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Discussione: Terries

  1. #641
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    Predefinito Re: Terryes

    Arresti Antiracket Salento: indagato assessore di Lecce - Puglia - ANSA.it

    Arrestata la presidente dell'associazione antiracket
    Puglia.
    Operazione della GdF nel Salento. Indagato anche l'assessore di Lecce. Quattro le misure cautelari
    Se il popolo permetterà alle banche private di controllare l’emissione della valuta, con l’inflazione, la deflazione e le corporazioni che cresceranno intorno, lo priveranno di ogni proprietà, finché i figli si sveglieranno senza casa.

  2. #642
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    Predefinito Re: Terryes

    Napoli, padre e figlio accoltellati per questioni di viabilità
    di Melina Chiapparino
    Accoltellati perché avevano sostato troppo tempo con il loro camioncino. E' quanto accaduto, intorno alle 12, a due napoletani, un 62enne e il figlio 20enne, coinvolti in una lite finita nel sangue e cominciata per questioni di parcheggio.
    I due, che stavano consegnando e scaricando dei medicinali dal loro camioncino in una delle stradine a ridosso di corso Meridionale, nella zona del Vasto, sono stati avvicinati da due uomini a bordo di uno scooter con i quali è scoppiato l'alterco, a quanto pare per questioni di occupazione del posto auto.
    Dalle parole accese e dalle minacce che i due a bordo dello scooter rivolgevano al padre e d al figlio, la lite è degenerata ed uno degli aggressori ha estratto un coltello e sferrato alcuni fendenti contro il torace di entrambe le vittime. Dopo aver trafitto padre e figlio i due uomini sono fuggiti a bordo dello scooter dal quale erano scesi per colpire i due, ricoverati ora all'ospedale Loreto Mare. I medici hanno suturato le ferite e sottoposto padre e figlio agli esami diagnostici per scongiurare lesioni agli organi interni, riferendo quanto accaduto alla polizia che indaga sulla vicenda.
    Sosta lunga per consegnare farmaci: padre e figlio accoltellati a Napoli | Il Mattino

    Giugliano, operatrice del pronto soccorso presa a pugni da un degente
    di Mariano Fellico
    Giugliano. Operatrice del pronto soccorso dell'ospedale San Giuliano aggredita da un paziente: presa a pugni. E' quanto accaduto questa mattina nel nosocomio di via Basile a Giugliano dove un settantenne, che si era recato nella struttura per essere visitato, è andato in escandescenza quando gli hanno detto di attendere il proprio turno in quanto il suo era un codice giallo. L'operatrice sanitaria è stata cosi' aggredita con due pugni uno al volto e un altro alla nuca: ha riportato una frattura alla bocca e la rottura di un labbro. L'aggressore è stato denunciato.
    http://www.ilmattino.it/napoli/crona...e-2431020.html

    ASSENTEISMO
    Modificava le sue presenze in ufficio, comunale licenziato a Termini Imerese
    PALERMO. Manipolava i dati sulla sua presenza in ufficio. Scoperto e denunciato, ora Carlo Ventimiglia è stato licenziato dal Comune di Termini Imerese al termine di un procedimento disciplinare promosso due mesi fa. Ventimiglia era stato già sospeso per sei mesi dal servizio per ordine del gip del Tribunale.
    Il procedimento disciplinare era stato avviato dal commissario straordinario Girolamo Di Fazio, che ha pure annunciato la costituzione del Comune di Termini Imerese come parte civile nel procedimento penale.
    Ventimiglia era il responsabile del servizio informatico del Comune e aveva quindi la possibilità di alterare l'orario di servizi e di modificare la rilevazione dei dati sulla sua presenza in ufficio. L'indagine era in corso da due anni.
    I carabinieri l'hanno documentata con servizi di appostamenti, fotografie e accertamenti informatici. Al dirigente comunale sono stati contestati l'accesso abusivo al sistema informatico, la falsa attestazione di servizio e la truffa, imputazioni aggravate dalla recidiva e dalla qualifica di operatore di sistema e incaricato di pubblico servizio.
    Modificava le sue presenze in ufficio, comunale licenziato a Termini Imerese - Giornale di Sicilia

    Rubavano i rifiuti in carta e cartone, tre denunce
    I vigili scoprono e denunciano due netturbini che operavano a Napoli ma senza averne le autorizzazioni. Nei guai anche il titolare di un centro di gestione rifiuti
    Giovanni Vasso
    Fingendosi netturbini, avrebbero rubato i cartoni gettati via dai cittadini riuscendo a mettere su un business da centinaia di euro al giorno.
    Sono stati scoperti e denunciati dalla polizia municipale di Napoli due uomini, un italiano e uno straniero, che adesso sono accusati di furto di bene pubblico. Denunciata anche una terza persona, titolare di una società di gestione dei rifiuti a cui sarebbe stato riconducibile il furgone utilizzato dai due.
    La scoperta dei vigili urbani di Napoli è avvenuta a seguito di controlli che sono durati per giorni in alcune zone a ridosso del centro del capoluogo partenopeo. I due, uno dei quali indossava una casacca in dotazione agli operai dall’Asia, la municipalizzata addetta alla raccolta differenziata a Napoli, si muovevano a bordo di un furgone compattatore e raccoglievano i cartoni lasciati in strada dai cittadini. L’intervento dell’unità operativa per la tutela ambientale in seno alla polizia municipale napoletana ha consentito di controllare e stoppare l’attività dei due (presunti) netturbini. Dai controlli è emerso che il mezzo a bordo del quale facevano il giro della raccolta sarebbe stato riconducibile a una ditta di gestione rifiuti dell’hinterland. E cio' ha indotto i vigili a denunciare anche il titolare dell’impresa che non avrebbe saputo fornire i dati utili a provare le concessioni e le autorizzazioni per esercitare la raccolta in città.
    Secondo quanto riporta il Mattino, il giro d’affari della raccolta del cartone sarebbe stato ingente. Ogni giorno, infatti, avrebbero potuto guadagnare qualcosa come 400 euro, cifra che deriva dal valore di mercato dei rifiuti in carta e cartone sottratti: quasi quattro tonnellate.
    Rubavano i rifiuti in carta e cartone, tre denunce - IlGiornale.it

    Napoli, autisti Anm con stipendi più alti
    ma sono «inidonei» alla guida
    di ​Paolo Barbuto
    Quanti sono, oggi undici maggio 2017, gli autisti dell’Anm considerati «inidonei» alla guida e destinati ad altre mansioni? Non provate a chiederlo all’azienda che gestisce il trasporto pubblico napoletano, perché quel dato viene considerato troppo «sensibile» e quindi non diffuso. Il fatto è che proprio quel numero è di fondamentale importanza per la gente della strada. Perché dal numero di autisti inidonei non solo dipende la qualità e la frequenza del servizio ma anche una porzione del disastrato bilancio della società.
    Abbiamo provato a chiedere in giro quanti sono gli inidonei, ma le risposte non possiamo considerarle ufficiali. Diciamo che, pero', arrivano dall’interno dell’azienda e forse sono abbastanza attendibili: dunque, su un totale di 1029 «operatori di esercizio», gli autisti si chiamano cosi' in burocratese, almeno 179 hanno una inidoneità conclamata e definitiva. Il numero sarebbe già molto elevato cosi' com’è, solo che a questo valore va aggiunto quello degli inidonei «temporanei» che, dicono, è sicuramente più consistente di quelli «definitivi». Ma noi non vogliamo esagerare e consideriamo una equivalenza fra i due numeri ipotizzando che sono 179 anche questi ultimi: arriviamo a un totale di 358 inidonei che rappresenterebbero il 35% della forza lavoro-autisti dell’intera azienda di mobilità. Un vero problema non solo per chi deve spostarsi ma anche per chi deve fare i conti.
    A questo punto è necessaria una premessa. Ci sono tantissime persone che hanno pieno diritto ad ottenere l’inidoneità alla guida, perché quello dell’autista è un mestiere che distrugge la schiena e produce tensione e stress, ci sono ad esempio anche alcune donne incinte nei confronti delle quali nessuno potrà mai pensare di avanzare dubbi o illazioni. Il fatto è che in mezzo a questo gruppo si nasconde anche una sacca di «furbi» che approfitta della situazione per trarre un vantaggio economico, e vi spieghiamo in quale maniera.
    Quando un autista viene considerato inidoneo alla guida, abitualmente viene destinato ad altre mansioni (non sempre, talvolta resta mesi ad aspettare, ma di questo parleremo in un’altra occasione). Sarebbe ingiusto, pero', privare delle indennità da autista una persona che s’è ammalata proprio per colpa della guida. Cosi' gli stipendi restano immutati anche se la nuova mansione prevederebbe una busta paga inferiore. Tutto corretto, se chi ha l’inidoneità s’è realmente spaccato la schiena a bordo di un pullman per le strade di Napoli. Ma se fra gli inidonei, come sostiene qualcuno soprattutto dal sindacato Usb, c’è una grande massa di persone giovani e assunte da poco, allora viene il sospetto (ma è solo un sospetto, per carità) che ci sia un problema: giovani, assunti come autisti con tanto di indennità supplementari, poi trasferiti ad altre mansioni al fianco di colleghi che per fare lo stesso identico mestiere guadagnano di meno.
    Autisti Anm con stipendi più alti ma sono «inidonei» alla guida | Il Mattino

    Chiede il patrocinio gratuito, ma era milionario. Denunciato
    Dichiara redditi personali e familiari per 1.450,00 euro e chiede l’assistenza giudiziaria gratuita a spese dello Stato, ma spende oltre 130.000 euro, anche per viaggi e ristoranti. Le Fiamme Gialle cosentine hanno ricostruito l’effettiva posizione reddituale di una persona che, per beneficiare del gratuito patrocinio a carico dello Stato, aveva autocertificato redditi per 1.450,00 euro riferibili al padre convivente, titolare di pensione sociale.
    Le Fiamme Gialle calabre hanno avviato mirati accertamenti per rilevare il suo effettivo reddito e stile di vita, riscontrando un elevato tenore di vita del soggetto, che tra l’altro viaggiava spesso sia in Italia che all’estero, all’esito delle attività di indagine, il richiedente il gratuito patrocinio è risultato ti tolare di ben tre società con capitale sociale complessivo pari a 170.000,00 euro ed un volume di affari di oltre 2.300.000,00 euro. Quale socio unico ed amministratore, il soggetto- dichiaratosi ora non abbiente- nel solo 2014 sostiene e si fa rimborsare spese personali dall’azienda per oltre 130.000,00, attraverso l’utilizzo di 5 conti corrente e 5 carte di credito.
    Successivamente coinvolto in un procedimento penale, richiede l’ammissione al gratuito patrocinio a spese dello Stato, previsto per le persone con un reddito proprio e dei familiari non superiore ad euro € 11.528,00.
    Per la falsa dichiarazione reddituale il soggetto è stato denunciato alla Procura della Repubblica e saranno avviate le attività di recupero delle somme indebitamente erogate. Inoltre, le predette spese personali sono state segnalate all’Agenzia delle Entrate per i recuperi a tassazione.
    Chiede il patrocinio gratuito, ma era milionario. Denunciato

    Lecce, arrestata presidente dell’associazione antiracket
    Maria Antonietta Gualtieri è accusata di truffa finalizzata, in merito ad un finanziamento da due milioni di euro destinato alle vittime del racket e dell’usura.
    I 2 milioni di euro di finanziamenti pubblici erano destinati a tre sportelli, a Lecce, Brindisi e Taranto, per assistere le vittime dell’usura e del racket: in realtà, quell’ingente somma, tramite assunzioni fittizie, false missioni, fatture e rendiconti, è andata a rimpinguare le casse della presidente della “Associazione antiracket Salento”, Maria Antonietta Gualtieri.
    La guardia di finanza di Lecce documenta, attraverso un video, gli affari sporchi svolti nell’ufficio della presidente antiracket: buste piene di contanti passavano di mano in mano, giungendo a Gualtieri che, dopo aver controllato attentamente, le metteva in borsa, in un’agghiacciante nonchalance generale.
    Il giorno della presentazione delle liste elettorali per le elezioni dell’11 giugno, il tornado giudiziario ha investito l’amministrazione salentina. In carcere è finita anche una fedelissima collaboratrice della presidente, Serena Politi, e due funzionari del Comune di Lecce: Pasquale Gorgoni, dell’ufficio Patrimonio – coinvolto nell’inchiesta sulle assegnazioni delle case popolari – e Giuseppe Naccarelli, dell’ufficio Ragioneria.
    L’apertura degli Sportelli antiracket promossi dalla Gualtieri erano degli spot privi di concretezza: utilizzando una falsa rendicontazione di spese sostenute per il personale, acquisizioni di beni e servizi, attestavano la loro operatività nel servizio di assistenza alle vittime, taroccando anche il raggiungimento di notevoli obbiettivi sul campo.
    Lecce, arrestata presidente dell?associazione antiracket

    L'indagine della Dda sugli affari del clan dei "Laudani". Il gip: "Alcuni dirigenti della catena di discount asserviti per appalti". Coinvolti anche funzionari del Comune
    di EMILIO RANDACIO
    MILANO - Le mani del clan catanese Laudani sulla società di vigilantes che lavora in tribunale a Milano, ma anche sulla catena dei supermercati Lidl. E' il bilancio dell'ultima operazione del procuratore aggiunto Ilda Boccassini e del pm Paolo Storari. Le ordinanze di custodia cautelare sono 15 - sono firmate dal gip Giulio Fanales- e parlano di associazione a delinquere, favoreggiamento e corruzione. "Sono stati seguiti i passaggi di denaro - precisa Boccassini - il denaro raccolto a Milano veniva consegnato alla famiglia Laudani".
    I supermercati. In particolare sono state poste in amministrazione giudiziaria quattro direzioni generali della società di grande distribuzione Lidl - una in Lombardia, due in Piemonte e una in Sicilia, a Misterbianco - cui afferiscono circa 200 punti vendita. La società non risulta indagata e il meccanismo dell’amministrazione giudiziaria punta a ripulirla da infiltrazioni mafiose. Nell'ordinanza il gip Fanales parla di "stabile asservimento di dirigenti Lidl Italia srl, preposti all'assegnazione degli appalti, onde ottenere l'assegnazione delle commesse, a favore delle imprese controllate dagli associati, in spregio alle regole della concorrenza con grave nocumento per il patrimonio delle società appaltante". Precisa Boccassini: "Sapevano quali fossero le persone giuste da corrompere, pescavano in un laghetto sicuro".
    La società dei vigilantes del tribunale. Nel mirino degli investigatori della Dda ci sarebbero anche alcune società del consorzio che ha in appalto la vigilanza privata del Tribunale di Milano, si tratterebbe di società che forniscono i vigilantes del Palazzo di giustizia. La società è indagata per la legge 231. Sarebbero emersi stretti rapporti tra alcuni dirigenti delle società coivolte (e messe, anche in questo caso come per le 4 sedi Lidl, in amministrazione giudiziaria) e alcuni personaggi ritenuti appartenenti alla famiglia dei Laudani. Le indagini della Dda non avrebbero, allo stato, pregiudicato la sicurezza del Palazzo di giustizia o delle sue attività. Parlando del provvedimento di amministrazione giudiziaria preso nei confronti della società, i magistrati hanno precisato: "Abbiamo chiesto l'amministrazione giudiziaria proprio per tutelare i 600 dipendenti".
    I rapporti con la politica. Figure di spicco per facilitare gli appalti della Sigi logistica, controllata attraverso prestanome dal boss Orazio Salvatore Di Mauro, sarebbero stati Orazio Elia e Domenico Palmieri, "associati" all'organizzazione e "soggetti già facenti capo della pubblica amministrazione sanitaria e provinciale". I due, secondo l'accusa della Dda e del pm, "sfruttano a pagamento , le proprie relazioni con esponenti del Comune di Milano, di sindaci e assessori, al fine di ottenere commesse e appalti da proporre ai propri clienti".
    Tra i nomi elencati nell'ordinanza dal gip vengono elencati i presunti contatti dei due. I nomi sono quelli di Alba Piccolo, settore Servizi generali del Comune di Milano, Giovanna Afrone, 53 anni, entrata in Comune nel 2003, con una carriera tutta interna fino all’attuale ruolo di funzionario nella Direzione facility management come responsabile della gestione amministrativa e contratti, Graziano Musella, sindaco di Assago, rieletto con Forza Italia nel 2014, Angelo Di Lauro, consigliere comunale a Cinisello Balsamo e, infine, Franco D'Alfonso, "consigliere comunale in Comune a Milano", ex assessore della giunta Pisapia, che non sarebbe comunque nell'elenco degli indagati. Coinvolto anche un sindacalista in pensione che lavorava per la Provincia di Milano, Francesco Palmieri. A lui, secondo l'accusa , i clan catanesi passavano mille euro al mese per avere contatti con politici locali che potevano favorire gli affari dei clan.
    Milano, le mani della mafia su supermercati e vigilantes del tribunale: 15 arresti, commissariate 4 sedi Lidl - Repubblica.it

    Diffusione del cognome Di Mauro - Mappe dei Cognomi Italiani

    Diffusione del cognome Elia - Mappe dei Cognomi Italiani

    Diffusione del cognome Palmieri - Mappe dei Cognomi Italiani

    Diffusione del cognome Piccolo - Mappe dei Cognomi Italiani

    Diffusione del cognome Musella - Mappe dei Cognomi Italiani

    Diffusione del cognome Di Lauro - Mappe dei Cognomi Italiani

    Diffusione del cognome D'alfonso - Mappe dei Cognomi Italiani

  3. #643
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    Predefinito Re: Terryes

    Rubarono la bara di Mike Bongiorno, condannati i ricattori
    Condannati i due che avevano cercato di estorcere denaro dai familiari di Mike Bongiorno dopo che era stata trafugata la sua bara
    Franco Grande
    Condannati i ricattatori della bara di Mike Bongiorno. Pasquale Cianci, 68 anni, è stato condannato in Appello a 2 anni e 4 mesi di carcere per tentata estorsione in concorso, mentre Luigi Spera ha patteggiato per la stessa accusa e sconterà una pena di 1 anno e 7 mesi.
    I due sono stati condannati in via definitiva, come spiega Libero, non per aver rubato la bara ma per aver tentato un'estorsione fingendosi i rapitori. La salma del conduttore fu trafugata il 25 gennaio 2011, al cimitero di Dagnente, in provincia di Novara, e la sua scomparsa fu segnalata dal custode Giuseppe Buscaglia.
    La famiglia di Bongiorno inizialmente cerco' di mantenere il massimo riserbo sulla vicenda ma, alla fine, la vedova, Daniela Zuccoli, che, dopo qualche settimana, lancio' su Repubblica un appello a tutti gli italiani: "Siamo pronti a ricompensare chiunque ci dia informazioni utili al ritrovamento di mio marito”. Persino alcuni veggenti si sono offerti per risolvere il caso, a differenza di Cianci e Spera che avrebbero tentato di raggirare la famiglia mettendosi in contatto sia don Mario Pozzi, sacerdote e amico personale del presentatore, sia il figlio maggiore, Michele Pietro Filippo. I due sono stati fermati il 3 marzo del 2011 mentre cercavano di contattare, da una cabina telefonica il secondogenito di Mike, Nicolo'. Alla fine, la bara è stata ritrovata l'8 dicembre 2011, 9 mesi dopo il loro arresto.
    Rubarono la bara di Mike Bongiorno, condannati i ricattori - IlGiornale.it

    Diffusione del cognome Cianci - Mappe dei Cognomi Italiani

    Diffusione del cognome Spera - Mappe dei Cognomi Italiani

    PER ALTRI 5 IMPUTATI CHIESTO IL INVIO A GIUDIZIO
    Esami avvocato truccati
    BARI - La Procura di Bari ha chiesto undici condanne a pene comprese fra i 5 anni e 2 mesi e i 12 mesi di reclusione nei confronti di altrettanti imputati accusati di aver manomesso le prove scritte dell’esame da avvocato a Bari del dicembre 2014.
    Il processo si sta celebrando con il rito abbreviato dinanzi al gup del Tribunale di Bari Giulia Romanazzi. Per altri cinque imputati che non hanno scelto il rito alternativo la Procura ha chiesto il rinvio a giudizio. Le accuse sono, a vario titolo, di falsa attribuzione di un lavoro altrui, falso ideologico, rivelazione ed utilizzazione di segreti di ufficio, corruzione e truffa aggravata ai danni dello Stato.
    Per l’ex funzionaria dell’Università di Bari Tina Laquale il pm Luciana Silvestris ha chiesto la condanna a 3 anni e 5 mesi di reclusione, per sua figlia Innocenza Losito, funzionaria Adisu, chiesti 5 anni e 2 mesi, per l’avvocato barese Giuseppe Colella 4 anni e 6 mesi, per il funzionario della Corte d’Appello e segretario aggiunto della commissione d’esame Giacomo Santamaria 1 anno e 9 mesi.
    Il pm ha chiesto inoltre la condanna per sette aspiranti avvocati: per sei di loro 1 anno di reclusione e per un altro, l’unico ad aver superato l’esame, 1 anno e 6 mesi oltre alla cancellazione dell’abilitazione professionale.
    Stando alle indagini dei Carabinieri, Laquale, arrestata nell’ambito di questo procedimento insieme con la figlia e l'avvocato Colella, coordinava il gruppo di lavoro che avrebbe predisposto gli elaborati poi consegnati ai candidati dal funzionario della Corte d’Appello.
    Esami avvocato truccati a Bari: chieste 11 condanne - La Gazzetta del Mezzogiorno

    Piazza Pulita, aggrediti giornalista a filmaker
    Aggredita una troupe di Piazza Pulita mentre stava girando un servizio sulla profugopoli di Isola Capo Rizzuto
    Luca Romano
    Aggredita una troupe di Piazza Pulita mentre stava girando un servizio sulla profugopoli di Isola Capo Rizzuto.
    A denunciare l'accaduto è stata proprio la redazione del programma su Facebook con parole chiare: "Siamo stati violentamente aggrediti". In una clip di 45 secondi l'inviato di Piazza Pulita e il suo filmaker sono stati minacciati più volte. Prima le urla: "Perché non ci lasci lavorare? Perché non andate via e ci lasciate lavorare?". Poi si passa gli insulti e il cronista di La7 viene chiamato "animale". A questo punto, dopo gli insulti, un uomo a bordo di un'auto con una violenta retromarcia ha sfiorato il filmaker che stava ripendendo la scena. I due cronisti dopo l'episodio hanno poi denunciato l'accaduto sui social: "Hanno minacciato di morte il nostro inviato Salvatore Gulisano e tentato di investire il nostro filmaker".
    Piazza Pulita, aggrediti giornalista a filmaker - IlGiornale.it

    Cittadinanza a stranieri senza requisiti, 7 misure cautelari ad Augusta
    di Silvia Iacono
    AUGUSTA. Bastavano 3.500 euro per ottenere illegalmente la cittadinanza italiana tramite un’agenzia di disbrigo pratiche della provincia di Siracusa, grazie al contributo di alcuni dipendenti comunali.
    Sette persone sono indagate per aver favorito la concessione della cittadinanza italiana a stranieri che non avevano i necessari requisiti. In particolare quattro sono dipendenti dei Comuni di Floridia, Augusta e Siracusa. Gli agenti della polizia di Augusta hanno eseguito sette e misure cautelari nei confronti di Cleber Zanatta, di 43 anni, Sabrina Dos Santos, di 32 anni, Diego Zanatta, di 29 anni, tutti residenti a Siracusa, Antonio Mameli, di 66 anni, residente ad Augusta, Angelo Zappulla, di 64 anni, e Carmelo Lo Giudice, di 62 anni, entrambi residenti a Floridia e L.R., di 56 anni, residente a Siracusa.
    Le indagini sono state avviate nell’aprile del 2016 in seguito a un afflusso anomalo di cittadini brasiliani, i quali, dopo aver fatto ingresso in Italia senza visto per soggiorni di breve durata, hanno raggiunto alcuni Comuni della provincia di Siracusa, ottenendo in breve tempo il riconoscimento della cittadinanza italiana “iure sanguinis”, per poi richiedere il rilascio del passaporto.
    L’iter burocratico è stato gestito da Zanatta, titolare dell’omonima agenzia disbrigo pratiche, con sede nel capoluogo aretuseo. Gli investigatori hanno concentrato la propria attenzione sulle pratiche per cui appariva anomala la rapida tempistica di definizione. Infatti, in questi casi, il Comune interessato deve compiere una complessa attività di verifica. Gli ulteriori accertamenti hanno permesso di scoprire una organizzazione criminale, con a capo Zanatta, aiutato dalla moglie Sabrina Dos Santos e dal fratello Diego. I dipendenti comunali indagati avrebbero ricevuto somme di denaro per velocizzare le pratiche. L’agenzia Zanatta s.r.l. ha agganciato i clienti tramite un blog, che ha proposto dei “pacchetti all inclusive”, comprendenti il viaggio, il transfer dall’aeroporto di Catania Fontanarossa alle abitazioni e viceversa, l’alloggio e l’assistenza all’iter procedurale, assicurandone l’esito positivo in soli tre mesi.
    Il costo pro capite corrispondeva a 3.500 euro. I neo cittadini italiani sarebbero circa 500, i quali una volta ottenuto il titolo valido per l’espatrio, in numerose occasioni si dirigevano in cerca di lavoro in altri paesi dell’unione europea sfruttando lo status di cittadino comunitario.
    L’attività ha consentito all’organizzazione di ottenere profitti per diversi milioni di euro, poi reinvestiti in Brasile in attività economiche ed imprenditoriali, fra cui l’acquisto di terreni per la realizzazione e gestione di un’azienda agricola. E’ stato arresto Cleber Zanatta. Mentre sono ai domiciliari Sabrina Dos Santos e Diego Zanatta.
    Antonio Mameli, impiegato comune di Augusta - Ufficio Servizi Demografici; Anelo Zappulla, responsabile dell’Ufficio Stato Civile del comune di Floridia; Carmelo Lo Giudice, impiegato presso l’Ufficio Stato Civile del comune di Floridia sono accusati di corruzione, autoriciclaggio e favoreggiamento alla permanenza illegale nel territorio dello stato di cittadini stranieri e si trovano agli arresti domiciliari. Infine L.R. impiegato presso il comune di Siracusa è destinatario della misura dell’interdizione dai pubblici uffici.
    Cittadinanza a stranieri senza requisiti, 7 misure cautelari ad Augusta - Giornale di Sicilia

    Rifiuti al collasso, nel Napoletano
    ​si raccoglie anche con le mani
    di Giovanni Mauriello
    MELITO. Restano chiuse da due settimane le isole ecologiche di via Po e via Madrid, dopo il passaggio di cantiere tra la Buttol, aggiudicataria dell'appalto del servizio ecologico e la Senesi, che a fine aprile ha lasciato Melito. L'agitazione dei giorni scorsi dei dipendenti e la mancata notifica degli atti necessari al ripristino del funzionamento delle aree di conferimento dei rifiuti cittadini ha ritardato la riapertura dei siti di stoccaggio dell'indifferenziato. I marciapiedi circostanti le piazzole d'ingresso sono al collasso, colmi di tonnellate di spazzatura di ogni tipo. In via Madrid interi cumuli sono stati dati alle fiamme due notti fa, rendendo l'aria irrespirabile.
    A bruciare spazzatura indifferenziata, materassi, vecchi mobili e scarti alimentari, lasciati a marcire per giorni interi. Ignoti hanno appiccato il fuoco generando caos e nuovi pericoli alla salute. Gli addetti alla pulizia e allo spazzamento sono tornati al lavoro da quasi una settimana, ma per raggiungere la normalità c'è bisogno ancora di altri giorni di lavoro. Pur di far presto, in tanti raccolgono i sacchetti con le mani, ma i risultati non sono ottimali.
    Molti condomini e parchi sono invasi da buste con l'indifferenziato, ma la priorità va nei pressi degli esercizi commerciali, assediati dalla spazzatura. Liberati da alcuni giorni gli itinerari principali, è bastato l'arrivo del week end per trasformare nuovamente in discariche a cielo aperto strade e marciapiedi. Preoccupano gli accumuli di immondizia lungo il muro perimetrale della scuola media Sibilla Aleramo, in via Ghandi; mentre è diventata irrespirabile l'aria alle spalle della struttura scolastica del terzo circolo didattico, nel rione 219 di via Cimitero dove l'isola ecologica è chiusa ormai dallo scorso fine aprile. Su via Roma larghi tratti di marciapiedi sono ostruiti dai sacchetti e in corso Europa è tornato intransitabile il lungo marciapiedi vicino al mercato ortofrutticolo. Cumuli ancora evidenti nel centro storico ed in periferia, a pochi passi dalla sede del liceo Kant. La crisi dei rifiuti accumulati da giorni dipende in parte anche dalla quota di conferimento alla discarica di Caivano. Il surplus di sessanta tonnellate è stato aumentato fino a cento, dopo gli accordi straordinari del commissario, presso le sedi competenti. Ma tra pochi giorni, rientrata l'emergenza, si tornerà a scaricare il peso standard di spazzatura.
    Rifiuti al collasso, nel Napoletano si raccoglie anche con le mani | Il Mattino

    Napoli, truffa assicurazione: furto-incendio pagata all'agenzia fantasma
    Arriva anche la truffa delle polizze taroccate per furto-incendio. È quanto denuncia un automobilista partenopeo al quale – stando alla querela contro la società Assiservice di Torino depositata in Procura – la società di leasing che aveva finanziato l’acquisto dell’auto (un’Audi) aveva imposto il contratto di furto/incendio presso una Compagnia dalla stessa assiService imposta. Un prezzo salato, anche stavolta, visto che solo per tale polizza il malcapitato aveva dovuto sborsare anticipatamente per il primo anno oltre 700 euro.
    Qualche mese dopo, nottetempo, l’auto viene rubata. L’automobilista presenta regolare denuncia al Commissariato, quindi a seguire invia una lettera alla compagnia assicuratrice chiedendo il pagamento dell’indennizzo dovuto in virtù della polizza che era stato obbligato a sottoscrivere dalla stessa società indicata dalla finanziaria del leasing.
    La Compagnia, che risultava risiedere nella Repubblica Ceca, letteralmente sparisce. Anzi, forse non è mai esistita e dichiara false tali polizze stipulate in italia. Al danno del furto si aggiunge quindi la beffa della polizza falsa pagata per vera.
    Truffa assicurazione furto-incendio pagata all'agenzia fantasma | Il Mattino

    Tentato omicidio per uno scooter, presi i baby-rapinatori: vittima salva per miracolo
    Uccidere per una moto. Un 20enne e tre minori hanno tentato di rapinare un giovane in sella allo scooter, lo hanno inseguito e provato ad ammazzarlo a colpi di pistola. Ma sono stati arrestati dai carabinieri che hanno eseguito le ordinanze di custodia cautelare: a intervenire i militari del Nucleo investigativo di Torre Annunziata e della compagnia di Torre del Greco hanno dato esecuzione a 2 ordinanze di custodia cautelare su mandato del gip. Le accuse: tentato omicidio, tentata rapina, porto abusivo di armi comuni e da guerra e munizioni. Agli indagati minorenni è stata inoltre riconosciuta l’aggravante delle finalità mafiose.
    Nel corso di indagini coordinate dalle rispettive procure e partite a seguito del tentato omicidio, avvenuto la sera del 27 dicembre a Torre del Greco, i militari hanno accertato che gli indagati erano partiti da Torre Annunziata in cerca di qualcuno da rapinare e avevano individuato come obiettivo il 21enne a Torre del Greco.
    In sella a 2 ciclomotori lo avevano inseguito per le strade della città, non riuscendo a raggiungerlo per portare a termine l'azione criminale, avevano esploso due colpi di arma da fuoco, a distanza ravvicinata, ferendolo davanti a una pizzeria. Gravissime le lesioni al torace, oltre che alla caviglia, non letali solo grazie al tempestivo intervento degli operatori del 118.
    I militari hanno dunque identificato i responsabili del tentativo di rapina e del tentato omicidio; tra loro anche due 16enni ritenuti vicini all’associazione camorristica dei “Gallo-Limelli-Vangone” che opera tra Trecase, Boscotrecase e Boscoreale, nel Vesuviano.
    L’attività investigativa ha anche consentito di accertare che gli indagati minorenni avevano la disponibilità di armi e munizioni, tra cui un fucile kalashnikov sequestrato il 1 dicembre 2016 a Boscotrecase nella roccaforte dei clan.
    Quel sequestro portò il 23 gennaio all’esecuzione di un’ordinanza di custodia cautelare da parte dei carabinieri del Nucleo investigativo di Torre Annunziata a carico di un 58enne, di Boscotrecase, ritenuto reggente del clan, nonché a carico di due abitanti di Boscotrecase, di 29 e 32 anni, entrambritenuti contigui allo stesso sodalizio camorristico.
    Tentato omicidio per uno scooter, presi i baby-rapinatori: vittima salva per miracolo

    Il “sistema” Gualtieri: «Spregiudicata e ostinata per intascare i soldi»
    di Alessandro CELLINI
    False fatture per coprire la truffa. Così come falsi erano i contratti di collaborazione e le assunzioni nei tre sportelli antiracket delle tre province di Lecce, Brindisi e Taranto. E ancora: lavori e forniture di beni e servizi. Inesistenti. Il tutto per intascare i fondi comunitari. Un ingranaggio ben rodato, quello messo in piedi da Maria Antonietta Gualtieri. Che viene descritta dal gip come colei che ha «approfittato, in maniera sistematica, con pervicacia e spregiudicatezza criminale non comuni, di ogni occasione utile per poter lucrare personalmente sul denaro assegnato alla associazione Antiracket».
    Il meccanismo era semplice: forniture, lavori, assunzioni erano messi neri su bianco sulla carta come se fossero realmente avvenuti, in modo che l’ufficio del Commissario straordinario del Governo per il coordinamento delle iniziative antiracket e antiusura liquidasse i pagamenti ai diretti interessati. E loro, successivamente, restituivano il denaro personalmente a Gualtieri o alla sua stretta collaboratrice Serena Politi. Un caso su tutti è emblematico: quello relativo a una gara per la fornitura di modulistica e servizi pubblicitari. Decine di migliaia di euro per «operazioni in parte inesistenti».
    La prima operazione è del marzo 2015. Si parla di modulistica di sportello. Ma per gli investigatori è chiaro che si tratta di consegne fittizie. Viene infatti intercettata una conversazione nella quale Gualtieri comunica a Michele Pasero, gestore della Yltours, di dove retrodatare il verbale di aggiudicazione affinché lo stesso Pasero potesse emettere una fattura riferita al mese precedente. «Come dimostrato dalle intercettazioni video ambientali interne ed esterne - scrive il gip - all’emissione di tale fattura non seguirà consegna di materiale». Le fatture successive si riferiscono poi a materiale «solo in minima parte effettivamente oggetto di fornitura». In questo quadro, emerge anche il ruolo di Naccarelli: «Un funzionario pubblico - osserva il gip - che viene informato periodicamente delle modalità truffaldine di spendita del denaro pubblico da parte della Gualtieri, la quale risulta chiedere i consigli e l’approvazione al Naccarelli in ordine alle attività illecite svolte».
    Lo stesso meccanismo veniva utilizzato anche per le false assunzioni di avvocati, consulenti del lavoro, addetti alla segreteria, responsabili di sportello e persino addetti alle pulizie: nessuno di loro aveva mai messo piede nelle sedi degli sportelli Antiracket, o se l’avevano fatto era successo per pochissimo tempo. Sistematicamente, le somme accreditate dal ministero dell’Economia venivano poi consegnate a Gualtieri o Politi. La dimostrazione della pervasività del “sistema Gualtieri” è anche nella vicenda che ha riguardato i lavori nella nuova sede dello sportello Antiracket. Lavori non conclusi entro i termini previsti (tanto che in una intercettazione lei sostiene che gli operai della Saracino Costruzioni più che aver fatto dei lavori, «avevano fatto finta di farli»); nonostante ciò Gualtieri avrebbe inviato al ministero delle false relazioni relative allo stato di avanzamento dei lavori, sebbene fosse consapevole delle «rilevanti difformità». E in cambio di ciò, sostengono gli investigatori, avrebbe ricevuto «utilità consistite nella consegna gratuita di sette climatizzatori». Sempre nell’ambito degli interventi per la sede di via De Simone rientrano i favori ricevuti anche dal funzionario dell’ufficio Patrimonio del Comune Pasquale Gorgoni. La Saracino Costruzioni effettuò dei lavori a casa della moglie, a San Foca. Gorgoni pagò solo il prezzo dei materiali. «Saracino non ci deve guadagnare nulla», spiegò poi alla moglie. Tanto ci sarebbero stati altri modi con cui fargli recuperare quei soldi: «C’è tanti lavori che gli do...».
    «Noi quei soldi non li dovevamo pagare, punto». È categorico l’assessore al Bilancio Attilio Monosi mentre parla al telefono con Giancarlo Saracino, titolare dell’omonima ditta, beneficiaria di un doppio pagamento per i lavori effettuati nella sede dell’associazione Antiracket di via De Simone. Gli inquirenti spiegano che non è certo che Monosi sapesse dell’avvenuto pagamento da parte di Palazzo Carafa. Non all’epoca del versamento, almeno. Perché è chiaro che dopo ne è venuto a conoscenza. E appare chiaro nelle conversazioni intercettate dalla Guardia di finanza.
    «Tu sei uno dei nostri»
    È il 22 gennaio di due anni fa. Monosi viene ascoltato mentre parla con Saracino. «Non ne teniamo pezze a colori perché noi quei soldi non li dovevamo pagare, punto. Non esistono altre...”, dice l’assessore. Di rimando, l’imprenditore chiede a Monosi se lui o il sindaco ce l’avessero con lui: «Perché io penso di essere una persona per bene, di essere una persona corretta... sono dalla vostra parte, vi ho sempre sostenuto, quindi non credo di aver fatto...». E l’assessore lo rassicura: «Io ritengo Giancarlo Saracino una persona che è stata sempre corretta con l’amministrazione... è uno dei nostri. Ma non rileva questo che è uno dei nostri, è sempre un impresa che ha lavorato con l’amministrazione. Ma quando io devo dare conto a un organismo superiore che giudica e che ritualmente condanna anche... non posso dire alla mia ragioneria: non c’è dubbio. Oggi noi dobbiamo superare questo problema. Chiaro che una volta che noi riceviamo l’accredito, perché il Ministero paga te, tu restituisci i soldi». Monosi ha paura di un’indagine della Corte dei Conti. Peccato però, fanno notare gli inquirenti, che quel denaro (oltre centomila euro) non sia mai rientrato nelle casse di Palazzo Carafa.
    «Stanotte mi arrestano»
    Ed è sempre la paura a spingere Maria Antonietta Gualtieri a lasciarsi andare nella conversazione con la sua collaboratrice Serena Politi. È il 20 ottobre del 2015 quando dice: «Serena, io ti sto dicendo che sto nella merda». La Politi risponde: «Penso che... è chiaro che mo’ ci sta sembrando un incubo, però... è la prima cosa a caldo, però sono sicura che andrà tutto bene». Non è dello stesso avviso Gualtieri, che ha paura di essere arrestata e si sfoga: «E chi dorme stanotte, Madonna santa, e chi dorme stanotte. Serena, me ne portano». La sua collaboratrice prova a calmarla: «Se ne portano a te, portano tutti». E lei: «No, a me mi portano. È stata una giornata...».
    Minacce alla dipendente
    Pochi giorni dopo, evidentemente passata la paura di finire in carcere, convoca una collaboratrice nel timore che questa venga poi chiamata a testimoniare dalla Guardia di finanza. E la blandisce con promesse lavorative, pur di ottenere il suo sostegno e istruirla su cosa dire agli inquirenti. Gualtieri si rivolge in questo modo alla ragazza, che è sempre più intimorita: «Allora, in questo preciso momento tu devi dire alla presenza mia e di Serena quanto ci tieni a rimanere negli altri progetti per il futuro». E prima di dirle la posizione da tenere davanti ai finanzieri, la minaccia: «Se tu fotti noi, ti fotti da sola».
    «Tu sei uno corretto, uno dei nostri ma quei soldi non dovevamo darteli»

    Corruzione nei trasporti marittimi, tra gli indagati anche Crocetta
    DI COSTANZA MOSCARITOLO
    Il sottosegretario alle Infrastrutture Simona Vicari (Ap) è indagata a Palermo per corruzione nell'ambito dell'indagine che ha portato all'arresto, tra gli altri, dell'armatore Ettore Morace.
    Le indagini su un presunto giro di tangenti nel trasporto marittimo hanno condotto alla notifica di un avviso di garanzia per il sottosegretario di stato al ministero dei Trasporti Simona Vicari. Secondo l'accusa, in cambio di un Rolex datole dall'armatore Ettore Morace, avrebbe presentato un emendamento che abbassava dal 10 al 4% l'Iva sui trasporti marittimi, determinando un risparmio di milioni di euro per la società di Morace.
    Adesso, sembra che ci sia anche il nome del governatore della regione siciliana, Rosario Crocetta, tra gli indagati nell'inchiesta.
    Qualche anno fa, nonostante i successi del suo Trapani-calcio, aveva mollato la Sicilia per la Spagna il più grande armatore del Mediterraneo, Vittorio Morace, un napoletano di 76 anni chiamato "il Comandante" anche dalla giovane e bella moglie olandese Annemarie Collart, piazzata al vertice di quel gioiello di famiglia che in serie B è diventata la squadra granata. L'inchiesta e' coordinata dal procuratore di Palermo Francesco Lo Voi e dall'aggiunto Dini Petralia.
    Montalto è il segretario dell'assessore alle infrastrutture Giovanni Pistorio. Secondo i magistrati, Caronia, avrebbe ottenuto da Morace, una liquidazione superiore a quello che le spettava dopo la fine del rapporto con "Siremar s.p.a.", societa' acquistata dall'armatore. Ci auguriamo che tutti gli esponenti del governo regionale e nazionale coinvolti in questa inchiesta rassegnino le proprie dimissioni a partire dal presidente Crocetta e dalla sottosegretaria Vicari. Morace dava poi alla Vicari un orologio Rolex del valore di oltre 5 mila euro. L'ipotesi a carico di Crocetta è di concorso in corruzione.
    Corruzione nei trasporti marittimi, tra gli indagati anche Crocetta


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    Predefinito Re: Terryes

    Rifiuti fuori orario a Messina, multati aggrediscono i vigili urbani
    MESSINA. Hanno multato con 103 euro un cittadino che aveva gettato l’immondizia a Messina al di fuori dell’orario.
    E’ stata questa la scintilla che ha fatto scattare la reazione di alcuni cittadini che hanno spinto nel greto di un piccolo torrente il commissario dei vigili urbani Biagio Santagati, comandante della sezione Decoro della Polizia Municipale, ed un suo collega.
    I due vigili sono stati trasportati al pronto soccorso dell’ospedale Piemonte, dove i medici li hanno curati e rilasciati con due prognosi di 3 e 4 giorni. Cgil, Cisl Fp e Sindacato Italiano Lavoratori Polizia Locale hanno espresso la «loro vicinanza e la solidarietà ai lavoratori costretti ad operare in un contesto urbano sempre più degradato».
    Rifiuti fuori orario a Messina, multati aggrediscono i vigili urbani - Giornale di Sicilia

    Colpirono un ottantenne alle spalle per rapinarlo: arrestati 2 palermitani
    Sono stati individuati e arrestati gli autori di una rapina e di una violenta aggressione ad un anziano nelle campagne di Gioiosa Marea dello scorso 15 aprile. Si tratta di Angela Porcaro, di 30 anni, di Termini Imerese e di un diciassettenne di Corleone. I due sono accusati di tentato omicidio e rapina aggravata.
    Secondo una ricostruzione degli inquirenti l’ultraottantenne stato colpito più volte alle spalle con un bastone, mentre stava mungendo una capra nell’ovile, vicino sua abitazione in contrada Palombaro. L’anziano avrebbe tentato di reagire, ma è entrata in azione Angela Porcaro che non avrebbe esitato a colpire violentemente l’ultraottantenne con delle pietre. I due aggressori avrebbero poi sfilato portafogli e chiavi di casa alla vittima e sono scappati via, lasciando l’anziano ferito a terra con una frattura al cranio.
    Gli agenti hanno individuato i due presunti aggressori grazie ad un “pizzino”, che il diciasettenne aveva lasciato alla vittima. Infatti il ragazzo sempre nel pomeriggio, prima dell’aggressione, si era presentato a casa sua dell’anziano con un bimbo di pochi anni, chiedendo dell’olio da comprare. La vittima lo aveva fatto accomodare, gli aveva offerto da bere e dato un dolcetto al bambino. Aveva chiesto poi al diciassettenne di lasciargli il numero di telefono per poterlo contattare una volta trovato il venditore d’olio. Il ragazzo avrebbe perciò lasciato alla sua vittima un foglietto con il suo numero di telefono, il nome di battesimo e luogo di origine.
    L’anziano ha fornito agli inquirenti una descrizione dettagliata di quanto accaduto. Anche se sorpreso alle spalle, l’uomo sarebbe riuscito a riconoscere nell’aggressore il ragazzo, che aveva colto in casa poche ore prima. Anche alcuni vicini di casa hanno fornito altre descrizioni. Sono stati effettuati dagli agenti anche ai riscontri calligrafici che hanno permesso d’individuare gli autori dell’aggressione e della rapina.
    Angela Porcaro è stata portata nel carcere dei Pagliarelli di Palermo, mentre il diciassettenne è stato condotto all’istituto di custodia per minorenni di Palermo.
    Colpirono un ottantenne alle spalle per rapinarlo: arrestati 2 palermitani - Giornale di Sicilia

    Furto di corrente, estetista arrestata: il suo centro ha «succhiato» 50mila euro
    di Pino Cerciello
    San Giuseppe Vesuviano. Estetista ruba circa cinquantamila euro di corrente. Scovata dai carabinieri e dai tecnici dell'Enel, è stata arrestata in flagranza di reato. Il contatore manomesso, secondo quanto riferito dai carabinieri che hanno condotto l'operazione, era li', accessibile ai controlli. Il furto sarebbe stato accertato dai tecnici dell'Enel fatti arrivare sul posto.
    I militari della stazione di San Giuseppe Vesuviano, che in questi giorni hanno intensificato i controlli in occasione delle festività pasquali, hanno accertato che la donna, incensurata, aveva manomesso il contatore presso il suo avviato centro di estetica a pochi passi dal centro cittadino. Con l'ausilio dei tecnici dell'Enel, fatti arrivare per verificare le condizioni del misuratore, è stato quantificato un danno, nei confronti della compagnia elettrica, di circa cinquantamila euro.
    http://www.ilmattino.it/napoli/crona...o-2383103.html

    All'Atac è record di assenze: boom di dipendenti malati
    Ogni giorno il 12% del personale dell'azienda di trasporti romana resta a casa. Il doppio rispetto ai colleghi milanesi
    Pier Francesco Borgia
    Milano batte Roma. Almeno sulla presenza sul posto di lavoro del personale delle società incaricate di gestire il trasporto pubblico.
    La milanese Atm ha una percentuale di assenza dal lavoro (del suo personale operativo) pari a al 5,73%. Discorso diverso per i colleghi romani. L'Atac denuncia una assenza dal lavoro dell'11,96% di chi quotidianamente viene impiegato nell'«esercizio di superficie», ovverosia macchinisti metro e autisti degli autobus.
    Già due anni fa, un servizio del giornale online Linkiesta denunciava un confronto impietoso per il servizio di trasporto pubblico capitolino con quello meneghino. Basandosi su una ricerca dell'Istituto Bruno Leoni e sui report dell'Autorità anticorruzione il giornale mostrava le differenze tra le due aziende. Una, quella milanese, tornata in utile con i conti a posto, con un organigramma dirigenziale snello e con i mezzi con un età media di poco più di otto anni. Quella romana, invece, aveva una squadra dirigenziale quattro volte superiore, passivo di bilancio e una vita media dei mezzi di trasporto di oltre dodici anni. Insomma le cose non sembrano cambiate.
    Tornando ad analizzare i dati messi a disposizione dalle due municipalizzate si scopre che appunto l'11,96% delle persone impiegate per guidare autobus e manovrare i convogli della metropolitana non si presenta al lavoro. Una cifra questa che si può scorporare in diverse voci. Il 6,21% risulta alla fine assente per malattia, mentre è assente per maternità lo 0,54%, per gli effetti della Legge 104 il 2,44%, per congedi parentali lo 0,9% e per altri motivi (compreso l'infortunio sul lavoro) poco meno del due per cento. Se si fa il calcolo su tutto il personale femminile dell'azienda l'incidenza delle assenze per maternità ovviamente si alza allo 0,74%.
    Il dato che fa più effetto però è quello complessivo. Il totale della forza lavoro Atac è di 11.600 persone (tra dirigenti, operai, macchinisti, addetti ai servizi ausiliari, addetti ai servizi di supporto e autisti). Secondo i dati forniti dalla municipalizzata risulta assente il 12,12%. Tenendo ovviamente conto che tra turni e riposi settimanali possono risultare effettivi giornalmente i 2/3 della forza lavoro, all'appello mancherebbero ben 930 circa dipendenti. Ovviamente tra l'espressione «malato» e quella di «inidoneo al servizio» il passo non è da sottovalutare, perché chi lo diventa deve essere riassegnato ad altro incarico. La scorsa estate per esempio vennero controllati 160 dipendenti che avevano ottenuto, in precedenza, il cambio di destinazione per problemi fisici. Di questi l'80% risultò del tutto guarito, quindi abile tanto da poter tornare alle originarie mansioni.
    All'Atac è record di assenze: boom di dipendenti malati - IlGiornale.it

    Roma, vigili urbani tamponano un'auto e falsificano i verbali: condannati
    Due vigili urbani di Roma sono stati condannati a due anni per abuso d'ufficio e falso per aver confezionato dei verbali menzogneri ai danni di un automobilista che avevano tamponato
    Ginevra Spina
    Due vigili urbani hanno tamponato con l'auto di servizio una Fiat Punto che li precedeva e poi hanno redatto verbali menzogneri per scaricare la colpa sull'altro conducente: condannati a due anni di carcere per abuso di ufficio e falso.
    L'incidente è avvenuto il 21 gennaio dello scorso anno in via della Conciliazione a Roma. I due agenti Pierluigi Z. e Tiziana E. avevano tamponato con la vettura di servizio l'auto che li precedeva, ma, invece di allertare un'altra forza di polizia, hnno cercato di farla franca confezionando una ricostruzione dell'incidente stradale che li scaricava da ogni responsabilità.
    Nello specifico, riporta il Messaggero, i due vigili hanno redatto tre verbali in cui contestavano al conducente dell'auto tamponata, un operaio albanese, l'eccesso di velocità, la mancata segnalazione dell'indicatore di segnalazione prima di una svolta e infine il mancato arresto del mezzo al loro alt.
    In seguito alla segnalazione dei vigili urbani, le assicurazioni si erano attivate a sfavore dell'auto tamponata, ma l'operaio, convinto di non avere colpe, ha sporto denuncia all'autorità giudiziaria. Il sostituto procuratore Roberto Felici ha aperto un fascicolo e iscritto i due agenti nel registro degli indagati.
    I tre verbali sono stati smontati dai testimoni, gli stessi che i vigili avevano indicato nel loro rapporto girato alle assicurazioni. Sentiti dall'autorità giudiziaria, i due testimoni oculari, un tassista e un ciclista, hanno raccontato di aver visto l'auto dei vigili tamponare l'auto che li precedeva, senza riscontrare inseguimenti e altre anomalie, compresa l'alta velocità.
    Così i due agenti si sono ritrovati a processo davanti al gup Anna Maria Fattori che li ha condannati entrambi a due anni di carcere, con pena sospesa, per il reato di abuso d'ufficio e falso, accogliendo la richiesta dell'accusa. Nel capo di imputazione il pm aveva contestato loro anche l'aggravante di aver proceduto al rilievo dell'incidente, invece di allertare un'altra forza di polizia, nonostante avessero l'obbligo di astenersi da tale compito , considerato il loro coinvolgimento diretto.
    Roma, vigili urbani tamponano un'auto e falsificano i verbali: condannati - IlGiornale.it

    Scoperta una frode fiscale da nove milioni di euro di una ditta di Niscemi
    di Silvia Iacono
    NISCEMI. Una ditta di Niscemi, operante su scala nazionale nel settore dei trasporti su strada, che non aveva mai pagato un euro di tasse. I finanzieri di Caltanissetta hanno scoperto una maxi evasione fiscale da circa 9 milioni di euro.
    Il nucleo di polizia tributaria nisseno ha ricostruito il cospicuo volume d’affari della ditta. I finanzieri hanno analizzato la documentazione contabile, scandagliato tutti i rapporti finanziari riconducibili alla ditta e al suo rappresentante legale e ricostruito tutti i rapporti commerciali. Da questa indagine è emerso che tutte le operazioni commerciali effettuate dal 2011 ad oggi, sono avvenute in nero, non dichiarando al fisco tutti i redditi conseguiti.
    Si tratta di un giro d’affari milionario, con il quale sono stati sottratti al fisco circa 9 milioni di euro tra imposte dirette, Iva ed Irap.
    Scoperta una frode fiscale da nove milioni di euro di una ditta di Niscemi - Giornale di Sicilia

    DICHIARATA ILLEGITTIMA LA NORMA
    Sanità, assunzioni senza concorso
    Consulta boccia la Regione Puglia
    BARI - La Corte Costituzionale ha dichiarato illegittima la norma della Regione Puglia sui contratti a tempo determinato rinnovabili per il personale sanitario. In particolare i giudici ha dichiarato l’illegittimità costituzionale dei comma 4, 5 e 6 dell’articolo 53 della legge di stabilità del febbraio 2016, nella parte in cui prevede l'assunzione per un anno, senza concorso, di personale delle Asl già precedente adibito a Servizio di assistenza domiciliare integrata (ADI), riabilitazione e integrazione scolastica. Secondo il ricorrente tali norme «sarebbero costituzionalmente illegittime, sia per violazione del principio del concorso pubblico, sia per invasione della competenza statale in materia di ordinamento civile».
    I giudici della Consulta, bocciando la legge pugliese, spiegano nella sentenza che «le regioni devono rispettare la regola posta dall’art. 97, quarto comma, della Costituzione secondo cui '[a]gli impieghi nelle pubbliche amministrazioni si accede mediante concorso'», sottolineando che «né la necessità di garantire la continuità dell’azione amministrativa, addotta dalla resistente, è ragione di per sé sufficiente a giustificare una deroga al principio del pubblico concorso».
    La Corte spiega, quindi, che «trattandosi di servizi assistenziali stabili, che l’amministrazione ha l'obbligo di fornire, la Regione non avrebbe dovuto prevedere la chiamata in servizio diretta, con contratti annuali rinnovabili, ma seguire le ordinarie procedure di assunzione (nelle quali è consentito entro certi limiti valorizzare la specifica esperienza pregressa)».
    Sanità, assunzioni senza concorso Consulta boccia la Regione Puglia - La Gazzetta del Mezzogiorno

    Bimbi in auto senza seggiolino: al Sud lo usano meno di due genitori su dieci
    In Italia, sei genitori su dieci non usano il seggiolino in auto per i propri figli. Al Sud il dato peggiore: soltanto meno di due genitori lo utilizzano
    Le "scuse" per non usarlo sono tante, cosi' come lo sono anche i rischi. In Italia, sei genitori su dieci non usano il seggiolino in auto per i propri figli. Al Sud il dato peggiore: soltanto meno di due genitori lo utilizzano. Il motivo? Il percorso breve, la bassa velocità o i troppi capricci dei bimbi.
    Nel 2016, sulle nostre strade sono morti 53 bambini tra 0 e 13 anni, undici in più rispetto al 2015. A denunciarlo l'Associazione Sostenitori ed Amici della Polizia Stradale, che lo scorso anno ha registrato 1049 incidenti con 1312 feriti con lesioni importanti, vittime a parte.
    Al centro-Sud soltanto il 41,2 per cento di mamme e papà pensa alla sicurezza del proprio bimbo in auto e utilizza un seggiolino (fonte: rapporto Ulisse dell'ISS). Al Nord, invece, la percentuale sale al 59,1 per cento; mentre è al Sud e nelle Isole che i genitori sarebbero più negligenti: la percentuale, infatti, si attesta al 16,7 per cento, cioè meno di due genitori utilizzerebbe il seggiolino.
    Bimbi in auto senza seggiolino: al Sud lo usano meno di due genitori su dieci - Giornale di Sicilia

    Sanità, la Lombardia mette un tetto ai pendolari della salute: 30 milioni di tagli in vista
    È battaglia sulla decisione del Pirellone di sforbiciare le cure ai pazienti in arrivo dal resto d'Italia negli ospedali privati lombardi convenzionati con il sistema sanitario pubblico
    di ALESSANDRA CORICA
    È battaglia sulla decisione del Pirellone di sforbiciare le cure ai pazienti non lombardi, e in arrivo dal resto d'Italia, che vengono fatte ogni anno dagli ospedali privati convenzionati con il sistema sanitario pubblico, mettendo un tetto a un centinaio di prestazioni.
    Un capitolo importante, se si considera che il settore in tutto vale 687 milioni, e per oltre il 66 per cento è appaltato a cliniche e case di cura. Che ricoverano, in media, ogni dodici mesi oltre 91mila pazienti (su 147mila) in arrivo soprattutto da regioni del sud come Sicilia, Calabria, Puglia e Campania. Una vera e propria migrazione, insomma: del resto, la Lombardia è la regione che ha il tasso di attrattività più alta a livello nazionale.
    Ebbene, a questo flusso di persone - in arrivo sia per operazioni complesse, come interventi alla colonna vertebrale o al cuore, sia per cure comuni come il laser per le vene varicose - Palazzo Lombardia ha deciso di mettere un freno. Nei giorni scorsi il Pirellone ha approvato una delibera che mette per i ricoveri nelle cliniche un limite per i pazienti non lombardi. Ovvero, quei malati che spesso arrivano a Milano, Pavia o Brescia per essere operati da primari e luminari che, prima, li hanno visitati negli studi privati che hanno aperto in altre regioni.
    Per questo capitolo, così, nel 2017 la Regione non sborserà agli ospedali privati più di 129 milioni, contro i 142 dell'anno scorso. Questo vuol dire che, se le cliniche a fine anno presenteranno al Pirellone un conto più alto, non verranno pagate. Stesso discorso per il 2018, in cui il tetto sarà di 116 milioni, e il 2019, in cui sarà di 104. E sarà definitivo: questo significa che, anche negli anni dopo, da quella cifra non si potrà sforare.
    Dal "tetto", è bene precisarlo, saranno escluse le cure altamente specialistiche, come quelle per i malati oncologici fatte negli Irccs, gli istituti di ricerca. Di fatto, però, il tema preoccupa non poco gli operatori del settore, soprattutto per alcune specialità come l'emodinamica e la chirurgia bariatrica per pazienti obesi: i privati già l'anno scorso sul tema avevano avviato un'intensa attività di lobbying, per fermare quei tagli all'epoca solo annunciati. E, adesso, diventati realtà.
    Certo è che il meccanismo dei rimborsi per le cure ai pazienti non lombardi è complesso. Se un malato proveniente da un'altra regione viene curato in una struttura lombarda, questa "fattura" il costo delle cure al Pirellone. Che salda subito il conto, e poi si rivolge alla regione di provenienza del malato, inviandogli la fattura. Tutto regolare, se non fosse che il sistema spesso si inceppa. E che dalle regioni con bilanci non in ordine, non è immediato il pagamento dei debiti. Con il risultato che questi, spesso, si accumulano.
    Sanità, la Lombardia mette un tetto ai pendolari della salute: 30 milioni di tagli in vista - Repubblica.it

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    Predefinito Re: Terryes

    Due quintali di rifiuti nel tre ruote
    Denunciato 71enne senza patente
    di Francesca Raspavolo
    Torre del Greco. Era al volante di un tre ruote stracolmo di rifiuti, li stava trasportando abusivamente nel retro di un motocarro privo di assicurazione, senza autorizzazioni ambientali e senza neanche una valida patente di guida. Nei guai è finito un pensionato di Torre del Greco, G.M., 71 anni, denunciato a piede libero per illecito smaltimento di rifiuti.
    L'anziano è stato sorpreso questa mattina in possesso di un ingente quantitativo di materiale di risulta edile. L'operazione è scattata alla periferia della città: i vigili urbani della unità operativa di polizia stradale - guidati dal tenente Gerardo Visciano - lo hanno beccato in via Nazionale alla guida di un motocarro sospetto e lo hanno fermato.
    Nel retro del furgoncino c'erano due quintali di spazzatura varia: mattonelle, piastrelle, cemento e scarti di lavorazioni edili che G.M. stava trasportando probabilmente in qualche punto di sversamento abusivo, senza avere i permessi ambientali.
    Non solo: il veicolo è risultato essere già sottochiave, era infatti sotto sequestro dei carabinieri e privo della necessaria copertura assicurativa. Come se non bastasse, il 71enne non aveva la patente: scaduta da tre anni, non l'aveva mai rinnovata ma si era messo ugualmente alla guida.
    Due quintali di rifiuti nel tre ruote Denunciato 71enne senza patente | Il Mattino

    S'infuria dopo un tamponamento e ​cerca di investire i passanti
    A causa di un tamponamento, perde le staffe e si scaglia contro i passanti. Ora è in carcere con l'accusa di tentato omicidio
    Angelo Scarano
    Panico a Lecce, sulla strada per la marina di San Cataldo: dopo una violenta lite tra automobilisti, causata da un tamponamento, un uomo si è scagliato sui passanti per poi infilarsi in auto e fuggire.
    Le segnalazioni giunte in questura indicavano la presenza di un uomo esagitato che si gettava contro chiunque con pugni e morsi, provocando a sua volta la reazione dei presenti che cercavano di bloccarlo.
    Non contento, l'uomo è riuscito a infilarsi in una delle auto coinvolte nell'incidente e a fuggire, guidando in modo spericolato, andando a sbattere più volte contro il guardrail e rischiando di investire chiunque si tovasse sulla sua strada. In più ha lanciato pure grossi massi contro chi si trovasse a tiro. Gli agenti della questura di Lecce sono riusciti a bloccarlo dopo un inseguimento.
    La reazione dell'uomo era stata provocata da un tamponamento avvenuto poco prima e che aveva visto coinvolta una sua parente. L'uomo era così giunto sul posto, dopo aver appreso dell'incidente, guidando in modo spericolato la sua auto. Ora è stato arrestato per tentato omicidio, furto aggravato, atti persecutori, minacce gravi e lesioni, resistenza oltraggio e violenza a pubblico ufficiale e condotto in carcere.
    S'infuria dopo un tamponamento e ?cerca di investire i passanti - IlGiornale.it

    Lite in famiglia finisce nel sangue,
    il genero accoltella il suocero
    di Melina Chiapparino
    Non era la prima volta che discutevano ma ieri, tra le mura di casa, è esplosa la violenza. Protagonisti di una brutale aggressione finita nel sangue, sono stati suocero e genero che, dopo cena, nell'abitazione al Rione Sanità, hanno iniziato a litigare violentemente fino a colpirsi reciprocamente con pugni e schiaffi e all'accoltellamento del suocero.
    Il 59enne è stato ferito dal coltello conficcato alla spalla sinistra mentre la vittima più giovane, il genero, ha riportato numerosi traumi e contusioni dovuti a calci e pugni in tutto il corpo. Entrambi sono stati medicati in ospedale e denunciati dalla polizia, intervenuta con le volanti dell'Ufficio Prevenzione Generale della Questura.
    Lite in famiglia finisce nel sangue, il genero accoltella il suocero | Il Mattino


    Bari, caso record in un liceo
    licenziati 2 bidelli «fannulloni»
    Uno era sempre assente, l'altro chiudeva addirittura i bagni e non puliva: ha scaraventato per scale la preside che l'aveva richiamato
    BARI - Non siamo sul set di «Quo Vado», il film di Checco Zalone icona del posto fisso nel pubblico, ma la vicenda che raccontiamo è realmente accaduta. Non in una scuola qualsiasi sperduta in una lontana periferia, ma nello storico liceo classico di Bari «Quinto Orazio Flacco», istituto che ha forgiato fior di professionisti. Entrambi i provvedimenti di licenziamento sono giunti al capolinea: uno è stato ormai «digerito» dall'interessato al quale è stato notificato il «congedo» obbligatorio con il preavviso (ha lasciato la scuola una decina di giorni fa); mentre l'altro sembra si prepari a fare ricorso perchè a lui sarebbe stato riservato il licenziamento senza preavviso.
    I fatti.
    Entrambi gli «ausiliari» erano considerati «negligenti nel servizio» (o lavativi?): uno di questi, qualche mese fa, scaravento' per le scale la (nuova) dirigente scolastica, Anna Ruggiero, lasciandola a casa per 45 giorni tra fisioterapia e cure mediche per le lesioni riportate. Una spinta, a quanto pare, conseguenza di una reazione all'ordine di pulire un'area di sua pertinenza. Il bidello « incriminato» amava chiudeva i bagni alle 12.30, mezz'ora prima dell'orario previsto, costringendo i ragazzi a «trattenersela» perchè non voleva impegnarsi più di tanto o forse perchè intendeva organizzarsi il lavoro a suo piacimento. «I ragazzi poi sporcano» avrà pensato. Per questo si è beccato prima una sospensione di dieci giorni e successivamente è arrivato ai ferri corti con la dirigente «colpevole» di avergli ordinato per l’ennesima volta di fare il suo lavoro: lasciare i bagni aperti e pulirli.
    Per spiegarglielo sono dovuti intervenire i carabinieri anche se nel frattempo la preside aveva fatto un volo per le scale. Come aveva osato, lei, rompere quell'«incantesimo» che da tempo (pare anni) garantiva regolarmente lo stipendio a questo «dipendente modello»? L'istruttoria disciplinare – aggravata anche dal comportamento aggressivo del bidello - si è conclusa da poco con il linceziamento e l'interessato, a quanto pare, si prepara a dare battaglia. Per ora resta a casa.
    L'altro bidello – come già detto – ha incassato il licenziamento senza batter ciglio. Basti pensare che, nel corso di ripetute visite fiscali, sarebbe risultato uccel di bosco, continuando comunque a percepire un regolare stipendio e, nel corso delle sue «presenze» a giorni alterni avrebbe costretto i suoi colleghi a sobbarcarsi anche la sua parte di lavoro.
    Bari, caso record in un liceo licenziati 2 bidelli «fannulloni» - La Gazzetta del Mezzogiorno

    Carte false per l'assicurazione: 36 a rischio processo
    Documenti contraffatti per attestare false residenze al Centro e Nord Italia, cosi' da spuntare prezzi più bassi. Nel mirino un'intera famiglia di Napoli
    Giovanni Vasso
    Carte false per farsi l'assicurazione al Centro e al Nord le vetture immatricolate a Napoli e in Campania, rischiano il processo in trentasei.
    Risultano coinvolte nell’inchiesta agenzie e intermediari di Veneto, Friuli, Molise, Piemonte ed Emilia Romagna. Devono tutti rispondere, a vario titolo e nelle differenti posizioni, delle ipotesi di reato di truffa e utilizzo di falsa documentazione.
    Sarebbero più di centocinquanta le polizze sospette finite nel mirino dell’inchiesta partita dalla Polizia stradale di Udine che ha indotto i magistrati della Procura della Repubblica di Napoli a chiedere il rinvio per trentasei indagati. Tra di loro un’intera famiglia napoletana, due fratelli e una sorella insieme alla moglie di uno dei due uomini, che avrebbe intessuto e gestito i rapporti tra i clienti e gli intermediari assicurativi.
    Secondo quanto riporta Udine Today, la presunta organizzazione avrebbe fornito e usufruito di documenti falsi sulla base dei quali consentivano agli automobilisti di assicurare le loro vetture in altre regioni che non fossero la Campania. Garantendo loro, illegalmente, ottimi margini di risparmio. Le polizze finite al centro dell’inchiesta sarebbero state emesse dal Molise fino al Nord, da Padova, Vicenza Udine fino a Bolzano, Bologna, Vercelli, Torino, Firenze.
    Un'inchiesta simile, nei mesi scorsi, aveva sgominato un'altra presunta organizzazione che aveva trovato il modo di offrire agli automobilisti campani prezzi ribassati, rispetto a quelli praticati dalle compagnie nel territorio regionale. In questo caso finirono nel mirino degli inquirenti 48 persone, accusate di aver attestato - falsamente - di essere residenti in Abruzzo per spuntare premi bassi per l'assicurazione dell'automobile.
    Carte false per l'assicurazione: 36 a rischio processo - IlGiornale.it

    Originari del Lodigiano.............certo, certo.......

    Segrate, spara in strada alla convivente e tenta il suicidio: entrambi gravissimi
    La coppia, originaria del Lodigiano ma da qualche tempo residente a Milano, ha quattro figli.
    Segrate - Spara alla compagna al culmine in un litigio, in strada, e poi rivolge la pistola contro se stesso. Ora entrambi sono ricoverati all'ospedale in gravissime condizioni. L'episodio è avvenuto intorno alle 16.15 in via Cellini a Segrate, Comune alle porte di Milano, nell'hinterland Est del capoluogo lombardo.
    L'uomo, il 38enne Ciro Sorrentino, con diversi precedenti per droga, è stato portato al San Raffaele; la donna, Antonietta Di Nunno di 35 anni, è al Policlinico di Milano.
    I due, originari di Borghetto Lodigiano ma da qualche tempo residenti a Milano, si stavando separando. Secondo quanto riferito da alcuni testimoni, i due stavano litigando in modo molto acceso in un parcheggio. Dalle parole sono passati agli spintoni e un tratto lui ha estratto la pistola, una semiautomatica caibro 6,35 con matricola abrasa, e ha fatto fuoco contro la compagna, colpendola alla nuca. Quindi ha rivolto l'arma alla tempia e ha tentato di suicidarsi. Dopo aver sentito i familiari, gli investigatori avrebbero appurato che il litigio era cominciato ieri sera, nell'appartamento di via MacMahon a Milano dove la coppia viveva da qualche tempo.
    Segrate, spara in strada alla convivente e tenta il suicidio / FOTO e VIDEO - Cronaca - ilgiorno.it

    Diffusione del cognome Sorrentino - Mappe dei Cognomi Italiani

    Diffusione del cognome Di Nunno - Mappe dei Cognomi Italiani

    Morsa dal cane a Castellabate
    gira tutta la Campania per l'antitetanica
    di Antonio Vuolo
    Morsa dal proprio cane, ha dovuto girovagare per tutta la Campania, prima di trovare l'antitetanica in un piccolo paesino del benventano. E' l'odissea vissuta da una 34enne, E.C. di Castellabate, che ha rischiato tanto per un morso del suo bastardino.
    «Il calvario è iniziato l'altra sera - spiega - quando improvvisamente il mio cane, sempre docilissimo, mi ha aggredito al viso mentre lo accarezzavo. Da quel momento, è iniziata una terribile odissea per reperire l'antitetanica che la dottoressa mi ha subito prescritto perché non era reperebile né negli ospedali né nelle farmacie». Solo alle 23 della sera successiva al morso, proprio al limite delle 24 ore dal morso, la 34enne cilentana ha trovato il farmaco in un piccolo paese del beneventano.
    «Tante persone, compresi dei medici, - continua nel suo racconto - si sono attivati per reperire l'antitenatica, che pero' non si trovava da nessuna parte, nemmeno a Salerno e dintorni. Dicono che da oltre due mesi non arriva nelle farmacie l'antitetanica, ma come è possibile? Per fortuna, alla fine siamo riusciti a reperirla nel beneventano, altrimenti mi dite io cosa avrei dovuto fare?». Si è trattato, tuttavia, del secondo caso nel giro di pochi giorni nel Cilento.
    Ad Agropoli, infatti, un'odissea simile è stata vissuta da un 50enne, feritosi alla gamba con una motosega. I familiari sono stati costretti addirittura a recarsi a Roma per reperire l'antitetanica. Anche in quel caso, infatti, era stata vana la ricerca tra le farmacia delle province di Salerno e Napoli.
    La disavventura: morsa dal cane gira tutta la Campania per antitetanica | Il Mattino

    SI INDAGA DAL 2012
    Truffe per lavori non fatti
    sequestrati beni a dirigenti del comune di Taranto
    TARANTO - Militari del Nucleo di Polizia Tributaria di Taranto hanno eseguito un decreto di sequestro preventivo finalizzato alla confisca per equivalente di beni mobili, immobili e disponibilità finanziarie per un importo complessivo di 1 milione e 478mila euro, emesso dal gip Giuseppe Tommasino nei confronti di 24 persone: tre dirigenti del Comune di Taranto; un dirigente, un architetto ed un geometra della Soprintendenza ai Beni Archeologici della Puglia; 11 professionisti tra ingegneri, architetti e consulenti tecnici; 7 tra amministratori e dipendenti di 4 società appaltatrici.
    Il provvedimento cautelare rappresenta l’epilogo di indagini delegate dal pm Enrico Bruschi e avviate dalle Fiamme Gialle nel novembre 2012, che hanno riguardato i lavori di ristrutturazione e consolidamento edilizio di alcuni stabili della Città Vecchia di Taranto, finanziati dalla Regione Puglia, con un appalto denominato «Vicolo 2 - Lotto 3», per un importo complessivo di 5 milioni di euro. E’ stato accertato che un gruppo imprenditoriale specializzato nelle riqualificazioni urbanistiche, attraverso l’attestazione di esecuzione lavori, in realtà mai effettuati, ha conseguito un profitto illecito quantificato in 725 mila euro. Tutto ciò è stato reso possibile, secondo gli inquirenti, grazie al concorso nel reato di dirigenti del Comune che, attratti da un piano sistematico di tangenti, regalie e cene, avrebbero omesso ogni forma di controllo, collaudando opere mai realizzate.
    Truffe per lavori non fatti sequestrati beni a dirigenti del comune di Taranto e tecnici - La Gazzetta del Mezzogiorno

    Napoli, la mitraglia da 800 colpi al minuto
    nello scantinato di un insospettabile
    di ​Nico Falco
    Una Ranger M21 Sites, ormai fuori produzione da una ventina d’anni, spara più di 800 colpi al minuto: è l’arma perfetta per le stese di camorra a Napoli. C’era anche quella nell’arsenale che è stato ritrovato nello scantinato di un insospettabile al Rione Traiano, dove ancora una volta polizia e carabinieri hanno circondato edifici e cortili per stroncare sul nascere qualsiasi tentativo di riorganizzazione della camorra locale. E che la malavita stia tentando di rialzarsi, dopo il maxiblitz dell’Arma di fine gennaio, è ancora più chiaro: una delle piazze di spaccio era tornata in funzione.
    L’hanno scoperto i carabinieri della compagnia di Bagnoli che, insieme a quelli del Reggimento Campania, sono tornati negli scantinati che erano stati trasformati in bunker e dove, nelle scorse settimane, erano state denunciate una quarantina di persone per violazione dei sigilli. Sabato Manzo, 27 anni, già noto alle forze dell’ordine, è stato arrestato in via Tertulliano, mentre vendeva dosi di cocaina a giovani clienti; nel locale, protetto da un sistema di videosorveglianza abusivo puntato sulle strade attigue e sugli accessi, c’erano 7,5 grammi di cocaina, 7 di crack e 18 di marijuana, oltre al materiale per il confezionamento e i soldi provenienti dallo spaccio.
    Negli altri scantinati sotto sequestro sono state sorprese quattro persone, denunciate per violazione dei sigilli: sono tre ragazzi, due di 19 anni e uno di 21, del Rione Traiano, e un uomo di 42 anni di Monterusciello. In via Catone i militari sono stati aggrediti da sette persone, tra cui 3 donne, che hanno tentato di bloccarli ferendo lievemente due carabinieri, verosimilmente per permettere la fuga ai pusher; il gruppetto è stato denunciato per violenza, resistenza e minaccia a pubblico ufficiale. A poche centinaia di metri, invece, la polizia di Stato ha rinvenuto un vero e proprio arsenale, nelle disponibilità dei gruppi malavitosi locali.
    Una trentina di poliziotti della Squadra Mobile della Questura e del Reparto prevenzione crimine Campania hanno effettuato una serie di perquisizioni nelle case di criminali e fiancheggiatori dei clan. Le armi erano nell’abitazione di Luigi Gragnaniello, di 23 anni, incensurato. Una pistola con matricola abrasa era nascosta dietro un armadio e, nello scantinato, in un borsone di tela, c’erano due semiautomatiche, 3 revolver, un mitragliatore e quasi duecento cartucce di vario calibro. I due arrestati sono stati rinchiusi nel carcere di Poggioreale.
    La mitraglia da 800 colpi al minuto nello scantinato di un insospettabile | Il Mattino

    Ancora sangue a Napoli. Tre morti in poche ore
    Un 29enne ucciso all'alba in un pub, zio e nipote freddati per strada nel pomeriggio
    A Napoli si continua a sparare, in un'escalation di violenza impressionante. Nel giro di poche ore, oggi, tre persone sono state uccise a colpi d'arma da fuoco. Due sono morte in vico Valente, nel quartiere napoletano di Miano, mentre all'alba un 29enne è rimasto ucciso in una sparatoria al pub. Una 'guerra' dichiarata, che conta sei morti in 48 ore in episodi scollegati, ma tutti di matrice camorristica, almeno stando alle modalità degli omicidi.
    SPARI TRA LA FOLLA - I sicari sono entrati in azione alle 15.15 nel quartiere Miano, in vivo Valente, sparando tra la gente, e lasciando a terra due persone. Le ultime due vittime sono zio e nipote, uccisi mentre erano a bordo di uno scooter Honda SH. Senza vita sono rimasti Carlo Nappello, 46 anni, e il nipote omonimo di 23 anni, considerati dagli inquirenti vicini al clan Lo Russo. I sicari hanno esploso almeno 20 colpi con un'arma semiautomatica.
    L'AGGUATO ALL'ALBA -In un pub di via Riviera di Chiaia a Napoli, alle prime luci dell'alba, un uomo con il viso nascosto da un passamontagna è entrato nel locale e ha esploso alcuni colpi d'arma da fuoco contro Carmine Picale, 29 anni, già noto alle forze dell'ordine, ferendolo gravemente. L'uomo, di San Giorgio a Cremano (Napoli), è stato accompagnato da alcuni amici nell'ospedale Loreto Mare della città, dove è deceduto. Sull'accaduto sono in corso indagini dei carabinieri.
    SCIA DI SANGUE - Appena due giorni fa padre e figlio - Vincenzo Staterini, 50 anni, e Emanuele, 29 anni - sono stati freddati in una tabaccheria di Giugliano nell'ambito di una faida di camorra (in quel caso si sarebbe trattato di una vendetta giunta dopo un anno).
    E non più tardi del 24 maggio un baby-boss 15enne del clan Amato-Pagano è stato arrestato con l'accusa di aver ucciso due affiliati 'per punirli'.
    Ancora sangue a Napoli. Tre morti in poche ore - Cronaca - quotidiano.net

    Camorra, arrestato 15enne. Avrebbe ucciso due affiliati per 'punirli'
    Il rampollo del clan Pagano-Amato avrebbe organizzato e eseguito l'omicidio di due uomini vicini al clan perché volevano autonomia nella piazza dello spaccio
    Napoli, 24 maggio 2017 - Killer a soli 15 anni 'per dare l'esempio'. E' di quanto è accusato un rampollo del clan Amato-Pagano che a Melito di Napoli arrestato dai carabinieri.
    L'adolescente avrebbe organizzato ed eseguito l'omicidio di due affiliati del clan per punire iniziative che erano state considerate troppo autonome. I militari avrebbero accertato che il giovane è il mandante e l'autore del duplice omicidio di Alessandro Laperuta e Mohamed Nuvo, consumato in un appartamento al 4/o piano di Melito il 20 giugno 2016. Le vittime erano nel mirino del clan perché non seguivano la strategia del gruppo camorristico.
    Oggi, appena 16enne, è già considerato un elemento di spicco del clan camorristico Amato-Pagano. E' il figlio di un boss detenuto da tempo, e la madre è stata arrestata nei mesi scorsi essendo considerata la reggente della cosca. L'omicidio lo avrebbe organizzato con l'aiuto di due complici maggiorenni.
    Per il duplice omicidio si è risaliti al giovane perché rimase ferito: la sera, dopo il regolamento di conti, un 15enne con un cognome "pesante" negli ambienti criminalisi presento' all'ospedale con un colpo di pistola all'addome. Per sua fortuna il proiettile non aveva leso alcun organo vitale.
    Quella mattina le forze dell'ordine chiamarono i pompieri perché un'abitazione al quarto piano di un palazzo in via Giulio Cesare a Melito era chiusa dall'interno. Nell'ingresso era agonizzante Alessandro Laperuta, 32 anni, il proprietario della casa. Sul ballatoio, disteso a terra in una pozza di sangue, c'era invece Mohamed Nuvo, 30 anni, originario della Tunisia che era stato ucciso con un colpo di pistola alla testa.
    Fu un'azione punitiva contro altri 'fuoriusciti' della cosca, che cercavano autonomia nella gestione della piazza di spaccio nota come la "219" a Melito, e che stavano approfittato del momento difficile del clan che doveva fare i conti con una scissione interna tra i Riccio e Pagano e con gli ergastoli ai capi clan.
    Camorra, arrestato 15enne. Avrebbe ucciso due affiliati per 'punirli' - Cronaca - quotidiano.net


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    Predefinito Re: Terryes

    Villaricca, per ostacolare il rivale in affari gli sfasciano il furgoncino a martellate: arrestati padre e figlio
    di Cristina Liguori
    Villaricca. Padre e figlio indemoniati. Per una questione di concorrenza sfasciano il mezzo ad una ditta rivale. Il loro intento era quello di impedire che una società, con sede a Giugliano, consegnasse l’acqua ai supermercati di Villaricca. Un caso incredibile verificatosi sotto gli occhi di tutti. I due commercianti, infatti, in pieno giorno lo scorso 21 aprile, hanno distrutto con ben due martelli tutta la carrozzeria di un furgoncino di proprietà della ditta giuglianese. A bordo c’era l’autista del mezzo che, secondo le testimonianze, ha provato più volte a chiedere aiuto ai passanti ed avrebbe urlato a squarciagola la parola “camorristi”. L’episodio è stato poi denunciato ai carabinieri della Compagnia di Giugliano che hanno identificato i due aggressori V.I. del 58, e A.I del 94. Padre e figlio su disposizione della Procura di Napoli nord sono stati arrestati per estorsione aggravata e danneggiamento.
    Per ostacolare il rivale in affari gli sfasciano furgoncino a martellate | Il Mattino

    Napoli, shopping o parrucchiere
    durante l'orario di lavoro: 2 interdizioni
    e 7 dipendenti comunali indagati
    I militari dell’Arma li hanno filmati dal parrucchiere, in vari negozi per scegliere vestiti o provare scarpe, in farmacia, a fare la spesa al supermercato, al bancone di enoteca a degustare vini, seduti per strada vicino a furgoni per piccoli traslochi in attesa di clienti.
    Ripetute o abituali “distrazioni” dalle ore di servizio dovute alla comunità spese, invece, per attività private usando registrazioni di presenza “multiple e di comodo” con i badge elettronici in assegnazione personale che passavano di mano in mano.
    Casi di assenteismo emersi durante indagini dei Carabinieri della Stazione San Giuseppe coordinate dalla sezione Reati contro la Pubblica Amministrazione della Procura partenopea.
    Questa mattina i militari della Compagnia Napoli Centro hanno dato esecuzione a due misure cautelari della interdizione per due mesi dal pubblico ufficio di dipendente comunale emesse dal GIP di Napoli e notificato l’avviso di conclusione indagini preliminari ad altri sette dipendenti della II municipalità.
    Tutti sono ritenuti responsabili, a vario titolo, di truffa aggravata e continuata ai danni dell’Ente Pubblico e di false attestazioni o certificazioni della propria presenza in servizio mediante modalità fraudolente.
    Assenteisti negli uffici del Comune: al market o dal parrucchiere | Il Mattino

    Frattamaggiore. Ricoverato 7 volte in 15 anni: trovano
    drenaggio dimenticato nella pancia
    di Rosalba Avitabile
    Frattamaggiore. Ennesimo caso di malasanità, iniziato ben 15 anni fa. Un’operazione che diventa un calvario di anni, perché i medici dimenticano un drenaggio del paziente nella pancia. E perché in sette visite al pronto soccorso negli ospedali di Frattamaggiore e Aversa nessuno si accorge di cosa faceva stare così male Gennaro D’Ambrosio. È la storia di un 31enne, originario di Frattamaggiore, coniugato, residente da qualche anno ad Orta di Atella, una promessa del calcio della Real Frattaminorese, ex capitano della Real Grumese. Ha dell’incredibile la storia di Gennaro che 15 anni fa subisce un intervento chirurgico per togliere l’appendice in peritonite.
    L’intervento va bene e per alcuni anni non ci sono problemi. Sembra tutto finito e invece è l’inizio di un nuovo calvario. Dopo alcuni anni accusa dolori all’addome. Il ragazzo si presenta per ben sette volte al pronto soccorso, di Frattamaggiore e Aversa, a causa di dolori lancinanti ma viene sempre dimesso senza che il drenaggio, che serve per far defluire liquidi prodotti da ferite o zone infette, venga notato. Solo all’ottava visita al pronto soccorso, dell’ospedale san Giovanni di Dio di Frattamaggiore viene prescritta una tac, che mostra la presenza del drenaggio nell’addome.
    L’intervento per la rimozione viene eseguito subito, nello stesso ospedale, dove 15 anni fa gli fu asportata l’appendice in peritonite. L’equipe che l’ha operata naturalmente non è la stessa di 15 anni fa. “Quasi una volta al mese avvertivo dei forti dolori all’addome, la corsa in ospedale, un antidolorifico e calmante per fermare il dolore e nuovamente a casa. Il problema a volte mi portava a stare anche a letto per settimane intere” spiega Gennaro. «È stato un miracolo che il mio cliente sia sopravvissuto - dice l’avvocato del giovane, Roberto Cariulo - sicuramente i responsabili dovranno assumersi sia le responsabilità civili che penali».
    http://www.ilmattino.it/napoli/crona...e-2478759.html

    Impiegata di banca si impossessava di somme di un'anziana: denunciata
    I carabinieri della stazione di Napoli Capodimonte hanno denunciato per appropriazione indebita L.C., una impiegata di banca 52enne.
    Nei giorni scorsi una signora 71enne aveva visionato il suo estratto conto, e si era accorta che le era rimasta solo una somma esigua di denaro.
    Scorrendo le voci con più attenzione aveva subito notato che da anni prelevava dal conto 1.500 euro, sempre la stessa somma, sempre nello stesso giorno del mese, ma in alcuni mesi l’addebito delle somme prelevate era più alto di quello richiesto e ottenuto.
    A quel punto si è subito rivolta ai carabinieri della Stazione di Capodimonte facendo presente l’accaduto e riferendo le sue perplessità.
    Le prime verifiche dei militari hanno evidenziato sin da subito che per tutti i prelievi “gonfiati” aveva operato la stessa cassiera. Per dare più spessore agli indizi già rilevanti alcuni carabinieri in borghese della stazione di capodimonte hanno seguito la vittima fin dentro l’agenzia ove, fingendosi clienti in attesa, hanno controllato a distanza le operazioni.
    Non appena l’anziana ha preso i soldi hanno verificato l’esatta somma di denaro che le era stata consegnata, 1.500 euro. Subito dopo si sono recati dall’impiegata e hanno bloccato tutte le operazioni, congelando la cassa ove era stata effettuata l’operazione. Dalla lista dei movimenti è uscita la prova del comportamento infedele dell’impiegata: all’anziana signora aveva consegnato 1.500 euro ma annotato un prelievo dal conto della signora di 2.000 euro. La perquisizione immediatamente effettuata a carico dell’impiegata ha permesso di scoprire che nella sua borsa c’erano, occultati in una piccola tasca, i 500 euro mancanti, tutti in banconote da 50 euro. I 500 euro sottratti sono stati immediatamente restituiti alla vittima mentre l’impiegata è stata denunciata all’Autorità Giudiziaria.
    Impiegata di banca si impossessava di somme di un'anziana: denunciata | Il Mattino

    Compravendita loculi al cimitero
    sequestrate tre cappelle a Napoli
    Tre cappelle gentilizie nel cimitero di Napoli - Poggioreale sono state sequestrate dalla Guardia di Finanza (sezione di polizia giudiziaria della Procura, diretta dal colonnello Luigi Del Vecchio)nell'ambito di una inchiesta su una compravendita di loculi. L'indagine, coordinata dalla Procura di Napoli, è stata avviata nei mesi scorsi. Le tre cappelle sequestrate oggi sono di rilevanza storica e contano centinaia di loculi.
    Secondo l'ipotesi investigativa numerosi loculi sono stati ceduti in violazione dei divieti di legge anche nel corso delle indagini già avviate tempo fa dalla Procura.
    Compravendita loculi al cimitero sequestrate tre cappelle a Napoli | Il Mattino

    Conservatorio di Catania, buco milionario: 23 arrestati fra funzionari e dipendenti
    di Silvia Iacono
    CATANIA. I finanzieri hanno scoperto un buco da 14 milioni di euro all’Istituto superiore di studi musicali “Vincenzo Bellini” di Catania. Sono state arrestate 23 persone, tra funzionari e dipendenti dell’istituto. Sono coinvolti anche persone esterne all’istituto.
    La guardia di finanza ha effettuato il sequestro preventivo di beni per 14 milioni di euro nei confronti di funzionari e dipendenti indagati e di altri soggetti coinvolti (persone fisiche e giuridiche) esterni all’ente pubblico.
    Agli arrestati sono contestati reati di peculato continuato, ricettazione, riciclaggio e di associazione a delinquere finalizzata al riciclaggio connessi alla illecita distrazione e impoverimento di risorse finanziarie dell’Istituto pubblico catanese.
    Il gip ha disposto il sequestro preventivo, anche per equivalente, nei confronti degli indagati ''del complessivo profitto criminale pari a oltre 14 milioni di euro''.
    Conservatorio di Catania, buco milionario: 23 arrestati fra funzionari e dipendenti - Giornale di Sicilia

    Calabria, 15enne uccide l’amico per aver messo il like sulla foto di una ragazza
    Il 15enne figlio del boss che ha sparato e ucciso l'amico coetaneo a Vibo Valentia avrebbe agito per gelosia: la vittima ha messo un "like" e un commento sotto la foto di una ragazzina che piaceva a entrambi
    Ginevra Spina
    Francesco Prestia Lamberti, 15 anni, sarebbe morto per aver messo un "like" sotto la foto di una ragazza su Facebook: a sparargli il suo migliore amico, Alex Pititto, anche lui 15enne e figlio di un boss locale della 'Ndrangheta.
    È successo a Mileto, nel rione Calabrò, in provincia di Vibo Valentia. Alex e Francesco erano amici: frequentavano la stessa comitiva e lo stesso istituto scolastico, l’Itis di Vibo Valentia, e i loro profili Facebook sono pieni di foto che li ritraggono insieme.
    Poco più che un bambino, ma già in grado di uccidere, con un distorto concetto dell'onore inculcatogli dalla famiglia, da sempre al centro della cronaca giudiziaria: questo è l'identikit dell'assassino. A far scattare l'insensata furia omicida dell'adolescente sarebbero stati un "like" e un commento sotto la foto di una ragazzina, che forse piaceva a entrambi.
    Un paio di click di Francesco sono stati interpretati dal suo migliore amico come uno sgarbo che andava lavato col sangue. Così il 15enne avrebbe così dato appuntamento al coetaneo in un luogo appartato, lunedì sera in una pianura coltivata a uliveti, lontano da occhi indiscreti. La vittima va incontro al suo assassino pensando che fosse necessario chiarire con l'amico la questione della ragazza una volta per tutte.
    Invece Alex gli ha preparato un'agguato mortale. Il 15enne, infatti, ha portato con sé una pistola che apparterrebbe a suo nonno. Francesco era il capitano della squadra giovanile del Mileto calcio e aveva un fisico da atleta, il killer, invece, che è più corpulento e meno atletico forse ha pensato di non poterlo sopraffare fisicamente. Così, al termine di un'animata discussione, ha estratto di tasca la pistola e ha fatto fuoco. Tre volte. Per uccidere.
    Calabria, 15enne uccide l?amico per aver messo il like sulla foto di una ragazza - IlGiornale.it

    Napoli, killer a 15 anni per punire gli affiliati ribelli: nel salotto delle decisioni riceveva il clan con la mamma
    di Chiara Graziani
    Il maschio alfa del clan era lui. Sedici anni - 15 il giorno dei fatti che Melito ricorda per la fontana di sangue ed acqua che colò lungo una tenda parasole dal quarto piano di via Giulio Cesare dove si erano consumati una sparatoria ed un massacro - Michele s'è trovato ad agire da erede naturale e coreggente. Per l'assenza - tra omicidi ed arresti - di contendenti maschi del suo rango ma anche per la sua figura di riferimento, la sola alla quale era chiamato a rispondere e che potesse tenerlo a freno: la mamma.
    Mamma per lui, zia Rosaria per tutti: dove per zia si intende persona rispettata ed ubbidita dagli uomini del clan Amato-Pagano. Rosetta Pagano, la donna che aveva rimesso insieme le fila del clan - carabinieri e Procura lo danno per acquisito - fino a riprendere il controllo del traffico di stupefacenti fra l'Italia e la Spagna, a Melito disponeva e mediava. Chiedeva - ed otteneva - conto. Nel «salotto delle decisioni» - come scrivono i carabinieri del nucleo investigativo, seconda sezione, di Castello di Cisterna, comandata dal capitano Francesco Coratti - zia Rosaria si presentava con lui, il primogenito. Il maschio. Ed i fedelissimi giuravano davanti a lei ed al rampollo ragazzino, come il più sacro dei riferimenti. Lui, l'erede, interloquiva, ragionava, divideva torti e ragioni alla presenza della mamma che approvava la sua legittimazione ma molto di meno la sua fretta di sporcarsi le mani. Dalle intercettazioni e dall'impresssione degli investigatori emerge una madre protettiva, preoccupata di consolidare il ruolo di capo del figlio ma attenta a rinviare il più possibile il battesimo del fuoco. Se poi il ragazzo si metteva nei guai pestando un poveraccio, la mamma correva ai ripari, seguita da mezzo clan pronto a far sparire telecamere di videosorveglianza, rintracciare ed intimidire vittime e testimoni, ammonire le cattive compagnie che gli avevano «messo la pistola in mano».
    La vita del baby boss, killer a 15 anni per punire i ribelli
    Una di queste sarebbe stato Mohammed Nuvo, Maometto per tutti nel clan dove rappresentava un interessante esempio di integrazione di un musulmano praticante, apprezzato per costumi pii riguardo al consumo di alcol e carne di maiale («la religione più credente, davvero» dice ammirato un affiliato), ma che sarebbe arrivato ad essere troppo ingombrante sul territorio. È «Maometto», 30 anni, il primo cadavere nel quale si imbattono un anno fa i carabinieri oltre la porta dell'appartamento del massacro, inondato dall'acqua lasciata aperta in bagno e dal sangue di due uomini attirati in trappola e scannati con crudeltà. Lo stube dirà che gli hanno sparato da destra a tradimento mentre alzava le braccia. E poi in testa quasi a bruciapelo. Uno dei proiettili ha trapassato la porta, sotto lo spioncino. Alessandro Laperuta, l'altra vittima, detto Banana, 32 anni, cerca scampo sul balcone per finire freddato a colpi in faccia. Il sangue che fiorisce sulla tenda immortalata in cento fotografie è il suo che avrebbe dovuto essere con la compagna incinta per l'ultima ecografia ma che un Giuda ha consegnato all'agguato.
    Per la procura presso il tribunale per i minorenni che ne ha ottenuto l'arresto, lo scempio è opera di Michele, 15 anni quel 20 giugno di un anno fa. Michele è mancino. E lo stube dirà che la sua mano sinistra è impregnata di residui da sparo e che quella destra ne porta tracce. Michele, dice il giudice che ritiene irrecuperabile l'ambiente del minore, è accusato di aver partecipato ad un'azione abietta e crudele. Con l'intenzione di eseguire di persona una sentenza interna al clan della quale era a conoscenza. Impreca un fedelissimo in un'intercettazione a caldo: «Glielo avevo detto, te lo faccio fare io quando sarà il momento».
    Questo ragazzino in felpa adidas, qualche tatuaggio d'ordinanza - non di quelli che marchiano il parco buoi della camorra con i simboli del clan di appartenenza - una fidanzata di ambiente «normale» e fuori da Melito, avrebbe voluto far vedere alla mamma che il maschio di casa, ormai, era lui. Se le cose stanno secondo le accuse della procura, condivise dal giudice che ha ordinato l'arresto, era prevedibile finisse così: un maschio alfa di 15 anni, proiettato verso un ruolo che, di fatto, nessuno gli negava. Lasciata la scuola in terza media, per Michele la vita era chiusa in un orizzonte di ferro. Senza futuri alternativi. Mohamed, che lo conosceva bene, l'aveva frequentato e talvolta spalleggiato: amici sarebbe dire troppo, ma nella casa del massacro - una casa popolare in uso di fatto ad esponente del clan - c'era probabilmente già stato. Cresciuto da una famiglia del posto «Maometto», era ammesso nelle stanze dove - secondo gli inquirenti - Michele aveva una sorta di piccolo regno personale. Dove, a 15 anni, avrebbe deciso di farsi giustizia in terra per gli uomini.
    Killer a 15 anni per punire i ribelli: la vita dorata del babyboss | Il Mattino

    Arrestato boss Giuseppe Giorgi: gli baciano le mani
    Le telecamere hanno ripreso il momento in cui il super latitante Giuseppe Giorgi, detto 'U capra', esce ammanettato dalla casa
    Luca Romano
    Sono immagini eloquenti quelle trasmesse in esclusiva dal Tg1. Le telecamere hanno ripreso il momento in cui il super latitante Giuseppe Giorgi, detto 'U capra', esce ammanettato dalla casa di famiglia a San Luca.
    Abbracci e baciamani per il boss da persone accorse evidentemente a omaggiarlo, platealmente, noncuranti della presenza dei Carabinieri e delle stesse telecamere. Inserito nell’elenco dei 5 latitanti di massima pericolosità stilato dal ministero dell’Interno, era ricercato dall’agosto 1994 e deve scontare 28 anni e 9 mesi di reclusione per reati di associazione per delinquere finalizzata al traffico internazionale di sostanza stupefacenti. Il latitante è stato sorpreso nella notte all'interno di un 'bunker' rifugio in muratura, con accesso tramite botola a scorrimento mediante sofisticato congegno, ricavato al di sopra di un camino, sito all'interno del locale cucina della propria abitazione. Si tratta di un immobile di più piani e composto da più appartamenti ove dimora tutta la famiglia Romeo. Al momento dell'arresto Giorgi era disarmato e non ha opposto resistenza. Nel corso della perquisizione è stata rinvenuta all'interno dello stabile in un intercapedine ricavata in una parete, la somma di 156.900 in banconote di vario taglio, sigillate in buste sottovuoto.
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    Predefinito Re: Terryes

    Rubano, massacrano, rapinano e, con falso nome, lo chiamano impero; infine, dove fanno il deserto dicono che è la pace.
    Tacito, Agricola, 30/32.

  8. #648
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    Predefinito Re: Terryes

    Incassa i soldi per le visite delle patenti, medico nei guai
    L'inchiesta della Guardia di Finanza in provincia di Avellino, un medico intascava i soldi che i cittadini avrebbero dovuto versare all'Asl
    Giovanni Vasso
    Intascava i soldi per le visite mediche del rinnovo delle patenti, finisce nei guai un medico in provincia di Avellino.
    Inchiodato dall’inchiesta della Guardia di Finanza, secondo cui avrebbe messo il suo zampino in oltre mille pratiche, procurando importanti danni economici all’Asl di Sant'Angelo dei Lombardi, a cui, invece, sarebbe dovuto andare quel denaro.
    Troppe discrepanze nelle banche dati delle prestazioni erogate hanno acceso i riflettori sull’operato del medico irpino. Come riporta Repubblica Napoli, il professionista incassava nelle sue mani i soldi che, invece, gli utenti avrebbero dovuto pagare all’Azienda sanitaria locale tramite un bollettino dedicato. In altri casi, invece, avrebbe tentato di alterare i dati dei bollettini arrivando ad allegare, a numerose pratiche, lo stesso identico bollettino debitamente “corretto”. Una verifica ha fatto emergere come, nel 42% delle pratiche prese in osservazione dalle fiamme gialle, mancassero attestazioni e documentazioni idonee.
    In tutto, stando ai rilievi dei finanzieri, sarebbero “evaporati” diritti sanitari per ben 36mila euro e lui aveva nascosto circa 23mila euro di introiti al Fisco. Per il medico è scattata la misura degli arresti domiciliari, l’ipotesi di reato a suo carico è quella di truffa allo Stato e falso.
    Incassa i soldi per le visite delle patenti, medico nei guai - IlGiornale.it

    Napoli, bimbi intossicati a scuola
    escrementi nei cibi delle mense
    di Mariagiovanna Capone
    Bacillus cereus e colibatteri. Il responso di Arpac e Asl Napoli 1 Centro non lascia dubbi: i pasti erogati il 9 maggio nelle scuole comunali e statali dalla ditta Sirio contenevano «elevata carica batterica», al punto da provocare una tossinfezione con vomito e diarrea su 80 individui (soprattutto bambini, ma furono coinvolti anche alcune maestre e bidelle) di cui 2 refertati dall’ospedale Santobono-Pausilipon. È il 16 maggio quando la dirigente della scuola Montale (in seguito lo faranno anche alla Kennedy) viene a sapere dei tanti bambini colpiti da diarrea e vomito, e segnala i fatti alla Asl Napoli 1 che preleva campioni dei pasti erogati dalla ditta Sirio, e a sua volta comunica la possibile infezione alle Municipalità 8 e 4 (quest’ultima fornita dalla stessa ditta). Immediata la decisione dei presidenti Apostolos Paipais e Gianpiero Perrella di sospendere la refezione scolastica per tutelare la salute dei piccoli, almeno fino a quando non fosse fatta luce sulla vicenda «dal punto di vista scientifico cioè con dati inconfutabili». Una sospensione che dura ancora adesso, con molte scuole che hanno autorizzato il pasto domestico ma altrettante che invece hanno dovuto cancellare il tempo pieno, con grossi disagi organizzativi sulle famiglie dei piccoli.
    A distanza di quasi un mese dai contagi, i risultati delle indagini epidemiologiche-sanitarie evidenziano una elevata carica batterica di bacillus cereus e di colibatteri (escheria coeli) entrambi trovati in consistenti concentrazioni nei campioni di brasato di manzo. E con l’arrivo dei «dati inconfutabili» sono scattate le operazioni di revoca del contratto con la ditta che dal 13 febbraio distribuisce i piatti in circa venti scuole comunali e altrettanto di statali.
    Napoli, bimbi intossicati a scuola escrementi nei cibi delle mense | Il Mattino

    Fittava case-fantasma in Romagna
    denunciato 37enne di Pozzuoli
    Reggio Emilia - Credeva di aver trovato l'occasione giusta: una casa al mare per due settimane a giugno a Cattolica, nella riviera romagnola, ad un prezzo abbordabile. Una 30enne reggiana, dopo aver contattato l'inserzionista via mail e poi al telefono, ha versato una caparra di 380 euro ma con l'approssimarsi della partenza, a fine maggio, non riuscendo a contattare l'inserzionista si è insospettita e ha capito di essere stata truffata.
    Le indagini dei carabinieri di Campagnola si sono spostate in Campania: l'utenza telefonica utilizzata per portare avanti la trattativa è risultata intestata a un 37enne di Pozzuoli con precedenti specifici, così come il conto a cui era associato l'iban indicato per il versamento della caparra. L'uomo è stato denunciato per truffa. Secondo le prime indagini dei carabinieri, con lo stesso «modus operandi» l'indagato ha raggirato l'estate scorsa altri aspiranti turisti, ai quali proponeva case sempre nella riviera romagnola.
    Fittava case-fantasma in Romagna denunciato 37enne di Pozzuoli | Il Mattino

    Hogan come le originali: scoperte
    due fabbriche clandestine a Napoli
    Sgominata, a Napoli, banda di falsari di scarpe "Hogan". È stata la Guardia di Finanza a scoprire due fabbriche clandestine di produzione in serie e di confezionamento delle note calzature: sequestrati 35 macchinari di ultima generazione, 450 paia di calzature unitamente a 133.000 pezzi tra tomaie, suole, etichette, scatole e semilavorati vari che avrebbero consentito la produzione di decine di migliaia di calzature. Quindici le persone denunciate.
    I primi sigilli scattano a Casoria dopo che i baschi verdi individuano un'automobile all'interno del quale c'erano scarpe false. Da lì i controlli arrivano all'interno del capannone di circa 200metri quadrati. All'interno 13 persone impegnate nella produzione; laboratori e magazzini a lavoro con energia elettrica rubata, visto che si avvalevano di un allaccio abusivo. Oltre 90mila i prodotti sequestrati. Dopo aver apposto i sigilli alla fabbrica, tempo poche ore e il proprietario presenta una denuncia di furto: spariti tutti i macchinari che venivano utilizzati per la produzione delle false Hogan. Le indagini della Guardia di Finanza di Napoli, dopo aver intercettato un'altra auto con all'interno le scarpe, arrivano così ad una villetta San Pietro a Patierno. Lì, all'interno, c'erano ben otto persone che erano state già individuate nella fabbrica di Casoria e i macchinari che erano stati rubati; anche in questo caso riscontrato un allaccio abusivo alla rete elettrica. In questo caso sequestrati più di 43mila prodotti.
    Hogan come le originali: scoperte due fabbriche clandestine a Napoli | Il Mattino

    Bari, 72enne morto dopo 5 ricoveri: indagati 47 medici
    Vincenzo Mecca, rimasto coinvolto in un incidente il 18 febbraio, è morto dopo aver girato in cinque ospedali della provincia
    La Procura di Bari ha aperto un’indagine per omicidio colposo a carico di 47 medici di cinque diversi ospedali della provincia di Bari per la morte del 72enne Vincenzo Mecca. L’anziano, docente barese in pensione, è deceduto lo scorso 29 maggio nell’ospedale Miulli di Acquaviva delle Fonti, a poco più di tre mesi da un incidente stradale e a seguito di cinque ricoveri.
    Lo scorso 18 febbraio, mentre attraversava a piedi la strada in compagnia di un anziano amico, è stato travolto da una moto di grossa cilindrata, risultata sprovvista di assicurazione, guidata da un 35enne al quale era stata revocata la patente. Soccorso dal 118 e trasportato in codice verde all’ospedale Mater Dei di Bari, è stato dimesso dopo poche ore con prognosi di 7 giorni. Una settimana più tardi, per forti dolori all’addome, i familiari hanno chiamato nuovamente l’ambulanza che lo ha portato in codice rosso al Policlinico di Bari dove è stato sottoposto d’urgenza ad un intervento di asportazione della milza. Da allora le sue condizioni sono rimaste critiche e, a partire dal 4 aprile, è stato trasferito in tre diversi ospedali, Castellana Grotte, Turi e infine Acquaviva, dove è morto il 29 maggio per cause che saranno accertate dall’autopsia.
    Dopo la denuncia della famiglia presentata ai Carabinieri, il pm di turno Baldo Pisani ha infatti aperto un fascicolo ipotizzando il reato di omicidio colposo nei confronti di tutti i sanitari che hanno avuto in cura la vittima, trasferita di volta in volta nei reparti di cardiologia, pneumologia, medicina interna, fisiopatologia respiratoria, nefrologia e gastroenterologia. Nel registro degli indagati è formalmente iscritto anche il 35enne che ha investito la vittima nel febbraio scorso, accusato di omicidio stradale. La Procura ha conferito l’incarico per l’autopsia ai medici legali Francesco Introna e Antonio Margari.
    Bari, 72enne morto dopo 5 ricoveri: indagati 47 medici - La Gazzetta del Mezzogiorno

    ASSENTEISMO
    Timbravano per i colleghi, 71 indagati all’ospedale di Paternò
    di Orazio Caruso
    PATERNO'. Settantuno avvisi di garanzia sono stati notificati nelle ultime 36 ore dalla Guardia di Finanza di Catania ad altrettanti medici, infermieri e ausiliari in servizio presso l’ospedale Santissimo Salvatore di Paternò.
    Le ipotesi di reato contestati sono falso e truffa, ossia i cartellini di ingresso o di uscita dal posto di lavoro sarebbero stati timbrati da altri soggetti non dai titolari del cartellino.
    Timbravano per i colleghi, 71 indagati all?ospedale di Paternò - Giornale di Sicilia

    Hanno la casa popolare ma vivono in ville lussuose
    FRANCESCO PETRUZZELLI
    Sulla carta bisognosi. Tanto da essere assegnatari di case popolari. Ma nei fatti con un tenore di vita dignitoso, tanto da abitare in ville e appartamenti dal valore, in alcuni casi, anche di 300mila euro. Con il risultato che gli alloggi di edilizia residenziale sono rimasti praticamente disabitati o utilizzati in maniera difforme. Comune, Arca Puglia e polizia municipale hanno smascherato una presunta truffa nel giro dell’edilizia residenziale pubblica.
    Il caso emerso clamorosamente riguarda diverse unità abitative, sparse tra i quartieri San Paolo, Libertà e San Pio, regolarmente assegnate, ma in realtà non utilizzate. In due casi perché gli inquilini erano deceduti, negli altri quattro invece perché i nuclei familiari in realtà abitavano altrove. E non di certo tra le quattro mura di una palazzina popolare.
    L’attività di indagine è partita da alcune e insistenti segnalazioni anonime che hanno permesso di seguire una pista ben precisa. Poi si è passati all’incrocio di diversi dati anagrafici, patrimoniali e immobiliari tanto da scoprire anche l’accensione di mutui, da parte degli stessi assegnatari, per l’acquisto di una casa più grande e di maggior pregio. Perdendo di fatto ogni requisito per continuare ad usufruire di un alloggio popolare.
    La vicenda non finirà qui dal momento che non resterà ristretta nell’ambito squisitamente amministrativo. Il Comune, infatti, invierà gli atti in Procura per accertare tutte le responsabilità e l’eventuale risvolto penale di alcuni comportamenti. «È una vergogna constatare che vi siano persone proprietarie di case, anche molto lussuose, che conservino il possesso delle case popolari a discapito di cittadini che vivono invece sulla soglia della povertà - tuona il vicesindaco e assessore al Patrimonio e all’Erp Vincenzo Brandi -. Non possiamo più tollerare situazioni di questo tipo. Siamo in piena emergenza abitativa e le amministrazioni interessate stanno compiendo tutti gli sforzi possibili per contrastare questo fenomeno. In questo quadro, che mette a dura prova le amministrazioni comunali sull’intero territorio nazionale, non consentiremo a nessuno produrre profitto sulla pelle degli altri. Ho deciso, a tal proposito, di interessare gli uffici della Procura della Repubblica per comprendere se vi siano i presupposti per ipotizzare un reato di natura penale. Non avrei difficoltà a parlare di una vera e propria truffa ai danni dello Stato. Sono indignato, come amministratore e come cittadino barese».
    Hanno la casa popolare ma vivono in ville lussuose - La Gazzetta del Mezzogiorno

    «Favori al killer», sospeso agente:
    è il cognato dell'ex prefetto
    di Leandro Del Gaudio
    In un solo anno, ci sono stati 219 contatti tra i due, tra conversazioni, squilli, messaggi in segreteria e sms reciproci. Rapporti costanti, tutt’altro che occasioniali, tra Giancarlo Iovine e Raffaele Valletta, due protagonisti dell’ultima inchiesta della Dda di Napoli su camorra e presunte infiltrazioni: ieri Giancarlo Iovine è stato arrestato, al termine delle indagini su un quadruplice omicidio consumato addirittura alla fine degli anni Ottanta in quel di Casapesenna; mentre per Stefano Valletta, dirigente della polfer è scattato un ordine di sospensione, con l’accusa di accesso abusivo al sistema informatico delle forze di polizia e violazione di segreto d’ufficio.
    È stato il gip Alfonso Sabella a disporre l’ordine di sospensione per un anno per il dirigente di polizia in carriera, sulla scorta di una trama di intercettazioni e di accertamenti condotti dalla squadra mobile di Caserta, agli ordini del primo dirigente Alessandro Tocco. Valletta è il cognato dell’ex prefetto di Napoli Gerarda Pantalone, (attualmente ai vertici dell’ufficio immigrazione che va ritenuta ovviamente estranea alle accuse battute in questa vicenda).
    «Favori al killer», sospeso agente: è il cognato dell'ex prefetto | Il Mattino

    Paolo Di Lauro e i suoi dieci figli
    droga spa a conduzione familiare
    di Viviana Lanza
    Lo chiamavano il milionario perché si dice che ai tavoli di poker si sedeva sempre con le tasche piene di soldi. I soldi sapeva farli girare e questo è stato per anni la sua forza. Faceva guadagnare tutti quelli che entravano in società con lui e così nella sua holding del narcotraffico hanno lavorato boss di Secondigliano e dintorni, in un’alleanza durata un ventennio che ha consentito di controllare criminalmente e economicamente buona parte della periferia nord di Napoli e i comuni dell’hinterland.
    Paolo Di Lauro è stato un boss e manager del narcotraffico. In pochi lo hanno conosciuto di persona perché alla sua presenza non erano ammessi che i suoi uomini più fidati e nessun affiliato. Per tanti è stato Ciruzzo ‘o milionario. Sessantaquattro anni, da dodici in carcere al regime di 41bis, Paolo Di Lauro fu arrestato dopo una lunga latitanza e con la sua cattura si firmó la tregua con gli scissionisti che tra il 2003 e il 2004 avevano scatenato la feroce prima faida di Scampia. Lasciò il suo clan nelle mani dei figli secondo una legge di famiglia che prevedeva che salisse al potere il più grande di età dei figli in libertà. Ed è stato così che in questi anni la successione al trono dell’impero del milionario è passata da un figlio all’altro. Paolo Di Lauro ha dieci figli maschi. Uno, Domenico, morì in un tragico incidente di moto molti anno fa.
    Il più giovane, Giuseppe, era un bambino di pochi anni quando scoppiò la faida e gli interessi del clan nel narcotraffico e non risulta coinvolto in inchieste. L’antimafia si è spesso occupata degli altri figli del boss.
    Il primogenito, Cosimo, 44 anni, è considerato lo stratega della prima faida secondo inquirenti e pentiti, il boss che giuró vendetta per la morte dei suoi fedelissimi quando gli scissionisti decisero di non voler prendere ordini da lui insoddisfatti di come aveva deciso di modificare ruoli e quote dei proventi tra i vari ras e capizona. Cosimo è in carcere dal 2005, in regime di carcere duro. Quando lo arrestarono in una fredda giornata di gennaio, la gente del rione dei Fiori, quello dove era nato e cresciuto, scese in strada lanciando oggetti contro le forze dell’ordine che lo portavano via.
    Vincenzo Di Lauro, 42 anni, è indicato dai collaboratori di giustizia come l’erede naturale di Paolo Di Lauro, il più simile al padre per carisma e capacità in affari e politica criminale. Il suo primo arresto arrivó come un pesce d’aprile più di dieci anni fa, era un primo aprile e Vinenzo provó di tutto per evitarlo, tentando una rocambolesca fuga ma fu preso, processato per i suoi legami con l’organizzazione e gli affari di famiglia e condannato. Quella pena l’ha scontata in carcere e ora è libero.
    Come libero per fine pena è tornato da qualche anno Ciro Di Lauro, oggi 39enne: fu arrestato nel primo maxiblitz all’indomani della faida. Era la notte del 7 dicembre 2004, salì alla storia come la “notte delle manette”, in carcere finirono oltre cinquanta affiliati. A quel maxiblitz riuscirono a sfuggire Nunzio e Marco Di Lauro: Nunzio, oggi 32 anni, fu arrestato dopo un anno di ricerche nel 2008 con l’accusa di aver gestito i traffici nelle piazze di spaccio al tempo riconducibili al clan di famiglia, mentre Marco, oggi 37enne, ancora fugge: è uno dei latitanti più ricercati in Italia e all’estero.
    Paolo Di Lauro e i suoi dieci figli droga spa: affare di famiglia | Il Mattino

    Afragola, boss ucciso davanti alla moglie e al figlio: la missione di morte
    dei killer in affitto
    di Marco Di Caterino
    La camorra “affitta” killer esterni per le missioni di morte. Un cambio di strategia criminale reso necessario perché soprattutto chi uccide per conto dei clan, una volta arrestato potrebbe ingrossare le fila dei collaboratori di giustizia. Un rischio, quello dei pentiti, che in questa delicata fase di passaggio tra la vecchia camorra e quella 3.0, nessuno più si può permettere di correre. Per questo gli omicidi di camorra, almeno quelli portati a segno da tre anni a questa parte tra Napoli e la sua ribollente provincia, restano desolatamente irrisolti. A meno che i clan, non abbiamo utilizzato una “risorsa” interna.
    Il meccanismo è semplice ma di una efficacia mortale. Se ad una cosca serve un killer per uccidere qualcuno, uno degli affiliati contatta un “pari grado” di un clan amico o alleato di vecchia data, magari geograficamente posizionato in un territorio distante. Nell’incontro avviene “l’imbasciata”, ovvero la commissione del delitto. Viene fornita l’identità della vittima e gli elementi necessari per conoscerne abitudini e tutti gli spostamenti.
    Al “si puo fare”, si passa a determinare il prezzo del “servizio” che varia a seconda dei componenti della squadra della morte che dovranno essere utilizzati. Le tariffe sono altissime, dai diecimila ai ventimila euro per un solo omicidio. Chi ha ricevuto “l’imbasciata”, passa all’attuazione del piano. Prima gli appostamenti in diverse giornate. Fino alla scelta del momento giusto per l’agguato. Completata questa fase, chi ha ricevuto la proposta di “affitto” dei killer, porta agli assassini che devono agire, una sorta di “planning” delle fasi preparatorie dell’omicidio, prezzo compreso.
    Naturalmente, considerato il sanguinoso compenso i rischi di un arresto sono tutti a carico del killer, che non saprà mai chi ha deciso quell’uccisione e il movente che l’ha determinata. Due anni fa, quando il clan Lo Russo di Scampia, non aveva ancora imboccato il viale del tramonto, secondo gli inquirenti disponeva di una vera e propria batteria di fuoco, composta da sei-setti elementi tutti under 18 – che per l’età nemmeno rischiavano di finire in un carcere vero - che metteva, dietro compenso, a disposizione dei suoi alleati. E ancora oggi, per come è stata strutturata la vicenda dei killer in affitto, nemmeno uno degli omicidi che questo mucchio selvaggio avrebbe commesso è stato scoperto. Di assassini esterni ai clan, si era ipotizzato anche nei primi mesi del 2015, con la cosiddetta faida dei carbonizzati, nove morti ammazzati e dati alle fiamme in poco meno di quattro mesi, tra Crispano, Grumo Nevano e Casandrino. E di assassini a contratto esterno ai clan, si è parlato anche nei primi mesi di quest’anno, con la decimazione di importati elementi del clan Cennamo, come lo era Remigio Sciarra ucciso ieri pomeriggio con un solo colpo di pistola alla nuca. Con le stesse modalità sono stati uccisi Mauro Pistilli, ( 16 dicembre 2016) titolare di uno dei cinque bar più grandi d’Italia, seguito dall’omicidio di Antonio Varrracchio ( primo febbraio 2017) e Antonio Vitale ( 17 marzo 2017), tutti affiliati di prima grandezza al clan Cennamo e ammazzati con un solo colpo alla testa. Come è avvenuto ieri pomeriggio e come avvenne a Nettuno, con l’omicidio di Modestino Pellino, reggente del clan freddato con un solo proiettile alla nuca.
    Ucciso davanti al figlio da killer a nolo | Il Mattino

    Veleni della Campania interrati in Puglia: 46 indagati
    di Mary Liguori
    Gli sforzi per la raccolta differenziata che stanno interessando ormai da tempo i comuni del Napoletano e nel Casertano vanificati, insieme a tutte le campagne di sensibilizzazione ambientale, organizzate con l'obiettivo di imprimere una svolta nell'educazione all'ecologia. I rifiuti prodotti in Campania finivano, a quanto pare, sotto terra in Puglia. Uno scenario a tinte fosche per il quale c'è stato questa mattina un primo blitz che ha portato ad arresti e sequestri ma protrebbe, nei prossimi giorni, riservare nuovi clamorosi colpi di scena.
    Veleni interrati dunque con un asse criminale Campania-Puglia. Camion provenienti dal Napoletano e dal Casertano che giunti a Candela prendevano la via del Gargano e andavano a inquinare una zona a ridosso di quella protetta, da Manfredonia a San Severo, comune alle porte di Foggia. Sono due le ditte di ecologia finite al centro dell'inchiesta culminata stamane in un'operazione coordinata dalla Dda di Bari che ha portato a cinque arresti in carcere, nove misure ai domiciliari, due obblighi di dimora, due divieti di dimora e un divieto di esercizio dell’attività d’impresa. Ai domiciliari è finito anche Primiano Calvo, volto noto della politica di San Severo rappresentate di Noi con Salvini. Le aziende che hanno gestito il traffico di rifiuti sarebbero la Lufa Service di San Severo e la Pulitem di Casalnuovo di Napoli.
    Le accuse formulate a carico dei 46 indagati vanno dal traffico illecito di rifiuti, alla realizzazione di discarica abusiva, fino alla corruzione e al falso ideologico in atto pubblico.
    I rifiuti speciali al centro del traffico erano fanghi di depurazione, scarti di lavorazione di alimenti e animali macellati, oltre a plastica e pneumatici. Attraverso intercettazioni, appostamenti e video, è stato accertato che i rifiuti, provenienti dalle province di Napoli e Caserta, venivano trasportati dagli automezzi della società Pulitem di Casalnuovo di Napoli presso la Lufa Service di San Severo. Avrebbero dovuto essere trasformati, dopo un processo di compostaggio, in fertilizzanti per agricoltura, in realtà venivano sversati e sotterrati in terreni utilizzati di fatto come discariche.
    Stando alla ricostruzione della procura barese, il gruppo criminale agiva dal 2010 con una metodologia sempre uguale. La Lufa Service accoglieva rifiuti provenienti dalla regione Campania in quantità di molto superiore alle proprie capacità sia ricettive che e di lavorazione. In fase di trasporto si appoggiava alla Pulitem di Casalnuovo. Quei rifiuti, secondo la Dda di Bari, finivano sotto terra nei terreni agricoli nei comuni pugliesi di Manfredonia, San Severo, Zapponeta e San Paolo Civitate, suoli finiti sotto sequestro all'alba di oggi. Su quei terreni, tra il 2010 e il 2014 sono stati interratte tra le 20mila e le 100mila tonnellate di rifiuti.
    Il tutto avveniva grazie alla complicità di un dirigente di un'Unità Operativa Complessa dell'Arpa Puglia. Gli inquirenti hanno infatti contestato anche il falso ideologico e alcuni episodi di corruzione.
    Veleni della Campania interrati in Puglia: 46 indagati | Tutti i nomi | Il Mattino

  9. #649
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    Predefinito Re: Terryes

    Orlando: "Vado al porto ad accogliere i migranti. Per me sotani"no palermi

    Orlando: "Vado al porto ad accogliere i migranti. Per me sono palermitani" - Il Populista

    Ha ragione. Sono palermitani.
    Rubano, massacrano, rapinano e, con falso nome, lo chiamano impero; infine, dove fanno il deserto dicono che è la pace.
    Tacito, Agricola, 30/32.

  10. #650
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