A NAPOLI SONO ABUSIVI PURE I CIMITERI: SOTTO SEQUESTRO ALTARI, TOMBE ED UN GRANDE SARCOFAGO - MORTI SÌ, MA NON DI CALDO
(ANSA) C'è anche una veranda tra le strutture abusive sequestrate dalla Polizia Municipale di Napoli durante un'indagine di controllo nel cimitero del quartiere San Giovanni a Teduccio. Oltre alla veranda, edificata davanti ad un gruppo di loculi, sono stati scoperti e posti sotto sequestro altari, tombe ed un grande sarcofago costruito tra i viali del cimitero sotto il quale era stato operato uno scavo ampio per ospitare quattro tombe.
Il controllo - tre al momento i responsabili denunciati per gli abusi - fa seguito ad una intensificazione di indagini nelle aree cimiteriali cittadine che ieri ha portato al sequestro, in un altro camposanto nella zona di Fuorigrotta, alla scoperta di 300 loculi risultati in eccesso rispetto ai quattromila previsti dal progetto autorizzato.
Taranto, sparatoria sulla statale: morte 3 persone, di cui un bimbo
Sono morti Cosimo Orlando, pregiudicato in semilibertà, la compagna e il figlio di lei di quattro anni: forse un regolamento di conti per mafia.
Ivan Francese
Un pregiudicato, la sua compagna e un bambino di appena quattro anni sono rimasti uccisi ieri sera intorno alle 21.30 in un agguato sulla statale 106 Taranto-Reggio Calabria, all'altezza dello svincolo per Palagiano.
I rilievi dei carabinieri sul luogo della sparatoria
Si tratta di Cosimo Orlando, 43enne pregiudicato in stato di semilibertà, della compagna Carla Maria Fornari, e del figlio della donna: le tre vittime viaggiavano un'auto insieme ad altri due bambini, di 6 e 7 anni, rimasti illesi.
La vettura di Orlando è stata affiancata a breve distanza da un altro mezzo da cui è stato aperto il fuoco per colpire, probabilmente, proprio l'uomo, che è morto sul colpo insieme al figlio e alla compagna. I bimbi più grandi sono riusciti a salvarsi perché seduti sul sedile posteriore.
Per la vicenda, sulla quale indagano i carabinieri con il coordinamento della procura di Taranto, si è ipotizzato un regolamento di conti. Orlando era diretto a Taranto per rientrare in carcere, dove era tenuto a presentarsi in quanto soggetto a un regime di semilibertà.
Nel 1998 era stato protagonista di un duplice omicidio ai danni di due giovani di Castellaneta, nell'ambito di una vicenda di droga; pare inoltre che continuasse a mantenere contatti con il mondo del narcotraffico.
Il bimbo ucciso, che viaggiava tra le braccia della madre, è figlio della Fornari e di Domenico Petruzzelli, a sua volta vittima di un agguato nel 2011, sempre nella zona di Palagiano, insieme a Domenico Attorre. I due uomini furono uccisi a colpi di pistola a bordo dell'auto su cui stavano viaggiando. I cadaveri furono poi bruciati.
I carabinieri hanno creato diversi posti di blocco, ma pare che gli assassini si siano dileguati senza lasciare traccia.
Taranto, sparatoria sulla statale: morte 3 persone, di cui un bimbo - IlGiornale.it
Bollo auto: all'appello mancano 850 milioni
I furbetti del bollo. Indagine di Quattroruote e Aci.
Renato Marino
Un buco da 850 milioni di euro per le entrate fiscali relative al bollo auto, l’odiata tassa di possesso delle automobili. A fare la stima della voragine, la rivista specializzata Quattroruote e l’Aci.
Su 34,4 milioni di veicoli soggetti al pagamento del bollo il gettito atteso sarebbe di 6,45 miliardi di euro, ma quello incassato dalle regioni arriva 5,6 miliardi di euro.
Quattroruote e l’Aci chiedono perciò controlli più determinati contro gli evasori che tra l’altro sanno di non rischiare molto: le sanzioni previste per chi paga dopo la scadenza non sono così pesanti da avere un effetto deterrente.
In Campania si calcola che mezzo milione di persone evada completamente la tassa. E anche se le regioni potrebbero chiedere dopo 3 anni di mancato pagamento che la motorizzazione cancelli d’ufficio il veicolo dagli archivi del Pra (con conseguente ritiro della targa e della carta di circolazione) lo fanno di rado, nonostante sia una loro facoltà.
Secondo l’Aci ci sono un milione di veicoli abbandonati o intanto finiti fuori dall’Italia senza che la loro posizione sul bollo sia mai stata sanata. La radiazione di queste auto farebbe risparmiare alle regioni 25 milioni di euro all’anno, ora spesi per i tentativi di recupero dei crediti.
Bollo auto, mancati incassi 2013: 850 milioni
Le rendite di posizione e il saccheggio dello Stato
di Fabrizio Forquet
Non è dato sapere quante ore abbiano dedicato all'insegnamento, ma di certo saranno state molto dense di informazioni per gli studenti. Tanto dense da meritare stipendi fino a 300mila euro all'anno. A tanto ammontano, infatti, le retribuzioni garantite dalla Scuola di formazione del Mef e dalla Scuola superiore della Pa a dirigenti ministeriali di lungo corso, come - per citarne alcuni - Francesco Tomasone, Vincenzo Fortunato, Giuseppe Nerio Carugno, Marco Pinto. Tutti alti burocrati dalle tante relazioni e dagli infiniti incarichi.
Tutti accomunati da questa passionaccia per l'insegnamento. Ovviamente molto ben retribuita. È davanti a cifre come queste che si capisce come, nell'affrontare il tema delle retribuzioni ai vertici della Pa, è fondamentale innanzitutto conoscere i numeri. Tutti i numeri. Ci si accorge allora che gli abusi più insopportabili, e soprattutto onerosi per le finanze pubbliche, vanno ben al di là di quella ventina di incarichi apicali che sono sotto i riflettori dei media. Quello delle scuole è un caso limite, giustamente sollevato da un articolo del Fatto quotidiano di qualche giorno fa sulla scuola del Mef, e rilanciato dall'inchiesta di Mariolina Sesto a pagina 2 del Sole 24 Ore di oggi. Una vera vergogna nazionale per la quale tutti i dirigenti coinvolti dovrebbero chiedere scusa al Paese. È stato, ed è ancora, un vero e proprio saccheggio di risorse pubbliche, perpetuato nell'arroganza del potere e nell'opacità del sistema.
Ma i dati che il Sole 24 Ore pubblica oggi rivelano una realtà di privilegi e incongruenze che va al di là dei casi singoli. Coinvolgendo interi comparti e intere categorie della pubblica amministrazione. È giusto che chi esercita funzioni di altissima responsabilità, e consegue risultati per la collettività, sia premiato con uno stipendio adeguato. Quello che non è tollerabile è un sistema per cui in alcune categorie si accede sempre e comunque a trattamenti elevati. Todos caballeros, si direbbe. E poco importa se il servizio offerto ai cittadini è scadente, se i risultati sono inesistenti, se le responsabilità esercitate sono di poco conto.
I dati che pubblichiamo (anno 2012) parlano da soli. Sul totale dei dipendenti statali solo il 14% guadagna più di 40mila euro lordi l'anno. Ma alla presidenza del Consiglio nessuno, dicasi nessuno, guadagna meno di quella cifra. Sempre a Palazzo Chigi, poi, il 16% dei dipendenti, 384 persone per l'esattezza, guadagnano più di 80mila euro, contro una media dei ministeri del 2%.
Anche presso le autorità indipendenti nessuno ha la sventura di guadagnare meno di 40mila euro e addirittura il 43% porta a casa uno stipendio che supera gli 80mila. Ma i veri record si toccano tra le magistrature e al ministero degli Esteri. Il 90% dei magistrati italiani guadagna oltre 80mila euro lordi all'anno (la media ponderata in questa fascia è di 149mila euro), per un totale di 9.123 persone, con un esborso per lo Stato di 1,8 miliardi di euro. Per molti di quei magistrati è certamente un trattamento più che meritato, ma anche qui una progressione e una differenziazione legata ai risultati sarebbe più equa e foriera di un servizio migliore per i cittadini. Per non parlare della carriera diplomatica: perché qui vieni proiettato automaticamente oltre gli 80mila euro (nel 96% dei casi), a prescindere dall'anzianità e dall'incarico.
Quello che manca, in particolare per i dirigenti di prima fascia, è il collegamento tra le retribuzioni, da una parte, e le responsabilità esercitate e i risultati conseguiti dall'altra.
Le rendite di posizione e il saccheggio dello Stato - Il Sole 24 ORE
Più di 800 aziende estere hanno lasciato l’Italia (andate a vedere quante tasse pagano a Dublino e Berna)
Redazione
Il fisco da noi è «troppo pensate»: corporate tax sulle imprese al 30 per cento, mentre in Irlanda è ferma al 12 e a Londra al 20 per cento. «Giustizia lenta» e «burocrazia invasiva», poi, fanno il resto.
Ridurre le tasse e semplificare il quadro normativo attrae le imprese straniere. Che proprio per questo motivo ora prediligono il Nord Europa all’Italia, che pure rimane uno dei tessuti imprenditoriali più ricchi e attrattivi del pianeta. È ciò che dimostra un approfondimento del Sole 24 Ore dedicato agli investimenti esteri.
TUTTI A BERNA E DUBLINO. Tra i Paesi che hanno attratto più aziende nel quadriennio 2009-2012, spiega il quotidiano economico, la Svizzera «resta l’area con la più forte presenza di filiali estere: ben 10.687, con uno scatto in avanti del 22 per cento» nel quadriennio. Berna «conserva il suo primato, con una presenza delle multinazionali estere che vale il 36 per cento del Pil del Paese». Ma «cresce a ritmo sostenuto anche l’appeal di Gran Bretagna e Olanda, dove le multinazionali estere hanno superato quota 10 mila, con un balzo rispettivamente del 15 e del 34 per cento in quattro anni». Bene anche l’Austria «con un aumento del 7,6 per cento a quota 9.433» e l’Irlanda che, «nonostante il salvataggio in nome dell’austerity targato Ue e Fmi, ha visto aumentare le multinazionali estere sul territorio del 4,6 per cento ed è l’astro più promettente per i prossimi anni».
MENO TASSE SULLE IMPRESE. Il «filo rosso» che unisce i cinque Paesi, fa notare il Sole, «è una tassazione sulle imprese che è stata ritoccata al ribasso negli ultimi anni» e di cui la corporate tax al 12,5 per cento di Dublino è solo l’esempio più lampante. C’è anche, infatti, quella di Londra che è al 20 per cento. Ma non solo. Questi Paesi, come sottolinea Francesco Daveri, docente della Bocconi, «hanno saputo intercettare le esigenze delle imprese che scelgono le proprie destinazioni in base alla stabilità del quadro normativo e alla sua semplicità, ma anche per un tessuto imprenditoriale che agisce da trampolino di lancio per lo sviluppo». In questo senso, decisiva è stata negli ultimi anni la scelta di Dublino di offrire «un credito d’imposta del 25 per cento per la ricerca»; scelta che ha reso l’Irlanda indiscusso «polo di attrazione per le imprese di social network e Ict. Tanto da attrarre Apple, Google e Intel», ma solo per dirne alcune.
L’ITALIA PERDE TERRENO. Chi perde terreno, invece, è l’Italia che ha una corporate tax superiore al 30 per cento e dove la pressione fiscale sulle imprese ha raggiunto picchi che sfiorano il 70 per cento. Ciononostante, come conferma il Sole 24 Ore, «le imprese a controllo estero attive nel nostro Paese nel 2011 erano 13.527», con un calo però del 6 per cento rispetto al 2008 e un «saldo negativo di 850 aziende», per una perdita in termini occupazionali che è stata di oltre 69 mila addetti. Mentre l’apporto delle aziende a capitale straniero al sistema-Paese nel 2011 è stato «pari al 16,4 per cento del fatturato (490 miliardi di euro), al 13,4 per cento del valore aggiunto e al 7,1 per cento dei posti di lavoro».
A frenare l’ingresso delle aziende estere negli ultimi anni sono stati i «cronici problemi dell’Italia: giustizia lenta, burocrazia invasiva e fisco pesante». Oltre che, ma questo vale per tutta Europa, la negativa congiuntura economica che stiamo attraversando.
850 aziende estere lasciano l'Italia per Berna e Dublino | Tempi.it
Rehn (commissario Ue): «Noi all’Italia abbiamo chiesto di tagliare la spesa, non di aumentare le tasse»
Una delle tante filastrocche che gli anti-Euro ed anti-Merkel vanno raccontando in continuazione, è quella secondo cui, se negli ultimi 2-3 anni siamo stati sottoposti a torchiature fiscali continue, la colpa è da attribuirsi all’Unione Europea. Il che è completamente falso, visto che da Bruxelles ci è sempre e solo stato raccomandato di tagliare la spesa pubblica (corrente).
Stamane, lo ha ricordato il commissario agli Affari economici dell’Ue, Olli Rehn, in un’intervista a Il Sole 24 Ore:
«Noi lavoriamo in stretta collaborazione con i paesi nel mettere a punto le nostre raccomandazioni, che sono linee-guida. Spetta ai governi poi mettere a punto il bilancio che permetterà loro di raggiungere gli obiettivi prefissati. In questo senso, mi limito a ricordare che abbiamo suggerito due cose. Prima di tutto, è meglio agire sul lato della spesa piuttosto che sul lato delle tasse. In secondo luogo, bisogna evitare di aumentare le imposte sui fattori di produzione per non penalizzare lo spirito imprenditoriale».
Dunque, se da tre anni a questa parte, il prelievo fiscale nel nostro paese non fa altro che lievitare, non è colpa dell’Europa, ma dei nostri politici: dal primo all’ultimo tutti socialisti e propensi ad utilizzare la spesa pubblica per motivi clientelari (ragion per cui non la falcidieranno mai). Lo attesta, ad esempio, l’ultima “infornata” di dipendenti pubblici (avvenuta, come vedremo a breve, proprio in spregio ai moniti dell’Ue). Lor signori hanno deliberato l’assunzione di 26.000 insegnanti di sostegno, nel breve periodo, e di 69.000 docenti e 16.000 Ata, nel prossimo triennio, e ne hanno presentato il conto a noi: 413,2 milioni di tasse che ci toccherà pagare in più all’anno. Che gioia.
D’altra parte, che da Bruxelles sia sempre e solo arrivata l’indicazione di ridurre le uscite, e che da noi la pressione fiscale sia cresciuta in modo abnorme solo per volontà dei nostri governanti, lo provano (altre) due cose.
La prima è la famosa missiva che, nell’estate del 2011, quando Berlusconi era ancora saldamente al governo, ci fu recapitata dalla Bce; e nella quale si leggeva:
«Il Governo ha l’esigenza di assumere misure immediate e decise per assicurare la sostenibilità delle finanze pubbliche.
a) Ulteriori misure di correzione del bilancio sono necessarie (…). L’obiettivo dovrebbe essere un deficit migliore di quanto previsto fin qui nel 2011, un fabbisogno netto dell’1% nel 2012 e un bilancio in pareggio nel 2013, principalmente attraverso tagli di spesa (…).
Inoltre, il Governo dovrebbe valutare una riduzione significativa dei costi del pubblico impiego, rafforzando le regole per il turnover (il ricambio, ndr) e, se necessario, riducendo gli stipendi.
b) Andrebbe introdotta una clausola di riduzione automatica del deficit che specifichi che qualunque scostamento dagli obiettivi di deficit sarà compensato automaticamente con tagli orizzontali sulle spese discrezionali.
c) Andrebbero messi sotto stretto controllo l’assunzione di indebitamento, anche commerciale, e le spese delle amministrazioni pubbliche, in linea con i principi della riforma in corso delle relazioni fiscali fra i vari livelli di governo».
Quindi, la Bce – ovvero: l’Europa e la puzzona della Merkel – ci chiedeva di fare correzioni di Bilancio «principalmente attraverso tagli di spesa»; di introdurre «una clausola di riduzione automatica del deficit» che comportasse, in caso di scostamento dagli obiettivi negoziati a livello comunitario, «tagli orizzontali sulle spese discrezionali»; e di tenere «sotto stretto controllo (…) le spese delle amministrazioni pubbliche». E i nostri governanti, invece, che hanno fatto? L’esatto contrario (ecco la seconda prova cui si accennava prima).
Come documentato altrove, essi hanno deliberato ulteriori incrementi di spesa; e, come se non bastasse, lo certificano le seguenti tabelle pubblicate dal quotidiano economico francese Les Echos, hanno approntato (dal 2010 al 2012) “manovre correttive”, al contrario dei loro colleghi europei, principalmente (ovvero: nella misura del 72%) facendo ricorso a maggiori tasse.
Se, tra quelli principali, siamo l’unico paese europeo ancora in recessione, non è per colpa di chi sa quale complotto ordito ai nostri danni dalla Merkel, come sostengono taluni sedicenti economisti anti-Euro, ma solo e soltanto perché abbiamo fatto l’esatto contrario di ciò che ci sarebbe servito.
Siamo noi, il nostro problema. Non la Germania e l’Europa.
«Siamo una squadra fortissimi / fatta di gente fantastici / e nun putimm’ perde’ / e fa figur’ ‘e mmerd’. Perché noi siamo bravissimi / e super quotatissimi / e se finiamo nel balatro / la colpa è solo dell’albitro».
Rehn (commissario Ue): «Noi all?Italia abbiamo chiesto di tagliare la spesa, non di aumentare le tasse» ? Camelot Destra Ideale







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