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Discussione: Terries

  1. #661
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    Predefinito Re: Terryes

    Banconote nascoste nell'ano: preso pusher napoletano a Ischia
    di Massimo Zivelli
    Nel contenitore occultato nell’ano nascondeva non droga, ma incredibilmente un rotolo di banconote da 50 e 20 euro. Questa la sorpresa che gli agenti del commissariato d’Ischia hanno avuto nel perquisire un pregiudicato napoletano, beccato agli sbarchi della Caremar. I poliziotti coordinati dal vicequestore Alberto Mannelli nelle parti intime cercavano ovuli di cocaina ed invece si sono ritrovati un malloppo di circa 900 euro, frutto dell’attività dello spacciatore Giulio Dalia, 30 anni, napoletano d’origine ma residente in Toscana.
    L’uomo è stato comunque arrestato perché all’atto del fermo di polizia, avvenuto subito dopo lo sbarco dal traghetto delle 20, gli agenti gli avevano rinvenuto nel corso della perquisizione del bagaglio, oltre a sette anelli di tipo borchiato in bassorilievo che una volta indossati fungono da noccoliera o pugno di ferro, un coltello, hashish per un peso di 0,711 grammi e cocaina/crack suddivisi in 6 bustine di cellophane del peso complessivo di 1,397 grammi. Lo spacciatore è stato trasferito a Poggioerale.
    Banconote nascoste nell'ano: ?preso pusher napoletano a Ischia | Il Mattino

    Roma, impiegata delle Poste ruba i soldi degli anziani
    Ha intascato più di 25mila euro truffando gli anziani correntisti: denunciata una giovane impiegata delle Poste a Roma
    Angelo Scarano
    Impiegata 34enne delle Poste truffa gli anziani correntisti e intasca i loro soldi. L'ufficio si trova nel quartiere Appio Latino a Roma. La donna ha una posizione particolare che le permette di accedere alle autorizzazioni di movimenti di denaro dei clienti. Così per mesi sarebbe riuscita a derubare una lunga lista di risparmiatori, falsificando le firme e incassando i loro soldi. Per la donna è scattata la denuncia.
    A dare il via agli accertamenti sono stati alcuni cittadini che hanno denunciato alla Polizia di Stato numerose e sconosciute operazioni effettuate sui propri conti correnti, con addebiti, emissioni di assegni, prelievi, aperture di libretti di risparmio e, solo in alcuni casi, di accrediti. I poliziotti, dopo aver sentito le vittime, hanno avviato gli accertamenti in collaborazione con l'organismo investigativo interno di Poste Italiane.
    Dall'analisi di tutta la documentazione, gli investigatori hanno accertato che i titoli di credito erano stati emessi ed incassati, sempre nello stesso ufficio postale, dalla stessa postazione e dalla stessa persona, all'insaputa degli ignari correntisti. La dipendente sarebbe infatti entrata in possesso, solo nel 2015, di diverse somme di denaro per un valore complessivo di 25 mila euro. Al termine della complessa attività d'indagine, l'infedele dipendente è stata denunciata per truffa aggravata continuata e sostituzione di persona.
    Roma, impiegata delle Poste ruba i soldi degli anziani - IlGiornale.it

    Finto cieco, denunciati 3 medici:
    lui guidava e aveva il porto d'armi
    di Carmela Santi
    Finto cieco, scoperto nel cuore del Cilento. Un 59enne di Gorga frazione di Stio è stato denunciato dai carabinieri della Compagnia di Vallo della Lucania. Nei guai anche tre medici salernitani che avrebbero firmato le carte ore attestare la sua invalidità. Sono accusati di concorso per truffa il presidente della commissione medica di invalidità civile dell’Inps di Salerno, una dottoressa e di un’oculista.
    Il finto cieco è stato scoperto, casualmente, durante una serie di accertamenti su persone invalide della zona. A far insospettire i militari la richiesta avanzata da parte del 59enne per il rinnovo della patente ottenuta con certificato oculistico che attestava una vista perfetta ad entrambi gli occhi. Insomma una persona normale, autonoma in tutto. Gli investigatori lo hanno osservato e ripreso mentre svolgeva ogni tipo di attività.
    Finto cieco, denunciati 3 medici: lui guidava e aveva il porto d'armi | Il Mattino

    Roma, presi i clonatori di carte di credito
    Smantellata una banda italo-romena che colpiva nei ristoranti del centro grazie a due camerieri complici
    Roma, 15 luglio 2017 - Dopo tre mesi di indagini i carabinieri hanno smantellato una banda di clonatori di carte di credito, che facevano colpi soprattutto nel centro storico di Roma. Il gruppo era composto da romeni e italiani: tre sono finiti in carcere, 2 agli arresti domiciliari con braccialetto elettronico e 3 sottoposti all'obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria.
    Dall'analisi del flusso di pagamenti fraudolenti effettuati con alcune carte di credito successivamente risultate clonate, gli inquirenti sono riusciti a risalire al luogo dove i legittimi proprietari avevano effettuato le ultime spese 'vere'. Così sono stati individuati alcuni ristoranti del centro storico, all'interno dei quali lavoravano camerieri comblici della banda.
    Funzionava così: le carte di credito venivano clonate a opera dei camerieri infedeli, a "libro paga" della banda di clonatori. Alla fine di ogni pasto, il cameriere portava al tavolo - spesso di facoltosi turisti stranieri, soprattutto sudamericani e asiatici - il conto da pagare. Le ignare vittime, come s'usa, affidavano la propria carta di credito al cameriere, che di nascosto effettuava una seconda "strisciata" della carta all'interno di un dispositivo chiamato "skimmer" in grado di copiare il codice P.A.N. della carta di credito, che veniva poi restituita come se nulla fosse accaduto al proprietario.
    Solo a distanza di giorni, e a volte solo al rientro nei Paesi di origine, i vacanzieri si accorgevano delle spese extra, per migliaia di euro, effettuate a loro insaputa.
    I codici P.A.N. copiati con l'inganno venivano poi riversati su supporti magnetici "vergini", e per la banda poteva cominciare il redditizio shopping presso alcuni esercizi commerciali "convenzionati". I clonatori acquistavano merce di vario genere, prevalentemente telefonia mobile di ultima generazione e gratta e vinci, oppure pagavano cene fittizie in particolare presso un ristorante in zona Capannelle, i cui titolari sono tra i destinatari dell'ordinanza che dispone le misure cautelari. Altro importante ruolo è, infatti, quello ricoperto dai commercianti conniventi, tutti italiani, che consentivano agli indagati di acquistare merce con le carte clonate, ricevendo in cambio una percentuale in contanti sulla vendita, pari solitamente al 15-20% dell'acquisto effettuato, oltre all'ingiustificato pagamento per merce di fatto non ritirata.
    Talvolta la merce acquistata veniva ricettata mediante siti internet di compra vendita. Il giro d'affari del gruppo criminale - in tre mesi hanno clonato 44 carte di credito - ammonta a circa 70.000 euro, (e tentati acquisti fraudolenti per un totale di 200.000 euro, quest'ultimi non andati a buon fine in quanto le transazioni sono state negate).
    Roma, presi i clonatori di carte di credito - Cronaca - quotidiano.net

    Omicidio Garlasco, assassino ripreso mentre spara alla vittima
    Le immagini della telecamera di sicurezza di un bar incastrano il killer Massimo Piazza: è stato lui a uccidere Jader Sgherbini per una questione di soldi
    Gianni Carotenuto
    L'omicida di Garlasco ha un nome e un cognome. Si chiama Massimo Piazza e ha 43 anni l'autore dell'omicidio di Jader Sgherbini, avvenuto lunedi'sera nel centro della cittadina pavese con un solo ma letale colpo di pistola al petto.
    La svolta nelle indagini dei carabinieri è avvenuta grazie a un video registrato dalla telecamera di sicurezza di un bar di piazza Unità d'Italia, che ha ripreso la scena da un'anquadratura privilegiata: immagini che hanno aiutato gli inquirenti a ricostruire tutta la vicenda, dovuta a una questione di soldi.
    Piazza arriva al bar alle 17.45 con fare minaccioso. Dopo avere distrutto la porta d'ingresso del "Ciccio's pub", affronta il cameriere e lo stende con un pugno al volto. Chiede di Sgherbini, che pero' in quel momento è assente. "Voglio i miei soldi", urla come un ossesso, prendendo a pugni un amico della vittima e mordendogli il volto. E se ne va.
    Nel frattempo arriva Sgherbini insieme alla fidanzata incinta. Pochi minuti dopo Piazza ritorna in gran carriera. I due si affrontano, Sgherbini gli rifila un pugno in faccia. A quel punto Piazza tira fuori una pistola semiautomatica, gliela punta al petto e spara: il 30enne cade al suolo, mentre Piazza si dà alla fuga. Inutili i soccorsi: Sgherbini muore quasi subito.
    La fuga di Piazza dura pochi minuti: una pattuglia dei carabinieri lo ferma nei pressi del ponte sul Ticino di Abbiategrasso. Gli investigatori conoscevano già Piazza e Sgherbini, che avevano precedenti per favoreggiamento della prostituzione ed erano stati arrestati nell'ambito delle operazioni "Cave canem" e "Alba nostra".
    Omicidio Garlasco, assassino ripreso mentre spara alla vittima - IlGiornale.it

    Diffusione del cognome Piazza - Mappe dei Cognomi Italiani

    L'ESITO DEI TEST
    Scuola, resta il gap tra Nord e Sud nelle prove Invalsi: risultati peggiori in Sicilia e Calabria
    Rimane in Italia il gap tra Nord e Sud nell'apprendimento di matematica e italiano. Sono questi, in sintesi, i principali risultati delle Rilevazioni nazionali degli apprendimenti 2016-17, contenuti nel Rapporto Invalsi presentato oggi al Miur. Le differenze di esiti delle prove di italiano e matematica tra macro-aree regionali cominciano - si legge nel Rapporto - ad emergere in terza media e si confermano e consolidano ulteriormente in seconda superiore.
    Diverso per la scuola primaria, dove i risultati del Nord-Est (Bolzano, Trento, Veneto, Friuli Venezia Giulia, Emilia Romagna), del Centro (Toscana, Umbria, Marche, Abruzzo) sono "relativamente uniformi" e differenze significative rispetto alla media nazionale si osservano solo per il Nord-Ovest (Valle d'Aosta, Piemone, Lombardia e Liguria), sopra la media, e per il Sud e Isole (Basilicata, Calabria, Sicilia e Sardegna), al di sotto della media.
    Il Rapporto analizza pure la variabilità di risultati tra istituti e classi della medesima area geografica. E nonostante nel Mezzogiorno sia "molto elevata", "si osserva una riduzione della variabilità degli esiti tra le classi nelle regioni del Mezzogiorno". In generale, comunque, tra le regioni con le migliori performance ci sono Friuli, Veneto, Lombardia e provincia di Trento. Mentre "nettamente al di sotto della media nazionale" in tutti i livelli scolastici, Calabria e Sicilia.
    Scuola, resta il gap tra Nord e Sud nelle prove Invalsi: risultati peggiori in Sicilia e Calabria - Giornale di Sicilia



    Truffa, corruzione e peculato: arrestati il manager di Napolipark e un ausiliare del traffico
    Era stato assunto come ausiliario del traffico ma, di fatto, era a disposizione del «capo» a cui forniva assidua assistenza, anche accompagnandolo con l'auto aziendale per esigenze private. In cambio gli sono state pagate, tra l'altro, numerose ore di straordinario per 410 servizi esterni risultati mai espletati. Arresti domiciliari, notificati oggi dal Nucleo di Polizia Tributaria della Guardia di Finanza di Napoli, per Carlo Cecconi, amministratore unico della pro tempore società Napolipark, e per il suo diretto collaboratore Antonello Ercole, entrambi accusati di corruzione, truffa, falso ideologico e peculato.
    In sostanza, secondo gli accertamenti delle fiamme gialle, in poco più di un anno sono stati sottratti indebitamente circa 60mila euro alla società, costituita nel 2002 dal Comune di Napoli per fornire servizi complementari per la mobilità e la sosta in città, successivamente confluita, con Metronapoli, nell'Anm (Azienda Napoletana Mobilità). Ercole - secondo gli inquirenti della sezione reati contro la pubblica amministrazione della Procura di Napoli (procuratore aggiunto Alfonso D'Avino) - affiancava il dirigente in lunghi turni di servizio, spesso anche fuori ufficio e fuori regione, utilizzando illecitamente l'auto aziendale.
    Non solo. Cecconi - che attualmente ricopre anche il ruolo di dirigente della Regione Lazio - era riuscito ad ottenere la disponibilità di una vettura di proprietà di Ercole, una Bmw serie 1. Il dirigente, inoltre, autorizzava il rimborso delle spese di carburante presentate da Ercole ma in realtà mai sostenute. Tutto con la collaborazione di un funzionario. Ai due indagati la Guardia di Finanza, su disposizione del Gip del Tribunale di Napoli, ha notificato anche un sequestro preventivo «per equivalente».
    Truffa, corruzione e peculato: arrestato manager Napolipark | Il Mattino

    DANNI PER 500 MILA EURO ALL'INPS
    Truffa dei Caf su assegni sociali
    36 denunce a Bari e Trani
    Truffa ai danni dell'Inps 120 persone denunciate
    Una truffa da oltre 500 mila euro all’Inps da parte di operatori di diversi Caf delle province Bari e Bat è stata scoperta dalla Guardia di Finanza di Bari. L'operazione dei finanzieri del Gruppo Pronto Impiego, denominata «Benefit», si riferisce agli anni 2016-2017 e riguarda l’erogazione indebita di assegni sociali a favore di cittadini extracomunitari, prevalentemente albanesi, che non ne avevano diritto. Gli accertamenti della Gdf hanno riguardano 18 CAF dei Comuni di Adelfia, Bari, Bitetto, Bitritto, Capurso, Casamassima, Cassano, Conversano, Gioia del Colle, Locorotondo, Mola di Bari, Monopoli, Palo del Colle, Ruvo, Sannicandro, Terlizzi, Turi e Valenzano. Sono 36 per persone denunciate per i reati di truffa e falso. I casi di truffa accertati sarebbero più di 80, ora finiti in procedimenti dinanzi ai magistrati di Bari e Trani.
    In particolare, gli operatori dei Centri di Assistenza Fiscale, «attraverso false dichiarazioni - spiega la Gdf in una nota - attestavano, fittiziamente, la presenza sul territorio italiano di cittadini extracomunitari, garantendogli il diritto all’assegno sociale».
    L’indagine, partita da una segnalazione specifica, è consistita nell’analisi delle risultanze acquisite con la consultazione delle Banche Dati in uso alle forze dell’ordine, comparate con le informazioni ricevute dall’Inps. Questa attività ha consentito di riscontrare numerose anomalie nelle comunicazioni originate dai Caf e dirette agli uffici previdenziali competenti: nelle date in cui gli operatori attestavano la presentazione delle dichiarazioni, sottoscritte dagli interessati, i soggetti in realtà si trovavano all’estero. Scoperta la truffa, è stato immediatamente revocato il sussidio sociale, di importo variabile fra i 450 e i 600 euro mensili, che gli oltre ottanta cittadini albanesi, tutti over 65, avrebbero percepito indebitamente per più di un anno.
    Truffa dei Caf su assegni sociali 36 denunce a Bari e Trani - La Gazzetta del Mezzogiorno

    Palermo: il boss come i faraoni, pistola e sigarette nella bara di Agostino Badalamenti
    La pistola ritrovata nella tomba del boss
    Trovate dopo che i Carabinieri riesumano la salma su indicazione di un pentito. Perizia balistica sull'arma
    I Carabinieri del Nucleo Investigativo di Palermo, in base a un decreto di esumazione straordinaria di cadavere e perquisizione emesso dalla Procura Distrettuale Antimafia, hanno trovato una pistola a tamburo nella bara di Agostino Badalamenti, reggente del mandamento di Porta Nuova, morto il primo giugno del 2005. Oltre all'arma, di fabbricazione italiana, gli investigatori hanno recuperato all'interno del feretro, tumulato nel cimitero di Santa Maria di Gesù, anche una borsa con vari oggetti compreso un pacchetto di sigarette.
    Badalamenti era stato arrestato in flagranza di reato per l'omicidio di Michele Lipari il 22 agosto 1979, si era finto pazzo riuscendo ad ottenere la semi infermità mentale e ad evitare l'ergastolo facendosi rinchiudere nel manicomio giudiziario di Barcellona Pozzo di Gotto per 18 anni. Scontata la pena, nel 1999 investito da Bernardo Provenzano della carica di reggente del mandamento più importante della città. Arrestato nuovamente dai Carabinieri nel 2003 con l'accusa di associazione mafiosa ed estorsione, morì due anni dopo a seguito di una malattia.
    Alla scoperta degli inquirenti hanno contribuito le dichiarazioni del neo collaboratore di giustizia Salvatore Bonomolo, il quale ha riferito che, prima della tumulazione del cadavere, aveva inserito all'interno della bara di Badalamenti una pistola e un pacchetto di sigarette. L'arma verrà trasmessa al Ris di Messina per l'analisi balistica e per verificare se in passato siastata utilizzata per commettere delitti.
    Palermo: il boss come i faraoni, pistola e sigarette nella bara di Agostino Badalamenti - Repubblica.it

  2. #662
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    Predefinito Re: Terryes

    Classifica The Sun: Napoli tra le 10 città più pericolose del mondo
    19 Lug 2017 · 0 Comment



    C’é anche Napoli fra le 10 città più pericolose del pianeta, a dar retta al Sun, sensazionalistico tabloid britannico del gruppo Murdoch. La cartina della paura tracciata dal giornale indica – secondo criteri non esattamente omogenei – i centri urbani ritenuti più a rischio in 10 aree diverse aree geografiche del mondo, scelti per le ragioni più varie: dal terrorismo alla droga, dagli omicidi alla presenza di gang mafiose o criminali, dalla guerra, ai disordini razziali, alla violazione dei diritti umani. Ne viene fuori una mappa ineguale in cui il capoluogo campano é additato come la città più pericolosa dell’Europa occidentale, accanto a luoghi come Mogadiscio (in Somalia, la peggiore in Africa) o addirittura Raqqa (capitale dell’Isis in Siria, indicata per il Medio Oriente). Ma anche a Saint Louis (Usa), giudicata esempio di pericolosità per il Nord America, o Perth, ‘paradiso’ delle droghe sintetiche in Australia.

    http://www.lindipendenzanuova.com/cl...ose-del-mondo/
    Rubano, massacrano, rapinano e, con falso nome, lo chiamano impero; infine, dove fanno il deserto dicono che è la pace.
    Tacito, Agricola, 30/32.

  3. #663
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    Predefinito Re: Terryes

    Quattro omicidi in 72 ore: giorni di terrore in Usa poi il serial killer 20enne confessa

    Quattro omicidi in 72 ore: giorni di terrore in Usa poi il serial killer 20enne confessa | NEWS - LEGGO.it

  4. #664
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    Predefinito Re: Terryes

    Citazione Originariamente Scritto da psico Visualizza Messaggio
    Quattro omicidi in 72 ore: giorni di terrore in Usa poi il serial killer 20enne confessa

    Quattro omicidi in 72 ore: giorni di terrore in Usa poi il serial killer 20enne confessa | NEWS - LEGGO.it
    Avevo commentato la notizia sul sito https://saboteur365.wordpress.com/ con il nick Hector Hammond, lo segnalo perché è ottimo , peccato sia in inglese .
    Il Silenzio per sua natura è perfetto , ogni discorso, per sua natura , è perfettibile .

  5. #665
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    Predefinito Re: Terryes

    Raid al Vulcano Buono: due arresti, Playstation rubata sotto la gonna
    Ieri mattina, gli agenti della polizia di Stato del Commissariato Nola, hanno dato esecuzione a un’ordinanza di custodia cautelare ai domiciliari del GIP presso il Tribunale di Nola a carico della 43enne Iolanda Di Silvio attualmente domiciliata a Cassino e del marito, il 38enne di Pollena Trocchia Daniele Gammella attualmente detenuto nel carcere di Fuorni entrambi pregiudicati in quanto indagati per il reato di rapina impropria.
    Il 23 aprile 2016 dopo esser usciti da un negozio di prodotti elettronici ubicato all’interno del centro commerciale Vulcano Buono, si erano recati alla loro macchina. Al momento di salire a bordo, la donna aveva estratto da sotto la gonna una Play Station 4. Il gesto era stato pero' notato da una guardia giurata particolare che aveva tentato di bloccarli, ma Gammella lo aveva minacciato dicendogli di avergli sparato in bocca se non si fosse stato zitto.
    Le successive attività investigative svolte dai poliziotti di Nola hanno portato all’identificazione dell’uomo attraverso la targa dell’autovettura utilizzata ed al successivo riconoscimento fotografico della coppia da parte di più di un testimone.
    Raid al Vulcano Buono: due arresti Playstation rubata sotto la gonna | Il Mattino

    Lite per viabilità, madre e figlia accoltellate da altre due donne
    di Giuseppe Crimaldi
    Madre e figlia accoltellate durante una lite per motivi di viabilità da altre due donne. E' accaduto ieri sera in corso Europa a Melito, al confine con Napoli. Secondo quanto raccontato alla polizia, le due ferite - soccorse all'ospedale San Giovanni Bosco - hanno avuto un diverbio con altre due donne, una delle quali era in possesso di un coltello. Le vittime, entrambe incensurate e residenti a Melito, sono state colpite. La madre, 46 anni, è stata ferita in modo lieve al braccio e all'ascella; la figlia, 28 anni, è stata invece ricoverata con prognosi riservata per una sospetta lesione a un polmone.
    Lite per viabilità, madre e figlia accoltellate da altre donne | Il Mattino

    Torre Annunziata, zero testimoni
    il procuratore: «Chi sa parli»
    di Dario Sautto
    Torre Annunziata. «Giustissima la giornata di lutto. Ma per noi sarebbe importante che la vera partecipazione al dolore da parte dei cittadini di Torre Annunziata si trasformasse in collaborazione con chi conduce le indagini». Il commento, che suona come un appello, è di Sandro Pennasilico, procuratore di Torre Annunziata, a poche ore dai funerali delle otto vittime del crollo di Rampa Nunziante, avvenuto venerdì scorso alle prime luci dell’alba.
    Al momento, restano undici nomi iscritti nel registro degli indagati, anche se i racconti forniti durante gli interrogatori potrebbero far allargare l’inchiesta, coinvolgendo anche altre persone. Accanto al racconto di crepe e scricchiolii sinistri all’interno dell’edificio che sarebbero stati registrati da alcuni residenti, resta il giallo della riunione con i proprietari degli appartamenti avvenuta proprio la sera prima del crollo. Un incontro, informale, durante il quale si sarebbe deciso un intervento di manutenzione per l’intero condominio, che però sarebbe partito solo dopo qualche settimana. Decisivi per capire la consistenza di queste versioni fornite da alcuni testimoni saranno anche gli interrogatori degli indagati, che si terranno dopo le perizie sull’immobile crollato.
    Torre Annunziata, zero testimoni ?il procuratore: «Chi sa parli» | Il Mattino

    Finti matrimoni tra italiani e stranieri:
    arrestate zia e nipote, 70 indagati
    di Paolo Panaro
    Battipaglia. Finti matrimoni tra italiani e stranieri per ottenere i permessi di soggiorno e altri benefici. I carabinieri della compagnia di Battipaglia, diretti dal capitano Erich Fasolino, all'alba hanno arrestato zia e nipote, una trasferita in carcere l'altra ai domiciliari, ed hanno notificato nei confronti di altre cinque persone il provvedimento di obbligo di dimora nel comune di residenza. Una settantina gli indagati che facevano parte dell'organizzazione clandestina e sono accusati di concorso in favoreggiamento dell'immigrazione clandestina, induzione alla falsità ideologica ed alterazione di stato.
    Finti matrimoni tra italiani e stranieri: arrestate zia e nipote, 70 indagati | Il Mattino

    Lodi, il prof fantasma assente per 5 anni: faceva l’avvocato in Calabria
    Il 55enne docente di diritto non si è mai presentato in cattedra presentando certificati di malattia e aspettativa: in realtà era titolare di uno studio legale nel circondario di Vibo Valentia. Arrestato dalla Guardia di Finanza
    di Francesco Gastaldi
    A Lodi insegnava - o meglio avrebbe dovuto insegnare - diritto, ma in cinque anni i suoi alunni non l’hanno visto una sola volta in classe: in realtà, faceva l’avvocato in Calabria. Collezionando certificati di malattia, congedi biennali per assistenza al padre malato e aspettative, il «professore fantasma» ha totalizzato la bellezza di 1533 giorni di assenza da scuola, praticamente gli interi periodi di lezioni dell’anno scolastico.
    Nel frattempo il finto malato (o finto assistente del padre malato) svolgeva regolarmente la professione forense in Calabria, partecipando a centinaia di udienze di vari processi. Il docente assenteista – Alfredo Mercatante, di 55 anni, titolare di uno studio legale a Santo Stefano Calabro (Vibo Valentia) – è stato arrestato dalla compagnia di Lodi della Guardia di Finanza e messo agli arresti domiciliari per l’intero periodo delle indagini.
    Sulla base di una segnalazione interna degli istituti presso cui era titolare della cattedra di diritto – l’istituto superiore Ambrosoli di Codogno e il Merli – Villa Igea di Lodi – i finanzieri lodigiani hanno pedinato e controllato l’attività del professore «fantasma» per almeno tre mesi, scoprendo come nei periodi di assenza certificata – da settembre 2011 a febbraio 2017 - l’interessato in 5 anni avesse partecipato a Vibo Valentia a oltre 350 udienze fra tribunale, giudice di pace e Tar di Catanzaro.
    In classe non si presentava mai, nonostante fosse docente di ruolo, ma come avvocato si muoveva in tutta Italia, con tanto di documenti di trasferta e spese di viaggio annotate sulla sua agenda, il tutto sequestrato dagli uomini di colonnello Massimo Benassi. Intanto a Lodi i presidi dei due istituti professionali dovevano far fronte alle sue assenze: oltre 800 giorni per «lombosciatalgia acuta», con certificati prodotti sempre dallo stesso medico (la cui posizione ora è al vaglio dei finanzieri di Lodi e del pm Alessia Rosanna Menegazzo) e altri 700 di congedo per assistere il padre malato. Infine secondo gli inquirenti il professore infedele avrebbe percepito nei suoi cinque anni di assenza stipendi ingiustificati per quasi 100mila euro in cinque anni. Di qui l’accusa, nei suoi confronti, di truffa ai danni dello Stato.
    Lodi, il prof fantasma assente per 5 anni: faceva l’avvocato in Calabria - Corriere.it

    Picchia e investe un benzinaio: preso in Puglia
    L'aggressione del magazziniere dopo una lite: ora l'uomo è accusato di tentato omicidio
    Aveva investito volontariamente un benzinaio di Cologno Monzese dopo una lite, poi era partito per andare in vacanza in Puglia. Proprio lì, a Manduria (Taranto), un magazziniere di 43 anni è stato arrestato e ora si trova in carcere a Taranto per tentato omicidio per l'episodio che è avvenuto il 22 giugno.
    Il benzinaio, 55 anni, gestore della Shell di via Gramsci a Cologno, è rimasto ferito al cranio e alle gambe per una prognosi di 90 giorni. Secondo quanto ricostruito dai carabinieri della tenenza locale, grazie alle testimonianze e alle immagini delle telecamere di sorveglianza, nel tardo pomeriggio i due avevano litigato perché il 43enne aveva parcheggiato nel distributore e il proprietario gli aveva suggerito di spostare l'auto. L'altro per tutta risposta l'ha aggredito prima a pugni, poi ha fatto finta di andare via, quindi si è scagliato contro di lui con l'auto, incastrandolo tra la vettura e un pilastro, quindi gli è passato sulle gambe con le ruote. Poi è andato via.
    L'uomo non ha potuto più muoversi, ed è stato portato in codice rosso alla clinica Città studi, perché aveva perso conoscenza. Naturalmente non ha potuto raccontare la sua versione, e da allora si trova ancora sotto osservazione dei medici. Visti i fatti l'accusa iniziale di lesioni personali è stata aggravata in tentato omicidio e convalidata.
    Un episodio finito decisamente peggio e che tutta Milano ricorda accadde esattamente sei anni fa all'angolo tra via Andrea Doria e via Montepulciano (zona Loreto). Dove un automobilista di 71 anni, Vittorio Petronella investì intenzionalmente e per ben due volte, uccidendolo, un 35enne che guidava uno scooter, Sandro Mosele con il quale aveva appena litigato per motivi di viabilità. Ma non solo: nel vano tentativo di fuggire l'automobilista travolse anche un pedone, una donna che stava attraversando sulle strisce pedonali.
    Quattro mesi dopo Petronella, accusato di omicidio volontario e giudicato con rito abbreviato, venne condannato a 16 anni di carcere.
    Il giudice aveva accolto in pieno l'impianto accusatorio formulato dal pm Antonio Sangermano, che allora coordinava l'inchiesta, ordinando che Petronella, ex dirigente commerciale di un'azienda, restasse a San Vittore. Sangermano allora parlò di «banalità del male».
    Picchia e investe un benzinaio: preso in Puglia - IlGiornale.it

    Diffusione del cognome Petronella - Mappe dei Cognomi Italiani

    Droga, il capobanda al carabiniere
    «Ma stanno indagando su di me?»
    di Viviana De Vita
    «Ma quelli di Mercatello stanno indagando su di me?»: è un passo di una conversazione intercettata dagli inquirenti tra Michele Degli Angioli e l’appuntato scelto dei carabinieri della stazione di Pontecagnano Giovanni Sorrentino a rivelare la natura dei rapporti tra l’esponente delle forze dell’ordine, raggiunto dalla misura dell’interdizione dal servizio per sei mesi, e il pusher ritenuto dall’Antimafia a capo dell’organizzazione sgominata ieri con l’esecuzione di 21 ordinanze di custodia cautelare. Accusato di favoreggiamento personale e rivelazione del segreto d’ufficio, il militare è finito nell’inchiesta per aver rivelato a Michele Degli Angioli, sua «fonte confidenziale», notizie che dovevano restare segrete.
    Sarebbe stata proprio la natura dei rapporti, «troppo confidenziali» tra i due «in virtù dei quali – si legge nell’ordinanza di custodia cautelare – Degli Angioli forniva a Sorrentino notizie utili per le sue indagini e in cambio, otteneva a sua volta, “favori” dal Sorrentino» a far scattare la misura a carico del carabiniere.
    La conversazione finita sotto la lente di ingrandimento degli inquirenti è quella del febbraio 2016: Degli Angioli contatta il militare per fornirgli informazioni relative ad un pregiudicato di Pontecagnano ma, in realtà, approfitta per «sondare il terreno» e capire se sul suo conto esistono indagini in corso. È lo stesso Sorrentino, secondo quanto emerso dalle indagini degli inquirenti, a rivelare che sul conto del suo socio Davide Marino i carabinieri del Nucleo operativo del comando provinciale di Salerno stavano facendo indagini di polizia giudiziaria e che lo stesso correva il rischio di essere arrestato facendogli così intendere che anche lui era nel mirino. Degli Angioli recepisce subito la preziosa informazione e avverte immediatamente Marino esortandolo a liberarsi dello stupefacente per evitare l’arresto e il sequestro di droga.
    Droga, il capobanda al carabiniere «Ma stanno indagando su di me?» | Il Mattino

    Corruzione, arrestati 12 dipendenti dell’Agenzia delle Entrate
    I carabinieri del Nucleo Investigativo di Caserta hanno eseguito 12 misure cautelari nei confronti di altrettanti dipendenti dell’Agenzia delle Entrate, con accuse di corruzione, abuso d’ufficio, truffa aggravata e falso. I reati riguardano un presunto giro di certificazioni rilasciate attraverso “corsia privilegiata” in cambio di denaro.
    L’indagine
    L’operazione dei carabinieri ha riguardato le provincie di Caserta, Napoli, Frosinone. A coordinare l’indagine ci sono i magistrati della procura di Santa Maria Capua Vetere. Sotto la lente sono finite le attività di un gruppo di impiegati della Conservatoria della stessa località della provincia di Caserta.
    Le accuse
    Secondo i reati ipotizzati dalla procura, gli impiegati pubblici, in cambio di denaro, fornivano ai richiedenti certificazioni senza il versamento della relativa imposta di bollo, e senza il passaggio attraverso l’apposito sportello riservato al pubblico.
    Professionisti coinvolti
    In questo sistema, erano coinvolti tanti professionisti di Campania e Lazio. Si tratta di avvocati, commercialisti, ingegneri, architetti, geometri, visuristi, impiegati di studi notarili.
    Corruzione all'Agenzia delle Entrate: 12 arresti tra Campania e Lazio

    Omicidio Caccia, ergastolo per Schirripa. ​"Mi condannate perché sono terrone"
    "Mi condannate perché sono terrone": così in aula il killer del procuratore Caccia, condannato all'ergastolo
    Anita Sciarra
    "Sono un capro espiatorio, la persona perfetta per questa accusa: sono calabrese, terrone, con precedenti con la giustizia e compare di Domenico Belfiore. L'ideale per chi vuole a tutti i costi ottenere una condanna ma non la ricerca della verità".
    A parlare è Rocco Schirripa, nell'ultima udienza del processo bis, poco prima di essere condannato all'ergastolo per l'omicidio Caccia. La sentenza al panettiere arrestato il 22 dicembre 2015 per l'omicidio del procuratore di Torino Bruno Caccia, assassinato da un commando della 'ndrangheta il 26 giugno del 1983, è stata pronunciata oggi dalla Corte d'Assise di Milano.
    Omicidio Caccia, ergastolo per Schirripa. ?"Mi condannate perché sono terrone" - IlGiornale.it

    Un direttore di banca ripuliva i soldi di camorra: sequestrati 700 milioni
    Sequestro preventivo di beni per oltre 700 milioni di euro. Sono dodici le persone finite in carcere, altre quattro agli arresti domiciliari nella vasta operazione messa in atto dal Gico della guardia di finanza di Bologna e coordinata dalla Dda di Napoli, contro sette clan dell’area a Nord di Napoli. Nel blitz sono stati impiegati 300 militari che hanno perquisito le abitazioni di 57 indagati per associazione mafiosa, truffe alle assicurazioni aggravate dal metodo camorristico, intestazione fittizia di beni, usura, riciclaggio e violenza privata. Sequestro preventivo di 1177 immobili, 211 veicoli, 59 società, 400 rapporti bancari, per un valore nominale complessivo di circa 700 milioni di euro.
    L’azione della Procura ha permesso di smascherare e smantellare un gruppo criminale legato a diversi clan camorristici: clan Mallardo di Giugliano, clan Di Lauro, gli scissionisti, i clan Puca e Verde di Sant’Antimo, la cosca Aversano di Grumo Nevano e clan Perfetto di Chiaiano. Il sodalizio operava in diverse regioni italiane: Emilia Romagna, Lazio, Abruzzo, Umbria, Sardegna, Lombardia -, con base operativa in Campania ed attivo in diversi settori illeciti.
    Questi arresti rappresentano lo sviluppo delle indagini relative al sequestro del parco “Primavera” di Melito, ritenuto frutto di una speculazione edilizia realizzata dal clan Di Lauro con l’appoggio dell’ex sindaco di Melito, Alfredo Cicala, attraverso una lottizzazione abusiva. Per gli investigatori è stato svelato un vaso di pandora criminale: un’organizzazione capillare e ramificata che coinvolgeva anche insospettabili colletti bianchi tra cui un direttore di banca bolognese, incaricato di eludere i sistemi di controllo sulla provenienza dei capitali illeciti frutto di truffe alle assicurazioni e di false pratiche relative a incidenti automobilistici, incendi e allagamenti mai avvenuti.
    Il suo ruolo sarebbe stato quello di "ripulire" i soldi sporchi della camorra, frutto di truffe milionarie ad assicurazioni e di altri affari illeciti. Secondo le Fiamme Gialle, era consapevole di prestare il proprio servizio a clan camorristici, ai quali grazie al suo incarico avrebbe garantito una serie di attività bancarie (versamenti, cambio di assegni) in barba ai controlli antiriciclaggio. Il funzionario di banca e il commercialista napoletano Antimo Castiglione, 60 anni, anch'egli arrestato, 'non si erano limitati a fornire un ausilio estemporaneo agli indagati - scrivono i finanzieri in una nota - ma erano stati in costante e sinergico rapporto con il gruppo camorristico e da esso avevano tratto vantaggi personali".
    Nell'indagine "'Omphalos" (ombelico in greco, ndr) è indagata per riciclaggio anche una donna, ex direttrice di banca anche lei bolognese, ritenuta però all'oscuro di lavorare per conto di clan camorristici. Il nome dato all'operazione è riferito al ruolo centrale di Bologna nell'organizzazione criminale: la città emiliana sarebbe stata scelta per le frequentazioni abituali di Antonio Passarelli, 61 anni, imprenditore campano ritenuto al vertice del sodalizio, oltre che per la presenza dei due "colletti" bianchì compiacenti. Anche se i capitali provenivano da diversi clan, era però di comune interesse di tutte le cosche ripulire il danaro “sporco” attraverso un unico canale di riciclaggio.
    Un direttore di banca ripuliva i soldi di camorra: sequestrati 700 milioni | Il Mattino

    "La città di Napoli è l'inferno". E il Sun la paragona a Raqqa
    Omicidi, spaccio di droga e bande di malavitose. E il Sun inserisce Napoli tra i dieci posti più pericolosi al mondo
    Enrica Iacono
    "Vedi Napoli e poi muori", dice un detto popolare per indicare la bellezza del capoluogo campano. Oppure "Vai a Napoli e vai all'inferno", come dice un articolo pubblicato oggi dal tabloid inglese The Sun. Il capoluogo campano è stato infatti inserita tra i posti più pericolosi del pianeta, "most dangerous corners of Earth".
    Omicidi, spaccio di droga e bande di malavitose. Per gli inglesi Napoli è molto simile a una città in guerra. E, così nell'infografica inserita dal Sun, sul capoluogo campano è stato "appiccicato" il bollino rosso. A farglielo "guadagnare" sarebbero stati i continui omicidi e lo spaccio della droga. Le altre città incluse nella classifica sono Raqqa, Caracas, Groszny, Mogadiscio, Saint Louis, Kiev, Perth, Karachi e San Pedro Sula.
    Napoli è quindi la città più pericolosa d'Europa. "A Napoli è di casa la camorra", scrivono nell'articolo. Mentre fino a pochi anni fa veniva chiamata "neapolitan mafia", con il fenomeno di Gomorra adesso viene chiamata con il proprio nome. Nell'approfondimento del Sun si parla, poi, dei clan partenopei che si distinguono da altri consessi mafiosi italiani per l’assenza di gerarchie nell’organizzazione. Le gang, invece, spesso composte da dodicenni, compiono ogni giorno atti di microcriminalità. "Napoli è la città italiana famosa per i suoi legami con la criminalità organizzata", si legge nell'articolo. per questo motivo Napoli è definita come sistema in cui gruppi rivali si scontrano soprattutto per il predominio del traffico di stupefacenti.
    Fino alla frase conclusiva: "La città gode di una reputazione talmente brutta in Italia che la frase ‘go to Naples’ si accosta a “go to the hell’, andare all’inferno’".
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    Predefinito Re: Terryes

    Napoli, boom di motorini elettrici modificati: controlli a tappeto
    di Oscar De Simone
    Oltre una decina i motorini elettrici fermati e sequestrati dalla polizia locale nel corso di alcuni controlli effettuati in piazza del Plebiscito. L'operazione, nata a seguito dei numerosi esposti in cui si denunciava la presenza in zona di veicoli elettrici a gran velocità, è stata eseguita su disposizioni del comandante Ciro Esposito e disposta sul campo dall'unità motociclistica diretta dal capitano Ciro Colimoro.
    Ai centauri fermati è stata contestata l'assenza dei pedali utili all'assistenza della marcia, la presenza di un modulo aggiuntivo per la velocità media e dunque la mancanza del casco e del tagliando assicurativo.
    Boom di motorini elettrici modificati sequestri in centro a Napoli | Il Mattino

    Incendia la casa della compagna ​per convincerla a tornare con lui
    Un 30enne di Bacoli ai domiciliari per rapina è accusato di minacce e violenze contro la convivente. La donna si era vista costretta a trasferirsi in un'altra abitazione ed è proprio in quella casa che alcuni cittadini hanno segnalato al 112 un incendio in corso. Sul posto sono intervenuti i carabinieri della stazione di Monte di Procida e i vigili del fuoco di Monte Ruscello. I pompieri hanno domato l'incendio e proceduto in via precauzionale a evacuare 3 palazzine, complessivamente 25 persone, al termine delle operazioni rientrate poi regolarmente in casa. I militari invece nel frattempo hanno rintracciato il 30enne, ricostruendo che poco prima aveva minacciato telefonicamente la compagna di incendiare la sua abitazione se non fosse tornata da lui: al suo rifiuto, era passato ai fatti.
    Incendia la casa della compagna per convincerla a tornare con lui | Il Mattino

    Lite per uno sguardo, 17enne sparò ai baretti di Chiaia: preso
    Gli agenti dell’Ufficio Prevenzione Generale hanno portato oggi in comunità R.F. napoletano, appena 18enne. Aall'epoca dei fatti era minorenne e per questo per lui è scattata una misura di collocamento nel Casertano. R.F è stato protagonista di una rissa tra due gruppi finita con spari tra la folla e un ferito all'alba nella zona della movida di Chiaia a Napoli, zona dei baretti.
    L'episodio risale al 3 settembre dello scorso anno. Il gip, dopo indagini della Polizia di Stato, ha emesso nei confronti del ragazzo un provvedimento restrittivo per lesioni personali, con l'aggravate di aver commesso il fatto per futili motivi. Secondo le testimonianze e gli elementi di prova raccolti dagli agenti del Commissariato di Polizia San Ferdinando, F.R., assieme ad altri due complici in via di identificazione, aggredì il gruppo di cui faceva parte A.R., ricoverato in ospedale con una ferita d’arma da fuoco alla coscia sinistra in trauma cranico, guaribile in 15 giorni, e un altro ragazzo, colpito con calci e pugni, dopo una lite verbale scaturita dal fatto che l'allora diciassettenne insisteva nel guardare con fare minaccioso il ragazzo picchiato. A contribuire alle indagini, anche le immagini del sistema di videosorveglianza in dotazione un esercizio commerciale della zona.
    Lite per uno sguardo, 17enne sparò ai baretti di Chiaia: preso | Il Mattino

    «Dipendente con la terza media pagato 5mila euro al mese»
    di Marilù Musto
    S. Maria Capua Vetere. «Credo che il suo grado d’istruzione non superi la terza media, non sapeva nemmeno scrivere perché si portava dietro un ragazzo, Raffaele Guerriero, che scriveva per lui. In ogni caso era il nostro capocantiere e guadagnava cinquemilacinquecento euro al mese, a volte anche di più». Così, Alessandro Di Nardi, padre di Alberto, patron dell’impresa Dhi che si occupava e si occupa di rifiuti nella città di Santa Maria Capua Vetere, grazie all'aggiudicazione di un appalto pubblico. Ieri, in tribunale, Alessandro Di Nardi ha descritto Tommaso Del Gaudio «Masino», in cella dal dicembre del 2016 per estorsione e mafia, come colui che pretendeva di essere pagato quasi seimila euro al mese. Stando alla Procura, Del Gaudio è considerato vicino alla famiglia dei Bellagiò di Santa Maria Capua Vetere, contigua al clan dei Casalesi.
    In tribunale, ieri, la giudice Maria Chiara Francica ha anche ammonito una donna che - seduta fra il pubblico - cercava di parlare con il detenuto Del Gaudio, rinchiuso dietro le sbarre nell'aula al primo piano del tribunale.
    Stando alle indagini, Tommaso Del Gaudio avrebbe preteso dalla società Di Nardi Holding Industriale spa che gli venisse corrisposta la somma di 6.000 euro mensili, prospettando in caso contrario, di intervenire con i dipendenti della DHI per costringerli ad astenersi dal servizio. La qual cosa avvenne il 16 aprile del 2016 nel cantiere di Santa Maria Capua Vetere quando il servizio di raccolta dei rifiuti venne interrotto per circa 24 ore, lasciando nella sporcizia la città del Foro. Di Nardi «senior» è comparso in aula ieri davanti ai giudici del tribunale di Santa Maria Capua Vetere - presidente Maria Chiara Fracica - e ha risposto alle domande del pm Alessandro D’Alessio della Procura Antimafia di Napoli.
    «Del Gaudio mi minacciò quando andai dal commercialista e gli spiegai che doveva equiparare la paga alla funzione - ha spiegato Di Nardi - io però ho sempre denunciato». Indagini successive hanno poi visto la Dhi implicata in fenomeni di corruzione con i Comuni del Casertano.
    «Dipendente con la terza media pagato 5mila euro al mese» | Il Mattino

    Operatori ecologici sversano rifiuti in strada, video li incastra
    Marano, operatori ecologici sversano rifiuti in strada
    di Ferdinando Bocchetti
    Marano, operatori ecologici della ditta Teknoservice incastrati dai cittadini, con un apposito video, mentre sversano in strada un ingente quantitativo di rifiuti. Ingombranti (perlopiù mobili e oggetti di arredamento) prelevati da qualche privato e abbandonati - come si evince dal video - nei pressi di una campana del vetro.
    Il video, girato da un residente ai vertici dell'amministrazione comunale, retta da qualche mese da una triade commissariale, è stato consegnato ai carabinieri della locale tenenza. Informata dei fatti anche la ditta Teknoservice, concessionaria dell'appalto sul territorio comunale.
    Operatori ecologici sversano rifiuti in strada, video li incastra | Il Mattino

    Donna accoltellata dall'ex marito che poi chiama i carabinieri e confessa
    L'uomo, approfittando dell'assenza dei due figli, ha ucciso l'ex moglie poi ha telefonato ai carabinieri confessando il delitto.
    MUSILE DI PIAVE (Venezia) - "L'ho uccisa io, venite qui". Sono le parole dette stamane al telefono ai Carabinieri da un uomo di 44 anni che ha accoltellato a morte l'ex moglie di 38 anni, nell'appartamento in cui la donna viveva a Musile di Piave con i due figli. I ragazzi, di 9 e 15 anni, non erano presenti al momento dell'omicidio perchè in vacanza. L'uomo è attualmente in caserma e sottoposto a interrogatorio.
    Venezia, accoltella la ex moglie. Poi chiama il 112 e confessa - Repubblica.it

    Diffusione del cognome Ascione - Mappe dei Cognomi Italiani

    «Dammi diecimila euro ti faccio assumere in clinica»: tre arresti, anche un medico
    Chiedevano e intascavano denaro in cambio di promesse di assunzione alla clinica «Maugeri» di Telese Terme, in provincia di Benevento. Per questo tre persone (un medico, un'infermiera e un funzionario) sono state arrestate al termine delle indagini condotte dai carabinieri del Nas di Salerno e coordinate dal Procuratore di Benevento Aldo Policastro. I tre sono stati arrestati all'interno della clinica e trasferiti ai domiciliari in esecuzione di un'ordinanza di custodia del gip del tribunale di Benevento. Le richieste di denaro erano di circa 10 mila euro per ogni posto di lavoro. Le tre persone sono accusate di associazione per delinquere, truffa e millantato credito.
    «La direzione della clinica era stata contattata nel luglio 2016 da due cittadini, uno dei quali era stato paziente dell'istituto, che riferivano della promessa di assunzione dietro compenso».
    «Diecimila euro, ti faccio assumere in clinica»: tre arresti, anche medico | Il Mattino

    Assalti ai tir in autostrada
    11 arresti tra Andria e Cerignola
    Furti e rapine in autostrada operazione Polizia: 11 arresti
    BARI - Mettevano a segno rapine ad autotrasportatori in sosta o in transito nelle aree di sevizio sulla tratta autostradale della A/14 e della A/16 la banda di persone sgominata oggi dalla polizia che ha eseguito un’ordinanza di custodia cautelare, emessa dal gip del Tribunale di Trani, nei confronti di 11 persone, tutte con precedenti per reati contro il patrimonio originarie delle città di Andria e Cerignola. Sono tutti ritenuti presunti responsabili di associazione per delinquere finalizzata alla commissione di furti pluriaggravati, rapine, ricettazioni, danneggiamento e uso illecito di apparecchi atti a intercettare comunicazioni delle forze di polizia.
    Il sodalizio criminoso che era solito compiere rapine ad autotrasportatori, anche stranieri, in transito e in sosta nelle aree di servizio presenti sulla tratta autostradale della A/14 e della A/16, nonché furti presso sedi di aziende situate fuori dalla rete autostradale. Durante l’attività criminale i malfattori hanno sottratto materiale per un valore equivalente - secondo gli investigatori - di circa 1 milione di euro.
    VENTI COLPI - Hanno messo a segno 20 colpi in cinque mesi fra Puglia, Abruzzo e Molise, erano divisi in due gruppi, distinti, che si spartivano sia i territori che i giorni in cui agire, tenendo sotto controllo, attraverso scanner sofisticati, le forze dell’ordine. Erano cosi'organizzate le 12 persone, tutte pluripregiudicati, dieci di Andria e due di Cerignola, nel foggiano, nei confronti dei quali la procura di Trani ha emesso una misura di custodia cautelare eseguita dalla polizia stradale di Bari, Trani e Vasto. Nove sono finiti in carcere, uno si domiciliari e per due è stata disposto l’obbligo di dimora.
    Dovranno rispondere, a vario titolo, di associazione per delinquere, furti pluriaggravati, rapine, ricettazioni, danneggiamento e uso illecito di apparecchi atti a intercettare. Le indagini hanno avuto inizio all’indomani di un colpo messo a segno nell’area di servizio di Bisceglie ovest il 24 agosto 2016. I furti e le rapine avvenivano di notte, quando gli autotrasportatori riposavano. I rapinatori agivano tagliando i teloni dei mezzi di trasporto e portando via il contenuto, per lo più derrate alimentari, ma non sono mancati furti di farmaci e materiale informatico per centinaia di migliaia di euro.
    Entrando in magazzino dove erano tenuti i farmaci, ha spiegato il pm Silvia Curione che ha coordinato le indagini, hanno disattivato i sistemi di video sorveglianza e disinstallato qualsivoglia sistema che potesse segnalare la loro presenza in quel luogo. Secondo gli inquirenti è stato l'episodio che ha dato il segno delle capacità organizzative dell’associazione.
    TRADITI DALLE TESSERE VIA CARD - Sono state alcune tessere via card, trafugate e usate dai componenti dei due gruppi criminali dediti agli assalti ai tir sulle autostrade A14 e A16, l’elemento fondamentale che ha consentito agli investigatori di identificare i presunti appartenenti alla banda, divenuta il terrore degli autotrasportatori.
    Lo hanno riferito gli inquirenti che hanno incontrato i giornalisti nella procura di Trani per fornire particolari sull'operazione che ha portato oggi agli arresti, da parte della polizia stradale, di 11 persone (a una dodicesima, un cerignolano, deve essere ancora notificata l’ordinanza).
    «Si tratta - è stato detto - di due gruppi, due associazioni differenti, che non si ostacolavano fra loro ma, anzi, operavano in sinergia in territori e giorni diversi favorendo la fuga e collaborando per l’occultamento della merce», ha detto il procuratore di Trani, Antonino Di Maio.
    Di come agivano i malfattori, invece, ha parlato il dirigente del compartimento di polizia stradale per la Puglia, Andrea Spinello: «Entravano in azione di notte - ha spiegato - quando le nostre pattuglie cambiavano turno e spesso, le vittime, si accorgevano di quanto accaduto solo al risveglio».
    L’organizzazione criminale utilizzava mezzi da carico rubati e riciclati anche con l’applicazione di targhe clonate.
    Assalti ai tir in autostrada 11 arresti tra Andria e Cerignola - La Gazzetta del Mezzogiorno

    21 DENUNCE A LECCE
    Istituto per ciechi truffava non vedenti
    LECCE - Avrebbero utilizzato finanziamenti della Regione erogati in favore dei non vendenti per altre finalità, anche per la realizzazione di un bed & breakfast: per questa ragione i militari del Nucleo di Polizia Tributaria della Guardia di Finanza di Lecce insieme con personale della locale Polizia Municipale hanno notificato 21 avvisi di garanzia di cui due ai rappresentanti legali di un istituto per ciechi del capoluogo salentino, quattro a funzionari della Provincia e una quindicina tra dipendenti e collaboratori dell’istituto «Anna Antonacci». Tutti sono indagati dalla Procura di Lecce a vario titolo per i reati di truffa finalizzata al conseguimento di erogazioni pubbliche e falso.
    Le indagini, in origine delegate dal pm Anna Maria Vallefuoco alla Polizia Municipale di Lecce per presunti abusi edilizi hanno poi portato alla scoperta grazie all’indagine svolta dalla GdF di distrazioni dei contributi erogati dalla Regione Puglia e dalla Provincia di Lecce per lo svolgimento di attività didattiche e formative in favore di soggetti videolesi. Dagli accertamenti svolti è emerso che l’Istituto, la cui sede, tra l’altro, si trova proprio di fronte il comando provinciale della Guardia di Finanza, in piazzetta De Sanctis, a Lecce, avrebbe percepito erogazioni pubbliche concesse per lo svolgimento di attività in favore di soggetti non vedenti, che in parte avrebbe distratto per finalità diverse da quelle per cui erano state concesse.
    Disposto pertanto il sequestro delle somme indebitamente percepite e distratte dall’Istituto «Antonacci», nonché dei conti e dei beni immobili nella disponibilità degli indagati, per un valore pari a 513.914,60 euro.
    Istituto per ciechi truffava non vedenti - La Gazzetta del Mezzogiorno

    Killer professionista a soli 16 anni: uccide e seziona due corpi
    Lo scorso 16 febbraio ad Afragola (Napoli), in contrada Franzese, due pregiudicati vennero trovati cadaveri. Uno scempio quello compiuto su Luigi Ferrara e Luigi Rusciano, scomparsi il 31 gennaio 2016: i corpi, sezionati in due parti, chiusi in buste di plastica e sotterrati. Adesso si scopre che i killer sono due giovanissimi, uno addirittura minorenne. In cella, per mano della polizia, sono finiti Domenico D'Andò, 24 anni, e il complice di appena sedici.
    Un duplice delitto tanto spietato quanto portato a termine con lucida efferatezza, coma ha sottolineato il questore di Napoli Antonio De Iesu, dietro il quale c'è una «grande aggressività dei killer». Un omicidio che dimostra ancora una volta «la maturità criminale di minorenni». Le indagini della squadra Mobile di Napoli hanno accertato che il duplice omicidio si colloca nel contesto di una lotta interna a un'organizzazione criminale dedita al contrabbando di tabacchi nei comuni a nord di Napoli al cui vertice c'erano gli stessi Ferrara e Rusciano, oltre a Pietro Caiazza e al nipote Domenico D'Andò. L'organizzazione si collocava inoltre in posizione parallela agli affari dei clan storici della camorra a nord del capoluogo: Ferrara era vicino ai Franzese, D'Andò era affiliato al clan Amato-Pagano.
    Con la cattura di Caiazza, fermato il 26 gennaio scorso e condannato per associazione mafiosa a giugno, secondo gli inquirenti si erano alterati i rapporti interni al gruppo criminale, diviso in due fazioni in lotta per assumere l'egemonia del mercato delle «bionde» di contrabbando. Gli investigatori, attraverso l'analisi delle tracce di sangue nell'auto e in casa dei sospettati, con intercettazioni telefoniche e monitorando le azioni di D'Andò, hanno accertato le responsabilità. Sarebbe stato il minorenne a finire le vittime e farle a pezzi con un coltello. Il delitto si sarebbe consumato in un appartamento appositamente preso in affitto a Giugliano.
    Killer professionista a soli 16 anni: uccide e seziona due corpi - IlGiornale.it

    Regioni sanguisughe, deficit record
    Tagliano sulla sanità e poi sprecano
    Il disavanzo di 15,8 miliardi in tre anni.
    Gian Maria De Francesco
    Un pozzo senza fondo nel quale la spesa pubblica continua a disperdersi. Nel quadriennio 2012-2015 le Regioni italiane nel loro insieme hanno registrato un disavanzo finanziario complessivo di 15,8 miliardi di euro.
    È quanto emerge dalla relazione della Corte dei Conti sulla gestione degli enti locali. Nonostante le entrate siano aumentate dai 158 miliardi del 2012 ai 165 miliardi del 2015, allo stesso tempo la spesa ha continuato a crescere portandosi dello stesso periodo da 163 a 169 miliardi di euro. Con buona pace della spending review.
    Sono gli stessi magistrati contabili a distinguere tra buoni e cattivi. La Regione Veneto ha evidenziato nel periodo un avanzo di 1,9 miliardi, mentre la maglia nera va al Lazio che mostra la situazione più deficitaria (-6,5 miliardi). Tra le Regioni a statuto speciale vince la Provincia di Bolzano (+6,1 miliardi) e perde la Sicilia (-5,5 miliardi). Il miliardo di deficit cumulato è superato anche da Campania (-3,5 miliardi), Toscana (-2,5 miliardi) e Calabria (-1,3 miliardi).
    Regioni sanguisughe, deficit record Tagliano sulla sanità e poi sprecano - IlGiornale.it

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    Predefinito Re: Terryes



    Trapani, statua di Padre Pio per coprire la truffa al contatore: 2 denunciati
    I carabinieri di Trapani hanno denunciato due esercenti che con un magnete nascosto in una statua di Padre Pio alteravano il funzionamento del contatore per risparmiare sulla bolletta dell'Enel
    Ginevra Spina
    Per risparmiare sulla bolletta elettrica, i titolari di un negozio di Alcamo, in provincia di Trapani, si sono affidati, letteralmente, a Padre Pio: non si trattava di preghiere pero', ma di una truffa scoperta dai carabinieri.
    La statuetta in gesso di Padre Pio, infatti, è stata usata per nascondere un grosso magnete utilizzato per manomettere il funzionamento del contatore elettrico. L'ingegnosa trovata, messa in atto dal titolare di un noto negozio di Alcamo, è stata scoperta dai carabinieri durante un normale controllo.
    Durante uno dei periodici controlli agli esercizi commerciali della città gli investigatori hanno notato, in bella vista sul contatore elettrico, una statuetta del Santo da Pietrelcina. A prima vista poteva apparire un'esternazione di fede, ma la statuetta votiva nascondeva in realtà un trucco.
    A insospettire i militari sono state le dimensioni della base e il peso della statua ingesso. Cosi', dopo un’attenta ispezione, gli agenti hanno scoperto che nella base era nascosto un potente magnete che manometteva il funzionamento del contatore elettronico dell’Enel.
    Grazie a questo trucco, gli ingegnosi furbetti erano in grado di abbattere di circa il 90% i consumi di energia. Una volta smascherati, pero', i due proprietari dell'attività commerciale alla Procura della Repubblica di Trapani sono stati denunciati per furto aggravato di energia elettrica.
    Trapani, statua di Padre Pio per coprire la truffa al contatore: 2 denunciati - IlGiornale.it



    Napoli-Nizza, il sito francese ai tifosi:
    «Napoli regno mafia, attenzione ai Rolex»
    C'è grande attesa per il match tra Napoli e Nizza che si disputerà il prossimo 16 agosto, alle 20.45. Così il sito francese Nice Matin ha deciso di dare un po' di suggerimenti ai tifosi del Nizza che, approffitando del periodo di vacanze, decidono di fare una capatina nella città napoletana per vedere la partita e godersi un po' le bellezze e le golosità partenopee. «Napoli, la culla della pizza e il regno di Maradona», esordiscono nell'articolo. Per poi definire la città: «la capitale della mafia».
    Non mancano i suggerimenti sui luogi da visitare: la cappella di San Severo, il Palazzo reale e il teatro San Carlo. Però il suggerimento principale è di «lasciare il rolex in albergo», per evitare che lo rubino.
    Napoli-Nizza, il sito francese ai tifosi: «Capitale mafia, attenti ai Rolex»

    Bari, paziente in dialisi derubato dall'infermiere
    L'uomo era già noto alle forze dell'ordine e sarà processato per direttissima
    Emanuela Carucci
    Nelle strutture sanitarie ci si aspetta sempre di essere compresi e ascoltati nel proprio dolore.
    Non sempre accade. Anzi. Come è successo nell'ospedale “Di Venere” di Bari si rischia anche di essere derubati dei pochi soldi che si hanno con sé.
    Un paziente di 84 anni sottoposto a dialisi nel nosocomio del capoluogo pugliese sembra sia stato vittima di un furto. L'autore sarebbe Sergio Dotti, infermiere di 48 anni che lo seguiva nella cura. L’uomo ora si trova agli arresti domiciliari e sarà processato per direttissima con l’accusa di furto aggravato. Dotti era conosciuto dalle forze dell'ordine perché ha già precedenti per reati come truffa e falso.
    Secondo le dichiarazioni della vittima e di una testimone, pare che l'infermiere abbia rubato all'anziano120 euro per poi nasconderli nel calzino.
    Come si legge sugli organi di di stampa locale, l’infermiere avrebbe distratto il paziente infilando una mano nel borsello che aveva ai piedi del letto. Sembra che Dotti abbia estratto il portafogli e si sia allontanato pochi minuti dalla stanza di degenza per poi tornare e riporlo nel borsello dell'anziano paziente. Subito sono intervenuti i carabinieri chiamati dal medico nefrologo di turno, dopo la segnalazione da parte del paziente. Una volta perquisito l’infermiere, i soldi sono stati ritrovati, appunto, nel calzino.
    Bari, paziente in dialisi derubato dall'infermiere - IlGiornale.it

    Napoli, guerra a blatte e zanzare in corsia, chiude l'ospedale San Giovanni Bosco
    di Ettore Mautone
    Chiude per tre ore stanotte, dalle 22 all'1 di domani, il pronto soccorso del San Giovanni Bosco. Il presidio sarà sottoposto a un intervento straordinario di disinfestazione da mosche, zanzare e altri insetti. Un intervento programmato - dopo il primo effettuato a fine giugno, (all'indomani dell'invasione di zanzare registrato all'inizio dell'estate e dopo l'avvistamento di blatte nella medicheria) - che richiede solo un momentaneo stop ai trasferimenti tramite il 118 di pazienti in urgenza. Saranno invece garantiti i soccorsi ai pazienti in immediato pericolo di vita.
    Ma quello degli insetti è oggi l'ultimo dei problemi dell'ospedale della Doganella. Il San Giovanni Bosco è in grave affanno: il pronto soccorso, che attende il via al triage per mettere ordine nei codici di urgenza, registra almeno un anno di ritardo nella tabella di marcia fissata e solo negli ultimi giorni sono partite le operazioni di collaudo da parte della ditta esecutrice dei lavori di ristrutturazione. Per ora solo l'impianto di condizionamento è stato certificato e si procede lentamente alle ulteriori verifiche tra guasti frequenti ai bagni dell'utenza e prospettive di ulteriori lungaggini per gravi mancanze (come la vasca per il lavaggio di pazienti sporchi).
    Guerra a blatte e zanzare in ospedale: chiude il San Giovanni Bosco | Il Mattino

    San Paolo, l'ospedale come un albergo: dimesso da un mese, ma non va via
    Qualcuno l'ha già ribattezzato «il villeggiante». Perché gode di pasti garantiti, nonché gratuiti, e aria condizionata per alleviare l'afa particolarmente soffocante in questi giorni. Peccato che non si trovi in un luogo di villeggiatura, ma in un ospedale. E' l'ospite particolare del reparto di medicina generale del San Paolo di Napoli che, nonostante sia stato dimesso lo scorso 6 luglio, non ha ancora liberato il posto: lo occupa da circa un mese. Un disoccupato di circa 45 anni dai modi burberi che rendono difficile l'approccio con il personale. Era stato ricoverato per via di un problema di medicina interna risolto nel giro di qualche giorno. Quando i medici gli hanno consentito di andare via, lui si è rifiutato.
    Ieri nulla ha potuto neanche l'intervento della polizia: il degente non ha alcuna intenzione di mollare il suo letto e il trattamento gratuito, quasi da bed and breakfast, di cui gode. «Una situazione imbarazzante - ammette il direttore sanitario dell'ospedale partenopeo Vito Rago - per certi versi grottesca, se non ci fossero le conseguenze per chi in quel reparto sta in barella. Abbiamo bisogno di quel posto letto, glielo abbiamo detto in tutte lingue ma lui niente. Dice che dobbiamo trovare noi una soluzione. Abbiamo chiesto alla sorella di portarlo a casa ma ha declinato l'invito». Poi le dimissioni rifiutate.
    Da allora entra ed esce dall'ospedale, stando ben attento a non saltare l'ora dei pasti. Quasi come fosse un albergo. Ma anche come momento di ricreazione. «Abbiamo provato a trasferirlo in un'altra struttura - aggiunge Rago - ma nessuno lo accetta in assenza di una patologia da curare. Ho anche provato a dirgli che a furia di frequentare malati finirà per ammalarsi sul serio. Ma niente. L'ho dovuto denunciare per una forma di cautela perché non so cosa puo' combinare quando esce da qui».
    Come finirà la storia del malato immaginario che ha scelto l'ospedale come casa? Rago allarga le braccia: «Dovrebbero intervenire i servizi sociali del Comune e i carabinieri. Io non dico che dobbiamo metterlo sulla strada ma l'ospedale - osserva il direttore sanitario - è un servizio pubblico, non un albergo».
    L'ospedale come un albergo: dimesso da un mese non va via | Il Mattino

    Infastidito dall'abbaiare di un cane, lo uccide schiacciandogli la testa
    di Marco Di Caterino
    Frattamaggiore. Orrore a Frattamaggiore. Infastidito dall’abbaiare di un cane, un chihuahua nano, gli ha schiacciato la testa, col piede, contro il gradino di una scala. Poi come se nulla fosse accaduto, l’uomo L.C., 50 anni, di Frattamaggiore, ma da anni residente a Grumo Nevano, si è allontanato dall’androne del vecchio palazzo in via Trento a Frattamaggiore.
    L’orribile scena ha avuto una testimone, una ragazzina di dodici anni, che ripresosi dallo choc, ha avvisato il proprietario del piccolo esemplare, un cane registrato e dotato di micro chip. Ed è scattata la caccia all’uomo in tutto il quartiere, con diverse persone a giurare che se avessero preso quel maniaco, gli avrebbero fatto fare la stessa fine del cagnolino.
    Per fortuna, qualcuno ha chiamato la polizia. E sul posto si sono precipitati gli agenti di una volante del commissariato di Frattamaggiore, diretto dalla vice questore Rachele Caputo, che hanno chiesto alla cognata dell’uccisore del chihuahua, che abita nel vecchio palazzo di via Trento, di avvertire l’uomo di non farsi vedere in zona e di presentarsi immediatamente in commissariato.
    E cosi' L.C., poco dopo si è presentato negli uffici della polizia, dove ha cercato di giustificarsi, dichiarando che quel piccolo cane aveva cercato di aggredirlo, manco fosse stato un pastore maremmano o un pit bull. Invece grazie alla testimonianza della ragazzina, l’uomo è stato denunciato per aver cagionato la morte di un animale, reato per il quale affronterà un processo penale.
    Infastidito dall'abbaiare di un cane, lo uccide schiacciandogli la testa | Il Mattino

    Pedofilia a Catania, arrestato un santone e tre donne: ragazzine purificate dallʼ"arcangelo"
    La comunità con 5mila adepti "giustificava" le violenze come azioni mistiche. Le ipotesi di reato sono violenza sessuale su minori e associazione a delinquere
    Quattro persone sono state arrestate con l'accusa di violenza sessuale su minorenni all'interno di una congregazione religiosa, che giustificava gli abusi come azioni mistiche spirituali. E' quanto emerge dall'operazione "12 apostoli" della polizia postale di Catania su una comunità di circa 5.000 adepti fondata da un sacerdote deceduto. Il gip ipotizza i reati di associazione per delinquere e violenza sessuale aggravata ai danni di minori.
    Gli arrestati sono Pietro Capuana, 73 anni, considerato il "santone" della setta e tre donne sono finite ai domiciliari: Fabiola Raciti, Rosaria Giuffrida e Katia Scarpingato di 55, 57 e 48 anni. Le donne erano le sue più strette collaboratrici di Capuana e avevano il compito di plagiare le minorenni adescate per convincerle a subire le violenze sessuali dell'uomo spacciandole come "azioni mistiche spirituali", aventi valenza religiosa.
    Capuana per oltre 25 anni è stato il direttore della comunità "Cultura e Ambiente" di Aci Bonaccorsi, considerata una vera e propria setta. Le indagini sono state avviate nella primavera del 2016 in seguito alla denuncia dettagliata della madre di una ragazzina finita nel giro della setta. La donna ha consegnato agli investigatori le chat in cui i membri della setta chiedevano alle ragazzine di scrivere delle lettere d'amore indirizzate a Capuana. Da quel momento in poi sono iniziate le intercettazioni telefoniche e ambientali all'interno del cenacolo dove si riunivano gli adepti, che hanno fornito le prove per far scattare gli arresti. Dalle indagini condotte dalla procura della Repubblica è emerso che le violenze sessuali su minori all'interno della setta proseguivano da oltre venticinque anni.
    Capuana si riteneva la reincarnazione di un Arcangelo: durante gli incontri settimanali della Comunità presso il "cenacolo", l'uomo teneva delle vere e proprie lezioni religiose e, al termine degli incontri, si fermava a ballare con un gruppo ristretto di adepti. Proprio durante le danze avvenivano le violenze sulle minorenni. Se queste si rifiutavano, venivano accusate di non avere fede in Dio e multate.
    Pedofilia a Catania, arrestato un santone e tre donne: ragazzine purificate dall'"arcangelo" - Tgcom24

    Calabria è maglia nera
    Un adolescente su tre non raggiunge i livelli minimi di competenze in matematica. Uno su cinque nella lettura
    Agostina Delli Compagni
    Il luogo di nascita puo' influenzare le perfomance scolastiche dei ragazzi dai 6 ai 15 anni. E' quanto emerge dal rapporto Illuminiamo il futuro 2030 di Save the Children. Gli adolescenti che non raggiungono le competenze minime in matematica nel Nord-Ovest, nel Nord-Est e nel Centro Italia sono rispettivamente il 26,2% ed il 31,2%. Al Sud e nelle Isole saliamo al 44,2% e al 41,9%. La Calabria è la regione con la percentuale più alta, il 46%. A seguire ci sono la Sicilia e la Campania.
    https://www.wired.it/attualita/polit...alia-calabria/

    Choc a Benevento, 28enne picchiato
    durante una festa: muore in ospedale
    BENEVENTO - E' morto dopo alcune ore di agonia Antonio Parrella, 32 anni, di Benvento, pestato e colpito violentemente alla testa nel corso di una rissa avvenuta durante i festeggiamenti di un compleanno nel locale il “Triclinio del Fauno” di Benevento. La Squadra Mobile di Benevento ha fermato nella tarda serata di ieri Umberto Sferruzzi, 28 anni pure di Benevento, che ora è rinchiuso in cella con l'accusa di omicidio.
    Stando a una prima ricostruzione nel locale si erano dati appuntamento ieri notte un nutrito gruppo di parenti e amici di una ragazza che festeggiava il suo compleanno. Ben presto, anche a causa del vino, gli animi si sono surriscaldati ed è scoppiata una rissa. Parrella avrebbe avuto la peggio e sarebbe statto violentemente pestato.
    All'arrivo della polizia il ragazzo è stato soccorso e trasportato all'ospedale Rummo. Decine di partecipanti alla festa, compreso il cantante che allietava la serata, sono stati ascoltati in questura. Molti hanno dichiarato che Parrella era caduto dalle scale. Una versione che non convince naturalmente gli investigatori in quanto le ferite di Parrella raccontano tutt'altro, e le telecamere di sorveglianza pure.
    Choc a Benevento, 28enne picchiato durante una festa: muore in ospedale | Il Mattino

    Massacrato di botte durante il party: Antonio lasciato agonizzante per un'ora
    di Claudio Coluzzi
    BENEVENTO - Per oltre un’ora Antonio Parrella 32 anni, selvaggiamente picchiato durante una festa di compleanno al ristorante «Il triclinio del fauno», è rimasto a terra, solo. Senza che nessuno lo soccorresse. In un’aiuola esterna, dove poi lo ha trovato il proprietario che ha dato l’allarme al 113. Proprio quelle ferite lo hanno portato alla morte, alcune ore dopo il ricovero nel reparto di rianimazione dell’ospedale «Rummo». Per quell’omicidio, per ora, è in cella, sulla scorta di un decreto di fermo, Umberto Sferruzzi di 28 anni. Vittima e presunto carnefice sono entrambi di Benevento, avrebbero preso parte ad una violentissima rissa scoppiata nel locale per una fesseria. Un paio di occhiali caduti ad uno degli invitati, i primi schiaffi che volano, i presenti che intervengono. Antonio Parrella ha la peggio. Finisce a terra. In molti si accaniscono contro di lui con calci alla testa, poi rotola per le scale, probabilmente nel tentativo di fuggire a quella furia. A questo punto tutti gli invitati vanno via e lo lasciano li', mentre l’emorragia alla testa fa il suo devastante corso.
    Una ventina di invitati sono stati ascoltati dagli investigatori della polizia nell’immediatezza del fatto e lo saranno ancora nei prossimi giorni. Quasi tutti avevano in un primo momento negato di essere li', altri avevano detto che probabilmente il ragazzo era caduto dalle scale. Ma chi ha visto Antonio in ospedale, ridotto ad una maschera di sangue e in coma, si è reso immediatamente conto che nessuna caduta dalle scale avrebbe potuto produrre quelle ferite.
    Massacrato di botte durante il party: Antonio lasciato un'ora agonizzante | Il Mattino

    Il marchio «Ce» è contraffatto: stop alle barche Mano' Marine
    di Antonino Pane
    Non rischiano solo i creditori del fallimento di Mano' Marine, ora nel mirino sono finite anche le barche vendute dal cantiere napoletano tra il 2003 e il 2010. Secondo una indagine della Capitaneria di porto di Napoli, infatti, molte imbarcazione sono risultate con il certificato di omologazione CE contraffatto, falso o, addirittura, non rilasciato per niente. Un'indagine difficile che gli uomini dell'ammiraglio Arturo Faraone hanno condotto per mesi e mesi a stretto contatto con la Procura della Repubblica e che è culminata in un provvedimento con cui i proprietari sono stati invitati a consegnare immediatamente le licenze e diffidati dall'usare l'imbarcazione.
    E non basta. In via cautelativa, infatti, il comandante in seconda Giuseppe Minotauro ha inviato una comunicazione a tutte le Capitanerie di porto italiane, ai Circondari Marittimi, agli uffici locali marittimi, alle delegazioni di spiaggia e al coordinamento dei mezzi nautici della Guardia Costiera per prestare la massima attenzione durante i controlli in mare. «Si informa - è scritto nella nota - che i proprietari, armatori o utilizzatori delle unità costruite dal cantiere navale Mano' Marine, sono stati diffidati a far prendere il mare, far navigare o utilizzare l'imbarcazione e gli è stato intimato di consegnare, a questa Capitaneria, la relativa licenza di navigazione. Detto provvedimento - aggiunge il comandante Minotauro - è stato disposto in quanto le unità sono praticamente prive di omologazione/certificazione CE (la certificazione rilasciata dal cantiere è risultata falsa o contraffatta)».
    Il marchio «Ce» è contraffatto: stop alle barche Manò Marine | Il Mattino

    PALERMO
    Truffa sui biglietti falsi, bufera all’Amat: esclusiva oggi sul Giornale di Sicilia
    PALERMO. Almeno dodici persone indagate tra impiegati pubblici e privati avrebbero preso parte a una truffa milionaria ai danni dell’Amat a Palermo. Come scrive in esclusiva il Giornale di Sicilia oggi in edicola, in un articolo di Sandra Figliuolo, alcuni dipendenti, con la complicità di una tipografia, avrebbero falsificato biglietti poi piazzati sul mercato, soprattutto attraverso le rivendite di tabacchi.
    Una maxitruffa da almeno un milione e mezzo che ha colpito gravemente l’ex municipalizzata che gestisce il trasporto pubblico e che due anni fa, aveva già denunciato alla Procura delle irregolarità.
    L’indagine, condotta dalla guardia di finanza, ha permesso di scoprire il meccanismo con cui veniva portato a compimento l’imbroglio a partire da alcuni file originali finiti nelle mani di alcuni dipendenti dell’azienda che poi facevano stampare i finti tagliandi per intascare gli introiti. Ieri i militari del Gruppo Palermo della guardia di finanza, guidati dal colonnello Alfredo Falchetti, hanno acquisito dei documenti negli uffici di via Roccazzo che potrebbero portare a nuovi sviluppi.
    Truffa sui biglietti falsi, bufera all?Amat: esclusiva oggi sul Giornale di Sicilia - Giornale di Sicilia

    Gettonopoli a Siracusa: concluse le indagini su 39 consiglieri comunali
    La Procura di Siracusa ha emesso un avviso di conclusione indagine sull'inchiesta Gettonopoli che riguarda 39 consiglieri comunali a Siracusa che si erano insediati dopo le amministrative 2013. Escluso solo l'ex presidente del consiglio comunale Antonio Sullo, che non aveva partecipato alle riunioni di commissione.
    Al termine di due anni di indagine ai consiglieri viene contestato l'abuso d'ufficio in concorso e continuato per la violazione della legge regionale del 2000 e del regolamento delle commissioni consiliari. In sostanza secondo l'accusa avrebbero ottenuto il gettone di presenza anche con sedute rinviate per mancanza di numero legale o in cui non era stata svolta alcuna attività o per aver partecipato a sedute utili solo all'approvazione dei verbali precedenti, causando un danno erariale.
    Le spese furono di oltre 600 mila euro l'anno.
    Gettonopoli a Siracusa: concluse le indagini su 39 consiglieri comunali - Giornale di Sicilia

    Roma, lo scandalo delle partecipate: in tremila assenti ogni giorno
    Tremila impiegati delle partecipate al 100% dal comune di Roma sono assenti ogni giorno, ferie e riposi settimanali esclusi
    Anita Sciarra
    Ogni giorno sono quasi 3mila (su 22.700) gli addetti assenti sul posto di lavoro nella galassia delle società partecipate al 100% del Comune di Roma, ferie e riposi settimanali esclusi.
    Si tratta di quasi il 12,6% del numero totale dei dipendenti, tra autisti dei bus, netturbini e impiegati che restano a casa non solo per malattie e permessi legati alla 104, ma anche grazie a fantasiose licenze, come quelle per andare a messa o per fare il trasloco.
    Come riporta Il Messaggero, sul gradino più alto dell'inglorioso ranking dell'assenteismo c'è Ama, la municipalizzata dei rifiuti, con il 14,9% delle assenze nell'ultimo report trimestrale. A seguire Aequa Roma, l' "Equitalia" del Campidoglio: qui si assenta il 14,2% dei dipendenti. All'Atac, l'azienda dei trasporti pubblici romani, il tasso di assenza è invece del 12,1% (il doppio dell'Atm, l'omologa partecipata milanese).
    A Risorse per Roma, la partecipata che gestisce il patrimonio immobiliare del Comune, i dipendenti fino a un paio di anni fa godevano di 40 ore di permessi l'anno per le visite mediche di nonni, fratelli e nipoti, senza necessità di giustificazione oraria.
    Roma, lo scandalo delle partecipate: in tremila assenti ogni giorno - IlGiornale.it

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    Predefinito Re: Terryes

    Incendi: tutti di Ragusa i 15 volontari dei vigili del fuoco che appiccavano il fuoco. Per prendere soldi dallo Stato
    7 Ago 2017 · 0 Comment


    Un gruppo criminale composto da 15 volontari dei Vigili del Fuoco, del distaccamento di Santa Croce Camerina, appiccava INCENDI e simulava richieste di soccorso al fine di percepire ingiuste somme di denaro dallo Stato. Gli stessi percepivano 10 euro circa per ogni ora di volontariato in caso di emergenze. I poliziotti della Squadra Mobile ragusana hanno arrestato il capo del gruppo, D.D.V. che, durante il turno come volontario, si assentava, con la complicita’ dei colleghi, per andare con il suo furgoncino ad appiccare INCENDIper poi uscire con l’autobotte a spegnere le fiamme e percepire cosi’ le indennita’. Tutti i 15 volontari, provenienti dalla provincia di Ragusa, sono indagati per truffa ai danni dello Stato italiano ed una parte di essi per incendio. Le indagini hanno avuto avvio grazie alla segnalazione del Comando Provinciale dei Vigili del Fuoco di Ragusa, che aveva notato delle anomalie sul numero di interventi effettuati da una squadra rispetto alle altre.
    Tutti i 15 volontari, provenienti dalla provincia di Ragusa, sono indagati per truffa ai danni dello Stato italiano ed una parte di essi per incendio. Il Pubblico Ministero titolare delle indagini ha richiesto al Giudice per le Indagini Preliminari presso il Tribunale di Ragusa la misura cautelare nei confronti di tutti e 15 gli indagati. Considerato il lasso di tempo trascorso dalla commissione degli ultimi fatti di reato (2015), il Giudice ha valutato l’esistenza di un’attuale pericolosità “solo nei confronti del capo del gruppo e non per tutti gli altri, ferme restando le fonti di prova acquisite e la sussistenza dei gravi indizi a carico di tutti i volontari indagati”.

    Incendi: tutti di Ragusa i 15 volontari dei vigili del fuoco che appiccavano il fuoco. Per prendere soldi dallo Stato | L'Indipendenza Nuova
    Rubano, massacrano, rapinano e, con falso nome, lo chiamano impero; infine, dove fanno il deserto dicono che è la pace.
    Tacito, Agricola, 30/32.

  9. #669
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    Predefinito Re: Terryes

    IMMIGRATI LI ACCERCHIANO IN 30, MILITARI LI AFFRONTANO A MUSO DURO ? FOTO | Vox

    E poi si sente dire che queste cose capitano solo lassù.

    Comunque si è ancora lontani dai livelli degli usa e inghilterra.

    Colin Flaherty ha documentato il fenomeno in abbondanza.

  10. #670
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    Predefinito Re: Terryes

    Citazione Originariamente Scritto da Eridano Visualizza Messaggio
    Incendi: tutti di Ragusa i 15 volontari dei vigili del fuoco che appiccavano il fuoco. Per prendere soldi dallo Stato
    7 Ago 2017 · 0 Comment

    [/url]

    E' una vita che fanno così .... mi ricordo di notizie simili 20-30 fa, sulla Sila ed erano volontari o aspiranti forestali, ma cambia niente, la triste realtà è sempre quella

 

 
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