





Ultima modifica di Troll; 10-05-12 alle 15:07


Studiare la vita dell'artista ti serve innanzitutto ad inquadrarlo in un periodo storico, per cui magari una sua intuizione era geniale per quel periodo, ma sarebbe una puttanata se emersa nel 2012, o anche solo 5 anni dopo. Serve a capire quali erano le correnti artistiche, sociali, di pensiero nel periodo in cui fu attivo, quindi si può capire se l'artista in questione fu un manierista, un innovatore o un distruttore. Serve anche ad individuare elementi che potrebbero averne influenzato la psicologia (se l'artista fu picchiato e violentato da piccolo, forse le sue tele cupe e piene di mostri grondanti sangue possono essere più comprensibili).
Tutto questo, poi, va a confrontarsi con il percorso dell'osservatore/fruitore dell'opera.
Se c'è una certa sintonia, un punto di incontro tra i due percorsi, allora è possibile che il fruitore "capisca" l'intuizione dell'artista. In caso contrario è probabile che l'opera, per l'osservatore, sia una puttanata.
Ad esempio io, che non sono un progressista e sono allergico ai buoni sentimenti telefonati, trovo stucchevole l'opera riprodotta sulla tazza frantumata dalla mamma di Maximilian, il quale invece l'apprezzava.
I magnifici asini sardegnoli ma'acchiappano da sempre... (salvo.gerli)






I magnifici asini sardegnoli ma'acchiappano da sempre... (salvo.gerli)


Personaggio drammatico. Rothko era un intellettuale, un uomo molto colto, molto riflessivo, ma anche molto triste. All'età di 66 anni per essere sicuro di morire si tagliò le vene dei polsi dopo aver ingerito grosse quantità di barbiturici e antidepressivi...nonostante il successo e il riconoscimento artistico raggiunto in vita. La lama da rasoio colorò la sua ultima opera sul pavimento del bagno del suo studio di Manhattan. Il giorno seguente il New York Times riportò la notizia della sua scomparsa omaggiando il pioniere dell'espressionismo astratto (etichetta che, tra l'altro, Rothko ha sempre odiato).
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Chi coltiva un pensiero raccoglie un'azione, chi coltiva un'azione raccoglie un'abitudine, chi coltiva un'abitudine raccoglie un carattere, chi coltiva un carattere raccoglie un destino.


Anche perché ci si dovrebbe porre il falso problema del "senso oggettivo" per immaginare che ci sia quello che "non lo capisce veramente" e dell'altro che "capisce veramente". Una volta sfornate il "senso" delle opere d'arte assume vita propria nell'occhio di chi le guarda... (così ci sarà quello disposto a pagare e l'altro no)
Ultima modifica di Troll; 10-05-12 alle 15:12

