Spett. redazione
visto che si è invitati ad esprimere le proprie opinioni sull'omelia del prete di S. Orso, accolgo volentieri l'invito con grande soddisfazione.
Se è vero, perche è tutto da verificare che un prete abbia paragonato a Dio il Che, dico che un prete è ossessionato dal martirio , il martirio per cui la religione cattolica dopo Costantino ha fondato la sua giustificazione ad esistere tanto è vero che le autorità religiose quando vedono martiri cattolici li fanno subito Santi.
Non bisogna conoscere tutto quello che ha scritto Jacopo da Varagine nella sua "Legenda Aurea" attorno alle storie e leggende sui Santi, per capire che anche in epoca medioevale e fino ai giorni nostri la martirologia è il filo conduttore con cui la religone cattolica romana impernia la sua dottrina passata , presente e futura.
Questo in ricordo del sacrificio di Gesù in cui morì l'uomo e non l'anima di quello che voleva rappresentare e così "il realismo dell'accadimento sia esigenza costitutiva della fede" come ebbe a dire il Cardinale Joseph Ratzinger, ora Papa Benedetto X VI.
Tutto questo lo dico non per giustificare l'Omelia del prete di S. Orso, ma per sottolineare che per un cattolico il sacrificio è sempre riconducibile ad un atto di fede e di appartenenza.
Ma anche per un repubblicano e per giunta laico, il sacrificio di un uomo che vuol liberare ed affrancare altri uomini è oltremodo efficace per rendere più vera la lotta per la libertà, e così un laico che non è sorretto dalla fede, ma dal suo incorreggibile beneficio del dubbio, da al sacrificato lo stesso significato di martire.
Alcuni distinguo storici dovrebbero essere però qui detti, il Che era organico al partito comunista cubano a cui aveva fornito l'immagine del condottiero senza macchia e senza paura,poi dopo una visita in Cina si era nutrito dei metodi della rivoluzione contadina cinese ed aveva elaborato un suo piano per la conquista del potere da parte dei contadini nei confronti degli stati sudamericani
Qui, per noi repubblicani sta l'errore ideologico, strategico e tattico del "guerrillero" Ghevara, ed è quello di aver voluto portare la rivoluzione campesinas in una regione dove anni prima il governo boliviano aveva attuato esso stesso una rivoluzione e cioè aveva attuato una riforma agraria con l'assegnazione della terra ai contadini.
Per un marxista con alle spalle una rivoluzione vinta, quella cubana, fare un errore strategico del genere non è cosa da poco.
Giuseppe Mazzini nella sua guerriglia per bande sosteneva che una rivoluzione per vincere doveva avere il sostegno occulto nel territorio in cui doveva sprigionarsi, il repubblicano Pisacane nell'800 non tenne conto di questo e fu subito denunciato da quelli che voleva liberare e poi arrestato e ucciso, così fu per il Che in Bolivia , un errore irrimediabile.
Da quel fallimento le rivoluzioni esportate nei paesi, a prevalente ingerenza americana, dai servizi segreti cinesi e sovietici finirono per dissolversi.
Il Che viene anche oggi rappresentato come una icona nei cortei pacifisti, occultando l'informazione ai giovani che fu un propagandista sanguinario e terrorista, che non predicava il pacifismo e la democrazia per la conquista pacifica del potere, ora mi chiedo cosa sarà domani di questi giovani confusi?
Per cui anche il prete di S. Orso potrebbe aver confuso la doppia identificazione che si fa del Che in Italia.
Spero che qualcuno intervenga nel dibattito per chiarire una volta per tutte le vere posizione del Che, noi repubblicani pur ammirando la sua straordinaria forza "guerillera" lo consideriamo consegnato alla storia nell'esatta collocazione espressa da me più sopra.
Gabriele Gerboni del PRI di Fano




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