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Discussione: Terries

  1. #111
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    Predefinito Re: Terryes

    SORBARA, “LA MAESTRA OFFENDE I RAGAZZI”, I COLLEGHI MINACCIANO DI OCCUPARE LA SCUOLA Insegnante accusata da un gruppo di mamme e papà di usare modi inadeguati e offensivi contro i bambini. I genitori ne chiedono l’allontanamento. Anche i colleghi protestano e si dicono pronti a “occupare” la scuola se non verranno presi provvedimenti. Lei si difende: “Nella classe non riesco a lavorare perché ci sono troppi meridionali e troppi extracomunitari”




    http://sulpanaro.net/2014/03/08/dai-giornali-di-oggi-sabato-8-marzo-2014/
    Il Silenzio per sua natura è perfetto , ogni discorso, per sua natura , è perfettibile .

  2. #112
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    Predefinito Re: Terryes

    Citazione Originariamente Scritto da Freezer Visualizza Messaggio
    “Nella classe non riesco a lavorare perché ci sono troppi meridionali e troppi extracomunitari”
    Mitica!

  3. #113
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    Predefinito Re: Terryes

    Se le maestre meridionali offendono gli autoctoni polentoni, minacciandoli, tutto va bene.
    Rubano, massacrano, rapinano e, con falso nome, lo chiamano impero; infine, dove fanno il deserto dicono che è la pace.
    Tacito, Agricola, 30/32.

  4. #114
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    Predefinito Re: Terryes

    Citazione Originariamente Scritto da freezer Visualizza Messaggio
    sorbara, “la maestra offende i ragazzi”, i colleghi minacciano di occupare la scuola insegnante accusata da un gruppo di mamme e papà di usare modi inadeguati e offensivi contro i bambini. I genitori ne chiedono l’allontanamento. Anche i colleghi protestano e si dicono pronti a “occupare” la scuola se non verranno presi provvedimenti. Lei si difende: “nella classe non riesco a lavorare perché ci sono troppi meridionali e troppi extracomunitari”




    http://sulpanaro.net/2014/03/08/dai-giornali-di-oggi-sabato-8-marzo-2014/
    :d



  5. #115
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    Predefinito Re: Terryes

    Citazione Originariamente Scritto da Freezer Visualizza Messaggio
    “Nella classe non riesco a lavorare perché ci sono troppi meridionali e troppi extracomunitari”
    qualcuno ha capito come si distinguono?
    Garante del tessuto democratico del Paese

  6. #116
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    Predefinito Re: Terryes

    Citazione Originariamente Scritto da Berengario Visualizza Messaggio
    qualcuno ha capito come si distinguono?
    I primi si mimetizzano un filo meglio, ma poco cambia.
    Il Silenzio per sua natura è perfetto , ogni discorso, per sua natura , è perfettibile .

  7. #117
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    Predefinito Re: Terryes

    Per l’Opera di Roma 40 milioni l’anno son pochi. Sindacati dicunt
    di Luigi Torriani
    Teatro dell'Opera di RomaLo stato d’agitazione dei sindacati del Teatro dell’Opera di Roma è la rappresentazione più icastica (tra le innumerevoli…) della situazione sempre più intollerabile di un Paese in cui i soldi pubblici sono considerati – sia pure in nome della Cultura, naturalmente con la maiuscola – alla stregua di come Bossi diceva di usare il tricolore alla fine degli anni ’90.
    Il debito dell’Opera di Roma, già a 43 milioni nel 2011, è salito tra il 2011 e il 2013 a 64 milioni di euro. Nel solo 2013 il passivo è di 10,4 milioni di euro, e mentre i ricavi diminuivano di 4 milioni i costi crescevano di 5 milioni. Una voragine veramente impressionante se si pensa che l’Opera di Roma riceve ogni anno 46 milioni di finanziamento pubblico, di cui 20 milioni dal Comune di Roma (dunque immensamente oltre le cifre – peraltro esse stesse impressionanti – che girano di solito nel mondo della lirica: Napoli dà al San Carlo 1 milione, Milano dà alla Scala 7 milioni).
    A questo punto il Comune di Roma ha deciso – per il 2014 – di far passare il finanziamento all’Opera da 20 a 16 milioni (comunque sedici milioni in un anno!), e si sta discutendo di un piano di tagli dei costi che prevede anche una riduzione della dotazione organica attraverso 41 pensionamenti e 24 pre-pensionamenti. Verrebbe da dire: è il minimo che si potesse fare di fronte a una situazione allucinante che si protrae da anni! Invece no. I sindacati del Teatro (Cgl-Slc, Fials-Cisal, Libersind-Confsal) hanno indetto uno sciopero per l’intera produzione di Manon Lescaut e hanno spiegato che la lirica non si tocca, e che tagliare il finanziamento pubblico all’Opera è come “mettere in liquidazione la scuola pubblica o la sanità” (qui mi rifiuto di commentare…). Infine hanno chiesto: “perché non si vuole più un teatro che abbia funzione culturale con capacità produttiva, qualitativa e quantitativa degna dello status di teatro di rappresentanza della Capitale?”.
    Potremmo anche mandarli a quel paese e chiuderla qui, ma li prendiamo sul serio e rispondiamo: perché la vostra “funzione culturale” ci costa decine di milioni di euro ogni anno, perché la somma di tutte le “imprescindibili” funzioni culturali, o sociali o politiche che continuiamo a mantenere ci costa decine di miliardi e ha portato le tasse che paghiamo al livello più alto nel mondo, perché viviamo in un Paese in cui hanno chiuso nell’ultimo anno 93 aziende al giorno. Ma anche per un altro motivo: perché in Italia ci sono migliaia di persone che lavorano nel settore Cultura e non ricevono un euro di soldi pubblici né li chiedono, ci sono centinaia di librai che hanno una funzione culturale importantissima e fanno il loro lavoro con i soldi che arrivano dal mercato (pochi), e certo se pretendessero di guadagnare come i dirigenti dei teatri dovrebbero mantenerli il Comune e la Regione. Dal 2010 sono stati tagliati i contributi indiretti ai quotidiani italiani, e i contributi diretti sono scesi a meno di 70 milioni l’anno, una cifra di molto inferiore a quanto il solo Teatro dell’Opera di Roma riceve in due anni. Tutto il mondo cambia, tutti devono fare sacrifici, ma la lirica no. Facciamola finita, per favore.
    Per l?Opera di Roma 40 milioni l?anno son pochi. Sindacati dicunt | L'intraprendente

    Rieti: truffavano malati dializzati e Asl. Medico e assistente arrestati
    (ASCA) - Rieti, 12 mar 2014 - Invece che trasportare i pazienti dializzati a bordo di idonea ambulanza, li accompagnavano dalla loro abitazione all'ospedale su normali autovetture, prive delle minime misure di sicurezza sanitaria. Cosi' facendo, riuscivano a lucrare sui rimborsi per il servizio da parte della Asl. E' accaduto a Rieti dove un medico e un suo stretto collaboratore sono stati arrestati - ai domiciliari - dalla Guardia di finanza che ha, in parallelo, sequestrato loro beni mobili e immobili per un controvalore di circa 100mila euro. Le indagini delle Fiamme gialle di Rieti sono scattate a seguito di una verifica fiscale recentemente effettuata nei confronti di una societa' - amministrata dal medico arrestato - nel corso della quale sono emerse alcune anomalie nello svolgimento del trasporto dei malati dializzati presso l'ospedale S.Camillo De Lellis del capoluogo laziale.
    Gli inquirenti hanno appurato che gli indagati, ai fini del rimborso, attestavano alla Asl un chilometraggio superiore al reale per il trasporto, dichiarando luoghi diversi da quelli dove di fatto i pazienti venivano prelevati e poi riaccompagnati al termine della loro dialisi. Approfittando della condizione di prostrazione o di debolezza conseguente al trattamento di dialisi appena ricevuto, ai malati veniva fatta firmare una delega a favore della societa', affinche' quest'ultima avanzasse richiesta di rimborso senza che il denaro transitasse nelle mani dei pazienti, evitando cosi' eventuali contestazioni. La societa' avanzava, dunque, richieste di rimborso con false dichiarazioni, inducendo in errore i dipendenti dell'Asl che hanno deliberato l'erogazione di indebite somme superiori a quelli spettanti.
    Oltre l'arresto, il tribunale di Rieti ha disposto dunque anche il sequestro preventivo di somme detenute a qualsiasi titolo sui conti correnti degli indagati, o a loro riconducibili, e dei beni immobili, fino all'ammontare di circa 100mila euro pari al profitto illecitamente conseguito.
    Rieti: truffavano malati dializzati e Asl. Medico e assistente arrestati - ASCA.it

    Litiga con moglie e figlia
    Lo uccidono a martellate
    Valentina Rigano
    Una lite che diventa omicidio, all'alba della Festa della donna. Vittima però, stavolta, è un uomo. Salvatore Marsiglia, 52 anni, è caduto sotto i colpi di coltello e martello, al culmine di una lite con la moglie, Maria Rosa Saitta di 54 anni, e la figlia Jessica, di 25. Movente del delitto, probabili tensioni in casa.
    Erano le 22.30 di venerdì sera quando in casa Marsiglia, un appartamento in una palazzina in via Palabianca a Cesano Maderno (Monza), padre, madre e figlia sono finiti aggrovigliati in cucina tra urla, coltellate e colpi di martello. La lite tra i tre, scaturita per dissapori familiari che si trascinavano da tempo, potrebbe forse essersi acuita per la decisione della 25enne Jessica di andare a convivere con il fidanzato, scelta che potrebbe aver scatenato il malcontento del padre. Queste ipotesi però, sono il frutto di opinioni sussurrate dai vicini di casa, di abitanti del quartiere, al momento non suffragate dalle autorità giudiziarie.
    Quale che sia stato il movente, lunedì mattina l'autopsia predisposta dalla Procura di Monza chiarirà le cause della morte del 52enne. Secondo una prima ricostruzione degli inquirenti, all'apice della discussione, Maria Rosa Saitta avrebbe impugnato un coltello, colpendo il marito in varie parti del corpo. Lui avrebbe cercato di disarmarla e rispondere all'aggressione. La loro figlia avrebbe infine agguantato un martello, colpendo a sua volta il 52enne padre. Con il cadavere dell'uomo ai piedi, Jessica avrebbe quindi telefonato al fidanzato, raccontando l'accaduto e chiedendogli sostegno. Il giovane, precipitatosi a casa Marsiglia insieme alla nonna di Jessica, avrebbe telefonato personalmente al 112, chiedendo l'intervento dei carabinieri.
    Litiga con moglie e figlia Lo uccidono a martellate - IlGiornale.it

    SAITTA - Diffusione del cognome SAITTA - Mappe dei Cognomi Italiani



    GERONIMOOO! - LA RUSSA JR. ALL’ASSALTO DEL PATRIMONIO DELLA NONNA: “MIO NIPOTE MI HA INGANNATO, HA ACCESO UNA POLIZZA SULLA MIA VITA CON LUI BENEFICIARIO”
    La signora Lidia Peveri, nonna materna del rampollo La Russa, ha scritto una lettera prima di morire “perché resti memoria di quanto accaduto: nel 2010 mio nipote mi fece firmare dei fogli, senza dirmi che si trattava di una polizza sulla vita a suo favore” - Lui dice di aver sempre avuto un rapporto splendido con la nonna…
    Camilla Conti e Luca Piana per l'Espresso
    «Scrivo la presente lettera perché resti memoria di quanto accaduto». Inizia così un documento che rivela una diatriba familiare di cui si è reso protagonista Geronimo La Russa. A firmare la lettera è Lidia Peveri, nonna del primogenito dell'ex ministro Ignazio La Russa, scomparsa nell'ottobre del 2013. E lo fa, racconta, per conservare il ricordo di quello che lei stessa definisce «un inganno» perpetrato ai suoi danni dal nipote nell'agosto 2010, quando la signora aveva 86 anni e Geronimo, tra le altre attività, rivestiva un incarico pubblico di una certa importanza, quello di vice presidente dell'Aci di Milano.
    Lidia Peveri spiega che, dopo la morte del marito, avvenuta nel gennaio 2010, «mio nipote Geronimo si volle interessare della mia situazione economica» e «con varie argomentazioni insistette affinché aprissi un conto presso la sua banca di fiducia e vi depositassi parte del denaro». Giunti all'agenzia Unicredit di piazza San Babila, a Milano, «pochi minuti prima della chiusura, mi furono posti innanzi molti fogli che venni invitata a firmare subito, data la imminente chiusura, e che quindi non feci in tempo a leggere. Li firmai fidandomi di mio nipote, nella certezza di solo depositare i miei denari», continua la memoria.
    Dopo qualche mese, però, la signora Lidia decise di riportare il suo patrimonio più vicino a casa sua, nei pressi di Melegnano, a qualche chilometro di distanza dalla città: «Ebbi la tristissima sorpresa di scoprire di essere stata ingannata e di aver quel giorno sottoscritto una polizza di assicurazione a beneficio, guarda caso, di mio nipote».
    L polizza è datata 5 agosto 2010, è emessa da CreditRas e prevede un premio unico versato alla sottoscrizione dalla signora Peveri di 175 mila euro. Il beneficiario unico è Geronimo La Russa.
    Interpellato da "l'Espresso", La Russa definisce «completamente priva di ogni attinenza con il vero e quindi calunniosa», la ricostruzione dei fatti contenuti nella lettera e aggiunge di aver «sempre avuto con mia nonna un rapporto splendido».



    LA RUSSA - Diffusione del cognome LA RUSSA - Mappe dei Cognomi Italiani

    POMPEI RI-SEPOLTA (DALLA MALAVITA) – NEL 2011 I FRANCESI ERANO PRONTI A INVESTIRE 200 MLN MA CHIEDEVANO CONTROLLI ANTI-CAMORRA SUGLI APPALTI: L’ITALIA NON FORNÌ GARANZIE – VILLARI: ‘I CROLLI? NON HO LE PROVE MA SOSPETTO CHE SIANO COLPOSI: LE DITTE ARRIVAVANO PRIMA DEI MAGISTRATI’
    Villari: ‘I francesi furono terrorizzati dalla nostra paralizzante burocrazia, dalle guerre di casta dentro al ministero e dalla malavita: nella zona le famiglie camorriste ci sono e sono attive’ – ‘’Il problema è che gli interventi su Pompei sono disciplinati dal Consiglio superiore dei beni culturali, allora presieduto da Andrea Carandini, mentre il segretario generale Cecchi rivendicava alle sovrintendenze...’ -
    BUROCRAZIA, CASTE E CAMORRA: PERCHÉ POMPEI SI SGRETOLA'
    Mattia Feltri per ‘La Stampa'
    Senatore Riccardo Villari, lei era sottosegretario alla Cultura quando Epadesa offrì 200 milioni di euro per Pompei: che successe?
    «In realtà arrivai a questione già cominciata. Se ne parlava molto ma non c'erano documenti ufficiali. Allora convocai tutti gli interessati per fare il punto della situazione. Vennero i francesi di Epadesa con l'Unesco, la sovrintendenza di Pompei, il sindaco, la camera di commercio di Napoli, l'Unione industriali...».
    Viene già il mal ti testa.
    «Un momento: c'erano la presidenza della Campania, i dirigenti del ministero, una quantità di persone. Volevo capirne di più, e capii solamente che c'erano resistenze incredibili».
    Che resistenze?
    «Devo fare un premessa: a Pompei manca tutto tranne il denaro, ma non è mai speso bene né chiaramente. Del consorzio Epadesa attraevano non soltanto i 200 milioni, che è una gran cifra, ma le competenze delle loro aziende. Ma non c'era la volontà di farli entrare».
    Perché?
    «Perché Epadesa, mettendo a disposizione tutto quel denaro, voleva capire che succedeva dentro e fuori dagli scavi. Soprattutto fuori».
    La malavita.
    «Racconto un episodio. Una mattina vengo informato casualmente che c'è stato un piccolo crollo. Siccome ero a Napoli vado a Pompei e lì assisto a una scena incredibile: il procuratore di Torre Annunziata, Diego Marmo, stavo rimproverando con un certa veemenza il direttore degli scavi perché regolarmente, a ogni crollo, la procura veniva avvisata per ultima, anche all'indomani. Eppure dentro agli scavi c'è un presidio dei carabinieri».
    E perché succedeva?
    «Perché si doveva modificare, diciamo così, la scena del delitto».
    Dice che i crolli erano colposi?
    «Non ne ho gli elementi, ma il sospetto viene, no? Penso lo avesse anche il procuratore Marmo: certe volte le ditte arrivavano prima dei magistrati».
    Attorno agli scavi c'è la camorra e questo fece scappare i francesi.
    «Di certo i francesi furono terrorizzati dalla nostra paralizzante burocrazia e dalle guerre di casta dentro al ministero. Quanto alla camorra voglio dire che gli scavi sono in una zona ad alta densità malavitosa e non penso che, arrivata a Pompei, la malavita si fermi sui marciapiedi. Lì le famiglie camorriste ci sono e sono attive».
    Infatti i francesi volevano coordinare le gare d'appalto, impedire i subappalti e presidi della polizia sui cantieri.
    «E li capisco. Il problema è che gli interventi su Pompei sono disciplinati dal Consiglio superiore dei beni culturali, allora presieduto da Andrea Carandini, mentre il segretario generale Cecchi rivendicava alle sovrintendenze...».
    Si fermi, senatore. Davanti a un garbuglio così fuggirebbe chiunque.
    «Chiaramente! Non è soltanto la camorra come tutti la intendiamo, ma anche la camorra di un sistema vischioso, chiuso, corrotto, in cui girano molti denari, posizioni di potere, un sistema che si nutre di Pompei e tenuto insieme dalla tacita intesa per cui dentro non ci deve entrare nessuno».
    Una follia.
    «Esatto, e tutto, ripeto, parte da un ministero castale come quello della Cultura».



    Tutti d’accordo: la maestra va cacciata
    I genitori di Sorbara occupano la scuola e incontrano la preside. L’insegnante è assente, ma venerdì ci sarà il faccia a faccia
    scuola maestre insegnanti
    BOMPORTO. «Vogliamo rispetto per i nostri figli». Mamme e papà dei bambini della terza elementare della scuola “Menotti” hanno manifestato ieri mattina contro la maestra “tirannica”, con cartelli e striscioni.
    «Sono dalla vostra parte», ha detto la dirigente scolastica Ida Colandrea, intervenuta promettendo soluzioni.

    COLANDREA - Diffusione del cognome COLANDREA - Mappe dei Cognomi Italiani

    L’insegnante non c’era («sarà assente tutta la settimana»), ma c’erano genitori, alcuni dei quali hanno preso anche un permesso dal lavoro. C’erano anche loro, i bambini “terribili”, che giocavano davanti all’ingresso.
    «A volte penso siano loro i più grandi - ha spiegato una mamma - quando tornano a casa e dicono di non preoccuparci». Non tutti la pensano così. «Siamo stanchi di vedere i figli che tornano a casa piangendo e tremando», ha raccontato un papà.
    «La supplente è riuscita a cancellare quanto fatto di buono in questi anni dalla maestra Roberta», ha aggiunto una mamma. «I suoi voti sono dettati da pregiudizi», «non è adatta ad insegnare». I minuti passavano, le proteste andavano avanti. Sono tanti i comportamenti contestati: «offende e intimorisce i bambini», «non permette loro di andare in bagno», «li discrimina». I genitori chiedono «scuse» da parte della maestra, «risposte immediate» e «sicurezza» da parte delle istituzioni. I papà e le mamme avevano anche allestito un banchetto con cibo e bevande. Soprattutto, sono decisi ad andare avanti: «finché non abbiamo risposte non ci muoviamo».
    È stato interpellato via telefono il Provveditorato. Dall’altra parte della cornetta è giunta in viva voce la rassicurazione che la situazione dovrebbe essere risolta, visto che il dirigente scolastico si sta adoperando per tenere tutto sotto controllo. Ida Colandrea è arrivata poco dopo, verso le 9,30. Ha incontrato i genitori, invitandoli a discutere all’interno della mensa. I bambini sono entrati nella loro classe in attesa che i grandi parlassero. «Se ci sono solo rassicurazioni li prendiamo e li portiamo via».
    «Sono dalla vostra parte - ha detto il dirigente scolastico durante l’incontro - farò tutto quanto di mia competenza, non posso né assumere né licenziare. La maestra ha comunicato che oggi (ieri, ndr) è assente e lo sarà per tutta la settimana. Venerdì la supplente dovrà venire nel mio ufficio con l’avvocato e dovrà tornare anche martedì prossimo per le contestazioni di addebito che le ho fatto».
    «L’amministrazione comunale è competente solo per le strutture - ha risposto la Colandrea - visto che la scuola è statale. Stiamo facendo tutto il possibile».
    Tutti d?accordo: la maestra va cacciata - Cronaca - Gazzetta di Modena

    Video
    La scuola di Sorbara: "La maestra va cacciata" - Video Gazzetta di Modena

    Nel video è possibile apprezzare i soliti accenti allogeni, e certi ceffi che il grandissimo scienziato padano-piemontese Cesare Lombroso ha classificato con estrema perizia...
    Temo che l'insegnante ("Tiene suolo 35 anni....comm'è possibbile!") sarà alla fine costretta a scusarsi e a ritrattare, non solo per le minacce di provvedimenti giuridico-amministrativi, ma soprattutto per le possibili ritorsioni extra-legali(certe etnie hanno una grande familiarità con il coltello a serramanico e con la lupara....).
    Comunque, anche solo per la sua affermazione dei giorni scorsi, che dovrebbe essere scolpita nel marmo di Candoglia (“Nella classe non riesco a lavorare perché ci sono troppi meridionali e troppi extracomunitari”) meriterebbe un posticino accanto alle grandi eroine della nostra stirpe, quali Velleda e Boadicea.....








  8. #118
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    Predefinito Re: Terryes

    ROMA CAPUT? NO KAPUTT!
    I dipendenti tra comune e controllate sono 60mila per un costo che supera i 2,5 miliardi - Roma ha un arretrato di incassi teorici per le multe per quasi 600 milioni - La spesa corrente, nel 2013, ha toccato ha superato i 5 miliardi su un bilancio totale di 6,5 miliardi - Anche le farmacie comunali gestite da Farmacap sono in perdita…
    Fabio Pavesi per il "Sole 24 Ore"
    Esercito non è un eufemismo. Solo i dipendenti comunali sono 25mila per un costo annuo che supera il miliardo. Poi vanno aggiunti i 12mila di Atac, gli 8mila dell'Ama i 7mila dell'Acea. Sommati tutti i dipendenti di Roma Capitale e delle sue 19 controllate, sono 60mila per un costo che supera i 2,5 miliardi.
    Come si vede le entrate tributarie del Comune servono di fatto a pagare solo il costo del lavoro della macchina comunale della Capitale d'Italia. Ovvio che messa così appare evidente come mantenere i conti in ordine sia un'impresa titanica. Ma i sindaci tutti, da Rutelli, a Veltroni, ad Alemanno e oggi a Marino ci hanno messo del loro. Non basta tagliare come ha fatto Marino le spese per gli organi di Governo. Un atto nobile, ma simbolico che non risolve il dramma strutturale del dissesto finanziario.
    Occorre, come ha chiesto il Governo nel nuovo decreto che ha messo a disposizione liquidità per le casse, intervenire drasticamente sulle aziende pubbliche, tagliare spese e recuperare entrate.
    Cosa che non accade. Basti pensare alle multe. Il Comune ha iscritto a bilancio per il 2013 incassi dalle multe per 408 milioni quando nel 2012 l'accertato è stato di 280 milioni. Un exploit, un tentativo di recuperare soldi laddove è possibile. Ma irrealistico se non velleitario, dato che le multe, soprattutto quelle vecchie di molti anni, non vengono poi riscosse.
    Roma ha un arretrato di incassi teorici per contravvenzioni stradali per quasi 600 milioni. Ebbene nel 2012 sono stati incassati realmente solo 31 milioni, un ridicolo 5% del totale. A fine del 2012 i residui da riscuotere sono addirittura saliti a 732 milioni.
    Un laissez faire inquietante. Se non si riscuotono entrate poi si chiede al Governo di intervenire. Troppo comodo. Ma è tutta la gestione delle spese che pecca di inefficienza.
    La spesa corrente non è mai scesa in questi anni. Nel 2013 ha toccato ha superato i 5 miliardi su un bilancio totale di 6,5 miliardi. Se non si taglia con forza lì, la richiesta di fondi da parte del Governo non conoscerà fine. Eppure sembra che non ci siano intenzioni in questo senso. Nella relazione del collegio sindacale al bilancio 2013 non c'è traccia di nessun intervento sui costi del personale. Per il 2015 la spesa sarà ancora di 1,1 miliardo per i 25 mila dipendenti diretti.
    Ma sprechi e inefficienze di gestione sono ovunque. Basti pensare che anche le farmacie comunali gestite da Farmacap sono in perdita. QuiNdici milioni da ripianare nel prossimo bilancio. Ma anche l'insieme dei servizi a domanda è un buco per i conti del Comune. Asili, mense, musei, mercati all'ingrosso costano 176 milioni, mentre dalle tariffe il Comune incassa solo 38 milioni. Eclatante il caso delle mostre e dei musei. Dai biglietti si incassano solo 7 milioni quando le spese toccano i 50 milioni.
    Il dato di un sistema di governo cittadino che non funziona è nel debito. Roma nel 2008 con la gestione commissariale si era ripulita da una montagna di 12 miliardi di vecchi debiti eredità delle Giunte Veltroni-Rutelli. Si ripartiva puliti da zero. Un'occasione unica concessa a Roma per cambiare marcia. Con Alemanno è successo il contrario. Già nel 2010 i debiti hanno cominciato a risalire.
    A fine di quell'anno l'indebitamento era di 456 milioni. A fine del 2012 i debiti sono triplicati e ora superano 1,2 miliardi. Tra interessi e rimborsi il Comune di Roma dovrà mettere mano al portafoglio ogni anno per la bellezza di 100 milioni di euro. Soldi che ovviamente non sono disponibili per altro. Neanche sul debito nonostante l'azzeramento del 2008 e il passaggio soto l'ala del Commissario, Roma è riuscita a cambiare marcia.



    Muore dopo tre interventi a un tumore inesistente, giallo a Caserta
    Elena Trepiccione è morta per colpa delle complicanze mediche che sarebbero state causate da una malagestione del suo caso. Chiesto il processo per 6 medici
    Angelo Scarano
    Ha dell'incredibile la storia di malasanità che in questi giorni sta scuotendo la città di Caserta.
    Elena Trepiccione, di 69 anni, è stata operata per tre volte in dodici giorni a causa di quello che, secondo i medici, era un tumore all'utero. Internata nella clinica "Minera-Santa Maria della salute" di Santa Maria Capua Vetere, la donna ha passato un calvario di 50 giorni tra esami, controlli e un dispendio di denaro non irrilevante, senza arrivare però ad una conclusione. Alla donna viene diagnosticato un tumore all'utero, che poi, a indagini concluse, si rivelerà una semplicissima fibromatosi uterina.
    Come riporta La Stampa, i medici della clinica decidono così di effettuarne l'asportazione: a causa di continui dolore all'addome, però, Trepiccione chiede delle analisi più approfondite. E così, i chirurghi scoprono un'occlusione instestinale, provocata da un'ansa dell'intestino bloccata dalla ferita che da poco era stata suturata. Solo dopo tre giorni e una tac la donna verrà nuovamente operata, in quello che gli inquirenti hanno definito un ritardo "molto grave". "In buona sostanza - si legge in una nota degli esperti - i sanitari che gestirono la paziente tra il 2 e il 3 maggio 2012 non agirono con solerzia". Aspettarono troppo, secondo gli inquirenti, causando diversi problemi alla donna, che comunque, seppur in ritardo, fu operata "con successo".
    Ma qualche giorno dopo si ripresentarono gli stessi problemi, a causa di quella che gli inquirenti di Caserta chiamano "una gestione non corretta ed adeguata alla complessità del quadro clinico. I sanitari non misero in atto un'attenta valutazione strumentale mirata all'effettiva riuscita dell'intervento", non facendo altro se non peggiorare la situazione. I parenti di Elena, non vedendo miglioramenti, decisero - contro il parare dei medici curanti - di spostarla in un'altra clinica, dove effettuate le dovute analisi, i medici hanno compreso la gravità della situazione. Operata d'urgenza per un'emorragia dovuta all'apertura dei punti di sutura praticati a 50 centimetri dell'intestino, nonostante le cure, la donna non si è ripresa, spegnendosi definitivamente il 13 giugno 2012. Adesso, i sei medici della clinica che la ebbero in cura per quel periodo dovranno rispondere dell'accusa di omicidio colposo.
    Muore dopo tre interventi a un tumore inesistente, giallo a Caserta - IlGiornale.it

    Torna a crescere il lavoro sommerso. Male Calabria e Campania, la Lombardia la più "virtuosa"
    L'aggiornamento Istat sulle politiche di sviluppo rivela che nel 2012 la percentuale del lavoro sommerso è tornata a crescere, seppur di poco, rispetto all'anno precedente
    Ivan Francese
    Torna a crescere la percentuale del lavoro sommerso: secondo l'aggiornamento Istat sugli indicatori delle politiche di sviluppo, nel 2012 il tasso del lavoro sommerso passa dal 12,0% al 12,1% dell'anno precedente.
    Il fenomeno è più marcato soprattutto al Sud Italia, dove la media è del 20,9%: il picco si registra in Calabria, dove il dato si attesta al 30,9%. A seguire si trovano il Molise, dove la percentuale di lavoratori irregolari sfiora il 25%, e la Campania, che segue con il 22,9%.
    In testa alla classifica si colloca la provincia autonoma di Bolzano, dove il lavoro sommerso costituisce il 7% del mercato, mentre la regione più virtuosa è la Lombardia, dove gli irregolari sono "appena" il 7,1%.
    Torna a crescere il lavoro sommerso. Male Calabria e Campania, la Lombardia la più "virtuosa" - IlGiornale.it

    SACCHEGGIO A REGOLA D’ARTE - LA SICILIA RESTA IL DISCOUNT DI TOMBAROLI E MERCANTI: IL BUSINESS DELLE OPERE E SCULTURE TRAFUGATE AMMONTA A 157 MILIONI DI EURO - E COSA NOSTRA CI METTE LO ZAMPINO
    In Sicilia solo nel 2012 ben 1.026 furti di opere d'arte, con 17.338 oggetti trafugati fra cui reperti archeologici e paleontologi - Oggetti che finiscono nei salotti di magnati e miliardari, nelle teche di collezionisti, persino in famosi musei…
    Valeria Ferrante per "la Repubblica - Edizione Palermo"
    Anfore, preziosi dipinti, bassorilievi e sculture. La Sicilia discount di tombaroli e mercanti d'arte. Monete antiche e reperti archeologici trafugati nell'Isola non è raro che finiscano nei salotti di magnati e miliardari, nelle teche di collezionisti, persino in famosi musei. Furti d'arte: un business da 157 milioni di euro, cifra da capogiro ma solo indicativa, perché il valore economico di alcune delle opere trafugate è davvero incalcolabile.
    La nostra è la regione d'Italia dove è stato segnalato il più alto tasso di scavi clandestini, seguita da Puglia e Sardegna. Si ruba e si continua a rubare: solo nel 2012 ben 1.026 furti di opere d'arte - quasi tre al giorno - con 17.338 oggetti trafugati fra cui reperti archeologici e paleontologi.
    Spesso si tratta di saccheggi lampo, spedizioni di scavo notturne con pale, picconi, potentissimi metal detector, che vengono fatti arrivare anche da Londra. Come quello utilizzato nelle campagne di Palma di Montechiaro da alcuni predoni intercettati dai carabinieri del Nucleo tutela patrimonio culturale.
    Ma è soprattutto la criminalità organizzata a far da protagonista nei saccheggi. La refurtiva finisce quasi sempre al mercato nero, bacino d'acquisto per mercanti e collezionisti. Ma non solo. Sempre più spesso viene venduta sul web: ben 50.686 le monete antiche sequestrate nel 2012 dalle forze dell'ordine su alcuni siti internet.

    TEDESCHI
    Rino Cammilleri
    Eh, bisogna riconoscere che i tedeschi sono davvero speciali. Hanno combattuto ben due guerre da soli contro il mondo. Sono stati schiacciati e ridotti alla pastorizia. Nell’ultimo caso, addirittura divisi in due per sicurezza. Ed eccoli, per la terza volta, a comandare sull’Europa, anche se solo economicamente. Noi italiani, impegnati come siamo a mandarci in galera l’un l’altro, agitiamo il pugno contro di loro, accusandoli… di che? Di essere cento volte meglio di noi? Ma mi faccia il piacere, diceva Totò, simbolo perfetto del popolo a cui apparteneva.
    Antidoti » Blog Archive TEDESCHI » Antidoti

    Uccide la compagna per gelosia, tragedia al bar Psyco
    Vigevano. Francesco Albano, 71 anni, ha ucciso a coltellate la sua compagna, Assunta Sicignano, di 43 anni, a coltellate, che lo aveva lasciato per mettersi con un uomo più giovane. L'assassinio è avvenuto in un bar, lo Psyco, da cui l'assassino poi si è allontanato, ancora sporco di sangue, mentre i negozianti vicini davano l'allarme. I due non erano sposati, avevano due figli ed erano i gestori del bar. "Ultimamente c’erano tensioni fra lei e lui. Lei aveva deciso di fare un’altra vita e lui non lo accettava", ha raccontato una amica della vittima.
    Omicidio a Vigevano, accoltella la ex nello Psyco Bar | l'Occidentale

    ALBANO - Diffusione del cognome ALBANO - Mappe dei Cognomi Italiani


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    Predefinito Re: Terryes

    AMA. OGNI GIORNO IL 18.6% DEI DIPENDENTI NON SI PRESENTA AL LAVORO
    «Per motivi diversi, il 18,6 per cento dei dipendenti non si presenta a lavoro».
    «Superminimi annui in busta paga dai circa 4.000 euro a quelli da 10-20 mila euro, fino al massimo di 40-45 mila euro…».
    18.6% di assenteismo giornaliero.
    A carico del Contribuente.
    E poi devono fare i decreti “Salva Roma“?
    I segreti di Ama Roma, gli stipendi di Parentopoli.
    DI GIUSEPPE SANDRO MELA
    ROMA – Un elenco “segreto” degli stipendi di Ama Roma, ovvero la controllata del Comune di Roma che si occupa della gestione dei rifiuti nella Capitale. L’azienda, per ricordare la cronaca più recente, al centro dell’inchiesta Parentopoli, ovvero parenti e amici che sarebbero stati assunti (si parla di almeno 800 casi) appena dopo l’elezione di Gianni Alemanno a sindaco nel 2008.
    Qualche giorno fa era stata pubblicata la lista degli stipendi dei manager su impulso del nuovo direttore generale Daniele Fortini, una sorta di operazione trasparenza. Ma poco dopo tra i dipendenti Ama ha iniziato a circolare un’altra lista, quella “segreta”, sugli stipendi davvero notevoli di persone con qualifiche medio-basse.
    Superminimi annui in busta paga dai circa 4.000 euro pagati ad Armando Appetito (genero di Franco Panzironi, ex ad Ama ai tempi di Gianni Alemanno), a quelli da 10-20 mila euro, fino al massimo di 40-45 mila euro per Luca Panariello, Fabrizio Mericone e l’ex estremista di destra Stefano Andrini. Tutti diplomati, perlopiù impiegati o segretarie, con il diritto a quella voce in busta paga che garantisce una cifra in più rispetto allo stipendio base concordata direttamente con il datore di lavoro. Altro esempio: la collaboratrice storica di Panzironi, Patrizia Caracuzzi, segretaria con qualifica di quadro e retribuzione che si avvicina ai centomila euro.
    Mille dipendenti restano a casa, in media, ogni giorno. «Con un’incidenza delle assenze per malattia superiore alla media nazionale», come fa notare il nuovo manager Daniele Fortini. Tra i problemi dell’Ama – azienda al centro di mille tensioni tra decoro urbano e smaltimento dei rifiuti – ci sarebbe anche quello dell’assenteismo. A lanciare l’allarme è lo stesso presidente dell’azienda di via Calderon de la Barca, che si è trovato di fronte una situazione in cui «per motivi diversi, il 18,6 per cento dei dipendenti non si presenta a lavoro». Il dato è allarmante. «Quello che ci preoccupa maggiormente è il numero delle malattie – spiega Fortini – in media ogni giorno l’8 per cento dei nostri dipendenti non viene al lavoro per questo motivo, superando la media nazionale». Oltre i livelli abituali, secondo il vertice dell’Ama è anche il numero delle assenze dovute alla legge 104, quella che riguarda persone con disabilità e i loro parenti: «Qui la percentuale è oltre il 4 per cento, anche in questo caso superiore al dato nazionale». Il resto delle assenze è invece diviso tra ferie, infortuni sul lavoro e permessi straordinari. «Siamo pronti a un confronto con i sindacati – annuncia il manager – per studiare eventuali correttivi, nell’organizzazione del lavoro, che ci permettano di superare questo problema».
    Tutto ciò mentre l’azienda municipalizzata per l’ambiente è ancora immersa in una situazione finanziaria tutt’altro che idilliaca. «Ama è un’azienda sofferente, in affanno: abbiamo un indebitamento di 650 milioni di euro e le esposizioni con i fornitori sono di una cifra superiore a 150 milioni di euro», ha spiegato il presidente e amministratore delegato durante la recente audizione di fronte alla commissione capitolina ambiente. Riguardo l’indebitamento di Ama «lo stress è fortissimo con gli istituti di credito, un pool di sette banche – ha aggiunto Fortini – Ogni anno destiniamo 30 milioni di oneri finanziari per restituire il credito, risorse che sottraiamo agli investimenti».
    AMA. OGNI GIORNO IL 18.6% DEI DIPENDENTI NON SI PRESENTA AL LAVORO | Movimento Libertario

    SUI PRIVILEGI DELLE POSTE, RENZIE NON CAMBIA VERSO – PERCHE’ C’E’ ANCORA L’ESENZIONE IVA SULLA POSTA MASSIVA E COME MAI PAGHIAMO 5 MILIARDI PER LE PENSIONI DEI POSTINI – CHI SALVA ALITALIA VA SEMPRE SALVATO
    Poste proprio non si tocca, chiunque sia al governo. Rottamatori compresi. Dal salvataggio Alitalia alle social card, passando per le spedizioni elettorali e le agevolazioni postali a giornaloni e giornalini, il colosso guidato da Massimo Sarmi continua a godere di sgravi fiscali e di sovvenzioni statali per le pensioni dei postini...
    Dagonews
    Poste proprio non si tocca, chiunque sia al governo. Rottamatori compresi. Dal salvataggio Alitalia alle social card, passando per le spedizioni elettorali e le agevolazioni postali a giornaloni e giornalini, il colosso guidato da Massimo Sarmi continua a godere di sgravi fiscali e di sovvenzioni statali per le pensioni dei postini.
    Viste le belle parole di Renzie su spending review e dintorni, il presidente della commissione Cultura della Camera, Giancarlo Galan, è tornato alla carica su entrambi i fronti nell'ultimo question time con un'interpellanza urgente al ministero dell'Economia.
    E' vero che ormai i servizi postali del Gruppo pesano un quinto scarso del fatturato totale, ma sono pur sempre 4,6 miliardi l'anno e su questi, "l'ex monopolista gode di un beneficio fiscale senza precedenti in Europa, vale a dire l'esenzione del pagamento dell'Iva per i prodotti di posta massiva (la fetta più importante del mercato), nonostante sia la Corte di Giustizia dell'Unione europea, con sentenza del 23 aprile 2009, sia l'Autorità garante per la Concorrenza e il Mercato italiana abbia sostanzialmente rilevato l'illegittimità di tale asimmetria legislativa". Non funziona certo così, ad esempio, in Francia, Germania, Olanda o Regno Unito.
    Non solo, ma lo Stato paga alle Poste gli oneri per la gestione del servizio universale e una serie di rimborsi per le tariffe agevolate su alcuni servizi speciali, come le spedizioni elettorali e i servizi editoriali, per altri 320 milioni l'anno. Per Galan appare evidente che "parte dell'onere relativo al trattamento pensionistico del personale del Gruppo grava sui cittadini italiani, e che il Tesoro ripiana questo ‘buco' in assenza di qualsivoglia politica di trasparenza e pubblicità degli atti, che sono stati resi noti soltanto da alcuni articoli di stampa".
    Oltre a tutto, c'è un pericoloso precedente britannico del 2007: lo Stato si fece carico di 9 miliardi di sterline di deficit di Royal Mail con un abbuono di debiti pensionistici e l'Unione europea, due anni fa, ha avviato una procedura di infrazione.
    All'interpellanza urgente, firmata anche da Renato Brunetta e Deborah Bergamini, il governo ha sostanzialmente risposto picche, ricordando l'importanza strategica di Poste e che per la legge italiana è tutto in regola.



    1. PER CONTROLLARE SE I NETTURBINI FANNO IL LORO DOVERE, IL SINDACO SUB-MARINO ISPEZIONA L’AMA DI TOR PAGNOTTA ALLE SEI DEL MATTINO. PECCATO CHE NON ERA UNA SORPRESA: DECINE DI MANAGER ERANO GIA’ SCHIERATI PER IL SALUTO AL SIGNOR SINDACO CHE COLLEZIONA UN ALTRO RECORD DI ACCIDENTI PER LA LEVATACCIA DI MASSA (ALCUNI DIRIGENTI, IN PIEDI DALLE QUATTRO E MEZZA, L’AVREBBERO FRULLATO NEI CAMION) - 2. “BLITZ” ANNUNCIATO, PERCHÉ MARINO È “DE SINISTRA” E AGGUATI AI LAVORATORI NON NE FA -
    DAGONEWS
    Un uomo, una sit-com. Ieri mattina Ignazio Marino si è presentato alle sei in punto allo stabilimento dell'Ama di via di Tor Pagnotta, da cui partono i camion della spazzatura. Era elegantissimo, perché dopo gli toccavano le celebrazioni per l'Unità d'Italia all'Altare della Patria con il presidente Giorgio Napolitano.
    Sotto-Marino ha potuto ammirare la suggestiva scena dei primi camion bianchi che uscivano con la luce dell'alba dai cancelli di Tor Pagnotta, estrema periferia Sud, per irradiarsi in tutta l'Urbe. Panico per l'ispezione mattutina dell'uomo che appena tagliato il budget dell'Ama da 744 a 718 milioni? Non esattamente.
    Bar aperto dalle cinque e mezza, scena mai vista prima. Decine di manager della municipalizzata romana, guidata da Daniele Fortini, schierati per il saluto al signor sindaco, nonostante gli occhi pesti e la trasferta a orari improbabili dai più centrali uffici della prima Ardeatina. Sotto-Marino sorridente per la perfetta organizzazione che stringe mani qua e là. Alcuni dirigenti, in piedi dalle quattro e mezza, l'avrebbero frullato nei camion.
    Fuga di notizie dal Campidoglio? No, "blitz" annunciato, perché Sotto-Marino è "de sinistra" e agguati ai lavoratori non ne fa. Impagabile un autista che, guardando storto i supermanager, l'ha salutato così: "A sindaco, se ce devi venì n'altra vorta, vienice de sorpresa!". Incompreso sempre.



    Latina, "l'invalida" fa shopping su tacchi
    La donna (52 anni) beccata a far compere nonostante l'invalidità totale
    Angelo Scarano
    Era stata dichiarata invalida al 100% perché costretta a usare stampelle e sedia a rotelle, ma è stata beccata mentre faceva shopping camminando sui tacchi.
    È successo a Latina, dove una donna di 52 anni è stata arrestata dai carabinieri con l'accusa di frode allo Stato. Come dimostra un video, non appena si allontava dal comune di residenza, posate le stampelle e riposta la sedia a rotelle, la donna inforcava dei tacchi e camminava come se nulla fosse, passeggiando per negozi. Fermata dalle forze dell'ordine, ha poi confessato il misfatto, dichiarando di aver richiesto al suo medico un documento che le permettesse di ricevere l'assegno ordinario di invalidità da parte dello Stato. I militari hanno quindi denunciato anche il medico della donna, un pensionato ex chirurgo non iscritto all'albo, che aveva emesso certificati propedeutici al riconoscimento dell'assegno di invalidità. Anche lui è ora accusato di frode.
    Latina, "l'invalida" fa shopping su tacchi - IlGiornale.it

    Due piccioni con una fava...

    In auto con la musica alta. Ucciso da un indiano con un colpo di cacciavite
    La vittima si chiama Claudio Macro. Si era fermato col fratello vicino a una roulotte abitata da un indiano. Che, infastidito dal rumore, ha preso un cacciavite di 30 centimenti e lo ha ucciso
    Franco Grilli
    Roma - Ucciso per la musica. Un romano, di 33 anni, è stato ammazzato la scorsa notte intorno alle 2 nella zona di Trastevere a Roma.
    La vittima è stata pugnalata in pieno petto con un cacciavite di circa 30 centimetri. Il killer, indiano, 57 anni, è stato arrestato. In base alle prime ricostruzioni dei carabinieri, il ragazzo, in auto con il fratello di 35 anni, si era fermato vicino a una roulotte che credeva disabitata. In realtà però nella roulotte viveva un indiano senza fissa dimora che, disturbato dalla musica alta, è sceso e ha pugnalato il ragazzo. Inutile la corsa al Fatebenefratelli. La vittima si chiama Claudio Macro e con suo fratello avevano trascorso la serata in un locale in zona Gianicolo.
    In auto con la musica alta. Ucciso da un indiano con un colpo di cacciavite - IlGiornale.it

    Multato a Napoli per sosta su marciapiede ma lui era a Marghera a fare le spese
    Targa clonata o errore del vigile partenopeo.
    VENEZIA - Si è visto recapitare a casa una multa presa a Napoli, ma lui a Napoli quel giorno non c'era mai stato. E' successo al signor Danilo Cestaro, residente a Mestre, che il 14 dicembre 2013 secondo la Polizia Locale del Comune partenopeo avrebbe parcheggiato la propria automobile sopra un marciapiede. Dunque in evidente divieto di sosta. Peccato che alla stessa ora lui si trovasse invece alla Metro di Marghera a fare acquisti, dei quali ha fortunatamente conservato fattura. Testimone la moglie. Non appena si è visto arrivare la multa, di 70 euro, il signor Cestaro ha immediatamente telefonato a Napoli per chiedere il verbale, in modo da verificare quale fosse il modello dell'auto che aveva commesso l'infrazione contestata.
    Nell'occasione gli è stato suggerito di presentare un'istanza di annullamento in autotutela: si tratta di una prassi seguita dalle Pubbliche Amministrazioni per revocare gli atti ritenuti in seguito illegittimi. Dopo pochi giorni però la richiesta di annullamento in autotutela è stata respinta dalla Polizia Locale con queste motivazioni: «Da ulteriore visione della documentazione cartacea del verbale, lo stesso risulta privo di errori materiali e formali, pertanto resta confermato».
    Eppure l'errore, da qualche parte, c'è. Potrebbe essere stato commesso a monte, magari nel caso di un'errata trascrizione da parte dell'agente di polizia in fase di rilevazione, oppure potremmo addirittura essere di fronte a una clonazione di targa automobilistica. Ad ogni modo il signor Cestaro non avrà altra scelta che impugnare il verbale facendo ricorso al Prefetto di Napoli o al Giudice di Pace.
    Multato a Napoli per sosta su marciapiede ma lui era a Marghera a fare le spese - Corriere del Veneto

    MA QUALE ARMANI E FERRARI, ER MEJO BRAND ITALIANO È LA MAFIA! - LA CRIMINALITÀ FA AFFARI NELL’AGROALIMENTARE VENDENDO PRODOTTI CON NOMI CHE RICHIAMANO COSA NOSTRA: CAFFÈ “MAFIOZZO”, PASTA “MAFIA”, AMARO “IL PADRINO” E LE SPEZIE “PALERMO MAFIA SHOOTING”
    Come se non bastasse in tutto il mondo spopolano i ristoranti e le pizzerie “Cosa Nostra” e “Mafia” - E secondo alcune stime almeno 5mila locali che si occupano di ristorazione in Italia sono nelle mani della criminalità organizzata…
    Flavia Amabile per ‘La Stampa'
    La mafia controlla anche gran parte di quello che mangiamo. In molti modi. Da un lato ci sono i prodotti che all'estero usano la mafia come richiamo perché - per quanto possa apparire strano a noi italiani - per gli stranieri la criminalità organizzata ha quel richiamo che arriva dalle tante pellicole girate sul tema.
    E, quindi, a girare per il mondo in Bulgaria si beve il caffè «Mafiozzo», i sigari statunitensi «Al Capone» vengono venduti in Olanda, la pasta «Mafia» a Taiwan, gli snack «Chilli Mafia» nel Regno Unito, la salsa piccante «Wicked Cosa Nostra» in California, le spezie «Palermo Mafia shooting» in Germania, mentre a Bruxelles le patatine vengono intinte nella «SauceMaffia e la pasta condita con la «SauceMaffioso». Come se non bastasse in tutto il mondo spopolano i ristoranti e le pizzerie «Cosa Nostra» e «Mafia» e su internet è possibile acquistare il libro di ricette «The mafia cookbook. Persino i corleonesi hanno deciso di sfruttare il "brand": in città si vendono l'amaro «Il Padrino» o il limoncello «Don Corleone».
    È un elenco lungo e triste quello denunciato ieri da Coldiretti che per la prima volta ha censito e mostrato questo tipo di speculazione commerciale presentando l'Osservatorio sulla criminalità nell'agricoltura e sul sistema agroalimentare una Fondazione creata per smascherare tutti i comportamenti illegali. Perché le illegalità abbondano tra cibo e dintorni, il più appetitoso (in tutti i sensi) business italiano.
    Tanto è vero che il comitato scientifico dell'osservatorio è presieduto da Giancarlo Caselli, magistrato ormai in pensione ma da sempre in prima linea nella lotta alla mafia. «Le mafie hanno costruito un'economia parallela, la mafia glitter che si insinua in tutti i settori merceologici approfittando anche delle difficoltà economiche», spiega.
    Le organizzazioni criminali sono state tutte coinvolte nelle operazioni più rilevanti dei primi due mesi del 2014, ricorda la Coldiretti. E, quindi, è in aumento il volume d'affari complessivo della criminalità organizzata che, secondo il rapporto Agrimafie di Coldiretti/Eurispes aveva già raggiunto circa 14 miliardi di euro nel 2013 con un aumento record del 12% rispetto a due anni fa, in controtendenza rispetto alla crisi, fa notare il presidente della Coldiretti, Roberto Moncalvo.
    Secondo alcune stime almeno 5mila locali che si occupano di ristorazione in Italia sono nelle mani della criminalità organizzata ma molti fanno finta di nulla. Sei disoccupati su dieci sarebbero disposti ad accettare un posto di lavoro in un'attività dove la criminalità organizzata ha investito per riciclare il denaro e quasi un italiano su 5 non avrebbe problemi a recarsi in una pizzeria, in un bar o in un qualsiasi locale gestito o legato alla criminalità organizzata purché i prezzi siano convenienti, i prodotti siano buoni o di ottima qualità o addirittura basta che il posto sia comodo e vicino a casa.


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    Predefinito Re: Terryes

    Citazione Originariamente Scritto da Erlembaldo Visualizza Messaggio
    AMA. OGNI GIORNO IL 18.6% DEI DIPENDENTI NON SI PRESENTA AL LAVORO
    «Per motivi diversi, il 18,6 per cento dei dipendenti non si presenta a lavoro».
    «Superminimi annui in busta paga dai circa 4.000 euro a quelli da 10-20 mila euro, fino al massimo di 40-45 mila euro…».
    18.6% di assenteismo giornaliero.
    A carico del Contribuente.
    E poi devono fare i decreti “Salva Roma“?
    I segreti di Ama Roma, gli stipendi di Parentopoli.
    DI GIUSEPPE SANDRO MELA
    ROMA – Un elenco “segreto” degli stipendi di Ama Roma, ovvero la controllata del Comune di Roma che si occupa della gestione dei rifiuti nella Capitale. L’azienda, per ricordare la cronaca più recente, al centro dell’inchiesta Parentopoli, ovvero parenti e amici che sarebbero stati assunti (si parla di almeno 800 casi) appena dopo l’elezione di Gianni Alemanno a sindaco nel 2008.
    Qualche giorno fa era stata pubblicata la lista degli stipendi dei manager su impulso del nuovo direttore generale Daniele Fortini, una sorta di operazione trasparenza. Ma poco dopo tra i dipendenti Ama ha iniziato a circolare un’altra lista, quella “segreta”, sugli stipendi davvero notevoli di persone con qualifiche medio-basse.
    Superminimi annui in busta paga dai circa 4.000 euro pagati ad Armando Appetito (genero di Franco Panzironi, ex ad Ama ai tempi di Gianni Alemanno), a quelli da 10-20 mila euro, fino al massimo di 40-45 mila euro per Luca Panariello, Fabrizio Mericone e l’ex estremista di destra Stefano Andrini. Tutti diplomati, perlopiù impiegati o segretarie, con il diritto a quella voce in busta paga che garantisce una cifra in più rispetto allo stipendio base concordata direttamente con il datore di lavoro. Altro esempio: la collaboratrice storica di Panzironi, Patrizia Caracuzzi, segretaria con qualifica di quadro e retribuzione che si avvicina ai centomila euro.
    Mille dipendenti restano a casa, in media, ogni giorno. «Con un’incidenza delle assenze per malattia superiore alla media nazionale», come fa notare il nuovo manager Daniele Fortini. Tra i problemi dell’Ama – azienda al centro di mille tensioni tra decoro urbano e smaltimento dei rifiuti – ci sarebbe anche quello dell’assenteismo. A lanciare l’allarme è lo stesso presidente dell’azienda di via Calderon de la Barca, che si è trovato di fronte una situazione in cui «per motivi diversi, il 18,6 per cento dei dipendenti non si presenta a lavoro». Il dato è allarmante. «Quello che ci preoccupa maggiormente è il numero delle malattie – spiega Fortini – in media ogni giorno l’8 per cento dei nostri dipendenti non viene al lavoro per questo motivo, superando la media nazionale». Oltre i livelli abituali, secondo il vertice dell’Ama è anche il numero delle assenze dovute alla legge 104, quella che riguarda persone con disabilità e i loro parenti: «Qui la percentuale è oltre il 4 per cento, anche in questo caso superiore al dato nazionale». Il resto delle assenze è invece diviso tra ferie, infortuni sul lavoro e permessi straordinari. «Siamo pronti a un confronto con i sindacati – annuncia il manager – per studiare eventuali correttivi, nell’organizzazione del lavoro, che ci permettano di superare questo problema».
    Tutto ciò mentre l’azienda municipalizzata per l’ambiente è ancora immersa in una situazione finanziaria tutt’altro che idilliaca. «Ama è un’azienda sofferente, in affanno: abbiamo un indebitamento di 650 milioni di euro e le esposizioni con i fornitori sono di una cifra superiore a 150 milioni di euro», ha spiegato il presidente e amministratore delegato durante la recente audizione di fronte alla commissione capitolina ambiente. Riguardo l’indebitamento di Ama «lo stress è fortissimo con gli istituti di credito, un pool di sette banche – ha aggiunto Fortini – Ogni anno destiniamo 30 milioni di oneri finanziari per restituire il credito, risorse che sottraiamo agli investimenti».
    AMA. OGNI GIORNO IL 18.6% DEI DIPENDENTI NON SI PRESENTA AL LAVORO | Movimento Libertario

    SUI PRIVILEGI DELLE POSTE, RENZIE NON CAMBIA VERSO – PERCHE’ C’E’ ANCORA L’ESENZIONE IVA SULLA POSTA MASSIVA E COME MAI PAGHIAMO 5 MILIARDI PER LE PENSIONI DEI POSTINI – CHI SALVA ALITALIA VA SEMPRE SALVATO
    Poste proprio non si tocca, chiunque sia al governo. Rottamatori compresi. Dal salvataggio Alitalia alle social card, passando per le spedizioni elettorali e le agevolazioni postali a giornaloni e giornalini, il colosso guidato da Massimo Sarmi continua a godere di sgravi fiscali e di sovvenzioni statali per le pensioni dei postini...
    Dagonews
    Poste proprio non si tocca, chiunque sia al governo. Rottamatori compresi. Dal salvataggio Alitalia alle social card, passando per le spedizioni elettorali e le agevolazioni postali a giornaloni e giornalini, il colosso guidato da Massimo Sarmi continua a godere di sgravi fiscali e di sovvenzioni statali per le pensioni dei postini.
    Viste le belle parole di Renzie su spending review e dintorni, il presidente della commissione Cultura della Camera, Giancarlo Galan, è tornato alla carica su entrambi i fronti nell'ultimo question time con un'interpellanza urgente al ministero dell'Economia.
    E' vero che ormai i servizi postali del Gruppo pesano un quinto scarso del fatturato totale, ma sono pur sempre 4,6 miliardi l'anno e su questi, "l'ex monopolista gode di un beneficio fiscale senza precedenti in Europa, vale a dire l'esenzione del pagamento dell'Iva per i prodotti di posta massiva (la fetta più importante del mercato), nonostante sia la Corte di Giustizia dell'Unione europea, con sentenza del 23 aprile 2009, sia l'Autorità garante per la Concorrenza e il Mercato italiana abbia sostanzialmente rilevato l'illegittimità di tale asimmetria legislativa". Non funziona certo così, ad esempio, in Francia, Germania, Olanda o Regno Unito.
    Non solo, ma lo Stato paga alle Poste gli oneri per la gestione del servizio universale e una serie di rimborsi per le tariffe agevolate su alcuni servizi speciali, come le spedizioni elettorali e i servizi editoriali, per altri 320 milioni l'anno. Per Galan appare evidente che "parte dell'onere relativo al trattamento pensionistico del personale del Gruppo grava sui cittadini italiani, e che il Tesoro ripiana questo ‘buco' in assenza di qualsivoglia politica di trasparenza e pubblicità degli atti, che sono stati resi noti soltanto da alcuni articoli di stampa".
    Oltre a tutto, c'è un pericoloso precedente britannico del 2007: lo Stato si fece carico di 9 miliardi di sterline di deficit di Royal Mail con un abbuono di debiti pensionistici e l'Unione europea, due anni fa, ha avviato una procedura di infrazione.
    All'interpellanza urgente, firmata anche da Renato Brunetta e Deborah Bergamini, il governo ha sostanzialmente risposto picche, ricordando l'importanza strategica di Poste e che per la legge italiana è tutto in regola.



    1. PER CONTROLLARE SE I NETTURBINI FANNO IL LORO DOVERE, IL SINDACO SUB-MARINO ISPEZIONA L’AMA DI TOR PAGNOTTA ALLE SEI DEL MATTINO. PECCATO CHE NON ERA UNA SORPRESA: DECINE DI MANAGER ERANO GIA’ SCHIERATI PER IL SALUTO AL SIGNOR SINDACO CHE COLLEZIONA UN ALTRO RECORD DI ACCIDENTI PER LA LEVATACCIA DI MASSA (ALCUNI DIRIGENTI, IN PIEDI DALLE QUATTRO E MEZZA, L’AVREBBERO FRULLATO NEI CAMION) - 2. “BLITZ” ANNUNCIATO, PERCHÉ MARINO È “DE SINISTRA” E AGGUATI AI LAVORATORI NON NE FA -
    DAGONEWS
    Un uomo, una sit-com. Ieri mattina Ignazio Marino si è presentato alle sei in punto allo stabilimento dell'Ama di via di Tor Pagnotta, da cui partono i camion della spazzatura. Era elegantissimo, perché dopo gli toccavano le celebrazioni per l'Unità d'Italia all'Altare della Patria con il presidente Giorgio Napolitano.
    Sotto-Marino ha potuto ammirare la suggestiva scena dei primi camion bianchi che uscivano con la luce dell'alba dai cancelli di Tor Pagnotta, estrema periferia Sud, per irradiarsi in tutta l'Urbe. Panico per l'ispezione mattutina dell'uomo che appena tagliato il budget dell'Ama da 744 a 718 milioni? Non esattamente.
    Bar aperto dalle cinque e mezza, scena mai vista prima. Decine di manager della municipalizzata romana, guidata da Daniele Fortini, schierati per il saluto al signor sindaco, nonostante gli occhi pesti e la trasferta a orari improbabili dai più centrali uffici della prima Ardeatina. Sotto-Marino sorridente per la perfetta organizzazione che stringe mani qua e là. Alcuni dirigenti, in piedi dalle quattro e mezza, l'avrebbero frullato nei camion.
    Fuga di notizie dal Campidoglio? No, "blitz" annunciato, perché Sotto-Marino è "de sinistra" e agguati ai lavoratori non ne fa. Impagabile un autista che, guardando storto i supermanager, l'ha salutato così: "A sindaco, se ce devi venì n'altra vorta, vienice de sorpresa!". Incompreso sempre.



    Latina, "l'invalida" fa shopping su tacchi
    La donna (52 anni) beccata a far compere nonostante l'invalidità totale
    Angelo Scarano
    Era stata dichiarata invalida al 100% perché costretta a usare stampelle e sedia a rotelle, ma è stata beccata mentre faceva shopping camminando sui tacchi.
    È successo a Latina, dove una donna di 52 anni è stata arrestata dai carabinieri con l'accusa di frode allo Stato. Come dimostra un video, non appena si allontava dal comune di residenza, posate le stampelle e riposta la sedia a rotelle, la donna inforcava dei tacchi e camminava come se nulla fosse, passeggiando per negozi. Fermata dalle forze dell'ordine, ha poi confessato il misfatto, dichiarando di aver richiesto al suo medico un documento che le permettesse di ricevere l'assegno ordinario di invalidità da parte dello Stato. I militari hanno quindi denunciato anche il medico della donna, un pensionato ex chirurgo non iscritto all'albo, che aveva emesso certificati propedeutici al riconoscimento dell'assegno di invalidità. Anche lui è ora accusato di frode.
    Latina, "l'invalida" fa shopping su tacchi - IlGiornale.it

    Due piccioni con una fava...

    In auto con la musica alta. Ucciso da un indiano con un colpo di cacciavite
    La vittima si chiama Claudio Macro. Si era fermato col fratello vicino a una roulotte abitata da un indiano. Che, infastidito dal rumore, ha preso un cacciavite di 30 centimenti e lo ha ucciso
    Franco Grilli
    Roma - Ucciso per la musica. Un romano, di 33 anni, è stato ammazzato la scorsa notte intorno alle 2 nella zona di Trastevere a Roma.
    La vittima è stata pugnalata in pieno petto con un cacciavite di circa 30 centimetri. Il killer, indiano, 57 anni, è stato arrestato. In base alle prime ricostruzioni dei carabinieri, il ragazzo, in auto con il fratello di 35 anni, si era fermato vicino a una roulotte che credeva disabitata. In realtà però nella roulotte viveva un indiano senza fissa dimora che, disturbato dalla musica alta, è sceso e ha pugnalato il ragazzo. Inutile la corsa al Fatebenefratelli. La vittima si chiama Claudio Macro e con suo fratello avevano trascorso la serata in un locale in zona Gianicolo.
    In auto con la musica alta. Ucciso da un indiano con un colpo di cacciavite - IlGiornale.it

    Multato a Napoli per sosta su marciapiede ma lui era a Marghera a fare le spese
    Targa clonata o errore del vigile partenopeo.
    VENEZIA - Si è visto recapitare a casa una multa presa a Napoli, ma lui a Napoli quel giorno non c'era mai stato. E' successo al signor Danilo Cestaro, residente a Mestre, che il 14 dicembre 2013 secondo la Polizia Locale del Comune partenopeo avrebbe parcheggiato la propria automobile sopra un marciapiede. Dunque in evidente divieto di sosta. Peccato che alla stessa ora lui si trovasse invece alla Metro di Marghera a fare acquisti, dei quali ha fortunatamente conservato fattura. Testimone la moglie. Non appena si è visto arrivare la multa, di 70 euro, il signor Cestaro ha immediatamente telefonato a Napoli per chiedere il verbale, in modo da verificare quale fosse il modello dell'auto che aveva commesso l'infrazione contestata.
    Nell'occasione gli è stato suggerito di presentare un'istanza di annullamento in autotutela: si tratta di una prassi seguita dalle Pubbliche Amministrazioni per revocare gli atti ritenuti in seguito illegittimi. Dopo pochi giorni però la richiesta di annullamento in autotutela è stata respinta dalla Polizia Locale con queste motivazioni: «Da ulteriore visione della documentazione cartacea del verbale, lo stesso risulta privo di errori materiali e formali, pertanto resta confermato».
    Eppure l'errore, da qualche parte, c'è. Potrebbe essere stato commesso a monte, magari nel caso di un'errata trascrizione da parte dell'agente di polizia in fase di rilevazione, oppure potremmo addirittura essere di fronte a una clonazione di targa automobilistica. Ad ogni modo il signor Cestaro non avrà altra scelta che impugnare il verbale facendo ricorso al Prefetto di Napoli o al Giudice di Pace.
    Multato a Napoli per sosta su marciapiede ma lui era a Marghera a fare le spese - Corriere del Veneto

    MA QUALE ARMANI E FERRARI, ER MEJO BRAND ITALIANO È LA MAFIA! - LA CRIMINALITÀ FA AFFARI NELL’AGROALIMENTARE VENDENDO PRODOTTI CON NOMI CHE RICHIAMANO COSA NOSTRA: CAFFÈ “MAFIOZZO”, PASTA “MAFIA”, AMARO “IL PADRINO” E LE SPEZIE “PALERMO MAFIA SHOOTING”
    Come se non bastasse in tutto il mondo spopolano i ristoranti e le pizzerie “Cosa Nostra” e “Mafia” - E secondo alcune stime almeno 5mila locali che si occupano di ristorazione in Italia sono nelle mani della criminalità organizzata…
    Flavia Amabile per ‘La Stampa'
    La mafia controlla anche gran parte di quello che mangiamo. In molti modi. Da un lato ci sono i prodotti che all'estero usano la mafia come richiamo perché - per quanto possa apparire strano a noi italiani - per gli stranieri la criminalità organizzata ha quel richiamo che arriva dalle tante pellicole girate sul tema.
    E, quindi, a girare per il mondo in Bulgaria si beve il caffè «Mafiozzo», i sigari statunitensi «Al Capone» vengono venduti in Olanda, la pasta «Mafia» a Taiwan, gli snack «Chilli Mafia» nel Regno Unito, la salsa piccante «Wicked Cosa Nostra» in California, le spezie «Palermo Mafia shooting» in Germania, mentre a Bruxelles le patatine vengono intinte nella «SauceMaffia e la pasta condita con la «SauceMaffioso». Come se non bastasse in tutto il mondo spopolano i ristoranti e le pizzerie «Cosa Nostra» e «Mafia» e su internet è possibile acquistare il libro di ricette «The mafia cookbook. Persino i corleonesi hanno deciso di sfruttare il "brand": in città si vendono l'amaro «Il Padrino» o il limoncello «Don Corleone».
    È un elenco lungo e triste quello denunciato ieri da Coldiretti che per la prima volta ha censito e mostrato questo tipo di speculazione commerciale presentando l'Osservatorio sulla criminalità nell'agricoltura e sul sistema agroalimentare una Fondazione creata per smascherare tutti i comportamenti illegali. Perché le illegalità abbondano tra cibo e dintorni, il più appetitoso (in tutti i sensi) business italiano.
    Tanto è vero che il comitato scientifico dell'osservatorio è presieduto da Giancarlo Caselli, magistrato ormai in pensione ma da sempre in prima linea nella lotta alla mafia. «Le mafie hanno costruito un'economia parallela, la mafia glitter che si insinua in tutti i settori merceologici approfittando anche delle difficoltà economiche», spiega.
    Le organizzazioni criminali sono state tutte coinvolte nelle operazioni più rilevanti dei primi due mesi del 2014, ricorda la Coldiretti. E, quindi, è in aumento il volume d'affari complessivo della criminalità organizzata che, secondo il rapporto Agrimafie di Coldiretti/Eurispes aveva già raggiunto circa 14 miliardi di euro nel 2013 con un aumento record del 12% rispetto a due anni fa, in controtendenza rispetto alla crisi, fa notare il presidente della Coldiretti, Roberto Moncalvo.
    Secondo alcune stime almeno 5mila locali che si occupano di ristorazione in Italia sono nelle mani della criminalità organizzata ma molti fanno finta di nulla. Sei disoccupati su dieci sarebbero disposti ad accettare un posto di lavoro in un'attività dove la criminalità organizzata ha investito per riciclare il denaro e quasi un italiano su 5 non avrebbe problemi a recarsi in una pizzeria, in un bar o in un qualsiasi locale gestito o legato alla criminalità organizzata purché i prezzi siano convenienti, i prodotti siano buoni o di ottima qualità o addirittura basta che il posto sia comodo e vicino a casa.

    Fosforo e sale.
    Rubano, massacrano, rapinano e, con falso nome, lo chiamano impero; infine, dove fanno il deserto dicono che è la pace.
    Tacito, Agricola, 30/32.

 

 
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