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  1. #31
    Christianity Under Fire
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    Citazione Originariamente Scritto da jmimmo82 Visualizza Messaggio
    Coi tempi che corrono è molto più conveniente stare dalla parte dell'Islam che dalla parte di Israele... Attualmente mi consola constatare che Ratzinger è più teologo che politico...
    Credo che Ratzinger sia tanto teologo quanto politico! Ha capito che con l'Islam bisogna fare i conti e cerca di attrezzare allo scopo non solo il giudeocristianesimo bensì l'Occidente stesso inteso nella sua globalità civile e culturale. Una questione però da sempre aperta al rischio è il papato stesso: per dirla in breve, l'ecumenismo che vuole il Vaticano - ora pure con l'alibi della resistenza civile e spirituale nei confronti dell'Islam - è sotto l'autorità del Pontefice Romano, il quale sarà pure punto di forza ed identità [europea] nel confrontarsi con le mire islamiche, ma allo stesso tempo è anche entità a rischio di autarchia... Il potere economico ha compiuto il passo storico di fondersi con quello politico ed il prossimo passo sarà quello di fondersi con quello religioso - che nel Vaticano trova il suo attrezzo e la sua sede ideale. Con tale fusione si affronterà l'aggravarsi della questione islamica, ma si terranno anche a bada altre fedi ed ideologie - comprese le alternative più bibliche ed evangeliche di altre confessioni giudeocristiane.



    Non è il potere religioso a fondersi con quello economico-politico (il Vaticano è ormai "economicamente" espugnabile), bensì viceversa: miscela di plutocrazia neoliberale postdemocratica ed autorità spirituale "universale" per risolvere la questione etica della legittimità di un potere globale ed assoluto. Quando la zuppa sarà servita avremo la reincarnazione dell'ideale imperatore romano e pontefice massimo. Quando si parla di Papa Nero è a questo che ci si vuol riferire. Così si faranno i conti e stabiliranno gli equilibri con l'Islam, ma Israele si ritroverà spaesato e fuori mercato dopo una breve luna di miele. Una delle regole dei tempi a venire consiste - normalmente - in guerre lampo a tappeto senza soldati in campo con ritorsioni brutali e distruttive. La pedagogia funzionerà ma incrementerà la ribellione e le distruzioni. La pedagogia del Cimitero insegnerà pure molto all'Islam: mai fare sogni di gloria a danno degli altri più antichi monoteisti e mai abusare della democrazia con ingratitudine, opportunismo e senza vera reciprocità.

  2. #32
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    Nucara, pacs: non farsi condizionare dal Vaticano

    Il segretario del Pri, Francesco Nucara rivolgendosi al dibattito sui pacs che accompagna il vertice di Caserta, ha rilasciato la seguente dichiarazione: "Un governo che abbia a cuore i diritti civili del Paese, si preoccupa di trovare una soluzione ad un problema reale come quello delle coppie di fatto. Pur tenendo conto della complessità italiana, non può essere certo, per quanto autorevole, la parola del pontefice, che è pur sempre il Capo di uno Stato straniero, a condizionare il processo legislativo su questa materia".

    tratto da http://www.pri.it

  3. #33
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    Torna il potere temporale della Chiesa ?

    Siamo a rischio di una nuova restaurazione del potere temporale dei papi in Italia: dovremo forse far resuscitare lo spirito garibaldino per aprire una nuova breccia a Porta Pia ? Siamo al cospetto di un nuovo Risorgimento ? E’ questa la conseguenza del maldestro tentativo da parte del governo di far approvare un disegno di legge innovativo quale è quello proposto dai ministri Bindi-Pollastrini che se per un verso apre le porte ad una legge coraggiosa sulle unioni di fatto, per altro mette a nudo il nervo scoperto della tracotanza di oltre Tevere che sempre più pesantemente interviene nel condizionare la politica Italiana.



    Ci viene ricordato che noi repubblicani siamo rispettosi del magistero della chiesa che può a pieno titolo esercitare nei confronti dei cattolici ma libera Chiesa in libero Stato non vuol essere un viatico per imbrigliare le scelte di un popolo, bensì riconoscere a tutti la libertà di decidere secondo le proprie convinzioni.

    E’ questo ciò che la parte più conservatrice dei politici italiani dovrebbe accettare ed è questo ciò che la parte del clero più retrogrado dovrebbe ricordare.

    L’evangelizzazione dei popoli, se con questo termine si intende lo sviluppo civile della società, non va compiuta a colpi di spada, non va cercata combattendo la cultura e la formazione dei giovani, ma va esercitata come ulteriore viatico di crescita intellettiva e di libertà.

    Dello stillicidio di parole che in questi giorni Cardinali ormai in età pensionabile ed altre rappresentanze oscurantiste della chiesa vanno facendo, ne avremmo fatto volentieri a meno e forse ci saremmo dovuti soffermare a riflettere sulla considerazione enunciata dal Ministro Bindi “perché una legge che riconosce i diritti di una minoranza deve essere avversata come se togliesse diritti ad una maggioranza ?”.

    Ma qui torna a galla l’ipocrisia di una certa classe perbenista che da una parte conosce l’esistenza del problema perchè magari lei stessa ne fa parte ma dall’altra fa finta che non esista.

    Noi repubblicani siamo sensibili ai problemi del paese e sono certo che esprimeremo le nostre perplessità su questo disegno di legge con fare costruttivo nell’interesse della società e delle minoranze che in essa vivono.

    Partito Repubblicano Italiano
    - Terni 13/02/07 Sezione G. Spadolini - Terni

    Gargagli Gianfranco

  4. #34
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    La Chiesa Cattolica - come qualsiasi altra denominazione giudeocristiana - non puo' giustificare o favorire leggi in contrasto con l'etica cristiana, e dunque non ci si deve aspettare consensi dal Vaticano. Le conseguenze di leggi snaturate sono intrusive e riguardano anche chi resta nella minoranza per l'impatto nei custumi e nella morale dell'intera societa'. Il principio della maggioranza in politica deve pero' essere rispettato e se i "laici" sono in grado di mettere insieme una maggioranza per far passare una qualunque legge, il Vaticano o qualsiasi altra religione non puo' opporsi. Ognuno deve fare il suo mestiere... e nei casi di abuso e perversione della liberta' - sia nei costumi che nei comportamenti economici - filtrati attraverso il principio di maggioranza, ci si deve accontentare di lasciare ogni decisione ultima all'Unico (YHWH e non il Papa) che e' in grado di decidere con definitiva autorita' cosa fare di entita' o anche popoli o nazioni che finiscono "democraticamente" come Sodoma o Gomorra. Nel frattempo Lot potrebbe in teoria separarsi, ma oggi col regime multiculturale e pluralista cio' non e' possibile se non (forse) presso il Vaticano e La Mecca. Come per il Fico quando l'estate e' vicina, i segni sono chiari, e l'autarchia politico-religiosa segnera' il passo degli ultimi tempi senza fermare pero' gli eccessi e le degenerazioni.

  5. #35
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  6. #36
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  7. #37
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    Citazione Originariamente Scritto da Garibaldi Visualizza Messaggio
    Ma una volta il papato non si era trasferito in Francia? ad Avignone?
    Ma perche' non si trasferiscono in Palestina ? cosi' saranno ancora piu' vicini ai poverelli di spirito che vogliono assistere !
    Bravo Garibaldi, è un'ottima idea.

  8. #38
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    Bioetica e libertà/Intervista a Gilberto Corbellini, membro del Comitato nazionale
    Prigionieri del Vaticano e dei finti riformisti

    di Carlo Buffoli

    E' la paura a vincere sulla ragione? Sembrerebbe quasi così, visto che aumenta, invece di diminuire, la paura di scoprire nuove possibilità di vita, nuovi meccanismi biologici, nuove e diverse "forme di verità". Verità nuove e diverse da quelle tradizionalmente intese, cioè quelle verità acquisite dalle tradizioni religiose, cattoliche o meno che siano.

    Oggi, con la ricerca che avanza a velocità impensabili fino a 50 anni fa, il problema del rapporto tra scienza ed etica è sempre più pressante. E, soprattutto in Italia, il dibattito è accesissimo. Di questi ultimi giorni la discutibile decisione del presidente del Comitato Nazionale di Bioetica, Francesco Casavola, di destituire i tre vicepresidenti (Cinzia Caporale, Elena Cattaneo, Luca Marini) per sostituirli con altri. La motivazione non è ufficialmente nota, ma appare chiara la connessione con le critiche lanciate da alcuni membri del comitato proprio al presidente Casavola, accusato di privilegiare l'area cattolica nelle decisioni del comitato. Ne parliamo oggi con uno degli autori di queste critiche, il prof. Gilberto Corbellini, membro del Comitato e professore di Bioetica e Storia della Medicina presso il Dipartimento di Medicina Sperimentale e Patologia all'Università di Roma "La Sapienza".

    Ha ancora senso parlare di bioetica?

    Sono trascorsi quasi quarant'anni dall'invenzione del termine bioetica (1970) e forse è il caso di domandarsi se questa ‘scienza' ha davvero aumentato gli spazi di libertà per i cittadini che si trovano a prendere decisioni in materia di vita e morte, salute e malattia. La risposta è senz'altro ‘sì' in alcuni Paesi e non in altri. Nei Paesi di tradizione anglosassone e nordeuropei la bioetica è servita a dar voce a istanze di autonomia e autodeterminazione, pur tenendo conto delle paure per una scienza e una tecnologia sempre più efficaci nella comprensione e manipolazione dei processi e meccanismi biologici. La bioetica ha valorizzato da un lato il valore del pluralismo etico e motivato eticamente l'esigenza di dare un fondamento giuridico al rispetto dell'autodeterminazione del paziente (consenso informato), mentre allo stesso tempo ha consentito alla politica e al diritto di aprirsi alle sfide culturali lanciate dai progressi della biomedicina.

    Come si è sviluppata la bioetica?

    Inizialmente si è ritenuto che per svolgere questa funzione di ‘ponte' tra scienza e società la bioetica potesse servirsi dei comitati etici, sia a livello di enti di ricerca sia come organi di consulenza per le istituzioni politiche. Mentre in tutti i Paesi si sono sviluppati i comitati etici presso gli enti di ricerca e gli ospedali, non dappertutto si è scelto di creare comitati nazionali di bioetica. La Gran Bretagna, per esempio, ha creato autorithy e commissioni che affrontano via via argomenti specifici, con lo scopo principalmente di costruire un consenso pubblico intorno alla scelta eticamente più valida. La maggior parte dei Paesi occidentali che hanno dei comitati nazionali per la bioetica muovono in questa stessa direzione. Questi comitati cercano cioè di diventare soprattutto uno strumento per i cittadini, perché solo se i cittadini sono informati e ascoltati anche la politica riesce a ‘sintonizzarsi' meglio.

    E in Italia, come la mettiamo?

    Quello che sta accadendo negli altri Paesi non succede da noi, dove la bioetica e il Comitato Nazionale per la Bioetica sono in qualche modo considerati un appalto della Chiesa Cattolica, che però deve concedere qualche spazio ad alcuni laici ‘rompiscatole'. A considerarli rompiscatole sono per primi i leader politici, che vorrebbero che certi problemi non esistessero, così da spartirsi con la Chiesa il prodotto interno lordo del Paese. Non è un caso che in Italia il governo delle materie bioetiche sia degenerato dopo il crollo della Democrazia Cristiana, quando la Chiesa Cattolica ha potuto scorrazzare liberamente tra i partiti, contrattando favori e convenienze. Di fatto le leggi di bioetica, in particolare la legge 40 sulla fecondazione assistita che taglia fuori la ricerca biomedica italiana da una serie di settori di frontiera, è stata un capolavoro di manipolazione del Parlamento. Difficile immaginare qualcosa del genere altrove, a parte le aree a influenza islamica.

    Qualcuno potrebbe farle notare che il Vaticano fa il suo mestiere….

    Esatto, la Chiesa non è un'associazione filantropica o un dopolavoro, ma un'istituzione che da diverse centinaia di anni opera, usando strumenti privilegiati di propaganda, per conquistare e gestire anche potere politico ed economico. Il problema vero è la povertà culturale dell'attuale classe politica: povertà in termini di cultura filosofica e giuridica, povertà a livello di capacità di comprendere le sfide scientifiche ed economiche; soprattutto a livello dei legami tra queste.

    La crisi del Comitato Nazionale nasce da questa premessa?

    Le difficoltà sono il frutto dell'inadeguatezza dello statuto di questo comitato, e quindi delle sue funzioni a fronte del complicarsi dei problemi, nonché dell'anomalo peso della Chiesa. Il Cnb andrebbe probabilmente abolito e sostituito con una authority, oppure ridisegnato nelle sue funzioni per fare in modo che possa svolgere un lavoro conoscitivo e di promozione del dibattito utile per il Paese. Attualmente è un luogo di sterili mediazioni: qualsiasi raro compromesso che viene raggiunto non ha alcun rilievo nell'ambito dell'azione politica volta ad affrontare i problemi che sollevano controversie bioetiche. Talvolta capita di fare discussioni anche stimolanti, quando si confrontano persone competenti: ma il più delle volte sono imbarazzanti per il livello di impreparazione e disinformazione di alcuni componenti che siedono nel Comitato.

    Ma allora a cosa serve parlare di bioetica in Italia?

    Ormai la bioetica in Italia viene utilizzata solo allo scopo di perseguire disegni politici e di potere che, per avere successo, devono passare attraverso la censura e il divieto della libertà di ricerca scientifica. Da quando esiste, cioè circa quattro secoli, la scienza è penalizzata nei regimi autoritari e nei sistemi sociali integralisti, perché è fonte di pensiero critico e amplia, promuovendo la tecnologia, gli spazi di libertà di scelta e l'intraprendenza delle persone. Purtroppo da anni, in Italia, è strategico vietare o limitare la libertà di ricerca scientifica anche per evitare quel sano ricambio che caratterizza i sistemi di governo dei Paesi con le economie tecnologicamente più avanzate. Purtroppo non vengono segnali, da qualsiasi parte politica, che incoraggino a investire energie intellettuali per il futuro di questo Paese. Hanno ragione i giovani ricercatori che se ne vanno, visto che in Italia, grazie ai ricatti politici dei cattolici integralisti e degli ambientalisti fondamentalisti, e alla connivenza di sedicenti riformisti in realtà pavidi e privi di idee, la ricerca scientifica nei settori di frontiera della biologia e della medicina non si può fare.

    tratto da http://www.pri.it/16%20Ottobre%20200...erBioetica.htm

  9. #39
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    dalla voce di domani

    Una scelta di civiltà

    “Ciò che manca nel nostro Paese è una cultura e una politica laica, degna di questo nome. Una politica che governi davvero il pluralismo dei valori, di cui tutti i politici si riempiono la bocca. Che prenda decisioni legislative difficili, che tracci ‘confini’ nel senso di tenere presenti tutti i criteri morali che entrano in gioco nelle scelte che contano. Anche a costo di scontrarsi con la Chiesa. Di tutto questo non vedo tracce attendibili nei fiumi di parole sentite in queste settimane, dentro e fuori il Partito democratico”. Parole di Gian Enrico Rusconi che ha risposto, con un notevole editoriale sulla “Stampa”, all’attacco frontale dell’”Osservatore Romano” contro la sentenza della Cassazione che ha riaperto il “caso Eluana”, la giovane che da quindici anni si trova in coma irreversibile. La sentenza infatti accoglie la possibilità che, con il consenso del padre, si fermi la macchina che tiene Eluana in una vita vegetativa. Per noi questa è una scelta degna di una società civile sviluppata ed adulta che sa valutare il costo della sofferenza e che comprende quando ha il dovere di interromperlo. Non abbiamo nemmeno bisogno di fare polemiche su questo con l’organo del Vaticano. Ma Rusconi nota anche “il silenzio e l’imbarazzo dei responsabili politici italiani di fronte all’attacco vaticano contro la magistratura, accusata di ‘orientare il legislatore verso l’eutanasia’”.
    Siamo d’accordo con Rusconi che ricorda come “nel nostro Paese non esiste un vuoto di valori - come ripetono i clericali - ma una paradossale ricchezza di valori che sono spesso in contrasto tra loro”. E, aggiungiamo, spesso anche in contrasto con i valori della chiesa. Certo il fatto che nel nuovo Partito democratico, come scrive Ronconi, non si senta il bisogno di assumere una posizione a riguardo può destare qualche preoccupazione in coloro che si attendevano da quest’ulitimo un consistente baluardo in difesa della laicità. Per la verità non ci siamo mai fatti troppe illusioni in merito. Si tratta pur sempre di un matrimonio consumato fra i chierici sopravvissuti di due diverse chiese dissolte.

  10. #40
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    FARMACI:LA MALFA(PRI),UN DOVERE DISTRIBUIRLI A CHI LI CHIEDE

    Roma, ANSA, 30/10/2007 - 'Pur rispettando le opinioni della Chiesa come abbiamo sempre fatto, dobbiamo dire con molta pacatezza che la difesa del servizio pubblico spetta allo Stato italiano'. Cosi', in una nota, il capogruppo dei Repubblicani Liberali e riformatori alla Camera, onorevole Giorgio La Malfa. 'Il servizio delle Farmacie - aggiunge il parlamentare - e' un servizio pubblico ed i farmacisti hanno il dovere di distribuire prodotti medicinali a chi ne fa richiesta. Se poi qualche farmacista non si sente di poter svolgere il suo servizio, farebbe bene a rinunciare alla sua attivita''.

    tratto da http://www.giorgiolamalfa.it/

 

 
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