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Discussione: Terries

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    Predefinito Re: Terryes

    Impiegata comunale si butta giù dall'ufficio e ferisce il marito che era sul marciapiede: entrambi in ospedale
    di Francesco Faenza
    Una donna, impiegata dell'ufficio anagrafe ad Eboli, si è lanciata dal primo piano dell'ufficio in cui lavora ed è precipitata addosso al marito, che era sul marciapiede sotto.
    Feriti entrambi, lui è stato ricoverato all'ospedale di Battipaglia, lei ad Eboli. E' accaduto stamattina, verso le dieci, nella sede municipale di Eboli che si trova nell'ex Pezzullo in via Nazionale.
    Impiegata comunale si butta giù dall'ufficio e ferisce il marito che era sul marciapiede: entrambi in ospedale

    L'aereo diretto a Napoli non parte da Fiumicino, il motivo: manca l'equipaggio
    L'aereo c'è ed è pronto per partire, ma i passeggeri vengono informati dall'altoparlante che il loro volo in partenza da Fiumicino per Napoli subirà un ritardo di circa quattro ore. Il motivo: manca il personale di bordo.
    É accaduto questa sera all'aeroporto di Fiumicino. Sconcerto e tanta rabbia tra tutti coloro, italiani e stranieri che dopo aver fatto scalo a Roma dovevano proseguire in direzione Napoli.
    «L'aereo che sarebbe dovuto decollare alle 21,30 - spiega uno dei malcapitati passeggeri - non è partito e mentre eravamo in fila per imbarcarci ci hanno detto che prima dell'una di notte non saremmo potuti partire perchè mancava l'equipaggio. Abbiamo chiesto se potevamo metterci a disposizione un autobus per portarci a Napoli ma hanno risposto che non era possibile per altri motivi a noi sconosciuti. Abbiamo infine chiesto dato che ci sono persone anziane, donne e bambini, se potevamo pernottare in zona e ripartire domani e anche a questa richiesta hanno risposto di no. Mi sembra incredibile che un aeroporto internazionale come Fiumicino lasci a terra per ore tante persone giunte da ogni parte del mondo non per un problema tecnico ma per mancanza di personale».
    L'aereo diretto a Napoli non parte da Fiumicino, il motivo: manca l'equipaggio

    Rifiuti solidi urbani....

    Giallo a Caivano, camion dei rifiuti scarica cadavere
    di Marco di Caterino
    Caivano. Un cadavere tra i rifiuti appena scaricati da un grosso autocompattatore nel piazzale di vagliatura dei rifiuti dell'azienda di igiene urbana " Di Gennaro", ubicata nella zona Stir di Caivano.
    Il corpo di un uomo, tra i 30 e i 40 anni, è stato notato dagli operai che si apprestavano alle operazioni di vagliatura di una vera e propria montagna di rifiuti urbani, scaricati da una decina di autocompattatori negli ultimi tre giorni. L'allarme è stato immediato.
    Sul posto gli agenti del commissariato di Afragola, diretto dal vice questore Sergio Di Mauro. Il corpo dello sconosciuto, di razza bianca [sic!] con ancora indosso un giubbino colorato, dai primi rilievi effettuati sul posto, presentava una profonda ferita lacero contusa alla fronte, ma senza evidenti segni di perdita di sangue, circostanza che induce gli inquirenti a ritenere che possa essere stata causata al momento delle operazioni di svuotamento di uno degli autocompattatori. E poichè il piazzale dove si effettua la vagliatura, viene liberato ogni due - tre giorni, al momento non è stato possibile individuare quale autocompattatore abbia trasportato questo carico di orrore.
    Giallo a Caivano, camion dei rifiuti scarica cadavere

    Caserta. Pane cotto con il legno degli infissi e in mezzo alle blatte: blitz dei Nas
    Il NAS di Caserta, nel corso di un controllo nel campo della produzione artigianale del pane, ha bloccato l’attività di un forno a legna per gravi carenze igienico-sanitarie. I carabinieri hanno disposto la chiusura di un panificio e sequestrato tutte le attrezzature per gravi carenze igienico-sanitari. L'attività si trova nel comune di Capodrise.
    I militari hanno constatato che i locali erano infestati da blatte e hanno accertato che il titolare dell’attività non attuava le procedure di autocontrollo per garantire la salubrità dei prodotti messi in commercio.
    All’interno dei locali i carabinieri hanno rinvenuto scarti di legname (pedane, infissi e scaffali) utilizzati per cuocere il pane ed i prodotti da forno che venivano a contatto con sostanze tossiche e pericolose per la salute.
    Il materiale di risulta, classificato come rifiuto speciale, non può essere impiegato per l’alimentazione dei forni che richiedono, invece, esclusivamente legna o prodotti legnosi idonei allo scopo. Per le gravi violazioni riscontrate e l’assenza dei requisiti igienico-sanitari è stata disposta l’immediata chiusura del panificio e sequestrate le attrezzature.
    Caserta. Pane cotto con il legno degli infissi e in mezzo alle blatte: blitz dei Nas

    Napoli. Morto per il freddo in ospedale, avvisi ai medici
    di Giuseppe Crimaldi
    Una morte sospetta, una notte di gelo trascorsa su una barella in ospedale accanto ad una finestra con il vetro rotto dalla quale entravano raffiche di vento e di pioggia sugli ammalati. Dopo l'esposto presentato dai parenti di Ernesto Biancolino, deceduto in una corsia del San Giovanni Bosco, l'indagine ha già portato la Procura a identificare cinque persone - medici e paramedici - iscrivendo i loro nomi nel registro degli indagati. Ufficialmente - stando alla versione fornita dalla direzione sanitaria del San Giovanni Bosco - Ernesto Biancolino sarebbe morto per le conseguenze di uno pneumotorace spontaneo, complicanza respiratoria legata ad una sindrome influenzale contratta nelle ore precedenti al ricovero.
    Di diverso avviso i familiari, i quali sostengono che a far precipitare le cose sarebbe stata la sistemazione provvisoria dell'ammalato su una barella, esposto alle intemperie del maltempo anche a causa della forte corrente determinata dal vetro rotto di una finestra. Il drammatico racconto del padre: «Mi diceva non resisto, sto morendo dal freddo».
    Napoli. Morto per il freddo in ospedale, avvisi ai medici

    Napoli. «Morto di freddo in ospedale»: ecco il drammatico racconto del padre
    La polizia sta indagando sulle circostanze della morte un uomo di 34 anni, Ernesto Biancolino, morto all' ospedale «San Giovanni Bosco» di Napoli, dove era stato ricoverato la sera del 2 febbraio.
    Biancolino, che accusava dolori in tutto il corpo, dopo una visita dal medico di base la mattina del 2 febbraio - che gli aveva diagnosticato l' influenza, con una leggera bronchite, e prescritto alcuni farmaci, la mattina del 2 febbraio - si era sentito male e verso le 22 era stato accompagnato al «S. Giovanni Bosco» da un'ambulanza del 118.
    «Voglio precisare – sono le ultime parole della denuncia presentata dal padre Vincenzo – che mio figlio stando sotto la finestra, dove c’erano i cartoni, si era congelato tutto il lato destro, mentre l’aria condizionata invece di mandare aria calda mandava aria fredda».
    Sarà mai possibile identificare i responsabili della perdita così assurda di una giovane vita umana? «Nessuno purtroppo – afferma il difensore della famiglia, avvocato Angelo Pisani – potrà più restituire Ernesto all’amore dei suoi cari ed al suo piccolo bambino. Tuttavia questo non significa che si possano tollerare trattamenti disumani, violazioni dei diritti umani e torture in barella in ogni ospedale napoletano, ora si dovranno fare accurate indagini e capire di chi è la responsabilità di questo scempio. Situazioni del genere non sono più accettabili in un Paese civile. Dobbiamo fare in modo che tutto questo non accada mai più ed i responsabili della sanità dovrebbero subito dimettersi per far resuscitare il diritto alla salute».
    Napoli. «Morto di freddo in ospedale»: ecco il drammatico racconto del padre

    Caseificio «ruba» energia elettrica: il titolare finisce ai domiciliari
    Castel Volturno. Squadre dell'Enel e dei carabinieri in azione a Castel Volturno per contrastare il singolare fenomeno dei furti di luce. L'operazione è iniziata per verificare il consumo di un caseificio, che risultava troppo basso rispetto a quanto indicato dal contatore.
    Dopo la verifica è stato scoperto che l'apparecchio era stato manomesso e registrava solo il venti per cento del consumo. Di fianco al caseificio, poi, c'era un alimentari che non risultava avere alcun contatore. E dopo il controllo è stato scoperto che l'attività commerciale era servita da un contatore abusivo. Entrambi i gestori sono stati arrestati. Lunedì sarà celebrato per entrambi il processo per direttissima.
    Un fenomeno molto sentito quello dei furti di energia elettrica in territorio casertano. Sono molti gli allacci abusivi, che consentono illegalmente di fruire del servizio senza pagare alcuna bolletta. Oppure di pagare, manomettendo i contatori, soltanto una parte dell’energia elettrica realmente consumata. Un fenomeno che si riscontra sia in aziende ed esercizi commerciali sia nelle private abitazioni.
    Caseificio «ruba» energia elettrica: il titolare finisce ai domiciliari

    I dolci fanciulli napulitani...

    A 16 anni gestisce piazza di spaccio, arrestato baby pusher
    NAPOLI - A soli 16 anni gestiva una piazza di spaccio di hashish nel Rione don Guanella, tra i quartieri di Secondigliano e Scampia a Napoli. Il baby spacciatore è stato arrestato dagli agenti del Commissariato di Polizia di Scampia nel tardo pomeriggio di ieri, in flagranza nell'attimo in cui effettuava lo scambio droga-soldi con un acquirente occasionale.
    Il giovane aveva con sé 95 euro. Fermato dalla Polizia anche l'acquirente, che è stato segnalato alla Prefettura. Il 16enne è stato arrestato e portato dai poliziotti nel Centro di prima accoglienza dei Colli Aminei.
    A 16 anni gestisce piazza di spaccio, arrestato baby pusher

    Ad Agrigento un docente ogni quattro gode dei benefici della «104»
    Adesso sarà compito dell’Inps e della magistratura accertare abusi
    AGRIGENTO. La costituzione di un tavolo tecnico, la conclusione dell’indagine interna da parte del personale dell’ex Provveditorato agli Studi e l’impegno a rivedere i trasferimenti, sono i primi e concreti atti che il dirigente dell’Ufficio Scolastico provinciale ha messo in atto in seguito allo scandalo della legge 104. Raffaele Zarbo ieri mattina, alla presenza dell’ufficio di gabinetto del sottosegretario all’Istruzione, ha istituito un tavolo tecnico.
    La struttura, presieduta dal direttore dell’Ufficio scolastico provinciale, è composta da cinque dirigenti scolastici, in rappresentanza del territorio agrigentino. Si tratta dei presidi Graziella Fazzi, Anna Maria Sermenghi, Rosanna Provenzano, Ernesta Gugliotta e Teresa Guazzelli. Il loro compito, abbastanza arduo, sarà quello di trovare e proporre delle soluzioni alternative per quelle scuole che vengono penalizzazione, nell’attuazione della didattica, dai benefici della legge 104. Una impresa da titani se si considera che questi dirigenti dovranno scontrarsi con i dettami di una legge dello Stato nata per tutelare situazioni di disagio e che oggi sono in molti ad abusarne. Sarà in questa direzione che la Squadra dovrà lavorare cercando di individuare proposte operative che possono evitare la penalizzazione dell’attività didattica.
    I numeri della 104.
    Il personale dell’ufficio scolastico provinciale (ex Provveditorato agli studi) che lavora nelle quattro sezioni dell’istruzione: infanzia, primaria, media e media di secondo grado, ha completato l’indagine su quanti sono nella scuola agrigentina i titolari dalla legge 104. «L’indagine è stata conclusa da tempo – commenta Raffaele Zarbo – Prima ancora che il Ministero desse disposizioni di questa indagine capillare. Noi dopo vari riscontri possiamo dire che non superiamo il 24,40 per cento. L’aspetto più grave ed indecente, invece, lo registriamo nella mobilità del personale della scuola (i trasferimenti; n.d.r.), dove la percentuale purtroppo è del 100 per cento. Semplicemente scandaloso! Come scuola siamo pronti, in qualsiasi momento, dopo le verifiche storiche certificate dell’Inps, a rivedere tutta la mobilità di questi anni. Ma dobbiamo avere dati certi su questi abusi. Se un docente o personale Ata presenta istanza corredata dalla legge 104, non possiamo che accoglierla. Sarà compito dell’Inps e della Magistratura accertare abusi, ed in questo caso noi come ufficio scolastico possiamo intervenire rivedendo tutti i movimenti».
    Ad Agrigento un docente ogni quattro gode dei benefici della «104» - Giornale di Sicilia

    Truffa dei pannoloni, a giudizio ex manager Asp di Palermo
    Salvatore Cirignotta avrebbe truccato una gara da 41 milioni di euro per la fornitura di pannoloni
    PALERMO. L' ex manager dell'Azienda sanitaria provinciale di Palermo, Salvatore Cirignotta, è stato rinviato a giudizio dal gip Luigi Petrucci per turbativa d'asta: avrebbe truccato una gara da 41 milioni di euro per la fornitura di pannoloni.
    «Avevo bisogno di soldi e intascavo 3 euro per ogni falsa prescrizione», ma «ero consapevole di ciò che stavo facendo, così come della complicità dei farmacisti». Così ha confessato – durante l’interrogatorio di dicembre davanti al gip di Palermo Nicola Aiello - Pietro Li Sacchi, 41 anni, funzionario dell’Ufficio H del Dipartimento di riabilitazione dell’ospedale della Guadagna, nel capoluogo, arrestato nell’ambito dell’inchiesta «Farmagate» - assieme a tre farmacisti, al titolare di una parafarmacia e a un ex pip - e che avrebbe avuto un ruolo centrale nella truffa da duecentomila euro legata ai rimborsi di pannoloni che, proprio da Li Sacchi, sarebbero stati prescritti a pazienti morti o a persone inesistenti.
    Il processo comincerà l'8 aprile davanti al tribunale di Palermo. Secondo l'accusa, Cirignotta avrebbe "blindato" il suo progetto fin dalle fasi iniziali, scegliendo, tra amici e conoscenti, i componenti della commissione che avrebbe dovuto aggiudicare l'appalto milionario. Un piano che ha dovuto fare i conti, però, con due funzionari che si sono rifiutati di far vincere la gara all'azienda scelta dal loro superiore. Con Cirignotta venne indagato l'imprenditore Carlo Carollo, procuratore della ditta Fater per la Sicilia e la Campania, la società che si sarebbe dovuta aggiudicare l'appalto quinquennale di fornitura.
    Cirignotta sarebbe stato tanto sicuro di raggiungere il suo scopo da offrire a due componenti della commissione una bozza con il punteggio da assegnare alle aziende partecipanti alla gara; e da minacciare apertamente e senza alcuna cautela entrambi, arrivando a danneggiarli demansionandoli dopo essersi accorto che le sue pressioni non erano andate a buon fine. A svelare il tutto è stato Fabio Damiani, avvocato, provveditore dell'Asp nominato presidente della commissione di gara dallo stesso Cirignotta. Il legale il 31 gennaio 2014 ha denunciato di avere subito pressioni dal manager, affinché la commissione aggiudicatrice da lui presieduta, che aveva appena concluso la fase di valutazione dei requisiti tecnici dei concorrenti, tra cui la Fater spa, classificatasi seconda, rivedesse le sue valutazioni tecniche. La sera stessa poi Damiani sarebbe stato aggredito da un misterioso uomo che gli sottrasse una borsa con dei documenti e l'iphone sul quale era stata registrata la conversazione con Cirignotta.
    Truffa dei pannoloni, a giudizio ex manager Asp di Palermo - Giornale di Sicilia

    Mazzetta da 100mila euro per costruire case popolari
    Blitz a Gioia: sindaco in cella
    Una «mazzetta» da pagare in 5 rate
    Le intercettazioni: il bando è fatto
    GIOIA DEL COLLE (Bari) – Il sindaco di centrosinistra di Gioia del Colle (Bari), Sergio Povia, è stato arrestato assieme ad altre otto persone dalla Guardia di Finanza per reati contro la pubblica amministrazione. In carcere sono finiti, oltre al primo cittadino, l'ex vicesidnaco Francesco Paolo Ventaglini (già arrestato due anni fa) e l'imprenditore, Antonio Posa amministratore di una immobiliare, peraltro vittima di usura circostanza da cui sarebbe partita l'indagine. Ai domiliari altri 6 fra tecnici, funzionari comunali e professionisti: perquisito anche lo studio di un avvocato di Acquaviva alla presenza del pubblico ministero inquirente, Eugenia Pontassuglia.
    L'inchiesta, ruota attorno al progetto per la costruzione degli alloggi popolari: secondo quanto è stato ricostruito dai militari della Guardia di Finanza, il bando per la costruzione di alloggi popolari sarebbe stato predisposto e pubblicato si misura per far vincere la società, la AP immobiliare dell'imprenditore Posa che, attraverso i suoi tecnici, avrebbe fornito ai funzionari pubblici incaricati di predisporre la gara il capitolato
    Nell’indagine vengono contestati, a vario titolo, i reati di corruzione, turbativa d’asta e turbata libertà del procedimento di scelta del contraente. Tutto è partito in quanto l'imprenditore era sotto usura e, indagando su tali fatti, gli uomini delle Fiamme gialle sono riusciti a risalire al presunto appalto pilotato
    Povia in passato è stato consigliere comunale, provinciale e regionale dei Democratici di sinistra e poi del Pd. Recentemente è stato eletto nel consiglio della Città metropolitana di Bari.
    Reati contro enti pubblici arrestato sindaco Gioia insieme ad altre 8 persone | La Gazzetta del Mezzogiorno.it

    Cherchez le terons......

    Bergamo, frode da 10 milioni
    la pista porta in Puglia
    MILANO – I finanzieri della Tenenza della Guardia di Finanza di Clusone (Bergamo) hanno scoperto una frode fiscale di circa 10 milioni di euro. Responsabile una società a responsabilità limitata con sede fittizia a Brescia, ma di fatto gestita a Rovetta (Bergamo), dove era domiciliato l'amministratore.
    I finanzieri hanno accertato che l’impresa, a fronte di vendite ingenti (circa 10 milioni di euro, tra il 2008 e 2010), non aveva contabilizzato i costi relativi all’acquisto di merce destinata alla rivendita: ferro tondino e rete elettrosaldata. Si trattava, infatti di una cosiddetta "cartiera", priva di struttura e di dipendenti, costituita al solo scopo di emettere fatture per operazioni inesistenti a favore di altre imprese.
    La frode fiscale prevedeva che la società cedesse sulla carta il ferro, riconducibile ad una azienda pugliese (amministrata dalle stesse persone), emettendo le fatture e consentendo di riscuotere l’Iva, che poi non veniva versata.
    La Gazzetta del Mezzogiorno.it

    Sicilia, Sardegna e Campania ci costano più del resto d'Italia
    Altro che spending review, continua a lievitare la spesa per i dipendenti a tempo indeterminato. In Sicilia arriva a 575 milioni di euro e costa 115 euro procapite
    Franco Grilli
    Costi record per il personale nelle isole e in Capania. In Sicilia la spesa per i dipendenti a tempo indeterminato arriva a 575 milioni di euro e costa 115 euro procapite.
    Rispetto al Trentino Alto Adige, ultimo in classifica, ogni contribuente paga quindici volte di più.
    Secondo i dati contenuti nel sito del governo elaborati dall'Adnkronos, nei primi undici mesi del 2014 la spesa complessiva per le "competenze fisse per il personale a tempo indeterminato" è arrivata addirittura a sfondare la drammatica soglia del miliardo e mezzo di euro. Con le prime tre classificate (Sicilia, Sardegna e Campania) che hanno speso da sole la metà del budget. Dietro alla Sicilia si è posizionata la Campania con 139,8 milioni di euro e la Sardegna con 128,6 milioni. La situazione cambia leggermente quando si prende in esame la spesa procapite: al secondo posto si è piazzata sempre la Sardegna con 78,41 euro procapite.
    All’ultimo posto, in entrambe le classifica, c’è il Trentino Alto Adige, con una spesa complessiva di 8,1 milioni che costa ai contribuenti solo 7,72 euro procapite. La spesa affrontata dai veneti è stata di poco superiore: 11,53 euro per un costo complessivo di 56,3 milioni.
    Sicilia, Sardegna e Campania ci costano più del resto d'Italia - IlGiornale.it

  2. #352
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    Predefinito Re: Terryes

    Tesoro in cantina, 53 milioni di euro falsi. Dieci ore per contarli

    Campania.In Campania. Le banconote erano da 100, 50, 20 e 10 euro. Centinaia di migliaia di pezzi già pronti per essere distribuiti.

    Foto<img src="/webimages/img_395x275/2015/2/12/813f81239d24956503d2fff9e95a01ad.jpg" alt="53 milioni di euro falsi trovati in cantina nel Napoletano (ANSA)"/> 53 milioni di euro falsi trovati in cantina nel Napoletano

    E noi stupidi Padani che in cantina al massimo teniamo qualche bottiglia di vino.
    Padioti!
    Se il popolo permetterà alle banche private di controllare l’emissione della valuta, con l’inflazione, la deflazione e le corporazioni che cresceranno intorno, lo priveranno di ogni proprietà, finché i figli si sveglieranno senza casa.

  3. #353
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    Predefinito Re: Terryes

    Siracusa, in manette un "ladro di merendine" di 35 anni
    di Gaetano Scariolo
    SIRACUSA. È accusato di essere un ladro di merendine Marco Scariolo, 35 anni, che è stato arrestato dagli agenti della Squadra mobile. È stato raggiunto da un’ordinanza di custodia cautelare spiccata dal giudice per le indagini preliminari del tribunale che ha creduto alle ricostruzioni degli inquirenti, agli ordini del dirigente, Tito Cicero, e del vice, Rosario Scalisi. L’indagato, secondo la versione dell’accusa, si sarebbe intrufolato il 26 marzo dello scorso anno nella sede dell’Igm, l’impresa che gestisce il servizio della nettezza urbana in città, ed avrebbe preso di mira una macchina per la distribuzione degli snack e delle bibite, usata dai dipendenti dell’impresa nei momenti di pausa.
    Siracusa, in manette un "ladro di merendine" di 35 anni - Giornale di Sicilia

    Truffa del babà a ristoratori del Cilento, falsi politici fanno acquistare dolci per pranzi-fantasma
    di Antonio Vuolo
    CASTELLABATE. È stata ribattezzata la “truffa del babà”, vittime diversi ristoratori cilentani. Alcuni casi sono stati segnalati nel mese di dicembre a Capaccio Paestum, mentre nelle ultime settimane segnalazioni si registrano anche a Castellabate.
    Molto particolare il modus operandi messo in piedi dai truffatori: una persona, spacciandosi per un politico o per un sacerdote, prenota per telefono un pranzo per un bel po' di persone, ed allo stesso tempo invita il ristoratore ad ordinare dei babà napoletani presso una pasticceria da lui apprezzata.
    A questo punto, scatta il raggiro. Il ristoratore ordina i dolci e paga il conto, piuttosto salato, quando gli vengono consegnati. Al ristorante, invece, non si presenta nessuno per consumare il pranzo prenotato.
    «Ho provato a contattare telefonicamente – spiega un ristoratore truffato – sia lo pseudo politico che il rivenditore dei dolci ma entrambi i numeri erano irraggiungibili. Abbiamo scoperto - conclude - che la carta per il confezionamento dei babà riportava il numero di una pasticceria napoletana completamente inesistente».
    Truffa del babà a ristoratori del Cilento, falsi politici fanno acquistare dolci per pranzi-fantasma



    "Genialità" terronica....

    Telefonavano dalla Telecom per ricaricare i cellulari
    nei guai 6 dipendenti
    BARI – Telefonavano dalle utenze aziendali per ricaricare i cellulari dei loro familiari, rubando traffico telefonico fino a 1800 euro per ciascuna utenza. Sei dipendenti della Telecom, in servizio presso la sede di piazzale Mater Ecclesiae a Bari, sono accusati di furto aggravato e sospesi dal posto di lavoro in attesa del giudizio. Nei giorni scorsi la Squadra mobile di Bari ha notificato loro l’avviso di conclusione delle indagini preliminari. I fatti contestati si riferiscono al periodo novembre 2012-giugno 2013.
    Gli accertamenti sono iniziati dopo la denuncia dell’azienda telefonica che aveva rilevato un anomalo picco di traffico in uscita da alcune utenze aziendali, quelle in uso agli indagati, verso cellulari. Dalle indagini svolte in collaborazione con l'ufficio «funzione sicurezza territoriale Telecom Italia», è emerso che «da alcune utenze interne aziendali venivano effettuate, in modo sistematico, telefonate che, per il numero e la durata – è detto in una nota della Procura di Bari – erano assolutamente incompatibili con una ordinaria attività d’ufficio ed erano dirette esclusivamente ad utenze di telefonia mobile di diversi gestori».
    Le indagini hanno accertato decine di migliaia di telefonate di questo tipo, fatte anche di notte e nei giorni festivi, quando gli uffici erano chiusi. I dipendenti avrebbero avviato dai telefoni fissi dell’ufficio sei telefonate contemporaneamente (il massimo consentito), mettendole tutte in attesa, verso altrettante utenze cellulari anche di altri gestori che usufruivano dell’opzione che consente di ricaricarsi in base alle chiamate ricevute.
    In alcuni casi le telefonate venivano fatte partire alle 20, quando si concludeva il turno di lavoro, e duravano anche fino all’alba. «Gli indagati – spiega la Procura – con tale sistema ricaricavano utenze cellulari intestate ai propri familiari o conoscenti per decine di migliaia di euro».
    Telefonavano dalla Telecom per ricaricare i cellulari nei guai 6 dipendenti | La Gazzetta del Mezzogiorno.it

    Marineria terronica...

    Traghetto incagliato a Ischia: il cavo si spezza due volte, fallito il recupero
    Un ferry boat della compagnia di navigazione Medmar si è arenato a poca distanza dall'imboccatura del porto di Casamicciola, sull'isola d'Ischia. L'imbarcazione per il trasporto merci aveva appena lasciato il porto di Casamicciola, ma è stata spinta dal mare molto mosso e dal forte vento fino ad arenarsi sul fondo sabbioso a pochi metri da una spiaggetta. Sul posto personale del Circomare di Ischia guidato dal comandante Raffaele Muscariello.
    Per ore si è atteso che il forte vento che in mattinata ha colpito l'isola andasse a scemare per poi intervenire. Da Napoli sono giunti alcuni rimorchiatori. Ma è fallito il primo tentativo messo in campo dalla Medmar per tirare al largo il "Tourist Ferry boat", il traghetto arenatosi. In attesa dell'arrivo dei rimorchiatori da Napoli, la Medmar ha inviato una nave, la Agata, ma l'operazione è fallita perché il cavo si è spezzato per ben due volte.
    È il secondo incidente del genere che si verifica nel giro di poche settimane a Ischia. Lo scorso 30 dicembre toccò alla Rosa D'Abundo della Medmar incagliarsi all'ingresso del porto di Ischia. Anche allora una forte raffica di vento mandò alla deriva la nave bloccandola all'ingresso del porto.
    Traghetto incagliato a Ischia: il cavo si spezza due volte, fallito il recupero

    Il Catasto rifiuti inconsultabile
    l'addetto è... «in fuga»
    POTENZA - Arpab, ultima frontiera. Questi sono i viaggi di un cittadino lucano alla ricerca di nuove forme di vita e di legalità all’interno degli uffici pubblici lucani. Ecco, potrei iniziare il mio racconto, dedicato all’enne - sima vicenda che ha per protagonista la nostra Agenzia per l’ambiente, parafrasando il capitano Picard della nave interstellare Enterprise. Peccato che a noi altri non tocchino affascinanti viaggi nello spazio, ma kafkiane vicende che svelano il volto di una P.A. allo sbando e che continua a non onorare come dovrebbe leggi e convenzioni che tutelano il diritto alla conoscenza dei cittadini di questo Paese.
    Il carteggio intercorso tra me e l’Arpa lucana, avente per oggetto la gestione del cosiddetto «Catasto rifiuti», fa capire perché il rapporto Ispra sui rifiuti speciali e pericolosi venga pubblicato ogni 4-5 anni anziché con cadenza annuale. Il «catasto rifiuti» è stato istituito dall’art. 3 della legge 397/1988; in base a quanto chiarito dall’art.189 del Codice dell’Ambiente, esso è articolato in una sezione nazionale, gestita da Ispra, e in sezioni regionali istituite presso le Arpa. Il Catasto, sempre in base a quanto è dato leggere nel dispositivo del sopra citato art. 189, dovrebbe assicurare un quadro conoscitivo completo e costantemente aggiornato sui rifiuti prodotti nel nostro Paese.
    Come detto «dovrebbe», ma come apparirà chiaro dalla storia che mi accingo a raccontare i Catasti regionali sono tutt’altro che costantemente aggiornati e ben lungi dell’offrire un quadro conoscitivo completo. Nella nostra Basilicata, per esempio, può succedere che l’impiegato che gestiva il Catasto «scappi» con password e documenti di rilevante interesse pubblico e che la cosa venga appurata solo dopo due mesi a seguito di una richiesta di accesso agli atti finalizzata a poter acquisire informazioni sui rifiuti speciali e pericolosi prodotti da Eni Spa. No, non è la sceneggiatura del solito B movie natalizio, ma quanto emerge dalla surreale risposta che il direttore di Arpa Basilicata ha messo nero su bianco per corrispondere a una mia formale richiesta inoltrata nel novembre del 2014 (sigh!!!).
    Scrive infatti il dottor Schiassi in una missiva datata 30 gennaio 2015: «Si è appreso solo recentemente di modifiche operate agli assetti organizzativi[…] che hanno determinato in via di fatto un passaggio di competenze tra uffici, in uno con il comando del dipendete delegato alla materia di cui trattasi presso altri uffici regionali». Insomma, tradotto dal burocratese, chi gestiva il Catasto si è fatto trasferire. Ma il bello, il surreale, l’aspetto esilarante di tutta questa vicenda lo apprendiamo da un altro punto della stessa missiva nella quale il Direttore scrive: «È stato individuato il dipendente referente dell’attività di cui trattasi, per altro transitato in comando presso altro Ente. È stata inoltrata urgente richiesta formale di rimessione alla scrivente amministrazione della documentazioni elaborata e prodotta relativamente agli anni di riferimento».
    Non so se sono riuscito a rendere il lato comico e kafkiano di questa vicenda, ma trovo davvero paranormale che il direttore dell’Arpab debba vestire i panni dell’investigatore privato per capire chi fosse l’impiegato che fino a pochi mesi fa aveva assolto alle funzioni di gestione del Catasto e che lo stesso direttore debba, di fatto, minacciare l’impiegato in oggetto per farsi restituire documenti pubblici la cui titolarità è in capo all’Agenzia e che il solerte impiegato ha ritenuto di dover portare con sé.
    Il «Catasto rifiuti» dell’Arpab non ha mai brillato per efficienza e i dati, nonostante reiterate richieste formalizzate anche in una proposta di legge volta ad istituire una «Anagrafe della monnezza», sono sempre restati nei cassetti gelosamente custoditi dai sacerdoti addetti alla negazione dell’einaudiano diritto a poter conoscere per deliberare. Questa volta, però, la realtà ha superato la più sfrenata e fervida fantasia, toccando vette mai raggiunte prima. Lo scenario descritto da Schiassi, anch’egli impegnato nel consueto gioco dello scarica barile, avrebbe potuto ben figurare in un episodio della serie «Ai confini della realtà», magari in un remake di «Dimensioni parallele». Sì parallele, perché da un lato ci siamo noi, abitanti del pianeta Terra, e dall’altro loro, sulle loro dorate nuvolette, che gestiscono la cosa pubblica senza alcun senso dell’importanza del compito che sono chiamati ad assolvere e spesso nell’assoluta mancanza di rispetto delle leggi.
    La Gazzetta del Mezzogiorno.it



    ’Ndrangheta, il boss intercettato: «A Genova affari con i massoni»
    Marco Grasso
    Lo spunto investigativo rimbalza a Genova da un paio di cimici installate nella provincia di Crotone. Dove un superboss della ’ndrangheta, parlando con un paio di compari, la mette giù cruda: «Sai - dice il mafioso a uno degli interlocutori - che non puoi entrare nella loggia, tu? Io però, sotto la massoneria di Genova, ho avuto la fortuna di capire certe cose: sia dei Templari, dei Cavalier Crociati, di Malta... la massoneria di Genova, ho avuto la fortuna...».
    Non è esattamente un pesce piccolo, chi pronuncia quelle parole. Ma Nicolino Grande Aracri, ’ndranghetista finito in manette nei giorni scorsi poiché ritenuto vertice di un clan capace d’influenzare dalla Calabria l’azione delle cosche al Nord. In particolare in Emilia, sebbene oggi si apprendano interessi genovesi.
    A quali logge faceva riferimento? Che tipo d’intreccio la criminalità organizzata ha, o ha avuto, con alcune frange della massoneria all’ombra della Lanterna? L’attenzione degli inquirenti si appunta su due gruppi circoscritti in passato da altre inchieste giudiziarie, ma per orientarsi è necessario fissare alcuni paletti. L’intercettazione in cui si fa riferimento agli affari della ’ndrangheta con pezzi della massoneria ligure risale all’11 settembre 2012. È contenuta nelle carte dell’indagine che ha recentemente smantellato i clan attivi proprio in Emilia, dove si spartivano gli appalti per la ricostruzione post-terremoto. Nicolino Grande Aracri sta parlando con Sabatino e Agostino Marrazzo, a loro volta affiliati. E spiega che, se qualcuno aveva difficoltà a entrare nella massoneria, un aiuto poteva arrivare dagli amici genovesi.
    Le cerimonie d’iniziazione si svolgevano a Fegino e piuttosto interessanti erano i nomi di svariati appartenenti. Fra questi alcuni membri di Confapi oltre a Gino e Vincenzo Mamone, imprenditori calabresi ricorrenti nei rapporti dell’Antimafia, di recente arrestati per un giro di mazzette nell’azienda comunale dei rifiuti Amiu.
    L?inchiesta - ?Ndrangheta, il boss intercettato: «A Genova affari con i massoni» | Liguria | Genova | Il Secolo XIX

    Napoli, calci in faccia al nonno che difende il nipotino da un bullo
    di Gennaro Di Biase
    La passeggiata mattutina di un nonno col suo nipotino di 7 anni finita nel sangue. Pugni, calci in faccia e ricovero in ospedale.
    È successo ieri martedì al Vomero intorno alle 10, nel parco Mascagna, tra le giostrine dei giardinetti di via Ruoppolo, dove un anziano di 67 anni, residente in zona, è stato selvaggiamente picchiato da un ragazzo appena maggiorenne, dopo aver cercato di difendere un gruppetto di bambini che giocavano a pallone dalle molestie della baby gang guidata dall’aggressore.
    Napoli, calci in faccia al nonno che difende il nipotino da un bullo

    “Calabria etica”, la procura indaga su 700 assunzioni a ridosso delle Regionali
    Giustizia & Impunità
    La fondazione della Regione, presieduta da Pasqualino Ruberto su nomina dell'ex governatore Scopelliti ha assunto 251 persone in pochi giorni. Quasi tutte di Lamezia Terme, comune in cui Ruberto è candidato sindaco alle prossime comunali
    di Lucio Musolino
    Centinaia di assunzioni fatte durante la campagna elettorale per le ultime regionali trascinano nella bufera la fondazione Calabria Etica, guidata fino a poche settimane fa da Pasqualino Ruberto. Ma se fino a ieri la polemica era soltanto politica, ora è diventata anche giudiziaria. La Procura di Catanzaro vuole vederci chiaro sulle assunzioni disposte dalla società in-house della Regione Calabria che si sarebbe dovuta occupare di progetti di assistenza alle famiglie disagiate e che potrebbe invece essere diventata un ‘assumificio’ funzionale alla candidatura a sindaco di Lamezia Terme – nella coalizione di centrodestra – di Pasqualino Ruberto, nominato presidente di “Calabria Etica” dall’ex governatore Giuseppe Scopelliti.
    L’inchiesta punta ad accertare se sono stati commessi reati nell’ultimo periodo di gestione di Calabria Etica che ha assunto a tempo determinato 251 persone nei giorni immediatamente precedenti le elezioni regionali del novembre scorso, continuando poi a fare altri contratti anche a dicembre e gennaio per arrivare sino a quota 700. Tranne qualcuno tutti gli assunti sono residenti a Lamezia Terme, guarda caso nella stessa città in cui Ruberto dovrebbe candidarsi a sindaco.
    Tra gli assunti anche la compagna Bianca Maria Vitalone che si è poi dimessa dopo che è scoppiata la polemica. La donna aveva beneficiato di un contratto triennale da114mila euro, firmato dal compagno. Ma nell’elenco degli assunti ci sarebbero anche la sorella e alcuni parenti stretti del socio del suo studio. In totale, da dicembre a oggi la società della Regione ha firmato contratti per un costo di oltre un milione e 300mila euro.
    Politica in salsa calabrese e non solo. Oltre ad essere presidente dell’associazione politica Labor, Ruberto è membro dell’assemblea nazionale dell’Ncd. La candidatura a sindaco oggi è a rischio mentre già il suo nome era tra gli assessori della giunta comunale di Lamezia sciolta nel 2002 per infiltrazioni mafiose.
    "Calabria etica", la procura indaga su 700 assunzioni a ridosso delle Regionali - Il Fatto Quotidiano

    Puglia, riecco i vitalizi
    Blitz del Consiglio
    costeranno 1mln l’anno
    di MASSIMILIANO SCAGLIARINI
    BARI - Dagli assegni da 10.000 euro al mese, stile manager, si scende a 1.300 euro al mese, roba da onesto impiegato di concetto. Ma non chiamateli vitalizi: ora si chiameranno pensioni, e ne avranno diritto tutti i prossimi consiglieri regionali. Ciò che è uscito dalla porta, con una legge che la Puglia ha votato a fine 2011, rientra dalla finestra grazie a una delibera di otto pagine, approvata in gran segreto alla vigilia di Natale e poi sapientemente imboscata. Il problema è che, vitalizi o pensioni che siano, continueremo a pagarglieli noi: ci costeranno un altro milione di euro l’anno.
    Già, perché a differenza dei vecchi vitalizi, le nuove pensioni dei consiglieri regionali si calcoleranno con il sistema contributivo, quello applicato ai (veri) lavoratori. La trattenuta è stata fissata al 33% dell’indennità mensile (che è pari a 7.000 euro), ma soltanto l’8,8% è a carico del consigliere: il resto, pari al 24,2% (ovvero a 1.694 euro al mese) ce lo mette la stessa Regione. Che quindi spenderà, per ogni consigliere, altri 100.000 euro a legislatura, ovvero 5 milioni di euro per i 50 consiglieri prossimi venturi: soldi che si aggiungono, si badi bene, a quanto la Regione già spende per i vecchi vitalizi, cioè 13 milioni di euro l’anno. Cifra, anche questa, destinata ad aumentare quando decadrà il consiglio in carica.
    La delibera è stata adottata il 19 dicembre, all’unanimità, dall’ufficio di presidenza del Consiglio regionale, e fino a pochi giorni fa era indicata sul sito come «non disponibile». Il regolamento («Disciplina per il trattamento previdenziale dei consiglieri regionali») è stato copiato da quello in vigore alla Camera, ma con una serie di correttivi (ovviamente favorevoli agli interessati): la reversibilità, che a Montecitorio si paga, in Puglia sarà gratuita, e sarà possibile anche (a Roma non si può) rinunciare alla pensione e chiedere indietro i contributi versati.
    I consiglieri regionali pugliesi andranno in pensione a 65 anni con un minimo di 5 anni di contributi, ma chi ne raggiunge almeno 10 (dunque con due legislature alle spalle) potrà riscuotere l’assegno a 60 anni. Nel frattempo, però, il montante contributivo si rivaluterà anno dopo anno con lo stesso meccanismo utilizzato per le pensioni, cioè applicando la variazione media quinquennale del Pil (un indice che negli ultimi tre anni è negativa, come sanno bene i pensionati: ma negli esempi del grafico in alto è stato ipotizzato un tasso positivo dell’1%). Anche l’assegno, mensile, che si determina moltiplicando il montante contributivo per un coefficiente fissato dal regolamento (cresce al crescere dell’età di pensionamento) è rivalutato annualmente all’inflazione: questo invece i pensionati «normali» se lo possono sognare di notte.
    Facciamo qualche esempio. Un consigliere eletto a 60 anni, dopo una sola legislatura prenderà circa 658 euro lordi al mese. Un collega eletto a 40 anni, che alla scadenza del mandato dovrà dunque attendere 20 anni per chiedere la pensione alla Regione, grazie al meccanismo di capitalizzazione ne riceverà invece circa 800 lordi al mese. Se le cifre sembrano basse, è appena il caso di notare che nessun lavoratore ha diritto alla pensione di anzianità dopo appena 5 anni di contributi, e comunque siamo ben oltre la soglia delle «minime».
    Con due o più legislature, però, anche le cifre diventano più interessanti. Il consigliere eletto a 55 anni, dopo due legislature prenderà 1.300 euro lordi al mese. Quello eletto a 50, dopo tre legislature ne riceverà 2.085. Ma se sarà un 40enne a fare le tre legislature, a 65 anni potrà portare a casa 2.303 euro al mese lordi.
    La pensione della Regione è ovviamente cumulabile con quella «normale» e anche con quella parlamentare, ma non con l’indennità di parlamentare, consigliere regionale o assessore: se il «pensionato» viene rieletto o nominato ad incarichi che prevedono un’indennità pari o superiore al 50% di quella del consigliere regionale, l’assegno si congela. La «nuova» pensione è invece cumulabile con l’assegno vitalizio: sarà difficile che avvenga, ma almeno in teoria qualcuno potrebbe riuscire a sommare l’una e l’altra.
    Puglia, sono tornati i vitalizi Blitz del Consiglio regionale costeranno 1 milione l'anno | La Gazzetta del Mezzogiorno.it



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    Padova, libico accoltella due carabinieri: sentenza choc, il giudice lo libera
    Accoltella due carabinieri, il giudice lo libera. Quattro espulsioni alle spalle, mai ottemperate, 3 pagine di precedenti penali, dalla rapina, allo spaccio, alla violenza, il tutto condito da numerosi alias. L’uomo, un libico di trentacinque anni, l’altra notte dopo aver tentato di vendere cocaina a due carabinieri in borghese, a Padova, è stato arrestato.
    Per non farsi prendere, però, non ha esitato ad accoltellare i militari, rimasti feriti a una gamba e a un braccio. Oggi all'udienza in tribunale il libico, accusato di tentato omicidio, è stato liberato dal giudice del patavino, Domenica Gambardella, che ha convalidato l’arresto, dandogli però un semplice divieto di dimora.
    Tutto è cominciato giovedì notte, quando nei pressi del centro di Padova, il libico (ignaro di chi fossero) ha avvicinato tre carabinieri in borghese, offrendo al gruppetto della cocaina. I militari dopo essere stati inizialmente al gioco, hanno deciso di procedere all’arresto.
    Una volta identificati, però, la reazione del libico è stata violenta. L’uomo ha tirato fuori un coltello, menando fendenti a destra e a manca. Una coltellata ha ferito un appuntato al braccio, l’altra ha colpito il collega a una gamba, dopo avergli sfiorato un rene. Il libico, clandestino senza fissa dimora, così è stato arrestato per tentato omicidio. All'udienza il giudice ha convalidato l’arresto, disponendo però la liberazione dell'imputato, imponendogli solo il divieto di dimora a Padova.
    Padova, libico accoltella due carabinieri: sentenza choc, il giudice lo libera

    GAMBARDELLA - Diffusione del cognome GAMBARDELLA - Mappe dei Cognomi Italiani

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    Predefinito Re: Terryes

    Chiaia: multati in 170. Non avevano pagato per sostare nelle strisce blu
    Controlli dei Carabinieri nelle zone della «movida» a Napoli, nei pressi di piazza Bellini, dei Quartieri Spagnoli e nel quartiere Chiaia. Proprio a Chiaia un parcheggiatore abusivo 24enne è stato sorpreso mentre gettava le multe lasciate tra i parabrezza e i tergicristalli di una decina di auto; il 24enne è stato quindi denunciato per aver soppresso gli atti.
    I Carabinieri hanno poi allontanato 41 persone sorprese ad esercitare abusivamente l'attività di parcheggiatore abusivo sequestrando i proventi dell'attività svolta illecitamente, 201 euro. Nel traffico tra i Quartieri Spagnoli e nei pressi di via Toledo sono stati scoperti 56 conducenti di auto e scooter che circolavano senza copertura assicurativa (i loro mezzi sono stati sottoposti a sequestro amministrativo) e denunciato per uso di atto falso e ricettazione un 46enne che circolava con la sua auto con un tagliando assicurativo falso.
    Nove persone sono state sorprese a guidare 6 auto e 3 scooter senza aver conseguito la patente. Sorpresi e denunciati ai posti di controllo anche un 32enne e una 45enne che circolavano alla guida di due ciclomotori con numero di telaio contraffatto.
    Chiaia: multati in 170. Non avevano pagato per sostare nelle strisce blu

    Minaccia i dipendenti delle pompe funebri durante il funerale: «Ora sparo»
    Sant'Antimo - I carabinieri hanno denunciato in stato di libertà per minacce un 34enne di Casandrino, già noto alle forze dell'ordine. L’uomo è stato sorpreso e bloccato in piazza della Repubblica in sella ad uno scooter. Poco prima, in piazza Annunziata, aveva avvicinato 3 dipendenti di una ditta funebre, impegnati nello svolgimento di un funerale, minacciandoli di esplodere alcuni colpi d’arma da fuoco contro il carro funebre.
    Minaccia i dipendenti delle pompe funebri durante il funerale: «Ora sparo»

    Omicidio nipote boss
    «Festa con i pasticcini»
    Sette arresti clan Bari
    BARI - Era l’unico ad opporsi al predominio dei clan avversi – 'Montanì, 'Telegrafò e 'Misceò – nel quartiere San Paolo di Bari: per questo, il 15 febbraio del 2014, venne ucciso Donato Sifanno, nipote boss Giuseppe Mercante. È quanto è emerso dalle indagini condotte dagli dagli agenti di polizia che hanno portato oggi all’arresto di sette persone, ritenute responsabili dell’omicidio.
    E' stato il contenuto di alcune telefonate, intercettate dagli investigatori, che si scambiarono gli indagati, ascoltate dagli uomini del Gico e dalla polizia subito dopo l’omicidio, a confermare i sospetti sul gruppo che aveva organizzato e compiuto l’omicidio. Al telefono, alcuni componenti del gruppo di fuoco, mostrarono entusiasmo per il risultato conseguito affermando di dover "festeggiare con i pasticcini".
    Punito per aver importunato la moglie del boss Bari, 7 arresti per l'omicidio | La Gazzetta del Mezzogiorno.it

    Cherchez le teron......

    "Di giorno carabiniere di notte stupratore"
    Dino Maglio, 35 anni, è stato arrestato un anno fa dopo la denuncia di una sedicenne australiana, ospitata assieme alla madre e alla sorella
    Di giorno la divisa da Carabiniere, di notte la violenza, usando come esca la disponibilità ad ospitare turiste straniere che si rivolgevano al sito Coachsurfing per trovare alloggio a Padova. Le vittime venivano drogate e poi abusate: sedici di loro, provenienti da tutto il mondo, ora accusano il militare.
    Dino Maglio, 35 anni, è stato arrestato un anno fa dopo la denuncia di una sedicenne australiana, ospitata assieme alla madre e alla sorella. Ma una volta finito ai domiciliari, l'uomo sarebbe riuscito a far arrivare altre coachsurfer, un'argentina e un'armena. Sempre, stando all'accusa, ripetendo lo stesso copione.
    Adesso i giornalisti dell'Irpi (Investigative Reporting Project Italy) hanno raccolto le testimonianze di altre 14 vittime, giovani polacche, canadesi, portoghesi, ceche, tedesche, statunitensi e di Hong Kong. Sei di loro hanno presentato una denuncia alla procura di Padova, dove il pm Giorgio Falcone ha aperto un nuovo filone di indagine; le altre hanno accettato di rendere pubblica la loro drammatica esperienza.
    L'uomo, hanno raccontato, il primo giorno si mostrava gentile, accompagnandole nella visita della città, poi la seconda sera offriva il suo 'vino speciale' riducendole in stato di incoscienza e abusando di loro. Maglio ha sostenuto che si trattava di rapporti consensuali, ma nella perquisizione a casa sua sono state trovate 40 pasticche di un potente sonnifero. Una di queste - ha ammesso, sempre scondo quanto scrive l'Espresso - è stata somministrata alla minorenne australiana poi finita nel suo letto.
    Sono nove le giovani straniere che compaiono come parti offese nel nuovo fascicolo d'inchiesta aperto dalla procura di Padova nei suoi confronti. L'ipotesi è che l'uomo, subito sospeso dall'Arma, sia uno stupratore 'seriale'. A dare una possibile risposta saranno le indagini affidata dal Pm Giorgio Falcone alla squadra mobile patavina. Intanto Maglio, attualmente detenuto nel carcere di Santa Maria Capua Vetere, il 17 marzo prossimo comparirà davanti ai giudici con rito abbreviato per rispondere della violenza ad una sedicenne australiana che, con i famigliari, aveva trovato alloggio nell'abitazione del militare, nel quartiere Arcella, attraverso un sito internet, 'Coachsurfing'.
    Dopo l'arresto per alcune settimane Maglio era stato posto ai domiciliari nella casa dei genitori, nel leccese, ma anche da lì, attraverso un pc, aveva trovato modo di entrare nei suoi profili e continuare la 'ricerca' di nuove ospiti. Un particolare che non era sfuggito agli investigatori e che aveva condotto a un nuovo arresto. Proprio seguendo il filo della strumentazione tecnologica, ma grazie anche al riscontro sul 'campo' con la raccolta di dichiarazioni di vicini o amici, gli investigatori dovranno dare sostanza alle nuove accuse rivolte a Maglio da tre ragazze ceche, che hanno depositato tramite un legale una circostanziata denuncia.
    Vi sono inoltre le 'testimonianze' di altre sei giovani, di varia nazionalità, raccolte dai giornalisti dell'Irpi (Investigative Reporting Project Italy) e depositate sul tavolo del magistrato. Nei racconti delle vittime si vedono sempre le stesse 'scene': l'uscita con l'ospite per bere qualcosa, il ritorno a casa, un altro bicchiere assieme, un improvviso malessere accompagnato da sonnolenza, e al risveglio la sensazione di essere state abusate. Nel corso di una perquisizione domiciliare erano state trovate pastiglie di sonnifero.
    A pesare sul nuovo arresto ci sarebbe stata anche le dichiarazioni di una ragazza che in stato confusionale si era rivolta alla polizia dopo essere stata ospite di Maglio. Un altro filone d'indagine è in mano dalla procura distrettuale di Venezia e riguarda materiale pedo-pornografico che sarebbe stato trovato nei pc di Maglio.
    "Di giorno carabiniere di notte stupratore" - Giornale di Sicilia

    Puglia, ancora processi nella sanità di Vendola. Una condanna e 6 rinvii a giudizio per i disinfettanti d’oro all’Asl di Foggia
    Saranno sei le persone che dovranno rispondere alle accuse nel processo per lo scandalo dei disinfettanti d’oro all’Asl di Foggia. Si tratta di Romolo De Francesco, Nazario Di Stefano, Nicola Marinaro, Giovanni Grilli, Matteo Melchionda ed Ettore Folcando. Per l’imprenditore Stefano Frongia, già coinvolto in alcuni processi con il Tarantini di Foggia Vincenzo Nuzziello, si è invece deciso per il rito abbreviato con una condanna di 1 anno e 8 mesi.
    L’indagine negli ospedali
    L’ennesimo scandalo nella sanità foggiana è scoppiato all’ospedale San Camillo de Lellis di Manfredonia, dove il disinfettante per le sale operatorie sarebbe stato acquistato a 1900 euro (anziché 90). Tutto è partito da un ordine di acquisto di 90 flaconi, per i quali sarebbero bastati poco più di 80mila euro. Invece a Piazza della Libertà hanno pensato bene di prenderne 1200, spendendo in tre anni (dal 2009 al 2011), quasi 2,5 milioni di euro. Sullo sfondo, secondo gli inquirenti, un fiume di tangenti, regali e viaggi per “oliare” la filiera perversa.
    Secondo quanto ricostruito nell’informativa delle Fiamme gialle, ci sarebbe un’altra voce di spesa, ancora più grave: 1,5 milioni per “ordini falsi”, mai autorizzati, ma regolarmente pagati con i soldi dei contribuenti. Non è la prima volta che accade una cosa del genere. Negli anni scorsi ad emergere nelle indagini le attività dell’imprenditore foggiano Vincenzo Nuzziello, fratello di Anna, consigliera regionale vicina a Vendola. Nei processi, pian piano sono emersi i gangli della “nebulosa” di interessi tra imprenditoria, politica e funzionari nell’Alto Tavoliere. Già allora, sotto i riflettori, emersero le responsabilità di uffici strategici, come il Patrimonio, dove venivano gestiti gli acquisti.
    “Costa meno? L’ho scoperto su internet…”
    Secondo la ricostruzione, tutto sarebbe partito dalla denuncia del responsabile dell’ospedale di San Severo, il quale ha immediatamente individuato l’incongruenza del costo del Trigene (così si chiama il disinfettante). La vicenda è arrivata al tavolo dell’assessorato alla Salute, prima di sbarcare in Procura. Ad essere coinvolto, l’imprenditore Ettore Folcando, già coinvolto nello scandalo “Black Hole” in Molise, dove fu beccato anche Nuzziello. Folcando ha sempre sostenuto di essere stato a sua volta truffato dal rivenditore. Il problema è la verifica dei prezzi. Ancora una volta. “Il quadro che emerge dalle risultanze acquisitse nei procedimenti richiamati – scrisse la procura in una delle indagini – è quello di un ufficio area gestione del patrimonio diretto da funzionari che non esercitano alcun filtro di tecnicità e correttezza; in tale contesto ambientale, è assicurata al funzionario Di Stefano Nazario tutta la libertà d’azione che gli consente di commettere innumerevoli azioni delittuose. Le indagini svolte evidenziano il ruolo di primo piano svolto dal Di Stefano Nazario all’interno dell’Asl di Foggia, quale collettore di tangenti. Anzitutto, occorre sottolineare come il Di Stefano, nonostante fosse in possesso della qualifica di coadiutore amministrativo e, quindi, non abilitato ad istruire le pratiche amministrative oggetto dell’inchiesta sia stato destinato a tali incombenze da tutti i dirigenti che si sono succeduti nella carica di direttore dell’area patrimonio dell’Asl di Foggia”. In uno degli interrogatori i fornitori avrebbero dichiarato di aver scoperto i prezzi su internet.
    Lo scandalo dei flaconi e dei copri scarpa
    Due società: Effe Multy Utility srl e Sanix srl. E due imprenditori, Ettore Folcando e Stefano Frongia. Secondo l’accusa “con artifizi e raggiri” avrebbero indotto in errore l’Asl di Foggia, “che si determinava ad acquistare 62 confezioni di dispositivi copri scarpa per l’importo complessivo di 73.440 euro, procurando un ingiusto profitto alle società, con conseguente danno patrimoniale per l’ente pubblico”. Sempre di “ingiusto profitto” ai danni della collettività si parla nel capitolo dei flaconi. Secondo l’accusa, gli imprenditori avrebbero consegnato una quantità di pezzi inferiore a quella stabilita (“Meno di 800, a fronte di pagamenti per 839 flaconi”), facendo pagare l’Asl più del dovuto, “certi di non ricevere alcuna contestazione od osservazione da parte del pubblico ufficiale istruttore delle pratiche, avendolo preventivamente corrotto al fine di ottenere le richieste di forniture”. La spesa inutile, in questo caso, sarebbe superiore a 1,6 milioni di euro. Soldi dei cittadini-contribuenti.
    Puglia, ancora processi nella sanità di Vendola. Una condanna e 6 rinvii a giudizio per i disinfettanti d'oro all'Asl di Foggia | l'Immediato



    Bari, nelle aziende comunali
    Decaro nomina donne «collezioniste» di incarichi
    E il sindaco inaugura l'iniziativa #Bariperbene
    NICOLA PEPE
    BARI - L'imperativo era far prevalere la presenza femminile ed evitare trombati e parenti nelle società comunali. Il sindaco Antonio Decaro, è stato di parola: pur non essendo ancora riuscito a far quadrare i numeri nella sua giunta (manca un elemento, donna) precisando al tempo stesso che non è obbligato a reclutare il numero massimo di assessori previsti dalla legge, ha comunque colorato di rosa i rinnovi dei primi due consigli di amministrazione delle partecipate sotto la sua gestione.
    Una premessa: nessuno mette in discussione titoli degli interessati e indipendenza delle scelte da parte del primo cittadino. Tuttavia, grazie alla trasparenza delle informazioni, soprattutto quelle soggette a verifiche o comunicazioni previste da norme (come lo schema che pubblichiamo nella foto a corredo di questo articolo, tratto da un verale del Cda di Ciccolella spa), si scopre qualche curiosità. E cioè che gli interessati, pardon le interessate, di incarichi (ovviamente non tutti sono pubblici) ne hanno un bel po'.
    La prof.ssa Annalucia Muserra è stata nominata presidente del collegio sindacale dell'Amngas srl. La stessa professionista risulta essere presidente del collegio sindacale della Ciccolella spa, azienda di Molfetta quotata in Borsa dichiarata fallita dal tribunale di Bari (la società proporrà reclamo), nomina che collezionerebbe insieme ad altri 10 incarichi. Questa è l'informazione che emerge dal verbale del consiglio di amministrazione della Ciccolella (ai sensi del Testo unico delle leggi finanziarie) in cui viene reso noto lo schema delle altre cariche. Tra gli altri incaricihi della prof.ssa Anna Lucia Muserra, probabilmente c'è anche quello di componente di collegio sindacale di Aeroporti di Puglia (a far data dal 31 ottobre di due anni fa), società in queste ore finita alla ribalta per i costi del direttore generale nonchè per una consulenza da art director per il nuovo scalo. questione, fino a prova contraria, ininfluente rispetto al ruolo di un componente del collegio sindacale.
    Insomma, non si può dire che la prof.ssa Muserra non sia gradita a una parte politica che governa la Regione, dunque anche il Comune e in questo caso - si dice - sarebbe finita in quota a un mister preferenze del Pd . Incarichi legittimi, non c'è che dire ma per contarli servirebbero forse più di due mani. Per non parlare di altri incarichi (curatele) e parentele con famiglie molto presenti nell'Università.
    E veniamo a un'altra donna, la dott.ssa Aurora De Falco. Anche lei - è una coincidenza - risulta sindaco supplente di Ciccolella (la stessa società in cui presta la sua attività professionale la Muserra): sempre secondo lo schema reso noto dieci mesi fa ai sensi di informazioni previste dalla legge, risultava titolare di ben 18 incarichi (non tutti in enti pubblici). Tra questi, forse, c'era quello di presidente del collegio sindacale della Multiservizi (incarico in scadenza naturale) nonchè quello di sindaco dell'Acquedotto, altra società regionale finita recentemente sotto i riflettori della procura per la gestione Monteforte. Ovviamente, ci teniamo a precisare che tutto ciò non ha nulla a che vedere con l'attività professionale svolta dalla professionista in Amgas srl come supplente (incarico confermato). Certo, una cosa è un incarico da effettivo, altra cosa è uno da sindaco supplente.
    Bari, nelle aziende comunali Decaro nomina donne «collezioniste» di incarichi | La Gazzetta del Mezzogiorno.it

    NICOLE MUORE SU UN'AMBULANZA A TRE ORE DALLA NASCITA RIFIUTATA DA TRE OSPEDALI SICILIANI MENTRE IL DIRETTORE DEL 118 DI PALERMO, IN VACANZA IN SARDEGNA, FA DECOLLARE UN ELICOTTERO DALLA SICILIA PERCHÉ NON GRADISCE IL RICOVERO AD ALGHERO
    1. DOVE GIRANO LE ELICHE
    Massimo Gramellini per “la Stampa”
    Colpito da malore durante una vacanza ad Alghero, il dottor Gaetano Marchese ha rifiutato il ricovero nel vicino ospedale di Sassari e si è fatto dare uno strappo fino a Palermo dall’elicottero del 118 siciliano di cui è direttore. La notizia, orgogliosamente sbandierata dal 118 come prova di efficienza, è di sicuro una prova di attaccamento alla propria terra di origine.
    Tra le lenzuola del nosocomio sardo l’esimio Marchese sarebbe stato accudito meglio di un principe. Ma è nel momento del bisogno che l’uomo sente risuonare con più prepotenza il richiamo delle radici. Ed è commovente che la comunità abbia assecondato quel richiamo, mettendo a disposizione del Marchese in ambasce un velivolo del pronto soccorso diretto dal Marchese medesimo.
    Qualcuno ipotizza favoritismi e abusi di potere. Figuriamoci, la regola del Marchese varrà per tutti i cittadini. Ovunque nel mondo ci colga un malore, basterà chiamare il 118 siciliano per vedere stormi di elicotteri levarsi in volo come in una scena di «Apocalypse Now». Di giorno e di notte, come nel suo caso. Dite di no?
    Dite che l’altra settimana a Catania, quando si è trattato di farne decollare uno per porre in salvo una neonata, a levarsi in volo sono stati solo i consueti ostacoli burocratici? Temo abbiate ragione. Invece di vantarsi dell’efficienza che il 118 ha dispiegato soltanto per lui, forse il Marchese (del Grillo?) farebbe meglio a provare un po’ di imbarazzo, perché nell’aria si sente già uno straordinario giramento di eliche. Quelle dei contribuenti.
    2. A NICOLE NEGANO L’ELISOCCORSO
    Tiziana Paolocci per “il Giornale”
    Nicole muore su un'ambulanza a tre ore dalla nascita rifiutata da tre ospedali siciliani mentre il direttore del 118 di Palermo, in vacanza in Sardegna, fa decollare un elicottero dalla Sicilia perché non gradisce il ricovero ad Alghero. Sono i due volti dell'Italia, quello della gente comune, che muore per mancanza di un posti letto e quello dei «vip» della sanità e degli «amici di amici».
    La storia di Gaetano Marchese, venuta alla luce solo ieri, stride più che mai con le lacrime di Andrea e Tania Di Pietro, costretti a seppellire la figlioletta deceduta nel viaggio della speranza verso Ragusa, perché le Unità di terapia intensiva neonatale catanesi non avevano culle disponibili per accoglierla. Il caso del funzionario del 118 è al centro di interrogazioni parlamentari e il procuratore aggiunto di Palermo, Dino Petralia, ha già aperto un fascicolo.
    Marchese, 60 anni, il 15 gennaio si trovava in vacanza sulla Riviera del Corallo, sulla costa sud-occidentale della Sardegna, quando di notte si è sentito male. Accusava uno forte dolore al petto e alle 23 il 118 ha ricevuto una chiamata per sospetto infarto. A mezzanotte e mezza a bordo di un'ambulanza medicalizzata arriva all'ospedale di Alghero dove, dopo vari accertamenti, alle 3.45 viene emessa la diagnosi di aneurisma dissecante dell'aorta.
    A quel punto il funzionario dell'elisoccorso palermitano rifiuta il ricovero nei centri specializzati di cardiochirurgia di Sassari e di Cagliari e chiede alla centrale operativa del 118 siciliano di inviare un elicottero ad Alghero per trasferirlo a Palermo: a bordo due equipe e due rianimatori per assisterlo e portarlo in un ospedale di suo gradimento.
    Prosegue a ritmo serrato, invece, l'inchiesta della Procura di Catania per verificare eventuali responsabilità nella morte di Nicole. Gli indagati sono nove: 4 medici presenti alla nascita nella casa di cura Gibiino e i cinque colleghi di guardia nelle Utin catanesi del Cannizzaro, del Nuovo Garibaldi e del Santo Bambino e in quella dell'ospedale sicracusano Umberto I, tutti consultati invano prima di decidere il trasferimento della neonata a Ragusa. Il reato ipotizzato è omicidio colposo.
    Dai primi atti emergerebbe che la Gibiino non avrebbe segnalato la gravità del caso alle Utin contattate e che il 118 avrebbe dovuto inviare la neonata nella Utin più vicina, a Messina, che invece non è stata chiamata perché «fuori distretto», quando aveva invece disponibilità del posto letto. I filoni d'inchiesta portati avanti dal procuratore di Catania, Giovanni Salvi, sono due.
    Il primo è incentrato sul decesso della bimba e vede i medici indagati per compiere un atti irripetibili. L'altro, invece, riguarda l'eventuale omissione nella messa a disposizione delle Utin, le segnalazioni di insufficienza di quelle funzionanti e i meccanismi per far fronte alle emergenze.


    Un'isola sull'orlo dell'abisso. Così Crocetta umilia la Sicilia
    Il governatore-tsunami prometteva di far rinascere la sua terra ma ora si trova in forte difficoltà
    Mariateresa Conti
    Lucia, la sua Lucia Borsellino, assessore alla Sanità di una Sicilia bifronte dove una neonata muore in ambulanza perché non si trova posto negli ospedali, ma che ha un 118 così solerte che manda un elicottero a prendere il suo capo colto da malore durante una vacanza in Sardegna, l'ha difesa con le unghie e con i denti.
    Togligli anche Lucia, anzi Lucia Borsellino, la figlia del giudice Paolo ucciso in via D'Amelio, e cosa resta a Rosario Crocetta? Cosa resta del Crocetta governatore-tsunami che era ospite una domenica sì e l'altra pure di Massimo Giletti all' Arena e che favoleggiava le magnifiche sorti e progressive di una Sicilia da lui riformata (sic!)? Cenere, macerie. Polvere.
    La Regione è sull'orlo dell'abisso, con una voragine monstre di debito, ha calcolato Italia Oggi, tra gli 8 e i 10 miliardi. Sino ad aprile andrà avanti in esercizio provvisorio, perché il Dpef, prima volta nella storia, non è stato approvato in tempo. E però nel frattempo fa altri debiti , un mutuo (due miliardi) da pagare in 30 comodissimi anni. Tanto vanno male le cose che se n'è accorta anche Roma. E così il governo ha commissariato doppiamente la Sicilia: ufficiosamente imponendo a Crocetta come assessore all'Economia un suo uomo di fiducia, Alessandro Baccei; e ufficialmente proprio qualche giorno fa mandando un commissario per i depuratori, in modo da sbloccare un miliardo di fondi Cipe che il solerte governatore teneva fermi.
    Un disastro, per Crocetta. Il disastro, il governo Crocetta. Ci mancava solo la neonata morta a Catania e l'assessore Borsellino che offesa col ministro Lorenzin voleva dimettersi. E infatti il governatore le ha sbarrato la strada: «Lucia non mollare». Ed ha avvertito: «Lucia Borsellino non ha certo bisogno di lezioni di moralità, legalità ed efficienza da parte di nessuno». Quindi ha strepitato: «Ci siamo stancati del fatto che ogni occasione è buona per attaccare il governo della Regione, anche da parte di alcuni esponenti del governo nazionale. Chiederò un chiarimento al sottosegretario alla presidenza Graziano Delrio. La Regione siciliana viene continuamente attaccata su ogni cosa anche quando non ha alcuna responsabilità, penso alla vicenda Muos: che c'entra la Regione con un'iniziativa che compete allo Stato?».
    Complimenti per la giravolta, al governatore. Sì, perché proprio il Muos - il sistema satellitare che gli americani vogliono realizzare a Niscemi (Caltanissetta) - è forse una delle figuracce più grandi che Crocetta abbia rimediato. Partiamo dalla fine. Qualche giorno fa il Tar ha dato ragione al Comune di Niscemi bloccando le autorizzazioni alla realizzazione dell'opera. E chi aveva sbloccato quelle autorizzazioni dopo un parere dell'Istituto superiore di sanità temendo di dover pagare penali miliardarie? Sì, bravi, proprio Crocetta. E pazienza se si era attirato le ire dei comitati e della sinistra, che lo hanno accusato di essere un traditore (prima stava con loro) e contestato in piazza.
    Grande flop, il Muos. Come la riforma bluff delle Province. «Siamo i primi in Italia», gongolava il governatore a marzo del 2013. Ma due anni dopo resta solo il pasticcio: niente elezioni, commissari fedeli al governatore al posto dei presidenti (per un po', a Trapani, anche l'amico ex pm Antonio Ingroia, poi costretto a lasciare per l'altro incarico regionale alla guida di Sicilia e-Servizi). Ora si rimedierà al caos recependo in extremi s il decreto Delrio, adattato alla realtà siciliana i (falsi) primi sono diventati gli ultimi.
    L'elenco di flop potrebbe continuare: il continuo balletto di dirigenti; l'ex baby assessore Nelli Scilabra prima piazzata alla Formazione e poi, dopo il fallimento e il siluramento obbligato, riciclata nella sua segreteria. Quanto sono lontani gli inizi, con Franco Battiato e Antonino Zichichi assessori, i primi a essere silurati con una giunta che è già al terzo rimpasto. Povero Crocetta, ex governatore tsunami.
    Un'isola sull'orlo dell'abisso. Così Crocetta umilia la Sicilia - IlGiornale.it

    Ultima modifica di Erlembaldo; 19-02-15 alle 01:37

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    Predefinito Re: Terryes

    Caserta. Dirige il traffico, ma non è un vigile: fermato per resistenza a pubblico ufficiale
    Avrebbe cercato di investire un vero appartenente alla polizia municipale
    CASERTA - La Polizia Municipale di Caserta ha fermato un uomo di 33 anni, P.S., che, fingendosi vigile, dirigeva il traffico di sua iniziativa. L'uomo è indagato per i reati di resistenza a pubblico ufficiale, distruzione, sottrazione e deterioramento di atti veri e danneggiamento ad auto di istituto. Nei giorni scorsi aveva danneggiato un'auto dei vigili prendendola a sputi e calci e minacciato un vigile vero. Già in altre occasioni l'uomo, con un cappello simile a quello della polizia municipale e con una paletta, bloccava il traffico e diceva che doveva multare i vigili veri. Le scene sono state riprese da alcuni passanti e diffuse su you tube. Inutile dire che sono divenute subito "virali".
    Caserta. Dirige il traffico, ma non è un vigile: fermato per resistenza a pubblico ufficiale

    Napoli, l'enorme voragine di Pianura: strada chiusa e disagi per i cittadini
    di Gennaro Pelliccia
    Quella che era una voragine di un paio di metri quadrati dove mercoledì notte, intorno alle 2, in via Campanile a Pianura è sprofondato un camion dei rifiuti dell’Asìa, rimanendoci con le ruote incastrato dentro, oggi si presenta come una cavità di quasi cinquanta metri quadrati di volume e profonda più di dieci lineari.
    All'interno del grosso squarcio mostrano le loro ferite un incrocio di tubazioni di gas, acqua e un groviglio di fili e cavi che hanno ceduto sotto il peso delle pietre, del fango e dell'asfalto. «Durante gli scavi che stiamo effettuando - spiega un responsabile del servizio manutenzione strade - abbiamo incontrato dell'acqua, probabilmente proveniente da una perdita fognaria. E poi dei cavi della Telecom avvolti in una polifora completamente schiacciata dal materiale franato. Oggi sono attesi i tecnici della compagnia telefonica per un intervento sulle strutture di loro competenza. Solo dopo potremo continuare il nostro lavoro».
    Intanto monta la protesta dei cittadini che si sentono intrappolati. Il traffico veicolare è stato interdetto e sono tanti i disagi con cui residenti e commercianti devono fare i conti. Molti sono preoccupati anche per il rischio, che attualmente esiste, di fuoriuscita di gas metano dalla sottostante tubatura.
    Napoli, l'enorme voragine di Pianura: strada chiusa e disagi per i cittadini| Video



    Ruba energia elettrica per il suo bar, nei guai un 33enne nocerino
    NOCERA INFERIORE - I militari della Sezione Operativa del Reparto territoriale hanno arrestato il nocerino Moreno Caputo, 33 anni, per furto aggravato di energia elettrica. I carabinieri, nel corso di un controllo al bar situato sulla via Nazionale e gestito dal pregiudicato nocerino, hanno constatato la manomissione del contatore dell’energia elettrica, mediante l’applicazione di un potente magnete per diminuire la registrazione dei relativi consumi.
    Per il 33enne, quindi, èscattato l'arresto con l’accusa di furto aggravato di energia elettrica. L’arresto è stato convalidato nella stessa mattinata di ieri e Caputo è stato rimesso in libertà in attesa della celebrazione dell’udienza dibattimentale.
    Ruba energia elettrica per il suo bar, nei guai un 33enne nocerino

    Bari, reso invalido dopo un intervento sbagliato
    30 anni per risarcimento
    BARI - Un ragazzo di 26 anni si rompe il braccio giocando a calcetto, va al Policlinico di Bari, e dopo tre operazioni perde l’uso del braccio e della mano destra. Accadeva nel 1985: c’era il muro di Berlino, il primo governo Craxi si avviava verso la fine e la Juve vinceva la Coppa intercontinentale. Dopo trent’anni quell’uomo, ormai padre di famiglia, sta ancora aspettando i soldi che un Tribunale gli ha riconosciuto in appello dopo un processo durato un quarto di secolo: erano 110mila euro, nel frattempo sono diventati 600mila e cresceranno ancora perché tanto paga sempre Pantalone.
    Se qualcuno vuol capire perché la sanità pugliese è senza speranza deve leggere le carte di questa vicenda. Una storia a dir poco allucinante. Al ragazzo, ricoverato al Policlinico, viene «consigliato» di farsi operare presso la clinica privata, a pagamento, dal notissimo professore che all’epoca lo aveva in cura. Alla prima operazione, gli fanno perdere l’uso della mano. Alla seconda, tornato al Policlinico, gli recidono un tendine. Finisce che dopo tre mesi il poveretto va al Cto di Firenze, dove medici esterrefatti scoprono il guaio: nella prima operazione il professore aveva sbagliato ad applicare un laccio emostatico, nella seconda aveva lasciato nel braccio una garza imbevuta del medicinale necessario a fermare un’emorragia.
    Ventotto anni dopo, nel 2013, la Corte d’appello di Bari ribalta una sentenza di primo grado che aveva respinto la richiesta di risarcimento danni presentata dal ragazzo nel 1987: sia l’ortopedico che il proprietario della clinica privata (nel frattempo deceduti) sono giudicati responsabili dei danni fisici e neurologici causati all’ormai ex ragazzo. Sommando le varie voci di danno il risarcimento ammonta a 133mila euro, più 20mila euro di spese legali, più gli interessi e la rivalutazione: in tutto sono 596mila euro, e vanno pagati subito perché il Tribunale nega la sospensiva.
    L’eredità delle vecchie Usl ricade in quella che si chiama «gestione stralcio». È un pozzo senza fondo cui la Regione non può mettere il coperchio se prima non paga tutti i debiti: e nessuno, nessuno, è in grado di dire a quanto ammontino. Solo a Bari c’erano 18 Usl, ciascuna ha tuttora un suo conto corrente «stralcio». Per tenere il passo, la Asl di Bari ha a disposizione circa 30 milioni, eppure non paga: la delibera di liquidazione, firmata il 29 dicembre 2014, è stata uno degli ultimi atti dell’ex dg Domenico Colasanto. Il suo successore, Vito Montanaro, è arrivato il 10 gennaio, ed ha bloccato la delibera (fidarsi è bene...).
    Nel frattempo, gli avvocati dell’ex ragazzo hanno tentato la strada del pignoramento ed hanno trovato solo spiccioli sui conti della Asl. Ciò che è paradossale è che la Regione ha dichiarato al giudice di non avere debiti con la gestione stralcio: tecnicamente può anche essere vero, ma nei fatti è sempre la Regione a pagare. E pagherà anche le spese e gli interessi sugli interessi. Di casi simili ce ne sono a decine: e, naturalmente, i medici condannati in solito raramente pagano di tasca propria.
    La Gazzetta del Mezzogiorno.it

    Restituisce soldi a commerciante e lo fa rapinare
    POLIGNANO A MARE - Restituisce 12mila euro ad un commerciante di Noicattaro e contemporaneamente organizza con l’aiuto di alcuni complici, una rapina a mano armata contro lo stesso commerciante per recuperare il denaro ceduto. I carabinieri della Compagnia di Monopoli e della Stazione di Polignano hanno arrestato due uomini per concorso in rapina aggravata e lesioni personali. Si tratta di un 38enne commerciante di Polignano a Mare e di un 29enne sempre di Polignano a Mare.
    I fatti risalgono alla sera del 12 dicembre quando il 38enne di Polignano a Mare, dovendo restituire ad un suo collega di Noicattaro una somma di denaro pari a 12mila euro precedentemente concessagli a titolo di prestito, ha dato appuntamento all’ignaro creditore in pieno centro a Conversano in via San Lorenzo.
    Nel momento in cui ha consegnato il denaro è scattata la rapina. Due soggetti, pistola alla mano, hanno improvvisamente raggiunto i due che si trovavano fermi a bordo di un’auto, e dopo aver colpito alla testa con il calcio della pistola il commerciante di Noicattaro, sono riusciti ad impossessarsi di 8 dei 12mila euro di cui il malcapitato era in possesso procurandogli fratture al cranio e al viso giudicate guaribili in 40 giorni. A quel punto si sono dileguati sottraendo al complice-vittima il telefono cellulare.
    Sul posto, su segnalazione al numero di emergenza “112” fatta da alcuni passanti sono intervenuti i carabinieri che sono riusciti ad identificare dopo qualche giorno uno dei malfattori che materialmente aveva commesso il “colpo”, a loro già noto, raccogliendo poi numerosi elementi di responsabilità in ordine all’organizzazione della rapina a carico del complice 38enne la cui versione, inizialmente non ha convinto i militari. Sono in corso indagini finalizzate all’identificazione del terzo complice. Tratti in arresto il 29enne è stato associato presso la casa circondariale di Bari mentre il 38enne collocato ai domiciliari.
    Restituisce soldi a commerciante e lo rapina | La Gazzetta del Mezzogiorno.it

    I dolci fanciulli terronici....

    Boscoreale. Tornano i pusher minorenni al Piano Napoli: denunciato spacciatore 15enne
    di Dario Sautto
    Boscoreale. Il Piano Napoli - la Scampia del Vesuviano - è di nuovo una piazza di spaccio molto attiva, e a vendere crack ci sono anche i minorenni.
    Il quartiere di edilizia popolare tra Boscoreale e Torre Annunziata – appena 10 giorni fa teatro dell'omicidio del 21enne Mauro Buonvolere – è stato oggetto di una maxi operazione di controllo da parte dei carabinieri della compagnia oplontina che, diretti dal maggiore Michele De Riggi e coadiuvati dai colleghi del Battaglione Toscana, hanno passato al setaccio l'intero complesso di palazzine costruite a via Settetermini.
    In totale sono state arrestate 2 persone, mentre i denunciati sono 6. Tra questi c'è anche un 15enne, sorpreso a vendere crack ad un acquirente appena maggiorenne in cambio di 25 euro. In 4 rubavano energia elettrica, mentre altre 3 persone giravano nel quartiere con armi.
    Boscoreale. Tornano i pusher minorenni al Piano Napoli: denunciato spacciatore 15enne

    Decapitato da Isis con maglia del Napoli, offese e ironia sul web per i partenopei
    di Oscar De Simone
    Da ieri i social network sono “invasi” dalle foto dell’uomo che viene decapitato dall’Isis con la maglia del Napoli. Decine i messaggi ed i tweet di paura e di sconcerto che vengono scritti dagli utenti in rete, che temono attentati a “sud di Roma”.
    Ma non solo. Tante le pagine sul web in cui i tifosi partenopei vengono offesi da supporter di altre compagini. Le frasi si sprecano: tutte del tipo: “Che bello, un napoletano in meno” oppure "tutti decapitati, forza Isis”.
    Su Twitter, inoltre, si possono leggere anche commenti “ironici” come: “No uagliù l’Isis non se ne va da Napoli senza assaggiare la margherita a Forcella” o ancora, “uagliù stann arrivan e scarrafùn”. Anche su Facebook, sembrano essere nate alcune pagine e gruppi come: “L’Isis è a Napoli, San Gennaru Akbar”.
    Decapitato da Isis con maglia del Napoli, offese e ironia sul web per i partenopei | Foto

    Lite per un cappellino alla festa di carnevale: così è morto il giovane nisseno.
    di Ignazio Marchese
    PALERMO. Un giovane di 25 anni è stato trovato in fin di vita davanti la discoteca Goa in via Lanza di Scalea a Palermo. È stato trasportato dai sanitari del 118 all'ospedale Villa Sofia dove è deceduto.
    Il ragazzo, da poco laurato in medicina, è morto per una banale lite scoppiata in discoteca forse per un cappellino spostato e che qualcuno di un’altra comitiva si è messo in testa. Una discussione nata per un motivo banale, trasformata in rissa in pochi secondi. Il giovane sarebbe caduto a terra e sarebbe stato colpito alla nuca. Ancora non è chiaro cosa abbia provocato la morte lo stabilirà l’autopsia disposta dal magistrato.
    IL RACCONTO DI UN TESTIMONE. «Sono uscito verso le 3.30 del mattino. Dopo un po’ ho visto i carabinieri, l'ambulanza e un ragazzo con la faccia bianca, forse era truccato da Joker, sulla barella intubato: lo portavano fuori dalla discoteca». Lo dice uno dei giovani che ieri sera si trovava nella discoteca Goa, nel quartiere Zen a Palermo. Dov'è stato ucciso con pugni e un calcio alla nuca Aldo Naro, 25 anni. «In discoteca - racconta - c'erano circa 500 ragazzi con un'età media di 25 anni. La serata era a tema »il carnevale« e non era una festa a inviti. Normalmente si entra a coppie ma i ragazzi conosciuti spesso li fanno entrare anche senza la ragazza. Non ho visto la rissa. Ogni tanto qui avviene qualche scazzottata: basta uno sguardo di troppo a una ragazza. Stamane la barella con quel ragazzo era seguita da una giovane bionda e da un ragazzo che aveva le stampelle. L'hanno caricata sull'ambulanza che è andata via a sirene spiegate».
    Dal profilo facebook di Naro si vede che tifava Juventus, era fidanzato con una coetanea e aveva 1053 amici. Aveva frequentato il liceo scientifico Alessandro Volta a Caltanissetta.
    Lite per un cappellino alla festa di carnevale: così è morto il giovane nisseno. Sigilli alla discoteca Goa - Giornale di Sicilia

    Truffa alle assicurazioni: invalida «in fitto» si sostituisce alla vera vittima
    di ​Nello Mazzone
    POZZUOLI.Ha marcato visita al posto di una donna vittima (quasi illesa) nel 2013 di un incidente stradale e per incassare il risarcimento economico dalla Milano Assicurazioni-Unipol Sai ha esibito una falsa carta di identità e una vera menomazione fisica, ma è stata arrestata nel bel mezzo della visita fiscale. A finire nei guai con l'accusa di falsificazione di documenti è stata la 48enne E.P., napoletana con piccoli pregiudizi di polizia alle spalle, arrestata in flagranza di reato dai poliziotti di Pozzuoli diretti dal vicequestore Pasquale Toscano.
    Una vicenda finita nel mirino della polizia e della centrale antifrode della compagnia assicuratrice: secondo una prima ipotesi, la truffa sarebbe l'ennesimo caso di quel colossale giro di frodi incrociate ai danni delle compagnie, con persone senza scrupoli che non avrebbero esitato a coinvolgere, in cambio di qualche centinaia di euro, piccoli pregiudicati e casalinghe con menomazioni fisiche al posto delle reali vittime di incidenti per intascare i risarcimenti da migliaia di euro.
    Nel caso di Pozzuoli sarebbe avvenuto questo: una donna era a piedi in strada in piazzetta Arco Felice, quando venne investita da un furgone riportando contusioni alla spalla e alla caviglia. Troppo poco per chiedere soldi alla compagnia assicuratrice. A quel punto, allora, scatta il piano: si ingaggia una «figurante» che risulta affetta da lesioni fisiche più gravi, frattura all'omero, compatibili con la dinamica del sinistro e si manda lei a marcare visita, con il documento contraffatto per trarre in inganno medici legali e giudice di pace e farsi attribuire il risarcimento.
    La finta vittima sarebbe stata pagata con 100 euro, mentre il pedone investito avrebbe intascato 3-4mila euro. Un artificio degno della migliore commedia all'italiana[cioè alla terrona...]. Ma per le compagnie assicuratrici e per la polizia c'e' ben poco da ridere: quello scoperto due sere fa nello studio medico di un consulente tecnico d'ufficio incaricato dal Giudice di pace nasconde scenari inquietanti. Nelle prossime ore la 48enne presunta truffatrice sarà sottoposta al giudizio con rito direttissimo. Ma un fascicolo è stato aperto dalla polizia di Pozzuoli per un sospetto di frode ai danni della Milano Assicurazione-Unipol Sai. Sarà interrogata a breve anche A.T.P., la donna che effettivamente fu travolta da un furgone in piazzetta Arco Felice nel 2013, ma riportando solo contusioni e non fratture.
    Un'indagine partita da una fotocopia. A saltare all'occhio dell'avvocato Luigi Tuccillo, legale esperto di antifrode per conto della ex Milano Assicurazioni che oggi si chiama Unipol Sai, è stata la fotocopia della carta di identità presentata da A.T.P. al Giudice di pace di Pozzuoli nella costituzione in giudizio per ottenere i soldi dell'assicurazione. Una copia nella quale la foto appariva appiccicata alla didascalia con i dati sensibili della ricorrente. Poi non tornava neanche il quadro clinico: dalle cartelle di visita si evidenziava che A.T.P. avrebbe subito contusioni a spalla e caviglia, mentre la signora visitata dal Ctu del giudice aveva una frattura all'omero. La finzione à terminata all'arrivo dei poliziotti. Ma rischia di essere solo il primo tempo di un film già visto.
    Truffa alle assicurazioni: invalida «in fitto» si sostituisce alla vera vittima



    BANDO AL CIANCIO - LA PROCURA DI CATANIA CHIUDE L’INDAGINE PER CONCORSO ESTERNO IN ASSOCIAZIONE MAFIOSA SULL’EDITORE DE “LA SICILIA”: “TROVATI 52 MILIONI IN SVIZZERA”
    Secondo l’accusa, negli stessi anni in cui Mario Ciancio Sanfilippo era presidente della Fieg (la Federazione di tutti gli editori), e dell’Ansa, socio del quotidiano “la Repubblica”, nonché tuttora stampatore dell'edizione siciliana dello stesso quotidiano e della “Stampa”, era al contempo socio in affari delle cosche mafiose catanesi...
    1. I QUOTIDIANI NASCONDONO LA NOTIZIA SULL’INDAGINE A CARICO DEL GIORNALISTA-EDITORE CIANCIO
    Riceviamo e pubblichiamo:
    Gentile Dagostino,
    i quotidiani di oggi hanno quasi nascosto la notizia della fine delle indagini sul giornalista editore Mario Ciancio per concorso esterno in associazione mafiosa e trasferimento di capitali all'estero. Negli stessi anni – secondo l'accusa - in cui il Ciancio era da un lato presidente della Fieg (la Federazione di tutti gli editori), della maggiore agenzia giornalistica italiana (Ansa), socio della società editrice del quotidiano la Repubblica, nonché tuttora stampatore dell'edizione siciliana dello stesso quotidiano e della Stampa, direttore ed editore del maggiore quotidiano della Sicilia era al contempo socio in affari delle cosche mafiose catanesi.
    Intanto non spetterebbe all'Ordine dei giornalisti avviare una procedura disciplinare nei confronti del Ciancio? Recita l'art. Art. 48 (Procedimento disciplinare) della legge costitutiva dell'Ordine: Gli iscritti nell’Albo che si rendano colpevoli di fatti non conformi al decoro e alla dignità professionale, o di fatti che compromettano la propria reputazione o la dignità dell’Ordine, sono sottoposti a procedimento disciplinare. Il procedimento disciplinare è iniziato d’ufficio dal Consiglio regionale o interregionale, o anche su richiesta del procuratore generale competente ai sensi dell’art. 44.
    L'ordine dei giornalisti serve solo a tutelare la casta?
    Grazie, Giovanni Grasso, Catania
    2. I PM CATANESI CHIUDONO LE INDAGINI SU MARIO CIANCIO SANFILIPPO
    Giuseppe Pipitone per Mario Ciancio Sanfilippo, chiuse indagini per editore: 'Trovati 52 milioni in Svizzera' - Il Fatto Quotidiano
    Cinquantadue milioni di euro depositati in Svizzera e non dichiarati in occasione dei precedenti scudi fiscali. A tanto ammonta il tesoretto di Mario Ciancio Sanfilippo, il potentissimo editore catanese de La Sicilia, già ai vertici di Fieg ed Ansa, indagato dalla procura di Catania per concorso esterno in associazione mafiosa.
    La rivelazione sul patrimonio custodito in Svizzera è contenuta negli atti dell’inchiesta su Ciancio: il 14 gennaio scorso la procura guidata da Giovanni Salvi ha emesso l’avviso di conclusione delle indagini, che è stato poi notificato all’indagato il 20 gennaio.
    Negli ultimi due anni d’indagine, i pm catanesi hanno accumulato nuove prove e testimonianze sul conto dell’editore più potente del Mezzogiorno. Agli atti degli inquirenti ci sono anche le motivazioni della sentenza di primo grado, che condanna l’ex governatore Raffaele Lombardo a sei anni e otto mesi per concorso esterno a Cosa Nostra. Nelle 325 pagine con cui il gup Marina Rizza motiva la condanna dell’ex presidente, Ciancio viene citato diverse volte.
    Secondo il giudice, l’editore avrebbe intrattenuto attività imprenditoriali con un esponente di Cosa Nostra palermitana. “Il modus operandi e la presenza di elementi vicini alla mafia palermitana fanno ritenere che lo stesso Ciancio fosse soggetto assai vicino al detto sodalizio” scrive il gup. “Attraverso i contatti con Cosa nostra di Palermo”, quindi, l’editore “avrebbe apportato un contributo concreto, effettivo e duraturo alla famiglia catanese”. Il riferimento è alle varianti urbanistiche che avrebbero fatto schizzare alle stelle il valore di alcuni terreni di proprietà dell’editore. Agli atti dell’inchiesta dei pm etnei, però, c’è dell’altro.
    “La contestazione – scrive oggi la procura di Catania in una nota- si fonda sulla ricostruzione di una serie di vicende che iniziano negli anni ’70 e si protraggono nel tempo fino ad anni recenti; si tratta in particolare della partecipazione ad iniziative imprenditoriali nelle quali risultano coinvolti forti interessi riconducibili all’organizzazione Cosa Nostra, catanese e palermitana. Negli atti sono confluiti anche i documenti provenienti dagli accertamenti condotti in collegamento con le Autorità svizzere e che hanno consentito, attraverso un complesso di atti di indagine, di acquisire la certezza dell’esistenza di diversi conti bancari”.
    Davanti ai pm, Ciancio ha provato a giustificare l’origine di quelle somme, ma la sua auto difesa non ha convinto gli inquirenti, che anzi specificano come “la successiva indicazione da parte dell’indagato della provenienza delle somme, non documentata, abbia trovato smentita negli accertamenti condotti”. In pratica il principale editore del Sud Italia non è riuscito a giustificare la provenienza del tesoretto.



    SENZA NESSUNA PIETÀ – LE AGGHIACCIANTI REGISTRAZIONI DEL “118” DI CATANIA LA NOTTE CHE LA PICCOLA NICOLE MORÌ – “DOTTORE, SE È MORTA ALLORA DISDICO IL POSTO A RAGUSA?” – E L’AMBULANZA VAGAVA ALLE PORTE DELLA CITTÀ SENZA SAPERE LA STRADA
    Le registrazioni delle conversazioni tra il pediatra di Nicole e l’operatore del “118” fatte di cinismo, sciatteria e indolenza. Un copione definito “vomitevole” dal presidente della commissione Sanità all’Assemblea siciliana Pippo Digiacomo -
    Felice Cavallaro per il “Corriere della Sera”
    Chi ha ascoltato le registrazioni audio del «118» sull’emergenza scattata non appena la piccola Nicole è nata, senza che si trovasse un posto di terapia intensiva in quattro ospedali di Catania, può solo augurarsi che a genitori e nonni, oggi raccolti per i funerali, venga risparmiato lo strazio di quelle conversazioni fatte di cinismo, sciatteria, indolenza.
    È trascorsa una settimana da quando alla 1.37 il pediatra Antonio Di Pasquale, dalla casa di cura Gibiino, fa la prima telefonata al 118 per lanciare l’allarme, trovando all’altro capo l’«Operatore 81», un infermiere dalla voce assonnata, pronto a chiamare le unità di «intensiva» (Unit) con un atteggiamento da routine. Accontentandosi dei continui «non c’è posto» e «occupati» incassati senza sottolineare la gravità del caso. Poi inciampando sui numeri, confondendo quelli di Ragusa e Catania, scambiando la richiesta di una incubatrice con quella di una ambulanza, perdendo altro tempo prezioso.
    Fino alla telefonata delle 3.47, quando dall’ambulanza diretta a Ragusa, con la bambina appena deceduta, il pediatra accenna un rimprovero: «Se avessimo trovato un posto a Catania, forse questo si sarebbe potuto evitare».
    E l’«Operatore 81»: «Dottore, potrebbe essere. Ma dov’è la nostra colpa? Mi faccia capire... Se è morta, devo disdire il posto a Ragusa?».
    Un copione definito «vomitevole» dal presidente della commissione Sanità all’Assemblea regionale Pippo Digiacomo. Mentre l’assessore alla Salute Lucia Borsellino commenta che «la piccola si sarebbe potuta salvare se fosse stata portata subito al pronto soccorso di un ospedale dove c’è l’obbligo di accogliere un codice rosso».
    Eppure il medico che aveva telefonato invano al Policlinico insisteva col 118: «Il bambino è gravissimo, intubato». Operatore 81: «Cannizzaro, Santo Bambino e Garibaldi non c’è posto. Siracusa nemmeno. Solo Ragusa».
    Di Pasquale: «È intubato. Una cosa grave. Non può andare a Ragusa. È necessario trovare un posto».
    Operatore 118: «Allora! Ho fatto una ricerca, l’unico posto è a Ragusa».
    Di Pasquale: «No, non possiamo portarlo a Ragusa un bambino così. Non è possibile, si deve portare a cinque minuti... Bisogna fare una forzatura, sono cose che succedono ogni due anni».
    Operatore 81: «Io non lo posso fare».
    Di Pasquale: «Va bene...».
    Operatore 81: «Se vuole le do il numero di Ragusa...».
    Di Pasquale: «No. Allora devo forzare con il Policlinico».
    Con qualche collega prova a insistere, ma gli dicono di no. E invece di farla quella «forzatura», Di Pasquale parte per Ragusa con la piccola su una ambulanza privata. E «sbattendo il portellone in faccia a mio figlio», racconta il nonno di Nicole: «Così ci siamo messi in macchina a inseguirli. Un giro “turistico”. Con l’autista che sbagliava strada. Si sono perfino fermati a chiedere informazioni al netturbino di un autocompattatore. Poi, a mezz’ora da Ragusa, l’ambulanza rallenta e chiedo le condizioni della bambina a Di Pasquale: “Gravissima”. E io: che vuol dire gravissima? “È morta”».
    All’1.51 il dramma era perfino scivolato nel paradosso degli equivoci. L’Operatore 81 chiama la clinica e sente la voce del medico: «No grazie, abbiamo risolto». Ma Di Pasquale sta parlando con una persona che ha accanto: «Richiama la Croce Verde». L’infermiere del 118, pensando che fosse «risolto» il caso, interrompe la telefonata e chiama Ragusa per annunciare la fine emergenza. Sbaglia però numero. E rifà quello di Di Pasquale: «Dottoressa, grazie. Hanno risolto tutto». E il medico: «Di Pasquale, sono...».
    Sequenze allucinanti. Come il viaggio dell’ambulanza sperduta fra i viali dell’ospedale di Ragusa, bussando alla Neonatologia che rifiuta di ricoverare un corpicino senza vita e approdando all’obitorio.


  6. #356
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    Predefinito Re: Terryes

    Tengono tando cuuore.
    Rubano, massacrano, rapinano e, con falso nome, lo chiamano impero; infine, dove fanno il deserto dicono che è la pace.
    Tacito, Agricola, 30/32.

  7. #357
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    Predefinito Re: Terryes

    Citazione Originariamente Scritto da Erlembaldo Visualizza Messaggio
    SENZA NESSUNA PIETÀ – LE AGGHIACCIANTI REGISTRAZIONI DEL “118” DI CATANIA LA NOTTE CHE LA PICCOLA NICOLE MORÌ – “DOTTORE, SE È MORTA ALLORA DISDICO IL POSTO A RAGUSA?” – E L’AMBULANZA VAGAVA ALLE PORTE DELLA CITTÀ SENZA SAPERE LA STRADA
    Le registrazioni delle conversazioni tra il pediatra di Nicole e l’operatore del “118” fatte di cinismo, sciatteria e indolenza. Un copione definito “vomitevole” dal presidente della commissione Sanità all’Assemblea siciliana Pippo Digiacomo -
    Felice Cavallaro per il “Corriere della Sera”
    Chi ha ascoltato le registrazioni audio del «118» sull’emergenza scattata non appena la piccola Nicole è nata, senza che si trovasse un posto di terapia intensiva in quattro ospedali di Catania, può solo augurarsi che a genitori e nonni, oggi raccolti per i funerali, venga risparmiato lo strazio di quelle conversazioni fatte di cinismo, sciatteria, indolenza.
    È trascorsa una settimana da quando alla 1.37 il pediatra Antonio Di Pasquale, dalla casa di cura Gibiino, fa la prima telefonata al 118 per lanciare l’allarme, trovando all’altro capo l’«Operatore 81», un infermiere dalla voce assonnata, pronto a chiamare le unità di «intensiva» (Unit) con un atteggiamento da routine. Accontentandosi dei continui «non c’è posto» e «occupati» incassati senza sottolineare la gravità del caso. Poi inciampando sui numeri, confondendo quelli di Ragusa e Catania, scambiando la richiesta di una incubatrice con quella di una ambulanza, perdendo altro tempo prezioso.
    Fino alla telefonata delle 3.47, quando dall’ambulanza diretta a Ragusa, con la bambina appena deceduta, il pediatra accenna un rimprovero: «Se avessimo trovato un posto a Catania, forse questo si sarebbe potuto evitare».
    E l’«Operatore 81»: «Dottore, potrebbe essere. Ma dov’è la nostra colpa? Mi faccia capire... Se è morta, devo disdire il posto a Ragusa?».
    Un copione definito «vomitevole» dal presidente della commissione Sanità all’Assemblea regionale Pippo Digiacomo. Mentre l’assessore alla Salute Lucia Borsellino commenta che «la piccola si sarebbe potuta salvare se fosse stata portata subito al pronto soccorso di un ospedale dove c’è l’obbligo di accogliere un codice rosso».
    Eppure il medico che aveva telefonato invano al Policlinico insisteva col 118: «Il bambino è gravissimo, intubato». Operatore 81: «Cannizzaro, Santo Bambino e Garibaldi non c’è posto. Siracusa nemmeno. Solo Ragusa».
    Di Pasquale: «È intubato. Una cosa grave. Non può andare a Ragusa. È necessario trovare un posto».
    Operatore 118: «Allora! Ho fatto una ricerca, l’unico posto è a Ragusa».
    Di Pasquale: «No, non possiamo portarlo a Ragusa un bambino così. Non è possibile, si deve portare a cinque minuti... Bisogna fare una forzatura, sono cose che succedono ogni due anni».
    Operatore 81: «Io non lo posso fare».
    Di Pasquale: «Va bene...».
    Operatore 81: «Se vuole le do il numero di Ragusa...».
    Di Pasquale: «No. Allora devo forzare con il Policlinico».
    Con qualche collega prova a insistere, ma gli dicono di no. E invece di farla quella «forzatura», Di Pasquale parte per Ragusa con la piccola su una ambulanza privata. E «sbattendo il portellone in faccia a mio figlio», racconta il nonno di Nicole: «Così ci siamo messi in macchina a inseguirli. Un giro “turistico”. Con l’autista che sbagliava strada. Si sono perfino fermati a chiedere informazioni al netturbino di un autocompattatore. Poi, a mezz’ora da Ragusa, l’ambulanza rallenta e chiedo le condizioni della bambina a Di Pasquale: “Gravissima”. E io: che vuol dire gravissima? “È morta”».
    All’1.51 il dramma era perfino scivolato nel paradosso degli equivoci. L’Operatore 81 chiama la clinica e sente la voce del medico: «No grazie, abbiamo risolto». Ma Di Pasquale sta parlando con una persona che ha accanto: «Richiama la Croce Verde». L’infermiere del 118, pensando che fosse «risolto» il caso, interrompe la telefonata e chiama Ragusa per annunciare la fine emergenza. Sbaglia però numero. E rifà quello di Di Pasquale: «Dottoressa, grazie. Hanno risolto tutto». E il medico: «Di Pasquale, sono...».
    Sequenze allucinanti. Come il viaggio dell’ambulanza sperduta fra i viali dell’ospedale di Ragusa, bussando alla Neonatologia che rifiuta di ricoverare un corpicino senza vita e approdando all’obitorio.
    Confortante sapere che da quelle zone arriveranno sempre piu' medici nei nostri ospedali, grazie ai concorsi all'italiana, mentre i nostri andranno all'estero o in fabbrica.

    Viva litaglia.



  8. #358
    tra Baltico e Adige
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    Predefinito Re: Terryes

    Meraviglioso l'intellettuale islamico a otto e mezzo, dopo che la Santanchè ha parlato di immigrazione islamica che porta terrorismo e delinquenza, questo gli ha ricordato che anche gli italiani hanno subito razzismo e sono stati giudicati tutti delinquenti quando sono emigrati a Nizza, Torino e Milano.

    E credo lo abbia detto sapendo quello che diceva, dopo tutto che l'italia sia fatta da due popoli e due stati incatenati, lo sanno tutti.

    Il mondo sa che i meridionali sono i veri italiani mentre al nord (Padania) no! non lo sono.
    Ultima modifica di Quayag; 24-02-15 alle 22:17



  9. #359
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    Predefinito Re: Terryes

    Falso olio «made in Italy» sequestrato nel Salento
    LECCE - I carabinieri del Nas di Lecce, a seguito di numerosi controlli a frantoi ed aziende di imbottigliamento di olio d?oliva della provincia salentina, hanno scoperto che alcuni stabilimenti acquistavano da un grossista della zona olio extravergine di oliva comunitario, proveniente principalmente da Grecia e Spagna, per poi confezionarlo e venderlo come olio extravergine di oliva 100% italiano.
    I militari hanno denunciato cinque persone per frode in commercio e contestato sanzioni amministrative per diverse migliaia di euro.
    La Gazzetta del Mezzogiorno.it

    Parco Saraceno, polizia e carabinieri per staccare la luce agli abusivi
    di Vincenzo Ammliato
    CASERTA - Alle 9 puntuali come programmato dalla prefettura, sono arrivati al Parco Saraceno di Castel Volturno polizia, carabinieri, militari dell'esercito, pompieri, sanitari del 118 e assistenti sociali. Tutti per coordinare le operazioni di distacco della luce degli operai alle abitazioni del quartiere collegate illegalmente alla rete pubblica. Qui vivono numerose famiglie di abusivi, che hanno realizzato allacci abusivi per illuminare le proprie abitazioni. Più volte, l'Enel in questa località ha realizzato interventi simili. Ma il giorno seguente il Parco Saraceno tornava a brillare come prima e sempre in maniera illegale.
    Questa volta, però, saranno murati gli impianti dove era possibile realizzare gli allacci abusivi e istallati dei gruppi elettrogeni direttamente nel condominio. E qui, gli abusivi potranno collegarsi per propri consumi elettrici. Successivamente la relativa fattura sarà inviata al municipio di Castel Volturno. Insomma, se luce degli abusivi prima era pagata dall'intera collettività, da oggi ricadrà tutta direttamente sulle spalle della gente di Castel Volturno, almeno di quei cittadini virtuosi che pagano regolarmente i contributi.
    Parco Saraceno, polizia e carabinieri per staccare la luce agli abusivi

    Maqueda finisce contro la vetrina di un negozio
    di Ignazio Marchese
    PALERMO. Un automobilista residente a Palermo, ma di origini napoletane ha percorso la scorsa notte contromano la via Maqueda dalla stazione centrale fino a piazza Vigliena, la piazza dei Quattro Canti. Qui a bordo della sua Toyota Yaris ha colpito una delle prime fioriere.
    La sua auto si è ribaltata finendo contro la vetrina di negozio. Sono in corso accertamenti da parte della sezione infortunistica per accertare il tasso alcolemico e tossicologico dell’automobilista che si trova ricoverato in ospedale non in gravi condizioni. Per estrarre l’uomo dalla auto sono intervenuti i vigili del fuoco.
    Contromano in via Maqueda finisce contro la vetrina di un negozio - Giornale di Sicilia

    Terroni all'estero...

    Skipper napoletano simulava furti a Trieste per farsi rimborsare. Denunciato
    TRIESTE - Simulava furti allo scopo di raggirare la compagnia assicurativa. L'episodio, quantomai curioso, è avvenuto proprio nei giorni della Barcolana. Un napoletano residente a Roma giunto in città per partecipare alla regata velica ha denunciato in Questura di essere stato vittima di una rapina in pieno centro cittadino.
    Dopo aver acquistato un teleobiettivo del valore di circa 1.000 euro pagato con la sua carta di credito, due persone travisate, a bordo di un motociclo lo avevano avvicinato scippandolo del bene appena comperato.
    Le prime indagini hanno permesso di verificare che la presunta vittima risultava molto “sfortunata” in quanto negli ultimi anni aveva subito circa una ventina di episodi simili: rapina in strada, furti in casa, furti di autovettura e di beni appena acquistati. Il tutto appariva legato ad una particolare assicurazione sulla sua carta di credito che gli consentiva di venire rimborsato del valore degli oggetti sottratti a fronte di una denuncia che comprovasse l’effettiva privazione dei beni appena comperati.
    D’intesa con il PM titolare delle indagini, la Polizia di Stato ha così provveduto a perquisire l’imbarcazione del soggetto rinvenendo il teleobiettivo “rubato”.
    Oltre al tentativo di truffa ai danni dell’assicurazione, il napoletano è attualmente indagato per simulazione di reato e si sta rivalutando la sua posizione anche in merito ai fatti pregressi in cui risultava vittima.
    Skipper napoletano simulava furti a Trieste per farsi rimborsare. Denunciato

    Quei candidati «ripetenti» al concorso della Regione
    BARI - È possibile partecipare a un concorso pubblico, essere bocciati alle preselezioni, e poi presentarsi ugualmente alla fase successiva? Ebbene sì, è possibile. Il 20 e 21 gennaio, alla Fiera del Levante, si svolgeranno gli scritti del concorso per 200 funzionari di categoria «D» della Regione. Tra i circa 2.000 concorrenti ci sono infatti 10 «ripetenti»: non hanno superato i test a risposta multipla, eppure vanno avanti lo stesso.
    È l’effetto del contestato meccanismo in base a cui gli interni, cioè coloro che possono vantare almeno un anno di anzianità di servizio presso la Regione, possono saltare le prove preselettive e presentarsi agli scritti (rinunciando però a 2 punti in graduatoria). Agli interni vengono infatti riconosciuti 2 punti per ciascun anno di servizio pregresso, fino a un massimo di 6 anni. In effetti nulla vietava loro di partecipare alle preselezioni conservando così i 12 punti, che alla fine garantiranno un bel vantaggio rispetto a tutti gli altri. Il problema è che il sistema informatico consentiva una sola iscrizione al concorso per ciascun profilo, ed in quella sede bisognava dichiarare il proprio diritto all’esenzione: ecco perché viene il dubbio che qualcuno abbia voluto fare il furbo. Ma il personale del Formez (che gestisce le procedure e si è già distinto per aver predisposto una banca dati dei quiz piena zeppa di strafalcioni) incredibilmente non se n’è accorto.
    La Gazzetta del Mezzogiorno.it

    I dolci fanciulli terronici....

    Piazzolla di Nola. Lanciano sassi dal cavalcavia: fermati sei minorenni
    Sei giovani minorenni, tra 13 e 16 anni, sono stati denunciati dai carabinieri a Piazzolla di Nola, in provincia di Napoli, per avere lanciato, da un cavalcavia della zona, sassi sulle auto in transito. I fatti sono avvenuti tra il 23 luglio e il 19 agosto: i sei giovani hanno tutti confessato di essersi appostati su un ponte che sovrasta il lagno Rosario e di avere lanciato sassi su via Costantinopoli.
    Piazzolla di Nola. Lanciano sassi dal cavalcavia: fermati sei minorenni

    Napoli, il Tribunale dei minori come una discarica: invaso dagli insetti
    di Gennaro Di Biase
    Degrado in Tribunale. Nel «Processo» di Kafka l’udienza di K. si svolgeva in un vecchio solaio rammendato, ma le cose vanno forse peggio per i ragazzini napoletani, le cui sorti si discutono nella struttura dei Colli Aminei, nella zona ospedaliera, nella cosiddetta «Cittadella del Minore» che riveste anche funzione di centro di prima accoglienza per i giovani arrestati in attesa di interrogatorio.
    Monnezza accatastata, pulci, secchi di vernice abbandonati, rifiuti transennati tra i cespugli che chiedono pietà. «Ieri mattina, a causa proprio della presenza delle pulci nella stanza 113, sezione del giudice dell’udienza preliminare, è stato necessario allontanare i dipendenti e spostare un’udienza in un altro luogo, con conseguente rallentamento dell’attività giudiziaria - spiega Luigi Montesanto, vicecoordinatore della Uilpa giustizia -. Nei giorni scorsi sono astati avvistati anche ratti. La struttura dei Colli Aminei è in un degrado intollerabile per una sede dove si danno condanne anche per inosservanza a norme di igiene e sicurezza».
    Alcune parti delle inferriate sono ingiallite ma dall’esterno l’incuria non si avverte subito. Si vedono gli operai sui ponteggi della palazzina che ospiterà la nuova sede dei carabinieri, autonoma rispetto al Tribunale. Il degrado si evidenzia da uno dei due cancelli, quello chiuso, che protegge il cartello ingiallito del casotto abbandonato e le erbacce che nella loro indisturbata espansione hanno fagocitato pezzi di asfalto.
    Ma è all’interno del parco che la situazione si fa grave. I contenitori per la differenziata sembrano le boe di un lago di rifiuti. Cartoni adagiati ai piedi dei fusti marroni dell’umido, un cassonetto ribaltato, pneumatici abbandonati. Qua e là qualche auto parcheggiata. La monnezza assedia pure la flora incolta del Tribunale.
    Napoli, il Tribunale dei minori come una discarica: invaso dagli insetti |Video



    Napoli, ancora malasanità: muore su una barella in corridoio dopo un intervento al femore
    La magistratura ha deciso di aprire un'inchiesta per accertare cosa sia realmente accaduto quella notte all'ospedale Cardarelli di Napoli
    Federico Nicci
    Ancora un caso di malasanità. Ed ancora a Napoli. Dopo la morte di una bimba di 8 mesi, avvenuta venerdì scorso a Napoli, dopo essere stata dimessa dall’ospedale Santobono il giorno prima; nel capoluogo partenopeo gli ospedali non sembrano più luoghi sicuri.
    Infatti, un uomo di 68 anni è deceduto nel corridoio dell'ospedale, in piena notte, su una barella, attendendo di essere trasferito nel reparto Medicina d'urgenza del Cardarelli.
    Dopo aver subito un intervento al femore, perfettamente riuscito, l'uomo era tornato in stanza e aveva parlato con la moglie, giocando persino a carte con lei. Poi, alle 3 di notte, sono sopraggiunte delle complicazioni. Così, lo staff medico decide di portarlo nel padiglione delle emergenze. Messo su una lettiga, il 68enne - come riportato da La Repubblica di Napoli - è rimasto "parcheggiato lì", nel corridoio del reparto. Un solo medico di guardia per un "carico" di 60 o 70 pazienti.
    L'uomo dopo ore di attesa, viene visitato alle 4 di notte ed attaccato a una flebo. Lasciato nel corridoio dell'ospedale, debolissimo. Infatti, alle 7 si scopre che è deceduto. La moglie, ancora sotto shock e rinchiusa nel suo dolore, non ha ancora presentato denuncia, ma sono stati gli stessi medici dell'azienda ospedaliera a segnalare all'autorità giudiziaria il caso e a chiedere l'autopsia. La magistratura ha deciso di aprire un'inchiesta per accertare cosa sia realmente accaduto quella notte.
    Napoli, ancora malasanità: muore su una barella in corridoio dopo un intervento al femore - IlGiornale.it

    Napoli, allarme sciacalli nei palazzi sulla voragine: ronde autorganizzate
    di Gennaro Pelliccia
    Sono due gli appartamenti presi di mira dagli sciacalli, entrambi al civico 131. Quasi certamente i ladri sono entrati dal portone principale e hanno raggiunto l'ultimo piano. Dopo aver sfondato la porta di un corridoio condominiale, hanno iniziato a forzare le serrature delle porte d'ingresso di due case, con il sistema della pellicola. "Ma come è possibile - tuona Ciro, il proprietario di una delle case prese di mira dagli sciacalli - Avevamo avvertito i responsabili delle forze dell'ordine che non bastava il presidio di due volanti davanti alla voragine: ci volevano più uomini..."
    Napoli, allarme sciacalli nei palazzi sulla voragine: ronde autorganizzate



    Napoli, è allarme buche. Centauro ferito: è finito in una voragine
    Dopo i temporali degli ultimi giorni le buche stradali sono aumentate in città. Aggravando così una situazione già insostenibile da tempo. Dal Vomero a Chiaia il manto stradale si sbriciola lasciando spazio ad enormi voragini. E a farne le spese pedoni, centauri e automobilisti. Nessuno è risparmiato dall'emergenza buche.
    Nella zona di piazza Amedeo nemmeno si contano più le buche, così come ormai accade da mesi sul lungomare. Nel pomeriggio, poi, un centauro è rimasto ferito dopo essere finito in una buca: è successo all'ingresso della galleria Acton.
    «A Viale Comandante Umberto Maddalena nei pressi dell'aeroporto di Capodichino - denunciano Francesco Emilio Borrelli dei Verdi e Gianni Simioli della radiazza - per segnalare una buca profonda e pericolosa è stato posizionato un wc probabilmente anche per esprimere lo sdegno popolare verso lo stato in cui si trova la strada. I turisti e le persone che arrivano a Napoli si trovano questo scenario desolante davanti agli occhi».
    Napoli, è allarme buche. Centauro ferito: è finito in una voragine| Foto e video



    Raid notturno in un ristorante di Chiaia: i ladri portano via prosciutto e parmigiano
    di Cristina Cennamo
    Ladri buongustai ieri notte a via Chiatamone, dove è stato scassinato il ristorante «Cantanapoli». Dopo aver forzato la serranda evidentemente indisturbati, visto che l’operazione non sarà stata certo poco rumorosa, i ladri si sono infatti introdotti con tutta calma nel locale dei De Pompeis, dove hanno prelevato non solo qualche migliaio di euro, come hanno constatato stamane i proprietari, ma anche dei prosciutti e delle forme di parmigiano reggiano che certamente non sono facili da portare ma magari a casa tornano utili.
    Una rapina insomma alquanto sui generis, e perpetrata peraltro nel cuore di Chiaia senza che nessuno desse l’allarme. I ladri hanno avuto tutto il tempo non solo di forzare l’ingresso e prendere le monetine dalla cassa ma anche di inoltrarsi nel locale e forzare quindi anche il cassetto della scrivania del titolare al cui interno si trovavano invece i soldi dell’incasso della serata che sarebbero stati poi versati in banca oggi come d’abitudine.
    Raid notturno in un ristorante di Chiaia: i ladri portano via prosciutto e parmigiano

    Netturbini malati in massa, il sindaco chiede l’intervento della polizia
    Dovevano tornare al lavoro dopo due giorni di sciopero. Raccolta in tilt
    CANICATTI'. L'intervento della polizia è stato chiesto dal sindaco di Canicattì Vincenzo Corbo, dopo che questa mattina ad inizio turno 16 dei 57 operatori ecologici della Dedalo Ambiente destinati al cantiere di Canicattì erano assenti per malattia. La quasi totalità del personale assente, dopo due giorni di sciopero, ha saltato il ritorno al lavoro per motivi di salute annunciando la presentazione di certificato medico.
    Qualcuno dei "malati" avrebbe indicato come data del possibile rientro il 3 marzo prossimo quando sarà accreditato in banca l'ultimo stipendio. "L'assenza in massa del personale comandato a Canicattì -ha detto Corbo - ci sta creando grossi disagi per riprendere il servizio di raccolta e smaltimento dei rifiuti. Ho chiesto alla polizia e quindi alla magistratura di accertare la fondatezza dell'assenza e di valutare anche la bontà delle certificazioni mediche rilasciate".
    Netturbini malati in massa, il sindaco chiede l?intervento della polizia - Giornale di Sicilia

    Imprenditori «ordinavano» furti in altre aziende
    18 arresti nel Brindisino
    La denuncia di una vittima: «Disperato, stavo per chiudere»
    BRINDISI – Tartassati dalla crisi ma anche dai ladri. E’ quanto hanno dovuto subire a Brindisi grossi gruppi industriali, piccole realtà locali, società che gestiscono impianti fotovoltaici di ogni dimensione che erano finiti nel mirino di un gruppo composto complessivamente da 26 persone, 18 delle quali sono state arrestate. L’indagine è stata condotta dalla squadra mobile di Brindisi. Le ordinanze di custodia cautelare sono state firmate dal gip Stefania De Angelis su richiesta del pm Marco D’Agostino.
    Nell’elenco degli arrestati figurano quattro imprenditori, tra cui Antonio Cannone, titolare di un centro di recupero rottami, e suo genero Tiziano Martina, proprietario di un deposito, che, secondo l’accusa, oltre ad essere i committenti dei furti che avvenivano nella loro stessa zona, fornivano l'equipaggiamento e i mezzi per depredare sistematicamente le aziende prese di mira.
    I ladri prelevavano macchinari, batterie, attrezzature specializzate ma soprattutto acciaio, ferro e rame, l’oro rosso che più del resto faceva gola: sono 450 i quintali di rame che sono stati rubati, 120 ne sono stati recuperati nel corso delle indagini e degli interventi dei poliziotti. Tra gli indagati ci sono anche due guardie giurate, Emanuel Magrì e Diego Quarta, addetti alla sorveglianza dei parchi fotovoltaici, che secondo l'accusa sarebbero complici del gruppo.
    E’ anche coinvolto un dipendente di una grossa ditta veneta, la Scandiuzzi Steel Construction, la più bersagliata dall’organizzazione: almeno 10 gli episodi di furti citati nell’ordinanza eseguita stamani. Una trentina in quindici anni i furti subiti dal patron dell’azienda trevigiana, Renzo Scandiuzzi. Dalla sua segnalazione è partita l'inchiesta, più che una denuncia, un’accorata richiesta di aiuto: l’imprenditore, hanno spiegato gli investigatori, era disperato e sul punto di mollare tutto, dovendo suo malgrado lasciare a casa 60 dipendenti.
    L'attività investigativa della Squadra mobile ha però cominciato presto a dare i suoi frutti, con numerosi riscontri in tempo reale fino a rilevare l’esistenza di una associazione per delinquere strutturata con tanto di ruoli e piani esecutivi. Il 14 febbraio scorso l’ultimo accertamento: ancora una volta c'era stata un’incursione nello stabilimento Scandiuzzi. Fu eseguito un arresto e due persone vennero denunciate. Il materiale rubato, 10.000 euro di attrezzatura, fu recuperato e riconsegnato al proprietario. Con gli arresti di oggi, gli investigatori ritengono che l’articolato giro di affari sia stato portato quasi del tutto alla luce.
    Brindisi, aziende «piegate» da crisi e furti: 18 arresti In cella anche imprenditori | La Gazzetta del Mezzogiorno.it

    Abusi sui bimbi a scuola in cambio di 20 euro: arrestato bidello napoletano
    Bidello di una scuola media arrestato per pedofilia. L'uomo, 65 anni, napoletano, ha compiuto atti sessuali su bambini di una scuola media della provincia di Isernia. L'anziano è stato arrestato questa mattina dai Carabinieri di Isernia. Il procuratore non ha precisato il numero dei bambini coinvolti: «Sono tanti - ha detto Albano - alcuni spiati dalla serratura delle porte dei bagni, altri palpeggiati, ad altri ancora l'uomo faceva delle proposte».
    L'anziano è stato tradotto ai domiciliari dopo tutte le formalità di rito espletate nella caserma dei Carabinieri di Isernia. L'uomo chiedeva prestazioni sessuali promettendo in cambio 20/30 euro o ricariche telefoniche. Il bidello avvicinava maschi e femmine soprattutto quando uscivano dall'aula per andare in bagno. I casi accertati - si apprende in Procura - sono quattro, ma secondo gli investigatori molti altri ragazzini non hanno parlato per vergogna. «Le testimonianze dei quattro - ha detto il procuratore Paolo Albano - sono state raccolte in caserma alla presenza di un genitore e di uno psicologo per aiutare il superamento del trauma». Il bidello è originario di Napoli, ma da tempo si era trasferito nella provincia di Isernia. Le indagini sono cominciate nei primi mesi dell'anno scolastico.
    Abusi sui bimbi a scuola in cambio di 20 euro: arrestato bidello napoletano


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    Predefinito Re: Terryes



    Tangenti, arrestato presidente Camera di commercio Palermo

    <img src="/webimages/img_210x145/2015/3/3/a1a441931b975fc6721c228fb5755d6b.jpg" alt="Roberto Helg (ANSA)" class="img-rf" width="210" height="145" />Sicilia.Roberto Helg, anche vicepresidente della società che gestisce l'aeroporto, stava intascando una mazzetta da 100 mila euro da un ristoratore, affittuario di uno spazio nello scalo
    Se il popolo permetterà alle banche private di controllare l’emissione della valuta, con l’inflazione, la deflazione e le corporazioni che cresceranno intorno, lo priveranno di ogni proprietà, finché i figli si sveglieranno senza casa.

 

 
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