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Discussione: Ci vorrebbe un Duce

  1. #511
    Ad Hominem
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    Predefinito Re: Ci vorrebbe un Duce

    Citazione Originariamente Scritto da nafplio Visualizza Messaggio
    veda un pò lei , sta sparando opinoni a casaccio su cose che non conosce e non capisce;
    sempre interessantissimi i suoi interventi ; sicuramente l'italia verrà salvata dai patrioti preparati come lei
    Mannòòòòò...stiamocene sotto lo schiaffo dei crucchi, è così piacevole... :gluglu:

  2. #512
    nafplio,golfo di nauplia
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    Predefinito Re: Ci vorrebbe un Duce

    Citazione Originariamente Scritto da Brian Visualizza Messaggio
    Mannòòòòò...stiamocene sotto lo schiaffo dei crucchi, è così piacevole... :gluglu:
    ma tanto per lei non cambia molto, rimane in ogni caso sotto lo schiaffo di qualcuno ,dal momento che non sa di cosa si sta parlando
    i fanatici nazionalisti sono da sempre un danno infinito per l'umanità al pari dei fanatici religiosi; sono coloro che hanno causato le due disastrose e devastanti guerre mondiali e la maggior parte di tutte le guerre;

  3. #513
    Sessantottino radicalchic
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    Predefinito Re: Ci vorrebbe un Duce

    Citazione Originariamente Scritto da Giò Visualizza Messaggio
    Vedi, un processo si basa su testimonianze e prove empiriche. Non mi sono "attaccato" alle due sentenze per mero legalismo, ma semplicemente perché in quei due processi, quando si potevano mostrare benissimo certe complicità o collusioni, non è emerso quanto l'accusa avrebbe voluto dimostrare.
    E questo è indipendente dalle opinioni che può avere uno come Canfora o anche Tagliaferri.
    Il legalismo repubblicano è un valore positivo, non l'ho mai denigrato nemmeno in altra epoca, quando era assai precario, figuriamoci ai giorni nostri, dopo il CAF e vent'anni di Berlusconi. Ne prendiamo il bene e il male, alla fine credo sia molto di più il primo del secondo.

    Citazione Originariamente Scritto da Giò Visualizza Messaggio
    Se tu avessi voluto farmi un'obiezione sensata, avresti potuto dirmi e sottolineare che comunque i condannati per l'omicidio erano iscritti al PNF ed erano esponenti locali di esso. Avresti potuto sottolineare il fatto che quell'omicidio maturò in un clima generale di violenza ed intolleranza, a cui lo stesso Fascismo aveva preso parte.
    Non lo hai fatto e per questo ti ho ribadito dei semplici dati di fatto. A queste eventuali obiezioni che avresti potuto farmi prendo comunque l'occasione di rispondervi.
    Non l'ho fatto perché non pensavo di dover scrivere anche che don Minzoni fosse stato ucciso dai fascisti.


    Citazione Originariamente Scritto da Giò Visualizza Messaggio
    E' vero, i coinvolti furono iscritti, militanti ed esponenti del PNF. Ricordo che la responsabilità di un eventuale reato è personale, non può essere estesa arbitrariamente non solo ad una sezione locale di partito, ma addirittura ad un partito e ad un regime interi, nonché a milioni di italiani che a quel partito e a quel regime aderirono, anche con sincerità e buonafede.
    E' vero, c'era un clima di violenza ed intolleranza a cui il Fascismo aveva preso parte. Però tale clima s'era venuto a creare a causa dei conati socialisti, anarcoidi e sindacalisti, oltre che per colpa delle debolezze oggettive dello Stato liberale monarchico, ormai in decadenza e declino. Il Fascismo costituì una difesa contro il caos e la violenza dei rossi e si sa bene che di fronte all'arbitrio, al sopruso, alla violenza e alla sopraffazione è legittimo reagire, difendendosi.
    Ma veramente, sciogliere col terrorismo amministrazioni regolarmente elette perché di sinistra era considerato un atto criminale perfino dal regime liberale, altrimenti non si sarebbe arrivati alla dittatura.


    Citazione Originariamente Scritto da Giò Visualizza Messaggio
    Lo squadrismo non si limitò a questa legittima difesa e non poche volte andò oltre. Nel caso di don Minzoni, è oltre tutto empio e schifoso non uccidere - cosa che non fu volontaria - ma anche solo picchiare un sacerdote (di una religione che si diceva di voler difendere e proteggere contro le angherie rosse o massoniche) ingiustamente.
    Ci sarebbe stata quindi la possibilità di picchiarlo giustamente? Tu rivendichi la legittimità della violenza nei confronti di chi non la pensa come te?

    Citazione Originariamente Scritto da Giò Visualizza Messaggio
    Quindi, io non giustifico gli assassini di don Minzoni. Dico solo che farne un martire dell'antifascismo è sbagliato, perché il regime con quella porcata non c'entrava un cazzo.
    Martire dell'antifascismo lo è.

    Citazione Originariamente Scritto da Giò Visualizza Messaggio
    Grazie a Dio voi antifascisti vi siete limitati ad inserire una disposizione transitoria ed una legge liberticida (Scelba), che hanno sviluppato una giurisprudenza tale da rendere quella norma o meglio quelle norme non troppo restrittive. Perciò, sono ancora in pieno diritto di affermare che hai sparato una stronzata
    Non è una legge liberticida, altrimenti anche le leggi antimafia lo sarebbero. Una legge che impedisce ad un movimento fascista di presentarsi alle elezioni è una legge in verità banalmente liberale.
    "Io non intendo sostenere una moralità basata sull'evoluzione: dico come le cose si sono evolute e non come noi esseri umani dovremmo comportarci.", Richard Dawkins

  4. #514
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    Predefinito Re: Ci vorrebbe un Duce

    Citazione Originariamente Scritto da Darwin Visualizza Messaggio
    Le merde delle RSI scodinzolanti agli ordini dei loro padroni tedeschi oltre che a fucilarli li avevano lasciati esposti per tutto il giorno come monito.
    I partigiani milanesii semplicemente hanno fatto lo stesso.
    La differenza fu che rispetto ai partigiani caduti i milanesi hanno voluto lasciare segni di 'affetto' verso il duce e compagnia.


    Come sempre girate e leggete solo le pagine utili a sostenere la verità partigiana.

    Il 10 agosto 1944 quindici antifascisti detenuti a San Vittore…
    (Andrea Esposito, maglierista; Domenico Fiorano, industriale; Umberto Fogagnolo, ingegnere; Giulio Casiraghi, tiratore di gomena; Salvatore Principato, insegnante; Renzo Del Riccio, operaio; Libero Temolo, operaio; Vittorio Gasparini, dottore in legge; Giovanni Galimberti, impiegato; Egidio Mastrodomenico, impiegato; Antonio Bravin, commerciante; Giovanni Colletti, meccanico; Vitale Vertemarchi, Andrea Ragni e Eraldo Pancini).
    … furono condannati a morte assieme ai loro compagni Eugenio Esposito, Guido Busti, Isidoro Milani, Mario Folini, Paolo Radaelli, Ottavio Rapetti, Giovanni Re, Francesco Castelli, Rodolfo Del Vecchio, Giovanni Ferrario e Giuditta Muzzolon…

    Perchè?
    Non fu (come si legge in qualche libro – che coraggio!) una scellerata rappresaglia per un innocuo botto dimostrativo ai danni di un autocarro tedesco “che non causò nemmeno vittime“.
    No. Il sangue del 10 agosto 1944 era stato provocato da altro sangue sparso 48 ore prima precisamente alle 7,30 dell’8 agosto, al margine della stessa piazza (angolo viale Abruzzi-Loreto) quando una bomba “gappista“ era esplosa tra la folla compiendo una strage che era costata la vita a cinque soldati tedeschi, a 13 (tredici) civili italiani fra i quali una donna e a 3 (tre) bambini, rispettivamente di tredici, dodici e cinque anni.
    Ecco i nomi dei civili italiani che morirono sul colpo nell’attentato gappista o nei giorni successivi, tutti per “ferite multiple da scoppio di ordigno esplosivo“: Giuseppe Giudici, 59 anni; Enrico Masnata, Gianfranco Moro, 21 anni; Giuseppe Zanicotti, 27 anni; Amelia Berlese, 49 anni; Ettore Brambilla, 46 anni; Primo Brioschi, 12 anni; Antonio Beltramini, 55 anni; Fino Re, 32 anni; Edoardo Zanini, 30 anni; Gianstefano Zatti, 5 anni; Gianfranco Bargigli, 13 anni; Giovanni Maggioli, di 16 anni.
    Rimasero inoltre feriti più o meno gravemente: Giorgio Terrana, Letizia Busia, Luigi Catoldi, Maria Ferrari, Ferruccio De Ponti, Luigi Signorini, Alvaro Clerici, Emilio Bodinella, Antonio Moro, Francesco Echinuli, Giuseppe Formora, Gaetano Sperola e Riccardo Milanesi.
    Dei cinque soldati tedeschi uccisi, i cui nomi non furono annotati nei registri civili italiani, è rimasta memoria solo di un maresciallo di nome Karl, che per la sua mole era stato bonariamente soprannominato dai milanesi di Porta Venezia “El Carlùn” (il Carlone).
    Quel nomignolo Karl, maresciallo di fureria, se l’era guadagnato fermandosi ogni mattina, all’angolo fra viale Abruzzi e piazzale Loreto, con i suoi camions per distribuire alla popolazione qualcosa da mangiare, ma soprattutto latte per i bambini, che la “Staffen – Propaganda” acquistava al mercato di Porta Vittoria, aggiungeva agli avanzi delle mense militari e regalava ai milanesi, tutti a quell’epoca, dannatamente a corto di viveri. Un’operazione di “public relations”, si direbbe oggi, intrapresa dalle Forze Armate tedesche nei confronti dei civili e che, dati i tempi di fame, aveva riscosso un successo immediato.
    “Il latte non si trovava, e questo anziano bonario maresciallo, spinto da impulsi personali, come e quando poteva faceva il giro delle campagne con un piccolo camion e si riforniva di un po’ di latte, parcheggiava poi all’angolo fra piazzale Loreto e viale Abruzzi, subito attorniato da padri e madri che si dividevano quel latte, con quella fratellanza che viene dalla comune disgrazia“
    (Questo tra virgolette è il raccontto dello storico Franco Bandini. Il Giornale, 1° settembre 1996)
    Il risultato fu che la mattina dell’8 agosto 1944, i terroristi si mescolarono alla piccola folla affamata che si accalcava come di consueto davanti al camioncino del “Carlùn” e posero sul sedile di guida la bomba ad alto potenziale che, poco dopo, avrebbe seminato la strage indiscriminata: 18 morti e 13 feriti, quasi tutti poveracci milanesi.
    Diciotto morti e tredici feriti innocenti, tutti assolutamente dimenticati, abrogati, cancellati dalla memoria storica, politica e giudiziaria italiana. Come se fossero indegni di ricordo, di pietà, di giustizia. Li ha dimenticati Giovanni Pesce detto “Visone”, “medaglia d’oro al valor partigiano“, il quale nei libri da lui scritti sulla sua militanza gappista non ha mai raccontato questa azione che pure non è di poco conto (18 morti e 13 feriti in un colpo solo e senza subire perdite rappresentano un risultato ragguardevole); li ha ignorati, a quel che sembra, il procuratore militare Pier Paolo Rivello riaprendo il caso Saevecke; li ignorano L’Unità, l’Ulivo e Rifondazione comunista nelle loro rievocazioni e mozioni; li ignora persino l’amministrazione comunale di Milano (di centro-destra) che avalla senza fiatare la mutilazione della verità storica, con gli abituali silenzi, sul suo periodico d’informazione e nei suoi atti politici.
    E se, ancora dopo 53 anni, tutti ignorano (o vogliono ignorare), perfino nella sua tragica essenzialità la strage gappista indissolubilmente legata alla fucilazione del 10 agosto 1944, figuriamoci se qualcuno ricorda ciò che accadde fra il massacro e la rappresaglia.
    Eppure, in quelle ore disperate, mentre la gestione dei rapporti fra militari tedeschi e popolazione passava dalle “public relations” della Staffen-Propaganda del defunto maresciallo Karl, alla Gestapo del capitano Saevecke per fare una “pubblica rappresaglia“, si diede il via a un braccio di ferro durissimo fra le autorità fasciste, contrarie alla rappresaglia e i militari tedeschi inferociti che non volevano sentire ragione.
    Si oppose il prefetto Piero Parini, che arrivò a minacciare le dimissioni; si oppose il federale Vincenzo Costa; si oppose Mussolini, intervenendo direttamente sul maresciallo Kesselring e telefonando allo stesso Hitler. La prova è, tra l’altro, negli atti del processo politico subìto nel dopoguerra da Vincenzo Costa il quale, nel suo diario (“Ultimo federale“, Il Mulino, 1997) ricorda: “Alle 14 (del 9 agosto, ndr) mi trovavo nell’ufficio dei capo della provincia quando arrivò una nuova telefonata del duce; abbassato il ricevitore, Parini mi permise di ascoltare la voce inconfondibile del capo. Tra l’altro egli disse: “il maresciallo Kesselring ha le sue valide ragioni; ogni giorno nel Nord soldati o ufficiali tedeschi vengono proditoriamente assassinati… Ha deciso di attuare la rappresaglia. Ma sono riuscito a ridurre a dieci le vittime… Ho interessato il Fhurer e spero ancora”.
    E proprio mentre le autorità fasciste e i militari tedeschi si contendevano le vite degli ostaggi appese a un filo, i gappisti milanesi colpirono di nuovo.
    Anche questo nella Storia è stato dimenticato.
    Alle 13 del 9 agosto 1944 un terrorista in bicicletta, armato di pistola, fulminò con un colpo alla nuca, davanti alla porta di casa, in via Juvara 3, il capitano della Milizia Ferroviaria, Marcello Mariani, sposato con quattro figli. Mentre l’uomo agonizzava nel suo sangue, un secondo gappista, di copertura, ferì a revolverate Luigi Leoni, della brigata nera “Aldo Resega“, che era sopraggiunto e si era gettato all’inseguimento del primo. Erano italiani e forse ai tedeschi importava poco, ma quando ci fu subito dopo a distanza di qualche ora l’attentato anche a un autocarro di tedeschi (anche se non fece nessuna vittima) il grave fatto decise la sorte dei quindici sventurati rinchiusi a San Vittore.
    Portati il giorno dopo a Piazzale Loreto furono fucilati e abbandonati sul selciato. Nessuno osò toccarli per non essere accusati di connivenza con i partigiani e nel quartiere non venne più nessun “Carlun“. Questa magra soddisfazione la si era dunque ottenuta. Anche se a caro prezzo; cioè coinvolgendo due volte due gruppi di innocenti.

    079 – La rappresaglia di Pazzale Loreto « Ricordare…

    MUSSOLINI - LA FINE - LE VERGOGNE D'ITALIA


    L'episodio dell'otto agosto e i morti nell'attentato all'autocarro tedesco che distribuiva viveri ai milanesi sono ricordati anche da Vincenzo Costa in:

    Vincenzo Costa, L'ultimo federale, memorie della Guerra civile, 1943-1945, Il Mulino, Bo, 1997, pp.106-108.
    Ultima modifica di vanni fucci; 03-05-12 alle 22:41

  5. #515
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    Predefinito Re: Ci vorrebbe un Duce

    Citazione Originariamente Scritto da Mario Rossi Visualizza Messaggio
    Il legalismo repubblicano è un valore positivo, non l'ho mai denigrato nemmeno in altra epoca, quando era assai precario, figuriamoci ai giorni nostri, dopo il CAF e vent'anni di Berlusconi. Ne prendiamo il bene e il male, alla fine credo sia molto di più il primo del secondo.
    Non sempre le leggi sono giuste e le leggi positive non obbligano in quanto tali, ma solo ed esclusivamente in quanto norme il cui contenuto ha carattere etico o corrisponde ad una determinata norma morale (o religiosa).


    Citazione Originariamente Scritto da Mario Rossi Visualizza Messaggio
    Non l'ho fatto perché non pensavo di dover scrivere anche che don Minzoni fosse stato ucciso dai fascisti.
    Ti ho detto quali erano le possibili obiezioni che potevi fare alle mie.


    Citazione Originariamente Scritto da Mario Rossi Visualizza Messaggio
    Ma veramente, sciogliere col terrorismo amministrazioni regolarmente elette perché di sinistra era considerato un atto criminale perfino dal regime liberale, altrimenti non si sarebbe arrivati alla dittatura.
    Mi riferivo con ogni evidenza alle violenze del biennio rosso, protrattesi, comunque, anche successivamente.
    Violenze a cui il Fascismo reagì e di fronte alle quali costituì un argine di difesa.
    Fatto che riconobbero anche due avversari del Fascismo: Alcide De Gasperi e Gaetano Salvemini.

    Noi non condividiamo il parere di coloro i quali intendono condannare ogni azione fascista sotto la generica condanna della violenza. Ci sono delle azioni in cui la violenza, anche se assume l'apparenza di aggressione, è in realtà una violenza difensiva, cioè legittima.

    Alcide De Gasperi, 7 aprile 1921

    Gli stessi atti di violenza che i fascisti commisero durante i primi mesi della loro controffensiva possono essere riguardati con una certa indulgenza. Dato che polizia e magistratura erano incapaci di difendere i cittadini dallo strapotere capriccioso e tracotante delle organizzazioni sindacali, questi stessi cittadini potevano ben cercare di difendersi per mezzo di metodi illegali.

    Gaetano Salvemini, 1928

    Citazione Originariamente Scritto da Mario Rossi Visualizza Messaggio
    Ci sarebbe stata quindi la possibilità di picchiarlo giustamente? Tu rivendichi la legittimità della violenza nei confronti di chi non la pensa come te?
    L'uso della violenza è giustificabile nella misura in cui si configura di fatto come violenza difensiva, purché mantenga dei giusti limiti morali. Difendere la propria patria dal caos è atto meritorio e intrinsecamente giusto. Che ciò possa implicare l'uso della forza è per me fatto normale.

    Citazione Originariamente Scritto da Mario Rossi Visualizza Messaggio
    Martire dell'antifascismo lo è.
    Mica tanto. Se mai è martire di tre scalmanati con troppa voglia di menar le mani e refrattari alla disciplina del loro stesso partito.

    Citazione Originariamente Scritto da Mario Rossi Visualizza Messaggio
    Non è una legge liberticida, altrimenti anche le leggi antimafia lo sarebbero. Una legge che impedisce ad un movimento fascista di presentarsi alle elezioni è una legge in verità banalmente liberale.
    La democrazia, teoricamente, dovrebbe garantire a tutti la libertà d'espressione. O meglio, così accade, ad esempio, negli Stati Uniti d'America.
    Ultima modifica di Giò; 04-05-12 alle 00:52
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  6. #516
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    Predefinito Re: Ci vorrebbe un Duce

    Citazione Originariamente Scritto da vanni fucci Visualizza Messaggio
    Come sempre girate e leggete solo le pagine utili a sostenere la verità partigiana.

    Il 10 agosto 1944 quindici antifascisti detenuti a San Vittore…
    (Andrea Esposito, maglierista; Domenico Fiorano, industriale; Umberto Fogagnolo, ingegnere; Giulio Casiraghi, tiratore di gomena; Salvatore Principato, insegnante; Renzo Del Riccio, operaio; Libero Temolo, operaio; Vittorio Gasparini, dottore in legge; Giovanni Galimberti, impiegato; Egidio Mastrodomenico, impiegato; Antonio Bravin, commerciante; Giovanni Colletti, meccanico; Vitale Vertemarchi, Andrea Ragni e Eraldo Pancini).
    … furono condannati a morte assieme ai loro compagni Eugenio Esposito, Guido Busti, Isidoro Milani, Mario Folini, Paolo Radaelli, Ottavio Rapetti, Giovanni Re, Francesco Castelli, Rodolfo Del Vecchio, Giovanni Ferrario e Giuditta Muzzolon…

    Perchè?
    Non fu (come si legge in qualche libro – che coraggio!) una scellerata rappresaglia per un innocuo botto dimostrativo ai danni di un autocarro tedesco “che non causò nemmeno vittime“.
    No. Il sangue del 10 agosto 1944 era stato provocato da altro sangue sparso 48 ore prima precisamente alle 7,30 dell’8 agosto, al margine della stessa piazza (angolo viale Abruzzi-Loreto) quando una bomba “gappista“ era esplosa tra la folla compiendo una strage che era costata la vita a cinque soldati tedeschi, a 13 (tredici) civili italiani fra i quali una donna e a 3 (tre) bambini, rispettivamente di tredici, dodici e cinque anni.
    Ecco i nomi dei civili italiani che morirono sul colpo nell’attentato gappista o nei giorni successivi, tutti per “ferite multiple da scoppio di ordigno esplosivo“: Giuseppe Giudici, 59 anni; Enrico Masnata, Gianfranco Moro, 21 anni; Giuseppe Zanicotti, 27 anni; Amelia Berlese, 49 anni; Ettore Brambilla, 46 anni; Primo Brioschi, 12 anni; Antonio Beltramini, 55 anni; Fino Re, 32 anni; Edoardo Zanini, 30 anni; Gianstefano Zatti, 5 anni; Gianfranco Bargigli, 13 anni; Giovanni Maggioli, di 16 anni.
    Rimasero inoltre feriti più o meno gravemente: Giorgio Terrana, Letizia Busia, Luigi Catoldi, Maria Ferrari, Ferruccio De Ponti, Luigi Signorini, Alvaro Clerici, Emilio Bodinella, Antonio Moro, Francesco Echinuli, Giuseppe Formora, Gaetano Sperola e Riccardo Milanesi.
    Dei cinque soldati tedeschi uccisi, i cui nomi non furono annotati nei registri civili italiani, è rimasta memoria solo di un maresciallo di nome Karl, che per la sua mole era stato bonariamente soprannominato dai milanesi di Porta Venezia “El Carlùn” (il Carlone).
    Quel nomignolo Karl, maresciallo di fureria, se l’era guadagnato fermandosi ogni mattina, all’angolo fra viale Abruzzi e piazzale Loreto, con i suoi camions per distribuire alla popolazione qualcosa da mangiare, ma soprattutto latte per i bambini, che la “Staffen – Propaganda” acquistava al mercato di Porta Vittoria, aggiungeva agli avanzi delle mense militari e regalava ai milanesi, tutti a quell’epoca, dannatamente a corto di viveri. Un’operazione di “public relations”, si direbbe oggi, intrapresa dalle Forze Armate tedesche nei confronti dei civili e che, dati i tempi di fame, aveva riscosso un successo immediato.
    “Il latte non si trovava, e questo anziano bonario maresciallo, spinto da impulsi personali, come e quando poteva faceva il giro delle campagne con un piccolo camion e si riforniva di un po’ di latte, parcheggiava poi all’angolo fra piazzale Loreto e viale Abruzzi, subito attorniato da padri e madri che si dividevano quel latte, con quella fratellanza che viene dalla comune disgrazia“
    (Questo tra virgolette è il raccontto dello storico Franco Bandini. Il Giornale, 1° settembre 1996)
    Il risultato fu che la mattina dell’8 agosto 1944, i terroristi si mescolarono alla piccola folla affamata che si accalcava come di consueto davanti al camioncino del “Carlùn” e posero sul sedile di guida la bomba ad alto potenziale che, poco dopo, avrebbe seminato la strage indiscriminata: 18 morti e 13 feriti, quasi tutti poveracci milanesi.
    Diciotto morti e tredici feriti innocenti, tutti assolutamente dimenticati, abrogati, cancellati dalla memoria storica, politica e giudiziaria italiana. Come se fossero indegni di ricordo, di pietà, di giustizia. Li ha dimenticati Giovanni Pesce detto “Visone”, “medaglia d’oro al valor partigiano“, il quale nei libri da lui scritti sulla sua militanza gappista non ha mai raccontato questa azione che pure non è di poco conto (18 morti e 13 feriti in un colpo solo e senza subire perdite rappresentano un risultato ragguardevole); li ha ignorati, a quel che sembra, il procuratore militare Pier Paolo Rivello riaprendo il caso Saevecke; li ignorano L’Unità, l’Ulivo e Rifondazione comunista nelle loro rievocazioni e mozioni; li ignora persino l’amministrazione comunale di Milano (di centro-destra) che avalla senza fiatare la mutilazione della verità storica, con gli abituali silenzi, sul suo periodico d’informazione e nei suoi atti politici.
    E se, ancora dopo 53 anni, tutti ignorano (o vogliono ignorare), perfino nella sua tragica essenzialità la strage gappista indissolubilmente legata alla fucilazione del 10 agosto 1944, figuriamoci se qualcuno ricorda ciò che accadde fra il massacro e la rappresaglia.
    Eppure, in quelle ore disperate, mentre la gestione dei rapporti fra militari tedeschi e popolazione passava dalle “public relations” della Staffen-Propaganda del defunto maresciallo Karl, alla Gestapo del capitano Saevecke per fare una “pubblica rappresaglia“, si diede il via a un braccio di ferro durissimo fra le autorità fasciste, contrarie alla rappresaglia e i militari tedeschi inferociti che non volevano sentire ragione.
    Si oppose il prefetto Piero Parini, che arrivò a minacciare le dimissioni; si oppose il federale Vincenzo Costa; si oppose Mussolini, intervenendo direttamente sul maresciallo Kesselring e telefonando allo stesso Hitler. La prova è, tra l’altro, negli atti del processo politico subìto nel dopoguerra da Vincenzo Costa il quale, nel suo diario (“Ultimo federale“, Il Mulino, 1997) ricorda: “Alle 14 (del 9 agosto, ndr) mi trovavo nell’ufficio dei capo della provincia quando arrivò una nuova telefonata del duce; abbassato il ricevitore, Parini mi permise di ascoltare la voce inconfondibile del capo. Tra l’altro egli disse: “il maresciallo Kesselring ha le sue valide ragioni; ogni giorno nel Nord soldati o ufficiali tedeschi vengono proditoriamente assassinati… Ha deciso di attuare la rappresaglia. Ma sono riuscito a ridurre a dieci le vittime… Ho interessato il Fhurer e spero ancora”.
    E proprio mentre le autorità fasciste e i militari tedeschi si contendevano le vite degli ostaggi appese a un filo, i gappisti milanesi colpirono di nuovo.
    Anche questo nella Storia è stato dimenticato.
    Alle 13 del 9 agosto 1944 un terrorista in bicicletta, armato di pistola, fulminò con un colpo alla nuca, davanti alla porta di casa, in via Juvara 3, il capitano della Milizia Ferroviaria, Marcello Mariani, sposato con quattro figli. Mentre l’uomo agonizzava nel suo sangue, un secondo gappista, di copertura, ferì a revolverate Luigi Leoni, della brigata nera “Aldo Resega“, che era sopraggiunto e si era gettato all’inseguimento del primo. Erano italiani e forse ai tedeschi importava poco, ma quando ci fu subito dopo a distanza di qualche ora l’attentato anche a un autocarro di tedeschi (anche se non fece nessuna vittima) il grave fatto decise la sorte dei quindici sventurati rinchiusi a San Vittore.
    Portati il giorno dopo a Piazzale Loreto furono fucilati e abbandonati sul selciato. Nessuno osò toccarli per non essere accusati di connivenza con i partigiani e nel quartiere non venne più nessun “Carlun“. Questa magra soddisfazione la si era dunque ottenuta. Anche se a caro prezzo; cioè coinvolgendo due volte due gruppi di innocenti.

    079 – La rappresaglia di Pazzale Loreto « Ricordare…

    MUSSOLINI - LA FINE - LE VERGOGNE D'ITALIA


    L'episodio dell'otto agosto e i morti nell'attentato all'autocarro tedesco che distribuiva viveri ai milanesi sono ricordati anche da Vincenzo Costa in:

    Vincenzo Costa, L'ultimo federale, memorie della Guerra civile, 1943-1945, Il Mulino, Bo, 1997, pp.106-108.
    Eh no , amico mio , hai sbagliato nel dire che Diciotto morti e tredici feriti innocenti, tutti assolutamente dimenticati, abrogati, cancellati dalla memoria storica, politica e giudiziaria italiana .
    Non tutti hanno dimenticato .
    I crimini come questi, sono stati volutamente dimenticati SOLO dall'ignobile e spregievole vulgata resistenziale che continua a nutrire i cervelli addomesticati di molti ignoranti .
    Chi vuole sapere e conoscere i fatti , come realmente sono accaduti e nella loro sequenza cronologica, ha i mezzi ormai per farlo.
    E sono sempre di più gli italiani affamati di memoria storica, troppo frettolosamente archiviata da PCI-DC ora PDL-PD.
    Il PDL , questa falso partito , che mai ha voluto combattere per la verità storica italiana !
    Ha ragione Grillo a dire che Il PDL è il PD con una L in più!
    In caso contrario , in tutti questi anni , avrebbe sostenuto a spada tratta chi si è messo in gioco per far conoscere la vera storia della guerra civile !
    Comunque , la sconfitta dei mille pseudostorici , professori universitari , giornalisti e delle forze politiche che li hanno foraggiati, dato premi e finanziamenti ,nei decenni passati , sta proprio nel fatto che decine di migliaia di italiani , centinaia di migliaia ,ora milioni di italiani , non hanno mai smessi di ricercare la verità e non si accontentano delle menzogne dette e ridette dalla Vulgata .
    il nostro mezzo è internet , che scavalca le opere farlocche e mercenarie che riempiono gli scaffali della resistenza in tutte le città italiane .
    Chi ha cervello e curiosità può sapere ora ha i mezzi per conoscere per farsi un idea indipendente anche rimamendo in casa sua e in anonimato .
    E la sconfitta loro sta proprio in questo : non essere riusciti a nascondere e seppllire i fatti !
    Qualcuno disse :
    La Verità storica , se la nascondi e la seppellisci , prima o poi, spunta fuori a morderti, come un cane rabbioso !
    E' quello che sta succedendo all'ANPI e ai gendarmi della memoria !
    DI ROSSO IN ITALIA C'E' SOLO IL VINO

    L'Italia è una razza, una storia, un orgoglio, una passione, l'Italia è una grandezza del passato.

  7. #517
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    Predefinito Re: Ci vorrebbe un Duce

    Citazione Originariamente Scritto da Proteus Visualizza Messaggio
    E la "casta" chi l'ha sempre votata senza ribellarsi,
    come sarebbe successo in qualsiasi altro Paese?

    L'ha votata Qui Quo Qua?
    Tu sei uno di quelli , che non si accorge , che non medita , che ha paura!
    Sputi sentenze ma alla fine non produci un'idea , una sola idea , che sia una, in questo forum ...come un Troll.

    Se non sei un Troll , inizia a proporre , invece di criticare gli altri che almeno provano a ragionare .
    DI ROSSO IN ITALIA C'E' SOLO IL VINO

    L'Italia è una razza, una storia, un orgoglio, una passione, l'Italia è una grandezza del passato.

  8. #518
    La Vengeance
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    Predefinito Re: Ci vorrebbe un Duce

    Citazione Originariamente Scritto da Ludis Visualizza Messaggio
    Questa discussione è surreale.
    Questa discussione è reale come reale è la grave situazione in cui versa il Paese.
    Ed in situazioni come questa si passa dai suicidi alla piazza in brevissimo tempo.
    Ecco perchè ci vorrebbe un Duce. SUBITO.
    "Due cose hanno soddisfatto la mia mente con nuova e crescente ammirazione e soggezione e hanno occupato persistentemente il mio pensiero: il cielo stellato sopra di me e la legge morale dentro di me" (Immanuel Kant)

  9. #519
    La Vengeance
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    Predefinito Re: Ci vorrebbe un Duce

    Citazione Originariamente Scritto da Malandrina Visualizza Messaggio
    A me basterebbe che il senso civico della classe politica italiana fosse vicino ai livelli di quello tedesco. E poi, diggiamolo: la Merkel sta facendo per la Germania esattamente quello che Edmond auspicherebbe facesse un ipotetico duce per l'Italia, solo che a loro basta un Cancelliere democraticamente eletto.
    Ricordo a Malandrina che, in Germania, anche Hitler fu eletto.
    "Due cose hanno soddisfatto la mia mente con nuova e crescente ammirazione e soggezione e hanno occupato persistentemente il mio pensiero: il cielo stellato sopra di me e la legge morale dentro di me" (Immanuel Kant)

  10. #520
    Me ne frego
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    Predefinito Re: Ci vorrebbe un Duce

    Citazione Originariamente Scritto da Edmond Dantés Visualizza Messaggio
    Questa discussione è reale come reale è la grave situazione in cui versa il Paese.
    Ed in situazioni come questa si passa dai suicidi alla piazza in brevissimo tempo.
    Ecco perchè ci vorrebbe un Duce. SUBITO.
    Non si rendono conto, una crisi così, abbiamo bisogno di una soluzione immediata, forte, o andremo a fondo.
    _Non rinnegare e non restaurare__


    Difendi la nazione come nei tempi passati, in modo moderno:" fotti lo Stato antifascista! "(Giò)
    L'invidia ha due bocche; con una sputa miele , con l'altra sputa veleno e fiele

 

 
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