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Discussione: Terries

  1. #221
    Blut und Boden
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    Predefinito Re: Terryes

    Esiste ancora la faccina del vomito?
    Rubano, massacrano, rapinano e, con falso nome, lo chiamano impero; infine, dove fanno il deserto dicono che è la pace.
    Tacito, Agricola, 30/32.

  2. #222
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    Predefinito Re: Terryes

    Per gli inglesi la regina spende troppo. Un quinto di Napolitano
    di Matteo Borghi
    Abituati alla spending review perpetua gli inglesi ora si lamentano perfino della regina. «I reali pensano di potere spendere quello che vogliono» ha di recente commentato Graham Smith, portavoce del movimento politico Republic, lamentando un appannaggio annuo di 35 milioni di sterline, pari a quasi 44 milioni di euro al cambio attuale.
    Davvero una cifra intollerabile? Non si direbbe, almeno se consideriamo quanto noi italiani spendiamo, ogni anno, per mantenere il nostro “re” Giorgio Napolitano: duecentoventotto milioni cinquecentomila euro. Oltre cinque volte: facendo il rapporto con la popolazione ogni cittadino italiano (neonati inclusi) spende 3,8 euro l’anno per il mantenimento del Quirinale, contro i settanta centesimi di euro che gli inglesi spendono per Buckingham Palace (che scendono a 30 centesimi se consideriamo i 134 milioni di cittadini del Commonwealth, che riconoscono la regina come capo di Stato).
    Una bella differenza giustificabile col fatto che il Colle ha costi a dir poco mostruosi: 1720 dipendenti, con un costi di 131 milioni (53,78%) che – sommato ai costi delle pensioni (auree) – arriva a trngugiare la bellezza del 90,88% del bilancio quirinalizio. Poi c’è il costo delle auto blu: un parco di 35 vetture di lusso, due pulmini più i mezzi di manutenzione delle tenute che, la netto dello stipendio per i 41 autisti, ci costa la bellezza di 660mila euro di manutenzione più 200mila di solo carburante. A confronto Buckingham Palace ha solo 800 dipendenti e costi ridotti su tutto.
    Consideriamo tutti questi dati e chiediamoci, per un attimo, se lo fanno gli inglesi quanto dovremmo lamentarci noi dei costi del nostro presidente della Repubblica. Anche perché, guardando i costi comparabili (tolte le pensioni e altri costi specifici) si scopre che la spesa del Quirinale si attesta sui 123 milioni di euro, poco meno della Casa Bianca (136 milioni) che però governa uno Stato con cinque volte la nostra popolazione.
    A conti fatti Napolitano costa più di un re ma non è re.
    Per gli inglesi la regina spende troppo. Un quinto di Napolitano | L'intraprendente



    Roma invasa dai rifiuti, si apre la polemica tra Vespa e il sindaco Marino
    di Camilla Mozzetti
    La differenziata non parte, la raccolta in strada affanna. Dal Tiburtino alla Balduina, Roma è invasa dai rifiuti. E proprio la sporcizia della città finisce al centro di una battaglia a colpi di tweet tra il sindaco Marino e Bruno Vespa. «A San Pietroburgo, 5 milioni di abitanti, non ho visto un solo rifiuto sulla strada. Mi sono vergognato di abitare a Roma», il messaggio lasciato su Twitter dal conduttore Rai. E il sindaco replica: «Ogni giorno il 18% dei dipendenti di Ama non si presenta al lavoro. Ora serve uno sforzo incredibile. Vespa semmai mi inviti in trasmissione».
    Ammassati sui marciapiedi: carte, rifiuti alimentari, vecchi abiti consumati dal tempo. Talvolta anche elettrodomestici. E i cassonetti stracolmi. Via del Forte Tiburtino, via dei Monti Tiburtini, piazza Balsamo Crivelli e ancora molte strade del IV municipio anche ieri si prestavano come scenografia di una storia conosciuta: l’emergenza rifiuti. E pensare che, appena mercoledì scorso, molti di quei 176 mila residenti del IV municipio hanno ricevuto a casa il kit per la raccolta differenziata porta a porta. Eppure le strade sono tornate a offrire lo scenario di sempre. «Sembra impossibile per questa città mettersi al passo con i tempi», sbotta Vittoria Andrei, residente della zona. «In attesa degli operatori del porta a porta ho pensato di iniziare a usarlo per le bottiglie di plastica e le lattine di alluminio». Purtroppo non ha potuto far altro che gettare quei rifiuti insieme a tutto il resto. «Lo spazio non c’era e anche i cassonetti per la carta e il vetro erano pieni». Dal municipio il presidente Emiliano Sciascia spiega che l’emergenza rifiuti va avanti da mesi.
    Ora arrivano i kit, ma i tempi per l’inizio della raccolta porta a porta restano incerti. Il nuovo servizio, come è possibile leggere sul sito dell’Ama, è attivo da giugno nel I, III, VI, IX, XI e XIII municipio, mentre è ai nastri di partenza nel IV e nel XII. «In questa settimana l’Ama – spiega Sciascia – dovrebbe iniziare a rimuovere i cassonetti dalle strade». Si parte da Case Rosse per poi scendere dentro il Grande raccordo anulare, fino a via Filippo Fiorentini, con l’obiettivo di coprire, grazie al porta a porta, almeno il 30% del IV municipio. Ma intanto in strada i rifiuti aumentano, soprattutto nel fine settimana, e i nomadi, che risiedono nei diversi campi abusivi e non del tiburtino, assalgono quei contenitori stracolmi, armati di carrelli e furgoncini a ogni ora del giorno e della notte. E il IV municipio non è un caso isolato.
    Dal II municipio dove da piazza Bologna a via Apuania, fino a via Giovanni Battista de Rossi (a pochi passi da villa Torlonia), i cassonetti dei rifiuti soprattutto il sabato e la domenica, non vengono svuotati. E ancora: da giardini di Corcolle, fino a Ostia Antica.
    Caos rifiuti, Vespa attacca Marino «Mi vergogno di vivere a Roma» - Il Messaggero



    A Napoli crolli a go-go....

    Napoli. Galleria Umberto, cade cornicione di marmo: gravissimo 14enne
    di Giuseppe Crimaldi e Melina Chiapparino
    Un ragazzo di 14 anni, Salvatore.G., è rimasto gravemente ferito oggi pomeriggio, dopo essere stato colpito da un pezzo di cornicione caduta dalla Galleria Umberto I. Il fatto è accaduto in via Toledo a Napoli. Secondo quanto si apprende dai carabinieri i calcinacci si sono staccati da una facciata dalla galleria UmbertoI.
    Salvatore, residente a Marano, stava passeggiando con alcuni amici quando è stato travolto dai calcinacci. In un primo momento gli amichetti hanno provato a rialzarlo, non rendendosi conto di quanto era accaduto e della ferita sopra al capo dovuta all'impatto delle pietre. Solo quando hanno visto la macchia di sangue allargarsi sul marciapiedi hanno capito la tragedia che si stava consumando sotto i loro occhi.
    Sul posto sono subito giunti gli agenti della polizia municipale che hanno chiamato un' ambulanza del 118, che è arrivata da piazza del Gesù e lo ha condotto in «codice rosso» al pronto soccorso del Loreto Mare, dove è attualmente ricoverato in rianimazione ed è in condizioni gravissime. La diagnosi dei medici parla infatti di «schiacciamento polmonare e trauma cranico». Attualmente Salvatore è in coma farmacologico.
    In via precauzionale, e fino a quando non saranno ultimate tutte le operazioni, via Toledo è stata transennata dai vigili del fuoco. Gli agenti della polizia municipale hanno chiuso la strada al transito dei pedoni proprio nel tratto antistante la galleria, che però resta accessibile dagli altri accessi. Il cornicione si è staccato proprio dinanzi all'ingresso di via Toledo.
    Intanto pochi minuti dopo, in via santa Brigida all'altezza del civico 64, quindi proprio alle spalle del luogo dove è avvenuto l'incidente in cui è rimasto ferito il 14enne, si è verificato un altro crollo di calcinacci che, per fortuna non hanno colpito nessuno ma sono solo finiti sul manto stradale. Sul posto è accorsa un'altra squadra di vigili del fuoco.
    Napoli. Galleria Umberto, cade cornicione di marmo: gravissimo 14enne| Video e Foto

    Si contendono a pistolettate......i lavori al cimitero!

    Castellammare, terzo agguato in pochi giorni: ferito con arma da fuoco un 40enne. La pista dei lavori al cimitero
    di Francesco Fusco
    CASTELLAMMARE. Ennesimo agguato a Castellammare, dove oggi pomeriggio alle 13 è stato ferito da colpi d’arma da fuoco il 40enne Roberto Ingenito, incensurato.
    L’uomo è stato trasportato all’ospedale San Leonardo, dove i medici l’hanno sottoposto a intervento chirurgico. Non è in pericolo di vita. Tutto è accaduto a via Napoli, nei pressi del cimitero cittadino. Ingenito si trovava in sella al suo scooter, quando è stato raggiunto da due colpi di pistola (uno al gluteo destro e l’altro alla gamba destra), esplosi da distanza ravvicinata da due persone che hanno agito con i volti coperti da caschi integrali.
    Ai carabinieri intervenuti per effettuare i rilievi, il 40enne non ha saputo fornire indicazioni utili alle indagini. Tutte le piste sono così seguite dalle forze dell’ordine, anche se quella al momento più calda sembra legata ad un regolamento di conti maturato nell’ambito degli interessi che ruotano intorno ai lavori delle imprese private esterne del cimitero. Ingenito è uno dei dipendenti delle tre ditte di marmisti che lavorano nella struttura cimiteriale di via Napoli, per la costruzione e la ristrutturazione delle tombe. L'impresa per la quale lavora l'uomo è entrata da poco a far parte della rosa di ditte impiegate dal Comune per questo genere di servizio. Quello consumatosi oggi è il terzo raid in tre giorni nell’area stabiese.
    Castellammare, terzo agguato in pochi giorni: ferito con arma da fuoco un 40enne. La pista dei lavori al cimitero

    Scienieggiate napulitane....

    Napoli. Lui, la moglie e l'altra: «triangolo» in Consiglio regionale, le donne si picchiano
    di Gerardo Ausiello
    Non bastavano i flop, le polemiche e le leggi al palo. Non bastavano le inchieste, gli arresti e lo scandalo dei rimborsi ai gruppi. Ora il Consiglio regionale fa notizia pure per il gossip, alimentato con insistenza da voci che si rincorrono, si smentiscono, da mezze frasi dette nei corridoi, da sms e messaggini 2.0, di ultima generazione, quelli scritti su whatsapp. La storia di cui tutti parlano nel palazzo al Centro Direzionale è il classico triangolo: lui, lei, l'altra. Lui è un politico di primo piano (di centrodestra), lei è la moglie e l'altra è una giovane collaboratrice del consigliere.
    È il racconto di un (presunto) tradimento scoperto e finito malissimo. La prima indiscrezione la riporta il Velino, poi la notizia rimbalza da un ufficio all'altro e si arricchisce di nuovi dettagli e particolari. Fino ai nomi, che sono noti ma che non pubblichiamo per rispetto della privacy. Accade tutto poche ore prima dell'ultima seduta consiliare, che si è tenuta a metà settimana. Alla moglie del politico non va giù che la giovane collaboratrice trascorra molte ore della giornata con il marito.
    La tensione, dunque, è già altissima e sarà il detonatore di una bomba destinata ad esplodere di lì a poco, quando per caso i protagonisti della vicenda si ritrovano insieme nello stesso ufficio, ai piani alti. Tutti e tre, in pochi metri quadrati. Così accade qualcosa di imprevedibile. A scatenare il caos potrebbe essere stato uno sguardo, una battuta o qualche parola di troppo.
    Sta di fatto che in pochi istanti si passa dagli insulti alle minacce fino alle botte. Un litigio rumoroso che attira l'attenzione di dipendenti curiosi e che si conclude, pare, nel peggiore dei modi: la corsa al pronto soccorso e parecchi giorni di prognosi per la giovane malcapitata, vittima della rabbia della consorte ufficiale.
    Napoli. Lui, la moglie e l'altra: «triangolo» in Consiglio regionale, le donne si picchiano

    Estorsione su bollette
    Arrestato dipendente società di gestione
    BARI - Alla fine si è rivolto ai carabinieri un imprenditore, titolare di un’azienda di lavorazione marmi, esasperato dalle ripetute richieste di denaro da parte del responsabile di un punto distribuzione di energia elettrica della città. In manette, con l’accusa di estorsione aggravata è finito un uomo di 39 anni, originario di Napoli.
    La vicenda nasce alla fine del 2013 quando l’imprenditore, in serie difficoltà economiche, dopo un lungo contenzioso, non riesce più a pagare la bolletta della elettricità e si vede tagliata improvvisamente la fornitura. Seguono ulteriori contatti, bollette, rateizzazioni, ma la crisi continua e per l’imprenditore il piano di rientro proposto dalla società di gestione risulta troppo oneroso.
    Così il mese scorso, si reca a uno sportello al pubblico per cercare una soluzione che gli consenta di continuare la propria attività, magari pagando il pregresso con rateizzazioni più favorevoli. È lì che si vede rispondere con una frase inquietante: "...nessuno fa niente per niente...". Non ci vuole molto prima di arrivare alla richiesta di denaro sottobanco. La vittima tira fuori tutto quello che ha in tasca, 300 euro, e li consegna al responsabile che, non contento, ne chiede altri 200 per il pomeriggio. L’imprenditore è combattuto ma non ha scelta: se vuole continuare a lavorare deve pagare, e così consegna il resto della somma. L’elettricità viene riallacciata, il lavoro può continuare.
    Sembra tutto risolto ma non passa molto prima che arrivino altre comunicazioni ufficiali che annunciano l’imminente distacco dell’erogazione di elettricità per morosità. L’imprenditore si reca nuovamente dal responsabile della società di gestione e riceve un’ulteriore richiesta di 500 euro in contanti. È disperato e preleva gli ultimi 200 euro che gli rimangono e li consegna al responsabile che insiste: serve tutta la somma, altrimenti niente corrente. La rabbia e la disperazione prevalgono e convincono l’imprenditore a recarsi dai carabinieri dove denuncia tutta la storia.
    I carabinieri preparano una consegna controllata dell’ultima somma richiesta. Le banconote vengono fotocopiate, 6 pezzi da 50 euro. La vittima si presenta allo sportello di via Capruzzi, nel centro di Bari, entra e consegna 300 euro, divisi in sei banconote da 50. Pochi minuti e irrompono i militari. Il responsabile del centro capisce che non c'è nulla da fare e senza opporre resistenza tira fuori dalla tasca la mazzetta appena riscossa. L’arresto è stato convalidato e le accuse confermate. Il giudice per le indagini preliminari ha disposto i domiciliari.
    Estorsione su bollette arrestato dipendente società di gestione | La Gazzetta del Mezzogiorno.it

    Quel dilettante di Gesù moltiplicava solo pani e pesci....

    La Provincia di Matera chiude, ma dipendente si decuplica lo stipendio
    MATERA, – Oltre 6.300 euro a maggio e 9.300 euro da percepire a giugno, se non fossero arrivati i Carabinieri a sequestrargli «tutti gli apparati telematici» e a denunciarlo per frode informatica: il protagonista è un dipendente della Provincia di Matera – ente che nei giorni scorsi ha riunito il consiglio per l’ultima volta dopo la soppressione – che si è aumentato lo stipendio ed è ora stato sospeso per un mese «in via precauzionale».
    L'uomo, 34 anni, aveva la mansione di «istruttore amministrativo» e addetto all’invio telematico alla tesoreria provinciale delle retribuzioni assegnate ai dipendenti della Provincia. I Carabinieri, nell’ambito di verifiche disposte proprio in vista della soppressione definitiva dell’ente, hanno scoperto che, a maggio, l’impiegato aveva nettamente aumentato il suo stipendio (normalmente, fra 800 e mille euro). A giugno stava per incassare un assegno ancora più corposo, 9.300 euro, «molto più di quanto percepiscono anche i funzionari e i dirigenti del suo ufficio».
    Ora le indagini – trasferite alla Procura di Potenza, competente per i reati di criminalità informatica – dovranno stabilire se l’impiegato sia stato «generoso» anche con qualche collega, e quanto abbia sottratto alle casse della Provincia.
    Matera, la Provincia chiude ma un dipendente aumenta di dieci volte il suo stipendio | La Gazzetta del Mezzogiorno.it

    Aziende pubbliche, quante sono e quanto costano allo Stato
    di Massimo Morici
    Nei giorni scorsi è arrivata la relazione della Corte dei Conti sul Rendiconto generale dello Stato che ha messo nero su bianco i costi delle aziende pubbliche: 26 miliardi di euro nel 2013, altrettanti nel 2012 e oltre 30 miliardi nel 2011, per un totale di circa 83 miliardi di euro nel triennio passato.
    A tanto ammontano i pagamenti a qualsiasi titolo erogati dai Ministeri nei confronti delle società partecipate dallo Stato. E la situazione non migliora in periferia: un terzo degli enti partecipati dagli enti locali è in perdita.
    La realtà, poi, potrebbe essere persino peggiore di quella fotografata dai magistrati contabili, i quali ammettono che i dati disponibili non coprono "l’universo degli organismi partecipati", che hanno "un assetto talvolta mutevole e vicende spesso complesse", mentre "gli aspetti contabili sono spesso oscuri".
    Osservando i bilanci, le aziende partecipate più sane si trovano al Nord e Centro Italia: in Valle d’Aosta, Piemonte, Lombardia, Liguria, Trentino Alto Adige, Veneto, Emilia Romagna, Toscana, Marche gli utili superano le perdite. Nelle Isole e nel Mezzogiorno, invece, quelle con i conti in rosso sono la maggioranza.
    Quando però l'unico socio è lo Stato un po' in tutta Italia gli utili vanno a farsi benedire, spesso per l’eccessivo costo del personale, la cui incidenza sulla produzione è appunto più alta nelle aziende a totale partecipazione pubblica (oltre il 37%) rispetto a una media del 30% delle aziende che contano tra i soci anche i privati.
    In alcuni casi, come la Basilicata, spiegano i magistrati contabili, i dipendenti delle aziende interamente pubbliche costano addirittura il doppio rispetto a quelli delle società a capitale misto; in Puglia, Calabria e Sardegna il 50% in più.
    Considerando la gestione finanziaria, i dati dell'Osservatorio mostrano una prevalenza dei debiti sui crediti un po’ dappertutto, ma con notevoli differenze tra regione e regione: il quoziente di indebitamento (che mette in relazione i debiti con il patrimonio netto) è generalmente più elevato al Sud. In tutto, si parla di un debito di oltre 65 miliardi di euro a fronte di un patrimonio netto di circa 45 miliardi di euro.
    Aziende pubbliche, quante sono e quanto costano allo Stato - Panorama


  3. #223
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    Predefinito Re: Terryes

    Discariche in strada
    a Bari il dramma rifiuti
    di ANTONELLA FANIZZI
    BARI - Per una famiglia di via Buccari è tempo di rinnovare il mobilio dell’estate. Quale luogo migliore per abbandonare sedie, sdraio e tavolini di legno se non il marciapiede ai piedi della parrocchia Santissimo Sacramento? Anche in via Zanardelli la situazione è da brivido: oltre allo stendino di plastica aperto davanti ai bidoni della spazzatura e alla cassettiera adagiata sull’asfalto, a pochi metri di distanza l’isolato è un tappeto di bottiglie di plastica, buste, cartacce e lattine.
    Il rito delle grandi pulizie, per molti baresi, è riservato al fine settimana. Il dramma è che, per svuotare le proprie abitazioni del superfluo, le strade vengono trasformate in discarica.
    Lo scempio si consuma solitamente il sabato notte o la domenica alle prime luci dell’alba. Tutto ciò che è vecchio, tutto ciò che non serve, viene buttato nelle vicinanze delle isole ecologiche, alimentando un inarrestabile circuito di degrado.
    «Il problema è grave - si stringe nelle spalle il presidente dell’Amiu Gianfranco Grandaliano - e difficile da fronteggiare. Stiamo predisponendo un piano per il recupero degli ingombranti. Con l’estate il fenomeno diventa esplosivo».
    A essere invase da mobili e elettrodomestici non sono soltanto le vie di campagna, i ponti delle periferie, i margini della tangenziale. I resti di articolati traslochi arredano i marciapiedi di ogni quartiere residenziale.
    In via De Amicis, di fronte alla scuola Del Prete, sono accatastati un divano lercio, una porta e un televisore in pezzi. In via Napoli qualcuno accanto ai portoni un lettino e i giochi per i bambini. Esempi di inciviltà che non risparmiano nessun rione. Così il centro abitato diventa un immenso deposito.
    Va persino peggio nelle ex frazioni che si affacciano sul mare. Una guerra - quella agli ingombranti - che l’azienda di igiene urbana fronteggia con armi spuntate.
    Grandaliano comunque non è disposto ad arrendersi: «Il 70% degli ingombranti che portiamo nel centro di stoccaggio è rappresentato dai mobili che raccogliamo dalle strade. Riusciamo a rimuovere tempestivamente ciò che finisce vicino ai cassonetti il sabato notte, ma nella giornata della domenica siamo in difficoltà. Eppure il ritiro dei mobili è gratuito: basta telefonare al numero verde 800/011.558, richiedere il servizio e depositare i pezzi sul suolo pubblico».
    Un’altra ipotesi di lavoro è quella di piazzare le telecamere sulle discariche abituali: un sistema particolare attiverà un collegamento immediato con i computer dell’azienda per monitorare lo scarico abusivo dei rifiuti. Conclude Grandaliano: «I costi sono alti. Stiamo cercando gli strumenti per finanziare questo progetto». [Pagheranno i padani, come al solito....]
    Discariche in strada a Bari il dramma rifiuti | La Gazzetta del Mezzogiorno.it

    In Terronia non sono al sicuro nemmeno i morti!

    Svista in obitorio
    medici fanno autopsia su corpo sbagliato
    TARANTO – Erano stati incaricati dalla procura di Taranto di fare un’autopsia sul corpo della vittima di un incidente stradale. Giunti nell’obitorio dell’ospedale Santissima Annunziata di Taranto, hanno trovato sul tavolo operatorio un corpo, hanno dato per scontato che fosse quello da esaminare e si sono messi all’opera. Così solo diverse ore dopo, quando i due medici legali giunti da Bari erano rientrati a casa, qualcuno si è accorto dell’errore e ha lanciato l’allarme avvisando i carabinieri.
    La notizia è riportata da quotidiani locali. Il magistrato inquirente ha disposto il sequestro della camera mortuaria, mentre oltre all’indagine penale sarà avviata anche una indagine interna. Secondo i primi accertamenti, il cartellino identificativo sul corpo della vittima era poco evidente o addirittura assente.
    Svista in obitorio medici fanno autopsia su corpo sbagliato | La Gazzetta del Mezzogiorno.it

    Mmmmmolto pitoresko!

    Camorra. Sorelle del capoclan «Peppe 'o pazz» in arresto: rubavano energia elettrica
    Due sorelle del capoclan arrestate per furto di energia elettrica: è accaduto a Boscotrecase (Napoli) dove i carabinieri della vicina stazione di Trecase hanno arrestato per furto aggravato Carmela Gallo, 35 anni, sorvegliata speciale, e la sorella di 31 anni, Michela, anch'essa già nota alle forze dell'ordine.
    Le due sono ritenute elementi di spicco del clan camorristico «Gallo-Limelli-Vangone» (attivo a Boscotrecase e nei comuni limitrofi) e sono sorelle di Giuseppe Gallo, detto «Peppe 'o pazz», attualmente detenuto e ritenuto capo dell'organizzazione criminale.
    I militari dell'Arma, con la collaborazione del personale Enel, hanno ispezionato l'abitazione delle donne, accertando che le due avevano modificato il quadro elettrico che gli consentiva il furto di elettricità, per un danno stimato in oltre 32mila euro. Le sorelle Gallo, dopo le formalità di rito, sono state accompagnate nella loro abitazione agli arresti domiciliari in attesa di rito direttissimo.
    Camorra. Sorelle del capoclan «Peppe 'o pazz» in arresto: rubavano energia elettrica

    Caro sindaco e caro presidente Asìa, questa vi sebra una pista ciclabile?
    Gentile redazione,
    inviandovi questa foto scattata in viale Kennedy, a Napoli, mi viene da chiedere al sindaco De Magistris ed al presidente dell'Asìa del Giudice: ma questa vi sembra una pista ciclabile?
    Attendo una risposta oppure un intervento.
    Lettera firmata
    Caro sindaco e caro presidente Asìa, questa vi sebra una pista ciclabile?



    Terronia intraprendente....

    Il Gup: Cosentino intermediario tra Casalesi e banca per far costruire centro commerciale
    L'ex deputato del Pdl Nicola Cosentino fece da intermediario tra Unicredit e l'ingegnere Nicola Di Caterino, ritenuto un emissario del clan dei Casalesi, affinchè l'istituto di credito gli concedesse un finanziamento per la costruzione di un centro commerciale a Casal di Principe. Lo sottolinea il gup Eduardo De Gregorio nelle motivazioni della sentenza con cui lo scorso ottobre condannò 34 persone al termine del processo con rito abbreviato «Il Principe e la scheda ballerina».
    L'inchiesta verteva sul tentativo da parte del clan dei Casalesi di riciclare denaro attraverso la costruzione del centro commerciale «Il Principe» e sui brogli elettorali avvenuti a Casal di Principe in occasione delle amministrative del 2010. Tra gli imputati condannati c'è l'ex sindaco di Casal di Principe Cipriano Cristiano, che il giudice definisce «politico locale di rilievo, ben inserito nel suo partito (il Pdl, ndr) e dotato di spendibili ed in realtà usati rapporti con Cosentino, politico importante».
    Il gup chiarisce poi che lo stesso Cristiano, nell' interrogatorio di garanzia, confermò che il cognato Nicola Di Caterino sollecitò «un suo intervento presso Cosentino per presentarlo ad Unicredit e per fargli avere una referenza ai fini della buona riuscita della richiesta di finanziamento, che egli esaudì promuovendo un appuntamento tra il parente e l'onorevole ed in seguito ricevendo rassicurazione dal primo che tutto era a posto».
    Tra i condannati figura anche l'architetto Mario Cacciapuoti, ex capo dell'ufficio tecnico di Casal di Principe, accusato di corruzione in concorso con l'ex parlamentare del Pdl Nicola Cosentino (quest'ultimo ha scelto il dibattimento, che è in corso davanti al Tribunale di santa Maria Capua Vetere). Cacciapuoti è stato riconosciuto colpevole di avere offerto a Cosentino la concessione per la realizzazione del centro commerciale in cambio della sua permanenza a capo dell'ufficio tecnico, messa in discussione dallo stesso Cosentino. Cacciapuoti, scrive il gup, «accettò chiaramente il patto corruttivo con i coimputati, portandolo ad esecuzione al solo scopo di protrarre il suo incarico dirigenziale».
    Il Gup: Cosentino intermediario tra Casalesi e banca per far costruire centro commerciale

    L'amor paterno dell'imprenditore terronico(naturalmente fallito)....

    RECITANDO IL PADRE-MOSTRO - “CRICCHIETTO CHE M’HAI FATTO FARE...”: LA MICROSPIA REGISTRA SULLA TOMBA LA CONFESSIONE DEL PADRE CHE HA BRUCIATO VIVO IL FIGLIO - LA TRAGEDIA DOPO FEROCI CONTRASTI TRA I DUE
    I carabinieri lo sospettavano da tempo: dopo due anni e mezzo l’hanno incastrato. Prima lo ha colpito alla testa con un bastone, ne ha trascinato il corpo in una vecchia Mercedes in disuso, e poi ha dato fuoco alla vettura. Agli inquirenti diceva che il giovane si era suicidato. Da mesi litigavano per la gestione dell’azienda di famiglia...
    Alessandra Ziniti per “La Repubblica”
    «Cricchietto, ma che m’hai fatto fare...». Guarda la foto di suo figlio Piero sulla lapide di marmo e finalmente “confessa” rivolgendosi a lui con il nomignolo con il quale lo chiamava da bambino. È lo sfogo che i carabinieri aspettavano da due anni e mezzo per incastrare quel padre sospettato sin dall’inizio di aver assassinato il figlio mettendo poi in scena un suicidio.
    Ed è la microspia piazzata dagli uomini del nucleo investigativo dei carabinieri di Caltanissetta a captare quelle parole che ieri hanno fatto scattare le manette ai polsi di Stefano Di Francesco, imprenditore 63enne di Riesi, ora accusato dalla Procura di Caltanissetta di aver ucciso, per contrasti legati alla gestione dell’azienda di famiglia, suo figlio Piero, 30 anni, il cui corpo devastato dalle fiamme fu ritrovato proprio dal padre il 9 gennaio del 2012 sul sedile posteriore di una vecchia Mercedes in fiamme nel piazzale dell’azienda.
    «Sembra la trama di un romanzo, ma purtroppo è realtà», commenta il procuratore aggiunto Nico Gozzo prima di ricostruire l’indagine del pm Roberto Condorelli, partita dall’autopsia del corpo della vittima che rivelò come Piero Di Francesco fosse stato violentemente colpito alla testa prima di essere dato alle fiamme e bruciato vivo. Stordito ma ancora vivo, come rivelarono le tracce di fumo nei polmoni.
    Bruciato da quel padre violento, con il quale era in forte contrasto da mesi così come l’altro figlio Eugenio, e che quella mattina del 9 gennaio 2012 lo affrontò prima nel piazzale dell’azienda, la Tecnoambiente, lo colpì alla testa probabilmente con un bastone, ne trascinò il corpo sul sedile posteriore di una vecchia Mercedes in disuso e la diede alle fiamme coprendo poi la vettura con dei detriti prelevati con una pala meccanica.
    «Con la terra volevo provare a spegnere le fiamme», disse ai carabinieri che lui stesso aveva chiamato e che solo dopo l’intervento dei vigili del fuoco scoprirono il corpo del giovane. «Piero si sarà sicuramente suicidato». Stefano Di Francesco fu il primo ad avallare la tesi del gesto mentre cercava di consolare la giovane vedova Giusy e i due nipotini che proprio lui aveva reso orfani.
    Ma c’erano troppe cose che non quadravano, a cominciare dalle testimonianze di amici e parenti. Nessuno in famiglia trovava un solo motivo per il quale Piero potesse aver deciso improvvisamente di uccidersi. E poi c’erano quei contrasti feroci con il padre, dichiarato fallito e allontanato dall’azienda alla quale, negli ultimi tempi, dopo la riabilitazione aveva provato a riavvicinarsi cercando di estromettere il figlio maggiore, Eugenio.
    Piero difendeva il fratello e resisteva alle intemperanze di quel padre la cui violenza si era manifestata solo pochi mesi prima, quando aveva preso a martellate proprio Piero, che però non aveva voluto sporgere denuncia. E poi c’era quella tanica di benzina con il tappo e soprattutto quelle tracce di sangue, poi risultato essere di Piero, trovate dai carabinieri sul piazzale, poco distante dalla macchina bruciata.
    Se Piero si era suicidato dandosi fuoco, certamente non si era prima colpito da solo alla testa ferendosi. Il padre, iscritto subito nel registro degli indagati, si era rifiutato di rispondere alle domande degli inquirenti. Al cimitero, a trovare suo figlio, accompagnava spesso la moglie. Da lì la scommessa dei carabinieri di piazzare sulla tomba la microspia che ha registrato quella sorte di “confessione”: «'Insieme eravamo i migliori, a noi nessuno ci fermava: guarda cosa mi hai fatto fare...».



    Sinite parvulos venire ad terrones.....ovverosia i bambini di Napule.

    Parcheggiatori abusivi: c'è la staffetta dei bambini per nascondere i guadagni
    È guerra tra i vigili urbani e i parcheggiatori abusivi. Nel mirino dei caschi bianchi anche gli illegali che sorvegliano la sosta all'ospedale Loreto Mare e che fanno parte tutti di una stessa famiglia, la stessa che gestisce una rivendita di piante lungo via Marina.
    Gli abusivi ogni ora consegnano i proventi della loro attività a dei ragazzini che provvedono a metterla al sicuro per evitare il sequestro da parte dei vigili urbani.
    Stamattina gli agenti della unità operativa investigativa Centrale hanno nuovamente controllato gli abusivi della sosta davanti all'Ospedale Loreto Mare e ne hanno multati sette. L’intervento è continuato in via Pietro Colletta e Porta Capuana dove altri 2 gestori del parcheggio abusivo sono stati identificati, verbalizzati e allontanati.
    Nell'ambito della stessa operazione sono stati sequestrati 27000 tra CD e DVD sprovvisti del marchio SIAE e illegalmente riprodotti.
    Parcheggiatori abusivi: c'è la staffetta dei bambini per nascondere i guadagni

    Regione, ecco i dirigenti esterni senza requisiti
    Corte dei Conti può chiedere di restituire i compensi
    L'ispezione del ministero scopre indennità e contratti fuorilegge per decine di milioni. Partita la segnalazione alla magistratura contabile
    Tutti i direttori generali delle ultime due legislature potrebbero essere chiamati a ridare i compensi
    CATANZARO - E' un vero e proprio guazzabuglio quanto emerge dalla relazione sul personale della Regione Calabria fatto dall'ispettorato generale di finanza, servizi ispettivi di finanzi ministero dell'Economia. In 275 pagine il dirigente dei sevizi ispettivi Gaetano Mosella fa un quadro allarmante sulla gestione dei contratti dei dirigenti e dell'ufficio stampa di giunta e consiglio regionale, i responsabili delle strutture speciali del consiglio regionale e il personale del Corecom. Nel mirino sono entrati gli incarichi di posizione organizzativa ed alta professionalità dove - scrive Mosella - “sono riscontrabili evidenti lacune nelle procedure di assegnazione degli obiettivi e nella valutazione dei risultati; Risulta effettuato, inoltre, il pagamento di somme in violazione al principio di onnicomprensività dei contratti nazionali. E per quanto riguarda il personale dirigente, oltre a irregolarità in sede di costituzione del fondo, le principali criticità riguardano il conferimento di incarichi a tempo determinato oltre i limiti previsti dalla legge. Tali incarichi, in alcuni casi, sono stati attribuiti in assenza di procedure comparative ed a soggetti formalmente privi dei requisiti necessari per l'accesso alla dirigenza.
    La Regione ipotizza un danno erariale (se dovesse essere confermato) di una decina di milioni di euro perché si tratterebbe di soldi erogati illegittimamente. La relazione si riferisce da un controllo contabile-amministrativo fatto nel periodo 30 settembre -20 dicembre 2013 e riguarda questa legislatura e la precedente.
    Tra gli incarichi eclatanti contestati nella gestione Loiero della Regione c'è quella affidata al Capo di Gabinetto, attuale capogruppo dell'Udc Gaetano Bruni in sostituzione dell'architetto Michelino Lanzo nel mentre nominato Dirigente Generale del Dipartimento n. 3 " Attività Produttive". Mentre in quella attuale quella del direttore generale alla presidenza Franco Zoccali che non avrebbe i 5 anni di dirigenza per poter ricoprire quell’incarico e nemmeno quello di Segretario generale ed avrebbe percepito illegittimamente 732 mila euro. Stesso discorso per Nicola Durante, segretario generale della giunta Loiero che avrebbe percepito in 7 anni circa 480 mila euro in più.
    Dalla lettura del provvedimento di nomina di Bruni, invece, non emerge il riferimento al curriculum vitae dell'incaricato dal quale poter, eventualmente, dedurre se il prof. Bruni fosse o meno in possesso della qualifica dirigenziale. A Bruni sarebbero stati erogati illegittimamente 52.143 euro. Stesso discorso – sempre secondo Mosella – per l'incarico di Vice Capo di Gabinetto della dott.ssa Porcelli che già era, all'atto della nomina a Vice Capo di Gabinetto, dirigente del settore "Affari generali ed istituzionali" e svolgeva le funzioni vicarie di Dirigente Generale presso il Dipartimento della Presidenza. In base a quanto prevede la norma regionale alla dott.ssa Porcelli non andava riconosciuta nessuna ulteriore indennità aggiuntiva in quanto la stessa già era dirigente del settore "Affari generali ed istituzionali" della Giunta Regionale e quindi le sono state corrisposte 135.000 euro non dovute. Con il cambio di giunta e l'incarico di Capo di Gabinetto affidato da Scopelliti ad Elena Scalfaro e di Vice Capo di Gabinetto dott.ssa Sonia Munizzi il trattamento economico dei dirigenti così incaricati non è corrisposto in maniera conforme alla normativa regionale in quanto doveva essere pari a quelli dell'amministrazione di appartenenza. Ciò che è grave, a parare di Mosella, è che il direttore generale del dipartimento Organizzazione del Personale era al corrente dell'errore ma nulla ha fatto per chiedere indietro gli importi erogati in modo illegittimo.
    Per quando riguarda i direttori generali del dipartimento a chi aveva i titolo viene contestato alcune voci stipendiali aggiuntive che ammontano, tra poco casi, tutti oltre i 92 mila euro. Mentre in questa legislatura si contestano decine di incarichi affidati a persone senza i requisiti di legge.
    Poi c'è il caso del magistrato Salvatore Boemi a cui la giunta Loiero conferì l'incarico di direttore generale della Stazione unica appaltante, in questo caso c'è una discrepanza tra il contratto di incarico e il decreto di nomina con l'aggiunta di un'indennità stipendiale di circa 158.000 euro negli anni dal 2008 al 2013.
    Regione, ecco i dirigenti esterni senza requisiti Corte dei Conti può chiedere di restituire i compensi - IlQuotidianodellaCalabria


  4. #224
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    Predefinito Re: Terryes

    Ok Sono Razzista (E Temo che sia Davvero Colpa dei Tedeschi) - Rischio Calcolato

    Intanto ho messo “colpa dei tedeschi” anche in questo titolo tanto per attirare più gente possibile a leggere questo post. Ve lo devo dire, mi diverto un mondo a paralre di cose serie (almeno penso) e mettreci dentro un po di “tedeschi” e osservare il dibattito nei commenti.
    Dibattito che per i tre quarti parla di tedeschi, Germania, loro sono peggio, noi siamo autolesionisti (vero, verissimo ma non per i motivi di cui parlano coloro che citano “l’autolesionismo italico”) lalalalala, e non veramente dell’oggetto del post.
    Comunque in questo periodo dell’anno, invariabilmente ri-scopro di essere un “pelino” razzista. E non parlo del “razzismo” classico, qullo dei negri, degli ebrei, degli zingari. No no, parlo proprio del sano razzismo ruspante stile Lega Nord anni 90. Quello dei Terroni per capirci. Solo una versione estesa a tutti gli i soggetti che si comportano a mio insindacabile, paraziale, razzista giudizio da terroni. Gli altri per me sono tedeschi anche se vengono da Lampedusa.
    E’ essenzialmente un problema di contrasti.
    Dunque, come sapete vivo a Chiasso, la quale, ve lo confermo, è senza tema di smentita la più brutta città del Ticino il che mi porta a pensare che possa essere anche la più brutta città della Confederazione ma potrei sbagliarmi, i 26 Stati Svizzeri vanno ben conosciuti per dare giudizi definitivi.
    Ad ogni modo, Chiasso è l’equivalente italiano diciamo di… no non lo dico, ho una mia idea personale ma non voglio scatenare una discussione su questo, diciamo che ho in mente una città , costruita con criteri da abuso ediizio assoluto, indecentemente sporca, mal servita da quasi qualsiasi infrastruttura (tranne una autostrada) e potrei continuare. Quella è la città più brutta che abbia mai visto in Italia.
    Ora però se vi capita di fermarvi a Chiasso (anche no eh, a meno che non vogliate incontrarmi) troverete una ordinata rete di strade, palazzi abbastanza anonimi ma non troppo alti, giardini pubblici e privati ben tenuti. Automobili che stanno nel loro parcheggio, e mai in doppia fila (l’ultima che si è vista pare risalga al 1972), nessuna stramaledetta cacca di cane per terra a marcire, una piscina comunale, una biblioteca, le poste, la via dello struscio (oddio, vabbeh, diciamo la via centrale e basta), la Zona 30 dove c’è la scuola etc. etc.
    Ovvero una ordinata, brutta, cittadina in cui si vive sereni. E c’è anche una perferia con qualche immigrato di colore, un PUB dove scorre molta birra e si ascolta hard rock e metal, e boh, quasi niente altro, Insomma una noia mortale. Io di notte ci faccio Jogging e mi capita di pensare che se inciampassi e rimanessi ferito per terra, potrei morire perchè nessuno si accorgerebbe di me fino alla mattina dopo. (cioè proprio non c’è nesssuno di notte, fuori e no se si accorgessero verrei aiutato, ve lo assicuro).
    Ok. Il punto è che mi sono abituato ad un certo ordine e ad una certa pulizia e la do per scontata, mi sono anche abituato al rispetto del mio spazio personale una esperienza strana e nuova per qualsiasi expat italiano nel Nord Europa o nei paesi anglosassoni, ovvero nessuno quando sono in coda al supermercato mi si appiccica dietro, lo stesso quando sono in un negozio (avete presente quelle persone che ti fanno chiaramente capire che se ti distrai ti passano davanti? Ecco adesso quando mi capita…indovinate dove…. ho generalmente istinti omicidi)
    E lasciamo perdere città “normali” come Mendrisio o Bellinzona (Lugano non la nomino perchè li si esagera per altri versi, un giorno ve ne parlerò)
    E ora veniamo a dove volano le aquile, il posto che fa da base per ogni mia lunga vacanza. Nel senso che comunque, a prescindere mi ritempro li in alto e in quella che io considerò una terra incantata (mio gusto personale) poi decido quale luogo del mondo visitare.
    Capita però che non sono l’unico cittadino Italiano che sceglie codesti luoghi per le vacanze, e qui cominciano i problemi. Nel senso che “noto” una certa differenza di civiltà. Essendo che il crocevia dove passo le vacanze, è un luogo dove, appunto diverse civiltà si incrociano. A aprtire da quella che ci ospita tutti.
    E, per fare uno dei mille esempi, indovinate che lingua parla l’unico stronzo che lascia la merda del suo cane a marcire per strada, tanto qualcuno la raccoglierà? Oppure chi innalza un monumento di caratcce e bottigliette nel luogo del suo picnic perchè “si sappia” che lui e la sua fetida famiglia è stato li (si “fetida” vi avevo detto che sono un pelo razzista o no?)
    Ci siamo capiti?
    E quindi no non attacca con me la solfa, tanto “quelle brutte cose” accadono anche in Austria, Germania, Olanda e dove cavolo vi pare. Lo so da me che accadono e spesso sono gravissime. Lo so da me che ci sono corruzione, malvagità, azioni meschine anche li.
    E’ essenzialmente una questione di quantità e decenza.
    E ovvove ovvove… ora arriva il razzismo attenti… è una questione di civiltà, intesa come la media dell’attitudine dei cittadini di un luogo a comportarsi in una certa maniera, roba che sfido chiunque a non notare in meno di due giorni di permanenza dove volano le aquilie.
    Cioè alcuni, razzisti come me se ne accorgono, altri che non sono razzisti non se ne accorgono. Indovinate perchè.
    Quindi ok sono razzista. Contenti.
    p.s. e non rompo le scatole con “è copla dei tedeschi” per portare ad esempio la Germania, lo ripeto, me ne strafotto dei tedeschi. Lo faccio perchè trovo indecente e pericolosissimo cercare un nemico esterno in una situazione di disastro civile e morale come quella che c’è in Italia. L’economia è una conseguenza e non viceversa. Per dire: si è vero l’Italia ha partecipatao al salvataggio dell Banche Tedesche impelagate in grecia, e credo di essere stato fra i primi a scriverne. Quindi? Cioè come mai poi non ne ha ottenuto un adeguato ritorno. Colpa dei tedeschi? Sul serio?

    Peccato solo che manchi il "punto G" nel nome del paese di merda.
    Se il popolo permetterà alle banche private di controllare l’emissione della valuta, con l’inflazione, la deflazione e le corporazioni che cresceranno intorno, lo priveranno di ogni proprietà, finché i figli si sveglieranno senza casa.

  5. #225
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    Predefinito Re: Terryes

    Domani e venerdì ho delle trasferte in industrie colonizzate da terries , se non mi vedete più sapete perché . A sabato!
    Il Silenzio per sua natura è perfetto , ogni discorso, per sua natura , è perfettibile .

  6. #226
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    Predefinito Re: Terryes

    Citazione Originariamente Scritto da Freezer Visualizza Messaggio
    Domani e venerdì ho delle trasferte in industrie colonizzate da terries , se non mi vedete più sapete perché . A sabato!
    Buona mafia a te!
    Se il popolo permetterà alle banche private di controllare l’emissione della valuta, con l’inflazione, la deflazione e le corporazioni che cresceranno intorno, lo priveranno di ogni proprietà, finché i figli si sveglieranno senza casa.

  7. #227
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    Predefinito Re: Terryes

    Quello che sta accdendo in Regione Calabria è una cosa che neppure l'aggettivo "vergognoso" può inquadrare a dovere.
    E noi paghiamo.
    Nessuno ha tempo per un viaggetto fin laggiù a portare un obolo?
    Ultima modifica di ventunsettembre; 17-07-14 alle 20:26
    Se il popolo permetterà alle banche private di controllare l’emissione della valuta, con l’inflazione, la deflazione e le corporazioni che cresceranno intorno, lo priveranno di ogni proprietà, finché i figli si sveglieranno senza casa.

  8. #228
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    Predefinito Re: Terryes

    Citazione Originariamente Scritto da ventunsettembre Visualizza Messaggio
    Quello che sta accdendo in Regione Calabria è una cosa che neppure l'aggettivo "vergognoso" può inquadrare a dovere.
    E noi paghiamo.
    Nessuno ha tempo per un viaggetto fin laggiù a portare un obolo?
    Basta l'aggettivo calabrese.
    Rubano, massacrano, rapinano e, con falso nome, lo chiamano impero; infine, dove fanno il deserto dicono che è la pace.
    Tacito, Agricola, 30/32.

  9. #229
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    Predefinito Re: Terryes

    A volte me ne dimentico.
    Carenza padana.
    Ultima modifica di ventunsettembre; 17-07-14 alle 22:32
    Se il popolo permetterà alle banche private di controllare l’emissione della valuta, con l’inflazione, la deflazione e le corporazioni che cresceranno intorno, lo priveranno di ogni proprietà, finché i figli si sveglieranno senza casa.

  10. #230
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    Predefinito Re: Terryes

    DE MAGISTRIS CELEBRA I GAY MA DIMENTICA I MORTI - PRIME NOZZE OMO ALL'ANAGRAFE: IL SINDACO C'È. MA SNOBBA LE ESEQUIE DEL 14ENNE UCCISO DAL CROLLO
    Carmine Spadafora per “Il Giornale”
    Ieri mattina è stato trascritto in Comune a Napoli, nel registro dell'anagrafe, il matrimonio contratto in Spagna tra due persone di sesso maschile, il napoletano Roberto e il domenicano, Miguel. Ma la lista è lunga: presto altre unioni verranno registrate all'Anagrafe comunale. Soddisfatto il sindaco Luigi De Magistris, presente alla cerimonia, sorridente davanti agli scatti dei fotografi e agli sguardi delle telecamere, in mezzo ai due sposi.
    «Gigino» ha tenuto a puntualizzare sull'importante valore simbolico della registrazione che «rende la città apripista sui diritti delle persone». Aggiungendo poi che «Napoli è città dei diritti e delle libertà». Roberto e Manuel adesso potranno partecipare alle politiche sociali e all'assegnazione di una casa.
    Ma, mentre a Palazzo San Giacomo De Magistris faceva festa con i due sposi, ai funerali del piccolo Salvatore Giordano, il ragazzino di 14 anni ucciso dal crollo di un pezzo della galleria Toledo, in pieno centro, il primo cittadino non intende partecipare. E intanto ieri sempre a Napoli, in via Firenze, nei pressi della trafficata stazione Centrale, un commerciante finiva sotto alcuni calcinacci che lo hanno lievemente ferito.
    L'ennesimo crollo, emblema di una città fortemente a rischio. Chissà se tra i diritti dei cittadini, spiattellati in forma solenne da «Gigino» davanti ai giornalisti, vi sia anche quello sul diritto alla sicurezza. Che invece nella città che governa ormai da oltre 3 anni, manca. Dopo il crollo del cornicione della Galleria Umberto, un pezzo della vicina via Toledo, la strada dello shopping che arriva fino al palazzo reale è stato transennato.
    E altre strade sono state parzialmente chiuse per il pericolo di crolli. Ieri, anche via Bologna, poco distante da via Firenze è stata recintata. Aumentano giorno dopo giorno le ferite di una città che, secondo le intenzioni (preelettorali) dell'ex pm, doveva risorgere. Invece Napoli continua ad avere le strade più «scassate» d'Italia. Con costi conseguenti per chi ogni giorno le percorre.
    Insomma, «Gigino» prende parte alla prima unione tra gay ma nel frattempo annuncia anche che non prenderà parte al funerale di Salvatore Giordano, previsto per oggi a Marano (dove il ragazzo viveva), nello stadio della città. Che senta puzza di contestazioni? Lui la spiega cosi: «Lascio alla famiglia di Salvatore e alla comunità di Marano il momento del lutto».
    Qualche dubbio a questa sua spiegazione, pero', sorge spontaneo. Perchè, allora, non lasciare il momento del lutto anche alla famiglia del tifoso Ciro Esposito, ucciso a Roma prima della partita Fiorentina – Napoli (per il quale è indagato il capo ultras romanista, Daniele «Gastone» De Santis) e la comunità di Scampia, il quartiere dove Ciro viveva? A Scampia, invece, Gigino è andato per partecipare ai funerali della vittima della violenza nel calcio.
    E sulla decisione di non prendere parte ai funerali di Salvatore, arriva il commento di uno zio, Giuseppe, attraverso il quotidiano il Mattino: «Quella del sindaco di Napoli è una scelta che non condivido. In tutto questo lasso di tempo De Magistris non è mai stato vicino alla nostra famiglia. È venuto in ospedale solo una volta, poi di lui si sono perse le tracce. Se avesse partecipato ai funerali avremmo apprezzato il suo gesto di solidarietà».



    I test Invalsi, gli studenti siciliani sono i più somari d'Italia
    di SALVO INTRAVAIA
    La Sicilia ha i liceali più “somari” d’Italia. E’ il responso dell’ultima Rilevazione nazionale degli apprendimenti 2013/2014 condotta dall’Invalsi e presentata ieri mattina a Roma. Il dato è nascosto tra le righe dell’ultimo rapporto confezionato dall’istituto di Frascati, che ci consegna giovani liceali al disotto dei coetanei che frequentano gli istituti tecnici e addirittura gli istituti professionali di altre italiane.
    Secondo i numeri forniti dal rapporto sulle performance in Italiano e Matematica, gli alunni dell’Isola stanno lentamente accorciando il divario che li separa dai coetanei delle altre regioni, ma non riescono a sfilarsi ancora la maglia nera che li relega all’ultimo posto in classifica.
    Su sei degli otto ambiti presi in considerazione dall’istituto di Frascati – Italiano e Matematica in quattro classi: seconda e quinta primaria, terza media e secondo anno delle scuole superiori – la Sicilia figura all’ultimo posto e nei rimanenti due contesti ci piazziamo al penultimo posto. Fissata la media nazionale a quota 200 punti per tutte le classi, siamo all’ultimo posto in Italiano e Matematica in seconda elementare.
    E rimaniamo all’ultimo posto anche in quinta elementare, ma con un divario che cresce: 186 punti in Italiano e 189 in Matematica. Per avere un’idea della distanza che ci separa dalle altre regioni basta guardare i numeri dell’Emilia Romagna, con 206 punti. Gap che diventa imbarazzante in terza media – dove figuriamo al penultimo posto in Matematica, davanti alla Calabria – e al secondo anno delle superiori, dove riusciamo a piazzarci al penultimo posto sempre in matematica, questa volta davanti alla Sardegna.
    I 31 punti di differenza in Matematica fra i ragazzini di terza media siciliani e i coetanei friulani dovrebbero costringere i responsabili della scuola isolana a riflettere. Così come per le 35 lunghezze di distacco che i quindicenni della provincia autonoma di Trento infliggono ai coetanei siciliani in matematica.
    I risultati disaggregati per indirizzo scolastico ci consegnano i liceali “meno attrezzati” del Belpaese, almeno in Italiano. I ragazzi siciliani destinati a diventare classe dirigente di domani non riescono ad andare infatti, in Italiano, oltre i 198 punti, contro una media nazionale che si attesta attorno ai 212 punti e la Lombardia che ci distanzia di ben 24 punti. I nostri liceali vengono superati dai quindicenni trentini che frequentano gli istituti tecnici – che in italiano totalizzano 212 punti – e quasi raggiunti addirittura dai coetanei che frequentano i professionali in Valle d’Aosta, che ne realizzano 195.
    I test Invalsi, gli studenti siciliani sono i più somari d'Italia - Repubblica.it

    Badante seppellisce anziano e prende la pensione per anni
    L'uomo era morto nel 2012 probabilmente per cause naturali. Lei lo nasconde e fa finta di nulla
    Luisa De Montis
    Quando lo ha trovato senza vita, ha seppellito l'anziano a cui faceva da badante pur di continuare a riscuotere la pensione.
    È successo a Corleone (Palermo), dove la polizia ha trovato nelle campagne il corpo di Antonino Cutrò, un pensionato di 87 anni.
    L'anziano era morto nel 2012, ma la donna che lo accudiva da vent'anni, la 50enne Maria Antonietta Di Mattia, ha prima tenuto in casa - da qualche tempo l'uomo si era trasferito nell'appartamento della badante in una casa popolare - e poi nascosto il corpo e ha continuato a intascare la pensione dell'uomo. A confessare l'omicidio è stata proprio lei che qualche giorno fa si è rivolta a un legale. "Mi ha detto che voleva farla finita, non ce la faceva più a sopportare quella situazione", ha detto l'avvocato che ha poi chiamato la polizia.
    La notizia ha suscitato sgomento in paese, dove tutti conoscevano Antonino Cutrò chiamato affettuosamente "zio Ciccio". La donna si occupa in paese di diversi anziani. Al momento non è in stato di fermo.
    Badante seppellisce anziano e prende la pensione per anni - IlGiornale.it

    Le inchieste del Mattino | Crolli a Napoli, lo spreco dei fondi: 100 milioni da Ue, nessun cantiere è partito
    Dal 2007, anno in cui è stato annunciato il risanamento del centro storico, a oggi, una sola gara conclusa, un'altra in istruttoria, altre 6 pronte nelle prossime settimane per un valore complessivo di poco meno di 50 milioni dei 100 disponibili. Il risultato? Solo chiacchiere: nessun cantiere è stato aperto. E zero risanamento.
    Così, capita che si muoia per un albero che ti schiaccia mentre accompagni tuo figlio a scuola, si finisca in una buca e ci si spezzi le gambe, oppure che un fregio (o sfregio?), non all'improvviso ma per incuria, si stacchi stanco, tremebondo e ammazzi un innocente. Il recupero a una dimensione umana del centro storico sotto tutela dell'Unesco dal 1995 è la cronaca dell'ennesima occasione persa, l'ultima in ordine di tempo dopo Bagnoli, Napoli est, i concertoni e compagnia bella.
    Nel corso del tempo, dall'iniziale stima di oltre 400 milioni contenuta nel «Documento di orientamento strategico», all'intermedio «Grande programma Centro storico-Patrimonio Unesco», del valore di circa 200 milioni, si è passati, nell'ultima versione di «Grande progetto» regionale, ad una dotazione di 100 milioni. Progetto small che doveva sbloccarsi ma ancora sta lì incatenato tra rimpalli di responsabilità di amministratori irresponsabili intenti a difendere il proprio orticello. Dalla Regione dicono che al Comune, ente beneficiario, fanno a cazzotti con la burocrazia e non decidono; da Palazzo San Giacomo sostengono che la Regione ha impiegato un anno e mezzo a sbloccare i fondi e che il primo progetto è stato fatto da loro a settembre dell'anno scorso.
    Verrebbe da dire: chi se ne frega? È però un fatto che le gare annunciate e i cantieri sbandierati dovranno necessariamente essere conclusi, collaudati e rendicontati entro il 31 dicembre dell'anno prossimo, pena la decadenza dei fondi europei. La questione è: come si può immaginare, in un Paese in cui storicamente il problema più rilevante è l'incapacità di completare in tempo e con i costi preventivati un'opera pubblica, ottemperare a quella che è un'impresa titanica visto che nulla è stato fatto? Sempre per quella data, l'Unesco che ha bombardato il Comune di censure per lo stato impietoso in cui versa il centro storico, è pronta a togliere la «tutela» al sito. Il rischio è una bocciatura al quadrato.
    Pasquale Belfiore - docente di progettazione architettonica alla Seconda università, ex assessore della Giunta Iervolino e papà di quel piano - sbotta ed è soprattutto preoccupato: «Finirà che i progetti già raffazzonati presentati non faranno sistema, ciascuno avrà il suo pezzettino di centro storico rifatto, ma Napoli resterà senza un sistema, una chance sprecata».
    Le inchieste del Mattino | Crolli a Napoli, lo spreco dei fondi: 100 milioni da Ue, nessun cantiere è partito



    Business sui neonati
    indagini anche in Puglia
    BARI - I carabinieri del Nas di Pescara, con il supporto di militari dell’Arma territoriale, hanno eseguito in otto province di quattro Regioni d’Italia (Lazio, Abruzzo, Puglia) 5 misure cautelari agli arresti domiciliari e 10 decreti di perquisizione. I provvedimenti sono stati emessi dalla Procura di Chieti.
    L’attività investigativa ha consentito di smascherare gli illeciti comportamenti di un medico primario universitario - Giuseppe Sabatino, ordinario all'Università d'Annunzio di Chieti e primario di neonatologia all'ospedale Colle dell'Ara - e quattro rappresentanti di due note aziende produttrici di alimenti per l’infanzia che avevano posto in essere atti corruttivi.
    Le intercettazioni video-ambientali hanno permesso di accertare episodi di corruzione realizzati dal professore con il concorso di rappresentanti di aziende produttrici di integratori e alimenti per neonati.
    Infatti, il medico, all’atto delle dimissioni dei pazienti prescriveva o indicava ai genitori i prodotti delle due aziende che incrementavano le vendite, ricompensando il sanitario con provvigioni in denaro o altri benefici.
    L'inchiesta parte da una denuncia per presunti abusi sessuali commessi dal professore 64enne durante una visita medica in ospedale. Le intercettazioni telefoniche successive a questa prima denuncia hanno permesso ai carabinieri di scoprire un presunto episodio di corruzione, in cui i corruttori sarebbero tre informatori che lavorano per una casa farmaceutica, oltre a un altro di una seconda ditta. Entrambe le case avrebbero pagato o promesso di pagare una tangente di 10mila euro in cambio della prescrizione alle pazienti del professor Sabatino di particolari marche di latte in polvere e integratori alimentari per i loro bambini. Al professore sarebbero stati promessi anche dei viaggi premio.
    Oltre al prof. Sabatino, si trovano da questa mattina ai domiciliari Marco D'Errico di Roma, ma originario di Lecce, oltre a Luigi Leccese e Antonio De Panfilis, entrambi pescaresi.
    Denunciati altri dieci medici, di varie località italiane (province di Taranto, Bari, Potenza, Pescara e Teramo), a carico dei quali sono stati raccolti elementi che sono oggetto di ulteriori accertamenti, per valutare responsabilità corruttive nei loro confronti con il concorso degli agenti di zona. Le perquisizioni domiciliari hanno consentito di sottoporre a sequestro pc e documentazione d’interesse investigativo al vaglio dei Carabinieri del Nas di Pescara.
    Business sui neonati arresti e perquisizioni indagini anche in Puglia | La Gazzetta del Mezzogiorno.it




    Mmmmolto pitoresko!

    Trova sempre il suo posto auto occupato: disabile lo «difende» con una sedia
    Non c'è niente di peggio per un automobilista, portatore di handicap, che trovare il posto a lui riservato, in quanto disabile, sempre occupato. E la cosa non è certo più lieve se ad occupare il posto auto è un altro disabile.
    Così un automobilista, munito di tutte le certificazioni del caso, ha pensato bene di tutelare il suo privilegio, con una sedie munita di cartello che avverte i «soliti furbi» del divieto di parcheggio. É avvenuto oggi in via Capuano, nei pressi via Toledo.
    Un automobilista, portatore di handicap, per non fare occupare il suo spazio nelle strisce gialle, ha pensato bene di fissare, sul suolo a lui destinato, una sedia con un cartello, su cui c'è scritto: «Si prega di non sostare. Nemmeno agli altri invalidi. Posto riservato alla Chevrolet N..... Come da autorizzazione comunale n..... Prevista multa e rimozione carro attrezzi... Grazie».
    Trova sempre il suo posto auto occupato: disabile lo «difende» con una sedia



    Altri padani gonzi che vogliono fare le vacanze in Terronia...

    «Fitto villa a Ischia per mille euro al mese», denunciato truffatore
    Truffava turisti su Internet, offrendo l'affitto di una villa ad Ischia, in via Enea, per 1000 euro al mese. S.M., 53 anni, residente a Napoli nel quartiere di Pianura, aveva messo un annuncio sul sito «Subito.it». La villa, ampia, con piscina, e tv satellitare era offerta ad un prezzo conveniente e poteva essere presa in fitto anche per una settimana.
    Tre coppie del Nord-Italia hanno versato ad S.M. la caparra, in totale oltre 2 mila euro. Ma, arrivate sull'isola verde hanno capito di essere rimaste vittima di una truffa. Quando hanno bussato al portone della villa, infatti, ne è uscito il legittimo proprietario che non ne sapeva nulla.
    Gli agenti del commissariato di Ischia coordinati dal vice questore Stefania Grasso con accertamenti telefonici e bancari sono risaliti al truffatore, che ha precedenti specifici. S.M. è stato nuovamente denunciato. La polizia ha invitato eventuali altre vittime della truffa a contattare il Commissariato.
    «Fitto villa a Ischia per mille euro al mese», denunciato truffatore

    Arrestati due foggiani per una rapina in banca
    UDINE – I Carabinieri del Nucleo investigativo di Udine, comandati dal Maggiore Roberto Scalabrin, hanno arrestato due dei quattro rapinatori che il 3 aprile scorso misero a segno un colpo alla Banca di Credito cooperativo di Manzano. Si tratta di Marco Travesi e Antonio Di Bitonto, entrambi residenti a Cerignola (Foggia). I due erano già ai domiciliari, arrestati in flagranza per un altro colpo dai Carabinieri di La Spezia.
    A Manzano due malviventi fecero irruzione nella filiale dell’istituto di credito, pistola in pugno e a volto coperto, e si fecero consegnare circa 10 mila euro, mentre un terzo complice attendeva sulla porta e il quarto a bordo di una Lybra rubata pochi giorni prima a Pordenone.
    E' proprio grazie alla vettura, ritrovata abbandonata lungo il greto del Torre a Pradamano, e alle testimonianze di chi ha notato il gruppo di malviventi allontanarsi a bordo di un Fiat Doblò bianco, che i Carabinieri sono risaliti agli autori della rapina. Le indagini proseguono per risalire agli altri due complici.
    Arrestati due foggiani per rapina in banca | La Gazzetta del Mezzogiorno.it

    Certi napulitani rimpiangono i Bobboni e il Regno delle Due Siscilie perchè allora Napuli era una capitale....
    Ma Napuli è sempre una capitale!

    Napoli capitale per i furti di smartphone
    di Valerio Iuliano
    NAPOLI - Mappa del crimine in Italia secondo l'Istat. Uno studio comprendente tutti i reati denunciati dalle forze di polizia all'autorità giudiziaria, con i dati del 2012, relativi a tutte le province italiane. Le statistiche non smentiscono i luoghi comuni.
    Napoli risulta in testa a quasi tutte le graduatorie più spiacevoli. Indiscutibile la supremazia napoletana al capitolo rapine. Corrisponde a 350 il tasso calcolato dall'Istat - in rapporto a 100mila abitanti - per Napoli e provincia. Le rapine commesse dalle nostre parti hanno una caratteristica piuttosto singolare, ovvero quella dello svolgimento - nell'80% dei casi - nelle strade. In tutto, 275 dalle nostre parti contro le 139 di Torino, seconda in classifica.[ma la povera Torino è imbottita di terroni....]
    Gli smartphone, gli iPad e gli iPhone sono le prede più ambite dai malviventi. Già, perché l'Istat nel calcolo sulle rapine non considera il furto di denaro e altri beni, cosicché il furto dei telefoni di ultima generazione risulta il fenomeno più diffuso nelle strade di Napoli e dell'hinterland. E qualche blogger - come sul sito Mediabias - si è avventurato in un calcolo dettagliato sulle rapine degli smartphone. 2637 sono le denunce effettuate per rapina su suolo pubblico nel 2012.
    Un numero che deriva dalla cifra rilevata dall'Istat - per 100mila residenti - moltiplicata per il numero effettivo degli abitanti del capoluogo. Il totale delle denunce corrisponde appunto al numero dei telefonini sottratti ai loro proprietari. Dalla moltiplicazione di quest'ultima cifra per il costo medio di smartphone e iPhone sul mercato - circa 400 euro - viene fuori un totale di oltre un milione di euro guadagnati dai rapinatori nel 2012.
    Napoli capitale per i furti di smartphone


 

 
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