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Discussione: Spiegatemi...

  1. #21
    memoria storica di PoL
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    Predefinito sarà che sugli Ebrei incombe una sorta di maledizione?...

    originally posted by Free:

    ...adesso Lupo Grigio è diventato nazista... bella involuzione!...

    Per spiegare a Free e a qualcun altro che sugli Ebrei pesa una sorta di 'maledizione' che ha radici di parecchio anteriori al nazismo, è istruttivo esaminare il breve saggio che segue, il quale fa risalire l'origine del cosidetto 'antigiudaismo' al medioevo. Uno degli aspetti più raccapriccianti, per esempio, che si ricordano relativamente alla prima crociata, promossa nel 1096 da papa Urbano II, è quello della persecuzione, attuata dalle soldataglie tedesche di 'straccioni', degli Ebrei della Renania, massacrati a decine se non centinaia di migliaia. Tutto ciò serve a far intendere chiaramente una cosa: l'origine dell'antisemitismo non è assolutamente da attribuire ad Adolf Hitler dal momento che, se vogliamo, esisteva già assai radicato in Germania e nel resto d'Europa assai prima. Nel caso poi della Germania tra gli anni venti e trenta, tali sentimenti vennero esasperati dalle tragiche conseguenze delle riparazioni di guerra chieste alla Germania dai vincitori del primo conflitto mondiale, che per la mentalità dei Tedeschi era stato perduto a causa del 'tradimento' di Ebrei e comunisti.

    buona lettura!...



    Cavaliere che 'prende la croce', cioè si impegna a partire per la crociata
    [illustrazione sec. XIV, Biblioteca Marciana, Venezia]




    Concilio di Clermont, presieduto da Urbano II
    [miniatura sec. XIV]


    Tracce dell’antigiudaismo nella storia dell'Europa medievale

    Alla fine del mondo antico l’ebraismo sopravvive in una posizione di debolezza caratterizzata da almeno tre elementi:

    - la situazione di diaspora e l’assenza di uno stato ebraico,

    - l’antigiudaismo pagano cresciuto nei secoli,

    - il più recente antigiudaismo cristiano, che aggiunge ai pregiudizi ereditati dal mondo pagano un supporto teologico che enormemente dilatava i termini della diversità.

    Il motivo religioso è al primo posto nell’ideologia della separatezza in quanto gli Ebrei con maggiore pervicacia dei pagani rifiutano il messaggio evangelico. Ma questa diversità non è di per sé un motivo di persecuzione: piuttosto gli Ebrei andavano convertiti perché questo risultato sarebbe stato un grande successo per la fede cristiana.
    In realtà, la posizione di debolezza degli Ebrei è anche il risultato di una discriminazione sociale. Si è già detto delle restrizioni a cui essi erano sottoposti in età tardoantica, restrizioni destinate a crescere nel medioevo quando gli Ebrei, esclusi dalla proprietà fondiaria e soggetti al divieto di tenere servi, furono spinti verso le città e verso le attività mercantili e artigiane. In concomitanza con il fatto che la Chiesa condannava l’usura come pratica immorale indegna di un cristiano, gli Ebrei si specializzarono nel prestito a interesse, ben tollerati in questa funzione necessaria alla politica e all’economia, tanto più che essi non potevano creare problemi di diritto, dichiarati fin dal XIII secolo servi camerae regiae, cioè in pratica proprietà dell’imperatore.
    Soggetti al dispotismo di re e principi, la condizione degli Ebrei d’Europa varia a discrezione dei rispettivi sovrani, protetti quando ve ne era la necessità [come da Carlo Magno e da Enrico IV], espulsi e confiscati nei loro beni quando il sovrano di turno ne ravvisava l’opportunità, sempre asserviti, esposti all’arbitrio dei poteri locali, talora usati come merce di scambio con altri beni.

    Fanatismo popolare e persecuzioni di massa

    Di fronte alla condizione di asservimento appena descritta, il ruolo della Chiesa si mantiene nell’ambiguità, nel senso che, se nel 1233 papa Gregorio IX condanna la pratica dei sovrani cristiani di impadronirsi liberamente dei beni degli Ebrei, poco dopo, nel 1247, Tomaso d’Aquino teorizza l’appartenenza dei loro guadagni all’autorità politica cui erano asserviti e il diritto di questa a espropriarli in qualsiasi momento.
    Il mondo cristiano contribuì al deterioramento della situazione ebraica in Europa suggestionando l’immaginario collettivo con l’immagine del giudeo quale sordido usuraio, avido di arricchirsi e nemico dei poveri, adoratore di un dio geloso e privo di carità.

    La prima crociata

    Si potrebbe pensare che quello dell’Ebreo sia uno stereotipo inoffensivo; invece, quanto gravide di funeste conseguenze fossero queste insinuazioni doveva dimostrarlo la prima crociata.
    Quando papa Urbano II la bandì nel 1096, difficilmente immaginava che un appello in favore dell’imperatore bizantino Alessandro Comneno che chiedeva aiuto contro i Turchi in Anatolia si sarebbe trasformato in una conquista armata di Gerusalemme: ma quello che certamente il papa non immaginava era che il fanatismo religioso, fomentato da predicatori ai margini della legalità ecclesiale e intrecciato con motivi economici e strategici, esplodesse assai prima di raggiungere la meta scatenando feroci pogrom di fiorenti comunità ebraiche, talora massacrate come a Magonza, Metz, Spira, Treviri, Ratisbona, Praga, talora costrette al suicidio collettivo per non essere sottoposte al battesimo forzato come a Worms e a Colonia.

    Come si legge in una cronaca contemporanea agli eventi della città di Worms,

    ...allora i lupi del deserto insorsero contro coloro che erano nelle loro case e li sterminarono: uomini, donne e bambini, giovani e vecchi. Demolirono le scale, abbatterono le case, fecero bottino e saccheggiarono, presero i rotoli della Torah e li calpestarono nel fango, li lacerarono e li bruciarono [...]. Quelli santificarono davanti a tutti il nome di Dio e si lasciarono uccidere. Offrirono il collo per farsi decapitare in nome del loro Creatore. Alcuni fra loro si tolsero la vita [...]. Tutti accettarono la sventura che cadeva dal Cielo e affidarono la loro anima al loro Creatore dicendo a gran voce... ‘...ascolta Israele, l’Eterno è il nostro Dio, l’Eterno e Uno!...’ I nemici li denudarono, li trascinarono e li gettarono per ogni dove. Non ne risparmiarono nessuno, a eccezione di quei pochi che erano stati costretti al battesimo. Il numero di coloro che furono assassinati nei due giorni fu di ottocento anime. Tutti furono sepolti nudi...’.

    Questo testo [desunto da Battenberg, Gli Ebrei in Europa. Dalla diaspora alla Shoah, ECIG, Genova 1996, p. 47] impressionante nella sua semplicità, richiama la descrizione fatta da Filone del pogrom di Alessandria e ne anticipa molte, troppe, degli eccidi avvenuti in tempi a noi molto più vicini nella Russia zarista e poi per volontà del nazismo. Impressionano soprattutto alcune costanti destinate purtroppo a durare fino all’antisemitismo nostrano [per intenderci, fino alle profanazioni di cimiteri ebraici, agli sfregi alle sinagoghe, agli striscioni inneggianti ad Auschwitz negli stadi]:

    - il fatto che a perpetrare l’eccidio siano folle di miserabili [la prima crociata viene definita appunto 'crociata degli straccioni'], che neppure capiscono il senso di quanto stanno facendo;

    - l’atteggiamento passivo degli Ebrei, che non oppongono resistenza agli atti violenti di cui sono fatti segno;

    - la responsabilità di un antiebraismo di origini remote, in apparenza inoffensivo ma che in realtà offre un avallo ideologico a soluzione estreme finendo per condividerne la colpevolezza.

    L’accusa di omicidio rituale

    Tra le dicerie che maggiormente dovevano suggestionare la fantasia popolare delle miserabili folle medievali, prive di tutto e avvezze a trovare capri espiatori, c’è quella di omicidio rituale. Un’accusa di questo genere era già stata diffusa da Apione in riferimento all’epoca in cui Antioco IV Epifane era entrato nel Tempio [167 a. C.] ed è a noi nota attraverso Flavio Giuseppe:

    ...Antioco Epifane trovò nel Tempio un letto su cui giaceva un uomo, davanti a lui c’era una tavola piena di vivande: animali di mare, di terra e volatili. Antioco ne rimase stupefatto. Subito l’uomo, quasi in adorazione, all’ingresso del re come se la sua presenza gli avesse procurato il più grande conforto, prostrandosi alle sue ginocchia, stese la destra e chiese di essere liberato. Il re gli ordinò di rassicurarsi e di dire chi era, perché vivesse lì, cosa significasse quel cibo, e l’uomo, con gemiti, lacrime e lamenti, raccontò la sua sventura. Narrò, sostiene Apione, di essere un Greco; mentre percorreva la provincia per guadagnarsi il pane, era stato improvvisamente catturato da uomini stranieri, condotto al tempio, e vi era stato rinchiuso. Non lo lasciavano vedere a nessuno e gli veniva preparata ogni sorta di cibo perché ingrassasse. In un primo tempo egli si era rallegrato per questi insperati benefici, in seguito era subentrato il sospetto, poi lo stupore e infine, interrogati i servi che gli si accostavano, apprese che era nutrito così per una legge segreta dei giudei e seppe che essi si comportavano in questo modo tutti gli anni in un periodo stabilito. Prendevano un viandante Greco, lo facevano ingrassare per un anno e poi, condottolo in un bosco, lo uccidevano, sacrificavano il suo corpo secondo i riti, ne mangiavano le viscere e giuravano, immolando un Greco, di essere nemici dei greci: poi gettavano in una fossa i resti dell’ucciso... [Contro Apione II 91-95].

    L’accusa di sacrificio umano, rivolta anche dai pagani al cristianesimo, fu poi sfruttata dalla polemica antiebraica nel medioevo: fece la prima comparsa a Norwich, in Inghilterra, nel 1144, dove la scomparsa di un bambino cristiano, poi trovato ucciso, fu attribuita agli Ebrei locali con l’accusa di aver crocifisso il piccolo per replicare il sacrificio di Cristo. Un’analoga accusa provocò un pogrom a Würzburg nel 1147 e nel giro di pochi anni venne rinnovata a Gloucester nel 1168, a Blois nel 1171, a Saragozza nel 1182, a Fulda nel 1126.

    Un caso italiano: il culto del beato Simone di Trento

    In Italia all’accusa di omicidio rituale fa capo il culto del beato Simonino, ovvero Simone di Trento, un bambino di circa due anni e mezzo, scomparso misteriosamente la sera del 23 marzo 1475 [giovedì santo] e ritrovato cadavere la domenica di Pasqua in una roggia che attraversava lo scantinato di un Ebreo di Trento. Il tempo e il luogo della vicenda, congiunti con la tensione antisemita diffusa dalla predicazione di Bernardino da Feltre, fecero pensare all’omicidio rituale: le tre famiglie di Ebrei di Trento, precisamente di due usurai e di un medico, con i relativi parenti per un complesso di una trentina di persone furono subito incarcerate per ordine del principe vescovo Giovanni Hinderbach e sotto tortura finirono per confessarsi colpevoli.
    Benché l’arciduca Sigismondo del Tirolo e il papa Sisto IV avessero cercato di bloccare il fanatismo locale, il processo fu portato a termine con la condanna e l’esecuzione capitale di quindici presunti colpevoli, alla quale fecero seguito l’istituzione del culto del beato Simonino e una vasta predicazione di propaganda per opera dei frati francescani della regione. Ancora una volta il divieto del Pontefice rimase inoperante, tanto più che la venerazione si diffondeva, accresciuta dalla fama di miracoli che attirava pellegrini da ogni parte d’Europa; anche se non vi fu mai una formale canonizzazione, che avrebbe implicato una completa revisione degli atti processuali, il culto fu autorizzato di fatto dal papa Sisto V nel 1588 e si tramandò fino ai nostri giorni ispirando la produzione iconografica locale finché fu ufficialmente abrogato nel 1965.


    --------------

    Nobis ardua

    Comandante CC Carlo Fecia di Cossato

  2. #22
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    E' proprio perchè c'è stata la Shoa che non accetto la politica israeliana.
    Sembra che l'esperienza nazista subita dagli Ebrei sia usata come scusa, anzi, come un pretesto (come di vendetta) per aggredire il popolo palestinese. Intanto oggi, fonti delle Nazioni Unite, Israele ha causato con l'abbattimento di miriade di edifici (ne avessero poi tanti i palestinesi, che in gran parte vivono in campi profughi) 3'000 civili palestinesi senza tetto. Sono tutti e 3'000 terroristi ?? Sharon crede che tutti i palestinesi siano terroristi ?? Posso capire 1-2 giorni di azioni di polizia chirurgica (su appositi obiettivi terroristici) in Palestina, per diritto di difendersi, ma questa storia sta andando troppo avanti e gli innocenti colpiti sono sempre in numero crescente rispetto agli effettivi terroristi.
    Sharon crea l'odio nel mondo islamico, poi noi Occidentali dobbiamo subire lo sfogo di qualche kamikaze che fa schiantare un aereo carico di passeggeri.

    LA SHOA NON PUO'ESSERE USATA COME SCUSANTE PER CIO' CHE STA SUCCEDENDO IN PALESTINa, ANZI, DEVE ESSERE UN PRETESTO IN+ PER FERMARE CHE DEGLI INNOCENTI VENGANO INGIUSTAMENTE GIUSTIZIATI E PRIVATI DELLA PROPRIA CASA.
    BASTA CON IL VITTIMISMO EBREO, PER ME ESISTE SOLO 1 RELIGIONE: QUELLA DEL RISPETTO DEI DIRITTI UMANI.
    Coordinatore Gruppo Scuola "CsL"
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  3. #23
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    Basta con il vittimismo arabo-palestinese. Se Arafat e i suoi complici avessero smesso di sostenere, proteggere e lasciar fare ai terroristi criminali, non sarebbe stato necessario alcun intervento militare. Quella in corso è una dura guerra al terrorismo palestinese. E la guerra è in se' orrinbile. Tuttavia nelle circostanze date non è stata data ad Israele nessuna altra scelta.
    L'attuale politica di Israele riceve il sostegno di oltre il 70% del popolo d'Israele, e dei laburisti. I dissensi sono infatti secondari e su questioni di dettaglio, non sulla legittimità e indisensabilità dell'azione in atto.

    La shoah non è un pretesto, è il più grave crimine contro l'umanità (e ce ne sono stati tantissimi, alcuni quasi pari) mai commesso. Affermare che è un pretesto per la politica israeliana oltre ad essere discutibilissimo in punto di fatto è insostenibile sul piano morale.

    Infine Israele non USA la Shoà per far la guerra ai palestinesi, giacchè se fosse stato solo per Israele lo Stato Palestinese esisterebbe dal 1948. E questo è un dato di fatto innegabile. Il resto è propaganda, disinformazione, sterile predicazione inconcludente.

    Shalom!

  4. #24
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    La Shoa è "cosa nostra", nel senso che siamo stati noi cristiani europei a massacrare gli ebrei. Ma questo non ha niente a che vedere con Israele. Il popolo ebreo ha il diritto di avere una propria patria, un proprio Stato. Come tutti o quasi tutti i popoli della terra. (i nomadi non hanno stato, nè lo vogliono).
    Quando nel '48 le Nazioni Unite diedero al popolo ebraico un pezzo della Palestina tutto il mondo arabo insorse. E ben tre volte attaccò in forze per gettare a mare gli ebrei. Ma niente o molto poco fecero per migliorare la qualità della vita dei palestinesi. E quando Israele riconsegnò i "Territori" ai palestinesi perchè gli amministrassero a modo loro siriani e irakeni si intrufolarono e, d'accordo con Arafat (accordo che costò milioni di dollari) impostarono le basi sulle quali il terrorismo islamico mediorientale creò le sue micidiali strutture.
    Oggi Israele è una realtà.
    Se si vuole distruggerlo serve un'altra Shoa.
    Però attenzione: oggi anche l'ebreo d'Israele ha le unghie, e sono unghie che fanno male.

    Io sarò in piazza per manifestare allo stato d'Israele il suo diritto di esistere, e quindi di difendersi.
    Punto e a capo.
    Il giorno dopo dirò, come ho sempre detto, che anche il popolo palestinese ha diritto ad avere il suo Stato.

    Ma saranno d'accordo i Paesi arabi dell'area a far crescere e prosperare vicino a loro uno Stato democratico esistente e uno che lo potrebbe diventare in pochi anni?

    Ai paesi arabi dei palestinesi non gliene frega niente. Quello che loro odiano e temono è la sola idea della democrazia.
    saluti

  5. #25
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    Predefinito

    Sono molti i personaggi inquietanti, intrisi di ideologie criminali e criminogene, che sognano un'altra Shoà contro "i giudei", e che cercano giustificazioni pseudo-storiche, pseudo-scientifiche o pseudo-religiose a supporto dei loro istinti genocidi.

    Shalom!

  6. #26
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    Predefinito Per ogni terrorista ucciso, ci sono 20 civili palestinesi che muoino.

    ALLA VOSTRA "guerra contro il TERRORISMO palestinese" rispondo con questo articolo:

    TEL AVIV

    Sul campo profughi di Jenin, Cisgiordania, il velo sta per essere sollevato. Il fetore dei cadaveri è insopportabile, si lamentano i soldati israeliani, mentre una decine di ruspe militari sono al lavoro. Secondo Saeb Erekat, un ministro dell'Anp, il numero complessivo delle vittime palestinesi a Jenin potrebbe supararei 500, in gran parte civili. Raanan Ghissin, portavoce di Sharon, non esclude che i morti possano assommare a 200, quasi tutti «terroristi». Lo stesso Shimon Peres teme che Israele possa essere trascinato sul banco degli imputati, che qualcuno possa rimproverarlo di aver compiuto una strage. Le prime accuse sono giunte ieri da Haider Rashid, il sindaco della città, secondo il quale i soldati israeliani sono impegnati a scavare fosse comuni «per seppellire decine di cadaveri di palestinesi». «L'esercito - sostiene - vuole fare scomparie le tracce del massacro prima che arrivino i giornalisti». Un portavoce ufficiale palestinese citato dall´agenzia di stampa Wafa ha accusato Israele di aver intenzionalmente espulso dalla zona esponenti della Croce Rossa Internazionale per avere maggior libertà di manovra. E ha aggiunto che «le forze d´occupazione raccolgono i cadaveri e li portano in una località sconosciuta». «L´infamia di questa strage - prevede la Wafa - ricadrà non solo su Ariel Sharon, ma anche sul partito laburista» il cui leader, Benyamin Ben Eliezer, in quanto ministro della Difesa ha guidato l´Operazione «Muraglia di difesa» nei Territori. Il campo profughi di Jenin si estende su un'area di settemila metri quadri in cui vivono stipati 18 mila palestinesi. Le ruspe sono state necessarie per aprire un varco ai militari fra gli angusti vicoli del campo, in cui erano in posizione di inferiorità, non per distruggere «prove». In previsione che un giorno ufficiali israeliani potrebbero essere accusati di crimini di guerra, il portavoce militare ha ordinato ai soldati di riprendere con una telecamera le operazioni. Queste immagini dovrebbero dimostrare al mondo che i soldati si sono comportati secondo le convenzioni internazionali. Una versione che viene contestata dai palestinesi. Già martedì, fra le rovine di una casa, sono stati estratti sei cadaveri. Vi erano un anziano, due donne, tre giovani. Le ruspe, ha detto un parlamentare palestinese che si trova nel campo, hanno abbattuto la casa nonostante i soldati sapessero che era abitata. In un drammatico appello lanciato la scorsa notte i pacifisti israeliani di Gush Shalom hanno sostenuto che nelle strade del campo profughi di Jenin ci sono ancora numerosi cadaveri abbandonati. «I corpi sono stati accatastati, non si sa più dove metterli», afferma l´organizzazione. Numerosi feriti da giorni implorano invano di essere curati. Due di loro sono riusciti, in seguito ad un laborioso negoziato, a uscire da Jenin per essere ricoverati altrove. Ma a un posto di blocco uno dei feriti è stato arrestato. Migliaia di persone sono ridotte alla sete, alla fame, ed esposte a epidemie, avvertono varie organizzazioni umanitarie. Quanti hanno avuto la casa disttrutta vagano senza meta. Sono molte centinaia, secondo testimonianze giunte ieri dal campo dell´Unicef di Jenin. Un dirigente della Mezzaluna rossa, il dottor Mussa Abu Hmeid, ha avvertito che in città la situazione sanitaria è catastrofica: «Vorremmo inviare ambulanze, medicine. Finora ci è stato impedito». Ieri sera anche il premier Ariel Sharon ha voluto vedere di persona il campo profughi di Jenin. «Là dentro - ha indicato da una collina ai soldati, durante una pausa dei combattimenti - c'è la più minacciosa infrastruttura terroristica palestinese, c'è il centro propulsore. Non fermeremo l´operazione fintanto che non l'avremo smantellata». Per tutta la giornata, dieci gigantesche ruspe D-9 hanno livellato il terreno per consentire agli artificieri israeliani di muoversi agevolmente e disinnescare così le numerose case ancora in procinto di esplodere e neutralizzare le armerie della rivolta palestinese. «E' una specie di Vietnam - ha concluso un riservista israeliano, uscendo in serata dalla zona dei combattimenti - rispetto a una settimana fa, il campo profughi di Jenin è adesso irriconoscibile». La battaglia sembra finita anche a Nablus, dove l´altra notte le forze israeliane avevano bombardato l´antica casbah e la fabbrica di sapone Abdel Hadi, che secondo Gerusalemme in realtà produceva bombe. All´alba trecento palestinesi si sono arresi. Quattordici cadaveri sono stati trovati tra le macerie.

    W LA GIUSTIZIA DI ISRAELE: "NON CI SONO TERRORISTI ?? VE LI TROVIAMO NOi...da qualche parte..." by Israel Law
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  7. #27
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    Predefinito Ambascitore Saudita in GB esalta poeticamente il terrorismo e i martiri

    L'argomento è trattato in altro thread di questo forum da me aperto appositamente. Il fatto che non ci siano terroristi...è una tipica menzogna della disinformazione delle parti antisioniste e antisemita, più volte ogni settimana diecine di civili ebrei israeliani (ora anche in Tunisia!) vengono barbaremente assassinati....e su questo non ci sono dubbi di montatura propagandistica, come nei casi....opposti.


    Intanto l'ambasciatore saudita nel Regno Unito, che è anche un poeta rinomato, ha lodato "kamikaze" Palestinesi e ha criticato gli Stati Uniti in un poema pubblicato sabato in un sito arabo.

    "Può il Dio essere il testimone che voi siete i martiri ... voi siete morti per rispettare la parola di Dio. Avete commesso suicidio? Noi abbiamo commesso suicidio per la vita come per la morte", Ghazi Algosaibi ha scritto infatti un breve poema apologetico intitolato "i martiri" pubblicato su un giornale londinese in lingua araba.

    Il "diplomatico poeta" di quello che dovrebbe essere un "paese arabo moderato" che "opera per la pace" in Terrasanta ha anche scritto dure parole contro gli Stati Uniti d'America: "Ci siamo lamentati con gli idoli di una Casa Bianca il cui cuore è riempito con oscurità."

    L'agenzia Associated Press che ha diffuso la notizia non è stato in grado di raggiungere l'ambasciatore per ottenere commenti e spiegazioni.

    Intanto gli Stati Uniti hanno criticato paesi e gruppi "non governativi" che raccolgono denaro da destinare alle famiglie dei criminali terroristi suicidi Palestinesi. Il tirannico governo arabo dell'Iraq ha offerto fino a $25,000 alle famiglie dei "kamikaze". L'Arabia Saudita ha invece negato questa settimana di aver raccolto denaro a tale infame scopo.
    Però intanto un telethon saudita (tipo quelli che si fanno anche in Italia per finanziare la lotta contro il cancro, la distrofia muscolare e altre gravi malattie) è stato organizzato per aiutare i "martiri". La sottoscrizione dovrebbe chiudersi sabato prossimo.

    Nel suo poema, Algosaibi ha fatto riferimento alla criminale donna kamikaze di 18 anni , Ayat Akhras, che si è fatta esplodere in un supermercato Gerusalemme il 29 marzo, uccidendo due israeliani e ferendone altri 25. Quel giorno le forze armate della libera democrazia israeliana hanno iniziato la loro incursione nei territori Cisgiordani per debellare il cancro delle organizzazioni terroristiche che, protette evidentemente dalle milizie di Arafat, colpiscono quotidianamente i civili israeliani facendo grandi stragi e spargendo il terrore in modo da rendere impossibile la vita civile agli ebrei di Terrasanta.

    Ecco i versi dell'ambasciatore poeta apologeta dei crimini terroristici : "Dite a Ayat, che ha sposato i cieli ... lei ha abbracciato la morte con un sorriso mentre i leader stanno scappando via dalla morte. Le porte di cielo sono aperte per lei",

    Algosaibi è un poeta ben noto anche per aver detto : "La poesia è l'anima degli arabi. "


    Ma non tutto il mondo arabo-islamico approva questi deliri criminali, incoraggiati dal comportamento irresponsabile di tanti paesi occidentali e dei loro media, che fanno da cassa di risonanza alle calunnie dei pro-terroristi contro Israele, minimizzando i delitti degli estremisti palestinesi o giustificandoli in modo vergognoso, come ben ha denunciato anche Oriana Fallaci.
    L'anno scorso, ad esempio , il gran gran muftì dell'Arabia Saudita, sceicco al Sheik Abdulaziz, ha dichiarato che "qualsiasi atto di suicidio è proibito rigorosamente dall' Islam" e di conseguenza i cosidedetti "martiri kamikaze palestinesi "operano in aperto contrasto con gli insegnamenti islamici".

    Pieffebi (liberamente ispirato a notizie di agenzie internazionali e da quanto riportato dal Jerusalem Post).

  8. #28
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    Predefinito x Pieffebi

    Il tuo articolo non ha alcun tipo di logica, se non quella errata di parte.
    Basterebbe leggere il Corano (cosa che io ho fatto per documentarmi circa la cultura e le tradizioni di questo popolo, ma te evidentemente non vai oltre il Vecchio Testamento) per capire:
    - attentati kamikaze contro un popolo, da tempo odiato, che opprime e ruba la terra ai palestinesi : "Combattete a fondo nel sentiero del Dio, combattete contro chi vi combatte[...]
    Amazzateli dovunque essi si incontrino ! fateli uscire da dove vi han cacciato. La persecuzione è più forte della strage[...]
    Combatteteli fino a che non vi sia più ribellione, e che la religione sia quella del Dio. Se la smettono, cessate le ostilità, ma se la smettono, cessate le ostilità, meno contro quelli che si intestardiscono[...]
    Se qualcuno ha manifestato ostilità verso di voi, ripagatelo con la stessa moneta, proprio come vi ha trattato lui, in modo ostile[...]
    dalla SURA II " LA VACCA"

    Quindi, coranicamente parlando, l'ambasciatore saudita non ha fatto altro che elogiare un martiere di Allah caduto in guerra (perchè in Palestina c'è la guerra) nel sentiero di Dio, come ogni musulmano credente dovrebbe fare. Questo non lo dico io, ma il Testo Sacro, il Corano, dell'Islam. Che tu caro Pieffebi, voglia imporrerti sui musulmani, al disopra di Maometto ?

    ps: un consiglio per tutti, in questo nuovo millennio non possiamo essere ancora ancorati al solo nostro paese, solo alla nostra cultura o alla nostra religione, bisogna aprirsi alle altre culture, capire il perchè siano tanto diverse tra noi (come ho fatto io leggendo il Corano e vivere per 1 mese in Egitto e in Arabia Saudita), non per sposare queste e cancellare il nostro passato, ma per allargare la nostra mente, ammirare le meraviglie del mondo e soprattutto evitare assurdi conflitti tra popoli.
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  9. #29
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    Il Gran Muftì dell'Arabia Saudita, massimo organo religioso musulmano della Patria del Profeta Muhammad la pensa diversamente, che abbia letto un altro Corano?
    Il tuo commento non solo è privo di logica ma ignora i principi elementari dell'esegetica, fondandosi sull'apparenza fallace di similitudini poste fuori dai rispettivi contesti storici e religiosi.
    In ultima analisi tale tipo di interpretazione è molto pericoloso, in quanto accredita l'idea, dei nemici più fanatici dell'Islam, qui in Occidente, non solo sull'incompatibilità di quella fede e quella cultura con la nostra civiltà democratica (tesi che in buona parte condivido), ma anche sulla sua piena solidarietà e compatibilità con le forme più fanatiche del terrorsimo criminale (non solo in Palestina, ma anche, ad esempio, riguardo all'integralismo in genere, dalle stragi in Algeria, in Sudan a Bin Laden).
    Credo che persino qualche estremista ebreo seguace di qualche setta fanatica approverebbe quello che hai scritto.
    Fortunatamente le cose non stanno esattamente così.

    Shalom!

    P.S = non solo ho letto il Vecchio e Nuovo Testamente, ma i Vangeli Apocrifi, la letteratura Infratestamentaria, il Talmud, il Corano, parti dei Veda e dell'Avesta, e tante altre cose....e molti commenti e trattati su tali argomenti.

 

 
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