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Discussione: Terries

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    Predefinito Re: Terryes

    Napoli, donna si affaccia al balcone per vedere i fuochi d'artificio ed è colpita da un proiettile
    di Melina Chiapparino
    Non è trascorsa un'ora dallo scoccare della mezzanotte e dai primi botti esplosi a Napoli che il bilancio dei feriti conta già una vittima colpita da un proiettile. Un colpo di pistola ha trapassato la gamba di una signora napoletana che era affacciata al balcone della sua casa in via Comunale Miranda, nel quartiere Ponticelli.
    La donna si era sporta per ammirare i fuochi pirotecnici quando è stata trafitta dal proiettile che non è rimasto conficcato nell'arto ma le ha letteralmente trapassato la gamba, come accertato dai sanitari del 118 intervenuti in un primo momento e, successivamente, dal personale medico dell'ospedale 'Loreto Mare' dove la donna è stata ricoverata.
    Al momento dei soccorsi la signora non è stata in grado di fornire spiegazioni circa l'accaduto, né si è resa conto da dove potesse provenire il proiettile ma, come ogni Capodanno, è quasi certo che si tratti delle esplosioni d'arma da fuoco utilizzate in maniera balorda per festeggiare l'arrivo del nuovo anno.
    Napoli, donna si affaccia per vedere i fuochi ed è colpita da un proiettile | Il Mattino

    Taranto, 16enne a capo di baby gang: denunciato
    TARANTO - Un ragazzino di 16 anni, ritenuto responsabile di furti e rapine ai danni di negozi del borgo di Taranto, nonché di atti di bullismo ai danni di suoi coetanei, è stato identificato e denunciato dalla Polizia e poi riaffidato ai propri genitori.
    Secondo gli investigatori, si tratta del leader di una 'baby gang' che ha preso di mira nei giorni scorsi negozi di bigiotteria del centro cittadino, teatro di frequenti episodi di furti e rapine. Ai poliziotti sono giunte anche numerose segnalazioni di atti di violenza, prevaricazione e bullismo, posti in essere sempre dallo stesso gruppetto di ragazzini. Le indagini hanno consentito di individuare il 16enne, anche grazie alle analisi delle immagini dei sistemi di videosorveglianza dei negozi oggetto delle rapine. L’attività investigativa prosegue per identificare gli altri minorenni.
    Taranto, 16enne a capo di baby gang: denunciato - La Gazzetta del Mezzogiorno

    Napoli, litigano sull'eredità
    padre spara in testa al figlio: è grave
    di Nico Falco
    Una lite per la spartizione di un'eredità, una casetta di proprietà costruita con i sacrifici di una vita. Per questo motivo un padre ha sparato a suo figlio. La tragedia familiare si è consumata poco dopo le 19 a Ponticelli, all’interno di un’abitazione del Rione Incis.
    Un dramma familiare nato, stando a quanto hanno accertato gli investigatori del commissariato Ponticelli della Polizia di Stato che sono intervenuti subito sul posto, da una feroce disputa su una eredità che, seppur ancora da maturare, già aveva fatto registrare parecchi dissidi. Sono circa le 19.50 in via Niccolò Paganini, ex via Madonnelle. In casa di Michele Cirella, 80 anni, ex guardia giurata in pensione, ci sono alcuni familiari, tra cui la moglie e due figli. Uno di loro Gennaro, 49 anni, anche lui guardia giurata, è arrivato da poco. Subito inizia una discussione al centro della quale, come è già accaduto altre volte, c'è la spartizione di un appartamentino attiguo alla casa dove vivono l'ottantenne e la moglie.
    Si parla della destinazione di quella casa, l’aria si fa incandescente, cominciano a volare parole pesanti. Improvvisamente Michele Cirella si alza, afferra la pistola calibro 7.65 che deteneva da quando era in servizio e spara verso il figlio, che spaventato dall'arma tenta di scappare nel corridoio per uscire di casa. Ma invano un proiettile lo raggiunge alla testa, centrando la nuca. Cade in terra in una scia di sangue.
    Una vicina di casa chiama il 118, che in pochi minuti fa arrivare un’ambulanza sul posto. Gennaro Cirella viene trasportato all’ospedale Villa Betania, le sue condizioni appaiono subito gravissime. Viene ricoverato in imminente pericolo di vita e successivamente trasferito al Loreto Mare, dove sta lottando tra la vita e la morte.
    Napoli, litigano per l'eredità padre spara al figlio: è grave | Il Mattino

    RADDOPPIATO IL NUMERO DEGLI EVASORI. LE CARTELLE? COLPITO SOLO UNO SU 8
    Puglia, la crisi del bollo auto nemmeno Equitalia funziona
    di MASSIMILIANO SCAGLIARINI
    BARI - In un decennio gli avvisi di accertamento sono più che raddoppiati, e nemmeno lo spauracchio di Equitalia sembrerebbe sortire più un effetto deterrente. La crisi colpisce duramente gli automobilisti pugliesi, almeno a giudicare da quanto sta accadendo con il bollo auto: il 15% dei proprietari di veicoli ormai non paga più, e sono ben 98mila quelli che rischiano la radiazione delle targhe per morosità. Ecco perché con l’ultimo bilancio la Regione ha tentato la carta della rottamazione: un segnale per favorire i cittadini, ma anche un modo per rivitalizzare il gettito.
    In Puglia circolano 2.900.000 veicoli, un dato sostanzialmente costante nel corso degli anni. Gli accertamenti per la tassa auto del 1999 erano stati circa 190mila. Per il 2012, invece, lo scorso anno la Regione ne ha inviati ben 460.000: un aumento di quasi due volte e mezzo che la dice lunga sulle difficoltà di chi, pur possedendo un veicolo, non riesce a far fronte agli adempimenti tributari. Dimenticanza? Non proprio: prima di attivare le procedure di riscossione coattiva, la Regione procede con gli avvisi bonari. Per il 2012 sono state inviate 650.000 lettere di sollecito «soft»: vuol dire che quasi 200.000 persone hanno ottemperato, mettendosi in regola spontaneamente. Gli altri, pur sollecitati, hanno deciso di non pagare.
    Dai dati della Regione, del resto, emerge che in materia di bollo auto i pugliesi non temono nemmeno Equitalia. Per ogni annualità di imposta viene effettuata l’iscrizione a ruolo di una quota variabile tra il 40 e il 60% degli avvisi di accertamento, per un valore che si è assestato mediamente sui 60-65 milioni di euro ogni anno. Sono cifre che la Regione iscrive in bilancio come crediti. Tuttavia Equitalia, mediamente, riesce a riscuoterne una piccola parte, cioè circa il 15%: non più di 8 milioni l’anno. Ecco perché nei conti della Regione c’è un carico di bolli non riscossi che ha toccato i 300 milioni, e che oggi è sceso a circa 170. Il resto dei soldi, probabilmente, non verrà mai incassato: si tratta di cittadini che pur avendo una automobile risultano nullatenenti, per cui pure le procedure di riscossione coatta falliscono o comunque vengono abbandonate in quanto ritenute non convenienti.
    Anche per questo la Puglia, sulla scorta di quanto già fatto in Lombardia, l’anno scorso ha attivato una possibilità prevista dal Codice della strada: la radiazione del veicolo per chi non ha pagato il bollo per tre anni consecutivi. Il procedimento riguarda a oggi 98mila persone proprietarie di circa 120mila veicoli, per i quali risultano evasi circa 87 milioni di euro. Per la gran parte (76mila proprietari) il debito è inferiore ai 1.000 euro, ma ce ne sono circa 5mila che ne devono oltre 2mila. Di fronte al rischio della radiazione delle targhe, da settembre a dicembre la Regione ha già incassato circa 6,5 milioni da chi ha deciso di mettersi in regola. Con la legge di bilancio i morosi hanno avuto altri 10 mesi (fino a ottobre), ma non è chiaro quello che accadrà: una parte consistente delle procedure di radiazione - si stima fino a 50mila - riguarda vecchie automobili, carrette che non circolano più, o anche veicoli rubati per i quali non è stata effettuata la perdita di possesso al Pra.
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    Catania, condannato a 22 anni l’ex maresciallo Antonio Costanzo.
    Nel 2001 aveva ucciso un informatore
    Catania, 25 Giugno ore 15.15 , E' diventata definitiva la condanna a 22 anni di reclusione dell’ex maresciallo dei carabinieri, Antonino Costanzo accusato di avere ucciso, per motivi di interesse, l’informatore di polizia Massimo Ferrari. La Corte di Cassazione ha infatti confermato la sentenza emessa il 12 maggio del 2009 dalla Corte d’assise d’appello di Catania.
    Antonino Costanzo, 51 anni, arrestato dalla polizia il 17 dicembre del 2001 e scarcerato il 9 gennaio del 2002, secondo l’accusa – rappresentata dal pm Francesco Testa – avrebbe assassinato Massimo Ferrari, un confidente di polizia, il cui corpo fu trovato il 22 novembre del 1999 nelle campagne di contrada Tardaria sull’Etna. Secondo la Procura, Ferrari era “un creditore scomodo” di Costanzo con il quale avrebbe avuto “anche rapporti d’affari”.
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    INCHIESTA A FOGGIA
    Esame commercialista truccato
    14 indagati: sospeso un giudice
    Un giudice tributario, M. C., presidente della commissione provinciale tributaria di Foggia, è stato interdetto dall'attività giudiziaria per un periodo di 12 mesi in esecuzione di una ordinanza interdittiva emessa dal gip del tribunale di Foggia ed eseguita dalla Guardia di finanza nell'ambito di un'inchiesta della procura per aver truccato l'esame da commercialista.
    La misura cautelare personale è stata notificata al termine di una complessa attività investigativa per ipotesi delittuose di falso in atto pubblico, rivelazione di segreti d’ufficio ed abuso d’ufficio, legate all’ultimo esame per l’abilitazione all’esercizio della professione di “dottore commercialista ed esperto contabile” tenutosi nel capoluogo dauno.
    In particolare, le indagini, dirette dalla Procura della capitanata e condotte dai militari della Guardia di Finanza di Bari, hanno scoperto un sistema illecito attraverso il quale alcuni candidati all’esame di Stato in argomento, svolto presso la Facoltà di Economia dell’Università di Foggia, nei mesi di novembre 2015, gennaio e maggio 2016, hanno superato fraudolentemente le prove previste (tre scritti e l’orale), ricorrendo all’aiuto di diversi soggetti, sia esterni alla Commissione di esami (“solutori” che svolgono le tracce d’esame e le trasmettono ai candidati interessati), sia interni alla Commissione stessa.
    E’ stato accertato infatti che alcuni componenti della Commissione, a vario titolo, hanno svelato le tracce segrete di esami e si sono accordati con i candidati e loro emissari, per le interrogazioni orali, falsificando quindi anche i verbali di commissione.
    A conclusione dell’attività investigativa, l’Autorità Giudiziaria, preso atto dei riscontri emersi, ha ritenuto opportuno intervenire, in particolare, nei confronti di un membro della commissione esaminatrice, il quale riveste, altresì, un rilevante incarico nell’ambito della giustizia tributaria foggiana, con la misura dell’interdizione dai pubblici uffici giudicanti rivestiti, per la durata di mesi dodici. Nell'inchiesta sono indagate altre 13 persone
    Esame commercialista truccato 14 indagati: sospeso un giudice - La Gazzetta del Mezzogiorno

    Vietri sul Mare, atti in ritardo per il Riesame: il tribunale lo rimette in libertà
    di Nicola Sorrentino
    La notifica arriva fuori tempo massimo e l'indagato viene scarcerato. E' naccaduto al calabrese Gennaro Raimondo, arrestato in autostrada a inizio mese tra Vietri sul Mare e Cava de' Tirreni, per aver minacciato un camionista con una pistola.
    I controlli che seguirono portarono la polizia stradale a scovare anche un fucile non dichiarato. L'uomo spiego' di aver impugnato la pistola per paura nei confronti di quel camionista, insieme alla sua guida pericolosa. Un gesto di difesa, anche per proteggere la sua famiglia presente in auto in quel momento, la moglie e il figlio. Sulla provenienza del fucile, invece, riferi' al gip di averlo trovato sulla piazzola dell'autostrada. Una tesi poco credibile secondo il magistrato.
    Fu arrestato e trasferito in carcere, ma il tribunale del Riesame di Salerno, in vista dell'udienza fissata per valutare i termini della custodia cautelare, ha fatto trascorrere diversi giorni dall'atto della notifica - tre giorni - portando di fatto all'annullamento dell'ordinanza con la quale il gip del tribunale di Nocera Inferiore aveva disposto l'arresto per l'uomo.
    La casa del 43enne invece, difeso dall'avvocato Carmela Bonaduce, fu perquisita con il ritrovamento di 15 fucili da caccia, tutti autorizzati. Meno quel fucile che portava in auto, che gli era costato l'arresto. Ora l'errore materiale commesso dalla cancelleria che ha generato l'immediata liberazione dell'uomo.
    Atti in ritardo per il Riesame e l'indagato viene scarcerato | Il Mattino

    Assenteismo a Lecce
    indagati 9 infermieri
    Per la Asl erano ammalati, ma poi avrebbero lavorato nelle postazioni del 118
    di Francesco Oliva
    Un’inchiesta per assenteismo bussa alle porte della Asl. I nomi di nove infermieri sono finiti nel registro degli indagati per truffa aggravata. La materia è delicata. In passato, per contestazioni analoghe, l’Azienda sanitaria ha anche avviato le procedure di licenziamento per i dipendenti.
    Quelli incrociati dall’indagine sono infermieri che avrebbero svolto un doppio lavoro: non solo per la Asl (ospedale o poliambulatori) ma anche per le associazioni che gestiscono postazioni del servizio di emergenza sanitaria del 118. Dov’è la truffa? Secondo quanto ipotizzato dagli investigatori, anzichè presentarsi al lavoro, gli infermieri avrebbero esibito un certificato medico che attestava uno stato di malattia. Ma piuttosto che rimanere a casa e a riposo, gli infermieri sarebbero andati a lavorare per conto dell’associazione del 118. Le informazioni raccolte sono state incrociate: turni di lavoro, orari, certificati di malattia, organici e presenze nelle associazioni del servizio di emergenza sanitaria.
    L’inchiesta ha messo in luce somme che sarebbero state erogate indebitamente: la stima si aggira intorno ai dieci milioni di euro.
    I reati al vaglio del magistrato sono quelli di truffa aggravata e di abuso d’ufficio. Una questione che potrebbe anche approdare all’attenzione del magistrato della Procura regionale della Corte dei Conti per la valutazione di eventuali danni erariali.
    Assenteismo a Lecce indagati 9 infermieri - La Gazzetta del Mezzogiorno

    Sanità: Asl NA3, indagine della Corte dei Conti. Pagamenti non dovuti a centri diagnostici: danni erariali per 11 milioni
    di Maurizio Capozzo
    PORTICI - Ammonterebbe a 11 milioni di euro il danno erariale emerso da una indagine della Guardia di Finanza e Corte dei Conti per pagamenti non dovuti a tre centri diagnostici del Vesuviano. Coinvolti tre dirigenti sanitari dell’Asl napoli 3 Sud, che abbraccia i comuni a sud del capoluogo, un avvocato e due imprenditori finiti nel mirino dei sostituti Ferruccio Capalbo e Francesco Vitiello, coordinati dal nuovo procuratore della Corte dei Conti, Michele Oricchio.
    I magistrati contabili hanno firmato stamane un decreto di sequestro e sei inviti a dedurre. Coinvolti Salvatore Brancaccio, direttore del distretto sanitario 34 dell’Asl Napoli 3 Sud, nei cui confronti è stato anche disposto un sequestro da 1milione e.350mila euro per un danno da un milione e 800mila euro.
    Maurizio D’Amora, direttore generale dell’Asl Napoli 3 Sud, ha ricevuto un invito a dedurre per un danno da 150mila euro, mentre a Felice Maiorana, dirigente del distretto 55 è stato contestato un danno da un milione di euro. Chiara Di Biase, avvocato e direttore del servizio affari legali dell’Asl dovrà rispondere di un danno da 859mila euro. Nell'inchiesta anche i due titolari dei tre centri diagnostici coinvolti: Antonio Mancino, rappresentante legale del centro di terapia fisica “Silvia” di Portici e Pasquale Esposito rappresentate legale del centro diagnostico “Plinio” di Portici e di Ercolano per il quale è stato disposto anche il sequestro di 1.350mila euro.
    Asl Na3, pagamenti non dovuti a centri diagnosi: danni per 11 milioni | Il Mattino

    Miano, caccia ai killer della camorra: tanti hanno visto ma nessuno parla
    di Giuseppe Crimaldi
    Erano in tanti, almeno una ventina, compresi i bambini che giocavano a pallone in strada. Erano tante le persone che nel pomeriggio di venerdi' popolavano vico Cotugno a Miano, teatro di un'efferata azione di sangue costata la vita a Salvatore Corrado e Domenico Sabatino. Dalle finestre delle palazzine popolari a tre piani, come pure lungo la stradina che si snoda disegnando la forma di un ferro di cavallo molti hanno visto chiaramente in viso i sicari armati che scaricavano la pioggia di fuoco sulle vittime. Ma nessuno ha parlato.
    Non è riserbo, è omertà: la forma più vile che diventa poi il più straordinario alleato della camorra. Quando poi all'omertà si aggiunge la paura, allora il risultato non puo' che essere questo: il silenzio. Tanti testimoni oculari, nessun testimone pronto a collaborare con la polizia. Non è la prima e certamente non sarà nemmeno l'ultima volta che succede. Fatta eccezione per gli incolpevoli bimbi, i tanti adulti - uomini e donne di ogni età abituati a vivere con le porte dei bassi aperte o fuori le balconate dei piani superiori - hanno obbedito ancora una volta alla legge della sottomissione.
    Miano, caccia ai killer della camorra ?tanti hanno visto ma nessuno parla | Il Mattino

    L’inefficienza di scuole e Pa del Sud fa perdere 30 miliardi: peggio della Campania solo le regioni turche e bulgare
    Alessandro Giuliani
    L’inefficienza delle scuole in alcune regioni, al pari di quella di altri servizi pubblici, fa perdere ogni anno allo Stato qualcosa come 30 miliardi di euro. La stima è dell'Ufficio studi della Cgia di Mestre, che richiamando l'esito di uno studio realizzato dal Fondo Monetario Internazionale, si sofferma sul danno enorme che determinano, sotto forma di mancata crescita, le strutture pubbliche non all’altezza della situazione.
    Il risultato del sindacato veneto poggia sulla tesi secondo la quale se la nostra amministrazione pubblica avesse in tutta Italia la stessa qualità nella scuola, nei trasporti, nella sanità, nella giustizia, che ha nei migliori territori, il Pil nazionale aumenterebbe di 2 punti (ovvero di oltre 30 miliardi di euro) all'anno.
    Il forte divario esistente tra il Nord e Sud d'Italia sulla qualità/quantità dei servizi erogati dalla nostra Pa, emerge anche dall'analisi degli Artigiani di Mestre su dati relativi a un'indagine condotta dall'Ue sulla qualità della Pa a livello territoriale.
    Rispetto ai 206 territori rilevati da questo studio, sette regioni del Mezzogiorno si collocano nelle ultime 30 posizioni: la Sardegna al 178/o posto, la Basilicata al 182/o, la Sicilia al 185/o, la Puglia al 188/o, il Molise al 191/o, la Calabria al 193/o e la Campania al 202/o posto.
    Solo Ege (Turchia), Yugozapaden (Bulgaria), Istanbul (Turchia) e Bati Anadolu (Turchia), presentano uno score peggiore della Pa campana.
    L?inefficienza di scuole e Pa del Sud fa perdere 30 miliardi: peggio della Campania solo le regioni turche e bulgare

  2. #602
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    Predefinito Re: Terryes

    Messina, cosparge di benzina l’ex fidanzata e le dà fuoco. Fermato 24enne
    CRONACA NERA
    Dopo l'aggressione ha fatto perdere le sue tracce per un'intera giornata prima di essere preso dalla squadra mobile: è accusato di tentato omicidio.
    di F. Q.
    Ha bussato alla porta di casa, poi l’ha cosparsa di liquido infiammabile e le ha dato fuoco. È la drammatica storia andata in scena a Messina, ieri mattina all’alba. Erano appena passate le sei del mattino quando un uomo di 25 anni ha citofonato a casa della sua ex fidanzata, nel quartiere Bordonaro, rione periferico della città. La ragazza, A.M. di 22 anni, ha aperto la porta ed è stata subito investita dal getto di benzina: poi l’ex compagno ha appiccato il fuoco dandosi alla fuga. A quel punto è stato soltanto grazie all’intervento di un parente se la giovane è riuscita ad arrivare in qualche modo al Policlinico peloritano. Adesso è ricoverata in gravi condizioni in un reparto specializzato dell’ospedale messinese: ha ustioni gravi sul 60% del corpo.
    È rimasto in fuga per un’intera giornata, invece, l’uomo che le ha dato fuoco. Dopo il folle gesto il l’aggressore ha fatto perdere le sue tracce e per 24 ore gli agenti della squadra mobile gli hanno dato la caccia. La procura peloritana ha subito aperto un’indagine, coordinata dal pm Antonella Fradà, mente tutte le vie di fuga dalla città sullo Stretto sono state sorvegliate dalle pattuglie degli investigatori. È in questo modo che alla fine l’uomo è stato fermato dopo un’intera giornata di fuga: adesso è accusato di tentato di omicidio. I due giovani in passato hanno avuto una relazione tormentata, approdata anche a una convivenza, alla quale però la ragazza aveva deciso di porre fine soltanto di recente. Non poteva prevedere, però, la folle reazione del suo ex fidanzato.
    Messina, cosparge di benzina l'ex fidanzata e le dà fuoco: fermato 24enne. Lei lo difende: "Non è stato lui" - Il Fatto Quotidiano

    Napoli. «Parco del sesso» sequestrato
    a Poggioreale: 25 euro a incontro
    Un “parco dell’amore” per incontri a pagamento è stato intercettato e sequestrato a Poggioreale dai carabinieri che hanno arrestato il gestore per favoreggiamento e sfruttamento della prostituzione
    Il parcheggio era sorto dal nulla sotto un cavalcavia di via sponsilli, completamente abusivo, in un’area isolata. 15 stalli con tanto di tende per la privacy e con il materiale necessario a disposizione per incontri con le prostitute dell’area orientale.
    Il “parco” è stato scoperto e sequestrato dai carabinieri del nucleo Radiomobile durante servizi di pattugliamento per il controllo del territorio. Quando i militari vi hanno fatto irruzione c’erano numerose ragazze dell’est europa appartate sulle auto dei "clienti".
    Il “gestore”, Raffaele Esposito, 50 anni, era in un gabbiotto all’ingresso e si faceva pagare 25 euro a incontro: 5 per il parcheggio e 20 per la ragazza. Nel gabbiotto 410 euro, che sono stati sequestrati.
    Scoperto parco del sesso a Napoli, 25 euro a incontro: sigilli | Video | Il Mattino

    FALSE INDENNITA' DI DISOCCUPAZIONE
    Scoperta truffa all'Inps
    71 denunciati in Salento
    Mentre della frode un commercialista di Ugento: coinvolte sette aziende. Danno di mezzo milione di euro
    Milena Mastromarino
    Quel numero di lavoratori negli ultimi cinque anni era troppo elevato rispetto al volume d'affari: è questo la molla che ha fatto scattare l'indagine della Guardia di Finanza di Lecce che ha scoperto una truffa all'Inps che vede coinvolte 70 persone e una serie di aziende (sette) di Ugento - già vecchie conoscenze delle Fiamme gialle - che di fatto non svolgevano alcuna attività lavorativa. Il meccanismo era abbastanza collaudato: i (falsi) dipendenti venivano assunti e le successiva indennità di sostegno venivano scaricate sull'istituto di previdenza, ovvero sulla collettività.
    Il regista di tale operazione un commercialista di Ugento: il professionista, secondo gli investigatori, corrispondeva i compensi ai propri dipendenti mediante le indennità di sostegno rivenienti da fittizie assunzioni presso ignare aziende di cui ne deteneva la contabilità. In pratica, con la complicità dei lavoratori, procedeva autonomamente a formalizzare le false assunzioni, mediante comunicazioni postume inviate all’INPS, al fine di consentire a questi ultimi l'indebita percezione delle indennità di disoccupazione erogate dall’Ente previdenziale. Tali indennità venivano, poi, suddivise tra i lavoratori ed il professionista.
    A nulla sono valsi i tentativi di quest’ultimo finalizzati all’inquinamento delle prove già in possesso degli investigatori della Guardia di Finanza, consistiti nei suggerimenti che lo stesso forniva ai lavoratori in occasione degli interrogatori. Tali false informazioni cadevano quando gli interessati, una volta compresa la gravità della situazione nella sua interezza, dichiaravano agli inquirenti l'esatto accadimento dei fatti, indicando nella figura del professionista l’unico e solo ideatore della truffa.
    L’operazione, nella sua completezza, ha consentito di accertare 70 fittizie assunzioni che hanno consentito ai sodali della truffa l’indebita percezione di indennità di disoccupazione per oltre mezzo milione di euro. Il commercialista, unitamente ai 70 lavoratori che hanno concorso indispensabilmente nella configurazione del reato, sono stati segnalati alla requirente Autorità Giudiziaria per il reato di truffa aggravata ai danni dello Stato (all'Inps).
    Scoperta truffa all'Inps 71 denunciati in Salento - La Gazzetta del Mezzogiorno

    Vacanze di Natale in Trentino, ma è una truffa made in Napoli
    di Ferdinando Bocchetti
    Appartamenti in affitto per trascorrere le vacanze di Natale in Trentino, la truffa è servita. Ad organizzarla tre fratelli residenti a Marano, due uomini e una donna, denunciati dai carabinieri per truffa aggravata.
    La truffa è stata scoperta dai militari di Levico, che hanno indagato su di una serie di inserzioni presenti sul web. Alcuni proprietari di immobili avevano trovato il riferimento delle loro abitazioni in alcuni annunci sul web, con tanto di numero di telefono a cui rispondeva uno dei fratelli.
    I militari dell'Arma, per smascherarli, si sono finti clienti dicendo di cercare un alloggio per trascorrere il Capodanno.
    Vacanze di Natale in Trentino, ma è una truffa made in Napoli | Il Mattino

    Avvocati, compiti fotocopia in sessanta nei guai
    di Petronilla Carillo
    NOCERA INFERIORE - L’ipotesi di reato è la truffa. Sessanta compiti dell’esame di avvocato svolto nel 2015 a Fisciano, sono ora finiti sulle scrivanie dei sostituti procuratori di Nocera Inferiore Giuseppe Cacciapuoti ed Ernesto Caggiano. A segnalare una serie di anomalie, è stata la Corte d’Appello di Brescia dove erano stati mandati i plichi per la correzione. In un primo momento la segnalazione era stata erroneamente inviata alla Procura di Salerno che ha poi girato il fascicolo, per competenza territoriale, ai colleghi nocerini. E si parla di numeri vertiginosi: almeno mille gli esami sospetti, una sessantina quelli che risulterebbero essere perfettamente uguali.
    Secondo le prime indiscrezioni, i candidati furbetti avrebbero «taroccato» le prove in tutti e tre i giorni: dal compito di penale a quello di civile per finire alla stipula dell’atto. Avrebbero dunque utilizzato le stesse parole e gli stessi concetti, ma sarebbero state individuate anche le fonti sul web dalle quali i praticanti avvocati avrebbero copiato i testi. Al momento non risulterebbero ancora iscrizioni nel registro degli indiziati di reato perché i sostituti procuratori stanno ancora verificando i plichi spediti da Brescia. Ma, tra i sospettati di aver copiato le tre prove d’esame, ci sarebbero figli «d’arte»: da magistrati a componenti dei Consigli dell’ordine. Posizioni che ora andranno tutte valutate con grande attenzione.
    Quanti hanno partecipato a quella prova, e ritengono ora di essere nel calderone dei sospettati, si rifiutano di parlare nella speranza di poter ripetere l’esame. Lo scorso anno, del resto, soltanto in 216 superarono il test e ottennero l’iscrizione all’Albo professionale.
    Avvocati, compiti fotocopia in sessanta nei guai | Il Mattino

    Ospedale San Paolo, mancano barelle:
    paziente ricoverato in deposito biancheria
    di Melina Chiapparino
    «Le condizioni dell’ospedale diventano sempre più fatiscenti». A scriverlo nero su bianco in un documento sono le organizzazioni sindacali Cisl, Uil, Usb e Nursing –Up dell’ospedale San Paolo dove, nel corso dell’intera giornata, si sono registrati forti disagi per ammalati e personale sanitario.
    Dal mattino l’emergenza barelle nel presidio di via Terracina, a Fuorigrotta, è culminata col ricovero di un anziano all’interno del deposito della biancheria, per mancanza di spazio come denunciato dal consigliere regionale Francesco Borrelli. «Con l’emergenza influenza, gli ospedali napoletani sono pieni e nel presidio San Paolo un degente anziano è stato allocato nel deposito della biancheria del reparto di medicina d’urgenza», denuncia il consigliere che è componente della Commissione sanità.
    Nel pomeriggio e dopo la visita del commissario Polimeni, il paziente ricoverato nel deposito è stato spostato ma tra i disagi registrati in giornata i sindacati hanno denunciato anche infiltrazioni d’acqua sala d’attesa di medicina generale e neurologia. Per tamponare l’allagamento sono stati oggi sistemati asciugamani e lenzuola ma nessun intervento tecnico è stato eseguito. «Con la pioggia abbondante - si legge nella nota della rete sindacale - si verificano infiltrazioni d’acqua che mettono in serio pericolo la sicurezza di ammalati, visitatori e personale manca un’effettiva e idonea attività manutentiva del presidio».
    Un altro disagio che mette a rischio l’assistenza sanitaria in questi giorni si è verificato nelle ultime 48 ore nel comparto Asl che riguarda il servizio di emergenza sulle ambulanze. La dotazione di bombole di ossigeno su molti mezzi di soccorso è terminata e in alcuni casi, il personale è stato costretto a farsi dare in prestito bombole da alcuni ospedali.
    Un ricoverato nel deposito biancheria mancano barelle al San Paolo | Foto | Il Mattino



    Vitalizi d’oro ai deputati siciliani. Reversibilità in eterno ai familiari
    Assegno alla figlia di Alessi, primo presidente nel ’47, vissuto 103 anni
    di GIOVANNI ROSSI
    - NON SARÀ ETICA – o forse sì, dipende dai punti di vista – ma di sicuro garantisce assegni poderosi la criticatissima legislazione della Regione Sicilia su vitalizi e pensioni di reversibilità destinati agli ex deputati regionali o ai loro fortunati eredi.
    Secondo i dati aggiornati al 31 dicembre (elaborati dall’Agi), il conto annuale dell’erogazione previdenziale – generoso parto di uno Statuto speciale che attribuisce ai consiglieri regionali lo status di «deputati» – ammonta infatti a 18 milioni di euro: quasi un milione e mezzo al mese di risorse pubbliche che l’Ars (l’Assemblea regionale siciliana) trasferisce sui conti correnti di 310 esponenti della politica regionale – peraltro non sempre usciti di scena – o loro familiari.
    Nel dettaglio, il bengodi previdenziale mensile ammonta a 801.407 euro per gli assegni vitalizi di 163 ex deputati (media per deputato 4.916 euro mensili). Costano 572.830 euro i 127 assegni di reversibilità garantiti agli eredi dei deputati scomparsi (media pro capite 4.510 euro mensili). Le 17 pensioni erogate con con il nuovo sistema pro-rata pesano per 98.384 euro mensili (media 5,813 euro mensili). Chiudono il conto i 9.788 euro per i soli 3 assegni di reversibilità pro rata figli dell’ultima ‘sforbiciata’ legislativa (media 3.262 euro mensili). Cifre comunque impressionanti in un’Italia che arranca e che, a fronte di bilanci costi-benefici platealmente misurabili come quello siciliano, si interroga sull’opportunità e sulla credibilità di un sistema decisamente compiacente anche dopo i tagli stabiliti cinque anni fa.
    IL PROBLEMA dal quale non c’è uscita riguarda i diritti pregressi. Mamma Ars – dicono in Sicilia – non dimentica nessuno. E l’Agi cita l’esempio della figlia del primo presidente della Regione, Giuseppe Alessi (scomparso nel 2009 all’età di 103 anni) tuttora protetta dall’assegno paterno. Alessi fu presidente della Sicilia dal 1947 al 1949, bissò l’incarico dal 1956 al 1957, quando diventò presidente dell’Ars (fino al 1959), prima di spiccare il volo al Senato e poi alla Camera. Un personaggio-chiave della storia siciliana e italiana (il ‘provino’ del marchio Dc fu partorito nel suo studio). Che il suo impegno politico così protratto, munifico e tuttavia lontano nel tempo – oltre che già remunerato con lauta pensione fino all’età di 103 anni – possa ora beneficare un erede sotto forma di assegno di reversibilità è una vicenda limite epperò simbolica. Specie se parametrata ai dolori delle nuove generazioni.
    LA SICILIA ha modificato la normativa previdenziale nel 2012. Stop ai vitalizi (tranne quelli precedentemente maturati) e passaggio al sistema contributivo: al compimento dei 65 anni di età, il trattamento pensionistico premierà solo il consigliere regionale – pardon, il deputato – che possa vantare almeno cinque anni all’Ars (con anticipo a 60 anni per chi ha svolto almeno due mandati). Altri punti qualificanti: introduzione di nuove cause di incumulabilità della pensione; sospensione del trattamento previdenziale quando il deputato sia rieletto all’Ars, o sia eletto al Parlamento, al Parlamento europeo o a un Consiglio regionale o ricopra specifiche cariche pubbliche; sospensione anche nei casi di condanna con interdizione dai pubblici uffici.
    Insomma, nella Sicilia dei notabili e della politica formato mangiatoia questa è una fase di passaggio: convivono gli assegni vitalizi integralmente maturati fino al 2011 e le nuove pensioni dirette maturate in diversa percentuale con il sistema retributivo e l’attuale sistema contributivo.
    Vitalizi d?oro ai deputati siciliani. Reversibilità in eterno ai familiari - Politica - quotidiano.net

    Tanto pagherà Pantalone....

    Il Comune di Messina non paga la bolletta, scuole e uffici senza telefono
    MESSINA. Diversi istituti scolastici di Messina e anche numerosi uffici, tra cui quali il Comune stesso e il Palacultura, sono rimasti senza telefono e senza internet per una bolletta non pagata di 200 mila euro. Una stessa situazione era accaduta già a ottobre per il mancato pagamento di un'altra utenza.
    Molti dipendenti non hanno potuto svolgere il proprio lavoro perchè non hanno potuto utilizzare il telefono. I dirigenti scolastici sono infuriati con l'amministrazione perchè il taglio delle utenze sta creando seri disagi all'interno degli istituti.
    Il Comune di Messina non paga la bolletta, scuole e uffici senza telefono - Giornale di Sicilia

    Terremoto: due indagati per danni ospedale Amandola
    Ci sono i primi indagati per i crolli nell'ospedale di Amandola (Fermo) dopo il terremoto: la procura di Ascoli Piceno ipotizza i reati di disastro colposo e frode in pubbliche forniture a carico del titolare di un'azienda edile di Afragola (Napoli) e del direttore dei lavori e progettista del corpo 'F' del nosocomio, che ospitava la Residenza sanitaria assistita per anziani. Il 24 agosto scorso, la prima forte scossa lesionò le tramezzature interne dell'edificio e costrinse il personale ad evacuare in tutta fretta gli anziani, trasferiti nella Rsa di Fermo. Crolli delle tamponature interessarono anche l'ala ospedaliera vera e propria, con lo sgombero complessivo di 40 persone fra anziani e malati. Il 5 novembre i tecnici dell'Università di Pavia hanno dichiarato l'intero nosocomio inagibile.
    «Una brutta storia: lavori non eseguiti a regola d'arte, e tutto sulla pelle dei cittadini» commenta oggi il sindaco Adolfo Marinangeli, che con la Regione Marche si costituirà parte civile se l'inchiesta sfocerà in un processo. La struttura ospedaliera, a servizio di un bacino d'utenza di 20 mila persone, risale all'800 ma negli anni all'edificio originario si sono aggiunte parti completamente nuove, e altre sono state ristrutturate dopo il sisma del 1997 con i finanziamenti del post terremoto. Il corpo 'F' è stato realizzato su un progetto del 2008, con fondi regionali specifici destinati alle nuove Rsa. Il completamento dei lavori nel 2010; l'inaugurazione nel 2014, con Marinangeli a tagliare il nastro. Due anni dopo il disastro.
    Terremoto: due indagati per danni uno è titolare di ditta napoletana | Il Mattino

    Genny Savastano guida tra i vicoli di Napoli a Capodanno, video spot per la Dacia.

    Genny Savastano guida tra i vicoli di Napoli a Capodanno, video spot per la Dacia - Repubblica Tv - la Repubblica.it


    Perchè tante polemiche?
    Similes cum similibus....

    Consigli per Saviano: da Amin Dada a Bokassa, esempi di buon governo africano
    Giorgio Nigra
    Roberto Saviano è un genio. Solo una mente geniale, infatti, poteva partorire l’idea che porterà al definitivo rilancio del Meridione d’Italia: servono sindaci di colore. L’ha detto davvero. Contro corruzione, malavita e malaffare, degli amministratori africani, secondo l’Illustrissimo, potrebbero portare una ventata di buon governo. Del resto dalle loro parti non mancano certamente esempi di buona amministrazione. Ecco allora una lista delle possibili figure di riferimento che i nuovi sindaci venuti dal Continente nero potrebbero prendere ad esempio per governare Napoli, Palermo, Reggio Calabria e Bari.
    Come non importare da noi, per esempio, il luminoso esempio del dittatore ugandese Idi Amin, il cui titolo auto-conferitosi è: “Eccellenza, Presidente a vita, Feldmaresciallo Al Hadji Dottor Idi Amin, VC, DSO, MC, Signore di Tutte le Bestie della Terra e dei Pesci del Mare e Conquistatore dell’Impero britannico, in Africa in Generale e in Uganda in Particolare”. Si calcola che abbia fatto circa 300 mila vittime. Una volta si presentò a Londra, al cospetto della Regina Elisabetta, con un grande carico di banane, riferendole che servivano a “sfamare il popolo inglese” e vantandosi di avere il potere di controllare i coccodrilli col pensiero.
    O, ancora, perché non farci accarezzare dalla brezza del riformismo ispirato a Jean-Bédel Bokassa: incoronato imperatore del Centrafrica su un trono in oro a forma di aquila di 3 metri d’altezza e cinquemila invitati al banchetto, sarà accusato di aver fatto uccidere e ucciso in prima persona degli studenti, che in parte avrebbe anche mangiato.
    Di certo sarebbe un toccasana per il nostro Sud un governo ispirato a Francisco Macias Nguema, dittatore della Guinea Equatoriale che ha ucciso tra un sesto e un quarto della popolazione, ha proibito la parola “intellettuale” e ha distrutto tutte le barche dello Stato dopo aver vietato la pesca. Si fece attribuire titoli come “miracolo unico”. Quando fu condannato a morte, nessun soldato della Guinea Equatoriale volle partecipare all’esecuzione, poiché si credeva che avesse poteri magici.
    Ma ci si può sempre ispirare al suo successore, il nipote Teodoro Obiang Nguema Mbasogo. Nel luglio 2003, la radio di Stato ha dichiarato che Obiang è un dio che è “in contatto permanente con il Signore” e “può decidere di uccidere senza dar conto a nessuno e senza andare all’inferno.” Inoltre, ha sparso voci di cannibalismo. Il figlio è noto per aver comprato, alla modica cifra di un milione di dollari, un guanto bianco ricoperto di cristalli che il Re del Pop americano avrebbe usato nel “Bad” tour a fine anni ’80.
    Consigli per Saviano: da Amin Dada a Bokassa, 6 esempi di buon governo africano, dittatori africani, Re Mswati III, Teodoro Obiang Nguema Mbasogo | IL PRIMATO NAZIONALE



    Sergio Bruni - Tammurriata nera

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    Predefinito Re: Terryes

    CALABRIA
    Uccidono familiare per spartirsi l'eredita', arrestati coniugi
    (AGI) - Catanzaro, 12 gen. - Uccidono un familiare per spartirsi l'eredita'. Sarebbe questo il movente dell'omicidio avvenuto a Rosarno, in provincia di Reggio Calabria. Per questo i carabinieri di Gioia Tauro, insieme ai collghi del nucleo investigativo di Reggio Emilia hanno tratto in arresto, in esecuzione di un'ordinanza di custodia cautelare emessa dal Gip del Tribunale di Palmi due persone. Si tratta dei coniugi Vincenzo Timpani di 61 anni, e Vittora Scarfone, di 54 anni rispettivamente cognato e sorella della vittima. I due sono ritenuti responsabili, a titolo di concorso, dell'omicidio a colpi d'arma da fuoco di Antonio Scarfone avvenuto il 14 agosto 2016 a Rosarno. I reati contestati sono quelli di concorso in omicidio, aggravato dalla premeditazione, nonche' il reato di detenzione illegale di arma da fuoco in concorso.
    Uccidono familiare per spartirsi l'eredita', arrestati coniugi

    Moglie e marito massacrati con un'ascia, fermati il figlio e un amico: avevano inscenato una rapina
    Svolta nelle indagini sul duplice omicidio di Pontelangorino (Ferrara): fermati il figlio sedicenne e un suo amico per l'omicidio del padre e della madre, Salvatore Vincelli, 59 anni, e Nunzia Di Gianni, 45 anni, massacrati nella loro villetta a colpi in testa e poi avvolti in sacchi di plastica.
    Il provvedimento è scattato dopo gli interrogatori durati tutta la notte in caserma dei carabinieri a Comacchio alla presenza del pm Tittaferrante della procura di Ferrara e della collega Marzocchi della procura minorile.
    Le misure nei confronti dei due adolescenti sono scattate dopo che erano emerse contraddizioni e incongruenze nei loro racconti. Era stato lo stesso figlio a dare l'allarme, prima a una zia e poi ai carabinieri, in lacrime: diceva di aver trovato lui i corpi dei genitori. Dopo una serie di perquisizioni e di ricerca di riscontri all'ipotesi, emersa fin dai primi atti di indagine, che fosse stato lui l'autore, magari insieme a un complice, i due fermi. L'altro giovane sarebbe l'amico da cui aveva dormito la notte precedente. Il cadavere della madre era stato trovato vicino al letto, quello del padre in un garage, dove era stato trascinato dall'abitazione.
    Sono stati gli interrogatori del figlio sedicenne e dell'amico a portare i carabinieri al luogo dove recuperare l'ascia con cui sono stati massacrati i coniugi e i vestiti sporchi di sangue dei due adolescenti.
    Ferrara, figlio massacra i genitori a colpi d'ascia: «Mi sgridavano per i brutti voti»

    Diffusione del cognome VINCELLI - Mappe dei Cognomi Italiani

    Diffusione del cognome DI_GIANNI - Mappe dei Cognomi Italiani

    In trasferta da Napoli, finto avvocato truffava anziani: preso
    Prima, spacciandosi per avvocato, ha chiamato a casa un'anziana di 78 anni per spiegarle che la figlia era stata arrestata in quanto responsabile di un grave incidente stradale. Poi, sfruttando la preoccupazione e il panico della signora, l'ha convinta a consegnare contanti e altri beni di valore a una persona da lui incaricata che di li' a poco avrebbe suonato alla porta per ottenere il rilascio della parente.
    E' questa la truffa architettata da un italiano di 36 anni, Salvatore T. che, assieme a una complice di origini marocchine, di 28 anni [similes cum similibus....] è stato arrestato qualche giorno fa a Milano. I due in trasferta da Napoli sono stati bloccati dai carabinieri in zona Bruzzano, periferia Nord della città, a bordo di un'auto presa a noleggio. A dare l'allarme sono stati alcuni abitanti del quartiere insospettiti per aver notato la coppia girare in automobile - di cui hanno fornito marca e targa - a bassa velocità per le strade e fermarsi davanti ai vari portoni.
    Li' uno dei due scendeva per controllare i nomi sui citofoni. In poco tempo i militari sono riusciti a localizzare l'autovettura ferma a pochi metri dall'ingresso di una corte ma con il motore acceso e con la 28enne al volante. Dopo essersi appostati hanno visto il complice uscire dal condominio e, quasi correndo, infilarsi in macchina. A questo punto gli uomini dell'Arma sono intervenuti per bloccare la coppia alla quale hanno trovato tre orologi in oro e 50 euro in contanti che hanno restituito alla vittima, nel frattempo, individuata. La coppia di truffatori è invece stata portati in carcere a San Vittore.
    In trasferta da Napoli alla Lombardia finto avvocato truffava anziani: preso | Il Mattino

    Assenteismo all'aeroporto di Palermo, indagati nove dipendenti Enac: favoriti dai colleghi
    PALERMO. I finanzieri del Gruppo di Palermo hanno notificato a nove dipendenti dell'Enac (Ente Nazionale Aviazione Civile) in servizio presso la direzione dell'aeroporto "Falcone Borsellino" di Punta Raisi, un avviso di conclusione delle indagini preliminari emesso dalla Procura della Repubblica del capoluogo per truffa aggravata, false attestazioni o certificazioni, nonché peculato d'uso.
    L'indagine della guardia di finanza, denominata "Prendo il volo", diretta dal Procuratore della Repubblica, Francesco Lo Voi, e coordinata dal procuratore aggiunto, Bernardo Petralia e dal pm Francesco Del Bene, ha consentito di smascherare un collaudato meccanismo basato sulla sistematica assenza degli indagati dal posto di lavoro, che facevano invece figurare la loro presenza grazie alla collaborazione prestata da qualche collega compiacente che effettuava la timbratura del cartellino invece dell'assente.
    In alcuni casi è stato accertato l'allontanamento dall'ufficio in modo arbitrario, ovvero senza effettuare alcuna timbratura o prolungando la pausa pranzo, a volte utilizzando l'auto di servizio per scopi privati. Emblematico risulta, al riguardo, il comportamento di un dipendente il quale, ufficialmente in missione a Palermo, ha impiegato l'autovettura Enac per recarsi a Carini, dove è rimasto per l'intera mattinata.
    Più frequenti sono risultati i "riposini" pomeridiani effettuati negli alloggi dell'Ente all'interno dell'aeroporto. In un caso, è stata rilevata l'assenza di un dipendente per l'intero turno di servizio, anche se formalmente risultava regolarmente al suo posto di lavoro.
    Militari delle Fiamme gialle hanno scoperto come i nove indagati, pari al 45% della forza lavoro dell'Ente, abbiano attestato, in soli trenta giorni, a cavallo tra aprile e maggio 2016, un totale di oltre 140 ore "lavorate" soltanto sulla carta, ma in realtà non rese.
    L'attività investigativa è stata svolta ricorrendo, oltre all'esame dei documenti acquisiti all'Enac, a videoriprese e a mirati servizi di osservazione diretta e pedinamento. Il danno per le casse pubbliche derivante da questi comportamenti sarà segnalato alla Corte dei Conti.
    Assenteismo all'aeroporto di Palermo, indagati 9 dipendenti Enac - Giornale di Sicilia

    Da Nord a Sud….
    Di JLS
    Qualche giorno fa sono transitato per una stazione ferroviaria ed ho fatto scalo in un aeroporto del Sud Italia. Sono rimasto ad osservare l’umanità che popolava quei due luoghi di viaggio e di transito.
    Chi atterra da queste parti sa che le palme sono la decorazione d’ordinanza di questi luoghi. Oggi ondeggiano paurosamente, sbattute dalla forza del vento gelido che sibila sulla pista.
    Non sono rimasto colpito dai pochi passeggeri in circolazione, tutti infreddoliti me compreso. Il mare a pochi chilometri da qui è bellissimo, ma richiama tanti turisti non adesso che è pieno inverno.
    Sono rimasto colpito invece, dal numero di addetti in divisa presenti nell’aerostazione, con una superficie stimata di 900 – 1.000 mq, negozietti e box office compresi. Presenti tutte le tre armi: Carabinieri, Polizia e Guardia di Finanza. Non mancava anche qualche vigile del fuoco e della Protezione Civile. Circa 30 in tutto, esclusi i colleghi eventualmente accomodati in ufficio.
    A parte uno della GdF che all’uscita arrivi faceva annusare al cane lupo i bagagli a mano, i restanti colleghi “gironzolavano” per l’angusto luogo. Seduto con la visuale dell’intera hall aeroportuale, mi sono “gustato” questa mattutina scena d’ordinaria follia pubblica italiana.
    A gruppetti di quattro o cinque omogenei per arma di appartenenza tutti intenti a chiacchierare, ridere compiaciuti di argomenti che non riesco neppure a immaginare. Essendo mattino, tutti sono transitati sempre in gruppo per il caffè e il cornetto caldo. L’ho fatto anch’io avvicinandomi a questa umanità che non frequento e non conosco.
    Facendo finta di niente e attardandomi ad arte oltre i miei canonici 60 secondi per mangiare un cornetto e bere un caffè, ho origliato lo ammetto, i “ragionamenti” di questi eroi in divisa. Premesso che non ho pregiudizio per nessuno in genere, quindi neppure se porta la divisa, salvo constatare o sospettare che si tratti di fannulloni, parassiti o mangia pane a tradimento. La qual cosa mi produce un corto circuito, cui si aggiunge amarezza e rassegnazione se si tratta di dipendenti pubblici.
    Origliando dunque, ho appurato che gli argomenti di conversazione spaziavano dalle diatribe calcistiche a quelle sulla carenza di mezzi per il servizio, dalle notizie sull’ultimo politico in odore di malaffare inquisito, a quelle relative al freddo e al gelo.
    Ieri mi trovavo in Piemonte in un’azienda che nel 2000 contava 1.800 dipendenti contro i 275 attuali. Ho dovuto necessariamente fare qualche paragone tra quella fabbrica e questo aeroporto e questa stazione. Risparmio a tutti i lettori i miei amareggiati pensieri. So per certo che chiunque lavora nel mercato privato come me, comprende. Chi lavora nel pubblico e prende un salario proveniente dalla predazione fiscale, pensi quello che gli pare evitando tuttavia con commenti a sproposito di costringermi a replicare con una raffica di arma da guerra.
    Ammetto di essere stato tentato di fissare cautamente con qualche fotogramma i gruppetti in uniforme, per inviarli ai corrierones italioti. Ho desistito rassegnato. Di sfacelo nazionale, spesa pubblica, corruzione, tasse e morte economica, parassitisimo di ogni genere, i giornali scrivono dal dopo guerra, i risultati sono tutti intorno a noi.
    Tuttavia una domanda me la pongo e ve la pongo:
    30 addetti in servizio in un aeroporto minore e desolato d’inverno, a me sembrano decisamente sproporzianti. Per circa due ore non ho visto effettuare controlli, attività di sicurezza o assistenza, e mi chiedo: chi è il responsabile (anch’egli in divisa fino ad arrivare all’attuale pelato degli interni nato a Reggio Calabria, cioè al sud) di questo dislocamento massiccio di addetti a far nulla? quanti cittadini stamattina avrebbero avuto bisogno davvero di un controllo, di un’assistenza o protezione da malfattori e bulli in circolazione? Un addetto alle pulizie al quale mi sono rivolto “senta, ma come mai tutte queste forze dell’ordine?” mi ha risposto scuotendo la testa: “cosa vuole, tutti gli imboscati amano i luoghi al chiuso”
    Arrivato in stazione, prima di prendere il treno mi è toccato di osservare persino uno in divisa con un distintivo dorato “SERVIZIO ANTIEVASIONE”. Buon viaggio itaGlia.
    da Nord a Sud.... - Rischio Calcolato | Rischio Calcolato

    Mancano barelle e letti: malati a terra
    Russo: «In ospedali cosi' si muore»
    De Luca avvia un'indagine interna
    Napoli - «Dopo la vergogna dell'ospedale di Boscotrecase ora tocca a Nola. Già pronta un'interrogazione parlamentare per denunciare la scandalosa situazione degli ammalati adagiati a terra perché mancano letti e barelle». Lo denuncia, in una nota, il deputato di Forza Italia, Paolo Russo. «Altro che De Luca commissario alla Sanità - continua - mi interessa che prima di ogni manfrina politica si restituisca dignità ai miei concittadini. Se il Santa Maria della Pietà deve funzionare in questo modo é meglio chiuderlo perché di ospedali cosi' si muore. De Luca aveva promesso che non saremmo mai più stati ultimi, ci ha ridotti all'indigenza. Il ministro intervenga per restituire il diritto alla salute dei cittadini di un'area che conta 600 mila abitanti. E ora - conclude Russo - non si pensi di giocare a scaricabarile sui coraggiosi medici che tentano, pur senza strumenti a disposizione, di difendere la vita delle persone».
    «In merito al caso denunciato da familiari di pazienti, relativo a gravi disagi riscontrati e alla carenza di barelle all'ospedale di Nola, il Presidente della Regione Campania, Vincenzo De Luca, ha disposto l'apertura immediata di una indagine interna per una puntuale verifica dei fatti e per accertare tutte le responsabilità». E' quanto rende noto un comunicato della Regione Campania, diffuso in serata.
    Mancano barelle e letti: malati a terra De Luca avvia un'indagine interna | Il Mattino



    Sanità, una questione meridionale? Promosse solo (poche) Regioni, e sono tutte del Nord
    La classifica è tutt’altro che lusinghiera: sono soltanto quattro le Regioni italiane “sane” (e quindi promosse) nella classifica dell’efficienza dei servizi sanitari. Il gruppone più numeroso (nove) è quello delle Regioni “influenzate” (ovvero malaticce, con acciacchi vari) e sono infine ben sette quelle decisamente “malate”, dove per i cittadini ammalarsi diventa dunque una duplice iattura.
    A stilare la graduatoria, per il secondo anno consecutivo, è l’Istituto Demoskopika, sulla base dell’Ips, l’Indice di performance sanitaria messo a punto sulla base di sette indicatori (soddisfazione sui servizi sanitari, mobilità attiva, mobilità passiva, spesa sanitaria, famiglie impoverite a causa di spese sanitarie out of pocket, spese legali per liti da contenzioso e da sentenze sfavorevoli, costi della politica) dallo stesso gruppo italiano per le ricerche di opinione e di mercato.
    A riferirne è un’ampia nota dell’agenzia Agi, che parte registrando il crollo del Lazio (che precipita di ben 10 posizioni rispetto all’anno precedente, collocandosi nell’area delle regioni “influenzate”). Al Sud la migliore perfomance spetta al Molise che guadagna sei posizioni lasciando l’area dei sistemi sanitari locali più sofferenti.
    Nel 2016, secondo l’istituto, circa 10 milioni di italiani, pari al 17,6%, hanno rinunciato a curarsi per le lunghe liste di attesa o perché, non fidandosi del sistema sanitario della regione di residenza, non hanno potuto affrontare i costi della migrazione sanitaria ritenuti troppo esosi. Poco meno di una famiglia su due (47,1%) in Italia ha rinunciato a curarsi nel 2016.
    A caratterizzare l’area dei sistemi sanitari più virtuosi ben quattro realtà del Nord. A guidare la graduatoria è il Piemonte che con un punteggio pari a 492,1 conquista la vetta, spodestando il Trentino Alto Adige che, pur collocandosi nell’area delle Regioni con un sistema sanitario “d’eccellenza” con 403,9 punti, ha registrato una retrocessione di tre posizioni rispetto all’anno precedente. La Lombardia, con 450,5 punti, mantiene saldamente la sua seconda posizione immediatamente seguita sul podio dall’Emilia Romagna con 438 punti.
    Sono tutte del Sud, infine, le regioni che contraddistinguono l’area dell’inefficienza sanitaria: Sardegna (277,9 punti), Basilicata (272,1 punti), Abruzzo (269,1 punti) e Campania (259,3punti). Nelle ultime tre postazioni delle realta’ sanitarie più “malate” si posizionano Puglia (243,3 punti), Sicilia (234,5 punti) e Calabria (223,8 punti).
    Sanità, una questione meridionale? Promosse solo (poche) Regioni, e sono tutte del Nord - RIFday

    Gratteri: «Anche magistrati nelle logge massoniche deviate»
    Il procuratore capo di Catanzaro a "Iacona incontra": «Ce lo dice un collaboratore di giustizia». E sulla 'ndrangheta: «E' diventata classe dirigente grazie alla debolezza della politica»
    La 'ndrangheta «è classe dirigente», e se si guarda alle indagini che si stanno ora facendo, «emerge sempre di più che ci sono dei soggetti vicini alla 'ndrangheta che gestiscono la cosa pubblica». Lo dice Nicola Gratteri, procuratore capo di Catanzaro, in un'intervista a Riccardo Iacona. E sul livello di pericolosità della 'ndrangheta nelle province di Catanzaro, di Cosenza, di Crotone e Vibo Valentia, il magistrato sottolinea: «Il nostro lavoro è quello di fare indagini a tutto tondo. Il senso della paura e del limite l'ho vinto da tanti anni. Con la morte ci ho discusso trent'anni fa. Bisogna ragionare con la paura, bisogna controllare la paura, non farsi prendere dal panico. Penso di poter fare tante cose importanti, tante cose belle, con l'aiuto dei miei ragazzi, dei miei colleghi che sono meravigliosi».
    Gratteri parla dei meccanismi veri del potere, delle camere "non istituzionali", camere che non sono trasparenti in cui si decidono le cose. Traccia un racconto dell'ingresso massiccio della 'ndrangheta dentro la massoneria. «La 'ndrangheta ha potuto fare il grande salto di qualità perché è in contatto con medici, ingegneri, avvocati, professionisti. In alcune logge massoniche deviate - prosegue Gratteri - c'erano tre incappucciati e tra questi, ci dice un collaboratore di giustizia, anche dei magistrati. Questo grande salto di qualità ha consentito alla 'ndrangheta di entrare nella stanza dei bottoni, l'obiettivo non è più solo vincere l'appalto ma indicare se l'opera deve essere costruita e dove deve essere costruita. La politica è debole e cosi' la 'ndrangheta è diventata classe dirigente».
    Corriere della Calabria - Gratteri: «Anche magistrati nelle logge massoniche deviate»

    L'Italia umiliata da chi preferisce i sussidi al lavoro
    La rivolta di 183 mantenuti: "Tenetevi il lavoro, meglio i sussidi". Ma cosi' finisce l'Italia
    Carlo Lottieri
    Una società è fatta dagli individui che la compongono. E una delle prove più evidenti che l'Italia del nostro tempo è in una crisi profonda sta nel declino di quell'etica del lavoro che, dopo la fine della Seconda guerra mondiale, ci aveva permesso di realizzare una tra le crescite più formidabili.
    In tal senso, il segnale che viene da Ginosa è davvero preoccupante. All'indomani dell'accordo di novembre tra la Natuzzi, i sindacati, il governo e le regioni Puglia e Basilicata (che prevedeva l'assunzione nella newco di tutti i 215 ex lavoratori precedentemente in esubero), soltanto 32 dipendenti hanno accettato il nuovo impiego; altri 183 hanno preferito continuare a ricevere i 1.200 euro lordi mensili dell'assegno di mobilità; e quindi hanno rifiutato la ricollocazione.
    Una delle ragioni che ha indotto gli ex lavoratori della Natuzzi a non tornare in azienda puo' essere stata la volontà di tenere viva la vertenza con tale gruppo industriale che produce divani. Tutto questo, pero', è accettabile? E' giusto che, dinanzi a una reale opportunità di lavoro, si preferisca pesare sui conti pubblici, invece che accogliere la nuova sfida di un'azienda che, partendo dal Sud, si batte per restare competitiva a livello globale?
    In una società italiana che sempre più si regge su logiche redistributive, l'elargizione di redditi non guadagnati non scandalizza nessuno. E quando la classe dirigente non mostra alcun rispetto per la ricchezza sottratta ai produttori, gratificandosi con mille favori e privilegi, non dobbiamo stupirci se vi sia chi preferisce un modesto assegno di mobilità al duro ritorno in fabbrica.
    In sostanza, è il diffuso socialismo (quasi mai chiamato con questo nome) che da decenni domina la nostra economia ad avere minato cosi' nel profondo la nostra mentalità. Ed è chiaro che si uscirà da tale triste condizione solo quando ci daremo istituzioni di altro tipo: anche prendendo spunto dal passato.
    Quando nel corso dell'Ottocento i lavoratori iniziarono a organizzarsi nelle società di mutuo soccorso, ad esempio, chi lavorava si «tassava» liberamente per destinare una quota del proprio reddito a un fondo comune, con il quale veniva aiutato chi s'ammalava o perdeva il lavoro. In quel mondo non era immaginabile che un lavoratore finanziato dai contributi dei suoi pari rifiutasse un impiego, continuando a percepire quella forma di aiuto. Quanti versavano e quanti ricevevano erano ancora in un rapporto di vicinanza, che poneva un freno alla possibilità di situazioni analoghe a quella di Ginosa.
    Abbiamo allora bisogno di un'altra classe dirigente, di un maggior senso di responsabilità e di un diverso rispetto per la proprietà altrui, ma anche di un nuovo modo di aiutare chi non ha il lavoro: il quale deve essere orientato verso una nuova occupazione, e non già indotto a persistere nell'inattività. Non sono cose lunari, perché in larga parte d'Europa i sostegni ai disoccupati vengono meno quando si rifiuta un'offerta di impiego. Perché non facciamo lo stesso?
    L'Italia umiliata da chi preferisce i sussidi al lavoro - IlGiornale.it

    "Lavali col fuoco", Apple nella bufera per i suggerimenti su Napoli
    Digitando la parola Vesuvio sui dispositivi Apple si trova tra i suggerimenti la frase "lavali col fuoco"
    Enrica Iacono
    Apple Italia al centro di una polemica scaturita dopo una denuncia di Radio Kiss Kiss Napoli in cui è stato fatto notare che su Iphone e Ipad, utilizzando Whatsapp e Messenger e digitando la parola Vesuvio esca tra i suggerimenti la frase "lavali col fuoco".
    Indignazione del popolo napoletano che si è sentito offeso da questo bizzarro "bug" della Apple. “Voglio lanciare un hashtag molto grave - ha detto Valter De Maggio, direttore della stazione radio napoletana- dobbiamo far sovvertire una cosa che abbiamo scoperto. Per i possessori di un sistema Apple accade che quando si apre WhatsApp o Messenger e si inizia a scrivere un messaggio, la Apple dà dei suggerimenti. Abbiamo provato a digitare ‘Vesuvio’ e come suggerimento non c’è ‘Napoli’, ma ‘Lavali col fuoco’”.
    L'hashtah #AppleVesuvio è diventato subito virale diventando in pochissimi minuti Trending Topic. Mentre Apple cerca di difendere la propria posizione sullo stesso social, da Napoli si annuncia una vera e propria istanza presso gli esponenti italiani dell’azienda di Cupertino per modificare l’algoritmo.
    "Lavali col fuoco", Apple nella bufera per i suggerimenti su Napoli - IlGiornale.it


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    Predefinito Re: Terryes

    «Napoli, ancora insetti nei pasti dei bimbi alla mensa scolastica»
    «Ancora insetti nei pasti dei bambini». Lo denunciano i consiglieri di Forza Italia della Quinta Municipalità di Napoli: Antonio Culiers, Francesco Flores e Attilio Borricelli. «L'ultimo "incidente" si è verificato oggi nell'istituto comprensivo Minucci» all'Arenella. Il 12 gennaio l'allarme all'istituto Piscicelli.
    «Grazie alle nostre insistenze - aggiungono i consiglieri - il 25 gennaio è stato convocato un consiglio ad hoc, alla presenza della ditta erogatrice del servizio, del dirigente comunale competente e dell'Asl per discutere sulle problematiche legate alla refezione scolastica». L'assemblea «oggi si ritiene ancora più necessaria», concludono Culiers, Flores e Borricelli, intenzionati a fare luce al più presto sull'accaduto.
    «Napoli, ancora insetti nei pasti dei bimbi alla mensa scolastica» | Il Mattino

    Passa il Telepass senza pagare per 61 volte: sarà giudicato per insolvenza fraudolenta
    di Nicola Sorrentino
    NOCERA INFERIORE. Passa 61 volte al casello autostradale, non pagando il Telepass. Sarà processato per truffa ed insolvenza fraudolenta un 45enne di Cava de' Tirreni, denunciato dalla Società autostrade per fatti avvenuti a Nocera Inferiore e in altre località, nei primi mesi del 2012. L'uomo, attraverso raggiri e artifici messi in atto in occasione dei passaggi al casello autostradale, sarebbe riuscito a indurre in errore il sistema di registrazione ed esazione della Società autostrade.
    Con l'aiuto di un complice, mai identificato, l'uomo avrebbe messo a punto un meccanismo di uso comune tra chi froda il sistema Telepass: da un lato c'è chi si procurava i biglietti di transito autostradale, poi avveniva la compravendita illecita, conclusa a prezzi variabili, per finire con l'uso da parte dell'acquirente, che spesso è un camionista, del biglietto acquistato irregolarmente. Che viene sostituito da quello regolarmente prelevato al casello di entrata. L'uomo è stato citato a giudizio dalla procura di Nocera Inferiore, con l'inizio del processo fissato per il 28 ottobre.
    Passa il Telepass senza pagare per 61 volte: va a giudizio | Il Mattino

    Non accetta la fine della storia e la violenta: arrestato
    Violenta la sua ex non avendo accettato la fine del loro rapporto sentimentale. E' successo a Montesarchio, in provincia di Benevento, dove i Carabinieri, a seguito di un'indagine coordinata dalla Procura di Benevento, hanno eseguito un'ordinanza di custodia cautelare agli arresti domiciliari emessa dal gip nei confronti di un pregiudicato per stalking e violenza sessuale.
    Secondo quanto ricostruito nelle indagini, l'uomo, non avendo accettato l'interruzione della relazione sentimentale con la vittima, sua ex compagna, in più occasioni ha commesso «reiterate condotte di violenza fisica e verbale» inducendola in uno «stato perdurante di paura». La donna è stata più volte pedinata e oggetto di gravi atti minatori, commessi anche attraverso l'utilizzo di benzina o con un tentativo di soffocamento con una corda, ed è stata cosi' costretta a subire atti sessuali contro la sua volontà.
    Non accetta la fine della storia e la violenta più volte: arrestato | Il Mattino

    Spedizione punitiva contro l’ex: arrestata Rosaria Aprea, la miss “coraggio” antiviolenza
    Nicola Mattei
    Da simbolo, con annesso codazzo di retorica sull’emergenza violenza contro le donne, a carnefice, finita agli arresti per aver guidato una spedizione punitiva contro l’ex fidanzato. E’ la storia di Rosaria Aprea, giovane bellezza casertana che nel 2014 raggiunse le finali di Miss Italia con l’appellativo di “miss coraggio” dopo che, l’anno precedente, a seguito di numerose percosse subite dall’allora suo compagno le fu asportata d’urgenza la milza. Il responsabile della vile aggressione è tutt’ora in carcere, dove potrebbe finire anche la stessa Aprea.
    Da tempo in rotta con l’ultimo fidanzato, un 33enne della zona che è anche padre del bambino che hanno avuto insieme, la giovane aveva ricevuto un’ordinanza che le impediva di avvicinarsi ai luoghi frequentati dall’uomo. Nonostante questo, la vigilia di Natale ha deciso – insieme ad un’amica e con la scusa di andare a riprendere il bambino, il cui scambio era stato disposto avvenisse passando per i nonni – di mettere in atto una vera e propria imboscata ai danni del malcapitato, portando con sé mazze da baseball e catene, minacciando di rivolgersi alla camorra e, ciliegina sulla torta, tentando addirittura di investirlo con la propria auto. Da qui sono partite le denunce dell’uomo e le indagini della Procura di Napoli, che ha ottenuto l’arresto ai domiciliari (già da tempo chiesti infruttuosamente dai legali di lui) per la Aprea.
    La (fu) aspirante miss, oltre alla violazione dell’ordinanza, dovrà rispondere anche dei nuovi reati contestategli. Laura Boldrini, riferendosi alla sua vicenda, aveva parlato di “gelosia fino all’ossessione”, chiedendo di andare avanti con quella che definiva senza mezzi termini una “battaglia culturale”. Le spedizioni punitive rientrano nella lotta?
    Spedizione punitiva contro l'ex: arrestata Rosaria Aprea, la miss "coraggio" antiviolenza | IL PRIMATO NAZIONALE

    Napoli, rifiuti in strada a Pianura
    tra disservizi e sacchetto selvaggio
    Degrado a Pianura tra emergenza rifiuti e «sacchetto selvaggio» Pianura, degrado e rifiuti in strada Degrado a Pianura tra emergenza rifiuti e «sacchetto selvaggio» Pianura, degrado e rifiuti in strada Degrado a Pianura tra emergenza rifiuti e «sacchetto selvaggio» Pianura, degrado e rifiuti in strada
    di Gennaro Pelliccia
    Un risveglio amaro per i residenti del quartiere Pianura, stamattina, davanti ai quali si presentano scene di ordinario degrado: cumuli di rifiuti abbandonati che fuoriescono dai contenitori, invadono strade e marciapiedi. E il rischio di infezioni ed epidemie, che potrebbero svilupparsi, è grande.
    Emergenza, una condizione con cui i cittadini del quartiere sono costretti a confrontarsi, ma soprattutto a subire sia per i disservizi causati da chi è preposto alla raccolta, sia per lo scarso senso civico di alcune persone che conferiscono i loro sacchetti quando vogliono e dove vogliono, ignorando le regole e gli orari da rispettare.
    I punti di criticità sono diversi e noi abbiamo preso a campione tre strade molto praticate di Pianura. Tre fotografie di un degrado che, purtroppo, continua a persistere nel quartiere flegreo: via Pallucci, via Provinciale Napoli e via Montagna Spaccata. Le foto e il filmato pero' non possono trasmettere la puzza e il disagio di chi è costretto a passare vicino a questo lerciume.
    Rifiuti in strada a Pianura tra disservizi e sacchetti | Il Mattino

    Napoli, notte da incubo in ospedale
    «Un secchio per reggere la barella»
    di Melina Chiapparino
    Attese interminabili, caos e ricoveri arrangiati su barelle rotte. Questo lo scenario che i pazienti del pronto soccorso del Vecchio Pellegrini lamentano e che, a distanza di poche ore dalla morte di Joao Agostinho Nascimento Da Cruz, rendiconta ancora la presenza di lettighe non funzionanti utilizzate per ricoverare gli ammalati. Il 60enne di origini capoverdiane caduto a terra dopo il cedimento di una balaustra, il 19 settembre 2016, infatti, era stato assistito in un primo momento nell'ospedale della Pignasecca. Tra le anomalie denunciate alla polizia dai familiari dell'uomo, era stata segnalata «una barella con lo schienale che non funzionava e che era bloccato da un secchio di plastica», come si legge nell'incartamento ora al vaglio degli investigatori. Giovanni, lo chiamavano cosi' dopo oltre 30 anni di residenza a Napoli, era rimasto l'intera notte a cavallo tra il 19 ed il 20 settembre su quella barella arrangiata per poi essere trasferito al Cardarelli. I figli erano preoccupati «perché lo schienale era instabile e le leve per regolarlo e bloccarlo non funzionavano».
    A testimoniare la precarietà ed il pericolo della presenza di barelle rotte è la foto scattata tra le mura del nosocomio della Pignasecca il 21 settembre scorso, giorno in cui Giovanni, nonostante i tentativi di salvargli la vita, è deceduto. «E' assurdo che gran parte delle barelle del pronto soccorso del Vecchio Pellegrini siano quasi del tutto inutilizzabili al punto che una è sorretta da un bidoncino della spazzatura» ha dichiarato Salvatore Iodice, consigliere municipale dei Verdi, autore della foto che denuncia una modalità di assistenza dove «non c'è alcun rispetto per il paziente».
    Napoli, notte da incubo in ospedale «Un secchio per reggere la barella» | Il Mattino



    Truffa, falsa manutenzione sui bus: 50 indagati
    Truccavano le manutenzioni degli autobus delle linee regionali Cotral facendo risultare di aver riparato pullman che invece continuavano a circolare senza i prescritti standard di sicurezza o, peggio, subivano continui guasti
    Stefano Vladovich
    “Noi dobbiamo rubà nei modi giusti! Noi dobbiamo ruba’ nei modi giusti!”. Il modo “corretto” di rubare per il titolare di un’officina autorizzata alla manutenzione dei bus di linea, V.M., 55 anni, era quello di non effettuare alcun intervento.
    Ovvero di non sostituire pezzi usurati, riparare alla meno peggio quelli guasti, effettuare tagliandi utilizzando olio già usato. Ovviamente con la complicità di alcuni responsabili della proprietà, che, dietro compenso, certificavano interventi mai avvenuti. Insomma, a Roma è finito in manette il proprietario della società vincitrice l’appalto per la gestione dei pullman Cotral, le linee su gomma che effettuano i collegamenti pubblici in tutto il Lazio, mentre sono indagate 50 persone fra dipendenti infedeli e imprenditori. Le accuse? Attentato alla sicurezza dei trasporti, truffa ai danni dello Stato, frode in pubbliche forniture, abuso d’ufficio e falso. Insomma non era un caso che gli autobus in servizio nella regione si fermavano in continuazione lasciando a piedi migliaia di pendolari. Più volte gli stessi mezzi hanno preso, addirittura, fuoco.
    A far avviare le indagini, due anni fa, una denuncia della stessa azienda, allarmata dall’incredibile numero di guasti sugli autobus che stava provocando disservizi ai cittadini. E proteste degli stessi che, quasi quotidianamente, arrivavano tardi al lavoro o a scuola. A indirizzare i finanzieri verso le ditte appaltatrici i vertici aziendali. Basta mettere i telefoni delle officine sotto controllo per capire cosa stesse accadendo. Ovvero che la manutenzione richiesta non veniva effettuata pur restando certificata dagli organi di controllo dell’azienda. Non solo: in caso di assoluta necessità di sostituzione dei pezzi venivano utilizzati ricambi usati e ripuliti, come “nuovi” dunque. Nel caso in cui era la stessa azienda a fornire il materiale da installare questo veniva “trattenuto” e poi rivenduto o addebitato comunque al Cotral per altri lavori. Sul mezzo in riparazione, manco a dirlo, veniva installato un pezzo usato, spesso quello guasto “rigenerato”.
    Con la complicità degli addetti ai controlli dell’azienda veniva registrato e certificato l’intervento nei termini stabiliti dal contratto. Non è finita: su 1400 pullman, ovvero sul totale del parco mezzi Cotral, i cronotachigrafi digitali in dotazione sui bus di linea non venivano revisionati nonostante veniva certificata la (falsa) taratura. Dall’analisi dei tracciati dei sistemi di geolocalizzazione installati a bordo dei pullman risultava, infatti, che nelle date in cui veniva effettuata la revisione le vetture di linea si trovavano in servizio altrove. In giro per il territorio o ferme nei depositi. “Del resto - spiegano gli uomini delle Fiamme Gialle di Roma - la ditta incaricata della revisione si era aggiudicata l’appalto sulla base di un’offerta anomala, notevolmente inferiore alle altre offerte”. Insomma, giocando al ribasso e, di conseguenza, non effettuando le operazioni di manutenzione per ricavarne il massimo profitto. Un appalto, quello per la sola taratura periodica dei contachilometri, di 91mila euro, interamente finiti nella tasche del titolare dell’officina. Lo stesso, intercettato dai finanzieri, spiega a un suo interlocutore come fare per non farsi “beccare”: “Dobbiamo rubà nei modi giusti”. Quindi stringendo accordi a prova di arresto con i responsabili dei depositi dello stesso Cotral che “garantivano” interventi a regola d’arte. Secondo gli inquirenti la struttura criminale si è consolidata proprio grazie alla compiacenza di alcuni capi tecnici aziendali, responsabili del controllo e del riscontro delle manutenzioni effettuate. Interventi che riguardavano anche zone sensibili delle vetture, come il sistema frenante o le parti meccaniche principali di bus che, in alcuni casi, avevano già oltre quindici anni di vita, quindi avevano bisogno di una corretta e reale manutenzione per garantire i livelli di sicurezza essenziali.
    A rischio, dunque, la vita di migliaia di passeggeri, degli autisti stessi e degli automobilisti che quotidianamente incrociano i pullman blu delle linee laziali. I dipendenti Cotral indagati, invece di curare gli interessi dell’azienda, avrebbero favorito i proprietari delle officine di manutenzione omettendo volutamente di effettuare i prescritti riscontri e convalidando la regolarità delle lavorazioni effettuate a tutto vantaggio dei fornitori. Alcuni di loro, venuti a conoscenza delle indagini in corso, in quanto nominati responsabili per le verifiche dei veicoli da parte degli inquirenti, hanno allertato immediatamente i colleghi coinvolti. Ottenendo, cosi', una denuncia per rivelazione di segreto d’ufficio e favoreggiamento personale.
    Truffa, falsa manutenzione sui bus: 50 indagati - IlGiornale.it

    Napoli, bimbi usati per confezionare cocaina: 45 arresti
    Camorra, ricostruito l'organigramma del clan degli Elia. Usavano minori anche per consegnare la droga
    Si serviva anche di bambini per confezionare dosi cocaina, o come baby pusher per spacciare droga, la rete del clan camorristico degli Elia, smascherata dall'indagine dei carabinieri di Napoli che ha portato il gip partenopeo a emettere 45 misure cautelari. E' stato cosi' ricostruito l'organigramma del clan che controlla gli affari illeciti nel centro di Napoli dalla zona del "Pallonetto a Santa Lucia", tra piazza del Plebiscito e via Santa Lucia, a ridosso del lungomare, del Borgo Marinari e di via Partenope. Secondo quanto emerso dal lavoro degli investigatori, la cosca si serviva di minori perché non imputabili in quanto di età inferiore ai 14 anni. Coinvolte anche numerose donne.
    Ma non è tutto. Dall'indagine è emerso anche che la cosca esigeva anche la tangente a un ristoratore, costretto dai capoclan a continui 'regali'. Estorsioni erano imposte anche ai gestori delle piazze di spaccio. Gli indagati devono rispondere a vario titolo di associazione a delinquere di tipo mafioso e di associazione finalizzata al traffico di stupefacenti, spaccio di droga, estorsioni e detenzione e porto illegale di armi, reati aggravati dal metodo mafioso.
    Napoli, bimbi usati per confezionare cocaina: 42 arresti - Cronaca - quotidiano.net

    L'Italia degli imboscati. Inabilità al lavoro e permessi, ecco tutte le carte false
    Nella sanità pubblica il 12% dei dipendenti esentato da alcune mansioni per le quali è stato assunto. A Palermo 270 netturbini con il certificato per non spazzare
    di MARCO RUFFOLO
    COSA dobbiamo pensare quando a Palermo 270 netturbini hanno potuto esibire un certificato medico che vieta loro di spazzare le strade; quando in Calabria oltre la metà del personale sanitario riesce a farsi trasferire dietro una scrivania e il 50 per cento dei dipendenti della protezione civile lavora al centralino; quando a Pescara 50 infermieri e operatori socio-sanitari svolgono mansioni solo amministrative?
    Ecco a voi l'Italia degli imboscati. Sbaglierebbe chi volesse vedere in questo fenomeno comportamenti palesemente illegittimi. Non stiamo parlando dei furbetti che timbrano e se ne vanno a spasso, degli assenteisti cronici, o di altri piccoli truffatori del pubblico impiego. Stiamo raccontando una storia di formale legalità, non per questo meno scandalosa: la storia di chi, soprattutto nel settore pubblico, riesce senza fondate motivazioni a evitare, per "inidoneità parziale" o per abuso della legge 104, il lavoro per il quale è stato assunto (un lavoro spesso duro, faticoso, delicato) facendosi trasferire tra le scartoffie di un ufficio, lontano dalla strada, lontano dai cittadini. Una premessa è d'obbligo: andare incontro a malattie o infortuni parzialmente invalidanti o dover assistere parenti disabili sono sacrosante e indiscutibili ragioni per cambiare mansione, per evitare i lavori più gravosi, o più semplicemente per avere permessi e congedi. Ma qui stiamo parlando dell'abuso che si fa di questi diritti, grazie a migliaia di sconsiderate autorizzazioni rilasciate dalle commissioni mediche. La conseguenza è doppia: si creano vuoti preoccupanti nei lavori più richiesti (dagli infermieri ai vigili urbani) caricando un peso sempre più insostenibile sulle spalle di chi nel pubblico impiego dà l'anima tutti i giorni; e si penalizza chi tra i lavoratori avrebbe veramente bisogno di assistenza.
    I ruoli vietati. Che il 12% dei dipendenti della sanità pubblica, circa 80 mila persone, per lo più donne - è riuscito a farsi riconoscere una serie di limitazioni alla propria idoneità lavorativa, con punte del 24% tra gli operatori socio-sanitari, seguiti dal 15% degli infermieri. La metà di quegli 80 mila - dice una ricerca a campione targata Cergas-Bocconi - ha diritto a non sollevare i pazienti e a non trasportare carichi troppo pesanti (un lavoro burocraticamente chiamato "movimentazione di carichi e pazienti"). Un altro 13 per cento non puo' lavorare in piedi, il 12 non lo puo' fare di notte. Il resto viene esentato da una lunghissima serie di operazioni: essere esposti a videoterminali, a rischi biologici, chimici e allergie, stare a contatto con i pazienti, fare lavori che producono stress, operare in taluni reparti, e cosi' via. Certo, lavorare in una corsia di ospedale puo' sicuramente creare problemi anche gravi, e tuttavia è difficile considerare normali percentuali di lavoratori "inidonei" che toccano e superano in qualche caso il 25 per cento. Anche perché in settori privati ugualmente pericolosi (se non di più) non c'è la stessa possibilità di vedersi alleggerire il proprio carico di lavoro.
    I record del Sud. E' soprattutto al Sud che l'esercito degli "inidonei" si infittisce in misura anomala. Nell'Azienda sanitaria provinciale di Reggio Calabria, su 1.178 dipendenti, 652 (oltre la metà) lavorano a regime ridotto. Ottanta psicologi della sanità regionale - come più volte denunciato dal commissario straordinario Massimo Scura, invece di aiutare i pazienti, sono finiti negli uffici amministrativi. Tutto in Calabria sembra funzionare al contrario: più di cento medici lavorano nel reparto prevenzione, dove ne servirebbero meno della metà, e rimangono invece scoperti screening oncologici e assistenza domiciliare. Ma gli imboscati non sono solo nella sanità. Un terzo dei vigili urbani di Napoli ottenne tempo fa certificati medici che consentivano loro di evitare la strada. Qualcuno non poteva guidare l'auto di servizio, qualcun altro neppure rispondere al telefono o stare più di pochi minuti al computer.
    I veri e finti disabili. A Palermo sono tuttora circa 400 gli "inidonei temporanei", tra autisti che non possono guidare, netturbini che non possono spazzare le strade, giardinieri che diventano improvvisamente portieri. Fin qui alcuni degli innumerevoli casi di "imboscamento" per inidoneità. Ma c'è un altro strumento (di per sé sacrosanto) di cui si è fatto e si sta facendo un abuso che supera i livelli di guardia. Ed è la legge 104, una grande legge di civiltà, perché offre una serie di benefici ai lavoratori disabili gravi, o ai genitori, coniugi, parenti e affini entro il terzo grado di familiari disabili gravi. Oltre ai tre giorni di permessi retribuiti al mese per l'assistenza, la legge dà loro il diritto di scegliere la sede di lavoro più vicina al proprio domicilio, di rifiutare eventuali trasferimenti, eventuali lavori notturni e in alcuni casi anche lavori domenicali e festivi. Per le stesse categorie scatta anche il congedo straordinario retribuito di due anni. Tutto molto giusto, se non fosse che anche in questo caso c'è chi se ne approfitta. Sono i "furbetti della 104", che accertamenti medici quanto meno superficiali hanno inserito e continuano a inserire tra i disabili gravi meritevoli di assistenza.
    I congedi e benefici. Prima anomalia: negli ultimi cinque anni - dice l'Inps - gli accessi alla legge, per la propria disabilità e per quella dei familiari, sono cresciuti rispettivamente del 22,5 e del 34 per cento. Seconda anomalia: Nel pubblico impiego - ancora dati Inps - i beneficiari della 104 e dei congedi straordinari sono 440 mila, ossia il 13,5 per cento di tutti i dipendenti, mentre nel settore privato sono appena il 3,3 per cento. Certo, in qualche misura puo' pesare il fatto che un dipendente privato, per timore di perdere il posto, sia meno propenso a chiedere quei permessi. Ma questo non basta a spiegare una differenza cosi' macroscopica.
    Quando un anno fa si scopri' che nella scuola Santi Bivona di Menfi, un paese dell'agrigentino, addirittura il 41% dei docenti (settanta su centosettanta) usufruiva della legge 104, il ministero dell'istruzione fece partire un'inchiesta in tutta Italia. Risultati anche qui inquietanti, e questa volta a toccare i record negativi troviamo insieme al Mezzogiorno anche il Centro Italia. Cosi', mentre la Sardegna è in testa per docenti di ruolo disabili gravi o parenti di disabili (il 18,3 per cento), all'Umbria va il primato del personale non docente che beneficia della legge: il 26,3 per cento. Si posiziona bene anche il Lazio, con il 16 e con il 24,8 per cento. In Veneto, Piemonte e Toscana, al contrario, troviamo il minor numero di beneficiari.
    Le maglie della 104. Centro-Sud e Isole riescono dunque ad allargare a dismisura le maglie della 104, riuscendo per esempio a inserire tra i disabili gravi i figli celiaci, oppure le nonne residenti a centinaia di chilometri di distanza. C'è chi riesce addirittura a ottenere più di una 104. Se questo è il quadro generale, non è difficile capire perché soprattutto al Sud interi servizi pubblici essenziali restano solo sulla carta mentre quelli meno necessari traboccano di personale per lo più inutile. E perché gli stessi ispettori che dovrebbero verificare sul campo tutti questi abusi non di rado finiscono essi stessi tra le file degli imboscati.
    L'Italia degli imboscati. Inabilità al lavoro e permessi, ecco tutte le carte false - Repubblica.it

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    Predefinito Re: Terryes

    MARSALA
    Teme il "malocchio" e accoltella anziano e la figlia: gravissimi
    Con l'accusa di tentato omicidio i carabinieri hanno arrestato a Marsala Mariano Impellizzeri, alcamese 79 anni. Ha accoltellato alla pancia l'uomo di 89 anni e la figlia di 57 che sono ancora in pericolo di vita.
    La causa scatenante dell'aggressione avrebbe le sue radici in credenze popolari: Impellizzeri addebiterebbe le sfortune ed i problemi di salute della moglie malata a vecchie «fatture» che un'appartenente alla famiglia delle vittime gli avrebbe fatto anni fa.
    L'uomo dopo l'accoltellamento ha tentato la fuga con la sua autovettura urtando pero', durante la manovra, contro un palo. E' stato cosi' raggiunto da un altro figlio dell'anziano e bloccato riuscendo anche ad evitare di essere colpito da un pallino in acciaio sparato da Impellizzeri con una pistola a gas che teneva nascosta nell'autovettura. L'aggressore è agli arresti domiciliari.
    Teme il "malocchio" e accoltella anziano e la figlia: gravissimi - Giornale di Sicilia

    Paramedici «sentinelle», indicavano i decessi a pompe funebri: 6 indagati
    Hanno approfittato del ruolo di dipendenti dell'ospedale di Piedimonte Matese (Caserta) per comunicare, in cambio di danaro, ai titolari di due ditte di onoranze funebri i pazienti ricoverati di cui era imminente il decesso o i decessi avvenuti, violando le regole sulla concorrenza e creando di fatto un «duopolio» nel settore dell'organizzazione dei funerali.
    L'accusa, contestata dalla Procura di Santa Maria Capua Vetere, è stata formalizzata nell' avviso di conclusioni indagini notificato dai carabinieri ai sei indagati, tra cui il 64enne Marco Miselli, ex portantino dell' ospedale, il dipendente di 51 anni addetto alla sala mortuaria Luigi Sgueglia. Gli altri indagati sono i titolari delle aziende, «La Sannitica» e la «Riselli&C. Servizi Funebri», che, corrompendo i dipendenti, si sono accaparrati numerosi lavori. I due, è emerso dalle indagini realizzate dai carabinieri guidati dal maggiore Giovanni Falso, sarebbero stati a libro paga ricevendo per ogni comunicazione dai 25 ai 100 euro. I fatti risalgono al 2011.
    Paramedici «sentinelle», indicavano i decessi a pompe funebri: 6 indagati | Il Mattino

    Lecce, agente di polizia ruba una mitraglietta e la cede a un pregiudicato
    Emanuela Carucci
    Mancava all'appello una mitraglietta "Beretta M12" dall'armeria della Questura di Lecce ed è subito scattato l'allarme.
    Che fine aveva fatto la micidiale arma in dotazione alla polizia? È scattata così un'inchiesta interna per riuscire a risalire all'autore dell'inquietante furto.
    La polizia è riuscita a ricostruire il caso: è stato un poliziotto in servizio a Lecce a sottrarre la mitraglietta all'armeria, consegnandola a un pregiudicato di Merine, paese in provincia di Lecce, ora in cella per detenzione illegale di arma da guerra.
    La notizia, che ha destato non poco allarme, è stata riportata dai giornali regionali pugliesi. L'accaduto ha sconvolto gli altri agenti di polizia. Da subito, secondo quanto si legge sulla "Gazzetta del Mezzogiorno", gli inquirenti hanno intuito che il furto non poteva essere opera di un "esterno": all'armeria della Questura di Lecce non può accedere chiunque. Dopo la prima verifica effettuata nella stessa armeria le indagini si sono poi sviluppate in un'altra direzione, ipotizzando che, per cercare il colpevole del reato, fosse necessario seguire una pista "interna".
    Il poliziotto che ha ceduto la mitraglietta ha poi ammesso le sue responsabilità. L'arma è stata subito trovata nell'abitazione del pregiudicato e messa sotto sequestro. “Un episodio di estrema gravità”, lo ha definito il questore di Lecce, Pierluigi D'Angelo nelle dichiarazioni rilasciate agli organi d'informazione.
    Lecce, agente di polizia ruba una mitraglietta e la cede a un pregiudicato - IlGiornale.it

    In 57 licenziati da Sicilia e-Servizi, per il tribunale vanno riassunti
    PALERMO. Il tribunale di Palermo ha riconosciuto con due distinte sentenze di primo grado l'assunzione a tempo indeterminato di 57 dipendenti interinali della società regionale Sicilia e-servizi.
    La vicenda risale al 2013, quando una delibera della giunta, emanata su parere dell'Avvocatura dello Stato, furono assunti con contratti a tempo determinato 75 dipendenti con un periodo di prova di 6 mesi, terminato il quale 16 non furono ritenuti idonei e quindi licenziati. Tra loro c'era anche Marilena Bontate, figlia di Giovanni, fratello, quest'ultimo, del boss Francesco, che ha impugnato il licenziamento e fatto ricorso.
    Adesso il giudice le ha dato ragione, prevedendo anche il pagamento di un risarcimento. "Entrambe le sentenze - dice l'amministratore unico di Sicilia E-servizi, Antonio Ingroia - sono conseguenze prevedibili di un orientamento consolidato del tribunale del Lavoro e della Corte d'Appello, diverso rispetto a quella procura della Corte dei Conti".
    "All'epoca, sulla base di una delibera di giunta - dice Ingroia - Sise non procedette all'assunzione a tempo indeterminato di questo personale. Per la Corte dei conti quelle assunzioni non andavano fatte, per il giudice del Lavoro andavano assunti. Spero che le determinazioni del tribunale del lavoro possano costituire un punto di riferimento per tutti, compresa la procura della Corte dei conti".
    In 57 licenziati da Sicilia e-Servizi, per il tribunale vanno riassunti: - Giornale di Sicilia

    Truffa all'Inps per falsi permessi soggiorno, misure cautelari e sequestro beni
    NAPOLI - Finte assunzioni di braccianti per conseguire illecitamente prestazioni previdenziali e assistenziali o per assicurare, nel caso di extracomunitari, l'indebito rilascio del permesso di soggiorno. Sono i filoni di indagine al centro dell'inchiesta della procura di Nola, condotta dai carabinieri, che ha portato stamane ad eseguire misure cautelari - divieto di dimora nel comune di residenza e divieto temporaneo a esercitare uffici direttivi di imprese - nei confronti dei due co-amministratori di Agri Italia srl, impresa con sede a San Gennaro Vesuviano. Si tratta di Saverio Esposito, 57 anni, e Pasquale Manzo, di 46, nei cui confronti è stato anche disposto un sequestro preventivo di beni per poco più di un milione di euro.
    L'indagine, avviata da un accertamento dei carabinieri di Carbonara di Nola nell'ambito dei controlli contro il lavoro sommerso, coinvolge anche due funzionari dell'Inps, uno dei quali attualmente in pensione. Secondo quanto dichiarato dai titolari di Agri Italia, nel corso degli anni sarebbero state corrisposte ai finti braccianti retribuzioni per circa due milioni di euro, ma senza il versamento dei relativi contributi previdenziali. Nello stesso periodo l'Inps ha pagato sussidi e prestazioni per oltre un milione di euro, somma per la quale si è proceduto al sequestro preventivo.
    Truffa all'Inps per falsi permessi soggiorno, misure cautelari e sequestro beni | Il Mattino

    La Dia: «Ci sono 28 clan ecco le loro alleanze»
    La relazione semestrale
    Le tre «batterie» della «Società foggiana» e i rapporti di forza
    La Dia - direzione investigativa antimafia - conta 28 clan in Capitanata, secondo una vecchia mappa della criminalità realizzata negli anni scorsi da squadra mobile e carabinieri del reparto operativo, mappa poi in parte cambiata per via di nuovi ingressi, omicidi di vecchi boss, «eliminazione» giudiziaria di batterie per via blitz e processi. Due pagine della relazione semestrale al Parlamento redatta dalla Dia relativa all’andamento della criminalità foggiana nel secondo semestre del 2015 sono dedicate ai presunti clan di cui viene «tracciata l’operatività» e le presunte alleanze.
    In cima c’è la «Società», la mafia di Foggia nata negli anni Ottanta, una volta struttura verticistica e unitaria, da decenni ormai divisa in tre batterie. C’è il clan Sinesi/Francavilla «originario di Foggia: a fronte di una storica rivalità con il gruppo Moretti/Pellegrino/Lanza, avrebbe raggiunto l’accordo con il clan Trisciuoglio/Mansueto/Prencipe con il quale era da anni in conflitto armato. Il gruppo Francavilla risulta in contatto con la criminalità organizzata di San Severo» si legge nella relazione Dia. C’è poi «il clan Trisciuoglio/Prencipe/Mansueto originario di Foggia e alleato con il gruppo Romito».
    In realtà quello che una volta era il clan Trisciuoglio/Prencipe coinvolto nella guerra del 2002-2003 con i rivali Sinesi/Francavilla (la più cruenta delle 7 guerre di mafia con 14 omicidi e 4 agguati falliti in 15 mesi), si è poi trasformato dal 2006 nel clan Trisciuoglio/Tolonese, mentre Lilino Mansueto è morto ammazzato il 24 giugno 2011, delitto ancora non risolto. Nell’organigramma della «Società» c’è infine - dice la Dia - «il clan Moretti/Pellegrino/Lanza operante in provincia» (ma agisce soprattutto in città) «in contatto con la famiglia Gallone di Trinitapoli e contrapposto ai clan Sinesi/Francavilla e Trisciuoglio/Prencipe/Mansueto».
    Su Cerignola la Dia parla di gruppo «ex Piarulli-Ferraro» (secondo la vecchia definizione del maxi-processo «Cartagine» degli anni Novanta, Ferraro è morto in carcere anni e anni fa) «attivo su Cerignola, dove opera anche il clan Di Tommaso» (il capo-clan fu ucciso anni fa e da tempo non si hanno notizie giudiziarie sull’attività del presunto gruppo). La Dia parla poi nel basso Tavoliere di gruppo Gaeta «in stretto contatto con la criminalità di Cerignola»: ritenuto operante nella zona di Orta Nova, il presunto clan Gaeta fu al centro dell’inchiesta «Veleno» del settembre 2007 con circa 60 arresti e il processo che ha pero' ridimensionato l’impostazione accusatoria: assoluzioni per mafia (si parlava anche di ecomafia e di condizionamento della vita amministrativa) e qualche condanna per droga e truffa all’Inps. Sempre nel basso Tavoliere ci sono il gruppo Masciavè «stanziato da oltre un ventennio a Stornara»; e il clan Gallone di Trinitapoli, che sarebbe attivo nel settore droga e legato al gruppo Moretti
    Su Lucera la Dia parla ancora di «gruppo che risulta in contrasto con il clan Bayan-Papa-Ricci», ma la guerra tra clan lucerini che risale alla fine dello scorso secolo ed agli inizi del nuovo, fu stroncata da una serie di arresti e blitz sui seguirono pesanti condanne, anche all’ergastolo.
    Nella zona dell’alto Tavoliere la Dia si sofferma sui seguenti gruppi: «Salvatore ex Campanaro che opera in sinergia con il gruppo Testa-Bredice ed è in contatto altresi' con la criminalità organizzata foggiana; ex Palumbo» (Severino Palumbo fu ucciso nel 2015, mentre risale ai primi del nuovo secolo l’omicidio di Agostino Campanaro) «che mantiene contatti con i gruppi operanti a San Severo e Foggia, in particolare i Francavilla; Testa/Bredice originario di San Severo che ha influenza nell’area di Torremaggiore e Apricena e mantiene contatti con la criminalità foggiana e del Gargano; Russi, originario di San Severo e con la propria base operativa nel quartiere “Luisa Fantasia”; DAloia/Di Summa, originario di Torremaggiore e Poggio Imperiale, mantiene contatti con la criminalità di San Severo, Foggia e del Gargano, in particolare nella zona di San Marco in Lamis, al pari del gruppo Cursio/Padula originario di Apricena». Va rimarcato che se molti dei nomi indicati in questa mappa della zona dell’alto Tavoliere sono stati coinvolti in passato in blitz contro la criminalità, da tempo non danno più... notizie di sé dal punto di vista giudiziario.
    Sul Gargano la Dia «posiziona» il gruppo «Alfieri/Primosa/Basta che nel corso della faida trentennale con il clan Libergolis ha visto la maggior parte dei suoi elementi trasferirsi da Monte Sant’Angelo in provincia di Milano»; il clan «Libergolis o clan dei montanari, originario di Monte Sant’Angelo opera in sinergia con il clan Francavilla di Foggia: di recente» (in realtà la guerra risale al 2008/2009) «si è posto in contrapposizione al clan Romito di Manfredonia, prima suo alleato». Quanto al clan Libergolis una volta egemone su tutto il Gargano, la sua forza si è ridimensionata dopo una serie di omicidi e soprattutto in seguito al maxi-processo alla mafia garganica dei primi anni del nuovo secolo con condanne pesantissime per gli esponenti di vertice.
    Proseguendo la «mappatura» dei clan sul Gargano, la Dia parla di gruppo Romito (uscito indenne dal maxi-processo alla mafia garganica con una serie di assoluzioni, ma anche con la rivelazione che alcuni suoi esponenti erano informatori dei carabinieri) «originario di Manfredonia e che mantiene rapporti con il clan Trisciuoglio/Prencipe/Mansueto di Foggia e con la malavita di Cerignola, mentre è in forte contrasto con il clan Libergolis prima suo alleato». Ci sono poi i gruppi «Gentile, originario di Mattinata e con contatti diretti con i Romito e la criminalità di Vieste; Ricucci, originario della frazione di Macchia e in contatto con i Romito; Notarangelo, operante in Vieste ma che dopo l’uccisione del capo» (Angelo Notarangelo detto «cintaridd’» fu ucciso in un agguato di Mafia alle porte di Vieste nel gennaio 2015) «risulta fortemente destabilizzato»; «Frattaruolo» (dopo una condanna per droga nel maxi-processo alla mafia, non più coinvolto in inchieste giudiziarie) «originario di Vieste e in contatto con gruppi del Gargano e la criminalità cerignolana»; «Prencipe» (ma «Giovannuzzo» dopo la condanna nel maxi-processo alla mafia garganica è uscito da inchieste giudiziarie) «originario di San Giovanni Rotondo e vicino ai Libergolis».
    Si richiamano ancora una volta alle inchieste sulla mafia garganica gli altri tre clan indicati nella relazione semestrale della Dia. Tra San Marco in Lamis e Rignano opererebbero il gruppo Martino e i presunti rivali Di Claudio-Mancini: ma va detto che il processo «free valley», costola della più ampia inchiesta sulla mafia garganica, escluse la mafiosità dei gruppi. Infine la Dia parla di clan Ciavarrella «originario di San Nicandro e in forte contrapposizione con il gruppo Tarantino». La parabola della famiglia Ciavarrella richiama quella dei Libergolis, coinvolta nella faida con i Tarantino con una ventina di morti ammazzati dall’81 al nuovo secolo.
    La Dia: «Ci sono 28 clan ecco le loro alleanze» - La Gazzetta del Mezzogiorno



    Il record di Alfano jr alle Poste: 200mila euro l'anno senza firmare neanche un atto
    Il rapporto della guardia di finanza sul tavolo della Corte dei Conti. L'ex ad Sarmi, che aveva affermato di non aver riconosciuto il fratello del ministro al momento dell'assunzione, smentito dal suo braccio destro Picucci
    di GIUSEPPE SCARPA
    ROMA - Quattro anni in Poste. E nessun documento firmato. È quanto emerge dal rapporto che la guardia di finanza ha consegnato nei giorni scorsi alla procura presso la Corte dei Conti. L'indagine riguarda l'assunzione e la carriera record di Alessandro Alfano, il fratello del potentissimo Angelino, ex ministro della Giustizia nel governo Berlusconi, ex ministro dell'Interno nei governi Letta e Renzi, ora ministro degli Esteri nel governo Gentiloni, nonché ex segretario politico del Pdl e ora leader di Ncd.
    La carriera record del fratello del Ministro. Alessandro, una laurea triennale in economia conseguita a 34 anni, ha bruciato le tappe nella carriera da dirigente in Postecom. Il suo stipendio è passato dal 2014 al 2016 da 160 a 200 mila euro. Ora però un’inchiesta della Corte dei Conti - affidata al nucleo valutario della guardia di finanza - cerca di capire se le promozioni di Alfano jr (a cominciare dall'assunzione), siano avvenute per meriti professionali. O per meriti di parentela causando, se dimostrata questa ultima ipotesi, un danno erariale.
    Il consigliere d’amministrazione di Poste Italiane, “dottor Antonio Mondardo aveva manifestato la propria perplessità all’allora ad Massimo Sarmi circa le motivazioni che avevano portato all’assunzione di Alessandro Alfano, senza che il cda fosse portato a conoscenza dell’esigenza di dover ricoprire tale ruolo, e che per tale carica fosse prevista l’assunzione del citato dirigente”.
    Ma c’è dell’altro, perché lo stesso Sarmi, sentito nel febbraio scorso a sommarie informazioni dai finanzieri, avrebbe mentito: “Sapeva che Alessandro Alfano era il fratello del ministro?”, gli chiede la finanza. “No, non mi sembra che all’epoca si era preso in considerazione questo legame”, risponde Sarmi. A sbugiardarlo ci pensa il suo stesso braccio destro in Poste, Claudio Picucci. “Lei aveva informato Sarmi che Alessandro era il fratello del ministro?”, domandano gli investigatori. “Sicuramente sì, anche perché il nome era altisonante”, afferma Picucci. “E chi aveva presentato il cv di Alessandro Alfano?”, incalzano gli inquirenti. “Ritengo (l’allora, ndr) l’ad di Poste, Sarmi". "Di sua iniziativa - precisa Picucci- (Sarmi, ndr) mi inviò il curriculum non per soddisfare un’esigenza immediata, ma per tenerlo in considerazione nel caso in cui fossero emerse necessità”.
    Ci sono poi le intercettazioni della procura capitolina su un uomo vicino ad Angelino Alfano, il faccendiere Raffaele Pizza, arrestato il 6 luglio. In una delle conversazioni intercettate nel gennaio del 2015, Pizza si vantava con Davide Tedesco, storico collaboratore del ministro Alfano, di aver facilitato, grazie ai suoi rapporti con l’ex amministratore di Poste, Sarmi, l’assunzione del fratello del ministro in una società del Gruppo, Postecom. Pizza diceva: “Lui come massimo (di stipendio, ndr) poteva avere 170 mila euro e io gli ho fatto avere 160 mila. Tant’è che Sarmi stesso gliel’ha detto ad Angelino, ‘Io ho tolto 10 mila euro d’accordo con Lino’ (Pizza, ndr), per poi evitare. Adesso va dicendo che l’ho fottuto perché non gli ho fatto dare i 170 mila”.
    Primo stipendio, 160mila euro. E così Alfano jr entra in Postecom nel 2013 con uno stipendio lordo da 160 mila euro l’anno. Diventano 180 quando Alessandro Alfano, nel gennaio del 2015, passa a un’altra società del gruppo, Poste Tributi. E infine l’ultima promozione per il fratello del ministro porta la data del maggio 2016, passaggio in Poste italiane e salario (lordo) da 200 mila euro.
    Il record di Alfano jr alle Poste: 200mila euro l'anno senza firmare neanche un atto - Repubblica.it


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    Predefinito Re: Terryes

    Anziano geloso spara a moglie ottantenne
    BRINDISI - E’ stato arrestato dai carabinieri e posto ai domiciliari con l’accusa di tentato omicidio, Rocco Bellanova, 79 anni, l’uomo che a Francavilla Fontana, al culmine di una lite per gelosia, ha sparato al volto alla moglie 78enne.
    La donna è stata raggiunta da una fucilata nella zona occipitale sinistra. L’uomo è stato bloccato da carabinieri e vigili urbani, chiamati dai vicini che avevano sentito l’esplosione del colpo. L'uomo era ancora col fucile in mano e la moglie era a terra davanti a lui.
    Anziano geloso spara a moglie ottantenne - La Gazzetta del Mezzogiorno

    Litiga con i vicini di casa e incendia due auto
    Incendia due auto e scappa. Il movente? Vecchi litigi con i vicini. Per questo un 21enne di Lettere, in provincia di Napoli, ha deciso di dare fuoco a una Nissan Qashqai e a una Fiat 600 parcheggiate davanti alle abitazioni delle due famiglie "nemiche". Ma esaminando i video di alcune telecamere di sorveglianza, i carabinieri lo hanno identificato in un terreno di sua proprietà, con una tanica di benzina con sé: non era riuscito ancora a nascondere il tutto. Arrestato: il giovane è ai domiciliari.
    Litiga con i vicini di casa e incendia due auto | Il Mattino

    Casa-discarica, 76enne napoletano tenta di incendiare tutto il palazzo
    di Melina Chiapparino
    Un appartamento-discarica, invaso da ogni genere di rifiuto: era la casa del 76enne napoletano che ieri è stato trasportato all'ospedale San Paolo di Fuorigrotta a Napoli. L'uomo che si trovava nell'abitazione di una palazzina in via Raffaele Ruggiero, ad Agnano, aveva tentato di dare fuoco ai mobili e incendiare il palazzo, barricandosi in casa e allarmando, con le urla, i condomini.
    L'episodio, accaduto intorno alle 6, ha coinvolto sia i vigili del fuoco che hanno sfondato la porta di casa dell'anziano che si rifiutava di aprire al personale dell'ambulanza del 118 che poi ha trasportato il 76enne in ospedale per un primo ricovero. Dopo la messa in sicurezza dell'appartamento operata dai pompieri, nelle prossime ore sarà necessario l'intervento dell'Asl e la valutazione di una bonifica dei luoghi che sono stati ritrovati luridi al punto da compromettere le condizioni igienico-sanitarie di tutto il piano dell'edificio.
    Casa-discarica, 76enne napoletano tenta di incendiare tutto il palazzo | Il Mattino

    VENDE FIDANZATA A MAROCCHINO PER RIPAGARE DEBITI
    La polizia di Foggia indaga su una triste storia di debiti, inganni, amori veri e sulla carta che coinvolge due fidanzati italiani e un marocchino. I due uomini e la donna avrebbero raggiunto un accordo: nozze (finte) tra l’extracomunitario e la ragazza in cambio di un aiuto economico per estinguere i debiti del fidanzato.
    L’immigrato grazie a questo avrebbe ottenuto la cittadinanza, pagando una prima parte (500 euro) dei mille pattuiti per l’“affare”. Con i soldi il fidanzato avrebbe potuto estinguere parzialmente il debito in attesa della seconda tranche necessaria a cancellarlo. Ma una denuncia ha rovinato la transazione.
    Uno dei primi provvedimenti di un governo Trumpista dovrà essere la riforma della legge sulla Cittadinanza. Che dovrà tornare allo Ius Sanguinis integrale: primo atto, non si acquista per matrimonio.
    Vende fidanzata a Marocchino per ripagare debiti | VoxNews

    A BARI
    Morì per emorragia dopo un intervento
    medico condannato
    BARI - Il gup del Tribunale di Bari Alessandra Piliego ha condannato alla pena di 1 anno di reclusione il cardiologo barese Gaetano Contegiacomo, imputato per la morte di una paziente, deceduta il 16 settembre 2013 a causa di una emorragia dopo un intervento nella clinica Santa Maria di Bari.
    Stando alle indagini della Procura di Bari, coordinate dal pm Ettore Cardinali, la donna, una 50enne di Rutigliano, fu sottoposta il 12 settembre 2013 ad intervento di riparazione endovascolare di aneurisma dell’aorta toracica.
    Il cardiologo non avrebbe valutato correttamente il tipo di intervento da eseguire causando la rottura di un’arteria con conseguente emorragia. La signora è morta per insufficienza multi organo causata proprio dallo shock emorragico quattro giorni dopo. Il medico è stato inoltre condannato a risarcire i familiari della vittima, costituiti parte civile nel processo.
    Morì per emorragia dopo un intervento medico condannato - La Gazzetta del Mezzogiorno

    Napoli. Promiscuità tra i «barellati» dell'ospedale San Paolo
    Promiscuità assoluta tra i degenti "barellati" dell'ospedale San Paolo. Accade nel reparto di neurologia al quinto piano della struttura di via Terracina a Fuorigrotta. Sei barelle con donne e uomini in un unico ambiente. Il reparto conta dodici posti letto. Vale a dire che c'è un incremento del cinquanta per cento di pazienti.
    Il numero del personale è tarato sui posti letto ordinari secondo il piano ospedaliero. È evidente allora che l'incremento delle degenze manda in tilt un sistema divenuto inidoneo a fronteggiare le esigenze dei cittadini. Il risultato è ovviamente un basso livello di assistenza a di qualità di degenza ai limiti con la dignità del malato.
    La foto è stata inviata in redazione dal familiare di un degente
    Promiscuità tra i «barellati» ?dell'ospedale San Paolo | Il Mattino



    Carni e latte con brucellosi venduti senza controlli, sigilli a un laboratorio
    Carni bufaline infette da brucellosi vendute eludendo i controlli, e latte proveniente dagli stessi capi usato per la produzione di mozzarella. È quanto hanno scoperto i carabinieri del Nas di Caserta nelle indagini su un laboratorio privato di Mondragone che effettuava illecitamente esami sugli animali, permettendo di scoprire l'infezione da brucellosi prima delle analisi effettuate da strutture pubbliche. In tal modo i proprietari potevano vendere o far macellare i capi sfuggendo ai controlli.
    Il laboratorio di analisi «Dilorlab» è stato sottoposto a sequestro preventivo, in esecuzione di un decreto del gip su richiesta della procura di S. Maria Capua Vetere, che ha coordinato le indagini. Sessantotto gli indagati cui è stato notificato un avviso di conclusione indagini. In una nota, il procuratore capo di S. Maria Capua Vetere, Antonietta Troncone, sottolinea che «in linea generale l'esposizione ad animali infetti e ai loro derivati comporta solo un rischio professionale per gli operatori del settore, poiché la pastorizzazione del latte e la cottura delle carmi sono sufficienti per distruggere il batterio della brucella». Tuttavia «il pericolo di contaminazione crociata, cosiddetta secondaria, di altri alimenti che in qualche modo sarebbero venuti a contatto con quelli infetti costituiva, nella fattispecie, una ulteriore minaccia per la salute pubblica».
    Carni e latte con brucellosi venduti senza controlli, sigilli a un laboratorio | Il Mattino

    Foggia, madre dei Francavilla regista di furti in case e negozi
    Al telefono si vantavano: Chi facciamo piangere oggi?
    Cinque persone sono state arrestate oggi dalla Polizia a Foggia in quanto ritenute far parte di una banda dedita a numerosi furti in negozi, abitazioni e gioiellerie avvenute nei mesi di agosto e settembre del 2015. Sono finiti in carcere Gianluca Bruno, 31 anni e Leonardo Ciavarella, 21 anni; e agli arresti domiciliari Vincenzo Bruno, 32 anni, Giuseppe Longo, 25 anni e Paolina Ruotolo, 61 anni. Una sesta persona è ricercata.
    Le indagini sono partite dopo l'incendio avvenuto il 9 maggio di due anni fa in un pub, il Queens, in viale Virgilio, dove uno sconosciuto diedi fuoco ad alcune suppellettili esterne al locale. Le successive indagini hanno portato a galla la banda che, con disinvoltura, parlava anche al telefono dei colpi da mettere a segno. Gli investigatori avrebbero ricostruito almeno una decina (tra furti, tentati, o anche rapine) oltre alla ricettazione dei veicoli.
    Dall'ascolto delle intercettazioni il gruppo aveva un obiettivo ovvero cercare durante le notti "Chi dobbiamo far piangere oggi?", frase emblematica sul modo di agire. Gli arrestati non mancavano di appellarsi anche come quelli della "Banda del furgone bianco". Tutti gli arrestati hanno precedenti specifi, tranne la donna che risulta essere la madre dei fratelli Antonello ed Emiliano Francavilla, esponenti di primo piano della mala foggiana.
    Foggia, madre dei Francavilla regista di furti in case e negozi - Foto 1 di 14 - La Gazzetta del Mezzogiorno

    Nola, dipendenti comunali assenteisti: 63 avvisi
    Oltre 400 episodi di assenteismo accertati dai Carabinieri della Compagnia di Nola durante indagini coordinate dalla Procura locale. I protagonisti sono 63 dipendenti del Comune, circa un terzo dell’intero organico. I video registrati da telecamere investigative “piazzate” dall’Arma li riprendono mentre strisciano fino a 5 cartellini di colleghi assenti.
    Emerge che i “furbetti” si erano addirittura organizzati in turni per andare a strisciare. Oggi i militari dell’Arma hanno notificato un avviso di conclusione indagini emesso dalla Procura di Nola a carico dei 63 dipendenti, ritenuti responsabili di truffa aggravata ai danni dello Stato e di false attestazioni o certificazioni. In contemporanea alle registrazioni i militari hanno pedinato e osservato a distanza gli indagati: questi risultavano al lavoro ma in realtà si stavano occupando di fare la spesa, portare a passeggio il cane, intrattenersi lungamente al bar con amici invece di portare in riparazione computer dell’Ente locale.
    Nola, dipendenti comunali assenteisti: 63 avvisi | Video | Il Mattino

    Marocco, commissione d'inchiesta sui rifiuti importati da Napoli
    Il Marocco apre una commissione parlamentare d'inchiesta sul caso dei rifiuti importati dall'Italia. Il caso scoppiò la scorsa estate, quando un gruppo di ambientalisti scoprì che un carico di 2.500 tonnellate di rifiuti in arrivo dall'Italia, in particolare da Napoli, era pronto ad attraccare nel porto di Casablanca. Allora, a pochi mesi dalla Conferenza Onu sul clima che sarebbe stata ospitata a Marrakech, a novembre, la notizia fece scalpore. La società civile non esitò a sottolineare l'incongruenza di un paese pronto a farsi carico dei problemi climatici del mondo e allo stesso tempo prossimo a «diventare la pattumiera d'Europa». Il carico di rifiuti fu di fatto bloccato, a luglio, ma non rispedito in Italia.
    La commissione d'inchiesta - spiega il quotidiano arabo Akhbar Al Yaoum, che riporta la notizia sull'edizione di oggi - avrà ora il compito di verificare che nei contratti tra Marocco e Italia per lo smaltimento dei rifiuti siano stati rispettati gli accordi internazionali e nazionali sull'importazione, la gestione e lo smaltimento dei rifiuti.
    Marocco, inchiesta su rifiuti importati da Napoli | Il Mattino

    UN PREGRESSO DI 124 MILIONI
    Puglia, Consorzi di bonifica la Regione rischia il «buco»
    Nella riforma delle Bonifiche nessuna soluzione per i debiti storici
    MASSIMILIANO SCAGLIARINI
    E ora, portata a termine la riforma dei Consorzi di bonifica, bisogna pensare ai debiti. Nel bilancio della Regione sono iscritti come residui attivi 124 milioni di euro di anticipazioni, soldi che gli enti commissariati hanno ricevuto nel corso degli anni e dovrebbero restituire. Se non lo faranno diventeranno a tutti gli effetti una perdita, aprendo un buco.
    Nella riforma c’è anche un articolo relativo al ripianamento della debitoria pregressa, norma che però non si applica «ai crediti della Regione Puglia». Insomma, non solo la voce più rilevante del passivo (in totale sono 210 milioni) non è stata coperta, ma la Regione si è pure impegnata a erogare «un contributo» per coprire le transazioni con i fornitori non pagati. Nella prima versione del disegno di legge era prevista la predisposizione di un piano di rientro per i debiti della Regione: il perché la norma sia stata cancellata è abbastanza evidente.
    Nel 2015 l’operazione straordinaria di pulizia del bilancio regionale richiesta dalle nuove norme contabili ha portato i 124 milioni tra i residui attivi (i crediti da incassare). Il riaccertamento dei residui va eseguito ogni anno. Ed ora, dopo l’ok alla riforma, la Regione dovrà valutare compiutamente la situazione, perché potrebbe essere necessario svalutare il credito aprendo dunque un buco di pari dimensione.
    A fronte di questo problema, il tema - indubbiamente importante - della gestione delle funzioni irrigue rischia di passare in secondo piano. Sull’affidamento dell’acqua ad Aqp si è infatti giocata la rottura tra maggioranza e opposizione (Cor e grillini hanno abbandonato per protesta l’aula del Consiglio), pur trattandosi dell’unica soluzione praticabile: ogni anno l’irrigazione crea 7 milioni di nuovi debiti semplicemente perché in pochi pagano l’acqua.
    Puglia, Consorzi di bonifica la Regione rischia il «buco» - La Gazzetta del Mezzogiorno

    Università: le eccellenze son al Nord, i soldi vanno al Sud
    di Giuseppe Sangregorio
    È paradossale. Poche settimane fa secondo un’indagine statistica dell’Anvur – Agenzia nazionale di valutazione del sistema universitario e della ricerca – le migliori università italiane per qualità didattiche e della ricerca sono ubicate nel Centro-Nord dell’Italia: Firenze, la Normale di Pisa, Bologna, Venezia, Verona, Milano, Ca’ Foscari di Venezia. Eppure, ciononostante, la ripartizione dei Fondi di funzionamento ordinario per il 2016 stanziati dal Ministero della Pubblica Istruzione avvantaggiano gli atenei del Sud che hanno ottenuto i finanziamenti maggiori piuttosto che quelli del Nord.
    Più esattamente a trarne il maggior profitto è l’università per stranieri di Perugia – della quale l’ex ministra dell’Istruzione Stefania Giannini è stata rettore – il cui aumento dal 2009 a oggi è passato dal 7% al 24% degli stanziamenti e, in particolare, dai 970mila euro del 2015 agli oltre due milioni del 2016, più che raddoppiando la propria quota premiale (+114,8%). A parte l’ateneo perugino, la gran parte dei finanziamenti – 1,4 miliardi è andata alle università di Napoli, Catanzaro e Messina, della Basilicata, del Salento, di Palermo, di Catania e di Bari. Al contrario l’università di Milano ha subito una diminuzione dell’8,6% dei finanziamenti, quella di Firenze del 6,8% e la Normale di Pisa del 2%.
    Qui non si vuole esprimere assolutamente un giudizio di merito sulla qualità didattica delle università italiane, però l’immagine della loro l’efficienza non viene premiata, anzi la meritocrazia ne esce umiliata. Il guaio è che il problema rischia di passare sotto il silenzio più assoluto dei grandi mass media e, quindi, dell’opinione pubblica. In effetti, chiunque abbia una epidermica conoscenza delle cose scolastiche e universitarie sa che nei due settori c’è un vivo malcontento per i magri stipendi del personale docente e per finanziamenti sempre più esigui destinati all’istruzione, fattori determinanti per elevare il livello della qualità didattica, della ricerca e dunque delle competenze dei diplomati e dei laureati. Perciò, il metodo seguito dal Miur per determinare gli stanziamenti sortisce l’effetto contrario a quello voluto – ossia premiare i migliori atenei che fanno della qualità didattica e della ricerca l’obiettivo fondamentale – con il risultato che invece di avere una buona scuola e una buona università si dà la stura a una pessima scuola e a una pessima università. In conclusione, un’altra brutta pagina della politica governativa attuale che non incentiva sicuramente l’istruzione universitaria a far meglio.
    Università: le eccellenze son al Nord, i soldi vanno al Sud - L'intraprendente | L'intraprendente

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    Predefinito Re: Terryes

    Gallipoli, finisce a coltellate lite tra fratelli: uno arrestato
    E' finita a coltellate un litigio tra fratelli avvenuto ieri sera a Gallipoli. A finire in cella, con l'accusa di lesioni gravi, è stato il 50enne Giuseppe Carroccia. Secondo una prima ricostruzione dei carabinieri, intervenuti dopo la segnalazione di un litigio, l'uomo, armato di coltello da cucina, nel corso di una lite, si è scagliato contro il fratello colpendolo alla guancia ed orecchio sinistro, procurandogli delle ferite da taglio giudicate guaribili in 10 giorni di prognosi. Tempestivo l’intervento di una pattuglia dei militari del Radiomobile della Compagnia di Gallipoli che hanno fermato e arrestato l'aggressore nonchè recuperato e sequestrato l'arma ancora sporca di sangue.
    Gallipoli, finisce a coltellate lite tra fratelli: uno arrestato - La Gazzetta del Mezzogiorno

    Ascoli Satriano, picchia medico della guardia medica e gli ruba l'auto
    Il sanitario non gli avrebbe prescritto i medicinali che lui riteneva idonei
    Aggredisce un medico della Guardia medica e poi gli ruba l’auto. E’ accaduto ad Ascoli Satriano dove un uomo di 51 anni, Renato Scalzulli, poi fermato, si è presentato alla guardia medica per sottoporsi a cure, pretendendo che il medico gli somministrasse i medicinali che lui riteneva più idonei.
    Al rifiuto del medico, l'uomo ha reagito con violenza, aggredendolo e danneggiando le suppellettili del presidio sanitario. Prima di allontanarsi, Scalzulli si è impossessato delle chiavi dell’auto del medico, rubandogli la vettura. I militari dell’Arma poco dopo hanno individuato l’autore dell’aggressione, ponendolo in stato di fermo con le accuse di minaccia a pubblico ufficiale, lesioni personali, danneggiamento e furto aggravato. Scalzulli, su disposizione del pm di turno, è stato trasferito nel carcere di Foggia.
    Ascoli Satriano, picchia medico della guardia medica e gli ruba l'auto - La Gazzetta del Mezzogiorno

    Grida "ti ammazzo!" e uccide il professore rivale in amore con 22 coltellate Sospettato di omicidio volontario un muratore di origine calabrese ancora ricercato. Avrebbe aggredito Alessandro Vitalietti perché non sopportava la relazione con la sua ex compagna
    Il pm di Ancona Serena Bizzarri ha emesso un provvedimento di fermo per omicidio volontario a carico di un muratore di origine calabrese residente a Scheggia (Perugia) sospettato di aver ucciso a coltellate per gelosia Alessandro Vitaletti, il docente di lettere di Sassoferrato aggredito ieri sera in una piazzola di sosta della cittadina anconetana. Vitaletti e l'uomo ricercato sono entrambi separati; il muratore non avrebbe sopportato che il prof frequentava la sua ex compagna.
    Ieri sera i due si sono incontrati per caso: uscendo dal Bar Sport di via Buozzi, il muratore ha visto da lontano Vitaletti, che si era fermato a fare benzina. Secondo alcuni testimoni lo ha raggiunto gridandogli ''ti ammazzo, ti ammazzo!...'', brandendo un coltello. Ventidue o ventitré i fendenti sferrati contro il docente, l'autopsia dirà quanti quelli mortali. Vitaletti, padre di due ragazzi, docente nell'Istituto comprensivo di Serra San Quirico, era molto conosciuto anche perché figlio di uno storico preside di Sassoferrato, Domenico Vitaletti. E' stato raggiunto dai fendenti al torace, alle mani e alle gambe, ed è morto durante il trasporto nel vicino ospedale di Fabriano. Mentre il professore, ormai in fin di vita, chiedeva aiuto, l'omicida si sarebbe allontanato a bordo di un'utilitaria. Grida "ti ammazzo!" e uccide il professore rivale in amore con 22 coltellate - Rai News

    Scambio di barelle in ospedale a Roma, muoiono due anziani
    Dramma all'ospedale San Giovanni Evangelista di Tivoli: due pazienti portati nei reparti sbagliati. L'Asl Roma 5 apre un'indagine interna per chiarire la dinamica
    Ivan Francese
    Si può solo immaginare lo sgomento dei parenti dell'anziano ricoverato all'ospedale San Giovanni Evangelista di Tivoli, in provincia di Roma, quando presentandosi nel reparto di Rianimazione hanno scoperto che l'uomo sulla barella non era il loro congiunto ma un illustre sconosciuto.
    Uno sgomento presto tramutatosi in rabbia e disperazione quando, reindirizzati al reparto corretto, hanno realizzato che il paziente per cui si erano presentati in pronto soccorso era già spirato. Due anziani sono morti nel nosocomio tiburtino dopo uno scambio di barelle dovuto al sovraffollamento del pronto soccorso.
    I fatti raccontati dal Messaggero risalgono a una decina di giorni fa ma sono stati portati alla luce solo nelle ultime ore. Sembrava un sabato sera come tanti altri, a Tivoli: nel pronto soccorso dell'ospedale San Giovanni vengono ricoverati due anziani, destinati rispettivamente alla Chirurgia e alla Rianimazione.
    Per un errore però le due lettighe vengono invertite e i pazienti, almeno in uno dei due casi, sottoposti alle prime cure da parte dei medici del reparto sbagliato. I due signori sono deceduti rispettivamente poche ore e due giorni dopo l'ingresso in ospedale.
    L'Asl Roma 5 ha già avviato una commissione d'inchiesta per ricostruire la dinamica dei fatti. Entrambe le salme, inoltre, sono state sottoposte ad autopsia e messe sotto sequestro dall'Autorità giudiziaria.
    Scambio di barelle in ospedale a Roma, muoiono due anziani - IlGiornale.it

    Ruba i cavi dell'Alta Velocità: bloccato 53enne napoletano
    Ruba cavi di rame da canaline dell’Alta velocità, ma viene bloccato dai carabinieri di Caivano. Il 53enne di Afragola, in via Sant’Arcangelo, è stato fermato mentre aveva ancora con sé una sega, un martello, una tenaglia e altri utensili nonché un sacco contenente 25 chilogrammi di fili di rame di vario calibro e lunghezza. I cavi sono stati restituiti a personale della rete ferroviaria.
    Ruba i cavi dell'Alta Velocità: ?bloccato 53enne napoletano | Il Mattino

    Scippi e aggressioni ai danni di anziani
    BAGHERIA. Erano specializzati in scippi e rapine, soprattutto a pensionati. Poco importava dell'età: nel mirino infatti finivano anche persone di 90 anni. Nella scorsa nottata, i militari della Stazione Carabinieri di Ficarazzi, insieme agli agenti della Polizia di Stato del Commissariato di Bagheria, hanno dato esecuzione ad un provvedimento di custodia cautelare in carcere nei confronti Pietro Milazzo, 31 anni, e Domenico Di Paola, 35 anni.
    Le indagini erano scattate lo scorso aprile quando a Ficarazzi, proprio nei giorni di distribuzione delle pensioni, era stato aggredito un 60enne del luogo, al quale erano stati rubati circa duemila euro e, nel corso della colluttazione, gli erano state provocate delle lesioni alla testa. Stessa sorte toccata ad un 90enne bagherese che, nel mese di settembre scorso, aveva subito una rapina nei pressi dell’ufficio postale del posto ed a seguito della quale veniva derubato anch’egli della pensione, circa mille euro. In quell’occasione i malviventi lo avevano, addirittura, aggredito alle spalle, trattenendolo per il collo e, minacciandolo, gli avevano asportato il denaro.
    Scippi e aggressioni ai danni di anziani - Il video della rapina in diretta - Giornale di Sicilia

    Truffe sulla tassa per i rifiuti, condannati a dodici anni tre dipendenti del Comune di Palermo
    PALERMO. Quattro funzionari del Comune di Palermo avrebbero gestito come fosse cosa loro la riscossione prima della Tarsu e poi della Tares. Nel 2014 la polizia scoprì un giro di corruzione e truffa nell’ufficio tributi in via Lincoln e questa mattina è arrivata la sentenza della prima sezione del Tribunale di Palermo.
    Fu una telecamera piazzata dai poliziotti della sezione Reati contro il patrimonio della Squadra mobile a svelare quanto sarebbe accaduto negli uffici comunali di piazza Giulio Cesare. Pagano, dirigente del settore, fu filmato mentre trattava con il titolare di un'attività commerciale.
    Truffe sulla tassa per i rifiuti, condannati a dodici anni tre dipendenti del Comune di Palermo - Giornale di Sicilia

    Olive al «rame», maxisequestro
    indagati due imprenditori
    I Carabinieri del Nucleo Antisofisticazione di Caserta hanno perquisito due aziende di lavorazione e distribuzione all'ingrosso di alimenti di San Prisco e sequestrato alcune tonnellate di olive da mensa risultate trattate con «solfato di rame».
    I responsabili delle due aziende sono indagati per il commercio di sostanze alimentari non genuine come genuine con aggiunta di additivi chimici non autorizzati con decreto del Ministro per la sanità o, comunque, senza l'osservanza delle norme prescritte per il loro impiego. I provvedimenti sono stati emessi dopo le analisi, eseguite dall'Arpac di Benevento, su campioni di olive prelevati dai militari le quali hanno evidenziato la presenza di rame con valori anche 3 volte superiori al consentito.
    L'ipotesi è che le olive, dopo la raccolta, siano state trattate con solfato di rame, fitofarmaco che conferisce un colore verde più intenso, per renderle più appetibili ai consumatori. Emersa anche la presenza di altri additivi.
    Olive al «rame», maxisequestro ?indagati due imprenditori | Il Mattino

    «Napoletano fanatico dell'Islam» a 14 anni nella rete del terrorismo
    Un'inchiesta delicata, finora tenuta segreta. La Digos di Napoli ha svolto indagini su un 14enne, residente nell'hinterland partenopeo, più esattamente nella zona vesuviana, «convertito alla religione islamica, per il suo particolare fervore religioso tale da far ritenere in atto un pericoloso processo di radicalizzazione con la probabile regia di soggetti già appartenenti a ambienti terroristici». È quanto emerge dalla relazione del presidente della Corte di Appello di Napoli diffusa in occasione della inaugurazione dell'anno giudiziario.
    Sulle indagini sia i magistrati del pool antiterrorismo della procura di Napoli sia i pm della procura dei minori hanno imposto uno stretto riserbo, ma la circostanza è riportata nell'ambito del capitolo della relazione dedicato alla attività investigativa della sezione antiterrorismo della Digos. E svela come la strategia dell'Isis potrebbe cercare slostegno e reclute anche tra i giovanissimi cittadini del capoluogo campano.
    «Napoletano fanatico dell'Islam» a 14 anni nella rete del terrorismo | Il Mattino

    Bunker nelle case popolari per confezionare la droga, 86 arresti a Napoli
    Maxi-blitz dei Carabinieri, coordinati dalla Dda, nel rione Traiano di Napoli, eseguite misure cautelari nei confronti di 86 persone ritenute appartenenti al clan Puccinelli. Accuse di associazione finalizzata al traffico e spaccio al dettaglio di droga aggravati dal metodo mafioso. La zona considerata roccaforte del clan: secondo le indagini, nuclei familiari confezionavano e vendevano cocaina, hashish, marijuana in bunker videosorvegliati e blindati realizzati abusivamente nei sottoscala delle case popolari.
    Altra operazione in Calabria. Ordinanza di custodia cautelare (24 in carcere e 23 agli arresti domiciliari) emessa dal gip del Tribunale di Catanzaro su richiesta della locale Direzione distrettuale antimafia - nei confronti di 47 indagati, affiliati alla cosca ‘ndranghetista Cerra-Torcasio-Gualtieri attiva nella piana di Lamezia, ritenuti responsabili di associazione finalizzata al traffico illecito di stupefacenti con l’aggravante delle finalità mafiose. È il bilancio di un’operazione messa a segno dalle prime luci dell’alba, a Lamezia Terme (Catanzaro), San Luca (Reggio Calabria), Bari, e altre località del territorio nazionale, dai carabinieri del nucleo investigativo di Catanzaro, insieme a quelli della compagnia di Lamezia Terme. La misura, che trae origine da un’indagine che ha permesso di documentare l’esistenza di tre piazze di spaccio gestite dalla cosca nonché l’impiego degli illeciti ricavi anche per il sostentamento degli `affiliati´ detenuti e delle relative famiglie. Tra i destinatari del provvedimento figurano i vertici della consorteria.
    Blitz dei carabinieri - Bunker nelle case popolari per confezionare la droga, 86 arresti a Napoli | italia | Il Secolo XIX

    Furbetti del cartellino, truffa alla Asl di Viterbo per un milione e 300mila euro
    Alcuni dipendenti dell'azienda sanitaria sono riusciti a ottenere maggiorazioni dello stipendio persino in giornate in cui erano assenti dal posto di lavoro
    Stefano Vladovich
    Truffa alla Asl di Viterbo per un milione e 300mila euro. Timbrano il cartellino e si danno alla fuga.
    Chi va alla recita di Natale del figlioletto, chi a fare acquisti, altri al mercato rionale. Alcuni, in particolare, non si fanno alcuno scrupolo e se ne tornano a casa.
    Sono 23 le denunce per altrettanti dipendenti, tra medici, infermieri e funzionari dell’ospedale Belcolle di Viterbo, tutti con l'ipotesi di reato di falso e truffa ai danni dello Stato. Una pratica fin troppo diffusa quella del badge prestato "allegramente" a colleghi e amici da timbrare al posto di altri, tanto che i finanzieri della cittadina a nord della capitale hanno avviato una prima indagine "d'iniziativa".
    Appostamenti e pedinamenti in pochi giorni portano ai primi risultati tanto da convincere la Procura viterbese ad autorizzare l'installazione di telecamere e microspie nonché a monitorare gli spostamenti degli impiegati Asl attraverso i movimenti dei loro telefoni cellulari. Un lavoro investigativo particolarmente difficile per la possibilità dei dipendenti di timbrare il badge in varie postazioni della struttura ospedaliera.
    I dati raccolti, comunque, vengono incrociati con l'attività di pedinamento e di analisi dei tabulati telefonici. Risultato? Presenze registrate, assenze e spostamenti durante l'orario di lavoro puntano su un gruppo di dipendenti. "Una pratica tristemente diffusa - spiegano le Fiamme Gialle - per alcuni lavoratori compiacenti che si prestano a coprire altri colleghi che restano a casa o si dedicano ad altri impegni familiari, pur risultando regolarmente sul posto di lavoro". È il caso di una donna intenta a fare spese durante l'orario di ufficio o di un'altra impiegata impegnata nella rappresentazione teatrale del figlio.
    Un'inchiesta certosina, tanto che i baschi verdi hanno esaminato oltre mille posizioni giornaliere. Le indagini, poi, si sono concentrate su altre gravi quanto illegali abitudini dei dipendenti Asl. Come quella di ottenere maggiorazioni dello stipendio persino in giornate in cui erano assenti dal posto di lavoro.
    Dal sospetto alla certezza: basta incrociare i documenti degli ultimi cinque anni dell'azienda sanitaria di Viterbo e della Regione Lazio per ricostruire l'ammontare di indennità percepite indebitamente dal personale medico e infermieristico in servizio presso una certa Unità Operativa. Fra queste anche assistenze domiciliari mai effettuate. "In dettaglio - conclude la Guardia di Finanza - sono state prodotte false attestazioni mediante le quali dodici indagati, tra medici e infermieri, hanno percepito indennità accessorie allo stipendio per prestazioni domiciliari effettuate in giorni di assenza dal lavoro, oppure gonfiate nella quantità. Ovvero effettuate si, ma registrate anche a favore di terzi che non avevano partecipato all’intervento domiciliare".
    A quanto ammonta la truffa? A un milione e 300mila euro. Fra i 23 dipendenti uno solo è stato sospeso dal servizio.
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    Predefinito Re: Terryes

    Schiaffo mortale alla mamma dopo una lite per il formaggio
    In cella un 43enne: l'episodio avvenne il 12 ottobre. La donna mori' un giorno dopo il ricovero
    E' stato arrestato dai Carabinieri un uomo di 43 anni a San Pietro Vernotico accusato di aver picchiato l'anziana mamma, morta a seguito delle ferite riportate in una lite per il formaggio. Vittima dell'episodio, la 68enne Rita Bove, morta il 13 ottobre scorso nell'ospedale Perrino il giorno dopo il ricovero. Secondo le indagini dei Carabinieri , la lite sarebbe scaturita per futili motivi il 12 ottobre: oggetto del contendere, il luogo di custodia del formaggio. Da qui la situazione sarebbe degenerata e l'uoo avrebbe sferrato uno schiaffo scaraventandola al terra e procurandole le ferite alla testa rivelatasi mortali dopo un giorno di agonia.
    Schiaffo mortale alla mamma dopo una lite per il formaggio - La Gazzetta del Mezzogiorno

    San Giovanni, autista Anm picchiato da babygang, stazionamento a rischio
    di Melina Chiapparino
    È stata di estrema violenza l'irruzione di una baby gang a bordo di un bus Anm che era fermo allo stazionamento in via Murelle, nel quartiere San Giovanni a Teduccio. Un gruppetto di almeno 8 persone, all'apparenza minorenni, sono saliti a bordo del mezzo dove non vi erano ancora passeggeri e si sono scagliati contro il 46enne colpendolo con calci, pugni e schiaffi.
    L'aggressione è stata estremamente brutale e in quella manciata di istanti, l'autista ha tentato di difendersi riuscendo a impugnare l'estintore per minacciare i ragazzini nel tentativo di spaventarli. La ribellione della vittima, però, ha scatenato ancora di più la furia dei suoi aggressori che lo hanno assalito colpendolo anche al volto per poi fuggire facendo perdere le loro tracce.
    L'episodio è accaduto sabato poco prima delle 17.30, orario in cui sarebbe dovuta partire la corsa della linea C99 che arriva fino a Ponticelli ma, chiaramente, l'autista del bus ha attivato le procedure di sicurezza invalidando la corsa e allertando la centrale operativa. L'uomo è stato medicato all'ospedale A. Cardarelli con una prognosi di 5 giorni per i politraumi diffusi in varie parti del corpo e, come denunciato ai carabinieri, ha individuato i sui aggressori come dei ragazzini che non avevano più di 16 anni a testa.
    «Ho avuto paura che mi accadesse il peggio - ha spiegato l'autista ferito che, tra l'altro, ha compiuto gli anni proprio il giorno dell'aggressione - abbiamo segnalato che quello stazionamento è isolato e le baby gang ne approfittano». In realtà, questo episodio di violenza era stato, in un certo senso, annunciato da alcune segnalazioni che facevano presente all'azienda «la pericolosità di quel capolinea, richiedendo di far stazionare la linea in luogo meno isolato», sottolinea Adolfo Vallini, coordinatore provinciale Usb.
    Autista Anm picchiato da babygang «Tanta violenza, ho temuto il peggio» | Il Mattino

    Napoli, insetti nei pasti della scuola
    «Abbiamo trovato anche scarafaggi»
    di Attilio Iannuzzo
    NAPOLI - Ancora insetti nei pasti della mensa scolastica. Accade alla scuola comunale. Giacinto Gigante all'Arenella. Un genitore ha già esposto denuncia alla polizia insieme ad altre mamme: «Abbiamo ritrovato finanche uno scarafaggio – dice Massimiliano, il papà di un bimbo che frequenta la materna – e mia moglie, insieme ad altri genitori ha ritenuto opportuno andare dalla polizia ad esporre regolare denuncia; già nei giorni scorsi ci eravamo resi conto della scarsa qualità del cibo, ma abbiamo superato ogni limite».
    Tre giorni fa un incontro in Municipalità di Vomero-Arenella, tra insegnanti, amministratori comunali e genitori non è servito a tranquillizzare questi ultimi: «Ci hanno detto di stare tranquilli – continua Massimiliano – ma si tratta dei nostri figli, no ci fidiamo delle parole, vogliamo che la Società Sodexo che fornisce i pasti vada via».
    Napoli, insetti nei pasti della scuola «Abbiamo trovato anche scarafaggi» | Il Mattino

    "Faceva prostituire la figlia 12enne per 5 euro", arrestata a Salerno
    SALERNO. Faceva prostituire la figlia minorenne. Con questa accusa i carabinieri della compagnia di Battipaglia (Salerno) hanno arrestato - su richiesta della procura della Repubblica di Salerno - una donna di 31 anni originaria e residente nel Salernitano.
    Da giugno a settembre 2016, secondo l'accusa, aveva portato con sè la figlia adolescente ad appuntamenti finalizzati al compimento di atti sessuali, offrendo la ragazzina, ripetutamente, ad un anziano in cambio di modeste somme di denaro, da 5 a 15 euro.
    Dalle indagini è emerso che la donna talvolta contattava telefonicamente l'uomo spacciandosi per la figlia dodicenne, camuffandone la voce e offrendosi di incontrarlo a casa di lui.
    All'indagata è stato anche contestato il reato di estorsione continua nei confronti di un uomo di 47 anni con il quale aveva intrattenuto, recentemente, rapporti sessuali a pagamento. La donna aveva minacciato l'uomo di riferire alla moglie dei loro rapporti, nonchè la circostanza - non vera - che lo stesso fosse il padre naturale di una seconda figlia dell'indagata.
    Le avrebbe confessato anche di essersi fatta consegnare dall'uomo a più riprese somme di denaro per un ammontare complessivo di circa quattromila euro. Il giudice per le indagini preliminari ha nominato un curatore speciale per la ragazzina.
    "Faceva prostituire la figlia 12enne per 5 euro", arrestata a Salerno - Giornale di Sicilia

    Napoli, il kit del rapinatore dietro la statuetta votiva
    di Nico Falco
    Una pistola con matricola abrasa completa di caricatore, una parrucca femminile, un telefono privo di sim. Potrebbe essere il kit del rapinatore quello ritrovato stamattina dagli agenti del commissariato Bagnoli della Polizia di Stato stamattina. I poliziotti, coordinati dal primo dirigente Raffaele Pelliccia, nell’ambito di indagini su alcune armi occultate nel quartiere, questa mattina hanno perquisito le adiacenze condominiali di un edificio di via De Niso, nei pressi del quale risiedono alcuni pregiudicati.
    Dietro una statuetta votiva hanno rinvenuto una borsa femminile nera, all’interno della quale c’era una semiautomatica calibro 9x21 con matricola cancellata con 11 proiettili, una parrucca lunga nera femminile, alcuni contenitori di smalto per unghie e un telefono cellulare senza scheda. Tutto il materiale, sequestrato, è stato inviato ai laboratori della Polizia di Stato per le analisi. Accertamenti specifici sono in corso sia sulla pistola sia sul cellulare in base all’identificativo IMEI.
    Il kit del rapinatore dietro la statuetta votiva | Il Mattino

    Distribuiscono ricotta contaminata. Ma vengono assolti tutti
    In provincia, a Conversano, quattro persone riconosciute responsabili di aver commercializzato prodotti con il batterio listeria.
    Emanuela Carucci
    “Non sussiste il fatto”. È il motivo dell'assoluzione di quattro imprenditori di Conversano (in provincia di Bari) accusati di aver venduto una ricotta (formaggio fresco tipico pugliese), distribuita dall'azienda “Fattorie Chiarappa”, i cui terreni sono contaminati dalla listeria (il batterio presente nel suolo, sull'acqua e nella vegetazione.
    Può contaminare diversi alimenti, tra cui latte, verdura, formaggi molli, carni poco cotte, ed è responsabile della Listeriosi, ndr).
    I quattro sono finiti sotto processo dopo decine di casi di intossicazione alimentare. A portare avanti le indagini dal 2012 i carabinieri del Nas e gli agenti del Corpo Forestale dopo la segnalazione dagli Stati Uniti di intossicazioni dovute alla ricotta italiana. Secondo quanto si legge su “La Gazzetta del Mezzogiorno”, le denunce hanno portato all'immediato sequestro delle giacenze e il ritiro della merce in tutta Italia.
    Alla sbarra il responsabile qualità di Fattorie Chiarappa, e altri tre accusati di falso ideologico. Tra loro il rappresentante della Asl di Bari, la responsabile delle analisi e il suo direttore, incaricati di verificare, appunto, la presenza proprio della listeria.
    Distribuiscono ricotta contaminata. Ma vengono assolti tutti - IlGiornale.it

    Statuetta magnogreca?
    La Soprintendenza: un falso
    TARANTO - «L'insieme delle varie componenti ha confermato l’ipotesi, già avanzata dagli archeologi della Soprintendenza solo sulla base delle immagini rese note nel corso della conferenza stampa, che la statua non riveste interesse archeologico». Così Maria Piccareta, Soprintendente archeologico per le province di Brindisi, Lecce e Taranto, stronca sul nascere l’entusiasmo per il ritrovamento nelle acque di capo San Vito, a Taranto, di una statuetta raffigurante l'Afrodite che si allaccia il sandalo, che aveva portato il sindaco, Ippazio Stefano, a convocare una conferenza stampa il 26 gennaio scorso per presentare quella che era stata definita come una eccezionale scoperta archeologica.
    La scultura bronzea, sottolinea Piccareta, era stata «inquadrata da un anonimo 'archeologo', contattato dallo stesso sindaco, nel IV secolo avanti Cristo». Ma la competente Soprintendenza archeologica era stata informata del rinvenimento «soltanto nella tarda mattinata dello stesso giorno, a conferenza stampa conclusa, quando già circolavano sul web foto, interviste e commenti».
    Venerdì 27 gennaio - spiega Piccareta - funzionari e tecnici della Soprintendenza «hanno avuto la possibilità di prendere visione diretta del manufatto bronzeo» ed è stata «effettuata un’attenta analisi della resa stilistica e delle modalità tecniche di realizzazione del reperto scultoreo, nonché del suo stato di conservazione».
    L’esemplare presentato a Taranto «sembra una riproduzione - puntualizza la Soprintendente - in stile classicheggiante, levigata e leziosa nella posa, con proporzioni disarmoniche nella resa del corpo; le dita delle mani sono rigide e poco modellate, accostate l’una all’altra. Non si registra minimamente la presenza di incrostazioni marine, di macchie e di ossidazioni del metallo compatibili con una presunta plurimillenaria giacitura sui fondali».
    Statuetta magnogreca? La Soprintendenza: un falso - La Gazzetta del Mezzogiorno

    In tempi di crisi il pizzo è a rate:
    imprenditore paga due volte
    Camorra sensibile alla crisi e, quindi, pizzo «a rate» per gli imprenditori in difficoltà: è accaduto a Sant' Antimo, nel Napoletano, dove i carabinieri hanno arrestato due persone ritenute riconducibili al clan Verde nell'ambito di un'operazione antiracket. Si tratta di un 32enne, fermato lo scorso 30 gennaio e un 41enne, preso ieri. I due sarebbero coinvolti in un episodio estorsivo da 1500 euro, da corrispondere in occasione delle prossime festività di Pasqua e Natale, ai danni di un imprenditore di 44 anni. Secondo quanto emerso dalle indagini, i primi 500 euro sarebbero stati pagati dalla vittima in due tranche - il 23 gennaio e il 30 gennaio - tra le province di Napoli e Caserta.
    In tempi di crisi il pizzo è a rate: imprenditore paga due volte | Il Mattino

    Puglia, il giallo delle statine
    «I medici spendono troppo»
    BARI - La spesa farmaceutica pugliese è fuori controllo, tanto che nel 2016 (il dato non è ancora definitivo) potrebbe aver superato il tetto di quasi 350 milioni. Troppi medicinali, e soprattutto troppo costosi. E' il caso delle statine, le pillole per combattere il colesterolo, per le quali il sistema sanitario spende in Puglia circa 70 milioni l’anno: un quarto in più rispetto alla media nazionale.
    Ecco perché la Regione, che ha lanciato un piano straordinario di controllo delle prescrizioni di farmaci, è partita proprio dalle statine. I dati di monitoraggio, del resto, sembrerebbero suggerire l’esistenza di qualche anomalia. A fronte dei sei principi attivi di statine in commercio, il monitoraggio sui primi sei mesi del 2016 ha mostrato una situazione degna di approfondimento: i medici pugliesi sembrerebbero infatti preferire l’unico dei sei coperto da brevetto e senza disponibilità di generici equivalenti.
    Nel primo semestre dello scorso anno, la Puglia ha infatti fatto registrare il 23% di prescrizioni in più rispetto alla media nazionale di Crestor, Simestat e Provisacor, nome commerciale della rosuvastatina, la statina di seconda generazione prodotta da Astra Zeneca che costa due volte e mezzo in più rispetto alla più comune simvastatina. E addirittura il 48% di prescrizioni in più di Goltor, Vytorin e Inegy, farmaci della Merck che associano la simvastatina con l’ezetimibe, un nuovo principio attivo (costosissimo) che blocca l’assorbimento del colesterolo. C’è di più: i farmaci a base di rosuvastatina costano al servizio sanitario pugliese più di 20 milioni di euro l’anno e sono la tipologia di statine più prescritta. Come se, insomma, la maggioranza dei pugliesi necessiti del trattamento con il farmaco più nuovo e più costoso.
    La Regione ha fatto i conti e ha visto che semplicemente rientrando nella media nazionale di prescrizioni, sia per la rosuvastatina che per il Goltor, sarebbe possibile risparmiare quasi 14 milioni di euro l’anno. E dunque una delibera di giunta ha imposto che i medici «effettuino in prima istanza la scelta dell’opzione terapeutica meno costosa, tenuto conto della possibilità di ricorrere anche a farmaci con brevetto scaduto ed a basso costo per il conseguimento del target terapeutico, laddove non sussistano motivazioni cliniche che inducano ad una scelta in deroga».
    Nè più né meno, insomma, dell’applicazione delle raccomandazioni Aifa (l’Agenzia italiana del farmaco), secondo cui si deve partire dalle statine di prima generazione e poi - eventualmente - passare a quelle di seconda: ma - dice la Regione - «solo quando il trattamento di prima linea a dosaggio adeguato e per un congruo periodo di tempo si sia dimostrato insufficiente». I medici sono sempre liberi di prescrivere il farmaco che ritengono più opportuno ma se si discosteranno dalle indicazioni Aifa dovranno compilare «una scheda di monitoraggio specifica predisposta sul sistema informativo Edotto».
    Puglia, il giallo delle statine «I medici spendono troppo» - La Gazzetta del Mezzogiorno

    Carabinieri scoprono falsa invalida, arrestato medico marsicano
    (AGI) - Avezzano (L'Aquila), 1 feb. - Invalida al 100%, costretta su una sedia a rotelle, incapace di parlare e muovere un braccio.. ma solo davanti alla commissione medico-legale, perche' in realta' stava benissimo. Una donna di 44 anni, S.S., di Ortucchio (L'Aquila) vittima di un ictus cerebro-vascolare nel 2014, aveva sfruttato la patologia per simulare gravissime conseguenze e ottenerne cosi', dal novembre 2014, due assegni mensili di 279 e 512 euro, rispettivamente per invalidita' civile e accompagnamento.
    La donna, ufficialmente costretta su una sedia a rotelle, inibita nel linguaggio e con un braccio paralizzato, non ha pero' convinto gli investigatori del Nucleo Operativo e Radiomobile della Compagnia Carabinieri di Avezzano i quali, a seguito di un mirato e duraturo servizio di osservazione e pedinamento, completato da attivita' di tipo tecnico, hanno fatto la sorprendente scoperta: la donna parla perfettamente, cammina, guida la propria auto, sale le scale, insomma sta bene e svolge autonomamente le attivita' della vita quotidiana.
    A fronte della scoperta l'Arma ha mirato la propria attivita' a capire come la 44enne potesse aver ingannato la Commissione preposta (ASL e INPS) al suo giudizio medico. Da qui un ulteriore sviluppo: la donna non agiva da sola ma in collaborazione con il proprio medico il quale, consapevole del reale positivo quadro clinico, recitava con la stessa in una spregevole e lucrativa messa in scena. I servizi di osservazione, compiuti tra l'altro per due volte in occasione delle visite collegiali alle quali l'indagata veniva sottoposta dall'INPS, hanno palesato che la carrozzella utilizzata per la sceneggiata dalla donna, era spinta proprio dal consapevole medico di base R.F., 57 anni, di Pescina (L'Aquila) il quale incontrata la donna iniziava la recita, la faceva accomodare cominciando a comunicare con lei a gesti, la presentava alla Commissione come visibilmente disabile, per poi risalutarla, a debita distanza dalla struttura previdenziale, nuovamente sulle sue gambe, in grado di parlare e di stringere la mano con quell'arto che poco prima fingeva paralizzato.
    L'attenzione degli investigatori sull'operato del medico ha permesso di accertare che la collaborazione nella recita della S.S. verosimilmente non era la sola alla quale l'uomo avesse partecipato. Il dottore risultava da subito molto aperto e disponibile nel distribuire consigli su come comportarsi di fronte a commissioni mediche, e molto "leggero" sulla dispensazione di certificazioni mediche idonee all'esenzione dal lavoro, come emerso dalle attivita' tecniche condotte dagli investigatori: "... dobbiamo scendere in campo forti... tu devi stare male e io altrettanto insieme a te devo dire che stai proprio male...".
    La simulazione posta in essere da consumati attori e' stata giudicata dal gip del Tribunale di Avezzano "umanamente offensiva per chi realmente soffre di gravi patologie e vede, spesso, negata e disattesa l'aspettativa ad una pubblica assistenza". Le reiterate recite e la compartecipazione di un sanitario che appariva avvezzo a simili traffici, facevano ipotizzare che l'indagata possa avere illecitamente retribuito lo stesso ed anche ulteriori soggetti. Il protrarsi nel tempo delle condotte facevano inoltre ritenere elevata la propensione a delinquere degli indagati, uno dei quali, il medico, e' venuto meno al giuramento proprio di una cosi' nobile professione che chiede dedizione al prossimo, al malato e non al profitto.
    Carabinieri scoprono falsa invalida, arrestato medico marsicano

    Assunzioni imposte dal clan, il «collocamento» dei Casalesi
    di ​Mary Liguori
    CASERTA - È rosa il filo conduttore dell’ordinanza «Restart» che giovedì ha colpito il clan Bidognetti, con l’arresto delle figlie e della nuora del boss e di altre 29 persone. Di storie di donne è zeppa l’ordinanza. Capiclan in gonnella. Consigliere, ma anche giovani donne entrate nelle grazie dei camorristi e da loro sponsorizzate. E spunta, di nuovo, il nome di Maria Borrata, una delle due «ancelle» dell’ex boss Antonio Iovine, il padrino arrestato a Casal di Principe nel 2010 dopo 15 anni di latitanza, in casa della sua «famiglia di camorra» dove le due cugine, Maria e Benedetta, lo accudivano insieme alla madre di una delle due. I Borrata finirono tutti in carcere e poi furono condannati per il favoreggiamento della latitanza di «‘o ninno», oggi pentito, eppure non lo tradirono mai. «Iovine chi? Lo abbiamo visto in tv», le loro risposte ai pm. Angelina Manfredi, la madre di Maria, copriva le uscite serali della figlia, quando il fidanzato la chiamava al cellulare inutilmente.
    Quel nome, dunque, il nome di Maria Borrata, spunta anche nell’ordinanza «Restart» di due giorni fa. Ed è legato a Gianluca Bidognetti, il figlio del boss che tese un tranello a sua zia per fa sì che Giuseppe Setola le sparasse, la «punizione» per il pentimento di Anna Carrino, madre di Gianluca. Maria Borrata, dunque.
    Arrestata nel giugno del 2012 per la latitanza di Iovine, lasciò il carcere di Lecce per scontare ai domiciliari la condanna. Era il 2013. Nonostante il suo status glielo proibisse, «si incontrò ripetutamente con Katia e Teresa Bidognetti». Le due ragazze si recavano a casa della Borrata perché, scrive il gip, «Gianluca aveva stretto un rapporto affettivo con Maria Borrata». Per questo motivo, Gianluca, all’epoca già detenuto, chiede alla sorella, Katia, dalla titolare di un salone di bellezza, sorella del pentito Luigi Tartarone, per obbligarla ad assumere la ragazza non appena fosse stata libera dai domiciliari. Circostanza che a quanto pare non si verificò perché il periodo di detenzione della Borrata si prolungò.
    Le assunzioni, insieme alle forniture di merce imposta ai negozianti, sono uno degli strumenti di cui i Bidognetti si servono per fare soldi. Fulcro delle contestazioni a carico dei 44 indagati sono l’associazione per delinquere di stampo mafioso e l’estorsione aggravata e continuata. Estorsione che si sarebbe concretizzata anche in impieghi per gente «sponsorizzata» dai Casalesi. Come la Borrata, come quel Vincenzo Bidognetti fu assunto per tre mesi presso la «Simenone Costruzioni» dopo la campagna elettorale del 2013 a Casal di Principe. Un lavoro che ottenne, scrive il gip, grazie all’appoggio elettorale concesso dal clan al fratello del titolare della ditta, il candidato sindaco Vincenzo Simeone, poi eletto tra le fila della minoranza con mille e rotte preferenze. «Tutti lavoravano quando c’era la camorra». Lo ha scritto giovedì in un post su Facebook un cittadino di Casal di Principe. Evidentemente non mentiva.
    Assunzioni imposte dal clan, il «collocamento» dei Casalesi | Il Mattino


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    Predefinito Re: Terryes

    La gaffe inglese di Atac: "Machine does not rest"
    La macchinetta della metropolitana dell'Eur, a Roma, ha fatto una terribile gaffe in inglese ma questa è solo l'ultima di una lunga serie
    Enrica Iacono
    Un errore diventato virale quello fatto dall'Atac alla stazione metro Eur Palasport dove sulla macchinetta che emette i biglietti è apparso uno strano messaggio in inglese per dire che non ci sono più monete per dare il resto.
    "Machine does not rest" e il web lo fa subito notare con la segnalazione del blog odisseaquotidiana riportata da Il Messaggero. La frase tradotta, comunque, significa "la macchinetta non riposa".
    Questa gaffe però è solo l'ultima di una lunghissima serie nella capitale. Qualche mese fa su un parcometro per avvertire che i biglietti erano per "sole moto" appesero un biglietto con la scritta "tickets for sun motion". Quando venne riaperta la stazione Tiburtina dopo un devastante incendio, invece, per segnalare l’ingresso della metropolitana anche agli stranieri appesero un cartello con scritto "Anderground". Forse, nella Capitale, sarebbe necessario un utile corso di inglese.
    La gaffe inglese di Atac: "Machine does not rest" - IlGiornale.it

    Lite al cimitero di Palermo. L'accusa: "Mi ha lanciato le ossa"
    Lucio Di Marzo
    Una lite finita in tragedia, con il necroforo incaricato di riesumare i resti di una donna che le avrebbe letteralmente lanciato le ossa contro. Questa, almeno è la versione della figlia della defunta su quanto avvenuto al cimitero dei Rotoli a Palermo.
    La storia - riportata dalla Repubblica - parla dei resti di una defunta da riesumare, a vent'anni dalla morte, per essere trasferiti in un ossario. E della figlia che, all'apertura del loculo, non avrebbe riconosciuto i resti della madre, certa che non fosse stata seppellita con quell'abito adagiato sulle povere ossa.
    Qui si sarebbe scatenata la lite, culminata - dice la donna - con il necroforo che le urlava "Ecco tua madre", lanciandole contro le ossa. Una versione che alla procura suona poco verosimile, ma che non è stata sufficiente ad archiviare il caso.
    Lorenzo Matasso, il gip che si sta occupando del caso, vuole capire come funzioni il cimitero e se ci sia qualcosa che non va nella gestione dei loculi. Il bizzarro caso andrà in Aula il prossimo 8 marzo.
    Lite al cimitero di Palermo. L'accusa: "Mi ha lanciato le ossa" - IlGiornale.it

    Caserta, mozzarella di bufala con latte avariato: tre aziende sequestrate e cinque arresti
    Cinque arresti e tre aziende sequestrate in provincia di Caserta dove venivano prodotte mozzarelle di bufala dop con il latte avariato e trattato con la soda caustica
    Enrica Iacono
    Tre aziende sequestrate e cinque persone agli arresti domiciliari a Caserta dove è stato scoperto che per produrre mozzarelle di bufala D.O.P. veniva utilizzato latte di mucca avariato e trattato con la soda caustica.
    Il tutto è stato scoperto dalla Guardia di Finanza di Caserta nell'ambito di un'inchiesta della Procura della Repubblica di Santa Maria Capua Vetere che ha portato cinque persone agli arresti domiciliari, ovvero i fratelli Salvatore e Luca Bellopede, titolari del noto caseificio omonimo con sede a Marcianise, soci del consorzio di tutela, i fratelli Vincenzo e Antonio Croce, proprietari della Casearia Sorrentino Srl di Frattaminore (Napoli), e Gennaro Falconiero, amministratore del Caseificio San Maurizio Srl di Frattamaggiore (Napoli).
    Altre cinque misure interdittive del divieto di esercitare attività di impresa per sei mesi sono state emesse dal giudice nei confronti del procacciatore d'affari Antonio Jean Ciervo, e dei quattro titolari di un grosso allevamento bufalino di San Potito Sannitico, che per gli inquirenti avrebbero venduto il latte delle bufale malate di Tbc animale (Tubercolosi) nonostante i capi fossero sottoposti alla profilassi dell'Asl di Caserta.
    Si ipotizza che ci sia stata l'adulterazione del latte utilizzato nel ciclo produttivo, la commercializzazione di prodotti alimentari potenzialmente nocivi per la salute e la contraffazione di un marchio dop mentre è stata accertata la consuetudine degli imprenditori coinvolti di miscelare il latte di mucca con quello di bufala per produrre la mozzarella D.O.P. invece di usare solo quello delle bufale campane come prescrive il disciplinare di produzione. Il latte veniva inoltre conservato per giorni in silos, anche durante i periodi estivi, per poi aggiungere la soda caustica usata per lavare i pavimenti per abbatterne la carica batterica e farlo passare indenne alle analisi di laboratorio.
    Caserta, mozzarella di bufala con latte avariato: tre aziende sequestrate e cinque arresti - IlGiornale.it

    Farmaci scaduti ai pazienti, otto infermieri a processo
    Sotto accusa otto coordinatori infermieristici a Catanzaro, accusati di aver fornito ai reparti degli ospedali medicinali scaduti e potenzialmente pericolosi
    Giovanni Vasso
    Farmaci scaduti forniti agli ospedali che poi li hanno somministrati ai pazienti, a processo otto coordinatori infermieristici a Catanzaro.
    Devono rispondere delle accuse di omissioni colpose nei controlli relativi all’integrità dei medicinali che sarebbero stati poi forniti alle strutture sanitarie del capoluogo calabrese.
    Otto coordinatori infermieristici sono stati destinatari del decreto di citazione diretta emanato a loro carico dal tribunale monocratico catanzarese dopo la chiusura delle indagini nel mondo della sanità calabrese. Secondo gli inquirenti, erano loro i responsabili della fornitura di farmaci e presidi medico-chirurgici per diversi reparti degli ospedali dell’area, dalle unità di chirurgia e urologia fino ai dipartimenti materno-infantili e di ginecologia locali.
    Come riporta la Gazzetta del Sud, la richiesta formulata dal pubblico ministero trae le sue ragioni in un blitz che i carabinieri del Nas portarono a termine nel maggio del 2014. In quell’occasione vennero messi sotto sequestro centinaia di medicinali e materiale medico scaduto o comunque non idoneo all’utilizzo (tra cui siringhe, aghi e persino cateteri), strumenti e sostanze potenzialmente pericolose, che però continuavano a essere forniti regolarmente agli ambulatori e agli ospedali.
    L’inchiesta ha individuato nelle figure degli otto responsabili alla fornitura dei farmaci i presunti responsabili del caso che ha scosso la sanità calabrese. E proprio nell'ambito della conclusione della stessa inchiesta è stato emesso il decreto di citazione in giudizio a loro carico. L’udienza del procedimento è attesa per maggio e lì si capiranno le strategie e le ragioni della loro difesa delle pesante accuse.
    Farmaci scaduti ai pazienti, otto infermieri a processo - IlGiornale.it

    Napoli: lite per motivi di viabilità, 19enne gambizzato
    di Nico Falco
    Una manovra azzardata, il litigio, il colpo di pistola. E’ finito al Pronto Soccorso dell’ospedale San Giovanni Bosco, con una ferita da arma da fuoco a una gamba, G. A., napoletano di 19 anni. Il ragazzo, stando a quanto ricostruito dalla Polizia di Stato, che indaga sull’accaduto, era in una Fiat Panda guidata da un amico quando, percorrendo via Stadera, è scoppiato un diverbio con altri due giovani che erano in sella a un Honda Sh. Il giovane, sceso dalla vettura, è stato colpito alla gamba da un proiettile esploso dal conducente dello scooter. I due, dopo aver sparato, si sono immediatamente dileguati. La vittima non sarebbe in pericolo di vita.
    Napoli, lite per motivi di viabilità: diciannovenne gambizzato | Il Mattino

    Il masso che nessuno toglie
    la vergogna dei 545 giorni
    di Adolfo Pappalardo (inviato)
    AQUARA - Domani fanno giusto 545 giorni. E se c’è un numero che contrassegna l’ignavia italica è questo: cin-que-cen-to-qua-ran-ta-cin-que. Sono i giorni passati invano, tra uno scaricabarile e un altro, tra un po’ di indignazione à la carte e una certa lamentosità un tanto al chilo, dal momento in cui un masso è piombato sulla strada provinciale 12, nel comune di Aquara. Località Pantuliano, per la precisione.
    E dal 18 agosto del 2015 se ne sta lì, placido ed immobile, in attesa che qualcuno lo levi. O lo sposti almeno. Niente. E così quel pezzo di provinciale, a clamore, non ha pari in alcuna parte d’Italia. Nel frattempo almeno 4 paesi degli Alburni (Aquara, Corleto Monforte, Ottati e Sant’Angelo) per scendere giù verso la piana del Sele devono fare un giro lunghissimo o aggirare il blocco e usare comunque la provinciale. Anche perché la strada alternativa, ed è questo l’ulteriore paradosso, quella ufficialmente praticabile è la provinciale 44 che a definirla un percorso di guerra faresti un torto pure a certe strade bombardate dell’Afghanistan sopravvissute all’invasione russa e le occupazioni islamiste...Tra tratti non asfaltati, buche, due frane, un senso unico alternato in un punto e, pure, un divieto di transito a bus e autocarri con peso complessivo superiore alle 7 tonnellate....praticamente tutti i mezzi più grandi di una station wagon non ci possono transitare.
    Eppure è sempre lì.
    Il masso che nessuno toglie la vergogna dei 545 giorni | Il Mattino



    IL 40 PER CENTO MOSTRA DIFFICOLTÀ DI COMPRENSIONE E DI LETTURA
    Il primato poco invidiabile dei lucani
    di PIERO MIOLLA
    Ci sono anche alcuni docenti lucani tra i 600 che hanno firmato, in questi giorni, un appello al Governo affinché vengano adottate misure per tutelare la conoscenza della lingua italiana. La presenza dei docenti lucani non è casuale: anche in Basilicata, infatti, sono tanti coloro che mostrano di conoscere poco la lingua, palesando difficoltà di varia natura. La nostra, va ricordato, è la regione che detiene il record nazionale dell’analfabetismo: quasi l’11 per cento della popolazione lucana, infatti, versa ancora in stato di analfabetismo totale, mentre la percentuale sale a oltre il 40 per cento per i cosiddetti «analfabeti di ritorno», vale a dire coloro che pur avendo conseguito la licenza media inferiore, mostrano difficoltà di comprensione e di lettura.
    I dati sono gli ultimi disponibili diffusi dall’Unione nazionale lotta all’analfabetismo. Tutto questo potrebbe tradursi in una vera emergenza sociale, tenuto conto che la buona conoscenza della propria lingua è un presupposto indispensabile per lo sviluppo culturale ed economico dell’individuo e della collettività.
    Il primato poco invidiabile dei lucani uno su dieci è analfabeta totale - La Gazzetta del Mezzogiorno

    Napoli, i «trucchi» del boss per fingersi malato ed evitare il carcere
    di Viviana Lanza
    Stringere i glutei e trattenere per un po' il respiro, oppure spalmare tra le dita della marmellata mescolata a una certa sostanza chimica. Con questi trucchi uno dei ras del clan degli scissionisti sarebbe riuscito a fingere ipertensione e simulare patologie per evitare il carcere. Eccolo l'ultimo retroscena nella storia di un clan, quello degli scissionisti dell'hinterland a nord di Napoli, che prova in tutti i modi a resistere alle conseguenze di arresti e sequestri disposti dall'Antimafia. A svelarlo ai pm dell'anticamorra sono stati ex affiliati ora collaboratori di giustizia e le loro dichiarazioni, assieme al contenuto di alcune intercettazioni, sono al cuore di una delle ultime inchieste della Dda.
    L'inchiesta è quella che punta i riflettori sulla camorra del narcotraffico a nord di Napoli che una settimana fa ha portato all'arresto di cinque presunti camorristi, incluso lui, Ciro Mauriello, il capo che con qualche escamotage riusciva a farsi salire la pressione e fingersi malato. «È stato lui - ha svelato il collaboratore Michele Caiazza agli inquirenti - nel periodo in cui era latitante a raccontarmi che la sua patologia era tutta una finta, tanto che voleva farla refertare anche al figlio». Il trucco, a sentire i pentiti, consisteva in gesti apparenetemente semplici. «Mi ha raccontato che ci sono diversi metodi per far salire la pressione: stringere i glutei oppure mettere tra le dita delle mani una sostanza chimica unitamente alla marmellata. Inoltre, sempre Mauriello, mi ha detto che in carcere gli avevano fatto arrivare delle pasticche proprio per alzare la pressione e che si era avvalso di un medico corrotto quando era detenuto fuori Napoli».
    «Riesce a far salire la pressione secondo necessità: stringe il sedere e trattiene il respiro» ha confermato il collaboratore Paolo Caiazza ricordando di aver anche assistito personalmente all'esperimento: «Dopo questa operazione Mauriello misurò la pressione e questa risultava alterata».
    Ma chi è Mauriello? Ex killer del clan Di Lauro passato con gli scissionisti nella prima faida, è attualmente considerato un esponente di spicco nella vendita all'ingrosso di cocaina in qualche modo riconducibile alla camorra della zona a nord di Napoli ed è in attesa della sentenza della Corte di Assise sul duplice omicidio di Fabio Montanino e Claudio Salierno, agguato datato 2004 con cui si diede il via alla prima feroce faida di Scampia e che Mauriello ha confessato in aula con un mea culpa che a catena ha coinvolto, nel dibattimento, altri boss scissionisti. Dal carcere, negli anni, Mauriello è entrato e uscito più di una volta, anche grazie a quei motivi di salute su cui adesso emergono sospetti.
    Le recenti indagini, che giorni fa hanno portato a un nuovo provvedimento nei confronti suoi e di altri quattro fedelissimi, hanno alzato il velo non soltanto sui traffici illeciti ma anche su come si sarebbe dato da fare per trovare medici compiacenti e far risultare la sua condizione di salute non compatibile col carcere.
    I «trucchi» del boss per fingersi malato ed evitare il carcere | Il Mattino

    ASSENTEISMO
    Cosenza, slot machine o acquisti nelle ore di lavoro: indagati 18 medici dell'Asp
    ROGLIANO. Giocavano alle slot machine o facevano la spesa; o, ancora, si occupavano di altre faccende private, sempre in orario di lavoro. Sono 18 i medici e dipendenti degli uffici di Rogliano dell'Azienda sanitaria provinciale di Cosenza destinatari di altrettante misure cautelari, 4 sospensioni e 14 obblighi di presentazione, eseguite nell'ambito di un'operazione anti-assenteismo dei carabinieri. Le indagini dopo segnalazioni che lamentavano il comportamento disinvolto di alcuni dipendenti dell'Asp.
    I provvedimenti sono stati emessi dal gip del Tribunale di Cosenza, Giuseppe Greco, su richiesta del sostituto procuratore di Cosenza, titolare del fascicolo Giuseppe Cava, del Procuratore Mario Spagnuolo e dell'Aggiunto, Marisa Manzini. Ogni giorno, secondo quanto documentato dai carabinieri della Compagnia di Rogliano, c'era qualcuno che si occupava di strisciare i cartellini per tutti.
    E questo consentiva ad alcuni di accompagnare i figli a scuola per poi tornare tranquillamente a casa, o svolgere attività nel proprio studio privato durante l'orario di servizio. Inoltre, i medici e dipendenti Azienda sanitaria provinciale, anziché trovarsi sul posto di lavoro, venivano visti anche per le vie della cittadina occupati nelle faccende più disparate, dal fare la spesa al supermercato fino ad arrivare a spendere il tempo pagato dai contribuenti giocando alle slot machine.
    Oltre 6 mila ore di filmati e più di 200 servizi di osservazione. E' l'attività realizzata dai carabinieri della Compagnia di Rogliano nell'ambito dell'operazione "All Walking" che ha portato all'emissione di 18 provvedimenti nei confronti di medici e dipendenti dell'Azienda sanitaria provinciale di Cosenza in servizio a Rogliano. I militari, nel corso delle attività di monitoraggio dei dipendenti, hanno documentato 725 episodi di assenteismo.
    Cosenza, slot machine o acquisti nelle ore di lavoro: indagati 18 medici dell'Asp - Giornale di Sicilia

    Napoli, dismissioni e riscossioni flop
    i revisori bocciano il Comune
    di Pierluigi Frattasi
    Dismissioni ferme al palo, riscossioni flop di tasse e multe, riduzione delle partecipate a rilento. I revisori dei conti bocciano il Comune di Napoli sul piano di risanamento. «Il Collegio ritiene che l'andamento ai fini del riequilibrio registrato nell'anno 2016 non sia in linea con quanto previsto dal Piano di Riequilibrio Finanziario Pluriennale», scrive l'organo di controllo dei conti, presieduto da Nicola Giuliano, nella relazione sullo stato di attuazione del piano relativa al secondo semestre 2016 inviata al ministero dell'Interno e alla sezione regionale di Controllo della Corte dei Conti della Campania. In particolare, tra le altre «criticità ancora prive di soluzioni adeguate», i revisori evidenziano «quelle legate all'entità dei debiti fuori bilancio, nonché alla mancata ricostituzione della cassa vincolata», che invitano a ricostituire al più presto.
    Dal documento di 16 pagine firmato il 30 gennaio scorso e notificato al Consiglio giovedì emerge un quadro molto critico. Il percorso di risanamento avviato dal Comune per rimettere in ordine i bilanci appare in forte ritardo e in diversi casi non ha centrato gli obiettivi intermedi sottoposti al monitoraggio semestrale. L'analisi dei revisori, prevista dalla legge e finalizzata a verificare se il risanamento si sta realizzando oppure no, si basa sullo studio dell'andamento delle 6 leve principali previste dal piano di rientro dal disavanzo. Ossia, la vendita del patrimonio immobiliare, la razionalizzazione delle partecipate tramite accorpamenti e fusioni, l'applicazione delle aliquote massime per le imposte locali, la riscossione di tributi e tariffe, i risparmi, infine, sulle spese per il personale, per i trasferimenti e i servizi.
    Su due punti, la dismissione e le riscossioni, il Comune non centra l'obiettivo, mentre anche il riassetto delle società procede a rilento.
    Ferme al palo le dismissioni, con nemmeno 2 milioni di euro incassati nel 2016 dalla vendita delle case e delle quote azionarie delle partecipate sugli 80 milioni previsti dal piano di riequilibrio. In ritardo la riduzione delle società partecipate, con Asìa e Napoli Servizi non ancora confluite nella NapoliHolding e i contratti di servizio rimasti invariati nonostante la riduzione dei costi del personale. E mentre le aliquote sulle tasse locali restano al massimo per il terzo anno consecutivo, il salasso ai cittadini, però, quando si passa all'incasso, non dà i frutti sperati. Va malissimo l'imposta sui rifiuti: sui 230 milioni previsti per la Iuc-Tari, Palazzo San Giacomo riscuote appena 93 milioni e mezzo, il 40,55%. Mentre un pozzo senza fondo restano i crediti degli anni passati: su 300 milioni, riscossi solo 66,8 (22,26%). E non va meglio per l'ex Tarsu: su 237,5 milioni di euro di residui attivi, il Comune ha incassato appena 659mila euro (0,28%). Meglio l'Imu, dove a pagare sono quasi tutti. Su una previsione di 199,5 milioni, sono stati riscossi 194,9 (97,7%). Mentre sembra quasi una missione impossibile il recupero dell'Ici: sui 28,8 milioni di euro messi a bilancio, ne sono arrivati lo scorso anno appena 500mila, e su un altro milione e 200mila relativo agli anni pregressi la percentuale di riscossione è pari a zero.
    Complessivamente, su una previsione di entrata dalle imposte locali di 965 milioni di euro, secondo i dati al 25 gennaio scorso, la riscossione è arrivata a 678 milioni (70,29%).
    Dismissioni e riscossioni flop i revisori bocciano il Comune | Il Mattino

    Mafia, il giudice ritarda il deposito delle motivazioni: scarcerati 14 presunti boss condannati in primo grado
    di F. Q.
    Ci sarà Francesco Terranova, indicato come il capomafia di Villabate, ma anche Giovan Battista Rizzo che era stato condannato a 8 anni e Francesco Speciale, al quale era stata inflitta una pena a 8 anni e 9 mesi. E poi Carlo Guttadauro, fratello di Filippo, il cognato di Matteo Messina Denaro, l’ultima primula rossa di Cosa nostra. Sono solo alcuni dei 14 imputati che torneranno presto a passeggiare a pochi metri dai negozi di chi li aveva denunciati.
    Il ritardo nel deposito delle motivazioni della sentenza che li ha condannati in primo grado per fatti di mafia, sommato alla scadenza dei termini sulla custodia cautelare, ha infatti obbligato il tribunale del Riesame a ordinarne la liberazione entro domenica 19 febbraio di 14 dei 25 imputati del processo Reset.
    Per impedirlo – come racconta il quotidiano La Stampa – era stata decisa una proroga in extremis, dopo che i termini per il deposito della decisione del gup Sergio Ziino erano scaduti già da dieci mesi. Un grosso ritardo, tanto che Ziino era stato costretto a sospendere la decorrenza della custodia cautelare per evitare la scarcerazione. Tutto inutile però. Perché il provvedimento del primo presidente del tribunale, Salvatore Di Vitale, che in novembre aveva tentato di allungare i tempi, è stato ritenuto illegittimo. Sulla vicenda il ministero della Giustizia ha disposto tramite accertamenti preliminari.
    Mafia, il giudice ritarda il deposito delle motivazioni: scarcerati 14 presunti boss condannati in primo grado - Il Fatto Quotidiano

    Traffico di armi, elicotteri e missili
    arrestati i napoletani dell'Isis
    di ​Leandro Del Gaudio
    Nome di battaglia: «Jafaar» e dalla sua villetta di San Giorgio a Cremano, in provincia di Napoli, dettava le regole di un possente traffico di armi. Droni, elicotteri, munizioni e quant’altro l’industria bellica di mezzo mondo è in grado di sfornare, passavano attraverso il suo computer, grazie alla sua capacità di mediazione internazionale.
    Mario Di Leva, classe 1948, convertito all’Islam assieme alla moglie Anna Maria Fontana (in passato assessore comunale nel municipio vesuviano), entrambi finiti in manette nel corso del blitz messo a segno dal nucleo di polizia tributaria della guardia di finanza di Venezia.
    Accanto ai coniugi di San Giorgio a Cremano, in cella anche Andrea Pardi, capo della Società italiana elicotteri, società con sede a Roma, specializzata nella vendita di elicotteri, materiale di armamento e di uso duale (strumenti che possono essere convertiti per uso bellico) verso i paesi esteri. Inseguito da un decreto di fermo, anche un cittadino libico, si tratta di Mohamud Ali Shaswish, classe 1968 al momemto irreperibile, mentre risultano indagati ma a piede libero anche Luca Di Leva, figlio dei due trafficanti di armi, e due professionisti napoletani che si sarebbero impegnati in una mediazione ritenuta sospetta.
    Traffico di armi, elicotteri e missili arrestati i napoletani dell'Isis | Il Mattino


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    Predefinito Re: Terryes

    Marano, rissa tra parcheggiatori abusivi ​e «aspiranti» all'esterno del cimitero
    di Ferdinando Bocchetti
    Botte da orbi per conquistarsi uno spicchio di strada, quella adiacente al cimitero di via Vallesana, e chiedere la mancia per il posteggio. La rissa, scoppiata oggi, ha visto protagonisti alcuni parcheggiatori abusivi e una donna che era giunta sul posto per manifestare il suo disappunto.
    Il motivo? Il figlio, "aspirante abusivo", era stato infatti invitato ad allontanarsi dalla porzione di territorio individuata. Sono volate parole grosse, ma anche schiaffi, calci e pugni. La lite si è consumata davanti agli sguardi increduli dei passanti e dei visitatori del cimitero.
    Rissa tra parcheggiatori abusivi e «aspiranti» all'esterno del cimitero | Il Mattino

    Chiesa recintata per caduta pietre
    I parcheggiatori abbattono recinzioni
    di ​Attilio Iannuzzo
    NAPOLI – Sono state abbattute le recinzioni davanti alla Chiesa di San Giorgio Maggiore a Forcella, nonostante ci sia ancora il pericolo di caduta calcinacci.
    Alcuni negozianti additano i parcheggiatori abusi, “Sono loro – dicono – che hanno buttato giù la recinzione, hanno bisogno di fare spazio per le autovetture da parcheggiare”. Intanto l’ingresso principale della Chiesa resta chiuso: “Speriamo riaprano presto e mettano in sicurezza" dice una frequentatrice della Chiesa
    Chiesa recintata per caduta pietre I parcheggiatori abbattono recinzioni | Il Mattino

    Napoli, si rifiuta di spostare l'auto: spedizione punitiva
    di Nico Falco
    Gli chiedono di spostare l'auto, parcheggiata davanti all'ingresso di un garage. Loro prima protestano, poi vanno via. Poco dopo, però, tornano per una spedizione punitiva a colpi di mazze. Accade a Napoli, in piazza Cavour. Secondo quanto ricostruito dalla Polizia di Stato, nel primo pomeriggio un uomo ed una donna parcheggiano la propria auto davanti ad un garage. La titolare chiede loro di spostarsi, visto che l'auto bloccava l'ingresso. Nasce una lite, terminata quasi subito.
    Prima gli spintoni, poco dopo un vero raid punitivo. L'uomo che era a bordo dell'auto torna al garage con un gruppo di circa otto persone, tutti a bordo di scooter. Con delle mazze aggrediscono una persona che era presente nel garage, un parente della titolare: per lui trauma cranico e al torace. Gli agenti della Polizia di Stato stanno indagando sul ferimento avvenuto all'interno del garage dove lavorano i familiari della vittima, finita al pronto soccorso con trauma toracico, cranico e addominale e 10 giorni di prognosi.
    Nel corso degli accertamenti è emersa l'accesa discussione tra i titolari del garage e le due persone, un uomo e una donna, che avevano parcheggiato un'automobile vicino all'ingresso. I poliziotti hanno acquisito i nastri della videosorveglianza e avviato le ricerche dei responsabili.
    Napoli, si rifiuta di spostare l'auto: raid punitivo, lo aggrediscono in 8 | Il Mattino

    Tentano di rubare in una scuola nel Napoletano, nei guai 4 giovanissimi: c'è anche un 11enne
    di REDAZIONE
    NAPOLI. Scene assurde a Crispano, dove quattro giovanissimi, tra cui un bambino di appena 11 anni, sono stati scoperti a rubare in una scuola. I quattro (un 18enne di Afragola, un 15enne di Afregola, un 16enne di Caivano e un 11enne di Afragola), una volta introdottisi nella scuola scavalcando la recinzione in via Pisacano, hanno cercato di forzare i distributori e si sono messi alla ricerca di oggetti di valore.
    Partiti in gruppo, avevano forzato una finestra e lasciato il 18enne a fare da palo mentre un altro ragazzo si era introdotto nella struttura per aprire la porta principale e dare libero accesso agli altri malfattori.
    Una volta entrati nella scuola e forzato gli armadietti, che non contenevano altro che materiale didattico, i 3 minorenni si sono messi alla ricerca di denaro, dirigendosi alla macchinetta del caffè. A quel punto, però, sono stati colti in fragranza dai Carabinieri della Stazione di Crispano che sono arrivati sul posto dopo la segnalazione di rumori e presenze all'interno della struttura scolastica.
    Tutti e quattro i ragazzi, dopo aver provato a darsi alla fuga, sono stati bloccati. Il maggiorenne è stato denunciato in stato di libertà per tentato furto e danneggiamento insieme al 16enne e il 15enne. Il comportamento del bambino di 11 anni, non imputabile, è stato segnalato al Tribunale per i Minorenni di Napoli. Dopo le formalità di rito i minori sono stati riaffidati ai genitori.
    Tentano di rubare in una scuola nel Napoletano, nei guai 4 giovanissimi: c'è anche un 11enne - InterNapoli.it

    BRINDISI, TRUFFE ALLE ASSICURAZIONI
    Falsi incidenti, 13 condanne anche un avvocato e un medico
    Tredici condanne a pene comprese tra un anno e tre mesi e due anni e nove mesi di reclusione sono state decise dal Tribunale di Brindisi in composizione collegiale al termine di un processo su un giro di truffe seriali alle compagnie assicurative compiuto nel brindisino con falsi incidenti stradali.
    Tra i condannati figurano anche un avvocato, Giuseppe Scuteri, e un medico, Angela Maria Monfregola, in merito alla cui posizione la Asl di Brindisi si è costituita parte civile.
    Il meccanismo, secondo il pm Milto Stefano De Nozza nella requisitoria, era «messo in moto a partire dalla predisposizione 'a tavolinò dei danneggiati e danneggianti, fino alle false refertazioni e certificazioni, e contava «sull'attività e sulla indispensabile collaborazione del danneggiato, che non solo è il primo interessato a lucrare le somme liquidate dalle compagnie di assicurazione, ma che deve 'recitare la partè in ognuna delle scansioni in cui si articola il procedimento volto all’indebito risarcimento, sicché deve ritenersi inequivocabilmente impossibile che tutto avvenga senza il suo effettivo e volontario coinvolgimento».
    Falsi incidenti, 13 condanne anche un avvocato e un medico - La Gazzetta del Mezzogiorno

    Letojanni, i locali del 118 trasformati in alcova: arrestati due medici
    I due medici firmavano il registro delle presenze e poi tornavano a casa o trasformavano il loro studio privato in un'alcova
    Enrica Iacono
    Due medici del 118 dell'ospedale di Letojanni, a pochi passi da Taormina in provincia di Messina, sono stati arrestati con l'accusa di truffa aggravata e falsità ideologica commessa da pubblico ufficiale in atti pubblici.
    Come riporta La Repubblica i due medici durante il turno di notte della durata di 12 ore firmavano il registro delle presenze e poi tornavano a casa o trasformavano il locale in un'alcova nonostante il turno prevedesse la presenza di due medici.
    Gli altri medici venivano minacciati dai due e alle loro rimostranze rispondevano: "È la mia parola contro la tua". Il gip Salvatore Mastroeni ha così accolto la richiesta della pm Anna Maria Arena ordinando l'arresto di Antonio Corica e Antonio Ferlito che avevano iniziare a truffare lo Stato circa due anni e mezzo fa.
    Con le loro assenze pagate a 34 euro l’ora, avrebbero truffato allo Stato circa 30 mila euro, cifra per la quale il giudice ha disposto il sequestro per equivalente dei loro beni. Le telecamere piazzate all’ingresso del 118 di Letojanni dai poliziotti del commissariato di Taormina, ma soprattutto le testimonianze degli altri medici, hanno incastrato i due assenteisti. "Lo Stato come bancomat, lo spregio di un giuramento, l’indifferenza ai bisogni dei malati", ha scritto il gip.
    In più di un’occasione, infatti, le chiamate al 118 avrebbero trovato i medici impegnati a fare altro. "In diverse occasioni — ha raccontato un collega costretto a chiedere il trasferimento per le minacce subite — l’intervento di soccorso partiva in ritardo perché il medico era occupato in rapporti sessuali e, per mascherare il ritardo, considerato che il telefono era in mano sua, dava disposizione di annotare un orario di comodo che ritardasse l’orario effettivo della chiamata".
    Letojanni, i locali del 118 trasformati in alcova: arrestati due medici - IlGiornale.it

    PALERMO
    Quarantenne muore al pronto soccorso: indagati medico e infermieri
    PALERMO. Un uomo di 41 anni, Gaetano Adelfio, è morto nel pronto soccorso del Policlinico, forse per infarto, e un infermiere gli avrebbe chiesto i documenti per l'identificazione lasciandolo su una sedia a rotelle. Lo denuncia il padre dell'uomo, Santino Adelfio, che ha presentato un esposto insieme agli altri familiari della vittima.
    La procura di Palermo ha aperto un'inchiesta. Il pm Bruno Brucoli che sta coordinando le indagini ha spedito tre avvisi di garanzia per omicidio colposo al medico Giuseppe Calvaruso, e agli infermieri Ezio Lipari e Maria Angela Barbara Castagna. Il pm ha nominato il consulente di parte per eseguire l'autopsia e stabilire le cause della morte. "Non puo' succedere - dice Adelfio - e non deve più succedere che c'è una persona che sta morendo e gli infermieri chiedono il documento per registrarlo e lo lasciano li' svenuto per dieci, quindici minuti".
    "Noi in famiglia abbiamo fatto tutto per salvarlo - aggiunge - mio figlio Michele giocava nel Palermo in serie C con l'allenatore Morgia. Per salvare il fratello gli ha donato il rene, ha rinunciato alla carriera. E poi abbiamo assistito alla morte di Gaetano cosi' mentre si sono persi minuti preziosi. Io mi auguro che Dio mi dia la forza di superare questo e che le indagini stabiliscano che non c'era nulla da fare per salvare mio figlio. La rabbia in questo momento è tantissima".
    I genitori e gli amici sono stati sentiti dalla polizia nel corso della denuncia. Tra loro anche Gabriele Raffadale, un operatore del 118 amico di famiglia libero da servizio che ha portato Gaetano insieme alla moglie al pronto soccorso. "Era chiaro che Gaetano aveva un infarto. Io l'ho detto alla sala operativa del 118 - spiega - Ho detto di farmi trovare tutto pronto per farlo visitare subito. Da Casteldaccia lo abbiamo portato al Policlinico. Qui non abbiamo trovato nessuno ad aspettarci. Gaetano è rimasto in una sedia a rotelle per 15 minuti come si vedrà nelle immagini del sistema di videosorveglianza del pronto soccorso. Mentre eravamo in attesa Gaetano si è messo in piedi e mi ha detto 'Cuci' sto morendo'. Gaetano non si è più risvegliato. Il medico lo ha visto quando lui era ormai spacciato".
    Quarantenne muore al pronto soccorso: indagati medico e infermieri - Giornale di Sicilia

    Il “Sistema Salerno”, così fan tutti... La politica sapeva e ora tace
    PIETRO COMITO
    Il marcio che emerge dall'inchiesta di Catanzaro. I vizi di una classe dirigente. Forse solo Mimmo Crea mostrò tale spregiudicatezza. I peccatori in opere e parole e quelli in omissioni
    "Questi hanno rubato", dice Nicola Gratteri. Forse, però, stavolta hanno fatto anche di più. Hanno messo insieme tutti i vizi di una classe dirigente. Che scende a patti con la mafia pur di farsi eleggere. Che vive secondo le logiche esclusive del più becero familismo amorale. Che spende e spande i soldi pubblici per alimentare i clientes, saziare gli appetiti di sponsor e grandi elettori, aumentare la messe di voti. Che fustiga, vessa, mette con le spalle al muro chi non vuol piegarsi al compromesso.
    L'inchiesta giudiziaria coordinata dal procuratore aggiunto di Catanzaro Giovanni Bombardieri, quella che ha portato all'arresto del consigliere regionale Nazzareno Salerno e degli altri componenti del suo presunto comitato d'affari, per il sistema così vasto e così perverso che svela, ha rari precedenti. Forse solo Mimmo Crea, quello di "Onorata sanità", quello che - diceva Franco Morelli, altro campione della classe dirigente calabra finito al gabbio - "il compare del mio compare è mio compare", si mostrava capace di agire con tanta spregiudicatezza.
    Quando Salerno incalzava Oliverio sul Credito sociale citando Montanelli
    Presunzione d'innocenza? Garantismo? Giustizialismo? La magistratura farà il suo corso? La retorica, una volta tanto, lasci spazio all'essenza dei fatti. Perché l'accertamento della responsabilità penale è una cosa, quella spetta al processo; i fatti ovvero le relazioni, le azioni documentate, le parole pronunciate, vanno invece in un'altra direzione e hanno un senso chiaro. Così come i numeri, i giri di denaro, i soldi spariti per ingrassare i conti propri, degli amici, e degli amici degli amici, hanno un significato ancor più chiaro.
    La politica sapeva. La politica non poteva non sapere. Eppure ha taciuto (e continua a tacere). Così come avvenne con Crea, con Sarra, con Caridi. Lasciò correre quando sulla stampa finirono le intercettazioni agli atti del procedimento "Crimine" secondo cui la mala delle Serre votò e fece votare Salerno. Lasciò fare quando, sotto il naso di politici e burocrati regionali, evaporarono fiumi di quattrini in un vergognoso carrozzone chiamato - che penoso cinismo - "Calabria etica". E non si fece neppure una domanda quando Salerno, alle ultime regionali, crollato il suo consenso nella provincia di riferimento, quella di Vibo Valentia, sbancò di brutto proprio nella Lamezia dell'amico Pasqualino Ruberto.
    Politica colpevole (al momento sul piano morale ed etico, penalmente poi si vedrà). Nel caso di Salerno, e presunti compari, in pensieri, parole e opere. Per il resto, nel migliore dei casi, in omissioni.
    Quest'inchiesta, poi, ha svelato situazioni paradossali. La vicenda del capo dei vigili - a beneficio del quale si sarebbe mosso, con soggetti in odor di mafia, uno dei principali indagati affinché lo stesso tornasse al posto da cui un prefetto con gli attributi lo aveva fatto sospendere - è emblematica di quanto sia malato il contesto nel quale viviamo.
    Qui il povero sventurato finisce in ginocchio perché con lui si è sempre così zelanti, mentre al malacarne che vuole sistemare le tendine - come si legge tra gli atti dell'indagine "Robin Hood" - basta una chiamata. E che dire di quel posto al cognato del boss Luigi Mancuso o delle parcelle per decine e decine di migliaia di euro a professionisti, avvocati, commercialisti, regalate per progetti di fatto inesistenti? Che dire?
    Il ?Sistema Salerno?, così fan tutti... La politica sapeva e ora tace

    La rivelazione del baby boss: «Chi ha ucciso Vastarella si prende il rione»
    di Leandro Del Gaudio
    Sono usciti di casa con il mitra, «‘o kalash», e il giubbotto antiproiettile e dal rione Don Guanella sono arrivati al rione Traiano, «a casa dei fratelli nostri». Da un covo all’altro, da una periferia all’altra, per sedersi dinanzi a un computer e commentare l’ultimo aggiornamento on line: la strage delle Fontanelle, quella dell’aprile scorso, con gli omicidi di Vigna e Vastarella, un colpo al cuore al sistema criminale del rione Sanità. Due omicidi e un ferito, vacilla il clan Vastarella, c’è chi mostra ammirazione per il colpo messo a segno.
    E le intercettazioni di quella notte, con le cimici dei carabinieri in due abitazioni - una al rione Traiano e un’altra in zona Don Guanella - sembrano fatte apposta a raccontare il clima che si respira in città. Sono passate le undici di notte dello scorso 22 aprile, Salvatore Vigna e Giuseppe Vastarella sono stati uccisi da qualche ora, quando si sente la voce di Walter Mallo, rivale storico dei Vastarella: «Questa persona che ha fatto questa cosa può scendere pure domani e si prende la Sanità». Analisi fredda e lucida del dopo attentato, da parte di un soggetto «attenzionato» dai carabinieri, che oggi entra nel processo a carico dei presunti killer di quella notte. Mallo non c’entra - chiariamo subito - ma la sua reazione alla cosiddetta strage delle Fontanelle entra nel processo a carico del gruppo di Antonio Genidoni.
    È di questi giorni infatti la decisione del pm anticamorra Urbano Mozzillo di depositare la trascrizione di alcuni brogliacci, accanto alla sintesi di un’informativa dei carabinieri che teneva di mira Valter Mallo. Ed è in quest’ultimo documento che emerge la reazione degli uomini di Mallo, in una notte trascorsa in una sorta di summit con «gli amici del rione Traiano», ma anche alle prese con gli aggiornamenti on line a caccia di particolari sulla strage delle Fontanelle.
    Accanto a Mallo i carabinieri identificano Vincenzo Danise, Paolo Russo e Rudi Rizzo, quando le microspie della Dda intercettano la mission di quelli del Don Guanella nell’area occidentale: «Stiamo a casa dei compagni nostri», dice Russo alla madre di Mallo, mentre la parola passa al presunto boss Mallo. Eccola la sua analisi dell’agguato alla Sanità: «Fratello, hanno fatto una cosa sistemata eh? Non sappiamo chi è stato però so che è una cosa sistemata. È arrivato il momento buono che devono togliere tre o quattro teste da mezzo, questa persona che ha fatto questa cosa può scendere pure domani e si prende la Sanità». Poi un commento finale sulla dinamica: «Prima li hanno fatti azzeccare a tutti quanti poi psccc,!», gli fa eco Rudi Rizzo. Processo al via, la parola alla quarta assise del giudice Provitera.
    Il baby boss rivela: «Chi ha ucciso Vastarella si prende il rione Sanità» | Il Mattino

    Napoli, la rivelazione del pentito: «Così il Vesuvio discarica di clan»
    Leandro Del Gaudio
    Non solo vecchie discariche alle porte di Napoli e Caserta. Non solo zone desertificate da anni di scempi, ma pezzi di paesaggio tra i più conosciuti (e decantati) al mondo: parliamo del Vesuvio, delle sue cave, insomma di un'area ricca di vegetazione e di colture, che rischia di diventare l'ultima frontiera della famigerata terra dei fuochi. Lo ha spiegato di recente un collaboratore di giustizia, parliamo del pentito Ciro Gaudino, che ha rafforzato con la sua testimonianza alcuni tasselli di una più ampia e capillare azione investigativa condotta dagli inquirenti. In sintesi, è stato un pentito di camorra a battere su un punto: qui nel cuore del Vesuvio - ha spiegato - i clan hanno sversato ogni genere di rifiuti.
    È così che indagini e sopralluoghi, verifiche e accertamenti sono stati condotti in questi mesi sotto il coordinamento della Procura di Napoli, secondo le direttive tracciate dal procuratore Giovanni Colangelo e dal suo vice, l'aggiunto Nunzio Fragliasso. Tre le cave al centro di indagini e di progetti di bonifica, parliamo di Cava Fiengo, Cava Montone e Cava Marsiglia, dove sarebbero stati sversati per anni rifiuti di ogni tipo. E le immagini raccolte dal Noe e dalla Forestale parlano chiaro, arricchendo la collezione di cartoline in materia di scempio ambientale.
    È così che agli atti delle indagini sulle discariche vesuviane, spiccano i filmati che evidenziano il fenomeno della combustione, una realtà nota tra Nola, Acerra e il Casertano, con esalazioni di fumo che si sprigionano da sotto la superficie terrestre. Anche qui sono diversi i sequestri messi a segno in questi mesi: si tratta di rifiuti tombati nel cuore del Parco nazionale del Vesuvio, dove è stato registrato l'interramento di spazzatura al momento qualificata come «speciale», parliamo comunque di materiale altamente pericoloso.
    È così che la terra dei fuochi cambia pelle, si trasforma. Dalla gomorra degli anni scorsi, quella denunciata dal rapporto di Legambiente di dodici anni fa, alla nuova frontiera dello sversamento e degli interramenti di rifiuti: dall'area casertana al parco nazionale del Vesuvio, dove sono andate di scena le stesse dinamiche raccontate da decenni di indagini giornalistiche e giudiziarie. Parlano i pentiti, che confermano il solco investigativo del pool ecologia della Procura di Napoli: «Sì, è vero - ha spiegato Gaudino - i clan della camorra hanno piazzato nelle cave ogni genere di rifiuti. Il Vesuvio era la nostra tomba».
    Napoli, la rivelazione del pentito: «Così il Vesuvio discarica di clan» | Il Mattino


 

 
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