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Discussione: Terries

  1. #261
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    Predefinito Re: Terryes

    E che solo noi ciula seguiamo con molta attenzione.
    Se il popolo permetterà alle banche private di controllare l’emissione della valuta, con l’inflazione, la deflazione e le corporazioni che cresceranno intorno, lo priveranno di ogni proprietà, finché i figli si sveglieranno senza casa.

  2. #262
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    Predefinito Re: Terryes

    Economia



    Un lavoratore su 3 si ammala di lunedì. Record in Calabria



    Oltre il 30% dei certificati che attestano l'impossibilità di recarsi al lavoro vengono presentati di lunedì. La Cgia di Mestre: i lavoratori più sani al Nordest, i più cagionevoli al Sud. E gli statali...


    Sabato, 4 ottobre 2014 - 114:00

    Oltre il 30% dei certificati medici che attestano l'impossibilita' di recarsi sul posto di lavoro vengono presentati di lunedi'. In pratica un lavoratore dipendente su 3 si ammala di lunedi', una percentuale molto alta, che rafforza il sospetto che si tratti di una pratica utilizzata per allungare i weekend.


    La Calabria detiene il record dei giorni medi di malattia all'anno, che sono 34,6 e che salgono addirittura a 41,8 nel settore privato. E' quanto emerge da una ricerca effettuata dall'Ufficio studi della Cgia, nel 2012 (ultimo anno in cui i dati sono a disposizione), in cui sono stati 6 milioni i lavoratori dipendenti italiani che hanno registrato almeno un evento di malattia. Secondo la Cgia mediamente ciascun lavoratore dipendente italiano si e' ammalato 2,23 volte ed e' rimasto a casa 17,71 giorni: complessivamente sono stati quasi 106 milioni i giorni di malattia persi durante tutto l'anno.

    Nel pubblico ci si ammala piu' spesso, ma mediamente si perdono meno giorni di lavoro che nel settore privato. Sempre nel 2012, i giorni di malattia medi registrati tra i lavoratori del pubblico impiego sono stati 16,72 (con 2,62 eventi per lavoratore), nel settore privato, invece, le assenze per malattia hanno toccato i 18,11 giorni (con un numero medio di eventi per lavoratore uguale a 2,08).

    La Cgia sottolinea che la malattia di un lavoratore viene considerata come unico evento anche nel caso di piu' certificati tra i quali intercorra un intervallo di tempo non superiore a 2 giorni di calendario. Inoltre, viene segnalato che questi dati sono stati estratti dall'Osservatorio sulla certificazione di malattia dei lavoratori dipendenti privati e pubblici dell'Inps, avviato nel 2011. Il motivo della mancanza di una serie storica piu' lunga deriva dal fatto che la trasmissione telematica dei certificati di malattia da parte dei medici di famiglia e' andata a regime nel 2011.


    Su oltre 13 milioni e 365mila eventi di malattia registrati due anni fa, oltre 4 milioni (pari al 30,7 per cento del totale) sono stati denunciati a inizio settimana. "I dati - spiega Giuseppe Bortolussi, segretario della Cgia - vanno letti con grande attenzione. Sarebbe ingiusto e sbagliato strumentalizzare alcuni risultati che emergono da questa ricerca. Al netto dei casi limite, le nostre imprese possono contare sull'affidabilita' di impiegati e operai che sono considerati tra i migliori lavoratori al mondo".

    Dunque, perche' i lavoratori dipendenti si ammalano soprattutto di lunedi'? "Nel fine settimana - secondo Bortolussi - si concentrano le attivita' conviviali e quelle legate al tempo libero. Con l'avvento della crisi, inoltre, sono sempre di piu' coloro che per risparmiare eseguono piccoli lavori di manutenzione nel proprio giardino o nell'abitazione in cui vivono. Iniziative che, in qualche modo, contribuiscono ad aumentare gli acciacchi degli italiani. Tenendo conto che molti medici di base il sabato e la domenica non svolgono la normale attivita' ambulatoriale, l'elevato numero di certificati che si riscontra al lunedi' e' in gran parte riconducibile a queste situazioni".

    A livello territoriale "spiccano" i risultati della Calabria. A causa delle precarie condizioni di salute, nel 2012 ogni lavoratore dipendente calabro e' rimasto a casa mediamente 34,6 giorni. La media sale addirittura a 41,8 nel settore privato. Tra i lavoratori dipendenti piu' "cagionevoli" troviamo anche i siciliani (con 19,9 giorni medi di malattia all'anno), i campani (con 19,4) e i pugliesi (con 18,8). Gli operai e gli impiegati piu' "robusti", invece, li troviamo a Nordest. Se i lavoratori dipendenti dell'Emilia Romagna rimangono a casa mediamente 16,3 giorni all'anno, in Veneto le assenze per malattia scendono a 15,5 per toccare il punto piu' basso nel Trentino Alto Adige, con 15,3 giorni. Ovviamente, i lavoratori anziani sono piu' a rischio dei giovani. Dalla rilevazione emerge che le assenze aumentano in misura corrispondente al crescere dell'eta'. Se fino a 29 anni il numero medio di giorni di malattia per lavoratore e' pari a 13,2, nella classe di eta' tra i 30 e i 39 anni sale a 14,9, per toccare il valore massimo sopra i 60 anni, con 27,4 giorni medi di assenza all'anno. La durata media degli eventi di malattia e', comunque, relativamente breve. Nel 71,7 per cento dei casi la guarigione avviene entro i primi 5 giorni dalla presentazione del certificato medico.


    http://www.affaritaliani.it/economia...tml?refresh_ce

    Ultima modifica di Eridano; 04-10-14 alle 13:35
    Abbiamo lasciato sparire tanti sentieri, abbiamo lasciato incolti prati e boschi: siamo perduti in un esodo senza terre promesse. Ma la nostra terra promessa è qui, tra questi monti e questi sassi, qui per stillare latte e miele da questa dura terra

  3. #263
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    Predefinito Re: Terryes

    Un posto decisamente insalubre.
    Rubano, massacrano, rapinano e, con falso nome, lo chiamano impero; infine, dove fanno il deserto dicono che è la pace.
    Tacito, Agricola, 30/32.

  4. #264
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    Predefinito Re: Terryes

    Citazione Originariamente Scritto da cgs71 Visualizza Messaggio
    Economia



    Un lavoratore su 3 si ammala di lunedì. Record in Calabria



    Oltre il 30% dei certificati che attestano l'impossibilità di recarsi al lavoro vengono presentati di lunedì. La Cgia di Mestre: i lavoratori più sani al Nordest, i più cagionevoli al Sud. E gli statali...


    Sabato, 4 ottobre 2014 - 114:00

    Oltre il 30% dei certificati medici che attestano l'impossibilita' di recarsi sul posto di lavoro vengono presentati di lunedi'. In pratica un lavoratore dipendente su 3 si ammala di lunedi', una percentuale molto alta, che rafforza il sospetto che si tratti di una pratica utilizzata per allungare i weekend.


    La Calabria detiene il record dei giorni medi di malattia all'anno, che sono 34,6 e che salgono addirittura a 41,8 nel settore privato. E' quanto emerge da una ricerca effettuata dall'Ufficio studi della Cgia, nel 2012 (ultimo anno in cui i dati sono a disposizione), in cui sono stati 6 milioni i lavoratori dipendenti italiani che hanno registrato almeno un evento di malattia. Secondo la Cgia mediamente ciascun lavoratore dipendente italiano si e' ammalato 2,23 volte ed e' rimasto a casa 17,71 giorni: complessivamente sono stati quasi 106 milioni i giorni di malattia persi durante tutto l'anno.

    Nel pubblico ci si ammala piu' spesso, ma mediamente si perdono meno giorni di lavoro che nel settore privato. Sempre nel 2012, i giorni di malattia medi registrati tra i lavoratori del pubblico impiego sono stati 16,72 (con 2,62 eventi per lavoratore), nel settore privato, invece, le assenze per malattia hanno toccato i 18,11 giorni (con un numero medio di eventi per lavoratore uguale a 2,08).

    La Cgia sottolinea che la malattia di un lavoratore viene considerata come unico evento anche nel caso di piu' certificati tra i quali intercorra un intervallo di tempo non superiore a 2 giorni di calendario. Inoltre, viene segnalato che questi dati sono stati estratti dall'Osservatorio sulla certificazione di malattia dei lavoratori dipendenti privati e pubblici dell'Inps, avviato nel 2011. Il motivo della mancanza di una serie storica piu' lunga deriva dal fatto che la trasmissione telematica dei certificati di malattia da parte dei medici di famiglia e' andata a regime nel 2011.


    Su oltre 13 milioni e 365mila eventi di malattia registrati due anni fa, oltre 4 milioni (pari al 30,7 per cento del totale) sono stati denunciati a inizio settimana. "I dati - spiega Giuseppe Bortolussi, segretario della Cgia - vanno letti con grande attenzione. Sarebbe ingiusto e sbagliato strumentalizzare alcuni risultati che emergono da questa ricerca. Al netto dei casi limite, le nostre imprese possono contare sull'affidabilita' di impiegati e operai che sono considerati tra i migliori lavoratori al mondo".

    Dunque, perche' i lavoratori dipendenti si ammalano soprattutto di lunedi'? "Nel fine settimana - secondo Bortolussi - si concentrano le attivita' conviviali e quelle legate al tempo libero. Con l'avvento della crisi, inoltre, sono sempre di piu' coloro che per risparmiare eseguono piccoli lavori di manutenzione nel proprio giardino o nell'abitazione in cui vivono. Iniziative che, in qualche modo, contribuiscono ad aumentare gli acciacchi degli italiani. Tenendo conto che molti medici di base il sabato e la domenica non svolgono la normale attivita' ambulatoriale, l'elevato numero di certificati che si riscontra al lunedi' e' in gran parte riconducibile a queste situazioni".

    A livello territoriale "spiccano" i risultati della Calabria. A causa delle precarie condizioni di salute, nel 2012 ogni lavoratore dipendente calabro e' rimasto a casa mediamente 34,6 giorni. La media sale addirittura a 41,8 nel settore privato. Tra i lavoratori dipendenti piu' "cagionevoli" troviamo anche i siciliani (con 19,9 giorni medi di malattia all'anno), i campani (con 19,4) e i pugliesi (con 18,8). Gli operai e gli impiegati piu' "robusti", invece, li troviamo a Nordest. Se i lavoratori dipendenti dell'Emilia Romagna rimangono a casa mediamente 16,3 giorni all'anno, in Veneto le assenze per malattia scendono a 15,5 per toccare il punto piu' basso nel Trentino Alto Adige, con 15,3 giorni. Ovviamente, i lavoratori anziani sono piu' a rischio dei giovani. Dalla rilevazione emerge che le assenze aumentano in misura corrispondente al crescere dell'eta'. Se fino a 29 anni il numero medio di giorni di malattia per lavoratore e' pari a 13,2, nella classe di eta' tra i 30 e i 39 anni sale a 14,9, per toccare il valore massimo sopra i 60 anni, con 27,4 giorni medi di assenza all'anno. La durata media degli eventi di malattia e', comunque, relativamente breve. Nel 71,7 per cento dei casi la guarigione avviene entro i primi 5 giorni dalla presentazione del certificato medico.


    Un lavoratore su 3 si ammala di lunedì. Record in Calabria - Affaritaliani.it

    Il commento di Rischiocalcolato.

    Cronache da un Paese Inemendabile, ah No Giusto Scusate, è Colpa dei Tedeschi. - Rischio Calcolato

    No il lanciafiamme non basta, forse neppure la reintroduzione della tortura seguita da impiccagione su pubblica piazza servirebbe.
    Poi mi chiedete perchè invoco la Bancarotta di Cialtronia.
    Sotto tortura metterei:

    • Medici che rilasciano i certificati senza controllare
    • Autorità che non hanno mai controllato semplici dati statistici
    • Legislatori e governi che hanno ignorato o peggio, sono stati collusi
    • E poi un intera progenie di luridi bastardi, senza cultura, dignità e civiltà. Parassiti da schiacciare senza pietà.

    Ah, ovviamente è colpa dei Tedeschi, direi anche un pochino di Mario Draghi.

    Paese inemendabile.
    Se unito.
    Se il popolo permetterà alle banche private di controllare l’emissione della valuta, con l’inflazione, la deflazione e le corporazioni che cresceranno intorno, lo priveranno di ogni proprietà, finché i figli si sveglieranno senza casa.

  5. #265
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    Predefinito Re: Terryes

    Citazione Originariamente Scritto da ventunsettembre Visualizza Messaggio
    E che solo noi ciula seguiamo con molta attenzione.
    E' ritagliata sui difetti dei padani e dei terries , esalta il loro lato peggiore , la furbizia ,testardaggine , ipocrisia , cattiveria alle spalle .
    Ed la sua forza passa per molti padioti , che satellitano intorno agli oratori , mondo delle imprese bianche e clientelismo .
    Il Silenzio per sua natura è perfetto , ogni discorso, per sua natura , è perfettibile .

  6. #266
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    Predefinito Re: Terryes

    Le tabelle sui fabbisogni standard.
    I dati elaborati da una società del Tesoro.
    Al sud sprechi per la burocrazia
    di Sergio Rizzo e Gian Antonio Stella
    Com’è possibile che Roma, proprietaria di un immenso patrimonio edilizio comunale, spenda per le sedi dei vigili canoni d’affitto 117 volte superiori a quelli di Milano? Eccolo qui, un esempio clamoroso per capire quanto servano le tabelle sui «fabbisogni standard»: i cittadini possono vedere, confrontare, rendersi conto. E decidere chi premiare e chi punire.
    Era ora, che qualcosa cominciasse a filtrare, di quella massa enorme di dati. Eppure sono così tante, per ora, le contraddizioni che occorre prendere quei numeri con le molle. Sennò si rischia di spacciare Casal di Principe, per decenni regno dei Casalesi, udite udite, per un municipio virtuoso.
    Nel 2010 la Sose, una società per l’89% del Tesoro e per l’11 della Banca d’Italia, ha cominciato a raccogliere a tappeto, con l’aiuto dell’Ifel (il centro studi dell’Anci) una miriade di numeri su sei comparti dei bilanci comunali: burocrazia interna, polizia locale, istruzione pubblica, territorio e viabilità, ambiente e rifiuti e politiche sociali, compresi gli asili nido. Potete scommetterci: scoppierà un putiferio. Tanto più se il governo decidesse di tagliare o premiare sulla base delle cifre nude e crude.
    La Calabria considerata “risparmiosa” ma mancano gli asili
    Ci abbiamo messo il naso in quel rapporto stilato, è bene precisarlo, su numeri forniti dagli stessi Comuni. Trovando dati che gridano vendetta. Ma anche incoerenze che danno ragione alla tesi su lavoce.info di Massimo Bordignon e Gilberto Turati: «Usare questi numeri per separare gli “spendaccioni” dai “risparmiosi”, senza tenere conto di quantità e qualità dei servizi offerti, può generare disastri. Si rischia cioè di identificare tra i risparmiosi quelli che non offrono i servizi e tra gli spendaccioni quelli che invece i servizi li offrono». Un solo esempio: possibile che la Calabria, che secondo uno studio di Stefano Pozzoli in quel 2010 aveva, rispetto agli abitanti, un quattordicesimo dei posti negli asili rispetto all’Emilia, possa essere considerata «risparmiosa» perché mancano le scuole materne e le maestre? La prima cosa che balza all’occhio è il presunto record di virtuosità dei Comuni calabresi, che spendono il 10,65% in meno del fabbisogno standard complessivo. Cioè della somma che, tenendo conto di un mucchio di fattori più o meno penalizzanti (esempio: solo chi sta in montagna può capire il peso sociale, scolastico, economico di certe nevicate) viene indicata come necessaria perché tutti i cittadini siano sullo stesso piano. Per contro, la peggiore risulta essere, nonostante un livello dei servizi superiore, l'Umbria, dove i Comuni spendono il 9,71% più del fabbisogno calcolato. Di più: la Calabria sembra addirittura meno sprecona del Veneto, del Piemonte e delle Marche.
    Dice tutto il confronto fra Perugia e Lamezia Terme. La prima, bella, dolce e benestante, è la città con oltre 70 mila abitanti che ha la peggiore performance in assoluto, con una spesa che nel 2010 ha superato del 31% il fabbisogno standard. La seconda batte tutti sul fronte opposto: nel 2010 ha speso il 41% in meno.
    Come mai? Forse perché spendeva pochissimo per funzioni essenziali quali la riscossione dei tributi (35 mila euro contro un fabbisogno di 446 mila), gli asili nido (641 mila euro contro 930 mila) e il «sociale»: 2 milioni 522 mila contro 7 milioni 439 mila. Scelte imposte dal peso esorbitante di servizi burocratici come l’anagrafe, lo stato civile e il servizio elettorale: 1.162 mila contro un fabbisogno tre volte più basso, 468 mila. Il contrario di Perugia, più parsimoniosa nelle spese per la burocrazia, ma assai più esposta sul fronte dell’ambiente (36,2 milioni contro i 6,2 stimati come fabbisogno standard), dello smaltimento dei rifiuti (31,7 milioni contro 22,5) e dei trasporti pubblici (25,3 milioni contro 4).
    Il Sud risparmia (sui servizi....)
    Numeri in linea con una tendenza generale: le regioni meridionali, spiega la Sose, «da un lato risultano spendere più dello standard nel settore dei servizi generali di amministrazione e controllo», cioè per i burocrati e i dipendenti in genere, «e dall’altro spendere meno dello standard nel settore dei servizi sociali ai cittadini».
    Bologna, ad esempio, figura sì in «zona rossa» con una spesa 2010 superiore del 4,76% allo standard, ma si tratta di una scelta precisa: investe nell’istruzione 60,4 milioni, contro i 37,5 previsti da Sose. Il Sud invece impiega più risorse dello standard in burocrazia, e meno per i servizi sociali. I risultati, scommettono gli emiliani, si vedranno più in là. Così come scommettono su se stessi i Comuni veneti (Vicenza su tutti), che a dispetto dei servizi buoni, e a volte eccellenti, riescono a spendere, come notava Albino Salmaso sul Mattino di Padova, il 7% in meno della media italiana.
    Avete presente Casal di Principe, la cittadina della «Terra dei fuochi» tenuta in ostaggio per decenni dai Casalesi ed espugnata a giugno dal sindaco antimafia Renato Natale? Risulta tra i municipi più virtuosi della Campania. Basta dire che la sua spesa 2010 era inferiore al fabbisogno standard del 41,6%. Ma se andiamo a vedere come spendeva quell’anno i denari pubblici, scopriamo che per gli uffici preposti a raccogliere le tasse comunali, c’erano briciole. Fabbisogno stimato da Sose: 113.242 euro. Euro impiegati: 167. Cioè 678 volte di meno: perché mai infastidire i compaesani chiedendo loro le tasse? Quanto all’ambiente, devastato dai veleni scaricati perfino nel cortile della ludoteca, il fabbisogno stimato era di 445.949: ne spesero un quarto. I denari servivano per la burocrazia municipale. Costosissima.
    Non mancano, nelle realtà più piccole, esempi di virtuosità stupefacente. Il record spetta a un paesino bergamasco, Blello, che ha un fabbisogno teorico del 108,9% superiore a quello che il municipio spende in realtà: i 79 abitanti si sanno accontentare. Così a Cartignano, 180 residenti, nel cuneese, dove il differenziale è del 108,4%.
    Risultati simili, nelle metropoli, sono impensabili. A Roma nel 2010 ogni cittadino spendeva per i servizi fondamentali 1.695 euro, dei quali 400 per mantenere i dipendenti municipali. A Milano 1.830: 441 per il personale. A Napoli 1.416 euro: per i «comunali» 477. Ma quanto valgono questi numeri se non si tiene conto del divario, qua e là abissale, dei servizi forniti?
    Polizia locale e multe a confronto
    I tre Comuni allo specchio dicono tutto delle differenze fra i diversi pezzi d’Italia. Basti prendere il costo della funzione forse più sensibile per un Comune, quello della polizia locale. Il fabbisogno standard di Roma è fissato in 323 milioni: nel 2010 spese il 14,5% in più. All’opposto Milano, che sborsò per i vigili il 38,3% in meno. Eppure il Campidoglio, in quel 2010 preso in esame, fornisce ai cittadini in qualità e quantità molto meno di Palazzo Marino. Per carità, le multe stradali sono forse un indicatore anomalo, ma i dati sono interessanti: i 5.998 vigili di Roma elevavano manualmente 929.442 contravvenzioni (154 a testa: tre a settimana), i 3.179 colleghi milanesi 1.178.780: 370 pro capite, più di una al giorno. Per non parlare delle 79.870 sanzioni di diverso genere fatte a Milano contro le 27.990 di Roma e le appena 963 di Napoli. O dei 255 arresti effettuati dai «ghisa» ambrosiani a fronte dei 110 dei «pizzardoni» capitolini e dei 64 dei «caschi bianchi» partenopei.
    Le spese mostruose di Roma per gli affitti
    Per non dire degli affitti di cui scrivevamo. Nonostante fosse proprietario di 59mila immobili, storicamente gestiti assai male, il Comune di Roma in mano alla destra dopo anni di giunte di sinistra, pagava nel 2010 per i locali occupati dalla polizia municipale canoni per tre milioni e mezzo contro i 30.017 euro di Milano: 117 volte di più. Una spesa mostruosa. Che costringeva il Campidoglio a risparmiare su tutto il resto. Comprese le tecnologie indispensabili per amministrare meglio una realtà complicata quale quella capitolina. Solo 2,9 milioni di euro investiti contro i 6,4 di Palazzo Marino. Con riflessi clamorosi sul controllo territoriale. I questionari compilati dai rispettivi Comuni e aggiornati al primo agosto di quest’anno dicono che a Milano la polizia locale dispone, per un territorio di 181 chilometri quadri, di 1.359 telecamere. A Napoli, dove i chilometri quadrati comunali sono 1.117, i vigili ne hanno 100. E a Roma? Il Comune con la superficie più vasta d’Italia, 1.285 kmq, di telecamere ne ha solo 45. Cioè una ogni 48 chilometri.
    Vigili, asili, strade: tutti gli sprechi dei Comuni italiani - Corriere.it

    Dialetto dominatore
    LODOVICO BENSO
    La goccia che ha portato a questa mia protesta è la notizia contenuta nella rubrica «occhio di triglia» delle pagine sportive della Stampa di Lunedì 19 Settembre scorso, nella quale viene riferita un’intervista in romanesco al presidente della Sampdoria. Niente di male se preso singolarmente, ma veramente stucchevole nell’ottica della colonizzazione romanesca della lingua e dei costumi del nostro arretrato Paese. Molto più difficile che venga riportata un’intervista in Veneto; completamente bandita, se non a livello locale, la lingua Piemontese.
    Pensiamo, per esempio, al giornalismo mediatico: vi prevale la romanesca pronuncia sdrucciola (accento arretrato alla terzultima sillaba) di parole o nomi, soprattutto stranieri, che sdruccioli non sono, come Shùmacher invece di Shumàcher o l’evidentemente Veneto Pàdoan invece di Padoàn. Se, poi, il suddetto ministro ne fosse complice (non mi risulta che abbia tentato una rettifica), sarebbe ancora più triste.
    Per non parlare dell’accento dialettale - sempre romanesco- della maggior parte delle presentatrici o delle persone intervistate alla tv… nazionale. In queste distorsioni si nota anche un compiacimento bonario che non ha nessuna ragione di venir proposto. E sempre nella stessa ottica, sono possibili numerosi altri esempi di colonizzazione. Tra di essi è emblematica la mitizzazione del Colosseo. Pensandoci bene in termini di Storia e di funzione, è facile rendersi conto del fatto che si tratta, in realtà, di un «tempio della morte»...



    Pagare l'affitto è un optional. Al Sud padroni di casa in crisi
    Il 20% degli inquilini non versa più il canone. E uno su quattro salta le spese di condominio. A Napoli e Palermo il 60% dei proprietari denuncia almeno una mensilità in arretrato
    Massimo Malpica
    I soldi scarseggiano e la crisi insegue gli italiani fin dentro le mura domestiche. Soprattutto se non sono di proprietà.
    Metà degli inquilini conduttori di un appartamento in Italia è in ritardo col pagamento dell'affitto al padrone di casa. E almeno il venticinque per cento di questi ultimi, a sua volta, non riesce a star dietro ai pagamenti delle spese condominiali.
    Un quadro decisamente a tinte fosche quello tracciato da un'indagine dell' Adnkronos, elaborata sui dati delle associazioni di inquilini e di proprietari di immobili, dai quali emerge una situazione preoccupante dal Nord al Sud del Paese, anche se non omogenea. L'allarme è soprattutto nelle regioni meridionali.
    A Napoli, Bari e Palermo oltre il 60 per cento di chi ha dato il proprio immobile in affitto denuncia almeno una mensilità non ancora pagata. Leggermente sotto la media Roma, con ritardi che riguardano comunque il 45 per cento degli affittuari, mentre al Nord le percentuali scendono ancora, attestandosi intorno al 35 per cento a Milano.
    Pagare l'affitto è un optional. Al Sud padroni di casa in crisi - IlGiornale.it

    Cercola. Scuolabus omologato per 11 bimbi, ne portava il doppio. Il guidatore? Senza licenza
    Guidava senza licenza un automezzo adibito a scuolabus. È successo a Cercola, dove un 57enne è stato denunciato. Il furgone era stato trasformato illecitamente dall'uomo con l'aggiunta di numerosi seggiolini e trasportava, al momento del controllo dei carabinieri, ben 22 bambini contro un limite massimo di soli undici. Al 57enne sono state contestate varie violazioni al codice della strada, dalla mancanza di licenza a quelle previste per modifiche tecniche non omologabili. Il veicolo è stato sequestrato.
    Cercola. Scuolabus omologato per 11 bimbi, ne portava il doppio. Il guidatore? Senza licenza



    Scuola, certificati falsi per le graduatorie
    Va in cella una donna
    FOGGIA – E' passata dagli arresti domiciliari al carcere Anna Maria Stoico, 40 anni, di Lesina (Foggia), principale indagata (in tutto fino ad ora sono 56) dalla Procura di Foggia nell’inchiesta denominata "Zero in condotta" riguardante la falsificazione di documenti da parte di insegnanti di sostegno per ottenere posti privilegiati nelle graduatorie e così ottenere l’incarico scolastico a scapito di chi ne aveva diritto.
    Militari della Guardia di finanza hanno notificato alla Stoico un’ordinanza di custodia cautelare in carcere in quanto l'indagata avrebbe violato in più occasioni le prescrizioni legate agli arresti domiciliari a cui era sottoposta dal 28 luglio scorso. La Stoico, secondo quanto emerso dall’inchiesta, con la collaborazione tecnica del titolare 29enne di una cartoleria a Lesina, avrebbe falsificato i titoli, vendendolì ai docenti dietro pagamento di importi sino a 14.000 euro ciascuno.
    Gli stessi docenti sarebbero stati istruitì sulle modalità di compilazione e di presentazione delle domande, nonchè indirizzati sulla scelta degli istituti scolastici ai quali inoltrarle. La gravità delle accuse è legata anche alla delicatezza dell’attività didattica di sostegno, rivolta a bambini anche di tenera età.
    Scuola, certificati falsi per le graduatorie Va in cella una donna | La Gazzetta del Mezzogiorno.it

    Andate, andate a fare le vacanze in Terronia....

    Napoli. La motonave per Ischia parte già in avaria, poi sbatte contro la banchina: è panico
    Paura e feriti a bordo della motonave Princess della Gestur, in partenza da Pozzuoli e diretta a Ischia.
    La nave, già partita con mezz'ora di ritardo, è entrata nel porto di Ischia a tutta velocità, urtando contro la banchina.
    «Molte persone sono finite a terra - racconta Gaty Sepe, giornalista del Mattino che si trovava a bordo - nell'impatto la motonave ha perso la ringhiera di poppa finita sulla banchina. La nave aveva già problemi alla partenza: è rimasta ferma molto tempo in porto, abbiamo visto anche portare due batterie a bordo». Nella caduta almeno due persone si sarebbero ferite.
    Napoli. La motonave per Ischia parte già in avaria, poi sbatte contro la banchina: è panico | La testimonianza

    Terronia intraprendente....

    Trucca il contatore della corrente per sfornare dolci senza consumi. Arrestato titolare di una pasticceria
    di Marco Di Caterino
    Arzano. In una sola settimana, i carabinieri hanno arrestato cinque commercianti che, grazie ad allacciamenti abusivi rubavano la corrente elettrica. Oggi è finito in manette G.L., 42 anni, titolare di una pasticceria nel centro della città, in cui a fronte di forni ed impastatrici che funzionavano a tutto spiano, il contatore dell'Enel, rimaneva fermo a pochi kilowatt, grazie ad un allaccio abusivo alla rete della pubblica illuminazione.
    Questo ennesimo «vampiro» della corrente elettrica, è stato scoperto dai militari della locale tenenza, diretta dal tenente Germano Pecoraro, e dagli ispettori tecnici dell'Enel, che hanno calcolato un mancato incasso delle bollette, in circa seimila euro. Il pasticciere, accusato di furto aggravato di energia elettrica, è stato posto agli arresti domiciliari, in attesa di essere processato per direttissima.
    Si allarga a macchia d'olio il fenomeno dei commerciati di Arzano, che rubano la corrente elettrica. Negli ultimi dieci giorni, sono finiti in manette per questo reato il titolare di un forno, quello di un centro estetico-abbronzante, e due proprietari di bar, che in poco meno di sei mesi, come hanno accertatato i tecnici dell'Enel, avevano risparmiato circa 60 mila euro di consumi elettrici.
    Trucca il contatore della corrente per sfornare dolci senza consumi. Arrestato titolare di una pasticceria

    Fanciulli napulitani...

    Napoli. Con la pistola fuori scuola, spara contro i compagni: urla e paura, ma è una scacciacani
    Il fatto all'ingresso dell'istituto Galiani. Due minorenni fermati da un vigile che era a bordo di un pullman
    Non vanno a scuola, ma si presentano ugualmente all'ingresso dell'istituto per far colpo sui compagni. Anzi, per esplodere colpi, visto che sparano con una scacciacani all'indirizzo degli studenti che attendono l'inizio delle lezioni. A scoprire i due ragazzi - 17 e 16 anni, di buona famiglia - un agente della polizia municipale, appartenente all'unità operativa tutela emergenze sociali e minori. Mentre si recava al lavoro su un autobus di linea, l'agente Mario Intravaia ha notato - all'altezza dell'istituto scolastico Galiani - un ciclomotore che viaggiava a velocità sostenuta con a bordo due adolescenti privi di casco che si avvicinava agli studenti in attesa dell’avvio delle lezioni.
    Improvvisamente il passeggero che viaggiava a bordo del ciclomotore ha esploso due colpi in direzione degli studenti: subito dopo i due si sono dileguati verso Capodichino. Allertata la centrale operativa, il veicolo è stato rintracciato nei pressi di un circolo ricreativo all’interno del quale l’agente ha subito riconosciuto il conducente Successivamente, data la reticenza del primo fermato. Dopo aver preso visione degli schedari fotografici degli alunni, l’agente individuava anche il passeggero che aveva esploso i colpi e che risultava assente a scuola. Il ragazzo veniva trovato in possesso di un’arma tipo scacciacani priva del tappo rosso di sicurezza. I due, 17 e 16 anni, sono stati denunciati a piede libero.
    Napoli. Con la pistola fuori scuola, spara contro i compagni: urla e paura, ma è una scacciacani

    E vai con nuove assunzioni pagate dai padani, per colpa dei dolci fanciulli napulitani(ma secondo me son tutti d'accordo nel fare 'a sceneggiata....).

    Napoli. Raid contro i mezzi pubblici, sassi contro un tram Sirio: finestrini in frantumi
    Napoli - L'ennesimo raid contro i mezzi pubblici intorno alle 6 con una tecnica tutta nuova. Dei ragazzi hanno lasciato sui binari del tram un cassonetto rovesciato su corso San Giovanni che impediva il proseguimento della corsa. Il macchinista della linea 4 è sceso ha rimosso l'ostacolo ed allora è partito il lancio di pietre. Due finestrini sono andati in frantumi.
    «I continui danneggiamenti ai mezzi, la mancanza di disponibilità economica e pezzi di ricambio provoca, inevitabilmente, ricadute al servizio offerto, a causa del fermo vettura per le riparazioni, e un aumento dei costi di gestione». È quanto sostiene Adolfo Vallini, coordinatore Usb e rappresentante dei lavoratori per la sicurezza, commentando il raid contro un tram Sirio dell'Anm.
    «Quello che sta accadendo da un po' di tempo sui mezzi di trasporto di Anm è davvero inaccettabile», prosegue. Secondo Vallini, «bisognerebbe intensificare la presenza di personale sulle banchine delle stazioni e sui mezzi aziendali. Bisogna chiedere, al Governo centrale, attraverso la mobilitazione dei cittadini, utenti e lavoratori del settore, maggiori investimenti per il TPL, l'Anm ha bisogno di un'assunzione di almeno 350 dipendenti per far fronte alla domanda di mobilità dei cittadini dell'area metropolitana ed assicurare sufficienti condizioni di sicurezza dell'esercizio».
    Napoli. Raid contro i mezzi pubblici, sassi contro un tram Sirio: finestrini in frantumi | Foto



    Anche i parassiti scioperano....
    Pretendono 25 milioni di euro.
    Si meriterebbero 25 milioni di calci in culo!

    Niente soldi per i forestali: pronto lo sciopero generale
    di Giacinto Pipitone
    Mancano circa 25 milioni per garantire a circa 10 mila stagionali di poter effettuare le 78 giornate di lavoro previste annualmente
    Niente soldi per i forestali: pronto lo sciopero generale
    PALERMO. Non ci sono i soldi per pagare tutti i forestali e i sindacati proclamano lo sciopero generale per martedì. Mancano circa 25 milioni per garantire a circa 10 mila stagionali di poter effettuare le 78 giornate di lavoro previste annualmente.
    "Secondo quanto ci ha riferito il governo in commissione Bilancio - spiega Gaetano Pensabene della Uila UIL -. Ci sono risorse per garantire solo 51 giornate. E questo non è tollerabile dopo tutte le rassicurazioni ricevute in passato".
    Per questo motivo Fai CISL, Flai CGIL e Uila UIL hanno proclamato lo sciopero del comparto con manifestazione sotto Palazzo d'Orleans. L'appuntamento è per il 7 ottobre dalle 10.
    Niente soldi per i forestali: pronto lo sciopero generale - Giornale di Sicilia


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    Predefinito Re: Terryes

    “MACCKARONE”, TU MI HAI SURGELATO E IO TI FACCIO CHIUDERE IL RISTORANTE - SPAGHETTI CONGELATI E PARMIGIANO AVARIATO NEI RISTORANTI INTORNO AL PANTHEON: MULTE PER 236MILA EURO - CHIUSI DUE FORNI PIENI DI SCARAFAGGI E OPERAI IN NERO
    Massimo Lugli per "La Repubblica - Edizione Roma"
    «MACCKERONI». Proprio così, con la kappa. La scritta campeggia su un grosso contenitore di polistirolo, avvolto in un sacco dell’immondizia nero, che un ristoratore truffaldino ha abbandonato in via della Spada d’Orlando, a pochi passi da piazza del Pantheon. Dentro, ventisei confezioni di spaghetti alla carbonara surgelati. La lista degli ingredienti è da attacco di colite fulminante, dentro c’è perfino il caramello.
    Gli spaghetti precotti, evidentemente, erano destinati a qualche sventurato cliente, sicuro di mangiarne un piatto appena fatto ma il proprietario del ristorante ha fiutato odor di verbali ed è riuscito a sbarazzarsene. Molti altri, però, non sono abbastanza furbi o veloci o, probabilmente, non hanno gli stessi agganci perché questa mattinata di controlli, ispezioni e verifiche si conclude con un bilancio da guinness dei primati: 23 attività passate al setaccio, 10 verbali per violazioni delle norme che tutelano i consumatori, altri 18 per infrazioni amministrative di vario genere, due forni chiusi, tre denunce penali. Totale: 236mila euro.
    Da circa due mesi, da quando le pattuglie della polizia di Roma Capitale hanno dato il “la” a questi blitz a sorpresa, i verbali, complessivamente, hanno già superato il milione e mezzo.
    «Carotaggio»: Raffaele Clemente, il comandante del corpo (sempre in strada con i suoi uomini come quando era un funzionario di polizia d’alto livello) lo chiama così. Colpiscine uno per educarne cento, prendi un pezzo di strada (in questo caso via de’ Plastini) e mettilo sulla graticola, rivolta come un guanto le cucine, le licenze, i libri contabili, i contratti dei dipendenti, quando ci sono. Gli ambulanti hanno già abbandonato il campo da un pezzo, i negozianti restano e, a ogni visita, esce di tutto. In azione, assieme ai “pizzardoni” (pardon, agenti della polizia eccetera eccetera) anche gli ispettori di Asl, Inps , Aequa Roma... Manca solo un arbitro di calcio.
    La batosta più dura (e se la merita tutta) tocca al titolare di due forni in via delle Scalette e via del Banco di Santo Spirito: i vigili che si avventurano nel seminterrato rischiano di sentirsi male: scarafaggi a gogò, forme di parmigiano mummificate, sporcizia dappertutto, pane vecchio accanto a quello appena sfornato, il furgone per il trasporto privo di autorizzazioni sanitarie, una decina di dipendenti di cui almeno la metà senza contratto. Saracinesche abbassate all’istante per tutela della salute pubblica e denuncia: il proprietario se la vedrà col magistrato.
    A via dei Plastini, invece, salta fuori un negozio clonato. Sorpresa, sulla stessa strada ci sono due numeri civici 19, intervallati dal 18a, di cui uno palesemente fasullo. Funziona così: il proprietario ha una licenza da affittacamere (al numero 19, appunto) ma la usa anche per gli scontrini di “TipicItaly”, il negozio a pochi metri di distanza che vende alimentari per turisti: improbabili confezioni di pasta colorata, bottiglie di limoncello, vasetti di crema al tartufo. «Nei prossimi giorni controlleremo anche i fornitori», promette Clemente con un sorrisetto sinistro. Nel frattempo, un gruppo di turisti giapponesi si ferma e la guida fa una bella lezioncina sulla pasta made in Italy.
    Occhiate diagonali accompagnano le pattuglie mentre i motociclisti in borghese della municipale, con la loro aria da sbirri di strada e le palette sul parabrezza, vanno avanti e indietro in ricognizione. «I blitz vengono pianificati in anticipo ma scattano all’improvviso, per evitare fughe di notizie» spiega Clemente «ma molti, appena arriviamo, si passano la voce».
    Pochi metri più in là, ecco un negozio cinese che vende spaventosi souvenir low cost: la titolare ha trent’anni, la commessa venti e tra tutte e due non hanno la minima idea di cosa sia una licenza commerciale. L’esercizio ha cambiato gestione almeno cinque volte ma è rimasto intestato al primo proprietario. Lungo il muro, penzola un groviglio di fili elettrici in libertà. E siamo a un tiro di sasso dal Pantheon.



    Casoria. Primo giorno di scuola, ma l'asilo è chiuso per topi: bambini rimandati a casa
    A scuola vanno solo i... topi. Accade a Casoria, quartiere di Arpino, nel parco dei Pini, il rione realizzato con i fondi della ex legge 219, dove stamani gli alunni dell'istituto comprensivo "Nino Cortese" sono stati costretti a saltare il primo giorno di lezione a causa della presenza dei roditori. "Non è servita - spiega il preside, Giuseppe Esposito - la derattizzazione pure effettuata dalla Asl una decina di giorni fa". Trovati dagli insegnanti alcuni documenti rosicchiati e la presenza di escrementi.
    Il fenomeno non è nuovo, per la presenza soprattutto di giardini incolti nei paraggi. Gli alunni faranno ingresso nelle aule solo dopo una nuova accurata pulizia e sanificazione.
    «Con mio grande stupore - racconta S.F., che si definisce "un genitore disgustato" - quando stamattina ho riaccompagnato mia figlia a scuola per l'inizio dell'anno scolastico, ho trovato decine di mamme e bambini all'ingresso della scuola. Le maestre mi hanno detto che al loro ingresso hanno trovato dei ratti e i loro escrementi all interno delle aule, quindi mi hanno detto di riportare la bimba a casa. Mi contatteranno loro per comunicarmi il rientro».
    Casoria. Primo giorno di scuola, ma l'asilo è chiuso per topi: bambini rimandati a casa

    Frocioni e terroni: un'alleanza esplosiva....

    Terrone di Spagna: Dolce & Gabbana rifondano il Regno delle due Sicilie.
    In passerella torere e “malafemmene”. Nel tacco tabernacolo, il Sacro Cuore.
    GIANLUCA LO VETRO
    Dopo l’uomo anche la donna di Dolce e Gabbana, vola dalla Sicilia alla Spagna e scende nell’arena. Gli stilisti tornano a riunire il regno delle Due Sicilie, ponendo però l’accento sulla Trinacria, culla del loro stile. Le donne indossano i bolerini di raso, ricamatissimi, dei toreador ma sugli short, gli abiti di pizzo da vedova sicula e soprattutto la corsetteria nera da “malafemmena”(quella che lanciarono negli Anni ’90, mettendo “sottosopra” la moda). Il doppio registro continua ma cambia argomento decorativo con il Sacro Cuore d’oro. Gli ex voto possono essere disegnati sugli abiti di chiffon o reali: profusi nei jeans gioiello, ricamati religiosamente. Già, perchè le linee sono molto semplificate, ma i ricami ad alto tasso di passamaneria, molto più elaborati del solito. Ricche anche le stampe dove si mescolano ventaglie e carretti siciliani. Mentre, fioriscono fasci di garofani rossi, sui tubini coi corpetti “milanisti” a righe rosse e nere. (Chissà, cosa ne pensa Galliani in prima fila?). Capospalla chiave, il poncho di pelliccia - manco a dirlo- con le frange degli scialli di Carmencita.
    Il tacco col tabernacolo
    Siculi nello spirito che arriva alla spiritualità, gli accessori: dalla tipica coroncina delle statue di Gesù bambino al tacco che si apre come un tabernacolo nel quale è custodito il Sacro Cuore. I capelli sono raccolti dal foulard nero delle vedove o velati con la retina da funerale che scende sul volto. I gioielli sono piccoli e volutamente modesti, perchè vogliono ricordare quelli della Prima Comunione. E se le borse si aprono con la chiave come il cassettone di Mastro Don Gesualdo, la forma rigida delle piccole valigette rimanda al Cammino della speranza. In mano, alcune modelle portano la grande confezione di una bambola da fiera. “Abbiamo voluto essere un po’ naif ”, dicono i creatori. Basti pensare che definiscono “terrone”, tre uscite in puro stile siciliano, “sedotta e abbandonata”. E dire che anni fa gli stilisti s’infuriarono con la giornalista Maria Latella, perchè diede della “terrona” alla loro amica testimonial Madonna. Anche i vecchi epiteti possono diventare moda. Se opportunamente firmati.
    La Stampa - Terrone di Spagna: Dolce & Gabbana rifondano il Regno delle due Sicilie.



    Terronia intraprendente....

    Operava a casa: alla sbarra il chirurgo plastico
    di Viviana De Vita
    Aveva trasformato la tavernetta della sua villa in una clinica privata operando, in condizioni di assoluta carenza igienica, pazienti desiderosi di sottoporsi ad interventi di chirurgia plastica. È finito in un’aula di tribunale con l’accusa di lesioni personali colpose e per aver gestito, senza alcuna autorizzazione, una struttura sanitaria, il chirurgo plastico Bruno Giustiniani che, nella sua abitazione di Casa Manzo, nella zona alta della città, aveva messo in piedi un singolare ambulatorio “fai da te”. Alla sbarra anche la compagna del medico che, con le mansioni di infermiera, coadiuvava Giustiniani nella cura dei pazienti e nell’attività di gestione amministrativa e contabile del centro.
    Il processo si è aperto davanti al giudice monocratico del tribunale di Salerno, dottoressa Albarano, con la deposizione della vittima dell’intervento F.S. che, costituito parte civile attraverso l’avvocato Annalisa Buonadonna, ha ricostruito l’assurda vicenda. «Avevo addosso ancora le scarpe e i pantaloni» ha affermato l’uomo che, attraverso la sua deposizione, ha confermato tutte le accuse spiegando di aver «versato al chirurgo 3.500 euro, ovviamente senza ottenere alcuna ricevuta».
    Operava a casa: alla sbarra il chirurgo plastico

    Quando si dice: "Attaccamento al lavoro"!

    Napoli, la scoperta
    Nel rifugio di guerra l'alcova della prostituta. «Riceveva» i clienti sotto le bombe
    Napoli, la scoperta. Nei rifugi di guerra riceveva anche una prostituta
    di Paolo Barbuto
    Quando la torcia illumina il muro, fiatone e stanchezza scompaiono all’improvviso, e il sorriso sboccia inevitabile: «La signorina Filomena riceve anche in questo ricovero».
    Nel cuore di Napoli, venti metri sotto piazzetta Augusteo, dal buio si materializza una piccola grande storia, di quelle che solo la Napoli più segreta riesce a custodire: otto parole in fila che raccontano più di un libro intero. Tu sei lì e immagini la guerra, la città che soffre, la gente che corre sottoterra per paura della pioggia di bombe che la devasterà poco a poco; pensi alle lunghissime ore trascorse qui sotto dai napoletani e poi scopri che in un angolo nascosto del ricovero c’è un’alcova nemmeno tanto segreta, in una piccola grotta, dove la signorina Filomena esercitava la sua professione incurante della paura e delle bombe.
    Da settant’anni il buio nasconde questo piccolo segreto di guerra. Lo hanno riscoperto Michele Quaranta e Clemente Esposito, padri della speleologia urbana cittadina che, a dispetto dell’età, avanzano nelle viscere di Napoli con spavalderia e sicurezza: un buena vista social club in versione sotterranea, e napoletana. Michele e Clemente hanno l’età della saggezza e sanno sorridere con moderazione raccontando i particolari della storia di Filomena.
    L’hanno scoperta seguendo un percorso inciso sui muri umidi e scrostati del ricovero di piazzetta Augusteo: di tanto in tanto, nel loro peregrinare alla ricerca della Napoli nascosta, intercettavano una freccia, e una scritta, Filomena, appunto. Così un giorno hanno deciso di seguire quella freccia, e hanno scoperto che nel dedalo di gallerie scavate sotto via Toledo e i quartieri Spagnoli, ad ogni incrocio tornava la freccia con la scritta: impossibile imboccare il tunnel sbagliato. E, alla fine del percorso, l’alcova con il messaggio conclusivo: obiettivo raggiunto. La signorina Filomena era lì a ricevere i suoi clienti.
    Tutt’intorno alla grotta di Filomena un tazebao di messaggi, un tuffo in un passato in cui ci s’innamorava anche dopo un incontro a pagamento: è tutto un fiorire di parole d’amore, «il vostro volto resterà per sempre impresso nei miei occhi», «signorina, il vostro mistero riempirà per sempre il mio cuore». [Eeeeeh....i napulitani sò tutti poeti!]
    Napoli, la scoperta | Nel rifugio di guerra l'alcova della prostituta. «Riceveva» i clienti sotto le bombe



    Terroni all'estero...

    Rapinò una gioielleria a Torino
    Arrestato palermitano di 26 anni
    La vicenda risale allo scorso 12 febbraio, quando nel capoluogo piemontese, via XX settembre, due banditi misero a segno un colpo nella gioielleria "Trumaz".
    Cronaca PALERMO - Gli agenti delle sezioni antirapina di Palermo e Torino hanno arrestato un palermitano di 26 anni, Emanuele Rubino, ritenuto responsabile di rapina aggravata in concorso e ricettazione. La vicenda risale allo scorso 12 febbraio, quando nel capoluogo piemontese, via XX settembre, due banditi misero a segno un colpo nella gioielleria "Trumaz". Poco dopo fu arrestato in Sicilia un diciassettenne, D.R.G., di Palermo. Il minorenne era entrato in gioielleria dicendo di voler acquistare un orologio per fare un regalo alla fidanzata in vista di San Valentino. In negozio entrò il secondo rapinatore, travestito da postino, che aveva estratto una pistola. Ne era nata una colluttazione a conclusione della quale il finto postino avrebbe avuto la peggio se non fosse stato difeso dal suo complice, intervenuto con uno spray urticante. La scena è stata ripresa da una telecamera a circuito chiuso. Il gioielliere, più volte colpito al volto con il calcio della pistola (subì fratture ed ecchimosi), fu costretto ad aprire la cassaforte dalla quale i malviventi prelevarono gioielli per un valore di oltre trecentomila euro. Le analisi sui tabulati del cellulare di D.R.G. hanno consentito di risalire a Rubino: da quel numero, infatti, erano partite le telefonate - nella data della trasferta torinese - sia alla famiglia del minorenne che a quella di Rubino.
    Rapinò una gioielleria a Torino Arrestato palermitano di 26 anni - Live Sicilia

    Shylock gli fa una pippa...

    Agente penitenziario e usuraio: in manette
    BARI – Un agente di polizia penitenziaria in aspettativa, Vito Zingaro di 55 anni, è stato arrestato dai carabinieri con l’accusa di usura ed estorsione. È ora ai domiciliari. Due i casi accertati dai carabinieri del Nucleo investigativo di Bari, ma il sospetto è che l’uomo abbia avvicinato diversi imprenditori in difficoltà prestando loro piccole somme, tra i 2mila e i 4mila euro, restituite con interessi fino al 288% su base annua.
    Le indagini hanno accertato che l’uomo, a partire da gennaio dello scorso anno, avrebbe prestato denaro a imprenditori in difficoltà economiche, anche in più occasioni, con l’obbligo di restituirle con rate mensili tra il 212% ed il 288% di interesse annuo.
    L’uomo è accusato anche di violenza e minacce nei confronti di quegli imprenditori che non riuscivano a pagare e che venivano intimiditi con frasi come: "stai attento che dietro a me stanno altre persone"; "sei tu che ti devi preoccupare, non io"; "ti faccio passare un guaio"; "ti spacco la testa". In una circostanza l’uomo avrebbe commissionato a una delle vittime alcuni lavori di ristrutturazione della propria abitazione che avrebbe poi pagato parzialmente sottraendo dall’importo dovuto quello relativo al debito contratto dalla vittima.
    Arrestato a Bari per usura agente di poliza penitenziaria | La Gazzetta del Mezzogiorno.it

    Andate, andate a fare le vacanze in Terronia...

    Ustica, il traghetto da Palermo finisce sugli scogli
    di Ignazio Marchese
    PALERMO. Il traghetto per Ustica Antonello da Messina della Compagnia delle Isola è finito sugli scogli mentre stava entrando in porto. A bordo c'erano 20 passeggeri e alcuni mezzi. La nave stava facendo le manovre di ingresso al porto quando uno dei motori è rimasto bloccato. La nave è rimasta in balia delle onde ed è finita sugli scogli nella zona chiamata Mezzaluna. Per i passeggeri momenti di panico ma nessun ferito. È previsto per il pomeriggio l'arrivo di una nuova nave da Lipari che dovrebbe imbarcare passeggeri e mezzi che dovevano partire nel pomeriggio.
    Ustica, il traghetto da Palermo finisce sugli scogli: paura ma nessun ferito - Giornale di Sicilia

    Mafia, errore materiale e nuovi reati: a Bari
    processi da rifare
    BARI – Tutto da rifare nei due processi ai presunti riciclatori del clan mafioso Capriati di Bari, egemone negli anni '90 nel borgo antico e il alcuni altri rioni del capoluogo pugliese. Arrestati nel maggio 2013 e processati a partire dalla scorsa primavera (11 con rito ordinario e altri 3 in abbreviato), alcuni imputati torneranno in udienza preliminare, per la nullità del decreto che dispone il giudizio, altri saranno nuovamente al vaglio della Procura perchè il pm riqualifichi i reati contestati.
    Ai 14 imputati il pm della Dda, Carmelo Rizzo, contestava i reati di riciclaggio, impiego di capitali illeciti in attività economiche e intestazione fittizia di beni, con l’aggravante di aver cioè favorito un’associazione mafiosa. Secondo le indagini, i 14 riciclavano il denaro sporco dell’organizzazione criminale della città vecchia in attività commerciali, immobili e anche in un ristorante del centro storico. Presunto capo, secondo l'accusa, era Francesco Quarto, per quattro mesi detenuto nel carcere di Lecce e per altri 7 mesi ai domiciliari. L’uomo sarebbe l’ex autista del boss barese Antonio Capriati, con condanne passate in giudicato per associazione mafiosa e sarebbe, secondo gli inquirenti, il cassiere del clan.
    Per la Procura di Bari, gli indagati sono gli intestatari di beni riconducibili a persone vicine al boss, favorendo il riciclaggio dei proventi delle attività illecite. In udienza preliminare, nel novembre 2013, tre imputati, tra cui Quarto, scelsero il rito abbreviato. Per tutti gli altri il gup dispose il rinvio a giudizio dinanzi alla seconda sezione collegiale. I due processi sono iniziati nella scorsa primavera.
    In quello con rito ordinario è stato dichiarato nullo – per un errore materiale – il decreto che dispone il giudizio e, dopo quasi un anno, gli atti sono tornati al gup, quindi in udienza preliminare. Nel processo con rito abbreviato che si è celebrato questa mattina, il giudice su richiesta del pm ha disposto la restituzione degli atti alla Procura perchè riqualifichi i reati. “Siamo amareggiati – commenta l’avvocato Massimo Roberto Chiusolo, difensore di Quarto – perchè dopo un anno di custodia cautelare e a processo già avviato, il mio assistito aspetta ancora di essere giudicato”.
    Mafia, errore materiale e nuovi reati: a Bari processi da rifare | La Gazzetta del Mezzogiorno.it



    Gli ameni passatempi dei napulitani...

    Ragazzo seviziato in fin di vita a Napoli, violentato con una pistola ad aria compressa
    L’aggressione è avvenuta nella sera di martedì. La vittima si trovava in un autolavaggio nel quartiere di Pianura. Un 24enne è accusato di tentato omicidio
    In tre, tutti giovani, lo hanno preso in giro perché era grasso. Poi, uno di loro lo ha bloccato, gli ha abbassato i pantaloni e soffiando con un tubo d’aria compressa gli ha provocato lacerazioni nell’intestino. La vittima è un quattordicenne ora gravissimo in ospedale a Napoli. Un 24enne è stato arrestato per tentato omicidio e due suoi coetanei denunciati per concorso in tentato omicidio.
    Il caso è avvenuto nella sera di martedì, attorno alle 19: la vittima, un ragazzino di 14 anni, si trovava nell’autolavaggio Sprint di via Padula, nel quartiere di Pianura quando i giovani aggressori lo hanno immobilizzato, denudato e violentato con un compressore per pneumatici. Il ragazzo di 14 anni è ora ricoverato in condizioni gravissime e versa in pericolo di vita per aver perso molto sangue.
    I carabinieri della stazione di Bagnoli sono stati allertati dopo che ieri pomeriggio il ragazzino è stato ricoverato all’ospedale San Paolo e sottoposto a un delicato intervento chirurgico per perforazioni multiple al colon.
    La Stampa - Ragazzo seviziato in fin di vita a Napoli, violentato con una pistola ad aria compressa

    Al Sud e nel pubblico si è più assenti sul lavoro. Ma guarda…
    di Enrico Reardo
    Ma tu guarda le casualità. Quelle di cui non trovi un nesso, neanche a cercarlo, e che ti lasciano straniato di fronte a quella mancanza di senso che ti fa sentire inerme di fronte al mondo.
    Accade per il miracolo della vita, la vastità dell’universo che – ti dicono gli scienziati – è nato da un cumulo di massa informe e che ha creato tutto quel ben di dio che ci troviamo attorno. Ma accade a maggior ragione, da oggi, anche per le assenze dei dipendenti. Quelle che, analizzate dalla Cgia di Mestre per l’anno 2012 (l’ultimo per cui sono disponibili dati) danno risultati a dir poco stupefacenti, che non ci saremmo mai nemmeno azzardati a pensare.
    Accade, ad esempio, che lo studio mostri che al Sud ci si assenti dal lavoro più che al Nord. Che il record spetti alla Calabria, che con 34,6 giorni d’assenza l’anno doppia la media nazionale di 17,7 giorni. E che, dopo la Calabria, gli altri record di assenteismo (giustificato, s’intende) spettino a Sicilia (19,9 giorni), Campania (19,4) e Puglia (18,8), mentre nel Nord Est ci si assesti attorno ai 15 giorni (15,5 in Veneto e appena 15,3 in Trentino). Al che, certo, puoi pensare che sia colpa dell’Ilva e dell’inquinamento in generale ma non puoi certo non rimanere sconcertato di fronte a un risultato tanto inatteso: tutti noi avremmo detto con certezza che i più lazzaroni fossero i lavoratori del Nord.
    Accade poi, anche, che i dipendenti pubblici si ammalino di più. Anzi per la precisione si ammalano più volte, pur perdendo meno giorni. Al che qualche commentatore malizioso ha spiegato il dato dicendo che i dipendenti pubblici stanno a casa per ogni piccolo malessere mentre quelli delle aziende private tendono ad essere sempre presenti, a meno che la malattia non sia seria. O forse, potrebbe obiettare qualcun altro, i dipendenti pubblici si ammalano di più perché lavorano di più in condizioni molto più stressanti? Ai lettori l’ardua risposta.
    Ma è l’ultimo dato a stupire di più. Ovvero questo: la stragrande maggioranza dei certificati medici (il 30,7%) viene presentato il lunedì. Bizzarro davvero. Il segretario della Cgia Giuseppe Bortolussi ha la sua teoria: «Nel fine settimana si concentrano le attività conviviali e quelle legate al tempo libero. Con l’avvento della crisi, inoltre, sono sempre di più coloro che per risparmiare eseguono piccoli lavori di manutenzione nel proprio giardino o nell’abitazione in cui vivono. Iniziative che, in qualche modo, contribuiscono ad aumentare gli acciacchi degli italiani. Tenendo conto che molti medici di base il sabato e la domenica non svolgono la normale attività ambulatoriale, l’elevato numero di certificati che si riscontra al lunedì è in gran parte riconducibile a queste situazioni».
    L’altra teoria, la nostra, la lasciamo alla perspicacia del lettore. Che certamente saprà ben distinguere fra casualità e causalità. Due concetti, signori miei, ben diversi.
    Al Sud e nel pubblico si è più assenti sul lavoro. Ma guarda? | L'intraprendente


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    Predefinito Re: Terryes

    I dolci fanciulli terronici...

    Bari, banda di minori rapinava farmacie e market: quinto arresto
    BARI - Erano diventati il terrore dei commercianti dei quartieri Palese e Santo Spirito nella zona nord di Bari e dei vicini centri abitati di Giovinazzo e Bitonto. A pochi giorni di distanza dai quattro arresti, che hanno consentito di sgominare una banda di giovanissimi rapinatori, i militari della Stazione di Santo Spirito sono riusciti ad identificare e arrestare anche il quinto minorenne presunto componente del gruppo criminale. Si tratta di un 16enne incensurato, barese, nei cui confronti è stata eseguita un’ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa dal gip del Tribunale dei Minorenni di Bari, su richiesta della Procura dei Minorenni, poiché ritenuto responsabile di rapina aggravata in concorso e detenzione e porto abusivo di armi. Sul suo conto i militari hanno raccolto elementi di responsabilità in merito a due rapine commesse in una farmacia di Santo Spirito e in un supermercato di Giovinazzo rispettivamente lo scorso 23 maggio e 5 luglio.
    La Gazzetta del Mezzogiorno.it

    Terronia intraprendente...

    Barbiere organizza la stanza della droga nel solarium: in manette
    Barbiere organizza una stanza della droga nel solarium del suo negozio, ma finisce in manette. I poliziotti del Commissariato San Paolo, hanno arrestato il 34enne del Quartiere Fuorigrotta Marco De Gregorio, accusato del reato di detenzione di sostanze stupefacenti ai fini dello spaccio.
    Gli agenti avevano appreso nei giorni scorsi che il titolare di un negozio di barbiere forniva all’occorrenza sostanza stupefacente ai suoi clienti all’interno del suo negozio.
    Ieri i poliziotti hanno dunque fatto irruzione nel locale in un momento in cui non c’erano clienti. Nel solarium hanno trovato, ben nascosta, una confezione di hashish di circa 100 grammi, circa 8 grammi di cocaina, un bilancino di precisione, tutto il necessario per il confezionamento delle sostanze stupefacenti e 420 euro in banconote di vario taglio.
    Successivamente è stato accertato che il barbiere lasciava consumare le sostanze stupefacenti nella sala abbronzatura ai clienti che gliene facevano richiesta.
    Barbiere organizza la stanza della droga nel solarium: in manette

    Adesso svaligiano pure le ambulanze
    È successo a Vittoria in provincia di Ragusa
    Redazione
    Trasformarsi in pochi minuti da mezzo adibito al soccorso a vettura in panne e bisognosa di aiuto. È stato questo il destino di un ambulanza di Vittoria (Ragusa). Partito per soccorrere un malato il veicolo è stato svaligiato in un attimo. Veloci, come serve in questi casi, i barellieri sono stati però battuti sul tempo dai ladri. Al ritorno, in compagnia del paziente, gli infermieri quasi non risconoscevano più la propria vettura. Priva infatti della centralina dei comandi, come fa un autolettiga a distinguersi dalle vetture comuni. Lampeggianti fuori uso, sirene mute e spazio sanitario al buio. Cosi infatti i ladri avevano ridotto l’autolettiga. Il ritorno alla base deve essere stato mesto, soprattutto se il malato aveva bisogno di interventi urgenti. Ora sull’episodio indagano i carabinieri, che hanno compiuto sopralluoghi e interrogato chi avrebbe assistito al furto.
    Adesso svaligiano pure le ambulanze - IlGiornale.it

    La denuncia del Sapaf: "Nella Terra dei Fuochi i Forestali fanno gli autisti"
    Girolamo Tripoli
    Ancora uno scandalo per i dipendenti statali, utilizzati per compiti impropri e distolti dalle loro reali mansioni.
    Nella Terra dei Fuochi, un'area tra le province di Napoli e Caserta, gli agenti della Forestale sono utilizzati come accompagnatori e autisti di tecnici regionali che hanno come scopo quello di effettuare delle mappature. La conseguenza di questo "compito" è che gli operatori del Corpo della Forestale vengono distratti dai loro abituali compiti per "guidare" i dipendenti dell'Arpac (l'agenzia regionale protezione ambiente Campania). A denunciare il fatto è la trasmissione televisiva "Le Iene" di Italia 1.
    La denuncia del Sapaf: "Nella Terra dei Fuochi i Forestali fanno gli autisti" - IlGiornale.it

    La fulminea giustizia terronica....

    Ottant'anni per una causa. E il giudice richiama il catasto francese dell'800 per la proprietà di un terreno
    CASERTA - Ottanta anni per una causa. Accade in Campania per una vertenza cominciata nel 1934 tra il Comune di Arienzo (Caserta) e la famiglia de Falco per accertare, in tema di diritto feudale, la natura «allodiale» (piena proprietà) di un terreno.
    È stato richiamato il catasto francese del 1801 risalendo fino al 1536, per accertare «possessi continui e non interrotti» di terreni contesi tra la proprietà pubblica di un uso civico comunale e quella privata e sono stati tirati in ballo anche i provvedimenti legislativi emanati durante la reggenza del Regno di Napoli di Giuseppe Bonaparte.
    La vicenda si è conclusa con una sentenza del Commissariato per la liquidazione degli usi civici per la Campania ed il Molise; è stata riconosciuta (presidente Anna Maria Allagrande), la piena proprietà delle terre alla famiglia de Falco (difesa dall'avvocato Amedeo Passaro del Foro di Napoli).
    Ottant'anni per una causa. E il giudice richiama il catasto francese dell'800 per la proprietà di un terreno

    QUELL’INDECENTE PIAGNISTEO CHE TENTA DI FAR PASSARE I CARNEFICI PER VITTIME
    Giordano Tedoldi per “Libero Quotidiano”
    Bisogna vedere e rivedere i video della madre e del padre del giovane fermato per aver lacerato il colon di un quattordicenne con un compressore, sentirli farfugliare penosamente, il padre che, a occhi bassi, con una vocina contrita, da vittima, spiega all’intervistatore cos’è e a cosa serve un compressore dell’autolavaggio, «deve essere forte per pulire i tappetini», cerca di sviare, di sminuire, «i pantaloni non sono stati abbassati», «è uno scherzo, qui i ragazzi ne fanno tanti, si tirano l’acqua», sì è colpa del contesto, dell’ambiente, sono tutti un po’ così i ragazzini a Pianura, e la madre che urla, ferita, indignata, «non è giusto che paghi mio figlio», perché era «un gioco che non si doveva fare», ma c’erano anche gli altri ragazzi, e comunque «non è un atto di violenza». Vedere e rivedere questi video per addestrarsi a riconoscere l’orrore.
    Vedere un padre e una madre che invece di provare un senso di vergogna, di colpa, di mortificazione per aver allevato, a 24 anni, quel che si è rivelato un sadico torturatore, lo giustificano, ne stemperano la responsabilità, puntano l’indice contro gli altri che l’hanno tradito, «hanno accusato tutti mio figlio», come dice il padre. Spesso, più per retorica che sul serio, di qualche documento particolarmente forte si dice: «Andrebbe mostrato nelle scuole». Ecco, seriamente stavolta: le interviste ai genitori del sadico di Pianura andrebbero mostrate nelle scuole.
    Tutti devono vedere a che livello primitivo, tribale, può regredire la civiltà. E non sono solo i genitori. Mentre il quattordicenne è ricoverato in prognosi riservata, il proprietario dell’autolavaggio si azzuffa con i parenti di uno dei violentatori perché il «clamore mediatico» gli impedisce di lavorare. Che disgrazia se un ragazzo muore col suo compressore: non potrà più pulire tappetini.
    Da quale cavernoso passato escono questi figuri? Come si sono formati, alla periferia di Napoli, questi clan primitivi disposti a ogni penosa sceneggiata, e a chiudere gli occhi di fronte a un ragazzino torturato, pur di difendere i loro figli e guadagni? Vedere e rivedere la madre e il padre, proiettarli nelle scuole, mostrare il loro piagnucolare di «giochi finiti male», la loro impossibilità a pronunciare mezza frase di dolore e compassione per la vittima, paragonare le loro parole, la loro difesa e chiamata in correità del gruppo, a qualunque umana idea di fratellanza, solidarietà, possibilità di convivenza.
    Ricordarsi di tutte le volte che, specialmente a Napoli, si è tollerato che un criminale fosse rovesciato in vittima, e che a un delinquente fossero tributati onori, o che la legge dello Stato venisse svergognata quale abusiva in un perimetro in cui le cose si risolvono con una faida di quartiere.
    Come è accaduto nelle manifestazioni di piazza in sostegno di Davide Bifolco, il ragazzino ucciso da un carabiniere dopo essere sfuggito all’alt. In queste strade miserabili l’impunità è garantita perché il clan - usiamo la parola in senso antropologico - annega ogni colpa in un generico degrado assolutorio. Sarebbe bene finirla con la lagna del degrado e addomesticare le belve che farfugliano e inveiscono alle telecamere.

    IL SACCHEGGIO
    Caltanissetta, ladri di rame all’assalto del cimitero
    di Stefano Gallo
    Le incursioni dei ladri in cerca dell’oro rosso non si fermano e puntano decisamente verso ciò che rimane dei pluviali o di altri materiali
    CALTANISSETTA. Saccheggio senza fine al cimitero Angeli. Ed è sempre il rame ad essere l'obiettivo principale dei ladri capaci di fare il bello e il cattivo tempo proprio nel luogo simbolo del silenzio e del raccoglimento. Le incursioni ladresche non si fermano e puntano decisamente verso ciò che rimane dei pluviali o di altri materiale in rame non importa se trafugati da cappelle gentilizie o da sepolture comunali. Furti a tappeto insomma nella zona a valle del camposanto forse la più esposta - in assenza di controlli - alle razzie che ignoti stanno compiendo da quasi due anni per rubare il metallo sicuramente il più facile da piazzare nel sottobosco dei ricettatori. Nei giorni scorsi per ben due volte hanno fatto capolino al cimitero. La prima volta per rubare le grondaie esterne di una cappella gentilizia. La seconda, invece, hanno preso di mira un sarcofago dedicato a Padre Pio a poca distanza dalla sepoltura privata bersagliata precedentemente.
    Insomma un doppio raid ladresco. A scoprire il secondo è stato un operatore ecologico impegnato nella rimozione dei fiori secchie e nella pulizia de vialetti. I ladri in questo caso oltre a rubare i pluviali di rame hanno anche danneggiato la copertura del "monumentino".
    Caltanissetta, ladri di rame all?assalto del cimitero - Giornale di Sicilia

    Il profondissimo senso civico dei terroni....

    Tensione al mercatino a Palermo, i cittadini difendono 2 abusivi
    I due venditori sono stati denunciati dalla polizia municipale
    PALERMO. Momenti di tensione si sono verificati stamattina al mercatino di viale Campania a Palermo, a causa della presenza di alcuni venditori abusivi che individuati dagli agenti della Polizia Municipale hanno gettato per strada frutta e ortaggi ed hanno inveito contro i vigili con ingiurie e spintoni.
    Anche alcuni cittadini si sono schierati in difesa dei venditori non in regola. Sono intervenute cinque pattuglie della Polizia di Stato. I due venditori abusivi, i fratelli D. S. di 18 anni e P.S. di 30 anni sono stati denunciati per minacce, lesioni, resistenza e oltraggio a pubblico ufficiale.
    Tensione al mercatino a Palermo, i cittadini difendono 2 abusivi - Giornale di Sicilia

    Villa Literno. Falso cieco con pensione da 50 mila euro, obbligo di firma per truffatore Inps
    VILLA LITERNO - Guidava la macchina e passeggiava tranquillamente per strada pur percependo una pensione di invalidità per cecità di circa 1300 euro mensili. Un falso cieco è stato scoperto a Villa Literno.
    È un uomo di 39 anni al quale i carabinieri della locale caserma, su disposizione del gip del tribunale di Napoli Nord, hanno notificato un'ordinanza di presentazione alla polizia giudiziaria.
    L'uomo è indagato per truffa continuata in concorso. Secondo gli accertamenti degli investigatori dal 2001 avrebbe percepito dall'Inps circa 50mila euro.
    Villa Literno. Falso cieco con pensione da 50 mila euro, obbligo di firma per truffatore Inps



    Assicurazioni | 13mila polizze false pronte per il «mercato» di Napoli e Caserta. Maxisequestro dei carabinieri
    Tredicimila polizze assicurative falsificate, emesse da tutte le più importanti società italiane e straniere, sono state sequestrate dai carabinieri in un blitz effettuato in queste ore tra le province di Napoli e Caserta.
    Rivendute al mercato parallelo ad almeno cento euro l'una, le polizze avrebbero fruttato quasi un milione e mezzo di euro. L'operazione è stata effettuata dai carabinieri della compagnia di Marcianise che hanno anche sequestrato duemila tra certificati di proprietà e carte di circolazione: i documenti avrebbero consentito la immatricolazione di almeno mille autovetture. Dai primi accertamenti, i certificati sarebbero falsificati, mentre le carte di circolazione sarebbero state rubate in Sicilia.
    Assicurazioni | 13mila polizze false pronte per il «mercato» di Napoli e Caserta. Maxisequestro dei carabinieri




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    Predefinito Re: Terryes

    Rrroma e Napule prime in classifica!

    Abbandono cani, Napoli e Roma prime in Italia nella classifica della vergogna
    Nel mese di luglio sono complessivamente 1.705 le segnalazioni di cani abbandonati o vaganti nelle città e nei paesi italiani con un aumento di 805 segnalazioni rispetto alle 900 del mese di luglio del 2013, mentre lo scorso mese di giugno le segnalazioni di cani abbandonati sono state 1.506.
    Lo rende noto l'Associazione italiana difesa animali ed ambiente - Aidaa. Anche a luglio il primo posto spetta alla Puglia con 221 segnalazioni seguita dalla Sicilia con 206, dalla Campania con 201 e dalla Toscana (165) che supera la Sardegna con 134 segnalazioni, Lazio e Calabria rispettivamente con 108 e 105 segnalazioni.
    Guardando al Nord Italia i dati relativi a Piemonte sono 67 casi, Emilia Romagna (65) e Veneto (61). La Lombardia si ferma a 34 (11 da Milano città).
    Tra le province record negativo a Napoli e Roma con 45 segnalazioni ciascuna, seguono Lecce con 44 segnalazioni, Grosseto con 43 e Benevento con 39. Nel Centro Nord spunta Ancona con 23 segnalazioni, seguono Torino 21, Alessandria 19, Parma e Reggio Emilia rispettivamente con 18 e 14 segnalazioni. Nessuna segnalazione da Trento, Bolzano, Aosta città.
    Abbandono cani, Napoli e Roma prime in Italia nella classifica della vergogna

    I dolci studenti terronici....

    Dice «no» a snack in classe
    intimidazione a preside liceo
    TREPUZZI (Lecce) - A qualcuno non piace che bevande e merende non si possano consumare in aula, ma solo nel corridoio, vicino ai distributori, e allora lancia alla preside un messaggio mafioso: benzina corparsa per terra con una bottiglia e una lettera: «Adesso attenta che finisce male, la prossima volta perderà la macchina».
    Il messaggio - un foglio formato A 4 ripiegato e appoggiato accanto alla bottiglia di benzina - era indirizzata alla dirigente scolastica Maria Oliva, di Trepuzzi, a capo de liceo linguistico e delle scienze umane Ettore Palumbo di Brindisi. Una missiva dalla «modalità mafiosa che non può essere tollerato, soprattutto perchè - dice Maria Oliva - in questo istituto nessuno ha mai negato l’ascolto ed il confronto».
    E proprio per questo, a dimostrazione della totale apertura, ieri mattina, dopo essere stata in Questura per denunciare l’accaduto, la preside ha voluto riunire tutti: studenti, docenti e genitori perchè si comprendessero fino in fondo «i termini della questione». La preside ha letto la missiva, nella quale le viene rimproverato di far consumare le bevande vicino le macchinette e non in classe e di insistere con la richiesta di lasciare le aule pulite.
    «Tolleranza zero contro questo tipo di manifestazioni, è questa la condotta che seguiremo - ha detto la preside - se io dico a qualcuno di consumare le bevande vicino alle macchinette e di usare i contenitori dei rifiuti accanto è per rendere la scuola accogliente e pulita, prima di tutto per gli stessi studenti. Ho invitato i ragazzi a individuare e isolare comportamenti intolleranti. Ho invitato alunni e lo stesso personale ad un maggior rispetto delle regole, dopo questo episodio. Terremo la guardia alta».
    Dice «no» agli snack in classe intimidazione a preside liceo | La Gazzetta del Mezzogiorno.it

    Napoli, ​rivoluzione Asìa in sei quartieri: si separeranno solo secco e umido
    di Valerio Iuliano
    Gli scarsi risultati dello scorso anno non consentono dubbi. Per incrementare i livelli di raccolta differenziata, è necessario cambiare regime. E perciò l'Asìa sta per lanciare, in alcune zone di Napoli, un nuovo metodo di conferimento della spazzatura e di selezione dei materiali.
    Già da oggi, in sei quartieri cittadini, le tradizionali campane per la raccolta dei singoli prodotti verranno sostituite da oltre 400 nuovi contenitori. E la novità consiste nel fatto che i cassonetti “magenta” - già distribuiti dall'azienda - potranno ospitare i sacchetti contenenti, per la prima volta insieme, tutti i materiali appartenenti al “secco riciclabile”. Ovvero, carta, plastica, vetro e metalli.
    Un'innovazione radicale che coinvolge il Centro Direzionale, Scampia, Chiaiano, Ponticelli, San Giovanni a Teduccio e Pianura. Proprio le zone che hanno fatto registrare i livelli più bassi di raccolta differenziata. E tra due settimane lo stesso sistema riguarderà anche le traverse di Corso Secondigliano, i parchi di Pianura ed una parte delle strade della terza municipalità, da Via Foria a Piazza S.Eframo, fino a Via Veterinaria, Via Tanucci ed altre.
    L'installazione dei cassonetti per la frazione secca dei rifiuti sta procedendo di pari passo, nei quartieri interessati dal nuovo metodo, anche con quella dei contenitori marroni per la raccolta dell'umido. La netta separazione tra i materiali riciclabili - carta, plastica e vetro in primis - e quelli compostabili - gli avanzi di cibo- rappresenta per l'Asìa un obbligo a cui i cittadini non potranno più sottrarsi.
    Le locandine già esposte in città illustrano nei dettagli i metodi e gli orari di conferimento, con le indicazioni sui contenitori da usare per ciascun prodotto. Per i rifiuti ingombranti, invece, viene ribadito l'invito a recarsi presso le isole ecologiche. Una regola più volte ignorata, vista l'enorme quantità di materassi, mobili ed elettrodomestici che prolifera sui marciapiedi di Napoli.
    Napoli, ​rivoluzione Asìa in sei quartieri: si separeranno solo secco e umido

    I gloriosi record della Siscilia....

    Droga, la Sicilia è la regione dove si produce più cannabis
    PALERMO. La Sicilia è la regione italiana con la più alta produzione di cannabis. Secondo gli esperti di Guardia di Finanza, Polizia e Carabinieri l'area che garantirebbe le piantagioni migliori, come riporta il nuovo numero di ASud'Europa, settimanale del Centro Pio La Torre è quella che si trova tra Palermo e Trapani. In particolar modo in estate in quella zona si formerebbe il microclima adatto con il giusto mix di sole e umidità per permettere la migliore crescita delle piante.
    I sequestri di cannabis, secondo gli ultimi dati disponibili, hanno fatto registrare un aumento molto alto, passando da 1.008.215 nel 2011 a 4.122.617 nel 2012. Il maggior numero di piante sequestrate è stato rilevato in Sicilia con il 91,8% del totale complessivo.
    Un business che attira l'attenzione delle mafie che hanno cominciato a produrre in proprio la droga in quanto la coltivazione diretta offre indubbiamente maggiori guadagni e meno rischi per il trasporto. E secondo l'ultimo rapporto sul consumo di droga nel mondo pubblicato dall'Unodc (Ufficio per la droga e il crimine dell'Onu), l'Italia è il primo paese al mondo per sequestri di piantagioni: oltre 4 milioni nel solo 2012 (4.122.617). Più degli interi Stati Uniti dove il numero si è attestato a quota 3.933.959. Un incremento del 5700% rispetto al 2010 quando i sequestri erano stati appena 71.998.
    Droga, la Sicilia è la regione dove si produce più cannabis - Giornale di Sicilia

    Sant'Antonio Abate: il sindaco chiama in giunta la cugina e il compagno di un'altra parente
    di Dario Sautto
    Sant'Antonio Abate. Il sindaco Antonio Varone presenta la sua nuova giunta tecnica, e a sorpresa inserisce tra gli assessori anche una cugina e il compagno di un'altra cugina.
    Con il vicesindaco Umberto D'Anna, gli assessori Bruno Mercurio e Sara Calabrese, spunta anche il nome della giovane Mariassunta La Mura, 26 anni, membro del Forum dei Giovani di Sant'Antonio Abate e, soprattutto, cugina del sindaco; con lei, anche un altro parente acquisito, Francesco La Mura (solo omonimo della collega), imprenditore vitivinicolo imparentato con il primo cittadino.
    «Si tratta di scelte basate sul merito - ha spiegato il primo cittadino - e non commento queste che considero solo polemiche».
    Sant'Antonio Abate: il sindaco chiama in giunta la cugina e il compagno di un'altra parente

    È un calabrese la nuova star della jihad in tv
    Musa Cerantonio, 29 anni, è fra i più quotati predicatori di odio. Anche sul web
    Fausto Biloslavo
    «Grazie ad Allah sono arrivato nella terra del Califfato» annuncia via twitter Musa Cerantonio, 29 anni, imam con sangue calabrese nelle vene, convertito all'islam duro e puro.
    Predicatore della guerra santa, nato in Australia da padre calabrese, due anni fa era stato accolto come una star nel nostro paese. A Brescia in un un programma islamico di una tv locale e a Imola, Pordenone, Ferrara e Milano tenne avvincenti sermoni in italiano. Dal 3 luglio ha deciso di raggiungere il nuovo stato islamico dell'Irak e della Siria. In risposta all'appello del califfo, Abu Bakr Al-Baghdadi, che invitava da tutto il mondo «i predicatori e gli esperti islamici nei campi militare, sanitario, ingegneristico e amministrativo» a unirsi alla causa.
    Lorenzo Vidino, con la sua ricerca Il jihadismo autoctono in Italia” ha svelato la deriva verso la guerra santa di Cerantonio. Dall'Australia diventa ben presto una star della predicazione integralista in tv e via social network. La sua pagina Facebook è la terza al mondo più seguita dai circoli della guerra santa. In Medio Oriente completa il percorso salafita e appare nei programmi in inglese della saudita Iqrra tv oltre a caricare fiammeggianti sermoni su YouTube.
    In Rete posta addirittura una foto con le giovani figlie davanti a una torta a forma di bandiera nera dell'Isis, lo stato islamico diventato califfato. E inneggia a colpire i leader occidentali.
    Lo scorso anno lascia l'Australia rinunciando alla cittadinanza per le Filippine dove trova ospitalità a Mindanao, roccaforte islamica con cellule legate ad Al Qaida. L'anno prima rivela Vidino, esperto di terrorismo, «è stato ospite di una delle moschee del Coordinamento Associazioni Islamiche di Milano (Caim)» che vuole costruire un luogo di culto musulmano in vista dell'Expo.
    Prima di raggiungere il califfato Cerantonio aveva invocato Allah su twitter «per proteggere il nostro capo Abu Bakr Al-Baghdadi» il super ricercato fondatore dell'Isis. In inglese e italiano ha infiammato gli animi di chissà quanti giovani aspiranti della guerra santa, che poi sono partiti per la Siria. Circa 2mila sono arrivati dall'Europa da 15 paesi del Vecchio continente. Francia, Inghilterra, Belgio e Germania sono i serbatoi più importanti dei volontari anti governativi in Siria. Dall'Italia sarebbero transitati per i campi di battaglia di Homs, Aleppo e Raqqa almeno una dozzina di jihadisti. Giuliano Ibrahim Delnevo è il giovane convertito genovese morto in Siria nel giugno 2013. Anas el Abboubi, marocchino cresciuto nel bresciano, che si firmava su Facebook come Anas al Italy, è sparito in Siria combattendo contro il regime di Assad. E adesso sul territorio del califfato è arrivato il predicatore con sangue calabrese nelle vene.
    È un calabrese la nuova star della jihad in tv - IlGiornale.it

    La camorra voleva entrare nella politica spagnola: contatti con ex tesoriere del Partido Popular
    Contatti tra camorristi insediatisi a Madrid e l'ex potente tesoriere e senatore del Partido Popular Luis Barcenas, in galera da un anno per riciclaggio, falso e altri reati, dopo essere stato trovato in possesso di 48 milioni di euro su conti esteri.
    La prova di un tentativo per entrare nel mondo politico emerge dall'intercettazione telefonica tra due camorristi, disposta nell'ambito dell'inchiesta «Tarantella» sui clan Aprea e Norelli, accusati di traffico di coca dalla Colombia a Napoli (attraverso i porti spagnoli di Algesiras e Tarragona).
    Un camorrista - fra i 31 arrestati tre giorni fa per questa indagine - dice al suo interlocutore: «Sono in contatto con Barcenas; mi ha detto che mafia e politica sono la stessa cosa».
    A parlare con il politico era Ciro Rovaino - titolare della pizzeria Bella Napoli a Majadahonda (Madrid) - esponente di spicco della camorra nella capitale spagnola. Ravaino e Barcenas esaminavano la possibilità di fare affari con il commercio di limoncelli e con altre attività da aprire a Eurovegas, il megacasinò previsto per il 2017 alle porte di Madrid, il cui progetto è stato accantonato alcuni mesi fa.
    La telefonata intercettata - secondo quanto riportano i media - risale al marzo del 2013. Ciro Rovaino dice all'altro: «Gli ho chiesto se conosce qualcuno a Eurovegas e lui mi ha risposto di sì. Poi mi ha detto che la mafia e la politica sono la stessa cosa».
    Barcenas era da mesi al centro dell'inchiesta su tangenti al suo partito e su presunti conti neri nella gestione del PP. Proprio in quei giorni era stato espulso dal partito, il 23 giugno successivo fu arrestato ed è ancora in carcere.
    La camorra voleva entrare nella politica spagnola: contatti con ex tesoriere del Partido Popular

    NAPOLI HORROR - LA BIMBA DI SEI ANNI MORTA VOLANDO DAL BALCONE, VENIVA STUPRATA “CONTINUAMENTE” - LA STESSA FINE ORRIBILE DI UN SUO AMICHETTO DI 4 ANNI
    La madre, 26 anni, che ha tre figli da compagni diversi (entrambi detenuti), dice di non sapere delle violenze: “Era troppo bella, Chicca, me l’hanno uccisa per invidia” - Il dramma umano di Caivano, periferia nord di Napoli: detenuti, ex tossici, prostitute, ragazze madri a 12 anni, bambini abbandonati a se stessi...
    Dario Del Porto e Conchita Sannino per “la Repubblica”
    Il mostro è in mezzo a loro. In questo orrore che conta già due bambini morti, Chicca e Antonio, entrambi volati giù dallo stesso palazzo, arriva la prima tragica certezza. La bambina, Fortuna Loffredo, sei anni, detta Chicca, ha subìto abusi: «reiterati». Tutto nell’omertà di un rione dove, secondo gli inquirenti, potrebbero esserci altri bambini sottoposti a violenza.
    Accade tra i viali scoloriti, i pianerottoli con la musica a tutto volume e gli uscii sempre aperti di un ghetto per disperati, detenuti, ex tossici, ragazze che si prostituiscono o che restano incinte a 12 anni: un posto chiamato per paradosso Parco Verde, a Caivano, simbolo del degrado nella cintura settentrionale di Napoli. Oltreché storica piazza di spaccio dell’hinterland.
    Per la morte di Chicca, si indaga sulle ipotesi di omicidio volontario e violenza sessuale. E scatta la caccia ad «alcune figure sospette», forse anche a una donna. Tocca alla Procura di Napoli Nord dar loro un volto e un nome. Sulla bimba precipitata, lo scorso 24 giugno, dal settimo o dall’ottavo piano, c’è la relazione del medico legale Nicola Balzano a confermare gli atroci sospetti di magistrati e carabinieri: quella bambina è stata vittima di «violenze croniche», fino a due settimane prima della fine. Questo significa anche che non c’è più il Dna del pedofilo sulla scena.
    Chicca è morta per «schiacciamento»: verosimilmente lanciata giù, ancora presto per capire da chi, e soprattutto perché. Lo stesso procuratore capo Francesco Greco, che coordina la difficile inchiesta del pm Federico Bisceglia, si affretta a precisare: «Purtroppo i fatti per ora non ci offrono certezze: i due elementi potrebbero essere anche slegati. Sembra che Fortuna sia stata vittima di abusi ma potrebbe essere stata lanciata giù da un’altra persona per altri motivi ».
    Sua madre, Domenica Guardato detta Mimma, 26 anni e tre figli avuti da compagni diversi (entrambi detenuti), sembra aver finito lacrime e rabbia. «Se c’è un mostro, sta in mezzo a noi. Se fosse vero che Chicca è stata violentata, allora me l’avrebbero uccisa due volte. Ma io voglio vedere quelle carte per crederci. E se sapessi chi è stato, gli taglierei la testa con le mie mani», promette. «Ho il cuore spezzato in due — dice — Tutto quello che chiedo, da quando lei non c’è più, è giustizia, solo giustizia. Se non me la danno, faccio da sola. Era troppo bella, Chicca. Per invidia, me l’hanno uccisa. Per invidia ».
    Una vicenda che diventa agghiacciante se si collega all’analoga “disgrazia” che colpì, un anno e mezzo fa, il fratellino della sua migliore amica: Antonio Giglio, quattro anni, volato anche lui dagli ultimi piani. Sua madre, Marianna Fabozzi, 30 anni, è indagata - ma dalla Procura di Napoli, e i due fascicoli restano distinti - per omicidio colposo, per non aver vigilato.
    Marianna è stata anche l’ultima a vedere, in casa sua, Chicca che era andata a giocare con l’amichetta. Ma ha sempre dato versioni ritenute contrastanti su questo elemento. Poi Marianna, forse vittima dell’ostracismo del rione, ha abbandonato quella casa, lasciando lì sua figlia con la nonna. «Un rione pieno di bambini, ma in gran parte abbandonati a se stessi», dicono in altre famiglie.
    Pm e carabinieri hanno ascoltato anche due compagni di scuola della piccola Chicca: con tutte le garanzie e l’assistenza psicologica. Ma a colpire un investigatore è stato «l’atteggiamento diffuso di omertà e paura». Addirittura un altro bimbo, mentre era in braccio a sua madre, si è voltato verso di lei: «Io non parlo, digli tu come si chiama mio padre».

    Napoli, piazza piena contro la polizia. Per il 14enne seviziato no
    di Albertino
    Sono passati ormai troppi giorni dallo stupro di un 14enne napoletano, al quale un gentiluomo di dieci anni più grande ha infilato un compressore nell’ano per sfotterlo in quanto «grasso». Il tutto sotto gli occhi di un paio di testimoni che si sono preoccupati di filmare la scena sghignazzando, anziché chiamare le forze dell’ordine come avrebbero fatto delle persone civili o semplicemente normali.
    Sono passati ormai troppi giorni per sperare che migliaia di napoletani per bene decidano di scendere in piazza contro la violenza che imprigiona il capoluogo campano, così come avevano giustificato le mobilitazioni di poco tempo fa. Mobilitazioni scattate in un amen, dopo che un ragazzino era rimasto ucciso al termine di un inseguimento. Ricorderete. La vittima si chiamava Davide Bifolco e insieme a due amici (noti alle forze dell’ordine) senza casco né documenti né assicurazione girava a zonzo per la città nel cuore della notte a bordo dello stesso scooter. Non s’erano fermati all’alt dei carabinieri. A uno dei militari era poi partito un colpo, risultato fatale per Bifolco. Napoli era scesa in piazza gridando rabbia contro le forze dell’ordine (macchine della polizia bruciate, minacce, un carabiniere costretto a togliersi il cappello da qualche energumeno che manifestava). Inutile ricordare, peraltro, che per la morte di Bifolco alcuni residenti s’erano messi al lavoro per costruire un mausoleo, ovviamente abusivo, sequestrato solo dopo che alcuni media l’avevano illuminato con le luci della ribalta nazionale.
    Poche ore fa è emersa una novità. Le agenzie ci informano che l’arrestato e i suoi genitori sono pronti a ritrattare e a chiedere scusa. Lui tramite avvocato. Loro tramite intervista tv, da dove sarà più facile rovesciare lacrimucce e incolpare il solito Stato «che ci lascia soli». Dimenticando che lo stesso Stato che c’è a Napoli c’è anche a Voghera. Eppure solo in quell’angolo di Campania si annida tanto sfacciata inciviltà e tanto degrado. Condizioni che avevano spinto il fratello di Bifolco (ai domiciliari) a urlare sconvolto dal dolore che la camorra è meglio dei carabinieri, perché non uccide ragazzini. Ovviamente chi perde un familiare ha tutte le ragioni per dire qualunque cosa, anche la più sciocca come questa, ma purtroppo certi pensieri sembrano radicati nella città di Gomorra.
    Dove il motto famoso in tutto il mondo è «qui nessuno è fesso». A cui aggiungeremmo anche il «qui nessuno è colpevole». Una teoria che anche il sindaco Luigi De Magistris ha fatto propria, dopo una carriera passata a sventolare manette spacciandosi per il più puro dei puri.
    Ora attacca i magistrati che l’hanno condannato. Pochi anni di aria napoletana gli sono bastati per trasformarlo in presunta vittima piagnucolante. Specchio perfetto della sua città degradata.
    Napoli, piazza piena contro la polizia. Per il 14enne seviziato no | L'intraprendente

    Napoli ha 2.000 vigili: il 60% inabile a lavorare
    Smascherato da un dossier del Comune l'abuso di certificati medici e permessi sindacali
    Sergio Rame
    Una raffica di certificati medici e permessi sindacali. C'è chi non sopporta il disagio acustico e chi soffre di dermatiti da contatto.
    Poi c'è chi deve presenziare a chissà quale riunione per discutere come meglio tutelare i diritti del lavoratore. C'è anche chi deve assentarsi per laurearsi e chi, invece, insegue un diploma. E pure chi è troppo anziano.
    Morale: a Napoli su un organico di quasi duemila vigili, circa 1.100 non svolgono "mansioni stradali" perché sono "inabili" a lavorare.
    "Tra i quasi 500 vigili tecnicamente non idonei ai servizi in strada - si legge nel dossier presentato dal dirigente dell'Ufficio legale Francesco Maida - ci sono anche agenti assunti appena quattro anni fa". Leggi: seppur assunti come vigili, non sono idonei a fare i vigili. Le cinque pagine di report sono finite sulle scrivanie dell'assessore al Personale, l'Idv Franco Moxedano, e del capo di gabinetto del sindaco, Attilio Auricchio. All'interno, come riporta Libero, c'è un lunghissimo elenco di "date, mansioni, assenze e relativi incroci con ncertificati medici e permessi sindacali e familiari".
    Per Lettieri nella gestione della polizia urbana ci sono "troppe zone d'ombra". "Nella dura gestione della realtà quotidiana - spiega - sani principi istituzionali si sono trasformati in sacche paludari dove ognuno ha trovato la personale soluzione ai propri problemi che hanno prevaricato e condizionato le superiori esigenze del servizio da offrire alla nostra città". Il dossier redatto da Maida parla infatti di un buon 60% dei vigili assunti dal Comune di Napoli "inabile" a lavorare.
    Napoli ha 2.000 vigili: il 60% inabile a lavorare - IlGiornale.it



    Stabilità, regalo di Renzi ai forestali calabresi
    Per loro arrivano 140 milioni di euro
    Un finanziamento su misura per le tute verdi. Un esercito di oltre 10 mila lavoratori che ricevono puntualmente ogni anno l’aiuto di Stato. Divorando centinaia di milioni dal lontano 1984
    DI MICHELE SASSO
    Il governo mette a punto la legge di stabilità da 36 miliari di euro. Il premier Matteo Renzi annuncia con enfasi la legge di bilancio: «È una manovra corposa, altro che cosmesi». Fino all’ultimo minuto, in una giornata vorticosa di incontri con gli staff tecnici di Palazzo Chigi e del Tesoro, ecco che il segretario Pd tira al massimo la coperta delle risorse per mandare chiaro il messaggio a tutti gli interlocutori: dagli industriali ai sindacati, dai burocrati europei alla sinistra Pd.
    C'è una sorpresa, però, nella bozza della legge: 140 milioni di euro per i forestali della Calabria. È solo una bozza, ma l’esercito di oltre diecimila tute verdi possono festeggiare. Puntuale, ogni anno, ecco che dal bilancio dello Stato spuntano finanziamenti cuciti su misura.
    Una corsia preferenziale, che ha divorato una montagna di denaro pubblico, iniziata nel lontanissimo 1984. Solo nel triennio 1993-95 è arrivato «un contributo speciale di 1.340 miliardi di lire», quasi 700 milioni di euro. Una lobby che riesce, ad ogni manovra, a portare a casa il finanziamento sperato.
    Erano 160 milioni nel 2012 come «contributo speciale alla regione Calabria per l'attuazione degli interventi straordinari di competenza regionale nei settori della silvicoltura, della tutela del patrimonio forestale».
    Gli altri 80 milioni li mette la Regione per tenere in vita questa eredità del passato: lavoratori stagionali o part time. Diventati però un esercito (altri 28 mila in Sicilia) grazie ai miliardi di lire dell’intervento straordinario per il Mezzogiorno.
    Il capo della protezione civile Franco Gabrielli li definisce così: «La politica ha trovato consenso, collocando persone in contenitori che, lungi dal servire a qualcosa, sono un peso per la finanza pubblica e non svolgono la funzione a cui sono preposti».
    Stabilità, regalo di Renzi ai forestali calabresi Per loro arrivano 140 milioni di euro

    Ultima modifica di Erlembaldo; 18-10-14 alle 00:40

  10. #270
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    Predefinito Re: Terryes

    Vuoi Vedere che Anche i Meridionali Pagheranno il Canone Rai? - Rischio Calcolato

    Beh che dire, buone notizie o cattive notizie.
    Dipende.
    Se non avete una Tv in casa cattive notizie, se siete evasori seriali del canone allora cattive notizie.
    Se siete tra coloro che il canone lo pagano e che lo hanno sempre pagato, buone notizie.
    Per il Sud Italia sarà un ecatombe. Un taglio secco al redditto di quasi tutte le famiglie dai 35 agli 80 euro (ehm ehm… 80 euro?).
    Indiscrezione de il Giornale, danno come imminente la trasformazione del canone Rai in una tassa ordinaria a carico di ogni famiglia italiana e modulata su una qualche forma di capacità contributiva (Isee? Boh.), dunque qualunque famiglia esista, dovrà pagare, immagino (io) sulla bolletta della luce, come peraltro spesso ipotizzato.
    So che almeno due lettori di questo Blog NON ha ne ha mai avuto un televisore in casa, lo so per averlo visto con i miei occhi: sei felice M.? E tu A.?
    da il Giornale
    Le slide sono già pronte, con le simulazione di quel che entrerà alla Rai, e di quel che pagheranno gli italiani con il nuovo sistema di finanziamento del servizio pubblico messo a punto dal ministero dello Sviluppo economico (Mise), nella persona del sottosegretario Giacomelli. Si attende solo il via libera del premier Renzi (che potrà così annunciare: «Abbassiamo il canone Rai», ben consapevole che si tratta dell’imposta più odiata dagli italiani), e la decisione se farlo passare come decreto legge, sempre che il Quirinale ne riconosca il carattere di urgenza, quella cioè di vararlo entro dicembre, prima che partano i bollettini del «vecchio» canone 2015.
    Cosa cambierà? Molto, se non tutto. Intanto le cifre. Il nuovo canone, che il ministero non chiama più così ma «contributo al servizio pubblico radio-tv», sarà molto più basso. Si pensa ad una forbice tra i 35 e gli 80 euro, a seconda delle capacità di spesa dei nuclei famigliari (calcolata sul reddito, ma anche sui consumi e altre variabili). Nessuna famiglia, dunque, nemmeno le più ricche, pagherà più di cento euro per finanziare il servizio pubblico radio-tv, e molte pagheranno parecchio di meno, fino ad un terzo rispetto agli attuali 113,50 euro del canone Rai (mentre si studia un’esenzione per le famiglie con soglie di reddito minime). Fin qui tutte notizie positive.
    Ma l’altro aspetto difficilmente farà contenti molti contribuenti, quelli ad esempio che hanno fatto disdetta del canone Rai, quelli che non lo pagano perché non posseggono televisori né apparecchi «atti alla ricezione del servizio radio televisivo» (quasi tutti evasori secondo i calcoli governativi, visto che il 98% delle case, dicono le indagini, ha un tv in casa). Ebbene, anche loro, col nuovo sistema che potrebbe entrare in vigore già dal 2015, dovranno pagare il contributo alla Rai, pensato in verità come contributo generico al servizio pubblico, quindi in teoria e in misura parziale, se si riuscirà, anche alle tv locali.
    Commento: si tratta semplicemente di un aumento della pressione fiscale. Niente di strano ne di inaspettato.
    p.s. ovviamente mi aspetto commenti di giubilo da parte di revanchisti del Nord. Vi prego però di ragionare, è il caso di esultare per il macello delle pecore che fino ad ora l’avevano scampata, o sarebbe il caso di concentrarsi sul boia? Hanno sempre avuto ragione loro.


    Ma quando mai?
    Se il popolo permetterà alle banche private di controllare l’emissione della valuta, con l’inflazione, la deflazione e le corporazioni che cresceranno intorno, lo priveranno di ogni proprietà, finché i figli si sveglieranno senza casa.

 

 
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