Banconote nascoste nell'ano: preso pusher napoletano a Ischia
di Massimo Zivelli
Nel contenitore occultato nell’ano nascondeva non droga, ma incredibilmente un rotolo di banconote da 50 e 20 euro. Questa la sorpresa che gli agenti del commissariato d’Ischia hanno avuto nel perquisire un pregiudicato napoletano, beccato agli sbarchi della Caremar. I poliziotti coordinati dal vicequestore Alberto Mannelli nelle parti intime cercavano ovuli di cocaina ed invece si sono ritrovati un malloppo di circa 900 euro, frutto dell’attività dello spacciatore Giulio Dalia, 30 anni, napoletano d’origine ma residente in Toscana.
L’uomo è stato comunque arrestato perché all’atto del fermo di polizia, avvenuto subito dopo lo sbarco dal traghetto delle 20, gli agenti gli avevano rinvenuto nel corso della perquisizione del bagaglio, oltre a sette anelli di tipo borchiato in bassorilievo che una volta indossati fungono da noccoliera o pugno di ferro, un coltello, hashish per un peso di 0,711 grammi e cocaina/crack suddivisi in 6 bustine di cellophane del peso complessivo di 1,397 grammi. Lo spacciatore è stato trasferito a Poggioerale.
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Roma, impiegata delle Poste ruba i soldi degli anziani
Ha intascato più di 25mila euro truffando gli anziani correntisti: denunciata una giovane impiegata delle Poste a Roma
Angelo Scarano
Impiegata 34enne delle Poste truffa gli anziani correntisti e intasca i loro soldi. L'ufficio si trova nel quartiere Appio Latino a Roma. La donna ha una posizione particolare che le permette di accedere alle autorizzazioni di movimenti di denaro dei clienti. Così per mesi sarebbe riuscita a derubare una lunga lista di risparmiatori, falsificando le firme e incassando i loro soldi. Per la donna è scattata la denuncia.
A dare il via agli accertamenti sono stati alcuni cittadini che hanno denunciato alla Polizia di Stato numerose e sconosciute operazioni effettuate sui propri conti correnti, con addebiti, emissioni di assegni, prelievi, aperture di libretti di risparmio e, solo in alcuni casi, di accrediti. I poliziotti, dopo aver sentito le vittime, hanno avviato gli accertamenti in collaborazione con l'organismo investigativo interno di Poste Italiane.
Dall'analisi di tutta la documentazione, gli investigatori hanno accertato che i titoli di credito erano stati emessi ed incassati, sempre nello stesso ufficio postale, dalla stessa postazione e dalla stessa persona, all'insaputa degli ignari correntisti. La dipendente sarebbe infatti entrata in possesso, solo nel 2015, di diverse somme di denaro per un valore complessivo di 25 mila euro. Al termine della complessa attività d'indagine, l'infedele dipendente è stata denunciata per truffa aggravata continuata e sostituzione di persona.
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Finto cieco, denunciati 3 medici:
lui guidava e aveva il porto d'armi
di Carmela Santi
Finto cieco, scoperto nel cuore del Cilento. Un 59enne di Gorga frazione di Stio è stato denunciato dai carabinieri della Compagnia di Vallo della Lucania. Nei guai anche tre medici salernitani che avrebbero firmato le carte ore attestare la sua invalidità. Sono accusati di concorso per truffa il presidente della commissione medica di invalidità civile dell’Inps di Salerno, una dottoressa e di un’oculista.
Il finto cieco è stato scoperto, casualmente, durante una serie di accertamenti su persone invalide della zona. A far insospettire i militari la richiesta avanzata da parte del 59enne per il rinnovo della patente ottenuta con certificato oculistico che attestava una vista perfetta ad entrambi gli occhi. Insomma una persona normale, autonoma in tutto. Gli investigatori lo hanno osservato e ripreso mentre svolgeva ogni tipo di attività.
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Roma, presi i clonatori di carte di credito
Smantellata una banda italo-romena che colpiva nei ristoranti del centro grazie a due camerieri complici
Roma, 15 luglio 2017 - Dopo tre mesi di indagini i carabinieri hanno smantellato una banda di clonatori di carte di credito, che facevano colpi soprattutto nel centro storico di Roma. Il gruppo era composto da romeni e italiani: tre sono finiti in carcere, 2 agli arresti domiciliari con braccialetto elettronico e 3 sottoposti all'obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria.
Dall'analisi del flusso di pagamenti fraudolenti effettuati con alcune carte di credito successivamente risultate clonate, gli inquirenti sono riusciti a risalire al luogo dove i legittimi proprietari avevano effettuato le ultime spese 'vere'. Così sono stati individuati alcuni ristoranti del centro storico, all'interno dei quali lavoravano camerieri comblici della banda.
Funzionava così: le carte di credito venivano clonate a opera dei camerieri infedeli, a "libro paga" della banda di clonatori. Alla fine di ogni pasto, il cameriere portava al tavolo - spesso di facoltosi turisti stranieri, soprattutto sudamericani e asiatici - il conto da pagare. Le ignare vittime, come s'usa, affidavano la propria carta di credito al cameriere, che di nascosto effettuava una seconda "strisciata" della carta all'interno di un dispositivo chiamato "skimmer" in grado di copiare il codice P.A.N. della carta di credito, che veniva poi restituita come se nulla fosse accaduto al proprietario.
Solo a distanza di giorni, e a volte solo al rientro nei Paesi di origine, i vacanzieri si accorgevano delle spese extra, per migliaia di euro, effettuate a loro insaputa.
I codici P.A.N. copiati con l'inganno venivano poi riversati su supporti magnetici "vergini", e per la banda poteva cominciare il redditizio shopping presso alcuni esercizi commerciali "convenzionati". I clonatori acquistavano merce di vario genere, prevalentemente telefonia mobile di ultima generazione e gratta e vinci, oppure pagavano cene fittizie in particolare presso un ristorante in zona Capannelle, i cui titolari sono tra i destinatari dell'ordinanza che dispone le misure cautelari. Altro importante ruolo è, infatti, quello ricoperto dai commercianti conniventi, tutti italiani, che consentivano agli indagati di acquistare merce con le carte clonate, ricevendo in cambio una percentuale in contanti sulla vendita, pari solitamente al 15-20% dell'acquisto effettuato, oltre all'ingiustificato pagamento per merce di fatto non ritirata.
Talvolta la merce acquistata veniva ricettata mediante siti internet di compra vendita. Il giro d'affari del gruppo criminale - in tre mesi hanno clonato 44 carte di credito - ammonta a circa 70.000 euro, (e tentati acquisti fraudolenti per un totale di 200.000 euro, quest'ultimi non andati a buon fine in quanto le transazioni sono state negate).
Roma, presi i clonatori di carte di credito - Cronaca - quotidiano.net
Omicidio Garlasco, assassino ripreso mentre spara alla vittima
Le immagini della telecamera di sicurezza di un bar incastrano il killer Massimo Piazza: è stato lui a uccidere Jader Sgherbini per una questione di soldi
Gianni Carotenuto
L'omicida di Garlasco ha un nome e un cognome. Si chiama Massimo Piazza e ha 43 anni l'autore dell'omicidio di Jader Sgherbini, avvenuto lunedi'sera nel centro della cittadina pavese con un solo ma letale colpo di pistola al petto.
La svolta nelle indagini dei carabinieri è avvenuta grazie a un video registrato dalla telecamera di sicurezza di un bar di piazza Unità d'Italia, che ha ripreso la scena da un'anquadratura privilegiata: immagini che hanno aiutato gli inquirenti a ricostruire tutta la vicenda, dovuta a una questione di soldi.
Piazza arriva al bar alle 17.45 con fare minaccioso. Dopo avere distrutto la porta d'ingresso del "Ciccio's pub", affronta il cameriere e lo stende con un pugno al volto. Chiede di Sgherbini, che pero' in quel momento è assente. "Voglio i miei soldi", urla come un ossesso, prendendo a pugni un amico della vittima e mordendogli il volto. E se ne va.
Nel frattempo arriva Sgherbini insieme alla fidanzata incinta. Pochi minuti dopo Piazza ritorna in gran carriera. I due si affrontano, Sgherbini gli rifila un pugno in faccia. A quel punto Piazza tira fuori una pistola semiautomatica, gliela punta al petto e spara: il 30enne cade al suolo, mentre Piazza si dà alla fuga. Inutili i soccorsi: Sgherbini muore quasi subito.
La fuga di Piazza dura pochi minuti: una pattuglia dei carabinieri lo ferma nei pressi del ponte sul Ticino di Abbiategrasso. Gli investigatori conoscevano già Piazza e Sgherbini, che avevano precedenti per favoreggiamento della prostituzione ed erano stati arrestati nell'ambito delle operazioni "Cave canem" e "Alba nostra".
Omicidio Garlasco, assassino ripreso mentre spara alla vittima - IlGiornale.it
Diffusione del cognome Piazza - Mappe dei Cognomi Italiani
L'ESITO DEI TEST
Scuola, resta il gap tra Nord e Sud nelle prove Invalsi: risultati peggiori in Sicilia e Calabria
Rimane in Italia il gap tra Nord e Sud nell'apprendimento di matematica e italiano. Sono questi, in sintesi, i principali risultati delle Rilevazioni nazionali degli apprendimenti 2016-17, contenuti nel Rapporto Invalsi presentato oggi al Miur. Le differenze di esiti delle prove di italiano e matematica tra macro-aree regionali cominciano - si legge nel Rapporto - ad emergere in terza media e si confermano e consolidano ulteriormente in seconda superiore.
Diverso per la scuola primaria, dove i risultati del Nord-Est (Bolzano, Trento, Veneto, Friuli Venezia Giulia, Emilia Romagna), del Centro (Toscana, Umbria, Marche, Abruzzo) sono "relativamente uniformi" e differenze significative rispetto alla media nazionale si osservano solo per il Nord-Ovest (Valle d'Aosta, Piemone, Lombardia e Liguria), sopra la media, e per il Sud e Isole (Basilicata, Calabria, Sicilia e Sardegna), al di sotto della media.
Il Rapporto analizza pure la variabilità di risultati tra istituti e classi della medesima area geografica. E nonostante nel Mezzogiorno sia "molto elevata", "si osserva una riduzione della variabilità degli esiti tra le classi nelle regioni del Mezzogiorno". In generale, comunque, tra le regioni con le migliori performance ci sono Friuli, Veneto, Lombardia e provincia di Trento. Mentre "nettamente al di sotto della media nazionale" in tutti i livelli scolastici, Calabria e Sicilia.
Scuola, resta il gap tra Nord e Sud nelle prove Invalsi: risultati peggiori in Sicilia e Calabria - Giornale di Sicilia
Truffa, corruzione e peculato: arrestati il manager di Napolipark e un ausiliare del traffico
Era stato assunto come ausiliario del traffico ma, di fatto, era a disposizione del «capo» a cui forniva assidua assistenza, anche accompagnandolo con l'auto aziendale per esigenze private. In cambio gli sono state pagate, tra l'altro, numerose ore di straordinario per 410 servizi esterni risultati mai espletati. Arresti domiciliari, notificati oggi dal Nucleo di Polizia Tributaria della Guardia di Finanza di Napoli, per Carlo Cecconi, amministratore unico della pro tempore società Napolipark, e per il suo diretto collaboratore Antonello Ercole, entrambi accusati di corruzione, truffa, falso ideologico e peculato.
In sostanza, secondo gli accertamenti delle fiamme gialle, in poco più di un anno sono stati sottratti indebitamente circa 60mila euro alla società, costituita nel 2002 dal Comune di Napoli per fornire servizi complementari per la mobilità e la sosta in città, successivamente confluita, con Metronapoli, nell'Anm (Azienda Napoletana Mobilità). Ercole - secondo gli inquirenti della sezione reati contro la pubblica amministrazione della Procura di Napoli (procuratore aggiunto Alfonso D'Avino) - affiancava il dirigente in lunghi turni di servizio, spesso anche fuori ufficio e fuori regione, utilizzando illecitamente l'auto aziendale.
Non solo. Cecconi - che attualmente ricopre anche il ruolo di dirigente della Regione Lazio - era riuscito ad ottenere la disponibilità di una vettura di proprietà di Ercole, una Bmw serie 1. Il dirigente, inoltre, autorizzava il rimborso delle spese di carburante presentate da Ercole ma in realtà mai sostenute. Tutto con la collaborazione di un funzionario. Ai due indagati la Guardia di Finanza, su disposizione del Gip del Tribunale di Napoli, ha notificato anche un sequestro preventivo «per equivalente».
Truffa, corruzione e peculato: arrestato manager Napolipark | Il Mattino
DANNI PER 500 MILA EURO ALL'INPS
Truffa dei Caf su assegni sociali
36 denunce a Bari e Trani
Truffa ai danni dell'Inps 120 persone denunciate
Una truffa da oltre 500 mila euro all’Inps da parte di operatori di diversi Caf delle province Bari e Bat è stata scoperta dalla Guardia di Finanza di Bari. L'operazione dei finanzieri del Gruppo Pronto Impiego, denominata «Benefit», si riferisce agli anni 2016-2017 e riguarda l’erogazione indebita di assegni sociali a favore di cittadini extracomunitari, prevalentemente albanesi, che non ne avevano diritto. Gli accertamenti della Gdf hanno riguardano 18 CAF dei Comuni di Adelfia, Bari, Bitetto, Bitritto, Capurso, Casamassima, Cassano, Conversano, Gioia del Colle, Locorotondo, Mola di Bari, Monopoli, Palo del Colle, Ruvo, Sannicandro, Terlizzi, Turi e Valenzano. Sono 36 per persone denunciate per i reati di truffa e falso. I casi di truffa accertati sarebbero più di 80, ora finiti in procedimenti dinanzi ai magistrati di Bari e Trani.
In particolare, gli operatori dei Centri di Assistenza Fiscale, «attraverso false dichiarazioni - spiega la Gdf in una nota - attestavano, fittiziamente, la presenza sul territorio italiano di cittadini extracomunitari, garantendogli il diritto all’assegno sociale».
L’indagine, partita da una segnalazione specifica, è consistita nell’analisi delle risultanze acquisite con la consultazione delle Banche Dati in uso alle forze dell’ordine, comparate con le informazioni ricevute dall’Inps. Questa attività ha consentito di riscontrare numerose anomalie nelle comunicazioni originate dai Caf e dirette agli uffici previdenziali competenti: nelle date in cui gli operatori attestavano la presentazione delle dichiarazioni, sottoscritte dagli interessati, i soggetti in realtà si trovavano all’estero. Scoperta la truffa, è stato immediatamente revocato il sussidio sociale, di importo variabile fra i 450 e i 600 euro mensili, che gli oltre ottanta cittadini albanesi, tutti over 65, avrebbero percepito indebitamente per più di un anno.
Truffa dei Caf su assegni sociali 36 denunce a Bari e Trani - La Gazzetta del Mezzogiorno
Palermo: il boss come i faraoni, pistola e sigarette nella bara di Agostino Badalamenti
La pistola ritrovata nella tomba del boss
Trovate dopo che i Carabinieri riesumano la salma su indicazione di un pentito. Perizia balistica sull'arma
I Carabinieri del Nucleo Investigativo di Palermo, in base a un decreto di esumazione straordinaria di cadavere e perquisizione emesso dalla Procura Distrettuale Antimafia, hanno trovato una pistola a tamburo nella bara di Agostino Badalamenti, reggente del mandamento di Porta Nuova, morto il primo giugno del 2005. Oltre all'arma, di fabbricazione italiana, gli investigatori hanno recuperato all'interno del feretro, tumulato nel cimitero di Santa Maria di Gesù, anche una borsa con vari oggetti compreso un pacchetto di sigarette.
Badalamenti era stato arrestato in flagranza di reato per l'omicidio di Michele Lipari il 22 agosto 1979, si era finto pazzo riuscendo ad ottenere la semi infermità mentale e ad evitare l'ergastolo facendosi rinchiudere nel manicomio giudiziario di Barcellona Pozzo di Gotto per 18 anni. Scontata la pena, nel 1999 investito da Bernardo Provenzano della carica di reggente del mandamento più importante della città. Arrestato nuovamente dai Carabinieri nel 2003 con l'accusa di associazione mafiosa ed estorsione, morì due anni dopo a seguito di una malattia.
Alla scoperta degli inquirenti hanno contribuito le dichiarazioni del neo collaboratore di giustizia Salvatore Bonomolo, il quale ha riferito che, prima della tumulazione del cadavere, aveva inserito all'interno della bara di Badalamenti una pistola e un pacchetto di sigarette. L'arma verrà trasmessa al Ris di Messina per l'analisi balistica e per verificare se in passato siastata utilizzata per commettere delitti.
Palermo: il boss come i faraoni, pistola e sigarette nella bara di Agostino Badalamenti - Repubblica.it





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