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Discussione: l'Indipendensa

  1. #381
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    Predefinito Re: l'Indipendensa

    Citazione Originariamente Scritto da PUK Visualizza Messaggio
    Costituzione Italiana.

    L'art 138 della Costituzione contempla il procedimento di revisione costituzionale e di formazione di leggi costituzionali, differenziandolo dal procedimento di formazione della legge ordinaria previsto dagli artt. 70 ss. Cost..

    Secondo parte della dottrina, l'art 138 (norma sulla produzione relativa alle leggi costituzionali ed alle leggi di revisione costituzionale) sarebbe a sua volta suscettibile di revisione, a condizione, tuttavia, che non venga eliminato il carattere rigido della Costituzione. A questa stregua, sarebbe possibile modificare il procedimento di revisione costituzionale, purché rimanga sempre un procedimento aggravato, prevedendo una procedura rinforzata rispetto a quella necessaria per l'approvazione della legge ordinaria. Si tratta, peraltro, di un punto controverso.

    Attualmente l'articolo 138 prevede che il Parlamento si esprima su una legge costituzionale con due votazioni (due per il Senato e due per la Camera in maniera incrociata). Per la prima votazione non è richiesta alcuna maggioranza qualificata e, perciò, la legge costituzionale o di revisione costituzionale può essere approvata anche a maggioranza semplice. Nella seconda votazione è richiesta la maggioranza assoluta o la maggioranza dei 2/3 dei componenti. Nel secondo caso - a differenza che nel primo - non è possibile dar corso al procedimento referendario di tipo confermativo.

    Il primo limite alla revisione costituzionale si rinviene nell'art. 139, che sottrae alla revisione costituzionale la "forma repubblicana". In dottrina si è sostenuto che tale limite deriverebbe dal risultato del Referendum istituzionale del 1946 che ha decretato il passaggio dalla monarchia alla Repubblica. L'Assemblea costituente, essendo vincolata al rispetto di tale decisione popolare, ha sentito il bisogno di esplicitare il limite anche nei confronti del legislatore costituzionale futuro.

    Parte della dottrina si è domandata se, pur in presenza dell'art. 139, non fosse possibile individuare un procedimento idoneo a modificare la forma repubblicana. In senso contrario, si è sottolineato – ad esempio da Mortati – che, avendo il procedimento di revisione costituzionale la funzione di mantenere viva nel tempo la Costituzione, adeguandola alle esigenze che vengano in emersione successivamente, essa non potrebbe sovvertire il sistema di principi e valori contrassegnanti l'assetto originario.

    Accanto al limite imposto dall'art. 139, si rinvengono comunemente altri limiti alla revisione della Costituzione: alcuni espressi - ancorché meno chiaramente -, altri impliciti. Alla prima categoria possono ricondursi i diritti "inviolabili" dell'uomo (art. 2) ed il principio di unità ed "indivisibilità" della Repubblica (art. 5).

    Da quanto sopra si evince che se non iniziate ad imbracciare i fucili l'indipendenza rimarrà solo un argomento da circolo ricreativo.

    Senza polemica.

    P.S.: non l'ho scritta io la Costituzione, quindi non prendetevela con me.
    Questo debosciato non prende già abbastanza calci in culo sul nazionale, ha deciso di venire ure nella tana del leone...repapelle:

  2. #382
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    Predefinito Re: l'Indipendensa

    Citazione Originariamente Scritto da KLAD Visualizza Messaggio
    Questo debosciato non prende già abbastanza calci in culo sul nazionale, ha deciso di venire ure nella tana del leone...repapelle:
    Continua pure con riferimenti a fucili, guerra civile ecc.
    Solo con la violenza fanno valere le loro ragioni, è una cosa genetica credo.
    sklöpp & kanù

  3. #383
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    Predefinito Re: l'Indipendensa

    Convegno su Miglio: “Vado ovunque mi chiamino per parlarne”

    di GILBERTO ONETO

    So che la mia presenza alla manifestazione leghista di Domaso ha sollevato qualche mal di pancia by-partisan: da una parte gli antileghisti più viscerali che gridano alla resa a Bellerio, dall’altra i leghisti più “stundi” che non accettano la presenza di qualcuno che loro ritengono un eretico fastidioso. Il fatto di avere innervosito il peggio delle due fazioni mi conforta sulla giustezza della scelta.
    Sono andato a quel convegno perché vado ovunque mi chiamino e abbia senso andare. Ci sono andato volentieri perché si parlava di Miglio a casa di Miglio. Ci sono andato per esaudire una richiesta cortese di alcune persone con cui sono sempre rimasto in buona amicizia. Ci sono andato con una certa maliziosa curiosità per vedere come la nuova Lega si sarebbe comportata in una situazione del genere. Qualcuno stigmatizza lo scandalo dell’ipocrita riscoperta di Miglio ma tralascia di considerare l’imbarazzo della nomenklatura (piuttosto palpabile in una parte dei presenti sul prato di Domaso), il coraggio di chi ha voluto riproporne la figura e la soddisfazione di chi non l’ha mai dimenticata. Qualcuno vorrebbe delle scuse formali per il trattamento a suo tempo inflitto al Professore dalla dirigenza leghista: trovo che un Segretario che va a deporre dei fiori sulla sua tomba sia già un bel gesto riparatorio che infatti ha procurato crampi e pruriti sottocutanei a una larga fetta degli aparatniki convenuti per fare il solito esercizio ginnico dei muscoli della lingua. Una cosa va detta ed è importante: alla tomba Maroni c’è andato accompagnato solo da alcuni militanti. La gran parte dei deputatini e consiglierini e leccaculini se ne è rimasta alla larga, anche perché non ha la più vaga idea di chi fosse Miglio, cosa abbia detto e scritto, e neppure che fosse sepolto a pochi metri da dove le loro chiappe prensili si erano impossessate di una cadrega di prima fila. Giusto per tranquillizzare gli indipendentisti più nervosi, io sulla tomba del Professore e di sua moglie ci sono andato il mattino presto e per conto mio.
    Come avrebbe commentato Miglio la giornata? Avrebbe sorriso sornione apprezzando l’onestà e il coraggio di chi ha riconosciuto – a molti anni di distanza – il valore imprescindibile del suo insegnamento. Avrebbe detto: «Avete visto che sono arrivati» e lo avrebbe forse sussurrato in dialetto. Si sarebbe anche divertito – sicuramente lo ha fatto assieme alla straordinaria signora Myriam – dell’imbarazzo di tanti “giuinòt che studien de depütàa” che facevano finta di capire quanto dal palco veniva detto.
    Sono contento di esserci andato perché mi ha fatto piacere dare una mano a chi sta sinceramente cercando di riportare la Lega sui binari giusti, a chi – come Stefano Bruno Galli, Terra Insubre e anche tanti militanti per bene – non ha mai smesso di essere migliano, ma anche a tutti quelli che non lo conoscono e che hanno bisogno di un riferimento sicuro.
    Mi sono ulteriormente reso conto di quanto sia arduo il compito che si è preposto Maroni: è difficile scrostare anni e anni di pressapochismo culturale. Il suo problema non sono solo i grappoli di prosseneti incistati su scranni e prebende (ci penseranno le scelte e i risultati delle prossime dure prove elettorali a costringerli a confrontarsi con l’inusitata esperienza di un lavoro vero) ma sono soprattutto i giovani lasciati senza valori solidi e in qualche modo imprintati su un cadreghismo senza merito. Ho ascoltato attonito il loro progetto di “Indipendenza 2.0” e vi ho ritrovato alcune delle peggiori furberie del passato, il vuoto pneumatico di chi è cresciuto – se va bene – su Wikipedia. La conferma si è avuta – come spesso accade – dal “mercato”: sul banchetto di Terra Insubre erano esposti i libri di Miglio. Venduti: zero.
    Maroni ha davanti a sé un compito difficilissimo, una battaglia mortale che non può combattere con un esercito del genere. È determinato a ricostruirne uno. Gli auguro di riuscirci e sono senz’altro a disposizione (come tutti i veri autonomisti e indipendentisti) per dargli una mano. Mi ha voluto pubblicamente riconoscere un ruolo di “voce critica” e lo ringrazio. È un aggettivo che mi piace molto. Ma, non si preoccupino tutti quelli che temono un mio ritorno organico in Via Bellerio, sono libero e continuerò a esserlo. Con me tutti gli amici de “L’Indipendenza”: siamo disposti a confrontarci e ad aiutare chiunque combatta la nostra battaglia o con cui si possa fare un utile pezzo di strada. Ce lo ha insegnato Miglio e il Professore ci fulminerebbe se facessimo qualcosa di diverso.

    17 Settembre 2012

    Convegno su Miglio: “Vado ovunque mi chiamino per parlarne” | L'Indipendenza
    Rubano, massacrano, rapinano e, con falso nome, lo chiamano impero; infine, dove fanno il deserto dicono che è la pace.
    Tacito, Agricola, 30/32.

  4. #384
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    Predefinito Re: l'Indipendensa

    Citazione Originariamente Scritto da Scarpon Visualizza Messaggio
    Continua pure con riferimenti a fucili, guerra civile ecc.
    Solo con la violenza fanno valere le loro ragioni, è una cosa genetica credo.

    Violenza è rispettare le regole o pretendere di calpestarle?

  5. #385
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    Predefinito Re: l'Indipendensa

    sklöpp & kanù

  6. #386
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    Predefinito Re: l'Indipendensa

    Citazione Originariamente Scritto da Scarpon Visualizza Messaggio

    Amico tuo?
    Oppure esempio su come trattare gli oppositori?

  7. #387
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    Predefinito Re: l'Indipendensa

    Referendum indipendenza del Veneto, le risposte di Zaia non convincono

    di FABRIZIO DAL COL

    Ho letto attentamente l’editoriale a firma del direttore Gianluca Marchi intitolato “Referendum per l’indipendenza del Veneto, Zaia: non posso convocarlo” e, nel ringraziarlo per la citazione, né approfitto per complimentarmi con lui per le domande puntuali e precise che ha saputo formulare al presidente del Veneto. Detto questo, non riesco né voglio tacitare il mio disappunto circa le risposte “assurde e fuori luogo” date da Zaia a Marchi, tanto meno a quelle che avrebbe dovuto dare e non ha dato e più avanti intendo spiegarne anche il perché. Vorrei però prima evidenziare un fatto: in data 11/09/2012 il Costituzionalista italiano Mario Bertolissi ha scritto un articolo sul quotidiano “La nuova venezia” circa la questione del referendum sull’indipendenza del veneto e, a distanza di una settimana ovvero ieri il 16/09/2012, né ha scritto un altro sempre sullo stesso giornale. Due articoli, quelli scritti da Bertolissi, tutti e due tesi (dal suo punto di vista) a ribadire l’impossibilità di indire il referendum Veneto. Personalmente, sono sempre stato totalmente allergico alle teorie interpretative dei Costituzionalisti in quanto, oltre ad essere del tutto personali, negli anni si sono rivelate anche un vero e proprio limite per la stessa Costituzione Italiana. Anche nel caso degli articoli sopra citati di Bertolissi si può notare come si tenda a magnificare la propria teoria interpretativa facendo riferimenti e accostamenti con altri giuristi che la pensano allo stesso modo ovvero che interpretano cavillando a loro volta gli articoli della Costituzione Italiana. Un esempio su tutti tratto dall’articolo pubblicato l’11/09/2012 dove Bertolissi dice: “I conti non tornano, dunque, quando si sostiene che il popolo veneto è popolo nel senso indicato nell’articolo 1, 2° comma, della Costituzione: «La sovranità appartiene al popolo…». Per popolo si intende – è l’opinione di Vezio Crisafulli, condivisa da Livio Paladin – la «generazione attuale dei cittadini». Questo passaggio è già di per se sufficientemente chiaro a capire che ogni Costituzionalista ha la sua personale interpretazione da difendere. Ecco perché, il direttore Marchi ha avuto ragione nel citare l’articolo che avevo scritto su questo giornale qualche giorno fa e ripreso dall’editoriale di ieri, laddove rileva la necessità che vi sia una corte di giustizia internazionale a redimere la questione referendaria in quanto sappiamo che tale corte di giustizia è legittimata proprio dalla cessione della sovranità popolare italiana avvenuta con la sottoscrizione dei patti internazionali sui diritti di autodeterminazione oggi in carico all’Onu, confermata poi attraverso una legge approvata dall’Italia.

    Continuando Bertolissi sostiene che (la sovranità appartiene al popolo) “non di una Regione, ma dell’intero Paese. Né è pensabile che, attraverso la clausola di cui all’articolo 10 del medesimo testo costituzionale – il quale afferma che «l’ordinamento giuridico italiano si conforma alle norme del diritto internazionale generalmente riconosciute» – si possano immettere nel nostro ordinamento le regole più diverse, ivi comprese quelle, anche di natura pattizia, sull’autodeterminazione dei popoli. Ogni Stato ha la sua forma di regime, espressa dalla sua particolare sovranità, e le Corti costituzionali hanno il compito di preservarla”. Come si può notare, il Costituzionalista Bertolissi interpreta “pro domus sua” persino il diritto internazionale laddove afferma : “si possano immettere nel nostro ordinamento le regole più diverse, ivi comprese quelle, anche di natura pattizia, sull’autodeterminazione dei popoli ” senza sapere che l’Italia ha ceduto, attraverso i patti, la propria sovranità costituzionale circa i diritti di autodeterminazione con una legge approvata poi dalle Camere in doppia seduta e decretata dal presidente della Repubblica oggi di competenza degli organismi internazionali e, per dare senso e sostanza alla sua interpretazione, arriva pronta in soccorso la citazione sulla corte costituzionale tedesca: “La conferma è data dal giudizio che la Corte costituzionale tedesca ha reso sul fondo salva Stati”. Che, guarda caso, ha ceduto, diversamente da quello che si vuol far intendere, la propria sovranità popolare in materia di bilancio fissata però a 190 MLD di Euro.

    Un altro passaggio nel medesimo articolo riporta l’affermazione: “L’articolo 5 della Costituzione è considerato principio non derogabile ed è stato inteso, là dove parla di indivisibilità, come divieto di dividere il territorio della Repubblica in più Stati ovvero quello di secessione di parte del territorio (così, a chiare lettere, nel «Commentario breve alla Costituzione», a cura di Sergio Bartole e Roberto Bin, Cedam, 2008, 50)”. E anche in questo caso compaiono ancora citazioni di altri giuristi sempre a far valere la tesi interpretativa “originale” di Bertolissi sostenuta dall’imperativo semplice utilizzato “ed è stato inteso” il che denota una interpretazione fine a se stessa. L’articolo termina con questa altra interpretazione che appare a dir poco perentoria se non addirittura dettata da “furore legislativo: “L’accennata inderogabilità è carica di implicazioni, che circoscrivono l’ambito dell’iniziativa politica quando questa prende la via istituzionale. Può il Consiglio regionale trattare un simile argomento? No! Sia perché il referendum consultivo deve avere ad oggetto «provvedimenti o proposte di provvedimenti del Consiglio», come stabilisce l’articolo 27, 1° comma, dello Statuto. Sia, soprattutto, perché l’oggetto è illecito: vietato dalla Costituzione. Mi rendo conto che l’immaginario collettivo può ritenere che chiedere a uno come la pensa non sia un delitto. Tuttavia, se si guarda alle possibili implicazioni discendenti dalla consultazione referendaria, ci si accorge che il problema si complica. Per non dire del fatto che è privo di senso domandare se si è favorevoli all’indipendenza, quando poi l’indipendenza è preclusa. In estrema sintesi, quindi, è verosimile che, se il Consiglio regionale si occuperà dell’argomento, il Governo impugnerà, sollevando conflitto di attribuzioni dinanzi alla Corte costituzionale, il punto dell’ordine del giorno che lo contempla; impugnerà, con il medesimo mezzo, eventuali atti o provvedimenti non legislativi della Giunta e del Consiglio; impugnerà in via diretta, sempre dinanzi alla Corte, una eventuale legge regionale destinata a dare seguito alla richiesta di indipendenza. E la Corte annullerà il tutto. La democrazia è dibattito e confronto di idee. La democrazia consente di cambiare i connotati dell’ordinamento. Se si vuole l’indipendenza del Veneto, bisogna modificare la Costituzione. Il problema, per molti versi, è giuridico e non politico. Per l’esattezza: di politica costituzionale”.

    E’ piuttosto singolare che un Costituzionalista affermi senza indugi attraverso questa sua analisi l’ unica vera “autorevolezza possibile” quando magari altri probabilmente la pensano diversamente. L’indipendenza non c’entra un fico secco con l’autodeterminazione, sappiamo infatti che, per rivendicare l’indipendenza, è necessario prima procedere con l’autodeterminazione. Per quanto concerne l’articolo pubblicato da Bertolissi l’altroieri, si può notare come diversamente da quello precedente, metta in evidenza invece il concetto dell’autodeterminazione pur se anche questo a suo parere è relegato all’impossibilità di applicazione perché in contrasto con l’indivisibilità della Repubblica. Infine, e non me ne sono dimenticato, ecco la prima risposta di Zaia alla domanda di Marchi: “Per indire un referendum e dunque una consultazione elettorale sul tema, bisogna fare una legge e la legge la fa il Consiglio regionale” che è una clamorosa bufala altrimenti che ci starebbe a fare sullo Statuto il principio di iniziativa popolare? La legge che Zaia intende non può che essere quella relativa alla consultazione e dei costi, quindi con l’indizione del referendum non c’entra una beata mazza. Seconda risposta di Zaia: “Lo dico perché molti sono convinti che il presidente della Regione possa firmare un decretino su un pezzo di carta e poi pensare che si aprono i seggi e si va a votare per l’indipendenza del Veneto”. Tale affermazione è a dir poco offensiva verso gli studiosi Veneti che di queste cose ne capiscono forse più di lui, ciò nonostante il presidente non vuole proprio a capire che l’iniziativa popolare è una legge dello stato italiano contemplata in tutti gli Statuti degli enti locali approvati dagli organi superiori e legittimati dal testo unico sulla legge degli enti locali 267/2000. Terza risposta di Zaia: “Avendo quindi l’avvocatura del Consiglio regionale competenza assoluta sulla legittimità o meno del referendum, io ho posto l’interrogativo all’Avvocatura del Consiglio regionale”. Eccola qua, competenza assoluta sulla legittimità o meno del referendum: peccato che fosse un semplice parere per altro sbagliato per cui inammissibile. Quarta risposta di Zaia: “Sapevamo, ma lo sapevano anche i proponenti, che la difficoltà stava nell’ammissibilità del referendum rispetto alla Costituzione vigente”. Il che tradotto significa che l’avvocatura si è assunta l’onere, in sostituzione di una corte internazionale, di sentenziare un semplice parere su un quesito sbagliato. Ultima risposta di Zaia: “Qualcuno ci dice di convocare ugualmente il referendum, ma per farlo ci vuole sempre una legge regionale e i consiglieri non la voterebbero e se anche il Consiglio la votasse, avremmo il problema del danno erariale, perché faremmo un qualcosa che non potremmo fare e dunque le conseguenze economiche ricadrebbero su chi ha deciso di procedere”.

    Di quale legge parla il governatore veneto? Nessun ente locale italiano possiede potestà legislativa in merito. Che succederebbe se venisse meno l’articolo dello Statuto che si rifà alla partecipazione popolare, un diritto sancito dalla Costituzione Italiana soppresso per colpa di una legge che non esiste ? A tutt’oggi alla Regione Veneto non è mai pervenuto una richiesta di referendum corredata dalla documentazione ufficiale necessaria per essere sottoposta a valore giuridico e, fino a quando non si sarà deciso di espletare il percorso corretto stabilito dallo statuto veneto, non sarà mai possibile istruire e garantire la legittimità della suddetta richiesta.

    Infine, perchè Zaia non ha risposto a questa domanda di Marchi “e gli ho chiesto anche come si comporterebbe se più consigli comunali e provinciali della sua Regione avanzassero ufficialmente tale richiesta”? Qualche domanda la rivolgo ora io a Zaia: i proponenti del referendum che Lei Cita hanno costituito il comitato promotore referendario stabilito per legge dallo Stato e del regolamento che fa a capo dello Statuto veneto? il quesito sottoposto prevede l’autodeterminazione o l’indipendenza? le firme sono state sottoscritte come prevede la legge? erano 50.000? chi le ha autenticate ? erano corredate dai certificati elettorali?

    Referendum indipendenza del Veneto, le risposte di Zaia non convincono | L'Indipendenza
    sklöpp & kanù

  8. #388
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    Citazione Originariamente Scritto da PUK Visualizza Messaggio
    Violenza è rispettare le regole o pretendere di calpestarle?
    tra le due, la seconda: infatti in meridione le regole vengono continuamente calpestate
    chi è a favore della secessione dal sud spesso lo è proprio perché sogna di poter finalmente vivere in uno stato normale, dove non c'è una parte di popolazione che fa quello che gli pare (è il caso dei terroni, se non si fosse capito)
    Ultima modifica di k21; 18-09-12 alle 15:27

  9. #389
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    Predefinito Re: l'Indipendensa

    Citazione Originariamente Scritto da k21 Visualizza Messaggio
    tra le due, la seconda: infatti in meridione le regole vengono continuamente calpestate
    chi è a favore della secessione dal sud spesso lo è proprio perché sogna di poter finalmente vivere in uno stato normale, dove non c'è una parte di popolazione che fa quello che gli pare (è il caso dei terroni, se non si fosse capito)

    Quando allegherai a tali affermazioni delle prove concrete a supporto delle medesime forse qualcuno potrà prenderti sul serio.
    Quando le opinioni personali non supportate dai fatti avranno un valore potrai pretendere che qualcuno ti prenda sul serio.
    Quando non sarai più un parassita mantenuto che sfoga su altri capri espiatori la frustrazione del proprio fallimento potrai smettere di mentire a terzi ed a te stesso.

    P.S.: quando smetterai di limitarti a far sorridere le prsone normali potresti anche doverti preoccupare.

  10. #390
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    Predefinito Re: l'Indipendensa

    Citazione Originariamente Scritto da PUK Visualizza Messaggio
    Quando allegherai a tali affermazioni delle prove concrete a supporto delle medesime forse qualcuno potrà prenderti sul serio.
    invece voi terroni potete sparare tutte le troiate dell'universo senza portare prove
    Quando non sarai più un parassita mantenuto che sfoga su altri capri espiatori la frustrazione del proprio fallimento potrai smettere di mentire a terzi ed a te stesso.
    a me i terroni stanno sulle balle, ti sembra che stia mentendo a me stesso o a terzi?
    casomai, se mento, è quando non dico tutto quello che penso sui terroni...
    ma non sono proprio bugie, sono più verità omesse, che però ometto solo per rispetto del regolamento forumistico e per paura della legge mancino
    Ultima modifica di k21; 18-09-12 alle 15:39

 

 
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