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Discussione: Terries

  1. #101
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    Predefinito Re: Terryes

    Non a caso i terruncielli d'Itaglia erano tutti lieti e fieri per l'elezione del sindaco terroamericano (sposato con una negretta....).

    De Blasio, inserire festività islamiche in calendario scolastico
    Le scuole di New York potranno in futuro osservare anche le festività più importanti del calendario islamico. Lo ha detto il sindaco Bill de Blasio che in un’intervista televisiva, spiegando che intende far rispettare alle scuole le feste di Eid al-Fitr, che chiude il Ramadan, e quella di Eid al-Adha, la festa del Sacrificio.
    “E’ complicato in termini di logistica e calendario scolastico e budget. Ma è qualcosa che voglio fare in tempi ragionevoli”, ha detto il sindaco secondo quanto riporta il New York Daily.
    Usa: De Blasio, inserire festivita' islamiche in calendario scolastico - - Libero Quotidiano



    Dove i terroni van, una Terronia fan....

    Cologno, una storia italiana verace.
    di TONTOLO
    Stamattina si è presentato trionfante al bar del paese il Michele, quello che ha la pizzeria in piazza. «Guardate cosa è successo a Cologno!» Tutti si sono gettati sul giornale a leggere la notizia che il vicesindaco e l’assessore all’Edilizia privata di Cologno Monzese sono stati incarcerati con l’accusa di avere preso mazzette per un appalto.
    Al primo momento di disorientamento ha posto fine il Giovanni che ha fatto notare che – tanto per cominciare – è una bella giunta di sinistra, alla faccia della “differenza morale”.
    Poi il Luigi, che smanetta su Internet, ha scoperto che il vicesindaco è nato a Salerno, l’assessore a Crotone e il funzionario coinvolto è campano. Che fosse una bella storia di “italiani veraci” lo ha poi definitivamente mostrato il Nani che passa le sue giornate “navigando” in rete. Ecco cosa ha trovato. A Cologno il sindaco è di Vibo Valentia, nella giunta ci sono tre nati in Campania, uno in Sicilia e uno in Calabria. Restano uno nato a Milano e uno a Monza ma entrambi con cognome siciliano. Non basta: su 30 consiglieri comunali 2 sono nati in Campania (uno è il Presidente), 6 in Puglia, 2 in Sicilia, 4 in Calabria, 1 in Basilicata, 1 in Abruzzo, 1 a Livorno (ma ha un cognome ciociaro), 1 all’estero (con cognome campano), 1 in Emilia (con cognome pugliese) e 11 in Lombardia. Di questi 6 hanno cognomi meridionali, 2 di origine incerta e solo 3 sono autoctoni.
    Insomma su 38 “politici”, solo tre sono sicuramente lombardi, meno dell’8%: gente in estinzione.
    Tutti ci siamo chiesti come voteranno il giorno del referendum sull’indipendenza: Cologno resterà una enclave italiana, un piezz’e Sudde nella nebbia?
    Cologno, una storia italiana verace. I padani sono in estinzione | L'Indipendenza

    Secondo la Corte dei Conti, la città di Napoli è vicina al fallimento
    La magistratura denuncia le irregolarità di bilancio del Comune: incapace di riscuotere le tasse e le multe. Evasione superiore al 50%
    Luca Romano
    Napoli è una città fallita? Sembra pensarla così la Corte dei Conti, che sottolinea come la città sotto il Vesuvio sia incapace di riscuotere i tributi comunali e di farsi pare le multe per infrazioni al codice della strada.
    L'evasione supera - scrive Repubblica - il 50% dei casi e considerando il bilancio del 2012, le due voci superano l'88% delle entrate correnti. Peccato che nel computo finiscano tutti gli accertamenti, che siano stati riscossi o no.
    I milioni mancanti potrebbero essere 600 e le cose non sembrano destinate a migliorare. In questa situazione, il Comune si vede spesso costretto a cancellare le multe, con percentuali che attualmente si avvicinano al 30%.
    La Corte dei Conti fa anche presente che nel bilancio sono ancora presenti crediti che risalgono a più di dieci anni fa e arrivano addirittura al 1993, per un valore di oltre 68 milioni. Secondo i calcoli, i crediti relativi a imposte, trasferimenti o multe che rischiano di volatilizzarsi è di 431 milioni di euro.
    Secondo la Corte dei Conti, la città di Napoli è vicina al fallimento - IlGiornale.it



    Spagna, la crisi ha aumentato il divario fra Nord e Sud
    di LUIGI CORTINOVIS
    Ma guarda un po’, sembra di sentir parlare dell’Italia, messa insieme senza tener conto delle sue diversità. Sei anni di crisi in Spagna hanno aumentato il divario tra le regioni del Nord, solitamente più ricche, e quelle del Sud.
    E’ quanto emerge da uno studio della Fondazione delle Casse di risparmio nel quale si sostiene che “la crisi non ha inciso solo nella diseguaglianza tra le persone, ma anche nella struttura delle varie Comunità”.
    Le regioni con una struttura industriale più estesa e solida, con una disoccupazione strutturale più bassa, come Paese Basco, Catalogna, Madrid, Navarra, hanno retto meglio la recessione, pur subendola come tutta la nazione. Le cose sono peggiorate in maniera molto più drastica, ponendosi molto al di sotto della media nazionale, in Estremadura, Andalusia e Castiglia-La Mancha.
    Secondo voi è un caso che sia la Catalunya che i Paesi Baschi vogliano andarsene per la loro strada?
    Spagna, la crisi ha aumentato il divario fra Nord e Sud | L'Indipendenza



    In arrivo cento milioni
    per gli Lsu di Napoli e Palermo
    ROMA - Complessivi 126 milioni di euro per il 2014 sono destinati ai Lavoratori socialmente utili (Lsu) da un emendamento del governo alla legge di stabilità. Delle complessive risorse stanziate, 100 milioni sono destinati agli Lsu di Napoli e Palermo; 1 milione di euro andrà ai comuni con meno di 50.000 abitanti per la stabilizzazione dei lavoratori socialmente utili con oneri a carico del bilancio comunale da almeno otto anni; 25 milioni di euro andranno agli Lsu e ai lavoratori di pubblica utilità della regione Calabria. L'emendamento stabilisce anche che la regione Calabria debba provvedere al pagamento degli arretrati dell'anno 2013 dei progetti dei lavoratori socialmente utili e dei lavoratori di pubblica utilità, alla proroga per l'anno 2014 dei medesimi progetti nonché all'avvio di un percorso di inserimento lavorativo dei suddetti lavoratori.
    "Vigileremo sull'iter dell'emendamento alla legge di stabilità, con cui si prevede lo stanziamento di 55 milioni di euro per i lavoratori socialmente utili (Lsu) del Comune di Palermo. Saremo ancora in prima linea per difendere i diritti di circa 200 persone, in servizio da anni nell'amministrazione comunale di Palermo e rimaste escluse dai percorsi di stabilizzazione fatti in passato". Lo dichiara Nicolò Scaglione, segretario aziendale per il Comune di Palermo della Cisl Fp Palermo Trapani che continua: "Continueremo a sollecitare le istituzioni e le forze politiche ad ogni livello, affinché sia garantiti finalmente un futuro sereno a queste 200 persone. Saremo attenti e vigili su questa vertenza, come su quella dei 650 precari del Comune di Palermo. E' una buona notizia l'emendamento alla Legge di Stabilità, con cui si proroga il contratto di questo personale, ma, per pianificare la loro stabilizzazione, occorre che la Giunta Orlando, avvii i piani di risparmio previsti dal contratto decentrato sottoscritto, nel 2011, dalla Cisl Fp con l'amministrazione comunale".
    In arrivo cento milioni per gli Lsu di Napoli e Palermo - Live Sicilia


  2. #102
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    Predefinito Re: Terryes

    Fondi Ue, Italia paese delle frodi. La maggior parte al Sud
    di REDAZIONE
    Italia, il paese della truffa. The “Italian job” è un must, un’etichetta che hanno affibbiato al “belpaese” un po’ tutti gli altri paesi. Il fenomeno delle irregolarità e delle frodi nell’utilizzazione dei Fondi comunitari “continua a destare allarme, anche in considerazione del fatto che, tra i sistemi utilizzati, e’ frequente la mancata realizzazione delle attivita’ finanziate”. E’ quanto emerge dalla relazione annuale della Corte dei Conti su “I rapporti finanziari con l’Unione europea e l’utilizzazione dei Fondi comunitari”, che e’ stata inviata al Parlamento.
    La Corte sottolinea che, “anche nell’anno 2012, si e’ registrato un incremento complessivo degli importi da recuperare, in gran parte ascrivibili ai fondi strutturali. I programmi maggiormente interessati da irregolarita’ e da frodi sono quelli regionali, con gli importi piu’ rilevanti riferibili a regioni del Mezzogiorno inserite nell’Obiettivo Convergenza”. Per la magistratura contabile “tale condotta, oltre a essere strumentale all’illecita distrazione dei fondi concessi, danneggia le finalità specifiche dei contributi, che attengono alla riqualificazione professionale dei lavoratori e allo sviluppo delle attività imprenditoriali, e vanifica l’obiettivo di incentivare la crescita nei settori e nelle aree interessate”.
    Fondi Ue, Italia paese delle frodi. La maggior parte al Sud | L'Indipendenza



    Se le zone franche in Italia sono solo al Sud
    di Matteo Borghi
    Si parla parecchio, in queste settimane, di zona franca. Un’idea pensata da Confcommercio per l’area meneghina che deve fare i conti con la virtuosa concorrenza fiscale elvetica.
    Quello che non tutti sanno è che le zone franche, in Italia, esistono già. E non ci riferiamo soltanto a Livigno, nota località sciistica di 4mila anime dove, dal 1861 ad oggi, non si pagano Iva e accise sui beni di consumo. Ci sono, anche, 22 Zfu (zone franche urbane), introdotte nel 2009 dall’allora ministro dello Sviluppo economico Claudio Scajola. Come riporta un articolo del 2010 su millionaire.it l’iniziativa è volta a «promuovere la creazione di nuove attività economiche e l’occupazione in aree considerate disagiate ma con potenzialità ancora inespresse». Specie al Sud. Anzi, quasi solo al Sud.
    Andando a scorrere la mappa dei luoghi che godono della Zfu possiamo notare come, su ben 22, solo due siano classificabili come ubicati a Nord: Ventimiglia e Massa Carrara. Gli altri venti partono da Velletri in giù: tre sono in Campania, e tre anche in Puglia, Calabria, Sicilia e Sardegna. Nessuno in regioni trainanti del Nord come Lombardia, Veneto, Piemonte ed Emilia. Certo, si dirà, ma queste non sono disagiate: davvero? Andate a chiederlo agli abitanti dell’Appennino parmigiano ferito e sentite la loro risposta? O ai veneti colpiti dal sisma. La verità è che nulla ci salva da una mentalità che vede il Meridione come area che deve essere sempre sovvenzionata o agevolata in vario modo.
    Nello specifico i vantaggi delle Zfu sono molteplici: esenzione totale da contributi sociali a carico del datore di lavoro (premi di assicurazione sociale, assegno familiare, infortuni sul lavoro), contributi personali per malattia e maternità, imposte sul reddito di impresa (Ires e Irap), imposte sui fabbricati (Imu). Di fatto all’imprenditore resta da pagare soltanto l’Iva e il reddito finale personale (Irpef). Un bel vantaggio che va dalle migliaia di euro a forse qualche milione per le imprese con 50 dipendenti e 10 milioni di fatturato (per quelle più grandi non sono previste agevolazioni). Insomma, un enclave del regime fiscale svizzero in Italia.
    Ora, lungi da noi scandalizzarci del fatto che un’impresa paghi meno tasse. Il fatto che però questa operazione venga finanziata quest’anno con 150 milioni di euro (98 milioni di euro per la Campania e a 54,88 milioni per la Calabria, gli stanziamenti non coprono tutte le aree ogni anno), in gran parte provenienti dal residuo fiscale del Nord, ci suona un po’ male.
    Perché, invece, non abbassare le tasse a tutte le imprese d’Italia e lasciare che la concorrenza faccia il suo corso? Anche perché, diciamola tutta, le zone agevolate non hanno mai funzionato. Un esempio? Nei primi anni ’80 John DeLorean creò la sua azienda automobilistica a Dunmurry, vicino a Belfast nell’Irlanda del Nord, zona svantaggiata (in quanto colpita dal terrorismo) in cui poteva godere di forti agevolazioni. Il risultato? Creò un’auto talmente brutta, la Dmc-12, che nemmeno il fatto che fosse la mitica macchina di Marty McFly in Ritorno al Futuro riuscì a fargli vendere più di 9mila esemplari in tutto il mondo. Nonostante gli aiuti fallì nel giro di un anno.
    Già, perché il rischio dei sussidi e delle agevolazioni è proprio questo: sussidiare l’inefficienza.
    Se le zone franche in Italia sono solo al Sud | L'intraprendente

    LA RIVOLUZIONE ARANCIONE È FINITA IN ROSSO: IL COMUNE DI NAPOLI È AL FALLIMENTO E DE MAGISTRIS CHIEDE UNA LEGGE SPECIALE (ELEZIONI ALLE PORTE?)
    La Corte dei Conti stronca su tutti i fronti la politica economica di Giggino, e lui chiede un decreto come il Salva Roma per ripianare il disavanzo ed evitare commissariamento e nuove elezioni - I costi del personale sono oltre il 50% del totale, un napoletano su due non paga i tributi comunali…
    Fulvio Bufi per il "Corriere della Sera"
    Il Comune di Napoli è a un passo dal fallimento. E quindi Napoli è a un passo dal fallimento. La delibera con la quale la Corte dei conti, il 20 gennaio scorso, ha detto no al piano di riequilibrio finanziario messo a punto dalla giunta guidata dal sindaco Luigi de Magistris, è appena stata depositata e traccia il quadro di una amministrazione incapace di provvedere al futuro economico della città. Per colpe pregresse e per responsabilità attuali. Le une sommate alle altre portano, secondo i giudici contabili, verso un'unica inevitabile direzione: la dichiarazione del dissesto finanziario.
    Tecnicamente il Comune ha ancora una possibilità: presentare ricorso entro i prossimi trenta giorni e sperare che le sezioni riunite della Corte dei conti lo accolgano sconfessando il provvedimento emesso dal presidente Ciro Valentino e redatto dal giudice Rossella Bocci. È una possibilità, ma a questo punto nel suo piano di rientro finanziario sembra non crederci più nemmeno lo stesso de Magistris, che parla apertamente della necessità di una legge speciale in favore di Napoli.
    Un decreto come il Salva Roma che porti nelle casse dell'amministrazione cittadina il denaro sufficiente per ripianare il disavanzo e poter così evitare che Napoli finisca nelle mani di un commissario prefettizio che la accompagni verso nuove elezioni. Al fallimento economico si aggiungerebbe quello politico del sindaco e della sua rivoluzione arancione così recente eppure ormai già da tempo abbondantemente ingiallita.
    Al piano di riequilibrio del Comune la Corte dei conti contesta tutto o quasi. A partire dai crediti inseriti in bilancio, che i giudici contabili ritengono di «insussistenza potenziale» per una cifra pari almeno a 431 milioni di euro.
    Perché in quelle voci ci sono le multe e i tributi che l'amministrazione non è capace di riscuotere. L'evasione tributaria, riguarda, secondo quanto scrive la Corte dei conti, il cinquanta per cento dei contribuenti, e la percentuale di multe cancellate negli ultimi cinque anni perché l'amministrazione non è riuscita ad esigerle si avvicina al 30 per cento. Eppure queste voci sarebbero state ugualmente inserite in bilancio.
    Ma non solo. Il piano del sindaco e della sua giunta viene ritenuto inaccettabile anche per altre questioni. Dalla dismissione del patrimonio disponibile e di quello di edilizia residenziale pubblica (Erp) il Comune prevede di ricavare in totale 730 milioni di euro. Ma la delibera della Corte dei conti sottolinea che non esiste un cronoprogramma di queste operazioni, e ciò «oltre a incidere negativamente sulla valutazione di congruità del piano, preclude il controllo sul raggiungimento degli obiettivi intermedi».
    Non andrebbe meglio con l'alienazione, totale o parziale, delle partecipate, alle quali va imputata circa la metà del debito comunale. Ma manca «una analisi di mercato in grado di valutare l'attendibilità dell'ambiziosa operazione», e se da più di vent'anni non si è capaci di vendere le Terme di Agnano, come ci si riuscirà , si chiedono i giudici, con l'azienda di trasporto pubblico locale, «notoriamente in difficoltà»?
    Per non parlare, infine, dei costi del personale, già oggi fuorilegge perché sforano il 50 per cento delle spese totali.
    Tutte «opacità», le definiscono i giudici, che non sorprendono l'economista Riccardo Realfonzo, primo assessore al Bilancio della giunta de Magistris, uscito malamente di scena per dissidi con il sindaco: «De Magistris non ha avuto il coraggio di cambiare. I problemi erano noti sin dall'inizio, ma è mancata la volontà politica di affrontarli».



    BAGHERIA, NEL PALERMITANO
    Bare e ossa umane bruciate
    Pista mafiosa al cimitero
    I sigilli sono stati apposti dai carabinieri. Indaga la Dda. E spunta la mafia.
    BAGHERIA (PALERMO) - Decine di bare accatastate, altre bruciate, resti umani sparsi tra i muri perimetrali e alcune cappelle private. Quando i carabinieri sono arrivati al cimitero di Bagheria (Palermo) hanno trovato ancora qualche tizzone acceso: chi aveva organizzato lo scempio non aveva avuto il tempo di smaltire le tracce di un'operazione macabra e misteriosa. Su tutto si proietta l'ombra della mafia. Per questo l'indagine è subito passata dalla Procura di Termini Imerese ai magistrati della Dda di Palermo.
    Filo conduttore dell'inchiesta sono le dichiarazioni del collaboratore di giustizia Sergio Flamia che sta ricostruendo le vicende criminali degli ultimi trent'anni in un comprensorio controllato dagli uomini di Bernardo Provenzano. Flamia, ex esponente della cosca di Bagheria, ha parlato anche dei retroscena di un attentato nell'ottobre 2012 all'agenzia di pompe funebri di Antonino Mineo.
    Il senso dell'avvertimento venne spiegato pochi giorni dopo dallo stesso Flamia alla vittima: la sua agenzia avrebbe dovuto limitarsi ai servizi funerari e non avrebbe dovuto più occuparsi degli adempimenti cimiteriali di interesse della "compagine", cioè della cosca di Bagheria. Gli investigatori sospettano che la mafia abbia deciso così di assumere il pieno controllo delle operazioni di estumulazione delle bare e di smaltimento dei resti umani per gestire un mercato dei loculi e delle aree destinate alla costruzione di cappelle private.
    La conferma che Cosa nostra avesse messo o pensasse di mettere le mani sul cimitero è venuta dal ritrovamento in casa di un indagato per l'operazione "Argo" di un bando del 30 novembre 2012 per la vendita di lotti di terreno per la costruzione di cappelle private. Ora l'indagine, nella quale figurano indagati tre operatori del cimitero, mira a stabilire se sia riconducibile alle infiltrazioni mafiose il modo improprio in cui venivano smaltiti i resti delle estumulazioni. I carabinieri sono intervenuti dopo una segnalazione.
    Durante la notte erano state date alle fiamme alcune tombe liberate dai resti umani disseminati sul terreno. Sono stati trovati anche parti di cadaveri non ancora completamente decomposte: segno che non sarebbero state estumulate solo sepolture di oltre 30 anni ma anche tombe con defunti più recenti. Nel loro rapporto i carabinieri parlano di violazione delle leggi ambientali, vilipendio e soppressione di cadavere, danneggiamento, gestione incontrollata di rifiuti speciali. Un'indagine cercherà di risalire ai loculi liberati senza controllo, e forse con molta fretta, per dare spazio a nuove sepolture sotto il controllo della mafia.
    Bare e ossa umane bruciate Pista mafiosa al cimitero - Live Sicilia


  3. #103
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    Predefinito Re: Terryes

    ATAC-CATEVI - ALTRO CHE BIGLIETTI TRUFFA E PARENTOPOLI, L’ATAC E’ UN POZZO SENZA FONDO: 1,6 MILIARDI DI PERDITE NEGLI ULTIMI 10 ANNI (PEGGIO DI ALITALIA!)
    Manager strapagati, personale in eccesso e solo 70 controllori su 12mila dipendenti: l’Atac è un buco nero che inghiotte risorse milionarie – Nessuna azienda di trasporti in Italia riceve mezzo miliardo l’anno di sussidi pubblici e anche l’aumento del prezzo di biglietto non ha prodotto risultati (4 su 10 viaggiano gratis)…
    Fabio Pavesi per "Il Sole 24 Ore"
    È la più grande azienda di trasporto pubblico in Italia, ma a livello contabile è un pozzo senza fondo, una sorta di buco nero che inghiotte e consuma risorse milionarie. Anche quest'anno l'Atac di Roma chiuderà in perdita. Si stima per almeno 200 milioni. Un caso? Tutt'altro, dato che negli ultimi 10 anni non c'è stato mai un bilancio in utile. Se si sommano i 200 milioni di buco di quest'anno alle perdite di 2011 e 2012 siamo a mezzo miliardo di rosso. In tre anni. Ma come dimenticare la maxi-perdita del 2010 da 319 milioni e quella del 2009 da 91? E così via fin dal 2003.
    Un decennio che è costato quasi 1,6 miliardi di perdite cumulate. Una cifra mostruosa, più delle perdite da 1,2 miliardi della disastrata Alitalia. Il costo è già stato pagato una volta dalla collettività. Nel 2010 Atac si è mangiata tutto il patrimonio e due anni fa è stata ricapitalizzata per un miliardo. Altri due anni come il 2013 e Atac sarà di nuovo senza capitale.
    Vista così, lo scandalo della truffa dei biglietti falsi che sta agitando la città e prima ancora la Parentopoli delle assunzioni facili, appaiono solo la punta dell'iceberg di un sistema malato in profondità. Da Atac sono passate giunte di centrosinistra e centrodestra e una decina di amministratori delegati succedutesi senza che nulla cambiasse. Anzi. La situazione è andata peggiorando.
    Basta sfogliare le relazioni dei collegi sindacali in questi anni. Già da anni i controllori dei bilanci mettevano in guardia: ricavi troppo bassi e costi troppo elevati. Impossibile in queste condizioni chiudere senza perdite. Già i ricavi. La truffa dei biglietti clonati ha distratto risorse ma il nodo gordiano è più profondo.
    Il nuovo assessore alla Mobilità, Guido Improta, denuncia senza mezzi termini come l'evasione tariffaria sia del 30-40%. La prova? Atac ha aumentato il prezzo del biglietto a 1,5 euro poco più di un anno e mezzo fa. I ricavi dalla vendita dei ticket avrebbero dovuto salire a parità di traffico del 50%. Non è successo nulla. Anzi i ricavi da biglietti valgono solo il 30% del miliardo circa di fatturato. Mezzo miliardo viene dal contributo pubblico del contratto di servizio con Comune e Regione. È vero che quei soldi spesso rimangono sulla carta come crediti perché la Regione (soprattutto) tarda a versare, ma è sempre una poderosa stampella pubblica. Nessuna azienda di trasporti in Italia riceve mezzo miliardo l'anno di sussidi pubblici.
    E nonostante ciò si sono cumulate perdite. Si poteva fare di più? Certo. Ma se su un organico di 12mila dipendenti (che costano 550 milioni l'anno) fai fare il controllore a poco più di 70 persone significa che a nessuno degli amministratori è mai interessato contrastare l'evasione tariffaria. Oltre mille dipendenti stanno alla scrivania e uno degli ultimi amministratori delegati di Atac ha detto che il 30% sono di troppo. Ma a nessuno è venuto in mente di potenziare gli organici per il controllo dei biglietti. Del resto gli amministratori, con rarissime eccezioni, hanno più pensato a loro stessi che all'azienda.
    Basti pensare a uno degli amministratori delegati degli anni passati, Bertucci che, non contento della retribuzione (oltre 300mila euro) da ad, si fece approvare dal cda nel 2010 un contratto di consulenza in materia giuslavoristica da 219mila euro. Dovette intervenire il collegio sindacale a stoppare la maxi-consulenza. O a Giocchino Gabbuti, passato da ad di Atac ad ad di Atac patrimonio che nel 2013 oltre al fisso di 350mila euro si è fatto riconoscere un premio da 245mila euro. Premio per cosa? Per aver guidato per anni il malato cronico di Atac senza successo?
    Così funziona una municipalizzata. Vertici strapagati e incapaci di affrontare le difficoltà in cui versa strutturalmente l'azienda romana; personale in eccesso e mal distribuito e continui casi di malagestio. Più volte i collegi sindacali sono intervenuti nel tentare di mettere un freno a ruberie varie. Come quella del 2011 sulla gara per i servizi di pulizia: un appalto da 95 milioni gonfiato di oltre il 30% rispetto ai valori sul mercato. O la denuncia sull'acquisto di mille dischi freni (7 milioni di euro) che in realtà costavano meno di 2 milioni. Per non parlare (siamo nel 2009) delle consulenze varie per oltre 20 milioni di euro a fronte di risorse interne per 12mila unità che costano di loro oltre 500 milioni l'anno. E ancora. Gli effetti di un derivato capestro (Us Cross border lease) stipulato nel 2003, definito "temerario" dai revisori dei conti e chiuso di recente con una perdita per Atac di 28 milioni.
    Sono solo alcuni dei casi palesi di malagestio in un poderoso cahier de doléances che contrassegna in tutti questi anni i verbali dei collegi sindacali. La politica (bipartisan prima con Veltroni poi con Alemanno) non ha fatto nulla per arginare la deriva di inefficienza e cattiva gestione di Atac, così come nessuno della decina di amministratori delegati e presidenti succedutesi in due lustri ha mai inciso sulla struttura di un'azienda che se fosse sul mercato sarebbe fallita molti anni fa.
    Ora Atac ha visto rinnovare l'affidamento al 2019 del servizio pubblico. Se non si cambia rotta al più presto il costo per la collettività sarà esoso. Tra contributi pubblici e perdite Atac è costata 6,4 miliardi negli ultimi 10 anni. Si spera che il copione non si ripeta di nuovo.





    Senza privatizzazioni la Capitale fallisca pure
    Il regalo di Renzi per salvare Roma: 570 milioni di euro a Marino. Ma la terapia giusta è un'altra: si chiama fallimento
    Francesco Forte
    Detroit, la capitale storica dell'auto, è fallita, mentre per Roma capitale il governo Letta ha stabilito una gentile erogazione di 600 milioni, che il neo premier Renzi ha ritirato perché c'era l'ostruzionismo e non voleva porre la fiducia sul decreto, cominciando con una figuraccia.
    Ma ora Renzi non ha bisogno di regalarle 570 milioni (e subito, non a rate come Letta) del contribuente italiano.
    Se è davvero un innovatore dovrebbe stabilire che Roma capitale può fallire. Esiste una legge del 1993, trasfusa con qualche modifica nel testo unico della finanza locale del 2000 (governo Amato), che stabilisce che i comuni in stato pre fallimentare, come quello di Roma, il cui debito è di 800 milioni, devono essere commissariati, con una procedura simile a quella del fallimento del codice civile. Questo viene gestito da un Commissario. I Comuni di Reggio Calabria e di Alessandria sono stati commissariati, dopo che la corte dei Conti li aveva invitati a proporre un risanamento plausibile, onde evitare la dichiarazione di dissesto e la nomina del Commissario. Poiché questi comuni, allora di centrodestra, hanno risposto con piani poco plausibili, la corte dei Conti ha dichiarato il dissesto.
    Per Roma, invece, dal 2008, per rimediare ai disastri finanziari delle giunte Veltroni (Pd), è stato nominato un commissario che aiuta il sindaco nel risanamento, ma gli lascia tutti i poteri di gestione ordinaria. Alemanno (Pdl) non è riuscito a risanare il bilancio ed è stato eletto come sindaco Marino, del Pd, che è riuscito a strappare al governo-amico di Letta la promessa di 600 milioni, per continuare nel precedente andazzo, a cui ha aggiunto nuovi show e nuovi sprechi. Renzi ora, per evitare uno scippo agli italiani, dovrebbe lasciare che si applichi a Roma la procedura simile a quella di Detroit. Se all'ingiunzione della corte dei Conti di presentare un piano di risanamento per evitare il dissesto Marino risponde con un piano inconsistente, il Comune verrà commissariato.
    Ovviamente il piano di risanamento per essere plausibile dovrebbe contenere anche misure strutturali. Sul Wall Street Journal si legge che la società comunale di trasporto Atac e quella di raccolta dei rifiuti hanno un assenteismo del 19% e che un passeggero su 4 non paga il biglietto. Io aggiungo, per esperienza, che sugli autobus non ci sono, se non in rarissimi casi, le macchinette per i biglietti. E questi sono spesso introvabili dai giornalai e nelle edicole. Non ci sono macchinette dei biglietti alle fermate, sicché è faticoso anche il reperimento dei biglietti, mentre gli scioperi dei servizi pubblici sono frequentissimi. E poiché le strade di Roma sono intasate da auto parcheggiate in modo illegittimo, senza che i vigili le controllino, il traffico è ingorgato. La città di Roma affitta 43mila alloggi ricavandone una media di 50 euro. Il Comune e le sue società hanno un eccesso di personale, anche a confronto con le altre maggiori città italiane. A Detroit hanno dovuto spegnere l'illuminazione pubblica per fare economia. Ma il fatto che lo Stato sovvenzioni i Comuni, induce alla pigrizia. E ciò vale per Roma adesso. Ma vale anche per lo scandalo dei debiti pregressi di 70 miliardi degli enti locali e della sanità, che Renzi vorrebbe addossare al debito pubblico, senza curarsi di turare la falla che li genera. Per farlo, il rimedio è evidente: si chiama terapia Detroit.
    Senza privatizzazioni la Capitale fallisca pure - IlGiornale.it

    Trapani: moglie in ospedale per le botte, arrestato il marito
    (AGI) - Trapani - Ha picchiato la moglie cosi' duramente che la donna e' finita in ospedale. Con quest'accusa un uomo e' stato arrestato dai carabinieri a Trapani. I militari sono intervenuti nell'abitazione della coppia, nella freazione di Rilievo, dopo una chiamata della vittima. Hanno trovato la donna malconcia e in stato confusionale e l'hanno trasportata all'ospedale Sant'Antonio Abate, dove ha riferito di essere stata picchiata da marito in uno dei suoi scatti d'ira. L'uomo e' stato poi rintracciato e arrestato. Gia' nel 2010 era stato condannato dal Tribunale di Trapani a 9 mesi di reclusione per aver bastonato la moglie.
    Ultime Notizie Online | Agenzia Giornalistica Italia | AGI

    Uccide convivente con oltre 10 coltellate
    Accecato dalla gelosia, all’ennesima lite familiare, un uomo napoletano ha afferrato un coltello da cucina colpendo la donna
    Stefano Vladovich
    Accecato dalla gelosia, all’ennesima lite familiare afferra un coltello da cucina e colpisce la donna con oltre dieci coltellate mentre dormiva. Un fendente dopo l’altro, tutti sferrati con ferocia inaudita fino a quando Anna Maria Cultrera, 52 anni, cade sul pavimento. A niente è valso il tentativo, disperato, di prestarle soccorso: quando arrivano i carabinieri seguiti dai sanitari del 118 per la poveretta non c’è nulla da fare. L’omicida, Antonio Matuozzo, 65 anni, con i vestiti intrisi di sangue si lascia ammanettare senza problemi. Ennesimo femminicidio, dopo l’approvazione della legge specifica in Senato, questa volta consumato a Barbarano, un paesino della Tuscia viterbese. Qui, fra butteri e antiche rovine etrusche si consuma la tragedia per un’ex impiegata delle Poste italiane, trasferita da poco in paese.
    L’uomo, di origini napoletane, residente a Barbarano, sulle prime non avrebbe dato una spiegazione, un movente, per quanto avvenuto. Al primo piano di una palazzina di via IV Novembre gli urli e i pianti dell’omicida hanno svegliato i vicini che fanno un primo capannello davanti al civico 23. L’uomo, fermato immediatamente dai militari del posto, viene portato alla compagnia carabinieri di Ronciglione dove viene interrogato fino al mattino. Le indagini sono coordinate dal pm della Procura di Viterbo Fabrizio Tucci. L’accusa per Matuozzo è di omicidio volontario aggravato dai futili motivi.
    Roma, uccide convivente con oltre 10 coltellate - IlGiornale.it



    BENVENUTI AI FUNERALI DEL CAPOMAFIA CANADESE VITO RIZZUTO: UNA BARA D’ORO E LA SANTA MESSA A LITTLE ITALY PER IL DIAVOLO DI MONTREAL, NARCOTRAFFICANTE, PLURIOMICIDA E CON LE MANI IN PASTA SUL PONTE DI MESSINA
    Ieri centinaia di persone hanno affrontato il freddo per assistere ai funerali del padrino e narcotrafficante Vito Rizzuto, riposto in una bara d’oro. La messa si è tenuta alla chiesa Notre-Dame-de-la-Défense, nella Little Italy di Montreal…
    Ieri centinaia di persone hanno affrontato il freddo per assistere ai funerali del padrino e narcotrafficante Vito Rizzuto, riposto in una bara d'oro.
    La messa si è tenuta alla chiesa Notre-Dame-de-la-Défense, nella Little Italy di Montreal, alla presenza dei due figli Leonardo e Bettina. Stessa chiesa in cui si erano tenuti i funerali di suo figlio Nick e di suo padre Nicola, entrambi uccisi per via di faide mentre Vito era in prigione, accusato di tre omicidi avvenuti nel 1981.
    Nove limousine lo hanno aspettato in strada, insieme a fotografi, poliziotti e gente che omaggiava il boss mafioso. O semplici curiosi che hanno sempre sentito il nome della famiglia nei notiziari ma che non conoscono abbastanza i suoi segreti. Nel 2007 Rizzuto era stato condannato a dieci anni di reclusione e subito aveva lamentato problemi polmonari.
    Il prete che ha officiato la cerimonia, ha detto al Toronto Star: «E' stato un funerale semplice. La gente ha mostrato sorprendente calma e serietà».
    Appena uscito di prigione, nel 2012, Rizzuto ha subito ripreso il controllo dei suoi affari e ordinato una serie di omicidi. La sua morte lascia un vuoto ai vertici della mafia canadese che presto qualcuno tenterà di riempire. Probabilmente qualcuno della stessa famiglia.
    Vito Rizzuto è stato un criminale italiano naturalizzato canadese, soprannominato il Teflon Don canadese(per differenziarlo dall'originale Teflon Don: John Gotti).
    Figlio del boss italo-canadese Nicola Rizzuto alleato dei Cuntrera-Caruana, gruppo criminale siculo-canadese con a capo il Boss Giuseppe Caruana. Inizia a gestire gli affari del padre a Montreal dopo che negli anni settanta fa una lunga guerra per eliminare i sottoposti del nuovo capo Paolo Violi.
    All'inizio degli anni ottanta uccide Sonny Red Indelicato, Dominick Big Trin Trinchera e Philip Phil Lucky Giaccone, appartenenti alla famiglia Bonanno, questi sospettati di tradimento.
    All'inizio del 2001 inizia a preparare in Italia l'inserimento nell'appalto per la costruzione del ponte sullo Stretto di Messina con 5 miliardi di dollari e grazie ai suoi stretti rapporti sia con Cosa Nostra sia con la 'ndrangheta.
    Quando Salvatore Vitale, cugino del boss della famiglia Bonanno confessa, e quando altri 5 collaboratori confermano le confessioni di Vitale il 20 gennaio 2004 in Canada l'FBI lo arresta per concorso in triplice omicidio. Sia gli Stati Uniti che l'Italia chiedono la sua estradizione
    Il 28 dicembre 2009 Nick Rizzuto, figlio di Vito, viene ucciso nel centro di Montreal da un killer che lo ha freddato con un'arma da fuoco, davanti a diversi testimoni. È stato sepolto in una bara d'oro.
    Il 10 novembre 2010, suo padre Nicola Rizzuto, 86 anni, patriarca della famiglia, viene assassinato da un killer che ha sparato attraverso la finestra della sua abitazione a Montreal, la polizia del luogo preferisce pero' non rilasciare indiscrezioni sull'accaduto.
    Vito Rizzuto è uscito di prigione il 6 ottobre 2012 e avrebbe commissionato almeno 6 omicidi continuando quella guerra cominciata quando era ancora in carcere che gli causarono la morte del padre e del figlio.



  4. #104
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    Predefinito Re: Terryes




    • 28/02/2014


    L'Ora della Calabria, registrazione shock: «Caccia 'sta cazz'i notizia sui Gentile» VIDEO

    La registrazione integrale della telefonata tra l'editore dell'Ora della Calabria Alfredo Citrigo e il presidente di Fincalabra, nonché nostro stampatore, Umberto De Rose affinché non uscisse la notizia relativa all'inchiesta sul figlio del senatore Ncd Tonino Gentile, fresco di nomina a sottosegretario alle Infrastrutture. Tra la notte del 18 e 19 febbraio, guarda caso, il nostro giornale non è arrivato in edicola a causa «di un guasto», aveva detto De Rose. Ed invece... Ecco la prova che smentisce lo stampatore e conferma le pressioni di Gentile.



    L'Ora della Calabria, registrazione shock: «Caccia 'sta cazz'i notizia sui Gentile» VIDEO
    Rubano, massacrano, rapinano e, con falso nome, lo chiamano impero; infine, dove fanno il deserto dicono che è la pace.
    Tacito, Agricola, 30/32.

  5. #105
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    Predefinito Re: Terryes

    Is this Europe?
    Rubano, massacrano, rapinano e, con falso nome, lo chiamano impero; infine, dove fanno il deserto dicono che è la pace.
    Tacito, Agricola, 30/32.

  6. #106
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    Predefinito Re: Terryes

    Are they humans?
    Rubano, massacrano, rapinano e, con falso nome, lo chiamano impero; infine, dove fanno il deserto dicono che è la pace.
    Tacito, Agricola, 30/32.

  7. #107
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    Predefinito Re: Terryes

    Qualcuno da un'altro pianeta ne dubita !
    Ultima modifica di Freezer; 04-03-14 alle 20:11
    Il Silenzio per sua natura è perfetto , ogni discorso, per sua natura , è perfettibile .

  8. #108
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    Predefinito Re: Terryes

    Boss vive da anni in ospedale: ci costa 700 euro al giorno. Video

    Nel 1996 lo condannano all'ergastolo per 3 omicidi, ma essendo invalido viene ricoverato al Niguarda di Milano


    Boss vive da anni in ospedale: ci costa 700 euro al giorno. Video - Cronaca - Virgilio Notizie


    Una storia che ha dell'incredibile quella del boss Francesco Cavorsi. L'uomo arrivò a Milano negli anni '90, poco dopo essere rimasto invalido e costretto alla sedia a rotelle. Così diventa "Ambasciatore" della Sacra Corona Unita, la mafia pugliese. Nel 1994 l'arresto dopo il quale confessa tre omicidi.


    Due anni dopo viene condannato all'ergastolo, ma le sue condizioni di salute vengono ritenute incompatibili con il carcere, cosi finisce all'ospedale Niguarda di Milano. Al posto della cella, una camera doppia uso singola. Nessuno a piantonarlo, il boss riceve continuamente visite e gira liberamente per i corridoi.
    Secondo la direzione Sanitaria, Francesco Cavorsi si trova nella struttura da quattro anni, ma in molti sostengono sia lì da dieci. Un detenuto "agli arresti ospedalieri" che costa allo Stato 700 euro al giorno che ammontano ad un totale di 253 mila euro all'anno.


    LA LORO ITAGLIA.





    Concordia, lettera di Schettino:
    "Cari gigliesi, grazie per l'affetto"


    Il comandante della nave che affondò davanti all'isola scrive agli abitanti dopo la sua recente visita, ringraziandoli per l'ospitalità

    http://www.tgcom24.mediaset.it/crona..._2030249.shtml



    AH AH AH..... La mantalità è il motore degli avvenimenti umani in larghissima parte.
    Ultima modifica di psico; 04-03-14 alle 23:33

  9. #109
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    Predefinito Re: Terryes

    Peccato che per tutti gli altri pazienti il letto scotti e debba essere liberato al più presto.
    Se il popolo permetterà alle banche private di controllare l’emissione della valuta, con l’inflazione, la deflazione e le corporazioni che cresceranno intorno, lo priveranno di ogni proprietà, finché i figli si sveglieranno senza casa.

  10. #110
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    Predefinito Re: Terryes

    Napoli, doppi pagamenti Asl: altri 34 milioni non documentati
    di Marisa La Penna
    Per lo scandalo dei doppi pagamenti della Asl Napoli 1 Centro, datati tra il 2000 e il 2012, la Corte dei Conti conferma i sequestri conservativi di beni e crediti nei confronti di 15 tra amministratori e dirigenti pubblici, ritenuti responsabili di un danno all’erario di oltre 32 milioni di euro. La decisione porta la firma del consigliere Rossella Cassaneti
    E, dalle ulteriori attività investigative della Guardia di Finanza, emerge un altro dato inquietante: sono stati intercettati altri 34 milioni di euro di carte contabili non sufficientemente documentate «per le quali - è scritto in una nota delle fiamme gialle - per le quali l’azienda sanitaria napoletana non è stata in grado, al momento, di reperire la necessaria documentazione di supporto. Insomma altri scenari si aprono nella mega-inchiesta coordinata dai pm Ferruccio Capalbo e Pierpaolo Grasso.
    Dalle indagini precedenti, come si ricorderà, era emersa l’assenza di una valida struttura organizzativa e contabile in capo all’Asl Napoli 1 Centro, tale da non permettere di rilevare i doppi pagamenti effettuati ai propri fornitori. Gli accertamenti svolti dal Nucleo polizia tributaria di Napoli hanno riguardato il periodo 2000-2012 ed è stato rilevato come l’Ente, nonostante pagasse regolarmente alla scadenza le prestazioni e i servizi fruiti, non fosse in grado di dimostrare l’avvenuto pagamento.
    L'importo del danno finora accertato si è basato esclusivamente sull’esame della documentazione di spesa già contabilizzata dagli uffici dell’Asl: presso l’archivio dell’Ente giacevano documenti da contabilizzare (e, quindi, da controllare) per un valore iscritto nel bilancio 2011 di circa 560 milioni di euro. Secondo i finanzieri, l’Asl «a seguito del rilevamento dei doppi pagamenti, non ha attuato, nel corso degli anni, una efficace azione di recupero dei predetti crediti, eseguita principalmente con il ricorso all’istituto della compensazione».
    L’asl ha stipulato - nel mese di dicembre 2012 e nel mese di ottobre 2013 - contratti con una società di revisione contabile, la quale ne ha effettuato il vaglio per un valore di circa 233 milioni di euro, rilevando ulteriori doppi pagamenti per 14,5 milioni di euro, già segnalati dalla Guardia di Finanza alla Procura Regionale della Corte dei Conti. La stessa società di revisione ha inoltre rilevato, come detto all’inizio, circa 34 milioni di euro di carte contabili non sufficientemente documentate, per le quali l’azienda sanitaria napoletana non è stata in grado, al momento, di reperire la necessaria documentazione di supporto. I sequestri conservativi, lo ricordiamo, riguardano Angelo Montemarano, Alberto Di Capua, Antonio Atonna, Giovanni Del Vecchio, Mario Bardi, Giovanni Di Minno, Mario Tursi, Pasquale Corcione, Raffaele Ateniese, Luigi Affinito, Anna Monti, Giuseppe Borretti, Giancarlo Favro Ghidelli.
    Napoli, doppi pagamenti Asl: altri 34 milioni non documentati

    Giudice cade dalla sedia. I colleghi lo risarciscono: 139mila euro di danni
    Un magistrato del tribunale di Napoli vince la causa sette anni dopo l'infortunio durante un'udienza. E ne pretendeva perfino 200mila...
    Anna Maria Greco
    Roma - Costa cara, quella sedia rotta, al ministero della Giustizia: 139mila euro, per l'esattezza. Il fatto è che c'era seduto sopra un giudice napoletano, in camera di consiglio con i suoi colleghi togati e nella rovinosa caduta s'è fatto male.
    Così, ha chiesto un risarcimento di ben 200mila euro per i danni e il Tar Campania ha solo scontato un po' la somma. Vedi che vuol dire saperci fare con le carte giudiziarie, ben più di un normale cittadino all'asciutto di diritto e di infortuni sul lavoro. Il giudice in questione si chiama Francesco Schettino, ed evitiamo le scontate battute sul l'omonimo comandante della Concordia. L'incidente succede il 23 marzo 2007 nel modernissimo palazzo di giustizia al Centro direzionale partenopeo, dove da poco si è trasferita dallo storico e cadente Castel Capuano la IV sezione civile cui il magistrato appartiene. Però, la nuova sede giudiziaria ha le sue pecche, almeno negli arredi, se quella mattina il giudice si siede senza accorgersene su una sedia instabile e subito cede il telaio, uscendo dai binari. Fatto sta che Schettino, alto e magro dunque con poco grasso ad attutire il colpo e non più giovane, precipita per terra nello sbalordimento generale. Una scena da film. I colleghi lo soccorrono, il dolore c'è ma sembra niente di grave. Però da quel momento il giudice si assenta dal servizio per visite e accertamenti medici che evidenziano un'ernia. Prima si mette in congedo straordinario e poi prende l'aspettativa, fino al 18 giugno 2007, quando l'Inail lo dichiara «guarito con postumi» e accerta un'invalidità del 30 per cento. Il 15 giugno 2009 il ministero della Giustizia riconosce al magistrato una patologia dipendente da causa di servizio, che spiega tecnicamente così: «Esiti di trauma distorsivo del rachide lombare produttivo di ernia discale con impegno radicolare e rigidità del tratto dorso-lombare».
    L'anno dopo Schettino decide di andare anticipatamente in pensione e, a questo punto, ha più tempo per studiarsi le carte e rivolgersi ai suoi colleghi in toga del tribunale amministrativo campano per ottenere un risarcimento. Lo fa nel 2012 e chiede 116.838 euro per danno biologico; 33.883 euro come «aumento personalizzato»; 50mila euro per danno esistenziale; 2.410 euro quale «lucro cessante per le decurtazioni stipendiali subite nei periodi di assenza dal servizio per malattia». In tutto, circa 200mila euro. Bella somma e il ministero della Giustizia si oppone. Ma il 12 febbraio di quest'anno, ne sono passati sette dall'incidente, i giudici della prima sezione del Tar (presidente Cesare Mastrocola, consiglieri Pierluigi Russo e Carlo Dell'Olio) gli danno ragione quasi su tutta la linea. Schettino, decretano, ha effettivamente diritto ad un sostanzioso risarcimento. Riconoscono al giudice per le lesioni subite il danno biologico, ma non quello esistenziale che considerano assorbito dall'altro. La cifra cala un po' e viene quantificata in 139mila euro. Con tante scuse per quella sedia rotta, che allo Stato è costata più che se fosse stata d'oro. Una vicenda senza precedenti, che l'ex giudice non commenta: «Parla la sentenza».
    Giudice cade dalla sedia. I colleghi lo risarciscono: 139mila euro di danni - IlGiornale.it



    'Ndrangheta: ex sindaco arrestato, era simbolo antimafia
    Crotone (Adnkronos) - Era un simbolo antindrangheta ma oggi è stata arrestata per corruzione elettorale poiché alle elezioni amministrative del 2008 avrebbe beneficiato dei voti della cosca Arena per essere eletta sindaco a Isola Capo Rizzuto. Carolina Girasole ha fatto spesso parlare di sé per le ragioni opposte a quelle per cui oggi è stata arrestata.
    'Ndrangheta: ex sindaco arrestato, era simbolo antimafia - Adnkronos Cronaca



    Calabria, nuovo arresto per ex sindaco antimafia Carolina Girasole
    La nuova ordinanza di custodia cautelare nei confronti dell’ex primo cittadino di Isola Capo Rizzuto e di altre cinque persone, tra cui l’ex assessore Domenico Battigaglia, è stata emessa dal giudice per le indagini preliminari del tribunale di Catanzaro che ha accolto la richiesta del sostituto procuratore della Dda, Salvatore Curcio. La donna era già stata arrestata insieme ad esponenti della cosca di 'ndrangheta degli Arena di Isola Capo Rizzuto
    di Redazione
    Nuovi guai per Carolina Girasole finita ai domiciliari lo scorso 3 ottobre. La nuova ordinanza di custodia cautelare nei confronti dell’ex sindaco antimafia di Isola Capo Rizzuto e di altre cinque persone, tra cui l’ex assessore Domenico Battigaglia, è stata emessa dal giudice per le indagini preliminari del tribunale di Catanzaro che ha accolto la richiesta del sostituto procuratore della Dda, Salvatore Curcio. L’accusa è abuso e turbata gara d’appalto con l’aggravante di aver favorito la cosca.
    L’ex prima cittadina era già stata arrestata insieme ad esponenti della cosca di ‘ndrangheta degli Arena di Isola Capo Rizzuto. Il nuovo provvedimento cautelare è frutto di ulteriori accertamenti compiuti dalla Guardia di finanza di Crotone e dalla Dda di Catanzaro. Gli inquirenti hanno acquisito una serie di documenti ed hanno sentito numerosi testimoni per ricostruire nel dettaglio la vicenda dell’aggiudicazione della gara pubblica per l’affidamento del servizio di raccolta dei finocchi coltivati su circa 39 ettari di terreno confiscati agli Arena.
    Gli inquirenti sostengono che l’amministrazione comunale guidata dall’allora sindaco Girasole aveva preferito indire la gara d’appalto per la raccolta e commercializzazione dei finocchi invece di optare per la soluzione della fresatura dei terreni, così come aveva indicato l’associazione Libera Terra assegnataria dei terreni. Secondo la Dda di Catanzaro, la gara d’appalto era stata turbata attraverso la fissazione all’origine di un prezzo base d’asta irrisorio e, in ogni caso, controllata dalla cosca Arena che, di fatto, aveva individuato i soggetti che avrebbero dovuto partecipare, stabilendo anche l’entità delle offerte da presentare al fine di poterla far aggiudicare ad un proprio prestanome alle migliori condizioni possibili.
    Dagli approfondimenti investigativi è emerso come prima che la Giunta comunale adottasse la delibera per la stesura del bando, l’ex sindaco Girasole e l’ex assessore all’agricoltura Battigaglia avevano già predisposto la bozza di gara, fissando prezzi base d’asta assolutamente inferiori rispetto ai prezzi di mercato. Le indagini hanno confermato i contatti, anche per interposta persona, tra le figure istituzionali e gli esponenti della cosca Arena, che ricevevano notizie riservate e indicazioni utili ad ottenere l’aggiudicazione della gara.
    Calabria, nuovo arresto per ex sindaco antimafia Carolina Girasole - Il Fatto Quotidiano

    Restauri, Franceschini: "135 milioni al Mezzogiorno"
    Gli interventi, spiegano dal ministero, si aggiungono agli 87 già finanziati a settembre 2013 per 222 milioni di euro
    Roma, 6 marzo 2014 -Sbloccati 135 milioni per il Mezzogiorno destinati a nuovi interventi di restauro, immediatamente cantierabili. Li annuncia il ministro di Beni Culturali e Turismo Dario Franceschini che oggi ha firmato il decreto che autorizza 46 interventi di restauro in Campania, Calabria, Puglia e Sicilia.
    I lavori, spiegano dal ministero, si aggiungono agli 87 già finanziati a settembre 2013 per 222 milioni di euro con procedure in corso di attuazione.
    Restauri, Franceschini: "135 milioni al Mezzogiorno" - QuotidianoNet


 

 
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