AMA. OGNI GIORNO IL 18.6% DEI DIPENDENTI NON SI PRESENTA AL LAVORO
«Per motivi diversi, il 18,6 per cento dei dipendenti non si presenta a lavoro».
«Superminimi annui in busta paga dai circa 4.000 euro a quelli da 10-20 mila euro, fino al massimo di 40-45 mila euro…».
18.6% di assenteismo giornaliero.
A carico del Contribuente.
E poi devono fare i decreti “Salva Roma“?
I segreti di Ama Roma, gli stipendi di Parentopoli.
DI GIUSEPPE SANDRO MELA
ROMA – Un elenco “segreto” degli stipendi di Ama Roma, ovvero la controllata del Comune di Roma che si occupa della gestione dei rifiuti nella Capitale. L’azienda, per ricordare la cronaca più recente, al centro dell’inchiesta Parentopoli, ovvero parenti e amici che sarebbero stati assunti (si parla di almeno 800 casi) appena dopo l’elezione di Gianni Alemanno a sindaco nel 2008.
Qualche giorno fa era stata pubblicata la lista degli stipendi dei manager su impulso del nuovo direttore generale Daniele Fortini, una sorta di operazione trasparenza. Ma poco dopo tra i dipendenti Ama ha iniziato a circolare un’altra lista, quella “segreta”, sugli stipendi davvero notevoli di persone con qualifiche medio-basse.
Superminimi annui in busta paga dai circa 4.000 euro pagati ad Armando Appetito (genero di Franco Panzironi, ex ad Ama ai tempi di Gianni Alemanno), a quelli da 10-20 mila euro, fino al massimo di 40-45 mila euro per Luca Panariello, Fabrizio Mericone e l’ex estremista di destra Stefano Andrini. Tutti diplomati, perlopiù impiegati o segretarie, con il diritto a quella voce in busta paga che garantisce una cifra in più rispetto allo stipendio base concordata direttamente con il datore di lavoro. Altro esempio: la collaboratrice storica di Panzironi, Patrizia Caracuzzi, segretaria con qualifica di quadro e retribuzione che si avvicina ai centomila euro.
Mille dipendenti restano a casa, in media, ogni giorno. «Con un’incidenza delle assenze per malattia superiore alla media nazionale», come fa notare il nuovo manager Daniele Fortini. Tra i problemi dell’Ama – azienda al centro di mille tensioni tra decoro urbano e smaltimento dei rifiuti – ci sarebbe anche quello dell’assenteismo. A lanciare l’allarme è lo stesso presidente dell’azienda di via Calderon de la Barca, che si è trovato di fronte una situazione in cui «per motivi diversi, il 18,6 per cento dei dipendenti non si presenta a lavoro». Il dato è allarmante. «Quello che ci preoccupa maggiormente è il numero delle malattie – spiega Fortini – in media ogni giorno l’8 per cento dei nostri dipendenti non viene al lavoro per questo motivo, superando la media nazionale». Oltre i livelli abituali, secondo il vertice dell’Ama è anche il numero delle assenze dovute alla legge 104, quella che riguarda persone con disabilità e i loro parenti: «Qui la percentuale è oltre il 4 per cento, anche in questo caso superiore al dato nazionale». Il resto delle assenze è invece diviso tra ferie, infortuni sul lavoro e permessi straordinari. «Siamo pronti a un confronto con i sindacati – annuncia il manager – per studiare eventuali correttivi, nell’organizzazione del lavoro, che ci permettano di superare questo problema».
Tutto ciò mentre l’azienda municipalizzata per l’ambiente è ancora immersa in una situazione finanziaria tutt’altro che idilliaca. «Ama è un’azienda sofferente, in affanno: abbiamo un indebitamento di 650 milioni di euro e le esposizioni con i fornitori sono di una cifra superiore a 150 milioni di euro», ha spiegato il presidente e amministratore delegato durante la recente audizione di fronte alla commissione capitolina ambiente. Riguardo l’indebitamento di Ama «lo stress è fortissimo con gli istituti di credito, un pool di sette banche – ha aggiunto Fortini – Ogni anno destiniamo 30 milioni di oneri finanziari per restituire il credito, risorse che sottraiamo agli investimenti».
AMA. OGNI GIORNO IL 18.6% DEI DIPENDENTI NON SI PRESENTA AL LAVORO | Movimento Libertario
SUI PRIVILEGI DELLE POSTE, RENZIE NON CAMBIA VERSO – PERCHE’ C’E’ ANCORA L’ESENZIONE IVA SULLA POSTA MASSIVA E COME MAI PAGHIAMO 5 MILIARDI PER LE PENSIONI DEI POSTINI – CHI SALVA ALITALIA VA SEMPRE SALVATO
Poste proprio non si tocca, chiunque sia al governo. Rottamatori compresi. Dal salvataggio Alitalia alle social card, passando per le spedizioni elettorali e le agevolazioni postali a giornaloni e giornalini, il colosso guidato da Massimo Sarmi continua a godere di sgravi fiscali e di sovvenzioni statali per le pensioni dei postini...
Dagonews
Poste proprio non si tocca, chiunque sia al governo. Rottamatori compresi. Dal salvataggio Alitalia alle social card, passando per le spedizioni elettorali e le agevolazioni postali a giornaloni e giornalini, il colosso guidato da Massimo Sarmi continua a godere di sgravi fiscali e di sovvenzioni statali per le pensioni dei postini.
Viste le belle parole di Renzie su spending review e dintorni, il presidente della commissione Cultura della Camera, Giancarlo Galan, è tornato alla carica su entrambi i fronti nell'ultimo question time con un'interpellanza urgente al ministero dell'Economia.
E' vero che ormai i servizi postali del Gruppo pesano un quinto scarso del fatturato totale, ma sono pur sempre 4,6 miliardi l'anno e su questi, "l'ex monopolista gode di un beneficio fiscale senza precedenti in Europa, vale a dire l'esenzione del pagamento dell'Iva per i prodotti di posta massiva (la fetta più importante del mercato), nonostante sia la Corte di Giustizia dell'Unione europea, con sentenza del 23 aprile 2009, sia l'Autorità garante per la Concorrenza e il Mercato italiana abbia sostanzialmente rilevato l'illegittimità di tale asimmetria legislativa". Non funziona certo così, ad esempio, in Francia, Germania, Olanda o Regno Unito.
Non solo, ma lo Stato paga alle Poste gli oneri per la gestione del servizio universale e una serie di rimborsi per le tariffe agevolate su alcuni servizi speciali, come le spedizioni elettorali e i servizi editoriali, per altri 320 milioni l'anno. Per Galan appare evidente che "parte dell'onere relativo al trattamento pensionistico del personale del Gruppo grava sui cittadini italiani, e che il Tesoro ripiana questo ‘buco' in assenza di qualsivoglia politica di trasparenza e pubblicità degli atti, che sono stati resi noti soltanto da alcuni articoli di stampa".
Oltre a tutto, c'è un pericoloso precedente britannico del 2007: lo Stato si fece carico di 9 miliardi di sterline di deficit di Royal Mail con un abbuono di debiti pensionistici e l'Unione europea, due anni fa, ha avviato una procedura di infrazione.
All'interpellanza urgente, firmata anche da Renato Brunetta e Deborah Bergamini, il governo ha sostanzialmente risposto picche, ricordando l'importanza strategica di Poste e che per la legge italiana è tutto in regola.
1. PER CONTROLLARE SE I NETTURBINI FANNO IL LORO DOVERE, IL SINDACO SUB-MARINO ISPEZIONA L’AMA DI TOR PAGNOTTA ALLE SEI DEL MATTINO. PECCATO CHE NON ERA UNA SORPRESA: DECINE DI MANAGER ERANO GIA’ SCHIERATI PER IL SALUTO AL SIGNOR SINDACO CHE COLLEZIONA UN ALTRO RECORD DI ACCIDENTI PER LA LEVATACCIA DI MASSA (ALCUNI DIRIGENTI, IN PIEDI DALLE QUATTRO E MEZZA, L’AVREBBERO FRULLATO NEI CAMION) - 2. “BLITZ” ANNUNCIATO, PERCHÉ MARINO È “DE SINISTRA” E AGGUATI AI LAVORATORI NON NE FA -
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Un uomo, una sit-com. Ieri mattina Ignazio Marino si è presentato alle sei in punto allo stabilimento dell'Ama di via di Tor Pagnotta, da cui partono i camion della spazzatura. Era elegantissimo, perché dopo gli toccavano le celebrazioni per l'Unità d'Italia all'Altare della Patria con il presidente Giorgio Napolitano.
Sotto-Marino ha potuto ammirare la suggestiva scena dei primi camion bianchi che uscivano con la luce dell'alba dai cancelli di Tor Pagnotta, estrema periferia Sud, per irradiarsi in tutta l'Urbe. Panico per l'ispezione mattutina dell'uomo che appena tagliato il budget dell'Ama da 744 a 718 milioni? Non esattamente.
Bar aperto dalle cinque e mezza, scena mai vista prima. Decine di manager della municipalizzata romana, guidata da Daniele Fortini, schierati per il saluto al signor sindaco, nonostante gli occhi pesti e la trasferta a orari improbabili dai più centrali uffici della prima Ardeatina. Sotto-Marino sorridente per la perfetta organizzazione che stringe mani qua e là. Alcuni dirigenti, in piedi dalle quattro e mezza, l'avrebbero frullato nei camion.
Fuga di notizie dal Campidoglio? No, "blitz" annunciato, perché Sotto-Marino è "de sinistra" e agguati ai lavoratori non ne fa. Impagabile un autista che, guardando storto i supermanager, l'ha salutato così: "A sindaco, se ce devi venì n'altra vorta, vienice de sorpresa!". Incompreso sempre.
Latina, "l'invalida" fa shopping su tacchi
La donna (52 anni) beccata a far compere nonostante l'invalidità totale
Angelo Scarano
Era stata dichiarata invalida al 100% perché costretta a usare stampelle e sedia a rotelle, ma è stata beccata mentre faceva shopping camminando sui tacchi.
È successo a Latina, dove una donna di 52 anni è stata arrestata dai carabinieri con l'accusa di frode allo Stato. Come dimostra un video, non appena si allontava dal comune di residenza, posate le stampelle e riposta la sedia a rotelle, la donna inforcava dei tacchi e camminava come se nulla fosse, passeggiando per negozi. Fermata dalle forze dell'ordine, ha poi confessato il misfatto, dichiarando di aver richiesto al suo medico un documento che le permettesse di ricevere l'assegno ordinario di invalidità da parte dello Stato. I militari hanno quindi denunciato anche il medico della donna, un pensionato ex chirurgo non iscritto all'albo, che aveva emesso certificati propedeutici al riconoscimento dell'assegno di invalidità. Anche lui è ora accusato di frode.
Latina, "l'invalida" fa shopping su tacchi - IlGiornale.it
Due piccioni con una fava...
In auto con la musica alta. Ucciso da un indiano con un colpo di cacciavite
La vittima si chiama Claudio Macro. Si era fermato col fratello vicino a una roulotte abitata da un indiano. Che, infastidito dal rumore, ha preso un cacciavite di 30 centimenti e lo ha ucciso
Franco Grilli
Roma - Ucciso per la musica. Un romano, di 33 anni, è stato ammazzato la scorsa notte intorno alle 2 nella zona di Trastevere a Roma.
La vittima è stata pugnalata in pieno petto con un cacciavite di circa 30 centimetri. Il killer, indiano, 57 anni, è stato arrestato. In base alle prime ricostruzioni dei carabinieri, il ragazzo, in auto con il fratello di 35 anni, si era fermato vicino a una roulotte che credeva disabitata. In realtà però nella roulotte viveva un indiano senza fissa dimora che, disturbato dalla musica alta, è sceso e ha pugnalato il ragazzo. Inutile la corsa al Fatebenefratelli. La vittima si chiama Claudio Macro e con suo fratello avevano trascorso la serata in un locale in zona Gianicolo.
In auto con la musica alta. Ucciso da un indiano con un colpo di cacciavite - IlGiornale.it
Multato a Napoli per sosta su marciapiede ma lui era a Marghera a fare le spese
Targa clonata o errore del vigile partenopeo.
VENEZIA - Si è visto recapitare a casa una multa presa a Napoli, ma lui a Napoli quel giorno non c'era mai stato. E' successo al signor Danilo Cestaro, residente a Mestre, che il 14 dicembre 2013 secondo la Polizia Locale del Comune partenopeo avrebbe parcheggiato la propria automobile sopra un marciapiede. Dunque in evidente divieto di sosta. Peccato che alla stessa ora lui si trovasse invece alla Metro di Marghera a fare acquisti, dei quali ha fortunatamente conservato fattura. Testimone la moglie. Non appena si è visto arrivare la multa, di 70 euro, il signor Cestaro ha immediatamente telefonato a Napoli per chiedere il verbale, in modo da verificare quale fosse il modello dell'auto che aveva commesso l'infrazione contestata.
Nell'occasione gli è stato suggerito di presentare un'istanza di annullamento in autotutela: si tratta di una prassi seguita dalle Pubbliche Amministrazioni per revocare gli atti ritenuti in seguito illegittimi. Dopo pochi giorni però la richiesta di annullamento in autotutela è stata respinta dalla Polizia Locale con queste motivazioni: «Da ulteriore visione della documentazione cartacea del verbale, lo stesso risulta privo di errori materiali e formali, pertanto resta confermato».
Eppure l'errore, da qualche parte, c'è. Potrebbe essere stato commesso a monte, magari nel caso di un'errata trascrizione da parte dell'agente di polizia in fase di rilevazione, oppure potremmo addirittura essere di fronte a una clonazione di targa automobilistica. Ad ogni modo il signor Cestaro non avrà altra scelta che impugnare il verbale facendo ricorso al Prefetto di Napoli o al Giudice di Pace.
Multato a Napoli per sosta su marciapiede ma lui era a Marghera a fare le spese - Corriere del Veneto
MA QUALE ARMANI E FERRARI, ER MEJO BRAND ITALIANO È LA MAFIA! - LA CRIMINALITÀ FA AFFARI NELL’AGROALIMENTARE VENDENDO PRODOTTI CON NOMI CHE RICHIAMANO COSA NOSTRA: CAFFÈ “MAFIOZZO”, PASTA “MAFIA”, AMARO “IL PADRINO” E LE SPEZIE “PALERMO MAFIA SHOOTING”
Come se non bastasse in tutto il mondo spopolano i ristoranti e le pizzerie “Cosa Nostra” e “Mafia” - E secondo alcune stime almeno 5mila locali che si occupano di ristorazione in Italia sono nelle mani della criminalità organizzata…
Flavia Amabile per ‘La Stampa'
La mafia controlla anche gran parte di quello che mangiamo. In molti modi. Da un lato ci sono i prodotti che all'estero usano la mafia come richiamo perché - per quanto possa apparire strano a noi italiani - per gli stranieri la criminalità organizzata ha quel richiamo che arriva dalle tante pellicole girate sul tema.
E, quindi, a girare per il mondo in Bulgaria si beve il caffè «Mafiozzo», i sigari statunitensi «Al Capone» vengono venduti in Olanda, la pasta «Mafia» a Taiwan, gli snack «Chilli Mafia» nel Regno Unito, la salsa piccante «Wicked Cosa Nostra» in California, le spezie «Palermo Mafia shooting» in Germania, mentre a Bruxelles le patatine vengono intinte nella «SauceMaffia e la pasta condita con la «SauceMaffioso». Come se non bastasse in tutto il mondo spopolano i ristoranti e le pizzerie «Cosa Nostra» e «Mafia» e su internet è possibile acquistare il libro di ricette «The mafia cookbook. Persino i corleonesi hanno deciso di sfruttare il "brand": in città si vendono l'amaro «Il Padrino» o il limoncello «Don Corleone».
È un elenco lungo e triste quello denunciato ieri da Coldiretti che per la prima volta ha censito e mostrato questo tipo di speculazione commerciale presentando l'Osservatorio sulla criminalità nell'agricoltura e sul sistema agroalimentare una Fondazione creata per smascherare tutti i comportamenti illegali. Perché le illegalità abbondano tra cibo e dintorni, il più appetitoso (in tutti i sensi) business italiano.
Tanto è vero che il comitato scientifico dell'osservatorio è presieduto da Giancarlo Caselli, magistrato ormai in pensione ma da sempre in prima linea nella lotta alla mafia. «Le mafie hanno costruito un'economia parallela, la mafia glitter che si insinua in tutti i settori merceologici approfittando anche delle difficoltà economiche», spiega.
Le organizzazioni criminali sono state tutte coinvolte nelle operazioni più rilevanti dei primi due mesi del 2014, ricorda la Coldiretti. E, quindi, è in aumento il volume d'affari complessivo della criminalità organizzata che, secondo il rapporto Agrimafie di Coldiretti/Eurispes aveva già raggiunto circa 14 miliardi di euro nel 2013 con un aumento record del 12% rispetto a due anni fa, in controtendenza rispetto alla crisi, fa notare il presidente della Coldiretti, Roberto Moncalvo.
Secondo alcune stime almeno 5mila locali che si occupano di ristorazione in Italia sono nelle mani della criminalità organizzata ma molti fanno finta di nulla. Sei disoccupati su dieci sarebbero disposti ad accettare un posto di lavoro in un'attività dove la criminalità organizzata ha investito per riciclare il denaro e quasi un italiano su 5 non avrebbe problemi a recarsi in una pizzeria, in un bar o in un qualsiasi locale gestito o legato alla criminalità organizzata purché i prezzi siano convenienti, i prodotti siano buoni o di ottima qualità o addirittura basta che il posto sia comodo e vicino a casa.
