Napoli, brutta sorpresa al risveglio:
rubate le ruote dell'auto sotto casa
di Nico Falco
L’auto parcheggiata come abitudine sotto casa e, alle prime ore del mattino, l’amara sorpresa: tutte le ruote erano scomparse e il telaio era appoggiato a terra. È successo in via Tibullo, quartiere Bagnoli, sul pendio di Agnano.
Il proprietario ha postato su Facebook la fotografia dell’automobile alle cinque del mattino e lo scatto in poche ore ha raccolto numerosi like ed è stato commentato molte volte. Tra gli interventi, parecchi utenti che risiedono proprio nella zona e che si lamentano del picco di furti e danneggiamenti che avvengono nella notte. I ladri, racconta una ragazza, hanno addirittura scassinato e spostato la sua automobile per rubare più agevolmente le ruote all’altra.
Napoli, brutta sorpresa al risveglio: rubate le ruote dell'auto sotto casa | Il Mattino
Striano, a un evento sulla legalità
con lo scuolabus privo di revisione
di Nello Fontanella
STRIANO - Sarebbero andati, di lì a poco, a una manifestazione sulla legalità. Peccato però che lo scuolabus comunale che li doveva trasportava era privo dell'annuale revisione tecnica. È successo ieri a Striano dove la Polizia Stradale, sezione di Napoli diretta da Carmine Soriente e Distaccamento di Nola guidato da Giovanni Grimaldi, nel corso di un controllo nell'ambito del programma «gite scolastiche in sicurezza», ha sequestrato e sospeso dalla circolazione uno scuolabus comunale poichè privo dell'annuale revisione tecnica.
Gli agenti erano intenti a controllare un autobus che doveva portare studenti di un'altra scuola in gita scolastica. La loro attenzione è stata però attirata dallo scuolabus comunale in transito in quel momento, all'interno del quale vi erano i bambini della scuola elementare. Una volta imposto l'alt, i poliziotti al controllo dei documenti hanno scoperto che il mezzo non era stato revisionato come prescritto dalla norma. Inoltre era sprovvisto delle attrezzature di sicurezza in caso di incidente, nello specifico mancavano i martelletti rompi vetri. A quel punto è scattato il fermo e la sospensione dalla circolazione. Lo stesso scuolabus avrebbe dovuto accompagnare altri alunni ad una manifestazione sulla legalità. Avvertito dello spiacevole episodio, il sindaco della cittadina ha chiesto scusa per l'inconveniente.
A una manifestazione sulla legalità con lo scuolabus privo di revisione | Il Mattino
Spogliatoti con feci e urine al San Giovanni Bosco,
condotte fognarie fuori uso
di Melina Chiapparino
Feci, urine e blatte. Questo è lo scenario di degrado denunciato in un documento sindacale della Cgil che punta il dito sullo stato degli spogliatoi dell'ospedale 'San Giovanni Bosco'.
Si tratta dei locali al piano sotterraneo della struttura che, come segnalato dai sindacalisti dell'ospedale della Doganella, si allagano frequentemente a causa della mancata manutenzione delle condotte di scarico.
«Il presidio si è di nuovo allagato di liquami fognari rovinando gli indumenti dei dipendenti e impedendo anche l'accesso agli stessi- si legge nella nota Cgil che fa riferimento all'allagamento avvenuto 3 giorni fa- tra feci che galleggiavano nelle urine e la presenza di blatte di notevoli dimensioni era alquanto pericoloso accedere stante il rischio di contrare qualche infezione».
Spogliatoi con feci e urine allarme al San Giovanni Bosco | Il Mattino
Rapinatori seriali a 16 anni: presi il terrore di farmacisti e uffici postali
Altre sette rapine in cinque mesi. Ai danni di farmacisti, uffici postali, parrucchieri. Tutti colpi messi a segno da due minorenni, delinquenti seriali, che sono stati appena individuati e arrestati dai carabinieri. Secondo quanto accertato, in 5 mesi avevano compiuto sette rapine, oltre alle 21 già contestate: il gip ha condiviso la richiesta della procura di Napoli, disponendone l'accoglienza nel carcere di Nisida.
A eseguire l'ordinanza di custodia nell'istituto, i carabinieri della compagnia di Casoria. Destinatari dei provvedimenti i due ragazzini, entrambi 16enni, residenti ad Arzano e Casoria e già rinchiusi dal 10 marzo scorso, a seguito del loro arresto - insieme con 3 complici - per la partecipazione a una banda composta da minorenni che in poco più di 5 mesi, aveva commesso 21 rapine tra Napoli e Caserta. Su richiesta della procura per i minorenni, il giudice ha emesso il nuovo provvedimento dopo indagini dei carabineri dell’aliquota radiomobile di Casoria effettuate visionando le immagini di videosorveglianza.
L’analisi dei filmati ha consentito di acquisire «inequivocabili elementi di colpevolezza circa la partecipazione dei 2, insieme a complici ancora in via d’identificazione, alle seguenti 7 rapine, commesse a casoria tra aprile e luglio 2016: 9 aprile 2016, rapina all’ufficio postale in via Cavour (armati di taglierino, bottino 5.453,83 euro); 28 maggio, rapina alla farmacia Russo (questa volta armati di pistola avevano portato via 3.500 euro); 11 giugno 2016, altra rapina alla farmacia (3.500 euro); 16 luglio, nel mirino la farmacia Catapano (il 16enne di Casoria armato di pistola in questo caso aveva agito con un complice ancora in via d’identificazione e si era fatto consegnare 2.690 euro); 23 luglio, rapina alla farmacia Dello Iacovo (il 16enne di Arzano, in questo caso, armato di coltello e con un complice da identificare si era fatto consegnare 1.350 euro). Ancora: il
29 luglio, rapina al parrucchiere “Vanity hair” di Casoria (bottino: 250 euro e le chiavi del motorino usato per la fuga). Stesso giorno, rapina alla farmacia Eredi dottor Bruno, altri 560 euro portati via.
Rapinatori seriali a 16 anni: presi il terrore di farmacisti e uffici postali | Il Mattino
Napoli, tredicenne violentato da branco di minori
I baby aguzzini sono 11. La vicenda scoperta dopo la denuncia della madre della giovanissima vittima
Napoli, 24 marzo 2017 - Orrore nel Napoletano: un tredicenne è stato costretto a subire violenza sessuale da parte di branco di 11 minorenni, di cui tre non ancora sotto i 14 anni. Il fatto è avvenuto a Giugliano e, da quanto accertato dai carabinieri della locale Compagnia, gli abusi andavano avanti da 4 anni. L'ultimo è avvenuto nel gennaio scorso.
A far partire l'indagine dalla denuncia della mamma della giovanissima vittima, affetta anche da una lieve disabilità mentale. Per otto presunti responsabili il Gip ha disposto l'accompagnamento in comunità. Il ragazzino sarebbe stato abusato dal branco in strada e solo in una occasione, secondo quanto accertato dagli inquirenti, in casa di uno degli indagati. Le accuse sono di violenza di gruppo e sequestro di persona.
Napoli, tredicenne violentato da branco di minori - Cronaca - quotidiano.net
TRIBUNALE NAPOLI VIETA ESPULSIONE TRANS BRASILIANO
Repubblica delle banane, e non solo in senso figurato. Sarà rilasciato il trans brasiliano ‘Adriana’, trattenuto dallo scorso 24 gennaio nel Cie di Restinco (Brindisi) perché clandestino.
Lo comunica all’ANSA l’avvocato Cathy Latorre, attivista del movimento transessuale italiano, spiegando che il tribunale di Napoli ha concesso ad ‘Adriana’ un permesso di soggiorno di sei mesi, in attesa che ‘lei’ sia ‘ascoltata’ dalla commissione ministeriale territoriale che analizzerà la sua richiesta di protezione umanitaria. Adriana da tre giorni era in una cella di sicurezza del Cie: la misura era utilizzata per proteggerla da alcuni uomini trattenuti nella struttura che l’avevano minacciata di morte. Per Latorre, sulla decisione della sua liberazione ha influito anche “l’attenzione dell’opinione pubblica sollecitata dalle condizioni disumane della detenzione di Adriana”.
Una barzelletta. Ora basta chiedere la ‘protezione umanitaria’ e arriva un magistrato a darti un permesso di soggiorno: non vogliamo indagare sul perché, ma scommettiamo che deve esserci un motivo ‘particolare’.
Su quali basi un brasiliano può anche solo chiedere asilo in Italia?
Tribunale Napoli vieta espulsione Trans brasiliano | VoxNews
Maxitruffa al poker e scommesse
Scoperto «cervellone» a Napoli
Giro d'affari clandestino in tutt'Italia
di Marco Di Caterino
Maxi truffa sul gioco e le scommesse on line. A Casoria, provincia di Napoli, la Guardia di Finanza ha scoperto un attrezzatissimo laboratorio informatico, dove - grazie all’abilità di tecnici preparati - era possibile “uscire” dalla rete dei Monopoli di Stato che controlla e conta puntate e vincite. Obiettivo: dirottare su siti .com, quelli esteri, le puntate sui match sportivi. E non solo.
I militari della Guardia di Finanza, compagnia di Afragola, diretta dal capitano Dario Gravina, hanno accertato che in questo laboratorio venivano modificate le schede elettroniche dei giochi virtuali online: poker, corse dei cani e dei cavalli, partite di calcio che, pur risultando attive nella rete di controllo dei Monopoli, non conteggiavano le puntate, intascate dai gestori dei locali.
In un mese, come hanno accertato i finanzieri, il laboratorio clandestino ha un fatturato di 240 mila euro dai clienti sparsi per tutta l’Italia, da Palermo a Brescia. Il laboratorio e tutta l’attrezzatura sono stati sequestrati, mentre per il titolare e i sette tecnici, sono stati denunciati.
Maxitruffa al poker e scommesse Scoperto «cervellone» a Napoli | Il Mattino
Napoli, arrestato primario dell'istituto Pascale
In tutto sette misure cautelari e un decreto di sequestro patrimoniale. Il primario accusato di fornire macchinari medici per curare i tumori evitando il bando di gara
Sette misure cautelari e un decreto di sequestro patrimoniale sono il bilancio di un'operazione anticorruzione nell'ambito di un'indagine sui rapporti di fornitura di prodotti all'Istituto Nazionale Fondazione Pascale di Napoli, polo oncologico di eccellenza in Campania.
Tra i destinatari degli arresti (domiciliari), eseguiti stamattina dalla Guardia di Finanza figura anche il primario Francesco Izzo. Secondo le indagini, Izzo, insieme con la moglie, aveva costituito due società attraverso le quali faceva da intermediario per l'approvvigionamento di dispostivi medicali e macchinari che il Pascale acquistava per le cure antitumorali.
Il primario faceva risultare gli apparati come gli unici idonei per quel tipo di cure e creava le condizioni affinché fossero acquistati urgentemente dalle società a lui riconducibili: in questo modo si evitava il bando di gara e si procedeva con una trattativa privata.
Le società, inoltre, gonfiavano il loro fatturato aumentando sensibilmente il prezzo di acquisto dei dispositivi. Tutto questo, secondo gli investigatori, avveniva con la compiacenza del dirigente amministrativo, anch'egli arrestato. Ai domiciliari sono finiti anche alcuni imprenditori del settore farmaceutico e un informatore scientifico. Complessivamente i finanzieri hanno sequestrato beni per quasi due milioni di euro.
Napoli, arrestato primario dell'istituto Pascale - Cronaca - quotidiano.net
INTERDETTO L'AMMINISTRATORE
Altamura, il crac del salotto «Incanto»: buco da 38 milioni
Per la procura dopo il fallimento l'imprenditore avrebbe proseguito l'attività. Nel 2007 fatturava 70 milioni
BARI - La crisi che ha colpito l’industria del salotto ha lasciato una scia di fallimenti nel tessuto produttivo pugliese e lucano. Ma c’è un caso, quello della Incanto Group di Altamura, che potrebbe nascondere altro: dietro il crac da 38 milioni, che nel 2012 ha cancellato quasi 300 posti di lavoro, ci sarebbe un sistematico svuotamento delle casse di una società che nel 2006 fatturava 72 milioni di euro l’anno ed era ritenuta un gioiello, con collezioni presentate al Salone del mobile di Milano ed una presenza forte nei mercati degli Usa e dell’Estremo Oriente.
La Procura di Bari, con il pm Giuseppe Dentamaro, ha chiesto e ottenuto dal gip Alessandra Piliego l’interdizione per un anno dalle attività di impresa di Giovanni Sforza, 46 anni, ex amministratore unico della Incanto, ritenuto il dominus di un gruppo che nei mesi successivi al fallimento (dichiarato nel 2012), avrebbe continuato a operare in frode ai creditori. L’accusa per l’imprenditore altamurano (che ieri mattina, davanti al gip, si è avvalso della facoltà di non rispondere) è di bancarotta fraudolenta, ipotesi che la Procura contesta anche ad altre tre persone, suoi familiari, ritenuti a vario titolo responsabili di una serie di atti che - in base alle indagini della Finanza - avrebbero portato a dissipare il patrimonio societario.
Erano stati del resto i commissari giudiziali, nell’ambito di una domanda di concordato preventivo fatta nel 2011, a rilevare gravi irregolarità contabili che avevano portato il Tribunale di Bari a dichiarare il fallimento ed a trasmettere gli atti alla magistratura. A fronte dei debiti accertati, infatti, è emerso come i 26 milioni di attivo dichiarati in realtà esistessero solo sulla carta. Questo perché - secondo le relazioni depositate agli atti - a partire dal 2008, cioè dal primo anno di flessione del fatturato, sarebbe partito un tentativo di svuotare la Incanto per trasferirne gli asset (sostanzialmente i marchi commerciali, le collezioni e il magazzino delle materie prime) in una nuova società pulita.
Le indagini delegate dalla Procura al Nucleo di polizia tributaria della Finanza di Bari hanno scoperto una ragnatela di nuove società, tutte riconducibili alla famiglia Sforza, che hanno continuato a produrre divani anche dopo il fallimento di Incanto, utilizzando però gli stessi dipendenti e le stesse attrezzature della società fallita ma senza corrispondere un centesimo. Agli atti anche i contratti stipulati con un importante marchio nazionale, che nel corso del 2011 aveva preso in licenza una delle collezioni («Immagina»): ma non a beneficio della Incanto, bensì di un’altra società riconducibile agli indagati che dunque incassava le royalties in modo tale da poter pagare gli stipendi agli operai che, ad Altamura, continuavano a lavorare nel capannone.
Emblematico poi, secondo la Procura, anche il caso della triangolazione con l’estero. Nel 2008 una società ungherese con 1.700 euro di capitale, riconducibile sempre alla famiglia Sforza, si era impegnata ad acquistare per 4,8 milioni il marchio Sofitalia International. In questo modo, Incanto può «abbellire» bilanci che già mostravano perdite per 10 milioni. Solo che quei soldi non arriveranno mai. E nel 2011, un giorno prima di chiudere i bilanci da depositare in sede di concordato, Incanto stralcia il credito verso la società ungherese, «evidentemente con il solo interesse di sopravvalutare, fittiziamente, il patrimonio aziendale».
Agli atti del fascicolo, come detto, ci sono soprattutto i documenti depositati dai curatori fallimentari. Nelle carte ci sono gli atti con cui Incanto ha svenduto buona parte del suo patrimonio, comprese le auto aziendali, comprate per pochi spiccioli dall’amministratore e dai suoi familiari. Ora, dopo la chiusura delle indagini, la Procura dovrà decidere se chiedere il rinvio a giudizio. La bancarotta fraudolenta ha una prescrizione lunghissima, 15 anni, che decorrono dal giorno del fallimento.
Altamura, il crac del salotto «Incanto»: buco da 38 milioni - La Gazzetta del Mezzogiorno
Falsi certificati per appalti pubblici: cinque arresti tra Roma a Napoli
Dalle prime ore dell'alba, i finanzieri del Nucleo Speciale Anticorruzione della Guardia di Finanza di Roma stanno eseguendo tra Roma e le province di Napoli, Salerno e Agrigento una vasta operazione di polizia giudiziaria disposta dalla Procura della Repubblica di Roma, che prevede l'applicazione di diverse ordinanze di custodia cautelare e misure di interdizione.
L'odierna attività vede indagati pubblici funzionari, imprenditori e professionisti per associazione per delinquere finalizzata alla commissione dei reati di corruzione e falso.
In particolare, finanzieri del Nucleo Speciale Anticorruzione hanno in corso l'esecuzione di cinque ordinanze di custodia cautelare domiciliare e due misure interdittive dall'esercizio di attività imprenditoriali e professionali nei confronti di altrettanti indagati nell'ambito del filone di inchieste incentrate sull'illecito rilascio di attestazioni Soa.
L'attività di polizia giudiziaria è svolta all'esito dello sviluppo di approfondite e complesse indagini eseguite nei confronti di una Società Organismo di Attestazione con sede in Roma, deputata al rilascio della certificazione, attestante la capacità economica, professionale e tecnica dell'impresa di eseguire le opere oggetto di aggiudicazione, e obbligatoria per la partecipazione a gare di appalto per l'esecuzione di lavori pubblici.
Le investigazioni, eseguite mediante il vaglio di copiosissima documentazione, l'effettuazione di indagini tecniche e la raccolta di dichiarazioni rese da numerose persone informate sui fatti, hanno consentito di accertare l'esistenza di una vera e propria associazione operante mediante un collaudato ed organizzato sistema, mascherato dietro l'attività di carattere pubblicistico esercitato dalla Soa, con il quale, anziché fornire ai clienti un servizio corretto e imparziale di verifica dei requisiti preordinato alla successiva attestazione, veniva ad essi procurato un pacchetto completo costituito dalla cessione dei requisiti di attestazione, ma assolutamente privo di ogni sostanza e di fatto solo cartolare.
Sulla base di scrupolosi accertamenti è stato possibile ricostruire le effettive operazioni: i comportamenti criminali scoperti prevedevano che alle ditte o alle società clienti della Soa, che avevano la necessità di acquisire una determinata attestazione, venivano forniti rami d'azienda già formalmente in possesso dei requisiti per ottenerla. Come detto, tuttavia, le operazioni sono risultate meramente cartolari: nella realtà, veniva acquisito il solo certificato, privo dei requisiti oggettivi di capacità tecnica ed economica richiesti dalla norma per l'esecuzione di opere di importo superiore ai 150mila euro.
Al termine delle attività, che hanno riguardato circa tre anni di operato della Soa, sono stati segnalati all'Autorità Giudiziaria 27 soggetti per i reati di associazione a delinquere, corruzione e falso in atto pubblico. Sette di questi sono stati colpiti dai provvedimenti oggi in corso di esecuzione. In particolare sono destinatari degli arresti domiciliari, due persone poste ai vertici della società di attestazione e tre imprenditori. Inoltre, sono state emesse due misure interdittive dall'esercizio di attività imprenditoriali e professionali, per una durata di 120 giorni, nei confronti di un dipendente della Soa e di un imprenditore.
Le ordinanze, oltre che nella Capitale, sono in corso di esecuzione, con la collaborazione dei militari della locale componente territoriale del Corpo, anche nelle province di Napoli, Salerno e Agrigento.
Falsi certificati per appalti: 5 arresti tra Roma a Napoli | Il Mattino
ARBITRO MAROCCHINO A TIFOSI MERIDIONALI: “TERRONI DI MERD*”
Quello che è accaduto mercoledì a Limbiate ha dell’incredibile. E’ stato l’arbitro marocchino a rivolgersi ai tifosi con “terroni di merda” che ha fatto infuriare la Serenissima Calcio di Solaro.
Si trattava della partita di recupero della categoria Juniores tra la Serenissima e la Victor. A dirigere la partita l’arbitro marocchino iscritto nella sezione Aia (Associazione italiana arbitri) di Saronno.
All’improvviso, durante i minuti di gioco, quando ha sentito i tifosi meridionali protestare per una sua decisione, ha perso la calma. Si è girato verso di loro con l’espressione che ha lasciato tutti allibiti.
“Il nostro giocatore Fortino – spiegano dalla Serenissima – con calma ha chiesto all’abitro di contenersi e di non rivolgersi agli spettatori con certe frasi. Gli è costata l’espulsione. Dopo la sospensione di un quarto d’ora, per le proteste del pubblico, ha ripreso la gara e ha espulso anche Adamo per un nonnulla. Infine, a fine partita, si è rifiutato di rendere i documenti ai giocatori e ha rotto la chiave del suo spogliatoio”.
Arbitro marocchino a tifosi meridionali: ?Terroni di merd*? | VoxNews





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