Attore francese confessa: «Sono gay e sono triste». E per gli attivisti Lgbt è «omofobo» pure lui
«Non mi piace la mia omosessualità e non rivendico diritti in guanto gay». Il comico Pierre Palmade si apre in un’intervista e viene sommerso dalle critiche
Benedetta Frigerio
L’attore comico francese Pierre Palmade, le cui tendenze omosessuali sono note, è stato accusato di omofobia dagli attivisti Lgbt solo per aver espresso le sue opinioni circa la propria condizione e sulla legge Taubira che ha legalizzato il matrimonio omosessuale nel suo paese.
ATTACCHI. «Non mi piace la mia omosessualità, sono veramente triste. Prima ero arrabbiato, ora sono triste di essere gay», ha confessato il comico ai microfoni di Radio Europe 1. «La mia omosessualità – ha aggiunto Palmade – mi sembra sempre più distante da quella che vedo espressa in giro. Io non sono né pro né anti gay, io non rivendico nulla per questa causa». Ma parlando apertamente del suo disagio, l’attore ha messo in imbarazzo il mondo dell’attivismo gay. Contro di lui è intervenuto anche Olivier Ciappa, regista e disegnatore del francobollo con la Marianna francese ispirata alla leader delle Femen Inna Shevchenko: «Sto cercando di trattenermi, ma le dichiarazioni auto-omofobiche di Pierre Palmade sono totalmente egoiste ed egocentriche e mi rendono isterico».
«MI RIFIUTO DI ESSERE UN MILITANTE». Palmade ha poi ribattuto su Facebook: «È vero, mi rifiuto di essere gay a tempo pieno, non voglio ridurre la mia identità a quella sessuale (…). E mi rifiuto di essere un militante». Per il mondo Lgbt, però, anche gli omosessuali che non restano fedeli alla linea sono ormai da considerare “omofobi”.
Palmade: «Sono gay e sono triste». Attivisti Lgbt: «Omofobo» | Tempi.it
Si auto-sodomizza e lo fa passare per aggressione ‘omofoba’
I carabinieri di Lanusei hanno ricostruito l’episodio che, in un primo momento, era stato accreditato come aggressione ‘omofoba’ con brutale sodomizzazione con l’uso di una bottiglia di vetro ai danni di un uomo di 62 anni, poi ricoverato in ospedale in gravi condizioni, con profonde ferite e lesioni interne.
Ma non c’è stata nessuna violenza, nessun attacco dettato da ‘omofobia’ magari di qualche banda di cattivi con la testa rasata. Solo l’atto perverso di una persona con problemi – si può dire o è omofobia? – che ha ha fatto tutto da sola inserendosi la bottiglia nell’ano. E il ‘gioco’ letto su qualche sito per omosessuali lo ha portato all’ospedale.
Si auto-sodomizza e lo fa passare per aggressione ?omofoba? | VoxNews
Sono troppo eterosessuali. Cacciati dal locale gay
A Genova tre amici volevano solo bere qualcosa e scambiare quattro chiacchiere ma sono stati bloccati all'ingresso
Marino Smiderle
«Se volete entrare dovete limonare un po'...». Eh già, visto che i ragazzi che si erano presentati all'ingresso della «Rosa dei venti», locale notoriamente gay friendly di Genova, zona Porto antico, non erano vestiti in sintonia con il posto, l'unico modo per esibire una sorta di certificato di omosessualità quale inaccettabile e discriminatorio pass era quello di dimostrare con atteggiamenti inequivocabili la propria preferenza sessuale.
Il punto è che dei tre giovani intercettati dalla security del locale solo uno, pur senza trucco e movenze effemminate, era effettivamente gay, mentre gli altri due amici volevano semplicemente passare una serata in allegria, a prescindere dalle rispettive tendenze. A far scoppiare il caso è stato proprio il giovane omosessuale che si è sentito discriminato all'incontrario. Per questo Luca Artuso, studente universitario che da due anni e mezzo risiede a Genova, ha spedito una lettera al Secolo XIX perché «profondamente ferito e turbato» da quanto capitato: «Mi sono ritrovato a fronteggiare la pomposa irsutaggine dei buttafuori” - ha scritto - i quali, a seguito di una breve radiografia” dei personaggi, hanno deciso di etichettarci come poco omosessuali».
Gianmarco Casavecchia, esponente di Disegual, la società che organizza questi eventi, respinge ogni tipo di accusa di discriminazione. Piccolo inciso: il fatto che un esponente del mondo gay si debba difendere da questo tipo di accusa, a prescindere se sia fondata o meno, è già un segnale che molte battaglie del movimento omosessuale, dopo aver accusato il mondo intero di discriminazione, sono state vinte da tempo. Detto questo, Casavecchia dichiara al quotidiano genovese che la vicenda sarà ricostruita con attenzione, addirittura ricorrendo alle registrazioni ricavabili dalle telecamere poste all'esterno del locale. «Mi preme sottolineare - aggiunge - che agli eventi del venerdì partecipano moltissimi eterosessuali».
E vorrei ben vedere, attacca lo studente rimasto di stucco quando si è visto respinto assieme agli amici etero. I gay hanno combattuto mille battaglie per non essere considerati diversi, per avere gli stessi diritti di tutti, e adesso sono loro ad alzare gli steccati? «Lo shock di subire una discriminazione in un certo senso al contrario - prosegue Artuso nella sua lettera - ci ha costretti a insistere contro l'illogicità delle loro considerazioni. Datevi un bacio, limonatevi, però dateci dentro”, insisteva uno dei tre. Ci siamo ritrovati senza se e senza ma sbattuti fuori dal locale perché dall'aspetto poco effemminato, privi di mascara e pajettes a portata di mano. Nonostante la chiamata ai carabinieri e alla polizia, i temerari difensori dell'identità di genere non hanno ceduto alle richieste degli avventori».
Sono troppo eterosessuali. Cacciati dal locale gay - IlGiornale.it
Suicidi dei gay, l'omofobia non c'entra
di Frank Doyle
Il punto maggiormente controverso della prossima legge contro l'omofobia sembra concernere la libertà di espressione, tant'è che alcuni parlamentari cattolici si sono detti disposti a votare la legge purché sia garantita a sacerdoti e catechisti la possibilità di esprimere pubblicamente quanto prevede la morale cattolica circa l'omosessualità.
Pochi mettono in discussione l'opportunità di tale legge, convinti del fatto che lo spropositato numero di suicidi tra le persone con tendenze omosessuali siano la conseguenza dell'omofobia sociale.
Ora: è senz'altro vero che il tasso di suicidi tra le persone con tendenze omosessuali è più alto rispetto a quello della popolazione generale.
La ricerca più conosciuta circa la suicidalità omosessuale è quella di Remafedi, che ha dimostrato come i tentativi di suicidio nella popolazione giovanile siano più frequenti tra soggetti omosessuali che tra eterosessuali: tra gli uomini ha tentato di togliersi la vita il 28% dei soggetti omosessuali rispetto al 4% dei soggetti eterosessuali, e tra le donne il 20% contro il 15%1.
Anche Fergusson ha dimostrato che soggetti gay, lesbiche e bisessuali hanno tassi significativamente superiori, rispetto al campione eterosessuale, di ideazioni suicidarie (67,9% contro 29,0%), tentativi di suicidio (32,1% contro 7,1%) e, tra i 14 e i 21 anni, di disordini psichiatrici (depressione maggiore 71,4% contro 38,2%, disturbo d'ansia generalizzata 28,5% contro 12,5%, disturbo della condotta 32,1% contro 11,0%, dipendenza da nicotina 64,3% contro 26,7%, abuso e dipendenza da altre sostanze 60,7% contro 44,3%)2.
Una maggior incidenza di pensieri suicidari e tentativi di suicidio sono stati riscontrati anche tra la popolazione gay e lesbica in Italia: “[...] un terzo dei gay e un quarto delle lesbiche italiane hanno pensato qualche volta a [sic] togliersi la vita e che il 6% ha provato a farlo [...]3.
Il dato, quindi, è acclarato: “Nella letteratura scientifica c'è un considerevole corpo di dati che suggerisce che gli adolescenti GLB [gay, lesbici e bisessuali] abbiano un rischio maggiore di comportamenti suicidari”4.
I casi sono due: l'elevato tasso di suicidi tra persone con tendenze omosessuali è dovuto o a cause endogene (cioè è legato in qualche modo alla tendenza omosessuale stessa) o a cause esogene (all'omofobia sociale).
Molti (compresi i parlamentari contrari alla legge anti-omofobia) danno per scontata la seconda ipotesi, ossia che l'elevato tasso di suicidalità nella popolazione GLBT sia una conseguenza dell'omofobia. L'omofobia sociale provocherebbe una situazione di malessere cronico nelle persone con tendenze omosessuali, e questo malessere porterebbe, in molti casi, al suicidio. La prima ipotesi (endogena) è scartata a priori perché metterebbe in discussione il dogma (indimostrato) della “naturalità” dell'omosessualità: per quale motivo una tendenza “naturale” dovrebbe causare di per sé sofferenza?
La ricerca scientifica, però, dice tutt'altro.
Un importante studio5 ha confermato il malessere psichico della popolazione omosessuale: “I disturbi psichiatrici sono risultati prevalenti tra la popolazione omosessualmente attiva piuttosto che in quella eterosessualmente attiva. Gli uomini omosessuali hanno avuto, nell’ultimo anno, una prevalenza maggiore di disturbi dell’umore e di disturbi ansiosi rispetto agli uomini eterosessuali. Le donne omosessuali hanno avuto, nell’ultimo anno, una maggior prevalenza di disturbi da utilizzo di sostanze rispetto alle donne eterosessuali.
Nel corso della vita gli indici di prevalenza riflettono identiche differenze, con l’eccezione dei disturbi dell’umore, che sono stati osservati più frequentemente nelle donne omosessuali piuttosto che in quelle eterosessuali. […] I risultati supportano l’ipotesi che le persone con comportamenti sessuali omosessuali corrono rischi maggiori per disturbi psichiatrici”. Questo studio è particolarmente significativo perché è stato condotto su un enorme numero di soggetti: oltre settemila (7076), tra i 18 e i 64 anni. Presenta inoltre una particolarità che lo rende decisamente interessante: è stato condotto in Olanda, paese nel quale – per ammissione degli stessi autori - “Il clima sociale nei confronti dell’omosessualità è da tempo e rimane considerevolmente più tollerante” rispetto a quello di altri stati6. In altri termini, persino in un paese dove la cosiddetta “omofobia” è inesistente, le persone con tendenze omosessuali presentano un livello di benessere considerevolmente inferiore agli eterosessuali.
La ricerca è stata replicata qualche anno più tardi7, e ha (nuovamente) evidenziato che l’omosessualità è significativamente correlata con suicidalità e disturbi mentali; e (nuovamente) gli autori sottolineano che “persino in un paese con un clima relativamente tollerante nei confronti dell’omosessualità, gli uomini omosessuali sono esposti ad un rischio suicidario molto più elevato rispetto agli uomini eterosessuali”8.
In uno studio studio di Warner e colleghi l'avere ricevuto un attacco nei precedenti 5 anni incrementava il rischio di pensiero suicidario del 70%; elevato, ma lo stesso effetto in termini di grandezza dato dall'essere studente (Odds Ratio 1,7)9 o essere disoccupato (OR 1,8)10. Seguendo il ragionamento dei favorevoli alla legislazione anti-omofobia, varrebbe la pena di vietare l'iscrizione all'università di persone con tendenze omosessuali, o di imporre l'assuzione di soggetti con tali inclinazioni in modo da azzerare la disoccupazione gay.
Anche altre ricerche hanno escluso o notevolmente ridotto il ruolo della discriminazione sociale nella suicidalità di persone con tendenze omosessuali11.
Di fronte a questi dati il luogo comune secondo il quale un atteggiamento ostile o una legislazione “discriminatoria” nei confronti di gay e lesbiche causerebbe elevate percentuali di suicidio si rivela poco più che un pregiudizio.
Quali sono dunque le cause dell'elevato tasso di suicidalità nella comunità GLBT?
Stando a quanto ci può dire la ricerca, sembra confermato che la causa della maggior suicidalità di soggetti con tendenze omosessuali sia da attribuirsi perlopiù a frustrazioni nella vita di coppia (gelosie, infedeltà) che non alla “persecuzione omofobica”12.
Anche Bell e Weinberg hanno rilevato la maggior suicidalità delle persone con tendenze omosessuali rispetto agli eterosessuali, e che il 43% dei tentativi di suicidio tra uomini bianchi e il 67% tra donne bianche con tendenze omosessuali sono causati da problemi derivanti da una relazione omosessuale (rottura del rapporto, litigi...)13.
Una recente ricerca condotta in Danimarca nel corso dei primi dodici anni di legalizzazione delle unioni omosessuali (1990-2001) ha riscontrato che per uomini con tendenze omosessuali legalmente uniti ad un altro uomo il tasso di suicidio è otto volte quello di uomini che hanno una unione eterosessuale e il doppio rispetto a quello di uomini single. Il tasso di suicidalità tra uomini con tendenze omosessuali che vivono una unione omosessuale è risultato il più alto rispetto ad ogni altro dato sulla suicidalità in soggetti con tendenze omosessuali14.
Nello stesso paese una importante ricerca (condotta su 6,5 milioni di danesi tra il 1982 e il 2011) ha evidenziato come la suicidalità tra uomini sposati con un uomo sia quattro volte quella di uomini sposati con una donna e molto più alta rispetto a qualsiasi altra condizione (solitudine, divorzio, vedovanza)15. E' da notare che la Danimarca, anche grazie alla legalizzazione delle unioni omosessuali, è considerata un paese gay-friendly e quindi la particolare rilevanza del tasso di suicidalità di persone con tendenze omosessuali non è imputabile alla “omofobia sociale”16.
Stando a questi dati, dunque, non solo l'omofobia sociale non ha nulla a che fare con la suicidalità GLBT; ma pare che il matrimonio omosessuale aumenti il tasso di suicidi tra la popolazione omosessuale. Il modo migliore per contrastare i suicidi tra la popolazione con tendenze omosessuali sarebbe dunque quello di vietare le unioni ed il matrimonio omosessuale.
La ricerca sulla suicidalità GLBT offre però la possibilità di altre riflessioni ed approfondimenti.
Herrell ha condotto un interessante studio su 6553 coppie di gemelli veterani dell'esercito USA tra il 1965 e il 1975; di queste, 6434 erano concordanti per l'orientamento eterosessuale, 16 concordanti per l'orientamento omosessuale e 103 discordanti17. Il 21% dei gemelli entrambi eterosessuali avevano avuto pensieri di morte contro il 50% dei gemelli entrambi omosessuali; il 6,7% dei gemelli eterosessuali desideravano morire contro il 25% dei gemelli omosessuali; il 15,3 dei gemelli eterosessuali presentavano idee suicidarie contro il 56,3 % dei gemelli omosessuali; il 2,2 % dei gemelli eterosessuali avevano tentato il suicidio contro il 18,8 dei gemelli omosessuali. Questi dati confermano nuovamente la maggior inclinazione al suicidio da parte delle persone con tendenze omosessuali rispetto a quelli con tendenze eterosessuali; ma il dato più significativo è un altro. La ricerca ha analizzato gli stessi sintomi anche in coppie di gemelli nei quali uno aveva tendenze omosessuali e l'altro no. In questo gruppo, i gemelli con tendenze omosessuali fornivano esiti simili a quelli delle coppie di gemelli entrambi omosessuali (47,6 % avevano pensieri di morte, 26,2 % desiderio di morte, 55,3 % idee suicidarie e il 14,7 % tentativi di suicidio); tuttavia, i gemelli con tendenze eterosessuali hanno fornito risposte che li collocano a metà strada tra le coppie di gemelli entrambi con tendenze eterosessuali e le coppie di gemelli entrambi con tendenze omosessuali. Ecco le loro percentuali: 30,1 % pensieri di morte, 9,7 % desiderio di morte, 25,2 % idee suicidarie e 3,9 % tentativi di suicidio.
Cosa significano questi dati? Gli esiti di questo studio inducono a pensare che sia le tendenze suicidarie che le tendenze omosessuali siano legate ad un malessere che si origina nell'ambiente familiare.
A sua volta, questo può significare due cose.
Innanzitutto, le tendenze suicidarie sono connesse all'omosessualità stessa (cioè ad una causa endogena, non esogena); secondariamente, entrambe le tendenze sono connesse ad un certo tipo di ambiente familiare. In altri termini, l'omosessualità sarebbe l'esito di un malessere profondo legato a particolari dinamiche familiari.
Dopo quello dell'omofobia “che causa i suicidi gay”, anche il totem del “si nasce omosessuali” va dunque in frantumi di fronte al dato scientifico.
Chi vuole l'approvazione delle leggi anti-omofobia e per il matrimonio gay non può dunque sfruttare (cinicamente) i frequenti suicidi che avvengono nel mondo GLBT; essi indicano infatti una sofferenza profonda che non è causata dall'omofobia o dal mancato riconoscimento di alcuni “diritti”. E che rimette in discussione il dogma dell'omosessualità come “variante naturale della sessualità umana”.
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1 G. REMAFEDI, J. A. FARROW, R. W. DEISHER, Risk factors for attempted suicide in gay and bisexual youth, in “Pediatrics”, n. 87, 1991, pp. 869–875.
2 D. FERGUSSON, L. HORWOOD, A. BEAUTRAIS, Is sexual orientation related to mental health problems and suicidality in young people?, in “Archieves of General Psychiatry”, vol. 56, n. 10, 1999, pp. 876 – 888.
3 M. BARBAGLI, A. COLOMBO, Omosessuali moderni. Gay e lesbiche in Italia, Il Mulino, Bologna 2007, pp. 61 – 62; cfr. CHIARA BERTONE, ALESSANDRO CASICCIA, CHIARA SARACENO, PAOLA TORRIONI, Diversi da chi? Gay, lesbiche, transessuali in un'area metropolitana, Guerini e associati, Milano 2003, pp. 195 – 197.
4 M. GRAGLIA, Psicoterapia e omosessualità, Carocci, Roma 2009, p. 66.
5 T. G. M. SANDFORT, R. DE GRAAF, ROB V. BIJL, PAUL SCHNABEL, Same-Sex Sexual Behaviour and Psychiatric Disorders, in “Archives of General Psychiatry” vol. 58, gennaio 2001, pp. 85 – 91.
6 Cfr. http://fra.europa.eu/sites/default/f...art2-NR_NL.pdf, consultato il 06/09/2013.
7 R. DE GRAAF, T. G. M. SANDFORT, M. TEN HAVE, Suicidality and Sexual Orientation: Differences Between Men and Women in a General Population-Based Sample From The Netherlands, in “Archives of Sexual Behavior”, vol. 35, n. 3, 1 giugno 2006, pp. 253 - 262.
8 La ricerca ha preso in considerazione anche l’effetto interattivo della “discriminazione percepita”.
9 L'odds ratio (OR) è uno degli indici utilizzati per definire il rapporto di causa-effetto tra due fattori.
10 JAMES WARNER, EAMONN MCKEOWN, MARK GRIFFIN, KATHERINE JOHNSON, ANGUS RAMSAY, CLIVE COURT, MICHAEL KING, Rates and predictors of mental illness in gay men, lesbians and bisexual men and women: Results from a survey based in England and Wales, in “British Journal of Psychiatry” vol. 185, 2004, pp. 479 – 485.
11 D. SHAFFER, P. FISHER, R. H. HICKS, M. PARIDES, M. GOULD, Sexual orientation in adolescents who commit suicide, in “Suicide and Life Threatening Behavior”, N. 25 (Suppl.), 1995, pp. 64–71; S. L. HERSHBERGER, L. SCOTT, A. P. D’AUGELLI, The impact of victimization on the mental health and suicidality of lesbian, gay, and bisexuals, in “Developmental Psychology”, vol. 31, n. 1, 1995, pp. 65–74; J. P. PAUL, J. CATANIA, L. POLLACK, J. MOSKOWITZ, J. CANCHOLA, T. MILLS, D. BINSON, R. STALL, Suicide attempts among gay and bisexual men: Lifetime prevalence and antecedents, in “American Journal of Public Health”, n. 92, 2002, pp. 1338–1345.
12 Secondo Remafedi il 19% riporta un motivo affettivo per giustificare il loro atto; il 44% riporta motivazioni di carattere relazionale (G. REMAFEDI, J. A. FARROW, R. W. DEISHER, Risk factors for attempted suicide in gay and bisexual youth, op. cit.).
13 A. P. BELL, M. S. WEINBERG, Homosexualities: A study of diversity among men and women, Simon & Schuster, New York 1978, p. 457.
14 ROBIN M. MATHY, SUSAN D. COCHRAN, JORN OLSEN, VICKIE M. MAYS, The association between relationship markers of sexual orientation and suicide: Denmark, 1990-2001, in “Social Psychiatry and Psychiatric Epidemiology”, 24 dicembre 2009.
15 MORTEN FRISCH, JACOB SIMONSEN, Marriage, cohabitation and mortality in Denmark: national cohort study of 6,5 million persons followed for up to three decades (1982 – 2011), in International Journal of Epidemiology, vol. 42, n. 2, pp. 559 - 578.
16 Cfr. http://fra.europa.eu/sites/default/f...art2-NR_DK.pdf, consultato il 03/09/2013.
17 R. HERRELL, J. GOLDBERG, W. TRUE, V. RAMAKRISHNAN, M. LYONS, S. EISEN, M. TSUANG, A co-twin control study in adult men: sexual orientation and suicidality, in “Archieves of General Psychiatry”, vol. 56, n. 10, 1999, pp. 867 – 874.
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Inghilterra, San Paolo «fuorilegge»
di Gianfranco Amato
San Paolo è sempre più fuori legge in Inghilterra, nonostante il fatto che a Londra ci sia una cattedrale a lui dedicata, che è pure la Chiesa madre della diocesi anglicana londinese. Lo sanno bene gli agguerriti e volenterosi avvocati del Christian Legal Center, a cui tocca difendere, con una sempre maggiore e preoccupante frequenza, i predicatori di strada che si ostinano a citare le parole dell’«omofobo» Apostolo delle Genti.
E’ davvero preoccupante l’accanimento da caccia alle streghe con cui vengono colpiti gli street preacher. Dopo il caso di Tony Miano, arrestato a Wimbledon lo scorso luglio, è ora toccato a Miguel Hayworth, ventinovenne predicatore, fermato dalla polizia a Maidstone nel Kent. Il reato contestato è quello di aver citato brani tratti da due lettere di San Paolo. La prima è quella ai Romani, Cap.1 versetti 24-27: «Perciò Dio li ha abbandonati all’impurità secondo i desideri del loro cuore, sì da disonorare fra di loro i propri corpi, poiché essi hanno cambiato la verità di Dio con la menzogna e hanno venerato e adorato la creatura al posto del creatore, che è benedetto nei secoli. Amen. Per questo Dio li ha abbandonati a passioni infami; le loro donne hanno cambiato i rapporti naturali in rapporti contro natura. Egualmente anche gli uomini, lasciando il rapporto naturale con la donna, si sono accesi di passione gli uni per gli altri, commettendo atti ignominiosi uomini con uomini, ricevendo così in se stessi la punizione che s’addiceva al loro traviamento».
Nella lingua originale usata da San Paolo, peraltro, risulta ancor più chiaro il senso sessualmente allusivo di quale fosse la degna ricompensa («τὴν ἀντιμισθίαν») che gli uomini omosessuali ricevono nel proprio corpo, a causa della loro depravazione («τῆς πλάνης αὐτῶν»). L’altro brano della lettera paolina contestata a Hayworth è tratto dalla prima epistola ai Corinti, Cap. 6, versetto 9: «Non sapete voi che gli ingiusti non erederanno il regno di Dio? Non v’illudete; né i fornicatori, né gl’idolatri, né gli adulteri, né gli effeminati, né i sodomiti». Questi ultimi nel testo originale greco vengono definiti dall’apostolo come «ἀρσενοκοῖται», termine dispregiativo e poco politically correct. Comunque, sul punto San Paolo è esplicito: «neque molles neque masculorum concubitores», con le loro «passiones ignominiae», vedranno la salvezza, essendo destinati alla dannazione eterna a causa della loro perversione.
Troppo per gli standard della legislazione antiomofoba del Regno Unito. Per questo, in virtù del famigerato art.5 del Public Order Act, Miguel Hayworth è finito in gattabuia. Ma non è ancora l’ultimo caso.
Il 6 settembre, infatti, è toccato a Rob Hughes, arrestato dalla polizia mentre predicava a Basildon, città della contea inglese dell’Essex meridionale. In questo caso sono stati contestati a Hughes commenti ingiuriosi, rivelatisi poi inesistenti. Ciò non ha impedito al malcapitato predicatore di restare rinchiuso per sette ore e mezzo (dalle 16.00 alle 23.30) nella camera di sicurezza della stazione di polizia di Basildon. E’ stato rilasciato grazie al provvidenziale intervento degli avvocati del Christian Legal Center, i quali sono riusciti a dimostrare la falsità delle accuse. Sembra davvero che per i cristiani del Regno Unito si sia rovesciato il principio di presunzione d’innocenza, per cui essi sono «presumed guilty until found to be innocent» (presunti colpevoli fino a prova contraria), come ha riferito lo stesso Hughes dopo il rilascio. L’avvocatessa Andrea Williams del Christian Legal Center ha parlato di un’allarmante frequenza dei casi di arresto dei predicatori che citano gli insegnamenti di San Paolo ritenuti omofobi.
Questo scenario che ad alcuni in Italia appare ancora surreale, rischia di diventare drammaticamente concreto anche da noi se si arrivasse ad estendere agli omosessuali gli effetti della Legge Mancino, la quale – com’è noto – condanna gesti, azioni e slogan legati all’ideologia nazifascista, e aventi per scopo l'incitazione alla violenza e alla discriminazione per motivi razziali, etnici religiosi o nazionali.
Paragonare l’orientamento sessuale alla razza o all’origine etnica, ai fini di quella legge, significa impedire l’espressione di qualunque giudizio negativo nei confronti di una categoria di soggetti giuridicamente protetti. Esattamente come accade nei confronti dei neri o degli zingari. L’estensione della Legge Mancino agli omosessuali impedirebbe, tra l’altro, qualunque forma di opposizione al matrimonio tra persone dello stesso sesso, così come oggi è vietato a chiunque sostenere che un uomo bianco non possa sposare una donna nera, o che una coppia di africani non possa adottare un bambino bianco. L’estensione della Legge Mancino agli omosessuali impedirebbe, tra l’altro, l’affermazione che omosessualità e transessualità appartengono oggettivamente alla sfera etico-morale, e come tali possono quindi essere sottoposte ad un giudizio di riprovazione.
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Leader massone si lamenta con Hollande dei Veilleurs Debout: «Sta rinascendo la bestia immonda»
José Gulino scrive a Hollande e chiede di incontrarlo: «Noi massoni francesi siamo allarmati dal crescente anti-massonismo in Francia»
Leone Grotti
Il Gran maestro del Grande Oriente di Francia, José Gulino, ha chiesto di incontrare il presidente della Repubblica francese Francois Hollande. Il leader massonico non vuole lamentarsi con il presidente della crisi economica che sta investendo il paese o della disoccupazione galoppante, ma «dell’aumento dell’anti-massonismo».
«VIOLENZE DEI VEILLEURS DEBOUT». Gulino denuncia in una lettera a Hollande «le manifestazioni dei Printemps francais e dei Veilleurs Debout [movimenti nati dalla Manif pour tous, ndr] davanti ai nostri uffici» e le scritte anti-massoniche comparse sui muri «dei nostri locali di La Rochelle e Rennes». Queste «violenze», secondo il leader massonico, «rimettono in questione la laicità, che permette la libertà di coscienza e la concordia universale».
«REPUBBLICA MINACCIATA». «Noi francesi massoni», continua Gulino, «abbiamo la Repubblica in fondo al cuore e il Grande Oriente di Francia, sentinella della Repubblica, pensa che l’aumento degli estremismi, dei comunitarismi, delle violenze verbali e dell’intolleranza minacci l’universalismo e la Repubblica, che è fragile perché aperta e tollerante». Una tolleranza poco notata dai manifestanti della Manif pour tous e dagli stessi Veilleurs Debout, che sono stati più volte arrestati solo perché protestavano contro il matrimonio gay.
«RINASCITA BESTIA IMMONDA». Allarmati dalle azioni «di gruppuscoli che mettono in pericolo la libertà di espressione e di pensiero» e «davanti a questa rinascita della bestia immonda», i massoni francesi si aspettano da Hollande «risposte a questa crisi che mette in pericolo i valori repubblicani» e chiedono perciò un «incontro» al presidente della Repubblica. Visti i precedenti anti-cattolici di Hollande e del suo governo, che in un anno ha attaccato in ogni modo la Chiesa, non è difficile immaginare che l’incontro con i massoni ci sarà molto presto.
Francia, massoni francesi chiedono incontro a Hollande | Tempi.it
NO AL RAZZISMO, SÌ AL MASCHILISMO? THURAM VIENE ACCUSATO DALLA EX DI PERCOSSE, MA POI LEI CI RIPENSA
L’ex compagna del calciatore francese Lilian Thuram lo ha denunciato per “averle sbattuto la testa contro il frigo tre volte” - Ma all’improvviso non solo ha ritirato la querela, ma il suo avvocato ha detto pubblicamente che “Thuram è una persona esemplare” - Ripensamento spontaneo o “aiutato”?...
Alberto Mattioli per "La Stampa"
Sarebbe stato davvero troppo imbarazzante. Per lui, l'eroe nazionale denunciato per «violenza coniugale» dall'ex compagna; per François Hollande, che martedì all'Eliseo gli deve appuntare sulla giacca la croce da ufficiale della Legion d'onore; e per la Francia, che lo ama per le sue battaglie quando ancora giocava a calcio e per quelle contro il razzismo quando ha smesso.
Lui è il nero Lilian Thuram, 42 anni, popolarissimo ex calciatore titolare del record di presenze in Nazionale (in tutto 142) e di una Coppa del mondo nel ‘98, poi icona della lotta per l'uguaglianza, fondatore e presidente della Fondazione Thuram-Educazione contro il razzismo. Ha convissuto per sei anni (e fatto due figli) con Karine Le Marchand, 45 anni, conduttrice tivù di buona fama specie da quando presenta «L'amour est dans le pré», insensato reality show sui contadini che cercano l'amore fra il trattore e le vacche. I due sono separati da qualche mese: lo ha annunciato alla nazione lei, durante una trasmissione radiofonica.
Però, come anticipato dal settimanale gossipparo «Closer» e confermato da fonti poliziesche, il 4 settembre madame Le Marchand ha presentato al commissariato del XVI arrondissement (il più chic di Parigi) una querela contro Thuram. Accusava l'ex difensore di Parma, Juventus e Barcellona di averla presa per i capelli e sbattuta contro il frigorifero «per tre volte». Il mito nazionale sarebbe, insomma, il solito maschio manesco, una figura tristemente nota anche in Francia dove nel 2011 sono state 122 le donne uccise dai congiunti.
Poi madame Le Marchand ci ha ripensato e la sua avvocatessa ha fatto sapere a mezzo agenzie che non solo la sua cliente ritirerà la querela, ma deplora che la sua vita privata sia diventata pubblica e considera Thuram «una persona esemplare, dai valori morali molto forti e dalle battaglie sincere e nobili».
Insomma, Thuram è scagionato. Meglio così, anche per la République. Giorni fa, il ministro dell'Educazione nazionale, Vincent Peillon, lo aveva voluto al suo fianco alla presentazione della Carta della laicità a scuola. E dopodomani Hollande potrà decorarlo con la coscienza serena.
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