XXV congresso regionale del Pri marchigiano: l'intervento dell'amico Antonio Merlini/I valori mazziniani possono essere ancora validi nella società contemporanea: diritti e doveri, e non solo privilegi
I problemi del cittadino comune e la raccolta del consenso
L'intervento di Antonio Merlini al XXV Congresso regionale del Pri delle Marche che si è svolto sabato 4 febbraio 2006 a Marina di Montemarciano (An).
Amici Repubblicani, questo è il nostro primo congresso regionale che si celebra dopo quello nazionale di Bari del gennaio 2001, che portò alla scissione nel partito.
Con questo congresso termina il lungo periodo di commissariamento e ci si avvia all'elezione di un direttivo ed un segretario regionale.
Tanta acqua è passata sotto i ponti, da quel congresso di Bari, altri congressi sono stati celebrati, ci sono state elezioni provinciali, elezioni regionali , elezioni europee e sono alle porte le elezioni politiche.
Oggi , con la serenità che il tempo trascorso porta e con la franchezza di sempre, credo che, al congresso di Bari di fronte alla drammatica scelta di campo, ci fossero mille buoni motivi per una scelta di centro sinistra, ma credo anche che ci fossero mille buoni motivi per una scelta di centro destra.
Però di una cosa sono certo che non vi fosse un solo motivo valido per uscire dal partito se non per percorrere interessi personali e non quelli del glorioso Partito Repubblicano.
Solo la libera e legittima formazione di maggioranze, nel rispetto delle minoranze, deve stabilire la linea politica e le alleanze di un partito, senza che ciò crei risentimenti e tantomeno scissioni, nella consapevolezza che ci unisce un'eredità storica fondata su straordinari valori che ancora oggi sono di grande attualità.
Amici repubblicani, la situazione attuale del partito e la sua capacità di incidere sulle scelte che contano nel nostro Paese sono sotto gli occhi di tutti noi.
Vorrei paragonare la situazione del partito ad una reazione chimica: una reazione chimica per avvenire necessita che le molecole dei reagenti si urtino tra di loro.
Ma gli urti non sono sufficienti, essi devono essere anche efficaci , cioè devono avere un'energia tale da superare una barriera energetica.
Ebbene amici repubblicani, la nostra azione politica (l'urto) c'è, ma è inefficace perché non ha il peso politico (energia) che meriterebbe per superare quella barriera che gli consentirebbe di fare arrivare il proprio messaggio al Paese.
Necessita un catalizzatore, cioè necessita che il PRI si appropi di temi forti, temi sentiti dai cittadini e non solo di temi per gli addetti ai lavori.
Nel bicentenario della nascita di Giuseppe Mazzini dobbiamo rendere attuale quello che attuale è.
In una società civile come quella italiana necessita che si riscopra o si scopra il concetto mazziniano di responsabilità sui diritti e doveri del cittadino.
Diritti e doveri, che devono essere intesi come peculiarità di ogni singolo cittadino, e non come purtroppo accade in Italia che i diritti, o meglio i privilegi, sono solo di pochi, sono solo di alcune categorie, sono solo di certe professioni e i doveri sono della maggioranza degli italiani.
È su questo terreno che il PRI deve far sentire alta e forte la sua voce.
Ad esempio, l'annoso problema dell'evasione fiscale, che crea indubbiamente disparità tra i cittadini, è un grande tema sentito nel paese che si rifà al pensiero mazziniano.
Tutti conoscono ove si annidano le maggiori evasioni ma nessuno affronta il problema in maniera risolutiva.
Necessita una legge rigorosa, del tipo di quelle nazioni ,ove tale fenomeno è quasi inesistente.
Ciò potrebbe consentire una reale riduzione della pressione fiscale senza incidere sulla spesa pubblica.
Spesa pubblica intesa però come spesa per i reali bisogni dei cittadini e non come sprechi, come consulenze inutili, come contributi a pioggia al fine clientelari e via dicendo.
Un altro tema forte ed attuale è la questione energetica.
Il Pri ha tutte le carte in regola per ribadire la necessità di riattivare il processo per la produzione di energia nucleare.
La sicurezza sull'utilizzo di tale fonte energetica, se di sicurezza si vuol parlare è un problema europeo, mondiale e non certamente nazionale.
È assurdo smantellare le nostre centrali nucleari , in nome della sicurezza, per poi importare energia prodotta nuclearmente dalla vicina Francia. Il Partito repubblicano per cimentarsi in queste ed altre battaglie politiche deve, oggi come oggi, divenire più un partito-movimento con maggiore autonomia nelle scelte delle alleanze.
Ora, con il nuovo sistema elettorale proporzionale, il concetto di autonomia di un partito è un dato di fatto.
Impensabile, fino a poco tempo fa con il sistema maggioritario, una campagna elettorale della Casa delle Libertà incentrata su tre punte; impensabile un Berlusconi, richiedere il 51% dei voti agli italiani, per realizzare quello che i suoi alleati non gli hanno consentito di realizzare.
A proposito della nuova legge elettorale alcune cose vorrei sottolineare.
La legge proporzionale, sempre auspicata dai repubblicani, così come concepita non risolve tutti i problemi della precedente.
La presenza parlamentare delle forze politiche in campo, con la nuova legge, sicuramente sarà più rappresentativa della volontà dei cittadini.
La mancanza della preferenza, che di fatto rimette ai segretari di partito la scelta degli eletti piuttosto che al voto degli italiani, è una lacuna che potrebbe essere superata con delle vere primarie.
La governabilità, cavallo di battaglia del sistema maggioritario, con la nuova legge è garantita dal premio di maggioranza.
Il sistema però, rimanendo di tipo bipolare, induce, come nel maggioritario, le forze politiche sia del centro destra che del centro sinistra, pur di vincere le elezioni, ad allearsi a prescindere dalle loro diversità programmatiche spesso incolmabili.
Il risultato, in caso di vittoria di uno dei due poli, sarà quello di ottenere se tutto va bene una governabilità in termini di durata della legislatura ma non in termini di efficacia alla soluzione dei veri problemi degli italiani.
Pertanto necessita un alto senso di responsabilità delle maggiori forze politiche che devono avere il coraggio di allearsi solo con forze omogenee, in modo da governare, grazie al premio di maggioranza, con efficacia per la realizzazione delle grandi riforme necessarie al paese senza compromessi.
La rivitalizzazione del partito, amici repubblicani , passa anche attraverso l'autonomia delle organizzazioni periferiche.
L'autonomia periferica, intesa come possibilità di formare alleanze diverse da quelle in essere a livello nazionale, deve essere considerata una risorsa di democrazia utile per la crescita del partito tutto.
I cittadini ormai hanno da tempo ben chiara la differenza esistente tra una elezione politica nazionale ed una elezione amministrativa locale: è sempre più ricorrente tra la gente la convinzione che alle comunali, ove gli eletti non legiferano, contano i contenuti e la credibilità delle persone.
Abbiamo un esempio a Grottammare, comune a chiara maggioranza di voti alle politiche delle forze di centro destra, ove è stato eletto per ben due volte il sindaco di Rifondazione Comunista, ora presidente di provincia.
Si può obiettare che l'autonomia periferica può dare il fianco ad una sorta di opportunismo politico.
Opportunismo politico che condanno e va condannato se viene perseguito come scelta politica fatta per interessi personali ed aggiungerei anche di partito.
Opportunismo politico che non condanno ma auspico se viene perseguito come scelta politica nell'interesse dei cittadini.
È vero, è difficile fare questa distinzione, ma ritengo doveroso pensare che i repubblicani siano in buona fede e quindi l'autonomia locale debba essere riconosciuta in linea di principio nello statuto.
A maggio, nella mia città a San Benedetto, ove sono segretario, come in altri comuni delle Marche ci saranno le elezioni amministrative.
Ebbene, amici repubblicani, in presenza della ipotizzata autonomia periferica, la possibilità che il partito repubblicano si allei con le forze del centro sinistra è inesistente.
È inesistente perché la diversità di veduta del progetto urbanistico della città, punto qualificante ed irrinunciabile per noi repubblicani, è incolmabile.
Da una parte, la nostra posizione che vede la pianificazione della città passare attraverso lo strumento urbanistico del P.R.G. di tutti e per tutti, trasparente e partecipato, dall'altra parte invece la logica della programmazione del territorio fatta di progetti a misura di pochi.
Va anche detto, che molte difficoltà incontriamo a confrontarci, su questo tema, con i partiti della Casa delle Libertà, che tra l'altro insieme a noi nella precedente amministrazione hanno contribuito alla preparazione del PRG.
A tutt'oggi la nostra posizione è vicina alla lista civica del sindaco uscente, che potremo appoggiare con una lista dell'edera o abbinando il simbolo a quello della lista civica.
Amici repubblicani, ho espresso il mio pensiero per ciò che concerne la vita del partito, alcune problematiche politiche nazionali e alcuni aspetti locali.
Ho tralasciato le problematiche regionali, ma spero che da domani con il segretario e direttivo eletti si possa far sentire con più autorevolezza la voce del PRI nelle Marche.
Antonio Merlini segretario Pri S. Benedetto del Tronto




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