bsiviglia ha scritto:
Salvatore Borghese ha scritto:
Credo che D'Alema si sarebbe sentito "autorizzato a parlare e a prendere posizioni" chiunque sia stato adesso il segretario. Purtroppo, aggiungo io. Ma non mi sembra il caso di farne una colpa ai bersaniani.
Non è questione di "colpe" ma di una linea politica. Bersani è lì soprattutto perché è stato sostenuto da D'Alema e dai suoi luogotenenti e, quindi, se anche volesse smarcarsi, deve traccheggiare perché altrimenti i dalemiani gli farebbero una guerra senza quartiere. Un altro, che fosse stato eletto senza questo ingombrante sostegno, li avrebbe comunque avuti contro, ma avrebbe potuto appellarsi ai suoi elettori e avrebbe avuto più forza e autorevolezza di fronte alle "iniziative" di D'Alema.
Visto che lo stesso Bersani ha preso le distanze da questa posizione di D'Alema, mi sorge più di un dubbio sul fatto che sia una questione di linea politica.
La questione è più complessa: siccome D'Alema quelle cose le pensa sul serio (che abbia o meno secondi fini), logica vorrebbe che a nessuno sia impedito di parlare.
Logica-di-un-partito-serio vorrebbe invece che quando appare all'orizzonte una questione di qualsiasi natura, la dirigenza si riunisca e si metta d'accordo su quale linea seguire (dubito che in questo caso la cosa si sia verificata); e poi chi ha idee diverse non è affatto tenuta ad esternarle, tanto più se è (o viene percepito) da 15 anni come uno dei principali dirigenti del principale partito di csx.
Logica-infine-di-un'-opposizione-intelligente (qui siamo nella speculazione pura) vorrebbe che anche se TUTTI i dirigenti del Pd la pensassero come D'Alema (perché levatevi dalla testa che Max sia l'unico che la pensa a quel modo là dentro: le cose che ha detto sono di una banalità assoluta e condivise intimamente da almeno il 90% dei politici del Pd), ebbene se anche tutti la pensassero esattamente così, bisognerebbe dissimulare e fingere che non sia così quanto più possibile, per non creare disaffezione verso i propri elettori e frizioni con gli alleati; stiamo pur sempre parlando di una questione (la leggina-ponte di 18 mesi di "legittimo impedimento" per B. per consentire nel frattempo il concepimento di una modifica costituzionale) che non richiederebbe alcun contributo dell'opposizione quasi per un anno e mezzo. Quindi perché bastonarsi i cosiddetti con 18 emsi d'anticipo? Misteri.
Intanto: il partito socialista italiano ricorda a tutti perché non potrà mai prendere più dell'1% (cifra derivante dal numero di dirigenti ed iscritti del PS più
n, con
n tendente all'eguaglianza col primo addendo):
“Occorre essere realisti e riconoscere che, piaccia o no, il problema giudiziario di Berlusconi è diventato il problema del Paese”.
E’ quanto afferma il segretario del PSI, Riccardo Nencini.
“La riforma della giustizia, - continua Nencini - di cui c’è un bisogno tremendo e non da ieri, non può non tener conto di questo dato di fatto, pena il perpetuarsi della paralisi e della guerra civile fredda in corso da un quindicennio. E’ impossibile discutere della riforma della giustizia senza affrontare anche il nodo del legittimo impedimento o di un provvedimento analogo. Una ‘leggina ad personam’, come suggeriva ieri D’Alema può essere il male minore se ci consente di voltare pagina. Altri Paesi, come la Francia, sono sopravvissuti egregiamente alle incriminazione dei vertici dello Stato e ai relativi procedimenti sospesi fin quando è stato giudicato utile per il bene comune. C’è solo da sperare – conclude Nencini - che anche Di Pietro prima o poi se ne renda conto”.
Dal sito ufficiale.