Pagina 5 di 32 PrimaPrima ... 45615 ... UltimaUltima
Risultati da 41 a 50 di 316

Discussione: Padania intraprendente

  1. #41
    email non funzionante
    Data Registrazione
    16 Oct 2010
    Messaggi
    6,606
     Likes dati
    0
     Like avuti
    176
    Mentioned
    1 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito Re: Padania intraprendente

    Turismo, presenze in crescita in Veneto: +1,4% rispetto al 2012
    Nei primi otto mesi dell’anno trend positivo. Più presenza ma diminuiscono i pernottamenti: calano gli italiani, sempre più stranieri
    VENEZIA. Si è chiuso con un +1,4%, trainato dal mese di agosto, il bilancio degli arrivi dei turisti in Veneto nei primi otto mesi del 2013 dopo un semestre messo in difficoltà dal tempo inclemente. «I dati definitivi e certificati di agosto - rileva l'assessore Marino Finozzi - parlano di 2.675.536 arrivi registrati, pari a +7% rispetto allo stesso mese del 2012, che si sono tradotti in 14.136.982 presenze, ovvero -0,9% rispetto l'anno prima. Il forte incremento degli arrivi ha riguardato tutti i comprensori turistici: mare +9%, città d'arte +7,2%, lago +6%, terme +2,8% e montagna +0,3%. Sono tuttavia diminuiti ovunque i pernottamenti, però con la significativa variazione delle città d'arte: +7,6% di presenze».
    «Se consideriamo l'intero periodo gennaio-agosto - osserva Finozzi -, si sono registrati 11.900.229 arrivi (+1,4% rispetto allo stesso periodo del 2012), con 48.480.834 presenze (-1,8% rispetto ai primi 8 mesi 2012). Dentro questa cornice, aumentano del 3,1% i turisti stranieri, mentre calano ancora(-1,9%) quelli degli italiani, tendenza che si conferma anche per quanto riguarda i pernottamenti (+1,1% gli stranieri e -6,9% gli italiani). Questi ultimi numeri confermano peraltro il trend all'accorciamento dei soggiorni, che è ormai una costante del turismo contemporaneo, dove ci si muove di più ma per periodi più brevi. Va peraltro sottolineato - aggiunge Finozzi - il buon risultato delle città d'arte (+3,6% negli arrivi e +1,9% nelle presenze) e delle località termali (+3,1% negli arrivi e sostanziale stabilità nelle presenze). Cresce ancora la percentuale complessiva dei turisti stranieri, che supera il 66% del totale delle presenze, con Germania, Austria, Paesi Bassi, Regno Unito e Francia ai primi posti, ma con una crescita a due cifre di russi (+20,1%) e cinesi (+23,1%), ma anche di australiani (+13,2%), irlandesi (+ 12,8%), sudafricani (+13,4%o)».
    I dati confermano infine il calo delle strutture alberghiere di profilo qualitativo più basso (-10% negli alberghi a 1 o 2 stelle) e l'ottima performance dell' agrituristico, che cresce ancora dell'8,2%.
    «Con i numeri di settembre - conclude Finozzi - dovremmo tornare sostanzialmente in pari con quelli dell'annata record 2012, a conferma dell'apprezzamento del turismo mondiale per il Veneto. È pur vero che bisognerà vedere i reali effetti sulla redditività delle imprese, ma rispetto al resto d'Italia stiamo andando molto bene».
    Turismo, presenze in crescita in Veneto: +1,4% rispetto al 2012

    VOLEVA CREARE 1500 POSTI DI LAVORO IN VENETO, INVECE ANDRÀ IN CARINZIA
    Intervista a Francesco Biasion, titolare della Bifrangi di Mussolente (Vicenza), un’industria che ha circa 450 dipendenti. Voleva arrivare almeno a 2000, ma “tutti i miei progetti sono stati bloccati”. “Questo Paese non ha futuro”. Oltre all’Austria, la sua azienda ha una forte presenza in Inghilterra.



    Letta: «La ripresa c’è ma non si vede». La battuta gliel’ha scritta Totò
    di Luciano Capone
    Fino a poco tempo fa, pur in presenza di numeri tutti negativi, c’era un solo italiano in grado di vedere la ripresa ed era il ministro Saccomanni: «Credo di essere l’unico che continua a vedere un po’ di luce in fondo al tunnel e a pensare che non sia il treno che ci sta venendo incontro». Certo, per tutti gli altri italiani non vedenti quella luce non era un grandissimo segnale, ma c’era chi pensava di potersi fidare dell’occhio di lince di Saccomanni e della sua posizione che gli garantisce una visuale migliore dei cittadini comuni.
    Ora anche quella luce si è spenta, ma il presidente del Consiglio ci dice che la ripresa ci sarà comunque. «Per far ripartire l’economia e i consumi l’elemento di fiducia è fondamentale» ha dichiarato intervenendo al Coni Enrico Letta, «Ci sono segnali macroeconomici che non si vedono e non si toccano ma la ripresa è a portata di mano». Non ci sono numeri positivi, bene che vada il prossimo anno si passerà dalla recessione alla stagnazione. Tutte le categorie produttive sono pessimiste, anche perché non è stato fatto nulla sul fronte delle riforme, se non aumentare ulteriormente la pressione fiscale. Le stime delle agenzie di rating e del Fondo monetario parlano di un incremento del Pil inchiodato allo 0,5% e le stesse previsioni del governo che danno il prodotto interno lordo in crescita di oltre l’1% sono state smentite dalla Corte dei Conti: «È ancora alta la probabilità che si realizzi un quadro meno favorevole di quello prospettato dal governo». Non potendosi aggrappare ai numeri né affidare alle luci, Letta ci dice che la ripresa c’è ma non si vede, come un trucco di Silvan. In molti hanno pensato che il premier, come capita a tutti quelli in condizioni disperate, dopo le cattive notizie delle istituzioni internazionali, si sia rivolto al mago Otelma o a Wanna Marchi.
    In realtà Letta sembra essersi ispirato a Mezzacapa, lo storico rivale di Totò e Peppino, che spiega ai due contadini il clima milanese: «A Milano, quando c’è la nebbia non si vede». «Perbacco, e chi la vede questa nebbia?», «Nessuno». Il surreale dialogo si chiude con Totò che chiede: «Ma se i milanesi, quando c’è la nebbia, non vedono, come si fa a vedere che c’è la nebbia a Milano?». A questa domanda non sanno rispondere né Letta, né Mezzacapa. Ora che non c’è più nemmeno la luce in fondo al tunnel, quella che Letta vede nel futuro dell’Italia non è la ripresa economica, ma solo la nebbia.
    Letta: «La ripresa c?è ma non si vede». La battuta gliel?ha scritta Totò | L'intraprendente



    Lo dice chiaramente persino Totò: "I milanesi che cosa vi dicevano....vedendo questo tipo STRANIERO....".

    56 miliardi. L’Italia ringrazia lo schiavo fiscale lombardo
    È l'ammontare del residuo fiscale della Lombardia nel 2012. Il 2013 rischia di essere ancora peggio (vedere contatore Intraprendente). Lo schema rapina al Nord e assistenzialismo al Sud ormai non regge più. Urge scossa al sistema
    di Marco Bassani
    Sul sito scenarieconomici.it è stato appena riproposto uno studio del maggio scorso che appare inattaccabile, fondato com’è su dati accessibili a tutti (RGS e ISTAT) e che calcola i rapporti di “dazione ambientale e territoriale” fra le regioni in Italia. Fino a qualche anno fa questi dati erano veramente poco conosciuti e difficili da reperire. Quando, ormai un quarto di secolo fa, una forza politica incominciò ad affermare che la frattura Nord/Sud era assai più rilevante di quella destra/sinistra sulla quale ruota(va) l’asse politico italiano, queste cose erano poco più che “sospetti” e certamente l’entità del furto poteva essere nascosta.
    Oggi non è più così. Nel 2012, l’annus mirabilis della decrescita italiana, una cosa non sembra mai decrescere. La rapina ai danni dei contribuenti lombardi e, in misura minore, dei loro coadiutori settentrionali. Il tutto avviene, ovviamente, attraverso l’imposizione fiscale e non si tratta di una diavoleria connaturata che si appiccica a tutti gli abitanti della valle del Po in virtù di un qualche fattore genetico o culturale. La rapina fiscale è indifferenziata, una sorta di “livella” che riguarda solo chi vive e lavora al Nord e rispetta, almeno entro il territorio, il terzo articolo della Costituzione più bella del mondo: sottrae “senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali”.
    Se anche dovessimo credere alla tassazione come prezzo dei servizi che lo Stato offre, risulta evidente che questi vengono consumati e pagati in maniera diversa. Mentre nessuno può obbligare un uomo barbuto ad acquistare lamette da barba, o un calvo a comperar flaconi di shampoo, lo Stato ha il potere di tassare, ossia raccogliere danaro come, quanto e da chi vuole e redistribuirlo come meglio ritiene opportuno. Dato che il tutto accade in regime di assoluto monopolio, i servizi dello Stato sono un’offerta che (proprio come quelle di don Corleone) non si può rifiutare e, almeno tendenzialmente, anche la correlativa imposizione fiscale è ben difficile da schivare. Ora, se le sperequazioni appaiono come la normalità della “lotta di tasse”, questo Paese ha sviluppato un’altra e ormai inossidabile “ingiustizia politica” di natura territoriale che, invece, non ha corrispettivi al mondo.
    Cerchiamo di chiarire i termini della questione. Il residuo fiscale è la differenza fra quanto il governo romano ricava da un territorio e quanto invece spende su quello stesso territorio. Si potrebbe calcolare per ogni quartiere, caseggiato, famiglia. Ma ci accontentiamo del calcolo suddiviso per regioni. Nel 2012 la Lombardia ha un prodotto saldo attivo di oltre 56,5 miliardi di euro, Emilia Romagna e Veneto di circa 15. Se il segno positivo è solitamente una bella cosa, in questo caso non lo è affatto: si tratta, infatti, di danaro che abbandona per sempre queste regioni, le quali sono più povere. Di quanto? La Lombardia subisce una rapina fiscale del 17% del proprio prodotto interno lordo, mentre Emilia Romagna e Veneto si lasciano grassare per circa il 10%. È come se queste regioni dovessero lavorare ogni anno alcune settimane per gli altri, poi per lo Stato e infine per se stessi. Fino a marzo inoltrato lo schiavo fiscale della Lombardia lavora autenticamente per gli altri, ossia tutto ciò che produce sparisce non solo dalle sue tasche, ma anche dal suo territorio. In generale, il Nord presenta un residuo di quasi 95 miliardi, l’Italia centrale di 8, mentre il Mezzogiorno è un’idrovora che pompa e brucia (inutilmente) circa 63 miliardi.
    Ma rimaniamo alla Lombardia, il caso di gran lunga più eclatante. Ogni residente in questa fortunata regione paga ogni anno 5.800 euro più di quanto riceve. Una famiglia lombarda di quattro persone in soli 4 anni rinuncia a centomila euro e in quaranta anni brucia un milione di euro su un altare di nome Italia. Non esiste, credo sia ormai chiaro ai più, alcuna “via nazionale” alla fuoriuscita dalla crisi. Il flusso di danaro che dalla Lombardia imbocca l’autostrada del Sole e poi la Salerno-Reggio Calabria, disperdendosi in mille rivoli improduttivi e spesso criminali, produce una spirale di rendita, assistenza e parassitismo che sta facendo sprofondare il Paese nel Terzo mondo.
    56 miliardi. L?Italia ringrazia lo schiavo fiscale lombardo | L'intraprendente

  2. #42
    gigiragagnin@gmail.com
    Data Registrazione
    23 Dec 2011
    Messaggi
    10,625
     Likes dati
    10
     Like avuti
    1,437
    Mentioned
    43 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito Re: Padania intraprendente

    basta con totò peppino e la malafemmena.

  3. #43
    email non funzionante
    Data Registrazione
    16 Oct 2010
    Messaggi
    6,606
     Likes dati
    0
     Like avuti
    176
    Mentioned
    1 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito Re: Padania intraprendente

    In dieci anni quasi raddoppiato l'export lombardo verso l'Asia
    Lombardia verso continente asiatico: un business che in soli sei mesi arriva a quasi 19 miliardi di euro, circa un terzo del totale italiano. Riportiamo alcuni dati Istat interessanti, fornitici dalla Camera di Commercio di Milano, inerenti il primo semestre 2013, in confronto allo stesso periodo del 2003: l'export lombardo, dal 2003 al 2013, passa da 4,6 a 8,5 miliardi di euro: +84%. Cina, Giappone e Corea i maggiori destinatari di prodotti lombardi, ma le esportazioni in dieci anni crescono soprattutto con Qatar (+286%), India (+218%), Emirati Arabi (+188%) e Singapore (+141,6%). E se le esportazioni di Milano nel 2013 superano i 4 miliardi di euro, sfiorano il miliardo anche quelle di Bergamo (922 milioni, +75%) e Varese (865 milioni circa, +108%).
    Il settore trainante resta il manifatturiero, che passa dai 4,6 miliardi del 2003 agli 8,4 del 2013: si esportano soprattutto macchinari (2,7 miliardi, +84,4%) e la moda (1,3 miliardi, +104%).
    “L'economia asiatica è sempre più un fattore determinante per le dinamiche economiche globali - ha dichiarato Pier Andrea Chevallard, Segretario Generale della CCIAA milanese e Direttore della sua azienda speciale Promos per l'internazionalizzazione -. Nel corso degli ultimi anni abbiamo assistito ad una crescita molto interessante di numerosi nuovi mercati asiatici, che ha contribuito a spostare gli equilibri del commercio internazionale, diventando sempre più strategici anche per le nostre imprese. È perciò più che mai nostro compito far conoscere questi mercati agli imprenditori lombardi, e fornire loro tutti gli strumenti necessari affinché possano sviluppare la propria attività sia in questi contesti nuovi che in quelli già consolidati, come la Cina”.
    In dieci anni quasi raddoppiato l'export lombardo verso l'Asia - LaBissa.com

    Nonostante la nostra sciatteria, Londra ci premia per il turismo
    di Stefano Paolo Giussani
    Provo a descrivere lo scintillio della più prestigiosa fiera del turismo sul pianeta, il WTM (World Travel Market, ndr) appena concluso a Londra. Due giganteschi padiglioni che nel grigiore novembrino sul Tamigi sfavillano in una fantasmagoria di colori con gli stand degli espositori che gareggiano al design più accattivante.
    Tutti gli espositori? No, purtroppo. Siamo la nazione del buon gusto, ma quando arrivi nello spazio dell'Italia trovi un brutto, bruttissimo stand. Vorrei davvero conoscere chi è il genio che ha progettato l’allestimento (uguale da almeno sei anni, posso dimostrarlo) perché se anche lui arriva dal paese di Michelangelo, Raffaello e Caravaggio, deve avere preso la parte peggiore. Signori organizzatori: il turismo è il nostro petrolio, perché lo diamo via in barattoli arrugginiti?
    La pessima presentazione in contraltare agli arrivi pur sempre lusinghieri, conferma però che siamo un paese ambito e meraviglioso. Non oso immaginare come lieviterebbero gli arrivi se solo imparassimo anche a presentarlo. Lo dimostrano i riconoscimenti. Nonostante tutto, infatti, il popolo dei viaggiatori continua a venire e a premiarci. A fine manifestazione c’è stata l’assegnazione degli awards, dove la Liguria l’ha fatta da padrona con la vittoria di Genova come miglior destinazione di tappa crocieristica e le nomination del capoluogo per la categoria “City break” e di Sestri Levante per la categoria “Room with a view”.
    Sarà contento Andersen che proprio a Sestri trascorse una parte della sua vita. Un po’ meno io che, pur gioendo per la Liguria, mi rammarico perché vivo nel paese più bello del mondo ma quando si tratta di presentarsi alla fiera più importante siamo sotto i livelli della Nigeria (anche qui, posso dimostrarlo).
    Nonostante la nostra sciatteria, Londra ci premia per il turismo | L'intraprendente

    L’Austria corteggia le imprese friulane
    In centinaia alla presentazione delle opportunità offerte. «L’Italia ci opprime»
    di Domenico Pecile
    CAMINO AL TAGLIAMENTO. Aveva fatto un brutto sogno, la notte precedente. «Ho sognato – riferisce l’ambasciatrice economica della Carinzia per il Nordest, Ingrid Valentini Wanka – che sarei arrivata qui e non avrei trovato nessuno. Invece...».
    Già, soltanto un brutto sogno perché, l’altra sera, al ristorante “Al Molino” erano presenti oltre 200 imprenditori arrivati da tutto il Friuli, ma anche dal Veneto e dalla Lombardia per partecipare all’incontro “L’Austria/Carinzia. Sinonimo di successo. Vantaggi economici e fiscali, contributi e terreni a prezzi imbattibili”.
    Imprenditori arrabbiati, delusi, rassegnati. A caccia di futuro e di speranze. Decisi a dribblare quello che tutti loro definiscono uno Stato nemico di chi produce. Si sentono braccati, controllati come fossero nemici e non artefici. Si sentono nel mirino di un gioco al massacro del tanto peggio tanto meglio.
    Parlano, ma vogliono l’anonimato («Mica siamo così fessi da fornire le generalità, così domani abbiamo il controllo in azienda»), spiegano ma non trovano soluzioni («l’unica certezza è che così non si va avanti e finiamo tutti nel baratro»), ascoltano ma prendono tempo («L’Austria? Un altro mondo a un’ora di auto. Sì, dovremmo avere tutti il coraggio di andarcene»).
    Ma il Paese delle meraviglie, nella fattispecie la Carinzia che da una decina d’anni ha messo in moto una micidiale macchina della persuasione per attirare artigiani e imprenditori, ha le braccia allargate, accoglie tutti.
    «Ma - come ha spiegato nel corso dell’incontro Natascha Zmerzlikar, direttrice per il mercato italiano dell’Entwicklungsagenutur Kärnten, Eak, società governativa della Carinzia che tra gli obiettivi ha anche quello di creare nuovi posti di lavoro – se le aziende che vanno male in Italia, e vogliono venire qui, pensano di risolvere la loro crisi, si sbagliano». Insomma, tappeti rossi srotolati, ma soltanto per artigiani e imprenditori virtuosi, con voglia di fare, di innovare e di consolidare la loro realtà produttiva.
    I vantaggi a investire e produrre in Carinzia sono stati illustrati anche da Marion Biber e dalla legale Enrica Maggi che ha parlato degli aspetti societari e fiscali dell’Austria.
    E di vantaggi, almeno sulla carta, ce ne sono talmente tanti che quando l’altra sera sono stati snocciolati e spiegati, la platea li ha sempre commentati con cenni di disappunto perché li ha paragonati ai nostri. Soltanto alcuni dati: in Austria c’è un’unica imposta sugli utili del 25%, non esiste Irap, non esiste nessun’altra tassazione nascosta, non ci sono studi di settore.
    «Un mio cliente – rivela un commercialista presente alla serata che, ovviamente preferisce l’anonimato, in una settimana ha ottenuto tutti gli ok per il terreno e l’avvio dell’attività. Quello che più attrae i nostri imprenditori è l’aspetto della burocrazia che in Carinzia è davvero insignificante rispetto all’Italia». Ma c’è pure dell’altro.
    L’avvocato Enrica Maggi afferma che i controlli fiscali in Austria non sono persecutori come in Italia e che la loro «Guardia di finanza fa una sorta di lavoro preventivo per mettere l’imprenditore nelle condizioni di operare al meglio e nel rispetto delle regole. Insomma, non ci sono i controlli che ben conoscete».
    L’elencazione dei vantaggi prosegue e gli imprenditori si guardano smarriti, come si stesse parlando di un altro mondo: in Austria si possono dedurre tutte le spese legate all’attività aziendale; la costituzione di una srl (le spa sono rarissime) costa 2 mila 500 euro tutto compreso, mentre in Italia si arriva anche a oltre 15 mila. E avanti di questo passo.
    «Otto anni fa – racconta G.R. - per una concessione edilizia a Grado ho gettato dalla finestra quasi un milione di euro per interessi passivi. Ma ci rendiamo conto che a 100 chilometri da qui siamo in un altro mondo? Ma a Roma si rendono conto che l’impresa è all’ultima spiaggia»? Il convegno si conclude con una chiosa dell’avvocato Maggi che rappresenta una sorta di ciliegina sulla torta: «In Austria nessuno capisce cos’è l’Irap». «Nemmeno da noi», è la replica sconsolata di un partecipante.
    C’è ancora il tempo per la cena-buffet offerta dai carinziani che alla fine consegneranno a tutti i presenti un pacchetto contenente alcuni gadget. «Loro sanno promuoversi, ma soprattutto offrire garanzie; noi – afferma un imprenditore pordenonese - non abbiamo più nulla da raccontare, se non bugie».
    L?Austria corteggia le imprese friulane - Cronaca - Messaggero Veneto

  4. #44
    email non funzionante
    Data Registrazione
    16 Oct 2010
    Messaggi
    6,606
     Likes dati
    0
     Like avuti
    176
    Mentioned
    1 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito Re: Padania intraprendente

    La buona notizia/ Nel regno degli occhiali vince il made in Nord
    di Stefania Leo
    Occhiali, una parola che per l’Italia significa 2.8 miliardi di euro di fatturato. Il settore resiste bene alla crisi: nonostante abbia perso 395 aziende in dieci anni, né il fatturato né l’occupazione ne hanno risentito. Il primo è cresciuto del 5,3% e gli occupanti sono passati da 16.120 a 16.220 unità. Il distretto bellunese traina il settore, con i quattro grandi colossi della produzione italiana qui dislocati – parliamo di Luxottica, Safilo, De Rigo e Marcolin.
    Ma c’è una novità tra i produttori: se i big tra Padova e Veneto dominano ancora un settore in cui il Nord è protagonista, in provincia di Varese alcune realtà virtuose e innovative sono diventate il secondo distretto produttivo dell’occhialeria. A dirlo un’analisi della Camera di Commercio di Varese, realizzata in collaborazione con Anfao (Associazione nazionale articoli ottici) e Certottica (Istituto italiano per la certificazione dei prodotti ottici). Qui infatti operano attualmente 33 aziende che danno lavoro a 1.000 addetti, per un fatturato di oltre 200 milioni di euro. Numeri rimasti stabili rispetto al 2011 nonostante la crisi. La parola chiave del successo resta il fatto al Nord: il prodotto è pensato e costruito in loco, la distribuzione e le vendite guardano all’estero. Ma non solo: mentre i colossi del Cadore puntano sui semilavorati cinesi per ammortizzare i costi, chimica e ricerca stanno cambiando il volto della produzione di lenti e occhiali nella provincia di Varese.
    Il segreto del successo? La chimica
    Se il mondo conosce bene i brand, i prodotti e soprattutto i numeri di Luxottica, Safilo, De Rigo e Marcolin, sempre più rumore fanno i nomi di aziende come Mirage, Mazzucchelli e Centro Style. Per la Mirage di Venegono Inferiore, capitanata da Cristiano Milone, il segreto sta nel pensare e produrre tutto internamente, dal design al prodotto finito. E non solo. La scoperta della bioplastica M49, studiata dalla Mazzucchelli S.p.a., evidenzia un altro fattore che contribuisce al successo del distretto varesino nel settore dell’occhialeria: la chimica.
    Graziano Marusi, coordinatore della commissione tecnica dell’Anfao, mette in evidenza i grandi sforzi nella ricerca profusi dalle imprese del settore dell’occhialeria, per adeguarsi al regolamento europeo vigente in materia. Dato che l’impiego di nichel nelle produzioni di accessori moda è responsabile del 20% delle dermatiti della popolazione europea, studiare i materiali e il design adatto alla prevenzione di queste patologie diventa la chiave di volta per immettere sul mercato un prodotto di qualità, competitivo, ma soprattutto in linea con le direttive comunitarie. La bioplastica M49 è usata dalla Mirage soprattutto per gli occhiali destinati al mercato americano.
    L’Italia, e sarebbe meglio dire il Nord Italia, è da molto tempo il primo paese nel mondo per la produzione di occhiali e lenti. Il 95% delle aziende operanti nel settore sono nel settentrione, così come gli occupati, per il 98% residenti al nord (fonte: Anfao). Nel 2012 il fatturato ha toccato i 2,8 miliardi di euro, con un aumento del 5,3% rispetto al fatturato dell’anno precedente. Benché le aziende siano oggi solo 880 rispetto alle 903 del 2011 (2,5% in meno rispetto al 2011), gli stessi colossi veneti hanno assorbito la manodopera bruciata dall’importazione di semilavorati cinesi. Solo Luxottica produce 26 milioni di occhiali l’anno in Cina. Ora anche a Vedano Olona, dove opera la Centro Style, la delocalizzazione non fa paura. L’azienda fondata 36 anni fa da Francesco Conti conta oggi 120 addetti, 5 linee di prodotti e una filiale nel Regno Unito. Ben 40 distributori esteri si occupano di servire esclusivamente negozi e catene di ottica in più di 80 paesi nel mondo.
    La buona notizia/ Nel regno degli occhiali vince il made in Nord | L'intraprendente





    Se Tuum fa del Pater Noster un business da 5 milioni
    di Mariella Baroli
    Tuum è un’azienda relativamente giovane. Nasce ad opera di due ragazzi che di gioielli sapevano ben poco, Michele Alberti e Simone Finocchi. La loro idea si è però rivelata vincente e dal 2009 ad oggi si sono fatti conoscere in tutta Italia dove hanno raggiunto la quota di 700 rivenditori. Il duo punta a raggiungere il migliaio entro la fine dell’anno e parallelamente a farsi conoscere all’estero. In Spagna stanno, infatti, per siglare un accordo con il gruppo “El Corte Inglès” ma nei loro progetti ci sono anche Francia, Svizzera, Germania e Austria. Tanto per iniziare.
    Ma qual è l’idea dietro al marchio Tuum? Valori universalmente riconosciuti, sublimati in una preghiera. Ogni anello presenta un’impressione a rilievo con il Pater Noster o l’Ave Maria. In oro, argento, o riempite con uno smalto colorato. Il loro prodotto, dicono, attrae sia credenti sia non credenti, tanto che i creatori nell’ultimo anno hanno avviato un ampliamento della gamma. Ora Tuum propone anche fedi, rosari e penne; tutte con la loro classica incisione.
    Con questa diversificazione di prodotti i due imprenditori puntano a chiudere l’anno con un fatturato di 5,5 milioni di euro, rispetto ai 4 milioni con cui avevano chiuso il 2012. Il richiamo della preghiera non è mai stato così forte. Ma non è solo la spiritualità ad attrarre clientela: ogni pezzo della collezione è prodotto in Italia al cento per cento, secondo tecniche piuttosto innovative. Fusione a cera e micro fusione; ogni anello è quasi una scultura. Chi aveva detto che la fede si trovava in un momento di crisi a fine anno potrebbe avere più di cinque milioni di ragioni per ricredersi...
    Se Tuum fa del Pater Noster un business da 5 milioni | L'intraprendente



    Fenice, dalle ceneri a prima della classe
    Alessandro Beltrami
    ​«Siamo il primo teatro tedesco in Italia». Scherza ma neppure troppo Cristiano Chiarot, sovrintendente della Fenice. Dalla parte sua ha i numeri: a Venezia nel 2013 ci sono state 134 recite d’opera (contro le 72 del 2009), il numero più alto in Italia. Il sipario si è alzato 431 volte mentre gli spettatori hanno sforato quota 150mila. Ma soprattutto gli incassi, dai 5.067.000 euro del 2009, hanno toccato a fine ottobre gli 8.700.000: seconda voce in bilancio dietro i 13,5 milioni del Fus. E dal 2011 i bilanci sono in pareggio.
    In una situazione a tratti davvero desolante del sistema lirico italiano, quella veneziana sembra un’isola felice. Chiarot, a Milano per presentare la nuova stagione della Fenice che aprirà il 23 novembre con L’Africaine, rarità di Meyerbeer, attribuisce la situazione virtuosa a una forte progettualità: «Stabilito il punto di non derogare da un modello culturale che lega repertorio e ricerca, abbiamo ampliato lo sguardo e analizzato la questione del pubblico. Il nostro scopo è offrire un prodotto di qualità in modo continuativo. Abbiamo lavorato nella programmazione anche in base ai flussi turistici e adottato la logica di pensare ad allestimenti che possano durare almeno una decina d’anni, come La traviata di Carsen, prima opera nella Fenice ricostruita. La scelta di un semirepertorio che torna nel tempo ha abbattuto i periodi di prova, allargando le finestre per le rappresentazioni».
    Il teatro ha effettivamente un’utenza a dir poco cosmopolita. Italiano è soli il 23%, segue il 22% dalla Francia, il 10% dalla Germania. Chi si immagina comitive di giapponesi sbaglia: dal Sol Levante arriva solo il 4%.
    «Chiediamo ai registi – prosegue Chiarot – di progettare le scene in modo che possano essere smontate e rimontate con facilità, per poter allestire opere diverse in sere consecutive. Il modello produttivo pluriennale ci consente di firmare contratti meno onerosi. Il risultato è che alcune opere arrivano ad avere un ritorno economico tale da poter finanziare le altre». Aumento della produttività significa però anche più lavoro. «Bisogna evitare sacche di inoperosità da parte delle masse artistiche. Con i sindacati c’è dialettica continua, posso dire che prende almeno il 30% del mio lavoro. Il sindacato deve essere una cerniera con la base. Per aumentare la produzione non bisogna aumentare la spesa ma ottimizzare orari di lavoro e programmazione. È un fatto che oggi le persone alla Fenice lavorino molto di più di alcuni anni fa. È un cambiamento culturale che si ottiene solo con il consenso e il dialogo».
    La vita del teatro però deve fare i conti con il famigerato Fondo Unico per lo Spettacolo. Ridotto di anno in anno e spesso, è il caso di dirlo, in corso d’opera. «Senza Fus – prosegue Chiarot – la lirica in Italia non può sopravvivere. È un dato di fatto». Qualche speranza arriva dalla nuova legge: «Il Fus dovrebbe essere redistribuito non solo sui criteri di spese per il personale ma anche sulla produzione. Le Fondazioni si salvano soltanto se tutte si adeguano a regole per una gestione sostenibile e virtuosa». Ma se la riforma di Bray «per la prima volta guarda in modo globale l’intero comparto e a differenza dei precedenti non è punitivo», i timori sono tanti: «La prima stesura era statalista, non premiava una gestione manageriale. Gli emendamenti hanno reso il testo approvato più accettabile. Quello che però ora temiamo sono i regolamenti attuativi».
    Fenice, dalle ceneri a prima della classe | Spettacoli | www.avvenire.it





    Export italiano di vino verso il record: cinque miliardi nel 2013
    di Emanuele Scarci
    Export di vino italiano lanciato verso la soglia record dei 5 miliardi grazie a una crescita del 9%. Calano invece le quantità esportate intorno al 3%: quindi meno quantità ma più valore. I dati emergono da una proiezione della Coldiretti sulla base dei dati Istat relativi ai primi sette mesi dell'anno.
    Le migliori performance sono degli spumanti, come l'anno scorso, che mettono a segno un aumento in valore del 18%, probabilmente a danno del più costoso champagne. Il Prosecco rimane il traino del nostro export: quest'anno si stima una produzione di 300 milioni di bottiglie.
    Per i vini italiani la maggioranza del fatturato all'estero viene realizzata sul mercato statunitense dove l'export, in valore, aumenta del 10% mentre al secondo posto segue la Germania, +9%. Un aumento del 10% si registra anche in Russia e addirittura del 23% in Australia (ma la base è più piccola). L'Australia è oggi il primo Paese esportatore di vino tra quelli extraeuropei e il quarto a livello mondiale dopo Francia, Italia e Spagna.
    Positivo anche il dato sui mercati asiatici, con una crescita complessiva del 3%, con un apprezzabile aumento del 6% in Cina che è il Paese più dinamico e con maggiore prospettive di consumo. Tuttavia le performance sono inferiori alle aspettative.
    Quanto alle preferenze, negli Stati Uniti sono particolarmente apprezzati il Chianti, il Brunello di Montalcino, il Pinot Grigio, il Barolo e il Prosecco che piace però molto anche in Germania insieme all'Amarone della Valpolicella e al Collio mentre in Russia sono apprezzati Chianti, Barolo, Asti e Moscato d'Asti ed in Inghilterra Prosecco, Chianti, Barolo.
    http://www.ilsole24ore.com/art/impre...l?uuid=ABuzB7Z


  5. #45
    Forumista storico
    Data Registrazione
    04 May 2009
    Messaggi
    44,173
     Likes dati
    1,276
     Like avuti
    2,954
    Mentioned
    29 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito Re: Padania intraprendente

    Evidentemente oggi la Padania intraprendente è rimasta in manutenzione.
    E dire che ho fatto il coglione in tutti i modi possibili per stimolare un qualche misero intervento e andare avanti.
    Nulla di nulla.
    Ma sta manutenzione quanto vi dura?
    Ultima modifica di ventunsettembre; 02-12-13 alle 18:37
    Se il popolo permetterà alle banche private di controllare l’emissione della valuta, con l’inflazione, la deflazione e le corporazioni che cresceranno intorno, lo priveranno di ogni proprietà, finché i figli si sveglieranno senza casa.

  6. #46
    Forumista storico
    Data Registrazione
    04 May 2009
    Messaggi
    44,173
     Likes dati
    1,276
     Like avuti
    2,954
    Mentioned
    29 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito Re: Padania intraprendente

    Meno male che la notte arriva l'ondata di freezer.
    Brrrrrrrrrr! Che frec!
    Se il popolo permetterà alle banche private di controllare l’emissione della valuta, con l’inflazione, la deflazione e le corporazioni che cresceranno intorno, lo priveranno di ogni proprietà, finché i figli si sveglieranno senza casa.

  7. #47
    email non funzionante
    Data Registrazione
    31 Mar 2009
    Messaggi
    22,425
     Likes dati
    46,241
     Like avuti
    21,159
    Mentioned
    159 Post(s)
    Tagged
    1 Thread(s)

    Predefinito Re: Padania intraprendente

    Citazione Originariamente Scritto da ventunsettembre Visualizza Messaggio
    Meno male che la notte arriva l'ondata di freezer.
    Brrrrrrrrrr! Che frec!
    Vengo da un freddo pianeta ...
    Il Silenzio per sua natura è perfetto , ogni discorso, per sua natura , è perfettibile .

  8. #48
    Blut und Boden
    Data Registrazione
    03 Apr 2009
    Località
    Lothlorien
    Messaggi
    75,008
     Likes dati
    2,841
     Like avuti
    10,469
    Mentioned
    218 Post(s)
    Tagged
    1 Thread(s)

    Predefinito Re: Padania intraprendente

    Rubano, massacrano, rapinano e, con falso nome, lo chiamano impero; infine, dove fanno il deserto dicono che è la pace.
    Tacito, Agricola, 30/32.

  9. #49
    email non funzionante
    Data Registrazione
    31 Mar 2009
    Messaggi
    22,425
     Likes dati
    46,241
     Like avuti
    21,159
    Mentioned
    159 Post(s)
    Tagged
    1 Thread(s)

    Predefinito Re: Padania intraprendente

    Citazione Originariamente Scritto da Eridano Visualizza Messaggio
    Bisognerebbe fare un grafico intraprendenza padana - arrivo ospiti dal sud per vedere quale correlazione verrebbe fuori .
    Il Silenzio per sua natura è perfetto , ogni discorso, per sua natura , è perfettibile .

  10. #50
    email non funzionante
    Data Registrazione
    16 Oct 2010
    Messaggi
    6,606
     Likes dati
    0
     Like avuti
    176
    Mentioned
    1 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito Re: Padania intraprendente

    Morto Umberto Panini, l’ultimo re delle figurine
    Modena - Si è spento a 83 anni, nella sua casa di Modena, Umberto Panini, ultimo dei fratelli dell’impero delle figurine. A diffondere la notizia per primo è stato il quotidiano “Il resto del Carlino”. Nel team dei 4 fratelli, ora tutti morti, Umberto era il più vocato alla parte industriale e tecnica dell’avventura editoriale. Proprietario di una nota collezione di automobili e moto, aveva sviluppato a tempo pieno l’azienda agroalimentare Hombre a Modena.
    «Apprendiamo con profondo dispiacere della scomparsa di Umberto Panini - ha detto l’amministratore delegato della Panini, Aldo Sallustro - Nonostante lui fosse uscito, insieme ai fratelli, dalla compagine societaria e si fosse dedicato alla sua azienda agroalimentare e alla passione per le auto e per la meccanica, il legame con l’azienda Panini e le persone che avevano condiviso con lui questa avventura meravigliosa era rimasto forte».
    «Grande era la stima e l’affetto personale che mi legavano a Umberto Panini - ricorda ancora il manager - grazie alla sua profonda umanità e semplicità, al di là della figura imprenditoriale che ha rappresentato. In fabbrica, vi è ancora tangibile la testimonianza del suo genio tecnico, con le macchine da lui progettate negli Anni ’60 che ancora sono parte integrante del processo di confezionamento delle figurine. Ma è soprattutto nel ricordo delle persone che hanno avuto la fortuna di lavorare con lui che si percepisce cosa è stato realmente Umberto Panini. Mancherà sicuramente tanto a tutti noi».
    Morto Umberto Panini, l?ultimo re delle figurine | Liguria | cultura | Il Secolo XIX



    Pavia a Vienna con la Camera di Commercio
    La Camera di Commercio della Provincia di Pavia porta il territorio pavese e i suoi prodotti tipici a Vienna e dà il via a scambi commerciali e flussi turistici.
    La missione della Camera pavese, guidata dal Presidente Giacomo de Ghislanzoni Cardoli, accompagnato da Giovanni Meriino, componente della giunta, ha portato il modello della produttività pavese nel cuore delle relazioni internazionali di Vienna.
    L’Ambasciatore Giorgio Marrapodi ha accolto negli splendidi saloni dell’ambasciata viennese dall’Ambasciata di Vienna venticinque aziende produttrici di riso, pane, salame di Varzi, salame e prodotti d’oca di Mortara, offelle di Parona, torta Paradiso, vino, grappa, caffè hanno che fatto conoscere a tutta l’Austria la tipicità e la qualità dei loro prodotti pavesi.
    La Camera di Commercio di Pavia, che da tempo guarda con interesse e cura con particolare attenzione i rapporti con i Paesi in lingua tedesca, negli ultimi cinque anni ha organizzato quattordici tra missioni e fiere.
    Questa iniziativa ha avuto un valore diverso rispetto a tutte le altre: per la prima volta ha raccolto una massiccia presenza di operatori e si è svolta con contatti “business to business” organizzati con “buyers” scelti e selezionati ad opera dell’Istituto Commercio Estero di Vienna.
    “Abbiamo organizzato questa missione – dichiara il Presidente della Camera di Commercio di Pavia, Giacomo de Ghislanzoni Cardoli – allo scopo di far conoscere l’enogastronomia della nostra provincia ma anche quello che accompagna l’enogastronomia attraverso le bellezze arcitettoniche e artistiche di cui è ricco il nostro territorio”.
    Pavia a Vienna con la Camera di Commercio



    CAPROTTI VA “IN PENSIONE” E SCHERZA COI DIPENDENTI: “NON CREDIATE DI LIBERARVI COSÌ FACILMENTE DI ME”
    Prima di Natale il fondatore di Esselunga ha riunito i dipendenti nella sede di Pioltello: “Ho solo deciso di rallentare, anche perché l’azienda è in mano a persone capaci e sono tranquillo sul suo futuro” - E si congeda con un’altra battuta: “Quello in pensione sono io, voi tornate al lavoro!”…
    Da Il Sole 24 Ore: notizie di economia, finanza, borsa, fisco, cronaca italiana ed esteri
    Bernardo Caprotti va «in pensione» ma il suo non è un addio e salutando i suoi con ironia avverte: «Non crediate di liberarvi così facilmente di me». A 88 anni, dopo 62 anni ininterrotti di lavoro, è arrivato il momento di «rallentare» magari semplicemente per non sentire l'obbligo morale di andare tutti i giorni in ufficio, ma questo «non significa affatto che, a Dio piacendo, io non possa continuare» chiarisce in una lettera ai suoi collaboratori.
    Ttti dipendenti della sede centrale di Limito di Pioltello (Milano) si sono raccolti nell'atrio. A luci spente hanno aspettato, come si fa per le feste a sorpresa, l'ingresso del presidente e lo hanno quindi accolto con un applauso. Ho dato le dimissioni» ha annunciato Caprotti e invece di lasciarsi andare alla malinconia, ancora una volta ha preferito i toni dell'umorismo: «Ma quello in pensione sono io, voi tornate al lavoro!».
    «Penso di avere il diritto di prendermela con un po' più di calma» spiega Caprotti in una lettera d'auguri, inviata ai suoi dipendenti, con la quale prova a far chiarezza citando «voci preoccupate» sul futuro dell'azienda. Esselunga è oggi una delle principali catene italiane del settore della grande distribuzione, con 144 superstore e supermarket in Lombardia, Toscana, Emilia Romagna, Piemonte, Veneto e Liguria, oltre 20.000 dipendenti, un fatturato di 6,8 miliardi di euro e un utile nel 2012 di 238 milioni di euro. E non c'è da stupirsi che le ipotesi sul destino dell'impero siano andate di pari passo in questi ultimi anni con la battaglia legale con i figli.
    Ufficialmente Caprotti ha passato le consegne nel 2011 quando Vincenzo Mariconda è stato nominato presidente mentre Carlo Salza è l'ad già dal 2008. «Qui c'è gente fortissima - scrive - una organizzazione rigorosa e straordinariamente sciolta. E la predisposizione di un futuro che mi lascia tranquillo».
    «Vedo un futuro di eccellenza e di continuo progresso con una ragionevole espansione» rassicura e forse pensa alle prossime aperture, che dovrebbero arrivare a traguardo. «Questa è una cosa di cui mi sono preoccupato per sessantadue anni e che è ben chiara e sentita da chi ci sarà», conclude. E c'è chi è pronto a scommettere che presto lo si vedrà di nuovo tra i cantieri o fra i banconi degli stores, per parlare con la gente e non smettere, come ama dire, di "essere il primo servitore" di Esselunga.



    Unioncamere: Lombardia, Emilia-Romagna e Piemonte le "lepri" dell'Italia nel 2014
    Lombardia, Emilia-Romagna e Piemonte. Saranno queste le regioni “lepre” che guideranno la tanto attesa ripresa dell’economia nazionale nell'anno appena cominciato, secondo gli Scenari territoriali realizzati da Unioncamere e Prometeia. Dal momento che l’impulso proveniente dalla domanda estera (+3,7% l’export previsto nel 2014) gioca un ruolo essenziale nell’incoraggiare la crescita (che si attesterà sul +0,7% per l’Italia), l’uscita dalla recessione coinvolgerà prima e in maniera più intensa le regioni italiane che presentano un posizionamento migliore sui mercati internazionali.
    Il Mezzogiorno, al contrario, caratterizzato da una più bassa apertura all’estero, dovrebbe restare penalizzato da una domanda interna che fatica a uscire dalla lunga fase di ridimensionamento di questi anni (-0,2% la variazione attesa dei consumi delle famiglie rispetto al +0,2% nazionale). Sulla base di queste prospettive, i divari territoriali - già molto elevati - tenderanno ad ampliarsi, portando il Pil pro-capite delle regioni del Sud a ridursi a poco più della metà di quello delle regioni più ricche del Nord Ovest.
    Nel biennio 2014-2015, l’Italia resterà ancorata ad una crescita modesta del Pil. Per il 2014 si prevede, invece, una significativa accelerazione della crescita dell’export che dovrebbe portarsi sul 3,7%, risentendo positivamente della crescita più intensa della domanda internazionale, specialmente di quella extra-UE. L’andamento delle esportazioni dovrebbe riflettersi anche sull’evoluzione della componente degli investimenti. Questi ultimi, oltre che dello sviluppo dell’export, dovrebbero beneficiare di una progressiva distensione delle difficoltà di finanziamento delle imprese e di un miglioramento della componente delle costruzioni, settore la cui prolungata crisi dovrebbe arrestarsi nel corso del 2014, lasciando il posto ad una, seppur modesta, ripresa.
    Pur in un’ottica di ripresa, restano più deboli le prospettive dei consumi, che nel corso del prossimo anno dovrebbero ricominciare a crescere, seppure di un modesto 0,2%. In termini di valore aggiunto dei principali macro-settori, l’andamento migliore è atteso nei servizi (+0,9%), mentre sarà meno brillante per l’industria in senso stretto e l’agricoltura (entrambe +0,2%) e per le costruzioni (+0,1%).
    La moderata ripresa prospettata per il 2014 non riuscirà ad imprimere uno stimolo consistente all’occupazione; le incertezze che gravano sullo scenario renderanno le imprese molto caute nelle scelte occupazionali, concentrate in primo luogo sull’assorbimento dei lavoratori posti in Cig, mentre solo a partire dalla seconda parte del 2014 si manifesterà un aumento del numero di occupati. Pertanto il prossimo anno le unità di lavoro sono previste in crescita di un modesto 0,1%. La debole dinamica occupazionale non consentirà la riduzione in tempi brevi del tasso di disoccupazione: l’indicatore dovrebbe attestarsi al 12,4% nel 2014 e, pur se lentamente, iniziare a ridursi nel 2015.
    Le previsioni a livello regionale.
    Nel 2014 il ridimensionamento dell’attività economica in corso da due anni dovrebbe arrestarsi in tutte le regioni italiane. Per alcune piuttosto che dei primi accenni di ripresa si tratterà però di una stasi: è il caso di Molise e Calabria, in primo luogo, ma anche di Campania, Puglia, Basilicata, Sicilia e Sardegna caratterizzate da una crescita del PIL che non si spinge oltre lo 0,1%.
    Al contrario, si prevede un aumento superiore a quello nazionale in Lombardia (1,2%), Emilia-Romagna (1%), Piemonte (0,9%), Trentino Alto Adige, Veneto, Friuli Venezia Giulia e Umbria (tutte 0,8%); tali regioni sono anche quelle che dovrebbero maggiormente beneficiare della ripresa di esportazioni e investimenti.
    Il prossimo anno, tutte le regioni meridionali continueranno a presentare un ridimensionamento dei consumi, ma anche quelle centrali mostreranno una dinamica debole, contenuta entro lo 0,3% del Lazio, mentre al Nord le performance migliori (attorno allo 0,4-0,5%) coinvolgeranno Lombardia, Piemonte, Valle d’Aosta, Trentino Alto Adige, Veneto ed Emilia-Romagna.
    Nel 2014 cali occupazionali continuano ad interessare le regioni del Mezzogiorno, mentre la crescita più ampia, attorno allo 0,4%, dovrebbe interessare Lombardia ed Emilia-Romagna. Con un’occupazione che cala - o cresce poco - è ragionevole attendersi, in tutte le regioni, un ulteriore aumento del tasso di disoccupazione (tranne che in Basilicata dove l’indicatore presenta già valori molto elevati).
    Il prossimo anno il tasso di disoccupazione che, come detto, in Italia si attesterà sul 12,4% - dovrebbe arrivare al 20,2% nel Mezzogiorno, all’11,3% nel Centro, all’8,8% nel Nord Ovest e al 7,7% nel Nord Est.
    Unioncamere: Lombardia, Emilia-Romagna e Piemonte le "lepri" dell'Italia nel 2014


 

 
Pagina 5 di 32 PrimaPrima ... 45615 ... UltimaUltima

Permessi di Scrittura

  • Tu non puoi inviare nuove discussioni
  • Tu non puoi inviare risposte
  • Tu non puoi inviare allegati
  • Tu non puoi modificare i tuoi messaggi
  •  
[Rilevato AdBlock]

Per accedere ai contenuti di questo Forum con AdBlock attivato
devi registrarti gratuitamente ed eseguire il login al Forum.

Per registrarti, disattiva temporaneamente l'AdBlock e dopo aver
fatto il login potrai riattivarlo senza problemi.

Se non ti interessa registrarti, puoi sempre accedere ai contenuti disattivando AdBlock per questo sito