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Discussione: Stralci previani

  1. #21
    Rossobruno cattivone
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    Predefinito Re: Stralci previani

    Citazione Originariamente Scritto da Bram Visualizza Messaggio
    Preve nel suo tentativo di attirare l'attenzione gettanto merda sui suoi ex compagni in ogni scritto mi è calato sotto le scarpe. Mi sembra goda ormai nell'essere usato comepo cavallo di troia dei fascisti. Dispiace perchè rimane una gran mente
    Preve denuncia l'ipocrisia della "sinistra" che è al 99 % anti-comunista. Il diritto-umanismo ha sostituito la lotta di classe e l'antimperialismo. Per questo "getta merda" sui suoi ex compagni. A volte può risultare ripetitivo, non lo nego, ma è un dato di fatto che la "sinistra" sia quella roba lì. Infatti , invece di parlare dell'emiciclo parlamentare in esame, noi comunisti dovremmo parlare di "movimento operaio".
    Ultima modifica di LupoSciolto°; 23-09-13 alle 22:42
    Lottiamo per una giustizia sociale che non sia un favore, ma un diritto - J. D. Perón -

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  2. #22
    Rossobruno cattivone
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    Predefinito Re: Stralci previani

    CHIARA POSIZIONE ANTIFASCISTA ESPRESSA IN UN SUO LIBRO DA COSTANZO PREVE. ALLA FACCIA DI CHI LO DEFINISCE FASCISTA, AMBIGUO, "ORSO-BRUNO" E NAZIBOLSCEVICO.


    La resistenza 1941-1945 fu un fenomeno europeo, e fu un fenomeno storicamente più che legittimo, perché se qualcuno ti invade, non importa con quale motivazione (esempio Afghanistan 2001, Iraq 2003) e ti invade con l’esercito, ti affama con la marina e ti bombarda con l’aviazione, il sacrosanto diritto internazionale dei popoli giustifica pienamente la resistenza. La ragione per cui io legittimo integralmente la resistenza armata dei popoli invasi militarmente dai Tedeschi e dagli Italiani (Francia, Norvegia, Belgio, Olanda, Albania, Grecia, Jugoslavia, Polonia, URSS e mi scuso se ho dimenticato qualcuno) è esattamente la stessa ragione per cui io legittimo integralmente la resistenza armata dei popoli invasi militarmente oggi dagli americani e dai loro fantocci NATO (Afghanistan, Iraq ecc.). Il fatto che l’estrema “destra” (non parlo di quella addomesticata e parlamentare) sia favorevole alla seconda e contraria alla prima, mentre la “sinistra” (intendo quella parlamentare-sarcastica do D’Alema e quella parlamentare-buonista di Veltroni) sia favorevole retroattivamente alla prima e contraria alla seconda riguarda non me, che non appartengo né all’una né all’altra tribù e me ne tengo lontano come i gatti dall’acqua, ma riguarda esclusivamente le due tribù sopraindicate.

    L’Italia è una cosa diversa. L’Italia non era stata invasa e umiliata (come la Norvegia, la Grecia, l’Albania, la Jugoslavia ecc.). L’Italia fascista aveva invaso e umiliato. A partire però dalla fine del 1942 e dall’inizio del 1943 cominciarono i bombardamenti, e si fece strada l’idea che Mussolini avesse fatto un azzardo imprevidente ed avesse scelto non tanto l’alleato più “cattivo”, quanto l’alleato sbagliato, cioè il futuro “perdente”. A questo punto l’adesione passiva del 90% al regime fascista diventò l’adesione attiva ad esso del 20% (non sono uno storico, e sono costretto a fare queste valutazioni “ad occhio”). Ancora alla fine del 1942 Giorgio Bocca tuonavo contro il complotto giudaico-massonico, mentre alla fine del 1943 era già partigiano sulle montagne di Cuneo. Solo un romanziere di fantapolitica potrebbe immaginare cosa sarebbe successo se Mussolini avesse firmato un trattato di pace da vincitore nel novembre 1940, con le sue poche “migliaia di morti” da gettare sul tavolo della pace. La resistenza italiana, quindi, è prima di tutto frutto dei bombardamenti e della sconfitta, e questo è un fatto che non ha nulla a che vedere con la valutazione delle motivazioni morali e politiche sia dei resistenti sia di coloro che si schierarono dalla parte dei “perdenti”.
    Salandra e Sonnino avevano fatto un azzardo golpista ed extraparlamentare nel 1925, e gli era andata bene, perché si erano messi con i vincitori. Mussolini aveva fatto un azzardo analogo, che non era golpista ed extraparlamentare, perché il parlamento lo aveva già sciolto fra il 1925 e il 1926, e pagò questo azzardo con Piazzale Loreto. Per quanto mi riguarda, la storia della seconda guerra mondiale in Italia si riduce a questo. Ficcarci dentro la libertà e il totalitarismo, l’umanità e la disumanità, la civiltà e la barbarie, la destra e la sinistra, il marxismo e il liberalismo ecc. ecc. è cosa che sinceramente non mi interessa. Perché tenersi il Kenia è libertà e tenersi l’Etiopia è totalitarismo? Perché tenersi il Vietnam e l’Algeria è libertà e tenersi la Libia e l’Eritrea è totalitarismo? Perché Auschwitz non si può fare ed invece Hiroshima si può fare?
    È questa una catena dei perché (l’espressione è di Franco Fortini) che il Politicamente Corretto dell’ultimo mezzo secolo ha sistematicamente non solo rimosso, ma addirittura reso illegittimo. E questo non è un caso, perché il contenzioso ideologico-simbolico della seconda guerra mondiale è servito anche per la terza, così come si può mangiare, riscaldandola, la minestra avanzata della sera prima.
    Ripetiamolo, perché non ci siano equivoci. Chi scrive ritiene integralmente legittima la resistenza antifascista europea, ivi compresa quella italiana, così come ritiene sincere le motivazioni soggettive di coloro che scelsero il campo dei perdenti. E tuttavia ritiene chiuso questo episodio storico, e non chiuso in parte, ma chiuso del tutto. Oggi, e ripeto, oggi, mi interessa il modo in cui la gente si posiziona idealmente in questa quarta guerra mondiale in corso.
    […]
    C’è in realtà una cosa, una cosa sola, che personalmente non perdono a Benito. Il fatto che abbia messo in divisa gli Italiani facendoli sfilare non mi fa né caldo né freddo, dal momento che gli Italiani sono stati d’accordo in maggioranza a farsi trattare in questo modo. È sempre possibile emigrare, e quando non è possibile per ragioni di famiglia, lavoro, salute ecc., è sempre possibile ripiegare in uno stato di esilio interno della coscienza, come è il mio caso soprattutto dopo il 1999 e la guerra assassina contro la Jugoslavia. In fondo, il mio rapporto con i miserabili faccioni dei politici televisivi non è poi molto diverso dal rapporto che gli antifascisti avevano negli anni Trenta con i cinegiornali, anche se ammetto apertamente che la libertà di espressone fa la differenza fra Prodi, Berlusconi e D’Alema, da un lato, e Starace, Baldo e Bottai dall’altro in favore dei primi. I primi peraltro mandano truppe a massacrare per conto terzi (USA in particolare) gli Jugoslavi, gli Afghani e gli Iracheni, mentre i secondi mandavano truppe per massacrare Libici, Etiopici, Greci e Jugoslavi. Ed è proprio questo che non sopporto nel fascismo. Non mi si dica che a quei tempi c’era il colonialismo, lo facevano tutti ecc. Per quanto mi riguarda, mille provvedimenti “sociali” non valgono un solo nobile resistente libico ed etiopico che si batte pro aris et focis. Visto che l’antifascismo mi costringe a posizionarmi simbolicamente in un passato integralmente trascorso, allora mi posiziono interamente per Omar al Mukhtar e per gli Etiopi in rivolta. È questo, e praticamente solo questo, che non perdono a Mussolini: l’aggressione ai popoli da colonizzare ed ai vicini che non ci minacciavano né direttamente né indirettamente.
    Ed è allora proprio per questo che posso oggi schierarmi in un certo modo nell’attuale guerra mondiale in corso. Coloro che hanno costruito il loro “antifascismo” sulla semplice ideologia occidentalistica cosiddetta “antitotalitaria” oppure sul “ridicolo” dei cinegiornali del dittatore in divisa militare hanno potuto riciclarsi facilmente oggi nel nuovo antifascismo imperiale (il fascista Milosevic, il fascista Saddam, il fascista Ahmadinejad, i fascisti talebani ecc.). Ma chi scrive ha costruito il suo antifascismo su basi prevalentemente anticolonialistiche ed antimperialiste. Ciò che non andava nel fascismo non erano tanto i Littoriali, brodo di coltura della posteriore intellettualità togliattiana (Ingrao ecc.), quanto i gas asfissianti sui patrioti etiopici e le invasioni dei piccoli popoli vicini, fra cui l’invasione della Grecia ha un posto rilevante per mascalzonaggine imperdonabile.
    Oggi non abbiamo più dei Mussolini, ma dei mussolinetti servili alla Sofri, e ritengo che su un argomento del genere abbia già detto anche troppo, e si possa passare ad altro.


    Costanzo Preve, La quarta guerra mondiale, Edizioni all’insegna del Veltro, Parma 2008, pp. 88-89-90 e pp. 96-97.
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  3. #23
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    Predefinito Re: Stralci previani

    la questione della assoluta non universalità della polarità fra Destra e Sinistra, e del fatto che, se è avvenuta una indiscutibile mondializzazione dello spazio economico, non è affatto avvenuta una corrispondente mondializzazione dello spazio politico, per cui la polarità fra Destra e Sinistra connota soltanto alcuni sistemi politici mondiali, mentre altri – probabilmente la maggioranza – non ne tengono di fatto alcun conto. È questa una situazione generalmente ammessa, ma è importante riflettere sulle ragioni di questa curiosa non-universalità della polarità. In proposito, non è corretto far risalire la non-universalità della polarità fra Destra e Sinistra al fatto che essa ha avuto una genesi storica e geografica europea, settecentesca e francese. Questo non è un buon argomento per negare l’universalità di un concetto: la genesi è sempre particolare, la validità – quando c’è, ovviamente – è sempre universale (e questo riguarda Spinoza ed Hegel, Newton ed Einstein, Beethoven e Picasso, eccetera). Dunque, l’ovvia genesi particolare – francese e settecentesca – della polarità tra Destra e Sinistra è perfettamente compatibile in via di principio con una sua universalizzazione, cioè con la sua “globalizzazione”. Ma così non è, ed è interessante capire il perché.

    Costanzo Preve, Destra e Sinistra. La natura inservibile di due categorie tradizionali, C.R.T. – petite plaisance, 1998, pagine 14-15.
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  4. #24
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    Predefinito Re: Stralci previani

    DESTRA/SINISTRA 44: IL COMUNISMO STORICO NOVECENTESCO ERA DI SINISTRA?
    Non è neppure esatto, anche se su questo punto andiamo controcorrente, affermare frettolosamente che il comunismo storico novecentesco come fenomeno mondiale – e non solo come fenomeno europeo-occidentale e latino-americano – sia stato un fenomeno di “sinistra” (o di “estrema sinistra”). Personaggi come Mao Tsetung, Pol Pot, Kim Il Sung e lo stesso Stalin non hanno quasi nessuna delle caratteristiche che riscontriamo nella “sinistra” occidentale di origine democratica, repubblicana, socialdemocratica o semplicemente laica e radicale. È più realistico “avvicinare” il complesso fenomeno del comunismo storico novecentesco mondiale in termini di formazione storica che “adottò” un linguaggio politico effettivamente di “sinistra” utilizzandolo però ideologicamente secondo logiche di sviluppo relativamente autonome – e si pensi alla Cina di oggi, uno dei pochi paesi che tuttora si richiamano al “socialismo reale”, e che nello stesso tempo è uno dei paesi meno di “sinistra” del mondo.

    Costanzo Preve, Destra e Sinistra. La natura inservibile di due categorie tradizionali, C.R.T. – petite plaisance, 1998, pagina 16.
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  5. #25
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    Predefinito Re: Stralci previani

    Le “identità” di Destra e di Sinistra hanno dunque uno statuto semplicemente di tipo storico-fattuale e di tipo ideologico-identitario, mentre non hanno nessuno statuto veritativo di tipo scientifico e filosofico. Ma allora, perché accanirci a difendere, a riproporre e a rinnovare due identità vuote di qualunque riferimento veritativo, senza alcun statuto scientifico e filosofico, dotate di un puro riferimento ideologico? Ed infatti, non ne capiamo assolutamente la ragione. Lo capiamo per quello che riguarda le classi dominanti, se è vero che in questo modo organizzano simbolicamente in modo sostanzialmente innocuo lo spazio politico ed elettorale – e per di più solo in alcuni paesi, quelli un cui le due “tradizioni” si sono ormai radicate. Lo capiamo per quello che riguarda i politici di professione, che di questa dicotomia letteralmente ci vivono, e devono perciò difenderla per ragioni intuitive di reddito e di status sociale e professionale. Lo capiamo per quello che riguarda i giornalisti, che in questo modo hanno a disposizione mille divertenti combinazioni dicotomiche – in proposito, il gorgonzola è generalmente indicato come di “sinistra”, mentre il provolone è invece di “destra”, così come Giorgio Albertazzi è di destra mentre Dario Fo è di sinistra. Lo capiamo per tutti, meno che per le persone normali desiderose di capire il mondo in cui vivono.

    Costanzo Preve, Destra e Sinistra. La natura inservibile di due categorie tradizionali, C.R.T. – petite plaisance, 1998, pagine 45-46.
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    Il sonno della ragione genera i liberali

  6. #26
    Rossobruno cattivone
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    Predefinito Re: Stralci previani

    DESTRA/SINISTRA 100: [PARTE CONCLUSIVA] LA BUSSOLA SI È ROTTA.
    DOVE ANDARE? VERSO UN ANTICAPITALISMO DEL TUTTO ESTRANEO ALLA DICOTOMIA DESTRA/SINISTRA.
    Eppure, la soluzione sarebbe a portata di mano: una nuova forza politica radicalmente critica del capitalismo liberista mondializzato, del tutto estranea alla dicotomia Destra/Sinistra. Una forza politica che lasci cadere tutti i progetti di “rifondazione del comunismo” (il pensiero di Marx è ancora vivo, ma il comunismo storico è finito), e che riprenda invece le ispirazioni solidaristiche e comunitarie. In teoria, è l’uovo di Colombo. Ma appunto perché lo è, ci vorranno ancora decenni e decenni, salvo improbabili accelerazioni storiche impreviste, perché si capisca che la bussola è rotta, e sinistra e destra sono soltanto segnali stradali.

    Costanzo Preve, La bussola si è rotta: andare oltre la destra e la sinistra, marzo 2012.

    E su questo punto non sono d'accordo con il buon Preve. Oltre alla lezione di Marx dobbiamo far tesoro di quella di Lenin e dobbiamo, comunque, puntare su un autentico Partito Comunista. Comunque MOLTE delle sue considerazioni rimangono A) Attuali B) Fastidiose (proprio perché veritiere) C) Innovative. RIP PROFESSORE
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  7. #27
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    Predefinito Re: Stralci previani

    Citazione Originariamente Scritto da tercerista Visualizza Messaggio
    DESTRA/SINISTRA 100: [PARTE CONCLUSIVA] LA BUSSOLA SI È ROTTA.
    DOVE ANDARE? VERSO UN ANTICAPITALISMO DEL TUTTO ESTRANEO ALLA DICOTOMIA DESTRA/SINISTRA.
    Eppure, la soluzione sarebbe a portata di mano: una nuova forza politica radicalmente critica del capitalismo liberista mondializzato, del tutto estranea alla dicotomia Destra/Sinistra. Una forza politica che lasci cadere tutti i progetti di “rifondazione del comunismo” (il pensiero di Marx è ancora vivo, ma il comunismo storico è finito), e che riprenda invece le ispirazioni solidaristiche e comunitarie. In teoria, è l’uovo di Colombo. Ma appunto perché lo è, ci vorranno ancora decenni e decenni, salvo improbabili accelerazioni storiche impreviste, perché si capisca che la bussola è rotta, e sinistra e destra sono soltanto segnali stradali.

    Costanzo Preve, La bussola si è rotta: andare oltre la destra e la sinistra, marzo 2012.

    E su questo punto non sono d'accordo con il buon Preve. Oltre alla lezione di Marx dobbiamo far tesoro di quella di Lenin e dobbiamo, comunque, puntare su un autentico Partito Comunista. Comunque MOLTE delle sue considerazioni rimangono A) Attuali B) Fastidiose (proprio perché veritiere) C) Innovative. RIP PROFESSORE
    Invece secondo me è proprio questo l'aspetto più rivoluzionario di C. Preve (specialmente sulla cosiddetta "rifondazione del comunismo"), partiti realmente comunisti in Italia non esistono più al contrario esistono partitini che di "comunista" hanno solo "la falceemartello" ma per il resto sono appiattiti sulla retorica "dirittoumanista" e "toninegriana" quindi occidentalista. Proprio per questo è inutile cercare di costruire il partito comunista quando in Italia il comunismo come lo concepiamo io e te è morto definitivamente.
    Ultima modifica di Comunardo°; 19-01-14 alle 12:46
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