di secessione come rimedio ultimo nel caso in cui ad un popolo venga negato l’esercizio
    dei propri diritti;
    2° che, nell’ambito del principio di autodeterminazione, è previsto in particolare quello della “autodeterminazione interna”, nella fattispecie in cui all’interno di uno Stato una parte della popolazione sia sottoposta a discriminazioni; in tal caso vale il diritto di un popolo a modificare in ogni momento il proprio sistema economico, politico e sociale (ciò anche ai sensi del “Patto internazionale sui diritti civili e politici del 1966, eseguito in Italia con la legge 25/10/1977 n.881). Al riguardo si consideri che viene previsto il diritto di pretendere dai poteri centrali che non vi sia un uso discriminatorio delle risorse economiche dello Stato, nonché il diritto del cittadino ad accedere in condizione di uguaglianza ai pubblici impieghi. Posto che la dottrina giuridica internazionale garantisce altresì un sacrosanto “diritto di resistenza” ai popoli che subiscono discriminazioni, soprattutto economiche, da parte di altri settori privilegiati di popolazione, chi potrebbe negarci, come Padani, di essere a pieno titolo portatori di questo diritto di resistenza allo Stato centralista e mafioso? La conclusione non può essere altra che quella che risuona, meravigliosamente spontanea dalle labbra di tutti i nostri militanti. Ora sappiamo che la nostra rivendicazione si basa su norme certe, norme positive di diritto internazionale a cui la Repubblica italiana ha aderito formalmente. La secessione non è più quindi solo un sogno o un semplice auspicio. È un diritto. Sta solo a noi, ai nostri capi anzitutto, assumere la responsabilità storica di passare dalle parole ai fatti. In Europa non siamo certo soli, in questa battaglia di libertà. Lo sanno bene i nostri giovani che, giustamente, si entusiasmano nel veder sventolare, accanto a quelle della nostra amata Padania, le bandiere dei popoli dell’Europa di sempre. Per noi la battaglia decisiva comincia adesso.
    SI CHIEDE
    che il Segretario Federale e gli altri Organi federali che usciranno dal Congresso
    SI IMPEGNINO
    - a mantenere intatto l’obiettivo strategico del Movimento, così come chiaramente indicato nell’Art. 1 dello Statuto: l’indipendenza della Padania;
    - a rafforzare e incentivare l’attività e lo sviluppo di tutte le iniziative organizzative, culturali e di volontariato del “patriottismo padano”;
    - a sostenere in tutta l’Europa la creazione di una rete di partiti, movimenti e realtà politiche e culturali che rappresentino l’Europa dei popoli e delle regioni, organizzando periodicamente incontri europei con tutti i loro rappresentanti ed invitandoli ad inviare loro delegazioni a tutte le più importanti manifestazioni del patriottismo padano.

    27 Giugno 2012

    La mozione indipendentista al congresso federale della Lega | L'Indipendenza
    Rubano, massacrano, rapinano e, con falso nome, lo chiamano impero; infine, dove fanno il deserto dicono che è la pace.
    Tacito, Agricola, 30/32.

  2. #242
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    Predefinito Re: l'Indipendensa

    La prima cosa da chiedere al Segretario ed agli Organi federali sarebbe quella di lasciare immediatamente tutte le varie cadreghe, e relative prebende, di questo sporco e marcio paese per dedicarsi con tutte le energie ESCLUSIVAMENTE ad ottenere l'indipendenza dall'itaglia, anzichè compiacersi di farne parte integrante.
    La seconda cosa che non quadra affatto in questa mozione è la richiesta di sostenere in tutta Europa la creazione di partiti e movimenti che rappresentino i popoli: no caro il mio falso Borghi. Basterebbe che considerassi VERAMENTE la Padania una regione europea, con un suo popolo, e permetteste ad esso di crearsi, come auspicate per gli altri, un suo VERO movimento indipendentista, anzichè creare e mantenere leggi elettorali create ad hoc per impedire proprio questo, mantenendo di fatto un monopolio che NON VI APPARTIENE, avendo ampiamente dimostrato che NON RAPPRESENTATE NEL MODO PIU' ASSOLUTO l'indipendentismo del popolo padano. Per questo ti dico: vai a vendere fumo da un'altra parte ed abbi il coraggio di mollare alcuni dei tanti inutili stipendi che ti prendi. Quello dei servizi sarebbe già sufficiente.
    Se poi penso alla proposta di infinocchiare, come state già da tempo facendo, gli altri partiti europei indipendentisti, spacciandovi per quello che assolutamente NON siete, mi viene il vomito.
    Vergognatevi, TRADITORI!
    Vi meritate solo la tazza del cesso e lo sciacquone!
    Se il popolo permetterà alle banche private di controllare l’emissione della valuta, con l’inflazione, la deflazione e le corporazioni che cresceranno intorno, lo priveranno di ogni proprietà, finché i figli si sveglieranno senza casa.

  3. #243
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    Predefinito Re: l'Indipendensa

    Citazione Originariamente Scritto da ventunsettembre Visualizza Messaggio
    La prima cosa da chiedere al Segretario ed agli Organi federali sarebbe quella di lasciare immediatamente tutte le varie cadreghe, e relative prebende, di questo sporco e marcio paese per dedicarsi con tutte le energie ESCLUSIVAMENTE ad ottenere l'indipendenza dall'itaglia, anzichè compiacersi di farne parte integrante.
    La seconda cosa che non quadra affatto in questa mozione è la richiesta di sostenere in tutta Europa la creazione di partiti e movimenti che rappresentino i popoli: no caro il mio falso Borghi. Basterebbe che considerassi VERAMENTE la Padania una regione europea, con un suo popolo, e permetteste ad esso di crearsi, come auspicate per gli altri, un suo VERO movimento indipendentista, anzichè creare e mantenere leggi elettorali create ad hoc per impedire proprio questo, mantenendo di fatto un monopolio che NON VI APPARTIENE, avendo ampiamente dimostrato che NON RAPPRESENTATE NEL MODO PIU' ASSOLUTO l'indipendentismo del popolo padano. Per questo ti dico: vai a vendere fumo da un'altra parte ed abbi il coraggio di mollare alcuni dei tanti inutili stipendi che ti prendi. Quello dei servizi sarebbe già sufficiente.
    Se poi penso alla proposta di infinocchiare, come state già da tempo facendo, gli altri partiti europei indipendentisti, spacciandovi per quello che assolutamente NON siete, mi viene il vomito.
    Vergognatevi, TRADITORI!
    Vi meritate solo la tazza del cesso e lo sciacquone!

    STRAQUOTO TUTTO PAROLA PER PAROLA

    questi pensano di andare avanti con una "rinfrescatina" della facciata di via Bellerio, spostando 2-3 cariche all'interno del partito e inventando nuove bugie ad uso militonti ... per cercare di riparare alle cazzate fatte negli ultimi 10-15 anni (se non 20), tanto per cominciare, dovrebbero :
    1. via bossi e fam dal partito lega nord
    2. via tutti i parlamentari da roma e rinuncia a tutti gli incarichi e nomine negli enti statali
    3. a casa la giunta formigoni
    4. inserire nello statuto
    - obbligo di congresso ogni 2-3 anni con votazione segretario
    - divieto di alleanze elettorali (a tutti i livelli) con partiti itagliani
    - bilanci trasparenti e certificati a partire dal federale fino alle sezioni
    - divieto di presentarsi alle elezioni per il parlamento itagliota
    5. proporre statuti speciali (modello Trentino) provincia per provincia, partendo dove il consenso è già maggioritario
    Ultima modifica di sciadurel; 27-06-12 alle 15:04

  4. #244
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    Predefinito Re: l'Indipendensa

    il consenso ormai è assai minoritario.

  5. #245
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    Predefinito Re: l'Indipendensa

    Bossi chiuda in bellezza: si levi definitivamente dalle palle!
    di GILBERTO ONETO

    Si avvicina il momento della verità e tutto ruota ancora attorno a Bossi. Questa volta non nel senso (che lui vorrebbe e come ha sempre cercato fosse) che ogni decisione dipende da lui perchè la sua testa è la sola che possa decidere ma in quello, assai meno aulico, che nulla possa succedere o cambiare se lui non permette che succeda. Non è più la sua testa che prende le decisioni ma il suo corpo che impedisce a chiunque altro di prenderne. Questa centralità del ruolo di Bossi si conserva proprio solo nell’essere di impedimento fisico (e non solo) a qualsiasi cambiamento, evoluzione o – nel caso specifico - salvataggio o rinascita del movimento leghista.
    Bossi è stato essenziale in una fase importante dell’autonomismo padano e ha avuto il grandissimo merito di essere riuscito a riunificare gran parte delle sue litigiosissime componenti. Bossi ha però accumulato nel tempo una quantità impressionante di errori, colpe e di tradimenti degli ideali che sosteneva da avere del tutto inaridito la valenza positiva della sua presenza: oggi è indispensabile solo nel togliersi di torno.
    Anche a livello umano la sua presenza è diventata negativa: a mostrargli affetto sincero sono rimasti solo taluni militanti più “semplici”. La banda di prosseneti, lacché, infermieri cortigiani che lui ha beneficiato con cariche e stipendi è pronta a scaricarlo alla prima occasione utile anche se continua ad assicurargli “eterna” fedeltà e gratitudine. Tutti gli altri non lo reggono più: sono stufi della sue prepotenze, delle menzogne, delle ipocrisie, della maleducazione, delle capriole ideologiche con cui ha riempito quasi trent’anni di rapporti col prossimo. Il mondo autonomista che è diviso su tutto, che è pronto ad accapigliarsi su ogni dettaglio, su una cosa almeno trova una granitica unità di visione: non lo sopporta più e con lui non riuscirà mai a imbastire rapporti di nessun genere.
    In questi giorni a Bossi si presenta l’ultima vera occasione per uscire di scena con dignità: vada al Congresso, dica a tutti che il suo tempo è finito e che resterà sempre a disposizione. Prenda la porta e se ne vada davvero. Uno come lui non può stare senza far nulla? Scriva le sue memorie, oppure le detti al Trota (auguri!), si metta a scrivere saggi di politica, libri di storia, tenga conferenze, organizzi tornei di rubamazzetto con il Belsito, insomma faccia qualsiasi cosa tranne una: mettere ancora il naso negli affari della Lega.
    Il partito è nei guai e ha bisogno di una cura da cavallo per rialzarsi dalla cacca in cui l’hanno messo Bossi, i suoi famigli e famigliari. Ha bisogno di potersi finalmente muovere come un organismo “normale”, fatto di gente “normale”, che ragiona, che sbaglia ma che si muove sulla base di ragionamenti comprensibili, che non abbiano più a che fare solo con i colpi di testa, i giramenti momentanei di palle, simpatie o antipatie personali, fregole sessuali, esigenze di una figliolanza dissennata o peggio.
    Nessuno può dire se Maroni o altri siano le persone giuste. Una cosa è però certa: Bossi non lo è più. Chiuda in bellezza Senatùr: si levi dalle palle. Solo così potrà riguadagnarsi il rispetto di un po’ di gente.

    30 Giugno 2012

    Bossi chiuda in bellezza: si levi definitivamente dalle palle! | L'Indipendenza
    Rubano, massacrano, rapinano e, con falso nome, lo chiamano impero; infine, dove fanno il deserto dicono che è la pace.
    Tacito, Agricola, 30/32.

  6. #246
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    Predefinito Re: l'Indipendensa

    Re “Umberto” Salomone ha abdicato, la “sua gente” lo ha archiviato
    di GIANLUCA MARCHI

    Re Salomone non solo ha consegnato il “bambino” (la Lega) al suo delfino, ma ha definitivamente abdicato al suo regno assoluto sul Carroccio. Il nuovo statuto in pratica non consente a Umberto Bossi di ricandidarsi a segretario e nemmeno di convocare il congresso straordinario motu proprio: qualche spiffero raccontava infatti il proposito del Senatur di far passare un anno sabbatico e poi ricandiarsi alla guida del partito una volta passata la nottata, perché “la mia gente è sempre con me”. Ma nulla di tutto ciò potrà succedere: il nome di Bossi è stampato nello statuto come presidente a vita, ma con poteri alquanto limitati. E il congresso ha respinto anche l’estremo tentativo di introdurre una quota di salvaguardia del 20% per i bossiani di ferro nella indicazione di parlamentari e consiglieri regionali. Lui ha mollato due stoccate a Tosi e a Maroni sulla storia delle scope (“il sindaco che si fa pagare l’autista dalla Lega”) e sul fatto che i servizi segreti sapevano chi si era infiltrato nella Lega (e dunque il ministro non poteva non sapere), ma non c’è stato nulla da fare. Fine della corsa. Il vecchio capo quando ieri a sorpresa è tornato per la seconda volta sul palco del congresso di Assago, amareggiato e frastornato dal boato che aveva accompagnato da pochi secondi la fine del discorso di Bobo Maroni, ha capito che anche la sua gente lo aveva archiviato: gli ottomila del Forum (o quanti erano effettivamente, ma comunque la gente non era poca) avevano scelto di voltare pagina, di tributargli l’omaggio che merita il fondatore, ma anche di fargli capire che era arrivato il momento di accomodarsi fuori dalla stanza dei bottoni del partito e di chiudere con i veleni del passato.
    Se la corsa è finita, non altrettanto si può dire che sia anche la fine del cinema. Il rischio è che Bossi, dopo aver assorbito questo colpo pesante, magari spinto dai pochi che ormai gli sono rimasti intorno (quelli che avrebbero preferito un altri finale del tipo crepi Sansone con tutti i Filistei), venga preso dalla voglia di “rompere i maroni…” e di frequentare con assiduità via Bellerio (visto che i bene informati raccontano non gradisca molto restare a casa propria di questi tempi), facendo magari il controcanto al neo segretario: sarebbe un vero disastro e una brutta gatta da pelare per Maroni, al quale già spetta un compito da “far tremare le vene ai polsi”. Se il Senatur, come ha detto dal palco con voce rotta dalla commozione, ha convintamente scelto di consegnare il suo bambino all’altro, ebbene adesso deve stare il più defilato possibile. E se proprio lo assale una voglia incontenibile di far politica, allora può sempre aderire al partito (sic!) fondato da Rosi Mauro e Lorenzo Bodega.
    Dunque la Lega Nord cambia volto, o sarebbe meglio dire volti. Oltre alla nomina di Roberto Maroni alla segreteria, infatti, il congresso di Assago ha visto l’elezione dei nuovi membri del Consiglio federale. I maroniani hanno ottenuto la stragrande maggioranza dei posti in palio; i bossiani di rito cerchista hanno dovuto concentrare i loro voti su pochi candidati ed hanno strappato soltanto l’elezione di Marco Desiderati in Lombardia. Qualcuno attribuisce all’area bossiana anche il Veneto Massimo Bitonci, colui che ha conteso a Flavio Tosi la guida della Liga Veneta. Ma Bitonci è soprattutto un “lealista” e può essere un uomo di raccordo fra le due anime del partito che in Veneto sono molto più bilanciate di quanto non sia in Lombardia.
    Nel nuovo Consiglio federale Maroni, infatti, sara’ circondato quasi esclusivamente da suoi fedelissimi: Andrea Mascetti di Varese si unisce Simona Bordonari, Gianni Fava, Paolo Grimoldi e Giacomo Stucchi. Grazie al nuovo statuto, i veneti acquistano piu’ peso. Ora i consiglieri della Liga sono quattro: Manuela Dal Lago (non annoverabile fra i maroniani), Daniele Stival e Marino Finozzi; oltre a Bitonci. Sara’ veneto anche il nuovo vicesegretario vicario della Lega. Per il Piemonte, invece, sono stati eletti Stefano Allasia ed Enrico Montani; per la ‘nazione’ Emilia e’ stato scelto Maurizio Parma. Maroni puo’ percio’ contare su un gruppo compatto che non dovrebbe riservargli sorprese.
    In settimana il neo segretario comunicherà la composizione della sua squadra, con l’indicazione di tre vicesegretari. E venerdì prossimo prima riunione del nuovo Consiglio federale. Circa le voci che vorrebbero i bossiani di ferro, ormai sbaragliati, intenzionato a dar vita a una scissione con una sorta di “Rifondazione Leghista”, va detto che l’eventuale operazione appare ardua e con scarso futuro, visto che non ci sono più le truppe.

    2 Luglio 2012

    Re “Umberto” Salomone ha abdicato, la “sua gente” lo ha archiviato | L'Indipendenza
    Rubano, massacrano, rapinano e, con falso nome, lo chiamano impero; infine, dove fanno il deserto dicono che è la pace.
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  7. #247
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    Predefinito Re: l'Indipendensa

    Maroni: “L’obiettivo resta l’indipendenza della Padania”
    di GIANLUCA MARCHI

    “Il progetto della Lega resta l’indipendenza della Padania come previsto dall’articolo 1 dello statuto. Chi ha scritto che con la mia elezioni potesse essere messo in discussione questo principio ha scritto solo cazzate. Quell’articolo non si tocca”.
    E’ stato l’esordio del discorso di Roberto Maroni prima della sua elezione a nuovo segretario federale della Lega Nord. “Non me l’ha pordinato il medico di fare il segretario – ha specificato l’ex ministro – e per svolgere questo ruolo garantisco lo stesso impegno che negli ultimi tre anni ho messo nella lotta alla mafia. Ma non intendo essere nè un segretario dimezzato né sotto tutela. E voglio dirlo chiaro: chi è qui solo per chiacchierare a vanvera può andarsene già da domani mattina”.
    Poi Maroni ha disegnato l’idea della Padania come una macroregione nella nuova Europa dei popoli, quella formata dalle macroregioni che ci vogliono stare: “La nostra idea è la Mitteleruopa alla quale siamo disposti a contribuire. Altrimenti è meglio uscire dall’Euro e succeda quel che deve succedere”.
    Ma come arrivare alla Padania come regione d’Europa? “Le strade le abbiamo provate tutte, ma i risultati sono stati insoddisfacenti. Abbiamo provato con il principio per l’autodeterminazione dei popoli per spaccare tutto e dividerci e poi abbiamo provato con la via istituzionale, ma non c’è stato nulla da fare. Allora dobbiamo seguire una nuova strada, che passa dal Nord. Dobbiamo riappropriarci della questione settentrionale e riportare l’attenzione sui problemi dei nostri cittadini e sulle strade concrete per risolverli. Abbiamo tanti sindaci e importanti govenatori e loro devono diventare i nostri guerrieri. L’esempio è quella della Csu bavarese, che attraverso i suoi amministratori e i suoi governatori è riuscita a diventare il partito egemone della Baviera. La Lega deve diventare il primo partito in tutte le Regioni della Padania”.
    La chiave della Lega di Maroni è quindi il territorio e il neo segretario arriva a ipotizzare che la battaglia in Europa la facciano direttamente i governatori delle principali Regioni del Nord. E dunque l’impegno della Lega sarà al Nord. “Via da Roma può essere la strada” senza per altro chiarire se si tratta di un’ipotesi o di una strategia già annunciata.
    “Chi se ne frega delle alleanze – ha sottolineato , tanto più con partiti che continuano a sostenere il governo Monti, via dalle poltrone romane, fuori dalla Rai dove non abbiamo ottenuto nulla e il fatto di esserci entrati ci ha costretto solo a difenderci, via da tutti i doppi incarichi soprattutto dentro la Lega”.
    La questione settentrionale deve dunque essere il punto cruciale da cui ripartire, lasciando fuori tutte le beghe interne che hanno dominato questi ultimi mesi: “Nella Lega è successa una cosa brutta e io non credo ai complotti. Però abbiamo cominciato a fare pulizia e continueremo a farla. Siamo arrivati a questo congresso con le nostre divisioni, ma da domani comincia una fase nuova”.
    La Lega di Roberto Maroni deve passare da nuove idee, obiettivi concreti e da nuova organizzazione.
    Nuove idee: 1) regionalizzazione del debito come proposto da Luca Zaia, e magari anche con l’assunzione di un pezzo di debito degli altri per consentire alla Padania di ripagarlo in 15-20 anni e poi ognuno per la sua strada; 2) abbattere del 15% il carico fiscale sulle imprese del Nord; 3) tagliare la spesa pubblica con il machete, cominciando a sopprimere da subito dieci ministeri; 4) introduzione di una moneta complementare per creare un circuito parallelo all’Euro; 5) zero aiuti alle imprese decotte a scapito dell pmi; 6)sistema di protezione delle pmi dalla concorrenza sleale attraverso dazi e quote; 7) nuovo sistema fiscale sul modello svizzero con un terzo dei proventi delle tasse ai Comuni, un terzo alle Regioni e un terzo allo Stato.
    E per fare il punto della situazione generale Maroni ha annunciato entro la fine di luglio l’indizione degli Stati generali del Nord come momento per incrementare e completare la lista delle idee da portare avanti.
    Obiettivi concreti: il primo è quello di licenziare il governo Monti senza possibilità di reintegro, poi commissariare le banche che prendono in prestito soldi pubblici all’1%, difendere il patrimonio dei Comuni, proseguire senza indugi la lotta all’immigrazione clandestina, risolvere il dramma degli esodati chiamando in causa le tre principali Regioni del Nord visto che il governo se ne frega. E infine la “grande battaglia d’autunno” contro il patto di stabilità “perché – dice Maroni – se un Comune non lo applica il giorno dopo arriva Equitalia e gli fa un mazzo tanto, ma se trecento Comuni insieme lo violano alla fine si cambia la legge”.
    Nuova organizzazione: “La Lega è immortale – ha scandito Maroni – fino a quando la Padania non sarà libera, indipendente e sovrana. E tuttavia dobbiamo cambiare un po’ di cose. Per esempio ho visto tanti tentennamenti, anche di sindaci leghisti, nella battaglia sull’Imu. Ebbene questi signori sappiano che prima sono leghisti e poi sindaci. Diversamente possono andarsene a casa subito. La battaglia è dura e io voglio con me veri guerrieri”.
    Poi Maroni ha annunciato la costituzione di un Ufficio politico federale con vari dipartimenti, affinché ci sia sempre una posizione chiara della Lega sui diversi argomenti, la creazione di strutture di formazione e selezione, un sistema di comunicazione più efficace sia per l’interno che per l’esterno, la creazione di un codice etico perché non possa più accadere nulla di quanto è successo in passato, la conferma degli appuntamenti tradizionali come Venezia (a settembre ci sarà la festa dei popoli padani) e Pontida, gestione trasparente dei soldi.
    ELETTO IL CONSIGLIO FEDERALE
    Ultimo atto del congresso è stata la elezione dei nuovi membri del Consiglio federale. Questi i nomi: Bordonali, Desiderati, Fava, Grimoldi, Stucchi e Mascetti per la Lombardia; Bitonci, Finozzi, Stival e Dal Lago per il Veneto; Alasia e Montani per il Piemonte; Parma per l’Emilia.
    Secondo l’organizzazione alla giornata finale del congresso sono intervenute circa 8 mila persone (107 i pullman organizzati), mentre 250 sono stati i militanti che hanno lavorato per questo appuntamento.

    1 Luglio 2012

    Maroni: “L’obiettivo resta l’indipendenza della Padania” | L'Indipendenza
    Rubano, massacrano, rapinano e, con falso nome, lo chiamano impero; infine, dove fanno il deserto dicono che è la pace.
    Tacito, Agricola, 30/32.

  8. #248
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    Predefinito Re: l'Indipendensa

    Maroni: “L’obiettivo resta l’indipendenza della Padania”
    Da evitare ad ogni costo.
    Se il popolo permetterà alle banche private di controllare l’emissione della valuta, con l’inflazione, la deflazione e le corporazioni che cresceranno intorno, lo priveranno di ogni proprietà, finché i figli si sveglieranno senza casa.

  9. #249
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    Predefinito Re: l'Indipendensa

    Debito pubblico: In 15 anni, la Padania indipendente lo pagherebbe tutto!

    di GILBERTO ONETO

    Quasi 2.000 miliardi di debito pubblico sono una cifra fin difficile da immaginare. Rende un po’ più l’idea il malloppo di 33 mila euro a testa per ogni cittadino della Repubblica, neonati e centenari compresi. Come ci si sia arrivati è argomento di disquisizioni e discussioni. Si cercano i responsabili politici fra i governanti degli ultimi 40 anni: era di 14 miliardi nel 1970, di 118 nel 1980, di 667 nel 1990, di 1.300 nel 2000. Tutti ci hanno messo del loro, destra, sinistra, conservatori e progressisti, a dimostrazione che il guaio prima ancora che politico sia strutturale. Ci sono alcune falle nel bilancio comunitario che drenano risorse, che portano via ricchezze, che dilapidano il patrimonio dei cittadini virtuosi che lavorano e pagano le tasse.
    Il primo e più antico “buco” è lo Stato medesimo, è l’Italia unita e centralista, affetta da socialismo reale, che ha una macchina elefantiaca da mantenere. Nel bilancio dello Stato del 2012 la spesa pubblica è di quasi 800 miliardi, 245 vanno in pensioni e “spese sociali”, 170 in stipendi, 136 in acquisti di beni ed erogazioni di servizi (di cui 70 nella sanità) e il rimanente serve a pagare gli interessi sul debito. Fra le voci burocratiche del bilancio si nascondono tre grandi “buchi neri”: la burocrazia, il Mezzogiorno e l’immigrazione.
    La prima costa uno sproposito per eccesso di personale, per inefficienza, sprechi e corruzione: dentro ci sono le spese inutili, i “minuti piaceri” della Casta, i partiti, i sindacati, gli armamenti, le pensioni fasulle, eccetera. É difficile da quantificare ma lo spreco supera abbondantemente il centinaio di miliardi.
    La seconda voce può essere calcolata con maggiore approssimazione: la differenza fra quanto danno allo Stato e quanto ricevono le regioni settentrionali va – a seconda delle stime – da 54 a 90 miliardi l’anno.
    La terza è in rapida crescita ed è stimata – sui pochi dati disponibili elaborati da organizzazioni “di parte” – fra i 30 e i 45 miliardi l’anno ed è costituita dalla differenza fra quanto apportano i foresti al bilancio complessivo e quanto invece costano in assistenza e servizi.
    É piuttosto evidente che, senza agire con grande decisione, per queste tre voci il debito non potrà che crescere nonostante il salasso fiscale cui sono sempre più sottoposti i ceti produttivi.
    Da più parti, nel mondo autonomista padano, si sono levate proposte di regionalizzazione del debito, o addirittura di assunzione pressoché totale dello stesso da parte delle otto regioni padane in cambio della totale autonomia fiscale o – meglio – dell’indipendenza. Si creerebbe una situazione in cui il Meridione si troverebbe improvvisamente nella straordinaria condizione di avere debito pubblico uguale a zero e di poter aspirare a grandi traguardi economici, addirittura fino a diventare un “paradiso fiscale”: tutti i meridionalisti che lamentano un presunto sfruttamento della loro terra da parte del Settentrione potrebbero finalmente dimostrare il decantato valore delle loro comunità. La Padania si troverebbe a gestire l’intero debito: qualcosa come circa 70mila Euro pro capite.
    Quanto ci metterebbe a ripagarlo una comunità libera e indipendente ricostruita su parametri molto più liberali e sgravata dal peso di una burocrazia levantina? Fra il drastico alleggerimento dell’apparato pubblico, la fine dei trasferimenti a fondo perduto nel Meridione e il progressivo ridimensionamento dell’immigrazione, non è azzardato ipotizzare un risparmio di 150 miliardi l’anno, in progressiva crescita man mano che la Padania libera potrà ricominciare a crescere e a correre. Nella peggiore delle ipotesi ci vorrebbero 14 o 15 anni per venirne fuori ma è piuttosto probabile che i tempi si potrebbero accorciare anche grazie a un altro potente cambiamento legato al ridimensionamento dell’effetto ora devastante della criminalità organizzata e della corruzione a essa connessa. Si parla di un giro d’affari annuo di 120-150 miliardi delle strutture mafiose, più di metà del quale “realizzato” in Padania. Tagliati i collegamenti istituzionali con le aree geografiche di appartenenza delle “onorate società” meridionali e messa sotto rigido controllo l’immigrazione foresta, l’azione malavitosa non potrebbe che ridimensionarsi drasticamente riportando risorse all’interno del mercato e della legalità, e accelerando così la ripresa e la crescita economica, e – quindi – l’azzeramento del debito.
    Naturalmente le cifre esposte – essendo solo stimate – possono anche fluttuare ma senza modificare la realtà di fondo. La Padania potrebbe pagarsi la libertà assumendosi il carico del debito: come sola alternativa ha la concreta eventualità (certezza) di doverselo pagare comunque senza averne vantaggi e assistendo a un continuo degrado della sua economia e della sua vita sociale. Forse non tutti traggono la stessa spinta morale dal non dover più osannare il tricolore o il signor Napolitano, ma sicuramente tutti sono interessati alla sopravvivenza e al benessere. Indipendenza!

    3 Luglio 2012

    Debito pubblico: In 15 anni, la Padania indipendente lo pagherebbe tutto! | L'Indipendenza
    Rubano, massacrano, rapinano e, con falso nome, lo chiamano impero; infine, dove fanno il deserto dicono che è la pace.
    Tacito, Agricola, 30/32.

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    POLENTONI E PADANI: OVVERO IGNORANTI, XENOFOBI ED EVASORI




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    di REDAZIONE

    Quello della Padania costituisce il caso unico al mondo di una comunità ricca e progredita che è costretta da una situazione politica ed istituzionale a vivere in condizioni di disagio economico e sociale: con produttività tedesca, tassazione svedese e qualità di vita da terzo mondo.
    La sua storia è piena di periodi di servaggio politico, di assoggettamento a stranieri e sfruttamento fiscale.
    Questo libro cerca di esaminare i vari aspetto di questa extra-ordinaria situazione di oppressione, ivi comprese le colpe dei popoli padano-alpini nell’essersi confezionata la prigione in cui sono reclusi. Ci sono diffuse responsabilità collettive che si protraggono nel tempo che hanno trasformato i forti Cisalpini dell’antichità e gli opulenti Lombardi del Rinascimento in poveri Polentoni, in tartassati “italiani del Nord”. Riusciranno, prima che sia troppo tardi, i Polentoni oppressi a diventare liberi Padani?
    AUTORE: Gilberto Oneto; TITOLO: Polentoni o padani? Apologia di un popolo di egoisti, xenofobi, ignoranti ed evasori. In difesa della comunità più diffamata della storia; Prefazione di Roberto Maroni; EDITORE: “Il Cerchio”; PAGINE: 136; PREZZO: euro 16.
    Inoltre, POLENTONI O PADANI è disponibile anche in E-Book (formato PDF, leggibile da ogni computer), a sole € 9,90.
    Prenotazioni tramite pagamento anticipato tramite bonifico su Banca: UNICREDIT BANCA – via Valturio, Rimini
    Cod. IBAN IT71V0200824210000011007831 intestato a Associazione Culturale Il Cerchio, via dell’Allodola 8, 47923 Rimini.
    Effettuata la prenotazione e il pagamento, per accelerare l’invio dell’E-Book Vi preghiamo di inviare copia del bonifico a ordini@ilcerchio.it o al fax 0541/79.91.73, indicando il Vostro indirizzo di Posta Elettronica.

    2 Luglio 2012

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    Rubano, massacrano, rapinano e, con falso nome, lo chiamano impero; infine, dove fanno il deserto dicono che è la pace.
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