Credo che Ratzinger sia tanto teologo quanto politico! Ha capito che con l'Islam bisogna fare i conti e cerca di attrezzare allo scopo non solo il giudeocristianesimo bensì l'Occidente stesso inteso nella sua globalità civile e culturale. Una questione però da sempre aperta al rischio è il papato stesso: per dirla in breve, l'ecumenismo che vuole il Vaticano - ora pure con l'alibi della resistenza civile e spirituale nei confronti dell'Islam - è sotto l'autorità del Pontefice Romano, il quale sarà pure punto di forza ed identità [europea] nel confrontarsi con le mire islamiche, ma allo stesso tempo è anche entità a rischio di autarchia... Il potere economico ha compiuto il passo storico di fondersi con quello politico ed il prossimo passo sarà quello di fondersi con quello religioso - che nel Vaticano trova il suo attrezzo e la sua sede ideale. Con tale fusione si affronterà l'aggravarsi della questione islamica, ma si terranno anche a bada altre fedi ed ideologie - comprese le alternative più bibliche ed evangeliche di altre confessioni giudeocristiane.
Non è il potere religioso a fondersi con quello economico-politico (il Vaticano è ormai "economicamente" espugnabile), bensì viceversa: miscela di plutocrazia neoliberale postdemocratica ed autorità spirituale "universale" per risolvere la questione etica della legittimità di un potere globale ed assoluto. Quando la zuppa sarà servita avremo la reincarnazione dell'ideale imperatore romano e pontefice massimo. Quando si parla di Papa Nero è a questo che ci si vuol riferire. Così si faranno i conti e stabiliranno gli equilibri con l'Islam, ma Israele si ritroverà spaesato e fuori mercato dopo una breve luna di miele. Una delle regole dei tempi a venire consiste - normalmente - in guerre lampo a tappeto senza soldati in campo con ritorsioni brutali e distruttive. La pedagogia funzionerà ma incrementerà la ribellione e le distruzioni. La pedagogia del Cimitero insegnerà pure molto all'Islam: mai fare sogni di gloria a danno degli altri più antichi monoteisti e mai abusare della democrazia con ingratitudine, opportunismo e senza vera reciprocità.







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