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Risultati da 91 a 100 di 134

Discussione: Gli omosessuali

  1. #91
    Cavaliere
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    Originally posted by Roderigo

    Il mio concetto di etica, non riguarda la natura dello stato. Sono assolutamente contrario allo stato etico. Sicuramente sono contrario ad uno stato che ti entra nel letto, ti controlla nelle mutande, e ti ispeziona i pertugi.
    Esiste una sfera pubblica ed una sfera privata. Nella sfera privata, se non violi i diritti di nessuno, devi poter essere libero di fare quello che vuoi.
    R.
    Anche nel caso della poligamia?
    Sono dell' idea che delle due l' una: o si mette sullo stesso piano giuridico-formale [Ututti[/U] i comportamenti sessuali tra adulti consenzienti, e quindi si riconosce per legge non solo l' omosessualità ma anche la poligamia e il matrimonio di gruppo; oppure si fanno fare allo Stato scelte etiche, e allora mi si può contestare il merito delle scelte che preferirei (matrimonio monogamico etero riconosciuto dalla legge, e i restanti comportamenti solo come fatto privato senza rilevanza giuridica) ma non il fatto in sè che io chieda allo Stato una scelta etica.
    Fermo restando che si può essere omosex, coppia di fatto, poligami o altro senza bisogno che la legge riconosca e tuteli tali comportamenti.

  2. #92
    Roderigo
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    Originally posted by gribisi
    Re: per avere una malattia non c'è bisogno di alterazione anatomica di un organo, ma basta un alterazione mentale che impedisca di usarlo o ne imponga un uso improprio. Ad esempio è considerata malattia la compulsione a giocare d' azzardo o a rubare piccoli oggetti.
    Un gay puro non può realmente riprodursi naturalmente, perchè pur avendo anatomicamente quanto necessario, c'è da scommettere che troverebbe ripugnante e insopportabile accoppiarsi con una persona di sesso diverso. Del resto sappiamo che gli eterosessuali puri potrebbero solo teoricamente accoppiarsi a persone dello stesso sesso.
    Sarebbe come dire che una persona "può" mangiare perchè ha bocca e stomaco, ma poi è nauseata dal cibo tanto da non poterlo ingerire senza avere conati di vomito: io la definirei una malattia (a parte il fatto che senza mangiare si muore mentre si può vivere senza avere figli, ma comunque si perde qualcosa).
    Il caso degli eterosessuali o dei preti che rifiutano di avere figli è diverso, perchè in quel caso c'è davvero l' esercizio del libero arbitrio, per motivi utilitaristici o ideologici, nel rifiutare di avvalersi di una capacità riproduttiva che pure si possiede.
    Ma nessuno ha mai scelto di essere omosessuale nè di provare disgusto per i rapporti etero potenzialmente riproduttivi.
    L'omosessualità non è determinata da alcuna alterazione mentale. Non è una malattia psichica.
    Lo sosteneva già Freud ed oggi è accettato universalmente dalla comunità scientifica internazionale.
    L’omosessualità, cioè l’attrazione sessuale ed emotiva di un uomo nei confronti di un altro uomo o di una donna verso un’altra donna, è un orientamento della sessualità. È uno dei modi per esprimere il proprio erotismo.
    Nel 1973 la comunità psichiatrica americana ha deciso di eliminarla dal Manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali, la lista ufficiale di malattie psichiatriche diffusa a livello internazionale. Che l'omosessualità non sia una malattia è stato stabilito, negli anni '80, dall'OMS (l’organizzazione Mondiale della Sanità). E nel 2001, persino gli psichiatri cinesi hanno cancellato l'omosessualità dalla lista delle malattie mentali.

    R.

  3. #93
    Cavaliere
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    Originally posted by olivia

    __________________________________________________ __
    gentile gribisi...la tua osservazione a oli è giusta... ma io volevo chiederti la definizione di malattia e di salute...grazie se mi vorrai rispondere
    Direi che la malattia è 1) una alterazione anatomica o funzionale di un organo che ne riduca le prestazioni rispetto a quanto ci si potrebbe attendere, oppure 2) uno stato mentale che impedisca di farne l' uso appropriato.
    In genere direi che c'è la perdita di qualcosa che si dovrebbe poter fare.
    Esempio del caso 1) può essere la focomelia o la paraplegia; del caso 2) l' anoressia mentale.

  4. #94
    Cavaliere
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    Originally posted by Roderigo

    L'omosessualità non è determinata da alcuna alterazione mentale. Non è una malattia psichica.
    Lo sosteneva già Freud ed oggi è accettato universalmente dalla comunità scientifica internazionale.
    L’omosessualità, cioè l’attrazione sessuale ed emotiva di un uomo nei confronti di un altro uomo o di una donna verso un’altra donna, è un orientamento della sessualità. È uno dei modi per esprimere il proprio erotismo.
    Nel 1973 la comunità psichiatrica americana ha deciso di eliminarla dal Manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali, la lista ufficiale di malattie psichiatriche diffusa a livello internazionale. Che l'omosessualità non sia una malattia è stato stabilito, negli anni '80, dall'OMS (l’organizzazione Mondiale della Sanità). E nel 2001, persino gli psichiatri cinesi hanno cancellato l'omosessualità dalla lista delle malattie mentali.

    R.
    Su Freud (peraltro un po' datato) mi pare che tu sbagli.
    Credo che l' inventore della psicanalisi definisse l' omosessualità come risultato di un rapporto conflittuale e distorto con la figura materna, con ciò dandone un' idea patologizzante.

  5. #95
    Roderigo
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    Originally posted by gribisi
    Su Freud (peraltro un po' datato) mi pare che tu sbagli.
    Credo che l' inventore della psicanalisi definisse l' omosessualità come risultato di un rapporto conflittuale e distorto con la figura materna, con ciò dandone un' idea patologizzante.
    Datato è considerare l'omosessualità una malattia.
    Su Freud, qui viene esposta una tesi diversa dalla tua:
    http://www.cassero.it/luo/013/psico.php

    R.

  6. #96
    Roderigo
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    Originally posted by gribisi
    Anche nel caso della poligamia?
    Sono dell' idea che delle due l' una: o si mette sullo stesso piano giuridico-formale tutti i comportamenti sessuali tra adulti consenzienti, e quindi si riconosce per legge non solo l' omosessualità ma anche la poligamia e il matrimonio di gruppo; oppure si fanno fare allo Stato scelte etiche, e allora mi si può contestare il merito delle scelte che preferirei (matrimonio monogamico etero riconosciuto dalla legge, e i restanti comportamenti solo come fatto privato senza rilevanza giuridica) ma non il fatto in sè che io chieda allo Stato una scelta etica.
    Fermo restando che si può essere omosex, coppia di fatto, poligami o altro senza bisogno che la legge riconosca e tuteli tali comportamenti.
    Se devo proprio scegliere, scelgo la prima che hai detto.
    Ma, esiste una terza via. Che soggetto del diritto, anche dei diritti sociali, sia solo e sempre l'individuo, e non la famiglia.
    L'etica non può essere legge dello stato.

    R.


  7. #97
    olivia
    Ospite

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    angelino bello ...il dono della sintesi non te la dato mamma neh... comunque non ho avuto l'ardire di leggere per intero ma qua e là ho sbirciato e devo dire che mi hai sbalordito
    ciao

  8. #98
    olivia
    Ospite

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    Originally posted by gribisi
    Direi che la malattia è 1) una alterazione anatomica o funzionale di un organo che ne riduca le prestazioni rispetto a quanto ci si potrebbe attendere, oppure 2) uno stato mentale che impedisca di farne l' uso appropriato.
    In genere direi che c'è la perdita di qualcosa che si dovrebbe poter fare.
    Esempio del caso 1) può essere la focomelia o la paraplegia; del caso 2) l' anoressia mentale.
    _________________________________________________
    gentile gribisi grazie per la tua risposta ma non riesco a capire perchè li consideri malati se sono loro stessi che scelgono di non fare uso della loro capacità riproduttiva...io penso invece che il nostro atteggiamento di rifiuto contribuisca a farli ammalare...nel senso di malattia come la definisce l'oms,perchè li emarginiamo ...se è vero che la salute è benessere psico-fisico e sociale
    grazie e ciao

  9. #99
    olivia
    Ospite

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    [QUOTE]Originally posted by claudio ughetto
    [B]

    credo anzi che la gestione della sessualità richieda un senso della responsabilità individuale immenso, ma la questione va ben al di là dell'opinione che si può avere sull'omosessualità, che rischia d'essere il capro espiatorio di tutti coloro che vivono la sessualità, spesso analfabeti emotivi, incapaci di gestire il desiderio e di esprimere la complessità psicofisica della propria anima.
    _________________________________________________
    caro claudio,sono rimasta molto colpita dal queste tue parole...
    credo che tu abbia intuito il perchè vero di tanto accanimento verso gli omosessuali...forse anche noi etero dovremmo guardare in casa nostra... e curare il nostro analfabetismo...anzichè lanciare anatemi ...ne abbiamo di strada da fare...
    non mi è chiaro il tuo discorso iniziale invece...secondo me tu essendo diabetico sei malato,c'è un'alterazione,eccome, del metabolismo degli zuccheri ,è una malattia curabile ma insanabile...forse ho detto una sciocchezza ma è un po' tardi per olivia
    con stima

  10. #100
    Ospite

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    [QUOTE]Originally posted by olivia
    [B]
    Originally posted by claudio ughetto


    non mi è chiaro il tuo discorso iniziale invece...secondo me tu essendo diabetico sei malato,c'è un'alterazione,eccome, del metabolismo degli zuccheri ,è una malattia curabile ma insanabile...forse ho detto una sciocchezza ma è un po' tardi per olivia
    con stima
    Cara Olivia, rispondo a te e implicitamente anche a Gribisi, entrambi rimasti perplessi dalla mia iniziale affermazione.
    Pur avendo usato me come esempio, non ho fatto altro che rifarmi a ciò che mi insegnarono alla scuola per infermieri professionali che ho frequentato anni fa, senza però finire (ho presto compreso che la medicina non era il mio forte). L'O.M.S. parla chiaro, con una definizione che viene imparata a memoria dagli operatori sanitari: la salute è uno stato di benessere biopsicofisico che riguarda l'individuo, al di là della sua patologia. Questo non significa che io, in quanto diabetico, smetta di essere "malato": semplicemente la malattia viene subordinata alla salute, perché il benessere e l'integrazione dell'individuo sono più importanti.
    La malattia può essere determinata da parecchi fattori. Uno può essere anziano e pieno di acciacchi, eppure questo è fisiologico e magari alcuni accorgimenti possono garantirgli comunque una vita dignitosa. Io sono diabetico, senza insulina e alcune precauzioni divento effettivamente malato, ma altrimenti i miei sintomi, così come gli effetti invalidanti della malattia stessa, sono ridotti. In linguaggio medico si dice che sono "ben compensato".
    La mia malattia, cara Olivia, è "curabile" (negli effetti immediati e nelle eventuali complicanze) "sanabile" (nel senso che non invalida l'esistenza più di tanto) ma "inguaribile" in quanto si tratta di una patologia "cronica", ma questo non m'impedisce d'essere in salute - in grado di godere di un discreto benessere biopsicosociale (nei limiti di ogni esistenza umana). Lo stesso può valere per un epilettico ben compensato. Ho una collega educatrice che ha avuto un terribile incidente automobilistico 4 anni fa ed ora sta sulla sedia a rotelle. Una ragazza bella ed energica. Grazie ad una riabilitazione vissuta con partecipazione, lei continua a lavorare, è assolutamente autonoma nella vita quotidiana, gioca a tennis, a basket e scia (con la sedia a rotelle!) e fa sesso quasi tutti i giorni. Spesso la scopro sorridere quando qualche signore la guarda con compassione. Certo, sarebbe meglio camminare, ma la salute non è compromessa.
    La scelta del OMS è duplice: da un lato si è voluto sfatare un pregiudizio popolare diffuso che vedeva (e vede) in chi soffre di una malattia o di un handicap un individuo da emarginare, mentre dall'altro si è voluto evitare che quest'ultimo si sentisse in diritto di stare fuor dal sistema sociale e non parteciparvi. Anche i pensionati stanno guarendo da precoci malattie, al punto che si è pensato di ritardare l'età pensionabile. Segno di come l'allungamento della vita umana influisca sul concetto salute/malattia.
    Ciao.

 

 
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