La gelosia di un terrone all'estero...
Vede foto su Googlemap e accoltella la sua ex
«Prova del tradimento»
RAVENNA – E' stata scatenata da una foto su Google Map la gelosia che ieri lo ha portato ad accoltellare a Rimini la ex compagna di 54 anni e il nuovo presunto compagno della donna, un ex poliziotto 59enne.
Dal carcere ravennate di Port'Aurea, il 55enne Mario Caggiano, originario del Foggiano ma residente nel Torinese, continua a ripetere che è dispiaciuto per l’accaduto e che non voleva affatto accoltellare i due presunti amanti ma che, una volta arrivato sul posto a Rimini, ha perso la testa. La sua intenzione sarebbe cioè stata solo quella di bucare le gomme dei rispettivi mezzi.
A spingerlo verso quel preciso numero civico riminese, ha spiegato essere stata una foto vista su Google Map, evidentemente in una fase di particolare ossessione per quel rapporto finito: in quello scatto, sebbene risalente all’agosto scorso, comparivano un’auto e una moto parcheggiati a poca distanza e che lui ha riconosciuto essere come appartenenti alla ex e a quello che da tempo credeva ormai essere l’amante della donna.
Quando una volta giunto sul posto li ha incrociati, i due sono fuggiti. Lui ha raggiunto prima l’uomo che grazie a un attrezzo, forse un badile recuperato da un cantiere, avrebbe tentato un’ultima inutile difesa; quindi l’aggressore è andato verso la ex moglie per accoltellare pure la donna. Infine la fuga che solo casualmente si è conclusa in un centro commerciale di Lugo, cittadina romagnola nella quale lui non ha nessun aggancio.
Domani l’udienza di convalida dell’arresto davanti al Gip di Ravenna Antonella Guidomei: deve rispondere di duplice tentato omicidio volontario aggravato dalla premeditazione e dell’uso del coltello.
Vede foto su Googlemap e accoletta la sua ex «Prova del tradimento» | La Gazzetta del Mezzogiorno.it
Rissa al funerale tra due famiglie, contesa l'auto del nonno defunto
di Paolo Panaro
BATTIPAGLIA. Litigano dopo il funerale del padre. Dieci persone, due intere famiglie sono state segnalate dai carabinieri alla Procura della Repubblica di Salerno per rissa.
L’episodio è accaduto martedì pomeriggio nel cortile dello stabile dove abitava il defunto, un anziano di 81 anni, in Viale della Libertà nel rione Sant’Anna. La goccia che ha fatto traboccare il vaso è stato l’utilizzo di un’auto del defunto, una Fiat Panda prelevata subito dopo i funerali da un nipote.
La situazione è degenerata e i familiari del defunto hanno iniziato a picchiarsi. Si sono creati due gruppi contrapposti, quello composto dai familiari del giovane che si è impossessato dell’auto, e facevano di tutto per difenderlo, e l’altro formato dai parenti che contestavano l’utilizzo dell’auto.
Rissa al funerale tra due famiglie, contesa l'auto del nonno defunto
Ritratto (crudo) del Cannavaro beatificato senza merito
di Albertino
Fabio Cannavaro indagato per frode fiscale. Fosse vero, sarebbe la miglior cosa combinata dal Pallone d’Oro fuori dal campo. Spieghiamo. L’ex calciatore di Napoli, Parma, Inter, Juve e Real Madrid è stato dipinto come simbolo dell’italianità. Eccellenza partenopea, più di qualsiasi mozzarella di bufala. Uomo immagine di Berlino 2006, quando gli uomini di Lippi vinsero la Coppa del Mondo mentre l’Italia pallonara era sconvolta da Calciopoli.
Nel nostro Paese non c’è categoria peggiore dei giornalisti sportivi, genericamente più servili di Fede davanti a Berlusconi o di Fazio davanti a chiunque. Per questo Cannavaro è stato ricoperto di carezze e nessuno ricorda le numerose scivolate fuori dal campo. A Parma fece lo sciocchino, e prima della finale di Coppa in quel di Mosca (1999) si fece filmare dal compagno Almiron con una flebo nel braccio. Doping? No, normalissimo «ricostituente» come spiegò davanti a Striscia la Notizia che gli consegnò il tapiro d’Oro. Restò l’immagine di un atleta un po’ bulletto, ma tutti chiusero la pratica in fretta e furia: il caso emerse quando Cannavaro giocava nella Juve, e quindi tutti furono sollevati nel poter archiviare il video con una risata. Stessa cosa pochi anni dopo (2009) quando vestiva la maglia bianconera per la seconda volta: risultato positivo, il procuratore nazionale antidoping non lo convocò ma si precipitò al suo capezzale. Cosa mai vista prima. Ovviamente finì a tarallucci e vino, perché il difensore era stato punto da un’ape e quindi assunse un farmaco per prevenire lo shock anafilattico. Caso chiuso.
In più di un’occasione fu accostato all’estrema destra. Nel 1997, in radio, pubblicizzò alcune colonie estive organizzate dai <fasci> mentre nel 2007 – al Real Madrid – mostrò un tricolore col fascio littorio. Si giustificò dicendo di averlo ricevuto da alcuni tifosi. Quando uscì Gomorra gli attribuirono questa frase: «Non so quanto faccia bene all’Italia». Poi smentì, e nessuno osò incalzarlo. Quando giocava nell’Inter, saltò una caterva di partite per infortunio. Poi il club nerazzurro decise di girarlo alla Juve prendendosi due lire e uno sconosciuto portiere sudamericano. Tutti pensarono all’ennesima pirlata di Moratti, ma poi le intercettazioni di Calciopoli dimostrarono che il «simbolo italiano» sghignazzava al telefono con Luciano Moggi. Il quale voleva portarlo a Torino e gli consigliava di non scendere in campo, a costo di spacciarsi per rotto col «Brindellone», cioè Facchetti. Fabio poi giurò eterna fedeltà alla Vecchia Signora, salvo cambiare idea con la retrocessione in B: scappò a Madrid lasciando in Piemonte gente come Buffon o Del Piero. Dopo la Spagna, nuovo ritorno in Italia e partecipazione al disastroso Mondiale Sudafricano grazie alla disponibilità di Marcello Lippi. Il quale non osò lasciarlo a casa, nonostante non ci fosse più traccia dell’ottimo difensore che fu. Capace di vincere il Pallone d’Oro nel 2006.
Quando l’Inter incassò lo scudetto a tavolino, lui sbottò: «Fa rabbia, l’abbiamo vinto noi bianconeri». La pensava diversamente pochi anni prima, quando giocava nel Parma e proprio contro la Juve – in piena lotta scudetto contro la Lazio – gli annullarono un gol per motivo incomprensibile, garantendo alla squadra della Fiat il primo posto. Venne giù il mondo, e la Lazio riuscì a prendersi la rivincita vincendo il titolo grazie alla famosa Perugia Juve 1-0 (gol di Calori).
Il leccaculismo senza limiti nei confronti di Cannavaro lo incoronò simbolo dell’unità d’Italia, custode dell’Inno di Mameli: «Mi emoziona, non so perché non sia così per tutti» disse. Propose di devolvere eventuali premi partita ai mondiali 2010 per le celebrazioni dell’Unità. Gli azzurri vennero eliminati subito: davvero un peccato.
Non mancano altre storielle sfortunate. Cannavaro mise dei soldi in un ristorante poi sequestrato perché puzzava di camorra. Poi spuntò una faccenda relativa all’importazione di cialde di caffè a Dubai: il nome del calciatore emerse per le indagini su un suo amico imprenditore. Finito in cella per riciclaggio dei soldi dei clan. Fabio Nostro non è mai stato indagato. Ora salta fuori questa storia sulla presunta maxi-evasione. Anche lui scappa dalle rapine del fisco italiano? Fosse vero, sarebbe una delle migliori scelte del Cannavaro uomo.
Ritratto (crudo) del Cannavaro beatificato senza merito | L'intraprendente
Terronia intraprendente.....
Napoli. Fabbrica clandestina vicino all'aeroporto: migliaia di scarpe Hogan contraffatte
Napoli. Un opificio clandestino di circa 400 mq, all'interno di una villa a poca distanza dall'aeroporto internazionale di Capodichino.
A scoprirlo i finanzieri della compagnia di Casalnuovo, che hanno trovato e sequestrato circa 200mila semilavorati, migliaia di scarpe Hogan contraffatte e un ingente quantitativo di materiale da adoperare per la produzione di ulteriori articoli falsi. La merce, una volta immessa nel mercato illegale, avrebbe fruttato oltre 500mila euro.
La perquisizione estesa a una dependance della villa ha consentito alle Fiamme gialle di individuare e sequestrare 265 kg di sigarette di contrabbando dal valore di circa 45mila euro. Un uomo di 32 anni è stato arrestato e 12 operai sono stati denunciati all'autorità giudiziaria.
Napoli. Fabbrica clandestina vicino all'aeroporto: migliaia di scarpe Hogan contraffatte
Lavoratori in assemblea sindacale. E i turisti restano fuori da Pompei
Ultima follia all'italiana. I sindacati protestano contro l'organizzazione del lavoro. E i cancelli rimangono chiusi: i turisti costretti ad aspettare per tutta la mattina. Su Twitter esplode la rabbia
Andrea Indini
Il giapponese arriva da lontano per ammirare quello che senza ombra di dubbio è il museo a cielo aperto più affascinante del mondo. Pompei sta lì in tutta la sua bellezza. A dividerlo dal turista, che freme per scattare fotografie a raffica, sono i cancelli di metallo. Sono le 9 di mattina ed è ancora chiuso. Impossibile entrare. La coda s'ingrossa, ma nessuno viene ad aprire. Così per tutta la mattinata. Tanto che su Twitter un turista pubblica un'immagine che l'emblema del male d'Italia. "Stamane scavi di Pompei chiusi per assemblea sindacale: ho finito gli insulti".
Può un'assemblea sindacale bloccare, anche se solo per una mattinata, quella che è una delle industrie più produttive del Belpaese: il turismo? Assolutamente no. Eppure, nei prossimi tre giorni, per i visitatori delle aree archeologiche di Pompei, Ercolano, Oplonti, Boscoreale e Stabia si verificheranno continui disagi. Quel che è peggio è che la Soprintendenza Speciale per i Beni Archeologici di Pompei, Ercolano e Stabia lo sapeva e non ha mosso un dito. Si è limitata a prenderne atto e a stendere un comunicato stampa che è stato divulgato ieri sera. A riunirsi in assemblea sono i lavoratori di Uil, Flp, Unsa e Rsu che, la scorsa settimana, hanno annunciato lo stato di agitazione. Contestano la cattiva organizzazione del lavoro e l'essere costretti a lavorare in prefabbricati di cemento-amianto che avrebbero dovuto essere eliminati da tempo, con i dipendenti destinati a spostarsi nelle case demaniali.
I turisti in coda hanno subito scatenato l'agitazione in rete. "Sono curioso di sapere che c'è da discutere per tre giorni", twitta un utente. "Non gestite una panetteria di proprietà - fa eco un altro - ci son dei turisti e delle persone che pagano per venire a Pompei". E c'è chi addirittura invoca l'intervento dell'esercito. È l'immagine dell'Italia, paralizzata da discutibili battaglie sindacali, che continua a riproporsi con una violenza inaudita. Perché Pompei, vessata dall'incuria e penalizzata dalla mala gestione, è solo un esempio, uno degli ultimi, di un sistema che non funziona. Un sistema che non è in grado di esaltare le proprie eccellenze.
Lavoratori in assemblea sindacale. E i turisti restano fuori da Pompei - IlGiornale.it
Legulei napulitani....
Napoli. Marche da bollo false: interdetti dalla professione nove avvocati
di Giuseppe Crimaldi
Nove avvocati napoletani sono stati interdetti dalla professione perché coinvolti in un traffico di marche da bollo false che venivano applicate sugli atti giudiziari.
Centinaia di fascicoli sequestrati dalla Procura della Repubblica di Napoli, che ha condotto le indagini, affidate ai carabinieri della compagnia Napoli Centro. Si tratta di fascicoli che poi finivano davanti ai giudici di pace.
Un numero di atti giudiziari altissimo sarebbe stato corredato dalle false marche da bollo: oltre duemila i fascicoli finiti sotto sequestro. Arrestato anche il «fornitore» ufficiale delle marche da bollo contraffatte: si tratta di un napoletano.
Le indagini della Procura sono state condotte dai carabinieri della stazione «San Giuseppe». Oltre ai legali raggiunti dal divieto di svolgere per due mesi la professione ci sono anche altri professionisti iscritti nel registro degli indagati: tutti devono rispondere dei reati di truffa e acquisto e detenzione di valori bollati falsificati.
Per avere un'idea complessiva del volume di affari che ci sarebbe dietro questo giro di marche da bollo false basterà ricordare che i fascicoli trovati con bolli falsi sono 716, ai quali vanno ad aggiungersi altru 2000 atti giudiziari, per un totale di 1017 marche da bollo false applicate. Si stima che solo rispetto alle carte controllate il danno erariale superi i 50mila euro.
Napoli. Marche da bollo false: interdetti dalla professione nove avvocati
Bari, chiuse indagini su ex Rettore: favorì figlia direttore Ateneo
BARI - La Procura di Bari ha inviato l'avviso di concluse delle indagini preliminari all'ex rettore dell'Università di Bari, Corrado Petrocelli, all'ex direttore amministrativo, Giorgio De Santis, all'attuale direttore generale, Gaetano Prudente e a Vito sasanelli, dirigente dell'Ateneo. Per tutti l'accusa, a vario titolo, è di falso, abuso d'ufficio e usurpazione di funzioni pubbliche.
I fatti si riferiscono a un percoro privilegiato che sarebbe stato riservato, per l'accesso ad una scuola di specializzazione, alla figlia dell'ex direttore amministrativo, De Santis, a scapito di un'altra candidata. Quest'ultima, infatti, aveva praticamente l’ammissione in tasca. Con tanto di decreto di nomina e contratto firmato. Quando, pochi giorni prima dell'inizio del servizio, arrivò l’esclusione improvvisa.
L'interessata, una spirante specializzando originario della provincia di Foggia, dopo avere vinto l’accesso alla scuola di specializzazione in chirurgia plastica che, a sua volta, «proveniva» da una borsa inutilizzata ad urologia, sarebbe stato messo improvvisamente da parte per fare posto a un’altra candidata che doveva essere ammessa, questa volta a cardiologia. Gli inquirenti sono al lavoro per esaminare tutti gli atti amministrativi relativi al trasferimento della borsa da una specializzazione all’altra. A discapito del primo candidato, vincitore a chirurgia plastica e che si è visto sfuggire la borsa a favore della candidata, figlia dell’allora direttore amministrativo dell’Ateneo.
E’ questa l’ipotesi investigativa che vede di nuovo l’Università di Bari, questa volta Rettore compreso, al centro di una inchiesta della Procura. Al vaglio dei finanzieri del nucleo di polizia tributaria del comando provinciale e del pm Silvestris sono finite le procedure per l’ammissione a cardiologia dello scorso anno.
In un primo tempo all’aspirante specializzando che si è fermato sulla soglia della scuola, sarebbero stati assegnati punti in più per le sue pubblicazioni scientifiche e che la De Santis, è questa l’ipotesi, non poteva vantare. Poi, però, il punteggio sarebbe stato ritoccato verso il ribasso. Ad un certo punto avrebbero dato più punteggio i lavori scientifici pubblicati durante il corso di studi universitari. Per gli investigatori si tratta di un paradosso: come è possibile - si chiedono - che lavori pubblicati da studenti valgano di più di quelli realizzati dopo la laurea?
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False residenze a cittadini cinesi, denunciati dipendenti Municipalità
NAPOLI - Una richiesta anomala da parte di cittadini cinesi, riguardante il rilascio di circa 30 carte d’identità al giorno, ha fatto insospettire la dottoressa Nettuno, funzionario della II Municipalità con sede al Corso Garibaldi, tanto da inoltrare la segnalazione al Nucleo di Polizia Giudiziaria della Unità Operativa Polizia Municipale San Lorenzo che ha eseguito le indagini.
Constatata la validità del sospetto sono scattati i controlli ad ampio raggio sulle residenze dei richiedenti le carte d’identità.
Dai riscontri effettuati è stato accertato che il novanta per cento dei richiedenti avevano dichiarato un falso indirizzo, avvalendosi presumibilmente della complicità di alcuni impiegati della II Municipalità che prestavano servizio presso l’ufficio anagrafe, al fine di ottenere la residenza e il successivo rilascio delle carte d’identità.
Durante le indagini un cittadino cinese è stato sorpreso, presso gli sportelli deputati al rilascio delle carte di identità della II Municipalità, con numerosi documenti in originale mentre richiedeva a nome dei suoi connazionali il rilascio della carte d’identità; lo stesso è stato sottoposto a fermo per identificazione e foto segnalamento perché privo di permesso di soggiorno. Il latore delle richieste fatte a nome dei suoi concittadini è stato denunciato anche per immigrazione clandestina ai sensi dell'art. 10 bis del D.Lgs. 286/98.
In via cautelativa alcuni dipendenti della II e della IV Municipalità, addetti agli inserimenti dei cambi di residenza, sono stati trasferiti presso altri Uffici, mentre un dipendente della sede centrale anagrafica di Soccavo, responsabile dell'inserimento di migliaia di residenze fittizie di cittadini cinesi, è stato privato della chiave di accesso ai terminali comunali.
Tutti i dipendenti coinvolti nell’indagine sono stati denunciati all’Autorità Giudiziaria per corruzione, falso in atto pubblico e associazione a delinquere.
Sono in corso analoghe operazioni di verifica su tutte le altre Municipalità.
False residenze a cittadini cinesi, denunciati dipendenti Municipalità
Socialmente utili ma lavoravano altrove
8 denunce nel Foggiano
MANFREDONIA (FOGGIA) – Otto lavoratori socialmente utili e due loro complici sono stati denunciati per truffa aggravata ai danni dello Stato: avevano fatto timbrare a parenti e colleghi il badge di presenza al lavoro. In realtà uno vendeva fichi d’india per strada, due passeggiavano nel centro cittadino, uno lavorava come fabbro, un altro ancora era in un centro scommesse, un settimo lavorava nella pescheria del figlio e un suo collega faceva altrove il muratore.
I due lavoratori bloccati nel centro cittadino di Manfredonia, elegantemente vestiti, – è detto in una nota della polizia – si sono lamentati con gli agenti per il controllo subito tra la gente affermando che "stavano subendo un danno di immagine e che avrebbero chiesto i danni".
Socialmente utili ma facevano altro denunce nel Foggiano | La Gazzetta del Mezzogiorno.it
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