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Discussione: Terries

  1. #361
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    Predefinito Re: Terryes

    Terronia intraprendente

    Marcianise. Scoperta centrale di soldi falsi: a stamparli imprenditori di Posillipo
    di Marilù Musto
    Una nuova centrale del falso è stata scoperta a Marcianise. E l’incubo di banconote contraffatte che circolano sui banconi dei negozianti della provincia di Caserta e Napoli torna vivo come prima, più di prima. L’ultimo «carico» di carta straccia con la parvenza di denaro bloccato dalle forze dell’ordine è risalente allo scorso settembre, al casello autostradale di Caserta Sud.
    Questa volta, in un anonimo capannone della zona industriale, a poca distanza dalla rete degli svincoli dell’asse di supporto, sono stati sorpresi dalla guardia di finanza di Napoli tre uomini, tutti di Napoli, benestanti e incensurati. Due risultano residenti in via Petrarca. Erano intenti a stampare denaro falso, a contare monete e a fare due conti.
    Marcianise. Scoperta centrale di soldi falsi: a stamparli imprenditori incensurati di Posillipo



    Papa a Napoli, prete lancia l'allarme: «Occhio ai truffatori che vendono i biglietti»
    Un cartello affisso dal parroco alla porta della chiesa del Gesù Nuovo, in pieno centro a Napoli, per mettere in guardia i fedeli: attenzione a chi vuole approfittare per fare una truffa con la "vendita" di biglietti in occasione della visita del Papa il 21 marzo in città. «Informiamo i signori fedeli ed i turisti - si legge nel cartello fatto affiggere dal parroco Vincenzo Sibilio - che non bisogna dare nessuna offerta in denaro per i biglietti di ingresso per la venuta di Papa Francesco. Fare attenzione a chi vuole profittare di questa occasione».
    Papa a Napoli, prete lancia l'allarme: «Occhio ai truffatori che vendono i biglietti»

    «Siamo del clan»: e non pagano. Ma per due pizze finiscono in manette
    Per intimorire il titolare di una pizzeria, a Pianura, Lucio Flagiello, di 43 anni, si è presentato nell’esercizio commerciale e, dopo aver ordinato delle pizze, ha chiesto che le stesse fossero consegnate a domicilio, per poi non pagare il garzone alla consegna. Qualche giorno dopo, presentatosi nuovamente in pizzeria, mettendo fretta per essere subito sbrigato, adducendo d’essere un detenuto in permesso per motivi lavorativi, si è fatto consegnare due birre e due pizze pretendendo, tra l’altro, anche la somma di 20 euro.
    Nella circostanza Flagiello era in compagnia di Rosario Esposito, 27enne conosciuto come «'o siciliano». Il 43enne, per intimorire il commerciante, ha riferito di avere legami con il clan camorristico Pesce e che, addirittura, lo zio del suo amico era il braccio destro di Pasquale Pesce, capo dell’omonimo clan. L’intervento dei poliziotti dei commissariati Pianura e S.Paolo, ieri sera, ha messo fine alla vicenda, arrestando Esposito e Flagiello, che ora si trovano al carcere di Poggioreale.
    «Siamo del clan»: e non pagano. Ma per due pizze finiscono in manette



    I dolci fanciulli napulitani....

    Napoli, ragazzina accoltellata in strada
    Era con un'amica, ferita da un coetaneo
    Una ragazza di 15 anni è stata ferita a Napoli con un coltello alla coscia sinistra. Mentre si trovava in via Pessina, con un'amica, è stata avvicinata da due coetanei, uno dei quali - senza alcun motivo, secondo quanto ha riferito - l'ha ferita. La ragazza è stata portata all'ospedale Vecchio Pellegrini dove è stata giudicata guaribile in quindici giorni. Sul fatto indaga il commissariato di polizia di Montecalvario.
    Napoli, ragazzina accoltellata in strada Era con un'amica, ferita da un coetaneo

    Gricignano, blitz anti-assenteismo dei carabinieri: 7 denunciati
    CASERTA - Questa mattina a Gricignano di Aversa a conclusione di un servizio di contrasto del fenomeno dell’assenteismo presso gli uffici pubblici, i carabinieri della locale stazione hanno deferito, in stato di libertà, 7 persone, tutte assegnate ai lavori socialmente utili e in servizio presso il comune di Gricignano. Nel corso delle indagini è stato accertato che i denunciati, dopo aver apposto la propria firma sul registro delle presenze, si allontanavano dal luogo di lavoro senza alcuna autorizzazione.
    Gricignano, blitz anti-assenteismo dei carabinieri: 7 denunciati



    Salerno, vendevano auto con il contachilometri manomesso: 6 persone denunciate
    Su disposizione della Procura della Repubblica di Potenza, la Guardia di Finanza ha sequestrato cento autovetture a cui era stato modificato il numero di chilometri percorsi: sei persone - titolari di agenzia di vendita - sono state denunciate in concorso per frode in commercio, truffa e falso.
    Il valore complessivo dei veicoli ammonta, per il momento, a due milioni di euro, ma le Fiamme Gialle stanno eseguendo accertamenti in altre regioni italiane per verificare lo stato di automezzi già venduti.
    Sono state anche sequestrate le strumentazioni per la modifica dei chilometri percorsi, in un'autofficina collegata a una concessionaria, e un conto corrente intestato a una delle ditte. I sei denunciati sono titolari di agenzie di vendita a Balvano (Potenza), Buccino (Salerno), Potenza, e di un'autofficina a San Gregorio Magno (Salerno).
    Salerno, vendevano auto con il contachilometri manomesso: 6 persone denunciate

    Napoli, turista Usa aggredita e derubata: era incinta
    di Giuseppe Crimaldi
    Una giovane turista statunitense, al quinto mese di gravidanza, è stata aggredita e scippata l'altra sera in pieno centro, a Napoli. Volevano rubarle il telefono cellulare appena estratto per rispondere a una chiamata, ma forse gli aggressori seguivano già da un po' la straniera. Il fatto è accaduto intorno alla mezzanotte di sabato ai Quartieri spagnoli, in vico del Monte. La ragazza era arrivata a Napoli per incontrare alcuni amici da qualche giorno, e al momento dell'aggressione si trovava sola. All'improvviso si è accorta che qualcuno, alle sue spalle, cercava di strapparle l'Iphone, e istintivamente ha reagito all'assalto: a quel punto il rapinatore - che impugnava anche un coltello - non ha esitato a strattonarla violentemente, facendola rovinare a terra.
    Subito dopo è fuggito facendo perdere le sue tracce nel reticolo dei vicoli del Quartieri. Sul posto sono arrivati i carabinieri, ma dell'aggressore non c'erano più tracce. La diciannovenne è stata accompagnata al pronto soccorso dell'ospedale Fatebenefratelli, dove i medici l'hanno sottoposta ad un'accurata visita che fortunatamente ha escluso conseguenze. Due giorni di prognosi ma soprattutto tanto spavento.
    Le indagini puntano verso gli ambienti microcriminali degli stessi Quartieri spagnoli. Non è la prima volta che in vico del Monte si verificano aggressioni, rapine e scippi con modalità anche violente. Il fatto è che - pur essendo presidiato da pattuglie delle forze dell'ordine - il centro storico resta uno dei punti più deboli e vulnerabili della città proprio per la conformazione urbanistica di molte zone che agevolano anche le vie di fuga di chi commette reati. Se a questo poi aggiungiamo l'assenza di sistemi di videosorveglianza (che invece potrebbero essere uno strumento formidabile di indagine per risalire a chi delinque) allora il quadro si fa ancora più complicato e desolante.
    Napoli, turista Usa aggredita e derubata: era incinta





    Lecce: nasce l’università islamica con moschea, sarà finanziata dagli arabi
    Lecce potrebbe diventare la sede della cultura islamica italiana. Nella città pugliese sorgerà l’Università musulmana. L’idea è di Giampiero Khaled Paladini, 56enne salentino convertito all’Islam e presidente di Confime, la Confederazione imprese mediterranee.
    L’atto costitutivo della Fondazione dell’università islamica di Lecce è stato già registrato presso uno studio notarile della città. La notizia e le prime immagini della struttura sono state pubblicizzate dallo stesso Paladini sul suo profilo Facebook.
    Il progetto sarà presentato oggi dopo mesi di polemiche legate alle perplessità del Comune di Lecce. “Partiremo subito nella sede dei nostri uffici, in via Matteotti, con la formazione d’eccellenza e due progetti di ricerca, abbiamo già perso troppo tempo”.
    Come riferisce “La Stampa”, Paladini avrebbe convinto i Paesi dell’Opec a finanziare il progetto. L’obiettivo dell’ateneo, a suo dire, sarà quello di formare “una nuova classe dirigente islamica che saprà imporre la pace religiosa in Europa”.
    Una laurea in legge nel cassetto, separato dalla moglie e barbuto, il 57enne leccese ha da poco abbracciato la religione di Maometto. Per questo sostiene di conoscere i motivi delle incomprensioni culturali tra europei e islamici. “L’unico modo per risolvere i conflitti è armonizzare la verità del Corano alle tradizioni occidentali. Con tutto il rispetto, molte interpretazioni arcaiche provengono da Paesi arretrati ed è questo che porta allo scontro”.
    Nell’ateneo di Paladini potrebbero studiare 5mila studenti a regime. Il campus sorgerà poco fuori Lecce e avrà mensa, residenze, impianti sportivi e ovviamente una moschea. È infatti in corso l’acquisto di due terreni e di una villa per un investimento complessivo di 45 milioni di euro. Il primo corso di teologia potrebbe essere lanciato a ottobre, e i percorsi didattici che attribuiranno le lauree vere e proprie dovrebbero essere avviati tra un paio di anni.
    Lecce: nasce l?università islamica con moschea, sarà finanziata dagli arabi | Imola Oggi



    Roberto Helg: da paladino della legalità a estorsore
    di Giuseppe Pipitone
    Interventi pubblici al premio Libero Grassi, polemiche sui modi per combattere il “pizzo” imposto da Cosa Nostra ai commercianti, eventi per discutere del rating di legalità di Confindustria Sicilia. Fino a poche ore fa erano queste le attività in cui spiccava spesso la presenza di Roberto Helg, presidente della Camera di Commercio di Palermo, arrestato ieri pomeriggio dai carabinieri del nucleo investigativo di Palermo.
    Per l’imprenditore l’accusa è di estorsione: i militari hanno registrato le fasi di una richiesta di denaro nei confronti di un commerciante che voleva rinnovare il suo accordo con la Gesap, l’ente che gestisce l’aeroporto di Palermo, e del quale Helg è vicepresidente. Una mazzetta da centomila euro, la metà in contanti, il resto in assegni, trovata sul tavolo dell’ufficio di Helg: un’accusa infamante per il presidente della Confcommercio palermitana. A leggere la ricostruzione degli inquirenti “la richiesta e la consegna di denaro ha fatto registrare il tipico metodo estorsivo”.
    Prima Helg ha prospettato al commerciante le difficoltà dell’operazione di rinnovo dell’accordo con Gesap a meno che non avesse “oleato” i meccanismi, sganciando una somma di denaro. Più o meno come fanno i picciotti di Cosa Nostra, mandati a taglieggiare commercianti e ad imporre il “pizzo” alle attività cittadine, in cambio dell’assicurazione all’incolumità: un fenomeno che Helg si era candidato a combattere già dai primi anni al vertice della Confcommercio palermitana. “Libero Grassi accusò Confindustria, di cui era associato, di indifferenza, perché fu lasciato solo: oggi le associazioni sono profondamente cambiate e c’è un sistema che ha fatto squadra e che funziona. Tutto ciò mi fa sperare che le prossime generazioni possano vedere una Sicilia diversa” diceva consegnando il premio intitolato all’imprenditore anti racket assassinato da Cosa Nostra.
    La parola “legalità” è una di quelle citata a più riprese dal presidente di Confcommercio Palermo, che aveva sposato la battaglia lanciata dai leader di Confindustria Siciliana, fautori della riscossa degli imprenditori siciliani contro Cosa Nostra. “Diamo una possibilità di poter agire in velocità nel trovare le aziende sane, o quelle malate. Si tratta di un ulteriore e importante tassello nell’opera di contrasto all’illegalità, e nella difesa delle aziende sane della Sicilia” commentava Helg, siglando con l’Irsap un protocollo di legalità contro le infiltrazioni mafiose nelle aree industriali.
    Nominato commendatore da Giorgio Napolitano, eterno presidente della Confcommercio palermitana (è in carica dal 2006), Helg si era insomma ritagliato un ruolo da paladino della legalità, in prima linea nella lotta a Cosa Nostra, e sempre pronto a sottolineare i risultati raggiunti.
    L’ultima volta era stato nel dicembre scorso, quando aveva bacchettato Giuseppe Todaro, responsabile legalità di Confindustria Palermo, che aveva lanciato l’allarme: “Nel centro del capoluogo ancora nove negozi su dieci pagano il pizzo”. “I risultati ottenuti a Palermo dimostrano che la mia posizione è vincente e mi vedo costretto a chiedere all’amico Giuseppe Todaro di smentire le sue parole. Da anni sostengo che la lotta al racket vada fatta tutti insieme e non una associazione contro un’altra: questa è una strategia di basso profilo e che non porta buoni frutti” era stata la piccata risposta di Helg, in una serie di repliche e contro repliche che avevano fatto scoppiare la polemica nei ranghi dell’antimafia.
    La stessa antimafia che poche settimane fa ha visto finire sotto indagine per concorso esterno a Cosa Nostra uno dei suoi paladini, il presidente di Confindustria Sicilia Antonello Montante, leader della rivolta anti racket degli imprenditori dell’isola. Una rivolta alla quale si era accodato anche Helg. E se per il presidente degli Industriali il quadro accusatorio è affidato solo alle parole di alcuni pentiti, ad incastrare Helg ci sono le registrazioni della richiesta di denaro, più alcune parziali ammissioni fatte ai magistrati nel primo interrogatorio. Il quadro della cosiddetta antimafia degli imprenditori, insomma, oggi riceve un altro durissimo colpo: a ben vedere Helg è accusato dello stesso reato che ha provato a combattere, almeno a parole. Sembra il più pirandelliano dei paradossi, e invece è solo cronaca.
    Roberto Helg: da paladino della legalità a estorsore - Il Fatto Quotidiano



    DISASTRO CAPITALE – FARMACIE CHE PERDONO, ASSICURAZIONI ULTRA-CARE, AUTISTI CHE GUIDANO LA METÀ CHE A MILANO – ECCO LA VORAGINE DEI SERVIZI PUBBLICI ROMANI (ALTRO CHE BUZZI & CARMINATI)
    Caso unico in Italia, il Comune di Roma possiede una propria compagnia assicurativa che copre dai rischi tutti i propri automezzi. Ma il Campidoglio paga ad Adir premi tripli rispetto al Comune di Milano e liquida sinistri quattro volte più generosamente che in Lombardia…
    Sergio Rizzo per il “Corriere della Sera”
    Chiudere baracca e burattini. Per quanto fosse l’unica soluzione accettabile, nessuno prima d’ora aveva mai voluto guardare in faccia la realtà. Caso unico sul pianeta, il Comune di Roma possiede una propria compagnia assicurativa che copre dai rischi tutti i suoi veicoli. Ma a un costo assurdo. Il Campidoglio paga infatti alle Assicurazioni di Roma (Adir) premi 3,2 volte più cari rispetto al Comune di Milano. E liquida sinistri ancora più salati, con un rapporto rispetto al capoluogo lombardo di 4,2 a uno.
    Fece scalpore un paio d’anni fa l’indennizzo astronomico di 1,2 milioni versato senza battere ciglio dalla compagnia comunale allora presieduta da Marco Cardia, figlio dell’ex presidente della Consob Lamberto Cardia, al tronista di «Uomini e Donne» Karim Capuano che era andato a sbattere con la sua Smart contro un autobus. Ma altrettanto scalpore avrebbero dovuto provocare i 92.662 euro di costo procapite di ogni dipendente, contro una media di 68 mila delle compagnie private, e con «prestazioni di lavoro autonomo» salite del 42% in due anni.
    Oppure i 194,6 milioni investiti in attività finanziarie, dice un esplosivo dossier degli uffici comunali, ben più rischiose dei Bot. Non sta in piedi. Come non sta in piedi la Farmacap, azienda che gestisce 44 farmacie con 358 dipendenti, le uniche in Italia sempre in perdita che hanno costretto il Comune sei mesi fa a tirare fuori 15 milioni per tappare i buchi.
    Anche qui non c’è che una strada possibile: vendere.
    Perché non sia stata percorsa prima, come del resto la liquidazione della Adir, è presto detto. I partiti non l’avrebbero permesso. E nemmeno ora lo vorrebbero consentire, a giudicare dalle reazioni al massiccio piano della giunta di Ignazio Marino di dismissioni e chiusure delle Municipalizzate romane, da Risorse per Roma al Centro Carni, dalle controllate dell’Ama a quelle dell’Atac, passando per le assicurazioni. Un universo gigantesco e dai confini imprecisati di oltre un centinaio di sigle, intorno al quale ruotano 37 mila stipendi per un costo di 1,4 miliardi l’anno, ma che non regge più.
    La situazione è al collasso, prova tangibile del degrado in cui la città è piombata, e non certo da ora. Fino a livelli dai quali risollevarla rischia di essere un’impresa quasi disperata. Lo squilibrio strutturale del Campidoglio, valutato in 550 milioni l’anno, è frutto anche di questo. Non c’è forse città nella quale sprechi e inefficienze delle società comunali siano così storicamente radicati, fra clientele e ombre di corruzione.
    Sinistri scricchiolii si avvertono dappertutto. Il Tesoro, che ne è azionista al 90%, ha deciso di portare in tribunale i libri della super indebitata Eur spa,. Ma fa venire i brividi anche la situazione dell’Ama, un gruppo con oltre 11 mila dipendenti.
    La città ferita da Mafia Capitale è sporca, talvolta al limite dell’indecenza. Nel rapporto scritto un anno fa dagli ispettori della Ragioneria ci sono pagine che fanno riflettere a proposito della controllata Multiservizi, società che si occupa della pulizia delle scuole e alla quale partecipa la Manutencoop della Lega con il 45,5% e una ditta privata (La Veneta servizi) con il 3,5%. Si racconta di un rapporto con il Campidoglio costellato di irregolarità, con gare dall’esito stridente, affidamenti diretti e proroghe discutibili.
    E poi l’Atac. Non esiste al mondo città più congestionata di Roma. Due milioni e 800 mila veicoli per poco più di due milioni e 800 mila persone è un record inarrivabile. Ce ne sono 978 per ogni mille abitanti, con 700 mila fra moto e scooter. Una follia. A Parigi i veicoli circolanti ogni mille residenti sono 415. A Londra, 398. Si calcola che nella città di Roma il traffico faccia perdere 135 milioni di ore l’anno. Come se ogni cittadino, dai neonati agli ultracentenari, restasse imprigionato due giorni nell’auto. Un miliardo e mezzo di euro evapora così. Più il miliardo e 300 milioni del costo degli incidenti: nel 2012 ce ne sono stati 15.782, con 154 morti e 20.670 feriti. Incalcolabili il prezzo per l’ambiente e le conseguenze per la salute dei cittadini, mentre l’uso del trasporto pubblico è trascurabile.
    Nelle ore di punta non va oltre il 28%.
    E pensare che l’Atac paga 12.184 stipendi, mille più dell’Alitalia. Duemila, anzi, considerando l’appalto delle linee suburbane: i sindacati erano riusciti pure ad affrancare i loro iscritti dell’Atac dal fastidio di guidare in certe periferie. Incombenza quindi affidata, dietro compenso annuo di 107 milioni, al consorzio privato Tpl.
    Negli ultimi cinque anni l’Atac ha accumulato perdite per 997 milioni. L’azienda gestisce 330 linee di superficie contro le circa 100 di Milano, che ha però una robusta ed efficiente rete di metropolitane, incassando circa metà dei biglietti della milanese Atm.
    Gli autisti guidano mediamente 32 ore alla settimana, con un massimo giornaliero di 6 ore e 20, mentre nel comparto tram e metro le ore di guida annue procapite non superano le 736, contro le 1.200 a Milano. Il tutto grazie ad accordi sindacali negoziati direttamente con il livello politico. Le sigle sindacali sono 13 e gli iscritti 9.684, più dell’80%. Sulla base delle vecchie intese le ore annue di permesso sindacale erano 153 mila, corrispondenti a 90 persone sempre assenti dal lavoro. Quando Marino si è insediato, gli autisti temporaneamente inidonei alla guida erano poco meno del 10% dei circa 4.500 in forza all’azienda.
    Poi c’è la città. Con le strade distrutte e buche e voragini che massacrano i mezzi. Con le macchine perennemente in seconda fila a ostruire il traffico, fra l’indifferenza dei vigili urbani, dei quali ce ne sono in strada al massimo mille su seimila. Con 100 chilometri appena di corsie preferenziali, meno della metà rispetto a Milano: l’1,8 per cento dell’intero sviluppo viario del territorio comunale.


  2. #362
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    Predefinito Re: Terryes

    Risolto il mistero degli incendi a Caronia, erano dolosi

    Sicilia.Appiccati per ottenere aiuti economici. In manette un giovane, avviso di garanzia al padre, presidente del comitato di residenti che chiedeva fondi per i cittadini colpiti dalla calamità.

    Se il popolo permetterà alle banche private di controllare l’emissione della valuta, con l’inflazione, la deflazione e le corporazioni che cresceranno intorno, lo priveranno di ogni proprietà, finché i figli si sveglieranno senza casa.

  3. #363
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    Predefinito Re: Terryes

    Chi fa da sè, fa per tre!

    Cade sul tetto mentre sistema le tegole, gambe fratturate
    Cade sul tetto mentre sistema le tegole. I Vigili del Fuoco di Avellino, subito dopo le ore 11'00 di oggi 9 marzo, sono intervenuti a Montemiletto, in contrada Caponi, per un soccorso ad un uomo di 51 anni, il quale, salito sul tetto della propria abitazione, per sitemare alcune tegole, oggetto delle forti folate di vento che hanno interessato la nostra provincia in questi giorni, è caduto, riportando una frattura agli arti inferiori. La squadra intervenuta prontamente, ha prestato le prime cure al malcapitato, è con una barella speciale, "la Toboga", lo ha recuperato, consegnandolo ai sanitari del 118, che ne dispovevano il ricovero presso l'ospedale Landolfi di Solofra, per le cure del caso.
    Cade sul tetto mentre sistema le tegole, gambe fratturate



    «Vendeva» posti di lavoro nel Santuario e negli Scavi di Pompei: truffatore arrestato
    Millantava la conoscenza di pubblici ufficiali e vantava la sua influenza sulle loro attività decisionali, promettendo posti di lavoro, ma solo dietro l'esborso di una cifra che andava dai 500 ai 4.500 euro. È quanto emerso da una indagine dei carabinieri della stazione di Pompei, che oggi hanno eseguito un’ordinanza di arresti domiciliari emessa dal gip di Torre Annunziata.
    È stato arrestato per truffa e millantato credito Noè Somma, 57 anni, già noto alle forze dell'ordine. I militari dell'Arma hanno accertato che Somma aveva millantato la conoscenza e la sua influenza su pubblici ufficiali della Soprintendenza ai beni archeologici, su dirigenti di Asl e Inps e, addirittura, su autorità ecclesiastiche. Così Somma era riuscito a farsi consegnare somme da 500 a 4.500 euro da ben cinque persone, attirate dalla promessa di posti di lavoro nel Santuario e negli scavi archeologici di Pompei.
    «Vendeva» posti di lavoro nel Santuario e negli Scavi di Pompei: truffatore arrestato

    Terrone all'estero.....

    Sparò in un bar a Sanremo, arrestato a casa sua in Campania
    di Paola De Stasio
    Nel luglio del 2014 una sua performance balzò ai disonori delle cronache: sparò all'impazzata nel bar. In evidente stato di ebbrezza, fece irruzione nel bar «Vecchia Praga» di via Gioberti a Sanremo, minacciando alcuni clienti con una finta Beretta calibro 9 (priva del tappino rosso). L’uomo fu bloccato dagli agenti della Questura. Per quell’episodio deve rispondere di minacce aggravate dall’uso della pistola e ubriachezza molesta. I carabinieri lo hanno rintracciato a Montella in casa di parenti.
    Il suo non è stato un ritorno al paese d’origine da uomo libero, ma l’ennesima fuga alla ricerca di un nascondiglio: deve scontare ancora una pena di due anni di reclusione su provvedimento emesso dalla Procura della Repubblica di Macerata per una serie di furti commessi nelle Marche ed in Toscana. Per il 52enne di Montella un paio di pagine di precedenti negli archivi dei Carabinieri.
    Sparò in un bar a Sanremo, arrestato a casa sua in Campania

    I dolci fanciulli napulitani....

    Napoli, la babygang devasta il bus: «Volevamo 'pariare' un po'»
    Giuseppe Crimaldi
    Giovanissimi, incensurati, insospettabili e soprattutto figli di buona famiglia. Eccoli, i cinque protagonisti dell'ultimo assalto a un bus dell'Azienda napoletana mobilità: a fine febbraio furono protagonisti di un raid che, sulle prime, aveva fatto ipotizzare come autori noti teppisti pregiudicati. E invece, ecco la sorpresa. Le indagini dei carabinieri hanno portato all'identificazione dei cinque minorenni ed è venuta alla luce l'incredibile verità. «Lo abbiamo fatto per divertirci, volevamo ”pariare” un po'», hanno confessato gli adolescenti. Cartoline dalla città senza più regole.
    I fatti risalgono alla fredda serata del 20 febbraio. Siamo a Ponticelli, ed è qui - in via Argine, dove c'è un'apposita area per lo stazionamento dei bus - che si trovano i ragazzi. Sono le 19,30 e a quell'ora i cinque si sono dati appuntamento in strada. A qualcuno improvvisamente viene l'idea: «Perché non ci divertiamo nel pullman?», e in pochi secondi il gruppo si ritrova a bordo del 195, che collega via Argine con piazza Garibaldi. Il branco è composto da un 17enne, un 16enne, due 14enni e un 13enne (e cioè in età non imputabile). Non è chiaro se a trascinare i compagni sia il più grande o se la decisione sia frutto di una discussione condivisa: fatto sta che in breve scatta l'assalto.
    Il raid verrà filmato e registrato dall'impianto di videosorveglianza interno all'automezzo dell'Anm, e scorrendo quei fotogrammi si vede tutta la scena: i cinque si guardano attorno, entrano nel veicolo forzando a mani nude il sistema idraulico delle porte. Ridono, scherzano tra loro, ed è il labiale che si coglie sul viso di uno di loro a indicare la domanda: «E adesso che possiamo fare?». Il primo oggetto a portata di mano è un estintore, i ragazzi lo vedono, lo prendono e cominciano a cospargere di schiuma antincendio l'interno dell'autobus, rendendolo di fatto inservibile. Subito dopo, non avendo nemmeno altra possibilità di far danni a causa degli schiumogeni che rendono viscido il corridoio, se ne vanno. Finalmente qualcuno fa scattare l'allarme e sul posto arrivano i carabinieri. Partono così le indagini, coordinate dai militari della compagnia «Poggioreale» diretta dal capitano Luca Golino. Saranno le immagini registrate dalle telecamere interne all'autobus a svelare l'identità dei balordi: non pregiudicati, e tantomeno violenti già noti alle forze dell'ordine. E proprio perché ci si trova di fronte a degli incensurati serviranno giorni prima di riuscire a dare un nome a quei volti.
    Napoli, la babygang devasta il bus: «Volevamo 'pariare' un po'»

    Cosenza, false licenze bus: arresti
    Coinvolto il sindaco di Panettieri
    La Polstrada di Cosenza ha arrestato e posto ai domiciliari il sindaco di Panettieri, Salvatore Parrotta, e il comandante dei vigili urbani del Comune, Pasquale Bilotta, con l'accusa di associazione a delinquere e falso in atto pubblico. L'inchiesta, in cui ci sono complessivamente 69 indagati, riguarda illeciti nel rilascio di licenze di noleggio con conducente.
    Cosenza, false licenze bus: arresti - Tgcom24

    Coni e cialde per gelati con prodotti scaduti
    FOGGIA - Diciotto tonnellate di alimenti scaduti, in cattive condizioni igienico sanitarie e privi di tracciabilità sono state sequestrate dai Carabinieri del Nas, nell'ambito di una serie di controlli eseguiti in stabilimenti di produzione e vendita alimentare di Abruzzo, Campania e Puglia - nelle ultime due settimane. In alcune strutture sono stati trovati prodotti scaduti anche da sette anni, nonchè volatili ed escrementi nei locali.
    Il Nas di Foggia, in un'industria dolciaria della zona della Capitanata, ha sequestrato dieci tonnellate di materie prime, tra cui farine, margarina e sciroppi, utilizzate per la produzione di coni e cialde per gelati, scaduti anche da sette anni, nonchè prodotti dolciari pronti per la vendita, conservati in locali in stato di degrado, con macchinari e attrezzature sporche. All'interno della struttura c'erano volatili ed escrementi sul pavimento. Il titolare, un 52enne, è stato denunciato; disposta l'immediata sospensione della produzione.
    Il Nas di Pescara ha sequestrato tre tonnellate di alimenti di origine animale nel corso dei controlli a 14 «auto-negozi» itineranti che operano nei mercati delle principali città abruzzesi: elevate decine di sanzioni per mancata tracciabilità e scarse condizioni igieniche e strutturali.
    In un mercato della provincia di Teramo i militari hanno sequestrato un «camion-negozio» che presentava i piani di appoggio per carni, salumi e formaggi arrugginiti e sporco talmente diffuso da ricoprire vistosamente anche gli alimenti. La ruggine aveva raggiunto persino il registratore di cassa e le monete metalliche che si trovavano all'interno.
    Durante i controlli alle macellerie e agli stabilimenti di lavorazione carni, i Carabinieri sono intervenuti su una macellazione clandestina di agnelli privi di bollo sanitario e hanno rinvenuto carcasse di animali attinte da muffe che, opportunamente ripulite e sezionate, sarebbero arrivate sulle tavole dei consumatori.
    Sequestrate, inoltre, in un container nel cortile di una comunità-alloggio del Salernitano, 1,5 tonnellate di pasta alimentare e oltre mille confezioni di latte da un litro prive di tracciabilità, nonchè 1.200 lattine di bibite con data di scadenza superata da tempo. In provincia di Napoli, infine, è stata sequestrata più di una tonnellata di strutto alimentare, oltre a salumi stagionati privi di tracciabilità; chiuso un locale per l'affumicatura degli insaccati carente dei requisiti.
    Foggia, coni e cialde per gelati con prodotti scaduti da sette anni | La Gazzetta del Mezzogiorno.it

    Morta a 34 anni per un'overdose di chemioterapia. La mamma in aula: «I medici avevano capito l'errore»
    PALERMO - La figlia di 34 anni, Valeria Lembo, era morta così giovane a causa di una overdose di chemioterapia. Oggi, a distanza di tre anni e tre mesi, la donna ha raccontato in aula, tra le lacrime, gli ultimi istanti di vita di Valeria Lembo, la palermitana morta il 29 dicembre 2011.
    Un calvario durato tre settimane nel corso del quale la giovane, affetta dal Linfoma di Hodgkin, aveva sofferto le pene dell'inferno. Alla sbarra sono finiti, per la morte di Valeria Lembo, che ha lasciato un figlio di appena sette mesi, quattro medici e due infermieri del Policlinico di Palermo, accusati, a vario titolo di omicidio colposo e falsificazione di cartella.
    Morta a 34 anni per un'overdose di chemioterapia. La mamma in aula: «I medici avevano capito l'errore»

    Terronia intraprendente e innovativa...

    Imponevano il pizzo anche per conto terzi
    Nove gli arrestati
    BARI - Alcuni imprenditori baresi si sono rivolti ai clan per recuperare i loro crediti o per agevolare l’avvio di nuove attività, finendo invece nella morsa del racket. E’ quanto emerge dalle indagini-lampo del Comando provinciale dei carabinieri del capoluogo pugliese che, dalle prime luci dell’alba, stanno conducendo un blitz che prevede l’esecuzione di nove ordinanze di custodia cautelare in carcere emesse dal giudice per le indagini preliminari del Tribunale, su richiesta della Direzione Distrettuale Antimafia. L'inchiesta è stata avviata dal Reparto Operativo nell’ottobre scorso. L'accusa è di estorsione aggravata in concorso.
    E’ stato accertato un grave contesto di intimidazione ai danni di imprese locali da parte della criminalità organizzata, che non si è limitata ad imporre il pizzo ma è entrata nella gestione degli affari per garantire il rispetto di accordi e pagamenti. Un imprenditore è finito infatti sotto inchiesta per aver inviato esponenti di un clan locale a riscuotere soldi da un suo collega il quale, nonostante fosse stato gravemente minacciato, ha trovato il coraggio di sporgere denuncia. Le nove ordinanze di custodia cautelare sono state tutte eseguite. Otto persone si trovano in carcere e una agli arresti domiciliari.
    TUTTI GLI ARRESTATI - In carcere sono stati condotti Giovanni Stellacci, di 27 anni, i fratelli Luigi e Giuseppe Tufariello, di 29 e 27, Giuseppe Antuofermo, di 27, Giuseppe Verania, di 30, Giuseppe Muscatelli, di 23 (catturato a Jesi, in provincia di Ancona), i fratelli baresi Nicola a Raffaele Anemolo, di 55 e 53. A domiciliari è stato posto un 50enne di Barletta, l’imprenditore accusato di essersi rivolto agli Anemolo per un recupero crediti vantato nei confronti di un collega. Sono tutti accusati di concorso in estorsione aggravata e, ad alcuni, è stata contestata l’aggravante del metodo mafioso e l’uso delle armi.
    Imponevano il pizzo anche per conto terzi Nove gli arrestati | La Gazzetta del Mezzogiorno.it

    La Corte dei Conti: «Pensioni di invalidità, in Campania una su tre è irregolare»
    Nel corso del 2014, in seguito ai controlli effettuati, sono emerse, in Campania, 5543 posizioni di invalidità civile irregolari su 18.846 controlli. Lo ha detto il procuratore generale della Corte dei Conti della Campania, Tommaso Cottone, nel corso della cerimonia di inaugurazione dell'anno giudiziario. In base alle verifiche, ha detto Cottone, sono state revocate le prestazioni pensionistiche ed è stata avviata l'azione di recupero delle somme erogate.
    La Corte dei Conti: «Pensioni di invalidità, in Campania una su tre è irregolare»



    IL RAZZISMO NON VA VIA - LO SCRITTORE GAY TALESE:“L’ITALIA È RAZZISTA COME L’ALABAMA DEL 1965”
    “Ricordo che una volta venni a Roma, l’autista si lamentava: “Questa città si sta riempiendo di meridionali. Con tutti questi calabresi, sembra di stare in Africa”…
    Paolo Mastrolilli per “la Stampa”
    «Niente, la mia generazione deve morire. Fino a quando questo non succederà, e non lasceremo il passo ad una più giovane e aperta, il razzismo resterà con noi. Non solo negli Stati Uniti, ma anche in Italia: non pensiate di essere diversi voi».
    Gay Talese c’era, cinquant’anni fa a Selma. Era andato a raccontare la marcia per il New York Times, che adesso lo ha rimandato in Alabama a ripercorrere la storia. «Ma è tutto un gioco, una photo opportunity, un’ipocrisia. Sembra che questo piccolo paese del sud sia la radice del problema, quando invece lo stesso razzismo esiste dentro di noi, ovunque nel paese. Andremo, faremo le parate, e poi torneremo alle nostre vite segregate».
    Qual è il ricordo più vivo che ha della marcia?
    «Vedere Martin Luther King combattere una battaglia di cento anni prima».
    Cioè?
    «Un premio Nobel per la pace, una figura nota in tutto il mondo, che marciava nel 1965 in Alabama per cercare di affermare gli stessi principi per cui nel 1865 era stata combattuta la Guerra civile. Nulla era cambiato, in un secolo».
    Perché dice che Selma non era la radice del problema?
    «Io sono cresciuto nel New Jersey, e vicino al negozio di sarto di mio padre vedevo spesso riunirsi degli uomini vestiti di bianco, che appartenevano al Ku Klux Klan. Il razzismo era dentro di noi, ovunque, solo che noi eravamo ipocriti e lo nascondevamo. Su questo aveva proprio ragione Wallace».
    Chi, il governatore dell’Alabama? Ma non era quello che aveva ordinato di picchiare i manifestanti a Selma?
    «Una volta l’ho intervistato, all’hotel Pierre di New York, nel cuore dell’Upper East Side privilegiato di Manhattan. Mi prese per un braccio, mi portò alla finestra, e indicandomi la Fifth Avenue mi disse: “Voi ve la prendete con noi, ma non siete diversi. Mi indichi una sola persona nera che vede per strada”. Ci pensai su, e mi resi conto che aveva ragione. Io abitavo e abito nell’Upper East Side: non avevo allora, e non ho oggi, un solo vicino di casa nero. Segregazione economica e sociale non dichiarata».
    Ma alla Casa Bianca c’è un presidente nero.
    «Certo. Se è per questo, il sindaco di New York de Blasio è sposato con una donna nera e ha due figli misti. Sono assolute eccezioni, però. La realtà quotidiana della gente normale non è questa. La nostra società è ancora segregata, e lo è anche la vostra».
    Cosa intende dire?
    «Io sono italiano, mio padre era emigrato dalla Calabria. Qual è la nostra storia? Dopo il Risorgimento e l’unificazione guidata da Garibaldi, la Calabria, la Sicilia, il sud in generale, erano l’Alabama dell’Italia. La gente povera moriva di fame e cercava di costruirsi una vita decente altrove, come mio padre che partì per l’America. Arrivati qui fummo maltrattati e discriminati. Nel frattempo il razzismo esplodeva anche in Italia».
    Cioè?
    «Ricordo che una volta venni a Roma, con l’ambasciatore americano Rabb, e l’autista che ci portava si lamentava: “Questa città - diceva - si sta riempiendo di meridionali. Con tutti questi calabresi, sembra di stare in Africa”. Non lo vede? Non c’è alcuna differenza fra questo razzismo, e quello di Selma contro i neri».




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    Predefinito Re: Terryes

    Beffa ospedale della Murgia
    E' nuovo ma la pista elisoccorso è inutilizzabile
    ONOFRIO BRUNO
    ALTAMURA (Bari) - A quasi un anno dall’apertura dell’Ospedale della Murgia «Perinei», tra Altamura e Gravina, si corre ai ripari per l’adeguamento della superficie per l’elisoccorso. Manca il collaudo definitivo. E due settimane fa, per un trasporto urgente, non è stato possibile fare atterrare il velivolo arrivato da Matera, dirottato in prossimità dello stadio «D’Angelo». Proprio l’altro ieri c'è stato un sopralluogo tecnico per risolvere la questione. Nel frattempo agita il personale anche il caso delle ambulanze vetuste del 118.
    Un ragazzo di Poggiorsini in gravissime condizioni per un incidente stradale viene trasportato ad Altamura. Serve un posto in reparti specialistici che qui mancano. Partono le chiamate. Si trova disponibilità al «San Carlo» di Potenza. Siccome l’elisuperficie non è utilizzabile, si autorizza l’atterraggio allo stadio. E l’elicottero, partito da Matera, scende in via Mura Megalitiche.
    L'episodio ha destato delle polemiche perché la pista c'è ma non è idonea. Mancano delle barriere per le raffiche che sono particolarmente intense, visto che il nuovo ospedale si trova in una zona spalancata ai venti. Inoltre la superficie è fratturata in alcuni punti. Il comando provinciale dei Vigili del fuoco, pertanto, non ha concesso il visto finale. Ragion per cui la direzione ospedaliera ha riattivato le procedure. E proprio l’altro giorno si è tenuto un sopralluogo per valutare gli accorgimenti da adottare subito. Dall’ospedale precisano che, in quasi un anno dall’apertura, è stato «il primo caso di intervento dell’elicottero del 118». Ad ogni modo, visto che è in dotazione, è un disservizio non utilizzare la superficie.
    Più immediato, anzi quotidiano, è il disagio degli operatori del pronto soccorso e del 118 che viaggiano su ambulanze molto vecchie e con obsolescenza pazzesca, con all’attivo ben oltre 200mila chilometri. Un mese fa un mezzo è sbandato. Un pericolo sia per gli occupanti sia per il ferito a bordo. «Ce la siamo vista veramente brutta, abbiamo avuto paura», racconta un componente l’équipe.
    Beffa ospedale della Murgia E' nuovo ma la pista di atterraggio è inutilizzabile | La Gazzetta del Mezzogiorno.it

    I dolci fanciulli napulitani...

    Napoli. Minorenni fermati sul lungomare: uno aveva in tasca una pistola carica. Arrestato
    Choc a Napoli, interviene la polizia. I quattro ragazzi avevano marinato la scuola
    Giuseppe Crimaldi
    Un sedicenne di Ponticelli è stato arrestato dalla polizia sul lungomare di Napoli. In tasca aveva una pistola calibro 6,35 carica.
    Avevano marinato la scuola e deciso di fare «filone» spostandosi da Ponticelli, dove tutti risiedono, per andare sul lungomare. E proprio in prossimità della Villa Comunale il gruppo di quattro ragazzini è stato notato da una pattuglia della Polizia di Stato. A intervenire sono stati gli agenti del commissariato San Ferdinando.
    Alla vista dei poliziotti i quattro minorenni sono fuggiti. E questo ha insospettito gli agenti, che dopo averli bloccati e interrogati hanno scoperto che uno di loro era armato: aveva in tasca una calibro 6,35 con tre proiettili. L'arma aveva la matricola abrasa.
    Il possessore della pistola è stato arrestato e condotto nel centro di prima accoglienza del Tribunale per i minori, ai Colli Aminei. Tutti gli altri denunciati per concorso in detenzione di arma da sparo.
    Napoli. Minorenni fermati sul lungomare: uno aveva in tasca una pistola carica. Arrestato

    Gli studenti lucani i meno «digitali» dell’intero Paese
    POTENZA - La tecnologia è ormai uno strumento di studio a tutti gli effetti, un po’ meno per gli studenti lucani, ultimi nella classifica di Docsity, il social network con finalità didattiche, che ha tentato di disegnare il profilo digitale dello studente italiano, cercando di capire come gli studenti usino le nuove tecnologie, ossia Internet, siti educational e altro, per studiare e per reperire materiale utile per le attività di studio. L’indagine, che ha coinvolto oltre 400.000 persone, rivela che il 56% degli studenti che usa la tecnologia per studiare sono donne e che, a livello geografico, gli studenti più digitali sono in Lombardia (70.687 unità).
    L’ultima posizione è invece occupata dalla Basilicata, con 1.000. Un dato che dovrebbe far riflettere rispetto all’alfabetizzazione digitale che va introdotta per favorire l’utilizzo delle tecnologie. E che conferma come il fenomeno del «digital divide» sia ancora evidente e incida sulle competenze dei residenti.
    La Gazzetta del Mezzogiorno.it

    Roma e l'inglese, a Termini le indicazioni sbagliate "Undergraund"
    Un inglese "maccheronico" alla Alberto Sordi fa scivolare la Capitale nell'ennesima gaffe
    Federico Nicci
    Ogni giorno nella stazione principale di Roma, Termini, transitano migliaia di turisti stranieri.
    E cosa potrebbe aiutarli se non delle corrette indicazioni: servizi igenici, biglietterie e metropolitana. Eppure, anche quando si tratta di tradurre una sola parola (tra le più comuni al mondo, oltrettutto) in inglese, gli addetti ai lavori non perdono occasione per collezionare l'ennesima tremenda figuraccia. A quanto mostra questa foto, scattata da Giuseppina Piccirilli e twittata da Askanews, la gaffe ortografica sembrerebbe voler omaggiare l'inglese maccheronico di Alberto Sordi. E così, la metro di Roma diventa "Undergraund" e non "Underground" come dovrebbe essere. Segno che non solo chi si è occupato delle indicazioni non mastica molto le lingue straniere, ma che nessuno ha monitorato il lavoro fatto quando sono stati rinnovati i corridoi del trasporto sotterraneo della stazione centrale di Roma. Infatti, non si tratta di uno scherzo. Ma della triste realtà.
    E per i turisti? Quante risate.
    Roma e l'inglese, a Termini le indicazioni sbagliate "Undergraund" - IlGiornale.it



    Droga tra Palermo e Ribera, in codice diventava "fave e polpette"
    di Giuseppe Pantano
    RIBERA. Poco prima delle 16 del 9 febbraio del 2013, Giuseppina Caltagirone telefona al marito, Carlo Giardiello, che risponde, al cellulare, che aggancia la cella telefonica di San Giuseppe Jato, e lui comunica di avere acquistato: "polpette e fave". Un linguaggio convenzionale per indicare le sostanze stupefacenti, di diversa tipologia.
    Poche intercettazioni nell'ordinanza di custodia cautelare, una cinquantina di pagine, ma una minuziosa ricostruzione delle singole vicende e del ruolo svolto da ognuno degli indagati. Felice Puccio sarebbe andato con Giardiello a Palermo, il 9 settembre del 2013, attendendolo sotto casa dei fornitori, mentre veniva perfezionato l'acquisto della droga. Dopo l'arresto di Giardiello, a settembre 2013, i coniugi Quattrocchi-Salpietra avrebbero contatto la moglie, Giuseppina Caltagirone, che, al telefono, avrebbe detto: "Si sono portati via tutto".
    Droga tra Palermo e Ribera, in codice diventava "fave e polpette" - Giornale di Sicilia

    Napoli. Secondigliano, scoperto un intero condominio allacciato abusivamente a rete elettrica e idrica
    di Giuseppe Crimaldi
    Un intero condominio di un palazzo che si trova a Secondigliano ha sottratto per anni acqua ed energia elettrica allacciandosi abusivamente alle reti pubbliche. L'incredibile scoperta è stata fatta dai carabinieri del comando provinciale di Napoli, che hanno denunciato i residenti dello stabile.
    Napoli. Secondigliano, scoperto un intero condominio allacciato abusivamente a rete elettrica e idrica



    Difende il cliente a sua insaputa, denunciato avvocato
    Firma al posto del cliente, avvocato denunciato per truffa. Gli agenti del Commissariato di Polizia di Sant'Angelo hanno denunciato alla Procura di Salerno un 44enne avvocato originario della provincia salernitana, ritenendolo responsabile dei reati di truffa ed atto falso.
    Il professionista, venendo a conoscenza di una controversia che un suo cliente, residente negli Stati Uniti, aveva con una società per la gestione e la fornitura di energia elettrica, avrebbe apposto sul mandato una firma non autentica dello stesso, assumendone a pieno titolo, ma a sua insaputa, la difesa in giudizio civile per il risarcimento dei danni, allo scopo di intascare il denaro che avrebbe ottenuto in caso di giudizio positivo.
    Il malcapitato, però, venuto a conoscenza di quanto stava accadendo non ha esitato a sporgere denuncia presso il Commissariato di Polizia. Pertanto il personale di Polizia, acclarato che il 44enne era altresì solito ad assumere illegalmente tali incarichi, confermati anche da precedenti specifici, lo ha rintracciato e deferito in stato di libertà.
    Difende il cliente a sua insaputa, denunciato avvocato



    "Chiedeva soldi per non fare multe": ai domiciliari un dipendente Anas
    NARO. È finito agli arresti domiciliari un dipendente dell'Anas che avrebbe chiesto somme di denaro per «chiudere un occhio» e non elevare multe lungo la strada statale 410, nell'agrigentino. Gaetano Moncado, 63 anni, di Canicattì, capo cantoniere sorvegliante sulla statale 410 Naro-Camastra, è stato raggiunto da un'ordinanza emessa dal gip presso il Tribunale di Agrigento.
    L'uomo è ritenuto responsabile del tentativo di reato di induzione indebita a dare o promettere utilità. In pratica, secondo quanto accertato dagli investigatori, abusando della sua qualità di pubblico ufficiale, avrebbe esercitato pressioni nei confronti di alcune persone ed in varie occasioni, affinchè i malcapitati gli corrispondessero denaro, per evitare che applicasse sanzioni amministrative ed altri provvedimenti del proprio ufficio.
    "Chiedeva soldi per non fare multe": ai domiciliari un dipendente Anas - Giornale di Sicilia



    Assenteismo: pm chiede condanna 34 dipendenti dell'Asl di Brindisi
    BRINDISI – Il pm di Brindisi Milto Stefano De Nozza ha chiesto la condanna di 34 imputati a pene comprese tra i 10 mesi e un anno e mezzo di reclusione e l’assoluzione di altri 14 imputati a conclusione di un processo per truffa aggravata ai danni dello Stato e per falso contestati a dipendenti della Asl che si sarebbero sistematicamente assentati dal luogo di lavoro provocando come conseguenza un danno all’azienda e l’allungamento dei tempi d’attesa per le visite ambulatoriali.
    Si tratta di medici, infermieri, personale ausiliario, in servizio presso la sede dell’azienda sanitaria di via Dalmazia, a Brindisi, in cui oltre al Cup vi sono anche ambulatori, che avrebbero timbrato il cartellino per poi andare via per periodi di tempo variabili o avrebbero fatto timbrare l’ingresso a colleghi. Il tutto, secondo quanto attestato dall’accusa, al fine di recarsi a fare la spesa, per andare ad accompagnare i figli a scuola o per svolgere altre commissioni.
    La Gazzetta del Mezzogiorno.it



    "LUI IL SINDACO LO SA FARE"
    E' emergenza sbarchi, e Orlando propone un "monumento al migrante ignoto"
    Il primo cittadino palermitano è intervenuto all'apertura del convegno "io sono persona" ed ha comunicato che farà realizzare al Foro italico una statua in memoria degli immigrati.
    Non saranno il milione paventato da Frontex, i migranti in procinto di approdare in Sicilia, ma il loro numero mette comumque a dura prova la capacità di accoglienza dell'Isola. E mentre gli esperti dibattono su come affrontare un'ondata migratoria che da sud sta per investire la Sicliia, il sindaco di Palermo la sua soluzione l'ha già trovata: "Un monumento al migrante ignoto".
    Sappiamo che sembra uno scherzo, oppure un "fake" come si dice oggi con linguaggio tarato sui social network, ma è tutto vero. Al convegno palermitano "Io sono persona", dove è intervenuto, il primo cittadino non ha mancato di stupire tutti con tesi certamente originali. A cominciare dal "desiderio" di abolire il permesso di soggiorno. Cioè quel documento, oggi obbligatorio, che identifica l'immigrato e in qualche modo consente alle istituzioni di controllare il percorso di inserimento nella società. In un momento in cui la minaccia terroristica allarma le centrali di intelligence del mondo, la proposta di Orlando non suona bene.
    Ma l'apice dell'attenzione sul tema, per il sindaco di Palermo, si raggiunge con la decisione di realizzare una statua. Sì, un monumento al "migrante ignoto" da piazzare al Foro Italico, proprio nella villa intitolata a Tomasi di Lampedusa "per dare un elemento di riflessione e di memoria per i tanti profughi che non hanno diritto ad avere scritto il proprio nome sulla tomba" - annuncia commosso Leoluca Orlando.
    E' emergenza sbarchi, e Orlando propone un "monumento al migrante ignoto" | Il Sito di Palermo



    Battiato: «Nel nostro Dna la cultura araba»
    Una cultura fiorita in Sicilia circa mille anni fa, quella arabo-siciliana, oggi dimenticata. Ci pensa Franco Battiato a darle nuovo lustro con lo spettacolo “Diwan, l’essenza del reale”.
    Battiato, cosa significa Diwan?
    «Nella nostra accezione significa canzoniere, raccolta di componimenti poetici».
    Ci spieghi questo progetto.
    «L’unione di due linguaggi musicali apparentemente differenti».
    Come immagina la Sicilia dell’anno Mille?
    «Una Sicilia rinascimentale».
    Qual è stata la molla che ha fatto scattare il suo interesse?
    «Ho studiato i grandi mistici del sufismo».
    Quanta cultura araba c’è ancora nella Sicilia di oggi? Che influenza ha avuto su di noi?
    «Oggi credo che sia rimasto poco, ma è sempre ben conservato nel nostro patrimonio genetico».
    Battiato: «Nel nostro Dna la cultura araba» - Cronaca - Il Piccolo



    Battiato ha assolutamente ragione: come il patrimonio genetico arabo è sempre ben conservato nella terronicità.....il patrimonio genetico celto-germanico è sempre ben conservato nella padanità....




  5. #365
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    Predefinito Re: Terryes



    Sodderoma, loro.
    Rubano, massacrano, rapinano e, con falso nome, lo chiamano impero; infine, dove fanno il deserto dicono che è la pace.
    Tacito, Agricola, 30/32.

  6. #366
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    Predefinito Re: Terryes

    te sanno fascilità puro a legge.

  7. #367
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    Predefinito Re: Terryes

    Napoli aspetta il Papa e spera nel miracolo di San Gennaro

    Aspetta e spera,
    chè il denaro si avvicina.
    Se il popolo permetterà alle banche private di controllare l’emissione della valuta, con l’inflazione, la deflazione e le corporazioni che cresceranno intorno, lo priveranno di ogni proprietà, finché i figli si sveglieranno senza casa.

  8. #368
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    Ultima modifica di ventunsettembre; 21-03-15 alle 16:35
    Se il popolo permetterà alle banche private di controllare l’emissione della valuta, con l’inflazione, la deflazione e le corporazioni che cresceranno intorno, lo priveranno di ogni proprietà, finché i figli si sveglieranno senza casa.

  9. #369
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    Predefinito Re: Terryes

    Citazione Originariamente Scritto da ventunsettembre Visualizza Messaggio
    Ha detto che napoli puzza.
    Rubano, massacrano, rapinano e, con falso nome, lo chiamano impero; infine, dove fanno il deserto dicono che è la pace.
    Tacito, Agricola, 30/32.

  10. #370
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    Predefinito Re: Terryes

    Mmmmolto pitoresko!

    Volantini, vergogna e porte chiuse nel paese delle «corna» in piazza
    di Paolo Barbuto
    PIAZZOLLA DI NOLA - C’è la cinquantenne parrucchierata e truccatissima che lancia sguardi infuocati di rabbia, poi ci sono il commerciante pacioso che prova a difendere tutti, il cameriere gentile che si emoziona per la popolarità, il maresciallo preoccupato perché la quiete è stata cancellata in una sola notte. E poi c’è il paese, una lunga strada, deserta, con tutti gli scuretti socchiusi per spiare da dietro la finestra senza essere visti, con la chiesa nuova, smisurata, dove i giganteschi portoni sono sprangati nella controra, con un camion che passa ogni tanto e regala l’unico segnale di vita. Che romanzo sarebbe...
    Ma non è un romanzo, è vita vera, reale: è la vita di Piazzolla di Nola, 4.500 abitanti che da due giorni sono travolti da una indesiderata popolarità. È accaduto che durante una notte di pioggia, qualcuno è andato in ogni angolo della frazione e ha diffuso centinaia (alcuni dicono migliaia) di fogli ben compitati, scritti al computer. Quei fogli raccontano, in venti capitoli e con puntualità agghiacciante, le storie di corna, tradimenti, triangoli, incroci, trans.
    Quel testo contiene anche quaranta nomi e cognomi, spesso anche i soprannomi; quel pamphlet racconta luoghi, testimonianze oculari, retroscena piccanti: uno sputtanamento bello e buono che Piazzolla ufficialmente ha mal digerito, ma che dietro agli scuretti semichiusi ha prodotto risate e commentacci.
    Dieci minuti dopo la diffusione di quel documento, i social se n’erano già impadroniti; dodici ore dopo, anche chi non voleva sapere già sapeva; quarantotto ore dopo Piazzolla s’è ritrovata al centro del palcoscenico fra telecamere curiose e microfoni importuni: tutti a cercare i particolari della storia di corna (ormai) più nota d’Italia.
    Così, pian piano, la gente s’è rintanata in casa. Nessuno per le vie all’ora del pranzo e nemmeno dopo quell’ora: eppure tutti si sono accorti della presenza fastidiosa di chi fa domande e cerca i protagonisti del pamphlet. E accade che, quando finalmente trovi qualcuno che non sa molto, ma almeno accetta di scambiare due chiacchiere, dal nulla sbuca lei: rosso ardente spalmato sulle labbra, cinquant’anni un po’ rotondi nascosti da abiti eleganti, capelli corvini freschi di piega, voce stentorea, sguardo avvelenato: «Sì, sono io. Sono una delle donne di cui si parla in quel fogliaccio. E allora? Dovete andare via. E tu - dice rivolta all’uomo gentile - perché non ti fai i fatti tuoi? Non hai sentito che il maresciallo ha detto che è vietato concedere interviste?».
    Il maresciallo non sa nulla di questa storia e smentisce: «Non l’ho fatto, non avrei nessun potere per farlo». Sfila la giacca della divisa, l’appoggia sullo schienale della poltrona. Più che arrabbiato è preoccupato: «Questa storia è stata deflagrante per Piazzolla. Corriamo il rischio che avvengano atti estremi». Mette un po’ i brividi il maresciallo, quando paventa conclusioni amare e dolorose per una storia che, in paese, è stata presa per quel che è: la vendetta di una persona (dicono che sia una donna) che doveva «farla pagare» a qualcuno e invece ha travolto tutti.
    Spunta una ragazza sull’uscio di un negozio, uno sguardo a inquadrare gli intrusi e via, dentro, porta chiusa alle spalle. Campanello e tentativo di approccio simpatico: veniamo in pace, dateci ascolto. La ragazza sorride e apre: «Sapete qual è la cosa strana? In quell’elenco di nomi, c’è anche uno di 70 anni. Io non ci credo che andava a fare certe cose. Sono nata e vivo qui da sempre e a Piazzolla non s’è mai sentito niente del genere». Vabbè, forse nessuno l’aveva scritto, però il paese sussurrava: «Ma che c’entra - sorride dolce la ragazza - dappertutto c’è chi sparla, chi racconta, chi tradisce, chi si ritrova le corna. Ma quella che è successa adesso è una cosa diversa».
    La strada deserta resta deserta, bisogna andarsi a infilare nei negozi per cercare qualcuno. Scusi c’è il titolare? Sa, è citato tra i protagonisti del volantino. L’accoglienza è gentile, il titolare rientrerà nel giro di qualche minuto, se vogliamo possiamo aspettare. Invece decidiamo di tornare fra qualche minuto, andremo a cercare il parroco.
    La chiesa luminosa e avveniristica domina il piccolo parco pubblico. Si raggiunge con tre passi, come tutti i luoghi di Piazzolla. Vetrate immense attorno ai portoni di legno giganteschi: i portoni sono sprangati, la controra è controra pure per chi indossa l’abito talare. Però siamo fortunati, il titolare del negozio (e protagonista del volantino) è tornato. L’abbiamo visto entrare, ora gli stanno portando un piatto di pasta e un’insalata dentro al suo ufficietto: ci aspetta? Possiamo parlare con lui? L’accoglienza gentile di pochi minuti prima diventa sorriso imbarazzato: «No, il titolare non c’è. Ha telefonato, dice che se volete parlargli dovete tornare fra cinque o sei ore». Ma come? L’abbiamo visto, gli è anche arrivato il pranzo... «No, vi sbagliate. Non c’è».
    Nel locale di fianco c’è un ragazzo giovane, ben curato, ha studiato e si vede quando lavora. Lui sorride: «È il nostro Decamerone di provincia», dice con un pizzico d’emozione. Poi prosegue: «Chi ha scritto quel foglio ha voluto colpire tutti i vip di Piazzolla. Vedete, sono tutte persone conosciute, per la maggior parte negozianti. In fondo al foglietto c’è scritto che questa è solo la prima parte, dedicata a Piazzolla Sud, poi arriverà anche quella su Piazzolla Nord». E capisci, finalmente, che forse in questa frazione di 4.500 abitanti c’era solo voglia di trasgressione: roba da 50 sfumature in salsa nolana, 9 settimane e mezzo a Piazzolla. La pressione mediatica finirà presto, il divertimento di aver scoperto i segreti di letto dei compaesani non passerà mai.
    Volantini, vergogna e porte chiuse nel paese delle «corna» in piazza

    Caserta. Duomo profanato, ruba portafoglio a una donna durante la Messa: arrestato
    Ruba il portafogli a una fedele durante la funzione religiosa all’interno del Duomo di Santa Maria Capua Vetere, i carabinieri arrestano un 31enne. In manette per furto aggravato è finito Ivano Salemme, 31 anni. L'uomo, durante la funzione religiosa, ha approfittato di un momento di distrazione da parte di una 65enne intenta a pregare, per rubarle il portafogli.
    I militari dell’Arma, allertati dai fedeli, sono immediatamente giunti sul luogo bloccando Salemme in piazza Matteotti, mentre tentava di allontanarsi.
    Caserta. Duomo profanato, ruba portafoglio a una donna durante la Messa: arrestato | Foto

    Lo sport naziunale dei napulitani....

    Fingevano di vincere al gioco delle tre carte per truffare i turisti, quattro denunciati
    NAPOLI - I carabinieri della Compagnia Stella hanno effettuato controlli a largo raggio nella zona di piazza Garibaldi e nelle aree limitrofe. Subito dopo l’arrivo in zona i militari hanno individuato e bloccato 4 persone (un 44enne di Nola e un 48enne di Comiziano che erano insieme a una 32enne e una 36enne di Napoli). Tutti erano a piazza Garibaldi davanti a uno sgabello e facevano finta di giocare alle “tre campanelle”: i primi conducevano il gioco e le altre fingevano di vincere, cercando con il “teatrino” di adescare incauti turisti o passanti per truffarli.
    Fingevano di vincere al gioco delle tre carte per truffare i turisti, quattro denunciati

    Shylock gli fa una pippa....

    Prestano 30mila euro a un architetto e ne pretendono più di 150mila, arrestati usurai
    NAPOLI - Un professionista in serie difficoltà economiche nel 2011 si era rivolto a un ultrasessantenne (già noto alle forze dell'ordine) per un prestito di 30.000 euro, ma poi era rimasto invischiato nella tela usuraria, tanto da essere costretto a cedere denaro e beni immobili per un valore più di cinque volte superiore al debito contratto. Allo strozzino non era bastato, tant’è che all’inizio di quest’anno per asseriti ulteriori “interessi maturati nel tempo” aveva cominciato a pretendere 500 euro al mese.
    Un vortice inarrestabile. Una sequela di richieste con ricatti e minacce ai quali hanno posto fine i carabinieri della Stazione di Pianura, che hanno tratto in arresto per usura ed estorsione Francesco Quaranta, 69 anni, residente in via comunale Sartania, e il nipote, Francesco, 22enne. Per concorso nel reato è stata denunciata anche una cittadina russa 47enne. I militari hanno accertato che il 69enne si era reso responsabile di usura ai danni del professionista, un architetto 36enne, che a fronte di un prestito di 30.000 euro nel 2011 era stato costretto con minacce fisiche e verbali a corrispondere denaro per 10.000 euro e a cedere un appartamento e un box auto del valore di circa 150.000 euro.
    A partire dai primi di marzo, inoltre, con il supporto del nipote e della 47enne lo strozzino aveva ripreso a chiedere ulteriori pagamenti: interessi maturati dal prestito iniziale, 500 euro al mese per tutto il 2015. I malviventi sono stati bloccati sulla pubblica via, nel corso di un incontro concordato con la vittima del reato per il pagamento di una “rata”. Gli arrestati sono stati tradotti nella Casa Circondariale di Poggioreale.
    Prestano 30mila euro a un architetto e ne pretendono più di 150mila, arrestati usurai

    "Palazzo Italia", "Italiana Costruzioni"........

    Inchiesta Expo, monsignor Gioia nelle intercettazioni su Palazzo Italia
    L’ex delegato pontificio per il Santo si sarebbe attivato per dare una mano a far ottenere l’appalto ai fratelli Navarro
    MILANO Anche un monsignore, l’ex delegato pontificio per la Basilica del Santo a Padova, Francesco Gioia, si sarebbe attivato come «tramite» per dare «una mano» in relazione all’appalto «Palazzo Italia» dell’Expo. È quanto risulta dalle carte dell’inchiesta della Procura di Firenze sulle grandi opere. Il 19 ottobre del 2013, una settimana dopo la firma da parte dell’allora manager di Expo Antonio Acerbo del bando per l’aggiudicazione dei lavori di «Palazzo Italia», monsignor Gioia «premettendo di essere insieme a uno dei fratelli Navarra» della società “Italiana Costruzioni”, che vincerà la gara, «prospetta a Stefano Perotti», professionista arrestato lunedì, «la necessità di “dargli una mano” presentandolo a un non meglio specificato “responsabile”, avendo cura di evidenziare che tale operazione non va fatta per telefono».
    Monsignor Gioia, tra l’altro indagato per un abuso edilizio effettuato a Padova, dice a Perotti nella telefonata intercettata: «Sono qui con un ... uno dei fratelli Navarra (...) dobbiamo dargli una mano ... per introdurli lì presso il responsabile». Dalla risposta fornita da Perotti, si legge negli atti, «si comprende che la presentazione richiesta dal monsignor Gioia ha attinenza con delle gare d’appalto». Perotti, che secondo l’accusa avrebbe turbato la gara dell’Expo assieme ad Acerbo e ai fratelli Navarra, risponde spiegando che «va bene anche se ho sempre delle riserve perché sono appalti difficili quelli dal punto di vista economico»
    Inchiesta Expo, monsignor Gioia nelle intercettazioni su Palazzo Italia - Corriere del Veneto

    GIOIA - Diffusione del cognome GIOIA - Mappe dei Cognomi Italiani

    NAVARRA - Diffusione del cognome NAVARRA - Mappe dei Cognomi Italiani

    Falsi certificati di residenza a stranieri in cambio di voti: arrestato ex funzionario comunale, sospetti anche su primarie Pd
    di Francesco Faenza
    SALERNO. Nove persone sono state arrestate nell'ambito di una inchiesta della procura distrettuale antimafia di Salerno e dei carabinieri del Ros contro la tratta di esseri umani.
    Al centro delle indagini un'organizzazione transnazionale multietnica specializzata nella tratta di cittadine romene da sfruttare in aziende agricole, sottopagate e vessate con minacce e violenze.
    Coinvolto nell'inchiesta l'ex funzionario dell'ufficio anagrafe del Comue di Eboli, Pino Mazzini, che secondo l'accusa facilitava il rilascio della documentazione ottenendo in cambio la possibilità di utilizzare quei lavoratori come serbatoio elettorale anche in relazione ad una sua eventuale futura candidatura. Sospetti degli inquirenti anche sulle primarie Pd.
    Falsi certificati di residenza a stranieri in cambio di voti: arrestato ex funzionario comunale, sospetti anche su primarie Pd

    Dirigenti sindacali e legge 104, gli intoccabili del Comune di Palermo
    di Giancarlo Macaluso
    PALERMO. Ci sono quasi duemila impiegati al Comune sostanzialmente «intoccabili» sotto il profilo del trasferimento. Persino farli spostare (per esigenze dell’amministrazione) da un ufficio all’altro, da un piano all’altro o addirittura alla stanza accanto, diventa una missione impossibile. Fra dirigenti sindacali, rappresentanti di base e persone che godono dei benefici della legge 104 (tre giorni di permesso retribuito al mese) per la propria malattia o quella di un congiunto parliamo di un esercito che rappresenta oltre il 20 per cento del personale in servizio diretto al Comune che conta 9 mila unità.
    Beninteso, non si tratta di condizioni fuorilegge. Permessi e distacchi sindacali sono previsti dalla legge. Probabilmente, però, avere un rappresentante ogni dieci dipendenti è una percentuale notevolissima. Vero è che questi signori sono impiegati comunali, ma non tutti svolgono la loro attività all’interno di Palazzo delle Aquile: spesso «gestiscono» e rappresentano comparti diversi.
    Il fenomeno, di fatto, comporta inamovibilità: i sindacalisti per una tutela che nasce per evitare ritorsioni del datore di lavoro, quelli della 104, perché hanno il diritto a essere nella sede più vicina al luogo di cura o al familiare malato.
    Dirigenti sindacali e legge 104, gli intoccabili del Comune di Palermo - Giornale di Sicilia

    I 28mila forestali siculi forse spariscono. No, non li licenziano
    di Matteo Borghi
    Aboliscono i forestali. Non è una notizia presa da un Paese dove vige il dogma neoliberista o da una fiction di fantapolitica in stile Frank Underwood. Arriva dall’Italia ed in particolare dal ministro della Funzione Pubblica Marianna Madia che giusto stamane, sull’onda delle dichiarazioni del premier Renzi («bisogna andare verso una maggiore integrazione, difficile che dopo la riforma della Pa le forze di polizia siano ancora cinque»), ha annunciato il probabile scioglimento del Corpo forestale dello Stato.
    Parliamo di quella forza di polizia dalla duplice funzione, che in alcune regioni serve a tutelare i boschi in altre l’occupazione. Quella che in Piemonte ha circa 400 agenti mentre in Sicilia, con la stessa estensione territoriale (e molte meno aree montagnose e boschive), la bellezza di circa 28mila di cui solo 803 a tempo indeterminato, come riferisce il Fatto Quotidiano. Gli altri 28 mila infatti sono assunti per sei mesi all’anno con contratti a termine dagli assessorati Agricoltura e Territorio mentre gli altri sei mesi sono a carico dell’Inps.
    Insomma un corpo un po’ sbilanciato che verrà cancellato con un colpo di spugna. E già ci immaginiamo le grida di dolore dei siciliani, ma anche dei calabresi, dei campani e di tutti coloro che – su una carriera da forestale – avevano posto le proprie speranze. Vien da pensare che è proprio vero che questo Renzi(e)-Reagan sta distruggendo le speranze dei giovani che intendono passare la propria vita a lavorare con forza e determinazione per la pubblica amministrazione. Forse davvero vuol sovvertire tutto, scardinare quel sistema pubblico che garantisce a tutti i cittadini un trattamento equo e rispettoso dei dettami della Costituzione fra cui la solidarietà sociale, l’eguaglianza di fronte alla legge e la progressività fiscale come sosteneva il dirigente del Consiglio di Stato Oberdan Forlenza?
    In realtà stiano pure tutti tranquilli, Renzi non ha intenzione di fare nulla di tutto ciò. Se intende accorpare il corpo forestale con uno degli altri (non si sa ancora quale) non vuol dire che ne voglia ridurre l’organico. Il problema della difforme distribuzione dei forestali fra Nord e Centro-Sud rimarrà ancora sulla carta, senza trovare una soluzione definitiva.
    Molto probabilmente, come già fatto con le province, si cambierà il nome alla Forestale, riducendola a “sottocorpo” di polizia, carabinieri o Guardia di finanza. Non solo: i quasi 28mila addetti alla conservazione dei boschi siciliani potranno a maggior ragione dormir sonni sereni: essendo assunti da una Regione, peraltro a statuto speciale, invece che dallo Stato non potranno di sicuro rientrare nei piani di Renzi.
    I 28mila forestali siculi forse spariscono. No, non li licenziano | L'intraprendente

    Verifiche fiscali, sequestro da 1 milione e 619mila euro per il colonnello della Finanza Mendella
    Il sequestro conservativo di una somma fino a un milione e 619mila euro è stato disposto dalla Corte dei Conti, sezione per la Campania, nei confronti del colonnello della Guardia di Finanza Fabio Massimo Mendella.
    L'ufficiale, nel suo ruolo svolto negli anni scorsi di comandante del gruppo Tutela entrate di Napoli e successivamente del gruppo di Roma, è accusato, nell'ambito di una inchiesta della procura partenopea, di vari episodi di corruzione e concussione.
    Secondo l'accusa, avrebbe ottenuto tangenti per oltre un milione di euro in cambio di verifiche fiscali compiacenti nei confronti di imprenditori. «In violazione - scrivono i magistrati - dei doveri di imparzialità e trasparenza imposti a tutti i funzionari pubblici».
    Verifiche fiscali, sequestro da 1 milione e 619mila euro per il colonnello della Finanza Mendella


 

 
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