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Discussione: Terries

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    Predefinito Re: Terryes

    Napoli, brutta sorpresa al risveglio:
    rubate le ruote dell'auto sotto casa
    di Nico Falco
    L’auto parcheggiata come abitudine sotto casa e, alle prime ore del mattino, l’amara sorpresa: tutte le ruote erano scomparse e il telaio era appoggiato a terra. È successo in via Tibullo, quartiere Bagnoli, sul pendio di Agnano.
    Il proprietario ha postato su Facebook la fotografia dell’automobile alle cinque del mattino e lo scatto in poche ore ha raccolto numerosi like ed è stato commentato molte volte. Tra gli interventi, parecchi utenti che risiedono proprio nella zona e che si lamentano del picco di furti e danneggiamenti che avvengono nella notte. I ladri, racconta una ragazza, hanno addirittura scassinato e spostato la sua automobile per rubare più agevolmente le ruote all’altra.
    Napoli, brutta sorpresa al risveglio: rubate le ruote dell'auto sotto casa | Il Mattino



    Striano, a un evento sulla legalità
    con lo scuolabus privo di revisione
    di Nello Fontanella
    STRIANO - Sarebbero andati, di lì a poco, a una manifestazione sulla legalità. Peccato però che lo scuolabus comunale che li doveva trasportava era privo dell'annuale revisione tecnica. È successo ieri a Striano dove la Polizia Stradale, sezione di Napoli diretta da Carmine Soriente e Distaccamento di Nola guidato da Giovanni Grimaldi, nel corso di un controllo nell'ambito del programma «gite scolastiche in sicurezza», ha sequestrato e sospeso dalla circolazione uno scuolabus comunale poichè privo dell'annuale revisione tecnica.
    Gli agenti erano intenti a controllare un autobus che doveva portare studenti di un'altra scuola in gita scolastica. La loro attenzione è stata però attirata dallo scuolabus comunale in transito in quel momento, all'interno del quale vi erano i bambini della scuola elementare. Una volta imposto l'alt, i poliziotti al controllo dei documenti hanno scoperto che il mezzo non era stato revisionato come prescritto dalla norma. Inoltre era sprovvisto delle attrezzature di sicurezza in caso di incidente, nello specifico mancavano i martelletti rompi vetri. A quel punto è scattato il fermo e la sospensione dalla circolazione. Lo stesso scuolabus avrebbe dovuto accompagnare altri alunni ad una manifestazione sulla legalità. Avvertito dello spiacevole episodio, il sindaco della cittadina ha chiesto scusa per l'inconveniente.
    A una manifestazione sulla legalità con lo scuolabus privo di revisione | Il Mattino

    Spogliatoti con feci e urine al San Giovanni Bosco,
    condotte fognarie fuori uso
    di Melina Chiapparino
    Feci, urine e blatte. Questo è lo scenario di degrado denunciato in un documento sindacale della Cgil che punta il dito sullo stato degli spogliatoi dell'ospedale 'San Giovanni Bosco'.
    Si tratta dei locali al piano sotterraneo della struttura che, come segnalato dai sindacalisti dell'ospedale della Doganella, si allagano frequentemente a causa della mancata manutenzione delle condotte di scarico.
    «Il presidio si è di nuovo allagato di liquami fognari rovinando gli indumenti dei dipendenti e impedendo anche l'accesso agli stessi- si legge nella nota Cgil che fa riferimento all'allagamento avvenuto 3 giorni fa- tra feci che galleggiavano nelle urine e la presenza di blatte di notevoli dimensioni era alquanto pericoloso accedere stante il rischio di contrare qualche infezione».
    Spogliatoi con feci e urine allarme al San Giovanni Bosco | Il Mattino

    Rapinatori seriali a 16 anni: presi il terrore di farmacisti e uffici postali
    Altre sette rapine in cinque mesi. Ai danni di farmacisti, uffici postali, parrucchieri. Tutti colpi messi a segno da due minorenni, delinquenti seriali, che sono stati appena individuati e arrestati dai carabinieri. Secondo quanto accertato, in 5 mesi avevano compiuto sette rapine, oltre alle 21 già contestate: il gip ha condiviso la richiesta della procura di Napoli, disponendone l'accoglienza nel carcere di Nisida.
    A eseguire l'ordinanza di custodia nell'istituto, i carabinieri della compagnia di Casoria. Destinatari dei provvedimenti i due ragazzini, entrambi 16enni, residenti ad Arzano e Casoria e già rinchiusi dal 10 marzo scorso, a seguito del loro arresto - insieme con 3 complici - per la partecipazione a una banda composta da minorenni che in poco più di 5 mesi, aveva commesso 21 rapine tra Napoli e Caserta. Su richiesta della procura per i minorenni, il giudice ha emesso il nuovo provvedimento dopo indagini dei carabineri dell’aliquota radiomobile di Casoria effettuate visionando le immagini di videosorveglianza.
    L’analisi dei filmati ha consentito di acquisire «inequivocabili elementi di colpevolezza circa la partecipazione dei 2, insieme a complici ancora in via d’identificazione, alle seguenti 7 rapine, commesse a casoria tra aprile e luglio 2016: 9 aprile 2016, rapina all’ufficio postale in via Cavour (armati di taglierino, bottino 5.453,83 euro); 28 maggio, rapina alla farmacia Russo (questa volta armati di pistola avevano portato via 3.500 euro); 11 giugno 2016, altra rapina alla farmacia (3.500 euro); 16 luglio, nel mirino la farmacia Catapano (il 16enne di Casoria armato di pistola in questo caso aveva agito con un complice ancora in via d’identificazione e si era fatto consegnare 2.690 euro); 23 luglio, rapina alla farmacia Dello Iacovo (il 16enne di Arzano, in questo caso, armato di coltello e con un complice da identificare si era fatto consegnare 1.350 euro). Ancora: il
    29 luglio, rapina al parrucchiere “Vanity hair” di Casoria (bottino: 250 euro e le chiavi del motorino usato per la fuga). Stesso giorno, rapina alla farmacia Eredi dottor Bruno, altri 560 euro portati via.
    Rapinatori seriali a 16 anni: presi il terrore di farmacisti e uffici postali | Il Mattino

    Napoli, tredicenne violentato da branco di minori
    I baby aguzzini sono 11. La vicenda scoperta dopo la denuncia della madre della giovanissima vittima
    Napoli, 24 marzo 2017 - Orrore nel Napoletano: un tredicenne è stato costretto a subire violenza sessuale da parte di branco di 11 minorenni, di cui tre non ancora sotto i 14 anni. Il fatto è avvenuto a Giugliano e, da quanto accertato dai carabinieri della locale Compagnia, gli abusi andavano avanti da 4 anni. L'ultimo è avvenuto nel gennaio scorso.
    A far partire l'indagine dalla denuncia della mamma della giovanissima vittima, affetta anche da una lieve disabilità mentale. Per otto presunti responsabili il Gip ha disposto l'accompagnamento in comunità. Il ragazzino sarebbe stato abusato dal branco in strada e solo in una occasione, secondo quanto accertato dagli inquirenti, in casa di uno degli indagati. Le accuse sono di violenza di gruppo e sequestro di persona.
    Napoli, tredicenne violentato da branco di minori - Cronaca - quotidiano.net

    TRIBUNALE NAPOLI VIETA ESPULSIONE TRANS BRASILIANO
    Repubblica delle banane, e non solo in senso figurato. Sarà rilasciato il trans brasiliano ‘Adriana’, trattenuto dallo scorso 24 gennaio nel Cie di Restinco (Brindisi) perché clandestino.
    Lo comunica all’ANSA l’avvocato Cathy Latorre, attivista del movimento transessuale italiano, spiegando che il tribunale di Napoli ha concesso ad ‘Adriana’ un permesso di soggiorno di sei mesi, in attesa che ‘lei’ sia ‘ascoltata’ dalla commissione ministeriale territoriale che analizzerà la sua richiesta di protezione umanitaria. Adriana da tre giorni era in una cella di sicurezza del Cie: la misura era utilizzata per proteggerla da alcuni uomini trattenuti nella struttura che l’avevano minacciata di morte. Per Latorre, sulla decisione della sua liberazione ha influito anche “l’attenzione dell’opinione pubblica sollecitata dalle condizioni disumane della detenzione di Adriana”.
    Una barzelletta. Ora basta chiedere la ‘protezione umanitaria’ e arriva un magistrato a darti un permesso di soggiorno: non vogliamo indagare sul perché, ma scommettiamo che deve esserci un motivo ‘particolare’.
    Su quali basi un brasiliano può anche solo chiedere asilo in Italia?
    Tribunale Napoli vieta espulsione Trans brasiliano | VoxNews

    Maxitruffa al poker e scommesse
    Scoperto «cervellone» a Napoli
    Giro d'affari clandestino in tutt'Italia
    di Marco Di Caterino
    Maxi truffa sul gioco e le scommesse on line. A Casoria, provincia di Napoli, la Guardia di Finanza ha scoperto un attrezzatissimo laboratorio informatico, dove - grazie all’abilità di tecnici preparati - era possibile “uscire” dalla rete dei Monopoli di Stato che controlla e conta puntate e vincite. Obiettivo: dirottare su siti .com, quelli esteri, le puntate sui match sportivi. E non solo.
    I militari della Guardia di Finanza, compagnia di Afragola, diretta dal capitano Dario Gravina, hanno accertato che in questo laboratorio venivano modificate le schede elettroniche dei giochi virtuali online: poker, corse dei cani e dei cavalli, partite di calcio che, pur risultando attive nella rete di controllo dei Monopoli, non conteggiavano le puntate, intascate dai gestori dei locali.
    In un mese, come hanno accertato i finanzieri, il laboratorio clandestino ha un fatturato di 240 mila euro dai clienti sparsi per tutta l’Italia, da Palermo a Brescia. Il laboratorio e tutta l’attrezzatura sono stati sequestrati, mentre per il titolare e i sette tecnici, sono stati denunciati.
    Maxitruffa al poker e scommesse Scoperto «cervellone» a Napoli | Il Mattino

    Napoli, arrestato primario dell'istituto Pascale
    In tutto sette misure cautelari e un decreto di sequestro patrimoniale. Il primario accusato di fornire macchinari medici per curare i tumori evitando il bando di gara
    Sette misure cautelari e un decreto di sequestro patrimoniale sono il bilancio di un'operazione anticorruzione nell'ambito di un'indagine sui rapporti di fornitura di prodotti all'Istituto Nazionale Fondazione Pascale di Napoli, polo oncologico di eccellenza in Campania.
    Tra i destinatari degli arresti (domiciliari), eseguiti stamattina dalla Guardia di Finanza figura anche il primario Francesco Izzo. Secondo le indagini, Izzo, insieme con la moglie, aveva costituito due società attraverso le quali faceva da intermediario per l'approvvigionamento di dispostivi medicali e macchinari che il Pascale acquistava per le cure antitumorali.
    Il primario faceva risultare gli apparati come gli unici idonei per quel tipo di cure e creava le condizioni affinché fossero acquistati urgentemente dalle società a lui riconducibili: in questo modo si evitava il bando di gara e si procedeva con una trattativa privata.
    Le società, inoltre, gonfiavano il loro fatturato aumentando sensibilmente il prezzo di acquisto dei dispositivi. Tutto questo, secondo gli investigatori, avveniva con la compiacenza del dirigente amministrativo, anch'egli arrestato. Ai domiciliari sono finiti anche alcuni imprenditori del settore farmaceutico e un informatore scientifico. Complessivamente i finanzieri hanno sequestrato beni per quasi due milioni di euro.
    Napoli, arrestato primario dell'istituto Pascale - Cronaca - quotidiano.net

    INTERDETTO L'AMMINISTRATORE
    Altamura, il crac del salotto «Incanto»: buco da 38 milioni
    Per la procura dopo il fallimento l'imprenditore avrebbe proseguito l'attività. Nel 2007 fatturava 70 milioni
    BARI - La crisi che ha colpito l’industria del salotto ha lasciato una scia di fallimenti nel tessuto produttivo pugliese e lucano. Ma c’è un caso, quello della Incanto Group di Altamura, che potrebbe nascondere altro: dietro il crac da 38 milioni, che nel 2012 ha cancellato quasi 300 posti di lavoro, ci sarebbe un sistematico svuotamento delle casse di una società che nel 2006 fatturava 72 milioni di euro l’anno ed era ritenuta un gioiello, con collezioni presentate al Salone del mobile di Milano ed una presenza forte nei mercati degli Usa e dell’Estremo Oriente.
    La Procura di Bari, con il pm Giuseppe Dentamaro, ha chiesto e ottenuto dal gip Alessandra Piliego l’interdizione per un anno dalle attività di impresa di Giovanni Sforza, 46 anni, ex amministratore unico della Incanto, ritenuto il dominus di un gruppo che nei mesi successivi al fallimento (dichiarato nel 2012), avrebbe continuato a operare in frode ai creditori. L’accusa per l’imprenditore altamurano (che ieri mattina, davanti al gip, si è avvalso della facoltà di non rispondere) è di bancarotta fraudolenta, ipotesi che la Procura contesta anche ad altre tre persone, suoi familiari, ritenuti a vario titolo responsabili di una serie di atti che - in base alle indagini della Finanza - avrebbero portato a dissipare il patrimonio societario.
    Erano stati del resto i commissari giudiziali, nell’ambito di una domanda di concordato preventivo fatta nel 2011, a rilevare gravi irregolarità contabili che avevano portato il Tribunale di Bari a dichiarare il fallimento ed a trasmettere gli atti alla magistratura. A fronte dei debiti accertati, infatti, è emerso come i 26 milioni di attivo dichiarati in realtà esistessero solo sulla carta. Questo perché - secondo le relazioni depositate agli atti - a partire dal 2008, cioè dal primo anno di flessione del fatturato, sarebbe partito un tentativo di svuotare la Incanto per trasferirne gli asset (sostanzialmente i marchi commerciali, le collezioni e il magazzino delle materie prime) in una nuova società pulita.
    Le indagini delegate dalla Procura al Nucleo di polizia tributaria della Finanza di Bari hanno scoperto una ragnatela di nuove società, tutte riconducibili alla famiglia Sforza, che hanno continuato a produrre divani anche dopo il fallimento di Incanto, utilizzando però gli stessi dipendenti e le stesse attrezzature della società fallita ma senza corrispondere un centesimo. Agli atti anche i contratti stipulati con un importante marchio nazionale, che nel corso del 2011 aveva preso in licenza una delle collezioni («Immagina»): ma non a beneficio della Incanto, bensì di un’altra società riconducibile agli indagati che dunque incassava le royalties in modo tale da poter pagare gli stipendi agli operai che, ad Altamura, continuavano a lavorare nel capannone.
    Emblematico poi, secondo la Procura, anche il caso della triangolazione con l’estero. Nel 2008 una società ungherese con 1.700 euro di capitale, riconducibile sempre alla famiglia Sforza, si era impegnata ad acquistare per 4,8 milioni il marchio Sofitalia International. In questo modo, Incanto può «abbellire» bilanci che già mostravano perdite per 10 milioni. Solo che quei soldi non arriveranno mai. E nel 2011, un giorno prima di chiudere i bilanci da depositare in sede di concordato, Incanto stralcia il credito verso la società ungherese, «evidentemente con il solo interesse di sopravvalutare, fittiziamente, il patrimonio aziendale».
    Agli atti del fascicolo, come detto, ci sono soprattutto i documenti depositati dai curatori fallimentari. Nelle carte ci sono gli atti con cui Incanto ha svenduto buona parte del suo patrimonio, comprese le auto aziendali, comprate per pochi spiccioli dall’amministratore e dai suoi familiari. Ora, dopo la chiusura delle indagini, la Procura dovrà decidere se chiedere il rinvio a giudizio. La bancarotta fraudolenta ha una prescrizione lunghissima, 15 anni, che decorrono dal giorno del fallimento.
    Altamura, il crac del salotto «Incanto»: buco da 38 milioni - La Gazzetta del Mezzogiorno

    Falsi certificati per appalti pubblici: cinque arresti tra Roma a Napoli
    Dalle prime ore dell'alba, i finanzieri del Nucleo Speciale Anticorruzione della Guardia di Finanza di Roma stanno eseguendo tra Roma e le province di Napoli, Salerno e Agrigento una vasta operazione di polizia giudiziaria disposta dalla Procura della Repubblica di Roma, che prevede l'applicazione di diverse ordinanze di custodia cautelare e misure di interdizione.
    L'odierna attività vede indagati pubblici funzionari, imprenditori e professionisti per associazione per delinquere finalizzata alla commissione dei reati di corruzione e falso.
    In particolare, finanzieri del Nucleo Speciale Anticorruzione hanno in corso l'esecuzione di cinque ordinanze di custodia cautelare domiciliare e due misure interdittive dall'esercizio di attività imprenditoriali e professionali nei confronti di altrettanti indagati nell'ambito del filone di inchieste incentrate sull'illecito rilascio di attestazioni Soa.
    L'attività di polizia giudiziaria è svolta all'esito dello sviluppo di approfondite e complesse indagini eseguite nei confronti di una Società Organismo di Attestazione con sede in Roma, deputata al rilascio della certificazione, attestante la capacità economica, professionale e tecnica dell'impresa di eseguire le opere oggetto di aggiudicazione, e obbligatoria per la partecipazione a gare di appalto per l'esecuzione di lavori pubblici.
    Le investigazioni, eseguite mediante il vaglio di copiosissima documentazione, l'effettuazione di indagini tecniche e la raccolta di dichiarazioni rese da numerose persone informate sui fatti, hanno consentito di accertare l'esistenza di una vera e propria associazione operante mediante un collaudato ed organizzato sistema, mascherato dietro l'attività di carattere pubblicistico esercitato dalla Soa, con il quale, anziché fornire ai clienti un servizio corretto e imparziale di verifica dei requisiti preordinato alla successiva attestazione, veniva ad essi procurato un pacchetto completo costituito dalla cessione dei requisiti di attestazione, ma assolutamente privo di ogni sostanza e di fatto solo cartolare.
    Sulla base di scrupolosi accertamenti è stato possibile ricostruire le effettive operazioni: i comportamenti criminali scoperti prevedevano che alle ditte o alle società clienti della Soa, che avevano la necessità di acquisire una determinata attestazione, venivano forniti rami d'azienda già formalmente in possesso dei requisiti per ottenerla. Come detto, tuttavia, le operazioni sono risultate meramente cartolari: nella realtà, veniva acquisito il solo certificato, privo dei requisiti oggettivi di capacità tecnica ed economica richiesti dalla norma per l'esecuzione di opere di importo superiore ai 150mila euro.
    Al termine delle attività, che hanno riguardato circa tre anni di operato della Soa, sono stati segnalati all'Autorità Giudiziaria 27 soggetti per i reati di associazione a delinquere, corruzione e falso in atto pubblico. Sette di questi sono stati colpiti dai provvedimenti oggi in corso di esecuzione. In particolare sono destinatari degli arresti domiciliari, due persone poste ai vertici della società di attestazione e tre imprenditori. Inoltre, sono state emesse due misure interdittive dall'esercizio di attività imprenditoriali e professionali, per una durata di 120 giorni, nei confronti di un dipendente della Soa e di un imprenditore.
    Le ordinanze, oltre che nella Capitale, sono in corso di esecuzione, con la collaborazione dei militari della locale componente territoriale del Corpo, anche nelle province di Napoli, Salerno e Agrigento.
    Falsi certificati per appalti: 5 arresti tra Roma a Napoli | Il Mattino

    ARBITRO MAROCCHINO A TIFOSI MERIDIONALI: “TERRONI DI MERD*”
    Quello che è accaduto mercoledì a Limbiate ha dell’incredibile. E’ stato l’arbitro marocchino a rivolgersi ai tifosi con “terroni di merda” che ha fatto infuriare la Serenissima Calcio di Solaro.
    Si trattava della partita di recupero della categoria Juniores tra la Serenissima e la Victor. A dirigere la partita l’arbitro marocchino iscritto nella sezione Aia (Associazione italiana arbitri) di Saronno.
    All’improvviso, durante i minuti di gioco, quando ha sentito i tifosi meridionali protestare per una sua decisione, ha perso la calma. Si è girato verso di loro con l’espressione che ha lasciato tutti allibiti.
    “Il nostro giocatore Fortino – spiegano dalla Serenissima – con calma ha chiesto all’abitro di contenersi e di non rivolgersi agli spettatori con certe frasi. Gli è costata l’espulsione. Dopo la sospensione di un quarto d’ora, per le proteste del pubblico, ha ripreso la gara e ha espulso anche Adamo per un nonnulla. Infine, a fine partita, si è rifiutato di rendere i documenti ai giocatori e ha rotto la chiave del suo spogliatoio”.
    Arbitro marocchino a tifosi meridionali: ?Terroni di merd*? | VoxNews

  2. #632
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    Predefinito Re: Terryes

    Bullismo, aggredite a Salerno madre e figlia
    Incontro chiarificatore degenera in una rissa, indaga la polizia. La famiglia della 12enne denuncia: "Dopo l'aggressione si sono anche vantati su Facebook"
    Giovanni Vasso
    Caso di bullismo a Salerno, il branco prende di mira una ragazzina e l’appuntamento fissato per chiarire e far pace finisce in un pestaggio in cui è rimasta coinvolta anche sua mamma.
    Ma, dopo le botte, spuntano pure le vanterie sui social: “Siamo così famosi che i giornali parlano di noi”.
    L'inquietante episodio è avvenuto in pieno centro. Settimane di bullismo ai danni di una 12enne sono culminate in una vera e propria rissa che ha visto coinvolti non meno di venti ragazzini. Nella serata di sabato scorso, come denunciato dalla famiglia della giovanissima, il “chiarimento” sarebbe fallito e degenerato in una vera e propria aggressione di cui hanno fatto le spese la ragazzina e sua madre che aveva provato a difenderla dai coetanei.
    Secondo quanto riporta la Città di Salerno, la 12enne era sottoposta a vessazioni di ogni sorta in classe. La prendevano in giro per il suo aspetto fisico, le usavano violenza fisica e verbale, le avrebbero sottratto soldi. E proprio perché sapeva cosa stava accadendo alla figlia, la madre l’ha accompagnata a un appuntamento datole dagli stessi compagni di scuola.
    Dopo l’incontro i presunti bulli si sono vantati dell’episodio. Hanno scritto su Facebook di essere “il Bronx di Salerno”, di essere “così famosi che i giornali parlano di noi”. Post, condivisioni, tag e likes che adesso finiranno sul tavolo degli investigatori della questura di Salerno.
    Bullismo, aggredite a Salerno madre e figlia - IlGiornale.it

    Rapinatore arrestato due volte in poche ore nel centro di Napoli
    Arrestato due volte in un giorno. Un 18enne napoletano è stato bloccato dai poliziotti dell’Ufficio prevenzione generale poco dopo le 14 di ieri per il reato di rapina e successivamente alle 20 dagli agenti del Reparto prevenzione crimine Campania per il reato di evasione dagli arresti domiciliari.
    A chiedere aiuto a un “pantera” della Polizia, impegnata nel controllo del territorio, tre giovani che erano stati appena rapinati in piazza Dante mentre erano in compagnia di un altro loro amico preso come ostaggio dal rapinatore mentre si allontanava. Ma il bandito è stato intercettato dagli agenti in via Bellini, accerchiato e arrestato. Restituito alle vittime il bottino.
    Il rapinatore è stato condotto nella sua abitazione in via Salita dei Principi e sottoposto alla misura cautelare degli arresti domiciliari in attesa del processo per direttissima di oggi. Ieri sera, però, è stato intercettato nel rione Sanità. Inoltre, da successivi controlli è emerso che il giovane era stato già arrestato 15 giorni fa per il reato di estorsione e successivamente giudicato, condannato e il 16 marzo scarcerato, beneficiando della sospensione della pena.
    Rapinatore arrestato due volte in poche ore nel centro di Napoli | Il Mattino

    Copia l'esame d'avvocato, assolto: «Ci fu uno sforzo critico»
    di Nicola Sorrentino
    NOCERA INFERIORE - Fu denunciato alla Procura per aver copiato durante l’esame di stato valido per l’abilitazione da avvocato: quando però il suo caso arriva al gip, viene assolto. Il ragionamento del magistrato si può sintetizzare così: pur risultando esserci parti copiate, parte dell’elaborato è frutto di uno sforzo autonomo dell’autore. Il caso rientra tra quei 60 segnalati dalla Corte d’Appello di Brescia l’anno scorso alla Procura di Salerno, che trasferì tutto per competenza al distretto di Nocera Inferiore, sulla prova per l’abilitazione per avvocato del 2015. La commissione rivelò anomalie in diversi degli elaborati, che contenevano parti del testo riprodotte integralmente da internet o da fonti giuridiche protette da copyright, facendo scattare la contestazione penale regolata dalla legge 475 del 1925. Ovvero, «la falsa attribuzione di lavori altrui da parte di aspiranti al conferimento di lauree, diplomi, uffici, titoli e dignità pubbliche».
    Copia l'esame d'avvocato assolto: «Ci fu uno sforzo critico» | Il Mattino

    Chirurgia invasa dalle blatte: è allarme in ospedale
    di Melina Chiapparino
    L'allarme è stato lanciato dai ricoverati che ieri mattina hanno visto le blatte nel loro reparto di degenza. L'episodio è accaduto al secondo piano dell'ospedale Loreto Mare nell'Unità di Chirurgia dove gli insetti sono stati intercettati nei bidoncini dei rifiuti speciali e tra i corridoi ospedalieri.
    Questa mattina è stata richiesta dai responsabili del reparto una disinfestazione urgente dei locali ma sull'accaduto sono esplose le polemiche e le accuse dei familiari dei pazienti.
    Chirurgia invasa dalle blatte: è allarme in ospedale | Video | Il Mattino

    Denaro in cambio di assunzioni in clinica sannita ma è una truffa
    Chiedevano e intascavano denaro in cambio di promesse di assunzione alla clinica «Maugeri» di Telese Terme, in provincia di Benevento, e, per questo, tre persone (un medico, un'infermiera e un funzionario) sono finite nel registro degli indagati nell'ambito di un'inchiesta condotta dai carabinieri e coordinata dalla Procura della Repubblica di Benevento.
    I militari del Nas di Salerno hanno effettuato una serie di perquisizioni domiciliari nei confronti dei tre indagati e in alcune abitazioni delle vittime, alcune delle quali avrebbero confermato l'esborso di denaro. Secondo quanto si è appreso, gli indagati, accusati di associazione a delinquere, truffa e millantato credito, avrebbero chiesto circa 10mila euro per ogni promessa di posto di lavoro da assegnare. Almeno 40 sarebbero le persone raggirate e truffate.
    I tre indagati avevano riferito alle loro vittime che la clinica stava per mettere a bando una quarantina di posti di lavoro. Alcune di queste, però, dopo avere scoperto l'inganno, si sono recate dai carabinieri per presentare una denuncia. L'inchiesta del Nas di Salerno, coordinata dal sostituto procuratore di Benevento Francesca Saccone, avrebbe così fatto luce su quello che appare un consistente giro di affari. I militari dell'Arma hanno effettuato diverse perquisizioni domiciliari perlopiù a casa di alcune vittime della truffa, in maggior parte residenti nei comuni della Valle Telesina, in provincia di Benevento. Perquisizioni sono state fatte anche a casa dei tre indagati, ovvero un medico, un'infermiera e un funzionario della clinica. Secondo gli inquirenti i tre - accusati di associazione a delinquere, truffa e millantato credito - avrebbero chiesto in media 10mila euro per ogni promessa di posto di lavoro millantando amicizie altolocate. Alcune somme sarebbero anche state intascate.
    Denaro in cambio di assunzioni in clinica ma è una truffa | Il Mattino

    Napoli, «festini gay coi preti a pagamento»: l'accusatore conferma in Procura
    di Maria Chiara Aulisio
    In Procura il grande accusatore del parroco di Pizzofalcone. Il giovane Paolo che in una intervista al Mattino raccontò nei dettagli la storia dei suoi incontri a luci rosse con il sacerdote di Monte di Dio, è stato ascoltato dai militari della Guardia di finanza della sezione di polizia giudiziaria della Procura, guidata dal tenente colonnello Luigi Del Vecchio. Un interrogatorio su dettagli e circostanze nell'ambito dell'inchiesta sui festini gay affidata al sostituto procuratore Clelia Mancuso del pool specializzato in reati contro le fasce deboli coordinato dal procuratore aggiunto Luigi Frunzio. Un lungo confronto, quello con gli uomini del colonnello Del Vecchio che - come racconta lo stesso Paolo - hanno voluto sapere quando, dove e, soprattutto chi, avrebbe partecipato agli incontri che lo vedevano protagonista insieme con il sacerdote di Santa Maria degli Angeli: «Ai finanzieri - dice Paolo - ho raccontato e confermato tutto: sì, è vero, ho più volte avuto incontri sessuali con i preti».
    L'indagine dunque si allarga e punta anche su altri prelati che avrebbero partecipato a quelle «feste». Da un lato i sacerdoti, dall'altro giovani disponibili a offrire prestazioni sessuali in cambio di un po' di danaro. L'obiettivo degli investigatori è quello di raccogliere testimonianze, elementi utili a capire se dietro quei festini a luci rosse, tra chat rubate da facebook, nomi, cognomi, numeri di telefono e dossier anonimi, possano nascondersi ben altri scenari, fatti penalmente rivelanti, eventuali storie di prostituzione o pedofilia. Bisognerà attendere ancora per dare il tempo agli inquirenti di mettere insieme una serie di nuovi tasselli che via via si vanno componendo.
    L'interrogatorio del ragazzo negli uffici del Centro direzionale fa seguito ai recenti blitz della Guardia di finanza prima in Curia, a largo Donnaregina, poi a Pozzuoli, nell'ufficio diocesano del vescovo, monsignor Gennaro Pascarella. Qui i militari avevano raccolto informazioni anche sulla posizione di altri sacerdoti, un paio in particolare, protagonisti di un secondo dossier consegnato in procura dall'associazione «Meter». In quel fascicolo si faceva anche il nome di un prete della diocesi di monsignor Pascarella a cui sarebbe stata affidata la responsabilità di una parrocchia napoletana.
    «Festini gay coi preti a pagamento», l'accusatore conferma in Procura | Il Mattino

    A 11 anni chiama da scuola la madre: "Mamma butta la droga, papà è con i carabinieri"
    Una ragazzina di 11 anni ha chiamato la madre dicendole di buttare la droga del padre per evitare guai all'uomo, già sorvegliato speciale, ma i carabinieri erano già in casa
    Enrica Iacono
    È bastata una telefonata della figlia in cui voleva aiutare il padre per incastrare un uomo di 42 anni, sorvegliato speciale a Catania.
    L'uomo, infatti, si è presentato ieri mattina nella caserma dei carabinieri di Fiumefreddo, in provincia di Catania, perché sottoposto all'obbligo di firma. Avrebbe poi accompagnato la figlia 11enne a scuola.
    Ma appena è rimasta sola la ragazzina ha immediatamente chiamato la madre per evitare altri guai al papà: "Mamma butta tutto. Ci sono i carabinieri con papà". E gli stessi carabinieri che già sospettavano che l'uomo avesse a che fare con gli stupefacenti, sono arrivati a casa sua e hanno costretto la moglie a rispondere alla telefonata della ragazza in viva-voce.
    Dopo una perquisizione della casa e grazie al fiuto del cane Auro sono stati ritrovati una decina di grammi di cocaina ed eroina suddivise in dosi e 90 compresse di sostanze da utilizzare per il taglio della droga. Il 42enne è stato arrestato e la moglie denunciata per determinazione al reato di persona non imputabile.
    A 11 anni chiama da scuola la madre: "Mamma butta la droga, papà è con i carabinieri" - IlGiornale.it

    "Case popolari a famiglie di camorra". È bufera su De Magistris
    L'avvocatura: "Camorra non è motivo per negarli".
    Lucio Di Marzo
    Si trincera dietro il testo di una legge regionale vecchia di 20 anni il Comune di Napoli, sotto accusa per l'assegnazione di tre alloggi popolari a famiglie di cui fanno parte persone sotto inchiesta per "reati associativi", compreso Davide Francescone, accusato per l'uccisione di Antonio Landieri, vittima innocente di una faida di camorra al quartiere Scampia.
    È il Corriere della Sera a scrivere di una storia portata alla luce per la prima volta dal Mattino, quotidiano di Napoli, che vede il Comune sotto accusa e il governo che chiede l'utilizzo del buon senso, prima ancora che della legge, per l'assegnazione degli alloggi disponibili.
    L'attacco arriva dal ministro Claudio De Vincenti, con delega al Mezzogiorno, che sostiene: "Il parere dell’Avvocatura del Comune di Napoli che ha consentito l’assegnazione di alloggi popolari a famiglie di camorristi appare a dir poco formalistica".
    Richiama al buonsenso, De Vincenti, sostenendo che persone responsabili di reati legati alla camorra, o per questo sotto accusa, non possono passare davanti a onesti cittadini.
    "Case popolari a famiglie di camorra". È bufera su De Magistris - IlGiornale.it

    Campania, la sanatoria di De Luca che salva 70 mila case abusive
    di Marco Demarco
    «Finché il territorio sarà considerato oggetto di baratto in cambio di consensi elettorali, quelle che poi verranno saranno lacrime di coccodrillo». Dicevano così, quelli del Pd campano, quando a legiferare sull’abusivismo edilizio era la giunta di centrodestra guidata da Stefano Caldoro. Era il 2014 e alludendo alle gravi condizioni idrogeologiche della Campania e alla precarietà dei sui paesaggi, le dichiarazione dei parlamentari di opposizione grondavano intransigenza e indignazione.
    Ora che sulla stessa materia interviene invece Vincenzo De Luca, ufficialmente rientrato nella maggioranza renziana dopo gli sbandamenti post referendari, nessuno sembra aver più voglia di polemizzare o lanciare allarmi. Ora come allora sarebbe possibile fermare le ruspe della legalità, darla vinta a chi ha costruito abusivamente, ignorare le leggi nazionali che tendono a ostacolare lo sprawl urbano, cioè l’avanzamento dell’edilizia «fuorilegge», e ciò nonostante i più tacciono.
    Ieri la notizia è stata riportata solo dal Corriere del Mezzogiorno, segno di una generale disattenzione. Eppure, l’oggetto del contendere è tutt’altro che irrilevante: si parla di oltre 70 mila manufatti disseminati lungo coste e zone interne della Campania. Sono quelli sfuggiti all’ultimo condono o costruiti dopo il 2003. E minacciano aree vincolate e non. L’idea avanzata dalla Regione è questa: consentire ai Comuni di rilevare, anziché abbattere, le strutture abusive. E nel caso si trattasse di semplici abitazioni e non di capannoni o strutture adattabili a uffici pubblici, il suggerimento è di riconsegnarle in fitto a chi già le abita.
    Il nuovo provvedimento
    Ma perché escludere le ipotesi di un condono mascherato o, peggio ancora, di una cambiale elettorale? Se l’accusa valeva per Caldoro, perché non valutarla anche ora? Macché. Per De Luca, il nuovo provvedimento si giustifica con imprescindibili ragioni di «razionalizzazione e semplificazione in materia di governo del territorio». Questo e null’altro.
    Nessuna spiegazione, invece, del perché un analogo provvedimento non abbia funzionato negli anni passati; sul perché i Comuni non abbiano già acquisito, pur potendo, che pochissimi manufatti; e sul perché si torni oggi ad agitare prospettive realistiche solo nelle intenzioni. A meno che non si intenda lasciare tutto così com’è.
    Campania, la sanatoria di De Luca che salva 70 mila case abusive - Corriere.it

    Napoli. Imponeva le imprese degli «amici», indagato funzionario Asl
    di Nico Falco
    Il suo ruolo era di controllare cantieri, attività ed esercizi commerciali, anche su delega dell’Autorità Giudiziaria. Quando i requisiti non erano soddisfatti, però, non si limitava a notificarlo o a fare scattare sanzioni: suggeriva lui stesso la società a cui rivolgersi per corsi formativi e adeguamenti vari. Anzi, secondo l’accusa, più che un suggerimento si trattava di una vera e propria imposizione.
    E’ il perno del procedimento che vede indagato un funzionario del distretto 53 dell’Asl Napoli 1 insieme al titolare di una ditta che si occupa di certificazioni, nell’ambito di indagini svolte dalla sezione Investigativa Centrale della Polizia Locale, diretta dal capitano Giuseppe de Martino, e coordinate dal pm Francesco Raffaele e dal procuratore aggiunto Alfonso d’Avino. Sono in corso questa mattina numerose perquisizioni sia negli uffici della Asl sia nelle ditte che, secondo le indagini, sarebbero state coinvolte. I reati contestati sono associazione e concussione.
    Imponeva le imprese degli «amici», indagato funzionario dell'Asl | Il Mattino

    Le mani della cricca sulla Federico II:
    indagini sul maxi-appalto del Polo universitario
    di ​Leandro Del Gaudio
    È la prossima frontiera di appaltopoli, il nuovo orizzonte di una vicenda culminata giorni fa nella retata di colletti bianchi e professori universitari. Si chiama «appalto polo universitario», valore 40 milioni di euro: una serie di interventi per la manutenzione e l’ampliamento di facoltà universitarie a Napoli (tra San Giovanni a Teduccio alla zona del Frullone), in gran parte già finanziati e cantierati.
    Stando a quanto emerso finora, alcune opere risultano quanto meno sospette e c’è un elenco di soggetti su cui la Procura di Napoli punta a fare chiarezza: a cominciare da tecnici, responsabili di progetto di tranche di lavori, che hanno avuto contatti con Guglielmo La Regina, l’imprenditore indicato come l’artefice di un sistema fondato sulla corruzione di politici e funzionari della pubblica amministrazione.
    Corruzione e turbativa d’asta sono le accuse mosse dal pool coordinato dal procuratore aggiunto Giuseppe Borrelli (i pm Frongillo, Giordano, Landolfi, Maresca, Sanseverino), in uno scenario che rischia di abbracciare altri insospettabili. Indagine sotto traccia, si lavora su un appalto di 40 milioni di euro. Un maxiappalto, legato al polo universitario di San Giovanni a Teduccio e ad altri interventi realizzati nelle sedi napoletane della Federico II.
    Una svolta suggerita da alcune intercettazioni telefoniche e ambientali, ma anche dalla ricostruzione avviata in questi giorni di alcuni passaggi amministrativi. Al lavoro i militari del nucleo di polizia tributaria agli ordini del comandante Giovanni Salerno, la traccia è quella costituita dalle conversazioni tra Guglielmo ed Enrico - leggi La Regina jr e l’imprenditore Martinelli - oltre a Loredana Di Giovanni (grande accusatrice degli ex soci) e l’imprenditore casertano Antonio Bretto (altro indagato in cella). Parlano della gara da 40 milioni, accennano alla possibilità di contattare uno dei responsabili del procedimento, oltre a fare riferimento ad ulteriori gare che dovrebbero essere bandite, come quella di 20 milioni per il restauro della sede di veterinaria in zona Frullone.
    Le mani della cricca sulla Federico II si indaga su maxi-appalto del Polo | Il Mattino

    LO RILEVA L'ISTAT
    Perdite negli acquedotti, maglia nera al Sud
    ROMA. Gli acquedotti italiani disperdono in media il 38,2% dell'acqua immessa. Le perdite maggiori si hanno al sud: il 68,8% a Potenza, il 54,6% a Palermo. Sono alcuni dei dati di un rapporto Istat sulle risorse idriche presentato stamani a un convegno alla Camera in occasione della Giornata Mondiale dell'Acqua.
    Per quanto riguarda le perdite negli acquedotti, dopo Potenza ci sono Campobasso (67,9%), Cagliari (59,3), Palermo (54,6) e Bari (52,3). Capoluogo di Regione più virtuoso e' Milano, con solo il 16,7% di perdite. Seguono Aosta (24,5), Bolzano (26,5), Genova (27,4) e Torino (27,9).
    Perdite negli acquedotti, maglia nera al Sud: Palermo è quarta - Giornale di Sicilia


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    Predefinito Re: Terryes

    Napoli, follia nel traffico: automobilista sfonda il vetro di un'ambulanza con una spranga
    di Melina Chiapparino
    Una botta improvvisa e il vetro dell’ambulanza è andato in frantumi. A bordo del mezzo del 118 che stava percorrendo via Galileo Ferraris, all’altezza dell’area ex Manifattura Tabacchi, c’erano sanitari e un paziente cardiopatico che, loro malgrado, sono stati vittime dell’ennesimo raid di violenza.
    L’episodio è accaduto intorno le 20.30 ed è durato una manciata di secondi, durante i quali medico e infermiere non sono riusciti a intervenire né hanno avuto il tempo di capire bene cosa stesse accadendo, perché l’ambulanza era a sirene spiegate.
    Dal racconto e dalle prime ricostruzioni di quei secondi di follia, sarebbe stato un uomo con una spranga a sfondare il vetro posteriore dell’abitacolo del mezzo, forse infastidito dal suono delle sirene dell’ambulanza che procedeva lentamente anche a causa del traffico veicolare. Dopo aver mandato in frantumi il vetro, l’aggressore è fuggito.
    Follia nel traffico di Napoli: colpisce l'ambulanza con la spranga | Il Mattino

    Lavoratori in sciopero: stop sepolture
    ​Caos nei cimiteri di Napoli Est
    Vietato morire. Nei tre cimiteri di Napoli est i servizi sono bloccati per lo stato di agitazione dei lavoratori della cooperativa che si occupa di sepolture e inumazioni, tumulazioni, ceneri e trasferimenti. Gli otto lavoratori che si alternano tra San Giovanni, Barra e Ponticelli non percepiscono lo stipendio da circa cinque mesi.
    Una storia intricata di appalti e subappalti che si ripercuote non solo sui lavoratori ma soprattutto sulle famiglie che devono attendere per i propri cari appena scomparsi. In sospeso, infatti, ci sono complessivamente oltre 15 servizi cimiteriali (tra sepolture, esumazioni e ceneri da depositare).
    Lavoratori in sciopero: stop sepolture Caos nei cimiteri di Napoli Est | Il Mattino

    Napoli, blatte nell'ospedale Loreto Mare: è il secondo episodio in una settimana
    di Melina Chiapparino
    Blatte tra lenzuola e la biancheria del Loreto Mare, ospedale in cui erano state ritrovate anche 5 giorni fa nell’Unità di Chirurgia, con la conseguente urgente richiesta di disinfestazione da parte del primario del reparto.
    Stavolta, gli insetti sono stati avvistati nei locali del vano biancheria dove si trovano lenzuola e tute degli infermieri preoccupando nuovamente i sanitari della struttura ospedaliera.
    ‘Tra questa notte e stamattina sono state intercettate diverse blatte nei locali della lavanderia e non ci risulta alcuna disinfestazione operata nel nosocomio- accusano Raffaele Bruno, segretario nazionale del Movimento Idea Sociale e Giuseppe Alviti responsabile nazionale del Dipartimento Sicurezza Pubblica e Privata- allo stato dei fatti c’è un rischio igienico sanitario e l’incapacità di risolverlo per cui chiediamo le dimissioni immediate del direttore sanitario del Loreto, Maria Corvino’.
    L’episodio precedente fu denunciato il 27 marzo scorso da alcuni parenti dei degenti del reparto di Chirurgia a cui seguì la denuncia di Francesco Emilio Borrelli, consigliere regionale e membro della Commissione Sanità della Regione Campania.
    Napoli, blatte in corsia in ospedale: secondo episodio in una settimana | Il Mattino

    Maxi rogo a Giugliano: nube tossica. In fiamme rifiuti ammassati
    di Cristina Liguori
    È ripresa un po' in anticipo la stagione dei roghi tossici a Giugliano. Un maxi incendio si è sviluppato in via Gianfelice, stradina a ridosso di via Oasi sacro cuore. In fiamme rifiuti imbustati dalla ditta che effettua la differenziata. I sacconi bianchi erano lì da diversi giorni in attesa di essere raccolti dalla ditta preposta. Invece qualcuno ha ben pensato di appiccare il fuoco. Gli stessi sacchi albergano da mesi in via Santa Caterina. Sul posto sono giunti i carabinieri e i pompieri.
    Giugliano, maxi rogo e nube tossica: in fiamme cumuli di rifiuti accatastati | Il Mattino

    Furti d'auto, Campania e Lazio le regioni dove spariscono più macchine: ecco le più rubate
    In calo i furti di veicoli. È quanto emerge dalla pubblicazione dei dati statistici del 2015 e del 2016 messi a confronto dalla Polizia stradale. L’attività di prevenzione e repressione di questo reato ha fatto registrare, per il 2016, un significativo calo dei furti rispetto al 2015. Si è passati da 114.121 furti del 2015 a 108.090 del 2016 con un decremento del 6,58 per cento.
    I dati
    Per quanto riguarda i furti dei mezzi pesanti nel 2016 c’è stato un decremento del 9,76 per cento con 2.053 mezzi rubati. I furti di autoveicoli sono diminuiti del 5,29 per cento. La regione più colpita nel 2016 è la Campania seguita dal Lazio e Puglia.
    Per le autovetture il calo è stato ancora più significativo: dell’8,82 per cento rispetto al 2015. Le regioni più virtuose dal punto di vista dei furti delle auto sono la Valle d’Aosta con 53 auto rubate seguita dal Trentino con 210 e l’Umbria con 386.
    Furti d'auto, alla Campania il primato nazionale | Il Mattino

    Il mago delle truffe alle banche tradito dalla passione per la pizza di scarole
    La passione per la pizza di scarole gli è costata 16 anni, un mese e 21 giorni di reclusione, ovvero la condanna per truffa, falsità materiale, sostituzione di persona, ricettazione e contraffazione di assegni. Gianluca Maio, 34enne originario di Villaricca, è stato arrestato dai carabinieri della sezione Catturandi del comando provinciale di Milano a Parete, dove si nascondeva a casa della madre. Di preciso era all'interno del divano. È rimasto dentro per due ore, dal momento in cui i militari hanno fatto irruzione nell'appartamento fino a quando hanno chiesto alla sorella del ricercato di alzarsi dalla chaise longue. Maio era rannicchiato in posizione fetale e non ha opposto resistenza.
    Gli investigatori lo cercavano dall'aprile scorso, da quando la sentenza del tribunale di Milano è diventata definitiva per una serie di reati commessi tra il 2010 e il 2014. L'uomo era scappato poco prima in Colombia ma a dicembre è tornato in Campania per trascorrere il Natale in famiglia. Monitorando i contatti dei suoi famigliari e conoscenti, i militari si sono accorti che ricorreva spesso questa domanda: «Sei passato al panificio per prendere la pizza di scarole per Luca?». Hanno così ricostruito il percorso del ricercato e sono risaliti all'appartamento della madre. Maio è considerato un mago delle truffe alle banche, a cui ha portato via centinaia di migliaia di euro grazie all'abilità nel creare matrici di assegni e carte di identità false. In questo modo si intestava assegni a nome di ignari correntisti (successivamente risarciti dalle banche) e lui intascava i contanti negli istituti bancari del nord Italia.
    Il mago delle truffe alle banche tradito dalla passione per la pizza | Il Mattino

    Boss dei Casalesi evaso dal carcere arrestati agenti polizia penitenziaria
    Evaso dal carcere, caccia al ras ai suoi complici e alla «talpa»
    di Angela Nicoletti
    Le indagini sull'evasione di Alessandro Menditti, il boss del clan Belforte di Marcianise, hanno dato un'accelerazione a provvedimenti che stanno eseguendo in tutta Italia i carabinieri del Nucleo Investigativo ­di Frosinone, nelle province di Latina, Napoli, Terni, Avelli­no, Pistoia ed Iserni­a.
    Il provvedimento scat­urisce da attività di­ indagine condotta da­l citato Nucleo e rif­erita a più episodi d­i corruzione, commess­i da un Assistente de­lla Polizia Penitenzi­aria (colpito da misura cautelare arre­sti domiciliari) in servizio presso Casa Circon­dariale, di Frosonone, finalizzati ­all’introduzione frau­dolenta di oggetti e ­droga all’interno delle celle dei detenuti.
    Boss dei Casalesi evaso arrestati agenti polizia | Il Mattino

    Livorno, 11enne litiga con coetaneo alla partita e il padre estrae una pistola
    L'uomo è stato trovato a Milano ma si era già sottratto alla polizia nel 2014 quando si era recato ad Aosta
    Enrica Iacono
    Durante una partita di calcetto il figlio di 11 anni ha litigato con dei coetanei compagni di squadra e così il padre, un sorvegliato speciale imparentato con esponenti di 'ndrangheta dei Morabito si è presentato al campetto con una pistola e ha minacciato il ragazzino 11enne e la madre.
    L'episodio è accaduto a Livorno il 10 marzo ma Giovanni Morabito, un 48enne con precedenti per truffa, droga e reati contro il patrimonio, è stato arrestato dagli agenti della Squadra mobile di Milano diretti da Lorenzo Bucossi sabato scorso nel capoluogo lombardo.
    L'uomo si trovava in un hotel di via Spallanzani anche se avrebbe dovuto rispettare la sorveglianza speciale e restare a Livorno. A Milano è stato arrestato per la violazione della sorveglianza e per aver mostrato un documento falso. Il sorvegliato speciale si era già sottratto alla polizia nel 2014 quando si era recato ad Aosta.
    Livorno, 11enne litiga con coetaneo alla partita e il padre estrae una pistola - IlGiornale.it

    Ammazzo' il fratello e lo sciolse in soda caustica
    di Ciriaco M. Viggiano
    PIANO DI SORRENTO. Omicidio volontario e soppressione di cadavere: sono i reati per i quali il giudice del Tribunale di Torre Annunziata ha condannato a 18 anni di carcere Salvatore Amuro, l'uomo che a dicembre 2015 confesso'di aver ucciso il fratello Franco con un colpo di vanga e di averne poi sciolto il cadavere nella soda caustica.
    La pena si è quindi rivelata più lieve rispetto ai vent'anni di reclusione che il pm Antonella Lauri aveva invocato lo scorso 21 febbraio. E questo anche per merito dell'avvocato Susanna Denaro, difensore di Amuro, che nell'udienza di stamane aveva chiesto per il 53enne reo confesso l'assoluzione per vizio totale di mente o, in subordine, la riduzione della pena indicata dalla Procura. Alla fine, il giudice Maria Concetta Criscuolo ha inflitto ad Amuro 18 anni di carcere dopo avergli riconosciuto le attenuanti generiche e dopo aver applicato la riduzione di un terzo della pena che la legge prevede per chi sceglie il rito abbreviato.
    Ammazzò il fratello e lo sciolse in soda caustica: 18 anni di carcere | Il Mattino

    Ancora appalti truccati nel Casertano
    4 arresti per turbativa d'asta. I nomi
    di Mary Liguori
    Turbativa d'asta per un appalto di oltre due milioni di euro: quattro persone sono state arrestate dai carabinieri, tra loro l'ex capo dell'Utc di Casapulla, in provincia di Caserta.
    Su ordine del gip Federica Colucci, ai domiciliari sono finiti Carlo Antonio Piccirillo, capo dell'Utc di Casapulla nel periodo in cui si sarebbero verificati i fatti contestati, il geometra Raffaele Testa, l'architetto Andrea D'Aniello e l'imprenditore Raffaele Piccolo.
    Casapulla è l'ennesimo comune della provincia di Caserta travolto da indagini relative agli appalti.
    Secondo l'attività investigativa, la busta relativa all'appalto incriminato (area Pip di Casapulla) fu tagliata e il contenuto sostituito per favorire la ditta di Piccolo, il Consorzio Stabile Aries.
    L'operazione è una costola dell'indagine «The Queen» che - dieci giorni fa - ha portato all'arresto di oltre 60 persone per una serie di appalti truccati per favorire delle imprese vicine al clan dei Casalesi.
    Tra gli indagati, il consigliere regionale Pasquale Sommese, alcuni docenti universitari, architetti, imprenditori e colletti bianchi. Destinatario della misura «The Queen» anche l'ex sindaco di Casapulla, Ferdinando Bosco, zio dell'attuale primo cittadino e padre del consigliere regionale Luigi Bosco.
    Ancora appalti truccati in Campania 4 arresti per turbativa d'asta | Il Mattino

    Scoperti 500 falsi braccianti agricoli nel Catanese: custodia cautelare per 17 persone
    PALERMO. Sono stati scoperti dalla guardia di finanza di Catania 500 falsi braccianti agricoli che percepivano indebitamente le indennità di disoccupazione. I militari del comando provinciale di Catania, su delega della procura distrettuale, hanno eseguito un’ordinanza di custodia cautelare emessa dal giudice per le indagini preliminari etneo nei confronti di 17 persone.
    Tutti sono indagati, a vario titolo, per associazione a delinquere finalizzata alla truffa a danno dello stato per il conseguimento di 500 indebite indennità di disoccupazione agricola e corruzione, alcuni fatti aggravati dal metodo mafioso. L’operazione è stata chiamate operazione “Podere mafioso”.
    Nell'inchiesta 'Podere mafioso', basata su indagini delle guardia di finanza di Catania avviate nel 2014 e concluse a dicembre 2016, ci sono oltre 20 gli indagati e almeno una decina di aziende 'fantasma', create, secondo l'accusa, unicamente per appropriarsi illecitamente di contributi pubblici per quasi un milione e mezzo di euro.
    Un contributo determinante, ritiene l'accusa, sarebbe arrivato da ragionieri, periti commerciali e da un dipendente Inps dell'agenzia di Giarre, Filippo Bucolo, che è stato posto agli arresti domiciliari. Secondo la Procura, in cambio di soldi che avrebbe chiesto a Patanè, lo avrebbe informato sull'esatto ammontare delle liquidazioni e seguiva da vicino ogni pratica amministrativa che lo interessava. Un ruolo importante avrebbero avuto alcuni familiari di Patanè: la moglie Daniela Wissel e i figli Orazio e Ramona, posti ai domiciliari.
    Come un ragioniere, Alfio Lisi, incaricato di formalizzare la costituzione delle aziende agricole, di iscrivere i falsi lavoratori e di predisporre le buste paga. In cambio, hanno ricostruito le Fiamme gialle, riceveva fino a 800 euro a settimana e aveva in uso un'autovettura.
    Indagati anche i cosiddetti "reclutatori" di braccianti agricoli (Michele 'Franco' Cirami, Vincenzo Cucchiara, Agatino Guarrera, Francesco Gallipoli, Fabrizio Giallongo, Ettore Riccobono, Claudio Speranza, Vincenzo Vinciullo) e il loro "coordinatore" (Carmelo Tancredi), tutti posti agli arresti domiciliari. Si occupavano di ingaggiare i falsi braccianti agricoli e di recuperare, anche con violenza, la parte dell'indennità che spettava all'organizzazione e che ammontava almeno alla metà della somma riscossa che, vincolata da una pluralità di parametri, oscillava da un minimo di 3.000 euro a un massimo di 7.000 euro l'anno.
    Scoperti 500 falsi braccianti agricoli nel Catanese: custodia cautelare per 17 persone - Nomi e foto - Giornale di Sicilia

    Incarichi agli amici in aeroporto: "Emettile le fatture, futtitinni"
    di Simona Licandro
    PALERMO. Nel 2013 Carmelo Scelta, ex direttore generale della Gesap, chiama a raccolta i suoi “cavalieri”: il responsabile dell’area legale Vincenzo Petrigni e il dirigente delle infrastrutture Giuseppe Liistro. “Siete ancora amici miei?”, chiede Scelta arrestato ieri assieme a Liistro, mentre Petrigni è indagato nell’indagine chiamata The terminal che ha consentito di svelare l’esistenza di una associazione a delinquere per garantire, a una ristretta cerchia di imprenditori, l’attribuzione diretta e fiduciaria di incarichi di progettazione relativi allo scalo Falcone-Borsellino.
    “Stiamo attraversando un momento di grande difficoltà - prosegue Scelta - determinata dal bagno di sangue del traffico aereo […] Ho avuto due amministratori delegati che evitiamo di commentare, due affettuosi fantasmi... quindi non posso io riferire ad altri l’eventuale fallimento dell’operazione per cui mi arriva un soggetto e mi dice la società non vale un cazzo, non è privatizzabile…”.
    “Mi dovete fare una cortesia - aggiunge - in primis dovete condividere il mio progetto… non mi potete crollare amici miei, dovete prendere atto che siete i miei punti di riferimento”.
    Scelta è preoccupato per la convocazione di Enac ma sa che se la caverà. “Poi io me la smazzo - dice - perché io sono un dio, io sono un dio, mi maciullo chiunque da questo punto rivista, perché non avendo altri interessi nella vita e ho soltanto la visione… io mi inculo chiunque”.
    Poi prosegue: “No attaccarli no… cioè la volontà è di farci a pezzi, per farci pagare il prezzo della mia scelta: io mi sono dovuto prendere l’aereo per andare a Roma e incontrare questi due banditi di Riggio e Caporale, discutere con questi, pigliarmi il taxi e tornare”.
    In un’altra intercettazione con l’imprenditore romano Stefano Flammini, Scelta parla della progettazione della nuova torre di controllo Enav, incarico pretestuosamente affidato - dice il gip - da Gesap alla società di Flammini in quando la struttura non è di pertinenza della società di gestione dello scalo ma dell’Ente di controllo aereo. Flammini chiede a Scelta di liquidare le fatture perché sono state inserite comunque nel bilancio della società. “Ma emettile le fatture - lo tranquillizza Scelta - futtitinni, tanto non ti abbandono Stefano, ma scherzi?”.
    Sulla vicenda della torre, anche l’ingegner Antonino Taragnolini (il suo ruolo sarebbe stato progressivamente ridimensionato dopo l’arrivo di Scelta) ha da ridire e non vuole bollare la buona esecuzione della consulenza progettuale. “E’ arrivata - dice - questa che parla di manutenzione piano di sviluppo torre Enav, mi crea ancora di più imbarazzo - dice Taragnolini - secondo me per questa prestazione non ci sono i presupposti per andarla ad esitare così come è stata presentata la fattura”.
    Anche Liistro si sarebbe adoperato per le consulenze in favore di Tecnogeco e la Xw Industrial. Con Renato Chiavaroli della Tecnogenco (anche lui indagato) parla della “chiusura del discorso del torrino”. Liistro dice: “Se ti serve l’incarico anche su questo dimmelo, famme l’offerta e te la faccio formalizzare, hai capito?”.
    Gli appalti ad amici ritornano anche nel caso della consulenza per un incidente a un aereo Windjet che nel 2010 era atterrato a Palermo. La consulenza viene prima commissionata e pagata 20 mila euro al capitano Filippo Capuano e poi ricomissionata e pagata 150 mila euro alla società Cometa, riconducibile sempre a Capuano.
    Nelle intercettazioni Scelta cerca un modo per giustificare la cosa: basterebbe anche un banner pubblicitario sul sito di Capuano. Ma sempre a Capuano viene affidata per duecentomila euro anche una sperimentazione sul cosiddetto Emas, uno strato di calcestruzzo particolare che serve alla decelerazione degli aeromobili. Entrambe le attività - secondo gli inquirenti - non sarebbero state mai avviate.
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  4. #634
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    Predefinito Re: Terryes

    Pugni e botte per un sorpasso: condannato lo chef dei vip
    di Ciriaco M. Viggiano
    SORRENTO - Dopo quella manovra azzardata non ci aveva visto più. E in sella allo scooter aveva raggiunto il furgoncino dal quale era stato sorpassato, per poi cominciare a picchiare il conducente. Un raptus che ora costa una condanna a due anni e quattro mesi di carcere ad Antonino Esposito, 49enne chef di Massa Lubrense e titolare di un’accorsata pizzeria di Sorrento, l’«Acqu’e Sale» di Marina Piccola. Ecco la sentenza pronunciata dal gup del Tribunale di Torre Annunziata, Giovanni De Angelis, al termine del processo con rito abbreviato. Una decisione choc che rischiava di essere ancora più pesante: nel corso della requisitoria, il sostituto procuratore Mariangela Magariello aveva invocato per Esposito addirittura tre anni e sei mesi di reclusione. D’altronde la vicenda di cui fu protagonista lo chef massese, che gode di una discreta e crescente popolarità perché è spesso ospite di numerose trasmissioni televisive, suscitò scalpore nell’estate 2015.
    Era il primo pomeriggio del 5 agosto quando Aniello Durante, 49enne di Sant’Agata sui due Golfi, percorreva via Nastro Verde a bordo di un furgoncino. Lungo la strada verso l’hotel dove da anni lavora come cameriere, Durante sorpassò lo scooter sul quale viaggiava proprio Esposito. La manovra non piacque allo chef che a quel punto, stando alla ricostruzione ipotizzata dalla Procura e confermata dal Tribunale di Torre Annunziata, raggiunse il cameriere all’ingresso dell’albergo ferendolo con pugni al volto e colpi di casco alla nuca. Durante, con gli indumenti ancora sporchi di sangue, fu ricoverato prima al pronto soccorso dell’ospedale di Sorrento e poi al Policlinico di Napoli. La diagnosi? Frattura chiusa del cranio e delle ossa facciali, per le quali il cameriere fu anche sottoposto a un intervento chirurgico per l’installazione di tre placche metalliche nella mandibola.
    Pugni e botte per un sorpasso condannato lo chef dei vip | Il Mattino





    Automobilisti costretti a pagare 15 euro all'abusivo sulle strisce blu a Posillipo
    di Leandro Del Gaudio
    I carabinieri della Compagnia di Bagnoli guidata dal capitano Nicola Quartarone hanno dato esecuzione a una misura cautelare emessa dal gip di Napoli a carico di sette persone cui il giudice ha imposto il divieto di dimora nel capoluogo campano: entro 10 ore dovranno lasciare Napoli.
    Decisive le denunce degli automobilisti che non hanno accettato di pagare e che sono stati contattati dai carabinieri il giorno dopo. Una volta effettuato il riconoscimento attraverso il numero di targa, gli automobilisti hanno confermato le minacce con cui venivano pretesi i soldi dai parcheggiatori facendo emergere un vero e proprio tariffario. Inchiesta coordinata dal pm Danilo De Simone e dal procuratore aggiunto Vincenzo Piscitelli, forti degli accertamenti dei carabinieri della stazione di Posillipo guidata dal luogotenente Tommaso Fiorentino.
    Durante indagini coordinate dalla Procura napoletana i militari hanno installato una telecamera per monitorare le attività di un gruppo di parcheggiatori abusivi che operava nel quartiere. I video girati dagli investigatori documentano i preparativi per occupare i posti liberi con grossi mezzi nella loro disponibilità e con i bidoni della differenziata, e poi le centinaia di estorsioni ai danni di automobilisti in via Posillipo costretti a pagare anche per parcheggiare sulle “strisce blu” e secondo un “tariffario”, con modalità che variavano in base ai giorni della settimana e al tipo di auto da fermare. Prezzi da un minimo di 5 euro, nei giorni centrali della settimana, fino a 15, nei giorni di movida e per il parcheggio di auto di lusso.
    Stando alle indagini gli inquilini dei palazzi circostanti, che avevano il diritto di parcheggiare le proprie auto nelle strisce blu, venivano raggiunti al citofono e “invitati” a spostare le auto per lasciare libera la zona che veniva poi occupata da sette, otto auto del sistema. In questo modo c'erano sempre posti utili da fittare ai nuovi arrivati: fino a 20 euro per una Mercedes.
    http://www.ilmattino.it/napoli/crona...i-2366591.html

    Napoli: ladro deruba agenzia davanti ai passanti, il video è virale
    di Nico Falco
    Il ladro, cappellino calato sul volto e sciarpa sulla faccia, scassina l'ingresso ed entra nel locale, incurante di alcuni ragazzi che si trovano proprio davanti alla porta. Scatta l'allarme e i giovani si allontanano in auto, ma lui ha il tempo di staccare due televisori dalla sala principale e poi, a piedi, si allontana col bottino tra le mani.
    La scena è quella ripresa da un'agenzia di viaggi del Vomero, nei pressi di via Cilea, il proprietario ha postato nel pomeriggio la registrazione su Facebook. Il post ben presto raggiunge migliaia di visualizzazioni e raccoglie decine di commenti, tra chi lancia anatemi contro il ladro e chi, come specificato anche dal titolare dell'agenzia, si rammarica dell'accaduto ma precisa che episodi del genere non avvengono solo a Napoli. C'è pero' anche chi riflette sulla dinamica, ben chiara nel video: "Non colpisce tanto il fatto che rubino, - commenta un ragazzo, - ma che lo facciano con estrema calma sotto gli occhi dei passanti e che nessuno denunci".
    Napoli, ladro deruba agenzia davanti ai passanti, il video è virale | Il Mattino

    Hashish a un alunno delle medie. "Lo spacciatore è un bidello"
    Rimini, blitz dei carabinieri all'incontro sul lungomare dopo la scuola
    di ALESSANDRA NANNI
    Una volta i bidelli ti allungavano al massimo un panino sottobanco e ti salvavano la ricreazione. Adesso ti vendono una dose di hashish. È quello che ha fatto un campano di 23 anni, trapiantato a Rimini per lavorare in una scuola media della provincia, arrestato dai carabinieri della Compagnia di Rimini, mentre passava il ‘fumo’ a un ragazzino di soli 12 anni che frequenta l’istituto dove lavora.
    Le manette scattano venerdì scorso, nel pomeriggio. Gli investigatori del Nucleo operativo sono già sulle tracce del 23nne e quel giorno lo stanno tenendo d’occhio, quando lo vedono fermarsi sul lungomare. Ha l’aria di avere un appuntamento con un cliente, ma quando vedono l’acquirente in questione, rimangono di stucco: è poco più di un bambino. Ma non ci sono dubbi che il ragazzino sia lì per comprare droga, e la conferma arriva quando lo vedono allungare dei soldi al bidello. Mentre questo si dirige verso un condominio lì vicino, il 12enne si avvia verso la spiaggia. Il primo scambio è stato fatto, tra poco arriverà anche la droga. L’altro è andato infatti al rifornirsi dal ‘grossista’, e tempo cinque minuti esce dalla palazzina e si dirige anche lui verso la battigia, dove lo sta aspettando il ragazzino. C’è il passaggio della bustina, l’affare è concluso.
    Il 12enne che ha confessato subito che quella non era la prima volta che comprava ‘fumo’ dal bidello. Il gip ha convalidato l’arresto, e per il campano ha disposto, come chiesto dal pubblico ministero, che venisse rispedito nel suo paese d’origine con l’obbligo di restarci e di non uscire durante le ore notturne.
    Hashish a un alunno delle medie. "Lo spacciatore è un bidello" - Cronaca - quotidiano.net

    FURBETTI DEL CARTELLINO
    Dipendenti pubblici assenteisti in Sicilia, fra processi e indagini in 6 mesi coinvolti più di 250 lavoratori
    di Marco Volpe
    PALERMO. Da Catania a Furci Siculo, da Palermo a Marsala. La mappa dell’assenteismo in Sicilia abbraccia tutte le latitudini e racconta una realtà variegata. Se si guarda alle cronache degli ultimi sei mesi, sono almeno 260 i dipendenti pubblici coinvolti in inchieste giudiziarie, conclusioni di processi e indagini delle forze dell’ordine.
    L’ultimo caso quello di Termini Imerese, dove il commissario straordinario del Comune ha avviato la procedura per il licenziamento di un «furbetto del cartellino»: C.V. è accusato di truffa aggravata e falsa attestazione di servizio per avere manipolato i dati di rilevamento nel sistema informatico di cui era responsabile.
    Ma probabilmente è Modica a detenere il record del processo più impegnativo, quello che si è concluso in primo grado lo scorso febbraio e che ha visto alla sbarra un esercito di 104 dipendenti comunali per una inchiesta cominciata cinque anni prima: nel 2012. Il bilancio finale è stato di 4 condannati, 22 prosciolti in sede di udienza preliminare e 77 assolti perché il fatto non sussiste.
    Non meno eclatante il caso del Comune di Milazzo dove, nell’ottobre scorso, un blitz coinvolse 59 impiegati, un numero che corrisponde al trenta per cento dell’intera forza lavoro dell’amministrazione comunale. Gli uomini della guardia di finanza accertarono che i dipendenti, a piccoli gruppi, si sarebbero messi d'accordo affinché uno timbrasse il badge di tutti gli altri, consentendo così ai colleghi di arrivare in ritardo, di uscire in anticipo e di assentarsi per motivi personali. Una pratica diffusa anche altrove naturalmente.
    "A far la spesa nell'orario di lavoro", denunciati 4 dipendenti Atm
    Anche Caltanissetta non si è fatta mancare i suoi “furbetti del cartellino” con il processo, avviato a novembre, a carico di 44 imputati tra vigili urbani, personale civile dello stesso corpo e dipendenti dell'Ufficio tecnico del Comune.
    Ma la cronaca non si ferma qui e racconta di Furci Siculo, con l’obbligo di firma per 16 dipendenti dell’amministrazione comunale. C’è poi l’indagine sui nove impiegati dell’Enac di Palermo e quella sui 19 dell’Asp di Catania rinviati a giudizio.
    Ci sono anche processi conclusi, come i nove condannati tra medici, infermieri e amministrativi dell’ospedale Villa Sofia di Palermo; così come i sette impiegati dell'Agenzia delle entrate di Marsala e due del Comune di Acireale.
    Dipendenti pubblici assenteisti in Sicilia, coinvolti 260 lavoratori - Giornale di Sicilia

    Falsa cittadinanza a calciatori, arresti
    Scoperto dai carabinieri giro pratiche false nel Napoletano
    (ANSA) - NAPOLI, 7 APR - Dietro compenso di denaro hanno consentito a circa 300 cittadini brasiliani, tra cui calciatori dei campionati italiano, francese e portoghese di massima serie, di ottenere la cittadinanza italiana in virtù dello ius sanguinis, senza però avere i requisiti previsti dalla Legge e, inoltre, aggirando i vincoli di tesseramento previsti dalla normativa.
    Il responsabile dell'Ufficio di Stato Civile di un Comune del Napoletano e il titolare di un'agenzia di pratiche amministrative di Terni sono stati messi agli arresti domiciliari. Gli indagati sono ritenuti responsabili, a vario titolo, di corruzione, falsità ideologica favoreggiamento dell'immigrazione clandestina. Tra i calciatori brasiliani che hanno ottenuto la cittadinanza in questo modo, ci sono giocatori che militano nel Monaco (League 1 francese), l'Atletico Mineiro (massimo campionato brasiliano) e nel Palermo (Serie A Italia).
    Falsa cittadinanza a calciatori, arresti - Corriere dello Sport

    Santa Lucia, il caos del patrimonio: fitti irrisori, cattivi pagatori, abusivi
    di Paolo Barbuto
    Hai voglia di sperare nella trasparenza, nel diritto di sapere in tempo reale ogni dettaglio della vita amministrativa del tuo territorio, nella necessità di sapere quanto spende e quanto incassa chi ti governa: la missione è quasi impossibile. Hai voglia di cercare un elenco puntuale delle proprietà immobiliari della Regione Campania: sbatti contro un muro di dati vecchiotti e di tabelle che spesso sono in contrasto fra loro. Però tra le crepe di quel muro s’intravede qualcosa, e non è nulla di esaltante.
    Partiamo dalla base: quanti sono i beni immobili di proprietà della Regione Campania? Più di mille certamente ma il numero preciso oscilla fra i 1.004 rilevati nel 2014 e i 1.027 di un documento non ufficialmente databile ma certamente più recente. Comunque è un buon passo in avanti.
    Fra questi mille immobili c’è di tutto, dalle minuscole cabine elettriche alle lussuose ville antiche. Ma sapete quante di queste strutture vengono messe a frutto dall’amministrazione regionale? Appena 92, un numero imbarazzante anche se vogliamo tener conto del fatto che la Regione utilizza alcune di queste proprietà per ospitare propri uffici e diramazioni. Questi novantadue fitti (contratti nelle gestioni precedenti a quella De Luca, il dato è rilevato da un documento ufficiale del 2014) producono in tutto incassi da un milione di euro all’anno. Tenete a mente questa cifra perché fra pochissimo ci tornerà utile.
    Palazzo Santa Lucia anche se possiede mille strutture, è costretto a prenderne alcune in fitto per le proprie necessità. In tutto i fitti passivi sono 32. E sapete quanto costano in un solo anno? 14 milioni e ottocentomila euro.
    Ecco, il primo sussulto arriva proprio dal confronto fra i due dati base: per cedere in fitto 92 strutture la Regione incassa un milione di euro, per prenderne in fitto 32, la stessa Regione spende quattordici milioni. Vista da lontano questa situazione sembra paradossale, però se i documenti ufficiali non mentono (e noi siamo certi che non mentono) bisogna prendere atto della realtà: le cose vanno proprio in questa maniera. Punto e basta.
    O forse no. Perché il conto dei fitti attivi l’abbiamo fatto «sulla carta», prendendo per buone le cifre che dovrebbero essere incassate. Però non sempre chi dovrebbe pagare lo fa con puntualità, e si accumulano crediti su crediti che impoveriscono i bilanci. Volete un esempio che faccia chiarezza? Pensate al bar «l’Approdo», il locale che occupa tutto l’angolo di sinistra del palazzo dove siede il presidente della Regione. Secondo i report interni dell’ufficio di gestione del patrimonio, i locatari di quella struttura avrebbero maturato, nel tempo, debiti per oltre mezzo milione di euro. Poi, alla fine, è partita l’azione legale con lo sfratto. Intanto stanno cercando di recuperare in qualche modo quel denaro che era previsto in cassa e invece non c’è.
    Napoli, caos patrimonio regionale: fitti irrisori, cattivi pagatori, abusivi | Il Mattino

    La coop rossa: "La tangente al 2% è la prassi"
    A Napoli disposte decine di misure cautelari. A far scattare l'inchiesta le rivelazioni di un imprenditore che fa remare il colosso Manutencoop
    Rachele Nenzi
    Non solo l'affare Consip, papà Renzi, Romeo e via dicendo. A far traballare il mondo degli appalti pubblici adesso ci pensa una nuova inchiesta della Procura di Napoli, dove è nel mirino il colosso Manutencoop, ovvero la più grande coop italiana che opera nel mondo delle pulizie del settore pubblico, per via di tangenti che sarebbero state pagate per accaparrarsi il servizio di pulizia dell'ospedale Santobono di Napoli.
    A cantare è stato Pietro Coci, imprenditore napoletano che ora tiene - a suo dire - "i senatori in mano". Ha conosciuto molti politici l'uomo che ora rischia di far crollare niente di meno che la Manutencoop. Nei verbali dell'inchiesta che ha portato ai domiciliari Guglielmo Manna, marito del giudice Anna Scognamiglio, già finito nella bufera per le presunte influenze illecite messe in atto ai tempi della sentenza del tribunale napoletano sull'applicazione della legge severino sul governatore Vincenzo De Luca. Insieme a lui è stato fermato anche Giorgio Poziello, accusato di "minaccia aggravata dal metodo mafioso" per aver intascato 55muila euro. E poi ai domiciliari sono finiti Pasquale Arace, che da Goci avrebbe ottenuto l'assunzione della compagna all'azienda ospedaliera e Umberto Accettulo, direttore dell'Adisu delle università di Napoli. Obbligo di soggiorno per Danilo Bernardi, che nella sua carriera ha ricoperto ruoli di primo piano nel grande mondo di Manutencoop.
    Il tutto nasce da una richiesta di tantente fatta a Goci, come lui stesso racconta, da parte dell'ospedale Santobono di Napoli. Per il servizio di pulizia venne chiesta una mazzetta del 4% sul bando di gara. "Subito dopo la richiesta di tangente formulatami da Poziello - spiega nei verbali l'imprenditore, come riportato dal Corriere - mi incontrai con i due dirigenti di Manutencoop Francesco Sciancalepore e Crescenzo Tirone, spiegandogli i termini di tale accordo illecito. Ebbene, i due, senza colpo ferire e senza fare una piega mi dissero che erano assolutamente d’accordo e che per loro della Manutencoop la prassi era quella di pagare sistematicamente, nel settore degli appalti pubblici, il 2-2,5 per cento del prezzo di aggiudicazione, e non del 4. Ma mi diedero pacificamente il via libera".
    Poi aggiunge: "Dopo mie insistenze ad aprile 2015 incontrai Sciancalepore negli uffici di Pozzuoli di Manuntencoop e lui mi disse che il direttore generale Bernardi gli aveva detto di non preoccuparmi. La Manutencoop avrebbe corrisposto la sua percentuale di tangente conferendomi un incarico di consulenza fittizio, mi avrebbe fatto un versamento di denaro e io avrei rilasciato una fattura per prestazione mai eseguita". Un sistema ben congegnato.
    La coop rossa: "La tangente al 2% è la prassi" - IlGiornale.it

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    Predefinito Re: Terryes

    Atti vandalici sui treni della tratta Napoli-Formia: 25mila euro di danni nell’ultima settimana
    di Gennaro Morra
    Trentasei finestrini rotti, circa 25mila euro di danni e una denuncia contro ignoti. Queste le conseguenza di quattro episodi vandalici verificatisi nell’ultima settimana sui convogli Trenitalia che percorrono la tratta Napoli-Formia. A rendere noto il triste bilancio è stata la stessa azienda ferroviaria, che ha anche annunciato di aver sporto denuncia a carico di ignoti.
    «I gesti teppistici sono stati portati a termine usando i piccoli martelli presenti nelle carrozze, che andrebbero adoperati solo in caso di emergenza per creare una via di fuga attraverso i finestrini – fanno sapere da Trenitalia –. Per l’Azienda un danno d’immagine ed economico, quest’ultimo quantificato in circa 25mila euro, cui si aggiunge l’ancor più grave disagio per la clientela». Infatti, le otto carrozze danneggiate sono state trasferite in officina per permettere ai tecnici di effettuare le dovute riparazioni, quindi nel periodo necessario a renderle di nuovo efficienti inevitabilmente ci saranno meno posti disponibili per i passeggeri.
    Atti vandalici sui treni: 25mila euro di danni nell?ultima settimana | Il Mattino

    Giugliano, 50 assenteisti in Comune
    giocavano anche al «Gratta e Vinci»
    di Cristina Liguori
    Cinquanta dipendenti comunali sono indagati nell'ambito di un'inchiesta dei carabinieri contro l'assenteismo. E diciotto sono stati già sospesi. I video investigativi li "immortalano", in particolare, mentre strisciano anche per altri o fanno passare il tempo all'esterno del luogo di lavoro. C'era chi passava il badge ed andava via ad occuparsi di faccende private, o, addirittura a giocare al "Gratta e vinci". Chi strisciava anche per i colleghi assenti, prendendo i badge da varie tasche dell'abbigliamento. Questo è emerso nel corso dell'inchiesta a Giugliano in Campania.
    Impegnati nel blitz più di 20 carabinieri della compagnia locale che hanno effettuato verifiche alle macchinette marcatempo. I militari dell'arma avevano già tempo fa effettuato diversi controlli e molti dipendenti non furono trovati ai loro posti di lavoro. Carabinieri hanno bloccato l'ingresso e uscita di tutti dipendenti.
    Cinquanta assenteisti in Comune giocavano anche al Gratta e Vinci | Il Mattino

    "In Sicilia cure sotto la soglia minima"
    Nella Sanità performance in calo
    In 5 regioni non si raggiunge la "soglia minima" delle cure garantite ai cittadini dal Servizio sanitario, ovvero dei Livelli essenziali di assistenza, "nonostante un miglioramento dei conti negli ultimi anni". Lo afferma in un'intervista all'Ansa il ministro della Salute Beatrice Lorenzin, anticipando i primi risultati del 2015. Si tratta di Calabria, Molise, Puglia, Sicilia e Campania, tutte in Piano di rientro o commissariate. I commissariamenti, cioè, "hanno migliorato i conti ma non il livello delle cure".
    Il punteggio minimo da raggiungere per essere adempienti rispetto all'attuazione dei Livelli essenziali di assistenza (Lea), ha spiegato il ministro, "è 160 ma dai primi risultati del 2015, anche se non ufficiali, sono ancora sotto soglia la Calabria (147 punti), il Molise (156 punti), la Puglia (155 punti), la Sicilia (153 punti) e la Campania con 99 punti".
    Il dato della Campania poi, ha sottolineato, "è davvero preoccupante perché, rispetto al 2014, dove la regione raggiungeva un punteggio di 139, nell'ultimo anno si è notato un calo di ben 40 punti". Ad aver peggiorato le performance rispetto al 2014, ha precisato, "sono pero'anche Puglia, Molise e Sicilia".
    Sanità, Lorenzin: "In Sicilia cure sotto la soglia minima" - Giornale di Sicilia

    Finti medici: anziani truffati a Palermo, Caltanissetta e Catania
    di Silvia Iacono
    PALERMO. Si sono finti medici dell'Inps e, con la scusa di una visita medica, sono entrati in casa di anziani pensionati, derubandoli di gioielli e denaro per un bottino complessivo di 18 mila euro.
    Nel mirino dei carabinieri sono finiti tre uomini e una donna della provincia di Siracusa e Catania, adesso ai domiciliari.
    Ad incastrarli sarebbero stati i filmati e alcune conversazioni WhatsApp, estrapolati dai loro telefoni cellulari. I carabinieri hanno trovato nella memoria dei cellulari di Fiaschè e Crescimone, diverse foto raffiguranti mazzette di banconote di diverso taglio e ancora gli indagati con addosso diversi monili in oro. In altri scatti si vedeva la località dove poco prima gli stessi avevano commesso il reato, mentre in altri filmati si vedevano gli indagati nell'atto di scambiarsi battute riferite a presunti furti appena consumati.
    Sette i colpi messi a segno tra le province di Palermo, Caltanissetta e Catania nel periodo compreso tra novembre 2015 e gennaio 2016.
    In alcuni colpi i rapinatori - con la scusa di poterli visitare meglio - avrebbero invitato le vittime a farsi consegnare le fedi o le collane indossate, riuscendo in questo modo a sottrarre loro anche i monili aventi un alto valore affettivo.
    Tra i primi episodi c’è quello del mese di gennaio 2016 ai danni di un’anziana signora di Alimena, alla quale i rapinatori avrebbero proposto la possibilità di un aumento della pensione per introdursi in casa. Una volta dentro, i ladri si sarebbero diretti verso la camera da letto da dove avrebbero sottratto quattromila euro in contanti e gioielli d’oro. I rapinatori sono poi scappati con una scusa, fuggendo a bordo un'auto.
    Dopo il furto, l'anziana si è resa conto di quanto le era accaduto e ha trovato la forza di chiedere aiuto ad alcuni vicini di casa. Una volta lanciato l'allarme, i carabinieri si sono messi alla ricerca dell'auto che è stata trovata sull’autostrada A19, direzione Catania, con evidenti segni di incidente stradale.
    I carabinieri di Petralia Sottana hanno dato esecuzione al provvedimento di misura cautelare agli arresti domiciliari, emesso dal Gip. presso il Tribunale di Termini Imerese, su richiesta della locale Procura della Repubblica, nei confronti dei presunti ladri.
    Finti medici: anziani truffati a Palermo, Caltanissetta e Catania - Nomi e foto - Giornale di Sicilia

    Babyprostituta, telefonate choc:
    «Portamela a casa, la proviamo»
    Petronilla Carillo
    «Vieni, mi hai convinto... la proviamo». E' una delle frasi che ha lasciato senza parole gli inquirenti. Una delle frasi che quell’anziano uomo, convinto dalla madre della ragazzina, pronuncia al telefono. Sono decine e decine le telefonate che la donna fa all’uomo per convincerlo ad avere rapporti con la figlia di soli dodici anni. E quando lui le risponde che non ha soldi, lei non esita a dirgli: «Porta 5, 10, 15 euro... Porta cio' che hai, ci divertiamo un po’».
    Nel fascicolo dell’inchiesta viene riportata anche una circostanza particolare in cui l’uomo, che non ha voglia di rapporti sessuali, la asseconda e le dice: «Vabbene, magari facciamo come la volta scorsa... Stiamo sul letto e io vi tocco». Frasi che hanno gelato gli inquirenti e che lascerebbero presupporre che l’uomo potesse aver avuto anche un menage a tre, con la mamma e la figlia insieme. Nel corso delle indagini, i carabinieri del capitano Erich Fasolino hanno seguito la donnna e hanno visto che la stessa aveva portato la piccola nei pressi della casa dell’uomo. Sempre a Pontecagnano. In genere era lei a spostarsi. Tant’è che in una intercettazione lei insiste, ha bisogno di soldi, e quel giorno vuole a tutti i costi portargli la bambina. Lui taglia corto, arrabbiandosi: «Oggi no, ti ho detto che non è cosa... Non puoi venire ci sono i miei figli».
    Una storia agghiacciante le affonda le radici in un contesto sociale degradato. Lei, 31 anni appena, avrebbe avuto la prima figlia giovanissima restano presto vedova. Quindi avrebbe trovato un compagno, dal quale avrebbe avuto la seconda figlioletta di tre mesi, ma l’uomo è ora in carcere per reati gravi. Cosi' lei, per arrotondare, si sarebbe prostituita e, trovato terreno fertile in un uomo di oltre 70 anni, avrebbe deciso di «vendere» anche la figlia. Aveva capito che l’anziano era attratto dalla piccola cosi', per indurlo a cedere, in più di un’occasione gli avrebbe anche passato la ragazzina al telefono. «Mamma mi ha spiegato tutto - gli avrebbe detto una volta la piccola - non ti preoccupare». Telefonate che avvenivano quasi sempre di ritorno da scuola, ad ora di pranzo. In qualche circostanza, vedendolo titubante, avrebbe lei stesso finto di essere la figlia, simulando la voce della bambina.
    Il profilo che emerge dalle indagini è quello di una donna senza alcuna remora, spregiudicata, pronta a «vendere» le sue figlie senza alcun scrupolo. E tutto per poche decine di euro, a volte anche meno.
    Babyprostituta, telefonate choc: «Portamela a casa, la proviamo» | Il Mattino

    Napoli, liberi insieme i boss rivali: torna l'incubo della guerra tra clan
    di ​Giuseppe Crimaldi
    Che cosa unisce i destini di due personaggi del calibro di Ciro Mazzarella e Gennaro Rinaldi? Non soltanto la storica distanza siderale negli equilibri delinquenziali: l’uno da sempre nemico giurato dell’altro, nel magmatico panorama degli affari criminali napoletani. Nemici, si', ma per una volta accomunati da una sorte che ha voluto affiancarli nel ritorno in libertà. Entrambi scarcerati e tornati a vivere da cittadini che hanno emendato le rispettive colpe.
    Tutto bene? Niente affatto. Il ritorno su piazza di due personalità forti che hanno scritto capitoli nell’enciclopedia delle cronache giudiziarie all’ombra del Vesuvio preoccupa - e non poco - polizia e carabinieri. Caratteri differenti e storie giudiziarie diverse. Ma il rientro alla base dei due rischia - questo indicano alcune informative stilate dalle forze dell’ordine - di riaprire vecchi fronti di guerra e nuove, possibili faide.
    I Mazzarella e i Rinaldi sono nemici giurati. I rispettivi clan si contendono da anni ampie fette di territorio che equivalgono al controllo di business rilevantissimi. Droga ed estorsioni sono il lievito che alimenta i rispettivi business. Ma nei dossier delle forze dell’ordine che segnalano la spia rossa di possibili nuove frizioni tra bande rivali compare anche un terzo nome: quello di Ciro Mazzarella junior, figlio di Gennaro, 57enne che ha appena scontato a sua volta la pena ed è tornato a casa.
    Quali sono ora i rischi? Se lo chiedono gli investigatori, che tengono sotto controllo questa delicata fase di transizione caratterizzata da una fase di transizione e di incertezze presenti e future. Decimati i clan storici dalle iniziative giudiziarie, neutralizzati alcuni gruppi di camorra dalle guerre che si sono succedute negli ultimi anni, la voracità dei clan emergenti o comunque ricostituitisi grazie a vecchie e nuove leve impone cautela e attenzione.
    Ecco perché le scarcerazioni «eccellenti» tengono sul chi-va-là polizia e carabinieri. Poi ci sono i segnali. Forieri, a quanto pare, di sviluppi che potrebbero trasformarsi in inquietudini criminali. La zona del Mercato pare diventare il terreno di un possibile scontro tra due gruppi storicamente rivali. Non a caso è proprio in quell’area che - nelle scorse settimane - si sono verificati due inquietanti episodi. Due raid. Due agguati a colpi di pistola che non possono rientrare nella categoria delle «stese» ma inquadrati in veri e propri atti intimidatori.
    Napoli, liberi insieme i boss rivali: torna l'incubo della guerra tra clan | Il Mattino

    Bisceglie, indagine su appalto dei rifiuti, nel mirino le assunzioni di politici locali
    di Massimiliano Scagliarini
    BARI - Ci sono state irregolarità nell’appalto affidato nel 2016 alla Camassambiente per la raccolta dei rifiuti? E sono state fatte pressioni per l’assunzione nella società barese di consiglieri comunali e loro parenti o - peggio - per sistemare persone vicine alla criminalità organizzata? E' quanto si chiede la Procura di Trani, che ha aperto un fascicolo di inchiesta sul Comune di Bisceglie, al momento a carico di ignoti, con l’obiettivo di fare chiarezza su una vicenda esplosa nelle scorse settimane con enormi polemiche.
    Il procuratore aggiunto Francesco Giannella ha avviato l’indagine dopo l’acquisizione di un articolo della «Gazzetta», del 20 gennaio, in cui si raccontava quanto accaduto a Bisceglie a seguito della revoca dell’appalto alla Camassa, che a fine dicembre era stata oggetto di una informativa antimafia da parte della Prefettura di Bari.
    La storia è nota. La Camassa, destinataria di una interdittiva antimafia per via della presenza nei suoi organici (a Bisceglie, Noicattaro e Valenzano, oltre che in Calabria) di pregiudicati e di persone ritenute vicine ai clan, ha subito la rescissione contrattuale da parte del Comune di Bisceglie per via di irregolarità nell’avvio della raccolta differenziata. E' emerso - questo il tema degli articoli della «Gazzetta» - che tra i dipendenti della Camassa c’era anche uno dei tre arrestati per il tentato omicidio del bodyguard Savino Caccavo, Nicola De Vincenzo, già a processo per fatti di droga, oltre che autore di un’aggressione al sindaco Spina, a dicembre 2014, sotto la sede comunale. E' emerso anche che alle dipendenze di Camassa lavorano un consigliere comunale della maggioranza di Spina e il fratello di un altro consigliere. Ed è emerso che alcune delle persone segnalate nell’interdittiva antimafia (o loro parenti), tra cui proprio l’indagato per il tentato omicidio, avessero tentato di iscriversi al Pd di Bisceglie proprio nelle settimane in cui avvenne il passaggio di Spina con i democratici.
    Bisceglie, indagine su appalto dei rifiuti nel mirino le assunzioni di politici locali - La Gazzetta del Mezzogiorno

    Patti, truffa all'Inps da 400 mila euro: nel mirino 191 falsi braccianti agricoli
    di Silvia Iacono
    PATTI. E’ stata scoperta una mega truffa all’Inps per oltre 400 mila euro nel comprensorio dei Nebrodi (Me) da due titolari di aziende agricole in concorso con 191 falsi braccianti agricoli. I due proprietari avrebbero instaurato rapporti di lavoro fittizi: il primo con 100 operai, il secondo con 91. La truffa sarebbe stata attuata instaurando sulla carta rapporti di lavoro in agricoltura a tempo determinato, che in realtà solo in parte sono stati rispettati con 26 mila giornate di lavoro fittizie, dichiarate all’istituto previdenziale. I due titolari delle ditte C.G. di 67 anni e F.N. di 36 anni, residenti rispettivamente a San Pier Niceto e Raccuja, in concorso con i centonovantuno falsi braccianti agricoli, sono stati denunciati alla Procura della Repubblica di Messina. Sono accusati di induzione al falso del pubblico ufficiale e truffa ai danni degli enti previdenziali che prevede la reclusione da 1 a 5 anni.
    Entrambe le ditte lavorano nel settore della coltivazione di frutta, olive nei Comuni di Ficarra, Gioiosa Marea, Librizzi e Sant’Angelo di Brolo.
    Durante i controlli dei finanzieri di Patti, inoltre, è emerso che undici di queste persone erano state assunte, in un periodo differente, anche da un’altra azienda agricola operante nella stessa zona. Le aziende sono costituite senza alcuna struttura organizzativa, né capacità economiche tali da giustificare l’assunzione di numeri cosi' elevati di dipendenti, presentando all’Inps denunce aziendali contenenti dati falsi come la disponibilità di terreni superiori a quelle effettive.
    I finanzieri hanno preso in esame gli anni 2013 e 2014 e terreni situati nei comuni nebroidei e le ditte in questione hanno documentato un fabbisogno di lavoro in misura sproporzionatamente superiore a quello effettivamente necessario.
    Le due aziende agricole avrebbero avviato i rispettivi braccianti agricoli e presentato le dichiarazioni trimestrali di manodopera agricola. Questo ha indotto in errore gli enti previdenziali e assistenziali, procurando ai lavoratori un ingiusto profitto di somme denaro dovute dall’Inps a titolo di indennità per disoccupazione, prestazioni per malattie e maternità, assegni familiari e contribuzioni pensionistiche. A conclusione delle indagini, i finanzieri hanno sequestrato trenta ettari di terreni siti nel comprensorio nebroideo, per un valore di circa trecentomila euro.
    Patti, truffa all'Inps da 400 mila euro: nel mirino 191 falsi braccianti agricoli - Giornale di Sicilia

    Follie italiane: l'ex killer della mafia si finge invalido
    Il policlinico di Catania gli aveva concesso un assegno di invalidità grazie a false analisi, e alle visite ci andava in carrozzella, guidando da solo oppure a piedi. Maurizio Galletta ha evitato cosi' il carcere per tre omicidi.

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    Follie italiane: l'ex killer della mafia si finge invalido

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    Predefinito Re: Terryes

    Litigano sulla ricetta delle fettuccine, lui la massacra con un mattarello: arrestato
    Una banale lite in cucina si è trasformata in tragedia a Castelverde, Roma. Un uomo ha massacrato di botte la convivente dopo una discussione sulla quantità di uova da usare per le fettuccine.
    Stando alle prime ricostruzioni dei carabinieri, il fatto è avvenuto ieri intorno alle 13. I due, 50enne lui, 44 anni lei, erano ai fornelli quando è scoppiato un battibecco sugli ingredienti della ricetta. I toni si sono alzati sempre di più, finché lui - in preda all'ira - ha prima tentato di strangolarla, poi l'ha aggredita a colpi di mattarello sul capo lasciandola in un lago di sangue.
    A chiamare i soccorsi sono stati i vicini di casa, spaventati dalle urla. I carabinieri hanno trovato l'aggressore seduto sul pianerottolo, che ha confessato tutto.
    Ricoverata al Policlinico Umberto I di Roma, la vittima ha riportato gravi lesioni. L'uomo è stato arrestato per tentato omicidio e portato al carcere di Regina Coeli.
    Litigano sulla ricetta delle fettuccine, lui la massacra con un mattarello: fermato - Cronaca - L'Unione Sarda.it

    Napoli, scovato alla Duchesca deposito
    del falso: sequestrati 800 capi contraffatti
    I carabinieri gli avevano già sequestrato il «negozio», ma lui aveva riaperto ed era nuovamente pronto a rifornire sia il semplice cliente sia le bancarelle del regno del falso napoletano. 38 anni, pregiudicato, è stato beccato dai carabinieri del Nucleo Operativo della Compagnia Centro nel suo garage, nella zona della Duchesca, trasformato in deposito per la vendita diretta e per lo smistamento dei pezzotti: in quei pochi metri quadrati aveva accatastato 800 pezzi di abbigliamento, tra scarpe, giubbini e maglie, tutti imitazioni di griffe famose e con tanto di nomi e logo impressi.
    Già in precedenza, durante i controlli nell’area a ridosso della stazione centrale di Napoli, le forze dell’ordine avevano scovato la piccola centrale di smistamento di prodotti contraffatti ed era scattato il sequestro. L'uomo è stato denunciato per violazione di sigilli, detenzione ai fini di commercio di prodotti falsificati e per ricettazione. Il garage, ipotizzano gli investigatori, potrebbe essere uno dei centri di smistamento dove viene stoccata la merce contraffatta che poi viene distribuita alle bancarelle della Duchesca gestite da extracomunitari.
    Scovato alla Duchesca deposito del falso: 800 capi contraffatti | Il Mattino

    I fidanzati litigano, poi vengono aggrediti: il motivo è incredibile
    di Rossella Liguori
    Ha preso una pietra da terra ed ha colpito violentemente alla testa un giovane che era in compagnia della fidanzata, poi si è dileguato. L'aggressione è avvenuta ieri sera nel centro cittadino di Sarno. Gli inquirenti sono riusciti a ricostruire parte della dinamica che ha dell'incredibile. Dai primi riscontri e da quanto raccontato dai protagonisti della vicenda, i due fidanzati stavano discutendo tra di loro animatamente sul marciapiedi di via Prolungamento Matteotti. Una lite tra i due piuttosto accesa.
    Il ragazzo pare abbia afferrato la fidanzata per un braccio e a quel punto, un uomo di passaggio, credendo che il giovane stesse picchiando la ragazza è intervenuto. Prima lo ha strattonato, poi calci e pugni. Infine, ha raccolto da terra una pietra e ha colpito il 24enne sarnese alla testa causandogli una grossa ferita. Sono state le urla della giovane a richiamare l'attenzione dei passanti, mentre il giovane ferito e sanguinante cercava di tenersi in piedi, l'aggressore si è dato alla fuga.
    I fidanzati litigano, poi vengono aggrediti: il motivo è incredibile | Il Mattino

    BRINDISI
    Prima la lite, poi gli spari davanti a palestra: arrestato
    BARI - Prima il diverbio, avvenuto ieri sera al ristorante, poi gli spari stamattina davanti a una palestra del quartiere Minnuta di Brindisi: è stato arrestato per tentato omicidio, spaccio di sostanze stupefacenti e porto di oggetti atti ad offendere, Antonio Guadalupi, 48 anni, di Brindisi. Tre i colpi sparati con una pistola calibro 6.35 contro il titolare della palestra, che si trovava nei pressi dell’ingresso dell’attività, la cui vetrata anti sfondamento è stata scheggiata.
    La vittima, fortunatamente rimasta illesa, ha notato un individuo a bordo di una vettura di colore scuro in sosta fuori dalla palestra che, con una pistola in mano che fuoriusciva dal finestrino, aveva fatto partire alcuni colpi di arma al suo indirizzo.
    Subito dopo aver sparato è fuggito via a tutta velocità. E' stato visto da una pattuglia di motociclisti della polizia municipale che hanno dato subito l’allarme al 112.
    Nel corso della perquisizione eseguita poi a casa di Guadalupi sono stati trovati un coltello a serramanico e un tirapugni di genere proibito, 120 grammi di marijuana e 10 di hashish.
    Prima la lite, poi gli spari davanti a palestra: arrestato - La Gazzetta del Mezzogiorno

    VITTIMA 12ENNE A MATTINATA
    Presi bulli e baby rapinatori nel Foggiano: uno ha 11 anni
    Due baby rapinatori, di 11 e 15 anni sono stati bloccati dai Carabinieri dopo aver aggredito e rapinato due ragazzini: in manette (con il collocamento in una comunità) è finito solo il più grande dei due in quanto il suo complice è un minore c.d. non imputabile.
    I due, secondo quanto accertato dai Carabinieri, avrebbero preso di mura due ragazzi di 11 e 12 anni che erano usciti di casa per fare un giro in bicicletta. Uno dei due aveva chiesto all'amichetto di tenergli il cellulare in quanto le sue tasche erano già occupate. Improvvisamente, i due hanno sentito la voce di due ragazzi, conosciuti come bulli, motivo per cui si è subito allontanato - impaurito - lasciando l'amico in balia dei due minorenni terribili.
    I due hanno subito chiesto alla vittima se avesse il cellulare e, alla risposta negativa, lo hanno afferrato con forza costringendolo ad aprire la tasca della felpa per portargli via il telefonino. Poco dopo, una pattuglia dell'Arma, ha fermato uno dei due rapinatori per controllo e, quando i militari gli hanno chiesto il motivo per cui avesse due cellulari, ha risposto che uno degli apparati era di un amico. Ai militari è bastata poco accertare la verità.
    Nell'occasione si è tra l’altro scoperto che il minore derubato era da tempo vittima di atti di bullismo, almeno da sei anni, cioè quando era proprio un bambino, con episodi che nel tempo sono divenuti sempre più gravi, passando da semplici minacce a percosse e infine a lesioni. Il bullo, qualche giorno fa lo stesso era stato trovato in possesso di un coltello a serramanico all’interno del cortile della scuola media di Mattinata, scuola frequentata tra l’altro anche dalla vittima.
    Il Tribunale per i minorenni ha disposto che il 15enne venisse condotto presso la propria abitazione familiare rimanendovi sottoposto alla misura della “Permanenza in casa”, in attesa dell’interrogatorio di garanzia e della convalida dell’arresto, avvenuto stamattina, cui è seguito dall'applicazione della misura cautelare del collocamento in una comunità.
    Presi bulli e baby rapinatori nel Foggiano: uno ha 11 anni - La Gazzetta del Mezzogiorno

    Roma, bimbo morso da un topo al parco
    "La scena accade nel parco giochi pubblico di villa Gordiani, al Prenestino, ma potrebbe succedere dovunque nelle nostre periferie come in centro storico. Il piccolo Marco, tre anni e mezzo, accanto ad una panchina, è stato morso tra caviglia e polpaccio da un ratto". E' quanto racconta, in una lettera al 'Messaggero', la ministra della Salute Beatrice Lorenzin parlando della situazione della pulizia e del decoro a Roma.
    "Ha urlato, pianto e al pronto soccorso pediatrico dell'Umberto I è stato curato per questa ferita infetta e pericolosa, una seria profilassi per evitare l'insorgere delle malattie che i topi trasmettono - continua -. Per fortuna aveva già fatto l'esavalente e quindi anche l'antitetanica. Dopo un anno di governo non ci aspettiamo che il sindaco Raggi abbia già risolto i problemi cronici di bilancio o del traffico, ma che la città almeno sia pulita e il decoro urbano garantito".
    Secondo Lorenzin "si è aggravata l'emergenza igienico-sanitaria che io stesso segnalai al prefetto Tronca due anni fa, a cominciare dalla derattizzazione, dai gabbiani, dalla zanzara tigre fino alla presenza oramai perenne di pidocchi e blatte".
    Roma, bimbo morso da un topo al parco

    Bari, lite in sala operatoria: muore una nascitura
    Dopo un anno notificati otto avvisi di fine indagine
    Otto avvisi di garanzia di fine indagine sono stati notificati, a Bari, tra medici ed infermieri. Si tratta di una vicenda iniziata un anno fa nella sala operatoria della chirurgia generale dell’ospedale ‘Di Venere’.
    Alla base di tutto, una lite tra due medici che si contendevano proprio la sala che è rimasta per questo inutilizzata per circa un’ora e mezza. Soltanto dopo esser trascorso questo tempo, è stato eseguito un parto cesareo che causò la morte di una bambina, strozzata dal cordone ombelicale.
    Lo ha reso noto ‘La Gazzetta del Mezzogiorno’. La partoriente, Marta Brandi, 37 anni, venne portata nel blocco operatorio per il cesareo ma la sala operatoria di ostetricia era occupata per due cesarei programmati, quindi la paziente venne trasferita in chirurgia generale.
    In questa sala, però, sarebbe nato il diverbio perchè era programmato un intervento per un’appendicite, che è stato compiuto solo dopo tre ore.
    Bari, lite in sala operatoria: muore una nascitura |Dopo un anno notificati otto avvisi di fine indagine | Si24

    Nei guai medico e notaio: cosi' volevano truffare una 90enne
    Una 90enne sarebbe stata circuita dai professionisti per gli immobili, la denuncia dei familiari. Scatta il sequestro in costiera amalfitana
    Giovanni Vasso
    Avrebbe circuito un’anziana affinché lo rendesse unico destinatario della sua eredità e gli intestasse i beni che avrebbero composto il lascito ereditario, con la complicità di un notaio: la Guardia di Finanza esegue il sequestro sugli immobili disposto dal giudice per le indagini preliminari del tribunale di Salerno ai danni di un medico, in costiera amalfitana.
    Secondo l’inchiesta il professionista si sarebbe approfittato delle condizioni di una 90enne che secondo i parenti era incapace di intendere e volere perché debilitata da una malattia di natura neurologica. Erano stati proprio i congiunti a chiedere al medico di prendersi cura della nonnina che, senza figli né parenti che vivessero vicino a lei, non poteva contare su altro aiuto che sul suo. Ma per i familiari, perٍ, il medico ne avrebbe approfittato per ottenere dei vantaggi indebiti, a discapito proprio loro.
    Stando alle risultanze dell’inchiesta, sarebbero emersi elementi tali da ritenere fondata – e quindi convincere la magistratura a disporre il sequestro dei beni in questione – la denuncia dei parenti dell’anziana salernitana. Secondo le accuse, il professionista grazie alla complicità di altre persone sarebbe riuscito a fare in modo che l’anziana redigesse testamento, nominandolo suo erede universale, “rimuovendo” di fatto i nipoti e i familiari dell’asse ereditario.
    Ma la donna non avrebbe potuto, validamente, firmare un atto del genere che pero' un notaio dell’agro nocerino ha rogitato, dandogli valore legale. Per gli inquirenti ha assunto un’importante valenza un precedente “insolito”. Due colleghi del legale s'erano già rifiutati di farlo. Uno di loro, dopo essere interpellato dal medico e dopo aver incontrato l'anziana signora, si sarebbe rifiutato di rogitare le ultime volontà della signora perché non la ritenne in grado di disporre liberamente e con piena coscienza, delle sue sostanze. Circostanza, questa dell’incapacità della 90enne, che ha assunto un valore decisivo nell’inchiesta dato che, secondo le fiamme gialle, ci sarebbero elementi importanti che dimostrino come quell’anziana signora, al momento dell’atto, non avesse la lucidità per rendere l’atto valido e inoppugnabile e per fare del medico, in maniera inoppugnabile, il suo erede universale.
    Tutti e due i professionisti sono finiti nei guai. Il medico è indagato per circonvezione di incapace e appropriazione indebita mentre per il notaio si ipotizza il reato di falso in atto pubblico.
    Nei guai medico e notaio: così volevano truffare una 90enne - IlGiornale.it

    Aquilonia, accede a un conto online
    ed effettua bonifici a suo favore
    I Carabinieri della Stazione di Aquilonia hanno denunciato alla competente Autorità Giudiziaria un 45enne ritenuto responsabile del reato di indebita utilizzazione di carta di credito o pagamento.
    A termine dell’attività d’indagine, i militari hanno raccolto elementi di prova nei confronti dell’indiziato: l’uomo, originario del napoletano, riuscito ad accedere abusivamente ad un conto corrente, effettuava on-line dei bonifici a suo favore.
    La vittima, disconoscendo quelle operazioni, non esitava quindi a sporgere denuncia. Le immediate indagini permettevano agli inquirenti di identificare il malfattore che è stato deferito in stato di libertà alla Procura della Repubblica di Avellino.
    Accede a un conto online ed effettua bonifici a suo favore | Il Mattino

    Uccisero il vicino con un martello, pene dimezzate per padre e figlio
    Da 30 a 15 anni. Una pena sostanzialmente dimezzata quella emessa con la sentenza di secondo grado della Corte d’Assise d’Appello di Milano. Protagonisti della vicenda un padre e un figlio, Gaetano Teofilo e Mattia Teofilo, che si sono resi autori di un delitto efferato: i due, infatti, sono stati condannati peravere ucciso a colpi di martello e coltellate il vicino di casa Stefano Epis. Il fatto è accaduto il 13 marzo 2015.
    I giudici della prima sezione della Corte d’Assise d’Appello di Milano hanno escluso l’aggravante dei futili motivi e hanno condannato Teofilo e il figlio ventenne rispettivamente a 15 anni e a 14 anni di reclusione.
    In primo grado Gaetano Teofilo e suo figlio Mattia erano stati condannati a trent’anni.
    Soddisfatto l’avvocato difensore dei due imputati, Robert Ranieli: “Capisco la Corte che non ha potuto non tenere in considerazione la confessione (poi ritrattata, ndr) di Mattia – ha detto il legale – Ma i giudici hanno compreso la situazione di esasperazione che si era creata e hanno avuto compassione”.
    Il padre e suo figlio Mattia avrebbero ammazzato il vicino di casa per una serie di minacce rivolte da quest’ultimo alla famiglia a causa del pianto del figlio di 3 anni di Gaetano Teofilo e dell’abbaiare del loro cane.
    Uccisero il vicino con un martello, pene dimezzate per padre e figlio :

    Diffusione del cognome Teofilo - Mappe dei Cognomi Italiani

    Torre del Greco. Risultava cieco assoluto, andava in sala scommesse: scovato
    di Francesca Raspavolo
    Torre del Greco. Falso cieco a Torre del Greco: incassava la pensione di invalidità civile come non vedente ma giocava alle slot machine e guardava la tv. Operazione della Guardia di Finanza di Torre del Greco e della Procura di Torre Annunziata: questa mattina su richiesta del gip del tribunale oplontino le fiamme gialle hanno eseguito un sequestro preventivo di beni nei confronti dell'uomo, riconosciuto cieco assoluto.
    Classificato come portatore di handicap e non vedente totale, in realtà l'uomo camminava senza alcun ausilio, leggeva il giornale, guardava la tv e consultava benissimo il cellulare. Durante il pedinamento, i finanziari lo hanno sorpreso mentre giocava alle slot machine e guardava la televisione in un noto centro scommesse di Torre del Greco. L'uomo, denunciato, dovrà restituire allo Stato 92mila euro: gli sono stati sequestrati vari beni per recuperare questa somma.
    Risultava cieco assoluto, andava in sala scommesse: scovato | Video | Il Mattino

    Napoli, il monito del questore Marino:
    «I cittadini vincano la paura»
    di Pietro Treccagnoli
    Il questore Guido Marino ha fama di uomo che non le manda a dire. E lo ha confermato anche quando, annunciando l’arresto dei presunti assassini di Genny Cesarano morto nel raid del settembre 2015 alla Sanità, ha stigmatizzato «la spregevole reticenza» di chi ha visto e non ha parlato, a cominciare dagli amici del diciassettenne ucciso. Si è scatenato un putiferio. Ma il sasso nello stagno è stato lanciato e ha prodotto effetti.
    Signor questore, puo' spiegarci meglio la «spregevole reticenza» di cui ha parlato?
    «Ecco: ho parlato di reticenza e non di omertà o di paura. C’è una differenza sostanziale».
    Ce la chiarisce?
    «L’omertoso è connivente. Il reticente spesso puo' solo avere paura, ma comunque non collabora e ostacola le indagini. Rinuncia a dire quello che sa persino quando, di fronte alla morte di un amico, il buon senso, la morale, l’amicizia, l’onore, la dignità dovrebbero stimolarlo a uscire dalla paura, dalla reticenza, dall’indifferenza».
    E' facile pretendere che si vinca la paura non vivendo fianco a fianco con la criminalità. Nessuna giustificazione alla reticenza. Non crede che piuttosto occorra fare i conti anche con la paura?
    «Se mio figlio fosse stato in compagnia di Genny Cesarano gli avrei ordinato di dire tutto quello che sapeva e che aveva visto, poco o tanto che fosse».
    Alla Sanità in tanti sono convinti che lo Stato li abbia abbandonati e, di fronte ai raid, lei non teme che possano sentirsi autorizzati a pensarlo ancor di più?
    «In questi giorni ho letto che tutto il rione Sanità sapeva chi avesse ucciso Genny. Peccato che nessuno abbia avuto il coraggio, abbia sentito il bisogno di dire quello che aveva visto o che sapeva. Se questo fosse vero, la conclusione sarebbe che tutti, per la loro parte, hanno dato una mano a chi ha ucciso Genny. Ebbene, quando la gente sentirà il bisogno di parlare e si farà viva e un poliziotto o un rappresentante delle forze dell’ordine non lo ascolterà attentamente, allora si potrà dire che lo Stato è assente. La verità è che l’unico assente è il cittadino, non è lo Stato».
    Forse chi è onesto ha paura di esporsi perché non si sente adeguatamente protetto.
    «Si faccia avanti chi puo' affermare che un organo dello Stato abbia negato protezione, tutela o sicurezza a un cittadino che ne aveva bisogno. Invece si sbraita all’indomani di ogni delitto, seguendo un copione che francamente non fa neanche più effetto».
    Pero' chi rompe il muro della reticenza, come ad esempio il salumiere della Duchesca, Ciro Scarciello, che ha denunciato l’illegalità del suo rione, viene isolato, perde i clienti, si sente costretto ad abbandonare il quartiere.
    «Che cosa ha fatto di tanto sconvolgente il salumiere della Duchesca?».
    Una cosa banalissima, ma che in certe zone di Napoli è rara: ha parlato.
    «Ha parlato con giornalisti davanti alle telecamere, ma poi quando è stato chiamato dalla Squadra Mobile non ha detto una parola. Qual è allora il suo senso civico?».
    Pero' alla Sanità, alla Duchesca e in altri quartieri di Napoli o in altre città del Sud sia la reticenza che l’omertà sono un elemento noto, storico. Evocarla in ogni occasione non è un facile alibi?
    «Non è un alibi, è la realtà documentata, consegnata a decine di sentenze».
    L’omertà o la reticenza si mettono nel conto e si cercano altre strade per arrivare ai colpevoli. Non crede?
    «Nel caso di Genny se avessimo potuto contare anche sul contributo di chi quella sera stava con il ragazzo forse saremmo potuti arrivare a individuare gli autori del raid prima che si pentisse Carlo Lo Russo. Le indagini della polizia vanno comunque avanti con o senza il contributo del cittadino che ha paura o che si dimostra coraggioso. E nessun poliziotto ha interesse a sovraesporre un testimone. Purtroppo la collaborazione spesso manca persino a livello informale, prima ancora che con le denunce. Se quattro ragazzini, più o meno coetanei di Genny, devono essere letteralmente snidati a casa, e né loro né quegli irresponsabili dei genitori danno una mano in una vicenda cosi' grave, siamo ben oltre la paura e la reticenza».
    Il monito del questore di Napoli: «Lo Stato c'è, i cittadini non sempre» | Il Mattino

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    Predefinito Re: Terryes

    Napoli, finge rapimento per nascondere al fidanzato di essere uscita con un altro
    Esce con un ragazzo conosciuto su Facebook e, per paura di essere scoperta dal fidanzato, presenta una denuncia di sequestro di persona. È successo ad Ariano Irpino (Avellino), dove la Polizia di Stato ha denunciato la ragazza per simulazione di reato e calunnia. La 27enne, di Ariano Irpino, ha incontrato un suo coetaneo della provincia di Benevento conosciuto sul noto social network ma poi, presa dal timore di essere scoperta dal compagno, ha deciso di inventare di essere stata sequestrata nei pressi della sua abitazione, elaborando un racconto che fin dall'inizio ha insospettito i poliziotti del Commissariato di Ariano.
    Gli agenti hanno avviato indagini per trovare riscontri alla denuncia della giovane ma, anche dalla visione delle immagini registrate dalle telecamere di videosorveglianza poste nei pressi del luogo indicato, è emerso chiaramente che la ragazza era salita spontaneamente nell'auto del ragazzo accusato di sequestro di persona. Inoltre, a definitiva smentita di quanto sostenuto dalla 27enne, sono state controllate le numerose e amichevoli conversazioni avvenute tra i due in chat. I poliziotti hanno quindi richiamato la ragazza che ha infine ammesso la realtà dei fatti, giustificandosi con il timore che il compagno scoprisse quanto avvenuto. Incensurata, la ragazza è stata denunciata per calunnia e simulazione di reato.
    Napoli, finge rapimento per nascondere al fidanzato di essere uscita con un altro

    Rubava colazioni e medicinali ai pazienti, infermiere nei guai
    Incastrato da una poliziotta e denunciato un infermiere accusato di essersi appropriato di cibo e medicinali destinati ai pazienti dell'ospedale di Salerno.
    Giovanni Vasso
    Rubava le colazioni agli ammalati ricoverati in ospedale ma il fiuto di una poliziotta lo ha incastrato.
    È finita con una denuncia la strana attività di un infermiere dell’ospedale di Salerno che è stato pizzicato con fette biscottate, latte, succhi di frutta e alcuni medicinali destinati esclusivamente a uso ospedaliero.
    Tutto è iniziato perché già da qualche tempo, nel reparto del pronto soccorso, si assisteva a una richiesta di colazioni abnorme. A fronte di una ventina di ricoverati, infatti, venivano erogati quasi cinquanta pasti. Così gli agenti in servizio presso la struttura sanitaria si sono messi sull’avviso e hanno iniziato ad aguzzare la vista. In particolare, è stata una poliziotta che ha notato dei movimenti strani da parte di un infermiere 55enne, già noto alle forze dell’ordine. L’uomo, infatti, andava in giro con una busta che ha destato i sospetti dell’agente. Che così ha deciso di intervenire, chiedendogli di lasciarle ispezionare quella busta che portava con sè.
    In quel sacchetto di cellophane c’era di tutto. Generi alimentari come fette biscottate e latte, poi sono spuntati anche alcuni medicinali. Non potevano esserci scuse: su quelle confezioni, infatti, era riportata la dicitura “confezione ospedaliera”, quella che li sottrae al libero commercio. Non c’erano dubbi: tutta quella roba (tra cui sono poi spuntanti anche delle fiale di antidolorifici che sarebbero stati illecitamente sottratti da un carrello chirurgico) erano di proprietà dell’ospedale e l’uomo se ne stava appropriando abusivamente, senza alcuna autorizzazione né ragione.
    Per questo è scattata la denuncia a carico dell'infermiere 55enne che dovrà rispondere di peculato.
    Rubava colazioni e medicinali ai pazienti, infermiere nei guai - IlGiornale.it

    I servizi pubblici terronici.....fanno proprio cagare!

    Napoli. Macchinista ribelle blocca la linea 1 per venti minuti: ha lasciato il treno per andare in bagno, sospeso
    di Elena Romanazzi
    Napoli - Venti minuti di stress. Linea 1, piazza Garibaldi, ore dieci. La banchina è piena. In questi giorni di festa c'è un grande flusso di utenti. Tra turisti, napoletani e campani. La metro si fa attendere. Non è certo una novità. Ma per due giorni consecutivi ci sono stati dei problemi e ieri la tensione era alle stelle.
    Questa volta non si sono rotti i treni (come è accaduto il 22) ma un macchinista alla guida del convoglio è sceso ed è sparito per ben venti minuti alla stazione Garibaldi. Una urgenza fisiologica, questa la motivazione dichiarata da G.E., giovane macchinista, 45 anni, di cui venti di servizio e un passato alla manutenzione. Non una giovane leva. Il risultato? durante la sua assenza la linea 1 ha effettuato un servizio ridotto, da Piscinola a Dante.
    Una questione di non poco conto. Venti minuti di attesa. Il macchinista è stato sospeso fino a visita medica. Il che significa che durante le feste non potrà lavorare se era inserito nei turni. Chiamato dal responsabile di esercizio ha dichiarato che aveva un bisogno urgente. Morale: doveva andare in bagno e non poteva attendere di arrivare alla stazione di Colli Aminei o a Piscinola dove avrebbe potuto affidare il treno ad un altro macchinista.
    Lascia il treno per andare in bagno: macchinista ribelle blocca la linea 1 | Il Mattino

    Agguato tifosi leccesi a un bus di baresi: 6 feriti, uno ricoverato
    IN azione un commando di almeno 100 persone. Il blitz dopo una partita di seconda categoria del Palese
    Un centinaio di ultrà giallorossi incappucciati, armati di spranghe e bottiglie, hanno assaltato il pullman affollato di tifosi baresi, picchiandoli e provocando il ferimento di sei persone, una delle quali è grave per aver subito un trauma cranico. E’ accaduto ieri pomeriggio a Veglie (Lecce) - come riporta il Quotidiano di Lecce - dove la squadra barese dell'Ideale Bari (un esempio di calcio popolare a Bari sorto cinque anni fa nel capoluogo) ha affrontato l'Atletico Veglie perdendo 1-0. I baresi erano al seguito della squadra di Palese, seconda categoria. L’assalto sarebbe avvenuto alla presenza dei carabinieri: pare che un gruppo di baresi sia comunque sceso dal bus inseguendo gli assalitori. Ci sarebbe stata una fitta sassaiola che avrebbe coinvolto anche il tifoso barese, colpito alla testa.
    I militari dell'Arma hanno avviato una indagine anche per quanto accaduto durante l'incontro: starebbero visualizzando alcuni video da cui potrà emergere qualche dettaglio in più per la ricostruzione dei fatti e per l'identificazione dei responsabili di questo ennesimo atto di tifoseria violenta.
    L’agguato ricorda quello accaduto nel palazzetto dello sport di Monteroni il 31 marzo scorso, quando alcuni incappucciati, armati di spranghe, hanno invaso il campo durante la partita di basket tra la squadra locale e la Puma Trading Basket Taranto.
    Agguato tifosi leccesi a un bus di baresi: 6 feriti, uno ricoverato - La Gazzetta del Mezzogiorno

    Il parroco fece abortire l’amante: processo al tribunale ecclesiastico
    La sede del tribunale ecclesiastico presso la Curia a Donnaregina
    di Maria Chiara Aulisio
    La vicenda è sulla scrivania di padre Luigi Ortaglio, cancelliere arcivescovile, che con i giudici del tribunale regionale ecclesiastico campano si sta occupando dello svolgimento delle indagini. I fatti risalgono al 2012 quando - secondo quanto contenuto nel voluminoso fascicolo ancora al vaglio degli inquirenti - il parroco di una chiesa di Vallo della Lucania intreccia una relazione con una giovane parrocchiana: incontri rubati, messaggi appassionati e appuntamenti d’amore. La storia - si legge nelle carte - sarebbe andata avanti per diversi mesi fino a quando lei, Giovanna, poco più che trentenne, aspetta un bambino dal sacerdote. A questo punto lo scenario cambia completamente: il parroco, preoccupato per le sue sorti, decide - secondo la denuncia - di interrompere la relazione.
    La notizia un po’ alla volta comincia a circolare e a questo punto basta poco per farla arrivare all’orecchio del marito. Ed è proprio lui, Antonio, a decidere di raccontare questa vicenda, prima al vescovo di Vallo della Lucania, poi in Vaticano e infine ai giudici del tribunale ecclesiastico campano: «Sì, mia moglie rimase incinta. Non sapevo ancora nulla, il parroco voleva farla abortire, cominciò a minacciarla... Alla fine la gravidanza l’ha interrotta ma per fortuna c’ero io che le sono sempre stato accanto». Antonio non nega la responsabilità della moglie ma la giustifica parlando di «fragilità, debolezza e tanta insistenza da parte di quel prete». A questo punto la vicenda si sarebbe anche potuta considerare conclusa se Antonio non avesse deciso di andare avanti e chiedere giustizia.
    «Non potevo credere che dopo tutto quello che era successo il parroco rimanesse al suo posto, come se niente fosse, a dire messa tutti i giorni e ad accogliere i fedeli. Mi sembrava assurdo. Così mi rivolsi al vescovo di Vallo della Lucania che, dopo avermi ascoltato, non fece praticamente nulla. O meglio: si limitò a spostare il sacerdote in un’altra chiesa a pochi chilometri da lì dove, tra l’altro, ricopre tutt’ora il ruolo di vice parroco». Ma Antonio non molla e decide di rivolgersi direttamente alla Congregazione per il clero presso la Santa Sede: «Qui - racconta - finalmente prendono davvero in esame il nostro caso. Interrogano me e mia moglie, ascoltano i fatti e incaricano il tribunale regionale ecclesiastico della Campania di avviare un processo penale nei confronti di quel sacerdote».
    Il parroco fece abortire l?amante: processo al tribunale ecclesiastico | Il Mattino

    Sedicenne in coma dopo i pugni
    Arrestato l'aggressore: ha 14 anni
    Ha 14 anni l'aggressore del ragazzo di 16 anni colpito al volto con un pugno che l'ha fatto stramazzare e battere la testa. E' stato arrestato dai Carabinieri a Mirabella Eclano, ed è ritenuto responsabile di tentato omicidio. Nella serata di sabato scorso, davanti al bar la lite tra il 14enne e il giovane poi finito vittima delle percosse. Quest'ultimo, colpito con vari pugni al volto, è caduto a terra battendo violentemente la testa. Soccorso e trasferito all'ospedale di Ariano Irpino e poi al Moscati dove si trova in prognosi riservata.
    I Carabinieri ritengono che il 14enne per futili motivi ha aggredito il coetaneo. Il ragazzo è stato dichiarato in stato di arresto in quanto ritenuto responsabile di tentato omicidio e successivamente è stato trasferito in una struttura penitenziaria idonea a disposizione della Procura presso il Tribunale per i Minorenni di Napoli.
    Sedicenne in coma dopo i pugni Arrestato l'aggressore: ha 14 anni | Il Mattino

    Pulizie e guerra ai topi, mezza Regione con uffici chiusi: ponte per centinaia di dipendenti
    di Riccardo Vescovo
    PALERMO. Un attacco di igienite acuta alla Regione, oppure un’invasione di topi e zecche. Fatto sta che lunedì 24 centinaia di dipendenti non dovranno recarsi sul posto di lavoro perché tantissimi uffici resteranno chiusi per disinfestazione. Una fortuna considerato che l’indomani sarà il 25 aprile e che il giorno di ponte consentirà di usufruire di quattro giorni liberi consecutivi.
    Chiude l’ufficio amministrativo – contabile del Genio civile di Palermo in via D’Amico, ma chiude anche l’intero dipartimento per le Attività sanitarie e Osservatorio epidemiologico di via Vaccaro a Palermo. Disinfestazione anche al dipartimento della Funzione pubblica e del personale e all’archivio Storico. Pulizie in corso pure all’ufficio del Parco archeologico e paesaggistico della Valle dei Templi di Agrigento, alla “Casa Sanfilippo, Villa Aurea e uffici”. Addirittura prevista pulizia straordinaria dei locali nell’ufficio Intercomunale dell'Agricoltura di Mussomeli, che fa capo al dipartimento dell’agricoltura e in quello di Gela e all’Ispettorato provinciale dell'agricoltura di Caltanissetta
    Dopo la corsa alla spesa dei fondi comunitari chiudono per disinfestazione Ufficio speciale Autorità di audit dei programmi cofinanziati dalla Commissione europea e l’intero dipartimento della Programmazione di piazza don Luigi Sturzo. Stesso discorso pure all’Ispettorato ripartimentale delle foreste di Agrigento e all’ufficio servizio agricoltura di Trapani dove la motivazione è però legata a “esigenze di servizio”.
    Ponte anche nei centri per l’impiego di Messina, Ribera e Canicatti e alla Direzione territoriale del lavoro di Messina. Ma sarà l’intero dipartimento del Lavoro a chiudere gli uffici lunedì per disinfestazione e derattizzazione locali.
    Eppure nel 2008 l’ex assessore Giovanni Ilarda stabilì alcune regole per evitare che le chiusure degli uffici arrecassero disagi all’utenza. Oltre all’obbligo di comunicare con largo anticipo la chiusura, Ilarda suggerì di evitare che disinfestazioni e pulizie varie venissero concentrate nei giorni a ridosso dei festivi.
    Pulizie e guerra ai topi, mezza Regione con uffici chiusi: ponte per centinaia di dipendenti - Giornale di Sicilia

    Sparatoria in pieno giorno a Napoli
    4 feriti nella lite condominiale
    Una lite che ha rischiato di finire in tragedia. È avvenuta oggi a Napoli e sul posto sono subito intervenute le forze dell'ordine. A largo Crocielle, a Barra, quartiere alla periferia est di Napoli, è avvenuta una sparatoria in strada con quattro feriti. L'agguato, intorno alle 11.30. Dai primi accertamenti sembra che non si tratti di un fatto di camorra. Scartata la prima ipotesi al vaglio: una lite per motivi di viabilità. Si tratta di una lite condominiale.
    Nessuno dei quattro feriti è in gravi condizioni. Si tratta di un 66enne, ferito al ginocchio, un 46enne ferito alla caviglia sinistra, un 59enne ferito a una gamba e a un piede è ricoverato alla clinica Villa Betania, e un 43enne ferito di striscio al viso. I quattro sono tutti incensurati e parenti tra loro, questo il motivo della ruggine nei rapporti. Indaga la polizia di Stato.
    Sparatoria in pieno giorno a Napoli 4 feriti in lite condominiale | Il Mattino

    10 milioni di banconote false
    presa la banda in Campania
    cassetta di pronto soccorso: denunciato
    di Mary Liguori
    Diciassette falsari arrestati, due costretti all'obbligo di dimora e due stamperie sequestrate: è questo il bilancio dell'operazione della guardia di finanza che questa notte ha sgominato la "banda degli onesti", collegata al "Napoli Group", il principale gruppo di falsari attivo in Italia.
    Gli indagati hanno immesso sul mercato milioni di euro falsi con una rete che arrivava in Austria, Germania e altri Paesi dell'Unione. A capo della banda c'era un 40enne di Carinaro, in provincia di Caserta, un ex tipografo.
    Un pool di quattro magistrati coordinati dall'aggiunto Renzulli ha ricostruito la rete dei contatti che dall'area giuglianese e aversana smerciava le banconote false fino alla Colombia. All'inchiesta ha collaborato anche l'Europol.
    Come detto, l'area che va dal Giuglianese all'Aversano è storicamente "patria" di falsari di alto livello. Proprio per questa ragione, in conferenza stampa è stato ricordato che indagini precedenti sullo stesso tipo di business è emerso che anche alcune cellule terroristiche con base a Milano usavano banconote false per acquistare armi.
    Diversi poi i metodi per piazzare il denaro fasullo. Tra questi, sempre a Milano, è emerso un singolare escamotage usato dai falsari. Quando piove a ogni fermata della metro uno di loro compra un ombrello da un ambulante pachistano. L'ombrello costa cinque euro, ma viene pagato con 50 euro falsi: così facendo, si incassano 45 euro veri. Per ogni giorno di pioggia si riescono a riciclare in questo modo 10mila euro.
    Banconote false, 10 milioni di euro «made in Campania» | Il Mattino

    Sanità, parentopoli in Campania
    No turn over e infermieri in affitto
    Sono centinaia gli infermieri utilizzati in Asl e ospedali della Campania tramite agenzie interinali selezionate con bandi e avvisi pubblici. In totale parliamo di circa 180 unità impiegate nell’azienda dei Colli (Monaldi, Cotugno e Cto), 71 al Cardarelli in corsia da oltre tre anni (oggi scesi a 68), ma a decine e decine se ne contano anche a Caserta (Asl e ospedale), al Santobono, alla Asl Napoli 2 nord, ad Avellino e nelle altre province.
    Oltre alle ombre su favoritismi e tentativi di stabilizzare personale assunto a chiamata diretta e senza concorso, ci sarebbe anche una lievitazione dei costi. Nel dossier dei Verdi e del Movimento infermieri, viene preso ad esempio la gara che ha indetto il Cardarelli di Napoli per reclutare, quattro anni orsono, 76 infermieri per una spesa di oltre 16 milioni per tre anni. I costi, per singolo infermiere, sarebbero di oltre 70 mila euro laddove, per assumere a tempo indeterminato, basterebbe meno della metà. «Un Cud di un infermiere – avverte D’Angelo - con tutte le indennità non va quasi mai oltre la soglia dei 30mila euro».
    Sanità, parentopoli in Campania No turn over e infermieri in affitto | Il Mattino

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    Predefinito Re: Terryes

    MATERA
    Gli revocano la patente e manda l'amico all'esame
    denunciati entrambi
    MATERA - Due uomini - di 53 e 57 anni, uno residente in provincia di Foggia, l’altro a Gravina in Puglia (Bari) - sono stati denunciati dalla Polizia, a Matera, con le accuse di sostituzione di persona, falsificazione di documenti, false attestazioni a pubblico ufficiale e induzione all’errore.
    L’uomo residente nel Foggiano si è presentato agli esami teorici per conseguire la patente, a Matera, fingendosi un’altra persona. Gli agenti della Polizia stradale lo hanno smascherato: aveva sostituito le foto sui documenti consegnati alla Motorizzazione, apponendo anche firme apocrife. Voleva passare per l’uomo residente a Gravina, al quale la patente era stata revocata dopo l’azzeramento dei punti. Entrambi sono stati denunciati.
    Gli revocano la patente e manda l'amico all'esame denunciati entrambi - La Gazzetta del Mezzogiorno

    Napoli, rissa nel locale per gelosia
    23enne preso a «bottigliate»
    Preso a «bottigliate» mentre stava parlando con una ragazza, in un locale del centro di Napoli: è quanto, la scorsa notte, ha denunciato alla Polizia di Stato un giovane di 23 anni, finito in ospedale con diverse ferite alla testa. I medici lo hanno medicato e giudicato guaribile in 10 giorni.
    Il giovane, portato all'ospedale Vecchio Pellegrini da qualcuno che poi è subito andato via, ha raccontato alle forze dell'ordine di essere stato aggredito da un ragazzo sconosciuto, mentre stava parlando con una giovane, all'interno di un locale.
    Napoli, rissa nel locale per gelosia 23enne preso a «bottigliate» | Il Mattino

    Roma choc, omicidio in pieno centro: massacra la compagna e si costituisce in caserma: «L'ho uccisa»
    di Veronica Cursi
    Ha fracassato la testa alla sua compagna colpendola varie volte nel letto, forse mentre dormiva, poi è uscito di casa, un palazzo signorile a pochi metri da piazza di Spagna dove viveva con la donna, ed è andato nella caserma dei carabinieri più vicina: «Correte, ho ucciso la mia fidanzata». Sono le 5.45 quando i carabinieri della compagnia Roma centro si trovano davanti alla tremenda confessione. Nella casa indicata dall'uomo, in vicolo del Babuino 7, la scena che si trovano davanti è davvero agghiacciante: la donna, 47 anni, insegnante in una scuola di Roma, è riversa sul letto in un lago di sangue: ha il cranio fracassato. L'uomo, 55 anni, dirigente di banca pugliese, conviveva con lei da tempo. I vicini raccontano di averli sentiti spesso litigare e urlare in casa.
    Roma, omicidio in pieno centro: massacra la compagna e si costituisce

    Furto in chiesa a Castellammare: presa statua di Gesù in croce
    CROCIFISSO DI FINE '800 DELLA CHIESA DI SAN NICOLA A MEZZAPIETRA
    di Titti Esposito
    Castellammare. Ancora un furto in un edificio sacro nella città stabiese. Dopo il raid nella chiesa del Gesù del centro antico, dove i ladri nello scorso fine settimana hanno sottratto un Bambinello del '700 dalle braccia della Madonna del Carmine, simbolo e compatrona del territorio, lo scorso pomeriggio è toccato al Cristo in croce nella parrocchia di san Nicola nella frazione di Mezzapietra.
    Dal salone, mentre il parroco, don Antonio de Simone officiava la liturgia eucaristica è scomparso dalla croce in legno (di epoca ottocentesca) un Cristo di 40 cm. Solo a fine messa, il sacerdote si è accorto che la parete era vuota e il crocifisso a terra senza Gesù. Solo allora, ancora incredulo ed amareggiato ha dato l'allarme ai fedeli e denunciato il furto alle forze dell'ordine. Un altro episodio di parrocchia svaligiata sul quale adesso stanno indagando gli inquirenti per capire se il mandante è unico. O se c'è un mercato di opere sacre dietro questi furti. Alle due azioni sacrileghe criminose, infatti, se ne stava per aggiungere una terza a Gragnano, nella chiesa del Corpus Domini, pochi giorni fa, sventata solo perchè il Bambinello antico posto in una delle navate della chiesa preziosa era stato sostituito da una copia. In quell'occasione, infatti, i ladri hanno lasciato a terra il Bambin Gesù senza portar via nulla appena si sono accorti che non era datato.
    Furto in chiesa a Castellammare: presa statua di Gesù in croce | Il Mattino

    Gaffe del Comune: cani al «guinsaglio»
    E proprietari «perseguitati» dalla legge
    di Francesca Raspavolo
    Torre del Greco. Niente cani o altri animali in Villa Comunale, ad eccezione di quelli al «guinsaglio». E se provate a fare i furbetti e a introdurre il vostro amico a quattro zampe nel parco giochi, sarete «perseguitati» dalla legge.
    Ancora uno strafalcione da parte del Comune di Torre del Greco su un avviso pubblico: dopo la clamorosa svista sul manifesto per le celebrazioni del 25 aprile - con i colori della bandiera italiana completamente invertiti - un nuovo errore di ortografia smascherato dai cittadini diventa virale sui social network.
    In Villa Comunale al corso Vittorio Emanuele, pieno centro città, sul segnale che detta le regole di accesso all'area ludica, al terzo punto c'è il divieto di introdurre cani e altri animali. Non sono ammessi cagnolini nel parco verde, si legge sul cartello, ad eccezione del caso in cui li portiate al «guinsaglio». La gaffè è subito finita su Facebook.
    Non solo: a ben guardare c'è un secondo svarione. Al quinto punto il Municipio avverte i cittadini delle conseguenze cui vanno incontro nel caso in cui non mettano il «guinsaglio» ai loro cani: se lo faranno, saranno «perseguitati» e non perseguiti a norma di legge.
    E dire che Palazzo Baronale è già recidivo sul punto: l'anno scorso nelle isole ecologiche dove i cittadini conferiscono i rifiuti, gli ingombranti diventarono «ingombrandi», richiamando l'attenzione di Striscia La Notizia e dell'inviato Luca Abete.
    Gaffe Comune: cani al «guinsaglio» E proprietari «perseguitati» dalla legge | Il Mattino

    Covo dei clan nelle case popolari
    Mitragliatrice sotto il materasso
    di Giuseppe Crimaldi
    Le mani della camorra sugli alloggi di edilizia popolare. Non è il primo né sarà l’ultimo caso, ma quello scoperto ieri dai carabinieri del comando provinciale di napoli è un caso che si tinge di tinte ancor più inquietanti rispetto al passato. Perché in quell’appartamento scoperto al Rione Traiano, che risultava formalmente sfitto e disabitato, qualcuno aveva impiantato una centrale dello spaccio e, come se non bastasse, nascondeva al suo interno anche un’arma micidiale.
    Succede a Napoli, in quella parte dell’area occidentale - Soccavo - che resta da mesi sorvegliata speciale per tutto ciò che in un recente passato è accaduto e per i timori di una nuova fiammata di faide di camorra tra clan rivali. E non a caso accade in uno dei «fortini» utilizzati dalle cosche per garantirsi l’impunità nello spaccio di droga.
    Durante uno dei controlli disposti nell’ambito del controllo del territorio dal comandante provinciale dell’Arma, Ubaldo Del Monaco, i militari della compagnia di Bagnoli hanno passato al setaccio alcuni locali, box e abitazioni di un complesso edilizio popolare all’interno del Rione Traiano. In un appartamento al secondo piano di via Catone, la scoperta. I carabinieri hanno fatto irruzione in quella casa che, almeno sulla carta e stando ai dati ufficiali dell’anagrafe, risultava disabitata. Così non era, invece. L’abitazione era arredata, e ora sono in corso accertamenti e verifiche per capire chi la occupasse effettivamente. Nella camera da letto i carabinieri hanno scoperto, sotto il materasso di un letto matrimoniale, una mitragliatrice «Skorpion» e materiale per confezionare droga. Non è finita. Trovate all’interno del covo anche 171 cartucce e un caricatore contenente 22 proiettili.
    Il covo dei clan nelle case popolari: una mitragliatrice sotto il materasso | Il Mattino

    Ventimila orologi falsi nel garage: maxi sequestro nel Napoletano
    Ventimila orologi con marchi mondiali contraffatti: la scoperta dei carabinieri in un garage. A Somma Vesuviana i militari della locale Stazione hanno scoperto un laboratorio clandestino per l’assemblaggio di orologi contraffatti. All’interno 20mila falsi, di vari marchi anche di fama mondiale, oltre a materiale di ricambio come quadranti, cinturini, parti meccaniche e arnesi per il montaggio della componentistica.
    Gli orologi erano custoditi nel garage in attesa di essere piazzati sul mercato della contraffazione. Ma le indagini non sono terminate: sono in corso gli accertamenti per identificare chi abbia la disponibilità del garage.
    Ventimila orologi falsi nel garage: ?maxi sequestro nel Napoletano | Il Mattino

    Basket
    Frase choc del main sponsor della Kontatto Bologna: "Agrigento? Ma si trova in Italia?"
    Ballandi, ha chiesto lumi sull'attuale posizione geografica della città dei Templi, affermando: "Andremo con i canotti"
    Federica Barbadoro
    “A me piacciono molto le trasferte: con dei Frecciarossa o qualcos'altro riusciremo a raggiungere questa località, ma si trova ancora in Italia? La raggiungeremo con i canotti…”. Frase ingiuriosa e choc quella usata dal main sponsor della Kontatto Bologna, prossima avversaria della Fortitudo Agrigento. A parlare è stato Federico Ballandi, che nel corso della conferenza stampa di presentazione di Daniele Cinciarini, ha chiesto lumi sull’attuale posizione geografica della città dei Templi. Il sarcasmo di Ballandi, ha fatto anche sorridere Cristian Pavani, direttore generale della Fortitudo Bologna. Una battuta che però, non ha fatto sorridere per nulla l'ambiente di Agrigento.
    Frase choc del main sponsor della Kontatto Bologna: "Agrigento? Ma si trova in Italia?"

    Alfano sull'export abruzzese esagera e non di poco
    Il ministro degli Esteri Angelino Alfano, a Pescara in occasione del roadshow "Italia per le imprese", ha dichiarato lo scorso 19 aprile: “L'Abruzzo è la seconda regione italiana per export e l'incremento dell'anno scorso è stato del 10 per cento circa”.
    La seconda parte dell’affermazione, sull’incremento dell’anno scorso, è corretta. La prima parte è invece parecchio sbagliata. Andiamo con ordine.
    La classifica dell’export delle regioni
    In base ai dati forniti dal Ministero dello Sviluppo Economico, nel 2016 le tre regioni italiane che hanno maggiormente contribuito all’export sono Lombardia, Veneto ed Emilia Romagna. L’Abruzzo non solo non è la seconda, ma si piazza addirittura decima.
    Le sue esportazioni coprono il 2% del totale di quelle italiane, contro il 26,9% della Lombardia, il 14% del Veneto, il 13,5% dell’Emilia Romagna e via dicendo.
    In valore assoluto si tratta di 8,166 miliardi di euro per l’Abruzzo, a fronte dei 112,199 miliardi della Lombardia, dei 58,246 del Veneto e dei 56,138 dell’Emilia Romagna.
    L’affermazione di Alfano, che la vorrebbe seconda per export, è del tutto errata.
    Alfano sull'export abruzzese esagera e non di poco

    Calabria al top Ue per disoccupazione giovanile
    Disoccupati Sud Italia doppio media Ue
    E' la Calabria la regione del Vecchio Continente che nel 2016 ha fatto registrare il maggior tasso di disoccupazione giovanile (58,7%): è quanto risulta dai dati diffusi oggi da Eurostat. Peggio della Calabria solo Ceuta (69,1%) e Melilla (63,3%), le due 'enclave' spagnole che però sono in terra d'Africa.
    Alle spalle della Calabria si sono piazzate - nella 'top ten' della disoccupazione giovanile 2016 (età tra i 15 e i 24 anni) - l'Andalusia (57,9%) e poi altre due regioni italiane: la Sicilia (57,2%, in quinta posizione) e la Sardegna (56,3%, sesta).
    Nel 2016 sono cinque le regioni italiane che hanno fatto registrare un tasso di disoccupazione di almeno il doppio della media Ue (8,6%), ovvero superiore al 17,2%, assieme ad altri 27 territori europei (13 in Grecia; 10 in Spagna; e 5 territori d'oltremare francesi). Si tratta di Calabria, 23,2%; Sicilia, 22,1%; Campania, 20,4%; Puglia, 19,4%; Sardegna, 17,3%.
    Calabria al top Ue per disoccupazione giovanile - Economia - ANSA.it

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    Predefinito Re: Terryes

    Avellino, botte in via Tagliamento a causa di una donna
    Movimentata serata ieri in via Tagliamento ad Avellino. Una tranquilla passeggiata s'è trasformata in un incubo per cinque donne e il marito di una di loro. Ben presto si sono trovati tutti protagonisti di una rissa. L'apprezzamento ad una delle cinque donne da parte di un pregiudicato del capoluogo ha scatenato le ire dell'unico accompagnatore maschio. Dalle parole si è passati subito ai fatti. Il pregiudicato, che era alla guida della sua auto, ha arrestato il veicolo e affrontato l'uomo. Urla, spintoni e poi la zuffa. Le donne non sono state a guardare e hanno deciso di aiutare il loro accompagnatore. Ma è stato necessario l'intervento di tre pattuglie della Sezione Volanti di Avellino per sedare la colluttazione. Gli agenti, coordinati dal vice-questore Elio Iannuzzi, sono giunti in via Tagliamento in pochissimo tempo dopo aver ricevuto la telefonata di allarme. I poliziotti hanno dovuto lavorare non poco per riportare la calma tra i contendenti. L'immediato interventi degli uomini della Sezione Volanti della Questura del capoluogo ha evitato conseguenze ben più gravi per i protagonisti della zuffa. Solo una delle cinque donne e il pregiudicato hanno riportato lievi ferite, giudicate guaribili in pochi giorni dai sanitari dell'ospedale Moscati.
    Complimento a una donna: scoppia la maxi-rissa | Il Mattino

    “Dammi 50 euro per le sigarette o tuo figlio si fa male”: arrestato bidello
    L’indagato è un collaboratore scolastico di un istituto di Pozzuoli: è accusato di estorsione
    Agata Marianna Giannino Per 50 euro era diventato l'incubo di un papà, un bidello di una scuola di Pozzuoli (Napoli). L'uomo lavorava in un istituto del quartiere Monterusciello. E per avere quei quattrini minacciava di fare del male a un giovane studente, figlio dell’imprenditore facoltoso che da due mesi stava opprimendo con la sua richiesta asfissiante di denaro.
    I soldi gli servivano per “comprare le sigarette”: così il collaboratore scolastico motivava quella che poi ha finito per rivelarsi una pretesa. Per ottenerli era arrivato perfino a raggiungere con un complice la sua vittima sul posto di lavoro, che non era presente. Poi un incontro casuale, pochi giorno dopo. E un invito a farsi trovare nel pomeriggio nello stesso luogo. “Per parlargli”, aveva detto.
    A quell’appuntamento, però, si sono presentati anche i carabinieri di Pozzuoli, ai quali l’imprenditore nel frattempo si era rivolto. I militari dell’Arma, in appostamento, hanno atteso che il malfattore mettesse i 50 euro in saccoccia. E, avvenuta la consegna del denaro, sono intervenuti per ammanettarlo. Lo hanno arrestato con l’accusa di estorsione. Dopo le formalità di rito, il bidello - 59enne di Pozzuoli che fino a quel momento risultava incensurato - è stato rinchiuso nel carcere napoletano di Poggioreale.
    ?Dammi 50 euro per le sigarette o tuo figlio si fa male?: arrestato bidello - IlGiornale.it

    Cagliari, uccide la vicina a coltellate: «Il suo pappagallo mi insultava da anni»
    Ignazio Frailis
    Omicidio volontario con l'aggravante della premeditazione dei futili motivi. È con questa accusa che Ignazio Frailis, il disoccupato di 46 anni in carcere per aver ucciso a Capoterra con 11 coltellate la vicina di casa sessantenne Maria Bonaria Contu, si presenterà domani davanti al gip di Cagliari per l'udienza di convalida.
    A far pesare la bilancia verso la premeditazione ci sono due elementi importanti: Frailis martedì pomeriggio è uscito di casa armato di coltello, nascosto in una tasca della tuta. Quando insieme allo zio si è presentato in caserma dai carabinieri, che lo stavano cercando, i militari hanno recuperato l'arma celata negli slip. C'è poi il racconto delle due amiche della vittima, che passeggiavano con lei al momento dell'aggressione, una delle quali è rimasta ferita da un fendente mentre cercava di difenderla. Secondo le testimonianze, Frailis non avrebbe affrontato subito la vicina, ma sarebbe sbucato fuori improvvisamente da una stradina laterale, dove forse si era nascosto per aspettarla.
    L'ira dell'uomo sarebbe stata innescata dai continui litigi con la famiglia della vittima per la gestione degli animali domestici. Dispetti, ricostruisce la difesa rappresentata dall'avvocato Francesco Murtas, nei confronti dei dieci gatti e tre cani di Frailis, ma soprattutto le frasi ingiuriose che il pappagallo dei Contu ripeteva ogni giorno contro il 46enne.
    Uccide la vicina di casa «Il pappagallo mi insultava» | Il Mattino

    Napoli, scandalo al Loreto Mare: scoperta alcova nel bagno dell'ospedale con materassino, lenzuola e preservativi
    L'ospedale Loreto Mare torna ancora una volta alla ribalta delle cronache. Nella tarda serata di sabato pazienti e impiegati della ditta delle pulizie si sono trovati di fronte una scena quasi surreale: nel nosocomio in via Vespucci, al centro delle indagini dopo il blitz anti-assenteismo dei carabinieri e le operazioni dei militari in corso per verificare la creazione di falsi certificati, è stata ritrovata una vera e propria alcova. Nel bagno degli ambulatori al primo piano della struttura, qualcuno ha allestito una sorta di camera da letto, utilizzando un materassino preso in prestito da un barella e lenzuola di quelle in dotazione alla struttura ospedaliera.
    Accanto al letto improvvisato, c'era anche un reggiseno, fazzoletti sporchi e preservativi usati. Nonostante la pulizia sia stata effettuata, a oggi il materassino col lenzuolo non è stato rimosso e troneggia ancora all'interno del bagno ambulatoriale che, normalmente, è aperto ai pazienti che si recano nei vari ambulatori sul piano. «Non spetta alla ditta di pulizie rimuovere quel materassino ma è assurdo che il bagno sia lasciato in queste condizioni e che le porte dell'accesso agli ambulatori non siano sempre chiuse di sera», dice un degente che, come altri ricoverati incuriositi dalla notizia sparsa in ospedale, si è recato personalmente a vedere la scena dello scandalo.
    Scandalo in ospedale: un'alcova nel bagno con lenzuola e preservativi | Il Mattino

    Un prof su tre bocciato: scuole pugliesi a rischio
    Profonda delusione per chi aspirava alla cattedra in Puglia: ci sono più bocciature che promozioni. Risultati negativi soprattutto per le classi dell'infanzia e la primaria
    Luca Romano
    I numeri parlano chiaro. Il maxi concorsone sulla scuola ha lasciato numerose cattedre scoperte. Repubblica accende i riflettori sui dati della Puglia: su 600 aspiranti professori di italiano per le scuole medie e superiori, infatti, c'erano 487 posti a disposizione. Ma il problema è che solo 229 candidati sono stati ammessi alla prova orale. A conti fatti neanche la metà delle cattedre da coprire. Non è la prima volta che succede, lo abbiamo già visto in altre regioni. Ogni volta, però, è un caso che colpisce.
    In Puglia complessivamente c'erano 4mila cattedre a disposizione, con più di 11mila candidati. Il test, com'è noto, era digitalizzato, con otto domande, di cui due in lingua straniera, sei quesiti a risposta aperta e due chiusa. Due ore e mezzo di tempo per completare il tutto. Passato più di un anno si scopre che i test non sono andati molto bene. Più o meno in tutte le cattedre. Vediamo ad esempio "filosofia e scienze umane": sui 50 che si sono presentati per la prova scritta solo 10 hanno potuto presentarsi per l'orale. Malissimo le prove per la lingua inglese: su 265 che si sono presentati, per coprire 126 cattedre, sono stati ammessi all'orale solo 68 persone. Risultati negativi soprattutto per le classi dell'infanzia e la primaria.
    I componenti delle commissioni di esame, accusati di essere stati troppo severi, replicano così: "Sull'infanzia e sulla primaria, dove bastava come titolo in vecchio diploma magistrale e non serviva l'abilitazione, il livello era basso e tra i candidati c'era gente che si era da anni allontanata dal mondo della scuola. Abbiamo trovato perfino compiti in bianco o candidati cinquantenni che avevano difficoltà a svolgere la prova al pc".
    Un prof su tre bocciato: scuole pugliesi a rischio - IlGiornale.it

    Il treno Palermo-Agrigento sbaglia direzione a va verso Messina
    Il treno Palermo-Agrigento ha sbagliato direzione a un incrocio ed è andato dalla parte di Messina. Tanta paura tra i passeggeri dopo la brusca frenata
    Enrica Iacono
    Un errore bello e buono quello accaduto in Sicilia su un treno che, dalla stazione di Palermo, viaggiava in direzione Agrigento.
    A un incrocio, pero', invece di andare verso la destinazione prevista, il convoglio è andato dalla parte di Messina, esattamente dalla parte opposta.
    E cosi' la frenata improvvisa che ha fatto spaventare i passeggeri presenti sul treno. Come riporta il Giornale di Sicilia la paura è stata tanta anche perché su 1.350 chilometri di ferrovia, solo 180 sono a doppia corsia perché il resto è a binario unico.
    Sventata da tragedia, dalle Ferrovie hanno informato che si è trattato di un "errore tecnico" e che il treno è arrivato a destinazione con un ritardo di soli 18 minuti.
    Il treno Palermo-Agrigento sbaglia direzione a va verso Messina - IlGiornale.it

    SESSANTADUE PERSONE TRUFFATE
    Vendeva merce inesistente utilizzando false identità
    arrestato 29enne di Ostuni
    SAN VITO DEI NORMANNI (BRINDISI) - Ben 62 truffe online in tutt'Italia, con 17 carte postepay intestate a persone estranee ai fatti, vittime a loro volta di un presunto furto d’identità: è il giro scoperto dai carabinieri di San Vito dei Normanni che hanno eseguito un’ordinanza di custodia cautelare in carcere nei confronti di Cosimo Salvatore Maiorano, un 29enne di Ostuni (Brindisi).
    Secondo quanto appurato, l’uomo avrebbe posto in vendita a prezzi allettanti, su siti internet specializzati nell’e-commerce, smartphone e prodotti tecnologici. Gli acquirenti, una volta versata la somma prevista su carta postepay, non avrebbero pero' mai ricevuto nulla. Dalle indagini, coordinate dal pm Francesco Carluccio, è emerso che il 30enne, dopo essersi registrato sotto falso nome sul sito di Poste italiane, aveva attivato online 17 carte postepay intestate a un uomo e una donna del tutto ignari di quanto accadesse. A tradire il reale utilizzatore delle carte sarebbe stato il numero di telefono fornito al postino per la ricezione delle spedizioni.
    Le truffe risultano essere state compiute dal luglio 2015 al settembre 2016 ai danni di persone residenti in Sardegna, Sicilia, Calabria, Puglia, Abruzzo, Marche, Lazio, Emilia Romagna, Liguria, Piemonte, Lombardia, Friuli Venezia Giulia.
    Vendeva merce inesistente utilizzando false identità arrestato 29enne di Ostuni - La Gazzetta del Mezzogiorno

    TRUFFA
    "Falsi ciechi ripresi alla guida e alle slot", 5 denunciati a Barcellona Pozzo di Gotto
    BARCELLONA POZZO DI GOTTO. La Guardia di Finanza ha individuato e denunciato a Barcellona Pozzo di Gotto cinque "falsi invalidi" accusati di truffa.
    Avrebbero dichiarato un falso stato di cecità, al fine di percepire indebitamente nel tempo oltre seicentomila euro tra pensioni di inabilità e indennità di accompagnamento.
    Le Fiamme Gialle hanno ripreso i cinque mentre girovagavano tra le vie di Barcellona Pozzo di Gotto schivando, nel traffico cittadino, ostacoli e auto in transito e in sosta, scegliendo prodotti tra gli scaffali dei supermercati e, in un caso, giocando anche alle slot-machine.
    Quattro dei cinque indagati sono uomini di età compresa tra i 40 e i 60 anni che, sulla carta, figuravano come "non vedenti assoluti", mentre una quinta persona, una donna di 78 anni, risultava affetta da cecità parziale, ossia con un residuo visivo non superiore a un ventesimo in entrambi gli occhi.
    "Falsi ciechi ripresi alla guida e alle slot", 5 denunciati a Barcellona Pozzo di Gotto - Giornale di Sicilia

    Napoli, esami truccati: subito licenziati i due marescialli
    di Viviana Lanza
    Vantare conoscenze nelle commissioni esaminatrici promettendo, in cambio di soldi, aiuti per superare il concorso per entrare nella Guardia di finanza non può essere solo millantato credito ma corruzione. E alla condanna penale va aggiunta la pena accessoria del licenziamento. È questa, in sintesi, la decisione del giudice Tommaso Perrella a conclusione del processo su un caso di mazzette e concorsi che vede tra gli imputati condannati presunti corrotti e corruttori.
    Sì, perché la sentenza è stata di condanna per i due finanzieri accusati di aver intascato la mazzetta e per un padre e la figlia candidata al concorso da aspirante finanziere che quei soldi li avrebbero pagati. Il caso risale al dicembre 2015 con la svolta dell'inchiesta coordinata dai pm Giancarlo Novelli e Valter Brunetti del pool guidato dal procuratore aggiunto Alfonso D'Avino. Le accuse ruotavano attorno ai 50mila euro, in contanti e versati in più tranche, che un maresciallo in pensione avrebbe consegnato a due marescialli della Guardia di finanza per assicurarsi l'ammissione della figlia al corso per allievi sottufficiali nell'anno accademico 2015/2016. Tentativo che poi fallì, perché la ragazza non superò le prove orali, e i soldi furono in parte rimborsati.
    http://www.ilmattino.it/napoli/crona...e-2415977.html

    Furto alberi per un milione in Calabria
    Superficie sequestrata da Cc forestale, tagliati 3.074 fusti
    ROSSANO (COSENZA), 3 MAR - Una superficie boscata di quasi 500 mila metri quadri di proprietà dell'azienda della Regione Calabria "Calabria Verde" è stata sottoposta a sequestro probatorio e preventivo dai Carabinieri Forestale di Rossano Calabro. All'interno è stato accertato il furto di 3.074 piante, principalmente di Cerro, per un valore di oltre un milione di euro, che ha provocato anche un grave danno all'ecosistema e alla biodiversità compromettendo la stabilità idrogeologica a causa della privazione della copertura del suolo.
    Nell'area sequestrata sono inoltre presenti circa 3.850 quintali di legna, tronchi d'albero abbattuti ed in parte depezzati, trovati sul letto di caduta nel bosco che rappresentano un ulteriore valore commerciale 46.000 euro.
    Furto alberi per un milione in Calabria - Calabria - ANSA.it

    In Calabria il più alto tasso di mortalità giovanile per alcolismo
    Emanuela Carucci
    La regione in cui i giovani bevono di più è la Calabria. Il dato è allarmante, in particolare perché, come si legge sulla "Gazzetta del Sud", questo ha provocato nella regione il maggior numero di decessi per alcolismo negli anni 2015-2016.
    Come riporta il quotidiano calabrese, i dati sono contenuti nello studio del ministero della salute presentato al Parlamento poche settimane fa.
    Secondo quanto si legge nell'articolo, nel 2015 in Calabria, ha consumato alcol quasi l'80 per cento degli uomini e quasi 50 per cento delle donne. I più bevuti sono stati soprattutto birra e amari. Sempre in Calabria, se si pensa al 'binge drinking', ovvero l'assunzione in un'unica occasione di consumo in breve tempo di oltre sei unità alcoliche (stando alla definizione dell'osservatorio nazionale alcol dell'istituto superiore di sanità), la media degli uomini è la più alta in Italia.
    Ma se la Calabria è al primo posto per mortalità per patologie totalmente alcol-attribuibili, la Sicilia nel 2015 detiene il primato per consumatori di almeno una bevanda alcolica in un anno, con quasi il 70 per cento di consumatori di sesso maschile.
    Un dato particolare, che riguarda i giovani italiani a partire dai 25 anni, è che il consumo di alcol aumenta con il titolo di studio conseguito. E' cosi' soprattutto per le donne. Solo il 40 per cento delle donne con la licenza elementare ha bevuto alcol almeno una volta all'anno, ma il dato sale al quasi 70 per cento per le donne laureate.
    A questa situazione già allarmante, si aggiunge un altro dato negativo nello studio pubblicato dal ministero della salute, sempre per cio' che riguarda la Calabria. Negli ultimi due anni, in questa regione, si sono registrati più morti per alcolismo, ma c'è una diminuzione dei "cat", i club alcologici territoriali, ovvero quelle comunità multifamiliari autonome che prevedono momenti di incontri tra persone e famiglie con problemi correlati all'alcol (e non solo, anche per altri stili di vita rischiosi, ndr). In Calabria, come si legge infine sulla Gazzetta del Sud, negli ultimi dieci anni, i cat sono diminuiti drasticamente da 46 a 12, una diminuzione del 75 per cento.
    In Calabria il più alto tasso di mortalità giovanile per alcolismo - IlGiornale.it

    Esplode la colonna fecale
    a Napoli ospedale «inondato»
    di Melina Chiapparino
    Ospedale allagato dall'acqua fecale. E' successo al Loreto Mare, nosocomio in via Marina a Napoli, dove la manutenzione della colonna fecale dei bagni, trascurata da mesi, ha provocato la scollatura e la rottura di una grande parte di intonaco da cui è fuoriuscita l'acqua sporca che ha invaso corridoi e stanze della struttura sanitaria.
    La parete è praticamente esplosa, intorno alle 20 di ieri, spaventando un degente che si era recato ai bagni del reparto di Chirurgia d'urgenza, al primo piano della struttura. L'uomo, ricoverato in una stanza poco distante dai bagni, è scappato dirigendosi verso il proprio letto ed allertando il personale ospedaliero. In poco tempo la grande quantità di acqua fuoriuscita dal muro ha reso impossibile ai ricoverati in barella di scendere dalle lettighe e nonostante i tentativi di tamponare l'emergenza sono trascorse 4 ore prima dell'arrivo della ditta che ha operato l'espurgo.
    L'acqua melmosa e maleodorante, nel frattempo, aveva allagato i bagni sia del primo piano che del secondo piano, nel reparto di Chirurgia, dove la colonna fecale è completamente compromessa. Invase anche alcune stanze di degenti. Al momento i bagni per i ricoverati di entrambi i piani coinvolti dall'allagamento sono impraticabili e interdetti all'uso, cosi' che i degenti sono costretti a utilizzare i serivizi igienici degli altri reparti in attesa che i tecnici e le ditte riparino al più presto la colonna fecale danneggiata.
    Esplode la colonna fecale a Napoli ospedale «inondato» | Il Mattino

    San Giuseppe salvaci da Clementino (e dal Primo Maggio degli scioperati)
    Teatrini e partitelle e ovviamente tarantelle sono la ricetta per il Sud secondo il rapper un po’ napoletano (in verità è nato ad Avellino)
    San Giuseppe Artigiano, liberaci da questo nuovo Lucignolo di nome Clementino, insegnagli un mestiere, toglicelo dalle orecchie. “Un campetto di calcio o un piccolo teatro aperti a Secondigliano sono meglio di una nuova fabbrica. Creano occupazione, intrattengono, e non inquinano” ha detto il prossimo presentatore del concertone del Primo Maggio. Che in effetti, da tanti anni, non sembra la festa dei lavoratori bensì degli scioperati.
    Teatrini e partitelle e ovviamente tarantelle sono la ricetta per il Sud secondo il rapper un po’ napoletano (in verità è nato ad Avellino) e molto keynesiano. Clementino non dice chi pagherà gli stipendi di teatranti e suonatori, né che ogni paese dei balocchi è destinato in breve a diventare stalla di ciuchi. San Giuseppe Artigiano, mettigli in mano sega, succhiello e pialla, prima che gli crescano due orecchie più alte dell’obelisco del Laterano.
    San Giuseppe salvaci da Clementino (e dal Primo Maggio degli scioperati) - Il Foglio


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    Predefinito Re: Terryes

    Ragusa, vede l'ex con un altro uomo e cerca di uccidere il "rivale in amore"
    Un 22enne di Ragusa ha cercato di uccidere il "rivale in amore" dopo averlo visto in compgnia della sua ex fidanzata: l'ha investito e poi colpito più volte alla testa con una chiave inglese
    Ginevra Spina
    A Ragusa un giovane di 22 anni è stato arrestato per il tentato omicidio del "rivale in amore".
    Marco Chillemi ha visto l'ex fidanzata 17enne in compagnia di un altro uomo e incapace di controllare la gelosia si è scagliato con furia contro il "rivale". Prima lo ha investito, trascinandolo sotto l'auto, poi è sceso dal mezzo e lo ha aggredito colpendolo ripetutamente con una chiave inglese alla testa, fortunatamente riparata dal casco.
    I poliziotti della Squadra mobile di Ragusa sono intervenuti sul posto dopo una segnalazione al 113 e hanno trovato la vittima, un 31enne, a terra riverso in una pozza di sangue e privo di sensi. Accanto a lui c'era la ragazza che, in lacrime, ha riferito agli agenti che poco prima il suo ex fidanzato aveva investito il trentenne per gelosia, tentando di ucciderlo, e che solo le urla dei testimoni e l'intervento di alcuni passanti lo hanno fermato.
    Il personale del 118 ha rianimato la vittima, condotta con la massima urgenza al pronto soccorso dell'ospedale. Il 31enne ha subito un intervento chirurgico di emergenza nel reparto di Ortopedia dell'ospedale Civile di Ragusa per una frattura esposta del perone della gamba destra ed è in trattamento per una lesione al bacino con diastasi della sinfisi pubica.
    Chillemi, che era fuggito dopo l'agressione lasciando il "rivale" privo di sensi in una pozza di sangue, sentitosi braccato, si è costituito accompagnato dalla mamma. "La polizia di Stato ha assicurato alla giustizia un soggetto pericolosissimo che per futili motivi connessi alla gelosia, non si è tirato indietro dal commettere un tentato omicidio con una furia inarrestabile. Fondamentale la collaborazione della ragazzina e degli altri testimoni che hanno assistito ai fatti", ha commentato il capo della Mobile Antonino Ciavola.
    Ragusa, vede l'ex con un altro uomo e cerca di uccidere il "rivale in amore" - IlGiornale.it

    Scambio di identità per superare
    gli esami di guida: arrestati «gemelli»
    di Pasquale Sorrentino
    Uno scambio di identità per riuscire a superare l’esame di guida. Protagonista un giovane di Sassano. Il ventenne, infatti, ha tentato di scambiare la sua identità con quella di un 25enne dell'interland del Napoletano per cercare di superare l’esame della patente di guida, la parte teorica, al quale qualche mese prima era stato bocciato.
    Tutto ha avuto inizio quando nei mesi scorsi la squadra di polizia giudiziaria della Polizia Stradale di Salerno, aveva scoperto candidati che con l’utilizzo di sofisticate apparecchiature elettroniche, ricevevano suggerimenti dall’esterno per superare indebitamente l’esame di teoria. Nell’ambito di questa operazione ieri sera gli investigatori della Polizia Stradale hanno scoperto e tratto in arresto due gemelli di Portici di 25 anni, i quali si sostituivano ai reali candidati per il conseguimento della patente di guida, facendogliela conseguire indebitamente.
    In particolare gli agenti, che periodicamente monitorano l’attività degli esami presso la Motorizzazione di Salerno, avevano notato che il candidato di Sassano di 20 anni, bocciato pochi mesi fa all’esame di teoria, aveva ripresentato la domanda per il conseguimento della patente, ma le foto allegate alla domanda, la foto presente sulla carta d’identità esibita e anche quella applicata al certificato medico di idoneità alla guida, risultavano diverse da quelle presenti sulla sua prima domanda. Cosi' i poliziotti hanno cominciato ad indagare effettuando anche degli appostamenti nei pressi dell’autoscuola salernitana dove risultava essersi iscritto il giovane per ricostruire il tutto. A un certo punto hanno individuato la persona presente sulle foto e lo hanno bloccato. Quest’ultimo, inizialmente, ha insistito nel fornire le false generalità del giovane di Sassano, ma davanti all’evidenza degli elementi già raccolti, ha dovuto dichiarare - secondo quanto raccontato dalle Forze dell'ordine - le sue vere generalità. Il giovane napoletano era accompagnato dal padre del 20enne di Sassano. L’uomo quindi è stato denunciato per aver concorso con uno dei gemelli partenopei nella realizzazione della falsa carta d’identità utilizzata da quest’ultimo per iscriversi all’autoscuola a nome del figlio e sostenere l’esame di teoria lo scorso 6 aprile.
    Inoltre, nella successiva perquisizione dell’abitazione di uno dei gemelli a Portici veniva rinvenuta e sequestrata anche la falsa carta d’identità. Questa era stata realizzata utilizzando il vero documento del giovane sassanese, cui era stata sostituita la foto apponendovene una dell’impostore napoletano. Ma la perquisizione evidenziava che analoga attività illecita era esercitata anche dal fratello gemello, poiché i poliziotti hanno rinvenuto e sequestrato una pratica per il conseguimento della patente di guida a nome di un giovane romano, all’interno della quale vi era la carta d’identità dello stesso, contraffatta mediante la sostituzione della foto con quella di uno dei due gemelli.
    Scambio di identità per superare gli esami di guida: arrestati «gemelli» | Il Mattino

    Rubano un'auto e la portano via
    spingendola con un'altra: un arresto
    Arzano. I carabinieri di Arzano hanno arrestato in flagranza di furto aggravato in concorso Rosario Garzia, un 32enne del luogo già noto alle forze dell'ordine. I militari sono intervenuti in via Luigi Rocco, dopo che un cittadino aveva riferito di aver visto la sua Panda rubata poco prima a Grumo Nevano, i carabinieri hanno intercettato una Peugeot con alcuni giovani a bordo: con la vettura francese stavano spingendo la Panda rubata.
    Alla vista dei carabinieri i malfattori si sono dati alla fuga a piedi abbandonando le vetture. Garzia è stato bloccato e arrestato. I complici sono riusciti a far perdere le tracce nelle campagne circostanti. L’arrestato è in attesa di rito direttissimo.
    Rubano un'auto e la portano via spingendola con un'altra: un arresto | Il Mattino

    Battipaglia, cimitero sommerso dalle erbacce. Appello al sindaco: «Aiutateci a trovare i nostri defunti»
    di Paolo Panaro
    Battipaglia. "Signora sindaco Cecilia Francese benvenuta nel nostro cimitero di Battipaglia aiutateci a trovare i nostri cari defunti". E' l'accorato e disperato appello lanciato da un battipagliese tramite facebook al primo cittadino di Battipaglia per far ripulire le erbacce al camposanto che addirittura hanno sommerso lapidi e tombe. Lo scenario nel cimitero di Battipaglia e abberrante. Tra le erbacce che sommergono le tombe e le lapidi dove sono sepolti i defunti svetta qualche portafiore e fiori che servono ai familiari dei defunti a ricordarsi dove sono sepolti i loro cari. Su facebook sono state pubblicate una serie di foto molto eloquenti che evidenziano lo stato di degrado in cui versa il camposanto ed è stato chiesto l'intervento del sindcao Cecilia Francese per far ripulire il cimitero al più presto.
    Intanto, sul social network i commenti, ovviamente negativi, si moltiplicano. Lo stato di abbandono del camposanto è totale. Oltre le erbacce che hanno sommerso le tombe ci sono fioriere con piante e fiori secchi.
    All'esterno del camposanto la situazione non è migliore e quotidianamente vengono abbandonate le corone di fiori che accompagnano i defunti e non vengono rimosse da nessuno.
    Cimitero sommerso dalle erbacce: «Aiutateci a trovare i nostri defunti» | Il Mattino

    Quasi la metà dei contatori ruba energia: blitz nel palazzo a Soccavo
    di Oscar De Simone
    Manomessi sei contatori dell'energia elettrica su quattordici. Questa la scoperta effettuata dall'unità Operativa Investigativa Centrale della Polizia Municipale di Napoli nel quartiere di Soccavo. A seguito di una segnalazione infatti, diversi agenti – insieme al personale del servizio patrimonio del Comune, dell'Enel e della Napoli Servizi – si sono portati all'interno di una palazzina in via Vicinale Palazziello dove hanno riscontrato l'illecito.
    Le manomissioni, consentivano di abbattere del 70% i costi del della bolletta e ben due utenze elettriche sono state riconosciute fraudolentemente ed allacciate a valle del misuratore elettrico trifase a servizio dell’ascensore. Ai trasgressori è stato contestato il reato di furto aggravato con immediata interruzione del servizio di erogazione dell’energia elettrica.
    Quasi la metà dei contatori ruba energia: blitz nel palazzo a Soccavo | Il Mattino

    Circumvesuviana: in due senza biglietto, lanciano barattoli di tonno contro il macchinista
    di Francesco Gravetti
    Barattoli di tonno contro la cabina di guida del treno, perchè il controllore li aveva fatti scendere in quanto sprovvisti di biglietti. In Circumvesuviana aumentano i controlli per verificare se gli utenti sono in possesso del titolo di viaggio, ma spesso la solerzia del personale si scontra con la maleducazione e la violenza dei portoghesi. Questa mattina, alla fermata di via Del Monte, nel territorio di Torre del Greco, due cittadini hanno scagliato barattoli di vetro pieni di tonno contro la cabina di guida, dove si trovava il macchinista. Il motivo: appena pochi minuti prima erano stati invitati a lasciare il treno, perché non avevano il biglietto. Il barattolo si è infranto contro il vetro e del tonno è entrato pure nella cabina di guida, dal finestrino abbassato. Solo per un caso il macchinista non si è ferito. Il dipendente Eav si è comunque sporcato di olio, oltre a prendersi un forte spavento.
    Controllori aggrediti su autobus Ctp, morsicati mentre chiedono i biglietti | Il Mattino

    Eroina, allo Zen un'intera famiglia arrestata per spaccio
    Roberto VOLPICELLI
    PALERMO. Sono stati arrestati due fratelli per spaccio e detenzione di eroina allo Zen. Il primo Roberto Volpicelli, di 19 anni, è stato sorpreso a cedere una dose ad un acquirente, a sua volta segnalato all’ufficio territoriale del governo di Palermo come assuntore di sostanze stupefacenti.
    E’ cosi' scattato il controllo a casa del giovane. Qui i militari hanno visto Luca Parisi, di 30 anni, mentre cercava di disfarsi di un barattolo contenente altre 11 dosi di eroina, lanciandolo dalla finestra.
    Durante la perquisizione, i carabinieri hanno trovato la porta dell’appartamento chiusa a chiave. I militari hanno atteso la madre dei due giovani Rosa Cutaia, di 55 anni, per entrare nell’appartamento. Una volta dentro i militari hanno trovato un ovulo di eroina, del peso di 11 grammi, e un altro involucro contenente la stessa sostanza dal peso di circa 5 grammi, oltre a un bilancino di precisione e 250 euro.
    I tre sono stati arrestati con l’accusa di detenzione e spaccio di sostanze stupefacenti. Dopo il giudizio direttissimo, sono stati convalidati gli arresti.
    Eroina, allo Zen un'intera famiglia arrestata per spaccio - Foto e nomi - Giornale di Sicilia

    Medico assenteista scoperto a Potenza
    POTENZA - Un dirigente medico dell’ospedale San Carlo di Potenza, distaccato nell’Azienda sanitaria locale del capoluogo lucano, Archimede Leccese, di 61 anni, è stato sospeso dal gip su richiesta della Procura della Repubblica: il dirigente medico è indagato per truffa continuata e aggravata ai danni di un ente pubblico poiché, secondo quanto emerso dalle indagini condotte dai Carabinieri del Nas, «attestava sistematicamente, con modalità fraudolente, la presenza in servizio anche nelle ore pomeridiane, benché si allontanasse abitualmente dagli uffici molto prima».
    I Carabinieri hanno ricostruito le attestazioni e le assenze del medico - che in base ai controlli non aveva incarichi esterni tali da giustificarne le «uscite» - negli ultimi dieci mesi, anche grazie alla collaborazione di alcuni impiegati della struttura sanitaria: secondo gli investigatori questo comportamento avrebbe prodotto un danno erariale di circa diecimila euro, relativo alle presunte assenze ingiustificate del dirigente, e per questo motivo il gip, oltre alla sospensione dai pubblici uffici, ha anche disposto il sequestro per equivalente dell’importo calcolato.
    Medico assenteista scoperto a Potenza - La Gazzetta del Mezzogiorno

    Tanto paga Pantalone......

    Lo spreco a piazza del Gesù: lampioni accesi a mezzogiorno
    di Emanuela Sorrentino
    Sette lampioni ciascuno con due luci accese, e poi sette potenti fari montati su alcuni di essi. Anche questi a fare luce alla piazza, all'obelisco e alla facciata della chiesa in piazza del Gesù Nuovo. Tutto normale se non fosse che siamo in pieno giorno. Alle ore 12 la piazza si presenta affollata e particolarmente illuminata. Dal caldo sole primaverile e non solo...
    Lo spreco a piazza del Gesù: lampioni accesi a mezzogiorno | Il Mattino



    Inidonei, sindacalisti e stipendi d'oro
    cosi' l'Anm ha fatto crac
    di ​Luigi Roano
    Ci sono 680 - su 2700 dipendenti di Anm - che senza giri di parole, «non producono un chilometro». Per un'azienda che fa del suo core business la mobilità su gomma non è un problema da poco, è qualcosa di abnorme. Tra questi, oltre un centinaio di cosiddetti «inidonei temporanei», tutti autisti che sono in un limbo, non utilizzabili perché «la temporaneità» dell'inabilità si traduce spesso in definitiva a colpi di certificati medici. Almeno altrettanti inidonei invece sono «a tempo indeterminato». Poi 400 «risorse» in un altro limbo, quella della «riqualificazione», impiegati in attesa di conoscere che tipo di mansione svolgere e dunque essere utilizzati il cui apporto alla causa della mobilità sfiora lo zero.
    In questo segmento - sottolineano non senza malizia dalla sede dell'Anm - si annida il grumo più denso di chi sfugge ai propri obblighi, se non altro morali, lavorativi. Cosa produce questo stallo? Un paradosso kafkiano: il management dell'azienda per sopperire alla mancanza di forza lavoro carica la restante parte del ceto impiegatizio di funzioni, generando superminimi e maxistipendi d'oro per gli altri dipendenti, che invece lavorano, e svolgono quelle mansioni - diciamo cosi' - vacanti. Superminimi che arrivano anche a 4000 euro al mese quasi 40mila euro l'anno.
    Poi c'è la questione - non ultima - della sindacalizzazione delle maestranze. Ogni sigla sindacale usufruisce di 3200 ore annuali di permessi sindacali. I numeri raccontano anche che sono più o meno 700 i dipendenti dell'azienda che non si riconoscono in nessun sindacato. Anche questo un dato che fa riflettere. Puo' l'Anm permettersi - date le condizioni attuali e data la vastità del servizio chiamata a garantire - un cosi' complicato meccanismo dei turni di lavoro atteso che ci saranno decine e decine di delegati sindacali che non potranno lavorare perché in permesso?
    Inidonei, sindacalisti e stipendi d'oro ecco come l'Anm è finita sul lastrico | Il Mattino

    Finte gare e ditte favorite: aperta un'inchiesta sul porto di Napoli
    di Leandro Del Gaudio
    Procedure negoziate, lavori a trattativa diretta e le dichiarazioni di un pentito di camorra a fare da cornice. Ma anche intercettazioni e acquisizioni di atti, quanto basta a dare la stura a un nuovo filone di indagine sulla autorità portuale.
    Indagine su un cartello, un gruppo di imprese in grado di condizionare le gare bandite a Napoli. Indagine sulle cosiddette procedure sotto soglia, una sorta di escamotage per veicolare gare a favore di alcune aziende. Associazione per delinquere e turbativa d'asta sono le accuse mosse dalla Procura di Napoli, che ha eseguito in questi giorni una serie di decreti di perquisizione a carico di funzionari interni alla autorità portuale e di singoli imprenditori. Lavori parcellizzati, sotto soglia, volutamente segmentati all'insegna della somma urgenza, in un'ottica riconducibile al cosiddetto piano triennale: un modo per eludere - scrivono gli inquirenti - l'obbligo di bandire una gara pubblica e avere gioco facile per pilotare gli appalti.
    Inchiesta che al momento vede dodici indagati, e che fa ora i conti con gli esiti del blitz della polizia giudiziaria messo a segno in questi giorni.
    Sotto i riflettori ci sono quattro funzionari della autorità portuale, oltre a manager e imprenditori privati: i quattro esponenti dell'area tecnica dell'autorità portuale si chiamano Giancarlo D'Anna, Gianluca Esposito, Umberto Rossi e Renato Notarangelo; perquisiti anche Lorenzo Trito, che ha seguito una delle gare, e sei imprenditori: Marco Iannone, amministratore della Parthenope immobili, Alfredo Staffetta della Coiss srl, Pasquale Sgambati riconducibile alla Otto srl, Pasquale Loffredo, della Edilcol srl, Giovanni Esposito, amministratore della Navalteam, e Angelo Esposito, titolare della Navalferr; altro indagato si chiama Pasquale Ferrara, 52enne di Ponticelli, pur non rivestendo alcun ruolo formale nelle aziende, avrebbe svolto il ruolo di intermediario per conto degli imprenditori ed è indagato anche come promotore dell'associazione per delinquere configurata in questa fase dalla Procura.
    Finte gare e ditte favorite: scatta l'inchiesta sul porto di Napoli | Il Mattino

 

 
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