La fidanzata di Cavani, dopo essere stata rapinata, l'ha definita "ciudad de mierda".


La fidanzata di Cavani, dopo essere stata rapinata, l'ha definita "ciudad de mierda".
Rubano, massacrano, rapinano e, con falso nome, lo chiamano impero; infine, dove fanno il deserto dicono che è la pace.
Tacito, Agricola, 30/32.


Sotto sfratto accoltella e uccide
il nuovo proprietario di casa:
aveva chiesto 2 mensilità anticipate
Sotto sfratto accoltella e uccide il proprietario di casa: gli aveva chiesto 2 mensilità anticipate
Altra fonte;
Parma, anziano sotto sfratto uccide proprietario di casa a coltellate - Rai News
12 settembre 2014Una lite tra due ultrasettantenni è sfociata in tragedia a Parma. Con due colpi di coltello, Salvatore Mineo, ex insegnante di 72 anni di origini siciliane ma da tempo residente nella città emiliana, ha ucciso il suo proprietario di casa, il settantacinquenne Renato Padovani.
La famiglia Mineo era sotto sfratto e doveva lasciare in tempi brevi l'appartamento che occupava in una elegante palazzina di viale Maria Luigia, nel centro della città emiliana. Aveva anche trovato un nuovo alloggio. Il proprietario però ha chiesto di trattenere due mensilità di caparra. Questo, il motivo scatenante del litigio, sfociato, poi, in tragedia.




Roma, il racket delle guide abusive all'ombra del Colosseo
Un giro d'affari da mezzo milione di euro al giorno. Tutto irregolare. Tutto in nero. Ma i vigili non hanno gli strumenti per intervenire
Flaminio Spinetti
Nel sottobosco delle truffe ai danni dei turisti Roma ha una new entry. A contendersi l'ombra del Colosseo con i centrurioni e i porchettari senza licenza sono apparsi i promoter delle agenzie turistiche.
Si scrive promoter, si legge guida abusiva. La normativa regionale non inquadra la figura del promoter poichè non ne riconosce l'esistenza. Una zona d'ombra che fa infuriare le associazioni di categoria delle guide regolari e lascia la polizia provinciale quasi del tutto impotente di fronte al dilagare di questi abusivi.
I "promoter" hanno colonizzato l'area dei Fori Imperiali. Alcuni si trovano persino davanti al visitor center del Foro. Adescano turisti, quasi sempre stranieri, con la proposta allettante del loro speciale biglietto salta fila. Due ore e mezza di tour tra Colosseo, Palatino e Foro per la modica cifra di 50 euro. Quello che gli ingenui clienti non sanno è che il biglietto regolare dell'intera area archeologica viene venduto a 12 euro ed è valido due giorni. Grazie anche alla proverbiale capacità italica di informare il turista le guide abusive non fanno la minima fatica a procacciarsi la clientela.
Formato un gruppo da 13 persone (per 14 al Colosseo scatta la necessità di prenotazione anticipata) parte lo sbandierato tour di due ore e mezza. Spesso però la guida dopo un quarto d'ora molla il gruppo al primo piano del Colosseo con una scusa, rimbalzandoli alla successiva che li aspetta al Foro. Guida che effettivamente c'è, ma valla a trovare. Un meccanismo che rasenta la truffa.
Un meccanismo che, stimando una spesa per turista che va dai 35 ai 60 euro, rende dai 300 ai 500mila euro al giorno nei periodi di alta stagione. Una torta ricchissima di cui ogni agenzia di "promoter" vuole la sua fetta, dando vita a veri e propri racket con risse tra le varie organizzazioni per il controllo del territorio.
Roma, il racket delle guide abusive all'ombra del Colosseo - IlGiornale.it
Bagni pubblici a Bari sporchi e abbandonati
BARI - Escrementi che ricoprono l'intero pavimento, sanitari rotti, ma soprattutto un cattivo odore, fortissimo. I bagni pubblici nella centralissima piazza Diaz sul Lungomare di Bari a pochi passi da un parco giochi frequentato da bimbi sono lì, a due passi dal salotto buono della città in bella mostra dei passanti: porte aperte con vista gratis per chiunque abbia il coraggio di avvicinarsi.
In verità non sappiano da quanto tempo quella cloaca a cielo aperto si trova nella situazione che abbiamo documentato con queste foto. A guardare con un occhio attento, ma soprattutto a sentire quel cattivo odore, si direbbe che quel servizio igienico viene frequentato più o meno abitualmente da qualche coraggioso cittadino.
Bagno pubblico | La Gazzetta del Mezzogiorno.it
«Primo giorno di scuola, ai bimbi nemmeno la carta igienica»
Oggi è stato il primo giorno di scuola per mia figlia e per tanti altri bambini del comune di Napoli. Al suo ritorno mi ha consegnato la solita lista del materiale didattico da portare nei prossimi giorni per svolgere le attività scolastiche. Niente di strano se non fosse che ad un certo punto della lista, che sembra scritta da un bambino più che da un responsabile vista le calligrafia, leggo: 1 pacco di carta igienica.
Ora mi chiedo: tra Tares, Imu, tasse comunali, provinciali, statali devo anche pagare la carta per permettere a mia figlia di pulirsi il c... quando non è a casa? Scrivo solo per sapere quale tipo di carta preferiscono.
La mail | «Primo giorno di scuola, ai bimbi nemmeno la carta igienica»
Napoletano ottantenne arrestato a Trieste. Dodici coltellate alla fidanzata coetanea. Lei è in fin di vita
TRIESTE - Una lite è finita stanotte in accoltellamento. L'episodio è avvenuto nel rione periferico di Altura, in via Alpi Giulie. Il diverbio, poi trasceso, è avvenuto in strada.
La vittima è una donna che avrebbe subito dodici coltellate riportando ferite al collo e all'addome. Immediati i soccorsi dei sanitari del 118 che hanno trasportato la donna all'Ospedale di Cattinara dove ora si trova ricoverata in prognosi riservata.
I carabinieri hanno arrestato in flagranza di reato Francesco Cariello, napoletano di 81 anni, vedovo pensionato: i due avevano intrapreso una relazione sentimentale, interrotta da poco tempo dalla donna
L'arma usata è un coltello da cucina con lama di 19 cm, che ha gettato poi in un cassone di furgone parcheggiato nelle vicinanze.
Napoletano ottantenne arrestato a Trieste. Dodici coltellate alla fidanzata coetanea. Lei è in fin di vita
Dal femminiello alla trans, così Napoli elegge la miss
Trans: eletta a Napoli miss femminiello
Ieri mattina, a via Diaz (area della stazione metrò Toledo), prima della serata per la selezione regionale di Miss Trans.
Una manifestazione ispirata alla tolleranza, contro i pregiudizi.
Dal femminiello alla trans, così Napoli elegge la miss | Foto
Torre Annunziata. A 14 anni girano sul motorino con una pistola giocattolo
di Giovanna Sorrentino
Torre Annunziata. Quattordici anni, e girano per la città con pistole giocattolo in mano. I carabinieri del Nucleo Operativo Radiomobile (del tenente Davide Acquaviva), della compagnia di Torre Annunziata, del maggiore Michele De Riggi, li hanno sorpresi su un motorino, e denunciati al Tribunale dei Minori perché l'arma non era dotata del tappo rosso.
Tra le ipotesi, quella che i ragazzini si stessero preparando a fare una rapina. Un 16enne e un 24enne di Pompei invece, sono stati sorpresi alla guida di una Mini Cooper risultata rubata in Spagna, con il numero di telaio contraffatto e il contratto di noleggio falsificato.
Negli ultimi giorni sono stati molti i controlli a tappeto da parte dei carabinieri, nell'ambito di un'operazione di prevenzione di incidenti e spaccio di droga. Due giovani sono stati segnalati alla Prefettura di Napoli come assuntori di sostanze stupefacenti, e molteplici sono stati i fermi amministrativi per guida senza assicurazione e utilizzo del casco sui motorini.
Torre Annunziata. A 14 anni girano sul motorino con una pistola giocattolo
VAFFA AL POLITICAMENTE CORRETTO! – “SE A CUNEO VAI IN TRE SU UNO SCOOTER TI FERMANO E TI SEQUESTRANO IL MOTORINO. A NAPOLI INVECE NON SOLO SI PUÒ ANDARE IN TRE, MA CI SI PUÒ ANDARE SENZA CASCO; E SE NON TI FERMI A UN POSTO DI BLOCCO, I CARABINIERI DEVONO DIRTI AVANTI PREGO, PASSATE PURE E SCUSATE IL DISTURBO”
Michele Brambilla per “la Stampa”
Da qualche tempo sembriamo condizionati da due nuovi vizi capitali. Il primo è l’emotività: giudichiamo quel che accade più con la pancia che con la testa; con poca serenità e a volte con qualche isterismo. Il secondo vizio è l’autocensura. Per il timore di passare per politicamente scorretti, o peggio per reazionari, rinunciamo a dire quel che pensiamo (e che magari appare come un’evidente verità).
Un esempio: la morte del diciassettenne Davide Bifolco di Napoli. Come si fa a non avere pietà di un povero ragazzo che muore a 17 anni? Però un conto è la pietà, un altro è dare per scontata la versione dei fatti gabellata per vera dagli amici di Davide, e cioè che un carabiniere killer gli ha sparato alle spalle: così, per il gusto di accopparlo. Versione che ha dato il pretesto, a molti abitanti del quartiere, di assaltare e bruciare per giorni e giorni le auto di polizia e carabinieri.
E versione del tutto falsa, visto che l’altro ieri sono arrivati i risultati dell’autopsia e anche i consulenti della famiglia Bifolco dicono che il colpo è stato esploso di fronte, esattamente come aveva detto il carabiniere. Qui, oltre che l’emotività, entra in gioco il timore di passare per reazionari. Timore che impedisce di dire quello che tutti pensano, e cioè che se a Cuneo vai in tre su uno scooter ti fermano e ti sequestrano il motorino.
A Napoli invece non solo si può andare in tre, ma ci si può andare senza casco; e se non ti fermi a un posto di blocco i carabinieri - che sono lì perché stanno cercando un latitante, non per sport - devono dirti avanti prego, passate pure e scusate il disturbo. È normale. Così come è normale assistere impotenti alla rivolta di piazza dei giorni seguenti, con le forze dell’ordine che non intervengono e noi che stiamo zitti: solo un prete ha avuto il coraggio di dire che, quando è la camorra ad ammazzare per sbaglio un ragazzo, a Napoli non va in piazza nessuno.
Negli Stati Uniti è appena successo qualcosa di simile, e Obama ha deciso che se un poliziotto ha sbagliato pagherà; ma di fronte alle devastazioni e ai roghi non si assiste inermi, si interviene. In Italia invece, come nella «Don Raffaé» di Fabrizio De André, «e lo Stato che fa, si costerna s’indigna s’impegna poi getta la spugna con gran dignità».
Veneto, precario da 11 anni scalzato dall’«iper-laureato» campano
di Albertino
Dopo undici anni di precariato (undici anni!) sperava di ottenere la cattedra in quel di Conegliano, Treviso, Veneto, Italia (sic). Peccato che all’ultimo minuto sia stato superato da un collega di 30 anni. Di Salerno, Campania, Italia (sic). Il quale collega, secondo i quotidiani locali, ha esibito una sfilza di titoli di studio. Cinque diplomi, un paio di lauree, due master e due abilitazioni per non farci mancare nulla. E così, come tanti altri docenti del Nord che da una vita speravano di ottenere il posto, ecco che il nostro precario veneto di 36 anni è rimasto a casa. Addio lavoro, addio classe, addio registri e studenti. Addio stipendio.
Su tutte le furie, è corso in provveditorato per chiedere riscontri sulla posizione del collega campano. A occhio, immaginiamo che anche in provveditorato il 36enne di Conegliano troverà parecchi conterranei del rivale iper-laureato. Il che non vuol dire nulla, per carità, ma immaginiamo lo scoramento del tapino. Si sentirà braccato. Che fare? Potrebbe sempre rivolgersi ai carabinieri. E anche lì, in caserma, rischia di trovare più salernitani che veneti. Disperato, avrebbe la strada delle vie giudiziarie. Ma anche tra i magistrati c’è una bella fetta di professionisti del Sud. Un incubo.
Un appello al prefetto non servirebbe a nulla. Statisticamente, su 10 prefetti nove sono meridionali e uno è nato a Nord da genitori meridionali. Ora. La faccenda dei tanti meridionali in provveditorato e in generale nella scuola, tra le forze dell’ordine, nei tribunali, nelle prefetture (e nella Rai, tra gli alti funzionari dello Stato, tra i militari, tra i politici ecc ecc) è cosa nota.
Il nocciolo della questione è che in Italia c’è il cosiddetto valore legale del titolo di studio. Il che fa equiparare un laureato di Milano a uno di Reggio Calabria. È cosa nota che la media dei voti di chi si laurea o prende il diploma è sensibilmente più alta sotto il Po. Peccato che le eccellenze che poi si affermano sul lavoro non siano proporzionali alle attese.
Esempio. Nonostante i tanti medici iper-laureati, chissà come mai i casi di mala sanità sono frequenti soprattutto in certe zone d’Italia. E ancora. Per fare l’esame per l’abilitazione professionale da avvocato è consigliabile prendere la residenza a Reggio Calabria. Perché lì promuovono con generosità mentre a Milano bocciano senza pensarci due volte.
È la solita storia delle due Italie. È la solita storia dell’Italia che arraffa pezzi di carta per sentirsi “‘o dottore” e pretende di avere il posto garantito nelle scuole pubbliche. Anche se le seggiole libere scarseggiano. E anche se rischiano di fregare il posto a gente valida e che si fa il mazzo da più tempo.
È così che si diventa fratelli d’Italia.
Veneto, precario da 11 anni scalzato dall?«iper-laureato» campano | L'intraprendente
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Nord e Sud Il dato a sorpresa: a Novara il maggior abbandono scolastico
Prof malati, a Reggio il triplo che ad Asti
Ma in Calabria il record dei voti massimi per i diplomati Precarietà di casa al Nord, attenuata al Sud e nelle Isole
Nord e Sud Il dato a sorpresa: a Novara il maggior abbandono scolastico
Prof malati, a Reggio il triplo che ad Asti
Ma in Calabria il record dei voti massimi per i diplomati Precarietà di casa al Nord, attenuata al Sud e nelle Isole
GIAN ANTONIO STELLA
L'aria dello Stretto fa male ai professori? Non puoi non farti questa domanda davanti ai dati dell'ultimo rapporto di Tuttoscuola: in media i docenti reggini si ammalano 12,8 giorni l'anno. Tre volte e mezzo di più dei colleghi astigiani: 3,6. Prova provata che, anche dopo la tremendissima offensiva brunettiana contro i fannulloni, la svolta sull'assenteismo è ancora lontana.
Sono impressionanti, alcuni dei dati contenuti nel dossier del mensile diretto da Giovanni Vinciguerra. A partire, appunto, da quelli sulla salute più o meno cagionevole di chi nella scuola lavora. Dove emerge in modo netto quanto forti siano ancora le differenze fra il Nord e il Sud del Paese. Spiega infatti lo studio di Tuttoscuola, il quale segue a distanza di quattro anni il primo rapporto, che «in tutti i gradi di scuola - vale a dire in quattro universi statistici distinti (docenti di scuola dell'infanzia, primaria, secondaria di I e II grado) - i docenti che fanno meno assenze per malattia sono sempre quelli del Piemonte (dove peraltro operano molti professori di origine meridionale). Quelli che ne fanno di più - anche qui ripetutamente in tutti i gradi di scuola - sono invece quelli della Calabria, che si assentano dal servizio più del doppio dei colleghi piemontesi. In particolare, i più virtuosi sono i docenti delle scuole superiori della provincia di Asti (3,6 giorni medi all'anno di assenza per malattia). I meno virtuosi, o appunto i più cagionevoli di salute, cioè quelli che si assentano di più per malattia, sono quelli delle scuole superiori della provincia di Reggio Calabria (12,8 giorni medi all'anno pro capite)».
Quanto al personale Ata (amministrativo, tecnico e ausiliario) e cioè i bidelli, le segretarie e così via, «la provincia con meno assenteismo è quella di Cuneo (7,5 giorni all'anno), quella con più assenteismo per motivi di salute quella di Nuoro, che sfiora (in media) i 15 giorni (Reggio Calabria è subito dietro con 14,5 giorni)». Parliamo di giorni lavorativi: «giusto tre settimane all'anno a letto, che si sommano a ferie (che come si sa per i docenti, complice la chiusura estiva delle scuole, sono particolarmente lunghe), festivi, Santi patroni e nel 2011 anche al centocinquantenario dell'Unità d'Italia». Alle scuole materne la situazione non cambia molto: cinque giorni d'assenza media l'anno a Piacenza, 16,9, e cioè più del triplo, a Vibo Valentia. Numeri che offendono tutti quei maestri, bidelli, professori che quotidianamente si spendono con generosità per mandare avanti la scuola nonostante le delusioni, gli stipendi ingenerosi, le carenze infrastrutturali, la perdita di peso e di status nella società. Ma offendono soprattutto i maestri, i bidelli, i professori del Mezzogiorno che cercano di arginare con la loro dedizione e la loro professionalità i buchi lasciati dai colleghi furbetti e vengono ingiustamente esposti dalle statistiche al pubblico sconcerto, alla pubblica riprovazione.
Non è solo in questa tabella, tuttavia, che la Calabria svetta in cima alle classifiche. Ma anche, per esempio, in quella dei voti più alti dati ai maturandi. Spiega infatti il dossier della rivista, sotto un titolo ironico («quasi geni a Vibo Valentia») che nel Vibonese «si registra alla maturità una delle più alte percentuali di studenti promossi con il massimo dei voti e la più bassa percentuale di studenti promossi con il minimo dei voti». Tanto per capirci: il 33,6% dei diplomati può mettere in bacheca un 100 o addirittura un 100 e lode. Una percentuale molto più alta della media nazionale (23%) ma addirittura tripla rispetto a quella della provincia di Varese. Domanda: è mai possibile che tutti i cervelloni si erano concentrati nel Vibonese e tutti i somari nel Varesotto?
Come è possibile prendere sul serio un dato come questo se viene drammaticamente smentito, ad esempio, dai rapporti Pisa (Programme for international student assessment) dell'Ocse che ogni tre anni valutano la preparazione degli studenti quindicenni di tutto il mondo? E' una malizia immaginare che a Vibo Valentia i docenti usino un metro di misura diverso da quello usato a Varese? La tendenza, del resto, è uguale a livello di macroaree: i «bravissimi» premiati con il 100 o il 100 e lode sono nel Sud il 25,8%, nel Nord-Ovest il 18,7: quasi un terzo di meno. Sul piano regionale, le differenze sono ancora più marcate: gli studenti che escono con il massimo dei voti dagli istituti superiori calabresi sono il 30,4%. Da quelli lombardi la metà: 16,6%. Uno squilibrio totale che lo stesso rapporto di Tuttoscuola sottolinea: numeri alla mano, c'è da scommettere che si aprirà «un vivace dibattito sui criteri e sui metodi di valutazione degli studenti».
Così come c'è da scommettere che, accanto al sollievo per il netto miglioramento in molti indicatori delle scuole del Mezzogiorno, le quali negli ultimi quattro anni hanno fatto segnare progressi proporzionalmente superiori a quelli del Nord, altre polemiche potrebbero scoppiare per i dati sulla precarietà. Dove emergono differenze altrettanto abissali. Spiega il rapporto a pagina 86: «La precarietà è di casa al Nord, mentre è molto più attenuata al Sud e nelle Isole». Qualche esempio? Solo 5,6% di docenti precari nella scuola dell'infanzia statali al Sud e 18,9 nel Nord-Est, solo 3,2 nelle primarie al Sud e 16,2 nel Nord-Ovest, 24,5% tra insegnanti di sostegno al Sud e 56,2 al Nord-Est. E così via... Una tendenza costante: «tra le province hanno fatto registrare una condizione di bassa precarietà Agrigento, Caserta e Lecce, mentre all'opposto, si trovano in fondo a questa poco invidiabile graduatoria Bologna e Modena. Negli ultimi 15 posti di questa graduatoria complessiva della precarietà si trovano 6 delle 9 province emiliano-romagnole e 5 delle 11 province lombarde».
Il dato più preoccupante, tuttavia, è probabilmente quello sull'abbandono scolastico: «Ancora una volta Sardegna, Sicilia e Campania registrano le più alte punte di dispersione scolastica, perdendo per strada - negli istituti tecnici - circa quattro ragazzi ogni dieci iscritti al primo anno». Eppure il dato che «sembra destinato a fare sensazione», perché inaspettato, «è quello che attribuisce alla provincia di Novara la palma del maggior abbandono scolastico: il 36,3 per cento degli iscritti, alla fine del quinquennio dei licei classici e degli istituti ex magistrali, e il 46,8 per cento alla fine del biennio iniziale degli istituti professionali».
Una ecatombe. Soprattutto se i numeri vengono «paragonati con quelli delle province più virtuose: Perugia perde per strada solo l'1,6 per cento degli studenti, alla fine del biennio iniziale degli istituti professionali. Alla fine del biennio iniziale degli istituti tecnici a Campobasso si ritirano l'1,8% dei ragazzi, a Novara - che ha anche qui il record negativo nazionale - il 30,1%». Agghiacciante. Tanto più in un mondo dove i ragazzi non hanno alternative: o si mettono in concorrenza con gli ingegneri, i manager, i ricercatori stranieri per i posti di un livello più alto oppure con la manovalanza extracomunitaria per i lavori meno pagati. Tertium non datur. Ma possiamo pretendere che sappiano due parole di latino?
Gian Antonio Stella
06 maggio 2011(ultima modifica: 07 maggio 2011)
Prof malati, a Reggio il triplo che ad Asti - Corriere della Sera
Rubano, massacrano, rapinano e, con falso nome, lo chiamano impero; infine, dove fanno il deserto dicono che è la pace.
Tacito, Agricola, 30/32.


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Rubano, massacrano, rapinano e, con falso nome, lo chiamano impero; infine, dove fanno il deserto dicono che è la pace.
Tacito, Agricola, 30/32.


Stella è molto benevolo.


LE INDICAZIONI? AL CIMITERO – PER VISITARE LA VILLA DI LIVIA, A PRIMA PORTA, NON C’E’ UN CARTELLO E CONVIENE CHIEDERE AI CUSTODI DEL CAMPO SANTO – E GLI ORARI SONO DA SUDOKU
Non c’è neppure un cartello a indicare uno dei gioielli del Bimillenario di Augusto. La soprintendenza spiega che “la richiesta di cartellonistica è stata avviata” e che una risposta è attesa nell’arco di dodici mesi. Buona notte…
Francesca Sforza per “La Stampa”
L’Antica Roma vince ancora su quella nuova. Questo si pensa durante la presentazione del secondo appuntamento archeologico (su quattro) con cui la capitale ha scelto di festeggiare il Bimillenario della morte di Augusto.
La scorsa settimana era stata la volta della riapertura della Villa di Livia a Prima Porta, ieri il ripristino del percorso augusteo sul Palatino. Seguiranno le presentazioni di interventi conservativi delle Terme di Diocleziano e della Basilica Iulia.
Pochi stanziamenti e una burocrazia capace di abbattere qualsiasi spirito di rimonta non sono ostacoli facili da aggirare. La Villa di Livia, ad esempio, inaugurata una settimana fa, ha degli orari di apertura concepiti per giocatori di Sudoku (il giovedì e il venerdì dalle 9,30 alle 13,30; il primo, il terzo e l’eventuale quinto sabato del mese dalle 9,30 alle 13,30; la prima, la terza e l’eventuale quinta domenica del mese dalle 9,30 alle 18,30. Dal 1° novembre al 31 marzo la domenica pomeriggio la chiusura avverrà alle 16,30), ed è praticamente irraggiungibile nella misura in cui non esiste un solo cartello che la segnali.
La soprintendente Mariarosaria Barbera spiega che la richiesta di cartellonistica è stata avviata, e che una risposta è attesa nell’arco di dodici mesi. Il consiglio suggerito dal sito ufficiale è di raggiungere il vicino cimitero e – aggiungiamo noi – chiedere ai custodi, unici detentori del segreto dell’ubicazione della villa.
Ieri due turisti americani si aggiravano davanti al cancello, ma al citofono nessuno parlava inglese, e comunque era tutto chiuso. Peccato, perché se ne avessero avuto la possibilità avrebbero perdonato l’ignoranza linguistica, l’assenza di cartelli e la lentezza dei mezzi pubblici che colpisce quella zona più di altre.
Napoli. «Topo nel letto della bimba. Siamo all'emergenza». L'allarme del presidente della municipalità
Invasione di topi nell'ex area Nato di via Gianturco, un ratto finisce nel letto di una bambina.
È accaduto l'altra sera, all'imbocco della Tangenziale, dove un gruppo di mamme ha inscenato un sit-in per protestare contro il degrado e l'abbandono in cui versano i suoli di quella che avrebbe dovuto rinascere come cittadella dello sport nella zona industriale.
Sul posto gli agenti della Digos e il vice presidente della quarta Municipalità Giuseppe Basile che, insieme al presidente Armando Coppola, si è fatto portavoce delle istanze dei cittadini presso il Comune di Napoli. "Ieri ho avuto un incontro con il vice sindaco Sodano – spiega Coppola – a cui ho strappato la promessa di provvedere alla bonifica dell'ex Area Nato dove proliferano i ratti e il successivo affidamento dei suoli alla società Agorà 6, come era già programmato".
In realtà a far slittare la riqualificazione dell'area è stata proprio la mancata firma del protocollo tra amministrazione comunale e Agorà 6. Ciò che non ha fatto altro che incrementare il degrado della zona, con conseguenti disagi per la cittadinanza.
Proprio com'è avvenuto per una bimba di via Bussola, parallela di via Gianturco, che si è ritrovata un grosso ratto nel lettino dove dormiva. A lanciare l'allarme sul grave rischio igienico-sanitario per gli abitanti della zona è stata la madre della piccola che, insieme ad altre mamme, ha bloccato la strada in segno di protesta. Sulle ceneri della vecchia area Nato vi sono tuttora quattro impianti sportivi, tra cui un campo di calcetto, uno da tennis ed una piscina vandalizzati.
«Sono anni che quel sito è abbandonato – incalza Coppola – . Uno spazio stracolmo di rifiuti, soprattutto tossici, dove vi sono accampamenti rom e per il quale più di un anno fa chiedemmo all’ex assessore comunale allo Sport Pina Tommasielli di averlo in affidamento. Ma ci fu risposto che l’area era già stata assegnata alla società Agorà 6 per la realizzazione di un prolungamento del Centro direzionale. Ad oggi nulla è stato fatto. Non si vede nemmeno l’ombra di un cantiere e la zona resta nel degrado totale, con montagne di rifiuti pericolosi, come l’amianto, topi e decine di famiglie di nomadi che vivono all’interno ai limiti di ogni norma igienico-sanitaria, in baracche di fortuna dove hanno sistemato finanche piante».
Napoli. «Topo nel letto della bimba. Siamo all'emergenza». L'allarme del presidente della municipalità
DOPO IL CASO BIFOLCO, NUOVO CAPITOLO DELLA FICTION “POSTI DI BLOCCO A NAPOLI” - STAVOLTA UN UOMO SENZA CASCO NON SOLO NON SI È FERMATO ALL'ALT POLIZIA MA POI, UNA VOLTA RAGGIUNTO, HA PRESO GLI AGENTI A CALCI E PUGNI
(ANSA) - Non si ferma all'alt della polizia e per evitare i controlli aggredisce gli agenti. É successo a Napoli: arrestato il 45enne Antonio Russo. Ieri pomeriggio, gli agenti in servizio di controllo del territorio, percorrendo via Luigi Volpicella, hanno intimato l'alt a Russo che, senza indossare il casco, era alla guida di una moto di grossa cilindrata.
L'uomo ha accelerato nel traffico, entrando anche nell'isola pedonale del Ponte Cavalcavia. Dopo aver invertito più volte la marcia per evitare il controllo dei poliziotti, l'uomo ha perso il controllo della moto ed è caduto. Una volta raggiunto, ha colpito i poliziotti con calci e pugni. L'uomo, in mattinata, sarà giudicato con il rito direttissimo.
NON BASTAVANO PALAZZI E VILLETTE ABUSIVI, A NAPOLI SPUNTA NEL BELMEZZO DELLA STRADA PURE IL MAUSOLEO FUORILEGGE (CON TANTO DI FIORI E LUMINI) IN MEMORIA DEL 17ENNE BIFOLCO AMMAZZATO DA UN CARABINIERE
DAGOREPORT
E' stato ucciso da un carabiniere a 17 anni, al termine di un inseguimento nel rione Traiano, e per una settimana amici, parenti e simpatizzanti hanno assediato la città con cortei e sit-in (manifestazioni dove, secondo la Procura, si sarebbe infiltrata anche la camorra per aizzare l'odio contro le forze dell'ordine).
E oggi, nel bel mezzo del quartiere, dalla sera alla mattina, è spuntato un mausoleo in ricordo del povero Davide Bifolco. Ovviamente, abusivo. I residenti si sono autotassati per comprare mattoni, fiori, parapetti e calcestruzzo ma, a quanto pare, l'unica cosa di cui non sono in possesso sono le autorizzazioni.
2. LA PARENTOPOLI SORRENTINA
E menomale che è una delle città più famose al mondo. A Sorrento la famiglia del sindaco Giuseppe Cuomo è un po' dappertutto, e comanda quasi ovunque. Il cugino, Federico Cuomo, fino a qualche settimana fa, sedeva in Giunta come assessore ma, dopo il siluramento causa rimpasto politico, è diventato consulente (gratuito) ad personam del primo cittadino.
Un altro cugino è direttore generale di un'azienda speciale dell'Amministrazione comunale, mentre il marito di una cugina gestisce con la sua associazione tutti gli impianti sportivi del Comune. Ma l'elenco è ancora lungo, la storia mica finisce qui.
Un altro parente del sindaco, il giornalista Luigi D'Alise, è addetto stampa del Comune mentre il papà della “fascia tricolore”, l'ex sindaco Antonino Cuomo, riceve contributi pubblici (dal figlio) per organizzare mostre e convegni. Per non parlare poi dell'associazione, di cui è stata fino a qualche giorno fa presidente la moglie di Cuomo, che ha ricevuto – su ordine espresso del sindaco – i proventi di un concerto, già finanziato dalla Regione Campania, per opere di beneficenza.
Napoli fa un monumento a chi non rispetta la legge
De Magistris vuole istituire "un luogo della memoria" per il ragazzo ucciso dopo aver forzato un posto di blocco
Carmine Spadafora
Napoli - Il forte caldo settembrino (con annesso elevato tasso di umidità), sta nuocendo moltissimo al sindaco di Napoli, Luigi de Magistris, che ieri ha annunciato la istituzione di «un luogo della memoria» in onore di Davide Bifolco, ucciso quindici giorni fa dal proiettile esploso, non intenzionalmente, da un appuntato dei carabinieri (indagato per omicidio colposo).
Appare inspiegabile la metamorfosi di Giggino, passato da spietato pm di assalto a uomo docile e comprensivo, che decide di prodigarsi in prima persona «per fare una cosa molto giusta e vicina alle esigenze dei familiari (con un fratello agli arresti domiciliari, ndr ) e degli amici» di Bifolco che, lo ricordiamo, era fuggito all'alt dei carabinieri, mentre si trovava in moto e senza casco insieme al latitante, Arturo Equabile e il pregiudicato Salvatore Triunfo. Scenario di questa tragedia il Rione Traiano, uno dei luoghi a più alta concentrazione camorristica di Napoli, degradati e abbandonati dalle istituzioni (Comune compreso).
La decisione del giustizialista pentito è uno schiaffo alle tante vittime della camorra o della cosiddetta delinquenza comune che, un monumento non lo hanno mai avuto ma, anche nei confronti di chi è stato ricordato con una targa o una scalinata. Si staranno rivoltando nelle loro tombe bravi ragazzi, donne, madri coraggio, uomini anticamorra, il cui identikit sicuramente non corrisponde con quello di Bifolco. Pensiamo alla madre coraggio Teresa Buonocore, uccisa per vendetta dai sicari, a settembre di 4 anni fa nel Porto. Teresa fu punita per essersi costituita parte civile nel processo contro la belva che aveva abusato sessualmente di una delle sue due figlie. Per lei nessun monumento alla memoria.
Ironia della sorte, mentre il disinvolto sindaco di Napoli si dedica a Bifolco, un suo assessore domani parteciperà alle iniziative per ricordare proprio Teresa. L'assessore Alessandra Clemente, figlia di Silvia Ruotolo, la madre uccisa da un proiettile della camorra mentre era in corso una sparatoria tra killer di clan opposti al Vomero. Chissà, in cuor suo, la giovane Alessandra che cosa ne pensa del suo sindaco che decide di istituire un luogo della memoria per un ragazzo che, se non fosse avvenuta la disgrazia, probabilmente qualche problemino con la giustizia lo avrebbe avuto.
Ma lo spazio per ricordare Bifolco è anche uno schiaffo alla Procura, che due giorni fa ha sequestrato un'area sulla quale abusivamente gli amici di Davide volevano erigere una cappella in sua memoria. È l'ultima passione di Giggino: consegnare (frettolosamente) medaglie e spazi della memoria. Come nel caso di Ciro Esposito, alla cui famiglia il 25 luglio scorso, l'ex pm ha consegnato la medaglia d'oro della città. Una sorta di beatificazione laica smentita successivamente dallo sviluppo delle indagini dei carabinieri.
Napoli fa un monumento a chi non rispetta la legge - IlGiornale.it
Sanità, arriva la norma salva-Campania
di Gerardo Ausiello
L’ennesima emergenza sanitaria in Campania, quella dei tetti di spesa in esaurimento, sbarca in Parlamento. Nel decreto Sblocca Italia ci sarà infatti una norma ad hoc per far fronte al problema dello stop alle prestazioni. Poiché il budget assegnato ai centri privati è stato prosciugato con tre mesi di anticipo, d’ora in avanti per esami, analisi, radiografie e quant’altro i cittadini dovranno pagare di tasca propria. Ce n’è abbastanza per correre ai ripari. Da qui l’iniziativa dei parlamentari del centrodestra, che hanno raccolto l’appello lanciato dal governatore Caldoro. L’obiettivo: rimuovere i vincoli che impediscono alla Regione (sottoposta a piano di rientro) di ottenere fondi disponibili.
Sanità, arriva la norma salva-Campania
Assenteista falso depresso lavora a nero
Scoperto a Reggello, calabrese accusato di aver truffato l'Inps
(ANSA) - FIRENZE, 20 SET - Assente da sei mesi dalla sua azienda per malattia, ma lavorava a nero come piastrellista. L'uomo, 37 anni, originario della Calabria, e residente in provincia di Firenze, è stato scoperto dai carabinieri mentre eseguiva dei lavori in una casa a Reggello. E' stato denunciato per truffa aggravata ai danni dell'Inps. Avrebbe percepito l'indennità di malattia per sei mesi senza avere problemi di salute e un medico gli ha diagnosticato depressione. Alle visite di controllo non era mai in casa.
Assenteista falso depresso lavora a nero - Toscana - ANSA.it
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Andavano in piscina nell' orario di lavoro
Italia.Indagati 33 dipendenti dell'Azienda sanitaria provinciale di Siracusa
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Se il popolo permetterà alle banche private di controllare l’emissione della valuta, con l’inflazione, la deflazione e le corporazioni che cresceranno intorno, lo priveranno di ogni proprietà, finché i figli si sveglieranno senza casa.


bisogna pur battere la noia ...