Nietzsche ed Heidegger sono stati i "padrini" del nichilismo contemporaneo, anche se gli effetti del loro pensiero sulla società occidentale odierna sono dovuti a una lettura banale e per certi versi strumentale dei loro scritti. Se Dio è morto allora tutto è possibile?
Forse, quando si è celebrato il funerale, il morto ancora non c'era. Ma come sempre capita alle profezie, che vengono prese per buone anche quando non v'è motivo di credervi, alla fine queste si avverano. Così dopo un lungo periodo in cui si è tantato di provare teoricamente l'avvenuta morte di Dio, si è finiti con l'ucciderlo "realmente" attraverso l'attacco furioso alle istituzione religiose e statali.
Cosicchè il '68 è stato per il Novecento ciò che la Rivoluzione francese è stata per il Settecento. E in luogo dei philosophes illuministi sono stati i filosofi esistenzialisti a celebrare l'angoscia, la noia, la nausea, il mal de vivre, per contestare radicalmente la società del dopoguerra. Una volta poi abbattuto Dio attraverso le forme della gerarchia e dell'autorità, l'Occidente post-sessantottino si è rivelato quindi incapace di reggere alle spinte delle sue stesse tendenze anarchiche, sgretolandosi attraverso varie tappe progressive. Lasciandoci una tendenza naturale alla ribellione incapace di un'autentica rivoluzione. Gli anni novanta hanno rappresentato appunto questo punto d'arrivo auto-distruttivo, un'ulteriore, fortissima spinta sulla via della secolarizzazione e del nichilismo, che ha visto l'esaltazione del cinismo postmoderno. Non credere in nulla, ma ridere di tutto (anche di se stessi). Il risultato è l'impasse politica, lo sberleffo culturale, il ghigno amaro di una solitudine esistenziale.
Forse a posteriori possiamo dire gli anni ottanta hanno rappresentato soltanto l'aspetto "gayo" della rivoluzione. Il cui "candore" ci può apparire tale solo a confronto con le brutture estetiche del decennio successivo. Ma come sempre accade in un processo degenerativo, il cinismo degli anni novanta ha avuto la sua incubazione negli ottanta, i quali presentavano a loro volta uno sviluppo di istanze maturate già nei settanta.
Dietro l'immagine patinata, gli Ottanta nascondono le loro ombre nerissime, che facevano presagire quanto poi è deflagrato, e che oggi sono riconoscibili proprio in virtù di ciò che da esse è scaturito. Per quanto nella mente di chi li ha vissuti rappresentano nonostante tutto un piacevole ancoraggio della memoria. Almeno l'angoscia, se pure c'è stata, è stata passeggera e non soffocante come negli anni del grunge.





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