La gaffe inglese di Atac: "Machine does not rest"
La macchinetta della metropolitana dell'Eur, a Roma, ha fatto una terribile gaffe in inglese ma questa è solo l'ultima di una lunga serie
Enrica Iacono
Un errore diventato virale quello fatto dall'Atac alla stazione metro Eur Palasport dove sulla macchinetta che emette i biglietti è apparso uno strano messaggio in inglese per dire che non ci sono più monete per dare il resto.
"Machine does not rest" e il web lo fa subito notare con la segnalazione del blog odisseaquotidiana riportata da Il Messaggero. La frase tradotta, comunque, significa "la macchinetta non riposa".
Questa gaffe però è solo l'ultima di una lunghissima serie nella capitale. Qualche mese fa su un parcometro per avvertire che i biglietti erano per "sole moto" appesero un biglietto con la scritta "tickets for sun motion". Quando venne riaperta la stazione Tiburtina dopo un devastante incendio, invece, per segnalare l’ingresso della metropolitana anche agli stranieri appesero un cartello con scritto "Anderground". Forse, nella Capitale, sarebbe necessario un utile corso di inglese.
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Lite al cimitero di Palermo. L'accusa: "Mi ha lanciato le ossa"
Lucio Di Marzo
Una lite finita in tragedia, con il necroforo incaricato di riesumare i resti di una donna che le avrebbe letteralmente lanciato le ossa contro. Questa, almeno è la versione della figlia della defunta su quanto avvenuto al cimitero dei Rotoli a Palermo.
La storia - riportata dalla Repubblica - parla dei resti di una defunta da riesumare, a vent'anni dalla morte, per essere trasferiti in un ossario. E della figlia che, all'apertura del loculo, non avrebbe riconosciuto i resti della madre, certa che non fosse stata seppellita con quell'abito adagiato sulle povere ossa.
Qui si sarebbe scatenata la lite, culminata - dice la donna - con il necroforo che le urlava "Ecco tua madre", lanciandole contro le ossa. Una versione che alla procura suona poco verosimile, ma che non è stata sufficiente ad archiviare il caso.
Lorenzo Matasso, il gip che si sta occupando del caso, vuole capire come funzioni il cimitero e se ci sia qualcosa che non va nella gestione dei loculi. Il bizzarro caso andrà in Aula il prossimo 8 marzo.
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Caserta, mozzarella di bufala con latte avariato: tre aziende sequestrate e cinque arresti
Cinque arresti e tre aziende sequestrate in provincia di Caserta dove venivano prodotte mozzarelle di bufala dop con il latte avariato e trattato con la soda caustica
Enrica Iacono
Tre aziende sequestrate e cinque persone agli arresti domiciliari a Caserta dove è stato scoperto che per produrre mozzarelle di bufala D.O.P. veniva utilizzato latte di mucca avariato e trattato con la soda caustica.
Il tutto è stato scoperto dalla Guardia di Finanza di Caserta nell'ambito di un'inchiesta della Procura della Repubblica di Santa Maria Capua Vetere che ha portato cinque persone agli arresti domiciliari, ovvero i fratelli Salvatore e Luca Bellopede, titolari del noto caseificio omonimo con sede a Marcianise, soci del consorzio di tutela, i fratelli Vincenzo e Antonio Croce, proprietari della Casearia Sorrentino Srl di Frattaminore (Napoli), e Gennaro Falconiero, amministratore del Caseificio San Maurizio Srl di Frattamaggiore (Napoli).
Altre cinque misure interdittive del divieto di esercitare attività di impresa per sei mesi sono state emesse dal giudice nei confronti del procacciatore d'affari Antonio Jean Ciervo, e dei quattro titolari di un grosso allevamento bufalino di San Potito Sannitico, che per gli inquirenti avrebbero venduto il latte delle bufale malate di Tbc animale (Tubercolosi) nonostante i capi fossero sottoposti alla profilassi dell'Asl di Caserta.
Si ipotizza che ci sia stata l'adulterazione del latte utilizzato nel ciclo produttivo, la commercializzazione di prodotti alimentari potenzialmente nocivi per la salute e la contraffazione di un marchio dop mentre è stata accertata la consuetudine degli imprenditori coinvolti di miscelare il latte di mucca con quello di bufala per produrre la mozzarella D.O.P. invece di usare solo quello delle bufale campane come prescrive il disciplinare di produzione. Il latte veniva inoltre conservato per giorni in silos, anche durante i periodi estivi, per poi aggiungere la soda caustica usata per lavare i pavimenti per abbatterne la carica batterica e farlo passare indenne alle analisi di laboratorio.
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Farmaci scaduti ai pazienti, otto infermieri a processo
Sotto accusa otto coordinatori infermieristici a Catanzaro, accusati di aver fornito ai reparti degli ospedali medicinali scaduti e potenzialmente pericolosi
Giovanni Vasso
Farmaci scaduti forniti agli ospedali che poi li hanno somministrati ai pazienti, a processo otto coordinatori infermieristici a Catanzaro.
Devono rispondere delle accuse di omissioni colpose nei controlli relativi all’integrità dei medicinali che sarebbero stati poi forniti alle strutture sanitarie del capoluogo calabrese.
Otto coordinatori infermieristici sono stati destinatari del decreto di citazione diretta emanato a loro carico dal tribunale monocratico catanzarese dopo la chiusura delle indagini nel mondo della sanità calabrese. Secondo gli inquirenti, erano loro i responsabili della fornitura di farmaci e presidi medico-chirurgici per diversi reparti degli ospedali dell’area, dalle unità di chirurgia e urologia fino ai dipartimenti materno-infantili e di ginecologia locali.
Come riporta la Gazzetta del Sud, la richiesta formulata dal pubblico ministero trae le sue ragioni in un blitz che i carabinieri del Nas portarono a termine nel maggio del 2014. In quell’occasione vennero messi sotto sequestro centinaia di medicinali e materiale medico scaduto o comunque non idoneo all’utilizzo (tra cui siringhe, aghi e persino cateteri), strumenti e sostanze potenzialmente pericolose, che però continuavano a essere forniti regolarmente agli ambulatori e agli ospedali.
L’inchiesta ha individuato nelle figure degli otto responsabili alla fornitura dei farmaci i presunti responsabili del caso che ha scosso la sanità calabrese. E proprio nell'ambito della conclusione della stessa inchiesta è stato emesso il decreto di citazione in giudizio a loro carico. L’udienza del procedimento è attesa per maggio e lì si capiranno le strategie e le ragioni della loro difesa delle pesante accuse.
Farmaci scaduti ai pazienti, otto infermieri a processo - IlGiornale.it
Napoli: lite per motivi di viabilità, 19enne gambizzato
di Nico Falco
Una manovra azzardata, il litigio, il colpo di pistola. E’ finito al Pronto Soccorso dell’ospedale San Giovanni Bosco, con una ferita da arma da fuoco a una gamba, G. A., napoletano di 19 anni. Il ragazzo, stando a quanto ricostruito dalla Polizia di Stato, che indaga sull’accaduto, era in una Fiat Panda guidata da un amico quando, percorrendo via Stadera, è scoppiato un diverbio con altri due giovani che erano in sella a un Honda Sh. Il giovane, sceso dalla vettura, è stato colpito alla gamba da un proiettile esploso dal conducente dello scooter. I due, dopo aver sparato, si sono immediatamente dileguati. La vittima non sarebbe in pericolo di vita.
Napoli, lite per motivi di viabilità: diciannovenne gambizzato | Il Mattino
Il masso che nessuno toglie
la vergogna dei 545 giorni
di Adolfo Pappalardo (inviato)
AQUARA - Domani fanno giusto 545 giorni. E se c’è un numero che contrassegna l’ignavia italica è questo: cin-que-cen-to-qua-ran-ta-cin-que. Sono i giorni passati invano, tra uno scaricabarile e un altro, tra un po’ di indignazione à la carte e una certa lamentosità un tanto al chilo, dal momento in cui un masso è piombato sulla strada provinciale 12, nel comune di Aquara. Località Pantuliano, per la precisione.
E dal 18 agosto del 2015 se ne sta lì, placido ed immobile, in attesa che qualcuno lo levi. O lo sposti almeno. Niente. E così quel pezzo di provinciale, a clamore, non ha pari in alcuna parte d’Italia. Nel frattempo almeno 4 paesi degli Alburni (Aquara, Corleto Monforte, Ottati e Sant’Angelo) per scendere giù verso la piana del Sele devono fare un giro lunghissimo o aggirare il blocco e usare comunque la provinciale. Anche perché la strada alternativa, ed è questo l’ulteriore paradosso, quella ufficialmente praticabile è la provinciale 44 che a definirla un percorso di guerra faresti un torto pure a certe strade bombardate dell’Afghanistan sopravvissute all’invasione russa e le occupazioni islamiste...Tra tratti non asfaltati, buche, due frane, un senso unico alternato in un punto e, pure, un divieto di transito a bus e autocarri con peso complessivo superiore alle 7 tonnellate....praticamente tutti i mezzi più grandi di una station wagon non ci possono transitare.
Eppure è sempre lì.
Il masso che nessuno toglie la vergogna dei 545 giorni | Il Mattino
IL 40 PER CENTO MOSTRA DIFFICOLTÀ DI COMPRENSIONE E DI LETTURA
Il primato poco invidiabile dei lucani
di PIERO MIOLLA
Ci sono anche alcuni docenti lucani tra i 600 che hanno firmato, in questi giorni, un appello al Governo affinché vengano adottate misure per tutelare la conoscenza della lingua italiana. La presenza dei docenti lucani non è casuale: anche in Basilicata, infatti, sono tanti coloro che mostrano di conoscere poco la lingua, palesando difficoltà di varia natura. La nostra, va ricordato, è la regione che detiene il record nazionale dell’analfabetismo: quasi l’11 per cento della popolazione lucana, infatti, versa ancora in stato di analfabetismo totale, mentre la percentuale sale a oltre il 40 per cento per i cosiddetti «analfabeti di ritorno», vale a dire coloro che pur avendo conseguito la licenza media inferiore, mostrano difficoltà di comprensione e di lettura.
I dati sono gli ultimi disponibili diffusi dall’Unione nazionale lotta all’analfabetismo. Tutto questo potrebbe tradursi in una vera emergenza sociale, tenuto conto che la buona conoscenza della propria lingua è un presupposto indispensabile per lo sviluppo culturale ed economico dell’individuo e della collettività.
Il primato poco invidiabile dei lucani uno su dieci è analfabeta totale - La Gazzetta del Mezzogiorno
Napoli, i «trucchi» del boss per fingersi malato ed evitare il carcere
di Viviana Lanza
Stringere i glutei e trattenere per un po' il respiro, oppure spalmare tra le dita della marmellata mescolata a una certa sostanza chimica. Con questi trucchi uno dei ras del clan degli scissionisti sarebbe riuscito a fingere ipertensione e simulare patologie per evitare il carcere. Eccolo l'ultimo retroscena nella storia di un clan, quello degli scissionisti dell'hinterland a nord di Napoli, che prova in tutti i modi a resistere alle conseguenze di arresti e sequestri disposti dall'Antimafia. A svelarlo ai pm dell'anticamorra sono stati ex affiliati ora collaboratori di giustizia e le loro dichiarazioni, assieme al contenuto di alcune intercettazioni, sono al cuore di una delle ultime inchieste della Dda.
L'inchiesta è quella che punta i riflettori sulla camorra del narcotraffico a nord di Napoli che una settimana fa ha portato all'arresto di cinque presunti camorristi, incluso lui, Ciro Mauriello, il capo che con qualche escamotage riusciva a farsi salire la pressione e fingersi malato. «È stato lui - ha svelato il collaboratore Michele Caiazza agli inquirenti - nel periodo in cui era latitante a raccontarmi che la sua patologia era tutta una finta, tanto che voleva farla refertare anche al figlio». Il trucco, a sentire i pentiti, consisteva in gesti apparenetemente semplici. «Mi ha raccontato che ci sono diversi metodi per far salire la pressione: stringere i glutei oppure mettere tra le dita delle mani una sostanza chimica unitamente alla marmellata. Inoltre, sempre Mauriello, mi ha detto che in carcere gli avevano fatto arrivare delle pasticche proprio per alzare la pressione e che si era avvalso di un medico corrotto quando era detenuto fuori Napoli».
«Riesce a far salire la pressione secondo necessità: stringe il sedere e trattiene il respiro» ha confermato il collaboratore Paolo Caiazza ricordando di aver anche assistito personalmente all'esperimento: «Dopo questa operazione Mauriello misurò la pressione e questa risultava alterata».
Ma chi è Mauriello? Ex killer del clan Di Lauro passato con gli scissionisti nella prima faida, è attualmente considerato un esponente di spicco nella vendita all'ingrosso di cocaina in qualche modo riconducibile alla camorra della zona a nord di Napoli ed è in attesa della sentenza della Corte di Assise sul duplice omicidio di Fabio Montanino e Claudio Salierno, agguato datato 2004 con cui si diede il via alla prima feroce faida di Scampia e che Mauriello ha confessato in aula con un mea culpa che a catena ha coinvolto, nel dibattimento, altri boss scissionisti. Dal carcere, negli anni, Mauriello è entrato e uscito più di una volta, anche grazie a quei motivi di salute su cui adesso emergono sospetti.
Le recenti indagini, che giorni fa hanno portato a un nuovo provvedimento nei confronti suoi e di altri quattro fedelissimi, hanno alzato il velo non soltanto sui traffici illeciti ma anche su come si sarebbe dato da fare per trovare medici compiacenti e far risultare la sua condizione di salute non compatibile col carcere.
I «trucchi» del boss per fingersi malato ed evitare il carcere | Il Mattino
ASSENTEISMO
Cosenza, slot machine o acquisti nelle ore di lavoro: indagati 18 medici dell'Asp
ROGLIANO. Giocavano alle slot machine o facevano la spesa; o, ancora, si occupavano di altre faccende private, sempre in orario di lavoro. Sono 18 i medici e dipendenti degli uffici di Rogliano dell'Azienda sanitaria provinciale di Cosenza destinatari di altrettante misure cautelari, 4 sospensioni e 14 obblighi di presentazione, eseguite nell'ambito di un'operazione anti-assenteismo dei carabinieri. Le indagini dopo segnalazioni che lamentavano il comportamento disinvolto di alcuni dipendenti dell'Asp.
I provvedimenti sono stati emessi dal gip del Tribunale di Cosenza, Giuseppe Greco, su richiesta del sostituto procuratore di Cosenza, titolare del fascicolo Giuseppe Cava, del Procuratore Mario Spagnuolo e dell'Aggiunto, Marisa Manzini. Ogni giorno, secondo quanto documentato dai carabinieri della Compagnia di Rogliano, c'era qualcuno che si occupava di strisciare i cartellini per tutti.
E questo consentiva ad alcuni di accompagnare i figli a scuola per poi tornare tranquillamente a casa, o svolgere attività nel proprio studio privato durante l'orario di servizio. Inoltre, i medici e dipendenti Azienda sanitaria provinciale, anziché trovarsi sul posto di lavoro, venivano visti anche per le vie della cittadina occupati nelle faccende più disparate, dal fare la spesa al supermercato fino ad arrivare a spendere il tempo pagato dai contribuenti giocando alle slot machine.
Oltre 6 mila ore di filmati e più di 200 servizi di osservazione. E' l'attività realizzata dai carabinieri della Compagnia di Rogliano nell'ambito dell'operazione "All Walking" che ha portato all'emissione di 18 provvedimenti nei confronti di medici e dipendenti dell'Azienda sanitaria provinciale di Cosenza in servizio a Rogliano. I militari, nel corso delle attività di monitoraggio dei dipendenti, hanno documentato 725 episodi di assenteismo.
Cosenza, slot machine o acquisti nelle ore di lavoro: indagati 18 medici dell'Asp - Giornale di Sicilia
Napoli, dismissioni e riscossioni flop
i revisori bocciano il Comune
di Pierluigi Frattasi
Dismissioni ferme al palo, riscossioni flop di tasse e multe, riduzione delle partecipate a rilento. I revisori dei conti bocciano il Comune di Napoli sul piano di risanamento. «Il Collegio ritiene che l'andamento ai fini del riequilibrio registrato nell'anno 2016 non sia in linea con quanto previsto dal Piano di Riequilibrio Finanziario Pluriennale», scrive l'organo di controllo dei conti, presieduto da Nicola Giuliano, nella relazione sullo stato di attuazione del piano relativa al secondo semestre 2016 inviata al ministero dell'Interno e alla sezione regionale di Controllo della Corte dei Conti della Campania. In particolare, tra le altre «criticità ancora prive di soluzioni adeguate», i revisori evidenziano «quelle legate all'entità dei debiti fuori bilancio, nonché alla mancata ricostituzione della cassa vincolata», che invitano a ricostituire al più presto.
Dal documento di 16 pagine firmato il 30 gennaio scorso e notificato al Consiglio giovedì emerge un quadro molto critico. Il percorso di risanamento avviato dal Comune per rimettere in ordine i bilanci appare in forte ritardo e in diversi casi non ha centrato gli obiettivi intermedi sottoposti al monitoraggio semestrale. L'analisi dei revisori, prevista dalla legge e finalizzata a verificare se il risanamento si sta realizzando oppure no, si basa sullo studio dell'andamento delle 6 leve principali previste dal piano di rientro dal disavanzo. Ossia, la vendita del patrimonio immobiliare, la razionalizzazione delle partecipate tramite accorpamenti e fusioni, l'applicazione delle aliquote massime per le imposte locali, la riscossione di tributi e tariffe, i risparmi, infine, sulle spese per il personale, per i trasferimenti e i servizi.
Su due punti, la dismissione e le riscossioni, il Comune non centra l'obiettivo, mentre anche il riassetto delle società procede a rilento.
Ferme al palo le dismissioni, con nemmeno 2 milioni di euro incassati nel 2016 dalla vendita delle case e delle quote azionarie delle partecipate sugli 80 milioni previsti dal piano di riequilibrio. In ritardo la riduzione delle società partecipate, con Asìa e Napoli Servizi non ancora confluite nella NapoliHolding e i contratti di servizio rimasti invariati nonostante la riduzione dei costi del personale. E mentre le aliquote sulle tasse locali restano al massimo per il terzo anno consecutivo, il salasso ai cittadini, però, quando si passa all'incasso, non dà i frutti sperati. Va malissimo l'imposta sui rifiuti: sui 230 milioni previsti per la Iuc-Tari, Palazzo San Giacomo riscuote appena 93 milioni e mezzo, il 40,55%. Mentre un pozzo senza fondo restano i crediti degli anni passati: su 300 milioni, riscossi solo 66,8 (22,26%). E non va meglio per l'ex Tarsu: su 237,5 milioni di euro di residui attivi, il Comune ha incassato appena 659mila euro (0,28%). Meglio l'Imu, dove a pagare sono quasi tutti. Su una previsione di 199,5 milioni, sono stati riscossi 194,9 (97,7%). Mentre sembra quasi una missione impossibile il recupero dell'Ici: sui 28,8 milioni di euro messi a bilancio, ne sono arrivati lo scorso anno appena 500mila, e su un altro milione e 200mila relativo agli anni pregressi la percentuale di riscossione è pari a zero.
Complessivamente, su una previsione di entrata dalle imposte locali di 965 milioni di euro, secondo i dati al 25 gennaio scorso, la riscossione è arrivata a 678 milioni (70,29%).
Dismissioni e riscossioni flop i revisori bocciano il Comune | Il Mattino
Mafia, il giudice ritarda il deposito delle motivazioni: scarcerati 14 presunti boss condannati in primo grado
di F. Q.
Ci sarà Francesco Terranova, indicato come il capomafia di Villabate, ma anche Giovan Battista Rizzo che era stato condannato a 8 anni e Francesco Speciale, al quale era stata inflitta una pena a 8 anni e 9 mesi. E poi Carlo Guttadauro, fratello di Filippo, il cognato di Matteo Messina Denaro, l’ultima primula rossa di Cosa nostra. Sono solo alcuni dei 14 imputati che torneranno presto a passeggiare a pochi metri dai negozi di chi li aveva denunciati.
Il ritardo nel deposito delle motivazioni della sentenza che li ha condannati in primo grado per fatti di mafia, sommato alla scadenza dei termini sulla custodia cautelare, ha infatti obbligato il tribunale del Riesame a ordinarne la liberazione entro domenica 19 febbraio di 14 dei 25 imputati del processo Reset.
Per impedirlo – come racconta il quotidiano La Stampa – era stata decisa una proroga in extremis, dopo che i termini per il deposito della decisione del gup Sergio Ziino erano scaduti già da dieci mesi. Un grosso ritardo, tanto che Ziino era stato costretto a sospendere la decorrenza della custodia cautelare per evitare la scarcerazione. Tutto inutile però. Perché il provvedimento del primo presidente del tribunale, Salvatore Di Vitale, che in novembre aveva tentato di allungare i tempi, è stato ritenuto illegittimo. Sulla vicenda il ministero della Giustizia ha disposto tramite accertamenti preliminari.
Mafia, il giudice ritarda il deposito delle motivazioni: scarcerati 14 presunti boss condannati in primo grado - Il Fatto Quotidiano
Traffico di armi, elicotteri e missili
arrestati i napoletani dell'Isis
di Leandro Del Gaudio
Nome di battaglia: «Jafaar» e dalla sua villetta di San Giorgio a Cremano, in provincia di Napoli, dettava le regole di un possente traffico di armi. Droni, elicotteri, munizioni e quant’altro l’industria bellica di mezzo mondo è in grado di sfornare, passavano attraverso il suo computer, grazie alla sua capacità di mediazione internazionale.
Mario Di Leva, classe 1948, convertito all’Islam assieme alla moglie Anna Maria Fontana (in passato assessore comunale nel municipio vesuviano), entrambi finiti in manette nel corso del blitz messo a segno dal nucleo di polizia tributaria della guardia di finanza di Venezia.
Accanto ai coniugi di San Giorgio a Cremano, in cella anche Andrea Pardi, capo della Società italiana elicotteri, società con sede a Roma, specializzata nella vendita di elicotteri, materiale di armamento e di uso duale (strumenti che possono essere convertiti per uso bellico) verso i paesi esteri. Inseguito da un decreto di fermo, anche un cittadino libico, si tratta di Mohamud Ali Shaswish, classe 1968 al momemto irreperibile, mentre risultano indagati ma a piede libero anche Luca Di Leva, figlio dei due trafficanti di armi, e due professionisti napoletani che si sarebbero impegnati in una mediazione ritenuta sospetta.
Traffico di armi, elicotteri e missili arrestati i napoletani dell'Isis | Il Mattino
