Terronia intraprendente
Marcianise. Scoperta centrale di soldi falsi: a stamparli imprenditori di Posillipo
di Marilù Musto
Una nuova centrale del falso è stata scoperta a Marcianise. E l’incubo di banconote contraffatte che circolano sui banconi dei negozianti della provincia di Caserta e Napoli torna vivo come prima, più di prima. L’ultimo «carico» di carta straccia con la parvenza di denaro bloccato dalle forze dell’ordine è risalente allo scorso settembre, al casello autostradale di Caserta Sud.
Questa volta, in un anonimo capannone della zona industriale, a poca distanza dalla rete degli svincoli dell’asse di supporto, sono stati sorpresi dalla guardia di finanza di Napoli tre uomini, tutti di Napoli, benestanti e incensurati. Due risultano residenti in via Petrarca. Erano intenti a stampare denaro falso, a contare monete e a fare due conti.
Marcianise. Scoperta centrale di soldi falsi: a stamparli imprenditori incensurati di Posillipo
Papa a Napoli, prete lancia l'allarme: «Occhio ai truffatori che vendono i biglietti»
Un cartello affisso dal parroco alla porta della chiesa del Gesù Nuovo, in pieno centro a Napoli, per mettere in guardia i fedeli: attenzione a chi vuole approfittare per fare una truffa con la "vendita" di biglietti in occasione della visita del Papa il 21 marzo in città. «Informiamo i signori fedeli ed i turisti - si legge nel cartello fatto affiggere dal parroco Vincenzo Sibilio - che non bisogna dare nessuna offerta in denaro per i biglietti di ingresso per la venuta di Papa Francesco. Fare attenzione a chi vuole profittare di questa occasione».
Papa a Napoli, prete lancia l'allarme: «Occhio ai truffatori che vendono i biglietti»
«Siamo del clan»: e non pagano. Ma per due pizze finiscono in manette
Per intimorire il titolare di una pizzeria, a Pianura, Lucio Flagiello, di 43 anni, si è presentato nell’esercizio commerciale e, dopo aver ordinato delle pizze, ha chiesto che le stesse fossero consegnate a domicilio, per poi non pagare il garzone alla consegna. Qualche giorno dopo, presentatosi nuovamente in pizzeria, mettendo fretta per essere subito sbrigato, adducendo d’essere un detenuto in permesso per motivi lavorativi, si è fatto consegnare due birre e due pizze pretendendo, tra l’altro, anche la somma di 20 euro.
Nella circostanza Flagiello era in compagnia di Rosario Esposito, 27enne conosciuto come «'o siciliano». Il 43enne, per intimorire il commerciante, ha riferito di avere legami con il clan camorristico Pesce e che, addirittura, lo zio del suo amico era il braccio destro di Pasquale Pesce, capo dell’omonimo clan. L’intervento dei poliziotti dei commissariati Pianura e S.Paolo, ieri sera, ha messo fine alla vicenda, arrestando Esposito e Flagiello, che ora si trovano al carcere di Poggioreale.
«Siamo del clan»: e non pagano. Ma per due pizze finiscono in manette
I dolci fanciulli napulitani....
Napoli, ragazzina accoltellata in strada
Era con un'amica, ferita da un coetaneo
Una ragazza di 15 anni è stata ferita a Napoli con un coltello alla coscia sinistra. Mentre si trovava in via Pessina, con un'amica, è stata avvicinata da due coetanei, uno dei quali - senza alcun motivo, secondo quanto ha riferito - l'ha ferita. La ragazza è stata portata all'ospedale Vecchio Pellegrini dove è stata giudicata guaribile in quindici giorni. Sul fatto indaga il commissariato di polizia di Montecalvario.
Napoli, ragazzina accoltellata in strada Era con un'amica, ferita da un coetaneo
Gricignano, blitz anti-assenteismo dei carabinieri: 7 denunciati
CASERTA - Questa mattina a Gricignano di Aversa a conclusione di un servizio di contrasto del fenomeno dell’assenteismo presso gli uffici pubblici, i carabinieri della locale stazione hanno deferito, in stato di libertà, 7 persone, tutte assegnate ai lavori socialmente utili e in servizio presso il comune di Gricignano. Nel corso delle indagini è stato accertato che i denunciati, dopo aver apposto la propria firma sul registro delle presenze, si allontanavano dal luogo di lavoro senza alcuna autorizzazione.
Gricignano, blitz anti-assenteismo dei carabinieri: 7 denunciati
Salerno, vendevano auto con il contachilometri manomesso: 6 persone denunciate
Su disposizione della Procura della Repubblica di Potenza, la Guardia di Finanza ha sequestrato cento autovetture a cui era stato modificato il numero di chilometri percorsi: sei persone - titolari di agenzia di vendita - sono state denunciate in concorso per frode in commercio, truffa e falso.
Il valore complessivo dei veicoli ammonta, per il momento, a due milioni di euro, ma le Fiamme Gialle stanno eseguendo accertamenti in altre regioni italiane per verificare lo stato di automezzi già venduti.
Sono state anche sequestrate le strumentazioni per la modifica dei chilometri percorsi, in un'autofficina collegata a una concessionaria, e un conto corrente intestato a una delle ditte. I sei denunciati sono titolari di agenzie di vendita a Balvano (Potenza), Buccino (Salerno), Potenza, e di un'autofficina a San Gregorio Magno (Salerno).
Salerno, vendevano auto con il contachilometri manomesso: 6 persone denunciate
Napoli, turista Usa aggredita e derubata: era incinta
di Giuseppe Crimaldi
Una giovane turista statunitense, al quinto mese di gravidanza, è stata aggredita e scippata l'altra sera in pieno centro, a Napoli. Volevano rubarle il telefono cellulare appena estratto per rispondere a una chiamata, ma forse gli aggressori seguivano già da un po' la straniera. Il fatto è accaduto intorno alla mezzanotte di sabato ai Quartieri spagnoli, in vico del Monte. La ragazza era arrivata a Napoli per incontrare alcuni amici da qualche giorno, e al momento dell'aggressione si trovava sola. All'improvviso si è accorta che qualcuno, alle sue spalle, cercava di strapparle l'Iphone, e istintivamente ha reagito all'assalto: a quel punto il rapinatore - che impugnava anche un coltello - non ha esitato a strattonarla violentemente, facendola rovinare a terra.
Subito dopo è fuggito facendo perdere le sue tracce nel reticolo dei vicoli del Quartieri. Sul posto sono arrivati i carabinieri, ma dell'aggressore non c'erano più tracce. La diciannovenne è stata accompagnata al pronto soccorso dell'ospedale Fatebenefratelli, dove i medici l'hanno sottoposta ad un'accurata visita che fortunatamente ha escluso conseguenze. Due giorni di prognosi ma soprattutto tanto spavento.
Le indagini puntano verso gli ambienti microcriminali degli stessi Quartieri spagnoli. Non è la prima volta che in vico del Monte si verificano aggressioni, rapine e scippi con modalità anche violente. Il fatto è che - pur essendo presidiato da pattuglie delle forze dell'ordine - il centro storico resta uno dei punti più deboli e vulnerabili della città proprio per la conformazione urbanistica di molte zone che agevolano anche le vie di fuga di chi commette reati. Se a questo poi aggiungiamo l'assenza di sistemi di videosorveglianza (che invece potrebbero essere uno strumento formidabile di indagine per risalire a chi delinque) allora il quadro si fa ancora più complicato e desolante.
Napoli, turista Usa aggredita e derubata: era incinta
Lecce: nasce l’università islamica con moschea, sarà finanziata dagli arabi
Lecce potrebbe diventare la sede della cultura islamica italiana. Nella città pugliese sorgerà l’Università musulmana. L’idea è di Giampiero Khaled Paladini, 56enne salentino convertito all’Islam e presidente di Confime, la Confederazione imprese mediterranee.
L’atto costitutivo della Fondazione dell’università islamica di Lecce è stato già registrato presso uno studio notarile della città. La notizia e le prime immagini della struttura sono state pubblicizzate dallo stesso Paladini sul suo profilo Facebook.
Il progetto sarà presentato oggi dopo mesi di polemiche legate alle perplessità del Comune di Lecce. “Partiremo subito nella sede dei nostri uffici, in via Matteotti, con la formazione d’eccellenza e due progetti di ricerca, abbiamo già perso troppo tempo”.
Come riferisce “La Stampa”, Paladini avrebbe convinto i Paesi dell’Opec a finanziare il progetto. L’obiettivo dell’ateneo, a suo dire, sarà quello di formare “una nuova classe dirigente islamica che saprà imporre la pace religiosa in Europa”.
Una laurea in legge nel cassetto, separato dalla moglie e barbuto, il 57enne leccese ha da poco abbracciato la religione di Maometto. Per questo sostiene di conoscere i motivi delle incomprensioni culturali tra europei e islamici. “L’unico modo per risolvere i conflitti è armonizzare la verità del Corano alle tradizioni occidentali. Con tutto il rispetto, molte interpretazioni arcaiche provengono da Paesi arretrati ed è questo che porta allo scontro”.
Nell’ateneo di Paladini potrebbero studiare 5mila studenti a regime. Il campus sorgerà poco fuori Lecce e avrà mensa, residenze, impianti sportivi e ovviamente una moschea. È infatti in corso l’acquisto di due terreni e di una villa per un investimento complessivo di 45 milioni di euro. Il primo corso di teologia potrebbe essere lanciato a ottobre, e i percorsi didattici che attribuiranno le lauree vere e proprie dovrebbero essere avviati tra un paio di anni.
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Roberto Helg: da paladino della legalità a estorsore
di Giuseppe Pipitone
Interventi pubblici al premio Libero Grassi, polemiche sui modi per combattere il “pizzo” imposto da Cosa Nostra ai commercianti, eventi per discutere del rating di legalità di Confindustria Sicilia. Fino a poche ore fa erano queste le attività in cui spiccava spesso la presenza di Roberto Helg, presidente della Camera di Commercio di Palermo, arrestato ieri pomeriggio dai carabinieri del nucleo investigativo di Palermo.
Per l’imprenditore l’accusa è di estorsione: i militari hanno registrato le fasi di una richiesta di denaro nei confronti di un commerciante che voleva rinnovare il suo accordo con la Gesap, l’ente che gestisce l’aeroporto di Palermo, e del quale Helg è vicepresidente. Una mazzetta da centomila euro, la metà in contanti, il resto in assegni, trovata sul tavolo dell’ufficio di Helg: un’accusa infamante per il presidente della Confcommercio palermitana. A leggere la ricostruzione degli inquirenti “la richiesta e la consegna di denaro ha fatto registrare il tipico metodo estorsivo”.
Prima Helg ha prospettato al commerciante le difficoltà dell’operazione di rinnovo dell’accordo con Gesap a meno che non avesse “oleato” i meccanismi, sganciando una somma di denaro. Più o meno come fanno i picciotti di Cosa Nostra, mandati a taglieggiare commercianti e ad imporre il “pizzo” alle attività cittadine, in cambio dell’assicurazione all’incolumità: un fenomeno che Helg si era candidato a combattere già dai primi anni al vertice della Confcommercio palermitana. “Libero Grassi accusò Confindustria, di cui era associato, di indifferenza, perché fu lasciato solo: oggi le associazioni sono profondamente cambiate e c’è un sistema che ha fatto squadra e che funziona. Tutto ciò mi fa sperare che le prossime generazioni possano vedere una Sicilia diversa” diceva consegnando il premio intitolato all’imprenditore anti racket assassinato da Cosa Nostra.
La parola “legalità” è una di quelle citata a più riprese dal presidente di Confcommercio Palermo, che aveva sposato la battaglia lanciata dai leader di Confindustria Siciliana, fautori della riscossa degli imprenditori siciliani contro Cosa Nostra. “Diamo una possibilità di poter agire in velocità nel trovare le aziende sane, o quelle malate. Si tratta di un ulteriore e importante tassello nell’opera di contrasto all’illegalità, e nella difesa delle aziende sane della Sicilia” commentava Helg, siglando con l’Irsap un protocollo di legalità contro le infiltrazioni mafiose nelle aree industriali.
Nominato commendatore da Giorgio Napolitano, eterno presidente della Confcommercio palermitana (è in carica dal 2006), Helg si era insomma ritagliato un ruolo da paladino della legalità, in prima linea nella lotta a Cosa Nostra, e sempre pronto a sottolineare i risultati raggiunti.
L’ultima volta era stato nel dicembre scorso, quando aveva bacchettato Giuseppe Todaro, responsabile legalità di Confindustria Palermo, che aveva lanciato l’allarme: “Nel centro del capoluogo ancora nove negozi su dieci pagano il pizzo”. “I risultati ottenuti a Palermo dimostrano che la mia posizione è vincente e mi vedo costretto a chiedere all’amico Giuseppe Todaro di smentire le sue parole. Da anni sostengo che la lotta al racket vada fatta tutti insieme e non una associazione contro un’altra: questa è una strategia di basso profilo e che non porta buoni frutti” era stata la piccata risposta di Helg, in una serie di repliche e contro repliche che avevano fatto scoppiare la polemica nei ranghi dell’antimafia.
La stessa antimafia che poche settimane fa ha visto finire sotto indagine per concorso esterno a Cosa Nostra uno dei suoi paladini, il presidente di Confindustria Sicilia Antonello Montante, leader della rivolta anti racket degli imprenditori dell’isola. Una rivolta alla quale si era accodato anche Helg. E se per il presidente degli Industriali il quadro accusatorio è affidato solo alle parole di alcuni pentiti, ad incastrare Helg ci sono le registrazioni della richiesta di denaro, più alcune parziali ammissioni fatte ai magistrati nel primo interrogatorio. Il quadro della cosiddetta antimafia degli imprenditori, insomma, oggi riceve un altro durissimo colpo: a ben vedere Helg è accusato dello stesso reato che ha provato a combattere, almeno a parole. Sembra il più pirandelliano dei paradossi, e invece è solo cronaca.
Roberto Helg: da paladino della legalità a estorsore - Il Fatto Quotidiano
DISASTRO CAPITALE – FARMACIE CHE PERDONO, ASSICURAZIONI ULTRA-CARE, AUTISTI CHE GUIDANO LA METÀ CHE A MILANO – ECCO LA VORAGINE DEI SERVIZI PUBBLICI ROMANI (ALTRO CHE BUZZI & CARMINATI)
Caso unico in Italia, il Comune di Roma possiede una propria compagnia assicurativa che copre dai rischi tutti i propri automezzi. Ma il Campidoglio paga ad Adir premi tripli rispetto al Comune di Milano e liquida sinistri quattro volte più generosamente che in Lombardia…
Sergio Rizzo per il “Corriere della Sera”
Chiudere baracca e burattini. Per quanto fosse l’unica soluzione accettabile, nessuno prima d’ora aveva mai voluto guardare in faccia la realtà. Caso unico sul pianeta, il Comune di Roma possiede una propria compagnia assicurativa che copre dai rischi tutti i suoi veicoli. Ma a un costo assurdo. Il Campidoglio paga infatti alle Assicurazioni di Roma (Adir) premi 3,2 volte più cari rispetto al Comune di Milano. E liquida sinistri ancora più salati, con un rapporto rispetto al capoluogo lombardo di 4,2 a uno.
Fece scalpore un paio d’anni fa l’indennizzo astronomico di 1,2 milioni versato senza battere ciglio dalla compagnia comunale allora presieduta da Marco Cardia, figlio dell’ex presidente della Consob Lamberto Cardia, al tronista di «Uomini e Donne» Karim Capuano che era andato a sbattere con la sua Smart contro un autobus. Ma altrettanto scalpore avrebbero dovuto provocare i 92.662 euro di costo procapite di ogni dipendente, contro una media di 68 mila delle compagnie private, e con «prestazioni di lavoro autonomo» salite del 42% in due anni.
Oppure i 194,6 milioni investiti in attività finanziarie, dice un esplosivo dossier degli uffici comunali, ben più rischiose dei Bot. Non sta in piedi. Come non sta in piedi la Farmacap, azienda che gestisce 44 farmacie con 358 dipendenti, le uniche in Italia sempre in perdita che hanno costretto il Comune sei mesi fa a tirare fuori 15 milioni per tappare i buchi.
Anche qui non c’è che una strada possibile: vendere.
Perché non sia stata percorsa prima, come del resto la liquidazione della Adir, è presto detto. I partiti non l’avrebbero permesso. E nemmeno ora lo vorrebbero consentire, a giudicare dalle reazioni al massiccio piano della giunta di Ignazio Marino di dismissioni e chiusure delle Municipalizzate romane, da Risorse per Roma al Centro Carni, dalle controllate dell’Ama a quelle dell’Atac, passando per le assicurazioni. Un universo gigantesco e dai confini imprecisati di oltre un centinaio di sigle, intorno al quale ruotano 37 mila stipendi per un costo di 1,4 miliardi l’anno, ma che non regge più.
La situazione è al collasso, prova tangibile del degrado in cui la città è piombata, e non certo da ora. Fino a livelli dai quali risollevarla rischia di essere un’impresa quasi disperata. Lo squilibrio strutturale del Campidoglio, valutato in 550 milioni l’anno, è frutto anche di questo. Non c’è forse città nella quale sprechi e inefficienze delle società comunali siano così storicamente radicati, fra clientele e ombre di corruzione.
Sinistri scricchiolii si avvertono dappertutto. Il Tesoro, che ne è azionista al 90%, ha deciso di portare in tribunale i libri della super indebitata Eur spa,. Ma fa venire i brividi anche la situazione dell’Ama, un gruppo con oltre 11 mila dipendenti.
La città ferita da Mafia Capitale è sporca, talvolta al limite dell’indecenza. Nel rapporto scritto un anno fa dagli ispettori della Ragioneria ci sono pagine che fanno riflettere a proposito della controllata Multiservizi, società che si occupa della pulizia delle scuole e alla quale partecipa la Manutencoop della Lega con il 45,5% e una ditta privata (La Veneta servizi) con il 3,5%. Si racconta di un rapporto con il Campidoglio costellato di irregolarità, con gare dall’esito stridente, affidamenti diretti e proroghe discutibili.
E poi l’Atac. Non esiste al mondo città più congestionata di Roma. Due milioni e 800 mila veicoli per poco più di due milioni e 800 mila persone è un record inarrivabile. Ce ne sono 978 per ogni mille abitanti, con 700 mila fra moto e scooter. Una follia. A Parigi i veicoli circolanti ogni mille residenti sono 415. A Londra, 398. Si calcola che nella città di Roma il traffico faccia perdere 135 milioni di ore l’anno. Come se ogni cittadino, dai neonati agli ultracentenari, restasse imprigionato due giorni nell’auto. Un miliardo e mezzo di euro evapora così. Più il miliardo e 300 milioni del costo degli incidenti: nel 2012 ce ne sono stati 15.782, con 154 morti e 20.670 feriti. Incalcolabili il prezzo per l’ambiente e le conseguenze per la salute dei cittadini, mentre l’uso del trasporto pubblico è trascurabile.
Nelle ore di punta non va oltre il 28%.
E pensare che l’Atac paga 12.184 stipendi, mille più dell’Alitalia. Duemila, anzi, considerando l’appalto delle linee suburbane: i sindacati erano riusciti pure ad affrancare i loro iscritti dell’Atac dal fastidio di guidare in certe periferie. Incombenza quindi affidata, dietro compenso annuo di 107 milioni, al consorzio privato Tpl.
Negli ultimi cinque anni l’Atac ha accumulato perdite per 997 milioni. L’azienda gestisce 330 linee di superficie contro le circa 100 di Milano, che ha però una robusta ed efficiente rete di metropolitane, incassando circa metà dei biglietti della milanese Atm.
Gli autisti guidano mediamente 32 ore alla settimana, con un massimo giornaliero di 6 ore e 20, mentre nel comparto tram e metro le ore di guida annue procapite non superano le 736, contro le 1.200 a Milano. Il tutto grazie ad accordi sindacali negoziati direttamente con il livello politico. Le sigle sindacali sono 13 e gli iscritti 9.684, più dell’80%. Sulla base delle vecchie intese le ore annue di permesso sindacale erano 153 mila, corrispondenti a 90 persone sempre assenti dal lavoro. Quando Marino si è insediato, gli autisti temporaneamente inidonei alla guida erano poco meno del 10% dei circa 4.500 in forza all’azienda.
Poi c’è la città. Con le strade distrutte e buche e voragini che massacrano i mezzi. Con le macchine perennemente in seconda fila a ostruire il traffico, fra l’indifferenza dei vigili urbani, dei quali ce ne sono in strada al massimo mille su seimila. Con 100 chilometri appena di corsie preferenziali, meno della metà rispetto a Milano: l’1,8 per cento dell’intero sviluppo viario del territorio comunale.
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