Ieri notte stavo seguendo la maratona elettorale su Sky, e mentre ascoltavo l'ennesima riproposizione del discorso di Letta («Abbiamo fiducia nel fatto che il Presidente della Repubblica possa aiutare il sistema...») ho avuto una sorta di illuminazione: colui che dovrebbe stabilizzare il sistema è in realtà il grande sconfitto di questa tornata elettorale. Ripercorriamo gli eventi.
A fine 2011 Napolitano è il padrone indiscusso della politica italiana, che con una manovra sapientemente orchestrata è riuscito ad ottenere la caduta di Berlusconi ed il cambio di Governo. Il prescelto è Monti, che con la nomina a senatore a vita e con l'incarico di Pres. del Consiglio nei fatti viene incoronato da "Re Giorgio" come delfino, come erede (ricordate? In quei giorni Napolitano sembrava onnipotente!). Il disegno è manifesto: Napolitano vuole il passaggio dalla Seconda Repubblica del bipolarismo muscolare imperniato su Berlusconi ad una Terza in cui il centro abbia un peso autonomo e, collaborando con i progressisti, possa emarginare le spinte populistiche. Resta il problema di dare un peso politico a questo ennesimo tentativo di riproporre il Terzo Polo, ma Napolitano immagina un PdL allo sfascio e frotte di transfughi verso il nuovo centro.
Sotto i colpi dello spread PD, PdL, e centristi vari appoggiano il Governo Monti e per i primi tempi sembra che il progetto di Napolitano vada in porto. Berlusconi vuole far dimenticare i disastri del suo Governo e sparisce dagli schermi, mentre il popolo di centrodestra (disorientato dal ruolo ora marginale di Berlusconi e dall'appoggio ad un Governo Monti percepito come estraneo alle idee del PdL) si riversa in massa non su Monti, bensì su Grillo. Alle amministrative 2012 il TP stenta a decollare mentre esplode il M5S, ma (ricordate?) Napolitano non vede alcunchè: «Di boom ricordo quello degli anni 60, altri non ne vedo». Sono le prime avvisaglie di quanto avverrà qualche mese dopo.
Nella seconda metà del 2012 un altro ostacolo si frappone sulla realizzazione dello "schema Napolitano" ed è la vocazione maggioritaria di Matteo Renzi, ma la vittoria di Bersani tiene ancora in piedi il progetto di alleanza tra progressisti e moderati. A questo punto Berlusconi fiuta che contro Bersani una vittoria è ancora possibile, e decide di tornare in campo. Monti, per evitare di sparire e probabilmente mal consigliato circa il proprio appeal elettorale, decide di conseguenza di "salire in politica". Un'altra sconfitta per Napolitano, che immaginava Bersani a Palazzo Chigi e Monti al Quirinale. Circola la profetica battuta "Monti poteva essere un Ciampi, finirà con l'essere il nuovo Dini".
Il resto è storia recente. Bersani compie una campagna elettorale che dire moscia è poco, mentre Monti ne compie una percepita come "falsa" (la birra? il cagnolino?). Di contro Berlusconi tra urla e promesse più o meno strane si riprende il suo elettorato, mentre Grillo compie il suo capolavoro mobilitando il popolo delle piazze ed erodendo consenso a sinistra. Si arriva così al voto di ieri, che in sintesi vede questo scenario:
- Berlusconi è tutto fuorchè archiviato e si è ripreso circa il 30% dell'elettorato
- Il delfino di Napolitano (Monti) è stato costretto all'irrilevanza
- Stavolta il boom di Grillo si è sentito per davvero!
- Da questa situazione, tanto in caso di ritorno alle urne quanto di accordo con Berlusconi, il Partito Democratico è fregato.
Un capolavoro.