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Discussione: l'Indipendensa

  1. #211
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    Predefinito Re: l'Indipendensa

    ETICA E GIORNALISMO ALL’ITALIANA, QUANDO LA VERITA’ FA MALE
    di ROMANO BRACALINI

    Dunque, Napolitano, ’o re ,con le fanfare, i gagliardetti e i tricolori, va in Emilia e viene fischiato dai terremotati che gli gridano: “Vattene, buffone”. Ma sui grandi giornali, Corriere, Repubblica, Stampa, la notizia non compare, e se non c’è, vuol dire che non è vero. Perché meravigliarsi! In fondo la stampa italiana, padronale o di partito, è sempre stata organica al sistema politico istituzionale, però con la cura di scegliersi il padrone “migliore”, Prodi invece di Berlusconi, ed ora Paperon Monti che non dev’essere contrariato essendo, oltre tutto, permalosissimo. E se qualcuno fischia o’ re basta non dirlo ed è come se il misfatto non fosse accaduto.
    Si direbbe che la stampa italiana tra i suoi doveri non abbia quello fondamentale di informare ma piuttosto di correggere una opinione invalsa nel popolo-bue. Se l’impressione è quella che via sia ormai, a parte la crisi economica, anche un problema di emergenza sicurezza e che il cittadino comune non sia tutelato nei suoi fondamentali diritti individuali e che le donne e gli anziani, perché più deboli, siano le vittime predestinate di stupratori e rapinatori, ebbene non è vero niente. Viviamo nel migliore dei mondi possibili. Così, con le medesime intenzioni del Minculpop, organi ministeriali, grazie alla stampa compiacente e servizievole, diffondono l’impressione opposta di un Paese tranquillo, dove i reati contro la persona e contro il patrimonio non sono affatto in aumento, ma di converso, in diminuizione. Giornalisti di punta, più pennivendoli che combattenti dell’ideale, continuano imperterriti sui grandi giornali a rimestare il letame e solo con l’obbiettivo voluttuoso e improvvido di colpire l’avversario per compiacere il padrone. Ogni arma è permessa, purché ignobile.
    Qualcuno può stupirsi che il fascismo abbia avuto un così vasto consenso in Italia? I fascisti c’erano già, solo che non sapevano di esserlo. C’è libertà di stampa in Italia? Bisognerebbe ribaltare la domanda: se non c’è l’abitudine a usarla è come se la libertà di stampa non ci fosse, e i primi a farne a meno sono proprio i giornalisti. Nell’Ottocento i grandi giornali erano organi di potentati politici: Crispi, Giolitti, Salandra, poi Mussolini. I diritti dei lettori non venivano nemmeno per ultimi. I giornali della repubblica non sono migliori, per certi versi sono peggiori perché non hanno l’alibi della costrizione e della fedeltà. Sotto il fascismo martiri dell’idea non se ne videro.
    Il giornalista più eclettico del Ventennio fu senz’altro Davide Lajolo volontario in Spagna dalla parte dei franchisti, direttore della Sentinella Adriatica, foglio della federazione fascista di Ancona e pochi anni dopo direttore dell’Unità, organo del partito comunista. Il più impunito è lo storico (storico!) Roberto Vivarelli, repubblichino diventato comunista (come Dario Fo), senza mai rinnegare il passato fascista, che si presenta in TV con la pappagorgia, la faccia da schiaffi e la maglietta con l’effigie del Che. E insieme a loro una legione di voltagabbana e di trasformisti passati senza fare una piega da un dispotismo all’altro, secondo una consolidata usanza di abiezione e piaggeria, senza che re Ferdinando II di Borbone riuscisse mai a fidarsi interamente dei “pennaruli”.
    I giornali d’oggi non godono di grande stima. La Stampa di Torino è chiamata la “busjarda” e nessuno si offende essendo un epiteto che si rifà a una gloriosa tradizione di sudditanza. Anche il torvo cardinale Antonelli rivalutava la bugia chiamandola, all’occorrenza, santa. Perchè i giornalisti dovrebbero essere diversi? Voltagabbana come i reduci del 68 che volevano abbattere lo Stato e se ne sono fatti mallevadori dai più alti fastigi della poltica e del giornalismo “borghese”. Stessa palingenesi negli ex comunisti d’annata. Sentire Fassino che in TV da del “romeno” all’avversario, fa scompisciare. Ma Ceaucescu non era roba loro? Fessino parmi. Negli anni Cinquanta la stampa borghese stava con l’America, la stampa fiancheggiatrice del PCI con l’URSS. Nel 1951 in piena guerra fredda, la DOXA chiese a circa 3.000 lettori quale fosse, secondo loro, il quotidiano più serio e più obiettivo dell’Italia settentrionale. Il 28% rispose il Corriere della Sera, l’8% La Stampa, il 5% l’Unità.(L’Unità!). Come si vede il concetto di libertà, ieri come oggi, resta relativo e confuso. Se gridavi “viva la libertà” sulla piazza Rossa ti ricoveravano in manicomio.
    L’Italia non cambia. Dove se non in Italia i comitati di redazione hanno il potere di veto e di interdizione? Dove se non in Italia si creano le icone sante del giornalismo corretto e sgrammaticato, come è accaduto in RAI col tabernacolo di San Michele martire e gli altri stronzi, con la benedizione dell’Usigrai, il sindacato dei giornalisti RAI? Purché dalla parte giusta, come comanda il Minculpop “democratico”!

    9 Giugno 2012

    ETICA E GIORNALISMO ALL’ITALIANA, QUANDO LA VERITA’ FA MALE | L'Indipendenza
    Rubano, massacrano, rapinano e, con falso nome, lo chiamano impero; infine, dove fanno il deserto dicono che è la pace.
    Tacito, Agricola, 30/32.

  2. #212
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    Predefinito Re: l'Indipendensa

    GLI IMMIGRATI INTEGRATI? PROVATE A CHIEDERE AI TERREMOTATI

    di FRANCO FUMAGALLI

    Ancora una volta, purtroppo a causa di eventi calamitosi, abbiamo potuto constatare, se mai ce ne fosse stato il bisogno, l’artificiosità della “unità italiana”. La secolare menzogna dell’unità la si può verificare nei periodi di crisi e in quella delle catastrofi naturali. Ai cittadini del Nord spetta la palma dei più altruistici comportamenti. Sempre si sono dimostrati non solo produttori perfetti ma anche generosi.
    Quando i “fratelli “ del Sud, hanno avuto bisogno, per arginare eventi catastrofici, si sono sempre dati da fare nell’aiutarli con presenze, opere e risorse. In compenso, parafrasando Tito Livio, si può affermare che “Mentre in Emilia si soffre, a Roma si festeggia”. Naturalmente “con sobrietà”. Ovvero con parata militare a immagine e somiglianza di quello che faceva Beppe Stalin negli anni d’oro del comunismo: i Fori imperiali con la bella mostra delle alte cariche dello Stato, come nella moscovita Piazza Rossa.
    Forse non è inutile ricordare che la pur obsoleta Costituzione, all’art. 11, primo comma, afferma: “L’Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controverse internazionali”. Orbene, il nostro è l’unico paese occidentale che mostra i bicipiti armati per festeggiare un’unità repubblicana ottenuta, quasi sicuramente, “con ritocchini” al referendum del 1946. Parata comunque realizzata per ammonire gli indipendentisti? Ma non è tutto. E’ bene che si sappia anche quello che sta succedendo nei territori sconvolti dal sisma.
    Un mirandolese impegnato nei soccorsi post terremoto scrive: “Averli accolti, aver dato loro spazi, averli rispettati nelle loro tradizioni fino al punto di calpestare le nostre, averli istruiti sui loro diritti senza mai chiedere il minimo dovere; vederli comodamente seduti a tutte le ore nei bar; non vederli mai salutare o cercare un contatto. E vederli ora nelle tendopoli chiedere la carne tagliata in un certo modo; chiedere il cibo e poi gettarlo perché non è loro gradito; guardarli ridere mentre ci si affanna per tirare su tende e strutture di accoglienza; guardarli mentre sii rifiutano sdegnati di aiutare; guardarli mentre fumano, ridono e scherzano…….guardarli. No, basta io dico guardateli voi oggi e domani non dobbiamo svernarci per questa gente. E’ il fallimento dell’integrazione, i nodi sono venuti al pettine. Basta!”
    Non sarebbe ora di mandarli tutti fuori dal nostro Paese? O forse dovremmo mandarli tutti al Quirinale, come premio, visto che lì si festeggia? E’ bene, però, che i Padani si rendano conto di che razza di unione politica sia quella in cui stiamo vivendo.

    *Unione Padana Mantova

    10 Giugno 2012

    GLI IMMIGRATI INTEGRATI? PROVATE A CHIEDERE AI TERREMOTATI | L'Indipendenza
    Rubano, massacrano, rapinano e, con falso nome, lo chiamano impero; infine, dove fanno il deserto dicono che è la pace.
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  3. #213
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    Predefinito Re: l'Indipendensa

    Citazione Originariamente Scritto da Eridano Visualizza Messaggio
    GLI IMMIGRATI INTEGRATI? PROVATE A CHIEDERE AI TERREMOTATI

    di FRANCO FUMAGALLI

    Ancora una volta, purtroppo a causa di eventi calamitosi, abbiamo potuto constatare, se mai ce ne fosse stato il bisogno, l’artificiosità della “unità italiana”. La secolare menzogna dell’unità la si può verificare nei periodi di crisi e in quella delle catastrofi naturali. Ai cittadini del Nord spetta la palma dei più altruistici comportamenti. Sempre si sono dimostrati non solo produttori perfetti ma anche generosi.
    Quando i “fratelli “ del Sud, hanno avuto bisogno, per arginare eventi catastrofici, si sono sempre dati da fare nell’aiutarli con presenze, opere e risorse. In compenso, parafrasando Tito Livio, si può affermare che “Mentre in Emilia si soffre, a Roma si festeggia”. Naturalmente “con sobrietà”. Ovvero con parata militare a immagine e somiglianza di quello che faceva Beppe Stalin negli anni d’oro del comunismo: i Fori imperiali con la bella mostra delle alte cariche dello Stato, come nella moscovita Piazza Rossa.
    Forse non è inutile ricordare che la pur obsoleta Costituzione, all’art. 11, primo comma, afferma: “L’Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controverse internazionali”. Orbene, il nostro è l’unico paese occidentale che mostra i bicipiti armati per festeggiare un’unità repubblicana ottenuta, quasi sicuramente, “con ritocchini” al referendum del 1946.
    E' vero: neanche gli imperialisti statunitensi con bicipiti ben piu' grossi dei nostri ed una storia militare molto piu' gloriosa, fanno le parate militari in stile comunista.

    Parata comunque realizzata per ammonire gli indipendentisti? Ma non è tutto. E’ bene che si sappia anche quello che sta succedendo nei territori sconvolti dal sisma.
    Un mirandolese impegnato nei soccorsi post terremoto scrive: “Averli accolti, aver dato loro spazi, averli rispettati nelle loro tradizioni fino al punto di calpestare le nostre, averli istruiti sui loro diritti senza mai chiedere il minimo dovere; vederli comodamente seduti a tutte le ore nei bar; non vederli mai salutare o cercare un contatto. E vederli ora nelle tendopoli chiedere la carne tagliata in un certo modo; chiedere il cibo e poi gettarlo perché non è loro gradito; guardarli ridere mentre ci si affanna per tirare su tende e strutture di accoglienza; guardarli mentre sii rifiutano sdegnati di aiutare; guardarli mentre fumano, ridono e scherzano…….guardarli. No, basta io dico guardateli voi oggi e domani non dobbiamo svernarci per questa gente. E’ il fallimento dell’integrazione, i nodi sono venuti al pettine. Basta!”
    Non sarebbe ora di mandarli tutti fuori dal nostro Paese? O forse dovremmo mandarli tutti al Quirinale, come premio, visto che lì si festeggia? E’ bene, però, che i Padani si rendano conto di che razza di unione politica sia quella in cui stiamo vivendo.
    La parabola dei comunisti emiliani che raccolgono il frutto della loro ideologia.
    Bisogna adattarsi al presente, anche se ci pare meglio il passato.

  4. #214
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    Predefinito Re: l'Indipendensa

    UNITA’ CRIMINALE, IL SUD CAMPIONE DI SPRECHI E RUBERIE
    di ROMANO BRACALINI

    L’alzata d’ingegno della Regione Sicilia che nomina una commissione per lo sci nordico nell’isola, alla quale per cartesiana analogia dovrebbe corrispondere l’avvio in Norvegia della pesca del tonno su vasta scala, appartiene al novero che i giornali umoristici di un tempo – oggi c’è meno voglia di ridire – avrebbero classificato col titolo surreale: ”Quando la realtà supera la fantasia”. Ma la notizia rimarrebbe nell’ambito delle nostre infinite nequizie, se non facesse il paio con la temeraria dichiarazione alla stampa del ministro Cancellieri che, con fretta eccessiva, aveva appena assicurato che in Italia “il tempo degli sprechi è finito”. Mai mettere un limite alla provvidenza, specie se ci si riferisce al nostro Mezzogiorno che al teatro siciliano di Angelo Nusco e a quello napoletano di Eduardo Scarpetta ha fornito ampio materiale nel campo della pochade e della truffa. Vero che si spreca dappertutto, ma il campo delle manchevolezze e delle colpe, commesse nel dispregio degli più elementari diritti del cittadino, supera talvolta ogni immaginazione al Sud.
    La Sicilia (insieme alla Campania) è il paradigma della sfascio materiale e morale del Mezzogiorno; i dipendenti della Regione Sicilia sono nove volte quelli della Lombardia (27.000 contro 3.500), ma per colmare il “buco” della sanità siciliana hanno dovuto chiamare un menager specializzato dal Veneto. In dieci mesi di governo, il presidente della Regione Sicilia Lombardo ha nominato una ventina di dirigenti con uno stipendio di 150.000 euro l’anno ciascuno, senza contare l’auto di servizio con autista. Dichiara un burocrate siciliano sotto l’anonimato:”Abbiamo ottanta automobili che servono a portare in giro le cameriere degli assessori”.
    La giunta campana ha invece stanziato 228.000 euro per una indagine sulla “percezione” dei rifiuti della “monnezza” da parte dei cittadini (cioè per sapere se era gradita o no). Tra la caterve di consulenti nominati a suo tempo da Bassolino, tra i suoi collaboratori e compari, uno aveva l’incarico di “sorvegliare” le pompe funebri, le quali acquattate negli ospedali e negli ospizi si facevano la guerra per aggiudicarsi il morto. Non è finita. Nei cimiteri napoletani vengono trafugate le casse da morto per farne legna da ardere a basso costo (senza il contenuto, si spera!). Pare se ne avvalgano principalmente i pizzaioli partenopei .Hanno profanato anche la tomba del principe Antonio De Curtis, in arte Totò. Il buon cuore di Napoli! Il lavoro stanca, così è meglio che siano in tanti a fare ciò che si potrebbe fare con meno addetti. A Napoli c’è un netturbino ogni 375 abitanti, a Milano, senza monnezza, uno ogni 520 abitanti. Più di mille giardinieri a Palermo, 250 a Torino. Durante l’emergenza spazzatura nella primavera 2009, i netturbini in sciopero a Palermo hanno preteso in regalo 300 paia di scarpe per tornare al lavoro. L’emergenza spazzatura è ciclica a Palermo.
    I cassonetti traboccano. Quando passa un corteo di scioperanti, che sono più numerosi di quelli al lavoro, gli danno fuoco. Già Goethe ai suoi tempi scriveva che a Palermo “il popolo misero e rassegnato confida in un miracolo e il miracolo avviene davvero: è un acquazzone che provvede a pulire le strade per la processione di Santa Rosalia, protettrice della città, giacchè l’igiene pubblica lascia a desiderare”. Due secoli dopo, siamo sempre nell’attualità.
    Cattivi servizi e corruzione vanno di pari passo. Il senso civico prevale laddove c’è sempre stato. Come un secolo fa il paese è “uno fasciume pendulo”. Se piove il paese va sott’acqua. Se non piove vanno in secca i fiumi. La situazione è grave ma non seria. Le condutture idriche più recenti sono vecchie di 30 anni. Al Nord perdono il 27% dell’acqua trasportata; al Sud, dove tutto è più precario, il 58%. In Puglia, quando l’unico acquedotto in funzione (quello pugliese terminato dal fascismo nel 1939) arriva all’ultimo destino la sua portata s’è già ridotta di oltre la metà. L’abusivismo edilizio, specie al Sud, ha fatto scempio del paesaggio: ha sradicato gli alberi delle colline, che franano a valle trascinando interi paesi, ha cementato le falde del Vesuvio e le coste un tempo incomparabili per chilometri. A Ischia le case abusive erano circa seicento e il vicequestore che comandava la squadra di abbattimento è finito all’ospedale menato dalla folla inferocita. Il reato che diventa regola, il diritto delle plebi che fa strame del codice penale. Citando Guido Ceronetti: ”Questo il bel volo di cornacchie uscito dalla buia tuba del destino: la presente agghiacciante Unità criminale d’Italia…”.

    12 Giugno 2012

    UNITA’ CRIMINALE, IL SUD CAMPIONE DI SPRECHI E RUBERIE | L'Indipendenza
    Rubano, massacrano, rapinano e, con falso nome, lo chiamano impero; infine, dove fanno il deserto dicono che è la pace.
    Tacito, Agricola, 30/32.

  5. #215
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    Predefinito Re: l'Indipendensa

    LECCO, RIMOSSI I CARTELLI IN DIALETTO: FANNO CONFUSIONE!
    di GILBERTO ONETO

    L’eroico sindaco di Lecco, Virginio Brivio, l’ha fatta vedere a quei mascalzoni di padanisti! Con fulgida tempra di patriota ha fatto togliere i cartelli stradali in dialetto che canaglie anti-italiane avevano messo all’ingresso della città. Uomo tutto d’un pezzo questo Brivio! Qui si fa l’Italia o si muore, cacchio!
    Tutto d’un pezzo ma italiano, e infatti ci ha messo alcuni eroici sprazzi della più adamantina italianità. Innanzitutto – nel solco della più pura tradizione patria – si è accanito contro le tracce del passato regime, proprio come tutti gli intrepidi che il 25 luglio – appena dismessa la camicia nera – si erano dati a smantellare con puntigliosità fasci, aquile, scritte e orpelli. E come tutti gli epuratori che colti da ardore morale hanno cambiato i nomi alle vie cancellando quelli legati al “passato servaggio”. In Italia le rivoluzioni si fanno quasi solo rovesciando l’odonomastica!
    É molto italiana anche la motivazione che il Brivio ha dato per il suo virile gesto: i cartelli in dialetto generano una confusione che va contro il Codice della Strada. Ha maschiamente tuonato: «Sono stato io a dire di togliere quei cartelli e quelli dei gemellaggi nel rispetto del Codice della Strada che li vieta perché possono confondere l’automobilista. Inoltre ritengo che i cartelli con il nome di Lecco in dialetto si prestavano a un marchiamento (sic!) del territorio che va al di fuori di una normale logica di comunicazione stradale. Tuttavia, patto di stabilità e risorse permettendo, provvederemo al ripristino di cartelli in dialetto ma votati a far conoscere la storia della nostra città». La perentoria dichiarazione è uno straordinario concentrato di italianità, di furbizia e di ipocrisia paolotta. Roba del genere «Non lo fo per piacer mio, ma per far piacere a Dio». Il mardano tutto d’un pezzo non ha infatti niente contro il dialetto, che anzi impiegherà per erigere monumentali descrizioni della storia locale, che naturalmente non genereranno alcuna confusione in viandanti e automedonti che sono invece pericolosamente distratti da una scritta “Lecch”, che potrebbe essere interpretata come una ingiunzione al connilinguo in polacco. Il vero “marchiamento” del territorio è rappresentato dalle minzioni senza controllo che questi PPP (patrioti progressisti paolotti) fanno in giro come i gatti in calore.
    Avrebbe fatto migliore figura a dire di averlo fatto perché i leghisti gli stanno sulle palle, perché adesso comanda lui e perché nella sua fulgida visione del mondo i cartelli vanno messi in inglese o in arabo.
    La lezione deve anche servire per i padanisti della mutua che hanno affidato il proprio impegno identitario esclusivamente a un cartello stradale. Se due amministrazioni leghiste e mezza avessero davvero fatto seria politica culturale, il territorio sarebbe stato così profondamente “marchiato” che ci sarebbe voluto ben altro che l’isterica rimozione di quattro paletti. Inoltre, se lo avessero davvero fatto, oggi la Lega non sarebbe in rovinosa minoranza. Su Lecco invece il Carroccio ha riversato una bella fetta del suo migliore repertorio di balossaggine: un sindaco di incerta dedizione politica che si era fatto nominare “Cavaliere della Repubblica” e insignire di nascosto per un rigurgito di dignità, un sindaco che aveva piantato tutto per andarsene in Parlamento, un sindaco che ha lasciato la Lega per inseguire il fascino latino di Rosy Mauro, un ex ministro candidato sindaco e trombato grazie all’azione di contrasto dei suoi compagni di partito, sindachesse e assessori coinvolti in giri di parentele, morosamenti, matrimoni, “affettuose amicizie” ed endogamia-poligamia belleriana da fare invidia a una soap opera.
    Insomma c’è tutto il concentrato di questa povera Padania, i cui peggiori nemici sono proprio i suoi figli (e uno che si chiama Brivio non ha neppure l’attenuante di essere foresto) e i suoi sedicenti difensori: cialtroni che innalzano cartelli in dialetto per tacitare la propria coscienza e cialtroni che li atterrano per lo stesso motivo. Un bel “marchiamento” di pirlate.

    13 Giugno 2012

    LECCO, RIMOSSI I CARTELLI IN DIALETTO: FANNO CONFUSIONE! | L'Indipendenza
    Rubano, massacrano, rapinano e, con falso nome, lo chiamano impero; infine, dove fanno il deserto dicono che è la pace.
    Tacito, Agricola, 30/32.

  6. #216
    Blut und Boden
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    Predefinito Re: l'Indipendensa

    Brivio, cognome padano.

    Questa è la nostra gente.
    Rubano, massacrano, rapinano e, con falso nome, lo chiamano impero; infine, dove fanno il deserto dicono che è la pace.
    Tacito, Agricola, 30/32.

  7. #217
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    Predefinito Re: l'Indipendensa

    Citazione Originariamente Scritto da Eridano Visualizza Messaggio
    Brivio, cognome padano.
    Questa è la nostra gente.
    Utili idioti...

    Nessuno è più schiavo di colui che si ritiene libero senza esserlo...
    Non vi è peggior schiavitù di quella che s'ignora...
    Abbiamo lasciato sparire tanti sentieri, abbiamo lasciato incolti prati e boschi: siamo perduti in un esodo senza terre promesse. Ma la nostra terra promessa è qui, tra questi monti e questi sassi, qui per stillare latte e miele da questa dura terra

  8. #218
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    Predefinito Re: l'Indipendensa

    E crederà pure di aver fatto una cosa intelligente.
    Se il popolo permetterà alle banche private di controllare l’emissione della valuta, con l’inflazione, la deflazione e le corporazioni che cresceranno intorno, lo priveranno di ogni proprietà, finché i figli si sveglieranno senza casa.

  9. #219
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    Predefinito Re: l'Indipendensa

    Citazione Originariamente Scritto da Eridano Visualizza Messaggio
    UNITA’ CRIMINALE, IL SUD CAMPIONE DI SPRECHI E RUBERIE
    di ROMANO BRACALINI

    L’alzata d’ingegno della Regione Sicilia che nomina una commissione per lo sci nordico nell’isola, alla quale per cartesiana analogia dovrebbe corrispondere l’avvio in Norvegia della pesca del tonno su vasta scala, appartiene al novero che i giornali umoristici di un tempo – oggi c’è meno voglia di ridire – avrebbero classificato col titolo surreale: ”Quando la realtà supera la fantasia”. Ma la notizia rimarrebbe nell’ambito delle nostre infinite nequizie, se non facesse il paio con la temeraria dichiarazione alla stampa del ministro Cancellieri che, con fretta eccessiva, aveva appena assicurato che in Italia “il tempo degli sprechi è finito”. Mai mettere un limite alla provvidenza, specie se ci si riferisce al nostro Mezzogiorno che al teatro siciliano di Angelo Nusco e a quello napoletano di Eduardo Scarpetta ha fornito ampio materiale nel campo della pochade e della truffa. Vero che si spreca dappertutto, ma il campo delle manchevolezze e delle colpe, commesse nel dispregio degli più elementari diritti del cittadino, supera talvolta ogni immaginazione al Sud.
    La Sicilia (insieme alla Campania) è il paradigma della sfascio materiale e morale del Mezzogiorno; i dipendenti della Regione Sicilia sono nove volte quelli della Lombardia (27.000 contro 3.500), ma per colmare il “buco” della sanità siciliana hanno dovuto chiamare un menager specializzato dal Veneto. In dieci mesi di governo, il presidente della Regione Sicilia Lombardo ha nominato una ventina di dirigenti con uno stipendio di 150.000 euro l’anno ciascuno, senza contare l’auto di servizio con autista. Dichiara un burocrate siciliano sotto l’anonimato:”Abbiamo ottanta automobili che servono a portare in giro le cameriere degli assessori”.
    La giunta campana ha invece stanziato 228.000 euro per una indagine sulla “percezione” dei rifiuti della “monnezza” da parte dei cittadini (cioè per sapere se era gradita o no). Tra la caterve di consulenti nominati a suo tempo da Bassolino, tra i suoi collaboratori e compari, uno aveva l’incarico di “sorvegliare” le pompe funebri, le quali acquattate negli ospedali e negli ospizi si facevano la guerra per aggiudicarsi il morto. Non è finita. Nei cimiteri napoletani vengono trafugate le casse da morto per farne legna da ardere a basso costo (senza il contenuto, si spera!). Pare se ne avvalgano principalmente i pizzaioli partenopei .Hanno profanato anche la tomba del principe Antonio De Curtis, in arte Totò. Il buon cuore di Napoli! Il lavoro stanca, così è meglio che siano in tanti a fare ciò che si potrebbe fare con meno addetti. A Napoli c’è un netturbino ogni 375 abitanti, a Milano, senza monnezza, uno ogni 520 abitanti. Più di mille giardinieri a Palermo, 250 a Torino. Durante l’emergenza spazzatura nella primavera 2009, i netturbini in sciopero a Palermo hanno preteso in regalo 300 paia di scarpe per tornare al lavoro. L’emergenza spazzatura è ciclica a Palermo.
    I cassonetti traboccano. Quando passa un corteo di scioperanti, che sono più numerosi di quelli al lavoro, gli danno fuoco. Già Goethe ai suoi tempi scriveva che a Palermo “il popolo misero e rassegnato confida in un miracolo e il miracolo avviene davvero: è un acquazzone che provvede a pulire le strade per la processione di Santa Rosalia, protettrice della città, giacchè l’igiene pubblica lascia a desiderare”. Due secoli dopo, siamo sempre nell’attualità.
    Cattivi servizi e corruzione vanno di pari passo. Il senso civico prevale laddove c’è sempre stato. Come un secolo fa il paese è “uno fasciume pendulo”. Se piove il paese va sott’acqua. Se non piove vanno in secca i fiumi. La situazione è grave ma non seria. Le condutture idriche più recenti sono vecchie di 30 anni. Al Nord perdono il 27% dell’acqua trasportata; al Sud, dove tutto è più precario, il 58%. In Puglia, quando l’unico acquedotto in funzione (quello pugliese terminato dal fascismo nel 1939) arriva all’ultimo destino la sua portata s’è già ridotta di oltre la metà. L’abusivismo edilizio, specie al Sud, ha fatto scempio del paesaggio: ha sradicato gli alberi delle colline, che franano a valle trascinando interi paesi, ha cementato le falde del Vesuvio e le coste un tempo incomparabili per chilometri. A Ischia le case abusive erano circa seicento e il vicequestore che comandava la squadra di abbattimento è finito all’ospedale menato dalla folla inferocita. Il reato che diventa regola, il diritto delle plebi che fa strame del codice penale. Citando Guido Ceronetti: ”Questo il bel volo di cornacchie uscito dalla buia tuba del destino: la presente agghiacciante Unità criminale d’Italia…”.

    12 Giugno 2012

    UNITA’ CRIMINALE, IL SUD CAMPIONE DI SPRECHI E RUBERIE | L'Indipendenza
    Il meridione è la cosa più brutta che ci sia capitata, hanno affondato il paese e ancora non mollano l'osso, ieri Alfano, nato e residente in sicilia ha redarguito la Merkel attraverso i nostri vergognosi media, secondo lui la Germania deve muoversi per salvare l'Europa, me li immagiono i tedeschi.....was? uno ti sicilien tice qvesto?

    Perchè alfano non chiede ai siciliani in nome della salvezza d'Europa di farsi bastare le loro tasse? evitando il crollo d'italia e di conseguenza dell'euro? mettiamola così, i tedeschi accettano gli eurobond e la sicilia smette di ricever soldi extra tasse dall'italia.



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    Predefinito Re: l'Indipendensa

    Citazione Originariamente Scritto da Quayag Visualizza Messaggio
    Il meridione è la cosa più brutta che ci sia capitata, hanno affondato il paese e ancora non mollano l'osso, ieri Alfano, nato e residente in sicilia ha redarguito la Merkel attraverso i nostri vergognosi media, secondo lui la Germania deve muoversi per salvare l'Europa, me li immagiono i tedeschi.....was? uno ti sicilien tice qvesto?

    Perchè alfano non chiede ai siciliani in nome della salvezza d'Europa di farsi bastare le loro tasse? evitando il crollo d'italia e di conseguenza dell'euro? mettiamola così, i tedeschi accettano gli eurobond e la sicilia smette di ricever soldi extra tasse dall'italia.
    La sera precedente ABeC sono stati convocati da Satana che li ha imbeccati e ricattati, ieri nel parlamento si è assistito ad una delle sedute più misere e meschine mai viste.
    Sentire l'Alfano con quel suo "Vada là e forte di questo consenso DICA ALLA MERKEL..." e minacciare i tedeschi a nome del parlamento italiota (ma lui chi è?) è stata una sceneggiata penosa.
    E Casini dire che senza quello che si è fatto al posto della Spagna ci saremmo stati noi? Ma fino al giorno prima non dovevamo essere al posto della Grecia sempre secondo lui? E sentirlo chiedere la stesura di un documento del parlamento intero da lasciare a Satana per la riunione fatidica del 28? Ridicolo!
    Come se Satana, che oltretutto è il capo del nostro governo, avesse bisogno di un'autorizzazione in più per presentarsi in giro. Un'autorizzazione in più oltretutto a firma di un'associazione a delinquere chiamata "Parlamento itagliano".
    E Bersani tentare di salvare la faccia chiedendo soldi non domani, ma subito! Ce li mette lui, visto che in itaglia nessuno vuole mollare un cent dei propri privilegi di ladro?
    Comunque dei tre Alfano è stato senz'altro il migliore: insuperabile!
    Almeno sino alla prossima.
    Ultima modifica di ventunsettembre; 14-06-12 alle 11:11
    Se il popolo permetterà alle banche private di controllare l’emissione della valuta, con l’inflazione, la deflazione e le corporazioni che cresceranno intorno, lo priveranno di ogni proprietà, finché i figli si sveglieranno senza casa.

 

 
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