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Discussione: Terries

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    Predefinito Re: Terryes

    A NAPOLI SONO ABUSIVI PURE I CIMITERI: SOTTO SEQUESTRO ALTARI, TOMBE ED UN GRANDE SARCOFAGO - MORTI SÌ, MA NON DI CALDO
    (ANSA) C'è anche una veranda tra le strutture abusive sequestrate dalla Polizia Municipale di Napoli durante un'indagine di controllo nel cimitero del quartiere San Giovanni a Teduccio. Oltre alla veranda, edificata davanti ad un gruppo di loculi, sono stati scoperti e posti sotto sequestro altari, tombe ed un grande sarcofago costruito tra i viali del cimitero sotto il quale era stato operato uno scavo ampio per ospitare quattro tombe.
    Il controllo - tre al momento i responsabili denunciati per gli abusi - fa seguito ad una intensificazione di indagini nelle aree cimiteriali cittadine che ieri ha portato al sequestro, in un altro camposanto nella zona di Fuorigrotta, alla scoperta di 300 loculi risultati in eccesso rispetto ai quattromila previsti dal progetto autorizzato.



    Taranto, sparatoria sulla statale: morte 3 persone, di cui un bimbo
    Sono morti Cosimo Orlando, pregiudicato in semilibertà, la compagna e il figlio di lei di quattro anni: forse un regolamento di conti per mafia.
    Ivan Francese
    Un pregiudicato, la sua compagna e un bambino di appena quattro anni sono rimasti uccisi ieri sera intorno alle 21.30 in un agguato sulla statale 106 Taranto-Reggio Calabria, all'altezza dello svincolo per Palagiano.
    I rilievi dei carabinieri sul luogo della sparatoria
    Si tratta di Cosimo Orlando, 43enne pregiudicato in stato di semilibertà, della compagna Carla Maria Fornari, e del figlio della donna: le tre vittime viaggiavano un'auto insieme ad altri due bambini, di 6 e 7 anni, rimasti illesi.
    La vettura di Orlando è stata affiancata a breve distanza da un altro mezzo da cui è stato aperto il fuoco per colpire, probabilmente, proprio l'uomo, che è morto sul colpo insieme al figlio e alla compagna. I bimbi più grandi sono riusciti a salvarsi perché seduti sul sedile posteriore.
    Per la vicenda, sulla quale indagano i carabinieri con il coordinamento della procura di Taranto, si è ipotizzato un regolamento di conti. Orlando era diretto a Taranto per rientrare in carcere, dove era tenuto a presentarsi in quanto soggetto a un regime di semilibertà.
    Nel 1998 era stato protagonista di un duplice omicidio ai danni di due giovani di Castellaneta, nell'ambito di una vicenda di droga; pare inoltre che continuasse a mantenere contatti con il mondo del narcotraffico.
    Il bimbo ucciso, che viaggiava tra le braccia della madre, è figlio della Fornari e di Domenico Petruzzelli, a sua volta vittima di un agguato nel 2011, sempre nella zona di Palagiano, insieme a Domenico Attorre. I due uomini furono uccisi a colpi di pistola a bordo dell'auto su cui stavano viaggiando. I cadaveri furono poi bruciati.
    I carabinieri hanno creato diversi posti di blocco, ma pare che gli assassini si siano dileguati senza lasciare traccia.
    Taranto, sparatoria sulla statale: morte 3 persone, di cui un bimbo - IlGiornale.it

    Bollo auto: all'appello mancano 850 milioni
    I furbetti del bollo. Indagine di Quattroruote e Aci.
    Renato Marino
    Un buco da 850 milioni di euro per le entrate fiscali relative al bollo auto, l’odiata tassa di possesso delle automobili. A fare la stima della voragine, la rivista specializzata Quattroruote e l’Aci.
    Su 34,4 milioni di veicoli soggetti al pagamento del bollo il gettito atteso sarebbe di 6,45 miliardi di euro, ma quello incassato dalle regioni arriva 5,6 miliardi di euro.
    Quattroruote e l’Aci chiedono perciò controlli più determinati contro gli evasori che tra l’altro sanno di non rischiare molto: le sanzioni previste per chi paga dopo la scadenza non sono così pesanti da avere un effetto deterrente.
    In Campania si calcola che mezzo milione di persone evada completamente la tassa. E anche se le regioni potrebbero chiedere dopo 3 anni di mancato pagamento che la motorizzazione cancelli d’ufficio il veicolo dagli archivi del Pra (con conseguente ritiro della targa e della carta di circolazione) lo fanno di rado, nonostante sia una loro facoltà.
    Secondo l’Aci ci sono un milione di veicoli abbandonati o intanto finiti fuori dall’Italia senza che la loro posizione sul bollo sia mai stata sanata. La radiazione di queste auto farebbe risparmiare alle regioni 25 milioni di euro all’anno, ora spesi per i tentativi di recupero dei crediti.
    Bollo auto, mancati incassi 2013: 850 milioni

    Le rendite di posizione e il saccheggio dello Stato
    di Fabrizio Forquet
    Non è dato sapere quante ore abbiano dedicato all'insegnamento, ma di certo saranno state molto dense di informazioni per gli studenti. Tanto dense da meritare stipendi fino a 300mila euro all'anno. A tanto ammontano, infatti, le retribuzioni garantite dalla Scuola di formazione del Mef e dalla Scuola superiore della Pa a dirigenti ministeriali di lungo corso, come - per citarne alcuni - Francesco Tomasone, Vincenzo Fortunato, Giuseppe Nerio Carugno, Marco Pinto. Tutti alti burocrati dalle tante relazioni e dagli infiniti incarichi.
    Tutti accomunati da questa passionaccia per l'insegnamento. Ovviamente molto ben retribuita. È davanti a cifre come queste che si capisce come, nell'affrontare il tema delle retribuzioni ai vertici della Pa, è fondamentale innanzitutto conoscere i numeri. Tutti i numeri. Ci si accorge allora che gli abusi più insopportabili, e soprattutto onerosi per le finanze pubbliche, vanno ben al di là di quella ventina di incarichi apicali che sono sotto i riflettori dei media. Quello delle scuole è un caso limite, giustamente sollevato da un articolo del Fatto quotidiano di qualche giorno fa sulla scuola del Mef, e rilanciato dall'inchiesta di Mariolina Sesto a pagina 2 del Sole 24 Ore di oggi. Una vera vergogna nazionale per la quale tutti i dirigenti coinvolti dovrebbero chiedere scusa al Paese. È stato, ed è ancora, un vero e proprio saccheggio di risorse pubbliche, perpetuato nell'arroganza del potere e nell'opacità del sistema.
    Ma i dati che il Sole 24 Ore pubblica oggi rivelano una realtà di privilegi e incongruenze che va al di là dei casi singoli. Coinvolgendo interi comparti e intere categorie della pubblica amministrazione. È giusto che chi esercita funzioni di altissima responsabilità, e consegue risultati per la collettività, sia premiato con uno stipendio adeguato. Quello che non è tollerabile è un sistema per cui in alcune categorie si accede sempre e comunque a trattamenti elevati. Todos caballeros, si direbbe. E poco importa se il servizio offerto ai cittadini è scadente, se i risultati sono inesistenti, se le responsabilità esercitate sono di poco conto.
    I dati che pubblichiamo (anno 2012) parlano da soli. Sul totale dei dipendenti statali solo il 14% guadagna più di 40mila euro lordi l'anno. Ma alla presidenza del Consiglio nessuno, dicasi nessuno, guadagna meno di quella cifra. Sempre a Palazzo Chigi, poi, il 16% dei dipendenti, 384 persone per l'esattezza, guadagnano più di 80mila euro, contro una media dei ministeri del 2%.
    Anche presso le autorità indipendenti nessuno ha la sventura di guadagnare meno di 40mila euro e addirittura il 43% porta a casa uno stipendio che supera gli 80mila. Ma i veri record si toccano tra le magistrature e al ministero degli Esteri. Il 90% dei magistrati italiani guadagna oltre 80mila euro lordi all'anno (la media ponderata in questa fascia è di 149mila euro), per un totale di 9.123 persone, con un esborso per lo Stato di 1,8 miliardi di euro. Per molti di quei magistrati è certamente un trattamento più che meritato, ma anche qui una progressione e una differenziazione legata ai risultati sarebbe più equa e foriera di un servizio migliore per i cittadini. Per non parlare della carriera diplomatica: perché qui vieni proiettato automaticamente oltre gli 80mila euro (nel 96% dei casi), a prescindere dall'anzianità e dall'incarico.
    Quello che manca, in particolare per i dirigenti di prima fascia, è il collegamento tra le retribuzioni, da una parte, e le responsabilità esercitate e i risultati conseguiti dall'altra.
    Le rendite di posizione e il saccheggio dello Stato - Il Sole 24 ORE

    Più di 800 aziende estere hanno lasciato l’Italia (andate a vedere quante tasse pagano a Dublino e Berna)
    Redazione
    Il fisco da noi è «troppo pensate»: corporate tax sulle imprese al 30 per cento, mentre in Irlanda è ferma al 12 e a Londra al 20 per cento. «Giustizia lenta» e «burocrazia invasiva», poi, fanno il resto.
    Ridurre le tasse e semplificare il quadro normativo attrae le imprese straniere. Che proprio per questo motivo ora prediligono il Nord Europa all’Italia, che pure rimane uno dei tessuti imprenditoriali più ricchi e attrattivi del pianeta. È ciò che dimostra un approfondimento del Sole 24 Ore dedicato agli investimenti esteri.
    TUTTI A BERNA E DUBLINO. Tra i Paesi che hanno attratto più aziende nel quadriennio 2009-2012, spiega il quotidiano economico, la Svizzera «resta l’area con la più forte presenza di filiali estere: ben 10.687, con uno scatto in avanti del 22 per cento» nel quadriennio. Berna «conserva il suo primato, con una presenza delle multinazionali estere che vale il 36 per cento del Pil del Paese». Ma «cresce a ritmo sostenuto anche l’appeal di Gran Bretagna e Olanda, dove le multinazionali estere hanno superato quota 10 mila, con un balzo rispettivamente del 15 e del 34 per cento in quattro anni». Bene anche l’Austria «con un aumento del 7,6 per cento a quota 9.433» e l’Irlanda che, «nonostante il salvataggio in nome dell’austerity targato Ue e Fmi, ha visto aumentare le multinazionali estere sul territorio del 4,6 per cento ed è l’astro più promettente per i prossimi anni».
    MENO TASSE SULLE IMPRESE. Il «filo rosso» che unisce i cinque Paesi, fa notare il Sole, «è una tassazione sulle imprese che è stata ritoccata al ribasso negli ultimi anni» e di cui la corporate tax al 12,5 per cento di Dublino è solo l’esempio più lampante. C’è anche, infatti, quella di Londra che è al 20 per cento. Ma non solo. Questi Paesi, come sottolinea Francesco Daveri, docente della Bocconi, «hanno saputo intercettare le esigenze delle imprese che scelgono le proprie destinazioni in base alla stabilità del quadro normativo e alla sua semplicità, ma anche per un tessuto imprenditoriale che agisce da trampolino di lancio per lo sviluppo». In questo senso, decisiva è stata negli ultimi anni la scelta di Dublino di offrire «un credito d’imposta del 25 per cento per la ricerca»; scelta che ha reso l’Irlanda indiscusso «polo di attrazione per le imprese di social network e Ict. Tanto da attrarre Apple, Google e Intel», ma solo per dirne alcune.
    L’ITALIA PERDE TERRENO. Chi perde terreno, invece, è l’Italia che ha una corporate tax superiore al 30 per cento e dove la pressione fiscale sulle imprese ha raggiunto picchi che sfiorano il 70 per cento. Ciononostante, come conferma il Sole 24 Ore, «le imprese a controllo estero attive nel nostro Paese nel 2011 erano 13.527», con un calo però del 6 per cento rispetto al 2008 e un «saldo negativo di 850 aziende», per una perdita in termini occupazionali che è stata di oltre 69 mila addetti. Mentre l’apporto delle aziende a capitale straniero al sistema-Paese nel 2011 è stato «pari al 16,4 per cento del fatturato (490 miliardi di euro), al 13,4 per cento del valore aggiunto e al 7,1 per cento dei posti di lavoro».
    A frenare l’ingresso delle aziende estere negli ultimi anni sono stati i «cronici problemi dell’Italia: giustizia lenta, burocrazia invasiva e fisco pesante». Oltre che, ma questo vale per tutta Europa, la negativa congiuntura economica che stiamo attraversando.
    850 aziende estere lasciano l'Italia per Berna e Dublino | Tempi.it

    Rehn (commissario Ue): «Noi all’Italia abbiamo chiesto di tagliare la spesa, non di aumentare le tasse»
    Una delle tante filastrocche che gli anti-Euro ed anti-Merkel vanno raccontando in continuazione, è quella secondo cui, se negli ultimi 2-3 anni siamo stati sottoposti a torchiature fiscali continue, la colpa è da attribuirsi all’Unione Europea. Il che è completamente falso, visto che da Bruxelles ci è sempre e solo stato raccomandato di tagliare la spesa pubblica (corrente).
    Stamane, lo ha ricordato il commissario agli Affari economici dell’Ue, Olli Rehn, in un’intervista a Il Sole 24 Ore:
    «Noi lavoriamo in stretta collaborazione con i paesi nel mettere a punto le nostre raccomandazioni, che sono linee-guida. Spetta ai governi poi mettere a punto il bilancio che permetterà loro di raggiungere gli obiettivi prefissati. In questo senso, mi limito a ricordare che abbiamo suggerito due cose. Prima di tutto, è meglio agire sul lato della spesa piuttosto che sul lato delle tasse. In secondo luogo, bisogna evitare di aumentare le imposte sui fattori di produzione per non penalizzare lo spirito imprenditoriale».
    Dunque, se da tre anni a questa parte, il prelievo fiscale nel nostro paese non fa altro che lievitare, non è colpa dell’Europa, ma dei nostri politici: dal primo all’ultimo tutti socialisti e propensi ad utilizzare la spesa pubblica per motivi clientelari (ragion per cui non la falcidieranno mai). Lo attesta, ad esempio, l’ultima “infornata” di dipendenti pubblici (avvenuta, come vedremo a breve, proprio in spregio ai moniti dell’Ue). Lor signori hanno deliberato l’assunzione di 26.000 insegnanti di sostegno, nel breve periodo, e di 69.000 docenti e 16.000 Ata, nel prossimo triennio, e ne hanno presentato il conto a noi: 413,2 milioni di tasse che ci toccherà pagare in più all’anno. Che gioia.
    D’altra parte, che da Bruxelles sia sempre e solo arrivata l’indicazione di ridurre le uscite, e che da noi la pressione fiscale sia cresciuta in modo abnorme solo per volontà dei nostri governanti, lo provano (altre) due cose.
    La prima è la famosa missiva che, nell’estate del 2011, quando Berlusconi era ancora saldamente al governo, ci fu recapitata dalla Bce; e nella quale si leggeva:
    «Il Governo ha l’esigenza di assumere misure immediate e decise per assicurare la sostenibilità delle finanze pubbliche.
    a) Ulteriori misure di correzione del bilancio sono necessarie (…). L’obiettivo dovrebbe essere un deficit migliore di quanto previsto fin qui nel 2011, un fabbisogno netto dell’1% nel 2012 e un bilancio in pareggio nel 2013, principalmente attraverso tagli di spesa (…).
    Inoltre, il Governo dovrebbe valutare una riduzione significativa dei costi del pubblico impiego, rafforzando le regole per il turnover (il ricambio, ndr) e, se necessario, riducendo gli stipendi.
    b) Andrebbe introdotta una clausola di riduzione automatica del deficit che specifichi che qualunque scostamento dagli obiettivi di deficit sarà compensato automaticamente con tagli orizzontali sulle spese discrezionali.
    c) Andrebbero messi sotto stretto controllo l’assunzione di indebitamento, anche commerciale, e le spese delle amministrazioni pubbliche, in linea con i principi della riforma in corso delle relazioni fiscali fra i vari livelli di governo».
    Quindi, la Bce – ovvero: l’Europa e la puzzona della Merkel – ci chiedeva di fare correzioni di Bilancio «principalmente attraverso tagli di spesa»; di introdurre «una clausola di riduzione automatica del deficit» che comportasse, in caso di scostamento dagli obiettivi negoziati a livello comunitario, «tagli orizzontali sulle spese discrezionali»; e di tenere «sotto stretto controllo (…) le spese delle amministrazioni pubbliche». E i nostri governanti, invece, che hanno fatto? L’esatto contrario (ecco la seconda prova cui si accennava prima).
    Come documentato altrove, essi hanno deliberato ulteriori incrementi di spesa; e, come se non bastasse, lo certificano le seguenti tabelle pubblicate dal quotidiano economico francese Les Echos, hanno approntato (dal 2010 al 2012) “manovre correttive”, al contrario dei loro colleghi europei, principalmente (ovvero: nella misura del 72%) facendo ricorso a maggiori tasse.






    Se, tra quelli principali, siamo l’unico paese europeo ancora in recessione, non è per colpa di chi sa quale complotto ordito ai nostri danni dalla Merkel, come sostengono taluni sedicenti economisti anti-Euro, ma solo e soltanto perché abbiamo fatto l’esatto contrario di ciò che ci sarebbe servito.
    Siamo noi, il nostro problema. Non la Germania e l’Europa.
    «Siamo una squadra fortissimi / fatta di gente fantastici / e nun putimm’ perde’ / e fa figur’ ‘e mmerd’. Perché noi siamo bravissimi / e super quotatissimi / e se finiamo nel balatro / la colpa è solo dell’albitro».
    Rehn (commissario Ue): «Noi all?Italia abbiamo chiesto di tagliare la spesa, non di aumentare le tasse» ? Camelot Destra Ideale


  2. #122
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    Predefinito Re: Terryes

    I padani hanno due problemi: l'euro ed i terrons. Ed il sistema itagLiano preferisce spremere noi, che uscire dall'euro.Questa è una tragedia epocale, perché perseguita con selvaggia determinazione.Senza contare la forza della massoneria in politica che è alla base sia dell'idaglia che dell'europa.
    Il Silenzio per sua natura è perfetto , ogni discorso, per sua natura , è perfettibile .

  3. #123
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    Predefinito Re: Terryes

    "Attentato a uomini dello Stato". Sventato il piano della 'ndrangheta

    Allarme del procuratore. Sequestrato un arsenale con dieci kalashnikov e due mitragliette

    di GIUSEPPE BALDESSARRO

    31 marzo 2014

    REGGIO CALABRIA - Hanno trovato armi da guerra che dovevano usare per colpire in alto. Dieci kalashnikov, due fucili mitragliatori, cinque pistole con la matricola abrasa, munizionamento a volontà. "Come obiettivo non posso pensare altro che a un soggetto istituzionale sotto protezione", dice il procuratore capo della Repubblica di Reggio Calabria Federico Cafiero De Raho appena, ieri mattina, è stato informato dagli investigatori della Finanza del sequestro di una santabarbara fra Rizziconi e Gioia Tauro. È allarme in Calabria dove la 'ndrangheta - secondo fonti riservate - starebbe abbandonando la sua strategia di inabissamento e di "pace" con lo Stato, per provare a sferrare un attacco armato contro chi la combatte. Magistrati. Carabinieri. Poliziotti. Uomini degli apparati investigativi. Sono tutti nel mirino.

    L'indizio più evidente di questo cambio di marcia, l'antimafia calabrese l'ha rintracciato qualche ora fa, subito dopo il controllo a un posto di blocco di un'utilitaria piena di armi. Non si conoscono ancora tutti i dettagli dell'operazione, si sa al momento che hanno fermato la macchina, identificato l'autista - Marino Belfiore, incensurato, di Gioia Tauro - e nel cofano c'era l'arsenale. "Stavano progettando un attentato", ripete il procuratore Cafiero De Raho. Di più non dice e non può dire. Annuncia però: "Mi auguro che questa vicenda richiami la massima attenzione del ministro degli Interni, chiederò domani mattina (oggi, ndr) ad Angelino Alfano di convocare a Reggio il Comitato di ordine pubblico e sicurezza". E spiega: "Queste sono armi che sicuramente non servivano per faide e scontri interni, in quelle terre ci sono equilibri mafiosi molto stabili, servivano ad altro", ci sono poi "segnali inquietanti degli ultimi mesi". Un'escalation di "piccoli" attentati, avvertimenti precisi. Fino al ritrovamento di ieri. Armi adatte per un agguato in grande stile, "eclatante", per far rumore. Un personaggio "importante" dello Stato.

    "L'attività indimidatoria è diventata sempre più forte", racconta ancora il procuratore. Dopo gli imprenditori, Cafiero de Raho ricorda come l'obiettivo sia stato spostato anche su esponenti delle forze dell'ordine, e come le armi abbiano fatto fuoco contro caserme dei carabinieri e della Finanza. Anche i kalashnikov hanno già sparato. Le mitragliate contro il capannone di Nino De Masi, imprenditore sotto scorta che opera a ridosso del porto, i 50 proiettili trovati sparsi sul pavimento della Dogana, le sventagliate di mitra su vetrine e saracinesche. Nei giorni scorsi alle undici di sera, a pochi metri dalla gente che passeggiava sul corso principale di Reggio, una bomba si è portata via una gastronomia. Cafiero de Raho ricorda che "avrebbero potuto ammazzare qualcuno". Le ragioni di questo clima sono chiare. "La 'ndrangheta ha capito che lo Stato c'è e ci sarà", dice il procuratore. Gli affari dei boss non vanno più a gonfie vele come prima. Qualcosa da un po' di tempo è cambiato. La Dda reggina continua a colpire duro.

    "Attentato a uomini dello Stato". Sventato il piano della 'ndrangheta - Repubblica.it


    Ultima modifica di Eridano; 31-03-14 alle 11:25
    Rubano, massacrano, rapinano e, con falso nome, lo chiamano impero; infine, dove fanno il deserto dicono che è la pace.
    Tacito, Agricola, 30/32.

  4. #124
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    Predefinito Re: Terryes

    non è Renzie di sicuro.

  5. #125
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    Predefinito Re: Terryes

    I padroni del mondo adesso han meno bisogno dei mafiosi .
    Il Silenzio per sua natura è perfetto , ogni discorso, per sua natura , è perfettibile .

  6. #126
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    Predefinito Re: Terryes

    Palermo, viene fermato per eccesso di velocità: scappa con l'autovelox
    G.P, di 31 anni, ha provato a portarsi via la prova dell'infrazione, ma gli è andata male
    Luisa De Montis
    Probabilmente ha pensato che, portandosi via la prova del reato, l'avrebbe fatta franca.
    Invece gli è andata male. G.P, di 31 anni, è stato fermato dalla Polizia Municipale per eccesso di velocità. Dopo aver contestato invano l'infrazione, ha reagito fuggendo e portandosi via l’autovelox. È accaduto in viale Regione Siciliana a Palermo, all’altezza del viadotto di via Lazio, nella carreggiata laterale in direzione Trapani, dove gli agenti del nucleo autovelox della Polizia Municipale con una postazione mobile telelaser hanno fermato per eccesso di velocità una Ford Focus. L’uomo, dopo aver afferrato l’autovelox, è stato rincorso e bloccato dagli agenti dopo pochi metri. G.P., oltre alla multa e alle sanzioni accessorie per superamento dei limiti di velocità, è stato denunciato all’autorità giudiziaria, per resistenza a pubblico ufficiale.
    Palermo, viene fermato per eccesso di velocità: scappa con l'autovelox - IlGiornale.it

    Richieste somme per evitare controlli, finti certificati
    Truffa assicurazioni, 2 arresti
    (ANSA) ROMA, 11 MAR - Falsi incidenti con sostituzione di persona, falsa refertazione medica e false perizie medico-legali a Roma. Questo il meccanismo scoperto dai carabinieri e dagli agenti della municipale che hanno arrestato due persone e indagato altre 27 per associazione per delinquere finalizzata alle truffe alle assicurazioni. Gli arrestati sono un medico legale e un radiologo. Il meccanismo per indurre in errore le assicurazioni prevedeva richieste di rimborsi di somme di denaro per evitare controlli.
    Truffa assicurazioni, 2 arresti - Lazio - ANSA.it

    Napoli, picchia e rapina la moglie incinta: arrestato
    L'uomo è stato arrestato dai carabinieri per rapina aggravata e maltrattamenti in famiglia. Dagli accertamenti dei militari sarebbe emerso che compiva atti di violenza psicologica e fisica nei confronti della moglie da oltre quattro anni
    Ancora una storia di violenza sulle donne. Vittima una 34enne incinta che sarebbe stata picchiata, minacciata e rapinata dal marito. È accaduto a Napoli, nel negozio di proprietà della donna, alla quale l'uomo, già noto alle forze dell'ordine, avrebbe sottratto l'incasso giornaliero, circa 150 euro. I carabinieri lo hanno arrestato per rapina aggravata e maltrattamenti in famiglia dopo averlo rintracciato a bordo della sua auto. Ora si trova nella casa circondariale di Poggioreale.
    Dagli accertamenti dei militari sarebbe emerso che l'uomo compiva atti di violenza psicologica e fisica nei confronti della moglie da oltre quattro anni. La donna è stata visitata in ospedale e dimessa con prognosi di cinque giorni.
    Napoli, picchia e rapina la moglie incinta: arrestato - Rai News

    Proposta di legge a 5 Stelle: il mandolino nelle scuole medie
    Il primo firmatario per l'utilizzo del costoso strumento a corde è il grillino Luigi Gallo. Che qualcuno ha tentato di screditare attribuendo alla sua famiglia una fantomatica produzione di liuti. Il 'complotto' sul presunto conflitto d'interessi è stato subito smascherato. Ma la battaglia per il mandolino resta aperta
    Più mandolini per tutti. In particolare, ai ragazzini delle scuole medie. La proposta di legge è stata presentata alla Camera il 13 marzo: sono già passate due settimane e ancora non smette di scatenare ironie su blog e social network. "E queste sarebbero le priorità della scuola italiana?", il grido di twitter.
    Per l'onorevole del Movimento 5 Stelle Luigi Gallo, primo firmatario della proposta di legge 2187, probabilmente sì, tant'è che sul sito della Camera si legge: "Proposta di legge: LUIGI GALLO ed altri: "Introduzione dell'insegnamento dello strumento musicale del mandolino nelle scuole secondarie di primo grado" (2187)".
    Oddio, visto lo stato in cui versano le casse di scuole e famiglie, è facile dedurre che sarebbero davvero pochi gli studenti che potrebbero permettersi questo costoso e delicato strumento dal cuore napoletano, utilizzato in passato da Vivaldi come da Mozart.
    Vista la risonanza mediatica della vicenda, nelle ultime ore qualche buontempone ha persino pensato di modificare la pagina Wikipedia dell'onorevole Gallo, con il chiaro intento di screditare sia lui, che l'intero Movimento. Questa l'aggiunta: "Gallo è originario di una famiglia di costruttori di mandolini di Torre del Greco". Booom! Un conflitto di interessi creato ad hoc, con pochi click, e fortunatamente smascherato in tempi brevissimi.
    Informato di quelli che alcuni già definiscono "il complotto del mandolino", il cittadino Gallo ha negato ogni relazione con il mondo dei liuti a manico corto: "Non so l'attacco da dove provenga, se sia una burla di frequentatori della rete o sia pianificata da qualche 'nemico' del MoVimento 5 stelle o dalla stampa che domani avrà un'altra notizia da dare a 5 euro a pezzo: non sono 'originario di una famiglia di costruttori di mandolini di Torre del Greco'".
    Caso chiuso. Ma tranquilli, la battaglia per dare ad ogni adolescente il suo mandolino, non finisce qui.
    Proposta di legge a 5 Stelle: il mandolino nelle scuole medie

    Riguardo al terronismo persino i comunisti riuscivano a dire qualcosa di giusto....
    "E' per me motivo di particolare orgoglio aver rinunciato alla cittadinanza italiana, perché come italiano mi sentivo un miserabile mandolinista e nulla più" (Palmiro Togliatti al XVI congresso del Pcus)



    UBIQUITA’ - L'EXPO DA' 5 MILIONI ALLA RAI CHE APRE LA SEDE RAI EXPO A ROMA. COME MAI NELLA CAPITALE SE L'EVENTO SI TIENE A MILANO?
    La nascita della nuova struttura è stata propiziata dal versamento alla Rai di 5 milioni da Expo spa, con l’incarico di promuovere l’evento in qualità di “media partner”. Con conseguenti malumori dei giornalisti della sede Rai di Milano, preoccupati anche per il pericolo di commistione tra pubblicità e giornalismo…
    Dove impiantare la struttura Rai dedicata all'Expo, visto che l'Expo si tiene a Milano? A Roma, naturalmente. Così, in una palazzina di via Ildebrando Goiran, non lontano da via Teulada, è nata Rai Expo, "che si occupa di affiancare e far conoscere al pubblico", dice il sito dedicato, "l'evento Expo 2015, l'esposizione universale che si svolgerà a Milano tra il 1º maggio e il 31 ottobre 2015".
    La nascita della nuova struttura è stata propiziata dal versamento alla Rai di 5 milioni di euro da parte della società Expo spa, con l'incarico diretto di promuovere l'evento in qualità di "media partner". Con conseguenti malumori dei giornalisti della sede Rai di Milano, preoccupati per almeno due motivi. Il primo è il pericolo di commistione tra impegno promozionale e lavoro giornalistico: la Rai e le sue testate, tg e gr, dovranno fornire un'informazione corretta sull'evento, compresi i problemi, le difficoltà, i ritardi, le inchieste giudiziarie, le infiltrazioni mafiose; come farlo, essendo per contratto costretti a suonare la grancassa per chi ha pagato 5 milioni di euro?
    Il secondo: perché impiantare a Roma una struttura su un evento che si tiene a Milano e che a Milano prima o poi dovrà trasferirsi, almeno durante i sei mesi di Expo 2015?
    Una sede milanese sarà "presto" realizzata, giura una spaesata ed entusiasta Caterina Stagno, "ma non è ancora perfettamente cablata. E noi dobbiamo essere cablatissimi". In realtà i giornalisti della sede Rai di Milano spiegano: "Qui in corso Sempione non c'è niente. La sede la faranno sull'area Expo, che però come si può vedere è ancora una landa desolata". Dunque si lavora e si continuerà a lavorare a Roma: il "cervello" (crossmediale, per carità) della Rai resta nella capitale. Salvo poi, quando nel 2015 arriveranno i sei mesi di Expo, trasportare tutta la struttura a Milano: tutti in trasferta, per sei-sette mesi.
    Intanto i giornalisti della Tgr di Milano restano in attesa di capire se ci sarà a Milano un aumento di produzione d'informazione e di programmi sui temi dell'alimentazione e dell'Expo. Finora non hanno avuto risposte alle loro domande. La nascita di Rai Expo è decisa nell'estate 2013, quando viene firmato un accordo tra il direttore generale della Rai Luigi Gubitosi e l'amministratore delegato di Expo Giuseppe Sala.
    Si costituisce una commissione con quattro rappresentanti di Expo (Rossella Citterio, Elena Di Giovanni, Marco Pogliani e Roberto Arditti) e sei rappresentanti Rai (il direttore della direzione comunicazione e relazioni esterne Costanza Esclapon, il direttore di Rai News 24 Monica Maggioni, il vicedirettore generale coordinamento dell'offerta radiotelevisiva Antonio Marano, il direttore della direzione commerciale Luigi De Siervo, il direttore del Palinsesto Massimo Ciannamea, il caporedattore Tgr Lombardia Ines Maggiolini).
    Questa specie di Kominform ha finora partorito la romana "struttura crossmediale" che si occupa di promuovere Expo e incrociare contenuti sul suo tema ufficiale, "Nutrire il Pianeta, energia per la Vita": "La sua missione è informare e sensibilizzare il pubblico italiano ed estero sulle sfide culturali proposte dall'evento espositivo". In maniera crossmediale. A Roma.



    Il difensore della spesa pubblica
    Napolitano: «Basta tagli immotivati». Posto che la spending review certo non va rivista perché eccessiva, anzi, il punto è che ancora bisogna iniziare a tagliare. E Re Giorgio si proclamò paladino del costoso apparato
    di Federica Dato
    Giorgio Napolitano: «Non c’è segmento di spesa pubblica che non abbia in sé interessi fondamentali, interessi non fondamentali, particolari o generali». Matteo Renzi replica: «No a tagli immotivati? Condivido». La risposta del premier è marginale, qui. A contare sono i virgolettati del Presidente della Repubblica, per capirci: «La spending review dovrebbe intervenire con capacità selettiva, il che però presuppone discorsi che ancora assai poco vengono fatti. […] Bisogna considerare quali sono le presenze realmente essenziali per l’interesse nazionale». Il sale della questione, infine, è: «Ritengo ci sia una grossissima questione: il passaggio da tagli che abbiamo conosciuto assolutamente immotivati a tagli ragionati in base a un nuovo ordine di priorità». Insomma, la spending review è una questione delicata, da maneggiar con guanti di flanella, ché da evitare ci sono i «tagli assolutamente immotivati».
    E fu così che la spesa pubblica trovò il proprio eroe, colui capace di difenderla, custodirla, uguale a se stessa negli anni. Un’apoteosi di conservatorismo perlomeno allarmante, anche se non s’allarma quasi nessuno quando a dire una cosa enorme (parafrasiamo) qual è “non esageriamo con le sforbiciate” è Napolitano. Una monarchia strana e non solo perché l’Italia che in teoria è una repubblica, ma pure perché pare che le parole, se dette dal Presidente, abbiano meno peso.
    La spesa pubblica non va affettata a caso, per carità, ma va maciullata. Lo Stato per mantenersi spende troppo, spende a livelli inaccettabili. Il residuo fiscale lombardo è stratosferico e fosse il solo sarebbe già una festa. Questa spesa pubblica è inaccettabile. L’apparato italiano tarato su norme e cavilli e farraginosità utili a giustificare unicamente stipendi ingiustificati non è più sostenibile. Altro che “basta tagli”. Si tagli di più, bene, ma drammaticamente di più. In modo da tagliare le tasse, in modo da far respirare le imprese e creare posti di lavoro, mercato, ripresa.
    Mentre lui, Re Giorgio, ormai si avvicina sempre più al farsi specchio di angoli scuri, vecchie e pesanti. Ad arginare la democrazia, la meritocrazia e il mercato. E quest’ultimo può non essere la risposta a tutto, ma l’unica certezza è che calzare la difesa di una spesa pubblica insostenibile non è la risposta a niente. Se non a interessi personalistici, di classe. Che spesso sono sinonimi di ingiustizia e di palude. Per il Nord, di rapina.
    Il difensore della spesa pubblica | L'intraprendente




  7. #127
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    Predefinito Re: Terryes

    PREGHIERA
    di Camillo Langone
    Uno spacciatore negro, se negro si può dire, mi offre droga in via del Pigneto, a Roma. Avrò le occhiaie da drogato ma non cerco droga bensì gli studi di due eccellenti pittori: il Pigneto ospita artisti da oltre mezzo secolo, ieri Pasolini e Battisti, oggi Mannelli e Ortona, e pure Vladimir Luxuria, se artista si può dire. Numerosi poco artistici sodali del succitato negro occupano per intero il marciapiede e per passare devo farmi largo, guardandomi alle spalle e controllando dove metto i piedi: per terra innumerevoli bottigliette di birra, parecchie in frantumi, pozze di liquido ambiguo, cani, barboni, spazzatura, e tutto questo in piena Roma e in pieno giorno.
    Mi viene in mente un verso del Teatro degli Orrori, “Roma capitale / sei ripugnante”, e penso a coloro che a quattro chilometri da qui tuonano contro secessioni geograficamente remote, quando la secessione ce l’hanno in casa: perché il Pigneto è diventato extra-territoriale, chiaro, e senza nessun bisogno di referendum.
    Preghiera del 27 marzo 2014 - [ Il Foglio.it › Preghiera ]

    Palermo, scrittrice multata come guida abusiva alle catacombe
    Invita a leggere parte di un suo libro agli studenti, è stata multata dai vigili urbani
    Lucio Di Marzo
    Alessia Franco, autrice del libro per bambini Le catacombe del mistero, era stata invitata a leggere alcuni brani della sua opera alle Catacombe dei cappuccini di Palermo, come accompagnatrice di una scolaresca.
    La donna è stata però scambiata dai vigili urbani per una guida turistica abusiva e multata. La Franco dovrà pagare mille euro entro sessanta giorni, per avere accompagnato una scolaresca di Ficarazzi alle Catacombe.
    La scrittrice è stata costretto, dopo l'episodio, a cancellare diverse visite. Ho scritto il libro - aveva detto - "per avvicinare i più giovani alla bellezza di un posto unico al mondo....".
    Palermo, scrittrice multata come guida abusiva alle catacombe - IlGiornale.it

    La Corte Ue accusa l'Italia: "Non sa gestire i fondi europei"
    Confermato il taglio di 80 milioni per la Regione Puglia. La Corte: "Irregolarità sistemiche nella gestione e nel controllo dei fondi"
    Franco Grilli
    "Le gravi carenze di cui le autorità italiane hanno dato prova su gestione e controllo dell'utilizzo dei fondi Ue sono tali da condurre a irregolarità sistemiche".
    La Corte Ue descrive così il sistema dei fondi europei e conferma il taglio di 80 milioni di euro al Fondo di sviluppo regionale per la Puglia già applicato dalla Commissione nel 2009.
    Il Tribunale di primo grado dell’Ue ha respinto un ricorso dell’Italia e ha confermato, con una sentenza emessa oggi a Lussemburgo, il taglio come penalizzazione per l’insufficienza dei controlli di spesa predisposti dalle autorità competenti.
    "I revisori dell’Ue hanno constatato diverse irregolarità che hanno giustificato dubbi seri nei confronti dei controlli e dell’ammissibilità delle spese. Oltre alla mancanza di personale nelle strutture dell’autorità di pagamento, le irregolarità riguardano ritardi nell’esecuzione dei controlli di primo e di secondo livello, nella trasmissione delle relazioni, nel seguito dato ai controlli e nell’aggiornamento della tabella di monitoraggio, nonché nelle verifiche che l’autorità di pagamento avrebbe dovuto effettuare. Diverse irregolarità non sono state segnalate dai controllori nazionali, mentre altri controlli erano stati considerati conclusi senza che fossero stati esaminati documenti essenziali. La Commissione ha altresì contestato l’affidabilità della percentuale delle spese controllate e delle rettifiche proposte dalle autorità italiane e ha constatato il malfunzionamento dell’autorità di pagamento", ha spiegato la Corte.
    La Corte Ue accusa l'Italia: "Non sa gestire i fondi europei" - IlGiornale.it



    AGENZIA DELLE ENTRATE: GLI ITALIANI EVADONO LE TASSE PER ALMENO 90 MILIARDI (CHE VEROSIMILMENTE SALGONO A 150). I RISCHI MAGGIORI IN CAMPANIA, CALABRIA E PUGLIA…
    Marco Bellinazzo per ‘Il Sole 24 Ore'
    Il Tax gap vale circa 90 miliardi di euro. La forbice tra il gettito potenziale e quello effettivo, eroso da fenomeni di evasione fiscale, o di mancato rispetto degli obblighi fiscali per errori scusanti o crisi di liquidità, era di oltre 100 miliardi nel 2004 e si sta riducendo. Ma non abbastanza in fretta.
    Lo stato dell'arte della lotta all'evasione è stato al centro dell'audizione al Senato, in commissione Finanze, del direttore dell'agenzia delle Entrate, Attilio Befera. «Il tax gap stimato - ha spiegato Befera - è una misura complessiva del mancato gettito dell'Irpef derivante da lavoro autonomo, dell'addizionale Irpef, dell'Ires, dell'Iva e dell'Irap. Dal calcolo sono quindi esclusi l'evasione contributiva e l'evasione delle tasse locali come bollo auto e assicurazioni.
    Il trend nel lungo periodo tendenzialmente è decrescente ma non costantemente decrescente perché risente della crisi economica, di incrementi improvvisi di aliquote, di condoni». La massa di risorse sottratte a tassazione, perciò, è molto più ampia (dai 130 ai 150 miliardi come stimato dal Sole 24 Ore). Del resto, come dimostra la "mappa" elaborata dalle Entrate ci sono ancora ampie aree della Penisola (soprattutto Campania, Calabria e Puglia) dove il rischio di evasione (pericolosità fiscale) è elevato.
    Lo scorso anno dalla lotta all'evasione fiscale sono arrivati riscontri incoraggianti sull'efficacia delle strategie adottate. «Il riscosso da attività di controllo - ha rivendicato il direttore delle Entrate - nel periodo dal 2001 al 2013, ha fatto registrare una notevole accelerazione raggiungendo, nel 2013, circa 13,1 miliardi di euro. Questo risultato, in crescita rispetto all'anno 2012, è di grande rilievo se lo si contestualizza al difficile periodo che il Paese attraversa».


  8. #128
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    Predefinito Re: Terryes

    A Napoli 60 famiglie su 100 rubano
    l'energia elettrica: ecco la tecnica


    NAPOLI - Sessanta dei cento occupanti i cosiddetti «bipiani» del quartiere Barra di Napoli rubavano l'energia elettrica grazie ad allacci abusivi alla rete Enel : a scoprirlo sono stati i carabinieri del Nucleo Operativo di Poggioreale, nel corso di controlli nel degradato complesso di edilizia popolare di via Volpicella eseguiti in collaborazione con il personale tecnico dell'Enel.

    Pericolosissime le derivazioni dalla rete elettrica realizzate da ignoti con morsetti metallici e saldature collegati a fili volanti diretti verso le abitazioni. Dopo il sopralluogo e i rilievi dei carabinieri, i tecnici hanno provveduto a rimettere in sicurezza l'impianto ripristinando la rete elettrica.

    Mercoledì 26 Marzo 2014

    A Napoli 60 famiglie su 100 rubano l'energia elettrica: ecco la tecnica
    Rubano, massacrano, rapinano e, con falso nome, lo chiamano impero; infine, dove fanno il deserto dicono che è la pace.
    Tacito, Agricola, 30/32.

  9. #129
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    Predefinito Re: Terryes

    Citazione Originariamente Scritto da Erlembaldo Visualizza Messaggio


    AGENZIA DELLE ENTRATE: GLI ITALIANI EVADONO LE TASSE PER ALMENO 90 MILIARDI (CHE VEROSIMILMENTE SALGONO A 150). I RISCHI MAGGIORI IN CAMPANIA, CALABRIA E PUGLIA…
    Marco Bellinazzo per ‘Il Sole 24 Ore'
    Il Tax gap vale circa 90 miliardi di euro. La forbice tra il gettito potenziale e quello effettivo, eroso da fenomeni di evasione fiscale, o di mancato rispetto degli obblighi fiscali per errori scusanti o crisi di liquidità, era di oltre 100 miliardi nel 2004 e si sta riducendo. Ma non abbastanza in fretta.
    Lo stato dell'arte della lotta all'evasione è stato al centro dell'audizione al Senato, in commissione Finanze, del direttore dell'agenzia delle Entrate, Attilio Befera. «Il tax gap stimato - ha spiegato Befera - è una misura complessiva del mancato gettito dell'Irpef derivante da lavoro autonomo, dell'addizionale Irpef, dell'Ires, dell'Iva e dell'Irap. Dal calcolo sono quindi esclusi l'evasione contributiva e l'evasione delle tasse locali come bollo auto e assicurazioni.
    Il trend nel lungo periodo tendenzialmente è decrescente ma non costantemente decrescente perché risente della crisi economica, di incrementi improvvisi di aliquote, di condoni». La massa di risorse sottratte a tassazione, perciò, è molto più ampia (dai 130 ai 150 miliardi come stimato dal Sole 24 Ore). Del resto, come dimostra la "mappa" elaborata dalle Entrate ci sono ancora ampie aree della Penisola (soprattutto Campania, Calabria e Puglia) dove il rischio di evasione (pericolosità fiscale) è elevato.
    Lo scorso anno dalla lotta all'evasione fiscale sono arrivati riscontri incoraggianti sull'efficacia delle strategie adottate. «Il riscosso da attività di controllo - ha rivendicato il direttore delle Entrate - nel periodo dal 2001 al 2013, ha fatto registrare una notevole accelerazione raggiungendo, nel 2013, circa 13,1 miliardi di euro. Questo risultato, in crescita rispetto all'anno 2012, è di grande rilievo se lo si contestualizza al difficile periodo che il Paese attraversa».
    In questo caso un plauso ai meridionali.
    Bravi!
    Ultima modifica di pavlov; 04-04-14 alle 13:49

  10. #130
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    Predefinito Re: Terryes

    E un bel beoti ai polentoni.
    Rubano, massacrano, rapinano e, con falso nome, lo chiamano impero; infine, dove fanno il deserto dicono che è la pace.
    Tacito, Agricola, 30/32.

 

 
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