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Discussione: Terries

  1. #611
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    Predefinito Re: Terryes

    Citazione Originariamente Scritto da Erlembaldo Visualizza Messaggio
    La gaffe inglese di Atac: "Machine does not rest"
    La macchinetta della metropolitana dell'Eur, a Roma, ha fatto una terribile gaffe in inglese ma questa è solo l'ultima di una lunga serie
    Enrica Iacono
    Un errore diventato virale quello fatto dall'Atac alla stazione metro Eur Palasport dove sulla macchinetta che emette i biglietti è apparso uno strano messaggio in inglese per dire che non ci sono più monete per dare il resto.
    "Machine does not rest" e il web lo fa subito notare con la segnalazione del blog odisseaquotidiana riportata da Il Messaggero. La frase tradotta, comunque, significa "la macchinetta non riposa".
    Questa gaffe però è solo l'ultima di una lunghissima serie nella capitale. Qualche mese fa su un parcometro per avvertire che i biglietti erano per "sole moto" appesero un biglietto con la scritta "tickets for sun motion". Quando venne riaperta la stazione Tiburtina dopo un devastante incendio, invece, per segnalare l’ingresso della metropolitana anche agli stranieri appesero un cartello con scritto "Anderground". Forse, nella Capitale, sarebbe necessario un utile corso di inglese.
    La gaffe inglese di Atac: "Machine does not rest" - IlGiornale.it

    Lite al cimitero di Palermo. L'accusa: "Mi ha lanciato le ossa"
    Lucio Di Marzo
    Una lite finita in tragedia, con il necroforo incaricato di riesumare i resti di una donna che le avrebbe letteralmente lanciato le ossa contro. Questa, almeno è la versione della figlia della defunta su quanto avvenuto al cimitero dei Rotoli a Palermo.
    La storia - riportata dalla Repubblica - parla dei resti di una defunta da riesumare, a vent'anni dalla morte, per essere trasferiti in un ossario. E della figlia che, all'apertura del loculo, non avrebbe riconosciuto i resti della madre, certa che non fosse stata seppellita con quell'abito adagiato sulle povere ossa.
    Qui si sarebbe scatenata la lite, culminata - dice la donna - con il necroforo che le urlava "Ecco tua madre", lanciandole contro le ossa. Una versione che alla procura suona poco verosimile, ma che non è stata sufficiente ad archiviare il caso.
    Lorenzo Matasso, il gip che si sta occupando del caso, vuole capire come funzioni il cimitero e se ci sia qualcosa che non va nella gestione dei loculi. Il bizzarro caso andrà in Aula il prossimo 8 marzo.
    Lite al cimitero di Palermo. L'accusa: "Mi ha lanciato le ossa" - IlGiornale.it

    Caserta, mozzarella di bufala con latte avariato: tre aziende sequestrate e cinque arresti
    Cinque arresti e tre aziende sequestrate in provincia di Caserta dove venivano prodotte mozzarelle di bufala dop con il latte avariato e trattato con la soda caustica
    Enrica Iacono
    Tre aziende sequestrate e cinque persone agli arresti domiciliari a Caserta dove è stato scoperto che per produrre mozzarelle di bufala D.O.P. veniva utilizzato latte di mucca avariato e trattato con la soda caustica.
    Il tutto è stato scoperto dalla Guardia di Finanza di Caserta nell'ambito di un'inchiesta della Procura della Repubblica di Santa Maria Capua Vetere che ha portato cinque persone agli arresti domiciliari, ovvero i fratelli Salvatore e Luca Bellopede, titolari del noto caseificio omonimo con sede a Marcianise, soci del consorzio di tutela, i fratelli Vincenzo e Antonio Croce, proprietari della Casearia Sorrentino Srl di Frattaminore (Napoli), e Gennaro Falconiero, amministratore del Caseificio San Maurizio Srl di Frattamaggiore (Napoli).
    Altre cinque misure interdittive del divieto di esercitare attività di impresa per sei mesi sono state emesse dal giudice nei confronti del procacciatore d'affari Antonio Jean Ciervo, e dei quattro titolari di un grosso allevamento bufalino di San Potito Sannitico, che per gli inquirenti avrebbero venduto il latte delle bufale malate di Tbc animale (Tubercolosi) nonostante i capi fossero sottoposti alla profilassi dell'Asl di Caserta.
    Si ipotizza che ci sia stata l'adulterazione del latte utilizzato nel ciclo produttivo, la commercializzazione di prodotti alimentari potenzialmente nocivi per la salute e la contraffazione di un marchio dop mentre è stata accertata la consuetudine degli imprenditori coinvolti di miscelare il latte di mucca con quello di bufala per produrre la mozzarella D.O.P. invece di usare solo quello delle bufale campane come prescrive il disciplinare di produzione. Il latte veniva inoltre conservato per giorni in silos, anche durante i periodi estivi, per poi aggiungere la soda caustica usata per lavare i pavimenti per abbatterne la carica batterica e farlo passare indenne alle analisi di laboratorio.
    Caserta, mozzarella di bufala con latte avariato: tre aziende sequestrate e cinque arresti - IlGiornale.it

    Farmaci scaduti ai pazienti, otto infermieri a processo
    Sotto accusa otto coordinatori infermieristici a Catanzaro, accusati di aver fornito ai reparti degli ospedali medicinali scaduti e potenzialmente pericolosi
    Giovanni Vasso
    Farmaci scaduti forniti agli ospedali che poi li hanno somministrati ai pazienti, a processo otto coordinatori infermieristici a Catanzaro.
    Devono rispondere delle accuse di omissioni colpose nei controlli relativi all’integrità dei medicinali che sarebbero stati poi forniti alle strutture sanitarie del capoluogo calabrese.
    Otto coordinatori infermieristici sono stati destinatari del decreto di citazione diretta emanato a loro carico dal tribunale monocratico catanzarese dopo la chiusura delle indagini nel mondo della sanità calabrese. Secondo gli inquirenti, erano loro i responsabili della fornitura di farmaci e presidi medico-chirurgici per diversi reparti degli ospedali dell’area, dalle unità di chirurgia e urologia fino ai dipartimenti materno-infantili e di ginecologia locali.
    Come riporta la Gazzetta del Sud, la richiesta formulata dal pubblico ministero trae le sue ragioni in un blitz che i carabinieri del Nas portarono a termine nel maggio del 2014. In quell’occasione vennero messi sotto sequestro centinaia di medicinali e materiale medico scaduto o comunque non idoneo all’utilizzo (tra cui siringhe, aghi e persino cateteri), strumenti e sostanze potenzialmente pericolose, che però continuavano a essere forniti regolarmente agli ambulatori e agli ospedali.
    L’inchiesta ha individuato nelle figure degli otto responsabili alla fornitura dei farmaci i presunti responsabili del caso che ha scosso la sanità calabrese. E proprio nell'ambito della conclusione della stessa inchiesta è stato emesso il decreto di citazione in giudizio a loro carico. L’udienza del procedimento è attesa per maggio e lì si capiranno le strategie e le ragioni della loro difesa delle pesante accuse.
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    Napoli: lite per motivi di viabilità, 19enne gambizzato
    di Nico Falco
    Una manovra azzardata, il litigio, il colpo di pistola. E’ finito al Pronto Soccorso dell’ospedale San Giovanni Bosco, con una ferita da arma da fuoco a una gamba, G. A., napoletano di 19 anni. Il ragazzo, stando a quanto ricostruito dalla Polizia di Stato, che indaga sull’accaduto, era in una Fiat Panda guidata da un amico quando, percorrendo via Stadera, è scoppiato un diverbio con altri due giovani che erano in sella a un Honda Sh. Il giovane, sceso dalla vettura, è stato colpito alla gamba da un proiettile esploso dal conducente dello scooter. I due, dopo aver sparato, si sono immediatamente dileguati. La vittima non sarebbe in pericolo di vita.
    Napoli, lite per motivi di viabilità: diciannovenne gambizzato | Il Mattino

    Il masso che nessuno toglie
    la vergogna dei 545 giorni
    di Adolfo Pappalardo (inviato)
    AQUARA - Domani fanno giusto 545 giorni. E se c’è un numero che contrassegna l’ignavia italica è questo: cin-que-cen-to-qua-ran-ta-cin-que. Sono i giorni passati invano, tra uno scaricabarile e un altro, tra un po’ di indignazione à la carte e una certa lamentosità un tanto al chilo, dal momento in cui un masso è piombato sulla strada provinciale 12, nel comune di Aquara. Località Pantuliano, per la precisione.
    E dal 18 agosto del 2015 se ne sta lì, placido ed immobile, in attesa che qualcuno lo levi. O lo sposti almeno. Niente. E così quel pezzo di provinciale, a clamore, non ha pari in alcuna parte d’Italia. Nel frattempo almeno 4 paesi degli Alburni (Aquara, Corleto Monforte, Ottati e Sant’Angelo) per scendere giù verso la piana del Sele devono fare un giro lunghissimo o aggirare il blocco e usare comunque la provinciale. Anche perché la strada alternativa, ed è questo l’ulteriore paradosso, quella ufficialmente praticabile è la provinciale 44 che a definirla un percorso di guerra faresti un torto pure a certe strade bombardate dell’Afghanistan sopravvissute all’invasione russa e le occupazioni islamiste...Tra tratti non asfaltati, buche, due frane, un senso unico alternato in un punto e, pure, un divieto di transito a bus e autocarri con peso complessivo superiore alle 7 tonnellate....praticamente tutti i mezzi più grandi di una station wagon non ci possono transitare.
    Eppure è sempre lì.
    Il masso che nessuno toglie la vergogna dei 545 giorni | Il Mattino



    IL 40 PER CENTO MOSTRA DIFFICOLTÀ DI COMPRENSIONE E DI LETTURA
    Il primato poco invidiabile dei lucani
    di PIERO MIOLLA
    Ci sono anche alcuni docenti lucani tra i 600 che hanno firmato, in questi giorni, un appello al Governo affinché vengano adottate misure per tutelare la conoscenza della lingua italiana. La presenza dei docenti lucani non è casuale: anche in Basilicata, infatti, sono tanti coloro che mostrano di conoscere poco la lingua, palesando difficoltà di varia natura. La nostra, va ricordato, è la regione che detiene il record nazionale dell’analfabetismo: quasi l’11 per cento della popolazione lucana, infatti, versa ancora in stato di analfabetismo totale, mentre la percentuale sale a oltre il 40 per cento per i cosiddetti «analfabeti di ritorno», vale a dire coloro che pur avendo conseguito la licenza media inferiore, mostrano difficoltà di comprensione e di lettura.
    I dati sono gli ultimi disponibili diffusi dall’Unione nazionale lotta all’analfabetismo. Tutto questo potrebbe tradursi in una vera emergenza sociale, tenuto conto che la buona conoscenza della propria lingua è un presupposto indispensabile per lo sviluppo culturale ed economico dell’individuo e della collettività.
    Il primato poco invidiabile dei lucani uno su dieci è analfabeta totale - La Gazzetta del Mezzogiorno

    Napoli, i «trucchi» del boss per fingersi malato ed evitare il carcere
    di Viviana Lanza
    Stringere i glutei e trattenere per un po' il respiro, oppure spalmare tra le dita della marmellata mescolata a una certa sostanza chimica. Con questi trucchi uno dei ras del clan degli scissionisti sarebbe riuscito a fingere ipertensione e simulare patologie per evitare il carcere. Eccolo l'ultimo retroscena nella storia di un clan, quello degli scissionisti dell'hinterland a nord di Napoli, che prova in tutti i modi a resistere alle conseguenze di arresti e sequestri disposti dall'Antimafia. A svelarlo ai pm dell'anticamorra sono stati ex affiliati ora collaboratori di giustizia e le loro dichiarazioni, assieme al contenuto di alcune intercettazioni, sono al cuore di una delle ultime inchieste della Dda.
    L'inchiesta è quella che punta i riflettori sulla camorra del narcotraffico a nord di Napoli che una settimana fa ha portato all'arresto di cinque presunti camorristi, incluso lui, Ciro Mauriello, il capo che con qualche escamotage riusciva a farsi salire la pressione e fingersi malato. «È stato lui - ha svelato il collaboratore Michele Caiazza agli inquirenti - nel periodo in cui era latitante a raccontarmi che la sua patologia era tutta una finta, tanto che voleva farla refertare anche al figlio». Il trucco, a sentire i pentiti, consisteva in gesti apparenetemente semplici. «Mi ha raccontato che ci sono diversi metodi per far salire la pressione: stringere i glutei oppure mettere tra le dita delle mani una sostanza chimica unitamente alla marmellata. Inoltre, sempre Mauriello, mi ha detto che in carcere gli avevano fatto arrivare delle pasticche proprio per alzare la pressione e che si era avvalso di un medico corrotto quando era detenuto fuori Napoli».
    «Riesce a far salire la pressione secondo necessità: stringe il sedere e trattiene il respiro» ha confermato il collaboratore Paolo Caiazza ricordando di aver anche assistito personalmente all'esperimento: «Dopo questa operazione Mauriello misurò la pressione e questa risultava alterata».
    Ma chi è Mauriello? Ex killer del clan Di Lauro passato con gli scissionisti nella prima faida, è attualmente considerato un esponente di spicco nella vendita all'ingrosso di cocaina in qualche modo riconducibile alla camorra della zona a nord di Napoli ed è in attesa della sentenza della Corte di Assise sul duplice omicidio di Fabio Montanino e Claudio Salierno, agguato datato 2004 con cui si diede il via alla prima feroce faida di Scampia e che Mauriello ha confessato in aula con un mea culpa che a catena ha coinvolto, nel dibattimento, altri boss scissionisti. Dal carcere, negli anni, Mauriello è entrato e uscito più di una volta, anche grazie a quei motivi di salute su cui adesso emergono sospetti.
    Le recenti indagini, che giorni fa hanno portato a un nuovo provvedimento nei confronti suoi e di altri quattro fedelissimi, hanno alzato il velo non soltanto sui traffici illeciti ma anche su come si sarebbe dato da fare per trovare medici compiacenti e far risultare la sua condizione di salute non compatibile col carcere.
    I «trucchi» del boss per fingersi malato ed evitare il carcere | Il Mattino

    ASSENTEISMO
    Cosenza, slot machine o acquisti nelle ore di lavoro: indagati 18 medici dell'Asp
    ROGLIANO. Giocavano alle slot machine o facevano la spesa; o, ancora, si occupavano di altre faccende private, sempre in orario di lavoro. Sono 18 i medici e dipendenti degli uffici di Rogliano dell'Azienda sanitaria provinciale di Cosenza destinatari di altrettante misure cautelari, 4 sospensioni e 14 obblighi di presentazione, eseguite nell'ambito di un'operazione anti-assenteismo dei carabinieri. Le indagini dopo segnalazioni che lamentavano il comportamento disinvolto di alcuni dipendenti dell'Asp.
    I provvedimenti sono stati emessi dal gip del Tribunale di Cosenza, Giuseppe Greco, su richiesta del sostituto procuratore di Cosenza, titolare del fascicolo Giuseppe Cava, del Procuratore Mario Spagnuolo e dell'Aggiunto, Marisa Manzini. Ogni giorno, secondo quanto documentato dai carabinieri della Compagnia di Rogliano, c'era qualcuno che si occupava di strisciare i cartellini per tutti.
    E questo consentiva ad alcuni di accompagnare i figli a scuola per poi tornare tranquillamente a casa, o svolgere attività nel proprio studio privato durante l'orario di servizio. Inoltre, i medici e dipendenti Azienda sanitaria provinciale, anziché trovarsi sul posto di lavoro, venivano visti anche per le vie della cittadina occupati nelle faccende più disparate, dal fare la spesa al supermercato fino ad arrivare a spendere il tempo pagato dai contribuenti giocando alle slot machine.
    Oltre 6 mila ore di filmati e più di 200 servizi di osservazione. E' l'attività realizzata dai carabinieri della Compagnia di Rogliano nell'ambito dell'operazione "All Walking" che ha portato all'emissione di 18 provvedimenti nei confronti di medici e dipendenti dell'Azienda sanitaria provinciale di Cosenza in servizio a Rogliano. I militari, nel corso delle attività di monitoraggio dei dipendenti, hanno documentato 725 episodi di assenteismo.
    Cosenza, slot machine o acquisti nelle ore di lavoro: indagati 18 medici dell'Asp - Giornale di Sicilia

    Napoli, dismissioni e riscossioni flop
    i revisori bocciano il Comune
    di Pierluigi Frattasi
    Dismissioni ferme al palo, riscossioni flop di tasse e multe, riduzione delle partecipate a rilento. I revisori dei conti bocciano il Comune di Napoli sul piano di risanamento. «Il Collegio ritiene che l'andamento ai fini del riequilibrio registrato nell'anno 2016 non sia in linea con quanto previsto dal Piano di Riequilibrio Finanziario Pluriennale», scrive l'organo di controllo dei conti, presieduto da Nicola Giuliano, nella relazione sullo stato di attuazione del piano relativa al secondo semestre 2016 inviata al ministero dell'Interno e alla sezione regionale di Controllo della Corte dei Conti della Campania. In particolare, tra le altre «criticità ancora prive di soluzioni adeguate», i revisori evidenziano «quelle legate all'entità dei debiti fuori bilancio, nonché alla mancata ricostituzione della cassa vincolata», che invitano a ricostituire al più presto.
    Dal documento di 16 pagine firmato il 30 gennaio scorso e notificato al Consiglio giovedì emerge un quadro molto critico. Il percorso di risanamento avviato dal Comune per rimettere in ordine i bilanci appare in forte ritardo e in diversi casi non ha centrato gli obiettivi intermedi sottoposti al monitoraggio semestrale. L'analisi dei revisori, prevista dalla legge e finalizzata a verificare se il risanamento si sta realizzando oppure no, si basa sullo studio dell'andamento delle 6 leve principali previste dal piano di rientro dal disavanzo. Ossia, la vendita del patrimonio immobiliare, la razionalizzazione delle partecipate tramite accorpamenti e fusioni, l'applicazione delle aliquote massime per le imposte locali, la riscossione di tributi e tariffe, i risparmi, infine, sulle spese per il personale, per i trasferimenti e i servizi.
    Su due punti, la dismissione e le riscossioni, il Comune non centra l'obiettivo, mentre anche il riassetto delle società procede a rilento.
    Ferme al palo le dismissioni, con nemmeno 2 milioni di euro incassati nel 2016 dalla vendita delle case e delle quote azionarie delle partecipate sugli 80 milioni previsti dal piano di riequilibrio. In ritardo la riduzione delle società partecipate, con Asìa e Napoli Servizi non ancora confluite nella NapoliHolding e i contratti di servizio rimasti invariati nonostante la riduzione dei costi del personale. E mentre le aliquote sulle tasse locali restano al massimo per il terzo anno consecutivo, il salasso ai cittadini, però, quando si passa all'incasso, non dà i frutti sperati. Va malissimo l'imposta sui rifiuti: sui 230 milioni previsti per la Iuc-Tari, Palazzo San Giacomo riscuote appena 93 milioni e mezzo, il 40,55%. Mentre un pozzo senza fondo restano i crediti degli anni passati: su 300 milioni, riscossi solo 66,8 (22,26%). E non va meglio per l'ex Tarsu: su 237,5 milioni di euro di residui attivi, il Comune ha incassato appena 659mila euro (0,28%). Meglio l'Imu, dove a pagare sono quasi tutti. Su una previsione di 199,5 milioni, sono stati riscossi 194,9 (97,7%). Mentre sembra quasi una missione impossibile il recupero dell'Ici: sui 28,8 milioni di euro messi a bilancio, ne sono arrivati lo scorso anno appena 500mila, e su un altro milione e 200mila relativo agli anni pregressi la percentuale di riscossione è pari a zero.
    Complessivamente, su una previsione di entrata dalle imposte locali di 965 milioni di euro, secondo i dati al 25 gennaio scorso, la riscossione è arrivata a 678 milioni (70,29%).
    Dismissioni e riscossioni flop i revisori bocciano il Comune | Il Mattino

    Mafia, il giudice ritarda il deposito delle motivazioni: scarcerati 14 presunti boss condannati in primo grado
    di F. Q.
    Ci sarà Francesco Terranova, indicato come il capomafia di Villabate, ma anche Giovan Battista Rizzo che era stato condannato a 8 anni e Francesco Speciale, al quale era stata inflitta una pena a 8 anni e 9 mesi. E poi Carlo Guttadauro, fratello di Filippo, il cognato di Matteo Messina Denaro, l’ultima primula rossa di Cosa nostra. Sono solo alcuni dei 14 imputati che torneranno presto a passeggiare a pochi metri dai negozi di chi li aveva denunciati.
    Il ritardo nel deposito delle motivazioni della sentenza che li ha condannati in primo grado per fatti di mafia, sommato alla scadenza dei termini sulla custodia cautelare, ha infatti obbligato il tribunale del Riesame a ordinarne la liberazione entro domenica 19 febbraio di 14 dei 25 imputati del processo Reset.
    Per impedirlo – come racconta il quotidiano La Stampa – era stata decisa una proroga in extremis, dopo che i termini per il deposito della decisione del gup Sergio Ziino erano scaduti già da dieci mesi. Un grosso ritardo, tanto che Ziino era stato costretto a sospendere la decorrenza della custodia cautelare per evitare la scarcerazione. Tutto inutile però. Perché il provvedimento del primo presidente del tribunale, Salvatore Di Vitale, che in novembre aveva tentato di allungare i tempi, è stato ritenuto illegittimo. Sulla vicenda il ministero della Giustizia ha disposto tramite accertamenti preliminari.
    Mafia, il giudice ritarda il deposito delle motivazioni: scarcerati 14 presunti boss condannati in primo grado - Il Fatto Quotidiano

    Traffico di armi, elicotteri e missili
    arrestati i napoletani dell'Isis
    di ​Leandro Del Gaudio
    Nome di battaglia: «Jafaar» e dalla sua villetta di San Giorgio a Cremano, in provincia di Napoli, dettava le regole di un possente traffico di armi. Droni, elicotteri, munizioni e quant’altro l’industria bellica di mezzo mondo è in grado di sfornare, passavano attraverso il suo computer, grazie alla sua capacità di mediazione internazionale.
    Mario Di Leva, classe 1948, convertito all’Islam assieme alla moglie Anna Maria Fontana (in passato assessore comunale nel municipio vesuviano), entrambi finiti in manette nel corso del blitz messo a segno dal nucleo di polizia tributaria della guardia di finanza di Venezia.
    Accanto ai coniugi di San Giorgio a Cremano, in cella anche Andrea Pardi, capo della Società italiana elicotteri, società con sede a Roma, specializzata nella vendita di elicotteri, materiale di armamento e di uso duale (strumenti che possono essere convertiti per uso bellico) verso i paesi esteri. Inseguito da un decreto di fermo, anche un cittadino libico, si tratta di Mohamud Ali Shaswish, classe 1968 al momemto irreperibile, mentre risultano indagati ma a piede libero anche Luca Di Leva, figlio dei due trafficanti di armi, e due professionisti napoletani che si sarebbero impegnati in una mediazione ritenuta sospetta.
    Traffico di armi, elicotteri e missili arrestati i napoletani dell'Isis | Il Mattino

    Riunione di famiglia.
    Il Silenzio per sua natura è perfetto , ogni discorso, per sua natura , è perfettibile .

  2. #612
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    Predefinito Re: Terryes

    Citazione Originariamente Scritto da Freezer Visualizza Messaggio
    Riunione di famiglia.


  3. #613
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    Predefinito Re: Terryes

    Rogo in un traghetto nel porto di Palermo, ora fiamme domate

    Sicilia.Il comandante della nave ha comunicato alla Capitaneria di porto che non vi sono feriti e che la situazione è "sotto controllo"

    FotoIl traghetto in fiamme a un miglio dal porto di Palermo

    E' la seconda volta nel giro di pochi anni.
    Stessa linea, stesso incendio.
    Nessuno ha qualche sospetto?
    Nessuno ha qualcosa su cui indagare?

    Se il popolo permetterà alle banche private di controllare l’emissione della valuta, con l’inflazione, la deflazione e le corporazioni che cresceranno intorno, lo priveranno di ogni proprietà, finché i figli si sveglieranno senza casa.

  4. #614
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    Predefinito Re: Terryes

    Citazione Originariamente Scritto da ventunsettembre Visualizza Messaggio
    Rogo in un traghetto nel porto di Palermo, ora fiamme domate

    Sicilia.Il comandante della nave ha comunicato alla Capitaneria di porto che non vi sono feriti e che la situazione è "sotto controllo"

    FotoIl traghetto in fiamme a un miglio dal porto di Palermo

    E' la seconda volta nel giro di pochi anni.
    Stessa linea, stesso incendio.
    Nessuno ha qualche sospetto?
    Nessuno ha qualcosa su cui indagare?

    Grigliata andata a male .
    Il Silenzio per sua natura è perfetto , ogni discorso, per sua natura , è perfettibile .

  5. #615
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    Predefinito Re: Terryes

    Pubblico e privato, indovina dove ci si ammala di più…!? In Calabria i dipendenti pubblici in malattia più dei loro conterranei dipendenti di imprese

    20 Feb 2017 · 0 Comment
    Dall’analisi dei dati dell’Inps, l’Ufficio studi della CGIA ha riscontrato che le assenze per motivi di salute nel pubblico impiego registrate nel 2015 hanno interessato il 57 per cento di tutti gli occupati (poco piu’ di 1 dipendente su 2); nel settore privato, invece, la quota si e’ fermata al 38 per cento (piu’ di 1 dipendente su 3). La durata media annua dell’assenza per malattia dal luogo di lavoro e’ leggermente superiore nel privato (18,4 giorni) che nel pubblico (17,6 giorni). Pur avendo lo stesso andamento in entrambi i settori, gli eventi di malattia per classe di durata presentano uno scostamento “sospetto” nel primo giorno di assenza. Se nel pubblico costituiscono il 25,7 per cento delle assenze totali, nel privato si riducono di oltre la meta’: 12,1 per cento. Quelle da 2 a 3 giorni, invece, si avvicinano (32,1 per cento del totale nel privato e 36,5 per cento nel pubblico), mentre tra i 4 e i 5 giorni di assenza avviene il “sorpasso”; 23,4 per cento nel privato contro il 18,2 per cento del pubblico. Altrettanto interessante e’ il risultato che emerge dall’elaborazione relativa agli eventi di malattia per regione. Tra il 2012 (primo anno per il quale e’ possibile avere una rilevazione completa) e il 2015, in tutte le regioni d’Italia sono in aumento le assenze nel pubblico (dato medio nazionale pari a +11,9 per cento), con punte che superano il 20 per cento in Umbria e Molise. Nel privato, invece, in ben 9 realta’ territoriali si registra un calo: in Calabria e in Sicilia addirittura del 6 per cento. Nel periodo analizzato il dato medio nazionale e’ aumentato solo dello 0,4 per cento.
    Dei 5 milioni di eventi di assenza registrati nel 2015 a livello nazionale nel pubblico impiego, il 62 per cento circa e’ riconducibile ai dipendenti del Centro-Sud. La situazione, invece, si capovolge quando analizziamo i dati relativi al privato. Dei quasi 9 milioni di assenze registrate nel 2015, il 57 per cento circa e’ imputabile agli occupati del Nord. “E’ evidente – dichiara il coordinatore dell’Ufficio studi Paolo Zabeo – che non abbiamo alcun elemento per affermare che dietro questi numeri si nascondano forme piu’ o meno velate di assenteismo. Tuttavia qualche sospetto c’e’.
    Se in Calabria, ad esempio, tra il 2012 e il 2015 le assenze per malattia nel settore pubblico sono aumentate del 14,6 per cento, mentre nel privato sono scese del 6,2 per cento, e’ difficile sostenere che cio’ si sia verificato perche’ i dipendenti pubblici di quella regione sono piu’ cagionevoli dei conterranei che lavorano nel privato”. Dalla CGIA ricordano che i dati Inps sono stati estratti dall’Osservatorio sulla certificazione di malattia dei lavoratori dipendenti privati e pubblici dell’Inps, avviato nel 2011. In queste statistiche non sono riportate le assenze riferite alla gravidanza, alle disposizioni previste dalla legge n 104/1992 (assistenza disabili) e alla donazione del sangue. “Se fosse stato possibile includere anche le assenze ascrivibili alle fattispecie appena elencate – dichiara il Segretario della CGIA Renato Mason – probabilmente lo scarto tra pubblico e privato sarebbe aumentato notevolmente, facendo impennare il numero di quelle ascrivibili ai dipendenti pubblici”. Quando si affronta il capitolo dei provvedimenti disciplinari adottati nei confronti dei lavoratori del pubblico si nota un aumento tendenziale delle sospensione dai luoghi di lavoro. Secondo i criteri del Dipartimento per la Funzione Pubblica due anni fa gli interessati sono stati 1.690, l’anno prima, ovvero nel 2014, 1.334.
    Sul fronte dei licenziamenti, invece, si nota che nel 2015 sono saliti a 280: 53 in piu’ rispetto al 2014. Di questi 280 (pari a meno dello 0,01 cento del totale degli occupati nel pubblico impiego), 108 dipendenti sono stati lasciati a casa per assenze ingiustificate o non comunicate, 94 per reati, 57 per negligenza, 20 per doppio lavoro e infine 1 per irreperibilita’ a vista fiscale. Per quanto riguarda la malattia dei dipendenti del settore pubblico, l’articolo 71, primo comma, del decreto 112/08 convertito in legge n. 133/08 (legge Brunetta) prevede che per gli eventi morbosi di durata inferiore o uguale a dieci giorni di assenza, sara’ corrisposto esclusivamente il trattamento economico fondamentale con decurtazione di ogni indennita’ o emolumento, comunque denominati, aventi carattere fisso e continuativo, nonche’ di ogni altro trattamento economico accessorio. La decurtazione retributiva e’ dunque relativa ai primi dieci giorni di ogni periodo di assenza per malattia (e non ai primi 10 giorni di assenza per malattia nel corso dell’anno), opera per ogni episodio di assenza (anche di un solo giorno) e per tutti i dieci giorni anche se l’assenza si protrae per piu’ di dieci giorni. Nel comparto privato, invece, in caso di assenza di malattia la quota percentuale della retribuzione media giornaliera a carico dell’Inps dipende dalla qualifica contrattuale, dal settore di appartenenza e dalla durata dell’evento. Nella generalita’ dei casi, comunque, possiamo dire che i primi 3 giorni di malattia sono interamente a carico dell’azienda, dal 4° al 20° giorno la retribuzione giornaliera media e’ coperta al 50 per cento dall’Inps, dal 21° al 180° giorno la quota in capo all’Istituto di previdenza sale al 66,66 per cento.





    Pubblico e privato, indovina dove ci si ammala di più?!? In Calabria i dipendenti pubblici in malattia più dei loro conterranei dipendenti di imprese | L'Indipendenza Nuova
    Rubano, massacrano, rapinano e, con falso nome, lo chiamano impero; infine, dove fanno il deserto dicono che è la pace.
    Tacito, Agricola, 30/32.

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    Predefinito Re: Terryes

    «Non mi piace il panino»: ragazzo pestato all'esterno di un pub
    di Nicola Sorrentino
    «Il panino non è buono»: e volano botte. Un nuovo episodio di violenza a Nocera Inferiore, due sere fa, in via Vico a pochi metri dal Comune salernitano. La rissa avrebbe visto protagonisti il titolare di un pub e un cliente, che lo aveva accusato per la scarsa qualità del prodotto acquistato, un panino. Dalle parole ai fatti in pochi minuti, con un'aggressione che avrebbe poi coinvolto anche altre persone. Ad avere la peggio sarebbe stato proprio il cliente, un giovane poco più che trentenne, aggredito prima all'esterno dell'esercizio commerciale e poi in strada. Sull'episodio ha avviato le indagini la polizia del commissariato locale, nonostante non sia stata sporta alcuna denuncia. Gli agenti hanno raccolto testimonianze per poi verbalizzare la dinamica dei fatti in un'informativa.
    È il secondo episodio di violenza che si registra a distanza di pochi giorni in città. Sabato scorso, i carabinieri erano intervenuti per la segnalazione di un'altra rissa, in via Amato, sempre all'esterno di un noto locale. A farne le spese un giovane, che aveva cominciato a discutere all'interno del pub - pare - per un complimento di troppo ad una ragazza.
    «Non mi piace il panino»: ragazzo ?pestato all'esterno di un pub | Il Mattino

    Napoli, anziano non rispetta il suo turno: bastonate a un infermiere
    di Melina Chiapparino
    Ha sferrato un colpo col bastone di legno contro l'infermiere del pronto soccorso che lo aveva invitato ad aspettare il suo turno. Autore dell'insolito episodio di violenza, è stato un anziano che era in attesa di una prestazione sanitaria all'ospedale 'Loreto Mare' e che, avendo un codice di minima urgenza, era stato messo in attesa per la presenza di pazienti con problematiche più gravi della sua.
    L'anziano, dopo essersi ripetutamente lamentato a alta voce dell'attesa, è entrato nell'area medica del pronto soccorso e di fronte all'infermiere che lo pregava di ritornare in sala d'aspetto è andato in tilt utilizzando come un'arma il suo bastone. L'infermiere è stato picchiato tanto da riportare un trauma cranico non commotivo in testa che i sanitari hanno refertato. E aggiunto alla lista delle quotidiane aggressioni che subiscono medici e infermieri dell'ospedale in via Vespucci considerato un presidio 'di frontiera'.
    Anziano non rispetta il suo turno: infermiere bastonato in ospedale | Il Mattino

    Ospedaletto, furto al cimitero
    rubate fioriere e lampade votive
    Fioriere e lampade votive trafugate al cimitero di Ospedaletto D’Alpinolo. Sono 92 le tombe danneggiate dai ladri che nella notte hanno portato via i preziosi arredi.
    Ma i furti sono stati compiuti con metodo e senza nessun rispetto del luogo. Le lapidi sono state scheggiate o addirittura rimosse in alcuni casi. Il tentativo di portare via le fioriere e la lampade che erano state più saldamente ancorate alle basi, ha causato non pochi danni ai sepolcri.
    Sono state sostanzialmente le sepolture sul terreno ad essere prese di mira. Meno danni invece alle edicole e alle cappelle gentilizie che sono poste lungo il perimetro del cimitero del comune del Partenio. Il bottino è stato consistente, anche perchè i malviventi hanno potuto agire indisturbati. Il cimitero si trova in una zona lontana dal paese e non vi sono nei pressi abitazioni. Ieri mattina il custode è arrivato al cimitero e si è accorto dei danni.
    Ladri in azione al cimitero, devastate 92 tombe | Il Mattino

    Vibo Valentia, ucciso a coltellate mentre difende il figlio durante una lite
    Un uomo di 60 anni, Mario Torchia, é stato ucciso con alcune coltellate da un giovane, Foca Carchedi, di 29, che é stato fermato poco dopo dai carabinieri.
    L'omicidio é avvenuto a Francavilla Angitola, un centro del vibonese. Secondo una prima ricostruzione da parte dei carabinieri, Torchia é intervenuto in difesa del figlio, che stava litigando con Carchedi, e nella colluttazione avuta con quest'ultimo é stato raggiunto da una coltellata che ne ha provocato la morte istantanea.
    Il figlio di Torchia é stato ferito anche lui da Carchedi a coltellate ed é stato ricoverato nell'ospedale di Catanzaro. L'omicida é stato individuato poco dopo dai carabinieri nella sua abitazione. La vittima era un ufficiale giudiziario e lavorava nel Tribunale di Vibo Valentia.
    Vibo Valentia, ucciso a coltellate da un amico mentre difende il figlio durante una lite in strada

    Truffa agli anziani, arrestati due napoletani in Toscana
    by GIOVANNI COPERTINO
    Anziani anche di 90 anni di età che venivano derubati di denaro e gioielli. I due napoletani si fingevano avvocati e alle vittime dicevano che avrebbero risolto i sopravvenuti problemi legali capitate ai figli, presunte vittime di arresti o incidenti stradali. Per pagare le prime spese o una sorta di cauzione per uscire dal carcere, procedura non esistente nel sistema giudiziario italiano, chiedevano pagamenti in contanti ai malcapitati.
    Da Napoli parte la truffa agli anziani soli in casa
    Storie inventate alla base di un sistema truffaldino più che collaudato per cui la squadra mobile di Firenze ha arrestato due napoletani, Giovanni Barone, 25 anni, e Nunzio Kevin Gallo, 23. I due organizzavano trasferte di alcuni giorni in Toscana per selezionare le vittime, agganciarle in casa e portare via i loro averi con storie inventati e dicendo di essere avvocati pronti a risolvere i problemi avvenuti improvvisamente ai loro familiari.
    Le forze dell’ordine ipotizzano che i due siano autori di una trentina di truffe dalla fine del 2014 ad oggi. Barbato e Gallo sono stati arrestati in zona Coverciano. In un caso un’anziana ha chiamato un poliziotto suo conoscente e in un altro hanno portato via 2.900 euro ad un anziana. Gli investigatori della polizia li avevano individuati e pedinati da mesi. Alla fine gli hanno bloccati con il denaro in auto sull’A1. Altre operazioni sono in atto in quanto altri truffatori della stessa risma sono in azione in Italia con le stesse tecniche dirette agli anziani.
    “Questa è gente preparata senza scrupoli e che si approfitta della solitudine degli anziani, specie di quelli che vivono soli” – ha spiegato il questore Raffaele Micillo in una conferenza stampa. “Rinnovo l’invito a non dare soldi a nessuno, a non dare notizie della famiglia, a non credere alla loro baggianate. Sono truffe fatte a una fascia debole della popolazione. Le vittime, data l’età, cadono in uno stato di grave prostrazione e mortificazione, persino si vergognano con familiari e parenti per esser caduti nel tranello”. Secondo gli investigatori, i due falsi avvocati si sarebbero procurati notizie sugli anziani informandosi nel quartiere dove abitano e acquistando sui canali clandestini di Internet indirizzi ed elenchi che vengono usati per preparare le truffe.
    Da Napoli partiva la truffa agli anziani soli in casa

    Truffavano anziani in tutta Italia
    numerosi arresti nel Napoletano
    I carabinieri del comando provinciale de La Spezia, con il supporto dei colleghi di Napoli, hanno eseguito, nel capoluogo campano, numerose ordinanze di custodia cautelare nei confronti di persone accusate di associazione a delinquere e truffa aggravata. Gli arrestati, specializzati in truffe agli anziani, agivano uniti in gruppi e in tutta Italia. L'operazione, denominata Sciacallo, è partita da una truffa a una donna compiuta nel giugno scorso al La Spezia. I truffatori agivano spacciandosi per avvocati, appartenenti alla forze dell'ordine, corrieri.
    Alcuni degli indagati sono risultati legati alla criminalità organizzata, di tipo camorristico operante a Napoli. Le indagini condotte dai carabinieri del reparto operativo - nucleo investigativo del comando provinciale della Spezia hanno permesso di accertare diverse decine di truffe consumate o tentate che hanno portato anche all'arresto in flagranza di otto persone e alla denuncia di altre sette. Sono in corso numerose perquisizioni a carico di persone che vivono a Milano e il sequestro di auto. I carabinieri hanno identificato il titolare di una ditta di autonoleggio di Napoli come presunto componente dell'organizzazione criminale a cui risultano intestate le autovetture che venivano usate dai «trasfertisti» per andare a compiere le truffe.
    Nel corso dell'attività di indagine il Nucleo Investigativo è giunto infatti all'identificazione di un membro dell'organizzazione titolare di una ditta di autonoleggio di Napoli, cui risultano intestate le autovetture che sono oggetto di sequestro ed utilizzate dai «trasfertisti» per spostarsi sul territorio nazionale per portare a compimento le truffe. Alcuni degli attuali indagati sono risultati legati alla criminalità organizzata, di tipo camorristico operanti a Napoli.
    Truffavano anziani in tutta Italia arresti nel Napoletano | Il Mattino

    Degrado nel leccese: dalla mensa i topi invadono la scuola
    A decine nei corridoi di un istituto comprensivo di Monteroni
    Emanuela Carucci
    Uomini e topi. No, non è il titolo del romanzo di Steinbeck. È l'immagine che sintetizza la situazione della mensa di una scuola materna ed elementare di Monteroni, un piccolo paese di appena 13mila anime in provincia di Lecce.
    L'istituto comprensivo salentino è stato chiuso per la derattizzazione della struttura. Sulla questione è intervenuto immediatamente il sindaco della piccola comunità, Angelina Storino, che ha subito disposto, con un'ordinanza, di lasciare gli studenti a casa fino a giovedì.
    I roditori sono usciti a gruppi dalle loro tane. In tanti, di varie dimensioni, hanno invaso la scuola. Ma come mai questa passeggiata nei corridoi della scuola? La loro tana era sotto una copertura in legno che era appena stata scoperta, come si legge sul quotidiano pugliese “La Gazzetta del Mezzogiorno”.
    In attesa dell'inizio dei lavori sono state poste delle trappole intorno alla scuola, probabilmente per evitare che i ratti possano invadere altre strutture o case vicine all'edificio scolastico.
    Degrado nel leccese: dalla mensa i topi invadono la scuola - IlGiornale.it

    Napoli. Inseguono auto, aggrediscono e rapinano con mazze da baseball: presi due 20enni
    di Giuseppe Crimaldi
    Hanno appena 20 anni Luigi Giappone e Mirko D'Angelo, due dei giovani facenti parte del branco che, nella notte di sabato, dopo aver inseguito un’autovettura Land Rover Evoque, con mazze da baseball, non hanno esitato a colpire chi era all'interno, danneggiando anche l’auto sulla quale viaggiavano. Lo scopo dei malviventi, a bordo di una Fiat 500X, eraquello di impossessarsi dell’autovettura; operazione non concretizzatasi grazie all’antifurto a piastrina montato sull’auto e alla prontezza del proprietario.
    Le vittime erano in Via Caracciolo, all’altezza degli chalet, quando si sono rese conto delle intenzioni degli occupanti della Fiat 500X. Inutile è risultata la fuga, in direzione di Piazza Vittoria, per poi tornare indietro lungo Viale Dhorn e fermarsi all’altezza di Piazza della Repubblica, ove sono stati affrontati dai giovani a bordo della Fiat 500X. Le due vittime, infatti, discese dall’abitacolo, sono state aggredite con calci, pugni e mazze da baseball. Il proprietario della Land Rover Evoque, riuscito a rialzarsi, è scappato in direzione della rotonda Diaz, portandosi dietro la piastrina dell’antifurto e lasciando nel vano portaoggetti il telefono cellulare.
    Gli aggressori, entrati nell’abitacolo dell’auto, non sono riusciti a metterla in moto e si sono impossessati del telefono cellulare, danneggiando l’auto con le mazze da baseball. Le immediate indagini avviate dagli agenti del Commissariato di Polizia San Ferdinando, hanno consentito d’identificare due dei rapinatori: il conducente ed il giovane che gli sedeva accanto, riconosciuti, senza ombra di dubbio, dalle due vittime.
    Stamane i poliziotti del commissato San Ferdinando, diretto da Maurizio Fiorillo e cooredinati dall'ispettore Vincenzo Arrichiello, alle 5,30, si sono recati nell’abitazione dei due rapinatori, entrambi di Giugliano in Campania, precludendogli qualsiasi possibilità di fuga. Sul muro confinante tra l’abitazione di Luigi Giappone ed un appezzamento di terreno, i poliziotti hanno notato che era stata appoggiata una scala, per una eventuale fuga. Il giovane, nonostante l’ora, quando i poliziotti hanno bussato alla sua porta era già vestito e, inoltre, nella sua auto, sono state rinvenute due mazze da baseball. Mirco D’Angelo, che era colui che aveva nella disponibilità l’autovettura Fiat 500X, invece, quando i poliziotti hanno bussato alla sua porta, si è chiuso nella sua camera, sperando di poter scappare dalla finestra. D’Angelo, però, dopo aver notato che i poliziotti erano di sentinella sotto la sua finestra, precludendogli così qualsiasi tentativo di fuga, si è convinto ad aprire la porta della sua stanza ed uscire. Gli agenti del commissariato hanno sottoposto a fermo i due giovani, conducendoli alla Casa Circondariale di Poggioreale, in quanto responsabili, in concorso tra loro, e di altre 3 persone in fase d’identificazione, del reato di rapina aggravata e porto abusivo di arma impropria.
    Follia sul lungomare di Napoli: rapina con le mazze da baseball | Il Mattino

    CATANIA
    Operano la gamba sbagliata di una donna, due medici a processo
    CATANIA. Sarà citata come responsabile civile l'azienda Garibaldi di Catania nel cui ospedale, il 20 novembre del 2013, una donna è entrata in sala operatoria per un intervento chirurgico al legamento crociato del ginocchio destro, ma è stata invece operata al ginocchio sinistro, subendo un prelievo del tendine di cinque centimetri.
    Lo ha deciso il presidente della seconda sezionale del Tribunale, accogliendo una richiesta della parte offesa, e che ha inoltre ammesso come parti civili la donna, rigettando una richiesta di esclusione per un presunto vizio di forma presentata dai legali dei due medici imputati, e le associazioni Codacons, Codici e Prolegis. L'intervento all'arto sbagliato è stato eseguito da due medici dell'ospedale Garibaldi Nesima, Domenico Borrello e Pietro Barbaro, che sono accusati di lesioni aggravate. Secondo il Pm Alfio Gabriele Fragalà avrebbero agito con «imperizia e negligenza» cagionando un danno permanente alla parte offesa.
    I due medici hanno respinto le contestazioni, sostenendo di avere eseguito l'intervento al ginocchio sinistro, anzichè a quello destro, perchè dopo l'anestesia si sarebbero resi conto al tatto che era più urgente operare quell'arto e hanno proceduto all'asportazione del tendine. Il processo è stato aggiornato al prossimo 8 febbraio. Il legale della paziente, l'avvocato Dario Pastore, ha sottolineato di «avere registrato con profondo rammarico la mancata costituzione come parte civile nel processo dell'Ordine dei medici di Catania e dell'Azienda Garibaldi, visto che - osserva il penalista - se le condotte contestate dovessero essere provate sarebbero certamente lesive dell'intera categoria e dell'ospedale».
    Operano la gamba sbagliata di una donna, due medici a processo - Giornale di Sicilia

    Comune di Napoli, dirigente firma l’atto
    che aumenta il suo stipendio
    di Paolo Barbuto
    Immaginate la seguente situazione. Una persona che ha un contratto a tempo determinato in scadenza (si esaurirà dopo 24 ore), firma un atto nel quale viene deciso, fra le altre cose, quale sarà lo stipendio di chi occuperà quello stesso posto dal giorno successivo. Quel documento già contiene il nome di chi dovrà sedere su quella poltrona e il nome è esattamente lo stesso del firmatario. Cioè quella persona sta firmando un incartamento nel quale certifica l’aumento del suo stesso stipendio a partire dal giorno successivo. Incredibile, vero? No, nulla è impossibile quando c’è di mezzo il Comune di Napoli, nemmeno il fatto che un dirigente firmi un atto che impegna l’Amministrazione a mettere da parte centinaia di migliaia di euro per il suo stesso stipendio. Però, prima di andare avanti è determinante un chiarimento: questa vicenda non nasconde nessuna ombra, tutto è fatto alla luce del sole e, allo stato attuale, non esistono elementi tali da configurare violazioni di alcun genere.
    La vicenda rientra nel più ampio caso dell’assunzione di 39 dirigenti comunali a tempo determinato. I bandi risalgono allo scorso autunno, sulle procedure ci sono stati ricorsi al Tar e richieste di intervento dell’Anticorruzione, come leggete nella pagina seguente, però in questo momento non è stata presa ancora nessuna decisione, le assunzioni sono state regolarmente effettuate e i dirigenti sono tutti ufficialmente al lavoro senza nessun problema. Accade che, nel momento in cui vengono chiuse le procedure, bisogna anche provvedere a completare il percorso burocratico collegato. È il 30 dicembre, venerdì, ultimo giorno utile prima del lunghissimo week end di Capodanno ed è necessario impegnare più di sei milioni di euro per gli stipendi che i dirigenti freschi di successo al concorso riceveranno nei successivi due anni. A firmare l’atto è, com’è giusto che sia, il coordinatore del servizio autonomo del personale, Carmela Olivieri: si tratta di un documento composto da dieci pagine compresi gli allegati che ne fanno parte integrante. Alla pagina numero tre di quella determinazione (la numero 89 del 30/12/2016) il coordinatore attesta ufficialmente che «non è stata rilevata la presenza di conflitti di interesse tali da impedire l’adozione del presente provvedimento», così come impone il codice di comportamento dei dipendenti pubblici e così come prevede pure il codice di comportamento dei dipendenti del Comune di Napoli varato nel 2014 nella prima esperienza da sindaco di Luigi De Magistris. Insomma, nessun conflitto di interesse nella firma di quel documento. Però alla pagina numero dieci, l’ultima della determinazione, arriva il colpo di teatro: al primo rigo compare proprio il nome della dirigente che sta firmando l’atto e che ha appena attestato di non avere conflitti di interesse; e a quel nome è abbinato uno stipendio annuale da 111.435 euro e ottanta centesimi. Si tratta del più alto fra quelli decisi per i 39 dirigenti: oltre alla firmataria del documento ne percepiscono uno analogo solo il comandante dei vigili Ciro Esposito, anche lui riconfermato, e Raffaele Grimaldi assegnato alla Direzione centrale servizi finanziari e ragioniere generale. Gli altri trentasei percepiscono somme inferiori.
    Per capire quanto è variato lo stipendio, abbiamo provato a verificare nella sezione «trasparenza» del sito del Comune di Napoli, si tratta di un luogo virtuale nel quale l’Amministrazione dovrebbe depositare tutti gli atti che, appunto, meritano trasparenza, compresi gli stipendi. L’ultimo documento valido, però, risale al 2015, per cui non abbiamo potuto fare altro che affidarci a un paragone con quell’epoca, con una sola eccezione che riguarda proprio lo stipendio di Carmela Olivieri. Per quest’ultima il valore dello stipendio annuale, stavolta riferito al 2016 è stato reperito all’interno di una determinazione (la numero 26 del 17 giugno 2016) firmata dal direttore generale Attilio Auricchio. Secondo quel documento, al coordinatore del servizio autonomo del personale, nel 2016 sono stati assegnati 60mila euro come retribuzione di posizione più 12mila euro come retribuzione di risultato, per un totale di 72mila euro.
    Adesso, se è vero ciò che ha scritto e firmato il direttore generale Auricchio (e noi non ne dubitiamo, ovviamente) significa che da un anno all’altro la dirigente Carmela Olivieri si è vista aumentare lo stipendio per un valore superiore al 54%, che in tempi di crisi e recessione come quelli d’oggi è un vero evento. A proposito, si tratta anche della crescita percentuale più alta fra quelle che abbiamo rilevato, ma il dato potrebbe essere falsato dalla differente provenienza dei dati acquisiti, sebbene siano tutti ufficiali e tutti di provenienza dell’Amministrazione comunale di Napoli.
    Comune di Napoli, dirigente firma l?atto che aumenta il suo stipendio | Il Mattino

    Ennesimo furto sulla Bari Nord, treni cancellati da Bitonto a Barletta
    Ferrotramviaria ha attivato bus sostitutivi
    Ennesimo furto di cavi elettrici sulla linea Ferrotramviaria. L'ente gestore della linea ferroviaria Bari Nord rende noto che è interrotta la circolazione ferroviaria tra Bitonto e Barletta e che sono stati attivati bus sostitutivi. Si tratta del terzo furto sulla linea di alimentazione in tre settimana. L'episodio è avvenuto nella notte. Stamane la circolazione ferroviaria è attiva unicamente tra Bari-Bitonto e viceversa, (sia via Palese sia via Aeroporto). La circolazione ferroviaria potrebbe subire ulteriori disagi e ritardi. Esasperati i viaggiatori pendolari.
    Terlizzi: Ennesimo furto sulla Bari Nord, treni cancellati da Bitonto a Barletta

    Campania maglia nera per sostenibilità ambientale
    Dai dati dell'Ispra (Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale) emerge che la Campania non ha nessun albergo a cui è stata rilasciata la certificazione Ecolabel, un marchio di qualità attribuito proprio dall'ente statale in base a una serie di criteri come la gestione energetica e sulla consapevolezza degli addetti sul tema ambientale, ma anche sulla gestione dell'acqua, dei rifiuti e delle acque reflue e che nella Decisione (UE) 2017/175 della Commissione del 25 gennaio 2017 ha aggiornato i criteri per l'assegnazione del marchio ecologico alle strutture ricettive.
    La Regioni più virtuosa è il Trentino con 60 alberghi ecocompatibili. La Campania è a zero, ultima in Italia insieme a Calabria e Molise.
    Campania maglia nera per sostenibilità ambientale | Il Mattino

    Contraffazioni, 5,8 mln di articoli sequestrati in Puglia in due giorni
    BARI - Una operazione contro la contraffazione e l’abusivismo è stata condotta in Puglia dalla guardia di Finanza che, nel corso di 152 interventi compiuti negli ultimi due giorni su tutto il territorio regionale, ha sequestrato oltre 5,8 milioni di articoli e denunciato 59 persone. Il maggior numero di irregolarità è stato riscontrato tra gli articoli di elettronica: ne sono stati sequestrati oltre 1,8 milioni. Un milione gli articoli sequestrati nel settore dei beni di consumo e oltre 262.000 giocattoli, risultati contraffatti e ritenuti dannosi per la sicurezza dei consumatori.
    Contraffazioni, 5,8 mln di articoli sequestrati in Puglia in due giorni - La Gazzetta del Mezzogiorno

    Milano, i dati col trucco dell’assessora Cocco: ha azioni Microsoft per 3,8 milioni, non 38mila dollari.
    di Luigi Franco
    Una pubblicazione col trucco. O, come si è giustificato il sindaco di Milano Giuseppe Sala, con un “mero errore”. Perché la dichiarazione pubblicata in mattinata dalla sua assessora alla Trasformazione digitale Roberta Cocco, dirigente in aspettativa di Microsoft, era sbagliata. Alla voce “azioni e quote di partecipazioni e società” per Microsoft Corp è stata indicata una quota di possesso dello 0,0000076%. In base a questo dato ilfattoquotidiano.it aveva calcolato un valore di mercato pari a quasi 38mila dollari tenendo conto della capitalizzazione in borsa di Microsoft. Ma l’assessora aveva messo dopo la virgola due zeri di troppo. Il valore delle azioni possedute è pertanto di quasi 3,8 milioni di dollari. Una somma che rende molto più inquietante il conflitto di interessi di colei che si trova a gestire appalti ai quali è interessata la stessa Microsoft. Intanto il documento è scomparso dal sito del Comune, in attesa di pubblicazione di una prima versione corretta, sostituita successivamente ancora una volta dalla versione definitiva.
    C’è un altro aspetto da notare. Dopo settimane di rifiuti da parte di Cocco di adeguarsi alla legge che impone la pubblicazione dei dati di reddito e delle informazioni patrimoniali degli amministratori pubblici, l’assessora si è decisa per un pubblicazione che oltre a essere errata non ha brillato per trasparenza. Degli assessori che possiedono azioni di società quotate, Cocco è infatti l’unica ad avere riportato la percentuale posseduta del capitale anziché il ben più comprensibile dato sul numero di azioni, che consente di calcolare più agevolmente il valore in portafoglio.
    Milano, i dati col trucco dell'assessora Cocco: ha azioni Microsoft per 3,8 milioni, non 38mila dollari. Sala: "Mero errore" - Il Fatto Quotidiano

    Diffusione del cognome Cocco - Mappe dei Cognomi Italiani

    Afragola, uomini fatti a pezzi ancora vivi. Ecco come funziona la “macelleria” della camorra
    Li hanno fatti a pezzi, raccolti in grossi sacchi neri e sotterrati nelle campagne di Afragola, alle spalle della stazione dell’Alta Velocità. E’ la macelleria della camorra che ha fatto fuori Luigi Ferrara, 43 anni, di Casoria, e Luigi Rusciano, 53 anni, di Mugnano, ras del contrabbando di sigarette.
    I due sono stati smembrati in due parti con una sega, all’altezza del bacino, quando probabilmente erano ancora vivi. I resti sono stati poi infilati in quattro buste di plastica nera e sotterrati a un metro di profondità ai piedi di una mimosa in fiore, probabilmente per coprire l’odore nauseabondo che sprigionavano i corpi in putrefazione. Una morte atroce, che soltanto la criminalità organizzata poteva infliggere.
    Dei due uomini si erano perse le tracce nel pomeriggio del 31 gennaio scorso, quando erano stati visti girare nel rione Salicelle di Afragola, a bordo di una Fiat Idea. L’auto fu successivamente ritrovata poco distante dal rione, parcheggiata in un garage a pagamento, con i sedili sporchi di sangue, e con le carte di identità e i cellulari di Ferrara e Rusciano sul cruscotto della vettura. La loro scomparsa era stata denunciata ai carabinieri di Casoria e a quelli di Mugnano già poco ore dopo la loro sparizione. Il ritrovamento dei due corpi tagliati a metà è avvenuto nelle prime ore del pomeriggio di ieri. Forse è stata decisiva una soffiata.
    All’arrivo della polizia mortuaria, è stato possibile aprire le buste di plastica e rinvenire i corpi. Qui la tragica scoperta: i cadaveri non presentano fori di proiettile, il che fa sospettare che siano stati fatti a pezzi mentre erano ancora vivi. Il luogo della brutale esecuzione sarebbe avvenuto in un altro posto. Il sotterramento delle buste sarebbe avvenuto pochi giorni fa, visto che il terreno che ricopriva le buste era fresco, non ancora compatto.
    Afragola, uomini fatti a pezzi ancora vivi. Ecco come funziona la ?macelleria? della camorra | Teleclubitalia

  7. #617
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    Predefinito Re: Terryes



    Consanguinei.
    Quello a sinistra è incrociato con qualche europeo.
    Se il popolo permetterà alle banche private di controllare l’emissione della valuta, con l’inflazione, la deflazione e le corporazioni che cresceranno intorno, lo priveranno di ogni proprietà, finché i figli si sveglieranno senza casa.

  8. #618
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    Predefinito Re: Terryes

    Citazione Originariamente Scritto da ventunsettembre Visualizza Messaggio


    Consanguinei.
    Quello a sinistra è incrociato con qualche europeo.
    Mentre quello a destra con qualche extra europeo.

  9. #619
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    Predefinito Re: Terryes

    Napoli violenta, accoltella 15 volte il rivale d'amore: arrestato 16enne
    Ha accoltellato il rivale in amore, un 18 enne ucraino, con un coltello a serramanico, poi è fuggito a bordo del suo scooter ed è tornato a casa. Quindi un 16enne residente, nella zona del Pallonetto di Santa Lucia, nel centro di Napoli, è stato arrestato dalla Polizia che lo ha raggiunto ieri sera nella sua abitazione.
    Questi i fatti. Il ragazzo, poco prima delle 19, aveva affrontato nei pressi di un bar di via Crispi, nel quartiere Chiaia, il giovane immigrato e, dopo un diverbio ed una colluttazione, lo aveva colpito 15 volte con un coltello a serramanico. L'ucraino è stato trasportato in gravi condizioni all' ospedale «Fatebenefratelli» ed operato. La Polizia ha identificato il 16 enne e lo ha arrestato. Il coltello utilizzato ed alcuni indumenti sporchi di sangue sono stati sequestrati. Il minorenne è stato portato nel Centro di prima accoglienza di Viale Colli Aminei.
    Napoli violenta, accoltella 15 volte il rivale d'amore: arrestato 16enne | Il Mattino

    Consegna droga con sorellina di 7 anni
    Una ragazza di 17 anni consegnava droga, nella zona del Pallonetto a Santa Lucia, a Napoli, insieme con la sorellina di appena 7 anni. Lo hanno scoperto i carabinieri. Secondo l'accusa, partecipava a tutti gli effetti alla gestione di una piazza di spaccio, sia vendendo le dosi che consegnandole a domicilio e dava il suo aiuto alla madre, già arrestata per droga a gennaio. All'arrivo dei carabinieri è fuggita sui balconi dei quartieri fino a rifugiarsi in un appartamento vuoto dove è stata bloccata ed arrestata. I video investigativi la 'immortalano' impegnata a consegnare droga a domicilio; si serviva di uno scooter. Dietro trasportava anche la sorellina di 7 anni, poi portata in una casa famiglia. Misura cautelare anche per un 18enne, già in carcere. Quando aveva 15 anni aveva ordinato l'incendio dello scooter di una donna che non pagava il 'pizzo' per lo spaccio. E' anche accusato di una 'stesa', cioè spari in aria, in pieno centro di Napoli, la notte del 7 settembre 2016.
    Consegna droga con sorellina di 7 anni - Italia - Il Giornale di Vicenza

    Polizza a Milano, moto rubata a Napoli. La sentenza: «L'assicurazione paghi»
    «Napoli è città facente parte, fino a prova contraria, del territorio nazionale e non di uno stato con il quale siano rotte le relazioni diplomatiche». Con questa motivazione il giudice del tribunale di Napoli, XII sezione civile, ha condannato, con sentenza del 16 febbraio 2017, una compagnia assicurativa online che si rifiutava di pagare un assicurato per il furto di uno scooter eccependo che questo era avvenuto a Napoli mentre l'assicurato era residente a Milano. La decisione entra così nella giurisprudenza della vexata questio delle disparità territoriali operate in campo assicurativo.
    La compagnia, per rifiutare il risarcimento del furto avvenuto a Napoli nel 2009, ha infatti esplicitamente dichiarato, come si legge nelle motivazioni della sentenza: «Se le fosse stato dichiarato che il veicolo avrebbe circolato a Napoli, certamente non avrebbe acconsentito alla stipula della polizza». Il giudice ha anche respinto l'eccezione della compagnia secondo la quale al momento del furto il veicolo non era utilizzato dall'assicurato perchè le dichiarazioni di esser l'utilizzatore abituale del mezzo e di garantire di essere residente a Milano «non risultano in alcun modo smentite, né implicano l'inutilizzabilità sporadica del mezzo da parte di terze persone». Ma è la questione territoriale il punto nodale della decisione della controversia: «Appare quantomeno paradossale, scrive il giudice e comunque priva di fondamento giuridico la tesi secondo cui la... (omissis nome della compagnia), se le fosse stato dichiarato che il veicolo avrebbe circolato a Napoli, certamente non avrebbe acconsentito alla stipula della polizza».
    La compagnia è stata così condannata a risarcire l'assicurato del valore del veicolo oltre al pagamento delle spese del giudizio. «Un verdetto che fa anche piazza pulita dei pregiudizi contro i cittadini partenopei - commenta l'avvocato Angelo Pisani, legale dell'assicurato - e spiega alle lobby semplici concetti di geografia, logica e correttezza. Con buona pace di tutti coloro che ancora oggi avanzano tentativi di discriminazione dei napoletani per ottenerne vantaggi. Ora è chiaro che anche da Milano si può arrivare e circolare a Napoli garantiti e rimborsati».
    Polizza a Milano, moto rubata a Napoli: «L'assicurazione paghi» | Il Mattino

    Il pizzo sul pesce a Taranto
    blitz di CC e Guardia costiera
    TARANTO - Con le accuse di associazione per delinquere finalizzata all’estorsione in danno di titolari di impianti di mitilicoltura ubicati nel Mar Piccolo di Taranto e di pescherie del capoluogo e della provincia ionica e furto aggravato di prodotti ittici, stamani sono stati notificati sei provvedimenti restrittivi (cinque ordinanze di custodia cautelare agli arresti domiciliari e una in carcere).
    Cosimo Ranieri, detto «Cioccolata», figlio del detenuto Damiano, facendo valere una sorta di «diritto ereditario» dell’illecita pratica di riscossione, spendendo il nome del padre, avvicinava i miticoltori, pretendendo la consegna di denaro ed in qualche occasione anche di mitili da rivendere in nero, minacciando in caso di diniego, il furto del prodotto dagli impianti. Lo scenario era mutato dal 27 luglio 2016, quando Massimo Ranieri fu scarcerato per decorrenza dei termini di custodia cautelare. Dopo un brevissimo periodo di assestamento, il pregiudicato, secondo gli inquirenti, aveva estromesso di fatto il nipote Cosimo dal giro delle estorsioni, promuovendo e costituendo un’autonoma associazione per delinquere composta dalla moglie, dai due figli gemelli e da Fiorino. Era Massimo Ranieri che coordinava le attività estorsive indicando i nomi delle vittime e dirigendo i propri sodali a riscuotere le indebite dazioni che avevano cadenza settimanale. La moglie Elisa Scrima fungeva da raccordo, fornendo le istruzioni al telefono a Fiorino e ai figli Cosimo e Simone, utilizzati quali «esattori», mentre la donna assolveva anche le mansioni di «tesoriera» degli illeciti proventi del gruppo.
    Il pizzo sul pesce a Taranto blitz di CC e Guardia costiera - La Gazzetta del Mezzogiorno

    Boscotrecase, poligono di tiro sotto casa per il baby boss
    di Dario Sautto
    BOSCOTRECASE - I fori dei proiettili nel muro che delimita la proprietà di famiglia e una scatola di munizioni in cantina. Un poligono di tiro allestito nel cuore del fortino del clan Gallo-Limelli-Vangone, sotto casa del nipote del boss. E proprio lui, appena 16enne, è stato denunciato a piede libero insieme alla madre 55enne per detenzione illegale di munizioni.
    Siamo in via Sepolcri, a Boscotrecase, in una strada di confine con Torre Annunziata e Boscoreale, alle spalle del cimitero torrese e a poche centinaia di metri dall’ospedale. In zona tante villette, case basse, piccole abitazioni bifamiliari, dove si vive al piano terra, al massimo al primo livello. Tra quei «bassi» si trova la roccaforte del clan di camorra, divenuto noto perché per un periodo guidato dai Giuseppe Gallo, oggi detenuto: era il boss finto pazzo, capace di incassare ogni mese la pensione di invalidità da 700 euro per una patologia psichiatrica grave, ma accusato dall’Antimafia di essere uno dei più pericolosi capi della camorra vesuviana.
    Ieri mattina i carabinieri della stazione di Torre Annunziata, guidati dal luogotenente Egidio Valcaccia e dal capitano Andrea Rapone, hanno fatto irruzione in una casa al piano terra di via Sepolcri, dove vivono mamma e figlio. Ad insospettirli erano stati proprio quei fori, chiaramente creati sparando con una pistola, forse tempo fa, forse qualche ora prima. A terra nessuna traccia, così come in casa. La «sorpresa», però, è arrivata in cantina: all’interno di una scatola, i militari hanno trovato 22 cartucce calibro 12 marca Baschieri e Pellagri. Le munizioni sono state subito sequestrate, ma l’arma non è stata trovata.
    Madre e figlio sono stati denunciati a piede libero per detenzione abusiva di munizioni in concorso: la donna alla Procura di Torre Annunziata, il 16enne alla Procura per i Minori di Napoli. Le indagini, però, parono adesso e si concentrano in particolare su quei fori riscontrati nel muro di cinta della proprietà del nipote del boss. Suo nonno è uno dei capi del clan Gallo-Limelli-Vangone, storicamente rivale dei Gionta di Torre Annunziata e protagonista di una sanguinosa faida di camorra a cavallo tra gli anni ‘90 e primi del 2000. Con il padre in carcere, adesso potrebbe essere stato incaricato lui di gestire gli affari di famiglia, nonostante sia appena un ragazzino. E potrebbe aver deciso di allestire un poligono di tiro sotto casa, per fare pratica con le armi. Non è escluso che possa aver sparato contro quel muro proprio nei giorni scorsi, in una sorta di tiro a segno domestico.
    Le esercitazioni del baby boss: poligono di tiro sotto casa | Il Mattino

    Assenteismo, condannati 9 tra medici, infermieri e amministrativi a Palermo
    di Simona Licandro
    PALERMO. I carabinieri, che avevano piazzato le telecamere davanti all’ospedale Villa Sofia di Palermo, vedevano spesso un infermiere con una mazzetta di badge: le schede delle presenze venivano passate tutte di seguito. E intanto i dipendenti sarebbero stati altrove. Il tribunale monocratico ha accolto le richieste del pm Claudio Camilleri e ha condannato nove tra medici, infermieri e personale amministrativo. Tra di loro anche Roberto Matracia, ex medico sociale del Palermo Calcio.
    Le telecamere nascoste dai carabinieri del Nas hanno documentato tutti i trucchi con i quali riuscivano a far figurare la loro presenza in corsia mentre erano altrove. Nell'atto d'accusa della Procura ci sono centinaia di ore di intercettazioni video. Gli investigatori sono risaliti agli schemi riepilogativi relativi alle timbrature dei badge registrati dal server dell’ospedale e, confrontando questi dati con le buste paga dei soggetti, avrebbero confermato il reato di truffa.
    Assenteismo, condannati 9 tra medici, infermieri e amministrativi - Giornale di Sicilia

    Bari, nascondeva consulenze sequestrati 350mila euro alla professoressa Musti
    Su richiesta della Procura Regionale della Corte dei Conti di Bari – diretta dalla Dott.ssa Carmela de Gennaro - la Sezione Giurisdizionale per la Puglia ha disposto il sequestro conservativo di n. 6 conti bancari, nonché di tutte le somme a credito spettanti dall’INPS/INPDAP e dall’Azienda Ospedaliera Policlinico di Bari, nei confronti di una dipendente pubblica, con qualifica di docente universitario.
    Il sequestro – per un valore complessivo pari ad oltre 353.000 Euro - è stato eseguito dai Finanzieri del Nucleo di Polizia Tributaria Bari, in collaborazione con ufficiali giudiziari del Tribunale di Bari, nei confronti di Marina Musti, medico del lavoro e titolare della “Cattedra di Medicina Preventiva dei Lavoratori e Psicotecnica” presso l’Università di Bari, nonché direttore dell’Unità Operativa Complessa di Medicina del Lavoro presso il Policlinico di Bari – già indagata dalla Procura della Repubblica di Bari per i reati di truffa aggravata e falso e dalla quale ha già ricevuto una misura interdittiva della professione nel dicembre 2015.
    Dalle indagine è emerso che la prof.ssa Musti, omettendo di comunicare all’Amministrazione di appartenenza l’esercizio di attività professionale privata (quale medico del lavoro) presso importanti gruppi bancari, assicurativi e commerciali, induceva in errore la propria Amministrazione (Università e Policlinico di Bari tra loro convenzionati), ottenendo – nonostante il contestuale esercizio privato della professione sanitaria non autorizzata – l’indebita corresponsione degli emolumenti stipendiali aggiuntivi previsti per i docenti che optavano per il rapporto lavorativo “a tempo pieno” ed in regime di attività professionale intramoenia.
    L’attività veniva svolta per il tramite di una società di famiglia, con sede in Bari - di cui la docente è risultata socia al 50 % - utilizzata come filtro per la conclusione e sottoscrizione delle convenzioni con le aziende private.
    La frode, in sostanza, inducendo in errore il Policlinico di Bari e l’Università per diversi anni (dal 2009 al 2014), permetteva al docente di percepire emolumenti indebiti per oltre 353.000 euro - in palese violazione dell’obbligo di esclusività del rapporto professionale, derivante direttamente dallo status di professore universitario a tempo pieno e di direttore di struttura ospedaliera in regime di intramoenia.
    Bari, nascondeva consulenze sequestrati 350mila euro alla professoressa Musti - La Gazzetta del Mezzogiorno

    Vincenzo Torcasio, il boss 2.0 con 20.000 fan su Facebook
    Si chiama Vincenzo Torcasio e secondo il giudice che l'ha condannato a 30 anni sarebbe membro di un clan di 'Ndrangheta. Su Facebook il suo gruppo che inneggia all'onore distorto, all'omertà e alle armi è seguito da quasi 20.000 persone.
    Giulio Cavalli
    Si chiama Vincenzo Torcasio (detto U Giappone) ma appartiene al clan che contro il clan Torcasio nel lametino aveva scatenato una guerra e recentemente è stato condannato a 30 anni di carcere. E oggi si ritrova a essere una star di Facebook.
    Un pentito (Angelo Torcasio) raccontò di Vincenzo Torcasio per il suo ruolo in un omicidio di mafia avvenuto nel 2003 di fronte al commissariato di Lamezia Terme: «So che Vincenzo Torcasio “U Giappone” figlio di Francesco “u russu” in questo faceva la staffetta, che infatti dopo questo omicidio cominciò a frequentare Bruno Gagliardi, Anzalone e Gennaro Pulice, tanto che nell’occasione fu arrestato insieme a loro» .
    E sono proprio i pentiti i nemici giurati di Torcasio che, attraverso il suo profilo Facebook, gestisce il gruppo "Onore è dignità" e può contare su quasi 20.000 iscritti. Per conoscere l'antropologia del perverso senso dell'onore di questa mafia 2.0 basta scorrere le immagini e gli slogan del gruppo: si va dal «chi ti ha tradito… tradisce e tradira! Perché infami non si diventa… si nasce», al «non temo né morte né fame, ma di più la gente infame» (scritto sulla foto di Denis Pati, altro arrestato) a «infame e traditore si nasce, non sono le sbarre che ti cambiano!!!» per passare all'elogio sperticato delle armi («armi e danaro vogliono buone mani!!!»), qualche minaccia nemmeno troppo velata («Non mi vedrai mai strisciare… Stai attento invece ai passi che fai»), le immagini di guerriglieri armati con la dicitura «Non crearti troppi problemi»), la teoria secondo cui è meglio il carce della morte («meglio una battitura di cancelli che una suonata di campane») e così via.
    Attenzione tutto ciò che abbiamo ritrovato nel gruppo è già una versione "ripulita": nei giorni scorsi già qualche quotidiano locale aveva lanciato l'allarme sulla pagina Facebook (una sorta di concorso digitale esterno alla cultura mafiosa) riprendendo alcune frasi che sono state prontamente cancellate (come la foto di una pistola con la frase «Se si inceppa lei è pronta la sorella») e lui, Torcasio (che appare sorridente in un selfie in occasione della sua cena di San Valentino, poche ore dopo la condanna) è prontamente intervenuto per fare un po' di pulizia. Vorrebbe farci credere, in fondo, di combattere contro il 41 bis (definito più volte una tortura), per i diritti dei detenuti e in difesa delle persone ingiustamente con condannate.
    È la retorica mafiosa 2.0: un onore (di fango) balbettato mostrando il dito e nascondendo la mano. Il testimone di giustizia Rocco Magiardi, ha fatto un appello: “Alla luce di questa sentenza mi chiedo: che fine farà la pagina ‘Onore è Dignita', con i suoi oltre diciottomila ‘mi piace', gestita da Vincenzo Torcasio alias ‘u Giappone?. Si procederà a oscurarla considerati anche i contenuti della stessa?”
    Vincenzo Torcasio, il boss 2.0 con 20.000 fan su Facebook
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    Condannato a 30 anni, migliaia di 'like' su Facebook per il boss della ‘ndrangheta
    Vincenzo Torcasio è accusato di omicidio ma sul social network ha una pagina, “Onore è dignità”, seguita da 18mila follower. Il suo idolo è il boss messicano Chapo Guzman. Dopo la sentenza ha continuato a scrivere: “Mi giudicherà Dio”
    di ALESSIA CANDITO
    Condannato a 30 anni, migliaia di 'like' su Facebook per il boss della ‘ndranghetaREGGIO CALABRIA. Per la giustizia italiana è complice di uno degli omicidi con cui il suo clan ha insanguinato Lamezia Terme, ma sul web è una star da decine di migliaia di follower. Trentanove anni, condannato in abbreviato a passarne 30 dietro le sbarre per associazione mafiosa e omicidio, Vincenzo Torcasio – “alias Giappone” specifica orgoglioso - ha mancato di poco la generazione dei nativi digitali, ma sembra averne imparato in fretta medium e linguaggi. Grazie a Facebook poi, il suo personalissimo vangelo di omertà, gangsterismo di paccottiglia e rose rosse è diventato virale.
    Titolare di un profilo personale e di una pagina “ONORE E' Dignità”, che conta oltre 18mila follower, Torcasio non fa passare giorno senza postare qualcosa. Una frase di solidarietà con i detenuti, una dedica speciale al feroce boss messicano Chapo Guzman, selfie e foto, da solo o con amici e parenti, frasi stucchevoli e qualche anatema contro gli “infami” e l’odiato 41bis.
    Tutti post apprezzati e rilanciati da centinaia di affezionati frequentatori della bacheca del rampollo dei Torcasio, che non esita a mostrarsi con nome, cognome e foto. E a firmare massime dal contenuto discutibile trasformate in fluorescenti quadretti da breviario dell’omertà. “Se tranquilli volete vivere, lingua corta dovete avere” recita uno, mentre un altro intima “Detenuto non mollare che il buon tempo deve arrivare”.
    Quando proprio non ce la fa, Torcasio torna al dialetto e quello che viene fuori fa eco a tante conversazioni intercettate fra ‘ndranghetisti di medio e alto livello. “Parrati parrati intra i carceri, intra i machini, intra i casi, faciti arristari a tutti sulu cu li chiacchieri ca vi inventati siti mpami legalizzati, e si ancunu vi difendi su ciu' mpami i vua. Quantu poveri innocenti mandati in galera (Parlate, parlate nelle carceri, nelle auto, nelle case, fate arrestare tutti solo con le chiacchiere che vi inventate, siete infami legalizzati e se qualcuno vi difende è più infame di voi. Quanti innocenti mandate in galera)” recita un post del 2 febbraio scorso. Il 14 febbraio invece, qualche ora dopo la condanna a 30 anni rimediata nel processo con rito abbreviato Andromeda, Torcasio ha postato invece un selfie, in dolce compagnia. “Noi non ci disperiamo festeggiamo lo stesso San Valentino a base di pesce” assicura ai suoi follower che lo premiano con 342 like e una ventina di commenti.
    Qualche post troppo sopra le righe però Torcasio ha pensato bene di farlo sparire. È il caso di quello fino a qualche giorno fa pubblicato sulla pagina “ONORE E’ Dignità” insieme alla foto di un uomo seduto su un letto con una pistola in mano e un’altra posata accanto. “E se mi si inceppa lei che non mi ha mai tradito… state senza pensieri che c’è pure la sorella”, prometteva il testo firmato “alias Giappone”. A 41 persone era piaciuto, in 5 l’avevano addirittura condiviso. Ma adesso c’è chi a questo diluvio di foto e frasi vuole dire basta.
    Qualche ora dopo il diluvio di condanne con cui il gup di Catanzaro, Giulio De Gregorio ha seppellito con pesanti condanne gli affiliati al clan di Lamezia, dice il testimone di giustizia Rocco Magiardi, ha fatto un appello: “Alla luce di questa sentenza mi chiedo: che fine farà la pagina 'Onore è Dignita', con i suoi oltre diciottomila 'mi piace', gestita da Vincenzo Torcasio alias 'u Giappone?. Si procederà a oscurarla considerati anche i contenuti della stessa?”. Una domanda cui nessuno ha ancora risposto. Se non Torcasio stesso, che quasi irridente prima ricorda l’articolo 21 della Costituzione italiana, quindi sottolinea “Quello che Dio conosce di me, è infinitamente più importante di quello che gli altri pensano di me”.
    Condannato a 30 anni, migliaia di 'like' su Facebook per il boss della ‘ndrangheta - Repubblica.it

    La Sicilia dei furbetti non paga le tasse
    Dai politici ai petrolieri, buco di 52 miliardi in dieci anni per l'agenzia di riscossione
    Mariateresa Conti
    Nella Sicilia sommersa dai debiti e sempre bisognosa di soldi ci sono ben 52 miliardi di euro, mica bruscolini, di tasse non riscosse negli ultimi dieci anni. E a non pagare sono proprio tutti, dai petrolieri alle imprese agli stessi politici. Compresi alcuni deputati regionali.
    È un quadro da Far West quello che Antonio Fiumefreddo, amministratore unico di Riscossione Sicilia, la società di tributi siciliana nata sulle ceneri della Serit, ha tracciato di fronte alla Commissione parlamentare Antimafia. Un quadro desolante, la fotografia di un sistema che anche sul fronte degli appalti sarebbe di illegalità diffusa. Cinquantadue miliardi, un'enormità. In gran parte persi visto che solo 22 non sono ancora prescritti.
    Fiumefreddo è stato convocato dall'Antimafia dopo le sue denunce. Denunce che non hanno risparmiato neppure la stessa Regione, che pure di Riscossione Sicilia è azionista di maggioranza. «Abbiamo avuto una battaglia con alcuni deputati regionali - ha spiegato Fiumefreddo - che non pagavano e non erano perseguiti, anche per importi milionari. Questo è l'humus in cui si lavora: sembrava lesa maestà il fatto che Riscossione Sicilia bussasse a Palazzo dei Normanni». Lo scontro era sorto un anno fa proprio mentre era in corso la trattativa per la ricapitalizzazione della società, sui dati relativi ai deputati siciliani morosi, 73 su 90 a vario titolo. Incluso lo stesso governatore Rosario Crocetta, cui Riscossione Sicilia aveva contestato un debito di 39mila euro che Crocetta diceva non dovuto ma che, assicurava, avrebbe pagato, nelle more di presentare ricorso.
    Davanti all'Antimafia ieri il numero uno di Riscossione Sicilia è stato pesantissimo: «Al 2015 - ha affermato - Riscossione Sicilia, che dovrebbe incassare 5 miliardi e 700 milioni l'anno, ne incassava appena 480, ovvero l'8%. Ci siamo imbattuti in resistenze fortissime - ha denunciato ancora - i maggiori debitori sono i comuni, in testa Catania con 19 milioni, poi Messina, Siracusa e ultima Palermo. Abbiamo chiesto di avere risposte ma non ne sono arrivate». Difficoltà di notifica, impossibilità di rintracciare i debitori, pure minacce mafiose secondo Fiumefreddo. Che punta l'indice anche contro le piattaforme petrolifere: «C'è una realtà interna alla Sicilia veramente impensabile: abbiamo chiesto ai titolari delle piattaforme di estrazione di mostrarci se avessero versato le tasse. In Sicilia nessuno aveva mai chiesto loro di pagare. Quando abbiamo chiesto l'elenco delle piattaforme ci è stato risposto che non c'è. Dall'indomani non hanno consentito ai nostri ufficiali esattoriali di entrare nelle piattaforme petrolifere».
    Sugli appalti Fiumefreddo ha detto di avere fatto segnalazioni all'Anac di Raffaele Cantone. E ha anche parlato dello strano suicidio di un dirigente, Mario Capitani, posto al vertice dell'ufficio centrale grandi evasori.
    La Sicilia dei furbetti non paga le tasse - IlGiornale.it

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    Predefinito Re: Terryes

    Disabili, in Sicilia anche i morti godono di assistenza
    Disabili: in Sicilia anche morti godono assistenza (ANSA)
    Sicilia.
    In Sicilia anche i morti finora hanno beneficiato dell'assistenza h24
    Se il popolo permetterà alle banche private di controllare l’emissione della valuta, con l’inflazione, la deflazione e le corporazioni che cresceranno intorno, lo priveranno di ogni proprietà, finché i figli si sveglieranno senza casa.

 

 
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