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  1. #791
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    Laicità e Legge 194
    La FGR è pronta a mobilitarsi?

    08 gennaio 2008 - La storia si ripete: saranno solo i "vecchi" repubblicani, radicali, liberali e socialisti a difendere la libertà di salute e di autodeterminazione delle donne italiane che affrontano drammaticamente l'IVG?

    La polemica impazza sui giornali e come al solito sui temi di laicità il governo Prodi è sulla difensiva, il PdL sfodera i suoi peggiori moralismi e il PD arranca tra silenzi ed imbarazzi.

    A dettare l'agenda non sono più i partiti laici di maggioranza e opposizione (Dico, divorzio breve, cellule staminali, ecc..), ma la gerarchia ecclesiastica, singoli senatori a caccia di voti cattolici e parte dell'informazione assoggettata al Vaticano. Questi "fiancheggiatori", molti dei quali per puro spirito strumentale, rischiano di far arretrare la libertà dei cittadini, per un semplice vantaggio politico.

    Il Partito democratico è stato colto impreparato dall’apertura del nuovo fronte sulla laicità ed è incapace di controbattere ad alcuni fondamentali temi di coscienza, che andrebbero sviscerati e spiegati in tutta la loro complessità.

    I pochi laici, come noi Giovani Repubblicani, non possono sottrarsi al confronto, alle domande sulla Legge 194, pillola abortiva RU486 e/o del giorno dopo, temi di bioetica, fecondazione assistita e altro.

    Esistono questioni su cui è sempre utile accettare il confronto e questa potrebbe essere una nuova occasione per integrare la Legge 194 in due direzioni: da un lato, per garantire ad ogni donna che affronta la tragedia personale di un aborto, la possibilità di utilizzare la pillola abortiva (che finalmente arriva anche in Italia), e che presenta rischi analoghi all'intervento chirurgico, ma con ragionevoli disagi in meno; dall'altra parte, molto laicamente dobbiamo capire se nell'applicazione della legge 194 ci sono migliorie da apportare. C'è la necessiità di un maggior sostegno finanziario, psicologico, ambulatoriale (nei consultori) per le donne che ricorrono alla IVG e parallelamente dobbiamo intensificare le campagne di informazione sulla educazione sessuale nei più giovani? Forse, non dobbiamo chiuderci a riccio e aggrapparci alla inviolabilità della legge 194, che innegabilmente ha dato risultati eccellenti.

    Dobbiamo rilanciare e accettare la sfida culturale che Ferrara ha lanciato con la "moratoria sull'aborto". Ribattere colpo su colpo.

    "Come facciamo noi laici a non capire che la soppressione di una vita, specie se piccola e muta e indifesa, non è materia da lasciare al monopolio morale dei credenti" (Norberto Bobbio). E', in ogni caso, un argomento potentissimo, che attiene alle libertà fondamentali delle donne, che va sostenuto solidamente e argomentato con grande pragmaticità. Consapevoli che la battaglia culturale e il confronto, con una Chiesa molto più ricca di soldi, che di valori, sarà senza esclusione di colpi, noi siamo pronti al confronto.

    Paolo Montesi
    Segr. FGR Emilia-Romagna

    tratto da http://www.fgr-fc.it/Home.htm

  2. #792
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    La legge è uguale per tutti
    Cesena: Al Confino...


    Cesena - 11 gennaio 2008 - In questi giorni a Cesena come tutti sanno è tornata alla ribalta una situazione delicata come quella del confino, un centro sociale che vede occupati da oltre otto anni i locali della ex scuola di “Pontecucco“ .
    Oggi la diatriba che da tempo contrappone le istituzioni e gli occupanti sembra all’ultimo atto, una scena che da una parte si riempie d’ultimatum o ipotetiche soluzioni e dall’altra propone una collezione di polemici striscioni che abbozzano le mura cittadine.
    Sarò breve, poche parole o fronzoli. I locali vanno sgomberati. Ognuno è libero di pensarla come vuole, se ci può essere chi ritiene giusto alzarsi e prendere possesso di ciò che non gli appartiene, fregandosene di ogni norma civile ed istituzionale è al altrettanto lecito che vi sia qualcuno che creda e difenda quelle stesse norme e regole civili di cui come già detto altri si fanno beffa.
    Trovo difficile contemplare che chi fa le regole, chi progetta l’urbanistica e l’assetto cittadino possa per 8, ripeto 8 anni, accettare che vengano così a lungo e palesemente aggirate le più basilari regole della convivenza.
    Personalmente non ho proprio idea di come si possa chiedere ad una famiglia centinaia se non migliaia di euro per qualche buco con quattro mura e un tetto per poi quando si presentano un gruppo di ragazzi che vogliono, per divertirsi come meglio credono, una qualche location rimettere tutto in discussione. Perché in questi casi, mi spiace, ma in gioco non vi è solo una ex-scuola, un palazzo o qualche altra realtà, qui sono messi in discussione i cardini della nostra società, dalla proprietà privata, al più elementare rispetto per la libertà altrui.
    Sono estremamente convinto che “la legge sia uguale per tutti”, se così non è ci batteremo affinché lo sia sempre più, ma certo non si possono accettare ingiustificate distinzioni, ne per chi si lecca i capelli e si veste a puntino ne per chi sceglie il capello lungo e l’abito alternativo.

    Michele Bertaccini
    - Resp. Comunicazione della Federazione Giovanile Repubblicana della Romagna

    tratto da http://www.fgr-fc.it/Home.htm

  3. #793
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    Congresso Pri: Il futuro dei repubblicani. Partite le grandi manovre

    CESENA - All’interno del partito la sua è una posizione parzialmente condivisa. Parlare di un partito spaccato sarebbe sbagliato. Ma va da se che ci sono sensibilità diverse come, del resto, è logico. Quello che gli è più vicino è Luigi Di Placido, capogruppo in Consiglio comunale. Non è escluso che la vicinanza sia determinata dalla frequentazione in Assise. «La posizione di Ferrini la capisco - dice -. E’ il logico sbocco provocato dall’autoreferenzialità sia dell’amministrazione comunale che della maggioranza. Con entrambe è impossibile il dialogo. Con il futuro candidato ci dovremo riprovare, ma credo che il risultato sarà lo stesso, quindi lo sbocco sarà quello indicato da Ferrini. Perciò dobbiamo prepararci a fare una scelta coraggiosa. Non possiamo limitarci alla semplice testimonianza. Bisogna prendere in esame anche l’ipotesi di sacrificare il simbolo». Il sogno di Mario Guidazzi, segretario di consociazione, resta quello del polo Liberaldemocratico. Un’idea che ha lanciato molto prima di Lamberto Dini. “Marione” però non chiude la porta al dialogo col centro sinistra. Forse è ringalluzzito dal fatto che il PD potrebbe divorziare con la sinistra. Sta di fatto che dice: «Noi dobbiamo preparare un programma e confrontarci con tutti. Poi vedremo chi lo condivide».Un invito a riflettere arriva da Denis Ugolini: «Se guardo la situazione attuale - dice - sono d’accordo con Ferrini. Però dobbiamo considerare che il mondo politico è in grande movimento e i cambiamenti potrebbero interessare anche il livello locale». Ugolini poi interviene sui contenuti. «Concordo con Ferrini sul fatto che adesso c’è un sistema bloccato ed è in questa direzione che ci dobbiamo muovere e sul questo bisogna avere delle garanzie. I programmi sono importantissimi, ma in questo momento il tema sul tappeto è il metodo. Se si risolvesse quello trovare l’accordo sui programmi non sarebbe difficile arrivare ad una sintesi condivisa».

    tratto da http://www.pricesena.com/articoli.asp

  4. #794
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    Alla città serve un sindaco alla Sarkozy

    CESENA - Luca Ferrini ha proposto di creare una maxi coalizione per contrapporsi al candidato del Partito Democratico. Cosa ne pensa? «Ha ragione se l’analisi viene fatta sull’attuale stato delle cose». Perché un giudizio così tranciante nei confronti dell’amministrazione comunale? «Il giudizio non può che essere critico sia a livello politico che amministrativo. Da un punto di vista amministrativo non si è andati al di là di molte rotonde e di qualche abbellimento. Dal punto di vista politico il peccato originale di questa amministrazione è l’autoreferenzialità. E’ stato impossibile impostare il dialogo». C’è però un ma. «Sì. Stiamo parlando delle elezioni amministrative del 2009. Quindi è possibile che il quadro politico cambi. A livello nazionale la situazione è molto fluida quindi è probabile che ci siano delle ricadute anche a livello locale». A cosa si riferisce? «Il partito Democratico è una novità. Per lo meno si presenta come tale, ma, in questo senso, deve fare dei passi in avanti». Cioè? «Per ora appare come una sommatoria fra DS e Margherita. Temo che ancora sia prevalente il dato tattico. Ancora c’è una scarsa identità comune, ma questa potrà arrivare solo con il passare del tempo». Allora, qual è la novità? «Nelle dichiarazioni di Veltroni c’è del nuovo. Il segretario ha capito che non basta vincere, ma bisogna anche governare. Quindi, ritengo, metta in discussione anche il rapporto con la sinistra radicale. Del resto se si da ragione a Bersani con la necessità di liberalizzare, non si può convivere con la sinistra radicale». In pratica lei dice: fuori la sinistra radicale e dentro noi. «No, il discorso non può essere affrontato in questi termini. Innanzitutto c’è un problema di contenuti». Di programmi? «Anche quelli. Ma prima che dei contenuti bisogna parlare di mentalità. Bisogna scrostare il sistema di potere che opprime la città. C’è un colletaralismo che penalizza il tessuto sociale ed economico. E’ una cappa che ha allontanato la classe dirigente dalla politica. Chi ha a cuore la propria città dovrebbe pensare a come aprire le maglie rispetto a questa compressione di potere. Ai giovani bisogna dare opportunità reali. La concorrenza deve esserci sui meriti, nella qualità del servizio. Bisogna premiare il progetto». Cosa suggerisce? «Un Comune che si voglia aprire su crediti, infrastrutture e rapporti col cittadino fa qualcosa per coinvolgere gli imprenditori».Cosa servirebbe a Cesena? «Un Sarkozy». Che c’entra il presidente francese? «Al futuro sindaco serve una mentalità come la sua: un uomo che ha una storia e una cultura politica, ma che abbia il coraggio di non ancorarsi al suo mondo, ma di aprirsi anche ad all’esterno». Altrimenti? «Ha ragione Ferrini. Si dovrà lavorare per creare un’alternativa. Presentare un programma snello e con un candidato che non è espressione dei partiti». Un giovane? «L’età ha un’importanza relativa. Serve una cultura di governo. Non basta essere giovani per averla. Ugo La Malfa l’ha sempre avuta». Per il PRI che futuro vede? «A livello nazionale bisogna lavorare per creare una forza liberldemocratica e laica che nel nostro Paese non c’è. A livello locale deve essere il promotore di un grande spirito di modernità».

    tratto da http://www.pricesena.com/articoli.asp

  5. #795
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    Cesena 18-20 gennaio - Congressi della Consociazione e dell'Unione Comunale del P.R.I.

    Nei giorni 18, 19 e 20 gennaio 2008, presso la sede del P.R.I. di Cesena (Sala "Sivio Severini"), si celebrerà il 34° Congresso della Consociazione ed il 14° Congresso dell'Unione comunale di Cesena.

    Il titolo dei Congressi sarà:

    "Governare il futuro: l'esperienza amministrativa al servizio del Cittadino".

    I lavori avranno inizio venerdì 18 gennaio alle ore 20.30 con i saluti delle forze politiche invitate e con la Relazione introduttiva del Segretario di Consociazione Mario Guidazzi. Il Segretario dell'Unione Comunale di Cesena, Luca Ferrini, interverrà nella giornata di domenica.

    Sabato pomeriggio è previsto un concerto bandistico con arie repubblicane della Banda Musicale di San Giorgio di Cesena e l'intervento, alle ore 18.30, dell'amico On. Giorgio La Malfa.

    Nella giornata di domenica 20 gennaio, concluderà i lavori congressuali il gradito intervento dell'amico Segretario Nazionale P.R.I., On. Francesco Nucara.

    Tutti gli amici interessati sono calorosamente invitati a partecipare.

    Per informazioni o per il reperimento di alloggio in Città, si prega di rivolgersi alla Segreteria di Consociazione al n. 0547.610956 o via email all'indirizzo pricesena@inwind.it (al mattino, in orario di ufficio).


    tratto da http://www.pri.it/16%20Gennaio%20200...ConsUnione.htm

  6. #796
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    Romagna, Emilia e Mazzinianesimo

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    La Romagna, anche come denominazione, esiste da ben 13 secoli, e dispone di un cartografo di eccezione: Dante Alighieri, il quale, nella Divina Commedia, nel canto dell’Inferno in cui incontra Guido da Montefeltro, ne indica e ne commenta, una per una, tutte le principali città che la compongono, con un’esattezza ed attualità sconcertanti. E siamo a 700 anni fa. L’epoca nella quale, in aggiunta, diversi geografi dichiaravano ufficialmente che in Italia esistevano quattro territori omogenei inconfondibili: la Sicilia, la Sardegna, la Lombardia e la Romagna.

    Perché la Romagna, pure con le circoscrizioni statistiche e di decentramento successive all’unità d’Italia (che nulla hanno a che vedere con le attuali Regioni), non ebbe il riconoscimento di "entità autonoma" che meritava ? E’ presto detto: i nostri avi s’impegnarono generosamente, nell’intero periodo risorgimentale, sul versante garibaldino-mazziniano, ed il governo di Torino, espressione della monarchia sabauda vittoriosa, pose il veto alla nascita di qualsiasi struttura locale verosimilmente egemonizzata da coloro che erano considerati "sovversivi" repubblicani, attorno ai quali era, d’altra parte, facile prevedere un coagulo del repubblicanesimo italiano.

    Ed è così che , attraverso Luigi Carlo Farini, nacque l’Emilia e Romagna, col dichiarato proposito di "stemperare nel moderatismo degli ex-ducati e delle ex-legazioni pontificie di Bologna e Ferrara il rivoluzionarismo dei romagnoli".

    Tuttavia, nella breve stagione post-risorgimentale nella quale si ipotizzò un’Italia regionalistica (anno 1861), il nome Romagna venne prepotentemente fuori, tanto che il Ministro dell’Interno dell’epoca, il bolognese Marco Minghetti, nella proposta al Parlamento, dichiarò "difficoltà a formare una sola Regione emiliana, per cui era opportuno esaminare se conservarla unita, oppure dividerla".

    E, a proposito della Romagna, ebbe nello stesso periodo ad affermare che che il territorio e le popolazioni relative avevano maggiori affinità con parte del territorio marchigiano che non con quello posto a nord, oltre la linea Sillaro-Reno.

    Tutto questo rimase però pura accademia, dato che nel confronto istituzionale e politico prevalse la linea "centralistica" per cui la circoscrizione restò unita con la denominazione, appunto, di Emilia e Romagna.

    L’intero discorso venne ripreso negli anni 1946-47 in sede di Assemblea Costituente, quando la dimensione emiliano-romagnola, a dimostrazione della sua eterogeneità e inconsistenza, venne investita da diverse proposte di modificazione, dando vita, nel settore, addirittura ad un record di carattere nazionale. Si ipotizzarono, infatti, una Emilia lunense distinta dall’Emilia e Romagna (le quattro province del sud regionale), una Emilia autonoma e una Romagna altrettanto autonoma, ecc.

    Tutte queste proposte, come le altre riferite all’intero territorio nazionale, caddero però nel nulla, con l’approvazione dell’ordine del giorno Targetti, il quale, per ragione di indisponibilità materiale di tempo, trasferì allo Stato repubblicano l’intero impianto di decentramento monarchico, sulla cui base nacquero le attuali Regioni italiane. Si diede vita, però, anche all’art. 132, il quale indica i modi attraverso i quali giungere a nuove Regioni, o ad accorpamenti delle esistenti.

    E’sulla base di tale articolo che nel 1963 il piccolo Molise (330mila abitanti, meno di un terzo dei romagnoli) si staccò degli Abruzzi, con la partecipazione convinta di tutte le forze politiche italiane, il PCI in primo luogo.

    Nel 1970 però, colpo di scena: con la legge ordinaria n.352 del 25 maggio, si modificò - arbitrariamente – l’interpretazione autentica del citato art.132 della Costituzione, ciò che ha da allora bloccato l’intera situazione, ipotizzando che al referendum istitutivo di nuove Regioni partecipino anche i cittadini del territorio che resta legato alla Regione di origine, con tanti saluti per l’autodeterminazione.

    Un pasticcio inverosimile. In effetti, dall’Assemblea Costituente in poi i "pasticci" non si contano. Vanno dalla trasformazione della nostra denominazione regionale da "Emilia e Romagna" ad "Emilia-Romagna", dalla nascita del Molise senza lo svolgimento del referendum popolare obbligatoriamente indicato dalla Costituzione, alle assurde conseguenze delle citata legge n. 352 anche in fatto di trasferimento di Comuni e Province da una Regione alla Regione vicina, ecc.

    E, prima ancora, , la trasformazione della dizione "Romagna" in "Romagne", come se queste fossero molteplici e, magari, conflittuali fra di loro, l’esclusione dei Comuni di Marradi, Palazzuolo sul Senio e Fiorenzuola dal trasferimento del 1923 della Romagna toscana al territorio romagnolo, ecc.

    Sono episodi poco noti i quali continuano, tuttavia, a pesare sulla nostra realtà complessiva, tuttavia conforta il fatto che le spinte popolari già citate vadano tutte nel senso di una ricomposizione del territorio originario e di difesa della propria "particolarità", per cui non è retorico affermare che la Romagna non dimentica se stessa, ed esercita anche in questo modo il suo "quotidiano plebiscito".

    Ed è a tale Romagna che noi guardiamo con convinzione e affetto, con particolare riferimento ai valori dei quali è tradizionale portatrice. Valor parimenti utili alle "grandi patrie" Italia ed Europa.

    (tratto dal testo "La Romagna, Una "Mutila" fra 3 Regioni" – Tribunato di Romagna – Società Editrice "Il Ponte Vecchio")

  7. #797
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    Festa della Repubblica Romana
    IX Febbraio: Festa di laicità e diritti civili, in piazza e non a scuola

    7 febbraio 2008 - Il nove febbraio ricorre l’anniversario della Repubblica Romana, pietra miliare del risorgimento italiano.
    Questa esperienza oltre ad essere stata tappa fondamentale per l’unità d’Italia fu, ed è tutt’ora, straordinario esempio di lungimiranza politica e civile.
    Libertà di parola, di stampa, di associazione, di pensiero, di religione; abrogazione d’ogni titolo nobiliare e riconoscimento dell’uguaglianza come principio fondamentale.
    Precisamente cento anni prima che la costituzione repubblicana sancisse tutto questo, mentre le potenze Europee spinte dal “beato” richiamo dell’allora papa Pio IX preparavano i loro eserciti, il risorgimento italiano dava vita ad un’esperienza che non solo scaldava cuori da nord a sud, ma soprattutto mostrava come avrebbe dovuto essere uno stato moderno e civile.
    Oggi che ogni sorta di pensiero, storia, azione politica e impegno sociale vogliono essere ricondotti a Prodi e Berlusconi crediamo sia più che mai opportuno ricordare che c’è molto di più, che ci sono storie e modi di fare degni del nostro tempo ed interesse.
    Purtroppo l’Italia non offre ancora un fenomeno Obama in cui credere e così noi ricordiamo la Repubblica Romana e con lei, i suoi padri, fra cui spicca il forlivese Aurelio Saffi.
    Un esempio ancora da imitare di moralità, coraggio e visione politica.
    Per tutto questo, e perché l’Italia dovrebbe essere un paese laico, la Federazione Giovanile Repubblicana dell’Emilia-Romagnam, oltre ad invitare tutti i cittadini all’usuale appuntamento celebrativo che il PRI forlivese organizzerà nella mattinata di domenica 10 febbraio nel salone comunale, rivolge in particolar modo a tutti gli studenti e studentesse l’invito a non prendere parte nella mattinata di sabato 9 alle normali lezioni scolastiche. Un gesto di coscienza e coerenza, per riaffermare la condivisione ai valori affermati nella Costituzione della Repubblica Romana.
    Gli americani vanno fieri della loro guerra d’indipendenza, i francesi della rivoluzione francese ed entrambi i paesi pongono alla base del proprio sistema queste storie, perché noi dovremmo erroneamente basarci su, aquile, santi o falci e martelli?

    Michele Bertaccini - Federazione Giovanile Repubblicana - Forlì

    tratto da http://www.fgr-fc.it/Home.htm

  8. #798
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    quando nel 1969 con alcuni amici giovani repubblicani di ravenna fondammo i gruppi di impegno laico repubblicano nelle scuole non solo invitavamo gli studenti a fare fests il IX febbraio ma anche ad andare ascuola l'11 festa dei patti lateranensi , che allora era festa,e discutere sull'abrogazione del concordato.
    Quindi ok cari amici giovani ma non date l'impressione di cercare una bigiata in più completate la vostra proposta con la discussione sull'abrogazione del concordato sempre più attuale data l'ingerenza quotidiana di questo papa codinonella politica italiana. Il tevere si è ristretto anche se il PD nelle sue contraddizioni lo ha allargato al punto da tenere insieme la Binetti , quasi portavoce del Papa e Odifreddi , ateo e scrittore della non esistenza di Dio.
    Forse questo spiega perchè la politica italiana è sempre più avvitata su se stessa e schiava dei dogmi cattolici a destra come a sinistra e perchè serve un polo liberal-democratico vero e non solo pronto ad accucciarsi sotto le ali protettrici di Berlusconi o di veltroni.

  9. #799
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    Biondi (Pri): ''Masini come Prodi: governa senza la maggioranza''

    FORLI' – “L’eco del tonfo che il governo Prodi ha fatto ieri sera al Senato risuona ancora nelle nostre orecchie. Una caduta annunciata più volte è finalmente arrivata: ci siamo liberati di un governo che non hai mai fatto gli interessi degli italiani e che ha minato lo sviluppo del Paese”. Lo afferma Lauro Biondi, segretario della Consociazione forlivese del Partito repubblicano italiano.

    “La credibilità dell’Italia a livello internazionale, poi, si è ridotta ai minimi termini – fa notare Biondi -. Ciò nonostante noi non siamo andati in piazza a stappare spumante, perché la caduta dell’esecutivo arriva in un momento delicatissimo, soprattutto per la situazione economica che l’Italia sta vivendo. Sarebbe bene mettere da parte i brindisi e pensare al bene del Paese”.

    Per Biondi la caduta di Prodi deve suonare come “un avvertimento al nostro caro sindaco Nadia Masini. A livello nazionale si è ben visto come senza una maggioranza vera, reale, fatta di veri consensi, sia impossibile governare. Al di la del numero dei deputati o dei senatori, senza il consenso degli italiani non si va da nessuna parte”.

    Secondo l’analisi del repubblicano Biondi, “a Forlì sta succedendo la stessa cosa: la giunta Masini governa senza avere la maggioranza dei consensi dei forlivesi, per quanto potrà continuare farlo? Non sarebbe meglio che il centrosinistra, con un alto senso di responsabilità, si confrontasse con l’opposizione per stilare una serie di punti programmatici su cui insistere negli ultimi mesi della legislatura? Forse pretendiamo troppo dai nostri amministratori, purtroppo un atto di responsabilità per il bene di Forlì è cosa che sembra essere sconosciuta al centrosinistra. E alla nostra città non resta che sprofondare, sommersa dall’insicurezza e dalle tasse”.

    “Il Bilancio che la maggioranza del Comune di Forlì si appresta ad approvare va in questa direzione – conclude Biondi -. I Repubblicani si opporranno: ridurre le spese e ridurre le tasse per determinare più sviluppo e crescita del nostro territorio è l’unica cartina di tornasole sulla quale puntare con determinazione e coraggio”.

    tratto da http://www.romagnaoggi.it/showarticl...ion=news/Forli

  10. #800
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    A Cesenatico per l'anniversario della Repubblica Romana - Sono intervenuti il segretario nazionale Nucara e l'onorevole Italico Santoro
    Nuove prove da affrontare con impegno

    L'onorevole Francesco Nucara, segretario nazionale del Pri, e l'on. Italico Santoro, condirettore de "La Voce Repubblicana", hanno ricordato a Cesenatico l'anniversario della Repubblica Romana.

    In un incontro presso la sezione di Borella, Brunella Righi – consigliere comunale di Cesenatico – ha aperto la manifestazione sottolineando la presenza di tanti giovani che sono una garanzia per il futuro del partito. Hanno poi preso brevemente la parola Paolo Montesi e Giovanni Postorino – che della nuova leva giovanile repubblicana sono una significativa espressione – per ripercorrere il lavoro svolto in questi anni per ricostruire la FGR ed assicurarle un ruolo nel mondo politico giovanile.

    Nel suo intervento, l'on. Italico Santoro – prendendo spunto dal messaggio inviato da Giuseppe Mazzini al Convegno della Pace del 1876 e pubblicato dalla Voce Repubblicana proprio in occasione dell'anniversario della Repubblica Romana – ha ricordato come la pace, per essere duratura, deve essere conquistata; e come invece il pacifismo finisca per rafforzare, come appunto diceva Mazzini, i despoti. E ha concluso invitando i giovani alla battaglia quotidiana per il rilancio del paese.

    La manifestazione è stata chiusa dall'intervento dell'on. Francesco Nucara. Il segretario nazionale si è soffermato sul difficile momento politico e sulle prove che attendono il Pri nel prossimo futuro. Prove che richiedono spirito di sacrificio e dedizione al partito da parte di tutti, perché il Pri è patrimonio comune e vive dell'impegno dei suoi militanti. Rivolto poi ai giovani, l'on. Nucara ha rivolto loro l'invito a crescere come uomini liberi, che non hanno padroni ma contribuiscono tutti insieme – e in piena autonomia – alla crescita del partito e alla rinascita del paese.

    tratto da http://www.pri.it/11%20Febbraio%2020...pRomanaCes.htm

 

 
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